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Ritratto
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Capitolo 1 - Nascita e Ritratto
Leonardo, uomo straordinario, al quale conviene il titolo di Genio, quasi sostanza affatto spirituale, o men d’ogni altro carico di nostra umanità, nacque in Vinci, piccol castello posto in Valdarno, non lungi dal lago di Fucecchio, presso ai confini del Pistoiese, nel 1452. Figlio naturale di un certo ser Piero di nobile stirpe, fu poi da questi legittimato.
Leonardo da Vinci fu di quelli esseri potentemente privilegiati dalla natura, i quali, forniti di tutti i mezzi possibili, riescono in tutto ciò che intraprendono. La sola Italia produce tali individualità, e difatti, i Leonardo, i , i e non pochi altri rimangono senza confronto in altre nazioni. Noi li chiamiamo: Conquistatori delle Arti tutte. (Veggasi , , , Verocchio, Orgagna, Raffaello, Agostino Caracci, Lorenzo Lippi, Salvatore Rosa, ecc.)
Leonardo fu forse il più bell’uomo dei suoi tempi. Egli era di alta statura, di belle forme, e ben proporzionato, robustissimo ed agilissimo; la sua testa era maestosa, bella era la capigliatura e bella la sua lunga barba; — il suo viso, la sua fisonomia avevano una espressione nobile e dignitosa, e dinotavano l’uomo di talenti superiori; — in tutto, la sua figura poteva paragonarsi a quella del divino . I di lui modi erano nobili e piacevoli; — nobile era il suo animo ed onesti i suoi costumi; quindi inspiravano rispetto e simpatia. La sua mente era perspicacissima, pronta, versatile, vasta e profonda, per cui abbracciò con eguale successo tutte le arti e tutte le scienze.
Leonardo di nulla stupivasi, perchè nulla gli sembrava nuovo, e niuno ostacolo lo fermava, — perchè sentivasi la forza di tutto vincere, e di arrivare ad un felice risultato. Codesti genj nascono con il sentimento di quelle cognizioni che loro abbisognano, e tutto eseguiscono con la maggior facilità; mentre quelli meno generosamente dotati dalla natura, non lo ponno acquistare senza molte fatiche.
Capitolo 2 - Studi vari, talenti di ogni genere, profondo sapere, genio universale
Leonardo ballava bene e con eleganza, e riusciva nelle varie ginnastiche; niuno lo superava in tutti gli esercizi del corpo: era eccellente schermitore, nuotatore, e maneggiava con somma facilità e destrezza i più focosi cavalli; infine, egli era eccellente in tutti gli esercizi cavallereschi. Cantava egregiamente ed improvvisava sopra una lira di argento, di forma di teschio di cavallo, che egli stesso aveva immaginata, e da cui traeva i più armoniosi suoni. Egli si era pure internato nella scienza musicale, essendo versato nelle matematiche e nella fisica. Amava passionatamente la poesia, nella quale pure si distinse con componimenti eleganti e pieni d’idee ingegnose. Spesso, nei geniali convegni, improvvisava versi e musica.
Niuno il Vinci trascurò di tutti i rami delle arti del disegno, e delle scienze, che concorrono al perfezionamento della pittura. Molte prove ci ha lasciate del suo grande sapere nell’aritmetica (scienza allora nuova), nella geometria, nella fisica, storia naturale, chimica, notomia, meccanica, idraulica. Leonardo fu pure valentissimo nell’architettura civile e nell’architettura militare, nell’arte di modellare le figure, in plastica, in gettare in bronzo, in iscultura: ciò che prova che avrebbe potuto essere un grande scultore, esercitandosi, come fu pure un abilissimo incisore.
Ma tra gli studi, quelli per cui dimostrava più costante inclinazione, ed una maggior assiduità, si fu il disegno, e le arti tutte che ne dipendono. — Ser Piero, tanto per secondare l’inclinazione del figliuolo, quanto per istradarlo in un’arte onorevole e lucrosa, dopo di essersi consigliato con messer Andrea da Verrocchio, valente pittore, scultore ed architetto a quei dì, a lui stesso diello perchè nell’arte del disegno lo istruisse.
Seco il prese a discepolo messer Andrea, e poichè ne vide i maravigliosi progressi, per vieppiù animarlo allo studio ed alla diligenza, mentre stava dipingendo una tavola, in cui san Giovanni battezzava il Salvatore, volle che Leonardo in quel lavoro avesse parte; e questi vi dipinse un Angiolo che teneva alcune vesti: «e benchè fosse giovanetto, dice , lo condusse di tal maniera, che molto meglio delle figure d’Andrea di Ricco stava l’Angiolo di Leonardo; il che fa cagione che Andrea mai più non volle toccar colori; sdegnatosi che un fanciullo ne sapesse più di lui.»
Capitolo 3 - Disegnatore. Ingegno versatile
Nei disegno pose tal cura, che sembra impossibile che potesse far tanto; ma il tempo non manca mai a chi sa impiegarlo. I volumi suoi a Milano, a Londra, a Firenze, racchiudono una immensa quantità di studi d’ogni genere. Comincia dal feto e prosegue tutta l’anatomia interna ed esterna, con tanta diligenza; come se avesse disegnato tavole per Heistero, per Hunter, per o . Il celebre , non abbastanza studiato dalla gioventù, non analizzò con più acutezza di mente e con più profonda scienza la forma e la costruzione del corpo umano, il meccanismo dei suoi movimenti e la sua analogia sorprendente con un grande numero di animali. Inoltre Leonardo studiava gli animali e segnatamente i cavalli, di cui era amantissimo. Fece migliaja di caricature imitate dal vero, la cui scelta mostrava quanto egli fosse osservatore anche delle forme più bizzarre, perchè tutte aventi una espressione, indicando il carattere, le inclinazioni, le passioni che alle volte la capricciosa natura informa in quei ridicoli e quasi storpi corpi. La prontezza, la facilità, la versatilità della matita del nostro immaginoso ed universale pittore erano maravigliose. Egli riusciva anco nel fantastico. In questo genere di composizione mostrò come il mondo fantastico sfugge alle leggi della pittura ordinaria. Egli non ha nè luna, nè sole, nè prospettiva, nè scala di colori; egli corre come un pianeta sviato nella regione dei fenomeni e delle meteore. Ma non è concesso che ai genii poetici d’intravederlo e di scrutarlo; — quindi, personaggi chimerici, diavoli, esseri strani, metà reali e metà magici, frammischiati di verità e di sogni; stile delle tavole shakespeariane. Le immaginazioni poetiche, che dar sanno agli spiriti un corpo, e ad ogni corpo uno spirito, vivono d’ordinario nelle brevi ore del loro delirio, abitatori di un mondo che non esiste, e fingon del pari, e con passione eguale, una silfide amante, un’ondina, una salamandra, o altro spirito elementare, od un fiore, un albero o qualunque siasi pianta. Sopra queste idee fantastiche si basarono la matita ed il bulino di Leonardo: ciò che poi fecero, imitandolo, , , Fuseli, e parecchi altri.
Il Vinci trattò magistralmente tutti i generi della pittura, tutti i caratteri, da Apelle al Callota, ciò che provano i suoi quadri a olio ed i suoi affreschi; applicossi anche a dipingere rabeschi, fiori, frutta, erbe, in modo diligentissimo ed assai vago. Trattò tutte le parti dell’arte e in tutte riuscì. Insomma, ogni ragion di cosa disegnava, imitava, e, ponderando, faceva servire alle idee sue, le quali sempre furono grandi, nuove, ardite ed utili.
Dotto matematico ed ingegnoso meccanico, fece macchine per artiglierie, per chiese, e saracinesche, opere idrauliche, armi, ed armi antiche adattate all’uso moderno. Perfino tentò il volo; fece correre davanti a Lodovico XII re di Francia un leone con macchine che gli aprivano il petto per dischiudere i gigli di Francia: omaggio a questo principe, il quale ne fu soddisfattissimo. — Dicesi pure che Leonardo, accompagnando da Firenze a Roma il duca Giuliano de' Medici, facesse per suo diletto delle figure che s’innalzavano da loro stesse, e dopo si posavano a terra. Poteva questa invenzione motivare quella dei palloni aereostatici. L’ingegno matematico-meccanico del Vinci uguagliava il suo ingegno artistico-poetico.
Egli, in Milano, mostrò di essere un profondo ingegnere, nel condurre in questa città le acque dell’Adda col mezzo di un canale di una esecuzione difficilissima, a segno, che sino allora si era creduta impraticabile. Tutti gli ostacoli cedettero alla portentosa mano di Leonardo, e le acque attraversarono le valli e i monti. — Egli operò l’unione dei navigli dell’Adda e del Ticino, imaginò le conche e le cateratte che vediamo in opera sul Naviglio, incominciando da Pavia sino a Milano, e più oltre, mercè le quali venne attivata la navigazione da Milano al Ticino, ad onta di un disparatissimo livello di terreno, trasportandosi l’acqua dall’alto in basso, e viceversa. Stupenda opera idraulica.
Leonardo fuse bronzi, animò tavole e pareti; riusci nella plastica, modellando egregiamente in creta ed in cera; fu lodevole scultore ed architetto, e perfezionò l’arte della prospettiva; ingegnosissima ed utilissima fu la sua invenzione della camera ottica, origine dell’odierna fotografia, ch’egli predisse mercè l’effetto che produceva codesto suo ritrovato che appellò: Camera ottica oscura.
Il gruppo dei cavalieri che combattono una bandiera parve un miracolo dell’arte, e fu lo studio dei primi artefici.
Per commissione del duca , detto il Moro, Leonardo intraprese pure l’esecuzione di un grande Cavallo di Leonardo Francesco Sforza, colosso che venne distrutto dai Francesi condotti da Luigi XIII di Francia re di Francia, nella sua meritata sciagurata campagna d’Italia, in cui il suo grande esercito fu battuto a Seminara ed a Cerignole, — ed in ultimo, perduta la battaglia a Novara, fu obbligato ad abbandonare precipitosamente l’Italia.
Come abbiamo notato, era Leonardo uno di quei genii arditi che di nulla si sbigottiscono, perchè nulla ad essi sembra nuovo, e che in qualche modo nascono con le cognizioni, diremmo, che gl’ingegni mediocri acquistare non ponno senza una lunga ed ostinata fatica. Le arti, le lettere e le scienze erano famigliari a questo grand’uomo; direbbesi alcune volte, tanto era la sua percezione e la rapidità del suo sguardo d’Aquila, ch’egli le indovinava. Egli è dunque, per la forza dell’immaginativa, che le cose s’inventano, e che trovansi le cose nascoste; quindi lo studio deve essere di ajuto nelle ricerche; — l’azione dell’immaginazione produce le visioni.
Capitolo 4 - Pittore. Il Cenacolo
Ne’ dipinti di Leonardo infinite bellezze di contorno si ponno studiare, ed egualmente profonde avvertenze dell’arte. Il tipo del bello, del nobile, dell’elegante, caratterizza le sue figure di donne e di uomini; i suoi putti sono graziosissimi. La sua tavolozza è di sovente quella del Tiziano.
Chiamato a Milano da , compose maravigliose opere, fra le quali, in pittura, il celebratissimo dipinto: La Cena degli Apostoli detta comunemente il Cenacolo. Quest’opera mostra quanto grande fosse il suo autore nella pittura, giacchè non l’avrebbe sdegnata per opera sua. Questo grandioso diphito, una delle più superbe opere del Vinci, egli l’eseguì nel refettorio dei frati Domenicani che allora servivano la detta chiesa. Leonardo si era fatto degli Apostoli una idea conforme a ciò che ne dicono le sacre carte; molto studiò e molto ricercò, onde questi personaggi corrispondessero al suo divisamento; ma essendosi sfruttato rispetto alla espressione che diè loro nelle arie di testa, non trovò cosa abbastanza bella che lo appagasse, onde rendere i lineamenti e l’espressione del Divino Maestro; quindi lasciollo abbozzato per qualche tempo; raggiunse in ultimo il suo scopo.
L’espressione della figura di Cristo deve sempre essere caratterizzata dalla nobiltà astratta dei Simboli. Egli deve essere rappresentato come ce lo descrive il Vangelo. Parecchi pittori l’hanno rappresentato un Cristo progressivo ed umanitario; una serenità razionalista illumina la sua fronte; l’ironia filosofica, quella di , di lui precursore, sembra sfiorare le sue labbra. In Esso vedesi il tipo indeciso e nobile di una idea religiosa vagamente definita perchè credesi perfettibile. Lo non si può riconoscere per il figlio dell’uomo. Impossibile è la sua fronte; tutta la sua sostanza esprime una natura puramente simbolica. Questi artefici lo rappresentano, nelle grandi scene della sua vita e della sua passione, come un uomo che dubita e che sogna, — come s’egli stesso non fosse che un sogno di virtù e di perfezione. Leonardo comprese il Divino Legislatore, e il dipinse. Molti lo imitarono, e perpetuarono il tipo della più sublime fisonomia.
Invano Leonardo cercava in tutte le crocevie di Milano una fisonomia bastantemente caratterizzata da bassezza d’anima e da tradimento, che gli servisse di modello. Il priore del convento lagnossi al Gran-Duca, perchè l’artefice moltissimo tempo impiegava a finire un quadro i cui personaggi, all’eccezione di un solo, erano terminati. — Leonardo spiegò il motivo del ritardo: «La figura del priore mi converrebbe benissimo, diss’egli al Gran-Duca; ma non ho ardito chiederlo a modello nel proprio suo convento.......» Infine, trovossi il Giuda; somiglianza ed espressione nulla lasciava da desiderare, ed il quadro fu ultimato: ciò che avvenne nel 1498.
Il Cenacolo fu destinato a subire varie vicende. L’artista compose, come si disse, questo quadro pel refettorio del convento dei Domenicani alla chiesa delle Grazie; fu ultimato nel 1498; in gran parte era scancellato nel 1540. Un secolo dopo, monaci ignorantissimi fecero praticare una porta di uscita, nel bel mezzo del quadro! (o barbari!), e dipinsero le armi dell’imperatore (felicemente regnante) sovra le teste degli apostoli. Infine, nel 1726, un preteso pittore incaricossi di ristaurare il Cenacolo di Leonardo da Vinci! il che fece con pesantissimo modo di colorire. Altri barbari oltraggiarono alla lor volta le traccie che ancora rimanevano del genio di un grande maestro. Mazza, mediocrissimo pittore, ed alcuni dragoni francesi dell’esercito d’Italia, comandato dal generale Bonaparte (repubblicano!) furono gli ultimi barbari; il primo, grattò dei contorni ancora intatti, ed i dragoni, poco sensibili agl’incanti delle arti belle, trovarono piacevole, nel loro entusiasmo repubblicano, di gettare sassi alle teste degli Apostoli.
Il mosaicista romano Raffaelli fece, nel 1820, due bellissime copie in mosaico del Cenacolo, di eguale grandezza, una delle quali trovasi alla corte di Vienna e l’altra in Roma. Il dotto ed abilissimo pittore Bossi fece pure una copia ad olio del capo-lavoro del Vinci della stessa dimensione. La copia fatta a fresco dall’Oggionno è degna dell’allievo di Leonardo, ed ammirasi in Milano. Tutto questo consolerà in parte della perdita del dipinto di Leonardo. Il Cenacolo trasportò talmente di ammirazione Francesco I, ch’egli mise in opera ogni mezzo per levarlo di là, onde trasportarlo a Parigi; ma, fortunatamente, non si potè arrivare a vincere le difficoltà di una sì ardita impresa. Come potevasi difatti distaccare dalla fabbrica un sì gran pezzo di muro e trasportarlo altrove?
Capitolo 5 - Leonardo e Michelangelo rivali in pittura ed in architettura militare. Accademia di pittura e di scultura
Leonardo e Michelangelo rivali in pittura ed in architettura militare. — Accademia di pittura e di scultura.
Leonardo fu incaricato dalla Repubblica di Firenze, unitamente a Michelangelo, di dipingere la gran Sala del Consiglio. I cartoni di queste sublimi composizioni, esposti al pubblico, servirono di studio a’ più valenti pittori. Raffaello, allora in età di venti anni, venne espressamente a Firenze per vederli, e subito cangiò il suo stile. — Michelangelo divenne geloso di Leonardo, e tanti furono i dissapori che gli fece provare (cosa incredibile dalla parte di un sì grande artefice; ma, umane debolezze!), che Leonardo fu obbligato di lasciare il soggiorno della capitale della Toscana, e se ne andò a Roma, all’elezione di Leone X. Ma Michelangelo trovandovisi pure, la gelosia dei due rivali aumentò all’eccesso, e Leonardo divisò di recarsi in Francia. Di rado addiviene che la gelosia, passione crudele, non rompa l’unione che sembrerebbe dover regnare fra gli uomini di talento, per stimarsi tutti reciprocamente. Il Vinci ed il Buonarotti dividevano egualmente l’universale ammirazione, procurata loro da quei dipinti divenuti famosi, ove vedevasi tanta maestria ed ingegno, ed eseguiti con una emulazione degna di loro.
In Roma, il duca Cesare Valentino Borgia, apprezzatore dei rari talenti di Leonardo, gli diede l’impiego di ingegnere generale. — Per lo stesso duca tracciò il piano delle fortificazioni per la difesa dei suoi Stati. — I sistemi delle quali opere fortilizie furono ammirati, e servirono di modello a tutte le altre di simile genere: lavori che diedero a Leonardo fama di peritissimo architetto militare. Michelangelo egualmente fortificò la città della sua cara Firenze. Assai grande doveva essere colui che fu uno de’ modelli di Raffaello, e che destò l’invidia di Michelangelo!
Michelangelo, gareggiando in Firenze con Leonardo, pervenne a forza di studio ad essere egualmente grande nella pittura, nella scultura e nell’architettura. Sotto gli auspici di Lorenzo de’ Medici, anch’esso grande uomo, eresse in Firenze la Sicione italiana, Accademia di pittura e di scultura. Questi due stragrandi ingegni sembravano volere dividersi il campo delle arti e delle scienze. Ripetiamolo, la sola Italia produce tali uomini, tali genii enciclopedici; l’Italia sarà sempre, quando gli’Italiani tutti lo vogliano, il primo paese del mondo; dessa non sarà giammai la terre des morts, nè poussièr humaine, come disse il sapiente ed imparziale , nella continuazione del poema Child-Harold di , ove si mostrò come un nano che si misura con un gigante.
Capitolo 6 - Leonardo in Francia. Francesco I. Vari artisti italiani. Morte di Leonardo
Niun monarca più di Francesco I fa ammiratore delle belle arti, e niuno più di lui favorì e premiò i loro cultori . Il Primaticcio e Leonardo da Vinci lo seguirono in Francia, e furono come due conquiste ch’egli fece in Italia. Accordò loro la sua amicizia, onde consolarli di avere rinunciato alla loro patria. A veramente reali liberalità egli aggiungeva i più delicati riguardi; impiegava le stesse negoziazioni per attirare alla sua corte artisti e dotti stranieri, come se si fosse trattato di unire una provincia al suo regno. Maestro Rosso Fiorentino ed altri rinomati pittori e scultori, nonché letterati e scienziati, furono pure chiamati a Parigi per abbellirlo e adornarlo di nuove meraviglie artistiche . L’architettura, ch’egli moltissimo prediligeva, si mostrò splendida e degna di lui, in vari grandiosi fabbricati. Il Louvre, che divenne pei lavori successivi uno dei più magnifici palazzi del mondo, dovette i suoi principii e le sue belle proporzioni a questo monarca. Il castello di Fontainebleau e quello di Chambord attestano egualmente il suo gusto per le arti belle.
La scultura fece i più grandi progressi sotto il suo regno. Il Mausoleo, che la di lui gratitudine fece erigere a Luigi XII, diede principio in Francia ad un nuovo ordine e carattere di monumenti. Ben tosto i palazzi de’ re e gli hòtels dei grandi signori furono ornati di statue, le quali già dimostravano che i capolavori antichi, e quelli di , non erano stati infruttuosamente contemplati e studiati da Filiberto, da Giovanni Cousin, Pietro Bontemps e Germano Pilon.
Allorché diede a un San Michele, che molto bramava di possedere, questo principe pagò detto quadro molto più caro di ciò che avrebbe sperato la modestia dell’artefice; quindi questi, con tutta la generosità del talento, offrì al monarca una Sacra Famiglia, di sua composizione. Francesco I accettò con la solita sua cortesia l’omaggio di Raffaello, dicendo: Les grands artistes ont droit à la même immortalité que les princes, et vont de pair avec eux.
Il monarca voleva pure alla sua corte Raffaello, ma lo ritenne a Roma, onde lavorasse alla basilica di San Pietro. Però Raffaello, grato alla generosità del re, gli mandò quadri di grandissimo valore: i due mentovati. Ne aveva quasi ultimato un terzo, La trasfigurazione di Gesù Cristo, ch’è come il capolavoro della pittura; ma la di lui morte non gli permise di dargli l’ultima mano. È sovra simili modelli che gli artisti francesi poterono formarsi.
Leonardo, alla corte di Francesco I professore delle lettere e delle arti, fu accolto con la massima distinzione e divenne l’artista favorito del magnifico monarca, apprezzatore degli artisti e letterati italiani, di cui volle si onorasse il suo regno. Francesco I fissò a Leonardo una pensione annua di 700 ducati d’oro, somma considerevolissima a quei tempi.
Il grande cartone che Leonardo fece del quadro dell’altare maggiore della Chiesa dei Servi in Firenze, rappresentante la SS. Vergine con Gesù Cristo e S. Anna, dopo di avere eccitato l’ammirazione dei Fiorentini divenne proprietà di Francesco I, che teneva in grande estimazione questo magnifico lavoro.
Allorchè Leonardo recossi in Francia, era già vecchio e cagionevole, per cui non potè fare che pochi lavori; ma erano lavori di un grande artista. Altri pittori, scultori, architetti, ingegneri, che erano pure al servizio della corte, molto approfittarono dei suoi esempi e consigli. Egli fondò in Francia una scuola di Pittura.
Ammalossi in Fontainebleau. Il re che molto l’amava, e che in grandissimo conto lo teneva, recossi a visitarlo nell’ultima sua malattia. Leonardo morì nell’istante in cui il monarca sostenevalo onde fargli prendere un brodo; spirò nelle braccia di Francesco I nel 1520, altri dicono nel 1518, in età di 75 anni.
La disperazione del re, per una tale perdita, sorprendeva non poco i cortigiani. Uno di loro ardì palesargli il proprio stupore, ma il re gli rispose sdegnoso: Je puis faire tous les jours des grands seigneurs comme vous et Dieu seul peut faire un homme tel que celui que je perds. — Leonardo fu accolto dall’immortalità.
Un distinto pittore francese si è giovato di questo fatto interessante per soggetto di un quadro noto ai conoscitori. — Un emulo di questo pittore dipinse con ingegno la morte di Raffaello, presente papa Leone X.
Capitolo 7 - Pregi di varie opere
Molte opere di Leonardo furono guaste o perdute, massimamente quelle di gran dimensione. Ma da ciò che sappiamo dagli storici, è un fatto che egli abbondò di belle invenzioni, che molto movimento trovasi in esse, che tutto vi è ragionato ed espressivo e pieno di erudizione: ciò che vien provato dai di lui disegni conservati nei musei e nelle mani degli intelligenti. In tutto scorgesi il grande artista. Il suo disegno è corretto e di un gran gusto, quantunque appaia essere formato sopra il vero, piuttosto che sopra l’antico, ma nello stesso modo che usavano gli antichi scultori, cioè ricercando dottamente, ed attribuendo alla natura non tanto delle sue produzioni ordinarie, quanto di quelle perfette di cui ella è capace.
Le espressioni di Leonardo sono vivacissime ed assai spiritose. Egli penetrava nel cuore umano con prontezza e precisione, e con varietà ne sapeva ritrarre tutti i moti e gli slanci. Rubens, in un suo manoscritto latino, fa un magnifico elogio dell’arte, degli studii e del genio di Leonardo, e questo elogio onora egualmente i due celebri artisti.
Le carnagioni, il colorito di Leonardo, non sono la parte in cui più emerga; prima, perchè i pittori fiorentini appli- candosi intieramente al disegno, all’espressione, alla composizione, trascuravano alquanto il colorito, parte importantissima dell’arte; — secondariamente, perchè ciò che si rimprovera nel di lui colorito spesso grigio o violaceo, potrebbe anco provenire dalla qualità dei colori che poco resistono all’azione del tempo, o perchè, all’epoca di Leonardo l’uso del dipingere a olio non fosse ancora ben conosciuto.
Il quadro di Leonardo, rappresentante La Modestia e la Vanità, esistente in Roma, è uno dei migliori suoi dipinti. Belle sono queste due mezze figure di donne; una, abbigliata con vaghezza ed ornata in modo da allettare l’amorosa passione; — l’altra, assai più semplice, e abbastanza modesta. In questo quadretto traspajono la finitezza ed il modo prezioso di dipingere dell’autore. Sopratutto la testa della Vanità è un modello; gli occhi sono animatissimi e tutto il viso è di una grande espressione. Questo dipinto ha tutta l’impronta del fare del grande maestro, facile a riconoscersi, difficilissimo ad imitarsi.
Leonardo pensava moltissimo sovra ciò che doveva dipingere; e di qui la grande ed incantevole armonia che domina in tutti i lineamenti delle sue ligure. Ammirabili sono gli occhi, e l’espressione tenera, melanconica, al quanto voluttuosa, formano l’incanto delle sue teste di donna.
La Madonna, ch’ei dipinse a fresco nel convento di sant’Onofrio in Roma, è un tipo di bellezza, e dello stile il più elevato. — L'Arcangelo Michele che porge a Gesù bambino la bilancia della giustizia è uno de’ pregevolissimi dipinti del nostro grande artefice.
In Lombardia egli formò il suo bello ideale, ove , questo amabile usurpatore, morto prigioniero a Lecco, l’aveva chiamato. Questo principe aveva di spesso duelli di spirito con l’artista che riuniva ogni genere di talenti. Sotto i castagni di Porta Orientale, ed al corso, si ponno ancora vedere le divine Erodiadi di Leonardo, come pure i modelli di Luini e di Salaj, entrambi discepoli di Leonardo. In Saronno ammirasi una bella cappella dipinta a fresco dal Luini, pittore fecondo, svariato, bello nel disegno, nel colorito, nella composizione, e nel condurre con buon gusto e notevole diligenza tutte le parti de’ suoi lavori. Tanto nel dipingere a olio, come a fresco, egli mostra una franchezza ed una valentia rara. Ha delle figure di donne che incantano. Il Vinci, vedendo un giorno, nel passeggiare co’ suoi giovani amici, de’ bellissimi uccelli che varj mercanti portavano in grandi gabbie onde venderli, li comperò per dare loro la libertà. Gli è in codesto modo che coltivava il sentimento del bello nel cuore de’ suoi allievi. Egli non ha l’anima sensuale del , come questi manca della di lui finitezza. Condusse a perfezione l’effetto del chiaro-scuro, qualità in cui emerse pure il Correggio (pittore).
Belle sono le donne del pittore fiorentino, ma non hanno la passione seria delle Madonne dell’Urbinate. Varii tipi di bellezza presentano le ancelle di Sasso Ferrato, le donne del Guercino, quelle del Masaccio, le belle donne amoreggianti del Leonardo, le poetiche donne del Domenichino, le donne appassionate del Correggio, le veneri del Tiziano, le donne mitologiche di e di Giulio Romano, quelle del Parmigianino, le donne veneziane del Tintoretto, del Paolo Veronese, e di altri della scuola Veneta; la Maddalena del Guido Reni, la sua Aurora, le Sibille del , le donne di , le Sante di frate Beato Angelico, le Vergini di Raffaello, comprendenti Iddio e la sua maestà infinita. — Aggiungansi a questi tipi quelli animati che incontransi per le vie e nei convegni, e vedrassi in quanti modi diversi si presenta la bellezza, e come variata all’infinito, nella forma e nell’espressione, può essere sempre ritratta, e sempre pia- cere ed interessare. Inesauribili sono i mezzi che la natura offre allo studio ed all’ingegno onde giungere allo scopo dell’artista.
L’Italia può annoverare circa 500 pittori (non compresi i nostri contemporanei), e tutti di molto merito, le cui numerosissime epere sono sparse nei due emisferi, e pure ognora vedonsi e sempre si vedranno nuovi tipi di bellezza.
Negli splendidi giorni di Atene e di Sparta vediamo la purezza dei costumi e l’energia della virtù presentarci l’immagine di quel bello ideale che tanto sublima le buone arti, e di cui i rozzi secoli ed i secoli corrotti non ponno farsi idea alcuna.
La più amabile bellezza è quella che possiede la grazia ed il pudore. La salute è la madre della bellezza; la decenza ne è la regolatrice; il buon gusto e le grazie debbono sempre accompagnarla. — Un cielo poetico, il cielo della Grecia, altre regole di decenza, altre leggi di decoro diverse da quelle al cui nome e con le quali si guidano e sono giudicati i costumi e le azioni, permettevano ciò che i moderni vietano. La dea degli amori, la bella e sensibile Venere, non arrossì di aver reso Adone il più felice degli uomini. — Epperò, a quei tempi, ai più bei giorni dell’antica Grecia, si vide sino a qual grado pervenisse l’incivilimento dell’umano intelletto.
Nelle belle e ardenti contrade Iberiche, che furono sì feconde di storie cavalleresche, sonvi sempre state belle e vezzose donne, tipi di una bellezza animata, provocante, voluttuosa, in cui si mostra pure il sentimento religioso; — quindi in quei cuori sensibili, creati, direbbesi, per l’amore ed educati nelle chiese, vedonsi sempre camminare con pieno accordo religione ed amore; quindi, mistero ed espansione.
Fra le donne più avvenenti di cui Leonardo fece il ritratto, bellissimo è quello della Ferronière, il cui nome è inseparabile dall’epiteto di bella, e che fu l’amante di Francesco I. Ella era, secondo Mézeray, la moglie di un avvocato, e non, come altri storici pretendono, quella di un Féronnier (operajo che lavora il ferro, un fabbro). In allora il nome di questo avvocato doveva essere Féronnier, ed assumere, quando trattavasi di sua moglie, una desinenza femminile.
L’altiera Maria de’ Medici era bella di nobiltà e di maestà: era una bellezza improntata di gravità e d’imponenza.
Capitolo 8 - Dell'Espressione
Leonardo fu eccellente nel dare a qualunque soggetto il suo vero carattere, e fece uno studio particolare diligentissimo de’ movimenti prodotti dalle passioni, ch’egli espresse con una energia veramente mirabile. Molto impararono i fisionomici da’ suoi quadri e disegni. (Veggasi: , , , e prima di tutti). Leonardo era ne’ suoi lavori artista, filosofo e scienziato. Il suo disegno è correttissimo e d’ottimo gusto, e ne’ suoi movimenti vedesi nobiltà, sapere ed ingegno e molta anima. I di lui disegni a maniera di piombo, a matita rossa, a matita nera, e particolarmente a penna, furono e saranno sempre ricercati dagli studiosi e dagli intelligenti.
Fra i capolavori italiani che trovansi in Francia, havvi a Parigi il quadro di Leonardo, rappresentante la Vergine e Gesù bambino, in cui tutte le parti, della pittura sono trattate egregiamente, e l’assieme è di una stupenda armonia. Questo dipinto fu veramente ispirato dal sentimento religioso.
Dopo avere veduto la rappresentazione pittoresca dei soggetti, tratti dalla Bibbia o dal Vangelo dagli artisti che si sono più distinti, se ne porta seco una stima quasi religiosa pel talento ed il genio che tanto alto collocarono le loro speranze ed il loro ideale. Come Davide, il quale non servivasi della sua arpa che per cantare le lodi del Signore, e pregarlo, questi artisti non dipingevano che per glorificare pensieri o sentimenti. Se alcune volte si osservano errori, questi errori stessi non sono che gli scrupoli di pensatori, ch’esauriscono la forma per farle rivelare l’invisibile ed esprimere l’ineffabile. Dessi pongono tutta la loro anima ne’ loro quadri, e quest’anima trovasi sì pura, sì simpatica, sì leale, che laddove l’arte sparisce alcune volte a forza di raffinare o di purificare, ne dà ancora l’alta illusione. Potrebbesi dire, che un loro quadro era una virtù; questo è il segreto della loro rara e squisita influenza. Se qualche volta gli occhi ponno criticare e contestare alcune parti di queste opere, il cuore protesta e lasciasi incantare. Il cuore è un grande giudice dell’imitazione delle arti, ed allorché applaude l’artefice trionfa.
I quadri di fra Angelico sono atti di fede, di entusiasmo e di sentimento. Prima di essere un artista, egli fu un poeta ed un moralista.
La Madonna del baldacchino quadro di Raffaello, esistente nella celebrata Galleria di Firenze, offre un modello di puro e sublime sentimento religioso. In questo delizioso dipinto emergono tutte le eminenti qualità del divino artista.
Il Giudizio di Salomone, dipinto al Vaticano dallo stesso Urbinate, presenta nel più alto grado l’efficacia del bello nella espressione e negli atteggiamenti di ciascun personaggio. Questo tipo Raffaellesco è inciso egregiamente dall’Pietro Anderloni, uno di quelli che in alto seggio mantennero l’arte italiana sublimata in questi ultimi anni da Toschi e Calamatta.
Nell’espressione, parte essenzialissima della pittura, risiede il principale effetto di un quadro. Le opere delle arti belle, se mancano di espressione, non ponno nè piacere, nè interessare. Il primo scopo di un artista, di uno scrittore, è di esprimere, di figurare i suoi concetti, in modo da essere capito 'e persuadere.
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