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La Colonia Eritrea

Beniamino Melli · 1899 · Free in the US

80,520 words · about 5 h 38 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
About this edition

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About this book

Author
Beniamino Melli
Language
Italian
Published
1899
Length
80,520 words · about 5 h 38 min
Sections
39 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (39)
  1. Indice under 1 min
  2. Prefazione about 1 min
  3. Elenco delle pubblicazioni consultate about 1 min
  4. Spiegazione dei vocaboli indigeni about 1 min
  5. Introduzione about 9 min
  6. Capitolo I about 3 min
  7. Capitolo II about 5 min
  8. Capitolo III about 5 min
  9. Capitolo IV about 5 min
  10. Capitolo V about 7 min
  11. Capitolo VI about 7 min
  12. Capitolo VII about 9 min
  13. Capitolo VIII about 6 min
  14. Capitolo IX about 15 min
  15. Capitolo X about 8 min
  16. Capitolo XI about 13 min
  17. Capitolo XII about 17 min
  18. Capitolo XIII about 11 min
  19. Capitolo XIV about 20 min
  20. Capitolo XV about 14 min
  21. Capitolo XVI about 14 min
  22. Capitolo XVII about 19 min
  23. Capitolo XVIII about 17 min
  24. Capitolo XIX about 39 min
  25. Capitolo XX about 23 min
  26. Capitolo XXI about 8 min
  27. Schizzo del campo di battaglia d'Adua under 1 min
  28. Conclusione about 3 min
  29. Appendice I. Note sull'Abissinia about 20 min
  30. Appendice II. Note sulle tribù mussulmane dell'Eritrea about 3 min
  31. Appendice III. Note sul Benadir e sulle spedizioni di Bottego about 6 min
  32. Trattato d'Uccialli about 4 min
  33. Convenzioni addizionali about 2 min
  34. Protocole about 3 min
  35. Elenco degli ufficiali decorati about 15 min
  36. Indice about 6 min
  37. Colonia Eritrea under 1 min
  38. Abissinia e Sudan under 1 min
  39. Possedimenti italiani sull'Oceano Indiano under 1 min

Continue:

Indice

Dalle origini della Colonia fino al governatorato di Baratieri

La Colonia sotto il Governo di Baratieri e fino alla battaglia d’Adua

Dalla battaglia d’Adua fino al 1.° marzo 1899

Prefazione

Presento al pubblico questo modesto mio lavoro, fatto col solo scopo di riunire in poche pagine tutte le principali notizie che riguardano la nostra Colonia Eritrea dalle sue origini fino al giorno d’oggi.

L’utilità di un tal libro, che finora manca nella nostra bibliografia africana, sarebbe certamente indiscutibile se le mie forze fossero state pari al mio ardimento ed all’importanza del soggetto; ma se anche apparirà il contrario, spero che si vorrà tener conto della mia buona volontà ed usarmi una benigna indulgenza.

Ho desunto il presente lavoro da tutte le relazioni ufficiali e dalle altre migliori pubblicazioni nazionali ed estere, uscite finora alla luce intorno alla nostra Colonia; ed ho cercato di avvalorarlo colle preziose testimonianze di amati colleghi che ebbero tanta parte nelle sue vicende, procurando anch’io di giovarmi dei ricordi del passato e di qualche esperienza acquistata nella mia non breve permanenza laggiù.

Mi fu guida l’amore per la nostra patria e pel nostro esercito.

Parma, li 1 marzo 1899.

Elenco delle pubblicazioni consultate

ELENCO delle pubblicazioni consultate nella compilazione del presente lavoro.

— L’Africa italiana alla Camera. (Dalla Nuova Antologia).

— Memorie d’Africa.

— Alla Terra dei Galla.

— Da Zeila alle frontiere del Caffa.

Chiala L. — La spedizione di Massaua.

Chiala V. — Il Generale Da Bormida nella giornata del 1.° marzo 1896.

Cugia R. — Gli avvenimenti del Sudan.

D’Amato N. — Da Adua a Addis-Abeba.

Dal Verme L. — I Dervisci nel Sudan Egiziano.

De Chaurand de S. Eustache F. — Le lotte per l’espansione coloniale nel secolo 19°.

De La Jonquiere C. — Les italiens en Érytrèe.

Fabris G. — Nozioni di geografia storica.

» — Corso di storia generale.

Gamerra G. — Ricordi di un prigioniero allo Scioa.

— La Guerra in Africa.

— In Abissinia e fra i Galla.

— Nell’Africa Italiana.

» — Cose Africane.

Menarini G. — La brigata Da Bormida alla battaglia d’Adua.

— Studi sull’Africa Orientale.

Nicoletti Altimari A. — Da Assab a Adua. (Dalla Rivista militare).

» — Fra gli Abissini.

— (Dalla Rivista Militare).

— Etiopia.

R. — Ferro e fuoco nel Sudan.

Ximenes E. — Sul Campo d’Adua.

N. N. — La battaglia d’Adua da fonti russe e abissine (Dalla Rivista Militare.

N. N. — I nostri errori in Africa.

I Libri Verdi.

Le Relazioni Ufficiali.

I Giornali militari.

Spiegazione dei vocaboli indigeni

Abba — padre.

Abuna — (nostro padre) Capo spirituale della religione .

Ad, Az — stirpe, tribù.

Addi — paese.

Adisc — nuovo.

Af — Gola.

Ain — sorgente.

Amba — monte isolato a pareti verticali e sommità piatta.

Bab — porta.

Bet — Casa.

Beit — stirpe, tribù.

Barka — bassura.

Calcal — pianoro.

Cagnasmac — comandante dell’ala destra.

Cor, Chor — rio, torrente.

Damba — rifugio per gli armenti.

Debra — monte con convento.

Degiac — Grande capo immediatamente inferiore al Ras.

Eccighiè, o Ecceghiè — Capo religioso e politico della chiesa abissina.

Ela — pozzo

Enda — monte con chiesa.

Fantasia — festa pubblica religiosa con canti e danze.

Felassi — monaco.

Fitaurari — comandante di un’avanguardia.

Gaber, gabru — contadino.

Grassmac — comandante dell’ala sinistra.

Gulti — terra, feudo.

Mai — Acqua, sorgente.

Mascal — Croce.

Mobo — comandante di retroguardia

Nefas — vento.

Negus — Re.

Negus Neghest — Re dei Re.

Ras — Principe, Capo supremo.

Razzie — Imprese a scopo di predare.

Rora — altipiano.

Scium — Capo di città o villaggio.

Sellassiè — Trinità

Tsade — bianco.

Uadi — Vallata.

Ugrì — ulivo.

Zemeccià — Grandi razzie che imprende lo Scioa contro le popolazioni Galla del sud.

Introduzione

Il movimento d’espansione coloniale iniziatosi quattro secoli or sono per parte della Spagna e del Portogallo dopo le grandi scoperte geografiche che illustrarono il passaggio dall’evo medio all’evo moderno, ha raggiunto nel secolo presente uno sviluppo così grande da formare una delle principali cure di quasi tutte le nazioni europee.

A determinare questo grande fenomeno concorsero varie cause naturali e speciali che possono riassumersi come segue:

a) Gli istinti dell’umana specie.

b) L’aumento della popolazione.

c) Il progresso della civiltà.

La specie umana nella sua lenta evoluzione è costretta da ineluttabile necessità ad una continua lotta per l’esistenza e per ricavare dalla natura che la circonda, e che concede con parsimonia i suoi favori, il benessere materiale e morale.

Nel dibattersi in questa lotta fatale, essa pur sentendo anche gli istinti di generosità, di amore e di fratellanza sociale, è predominata da quello dell’egoismo, che forma la base principale di tutto il suo funzionamento vitale e che ne dirige gli sforzi secondo la linea della maggiore utilità e della minore resistenza.

Questo predominio dell’egoismo sull’altruismo desta cupidigie, rivalità e concorrenza in ogni ramo dell’attività umana, trasformando l’ambiente sociale in un vasto agone ove è un’affannarsi di individui o di masse che tentano di sopraffarsi a vicenda, dando il primo impulso alle imprese ed alle conquiste d’ogni specie e talora anche porgendo l’esca al divampare delle violenze che desolano l’umanità.

A rendere più aspra e violenta questa lotta egoistica dell’umana specie ed a creare nuovi impulsi ai movimenti dei popoli, concorre potentemente anche l’aumento generale della popolazione.

Se anche si debba ritenere che la teoria di pecchi di esagerazione nell’affermare che la popolazione umana, quando nessun ostacolo le si frapponga, tenderebbe a raddoppiarsi in ogni periodo di 25 anni, aumentando cioè secondo la progressione geometrica 1. 2. 4. 8 ecc., mentre nello stesso periodo di tempo la produzione alimentare aumenterebbe solo secondo la progressione aritmetica 1, 2, 3, 4 ecc, è tuttavia ormai constatato che quando le guerre, le epidemie, i cataclismi ed altri malanni non perturbano la società, essa cresce in un modo spaventoso, superando di molto l’aumento che malgrado il perfezionamento agricolo e industriale può aversi nei prodotti alimentari.

Abbiamo esempi in questo secolo di nazioni europee, tra le quali è anche l’Italia, le quali malgrado le guerre sanguinose, le non poche emigrazioni e le visite del morbo asiatico, hanno dato un sensibilissimo aumento nella popolazione, mentre le statistiche dei prodotti alimentari hanno segnalato dei risultati tutt’altro che floridi.

Questo aumento di consumatori non secondato da un corrispondente aumento dei mezzi d’esistenza promuove l’esodo di molti individui che trovansi a disagio o che vedono troppo ristretto o conteso il campo delle loro aspirazioni, e dà una spinta all’emigrazione la quale è una delle forme d’espansione coloniale.

Se dalle predette cause generali, che sono in massima comuni a tutte le razze, derivarono gli impulsi naturali al movimento d’espansione dei popoli; la spinta maggiore e la forza per effettuarlo vennero loro date dalla civiltà.

Finchè l’Europa fu avvolta semibarbarie del medio evo, non diede alcun segno di forza e di vitalità. Lacerata dalle continue lotte tra imperatori e papi, tra principi e vassalli, tra padroni e schiavi, piuttosto che ad invadere si trovò pronta ad essere invasa.

Pochi sprazzi di luce colle crociate, e colle conquiste di Venezia e quasi null’altro.

Per poco non restava anch’essa inghiottita dall’elemento Arabo che nella Sicilia, nella Spagna, pei nostri mari e sulle nostre coste spadroneggiava minaccioso.

Ma poi sorse il Rinascimento col prosperare delle lettere, delle arti e delle scienze, coll’invenzione della stampa, col perfezionamento della bussola, colle scoperte geografiche e colla costituzione delle nazionalità; e nacquero le prime colonie trapiantate dall’attività europea in un nuovo mondo. Ed alle colonie in un nuovo mondo progredendo col Risorgimento la civiltà, fecero seguito altre in un mondo nuovissimo, e le prime avvisaglie coloniali nei continenti antichi; finchè col trionfo della libertà causato dalla rivoluzione francese, essendo tolto ogni freno all’attività umana, la civiltà avanzatasi a passi giganteschi, determinò nei popoli europei una tale esuberanza di forza e di vitalità, che non potè più essere contenuta nei loro confini naturali e politici, e dovette prorompere e diffondersi per tutto il mondo.

Infrante le catene che tenevano schiavo il pensiero, la società si è slanciata con sommo ardimento nel culto delle scienze positive, spingendo i suoi sforzi nello studio dei più grandi problemi che interessano l’umanità. Schiere di filosofi, naturalisti, economisti ed altri scienziati di alto valore si sono dati con febbrile attività ad indagare le più ardue sorgenti del vero, a scandagliare nelle viscere della natura e a scoprire i fenomeni pei quali si evolvono l’universo, l’individuo e la società; e ne hanno ricavate le più utili dottrine pel bene individuale e collettivo.

Ciò servì di stimolo al concepimento di grandiose idee, a tentare dei colossali progetti di utilità pubblica, a compiere viaggi e scoperte geografiche nelle più remote regioni, a instituire missioni e propagande d’ogni specie e a intraprendere spedizioni scientifiche ed anche militari per istruire e convertire i popoli, per diffondere ed imporre la civiltà: una corrente di benefica luce si spande pel mondo e tende ad abbracciare ne’ suoi fasci luminosi tutti i popoli della terra, traendo la sua prima forza dal movimento d’espansione coloniale.

Al progresso scientifico ha fatto seguito quello industriale.

L’applicazione dei nuovi portati della scienza e l’adozione dei macchinari hanno determinato un grande sviluppo nelle industrie, e creato nuove necessità economiche e commerciali, esercitando un’influenza diretta sulla colonizzazione.

La produzione europea delle stoffe, delle armi, delle macchine, delle navi, e di infiniti altri oggetti di utilità pubblica e privata è divenuta così abbondante da esuberare di molti i bisogni interni, e tanto perfezionata ed economica da vincere ogni concorrenza esterna: perciò si è resa necessaria e vantaggiosa la diffusione di tali industrie per tutto il mondo; mentre per rimediare all’enorme consumo di materia prima che in esse si impiega, essendo insufficiente quella locale, si impone la necessità di farne incetta là dove inerte essa abbonda.

Così, pel risparmio di fatica ottenuto coll’uso delle macchine e per l’impiego che si può fare con esse dell’opera delle donne e dei fanciulli, il progresso industriale ha pure creato un nuovo equilibrio tra le braccia e il lavoro, esercitando il suo contraccolpo sulla distribuzione della popolazione e sull’emigrazione.

Altri fattori, e prodotti ad un tempo, della moderna ci- viltà europea, e che influiscono direttamente sul movimento d’espansione coloniale, sono i nuovi mezzi di viabilità e di comunicazione creati in questi ultimi tempi.

La navigazione a vapore, le ferrovie, i telegrafi, i tagli di istmi e di gallerie, hanno stabilito quasi il contatto tra le più lontane regioni e dischiuse nuovi orizzonti all’attività umana. Le vie sono divenute più brevi; più celeri e meno dispendiosi i trasporti; gli scambi e le comunicazioni facilissimi. L’apertura del canale di Suez, chiamò l’Europa ai traffici col lontano oriente, ed accrebbe l’importanza dei mari di transito e specialmente del Mediterraneo, le cui coste ed il cui predominio sono divenute il pomo del desiderio, dell’invidia e della discordia di quasi tutte le nazioni europee.

Dall’agitarsi delle predette cause naturali e speciali derivarono gli interessi economici, commerciali, religiosi, morali, politici e militari che formano si può dire la base dell’odierno movimento di colonizzazione.

Le sue forme principali sono le seguenti.

a) Le colonie d’emigrazione. — Esse sorgono dall’ esodo pacifico di individui e di famiglie che si recano in estranei paesi, e vi crescono e vi si industriano all’ombra delle leggi e sotto l’autorità dei governi locali. Nelle relazioni colla madre patria fanno capo ai rispettivi consoli.

b) I protettorati coloniali. — Sono regioni o Provincie sulle quali, in seguito a trattati stipulati per amore o per forza, colle autorità indigene, una nazione assume la diretta ingerenza, specialmente nelle relazioni internazionali, e l’obbligo di protezione e di difesa. Generalmente hanno lo scopo palese di proteggere la vita e l’opera dei coloni, ma sovente hanno anche quello occulto di predisporre le Provincie e regioni stesse all’annessione definitiva sotto il dominio della nazione protettrice.

c) I possedimenti coloniali. — Sono lembi di continenti di coste, isole, stretti, porti, o bacini fluviali sottratti definitivamente alle autorità indigene, mediante acquisti o conquiste od anche in seguito a libera elezione dei nativi o dei coloni sovr’essi prevalenti. A seconda dell’utilità che presentano, si distinguono in Colonie agricole, o commerciali, ed in Stazioni militari o navali, ed a seconda delle necessità locali e dei criteri delle nazioni dominanti, sono retti da governi civili o militari o misti, cui sottostanno coloni e indigeni.

d) Le occupazioni militari — Sono una nuova forma di espansione coloniale, determinata generalmente da interessi politici, e che ha per iscopo di tutelare e difendere colla forza la regione occupata in un periodo di crisi o di pericoli, per impedirne i danni o prevenire le brame di qualche altra potenza. Dovrebbero aver carattere provvisorio ma bene spesso, malgrado le opposizioni e gli incidenti internazionali, finiscono per diventare veri possedimenti coloniali. L’esempio più importante di questa forma d’espansione coloniale è l’occupazione inglese dell’Egitto.

Ritenendo inutile di parlare del pacifico svilupparsi delle colonie di emigrazione sparse per tutto il mondo, si accennerà per sommi capi alle altre imprese e lotte coloniali sostenute in questo secolo dall’Europa.

Furono loro teatro tutti gli altri quattro continenti, ma non in tutti colla stessa intensità, cogli stessi scopi e risultati.

L’America, fatta ormai civile per la laboriosità della razza bianca affluitavi da tutte le parti e che al nord è già prevalente sull’elemento indigeno, ha iniziato da oltre un secolo il movimento di riscossa per sottrarsi al dominio degli europei; e non solo v’è ormai quasi completamente riuscita, ma per parte degli Stati Uniti, che è una delle nazioni più civili del mondo, si è già cominciato a concorrere alle gare coloniali colle altre nazioni europee.

Chi sopportò le maggiori spese di questa lotta d’emancipazione degli Americani, furono l’Inghilterra, la Spagna ed il Portogallo che dovettero cedere gran parte dei loro domini.

Ma le terribili lotte intestine tra bianchi e indigeni, specialmente nell’America centrale e meridionale, determinarono bene spesso l’intervento delle nazioni europee a difesa dei connazionali e dei propri interessi coloniali. Nel 1829 la Spagna portò le sue armi contro le repubbliche del Messico e fu battuta; nel 1830 la Francia più fortunata, bombardando San Giovanni d’Ulloa ed occupando Vera Cruz, poteva imporre alla stessa repubblica un trattato favorevole ai coloni francesi; più tardi dal 1838 al 1843 la Francia e l’Inghilterra dovettero intervenire nel Plata contro tiranneggiante la Confederazione Argentina; Francia, Spagna e Inghilterra nel 1861 impresero una nuova campagna contro il Messico che fu poi proseguita dalla sola Francia, e terminò infelicemente nel 1867 colla fucilazione dell’imperatore . Altre guerre dovette sostenere la Spagna dal 1861 al 1866 contro l’isola di Haiti che occupò e poi dovette abbandonare, e contro il Perù ed il Chili desolati dalla guerra civile; e finalmente la stessa nazione fu costretta a sostenere una lotta ventenne gigantesca contro l’insurrezione di Cuba e la recente guerra cogli Stati Uniti, che ha dato l’ultimo tracollo alla vecchia sovrana di quasi tutte le Americhe.

Nell’Oceania le imprese coloniali furono condotte per parte della Francia, dell’Inghilterra e dell’Olanda.

La Francia arrivò a stendere il suo dominio sull’Arcipelago di Taiti e quindi nel 1880 ad annetterselo definitivamente; l’Inghilterra dal 1840 al 1871 sostenendo due guerre sanguinose contro gl’indigeni affermò il suo possesso sulle isole della Nuova Zelanda; l’Olanda si è annessa il sultanato di Atchin nell’isola di Sumatra.

Ma dove le lotte e le imprese coloniali degli stati europei si esplicarono maggiormente fu in Asia e in Africa.

Nell’Asia l’Inghilterra si è annesso l’immenso dominio dell’Indostan e la Birmania; la Francia si è stabilita in Cocincina, nel Candboge e nell’Annaam; Inglesi e Francesi uniti nel 1860 entrarono in Pechino e forzarono il celeste impero ad aprire i suoi porti alle navi europee. Nel 1858 gli stessi, col concorso della Russia e degli Stati Uniti, avevano imposto altrettanto al Giappone.

La Russia, dalle regioni settentrionali dell’Asia, si è spinta fino alle regioni dell’Indo ed al mare del Giappone, meravigliando il mondo coi suoi progressi coloniali. In Africa, l’Inghilterra ha fatto un vice reame dell’antica colonia del Capo, ha esteso il suo dominio sopra una parte della Senegambia, sulla , sulla Costa d’oro, sulla Nigrizia e sulla Zambesia, ed ha portato il suo protettorato nell’Amatonga, nel Zanzibar e tra i Somali. Finalmente nel 1882 occupò militarmente l’Egitto. La Francia si è annessa l’Algeria, il Senegal, le Rivières du Sud, la Costa dell’Avorio, i possedimenti del Gabon e del Congo francese, la Costa di Obok e del golfo di Tagiura; ed ha messo il suo protettorato nella Tunisia, nel Madagascar e nel Gran Popo ed Agouè.

Il Belgio gettava le basi di un grande stato Africano: il Congo; il Portogallo, si annetteva una parte della Senegambia ed allargava il possedimento di Cabinda; ed anche la Spagna si impadroniva del governatorato del Rio d’oro.

Finalmente anche la Germania entrava in lizza impiantando stabilimenti nel Togo, annettendosi il Camerun, il Lüderitsland, una parte del Zanzibar ed imponendo il suo protettorato su altra parte di questo e sul Wituland.

La giovane Italia non poteva rimanere inerte davanti ad un movimento così generale di espansione coloniale, ed in pochi anni ha portato la sua bandiera sulla costa Dancala, nell’altipiano Etiopico e tra i Somali.

Si vedrà nel corso del presente lavoro, come questo movimento coloniale per parte del nostro paese si svolse.

Capitolo I

Acquisto di Assab e adiacenze — Primo atto di sovranità esercitata dall’Italia — Eccidio di Beilul — Incidente di Raehita — Convenzione coll’Inghilterra — Assab dichiarato colonia Italiana.

L’Italia rivolse lo sguardo alle regioni Etiopiche prima ancora che fosse sorta ad unità. Fin dal 1858 tra il conte di ed il cardinale furono gettate le basi di un trattato di amicizia coll’Abissinia, rimanendo incaricato di rappresentare il piccolo Piemonte presso Negussiè, allora capo del Tigrè, un certo Antonio Rizzo italiano residente all’Asmara. Ma l’apertura del canale di Suez che cambiò l’itinerario dell’Europa per le Indie, attirò l’attenzione dei governanti anche al Mar Rosso, il quale per la sua posizione e per le condizioni delle sue coste poteva offrire stazioni commerciali e approdi per rifugio e per rifornimento delle navi.

Si è perciò che nel 1869 il Governo italiano presieduto dal , incoraggiato dalle continue proposte fatte dal professore Giu- , già dimorante in Etiopia e fra i Dancali, e spinto anche da un voto delle camere di commercio riunite in Genova, autorizzò il professore suddetto ad acquistare dal sultano Berehan di Raehita la baia di Assab, e l’isola vicina di Damarkiè, per conto della ditta , anticipando per tale acquisto la somma di lire 47,000 che gli fu poi restituita.

Tale acquisto cagionò vive proteste dall’Egitto e dalla Turchia, che vantavano su quei luoghi dei diritti di sovranità; per cui il Governo d’allora, temendo delle complicazioni internazionali in un momento in cui si stava per compiere la liberazione di Roma ed infuriava la gigantesca guerra franco-germanica, rinunziò all’idea vagheggiata di stabilire regolarmente il suo dominio sul territorio acquistato, limitandosi a conservare la sua protezione ed i suoi incoraggiamenti al Rubattino.

E così durò fino al 1879 nel qual anno il Governo presieduto dal , spinto dal Parlamento e dall’opinione pubblica, fece sbarcare, sulla fine di dicembre e sul principio di gennaio 1880, uomini e materiali ad Assab, collo scopo palesato di impiantarvi uno stabilimento commerciale di deposito per la società Rubattino, la quale frattanto aveva ceduto i suoi acquisti allo Stato, e con quello segreto di assumerne l’effettiva sovranità.

Questo primo atto di occupazione italiana nel Mar Rosso, suscitò diffidenze e controversie coll’Inghilterra, che vedeva di mal occhio un’altra nazione europea attraversare i suoi disegni sui territori dipendenti dall’Egitto; ma queste diffidenze furono poi vinte con dichiarazioni di remissività del Governo italiano, e specialmente poi quando al Gabinetto Beaconsfield-Salisbury, sottentrava nell’anno stesso a Londra quello Gladstone-Grandville.

Maggiori difficoltà incontrò invece la nostra occupazione da parte dell’Egitto e della Turchia, i quali sollevavano proteste ed opposizioni a tutti gli atti del governo italiano, e specialmente alla nomina di un commissario civile per la piccola colonia, che fu oggetto di non poche controversie. Senonchè nel maggio 1881 accadevano due fatti che dettero una maggiore spinta alla nostra politica coloniale, cioè l’occupazione di Tunisi per parte dei Francesi, e l’eccidio della spedizione la quale erasi internata a quattro o cinque giornate di marcia da Beilul allo scopo di aprire una via di comunicazione coll’Abissinia.

Al Gabinetto Cairoli era succeduto il 29 maggio predetto quello , col Mancini agli esteri, il quale stabilito coll’Inghilterra un modus vivendi, spiegò verso l’Egitto ed intorno all’eccidio di Beilul un’azione energica. Invocò dal Governo del Chedivè una severa inchiesta da farsi col concorso delle autorità italiane per accertare i fatti e le cause dell’eccidio, e scoprire e punire i colpevoli; e riuscì ad imporla; ma come prevedevasi, essa non ebbe alcun risultato, per la mala fede delle autorità egiziane.

Le relazioni tra l’Egitto e l’Italia erano quindi già tese, quando ad aggravarle maggiormente concorso un altro incidente.

Il Governo kediviale ostinandosi sempre più a contrastare la legittimità del nostro acquisto d’Assab, per avere in ciò maggior forza ed appiglio, e per prevenire nuovi ingrandimenti dell’Italia, aveva ordinato che dopo l’inchiesta predetta, i commissari egiziani della stessa facessero un viaggio d’ispezione sul territorio di Raehita, allo scopo di affermarvi dei diritti di sovranità, disponendo a tal uopo perchè vi sbarcassero anche delle truppe.

Ma fu pronto ad opporsi energicamente ai predetti disegni il capitano Frigerio, della Ettore_Fieramosca_(pirofregata) che tenne al largo convenientemente le truppe egiziane; ed il Governo italiano, non solo approvò l’opera sua, ma gli diede ordini categorici e risoluti di impedire lo sbarco a qualsiasi costo, spedendo a tal uopo nelle acque di Suez la nave Affondatore pronta a prestargli aiuto.

Queste energiche misure, più che le note e le rimostranze, valsero a dissuadere il Governo kediviale dalla sua progettata impresa; sicchè alfine vi rinunziò, pur protestando e dichiarando di riserbarsi libertà d’azione per l’avvenire.

Alla pacifica soluzione di questo grave incidente concorsero anche i buoni uffici ed i consigli dell’Inghilterra, colla quale veniva poscia stipulato (15 maggio 1882) apposita convenzione che garantiva all’Italia il possesso territoriale e la sovranità sulla baia d’Assab e adiacenze malgrado le riserve e la non accettazione della convenzione stessa per parte dell’Egitto e della Porta.

Così, con legge 5 luglio 1882 il nostro piccolo possedimento africano veniva dichiarato ufficialmente Colonia Italiana.

Capitolo II

Crisi egiziana ed insurrezione Mahdista — Loro influenza sul movimento d’espansione coloniale dell’Italia.

La crisi egiziana e l’insurrezione mahdista furono due avvenimenti che ebbero una grande influenza nella politica coloniale europea e specialmente dell’Italia.

L’Egitto sotto il governo di Mehemed-Alì e dei suoi successori si era ingolfato in guerre di conquista che ne avevano esteso il dominio sull’alta Nubia e su tutte le provincie della valle superiore del Nilo fino ai laghi equatoriali, e sulle coste orientali del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano fino alle regioni dell’Harrar e dei Somali.

Ma le grandi lotte sostenute e le strepitose sconfitte subite negli anni 1875 e 1876 contro l’Abissinia, avevano dissanguato l’erario e scossa la coesione dell’immane dominio. Il kedive Isma'il Pascià, per far fronte alle spese della sua mania conquistatrice, tentò delle forti speculazioni commerciali che diedero adito nel paese all’influenza europea, e si gettò egli stesso alla testa di colossali imprese industriali, tra le quali va annoverata a sua gloria l’apertura del canale di Suez (1859-69). Ma ben pochi vantaggi ne derivarono all’erario del paese.

Quando l’Inghilterra si accorse che quella opera grandiosa poteva essere proficua ai proprii interessi, approfittando delle strettezze del Kedive, acquistò per 100 milioni di lire tutte le azioni del Canale da lui possedute e divenne così la principale azionista di quell’opera.

Fatta così cointeressata nelle faccende d’Egitto, l’Inghilterra trovò poi modo nel 1876 di far sottoporre le sue finanze pericolanti ad un controllo di funzionari francesi ed inglesi.

Ma questa ingerenza straniera nell’amministrazione interna dell’Egitto, non arrecò alcun vantaggio alle sue finanze e servì solo a destare la ripugnanza della popolazione contro l’influenza europea e la diffidenza della Sublime Porta alta sovrana del paese.

Crescendo gli imbarazzi finanziari ed i malumori interni, Ismail pascià nel 1879 fu costretto ad abdicare, e gli successe il figlio Tawfiq Pascià con poteri alquanto ridotti dalla Sublime Porta, e quasi sotto la tutela delle potenze europee.

Finalmente nel 1882 avvenne il pronunciamento di Aḥmad ʿOrābī. Suo scopo era quella di sottrarre l’Egitto all’influenza delle nazioni europee, di consolidare l’alto dominio della Turchia, e di dotare il paese di ordini rappre- sentativi nei quali gli elementi mussulmani fossero in maggioranza.

Questo movimento trovò largo favore nell’ufficialità e nella popolazione ed appoggio dalla Turchia. In breve Arabì fu portato dall’aura popolare alla carica di ministro della guerra, e dal Cairo poteva dirigere la rivoluzione: nelle città succedevano sommosse contro i cristiani e gli europei; la Porta preparava di soppiatto dei rinforzi, e si parlava già della deposizione del Kedivè.

Allora l’Inghilterra dopo aver sollecitato invano la Francia, ed inutilmente invitato l’Italia, che oppose un formale rifiuto, decise il suo intervento.

In seguito ad una sommossa avvenuta in Alessandria, nella quale furono uccisi alcuni cristiani, l’ammiraglio inglese Seymour nelle giornate 11 e 12 luglio 1882 la faceva bombardare dalla sua squadra, riducendola alla quiete; e poco appresso un grosso corpo inglese, sbarcando a Porto Said e ad Ismailia, preveniva i rinforzi della Turchia e prendeva alle spalle Arabi pascià, il quale nella giornata del 13 settembre successivo veniva sbaragliato e disperso con tutti i suoi a Tel el Kebir.

Da quel momento l’Inghilterra, malgrado le invidie gelose delle potenze e le proteste della Turchia, stabilì e mantenne l’occupazione militare sull’Egitto che la rese effettivamente padrona di tutto il paese; ed ogni altra ingerenza delle nazioni europee, all’in- fuori dei diritti nominali della Porta, effettivamente ivi scomparve.

Mentre l’Egitto era in preda alla rivoluzione interna, scoppiava nel Sudan l’insurrezione madhista.

Un certo Muhammad Ahmad figlio di un carpentiere di Dongola, dopo aver vissuto lunghi anni da anacoreta, ritirato nell’isola di Abba, sul Nilo Bianco, e di essere divenuto in fama per santità e dottrina, si annunziò Mahdi o profeta vaticinato di Maometto, e cominciò a predicare l’insurrezione, col programma di voler purificare la religione secondo le primitive leggi del Corano e di abbattere il dominio degli egiziani.

Il mal governo dell’Egitto aveva esasperato quelle provincie; le angherie ed i soprusi esercitati dalla maggior parte dei governatori egiziani, intesi solo ad arricchire ed a spremere balzelli, e la guerra mossa alla tratta degli schiavi unica sorgente di guadagno pei mercanti di quelle contrade, avevano creato nelle popolazioni un odio insormontabile.

Perciò il movimento Mahdista trovò terreno fecondo, ed attaccò facilmente, e rapidamente si allargò in modo formidabile.

Il Darfour il Kordofan ed il Sennaar vennero in breve tempo in potere del Mahdi, e le piccole guarnigioni egiziane sparse fra i due Nili, sopraffatte in tutti gli scontri erano massacrate o costrette a ripiegare su Kartum.

Lo stesso avveniva nella Nubia ove il luogo- tenente del Mahdi Osman Digma stringeva la guarnigione di Sinkat, Tokar, Kassala e Berber e minacciava i porti del Mar Rosso.

Il fanatismo religioso eccitato dalle parole del Mahdi infiammava gli insorti e li rendeva temerari, sprezzanti della morte e feroci non soltanto contro gli uomini, ma anche contro le donne ed i fanciulli; quanti europei capitavano fra le loro mani venivano passati a fil di spada.

Già due corpi egiziani mossi da Suakim per recarsi in soccorso delle guarnigioni bloccate erano stati quasi distrutti l’uno a Kasgil il 9 novembre 1883 (Hichx pascià) e l’altro ad El Teb il 1° febbraio 1884 (Bacher pascià); l’Egitto e la Turchia si dibattevano nell’impotenza, e l’insurrezione rumoreggiava nel basso Nilo: allora l’Inghilterra che per l’occupazione militare del paese, ne era divenuta la tutrice naturale, spinta dall’opinione pubblica e dal Parlamento, credette doveroso di intervenire e di assumersi l’incarico della liberazione delle predette guarnigioni.

Cominciò col far allestire un primo corpo di spedizione sotto gli ordini dei generali Stevenson e Graaham, i quali però, non riuscirono ad impedire la caduta di Tokar e Berber nelle mani degli insorti. Si valse quindi dell’opera del celebre generale inglese Charles George Gordon, il quale sotto Ismail pascià, era già stato due volte governatore nel Sudan, acquistandosi fama di giusto e di forte. Egli fu inviato a Kartum munito dei più ampi poteri perchè cercasse di arrestare l’insurrezione e provvedesse alla salvezza degli europei e della guarnigione rinchiusa nella città.

Rinforzò quindi la squadra del Mar Rosso affidandone il comando all’ammiraglio Hevett, il quale per mantenere buono verso l’Egitto il potente Negus d’Abissinia e facilitare all’occorrenza la liberazione della guarnigione di Kassala stringeva con lui un trattato di amicizia e di commercio (3 giugno 1884).

Gordon giunto a Kartum il 17 febbraio 1884, tentò tutti i mezzi onde riuscire nel proprio intento, ma era troppo tardi; rimasto assediato nella città, chiese rinforzi al suo Governo e si dispose ad una eroica resistenza.

Sui primi di agosto 1884 finalmente l’Inghilterra si decise ad una nuova ed importante spedizione collo scopo di muovere in suo soccorso. Ne fu affidato il comando al generale Volseley e fu scelta come strada di percorso la valle del Nilo. Ma intanto le condizioni di Kartum si erano fatte quasi disperate e quelle degli altri presidi della Nubia più critiche e minacciose.

Fu in questo frangente che tra l’Inghilterra e l’Italia furono intavolati gli accordi segreti che condussero all’occupazione di Massaua.

Aprofittando degli imbarazzi Turchia e della necessità in cui per gli eventi del Sudan si trovava l’Egitto di dover abbandonare i porti più lontani del Mar Rosso, l’Inghilterra, per evitare che essi andassero in mano di altre potenze meno amiche che l’Italia, e per avere all’occorrenza man forte nella sua impresa contro il Sudan o suggeriva o autorizzava l’occupazione di Massaua.

Capitolo III

Eccidio della spedizione Bianchi — Occupazione di Beilul — Occupazione di Massaua — Proteste della Turchia — La caduta di Kartum — Conseguenze — L’Italia offre i suoi aiuti all’Inghilterra che li rifiuta — L’Inghilterra rinunzia al Sudan — La nostra occupazione di Massaua resta paralizzata.

Il rifiuto opposto nel 1882 dall’Italia all’invito dell’Inghilterra d’intervenire con essa in Egitto, avea suscitato nel parlamento italiano e nel paese unanimità di biasimi e di recriminazioni: si era tacciata la nostra politica di pusillanimità e di insipienza e accusati i ministri di aver trascurata l’occasione di prendersi una rivincita dell’occupazione francese in Tunisia e di affermarsi come grande potenza nel Mediterraneo.

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