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GABRIELE ROSA
GUIDA
AL
Introduzione
Le petit lac d’Iseo n’a rien de grandiose dans son aspect ses abordes sont doux et frais comme une Egloghe de .
I paesi hanno i loro fati, come le opere umane. Non basta che sieno belli, sani, ricchi di prodotti naturali, e d’opere d’arte per attirare concorso di visitatori. Bisogna che sieno sulla corrente dei viaggiatori, che la fama e la moda li faccia ricercati. Il bacino dell’Oglio, dalle fonti alla di lui diffusione nel piano oltre Palazzolo sull'Oglio, comprendente la Val Camonica ed il Lago d'Iseo, è de’ più vari, belli ed interessanti d’Italia, pel paesaggio, per la storia naturale, pei monumenti, per gli oggetti d’arte, per le memorie storiche, per le industrie. E nondimeno male e pochissimo è noto, radamente è visitato dai forestieri. Quantunque già da oltre un secolo lo abbia celebrato nelle eleganti sue lettere inglesi . Eccitata dalle quali nell’estate del 1868 venne a vederlo la graziosa signora tedesca de:Ida von Reinsberg-Düringsfeld, e se ne compiacque così, che ne mandò descrizione diligente al giornale Ausland, che pubblicolla il 16 gennaio 1869. La Düringsfeld meravigliò che il bel lago Sebìno fosse quasi dimenticato dagli Italiani e dagli stranieri.
Mentre la Düringsfeld raccomandava il lago di Iseo ai dilettanti della Germania, le guide mediche inglesi lo additavano ai connazionali come soggiorno saluberrimo in Italia, e naturalisti stranieri di vari paesi vi recavano i loro studi. per l’Inghilterra studiava sul lago e nella Valle Camonica i capi d’opera della pittura, Sieber e Baltzer nell’estate 1870 scendevano dalla Svizzera a conquistare primamente la vetta del Adamello (monte) ed a studiarvi la geologia e la botanica, già di fresco indagatevi anche da Lorentz, da per la Germania, e nel 1871 l’inglese recavasi a studiare le caverne ossifere sul lago d’Iseo e nella Valle Camonica. La visita del bacino dell’Oglio, agevolata dalla doppia navigazione a vapore sul lago, e dalla buona via al Passo dell'Aprica che si dirama
per la Svizzera e per lo Stelvio, ora è resa più frequente dalla costruzione della via pel Passo del Tonale, che viene diritta da Bolzano, e dalla congiunzione immediata del lago per braccia Ferrovia Palazzolo-Paratico alla rete lombarda da Iseo e da Paratico.
Il mondo è vasto, ed il tempo troppo breve per esaminarlo, quindi per attirare i viaggiatori e rilevare l’importanza de’ luoghi da visitare, bisogna soccorrerli con brevi ma precise guide rispondenti ai bisogni nuovi di notizie storiche, statistiche, industriali, commerciali, artistiche, naturali. Con tale intendimento noi stendemmo questa guida che cooperi a rendere grati e ricercati i luoghi nel bacino dell’Oglio, ed a farli escire dalla relativa dimenticanza ove giacquero sino ad ora.
Da Brescia ad Iseo
La via che da Brescia mette ad Iseo, seconda, alla distanza da tre ad un chilometro a destra, i colli vitiferi di Cobiato, Cellatica, Gussago, Rodengo, Saiano, Ome, Corneto, Monticello Brusati e Provezze, che danno dei migliori vini della Provincia, vini atti a migliorare assai. Ivi la terra argillosa e marnosa intorno le viti, per costume antico, nel verno è lavorata profondamente a solchi, utilissimi alla fruttificazione. Quelle vigne esclusive, e le grandiose cantine di Cellatica, di Cobiato e di Monticello meritano visita dagli enologi ed enofili.
Questi colli col tratto, parte piano, parte ondulato, e colla collina isolata detta Monte Orfano sino a Palazzolo sull’Oglio a modo di triangolo, formano la parte della provincia detta Francia Corta, denominazione che si prese ad usare solo verso il 1300, e che pare derivata dal breve soggiorno fattovi dalle bande rapaci di Carlo d’Angiò, passanti nel 1265 al conquisto del regno di Napoli, bande contro le quali dalle castella insorsero i Ghibellini.
Verso la mezza via, a dieci chilometri da Brescia, fra vasti prati, pompeggia il chiostro ch’era de’ Cluniacensi, e del 1445 fu dato agli Olivetani a Rodengo, di stile sansoviniano, il massimo e più grazioso chiostro bresciano. Soppresso quel convento alla fine del secolo scorso, ora quegli edifici servono all’agricoltura. Nella chiesa era uno squisito leggìo, lavoro del frate Raffaele da Marone del principio del secolo XVI. Quel leggìo ora è nella galleria Tosi a Brescia. Ivi ora s’ammira la porta della chiesa d’arenaria rossa camuna, con lunetta dipinta squisitamente da Foppa il vecchio nel 1491, il refettorio con grandiosi a fresco del principio del secolo XVII di Cossali e di Zugno, ed altre sale ove dipinsero Gambara, Romanino ed i loro scolari.
Monticelli Brusati. — Chi per ammirare le vigne deviasse a questo paesuccio, vi vedrebbe al Castel Veder ancora le reliquie del castello che diede il nome alla famosa famiglia guelfa de’ Brusati, e vi ammirerebbe la cantina grotta Rossetti capace di cinquemila ettolitri. — Abitanti 1198.
Provaglio d'Iseo. — A tre chilometri da Iseo, ed a 18 da Brescia, scendesi a Provaglio, dove sulle pendici meridiane prosperano gli ulivi. Ivi sul ciglio della lama, tra querceti, spicca gruppo pittoresco di case, fiancheggiate da chiesetta, che al lato esterno orientale appare ampliata almeno tre volte. Sino al 1440 era d’un piccolo monastero di cenobiti di Cluny, indi del 1536 fu de’ canonici di S. Salvatore di Brescia. Dalla fine del secolo scorso è della famiglia Bergomi d’Iseo. Vi sono serbati capitelli romani ed una figura mitriaca, onde s’argomenta che quivi i benedettini, intorno ai ruderi di tempio del sole, facessero costruire piccolo oratorio. — Abitanti 1418.
Iseo. — I romani chiamavano Iseum il sacrario d’Iside, nume venerato anche nella valle del Po nel secolo secondo, culto del quale rimase tradizione ad Iseo. Sito di confine e di mercato di scambio fra Reti e Camuni e Cenomani prima, indi di commerci tra pianigiani e montanari, come Desenzano, Peschiera, Lecco, Arona, Sesto Calende. Una lapide romana trovatavi porta il nome di un merkator una carta del mille parla del pubblico mercato d’Isex, ed una del 1107 dice di contesa pel porto fatta coi Loveresi. Sino dal V secolo ebbe chiesa plebana, e la di lui rocca venne restaurata nel 909 per timore degli Ungheri. Iseo diventato propugnacolo di confine della repubblica di Brescia contro quella di Bergamo, già nel secolo XIII avea sul lago gazarie e sirene armate. Dominato dagli Oldofredi ghibellini, Brescia democratica nel 1281 ordinò che non se ne riedificassero il girone e le fortificazioni (fortilitia) che essa vi avea fatto distruggere. Nelle cui reliquie i ghibellini Federici e Celeri nel 1288 fecero strage de’ guelfi bresciani. Ma poi Giacomo Oldofredo del 1300 vi fece costruire la cerchia, della quale si veggono ancora reliquie. Quell’Oldofredo morto nel 1325 è sepolto nel bel sarcofago che sta sulla facciata della pieve d’Iseo, a piè del campanile, fatto pure innalzare da lui. Ci stettero a diporto Matteo Visconti nel 1350 circa, la Cornara regina di Cipro nel 1497. e Venezia serbò a questo Comune i dazi alle porte, il banco pubblico ed il Notariato, e nel 1460 gli concesse un piccolo ghetto di ebrei, che ci dimorarono più d’un secolo pei traffici.
La chiesa plebana d’Iseo sorse su tempio romano, e fu ampliata e restaurata varie volte, e finalmente ridotta alla forma attuale per Vantini nel 1826. Di antico serba solo il campanile, che le lapidi romane furono poste nel museo di Brescia. Gli a fresco di questa chiesa nella callotta e nella cupola sono di Teosa, decoratore teatrale che fece le migliori sue opere nella graziosa parrocchiale di Provezze a sette chilometri da Iseo, gli altri a fresco sono di Angelo Inganni d’Iseo. Vi sono notevoli due quadri negli altari nuovi laterali: l’uno a sinistra di Ayez, l’Arcangelo Michele, di lui capo d’opera, l’altro il S. Pietro di Diotti. Il 24 aprile 1874 vi si rizzò la statua di S. Vigilio dello scultore Giacomo Sozzi da Castione, e per legato 14 marzo 1868 di Paola Bonini. Sulla piazza del di lui mercato l’11 novembre del 1883 s’inaugurò la statua di Garibaldi dello scultore Bordini da Verona, la prima erettasi a lui in Italia, e nel 21 giugno 188o vi si inaugurò la ferrovia per Brescia. Presso Iseo, ai Frati sotto il portichetto della chiesa era da vedere una Madonna a fresco arieggiante Gentile da Fabiano, ed una stigmate del 1508 in terretta verde. Al Miario conservasi su faciata di casa colonica una Madonna di Giovanni Marone del 1487.
Da Iseo con cammino di mezz’ora voglionsi visitare la caverna ossifera quai e le rovine della rocca e della chiesa del Crocefisso già detta i pagà che le stanno sopra, e dove Marin Sanudo nel 1482 trovò molte antigità. Ed il piccolo pittoresco promontorio Manticli villa Barboglio.
Presso Iseo a mezzodì ed occidente stendesi la palude detta Lama, nella quale si compose torba d’uno spessore medio di tre metri, e per l’estensione di due chilometri quadrati. Cuspidi di silice trovati a quattro metri di profondità in questa torba, mostrano che essa è molto antica, ma che venne formata massimamente in tempi storici, come lo fu quella di Torbiato a sei chilometri a mezzodì di questa, e nella quale sul fondo si trovarono pure molte cuspidi simili. La torbiera di Torbiato ora è esaurita, quella d’Iseo si prese a cavare regolarmente nel 1862, ed ha macchina di ferro galeggiante spappolatrice, varatavi il 7 luglio 1867. Ora vi si cavano dalli 50 alli 80 mila quintali di torba all’anno, e d’estate vi lavorano 180 persone.
Per Iseo passano annualmente duecento mila ettolitri di grano che il bacino del lago, dell’Oglio e del Serio superiore attirano dal piano bresciano, dal mantovano e dal cremonese. Ci passano anche medianamente ottantamila ettolitri di vino, e pei bacini medesimi, dai quali scendono in cambio centomila quintali di ghise, acciai e ferri, quarantamila quintali di castagne, ventimila di legnami, tremila di vimini, sessantamila di gessi e quaranta mila capi di bestiami di varie qualità. per dirigersene una quarta parte verso la Bergamasca allo sbocco del lago di Sarnico. In Iseo si tengono due mercati settimanali, il martedì ed il venerdì, pei quali nel 1855 costrusse un maestoso locale sociale, che serve anche quale dok pelle biade. Nel 1841 aprì un Ospitale nel chiostro che fu di zoccolanti, Ospitale rinnovato nel 1884-85. Nel 1870 vi si costrusse la filanda a vapore Bonomelli, ora Negrinelli, con 65 bacinelle, e l’anno dopo vi sorse l’elegante filanda, pure a vapore, Guerini, con 62 bacinelle, e nel 1882 quella pure a vapore Formenti con 50 bacinelle. — Abitanti 2562.
Sul monte d’Iseo presso la Torre in fondo Prestini-Nulli è un castagno gigante, che ad un metro dal suolo misura metri 10,50 di circonferenza, e gli sta vicino altro castagno di metri 6,60. Presso la fonte alla pendice Colomber un gambo di vite rossera misura 74 centimetri di circonferenza.
L’albergo del Leone sul lago al porto del piroscafo, con terrazza, peschiera, vetture e battello, può confortare i viaggiatori.
Clusane. — Seguendo la sponda meridiana del lago a cinque chilometri da Iseo verso Sarnico, vedesi specchiarsi nelle acque Clusane con castello, ora palazzotto fortificato dal Carmagnola nel 1429, e dipinto esternamente un secolo dopo quando era dei Sala. Vi si vogliono vedere alla riva avanzi di costruzioni romane che sembrano bagni. Merita nota una Salutazione dipinta a fresco sulla porta d’ingresso della casa già Barboglio, ora Capuani al Zuccone nel principio del secolo XVI, ad imitazione del quadro del Beato Angelico che sta a Brescia nella chiesa di S. Alessandro. Era a Clusane una lapide romana a Giove, ora al museo di Verona.
Fra Clusane e Colombaro il 6 ottobre 1874 si accese primamente una fornace circolare per latterizi, fatta costruire dallo svizzero Biasca, a sistema Stella, con 12 camere, e capace del prodotto annuale di cinque milioni di pezzi, e con camino alto 30 metri. Vi è largo deposito d’argilla, onde se ne fanno annualmente quattro milioni di pezzi laterizi. Ai tempi romani le fabbriche d’embrici e laterizi erano ad Iseo. Abitanti 815.
Il lago d'Iseo
Fra i grandi laghi a’ piedi delle Alpi, il bel lago di Iseo è, dopo quello di Garda, il meno elevato. Giacchè mentre il lago di Garda è sul livello del mare in media metri 64, gli altri stanno a queste elevazioni:
{|
|- | Lago || d’Iseo || metri || align=right | 185 || |- | align=center | " || Maggiore || align=center | " || align=right | 194 |- | align=center | " || di Como || align=center | " || align=right | 198 |- | align=center | " || di Varese || align=center | " || align=right | 235 |- | align=center | " || di Lugano || align=center | " || align=right | 272 |- | align=center | " || di Ginevra || align=center | " || align=right | 376 |- | align=center | " || d’Idro || align=center | " || align=right | 378 |- | align=center | " || di Zurigo || align=center | " || align=right | 409 |- | align=center | " || di Levico || align=center | " || align=right | 432 |- | align=center | " || di Ledro || align=center | " || align=right | 695 |- | align=center | " || di Poschiavo || align=center | " || align=right | 963 |- | align=center | " || di Salarno || align=center | " || align=right | 2059 |}
Il Garda è profondo metri 584, il Sebino 250 fra Siviano e Tavernole.
Rispetto ad estensione, quello d’Iseo o Sebino è inferiore a que’ grandi laghi, ma supera quelli di Varese, di Lugano, d’Idro.
Sta loro in queste proporzioni:
mentre il lago di Ginevra è chilometri quadrati | 577
quello di Garda è chilometri | 370
il Maggiore | 199
quello di Como | 152
quello di Zurigo | 152
quello d’Iseo | 61
quello di Lugano | 48
quello di Varese | 16
quello d’Idro. | 14
Il lago d’Iseo all’epoca glaciale preistorica si estendeva sino a Torbiato e Monterotondo, dove le collinette appaiono morene o muraccie depositate dai ghiacciai. Sciolti i quali si riversò verso Paratico, facendo isola la collinetta portante ora la parrocchiale, finchè qualche fenomeno vulcanico aperse all’Oglio il varco attuale. Ed allora ne’ primi tempi della storia, il livello del lago fu almeno tre metri più depresso che l’attuale, come appare dall’infimo letto delle torbiere d’Iseo e di Pisogne, e dai luoghi ove si trovano carboni e lavori umani ad Iseo, a Clusane. A Palazzolo nel 1766 si cavò una trave a sei metri sotto l’attuale livello dell’Oglio. Una parte almeno dell’attuale torbiera dovea essere colta ai tempi romani, perchè sino al secolo nostro un grande tratto centrarle di essa chiamavasi breda (praedias) magna, e la rasentava la via della regina.
Interramenti naturali ed ostacoli artificiali all’emissione del lago andavano dunque provocando innalzamento del di lui livello medio, ed alluvioni. Onde i riverani dovettero parecchie fiate unirsi per rimuovere quegli ostacoli. Iseo nel 1545 alzò argini a difesa de’ suoi campi bassi, e fu principale provocatore della legge colla quale il Capitano di Brescia Leonardo Donato nel 1680 regolò l’emissario del lago, legge che dopo il 1712 fu trascurata, onde il lago d’Iseo il 31 ottobre del 1823 salì a metri 2,04 sopra la media, ed a metri 2,04 il 25 maggio del 1839. Allarmati gli abitanti sul lago, il 27 maggio del 1858 in Iseo si costituirono in Consorzio per regolare l’emissario, e l’anno dopo presero a rimuovere gli intoppi. Onde alle generali alluvioni de’ laghi nella Valle del Po, che fecero salire il Maggiore 7 metri nel 1868, 4,80 nel 1872, il lago d’Iseo toccò solo questi aumenti massimi: metri 1,96 il 5 ottobre 1868, metri 1,46 il 10 maggio 1872. Le piene del Garda poi riescono generalmente la metà di quelle del Sebino. L’emissario del lago viene ostruito specialmente dalle ghiaìe del torrente Guerna scendente da Drera (Adrara), il quale ebbe massime piene il 7 agosto 1779 ed il 14 pure agosto del 1850.
In questo lago fu sempre libera la pesca, tranne all’emissario, ed in alcuni luoghi riposti, ove si posero peschiere private presso le rive. Il Sebino era già ricco di pesce, ma si ridusse a grande povertà per abusi di pesca con reti distruggenti uova e neonati; reti e modi sempre proibiti dalle leggi, ma inutilmente. I migliori de’ pesci suoi sono: la tinca, la sardella, il persico, la trota. Pare che anticamente avesse anche il carpione, che ora è speciale del Garda, al quale manca il persico, e dal 1800 ha la bosa trisa (bottatrice) propria del lago di Como, e portataci da Pietro Parigi di Sarnico. Il decreto ministeriale 7 aprile 1868 approvò un savio Regolamento di pesca su questo lago, surrogato da quello 13 giugno 1880.
Storia del lago d'Iseo
I paesi sulle riviere di questo lago formarono mai corpo politico speciale nè federato, quindi non hanno storia comune. Vi prevalse il dominio romano solo 15 anni a.C. Prima la federazione camuna o retica stendevasi all’oriente del lago sino all’attuale Sale Marasino. La parte occidentale predominata dai pastori delle valli Seriana e Cavallina. Che stavano sicuri ne’ monti, e tenevano sul lago poveri porti per pescare e barattare prodotti. La pesca era copiosa assai nella coda del lago da Clusane a Sarnico; i baratti seguivano ad Iseo, confine tra Cenomani e Reti, ed erano di resina, caci, pelli, miele lana; per vino e biade specialmente.
Prevalsi i Romani, famiglie ricche di Bergamo e di Brescia, villeggiarono su queste riviere e vi ebbero larghi possessi, e vi cacciarono nelle selve che allora vi s’addensavano. Iseo, Colombaro, Clusane, Predore, Sale, Marone, Pisogne, Castro, Lovere, Solto hanno segni di coltura romana, alla quale subentrò il cristianesimo, che pose prime chiese battesimali e colleganze di plebi ad Iseo, a Predore, a Sale, a Pisogne, a Solto. Onde i vescovi di Brescia e di Bergamo quando dopo l’anno 800 vennero resi potenti dai Franchi, in que’ paesi tennero Curie e giurisdizioni con decime, e vi ebbero gastaldi ed avvocati. Vasti possessi ad Iseo, Timoline, Borgonato; già prima del 900 ebbero le monache longobarde di S. Giulia in Brescia, che teneano anche pesche speciali a Sarnico.
All’anarchia che fu germe ai piccoli comuni, contro i Saraceni e gli Ungheri si fortificarono Iseo e Rogno nel 906. È traccia di stazione di Saraceni anche presso Iseo alla Beca Mora. Quando nel 1158 e, nel 1166 un esercito germanico del Barbarossa scese per Valcamonica passò pel lago, dove le città collegata nella lega Lombarda già aveano navi armate (gazarie sirene). L’esercito imperiale abbruciò Iseo nel 1161. Allora presero a divampare ardentissime minute e frequenti le lotte tra i partiti della Chiesa e dell’Impero, e si combatterono fieramente ai confini sopra Lovere e Volpino, Ceretello, Qualino al settentrione, e Caleppio, Sarnico, Castel Merlo, Paratico verso mezzodì. Allora presero a costruirsi molte rocche, torri, castella sulle rive del lago. D’allora le due sponde diventarono rivali per le gare fra le repubbliche di Brescia e di Bergamo. E quando queste repubbliche vennero soverchiate prima dai Visconti e dagli Scaligeri, indi dai capitani di Milano e di Venezia, Malatesta, Carmagnola, Colleoni, Piccinino, questi paesi patirono molti incendi, concussioni, dilapidazioni. Finchè nel 1427 si raccolsero sotto la federazione predominante di Venezia. Amata dal popolo pei favori antichi di commerci e d’industrie, avversata dai feudatari Oldofredi, Federici ed altri, perchè Venezia non ammetteva privilegi feudali. I popoli del lago divisero i lutti di Venezia contro li Sforza di Milano, indi contro i collegati di Cambrais (1512), e non senza protesta armata subirono la rivoluzione cisalpina che nel 1797 abbatte il vecchio dominio di Venezia.
Durante la repubblica veneta questi paesi nelle cose locali serbavano la libertà delle antiche costumanze; nel resto erano governati Iseo e Quadra o valle sua, da Vicario nobile di Brescia, Lovere e territorio dal Podestà di Bergamo, Sarnico dal feudatario di Caleppio.
La Valle Camonica e la sponda orientale del lago nel medio evo erano spesso visitate da pellegrini settentrionali per Roma e per la Palestina, pei quali erano stabiliti ospizi ad ogni quindici miglia. Al Tonale, ad Edolo, a Cemmo, a Cividate, a Pisogne, ad Iseo.
Bandito da Venezia il ramo principale Oldofredi ghibellino, che riparato a Cesena vi assunse il nome di conte Isei, sul lago, durante il dominio veneto prevalsero le famiglie de’ conti Caleppio all’emissario del lago, de Foresti di Solto, de’ Fenaroli di Vigolo e Tavernola, de’ Calvi di Lovere, de’ Martinengo ad Iseo, Sulzano, Sale, Siviano, degli Oldofredi ad Iseo, Provaglio, Peschiera, de’ Panigoni a Riva, de’ Masperoni a Monticello Brusati, de’ Sala a Clusane. Iseo si notò per spirito di progresso nel moto cisalpino del 1797, nel carbonarismo del 1821, nella Giovine Italia del 1832, ed il 2 febbraio del 1848 diede il primo segnale della insurrezione lombarda.
Nel 1834 s’incominciò sul lago d’Iseo l’esperimento di navigazione a vapore, e nel 1856 vi si pose il piroscafo Sebino, poi Tadini, al quale si aggiunsero il Commercio nel 1868, la Vega nel 1880, il rapido Tonale nel 1883, il Lovere nel 1885.
La navigazione a vela vi è fatta con 35 barche da 45 tonellate in medio, da 7 dalle venticinque alle trenta tonellate, oltre circa 40 minori. La pesca poi vi è esercitata con 153 barchette a due remi.
La caccia alle anitre, esercitata con ordine di battaglia, ogni anno il giorno di S. Stefano (26 dicembre), due secoli sono dava una preda di circa 300 capi. Ora è quasi abbandonata per mancanza di selvaggina.
Agli svariati spettacoli di questo lago s’aggiunsero la meraviglia dell’arte, nella mirabile via di undici chilometri, aperta tra roccie a picco e sinuose fra Marone e Pisogne dal 1828 al 1850.. È alternanza di gallerie sonanti, di catolli spaccati, di seni cavati nella compatta dolomite, di volti gettati sugli abissi del lago, di orrido e ridente da renderne la passeggiata delle più attraenti a farsi specialmente dai naturalisti.
I centri commerciali del lago, Iseo, Pisogne e Lovere vennero determinati dalla navigazione a vela, favorita da venti regolari, che ne’ tempi normali spirano dal nord ovest (vento) dalla mezzanotte alle 10 antim. e da sud est (ora) dalle 11 antim. sino al tramonto. Sono correnti per le quali si pone equilibrio tra la rarefazione dell’Adriatico ed il fresco delle valli alpine.
Da Bergamo a Sarnico per Grumello
Da Bergamo a Sarnico la via più spedita è la ferrata sino a Grumello, dal quale in tre quarti d’ora per vettura calasi a Sarnico.
Grumello è centro di colli producenti i vini più delicati della provincia di Bergamo, colli stendentisi dal Serio a Scanzo, celebre per moscato, e per Grumello sino a Predore oltre Sarnico cinque chilometri. Grumello dal 1870 è anche centro di Società enologica, e dei vini bergamaschi rossi quelli di Grumello, di Calepio, di Predore hanno massima fama. Il castello di Grumello ebbe parte rilevante nelle fazioni del medio evo. — Abitanti 2147.
Sarnico all’emissario del lago ebbe antica importanza per le pesche di proprietà feudale, per lavori di ferro e per commercio di transito, pel quale pagavasi la tassa ripaticum, onde Riadega chiamasi la frazione che gli sta rimpetto. Sino dall’anno 862 Lodovico II imperatore concede alle monache di S. Giulia da Brescia piscariam de Sarnega. A pochi passi da Sarnico, dove piglia a scorrere l’Oglio e dove entra in lui un rigagnolo perenne, è la frazione chiamata Fus, nome che porta anche il sito di Pisogne, ove sono le fucine, e la frazione di Livem ove pure furono ferriere, e che rammenta pure il forno del ferro e le fucine che ci furono sino al 1600, alimentati dal minerale che si cavava poco lungi, a Viadanica, minerale pel quale nel 1300 si aprì forno fusorio anche ad Adrara S. Rocco. Ora sono abbandonate affatto quelle ferriere, ed a Sarnico cessarono eziandio le fornaci di calce e di mattoni che vi erano tre secoli sono. Invece vi si sviluppò la cava ed il lavoro della pietra arenaria che si prese a coltivare nel 1400, mentre prima trascuravasi quale poco resistente. Dal nome Fus s’appellò il canale estratto quivi dall’Oglio per la navigazione e per l’irrigazione, canale che va a Palazzolo e Rovato, e che si nominò già nel 1168 in sentenza de’ Rettori di Bergamo imponenti al conte Maifredo di Calepio la demolizione di molini sulla Fusia. Questo canale od era piccino, caduto, quando nel 1347 la repubblica di Brescia concesse a Cristoforo Oldofredi d’Iseo che lo scavasse nella forma attuale.
Sarnico ad onta della sua postura favorevole al commercio, anticamente era piccolo sito ecclissato dai pagi, indi plebati di Predore e di Calepio. Il conte di Calepio veniva con sua corte a rendere giustizia a Sarnico ogni giovedì prima del 1500. Sarnico ebbe vecchio castello diroccato dagli Svizzeri assoldati dell’Austria nel 1521, e solo nel 1566, per concesione della Repubblica veneta, ebbe mercato settimanale nel giovedì. Abitanti al 31 dicembre 1871 1,639. Alberghi Faraone, Morelli al Papa e Posta.
Presso Sarnico è la frazione Castiù, nome antico denotante luogo forte, dove infatti vedonsi reliquie di rocca antica. Ivi sulla facciata della chiesa di S. Rocco è dipinta a fresco una Madonna con bambino del 1510. Presso Sarnico sul lago verso Predore, era una fabbrica d’amido. A Sarnico sono ancora molte pesche censite d’anguille e di tinche. Alle cave di molara od arenaria bigia di Sarnico, emergente anche a Paratico e Capriolo; lavorano 450 persone, che dopo il 1872 guadagnano da 3 a 4 lire il giorno. Al Gandosso presso Sarnico verso mezzodì cavansi 300 macine da mais, breccia o conglomerato, che per Iseo e Brescia si spargono per l’Italia, e che si vendono da L. 60 a 70 ognuna. Il vago Montecchio presso Sarnico sull’Oglio fu castello Calepio, indi chiostro; nel 1800 diventò villeggiatura Alessandri, nel 1872 Crespi, il quale molto lo migliorò ne’ rispetti estetici ed agrari. Ivi s’ammira una sala nella quale Cavalier e Maironi nel 1873 con fino spirito dipinsero la reggia d’Asmodeo.
Nel 1666 v’era pregiato sulla piazza di Mantova il terliso di Sarnico.
Nel 1466 ai Serviti di Montecchio si concesse S. Giovanni delle Formiche sulla cima del colle tra Sarnico e Trescore, sito ameno ridotto da Orgneri a villeggiatura nel 1872. Sulla piazza di Sarnico stava il più annoso gelso della Bergamasca, abbattuto nel 1874, ed il cui scheletro diede 110 quintali di legna, Alla riva del lago Caroli nel 1873 costrusse filanda a vapore per 200 bacinelle, con sala che è la maggiore e la meglio arieggiata delle due provincie limitrofe. Sul lago han villa graziosa Franceschini e Lotti.
Fra Sarnico e Paratico per alla Ferrovia Palazzolo-Paratico si sta per gettare ponte di ferro surrogante il tarlato e decrepito di legno.
Da Bergamo a Palazzolo
Il cercatore di cose artistiche e storiche deve lasciare la ferrovia per Palazzolo, e con vettura visitare Malpaga, Cavernago e Gorlago in quella direzione.
A Malpaga è il Castello di Malpaga ora del conte Roncalli, dove passò gli ultimi suoi anni il capitano Bartolomeo Colleoni, che vi morì nel 1475. Vi sono dipinti del secolo XV, ed i Martinengo, eredi del Colleoni, nel secolo dopo vi fecero a fresco rappresentare dal Romanino, dagli scolari di lui e dal Giovan Battista Moroni fasti del Colleoni. Del Romanino a Malpaga è la pala di S. Sebastiano nella parrocchiale.
Cavernago era pure Castello di Cavernago del Colleoni, poscia fu dei Martinengo che lo ricostrussero con disegni del Jacopo Sansovino, e vi fecero dipingere al Romanino. — Abitanti 744.
Gorlago nell’ampia parrocchiale mostra tre dipinti del Morone, tra i quali notevolissima l’Adorazione dei Magi. — Abitanti 1536.
A mezzavia da Bergamo a Palazzolo, sulla sinistra, vedesi Telgate con avanzi d’antico castello. Ai Romani era stazione militare col nome di Tolegata, perchè vi passava via militare che da Lecco (Leuceris) pel Ponte di Lemine d’Almenno e Bergamo, metteva a Brescia, varcando l’Oglio poco sopra Palazzolo al Cividino; dove i villici chiamano ancora bia romana gli avanzi di quella via.
Palosco presso Palazzolo vuolsi visitare pel quadro S. Lorenzo, del Giovan Battista Moroni, nella parrocchiale, e per la grande fabbrica di stoviglie Picozzi, — Abitanti 1791:
Palazzolo è pure sito antico, e, caduto il ponte romano al Cividino, surrogò già dai tempi barbarici quel passo sull’Oglio. Passo militare importante, onde Palazzolo patì devastazioni e fece subiti guadagni. Arnese bresciano di guerra ai confini, ebbe castello e rocca, donde appaiono ancora notevoli vestigia. Palazzolo ha la torre ecclesiastica più bella e più elevata delle due provincie limitrofe. Torre iniziata nel 1812, compiuta nel 1831, e che, compreso il santo, misura 83 metri. Ne’ secoli passati ebbe ricche pesche d’anguille, e lavori d’acciaio, ed ora giovandosi delle correnti dell’Oglio e de’ canali derivatine, si rese il sito più industre della Bresciana. Vi si distinguono la fabbrica di bottoni Taccini, la più squisita d’Italia; le fornaci di calce idraulica che ponno dare sino 15O tonellate di calce al giorno; il molino americano La Fosse capace della produzione giornaliera di cento quintali; la concia Nulli preparante dodici mila pelli annualmente; quattro filatoi di seta che ponno lavorare ottocento chilogrammi d’organzino ogni settimana; grandi filande a vapore ed altre minori. Ha grosso mercato di bestiami il mercoledì confermatogli da Venezia nel 1428.
Della Pieve di Palazzolo è cenno nel 1154; ad essa venne sostituita l’attuale parrocchiale benedetta nel 1774, nella quale si trasportò la pala del Civerchio, dipinta circa il 1460. La chiesetta di S. Giovanni eretta nel 1459 serba a freschi del 1497, ritoccati nel 1782. Avea pala del Borgognone, ma ora di quella serba solo la cornice. Verso Telgate avea chiesetta di S. Michele nominata nel 1156, e quella di S. Pietro de Velico accennata nel 1198. Sono da Palazzolo il Galignani che fondò a Parigi nel 1814 il Galignani Mensenger, ed il vulcanista Gorini. — Ha abitanti 5085.
Nel giorno 31 agosto del 1876 venne solennemente inaugurata la ferrovia di nove chilometri fra Palazzolo e Paratico.
Alberghi al Sole, alle Zoppe.
Da Bergamo a Lovere per Val Cavallina
Prima che fosse aperta la ferrovia verso Palazzolo da Bergamo, e che con quella corrispondesse la navigazione coi piroscafi da Sarnico (1856), da Bergamo a Lovere andavasi unicamente per la via nazionale risalente il suo corso del Cherio e rasentante i laghi d’Endine e di Gaiano nella Valle Cavallina per chilometri 43.
Quella via è ancora percorsa giornalmente da diligenze salenti e scendenti, e ne’ tempi antichi fu via militare importante.
Il primo paese notevole che tocca questa via, partendo da Bergamo, è:
Trescore Balneario a dodici chilometri, rinomato pei bagni solforosi, già noti nei tempi antichi, e restaurati nel 1470 per munificenza di Bartolomeo Colleoni, ed ingranditi nel 1580 dal Podestà veneto Capello, che li cedette alla città di Bergamo. Il concorso a questi bagni va crescendo ogni anno. Dalla ferrovia si sbocca alla stazione di Gorlago distante due chilometri, ed ora già vi si trovano i conforti della vita agiata. A Trescorre vuolsi vedere nella chiesetta di S. Barbara in Novale gli a freschi stupendi di del 1524. Trescorre detto Tres-cur pare derivato da Tres-curiae, forse tre case feudali poste nel sito importante ove sbocca la valle, dove la repubblica di Bergamo teneva razza di cavalli, e dalla quale venivano i cavalli dal Tonale, onde si disse Val Cavallina. — Abitanti 2906.
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