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Le lettere di S. Caterina da Siena e di alcuni suoi discepoli

Caterina da Siena · 1922 · Free in the US

203,169 words · about 14 h 14 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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Licence: PD-US · Published in 1922 (before 1931): public domain in the United States. Text and transcription from it Wikisource by Wikisource contributors (transcription licensed CC BY-SA 4.0; contributors: https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Le_lettere_di_S._Caterina_da_Siena&action=history). · Wikisource contributors

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About this book

Author
Caterina da Siena
Language
Italian
Published
1922
Length
203,169 words · about 14 h 14 min
Sections
206 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (206)
  1. Front matter under 1 min
  2. II. - A Prete Andrea de' Vitroni. about 6 min
  3. III. - Al Preposto di Casole, e a Giacomo Manzi, di detto luogo about 8 min
  4. IV. - Ad un Monaco della Certosa essendo in carcere about 3 min
  5. VI. - A Monna Lapa, sua madre about 1 min
  6. VII. - Al Cardinal Pietro d'Ostia about 4 min
  7. VIII. - A Frate Giusto, Priore in Montoliveto about 5 min
  8. IX. - A una donna che non si nomina about 3 min
  9. XI. - A Pietro Cardinale d'Ostia about 5 min
  10. XII. - All'Abbate di Sant'Antimo about 3 min
  11. XIII. - A Marco Bindi, mercatante about 8 min
  12. XIV. - A tre suoi fratelli, in Firenze about 2 min
  13. XV. - A Consiglio, Giudeo about 2 min
  14. XVI. - Ad un gran Prelato about 7 min
  15. XVII. - Al venerabile religioso Frate Antonio da Nizza, dell'Ordine de' Frati eremitani di S. Agostino, a Selva di Lago about 4 min
  16. XVIII. - A Benincasa suo fratello, essendo esso in Firenze about 2 min
  17. XIX. - A Niccolaccio di Caterino Petroni da Siena about 2 min
  18. XX. - A Benincasa suo fratello in Firenze about 1 min
  19. XXI. - Ad uno il cui nome si tace about 6 min
  20. XXII. - All'Abbate Martino di Passignano dell' Ordine di Valle Ombrosa about 3 min
  21. XXIII. - A Nanna Figliuola di Benincasa, Verginella, sua nipote, in Firenze about 5 min
  22. XXIV. - A Biringhieri degli Arzocchi Pievano d' Asciano about 4 min
  23. XXV. - A Frate Tomaso della Fonte, de' Frati Predicatori, in San Quirico about 2 min
  24. XXVI. - A Suora Eugenia sua nipote nel Monasterio di Santa Agnesa di Montepulciano about 8 min
  25. XXVII. - A D. Martino abbate di Passignano dell'Ordine di Vall' Ombrosa about 4 min
  26. XXVIII. - A Messer Bernabò Visconti signore di Milano. Per certi ambasciatori da esso signore mandati a lei about 10 min
  27. XXIX. - A Madama moglie di Bernabò Visconti about 9 min
  28. XXX. - All'Abbadessa del Monasterio di Santa Marta da Siena, e a Suora Niccolosa di detto Monasterio about 7 min
  29. XXXI. - A Monna Mitarella, donna di Vico da Mogliano, senatore, che fu a Siena nel 1373 about 3 min
  30. XXXII. - A Frate Jacomo da Padua, Priore del monastero di Monte Oliveto di Fiorenza about 3 min
  31. XXXIII. - All'Abate maggiore dell'Ordine di Monte Oliveto nel Contado di Siena about 4 min
  32. XXXIV. - Al Priore de' Frati di Mont'Oliveto presso a Siena about 3 min
  33. XXXV. - A Frate Niccolò di Ghida, e Frate Giovanni Zervi, e a Frate Niccolò di Jacomo di Vannuzzo, di Mont' Oliveto about 7 min
  34. XXXVI. - A certi novizii dell' Ordine di Santa Maria di Monte Oliveto about 7 min
  35. XXXVII. - A Frate Niccolò di Ghida dell'Ordine di Monte Oliveto about 6 min
  36. XXXVIII. - A Monna Agnesa, Donna che fu di Missere Orso Malavolti about 11 min
  37. XXXIX. - A D. Jacomo Monaco della Certosa nel Monastero di Pontignano, presso a Siena about 13 min
  38. XL. – A certe Figliuole da Siena about 2 min
  39. XLI. - A Frate Tomaso della Fonte dell'Ordine de' Predicatori, quando era a Santo Quirico nel loro Spedaletto about 3 min
  40. XLII. - A Neri di Landoccio about 1 min
  41. XLIII. - A Ser Cristofano di Gano Guidini about 2 min
  42. XLIV. - A Ser Antonio di Ciolo about 5 min
  43. XLV. - A Francesco di Messer Vanni Malavolti da Siena about 2 min
  44. XLVI. - A Neri di Landoccio. about 1 min
  45. XLVII. - A Pietro di Giovanni Venture da Siena about 4 min
  46. XLVIII. - A Matteo di Giovanni Colombini da Siena about 5 min
  47. XLIX. - A Monna Alessa ecc. about 4 min
  48. LI. - A Frate Felice da Massa dell'Ordine di Santo Augustino about 4 min
  49. LII. - A Frate Jeronimo da Siena de' Frati Eremiti di Santo Augustino about 5 min
  50. LIII. - A Monna Agnesa, Donna che fu di Missere Orso Malavolti about 2 min
  51. LIV. - Ad una Monaca del Monastero di Santa Agnesa di Montepulciano about 2 min
  52. LV. - Al Venerabile Religioso D. Guglielmo Priore Generale dell'Ordine della Certosa about 8 min
  53. LVI. - A Frate Simone da Cortona, dell'Ordine de' Frati Predicatori about 4 min
  54. LVII. - A Misser Matteo, Rettore della Casa della Misericordia in Siena about 2 min
  55. LVIII. - A Suora Cristofora, Priora del Monastero di Santa Agnesa in Montepulciano about 2 min
  56. LIX. - A Misser Pietro, Prete da Semignano about 4 min
  57. LX. - Ad un Secolare, che non si nomina about 2 min
  58. LXI. - A Monna Agnesa, Donna che fu di Misser Orso Malavolti about 3 min
  59. LXII. - A Sano di Marco, e agli altri figliuoli. about 6 min
  60. LXIII. - A Misser Matteo, Rettore della Casa della Misericordia in Siena about 2 min
  61. LXIV. - A Frate Guglielmo d'Inghilterra, de' Frati Eremiti di Sant'Agostino about 8 min
  62. LXV about 7 min
  63. LXVI about 4 min
  64. LXVII about 5 min
  65. LXVIII about 3 min
  66. LXIX about 4 min
  67. LXX about 3 min
  68. LXXI about 8 min
  69. LXXII. - A Romano Linaiuolo alla Compagnia del Bigallo in Firenze about 3 min
  70. LXXIII. - A Suora Costanza Monaca del Monasterio di Santo Abundio apresso Siena about 5 min
  71. LXXIV. - A Frate Niccolò da Monte Alcino dell'Ordine de' Frati Predicatori about 2 min
  72. LXXV. - Al Monasterio di San Gaggio in Firenze, e alla Badessa e Monache del Monasterio, che è in Monte Sansovino about 7 min
  73. LXXVI. - A Frate Giovanni di Bindo di Doccio de' Frati di Monte Oliveto about 6 min
  74. LXXVII. - Al Venerabile Religioso Frate Guglielmo d'Inghilterra, il quale era Baccelliere i dell'Ordine de' Frati Eremitani di Santo Agostino a Selva di Lago about 3 min
  75. LXXVIII. - A Niccolò Povero, di Romagna, Romito a Firenze about 2 min
  76. LXXIX. - All'Abadessa e Monache di San.Pietro in Monticelli a Lignaia in Firenze about 7 min
  77. LXXX. - A Maestro Giovanni terzo dell'Ordine de' Frati Eremitani di Sant'Agostino about 5 min
  78. LXXXI. - A Francesca di Francesco di Tolomei, vestita dell'abito di San Domenico, inferma about 3 min
  79. LXXXII. - A tre Donne di Firenze about 4 min
  80. LXXXIII. - A Conte di Conte da Firenze, Spirituale about 6 min
  81. LXXXIV. - A Frate Filippo di Vannuccio, e a Frate Niccolò di Pietro di Firenze, dell'Ordine di Monte Oliveto about 11 min
  82. LXXXV. - A Pietro di Tommaso de' Bardi da Firenze about 5 min
  83. LXXXVI. - All'Abadessa del Monastero di Santa Maria delli Scalzi in Firenze about 6 min
  84. LXXXVII. - A Monna Giovanna Pazza about 5 min
  85. LXXXVIII. - Ad Angelo da Ricasoli, Vescovo di Fiorenza about 5 min
  86. LXXXIX. - A Bartolo Usimbardi, e Francesco di Pipino da Firenze about 1 min
  87. XC. - A Madonna Laudomia, Donna di Carlo delli Strozzi da Firenze about 4 min
  88. XCI. - A Monna Agnese moglie di Pipino Sarto about 1 min
  89. XCII. - A uno Spirituale in Firenze about 2 min
  90. XCIII. - A Monna Orsa Donna di Bartolo Usimbardi, e a Monna Agnese Donna di Francesco di Pipino sarto di Firenze about 2 min
  91. XCIV. - A Frate Matteo di Francesco Tolomei dell'Ordine de' Predicatori about 10 min
  92. XCV. - A certi giovani fiorentini, figliuoli adottivi di Don Giovanni about 1 min
  93. XCVI. - A Pietro Canigiani in Firenze about 7 min
  94. XCVII. - A Monna Favola da Siena, e alle sue Discepole, quando stava a Fiesole about 4 min
  95. XCVIII. - A Frate Tommaso della Fonte dell'Ordine de' Predicatori in Siena about 2 min
  96. XCIX. - A Neri di Landoccio de' Pagliaresi about 4 min
  97. CI. - A Giacomo Cardinale degli Orsini about 8 min
  98. CII. - A Frate Raimondo da Capua dell'Ordine de' Predicatori about 4 min
  99. CIII. - A Benuccio di Pietro, e Bernardo di Misser Uberto de' Belforti da Volterra about 5 min
  100. CIV. - A Frate Raimondo da Capua dell'Ordine de' Predicatori about 7 min
  101. CV. - A Frate Bartolomeo, quando era ad Asciano about 2 min
  102. CVI. - A Neri di Landoccio about 1 min
  103. CVII. - A Luisi di Messer Luisi Gallerani da Siena in Asciano about 2 min
  104. CVIII. - A Monna Giovanna di Capo, e a Francesca in Siena about 4 min
  105. CIX. - All'Abate Nunzio Apostolico about 8 min
  106. CX. - A Monna Stricca, Donna che fu di Cione di Sandro de' Salimbeni about 4 min
  107. CXI. - A Monna Biancina, Donna che fu di Giovanni d'Agnolino Salimbeni about 3 min
  108. CXII. - Alla Contessa Benedetta, figliuola di Giovanni d'Agnolino Salimbeni da Siena about 6 min
  109. CXIII. - Alla Contessa Benedetta, figliuola di Giovanni d'Agnolino Salimbeni about 10 min
  110. CXIV. - Ad Agnolino di Giovanni d'Agnolino dei Salimbeni da Siena about 6 min
  111. CXV. - A Monna Isa, figliuola che fu di Giovanni d'Agnolino Salimbeni about 2 min
  112. CXVI. - A Monna Pantalisea, donna di Ranuccio da Farnese about 4 min
  113. CXVII. - A Monna Lapa sua madre e a Monna Cecca nel Monasterio di Santa Agnesa di Montepulciano, quand’essa era alla Rocca. about 2 min
  114. CXVIII. - A Monna Caterina dello Spedaluccio e a Giovanna di Capo in Siena about 3 min
  115. CXIX. - A Monna Alessa vestita dell'abito di santo Domenico, quando era alla Rocca about 4 min
  116. CXX. - A Monna Rabe di Francesco de' Tolomei about 4 min
  117. CXXI. - A' Signori difensori, e Capitano del Popolo della città di Siena, essendo essa a Sant'Antimo about 6 min
  118. CXXII. - A Salvi di Misser Pietro, orafo in Siena about 8 min
  119. CXXIII. - Ai Signori difensori della città di Siena about 8 min
  120. CXXIV. - A Misser Matteo, Rettore della Casa della Misericordia di Siena about 6 min
  121. CXXV. - A Madonna Nera Priora delle Mantellate di Santo Domenico, quando essa Caterina era alla Rocca d'Agnolino about 2 min
  122. CXXVI. - A Monna Alessia e a Monna Cecca about 4 min
  123. CXXVII. - A Frate Bartolomeo Dominici, e a Frate Tomaso d'Antonio dell'Ordine de' Predicatori quando erano a Pisa about 4 min
  124. CXXVIII. - A Gabriele di Divino Piccolomini about 4 min
  125. CXXIX. - A Frate Bartolomeo dell'Ordine de' Predicatori, in Fiorenza about 4 min
  126. CXXX. - A Ipolito degli libertini di Firenze about 3 min
  127. CXXXI. - A Niccolò Soderini in Firenze about 4 min
  128. CXXXII. - A Monna Giovanna e altre figliuole in Siena about 3 min
  129. CXXXIII.- Alla Reina di Napoli about 5 min
  130. CXXXIV. - A Bartolomeo e Jacomo, eremiti in Campo Santo in Pisa about 3 min
  131. CXXXV. - A Misser Pietro Marchese del Monte about 2 min
  132. CXXXVI. - Ad Angelo da Ricasoli about 2 min
  133. CXXXVII. - A Misser Matteo Rettore della Chiesa della Misericordia di Siena, mentre che essa era a Pisa about 2 min
  134. CXXXVIII.- Alla Reina di Napoli about 5 min
  135. CXXXIX. - A Frate Tomaso della Fonte dell'Ordine de' Predicatori in Siena about 2 min
  136. CXL. - A Misser Giovanni Condottiero, e capo della Compagnia che venne nel tempo della fame about 2 min
  137. CXLI. - A Don Giovanni de' Sabbatini da Bologna monaco dell'Ordine della Certosa nel monasterio di Belriguardo, presso a Siena, quand'ella era a Pisa about 2 min
  138. CXLII. - A Sano di Maco, essendo la Santa in Pisa about 3 min
  139. CXLIII. - Alla Reina di Napoli about 3 min
  140. CXLIV. - A Monna Pavola a Fiesole about 4 min
  141. CXLV. - Alla Reina d'Ungheria, cioè alla madre del Re about 6 min
  142. CXLVI. - A Frate Bartolomeo Dominici dell'Ordine de' Predicatori, quando era Biblico di Fiorenza about 2 min
  143. CXLVII. - A Sano di Maco, essendo la Santa in Pisa about 1 min
  144. CXLVIII. - A Pietro marchese del Monte about 5 min
  145. CXLIX. - A Misser. Pietro Gambacorti in Pisa about 4 min
  146. CL. - A Frate Francesco Tebaldi di Fiorenza, nell'Isola di Gorgona, monaco Certosino about 6 min
  147. CLI. - A Monna Nella, Donna che fu di Niccolò Buonconti da Pisa about 5 min
  148. CLII. - A Giovanni Trenta, e a Monna Giovanna sua Donna da Lucca about 2 min
  149. CLIII. - A Monna Caterina, e Monna Orsola, e altre donne di Pisa about 3 min
  150. CLIV. - A Frate Francesco Tebaldi di Fiorenza, essendo nell'isola di Gorgona about 10 min
  151. CLV. - A Modonna Niera di Gherardo Gambacorti in Pisa about 3 min
  152. CLVI. - A Giovanni Perotti Cuoiaio in Lucc about 3 min
  153. CLVII. - A Vanni ed a Francesco, figliuoli di Niccolò de' Buonconti da Pisa about 1 min
  154. CLVIII. - A Prete Nino da Pisa about 1 min
  155. CLIX. - A Frate Ranieri, in Cristo, di Santa Catarina de' Frati Predicatori in Pisa about 5 min
  156. CLX. - A Giovanni Perotti Cuoiaio da Lucca, a Monna Lippa sua Donna about 2 min
  157. CLXI. - A Monna Nella, Donna che fu di Niccolò de' Buonconti da Pisa; e a Monna Catarina, Donna di Gherardo di Niccolò predetto about 3 min
  158. CLXII. - A Monna Franceschina, e a Monna Caterina, e due altre Compagne spirituali in Lucca about 2 min
  159. CLXIII. - A Monna Franceschina in Lucca about 3 min
  160. CLXIV. - A Monna Mellina, donna di Bartolomeo Balbani in Lucca about 6 min
  161. CLXV. - A Monna Bartolomea, Donna di Salvatico da Lucca about 6 min
  162. CLXVI. - A Monna Colomba in Lucca about 5 min
  163. CLXVII. - A Monna Nella, Donna che fu di Niccolò Buonconti di Pisa about 1 min
  164. CLXVIII. - Agli Anziani della città di Lucca about 7 min
  165. CLXIX. - A Frate Matteo Tolomei da Siena dell'Ordine de' Predicatori in Roma, ed a Don Niccolò di Francia Monaco di Certosa a Belriguardo about 7 min
  166. CLXX. - A Pietro Marchese del Monte Podestà di Siena about 2 min
  167. CLXXI. - A Niccolò Soderini di Firenze about 2 min
  168. CLXXII. - A Frate Niccolò de' Frati di Monteoliveto nel Monasterio di Fiorenza about 3 min
  169. CLXXIII. - A un Frate che uscì dall'Ordine about 10 min
  170. CLXXIV. - A Monna Agnesa di Francesco Sarto da Firenze about 1 min
  171. CLXXV. - A certo Monasterio di donne about 3 min
  172. CLXXVI. - A Francesco di Pipino sarto da Firenze about 1 min
  173. CLXXVII. - A Pietro Cardinale Portuense about 7 min
  174. CLXXVIII. - A Neri di Landoccio about 2 min
  175. CLXXIX. - A Francesco di Pipino sarto da Firenze, e a Monna Agnesa sua donna about 1 min
  176. CLXXX. - A Pietro Marchese del Monte a Santa Maria, quando era Senatore di Siena about 3 min
  177. CLXXXI. - A Niccolò da Osimo about 6 min
  178. CLXXXII. - A Suor Bartolomea della Seta, Monaca del Monasterio di Santo Stefano di Pisa about 1 min
  179. CLXXXIII. - All'Arcivescovo di Otranto about 7 min
  180. CLXXXIV. - Al Priore e Fratelli della Compagnia della Vergine Maria about 9 min
  181. CLXXXV. - A Gregorio XI about 8 min
  182. CLXXXVI. - A Neri di Landoccio about 2 min
  183. CLXXXVII. - A Don Giovanni Sabbatini da Bologna, e Don Taddeo de' Malavolti da Siena, Monaci della Certosa a Belriguardo about 3 min
  184. CLXXXVIII. - A Suor Bartolomea della Seta, nel Monasterio di Santo Stefano in Pisa about 3 min
  185. CLXXXIX. - A' Monaci di Cervaia, e a Fra Giovanni di Bindo, Niccolò di Ghida, ed altri suoi in Cristo figliuoli, de' Frati di Monte Oliveto presso Siena about 1 min
  186. CXC. - A Francesco di Pipino sarto da Firenze, e a Monna Agnesa sua donna about 2 min
  187. CXCI. - A Tommaso d'Alviano about 4 min
  188. CXCII. - A Neri di Landoccio about 1 min
  189. CXCIII. - A Misser Lorenzo del Pino da Bologna, dottore in Decretali about 7 min
  190. CXCIV. - A Monna Tora, figliuola di Misser Peltro Gambacorti in Pisa about 4 min
  191. CXCV. - A Stefano di Corrado Maconi about 3 min
  192. CXCVIII. - A Frate Bartolomeo Dominici dell'Ordine de' Frati Predicatori in Asciano about 2 min
  193. CCV. - A Stefano di Corrado Maconi, poverello d'ogni virtù about 2 min
  194. CCXXVIII. - A Neri di Landoccio about 3 min
  195. CCLXXIII. - A Frate Raimondo da Capua dell'Ordine de' Predicatori about 6 min
  196. CCLXXIV. - A Francesco di Pipino sarto in firenze, e a Monna Agnesa sua donna about 1 min
  197. CCCXXIV. - A Stefano di Corrado Maconi about 1 min
  198. Avvertenza under 1 min
  199. Bibliografia about 5 min
  200. C. - A Frate Raimondo da Capua dell'Ordine de' Predicatori about 1 min
  201. Caterina Benincasa about 25 min
  202. I. - A Monna Lapa sua Madre about 2 min
  203. L. - A una Mantellata di Santo Domenico chiamata Caterina di Scetto about 1 min
  204. Tabella biografica about 2 min
  205. V. - A Misser Francesco da Montalcino dottore in legge civile about 5 min
  206. X. - A Benincasa di Iacomo fratello suo carnale about 1 min

Continue:

Front matter

ct

Indice

II. - A Prete Andrea de' Vitroni.

II. - A Prete Andrea de’ Vitroni.

Alto ministero de’ sacerdoti, avvilito, Nobilitarlo col conoscimento di sè al lume dell’intelletto, il quale desti o scorga la coscienza a discernere non solo il male evidente, ma quel che si cela sotto le ispirazioni del bene. Alle lodi altrui risponde modesta, e così aggiunge potenza ai consigli severi.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo fratello e padre per reverenzia del dolcissimo sacramento in Cristo dolce Gesù. Io Caterina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi alluminato di vero e perfettissimo lume, acciocchè cognosciate la dignità nella quale Dio v’ha posto Perocchè senza lume non la potreste cognoscere; non cognoscendola, non rendereste loda e gloria alla somma Bontà che ve l’ha data, e non notrichereste la fonte della pietà per gratitudine, ma diseccherestela nell’anima vostra, con molta ignoranza, e ingratitudine. Perocchè la cosa che non si vede, non si può cognoscere: non cognoscendola, non l’ama; non amandola, non può esser grata nè cognoscente al suo Creatore. Adunque ci è bisogno il lume. O carissimo fratello, egli ci è di tanta necessità, che se l’anima il considerasse quanto gli è di bisogno, ella eleggerebbe innanzi la morte, che amare o cercare quella cosa che le toglie questo dolce e dritto lume. E se voi mi diceste (vogliendo fuggirla): «qual è quella cosa che mel toglie?» io vi risponderei, secondo il mio basso intendimento, che solo la nuvola dell’amore proprio sensitivo di noi medesimi e quello che cel toglie. Questo è un arbore di morte, che tiene la radice sua entro la superbia. Onde dalla superbia nasce l’ amore proprio, e dall’amore proprio la superbia; perché subito che l’uomo s’ama di cosifatto amore, presume di sé medesimo, e li frutti suoi generano tutti morte, togliendo la vita della Grazia nell’anima che li possiede. E li mangia col gusto della propria volontà; cioé, che volontariamente caggia nella colpa del peccato mortale, che germina l’amore proprio. Oh quanto è pericoloso! sapete quanto? che egli priva l’uomo del cognoscimento di sé, onde acquisterebbe la virtù dell’umilita; nella quale umiltà sta piantato amore e l’ affetto dell'anima, che è ordinata in carità. E privalo del cognoscimento di Dio, dal quale cognoscimento trae questo dolce fuoco della divina carità, Perocché, di suo principio gli tolse il lume con che cognosceva: e pero si trova spogliata della carità, perocché non cognobbe. Senza il cognoscimento è fatta simile all'animale; siccome per lo cognoscere col lume di ragione, l'uomo diventa un angelo terrestre in questa vita.

Specialmente i ministri, i quali la somma Bontà chiama i cristi suoi, questi debbono essere angeli, e non uomini: e veramente così sono, se non si tollono questo lume; e dirittamente hanno l’ officio dell’angelo. L’angelo ministra a ognuno in diversi modi, secondo che Dio l’ ha posto; e sono in nostra guardia dati a noi per la sua bontà: cosi li sacerdoti posti nel corpo mistico della santa Chiesa a ministrare a noi il sangue e il corpo di Cristo crocifisso, tutto Dio e tutto uomo per In natura divina unita colla natura nostra umana, l’anima unita nel corpo e il corpo e l’anima unita con la deità, natura divina del Padre eterno. Il quale dee essere ed è ministrato da quelli che hanno vero lume, con fuoco dolce di carità, con fame dell’onore di Dio e salute dell’anime, le quali Dio v’ha date in guardia, acciocché il lupo infernale non le divori. Questi gusta li flutti della virtù, che danno vita di grazia, che escono dell’arbore del vero e perfetto amore. Il contrario, siccome ora dicemmo di sopra, fanno quelli che tengono l’arbore dell’amore nell’anima loro, cioè dell’amore proprio. Tutta la vita loro è corrotta, perchè è corrotta la principale radice dell’affetto dell’anima. Onde se sono secolari, essi sono cattivi nello stato loro, commettendo le molte ingiustizie, non vivendo come uomini, ma come l’animale che si volge nel loto, vivendo senza veruna ragione: così questi tali non degni d’esser chiamati uomini, perchè si hanno tolta la dignità del lume della ragione; ma animali, elle s’involgono nel loto della immondizia, andando dietro a ogni miseria, secondo che l’appetito loro bestiale li guida. Se egli è religioso, o clerico, la vita sua non la guida non tanto come angelo né come uomo, ma come bestia, molto più miserabilmente che spesse volte non farà uno secolare. Oh di quanta mina e reprensione saranno degni questi tali! la lingua non sarebbe sufficiente a narrarlo: ma bene il proverà la tapinella anima, quando sarà messa alla prova. Preso hanno questi tali l’officio delle dimonia. Le dimonia, tutto il loro studio ed esercizio è di privare l’anime di Dio, per conducerli a quello riposo che ha in sé medesimo: così questi tali si sono privati della buona e santa vita, perché hanno perduto il lume, e vivono tanto scelleratamente. Questo, e voi e gli altri che hanno cognoscimento, possono vedere, Essi sono fatti crudeli a loro medesimi, essendosi fatti compagni delle dimonia, abitando con loro innanzi al tempo. Questa medesima crudelità hanno verso le creature, perchè sono privati della dilezione delle carità del prossimo. Elli non seno guardatori d’anime, ma divoratori: ché essi medesimi , le mettono nelle mani del lupo infernale. O miserabile uomo, quando ti sarà richiesto dal sommo giudice ragione, non la potrai rendere: e non rendendola, tu ne cadi nella morte eternale. Ma tu non vedi la pena tua, perché tu ti se’ privato del lume, e non cognosei lo stato nel quale Dio t’ ha posto per sua bontà. Oimé, carissimo fratello! egli l'ha posto come anyelo, e perché sia angelo, a ministrare il corpo dell’umile e immacolato Agnello: e egli é diritiamente un dimonio incarnato, Non tiene vita di religioso, ché in sè non ha veruno ordine di ragione: ne vive come clerico, che debbe vivere umilmente con la sposa del breviaro allatto, rendendo il debito delle orazioni a ogni creatura che ha in sé ragione, e la sustanzia temporale a’ pove- relli e in utilità della Chiesa. Anzi vuole vivere come signore, e stare in stato e in delizie con grandi adornamenti, con molte vivande, con enfiata superbia, presumendo di sé medesimo. Non pare che si possa saziare: avendo uno beneficio, ne cerca due; avendone due, egli ne reca tre: e così non si può saziare. In scambio del breviario sono molti sciagurati (così non fusse egli!), che tengono le femmine immonde, e l’arme, come soldati, e il coltello a lato, come se si volessero difendere da Dio, con cui hanno fatto la grande guerra. Ma duro gli sarà al misero a ricalcitrare a lui, quando distenderà la verga della divina giustizia. Della sostanzia ne nutrica li figliuoli, e quelli che sono dimoni incarnati con lui insieme. Tutto questo gli è nato dall’amore proprio di sé, il quale ponemmo che era uno arbore di morte. Li frutti sui menano puzzo di peccati mortali: il quale dà la morte nell’anima, perché ci ha tolta la Grazia, essendo privati del lume. Ora aviamo veduto che sola la nuvola dell’amore proprio è quella che ce lo toglie. Poichè è tanto pericoloso; é da fuggirlo,e da fare buona guardia, acciocché non entri nell’anima nostra: e se egli ci è entrato, pigliare il rimedio.

Il rimedio é questo: che noi stiamo nella cella del cognoscimento di noi; cognoscendo, noi per noi non essere, e la bontà di Dio in noi; ricognoscendo l'essere, e ogni grazia che è posta sopra l’essere, da lui. E' vedere li difetti nostri, acciocché veniamo ad odio e dispiacimento della sensualità. E con l'odio fuggiremo questo amore proprio; troverenci vestiti del vestimento nuziale della divina carità, del quale l’anima debba esser vestita per andare alle nozze di vita eterna.

All’uscio della cella porrà la guardia del cane della coscienza, il quale abbaia subito che sente venire li nimici delle molte e diverse cogitazioni nel cuore. E non tanto, che abbai a’ nimici, ma essendo amici, si abbaierà venendo alcuna volta li santi e buoni pensieri di voler fare alcuna buona operazione: si desterà questa dolce guardia, la ragione col lume dell’intelletto, perchè veda se egli è da Dio, no. E per questo modo la città dell’anima nostra sta sicura, posta in tanta fortezza, che né dimonio né creatura glie le può torre. Sempre cresce di virtù in virtù, infìno che giunge alla vita durabile; conservata e cresciuta la bellezza dell’anima sua col lume della ragione, perché non e’ è stata la nuvola dell’amore proprio: che se F avesse avuta, già non l’ tirebbe conservata. Considerando questo l’anima mia, dissi ch’io desideravo di vedervi alluminato di vero e perfetto lume. Adunque voglio che ci destiamo dal sonno della negligenzia, esercitando la vita nostra in virtù del lume; acciocché in questa vita viviamo come angeli terrestri, annegandoci nel sangue di Cristo crocifisso, nascondendoci nelle piaghe dolcissime sue. Altro non vi dico: permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

Ricevetti la vostra lettera, intesi ciò che dice. Sappiate che di me non si può vedere nè contare altro che somma miseria; ignorante, e di basso intendimento. Ogni altra cosa si è della somma ed eterna Verità: a lui la riputate, e non a me. Teneramente mi raccomando alle vostre orazioni. Gesù dolce, Gesù amore.

III. - Al Preposto di Casole, e a Giacomo Manzi, di detto luogo

III. — Al Preposto di Casole, e a Giacomo di Manzi, di detto luogo.

Chi odia il prossimo, odia sé. Odiare l’odio proprio non si può senza amore di Dio. Gesù è via e norma d’amore. L’odio è arra d’inferno. Raccomanda pace al prete, e a quell’altro o nemico del prete, o ambedue insieme cospiranti in odiare.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi padri e fratelli in Cristo dolce Gesù.

Io Catarina, serva e schiava dei servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi seguitare l’Agnello svenato per noi in su ’1 legno della santissima croce. Il quale fu nostra pace e nostro tramezzatore: perocché intrò in mezzo tra Dio e l’uomo, e della grande guerra fece la grandissima pace; e non ragguardò alle nostre iniquitadi; ma ragguardando alla inestima- bile bontà sua. Voi dunque membri, e schiavi ricomprati di così prezioso e glorioso sangue, dovete seguitare le vestigie sue. Bene vedete che la prima dolce Verità s’è fatta regola e via. Così dice egli:ego sum via, veritas et vita. Egli è quella via, che di tanta dolcezza e di tanto lume, che colui che la seguita non cade in tenebre. E noi ignoranti miseri miserabili, sempre ci partiamo dalla via della luce e andiamo per la via delle tenebre, dovo è morte perpetua» Onde, carissimi padri e fratelli, io non voglio che facciamo più così; ma voglio che seguitiate la via dell’Agnello svenato con tanto fuoco d’amore come abbiamo detto, che egli si fece tramezzatore a fare pace tra Dio e l’uomo. E però questa è dunque la via che io voglio che seguitiate; cioè tra la parte sensitiva e la ragione, cacciando l’odio per l’odio, e l'amore per l’amore. Cioè che abbiate odio e dispiacimento del peccato mortale, e dell’offesa fatta al nostro creatore, e odiate la parte sensitiva, legge perversa che sempre vuole ribellare a Dio; e odio e dispiacimento dell'odio che avete col prossimo vostro. Perocché l’odio del prossimo non è altro che di offesa di Dio; onde più dobbiamo odiare che noi non odiamo (perchè se ne offende la propria Verità); che non abbiamo odiare i nemici nostri che ci fanno ingiuria, e debbono avere quest’odio verso di me; però che colui che sta in odio mortale, odia più so che il suo nemico. Onde voi sapete che tanto è maggiore l’odio, quanto è maggiore la cosa che è offesa, e però maggiore odio ha colui ch'è offeso nella persona, che colui ch’è offeso in parole o in avere: perocché veruna cosa è che sia tanto tenuta cara, quanto la vita. E però l'uomo s’arreca a maggiore ingiuria l’essere offeso nella persona, e concepe più odio. Or pensate dunque voi, che non è comparazione dall’offesa ch’è ad alcuno per la creatura a quella che si fa esso medesimo. Che comparazione si fa della cosa finita alla infinita? non veruna. Onde se io sono offeso nel corpo, e io sto in odio per l’offesa che m’è fatta; seguita che io offendo l’anima mia, e accidola tollendole la vita della Grazia, e dandole la morte eternale, se la morte gli mena nel tempo dell’odio; che non è sicuro. Adunque io debbo avere maggiore odio (li me che uccido l’anima, che è infinita (perocché non finisce mai quanto che ad essere; perocché benché finisca a Grazia, non finisce ad essere), che verso di colui, che vi uccide il corpo, che é cosa finita, perocché o per uno modo o per un altro ha a finire; però ch’ell’ é cosa corruttibile e che non dura la verdura sua; ma tanto si conserva e vale, quanto il tesoro dell’anima v’è dentro. Or che è egli a vedere quando n’è fuora la pietra preziosa? è uno sacco pieno di sterco, cibo di morte, e cibo di vermini. Adunque io non voglio che per questa ingiuria che è fatta centra a questo corpo finito, e è tanto vile, che voi offendiate Dio e l’anima vostra, che è infinita, stendo in odio e in rancore. Avete dunque materia di concipere maggiore odio verso di voi che in verso di loro: e a questo modo caccerete l’odio con l’odio; perocché con l'odio di voi caccerete l’odio del prossimo, gitterete un colpo, e satisfarete a Dio e al prossimo: perchè levando l’odio dall’anima vostra, voi farete pace con Dio, e fate pace col prossimo.

Adunque vedete, fratelli carissimi, che a questo modo voi seguirete l’Agnello che v’è via e regola; la quale tenendo, vi conduce a porto di salute. Questo Agnello fu quello mezzo che in su la croce satisfece alla ingiuria del Padre, e a noi dette la vita della Grazia; e della grande guerra si fece grandissima pace, solo per questo mezzo. Levasi questo dolce Agnello con odio della colpa commessa per l’uomo, e della ingiuria ch’è fatta al Padre per l’offesa fatta; e piglia questa offesa e fanne vendetta sopra sé medesimo, il quale non contrasse mai veleno di peccato. Tutto questo ha fatto l’odio e l’amore. Amore di virtù, e odio del peccato mortale. Or dirò: a questa regola dovete tenere voi. Voi sapete che per li molti peccati mortali siamo in odio e in dispiacere di Dio; fatta è la guerra con lui. Ma è vero che, poiché questo Agnello ci diede il sangue, noi possiamo fare questa pace: onde se ogni dì cadessimo in guerra, ogni dì possiamo fare la pace; ma con modo; che senza modo non si farebbe mai. Questo è il modo a participare il sangue di Cristo crocifisso; di levarsi con odio e con amore, e ponersi per obbietto l’obbrobrio, le pene e vituperio, e i flagelli e la morte di Cristo crocifisso; pensando che noi siamo coloro che l’abbiamo morto, e ogni dì l’uccidiamo, peccando mortalmente. Perocché non é morto per le sue colpe, ma per le nostre.

Allora l’anima conciperà questo perfettissimo odio verso la colpa sua, come detto abbiamo; il quale odio spegnerà il veleno del peccato mortale. E non vorrà fare vendetta del prossimo; anzi l’amerà come sé medesimo, e cercherà pure in che modo egli possa punire le colpe sue. E la ingiuria che gli é fatta dalla creatura, non la piglierà in quanto fatta da creatura; ma penserà che il Creatore permetta quella ingiuria o per li peccati presenti, o per li peccati suoi passati; onde non se la recherà ad ingiuria, ma pareragli, come egli è, che Dio gli l’abbia permesso per grande misericordia, volendo piuttosto punire li suoi difetti in questo tempo finito, che servargli a punire nel tempo infinito, dove é pena senza veruna verecundia. Or questo è dunque il modo: e pensate che non e’ è altra via; ma ogni altra via ci conduce a morte, eccetto che questa. In questa via di Cristo dolce Gesù non ci può stare morte (ma tolleci la morte), non fame (perocché ci ha perfetta sazietà);perocché egli c’é Dio e uomo. Egli è via sicura; che non teme de’ nemici, e non teme dimonia né uomini: ma quelli che vanno per essa sono fermi, e dicono col dolce innamorato di Paolo: se Dio è per noi, chi sarà centra noi? E voi sapete bene che se voi non sete centra a voi medesimi stando nelle miserie de’ peccati mortali, che Dio non sarà mai contra voi; ma sempre vi torrà in sé con misericordia e con benignità. Per l’amore dunque di Cristo crocifisso, non ischifate più 1» via, né fuggite la regola che n’è data per lo vostro capo Cristo crocefisso, dolce e buono Gesù; ma levatevi su virilmente e non aspettate il tempo, però che. il tempo, non aspetta voi. Perocché noi siamo pur mortali; dobbiamo morire, non sappiamo quando. È vero che senza la guida non potreste andare: e però la guida é questa: odio e amore, siccome dicemmo. Perocché con l’odio e con l’amore Cristo satisfece e punì le nostre iniquitadi sopra di sé. Orsù dunque virilmente! E non dormite più nel letto della morte; ma cacciate l’odio con l’odio e l’amore con

l'amore. Perocché con l’amore di Dio, il quale sete tenuti e obbligati d’amare per dovere e per comandamento; e con amore della salute dell’anima vostra (la quale sta in stato di dannazione, stando in odio col prossimo suo); con esso amore, dico che caccerete l’amore sensitivo, il quale dà sempre pena e morte e tribulazione a colui che ’l seguita, e in questa vita gusta l’arra dello inferno. Or non è questa una grande ciechità e oscurità a vedere, che, potendo in questa vita gustare vita eterna, cominciando l'abitazione in questa vita, conversando per affetto e amore con Dio, egli si voglia fare degno dello inferno, cominciando per odio e per rancore la conversazione con le dimonia? Non è creatura che potesse imaginare quanta è questa stoltizia di questi cotali. Non si potrebbe fare vendetta .... E non pare che vogliano aspettare il sommo giudice che lor dà la sentenzia nella compagnia delle dimonia, perocché essi medesimi se la danno: e prima che essi abbiano separata l’anima dal corpo, la pigliano in questa vita, mentre che sono viandanti e peregrini, vedendosi correre come il vento verso il termine della morte, e non se ne curano: onde come pazzi e frenetici fanno. Oimè, oimè, aprite l'occhio del cognoscimento e non aspettate la forza e la potenzia del sommo giudice. Che altro è il giudice umano e altro è il giudice divino. Dinanzi a lui non si può appellare, né avere avvocati ne procuratori; perocché il giudice vero ha fatto suo avvocato la coscienzia che sé medesima in quella estremità condanna, giudica sé essere degna della morte. Or giudichianci in questa vita, per l'amore di Cristo crocifisso. Giudicando noi peccatori, e confessando d’avere offeso Dio, dimandiamo misericordia a lui, ed egli ce la farà, non volendo noi giudicare né fare vendetta del prossimo nostro. Perocché, quella misericordia che io voglio per me, mi conviene donare ad altrui. Facendo così, gusterete Dio in verità, permarrete nella via sicura, e sarete veri tramezzatori tra voi e Dio; e nell’ultimo riceverete l'eterna visione di Dio. E però considerando me e avendo compassione all’anime vostre, non volendo che stiate più in tante tenebre, mi son mossa a invitarvi a queste dolci e gloriose nozze. Perocché non sete creati né fatti per altro fine. E perché mi pare che la via della verità sia chiusa in voi, per l’odio che avete, e quella della bugia e del dimonio padre delle bugie sia molto larga e aperta in voi; voglio che al tutto esciate di questa via tenebrosa, facendo pace con Dio e col prossimo vostro, e riduciatevi nella via che vi dà vita. E di questo vi prego dalla parte di Cristo crocifisso, che non mi deneghiate questa grazia. Non vi voglio gravare di parole. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

IV. - Ad un Monaco della Certosa essendo in carcere

IV. — Ad un Monaco della Certosa essendo in carcere.

Non dà a divedere se lo creda colpevole o sottoposto agli arbitrii del rigore monastico. Arte delicata di prudenza, o di carità. Non lo giudica, lo conforta numerandogli le utilità del dolore. Vuole che esso giudichi sé, del suo dolore faccia consolazione.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissimo e carissimo fratello in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Dio, scrivo, e confortovi nel prezioso sangue del Figliuolo suo; con desiderio di vedere il cuore e l'anima vostra unito e trasformato nel consumato amore del Figliuolo di Dio. Perocché senza questo vero amore non possiamo avere la vita della Grazia, ne portare i pesi con buona e perfetta pazienzia. E questa vera carità non veggo, carissimo fratello, che possiamo avere, se l’anima non ragguarda lo inestimabile amore che Dio ha avuto a lui; e singolarmente vederlo svenato in sul legno della santissima croce, dove solo l’amore l’ha tenuto confitto e chiavellato. Dicovi, carissimo fratello, che non sarà veruna amaritudine che non diventi dolce, né sì gran peso che non diventi leggiero. Ho inteso la molta fadiga e tribulazioni, le quali voi avete; cioè reputiamo noi, che siano tribulazioni, ma se noi apriremo l’occhio del cognoscimento di noi medesimi, e della bontà di Dio, ci parranno grandi consolazioni. Del cognoscimento di noi, dico; cioè, che noi vediamo, noi non essere; e come siamo sempre stati operatori d’ogni peccato e iniquità. Perocché quando l’anima ragguarda sé avere offeso il suo Creatore, sommo ed eterno bene, cresce in uno odio di sé medesima, intanto che ne vuole fare vendetta e giustizia; ed è contenta di sostenere ogni pena e fadiga per satisfare all’offesa che ha fatta al suo Creatore. Onde, grandissima grazia reputa che Dio gli abbia fatta, che egli il punisca in questa vita, e non abbia riservato a punire nell’altra, dove sono pene infinite. O carissimo fratello in Cristo Gesù, se noi consideriamo la grande utilità a sostenere pene in questa vita, mentre che siamo peregrini, che sempre corriamo verso il termine della morte, non le fuggiremo. Egli ora ne segue molti beni dallo stare tribolato. L’uno si è, che si conforma con Cristo crocifisso nelle pene e obbrobri suoi. Or che può avere maggiore tesoro l’anima che essere vestita dagli obbrobri e pene sue? L’altro si è, che egli punisce l’anima sua, scontando i peccati, e i difetti suoi; fa crescere la grazia, e porta il tesoro nella vita durabile, per le sue fadighe, che Dio gli dà, volendola remunerare delle pene e fadighe sue.

Non temete, carissimo fratello mio, perchè vedeste o vediate che il dimonio, per impedire la pace e la pazienzia del cuore e dell’anima vostra, mandi tedi e tenebre nell’anima vostra, mettendovi le molte cogitazioni e pensieri. Ed eziandio parrà che ’l corpo vostro voglia essere ribello allo spirito. Alcuna volta, ancora, lo spirito della bestemmia vorrà contaminare il cuore in altre diverse battaglie; non perchè creda che l’anima caggia in quelle tentazioni e battaglie, perocché già sa che egli ha deliberato d’eleggere la morte inannzi che offendere Dio mortalmente con la volontà sua; ma fallo per farlo venire a tanta tristizia, parendogli offendere colà dove non offende, che lasserà ogni esercizio. Ma non voglio che facciate così; perocché non debba l’anima mai venire a tristizia per neuna battaglia che abbia, nò lassare mai veruno esercizio, o officio, altra cosa. E se non dirvesse fare altro, almeno stare dinanzi alla croce, e dire: Gesù, Gesù! Io mi confido in domino nostro Jesù Christo. Sapete bene: perchè vengano le cogitazioni, e la volontà non consente, anco vorrebbe innanzi morire, non è peccato: ma solo la volontà è quella cosa che offende. Adunque vi confortate nella santa e buona volontà, e non curate le cogitazioni: e pensate, che la bontà di Dio permette alle dimonia che molestino l’anima vostra per farci umiliare e ricognoscere la sua bontà, e ricorrere dentro a lui nelle dolcissime piaghe sue, come il fanciullo ricorre alla madre. Perocché noi benignamente saremo ricevuti dalla dolce madre della Carità. Pensate che egli non vuole la morte del peccatore; ma vuole che si converta e viva. È tanto smisurato amore, che ’l muove, a dare le tribolazioni, e permettere le tentazioni quanto le consolazioni; perocché la sua volontà non vuole altro che la nostra santificazione. E per darci la nostra santificazione, diè sé medesimo a tanta pena, e all’ob- brobriosa morte della santissima croce. Permanete dunque nelle piaghe dolci di Gesù Cristo, e nella santa dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

VI. - A Monna Lapa, sua madre

VI. — A Monna Lapa, sua madre.

La conforta a pazienza del sacrifizio della sua figliuola diletta. Nel faticare in bene degli uomini pone l’onore di Dio.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso, e di Maria dolce.

Carissima madre in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vera serva di Cristo crocifisso, fondata in vera pazienzia: perocché senza la pazienzia non possiamo piacere a Dio. Nella pazienzia mostriamo il desiderio dell’onore di Dio e della salute dell’anime. E ancora dimostra che l’anima è conformata e vestita della dolce volontà di Dio; perocché d’ogni cosa gode, ed è contenta di ciò che le avviene; onde, la creatura, essendo vestita di così dolce vestimento, ha sempre pace, ed è contenta di sostenere pena per gloria e loda del nome di Dio. E dona sé e i figliuoli, e tutte le cose sue, e la vita per onore di Dio. Or così voglio che facciate voi, carissima madre; cioè, che tutta la vostra volontà, e me indegna miserabile vostra figliola, offeriate al servizio e onore di Dio, e salute dell’anime, con vera e buona pazienzia; notricandovi del frutto della santissima croce col dolce innamorato e umile Agnello. E a questo modo neuna cosa vi parrà fadiga. Spogliatevi del proprio amore sensitivo; perocché egli é tempo di dare l’onore a Dio e la fadiga al prossimo. Essendo spogliata del proprio amore, anderete con diletto, e non con fadiga. Non dico di più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

VII. - Al Cardinal Pietro d'Ostia

VII. — Al Cardinal Pietro d’Ostia.

Non l’amor proprio, ma la carità regge i popoli, e vince.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso, e di Maria dolce.

Carissimo e reverendo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nei prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi legato nel legame della carità siccome sete fatto Legato in Italia, secondo che ho inteso; della quale cosa ho molto singolare letizia; considerando me, che voi per quello ne potrete fare assai l’onore di Dio, e il bene della santa Chiesa. Ma pur per questo legame, senza altro legame, non fareste questa utilità: e però vi dissi che io desideravo di vedervi legato nel legame della carità; perocché voi sapete che nessuna utilità di grazia né a noi né al prossimo possiamo fare senza carità. La carità é quello dolce e santo legame, che lega l’anima col suo creatore: ella lega Dio nell’uomo, e l’uomo in Dio. Questa carità inestimabile tenne confitto e chiavellato Dio-e-uomo in sul legno della santissima croce; costei accorda i discordi; questa unisce li separati; ell’ arricchisce coloro che sono poveri della virtù, perocché dà vita a tutte le virtù; ella dona pace, e tolle guerra; dona pazienzia, fortezza e lunga perseveranzia in ogni buona e santa operazione; e non si stanca mai, e non si tolle mai dell’amore di Dio e del prossimo suo, né per pena né per strazio né per ingiuria né per scherni né per villania. Ella non si muove per impazienzia né a delizie né a piacimenti che il mondo gli potesse dare con tutte le lusinghe sue. Chi l’ha, è perseverante e giammai non si muove, perocché egli é fondato sopra la viva pietra Cristo dolce Gesù; cioè, che ha imparato da lui ad amare il suo creatore, sguitando le vestigie sue. In lui ha letta la regola e la dottrina, che gli conviene tenere; perocché egli ò via, verità e vita: onde chi legge in lui, che è libro di vita, tiene per la via dritta, e attende solo all’onore di Dio, e alla salute del prossimo suo. Così fece esso Cristo dolce Gesù, e non ritrasse questo amore dall’onore del padre e dalla salute nostra, nè per pena nè per tormenti, né per lusinghe che gli fussero fatte, né per ingratitudine nostra: ma persevezia infino all’ultimo, che egli ha compito questo desiderio, e compito la operazione che gli fu messa in mano dal padre, cioè di ricomprare l’umana generazione; e cosi adempie l’onore del padre e la salute nostra. Or in questo legame e amore voglio che seguitiate, imparando dalla prima e dolce Verità, il quale v’ha fatta la via, che vi dà vita, e havi data la forma e la regola, e insegnata v’ha la dottrina della verità. Voi dunque, come vero figliuolo e servo ricomprato dal sangue di Cristo crocifisso, voglio che seguitiate le vestigie sue, con un cuore virile e con sollecitudine pronta; non straccandovi mai né per pena né per diletto: ma perseverare insino al fine in questa e in ogni altra operazione che voi pigliate a fare per Cristo crocifisso. Attendete a stirpare le iniquitadi e le miserie del mondo, de’ molti difetti che si commettono; li quali tornano in vituperio del nome di Dio. E però voi, come affamato dell’onore suo e della salute del prossimo, adoperate ciò che voi potete per rimediare a tanta iniquità. Son certa che essendo voi nel legame dolce della carità, voi userete la legazione vostra, la quale avete ricevuta dal vicario di Cristo, per lo modo che detto è; ma senza il primo legame della carità, questo non potete usare, ne farlo per quello modo che dovete. E però vi prego che vi studiate d’avere in voi questo amore. E legatevi con Cristo crocifisso, e con vere e reali virtù seguitate le sue vestigio; e col prossimo vi legate per fatto d’amore.

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