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Malasorte

Ion Luca Caragiale · 1929 · Free in the US

10,019 words · about 42 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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Licence: PD-US · Published in 1929 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Malasorte&action=history). · Wikisource contributors

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About this book

Author
Ion Luca Caragiale
Language
Italian
Published
1929
Length
10,019 words · about 42 min
Sections
4 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (4)
  1. Front matter under 1 min
  2. Introduzione about 4 min
  3. Atto primo about 18 min
  4. Atto secondo about 20 min

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Indice

Introduzione

Queste poche parole non hanno altro scopo che quello di dare ai lettori italiani un’idea generale del drammaturgo Jon Luca Caragiale, una delle figure più spiccate della letteratura romena della seconda metà dell’Ottocento.

Nato nel 1853 da una famiglia di attori, egli conobbe il teatro fin dalla più tenera infanzia, e per aver dovuto condividere la sorte di compagnie randage non riusci ad ottenere altro titolo di studii che la licenza ginnasiale, ma non cessò mai di essere un autodidatta. La sua vita è stata piena di avventure e di contrasti: ora povero e in lotta con la miseria, ora ricco per eredità, ora suggeritore di compagnie drammatiche, ora direttore del Teatro Nazionale di Bucarest, ora impiegatuccio amministrativo, ora proprietario del ristorante della stazione di Buzău, ora direttore di riviste letterarie, ora proprietario di una birreria a Bucarest. Solo il tramonto della sua vita fu più tranquillo; perché, per cercare un conforto al suo animo scettico, si stabili nella città di Arad in Transilvania, dove pubblicò sul giornale “Românul” una serie di articoli in difesa dei connazionali oppressi dal giogo straniero. Negli ultimi anni si stabili a Berlino, dove morí nel 1912. Consapevole e fiero del suo talento, egli odiava le convenzioni sociali e disprezzava gli onori e gli elogi.

La sua originale produzione letteraria, — drammi e novelle — rispecchia la forte anomalia tra il livello intellettuale delle moltitudini e le nuove istituzioni politiche e amministrative create dallo Statuto importato dall’Occidente. Calpestato per più di un secolo dalla tirannia dei principi fanarioti, cioè greci istruiti ed educati nel corrotto quartiere Fanar di Costantinopoli, come pure dalla tirannide russa, il popolo romeno dei principati danubiani era risorto a vita politica novella, di fronte alla quale esso si trovò impreparato. La smania di assimilare la cultura occidentale aveva creato un conflitto molto accentuato tra le forme occidentali e il fondo ancora orientale delle masse delle città, perché, mentre la classe più elevata della società aveva subito il processo di adattamento ai nuovi elementi culturali, i villaggi erano rimasti lontani da quel conflitto. Non tutti gli uomini politici erano preparati al passaggio violento dall’assolutismo al liberalismo e perciò diventarono demagoghi; le istituzioni aventi un nome occidentale erano di fatto come inesistenti e tutta la vita sociale risenti di questo conflitto che creò il ridicolo.

Il Caragiale descrisse con tutta la forza del suo genio creatore questa crisi sociale e psicologica, questa fase di transizione del popolo romeno. Nelle sue diverse qualità di impiegato, di giornalista ecc. ma specialmente come albergatore ebbe la possibilità di osservare, di ascoltare e di studiare gli avventori che discutevano la situazione politica, interpetravano le nuove correnti di idee, liberali e repubblicane, adoperando un ricco dizionario di vocaboli mal compresi. Nelle commedie: Una notte tempestosa; Il si-

gnor Leonida di fronte alla reazione; Una lettera smarrita e Dal Carnevale, come pure nei molti schizzi umoristici raccolti nel volume Momente egli ci descrive con una rara potenza di osservazione e con un brio insuperabile i più svariati aspetti del sobborgo romeno. Gente rozza, che essendosi arricchita desidera imitare la vita dell’aristocrazia, mariti privi di dignità e mogli svergognate, politicanti furbi o ignoranti, impiegati corrotti, studenti di legge che fanno discorsi demagogici, giornalisti e cronisti che non fanno che imbrogli, madri che non sanno educare i loro figli, mercanti che discutono di politica, vecchi pensionati che spiegano alle comari i risultati del governo repubblicano portando come esempio tipico dei suoi effetti Galibardi al quale il Papa chiederebbe per guadagnarsene l’amicizia niente di meno che di far da padrino al battesimo del figlio, lotte elettorali, vita pubblica e privata, attitudini, sentimenti ridicoli, tutto ciò è descritto dal Caragiale con uno stile plastico sconosciuto nella letteratura romena fino a lui. Egli pone in ridicolo tutte le classi sociali fuorché i contadini, i quali soli sono, secondo lui, degni di servire come materiale da tragedia, grazie ai loro sentimenti forti e serii, come vediamo nel potente dramma psicologico: Mala sorte; egli considera i contadini i soli uomini del mondo romeno.

A lui si debbono anche le novelle: Cero di Pasqua, Peccato e All’osteria di Mânjoala tradotte in italiano da C. Petrescu. Queste novelle sono studii profondi di intuizione, ricchi di descrizioni incisive e fiorite. Tutto ciò che ha scritto Caragiale è fresco come un fiore umido di rugiada raccolto in primavera. Parole, frasi intere come: „nulla sia cambiato tranne le parti essenziali;“ „se la lettera è anonima, la firmo anch’io“ dovute all’abbondanza dello spirito umoristico caragialiano, rimarranno per sempre nella storia dell’umorismo romeno. Malgrado l’immenso progresso che si sta realizzando in Romania in tutti i campi, i personaggi caragialiani vivranno sempre e ovunque; l’osservazione geniale della realtà, con la finezza dello stile, con la scelta di un lessico incisivo e accompagnata da uno spirito sano e insuperabile, è il pregio dei suoi scritti, i quali hanno dato, nella storia letteraria universale, un nome alla giovane letteratura romena. Il valore artistico dell’opera di Caragiale come di quella di Eminescu era rimasto estraneo all’arte universale per mancanza di traduzioni nelle principali lingue occidentali. Siamo infinitamente grati alla signora Silvestri per questa buona traduzione, che, speriamo, sarà seguita da molte altre, affinché il popolo latino danubiano sia meglio conosciuto ed apprezzato in Italia.

Roma, maggio 1928.

Atto primo

Interno di un’osteria, col soffitto a travicelli di legno. In fondo, in mezzo, l’uscio d’entrata; a sinistra, una grande finestra con imposta; accanto alla finestra, il banco. A sinistra, in primo e in secondo piano, due usci che danno in due stanze. A destra, in primo piano, la botola della cantina e un uscio che dà nella dispensa. A sinistra, di fronte, una tavola di legno e sedie rustiche. Panche lungo le pareti.

....Naturalmente, non è facile scappare.... ma qualche volta succede.... Fan tutti lo stesso, quelli che se la battono: prima si mostrano pentiti, fanno gli stupidi, s’accaparrano delle simpatie, e poi, quando l’occasione si presenta, la strada fra le gambe....

Dunque, anche questo era un furbo.... fingeva....(sorridendo) Ho capito!

Come saperlo?

Andiamo, via!

Dunque, non ci credi che fingesse?

Questa è buona! Nove anni interi!... Chi fa la commedia per tanto tempo, anche se non era matto, finisce sempre allo stesso modo.... ammattisce per davvero.

Ma se è stato disgraziato, quello scemo! L’hanno trovato con la camicia tutta insanguinata e aveva addosso la pipa, il tabacco e l’acciarino del morto.... E se, per esempio, si fosse contentato di rubare quelle miserie a un cadavere trovato nel bosco?... Era un idiota...; quando gli hanno letto la condanna rideva....

Come?... Dov’eri tu, per aver visto quando gli hanno letto la condanna?

Ero al processo.

Ci sei stato?

Dove, al processo?

Alle Assisi, quando l’hanno condannato.

Tu sei stato alle Assisi!... e in tanti anni non me l’hai mai detto!

Te lo dissi....

Ma no.

Già, è vero: — naturalmente. Perché te l'avrei detto? Perché tu ricominciassi a piangere il morto?

Andiamo avanti a leggere, via, e vediamo che ha fatto il pazzo.

“....finora tutte le ricerche sono state vane. Il soldato ha confessato che molte volte andava col pazzo a prender l’acqua, e lo lasciava solo alla fontana mentre lui si recava dall’amante. Il pazzo poi, con le secchie piene, passava a chiamarlo per tornare insieme alla prigione... Il pazzo era sempre stato quasi libero, o almeno molto poco sorvegliato... Era buono e simpatico a tutti — a parte gli accessi acuti in cui lo gettava la mania di persecuzione. A quanto afferma il soldato, il pazzo sarebbe caduto nell’antica miniera, abbandonata da un pezzo....”

Dunque....è morto....

Ma forse no....

È morto!...

Dimmi un po’, Dragomiro, che specie d’uomo era?... Da che sono al mondo, non ho mai visto un processo alle Assisi.... Vorrei vederne uno anch’io, una volta.... Che fa, che dice un uomo sotto processo?

Che fa?... Sta in mezzo alle guardie, e non vede l’ora che finisca....

Ma tu, Dragomiro, ci andasti per caso o apposta?

Apposta?... Che ti salta in mente? Perché ci sarei andato apposta? (a Giorgio) Mi trovavo per caso in città.... ero andato a vendere della lana (grida ruvidamente ad Anna che sta con i gomiti appoggiati al banco) Che fai lì?

Niente.... ascolto....

Ascolti! (sempre più aspro). Non ricominci a piangere il morto? Eppure ho riparlato di lui.... Via dunque! comincia.... piangilo! (Anna passa lentamente ed esce a sinistra; a Giorgio) Io dico che il pazzo non era colpevole: a torto, l’han cacciato per venti anni ai lavori forzati!

Sai che sarebbe strano se avesse a succedere questo: un briccone è arrestato e dichiara: Sono io che ho commesso qualche anno fa l’assassinio nel Bosco dei Corvi... ecco perché ed ecco come... Eh?

Potrebbe darsi benissimo!

E che fare allora del pazzo?

Quale?

Quello che è stato condannato a torto.

Hai detto che è morto.

Ammettiamo che viva...

Come, che viva?... è caduto nella miniera abbandonata....

No ammettiamo che non vi sia caduto; ammettiamo che sia fuggito e che lo riacciuffino....Chi lo compenserà di tutti questi anni di patimento?

Santo Dio... (pausa) Giorgio, tu sai un po’ di legge....

Cosí cosí....

(Anna entra e si ferma sull’uscio ).

Non è forse vero che un uomo che ha commesso un delitto... un omicidio... non è vero che se, dopo dieci anni, va spontaneamente a confessare la sua colpa, non incorre più in nessuna pena?

Quale sia il termine, non lo so di sicuro; ma so che un termine c’è: passato quello, è finita....

Che vuol dire? dopo dieci anni un assassino può confessare quello che ha fatto e lo lasciano in pace?

Cosí è la legge.

Guarda che bella legge! (si asciuga gli occhi)

Perché non ti ci metti tu a farne una meglio? (fissandola) E ci sei ricascata! ( a Giorgio ) Lo vedi perché non gliel’ho detto.... perché ogni volta che si parla del morto, che se ne fa anche il più lontano accenno, lei seguita a gemere tutto il giorno, (a lei) Vattene di qui e non mi rompere più la testa, uccellaccio del malaugurio!... Se ammazzassero me, so benissimo che balleresti la hora all’anniversario invece di farmi la cerimonia funebre ( pausa; Anna si ritira ) Se dovevi piangere tutta la vita per il primo marito, perché ti sei sposata un’altra volta? Via vattene!

Perché sei così duro, Dragomiro?

Vattene una buona volta!

Vado ( esce dal fondo ).

Va alla malora! (si alza irritato)

Sei davvero troppo aspro con tua moglie....

Via, lasciami in pace anche tu... Sai forse che cos’è la mia vita?... lo sai che cosa ho fatto io per questa donna? Meglio se mi fossi rotto il collo prima di incontrarla!... Se non era per questa donna ostinata, io sarei oggi un altr’uomo! Tu non sai quello che c’è stato fra me e lei.

Sí, sí, vedo quello che c’è: vi tormentate inutilmente a vicenda, e tu non le appartieni più che essa non ti appartenga.

Mi ha sposato per avere qualcuno che le faccia dire le messe per l’anima del morto.... Dal primo giorno del matrimonio fino a oggi, non l’ho vista sorridere una volta sola; è sempre stata col corpo qui, in questo mondo; ma con l’anima è da Demetrio, nel mondo di là!

Sarà stato con lei migliore di te.

Migliore!... E come poteva saper lei, dal primo giorno, se io non sarei stato meglio di lui? Io non l’amavo?... Se non l’avessi amata!... E poi, infine, capisco che una donna pianga il marito quando è vedova....ma una volta sposata con un altro....Chi lo sopporterebbe?... Allora perché si è risposata?

Eh!

Sí; perché....se non si può separare dall’ombra del morto? Di’ piuttosto che è una pazza, che ha finito per sconvolgere il cervello anche a me. Una bella vita, credi, da quando l’ho presa!... Auf! ne ho abbastanza! Per otto anni di fila Demetrio e sempre Demetrio; lei parla, e io sento lui; lo vedo, quando la guardo.... Io vivo in casa, mangio a tavola, dormo insieme col suo fantasma.... Proprio cosí! E questo non può durare! (Anna entra lentamente dal fondo, si ferma sull’uscio e ascolta; Giorgio la vede e fa un movimento; Dragomiro, alla mossa di Giorgio si volta e la vede) Eccola!... Eccolo!... È lui.... Demetrio! (a lei) Esci! esci! scappa, che non ti veda! (Anna sta immobile, con gli occhi fissi su di lui) Te ne vai? se no, me ne vado io.... per non vederti! (si slancia contro Anna che si avanza verso di lui; l’afferra con furia per la mano e la conduce risolutamente sul davanti della scena) Che vuoi?... Perché mi guardi cosí?... Che pensi?... Che l’ho ammazzato io?... Sí? Parla! (le dà uno scossone).

Dragomiro, sei pazzo!... (si fa il segno di croce)

Pazzo? Parla (le dà un altro scossone)

Dragomiro!

Oh!... Pazzo!

No, parla... Una delle due: o credi che l’abbia ammazzato io....

Ma via! Son cose da dire!

Sì.... e allora, perché vivi con me? O non lo credi, e allora perché mi tormen- ti?... Che hai contro di me? Lasciami in pace col tuo Demetrio! ( la respinge con la mano e risale verso il fondo della scena; essa tenta di fare un passo verso di lui ) Lasciami in pace! (stessa mossa ) Lasciami in pace! ( esce sconvolto dal fondo, sbattendo l’uscio ).

Dragomiro! Dragomiro!... Se n’è andato!

Va all’osteria del Pope...; a casa non c’è da bere....

Anna! (si avanza lentamente).

Sei ancora qui?... Giorgio, ragazzo mio, tu non riesci a mutare idea, e vorresti che la mutassi io? Mi rincresce per te!... Ma non vedi che disgraziata sono; perché non mi lasci alla mia pena invece di tormentarmi anche tu?

Perché....

Perché mi ami.... questo lo so....

Sì, perché ti amo....

Lasciami ai miei peccati, Giorgio, e vattene. Sei giovane.... Va a cercare la felicità altrove. Tanto, tu mi ami, ma io non ti posso amare....

Tu non puoi amare?

Anzi....anch’io ho amato una volta.... ma non ho avuto fortuna.... Ora, per me è passato il tempo dell’amore... Quindi, Giorgio, te lo ripeto, va a cercarti la felicità altrove.

Altrove?... Bene....

.... Perché turbare la tua giovinezza con ombre del passato, perché prenderti una donna piena di vecchi pensieri!... E poi anche cosí.... come mi prenderesti?

Te l’ho detto....

Che io divorzi da Dragomiro?... non è possibile!

Dici che non lo puoi vedere....

Sí..., ma il Signore me l’ha mandato, e il Signore sa quello che fa... io debbo fare la sua volontà.

Bene, Annetta, fa come vuoi, tienti la tua vita... Io ho deciso di andarmene da questo villaggio...

Te ne vai?

Sí.... Io ti amo, tu non mi puoi amare... che ci guadagno a star qui per niente?

Parti!

Sí... La gente se ne comincia ad accorgere...; io non so padroneggiarmi, e non voglio farmi canzonare, a venirti dietro come un imbecille (Anna sta sopra pensiero). Non va più... essere amico di tuo marito, un uomo così diverso da me, solo per poterti vedere più spesso!... Sei una donna... non so come dirti... Ti piace vivere con un uomo che ti tratta come un cane, e respingi me, che ti amo... Bene... allora, preferisco non vederti più affatto.

Cioè, te ne vai?... davvero?

Sí....

Quando?

Al più presto possibile.... fra qualche giorno.

Mi rincresce.

Perché?

Perché, perché.... mi rincresce....

Ma se non mi ami?

Che bambino sei!... Io non ti amo, ma tu mi ami: non capisci che infine il mio rimpianto di te sarebbe più grande del tuo per me?

Allora...

Che cosa?

Vieni con me.

Impossibile.

Ma dunque, io che devo fare?

Tu....tu vattene, Giorgio, con Dio; non badare al mio dolore... (piange)

Annetta, piangi?

Sí.

Perché?

È inutile che te lo dica.

Ma se piangi...

Ti parlo franco, Giorgio: io ti debbo molto.... Molta forza mi ha data la tua amicizia, e il pensiero d’essere amata da un uomo come te... L’Idea che saresti stato capace, all’occasione, di fare un grande sacrifizio per me mi sosteneva tanto nella mia afflizione.... Se te ne vai, come resto io?

Che sacrifizio? eccomi pronto.

Ora non posso.... non so... non ho nulla da dirti (sta un momento sopra pen- siero) Giorgio, se mi ami molto.... molto (cambiando improvvisamente tono) vattene ora tranquillo a letto e vieni qui domattina; Dragomiro va al mercato, e potremo parlare meglio... Va... Buona notte!

Buona notte, Annetta! (parte dal fondo)

Parte ( Giorgio sta per uscire — a mezza voce) Giorgio!

Mi hai chiamato?

No.... (egli la guarda a lungo, e poi fa per partire) Ma sí! (egli si rivolge e si avanza con aria di interrogazione).

Che vuoi?

Non capisci?

No.

...Ma non hai sentito, non hai proprio capito che ti amo anch’io?

Tu.... me.... possibile?

Sí.... Devo pur dirtelo, non ne posso più, (molto nervosamente) Giorgio, Dragomiro tornerà certo ubriaco.... allora, prima mi tratta male e poi va a letto e dorme così sodo che nulla lo sveglia....Vieni! Da casa tua si vede questa finestra... l’imposta è chiusa... Sta attento: quando vedrai la lampada al foro dell’imposta, vieni subito.... ti aspetto.

Mi ami?

Sí, ma non dimenticare che sono la moglie di Dragomiro; se lui muore, sono tua!... Giorgio, l’ho giurato a me stessa: quando cadrà la prima palata di terra sulla sua bara, io sarò nelle tue braccia.... Hai capito?

Allora posso aspettare tutta la vita....

Sei uno sciocco! Mi amerai, ma non mi capisci... Pensa meglio a quello che ho detto... Quando vedi il lume, vieni, non farmi aspettare.... Va!

Vado... e tornerò... Mi ami?

Sí, sí, ti amo (lo stringe con forza fra le braccia, poi lo accompagna sino alla porta in fondo e chiude).

Giorgio, Giorgio, la disgrazia t’incalza!... (va lentamente alla tavola). Sarà capace di fare, questo ragazzo leggero, quello di cui si vanta? vedremo.... Dove sarà quel cane? all’osteria del Pope... a giocare a carte e a bere... Torni pure ubriaco, mi maltratti e mi minacci!... Vedremo quanto durerà!... Molto, non credo!... (ascolta) Ah! viene!... è lui.... (prende il lavoro e si siede alla tavola. Si bussa all’uscio. Anna si alza, e sta un momento). Ho chiuso.... (Si bussa ancora; Anna va all’uscio). Vengo, vengo! (apre).

Salute, sposa.

Grazie, buon uomo... Che vuoi?

Mi dai da mangiare?

Costui non è del paese... è un forestiero. (forte) Non abbiamo nulla da mangiare, brav’uomo.... te ne puoi andare.

Sí.... e dormire mi lasci?... lasciami dormire!

È un briccone, un ubriaco, o che altro?... (forte) Levati di torno, cristiano, ( quasi aspra ) via!

(timoroso, e riparandosi il capo come da un colpo)

Me ne vado.... ma non battermi.... non darmele!

Ebbene! e chi ti batte?... vattene e sta sano.

(fa per andare, ma le forze gli mancano e si appoggia all’uscio)

Non ne posso più... ( con dolce preghiera ) Dammi qualcosa da mangiare, fammi la carità.... ho fame ( si lascia cadere sulla panca, a sinistra dell’uscio )

Sei stato malato?

No.

Ma che hai?

Ho fame.... sono stanco....

Già... e di dove vieni?

Eh... di lontano.... dai monti.

E che vento ti ha sbattuto fra noi?

Mi sono smarrito.

Ma dove andavi?

Non lo so...

Come, non sai dove andavi?

Vedi.... son pazzo.

Pazzo?!

Ah!... Ma non mi prende mica sempre.... E quando il diavolo mi tormenta, basta che venga la Santa Vergine perché me ne liberi... Due volte, il diavolo m’ha ordinato di ammazzarmi... per rubarmi l’anima....

Disgraziato, chi sa che pena!...

Ma la Santa Vergine non mi ha abbandonato. ( si segna )

E da che ti è venuto?

Da un colpo... Se mi spavento, mi prende, maledetto sia! e quando mi prende, prima mi viene un’inquietudine, un disgusto, e poi un terrore e mi brucia. (accenna il cervello) Ho male qui, dentro.... — Me lo dai?

Che cosa?

Da mangiare...

Ah! me n’ero scordata; così ti dimenticassero i mali!... ( va al banco, taglia un pezzo di pane e glielo dà ). Ecco, a te!

Dio te ne rimeriti!

Vuoi anche dell’acquavite?

Se me la dai...

Ma come ti è venuto?... È da molto tempo?

Saranno dieci anni...

Dieci anni... E chi ti ha battuto?... perché?

Per niente... Ero guardia forestale a Corbeni...

Guardia forestale a Corbeni.... ( forte ) Chi ti ha colpito?

Al Tribunale.... perché non volevo dire...

Che cosa?

Perché l’ avevo ammazzato...

Ammazzato! ( da sé) Signore Gesù Cristo! Ma chi è quest’uomo? (temendo di aver scoperto il vero) Ti chiami... Giovanni....

Mi chiamo Giovanni.

E dici che hai ammazzato...

Demetrio Cirezarul.

Come è giunto qui quest’uomo?... Sei tu, Vergine Santa, che l’hai guidato; tu l’hai condotto per vie ignote, e me l’hai mandato qui per togliermi ogni dubbio, perché mi decidessi...

Ora ho sonno... ( tende l’orecchio ) Perché i cani si lamentano?

Non c’è nessun cane che si lamenti.

Ascolta...

Vaneggia (forte) Giovanni, vuoi coricarti?

Sí.

Alzati, ( lo aiuta ad alzarsi ) vieni con me... Su, di qui ( lo conduce per mano, lentamente a sinistra, al primo uscio)

Quando i cani si lamentano, muore qualcuno... (vacilla, lei lo sostiene)

Adagio...

Tu lo sai chi è che muore... Sarà Giovanni? E se Giovanni muore, sfugge al diavolo? (si ferma, fa una smorfia di dolore e si porta la mano al capo) Che male! (Escono lentamente).

GIORGIO (entra rapidamente dal fondo )

ANNA! (venendo a sinistra) Annetta!

Giorgio! ( concitata) Che cerchi? che vuoi? Ti avevo pur detto di non venire finché non facevo il segnale! Te l’ho forse fatto? Vuoi che Dragomiro ti trovi qui?... Vattene via, e non tornare finché non ti chiamo.

Aspetta che ti dica... Son venuto a portarti una buona notizia...

Che buona notizia?

Vengo dall’osteria del Pope... Dragomiro è sempre là... È ubriaco... Ha giocato a carte, ha perso, e ha offerto da bere a tutti.... pope, notaio, sindaco, son tutti all’osteria...

E questa la chiami una buona notizia?

Aspetta... Dragomiro parte all’alba.

Sí, va al mercato.

No... parte, ma non ritorna più.

Come?

Ti lascia... se ne va per il mondo!

Che dici? (fra sé) Questa non la credo.

Annetta...

Via dunque! ma ci sono anch’io, qui.

Non sei contenta? non hai detto che mi ami?

Già! e poi... se ti amo?

Quando il marito abbandona la moglie, essa ha diritto, per legge, a divorziare da lui e ad andarsene dove vuole.

Che sciocchezze dici... Come può partire Dragomiro? Dove vuoi che vada?

Non ha detto dove, ma ha preso congedo da tutti... All’alba se ne va proprio...

Si vedrà.... (fra sé) Ah sí? (sta sopra pensiero )

A che pensi?

Giorgio, ascoltami bene! Sei un uomo in tutto il senso della parola, o sei un ragazzo? Mi posso fidare di te? Farai quello che ti dico?

Lo farò.

E se poi non lo fai?

Dimmi di che si tratta, e vedrai.

Bene... Vedremo quanto può il tuo amore; ora vattene, e qualunque cosa accada, finché non vedi il segnale, non ti muovere. ( Giorgio fa un gesto) Non una parola, vattene (lo spinge verso il fondo)

Annetta!

Vattene!

Mi ami?

Sí, ma vattene... (lo spinge fuori) Che tu non lo incontri... sta attento.

(sola, va all’uscio di sinistra e ascolta; lo apre adagio e guarda dentro; poi si siede alla tavola).

Vuol partire... che fare? Lo grido in faccia a tutti... do il vero colpevole in mano alla giustizia e libero l’innocente... E la prova? I miei sospetti. Ma che prova sarà questa se egli nega? Allora, aspettare? Il che vuol dire per lui ancora un anno da vivere con la paura in cuore... quest’anno se n’andrà per il mondo, e poi potrà raccontare come stanno le cose e... sarà finita: resterà impunito. Questa è la legge, bene; ma io, posso lasciarlo cosí?... No.... non è possibile (pausa).

Questo pazzo è già stato condannato... Per una colpa, piccola o grande che sia, si paga con tutta la vita.... E senza una nuova colpa, il pazzo sarà pur sempre ripreso, e dovrà rientrare là di dove è fuggito?...(pausa) Ma dopo tutto, che è meglio per un pazzo? Trascinare la vita vagabondo e tormentato, senza tetto, senza uno straccio addosso, affamato, o vivere in prigione, vestito, nutrito, curato all’occorrenza, al riparo dalle intemperie?... Essere libero è forse meglio? Godersi la luce del sole allegramente?... Ma è pazzo... e può mai essere allegro un pazzo?... La luce del sole senza la luce della ragione.... Gli servirà, la sola luce del sole, l’inverno contro il freddo, o contro la fame, l’estate? Potrà trovare o no un’anima cristiana che gli faccia l’elemosina di una briciola di pane..., gelerà, o cuocerà tutto il giorno, digiuno, vittima della sua imbecillità, e la sera si addormenterà di fame sul nudo terreno.... Sí, sí.... il suo posto è al bagno.... Chi sa per quale peccato il Signore l’ha gettato nell’abisso, ma è stato cosí buono da togliergli la ragione con cui si renderebbe conto della sua sventura; gli ha dato il fardello, ma gli ha tolto la bilancia! (resta sopra pensiero).

(entra e si ferma sulla soglia; è pallido e come stordito)

Annetta! Annetta!

Sei venuto? (si alza)

Sí.... ti rincresce? Se ti rincresce.... me ne vado (barcolla)

Non mi rincresce che tu sia venuto; mi rincresce che sei venuto ubriaco.

È così... sono.... questo è vero, sono quasi ubriaco... Ho bevuto... ma l’ho fatto per affogare il dispiacere. (sospira) Sí, sappilo... solo per il dispiacere che tu mi fai!

Perché tu abbia bevuto, non lo so; so che sei ubriaco...; va a letto.

Non voglio coricarmi... Debbo parlare con te.

Parleremo domattina; ora non puoi...

Sí, posso... Dammi da bere.

Ancora ne vuoi?

Ancora ne voglio.... tu, vieni qui e stammi vicina, che debbo parlarti (si mette alla tavola, essa gli porta un boccale di vino )

Ecco... per farti passare il dispiacere.

Oh te! (sogghignando) non senti?... Perché mi vuoi avvelenare?

Sei pazzo, disgraziato!... Perché ti dovrei avvelenare?

Per liberarti di me, lo so!... per vivere con un altro.... Forse hai messo gli occhi su Giorgio, il maestro.... Ho subodorato qualcosa, io.... (con un sogghigno) Guai a voi!... Vi spacco la testa a tutti e due! (si porta il boccale alla bocca e poi si ferma)

Tu vaneggi...

Mi avveleni, eh? (le dà il boccale, e aspro) Vieni qui! Bevi prima tu... che ti veda io, bere.

Ecco.

O Annetta, di’ la verità, che pensi di me?

Bene, penso.

Bene?... Bene sarebbe... Lasciamo correre ( pausa )

Dunque, Dragomiro, quando parti?

Parto? e dove vado?

Per il mondo.... lo so io, dove? Ho sentito che vuoi lasciarmi e andar via, dove ti capita....

Chi te l’ha detto?

Che t’importa?... Perché, Dragomiro?...

Perché ci sto male con te... non mi ami;... non sei una moglie per me, sei una nemica... perché mi hai rovinato....

Io? Vorrei un po’ saper come.

Sí, tu.... Se non ti avessi conosciuta, sarei stato un altr’uomo.... ( beve e so- spira ) Eh, che uomo sarei stato!... Ma è finita... ora è inutile... lasciamo correre!

E mi vuoi lasciare?

Sí, solo per qualche tempo.... che tu veda come stai senza di me.... ( beve ) Dammi retta... a che pensi?... Io ho un affare lontano... bisogna che parta domattina... Tu... sii ragionevole, resta a casa e aspettami. Non fare difficoltà... o ti ammazzo!

Starai molto tempo assente?

Un mese, due, tre, più... un anno, non so....

Ma poi tornerai?

Naturalmente tornerò.... Tu devi riscuotere dal Pope con uno scritto — ricordami che te lo dia — cinquecento lei... La locanda la potrai affittare: anche il Pope la vorrebbe prendere.... Le tavole da coprire il tetto che sono nella rimessa le puoi vendere... gli assi te li porteranno giù fra qualche giorno... non pagarli più di trentacinque lei...; vendili, puoi prenderci fino a cento lei.

(dopo averlo ascoltato con pazienza, scuotendo il capo)

Ah, Dragomiro!

Ebbene?

Ma ci posso credere, io, che tu torni? Non lo vedo forse che fai testamento? (si alza ) Dragomiro, tu non devi partire.... come è possibile una cosa simile! Lasciare la tua casa e fuggire così per il mondo... Perché? Sei rovinato, e vai a servire dove nessuno ti conosce?

Eh via!

O il fuoco ti ha bruciato tutto e vai a cercare un rifugio altrove?

No!

O che hai commesso una cattiva azione e hai paura del castigo, per andartene cosí fuori del tuo paese, lontano dai tuoi e dalle cose tue...

Ma via!

Chi fugge cosí? Chi abbandona cosí la casa e il paese da un momento all’altro e se ne va per il mondo?... Soltanto i disperati, i bricconi, o... i pazzi...

I pazzi....

Disperato non hai ragione d’esserlo, perché, grazie a Dio, da vivere ne hai...; cattive azioni, dici di non averne commesse: tu lo sai, e Domineddio che vede nella tua coscienza... Allora, Signore misericordia, sei pazzo!

Chi sa?... lo sarò...

Non ridere di ciò... tu sei un po’ strambo... cioè, come un po’! lo sei completamente; da un pezzo hai perso la testa (Dragomiro ascolta nervoso). La notte fai dei brutti sogni e ti lamenti sempre nel sonno.... Hai paura di dormire con la lampada spenta.... Prima, quando mai capitava che tu ti ubriacassi!... Ora affoghi la ragione in un bicchiere di acquavite.... Prima, mi obbligavi a fare elemosine e a dire le preghiere per l’anima di Demetrio (Dragomiro si turba) — perché era stato per te un buon amico, ed era un peccato che un uomo simile avesse fatto quella fine! — tanto che mi stupivo di te, che dopo avermi sposata, non facevi che ricordarmi il mio primo marito... Da qualche tempo, tutto è cambiato: se qualche rara volta lo rammento, vai sulle furie... Ci pensi a quello che hai fatto poco fa?

Quando, poco fa?

Poco fa, quando Giorgio leggeva.

Ebbene?

Hai detto certe parole... se quello non ti conoscesse, potrebbe credere....

Che parole? che ho detto?

Quello che non avresti dovuto dire.... Pazienza nell’ubriachezza, vada pure.... il cervello è annebbiato.... Ma non eri ubriaco...

Ebbene? che ho detto?

Mi hai chiesto che penso di te, se credo che tu abbia ammazzato Demetrio... e Giorgio era presente!

E tu che hai risposto?

Ti ho risposto come sempre... che sei pazzo.

Pazzo!...

Ecco, vedi... ho notato che non puoi sentire questa parola. Ma che hai, Dragomiro? Ci dev’essere sotto qualche pec- cato... confessati... fa la comunione...

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