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FRANCESCO SIRONI AEOLICA MAASIANA FRANCESCO SIRONI AEOLICA MAASIANA CONSONANZE N.33 CONSONANZE N.33 Paul Maas (1880-1964) è stato uno dei filologi classici più importanti del XX secolo. Fine metricologo e teorico della critica del testo, aveva la preziosa abitudine di postillare fittamente i volumi della sua biblioteca personale. Molti di questi libri si trovano oggi presso l’Università degli Studi di Milano e contengono numerose riflessioni e proposte testuali finora inedite. In particolare, sono conservati a Milano tutti i volumi dedicati a Saffo e ad Alceo attualmente noti appartenuti a Maas. In anni in cui lo studio della lirica eolica è stato ravvivato da scoperte papiracee e nuove edizioni critiche, questo libro offre un’ampia selezione commentata delle postille maasiane relative ai due poeti, aggiungendo anche, in appendice, il testo di una cartolina di Paul Maas ad Achille Vogliano su un frammento di lirica eolica. FRANCESCO SIRONI ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università Statale di Milano, è stato assegnista di ricerca presso l’Università di Torino e borsista della Fondazione Fratelli Confalonieri. Nei suoi studi si occupa di lirica greca arcaica, in particolare di Saffo e Alceo, dei rapporti tra cultura greca e mondo mesopotamico, di storia della filologia e fortuna dei classici nelle letterature moderne. IN COPERTINA Emil Stumpp (1886-1941), ritratto a carboncino di Paul Maas, 1933 (rielaborazione grafica) ULTIME USCITE: 31. Giovanni Fiazza, Onorati gentiluomini e duellanti impavidi. La cultura nobiliare e gli ideali cavallereschi nella trattatistica sul duello del secondo Cinquecento 32. Liminal Spaces, and Identity Transformations in South Asian Literatures and Arts. Essays in Honour of Professor Alexander Dubyanskiy, edited by Paola M. Rossi DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE: 34. Studi sulla tradizione poetica nel Quattro-Cinquecento, a cura di Gabriele Baldassari, Guglielmo Barucci, Luca Danzi 35. Lorenzo Guardiano, Il cielo dei Faraoni.
I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno La collana “Consonanze” è promossa dal Dipartimento di Studi letterari, filologici e linguistici dell’Università degli Studi di Milano e ha come primo obiettivo quello di far conoscere le ricerche condotte sia dai docenti sia dai giovani studiosi che al Dipartimento fanno riferimento. In questa direzione la collana ospita monografie, libri collettanei, raccolte di atti di convegno e di seminari.
Comitato editoriale: Gabriele Baldassari, Claudia Berra, Alberto Cadioli, Carla Castelli, Patrizia Piacentini, Luca Sacchi, Simonetta Segenni. https:/ /libri.unimi.it/index.php/consonanze Le postille di Paul Maas a Saffo e Alceo ISBN 979-125-510-131-4 (print) ISBN 979-125-510-134-5 (PDF) ISBN 979-125-510-136-9 (EPUB) DOI 10.54103/consonanze.160
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Postille a Saffo Fr. 1 Ilfr.1èl’unicotraiframmentisafficisuperstitiarestituirciuncarmesostanzialmente integro. Per questo motivo, le postille di Maas a questo frammento si concentrano solo episodicamente su questioni di ordine testuale, privilegiando invece aspetti esegetici. Una questione annosa riguarda l’aggettivo χρύσιον al v. 8. Data la sua posizione, esso può infatti essere riferito sia a δό‑ μον (v. 7) sia ad ἄρμ(α) (v. 9) oppure ancora essere legato ἀπὸ κοινοῦ a entrambi i sostantivi. In ALG 5 Maas aggiunge una virgola tra parentesi dopo l’aggettivo e annota a margine «post χρ. interp. OP 2288 sed dubito an recte»(figura1).Ciòpermettedifissareunterminus post quem per la postilla, dato che P .Oxy. 2288 fu pubblicato da Lobel solo nel 1951 (ma forse si può alzare il terminus al 1952, vd. infra a proposito del v. 14). Il dubbio espresso da Maas sulla correttezza dell’interpunzione del papiro permette inoltre di intuire quale fosse la sua posizione a proposito dell’attribuzione di χρύσιον: probabilmente, pur non sbilanciandosi, egli propendeva per χρύσιον ... ἄρ‑ μ(α), attribuendo ad Afrodite un carro dorato, non già a Zeus una dimora aurea. Sarebbe stato forse soddisfatto di una simile inclinazione dell’allievo Wilamowitz, che a favore dell’associazione dell’aggettivo ad ἄρμ(α) si era espresso con lapidaria durezza in Sappho und Simonides: NatürlichistderWagengolden,nichtdasHaus,denndasistunshier einerlei. Wer in πάτρος δὲ δόμον λίποισα χρύσιον ἦλθες ἄρμ᾿ ὐπασ‑ δεύξαισα das Adjektiv zu δόμον zieht, hat kein Gefühl für griechische Wortstellung.1 1. Wilamowitz 1913, 45 n. 1. Oltre al segno d’interpunzione in P .Oxy. 2288 (su cui è scettico, oltre a Maas, anche Nicosia 1976, 206) sono a favore dell’attribuzione a δόμον, tra gli altri, Theiler 1946, 24, n. 1; Treu 1954, 22; Gallavotti 1956, 77; Fränkel 1969, 200-201; Slings 1991. Al novero si può aggiungere anche Manara Valgimigli, grazie a un’annotazione alla sua copia dei Lirici Greci di Salvatore Quasimodo; vd. Benedetto 2012, 46: «La sotto -
Una postilla che non arricchisce in senso stretto le nostre conoscenze te - stuali relative al frammento ma si rivela in ogni caso interessante è riservata al v. 14 in ALG 6. In riferimento a μειδιαίσαισ’, Maas annota con orgoglio: «so ich 1924 bestätigt 1952 (OP 2288) »(figura2).2 La lezione poi confermata dal papiro ossirinchita era stata infatti già sostenuta da Maas – e correttamente – in una recensione alla prima edizione dell’ Anthologia Lyrica Graeca di Diehl,3 che in quella sede optava per μειδιάσαισ’. Figura 1 – ALG 5, particolare Figura 2 – ALG 6, particolare Non ha mancato di attirare l’attenzione di Maas anche il dibattutissimo v. 24. In questoversosinascondelachiaveperidentificareilsessodellapersonaamata da Saffo e stabilire il carattere omoerotico o meno del suo amore tormentato. Tutto si gioca sul participio del verbo θέλω: se si propende per l’accusativo θέλοισαν,riferitoaSaffo,nonèpossibilespecificareilgeneredellapersona amata; se si opta invece per θέλοισα, l’amore di Saffo è rivolto senz’altro a una lineatura e una freccia indicano la convinzione di Valgimigli che l’aggettivo χρύσιον sia da connettere a δόμον e non a “carro” (ἄρμα)». 2. Il papiro in realtà fu pubblicato da Lobel l’anno precedente, ma questa piccola svista maasiana ci permette forse di alzare di un anno il terminus post quem delle postille relative al fr. 1 in ALG (cf. supra). 3. Cf. Maas 1924, 1007.
donna.4 Per quanto si tratti di una questione annosa e per certi versi cruciale perlostudiodellerelazioniinterneallacerchiasaffica,Maasnonappareesplicitamente interessato a quest’aspetto relativamente al testo del frammento. Un punto interrogativo a margine in SA 11 esprime perplessità su una congettura di Knox: «κωὔ σε θέλοισαν».5 Il tratto con cui Maas sottolinea la congettura sembra concentrarsi sulla sua sezione centrale, ciò che induce a sospettare che a non convincerlo fosse il pronome σε.Qualcheannodopolasuperfluità del pronome nel contesto sarà sostenuta da Privitera, che richiamando alcuni passi omerici osserverà: «In realtà la menzione esplicita del pronome non è necessaria: necessario è invece che le tre coppie verbali precedenti abbiano un oggetto espresso dopo di esse», per poi aggiungere: «A richiamare il σέ del v. 19 basta il solo participio all’accusativo».6 L’argomentazione di Privitera ha senso solo se si legge θέλοισαν all’accusativo e non θέλοισα al nominativo. Ancora, qualche anno dopo sarà Gentili a portare ulteriori argomenti contro l’esplicitazione del pronome: «l’ellissi dell’oggetto, come mi suggerisce l’amico D. Musti, sarà da spiegare con la perentorietà delle formulazioni della dea […] che nella struttura e nella sintassi sembrano assumere la formularità ellittica del linguaggio giuridico-sacrale».7 Tale osservazione è valida a prescindere dalla propensione per θέλοισαν piuttosto che per θέλοισα, forma alla quale va per l’appunto il favore di Gentili. A questa linea di scetticismo sulla presenza di σε al v. 24 si aggiunge ora Maas, la cui annotazione, per quanto estremamente laconica, precede di alcuni anni le osservazioni di Privitera e Gentili. Sempre per quanto riguarda il v. 24, addirittura due punti interrogativi sono riservati in PLF 3 a «κωὔ κε θέλοισα», proposto in apparato.8 Anche in questo caso, il testo è sottolineato solo limitatamente alle parole κωὔ κε: da ciò si evince che a non incontrare il favore di Maas fosse probabilmente la particella κε. Effettivamente l’uso di κε (o ἄν) con il participio non è attestato prima di Saffo. Ciò era già stato rilevato da Theander,9 con cui Maas sembra evidentemente concordare. 4. Per una sintesi aggiornata dello status quaestionis , vd. Ornaghi 2021, che propone di chiudere il verso tra cruces, prendendo in considerazione le diverse possibili destinazioni performative del carme e le relative implicazioni sul testo. 5. Cf. Knox 1938, 194 n. 3. 6. Privitera 1967a, 47. 7. Gentili 1972, 66 n. 20. 8. Cf. Lobel–Page 1955, 3: «fort. κωύκὶ θέλοισα sive κωὔ κε θέλοισα scribendum». Entrambe le congetture sono da attribuire più precisamente a Lobel (1925, 15-16; 1927, lxiii-lxiv) 9.Theander1936,51n.5:«ApudHomerumsaneκέ et ἄν nondum cum participio coniunctainveniuntur,cuminfinitivoI,684». Ovviamente non è possibile provare che
In SA 11 Page discute la presenza di μοι al v. 26 e afferma, appoggiandosi a Lobel e Barrett, 10 che «Sappho would say θῦμος ἰμέρρει, not θῦμός μοι ἰμέρρει, when there was no doubt whose θῦμος was intended; soperhaps‘allthat[my]heartdesires,thatoneshouldfullfilfor me (μοι)’». In questo caso, aggiunge, l’eventuale assenza di μοι comporterebbe per l’appunto l’attribuzione del desiderio al soggetto di τέλεσον (27), ossia Afrodite. Maas sottolinea le parole «for me (μοι)» e appone a margine un punto interrogativo, rilevando evidentemente che la traduzione non sembra rispecchiare fedelmente quanto appena affermato da Page: «for me» appareineffettiunaripetizionesuperflua,amenochenonsiconsideriil pronome μοι come απὸ κοινοῦ coi due verbi.11 A questo proposito, subito dopo Maas richiama e trascrive un verso dell’ Agamennone di Eschilo: «A. Ag. 973 Ζεῦ, Ζεῦ τέλειε, τὰς ἐμὰς εὐχὰς τέλει». Si tratta di un’invocazione a Zeus da parte di Clitemnestra. Ciò che probabilmente Maas intendeva sottolineare è la presenza in Eschilo dell’aggettivo possessivo assente invece in Saffo, dove ricorre appunto μοι(figura3).
Figura 3 – SA 11, particolare In PLF 2 Maas sottolinea -σσ- nella forma verbale τέλεσσαι (26) e -σ- in τέ‑ λεσον (27), di cui rileva la differenza nella geminazione della sibilante. In SA 11 Page rimanda a Lobel per quanto riguarda le due forme verbali, che Maas sottolinea con un unico tratto unitamente al contestuale rimando all’edizionelobelianadiSaffo,annotandoinfine«desperate pretexts»(figura3). Il riferimento è alle opinioni di Lobel circa il trattamento delle sibilanti nei poeti eolici, che si traduce in una dettagliatissima casistica.12 Tale impianto Maas avesse in mente l’osservazione di Theander e non giungesse piuttosto al medesimo giudizio autonomamente. 10.Cf.Lobel1927,lxxxivn.3;mancaunriferimentobibliograficoperquantoriguarda l’osservazione di Barrett, che forse giungeva a Page per vie personali. 11.CosìNeri2021,545. 12. Cf. Lobel 1925, xlviii-li.
prevedechelasemplificazionediunoriginale-σσ- in -σ- in alcune forme di aoristoefuturopossaesseredovutaaunprincipiononancoraidentificato: «Futures and aorists from stems in -c [...]. It is not impossible that -c- and -cc-alternatedaccordingtosomedefiniteprincipleindifferenttenses,cases or persons, but if so that principle cannot now be traced». Maas non è evidentemente convinto dall’ipotesi di un principio “non ancora individuabile”. Si può ipotizzare che il nostro propendesse invece per una spiegazione del fenomeno come semplice oscillazione metri gratia, riscontrabile del resto in altri casi, senza la necessità di altri principi regolativi retrostanti.13 Nella fattispecie del fr. 1,26-27, infatti, la metrica vieta un diverso trattamento delle sibilanti nelle forme τελέσσαι e τέλεσον.
Per quanto riguarda invece l’aspetto esegetico, Maas si mostra par - ticolarmente scettico a proposito di alcune affermazioni in Sappho and Alcaeus,evidentementeritenendolenonsufficientementefondate.Èil caso, ad esempio, di un’osservazione di Lobel, richiamato da Page ( SA 8) a proposito della sinecfonesi di ὠράνω αἴθερος ai vv. 11-12. Secondo Lobel fenomeni simili non sarebbero espedienti metrici quanto piuttosto «vernacularlicenses,whichversificationadmitsorexcludesinproportion to its elevation».14 Maas traccia una riga dal tratto piuttosto incerto sotto le ultime quattro parole e appone a margine un punto interrogativo, con ilqualesembraesprimereunacertadifficoltànell’immaginarequalepossa essere il metro dell’elevatezza poetica oppure quale sia, in una lingua poetica, il discrimine tra ciò che è “vernacolare” e ciò che invece non lo è. Un’affermazione in SA 18,infine,èoggettodiunapostillasemplice quanto eloquente. A proposito dei passeri, sacri ad Afrodite, che nel carme trainano il carro della dea, Page osserva con romantico trasporto: 13. Alla base dell’analisi linguistica della lirica eolica da parte di Lobel (1925, xx - v-lxxvi; 1927, ix-lxxiii) sta la ferrea distinzione tra normal poems (in puro vernacolo lesbio) e abnormal poems (apertiapiùomenoestesiinflussidapartedell’epica).L’infondatezzae le distorsioni di una simile dicotomia sono state ragionevolmente mostrate da Marzullo 1958 (in particolare 195-203), che rileva come la lingua della lirica lesbia sia a tutti gli effetti una Kunstsprache, inevitabilmente libera da rigidi schematismi e strette aderenze alla lingua d’uso. Lo stesso Maas in una recensione aveva espresso perplessità nei confronti di alcune rigidità lobeliane, unitamente a una certa ammirazione per la capacità di Lobel di individuare singolarità linguistiche; cf. Maas 1955, 130: «I am equally doubtful [...] about some other canones of Mr. Lobel’s, especially those banning correptio attica and hiatus in pausa after a short vowel. But I agree that singularities, whether they are likely to be anomalies or not, should be noted; and nobody is better at noticing singularities than Mr. Lobel». 14. Lobel 1925, lxii. In tale affermazione sembra echeggiare in sottofondo la già menzionata distinzione tra normal e abnormal poems.
They might be seen at any time descending suddenly to rest on earth: and it was easy to imagine that Aphrodite rode in her chariot invisible behind them; no commoner or more satisfactory token of proof, that prayer has been answered, could be imagined or desired. A margine campeggia un enorme punto interrogativo, esteso quanto tutto il periodo: un’eclatante espressione di perplessità di fronte a un passaggio probabilmentetroppopoco“filologico”perilrigorosissimoMaas(figura4). Figura 4 – SA 18, particolare Fr. 2 Restituito dal celebre ostrakon fiorentino(PSI1300)pubblicatodaMedea Norsa nel 1937,15 il fr. 2 descrive uno spazio sacro ad Afrodite, che la dea è invitata a raggiungere da Creta per versare del nettare in coppe d’oro. L’ultima strofa conservata, secondo il testo proposto da Page in Sappho and Alcaeus , si presenta in questo modo: 16 15. Norsa 1937. 16. Page 1955a, 34. Diverso è il testo contemporaneamente offerto da Lobel–Page 1955 (vd. infra).
ἔνθα δὴ σὺ . . . . (.)ἔλοισα Κύπρι χρυσίαισιν ἐν κυλίκεσσιν ἄβρως ὀμμεμείχμενον θαλίαισι νέκταρ οἰνοχόαισον 16 Maas propone un’integrazione al v. 13, annotando a matita sulla destra «ἀδύ γέλοισα?» (SA 34;figura5).Afroditesarebbedunqueinvitataamanifestarsi “sorridendo dolcemente”, in pieno ossequio all’epiteto di φι‑ λομμειδής17 e alla caratterizzazione della dea che in Saffo ricorre altrove (ad es. nel fr. 1,14 μειδιαίσαισ᾿ ἀθανάτωι προσώπωι). Si tratta di un’integrazione elegante, che tuttavia ha senso solo se riferita al testo di Page in Sappho and Alcaeus , che non si esprime sulle possibilità di lettura della sezione centrale del verso. Diversamente, nei contemporanei Poetarum Lesbiorum Fragmenta Lobel e lo stesso Page, accogliendo la lettura dell’ editrix princepseipotizzandounalacunaneltestimone,cosìdannoilv.13: ἔνθα δὴ σὺ στέμ<ματ’> ἔλοισα Κύπρι. L’intera sezione centrale del v. 13 resta comunque quasi illeggibile e numerose sono le proposte di lettura e integrazione avanzate, la maggior parte delle quali propende per - σ- o -δ- dopo ἔνθα δὴ σὺ. Nessuna per il momento prevede - α-, ma le condizioni del testimone e l’indecifrabilità del testo nel punto interessato non permettono di escludere qualsivoglia soluzione con eccessiva sicurezza. 18 La proposta maasiana – per l’appunto avanzata dubitanter, come segnala il punto interrogativo – conserva in ogni caso valore diagnostico e presuppone un’ottima conoscenza del retroterra poetico del testo. Per quanto riguarda l’aspetto contenutistico del carme, Maas segnala in ALG 11 alcuni passaggi che potrebbero costituire delle imitazioni suc - cessive, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo del peculiare sostantivo κῶμα.19Procedendoinordinecronologico,un’ecodelframmentosaffico si trova innanzitutto in un epigramma pseudoplatonico ( APl. 13,3), di cui Maas trascrive una porzione: «σύριγξ ... <στ>άξει κῶμα κατὰ βλε- 17.Cf.Hom.Il. III 425; IV 10; V 375; XIV 211; XX 40; Od.VIII362;Hes.Th. 989; fr.176;Hym.Hom.V17;49;56;65;155;Cypria,fr.5,1.InHes.Th. 200 la dea è detta φιλομμηδής, per la sua nascita dai genitali di Urano. Per il passo di Esiodo, vd. Strunk 1959, dove si sostiene che per Esiodo la pronuncia di ει ed ηfosseidentica;Heubeck1965, 204-206; vd. anche West 1966, 88. 18. Cf. Caciagli 2015, 43-44; Benelli 2017, 381-384. 19. Il termine κῶμαindicanongiàungenericosonno,bensìunasortaditrance indotta da una potenza sovrannaturale. Cf. Wiesmann 1972.
φάρων»(figura6).Altridueluoghirilevantiinquestosensoeparimenti trascrittidaMaassonodiGregoriodiNazianzo(figura7).Ilprimoè un singolo verso di un epigramma ( AP VIII 129,3): «αὖραί τε μαλακὸν συρίγμασι κῶμα φέρουσαι». Il secondo è invece tratto dal Περὶ τῆς ἀν‑ θρωπίνης φύσεως, parte dei Carmina Moralia , e costituisce la descrizione di un locus amoenus lontano dal trambusto della quotidianità e adatto alla meditazione personale (3-4; 8; gli a capo rispecchiano qui la sticometria, a cui Maas non si attiene per ragioni di spazio sulla pagina): Αὖραι δ’ ἐψιθύριζον ...
Πὰρ δ’ ὕδωρ ψυχρὸν ἐγγὺς ἔκλυζε πόδας La consonanza di questi versi del Περὶ τῆς ἀνθρωπίνης φύσεως con il carmesafficoerastatasegnalatadaCataudellanel194020 e non è possibile stabilire se Maas si rifacesse alle sue osservazioni o giungesse autonomamente alla medesima conclusione, magari addirittura per primo. L’assenza dirimandibibliografici,chenellastessapaginaMaasnonometteinaltri casi simili, induce a propendere per l’intuizione autonoma, ma la certez - za resta inattingibile. In ogni caso, ai loci similes delcarmesaffico,oltrea questo passo gregoriano già individuato da Cataudella, su segnalazione di Maas andranno aggiunti anche AP VIII 129,3, che con altri luoghi ancora mostra come il fr. 2 di Saffo fosse oggetto di ripetuta imitazione da parte del Nazianzeno, e APl. 13,3.
Figura 5 – SA 34, particolare 20. Cf. Cataudella 1940.
Figura 6 – ALG 11, particolare Figura 7 – ALG 11, particolare
Fr. 5 Il fr. 5 è tra i fortunati resti della poesia di Saffo integrati dalle scoperte papiracee degli ultimi vent’anni. In particolare, il testo è stato arricchito da P .GC. inv. 105 frr. 1-4, pubblicato nel 2014, che ha migliorato la nostra conoscenza del primo libro dell’edizione alessandrina di Saffo. 21 Il carme è un’accorata preghiera propemptica per il ritorno di un fratello, eviden - temente Carasso, fratello maggiore di Saffo, che le fonti ci presentano impegnato in rischiosi commerci marittimi presso l’emporio di Naucrati in Egitto, dove s’innamorò di un’etèra talvolta ricordata come Dorica, talaltra Rodopi.22 Prima della pubblicazione del nuovo testimone, il v. 1 veniva solitamente integrato come segue: Κύπρι καὶ] Νηρήιδες ἀβλάβη[ν μοι. L’integrazione Κύπρι καὶ], proposta in primo luogo da Earle 23 e poi quasi unanimemente accettata dagli studiosi, si spiegava con la ricorrenza di questa epiclesi della dea al v. 18. Curiosamente, è proprio quest’aspetto a destare sospetti in Maas, che in PLF 8 scrive infatti «18» sopra Κύπρι, evidente rimando al relativo verso, e aggiunge un punto interrogativo sul lato sinistro della parola. Si può ipotizzare, con tutte le cautele del caso, che a non convincere Maas fosse l’apparente assenza delle Nereidi nel resto del componimento nonostante la loro inequivocabile presenza al v. 1. Applicando lo stesso ragionamento a ritroso, la presenza di Cipride al v. 18 non implica la stessa cosa per l’incipit del carme. P .GC. inv. 105 conferma oggi che i dubbi maasiani coglievano nel segno. Il nuovo testimone papi - raceo permette infatti di leggere la prima parte del verso iniziale: πότνιαι Νηρήιδες ἀβλάβη[ν μοι. L’invocazione incipitaria è dunque rivolta esclusivamente alle “venerande Nereidi” e Cipride, nel carme, viene chiamata in causasolomoltodopo.Risultacosìconfermatal’integrazioneasuotempo proposta separatamente da Diels e Wilamowitz in due contributi contemporanei.24 Non è da escludere che lo scetticismo di Maas nei confronti di Κύπρι καὶ] Νηρήιδες affondasse le sue radici anche nell’opinione dei due studiosi e, in particolare, del suo maestro Wilamowitz.25 21. Cf. Burris–Fish–Obbink 2014. 22. Cf. T 254. Come ricordato da Strabone (XVII 1,33), il nome che ricorreva nei carmi di Saffo è Dorica. Da ciò si deduce che il nome Rodopi entrasse solo successivamentenellatradizionebiograficasuSaffo,forseperconfusioneconunaltropersonaggio. 23. Apud Smyth 1900, 35. 24. Cf. Diels 1898, 497; Wilamowitz 1898, 698. 25. Maas in SA 45 riporta al v. 10 del frammento l’integrazione ἔμμορον] τίμας di Wilamowitz, ora però superata dal nuovo testimone, che offre ]σδονος τίμας, da integrare
Altre postille di Maas al fr. 5 sono riservate a questioni interpretative. In una nota sulla datazione dei primi commerci greci presso l’emporio di Naucrati, fondamentale per collocare nel tempo le vicende di Carasso, Page ricorda un contributo di R.M. Cook, 26 sottolineando che «he adds that there is no evidence in Egypt of Greek trade with Naucratis before that time» (scil. 615-610 a.C.). 27 In SA 49, sulla destra della nota in que - stione Maas annota a matita «Poseidippus?». L’annotazione è molto criptica.ÈnotochePosidippodiPellacomposeunepigrammaispirato alle vicende di Carasso e Dorica nonché alla relativa poesia di Saffo (122 Austin-Bastianini): Δωρίχα, ὀστέα μὲν σὰ πάλαι κόνις ἦν ὅ τε δεσμὸς χαίτης ἥ τε μύρων ἔκπνοος ἀμπεχόνη, ἧι ποτε τὸν χαρίεντα περιστέλλουσα Χάραξον σύγχρους ὀρθρινῶν ἥψαο κισσυβίων· Σαπφῶιαι δὲ μένουσι φίλης ἔτι καὶ μενέουσιν 5 ὠιδῆς αἱ λευκαὶ φθεγγόμεναι σελίδες οὔνομα σὸν μακαριστόν, ὃ Ναύκρατις ὧδε φυλάξει ἔστ’ ἂν ἴηι Νείλου ναῦς ἐφ’ ἁλὸς πελάγη.
Ritengo improbabile che Maas potesse considerare in qualche modo Posidippo una fonte per datare la nascita dell’emporio di Naucrati. Forse egli intendeva semplicemente segnalare l’assenza dell’epigramma ellenistico tra le fonti menzionate da Page e in questo caso l’annotazione andrebbe riferitanonaunasingolanotadellapagina,bensìatutteoaddirittura all’intera discussione sul tema nella sezione dedicata. In alternativa, si può ipotizzare che a Maas venisse in mente l’epigramma posidippeo e scrivesse «Poseidippus?» come semplice promemoria per ulteriori e successive verifiche.
In SA 50-51 Page esprime la seguente considerazione a proposito del risentimento di Saffo nei confronti del fratello, attestato dalle fonti e, stando a quest’ultime, un tempo espresso nei carmi perduti della poetessa: probabilmente in μέ]σδονος τίμας; cf. Burris–Fish–Obbink 2014, 24. A ulteriore conferma dell’approvazione per l’integrazione del maestro, poco dopo Maas cancella con un unico tratto obliquo una porzione di testo in cui Page riporta proposte alternative a quella di Wilamowitz (SA 47). 26. Cook 1937. 27. Page 1955a, 49 n. 6.
It was not the fact but the extravagance of the liaison which aroused herfury.HerbrotherhadbeggaredhimselfforthesakeofhisDoricha, bringing contempt and ridicule upon himself and – partly at least because Sappho spread the news so far – upon his family. Maas aggiunge un punto interrogativo sul margine destro all’altezza del testo sottolineato. L’idea che Saffo possa aver diffuso discredito ai danni del fratello – e transitivamente di tutta la famiglia – non lo convince. Evidentemente Maas non concepiva una deliberata circolazione pubblica dei carmi di Saffo relativi all’incresciosa frequentazione naucratita di Carasso. Per quanto espressa con la consueta laconicità, la perplessità maasiana può avere un certo valore nel dibattito circa l’effettiva storicità delle vicende di CarassoediDoricaesulpossibilecaratterefittiziodiquesteealtrefigure della“biografia”saffica.L’annotazionediMaassilimitaadubitareche Saffo diffondesse per prima la notizia della dispendiosa liaison del fratello e presuppone in un certo senso che questa si fosse propagata per altre vie. Per Maas, insomma, andrebbe escluso che Saffo diffondesse informazioni che non fossero già di pubblico dominio. Tuttavia, proprio la riservatezza suggerita da una vicenda come quella di Carasso e Dorica, unita al fatto cheicarmirelativisonogiuntifinoanoienongiovanoallareputazione degli individui coinvolti, induce alcuni a concludere che il fratello traviato, la femme fatale e altri personaggi del cosiddetto “ciclo” di Carasso non siano figurereali.Perisostenitoridiquestatesilapubblicaesposizionealdisonore di un intero clan tramite carmi che, anche se eseguiti privatamente, avevanopoimododicircolarenonsembraplausibile,amenochelefigure coinvoltenonfosseropersonaggifittizio,quantomeno,personerealicelate da pseudonimi.28 Il presupposto di questa tesi è ora corroborato ex post nientemeno che dall’autorevolezza di Maas.
Poco più oltre nella stessa pagina, Maas appone altri due punti inter - rogativiamarginediduefrasisottolineatepersignificarelapropriaperplessità a riguardo. Il primo caso riguarda un’espressione dello stesso Page: It appears that she [Sappho] was prepared to forgive and forget; but when her brother declined the proffered hand: πολλὰ κατεκερτόμησέ νιν, she wrote a poem in which her brother was exposed to a ‘great deal of downright ridicule’. There is nothing unnatural in her conduct, and nothing more reprehensible than a want of discretion and good temper. 28. Cf. Lardinois 2014, 191-194, 2016, 184-187; 2021, 172-173.
Il secondo riguarda invece un passaggio di William Mure (1799-1860), citato per esteso da Page in nota, in cui si sostiene che la presunta “immoralità” di Saffo, a lei attribuita da alcune fonti e da alcuni interpreti, non sarebbe stata d’ostacolo a una sua pubblica riprovazione del comportamento di Carasso: Were the brother of a modern lady of noble birth and high fashion to select as his paramour a beautiful prostitute of the lowest order; were he to provide her with a handsome establishment, parade her in public, and waste the family estate in ministering to her follies and vices, his sister would hardly be precluded from her right to lampoon him in verse ... by the consciousness that her own reputation was not immaculate.29 DaquestebreviannotazioniemergelafilologicadiffidenzadiMaasverso valutazioni di ordine morale sui testi e gli autori antichi. Fr. 6 Pochi mutili resti di parole costituiscono questo frammento. In PLF 9, al v. 7 (fr, 6b,1 Neri), inizio di un nuovo componimento come testimoniato dalla coronide in P .Oxy. 2289, Maas integra a penna στεῖχ[ in στεῖχ[ε δεῦρο (figura8).30 L’imperativo è suggerito dall’accento presente sul testimone papiraceo, sicché è facile pensare che a un’esortazione “vieni!” seguire un assai logico “qui”. Ciò risulta ancora più plausibile se il contesto è quello di un’epifania divina, come oggi suggerito dal probabilissimo ὢς ἴδω̣[μεν proposto da Treu al verso successivo. 31 Il senso complessivo ricavabile daquestepocheericostruitereliquiesarebbedunque“vieniqui,affinché vediamo”. 29. Cf. Mure 1854, 297. Maas esprime la propria perplessità su questo passaggio, ma è importante rilevare tuttavia che nel contesto da cui è tratta la citazione – e al quale Maas non poteva forse attingere immediatamente al momento della postillatura – la tesi di Mure è che Saffo non meriti la fama, talvolta a lei attribuita dalle fonti e dagli interpreti, di esser stata una sorta di cortigiana o di aver tenuto una condotta promiscua e che, anche in caso contrario, una simile reputazione non le avrebbe punto impedito di esprimere la propria disapprovazione per la condotta del fratello. 30. Nella relativa voce del V erborum Sapphicorum Index ( PLF 311), un’annotazione ribadisce l’integrazione [ε con l’aggiunta «in initio carminis». 31. Cf. Treu 1954, 18; Neri 2021, 560.
Figura 8 – PLF 9, particolare Fr. 9 TestimoniatofinoapochiannifasolodaP.Oxy.2289,ancheilfr.9èstato recentemente integrato da P .GC. inv. 105, che ha permesso di recuperare qualche lettera ai vv. 4-9 e di aggiungere al testo altri 13 versi molto lacunosi. Il contesto sembra essere quello di un dialogo tra l’io lirico e una madre (forse Cleide senior) a proposito di una festa.32 Si dà qui conto delle annotazioni di Maas che, nonostante le aggiunte apportate dal nuovo testimone papiraceo,possonoancoracontribuirealdibattitofilologicoosostenereex post proposte avanzate in seguito da altri.
Ivv.1-9delframmentosipresentanooggicosì,secondol’edizione di Neri: <⊗ π‑ (?) > π]α̣ρ̣κάλειοιτας ἐλ̣[ ]παν οὐκ ἐχη[ [μ]ατερ ἐόρταν . [ [––] ]μαν ὤραι τελε[ 5 ἐ]π̣αμέρων· ἔμ[ε εωσζω[ ]ν̣ην· θ̣ᾶς ἀμ[ ]ο̣ν ἄκουσαι [––] ] . ν· οὖτος δε̣[ Maas aveva già riconosciuto, segnando spirito e accento sulle lettere interessate (PLF 11), l’accusativo singolare ἐόρταν al v. 4 e ipotizzava un 32. Su questo frammento arricchito dal nuovo papiro, vd. Neri 2015; D’Alessio 2019; Neri 2021 ad loc.
aggettivo con esso concordato all’inizio del v. 5. In PLF 11 si trovano infatti due proposte di integrazione a proposito, annotate direttamente nello spaziolasciatoliberodallalacunaneltesto(figura9).Laprimaèκυδί]μαν, su cui però Maas si ricrede subito o quasi, cancellando le quattro lettere integrate con un tratto dello stesso inchiostro. Immediatamente sotto Maas scrive poi «ἀδυ», ottenendo ἀδυ]μαν, da dividere evidentemente in ἄδυ] μάν. Anche il resto del v. 5 è integrato da Maas, che per la lacuna sulla destra proponeva, sulla base del testo di P .Oxy. 2289, «[Ἥ]ρᾱι τελέ[σσαι» (la lettera barrata corrisponde a una cancellatura di Maas). Con questa duplice integrazione Maas dimostra di aver anticipato gli interventi suggeriti in seguito da altri due studiosi, che non potevano ovviamente conoscere le sue annotazioni. La proposta [Ἥ]ρᾱι, ora smentita da P .GC. inv. 105 che offre invece ὤραι, è di Eva-Maria Voigt. 33 L’integrazione τελέ[σαι è stata invece suggerita da Martin West poco dopo la pubblicazione di P .GC. inv. 105.34 Questa dunque la proposta di ricostruzione parziale del v. 5 secondo Maas, al netto di quanto smentito in seguito dal nuovo testimone papiraceo: 1) ἄδυ] μάν ὤραι τελέ[σαι oppure, per quanto l’integrazione della prima lacuna fosse poi scartata dallo stesso Maas, 2) κυδί]μαν ὤραι τελέ[σαι. Queste proposte hanno il merito di rispettare lo spazio della lacuna a inizio verso, che non doveva superare le tre o quattro lettere (e quattro solo in presenza di lettere “strette”, come appunto ι).35 Se si considera ἐόρταν al v. 4 legato sintatticamente al v. 5,36 due traduzioni risultanti potrebbero essere rispettivamente: 1) “davvero soavemente celebrare (lett. compiere) la festa al momento opportuno”; 2) “celebrare (lett. compiere) l’illustre festa al momento opportuno”.37 33. Cf. Voigt 1971, 40-41. 34. Cf. West 2014, 7. 35. La proposta φαιδί]μαν di West, 2014, 7, con le sue cinque lettere risulta troppo lunga anche applicando – ironia del caso – la cosiddetta “legge di Maas”, per la quale il punto di inizio dei versi in una colonna di papiro tende progressivamente ad arretrare verso sinistra; cf. Burris–Fish–Obbink 2014, 7; D’Alessio 2019, 19-20. 36. Ciò è possibile solo se si considera il segno dopo ἐόρταν in P .GC. inv. 105 come una macchia d’inchiostro o una traccia di lettera mal collocata e non un’ano stigme , che interromperebbe la sintassi. Gli editores principes vi leggono una traccia di lettera «in fainter hand» (Burris–Fish–Obbink 2014, 12); per l’ano stigme propende risolutamente D’Alessio 2019, 20-21; aperto a più possibilità è Neri 2021, 113-114. Varrà la pena ricordare nel dibattito che l’altro testimone del fr. 9 (P .Oxy. 2289), l’unico disponibile ai tempi di Maas, non sembra mostrare alcun segno in quel punto; cf. Lobel 1951, 2-5. 37. Ciò ovviamente con tutte le cautele del caso (imposte dalla frammentarietà di ciò che segue) e se non si legge Ὦραι, facendo di questo verso l’unica attestazione in Saffo
Figura 9 - PLF 11, particolare Fr. 15 Questo frammento apparteneva a un carme che si concludeva con aspre note contro l’amante di Carasso, Dorica, il cui nome è facilmente inte - grabile all’inizio del v. 11.38Perquantoriguardalafinedelv.11el’inizio del v. 12, una fortunata possibilità di integrazione deriva dalle proposte diEdmondseHuntconilseguenterisultato,accoltodaDiehlnellasua Anthologia Lyrica Graeca: τὸ δεύ[τ]ερον ὠς πόθε[ννον εἰς] ἔρον ἦλθε 11 πόθε[ννον postHunt1914(‑εινον) Edmonds 1922 || 12 εἰς] ἔρον Hunt1914 In ALG 20 Maas annota a margine: «cf. Theocr. 2.143 ἐς πόθον ἤνθομες»(figura10).IlparalleloteocriteosegnalatodaMaasdeponeafavore delle Ore, per la quale propende D’Alessio 2019, 19-24. 38. L’integrazione è di Wilamowitz apud Hunt1914,23;40.
deltestointegratodaEdmondseHunt,mettendoinlucecomeun’espressione simile fosse attestata altrove.39 Figura 10 - ALG 20, particolare Fr. 16 – Fr. 16a Neri Anche questo celebre frammento è stato arricchito nel 2014 da P .GC. inv. 105,chehapermessotral’altrodiquantificaremegliol’estensionedella lacuna successiva al v. 22. Il nuovo testimone mostra infatti come questa fosse più estesa di almeno due strofe rispetto a quanto si credesse in precedenza. Ciò depone decisamente a favore della suddivisione del frammento, già ipotizzata da molti, in due componimenti distinti. In caso contrario si avrebbe infatti un carme di almeno 40 versi, che risulterebbe di gran lunga ilpiùestesocomponimentoinstrofesafficheconservato.Perquestomotivo, pur senza eccessiva risolutezza, gli editori tendono oggi a collocare la finedelframmentoalv.20,facendoiniziareunnuovocomponimentoal v. 21 (fr. 16a Neri).40 In ogni caso, nei volumi da lui postillati Maas aveva a disposizione il testo come un unico frammento. Da ciò deriva la trattazione unitaria dei due frammenti qui offerta.
In SA 52 Maas aggiunge un punto fermo al v. 6 dopo τ[o]ῦτ’ e pone tra parentesi la virgola immediatamente successiva. Questa postilla non trova corrispondenza in PLF , ma sembra suggerire che Maas postulasse a metà del v. 6 una pausa sintattica molto più forte di quella solitamente riconosciuta dagli editori.
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The end
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