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Le temps des hommes d’affaires est précieux; on peut considérer leur personne comme un capital à haut intérêt qui a plue de valeur que la plupart des marchandises du même poids; on doit donc chercher à abréger le temps de leurs voyages perdu pour eux et pour la société.
Indice
Note
Al lettore benevolo
L’incivilimento, che nell’esordio della vita di un popolo suole esser lento, giunto poi ad un dato stadio, accresce il proprio moto, in progression geometrica, si propaga e si moltiplica colle generazioni.
Ciò accade appunto ai dì nostri, in cui una bella luce illuminando l’orizzonte morale dei popoli, pare dir loro: - Osate e faticate; il lavoro vi prepara la ricchezza, questa i piacer progressivi; la gloria non è premio soltanto al valore dell’armi: l’onore ha mille porte che il lavoro può aprire, e la probità sa conservarne il possesso; la lode delle azioni benefiche ha messaggieri veloci che la spandono nell’universo, e ne raccolgono la gratitudine dei confratelli. Osate e faticate.-
Lo spirito umano, preparato dall’azione del tempo, invigorito da lunghi anni di pace, protetto rità delle scienze, prese un ardito slancio, che infrange ogni freno, spinge l’ardor degli uomini verso innumerevoli mete, ed opera singolari portenti. Il maggior lavoro, aprendo più splendidi tesori, fece dell’industria un culto, osservato non meno dalla rozza inclinazion dell’artigiano, che dal dotto pensiere del cittadino, il quale più abile, perché più istruito, perfezionò i meccanismi, creò materie ai piaceri più squisiti, vinse colla forza del genio le difficoltà del clima e del suolo, ed innalzò un altare alla moda ed al lusso per farli servire di incoraggiamento all’industria, di premio al lavoro.
La cresciuta quantità di materie manifatte ingenerò il desiderio d’un più attivo commercio, e qui l’opera meccanica e morale del trafficante non fu avara de’ suoi soccorsi. Il commercio spiegò un’intelligenza non mai conosciuta, un coraggio più smisurato che credibile, il quale venne invigorito dalla sapienza dei dotti, e dal patrocinio dei governi, con utili trattati che ne assicurarono l’esercizio, e con mille invenzioni che lo resero facile e pronto: fra queste comparvero le strade di ferro.
L’Inghilterra fu la prima ad usarne; l’America settentrionale fu la prima a stabilirne delle grandi linee a traverso il vasto continente, e perfino nell’interno degli stessi fabbricati , tanta è la persuasione di quei popoli intorno all’utilità delle nuove vie; ma le altre nazioni o si limitarono allo stabilimento di brevi linee, o spaventate dalle discordi opinioni, abbandonarono all’azione del tempo l’importante giudizio della questione; e mentre il Francese spera scoprir la verità fra le discussioni parlamentarie, e l’Inglese crede trovarla negli esperimenti, l’Italiano, il Tedesco, lo Spagnuolo ed il Russo tengon dietro alle prime, e meditano sui secondi.
Intanto il ministro ed il tribuno, l’economista ed il gazzettiere, l’ingegnere ed il meccanico pubblicano i loro pensieri, le loro scoperte, ed i calcoli loro; lo speculatore, il trafficante, ed i produttori, smaniosi di veder avverato il nuovo sistema stradale, si rallegrano alla voce di Roberto Peel e di Stefenson, dubitano alle parole di Dupin e di Pillet Will; ma l’esposizione dei fatti pubblicati da li rinfranca, e rende probabile l’effettuazione dei loro desiderj. I popoli agitati dall’incertezza si rizzano sulla punta de’ piedi e guardano con avida attenzione l’occidente, in cui la speranza di veder stabilite le vie ferrate ancor non tramonta.
La disparità delle opinioni, per cui riman dubbia l’utilità delle nuove vie, m’incitò allo studio di tal importante questione. Con questo intento giudicai essere utile la conoscenza dei fatti generali, da cui dipendono le azioni dei tempi presenti, mi feci a considerare le relazioni economiche e politiche internazionali, e le origini dell’attuale prospera od infelice fortuna degli stati d’Europa; finalmente tentai di conoscere quale potrà essere il loro avvenire sia coll’attuale sistema di comunicazione, sia con quello delle strade ferrate.
In questa congerie di fatti e d’induzioni cercai gli effetti, che per avventura produr potrebbe la nuova viabilità, e mi lusingai che dalla conoscenza degli effetti mi fosse concesso giudicare dell’utilità della causa.
Non ignoro che molte esimie opere sulle strade ferrate istruirono i popoli circa i migliori metodi di eseguirle, e molti giornali periodici accennarono i vantaggi ch’esse potrebbero per avventura suscitare a pro delle nazioni che le formassero; onde che non presumo che le idee esposte in questo mio scritto abbiano tutte il pregio della novità; solo mi lusingo di aver con qualche maggiore estensione fatta conoscere l’influenza commerciale, industriale e politica, che un generale sistema di strade ferrate potrebbe esercitare tanto sulla massa collettiva, quanto sull’individualità delle nazioni d’Europa.
Nel che fare, se la scarsa mia te non seppe intieramente esaurire la materia e svolgerla con quella finezza d’intendimento che pur richiede l’importanza dell’argomento, parmi però di avere notate alcune singolarità non indegne della meditazione del pubblico, a cui questo debole scritto, forse con soverchia arroganza, ma certo con retto fine, confidentemente consacro.
Sezione prima
Allorchè l’Europa, uscendo dalle tenebre del medio evo, vedeva crescere e consolidarsi il sistema delle riunioni municipali, e quivi introdursi il proficuo metodo della divisione del lavoro, l’industria guidata da più esperte mani, fomentata dal lusso, e concitata dall’incostanza delle mode, moltiplicava e perfezionava le sue produzioni. L’agricoltura allettata dal maggior consumo delle derrate, estese anch’essa i suoi lavori su più ampj terreni; sorsero allora dal benefico suolo più copiose e più variate produzioni, che porsero all’industria mezzi ragguardevoli e preziosi; l’agricoltura e l’industria con vicendevoli soccorsi furono così l’una all’altra di scala a più alta fortuna.
Ond’è, che le produzioni aumentando in ragione degli utili che i produttori ricevevano per causa di maggior consumazione, venne il bisogno di smerciare nelle altre contrade ciò che soprabbondava ed eccedeva la consumazione interna, e la sagacità del commercio assunse siffatta impresa, la estese in gione della facilità dei trasporti, ed ebbe un utile ad essa corrispondente.
Allora i Principi che proteggevano le città, onde contrapporne le forze a quelle del feudalismo, e che appresero essere desse il centro della civiltà, l’esca salutare dell’industria, e questa la scaturigine delle ricchezze, cominciarono a blandire le industrie favorendo il commercio, e favorirono il commercio appianandogli le vie ai trasporti. Si apersero strade a norma delle scarse cognizioni di quei tempi; se non che le scienze, che ricomparivano sulla scena dell’universo, tolta una fiaccola dal santuario della verità, guidarono l’uomo per la via dell’utile, che conduce al fonte della prosperità.
Ebbe allora l’Europa una scossa benefica, che vincendo la ruggine della barbarie, mise in rapido moto la ruota della macchina sociale; ed a misura che raddoppiavasi l’operosità dell’industria e nuovi oggetti di piacere e di comodo sorgevano quasi per incanto, il lusso, la voluttà, l’ambizione vollero parteciparne. La ricchezza invigorì le relazioni fra i popoli di diverse nazioni, e le relazioni diedero più robusta vita ai concambj, alla diffusione degli oggetti utili e voluttuosi qua e là inventati; fecero vieppiù conoscere la necessità di migliorare le strade, rendendole più brevi coi rettilineamenti, ed ognor praticabili, fortificandole contro le ingiurie delle stagioni.
Per la qual cosa nacque fra le illuminate nazioni lodevole gara; pari era il fine, pari la prontezza nell’eseguire; la difficoltà dei mezzi non arrestava il sagace amministratore, e la convinzione dell’utilità dello scopo e della necessità di giungere il primo alla meta concitava le menti, ed ognun sa quale potenza sia nell’uomo, che vuole e fortemente vuole.
Le nazioni, che prime furono ad illuminar coll’esempio, colsero altresì le prime i frutti della loro sagacità. Esse resero tributarie quelle meno di loro operose, obbligandole a vuotare nelle loro mani le proprie dovizie; esse crebbero in popolazione ed in ricchezze, l’una conseguenza dell’altra, e l’una e l’altra origine della forza e della potenza.
L’esempio divenne fecondo, e fu imitato; ma la supremazia commerciale ed industriale rimase sempre alle prime, poiché queste non si arrestarono nella carriera del perfezionamento.
La conoscenza del passato è la scuola dell’avvenire. I risultati delle operazioni stradali mostrarono nella sua pienezza qual grado di prosperità acquisti la nazione in cui si onora il commercio; e siccome lo spirito umano non suole arrestarsi, allorchè il fatto corona le concepute speranze; perciò l’ingegno concitato dalla lusinga dell’utile, trovò nuovi mezzi onde perfezionare il sistema stradale, e da non molti anni si accinge ad un volo straordinario, con cui minaccia di mutare d’aspetto agli affari del vecchio continente, imprimendo nuovo e strano moto al commercio, porgendo nuove materie all’industria, affratellando i popoli più disparati e lontani, confondendone i costumi, e ravvivando il germe di associazione universale posto nel cuor dell’uomo dalla filosofica e misteriosa natura.
Intendo parlare delle strade ferrate, le quali sia che si generalizzino sulla superficie europea, sia che vengano adottate da qualche nazione soltanto, sono per produrre effetti veramente singolari ed importanti nell’economia e nella politica dei popoli.
Per formarvi un’esatta idea di questi effetti straordinarj e giganteschi alzatevi e considerate lo stato e la condizione attuale delle varie nazioni, relativamente alla loro economia, alle loro forze fisiche e morali; osservate la natura e la somma delle loro produzioni, ciò di che esse abbondano e ciò di che sono mancanti; studiate i rapporti utili, necessarj, indispensabili che reclamano la loro associazione economica; calcolate la somma delle distanze dalla natura delle municazioni; abbracciate infine collo sguardo la superficie d’Europa, e notate le situazioni ed i confini delle distinte nazioni.
Ricca la mente di cognizioni siffatte, sarete capaci di giudicare l’utile od il danno che ha l’età presente dall’attuale sistema delle strade ordinarie, i progressi e le mutazioni che nell’avvenire potrà recare quello delle strade ferrate.
Nel primo caso voi vedrete come le nazioni si adoprino per superarsi, come la generosità di questi sforzi sia coronata da ottimo successo, ma con proporzioni diverse, e con diversi risultati, ai quali contribuisce o la priorità delle azioni, o la situazione favorevole dello stato; e vi è contrario o la natura del clima e del suolo, o gli accidenti della superficie che rendono meno utili le comunicazioni ordinarie.
Vedrete finalmente che in mezzo al prepotente moto che anima i governi ed i popoli, havvi un’azione e reazione continua, una discordanza d’interessi che tende ad armonizzarsi, quale il frastuono di più instrumenti prima di concordarsi. Che se in vece v’immaginerete il secondo caso, vedrete il commercio correre ardimentoso per nuove vie, l’industria nascere rigogliosa in paesi a lei prima non noti, l’una e l’altra recare la ricchezza là dove i popoli tentavano invano snervare il rigore della miseria; brevemente, il nuovo sistema di comunicazione in Europa aver sconvolto la sede della fortuna mutando le azioni degli stati, aver mutate le azioni di essi mutando a caduna nazione i mezzi di esercirle. Gli effetti perciò del sistema delle strade ferrate saranno grandi quanto straordinarj e capaci a dar vita a mille combinazioni singolari, alcune delle quali tenterò dimostrare in queste deboli carte. In esse darò un cenno dell’origine e dello scopo delle strade in ferro: svolgerò gli effetti ch’esse possono produrre nell’economia delle nazioni di Europa; e finalmente parlerò della convenienza e possibilità di adottarle, e dei mezzi più acconci, onde mandarle a compimento.
Sezione seconda
Origine e scopo delle strade in ferro. — Della forza del vapore applicata ai carri. — Rapporto tra la forza necessaria a muovere i carri sulle strade ordinarie e quella voluta sulle strade in ferro.
Circa la metà del secolo decimosettimo volevasi nelle miniere carbonifere di New-Castle in Inghilterra impedire che le ruote dei carri sprofondassero il terreno, e facilitare con ciò il trasporto del combustibile. Si collocarono quindi due linee di travi, sui quali si fecero correre i carri, e ciò fu l’embrione della grande idea che sviluppò il portentoso sistema delle strade ferrate.
Ma quell’idea-prima era imperfetta, poichè le ruotaje di legno mal reggevano al continuo passaggio, e si logoravano in breve. Si pensò allora a coprire i travi di lamine di ferro, il che, mentre porgeva all’opera maggiore solidità, era altresì origine di minore fregamento, e di sempre minor sforzo nell’imprimere il moto: ciò operavasi nel 1763, e queste furono le prime strade che chiamaronsi di ferro.
Ma in un paese ove abbondano le ferriere, ove il combustibile ha piccolo valore, non doveva tardare la sostituzione delle travi ricoperte di lamine, alle barre di ferro. Infatti nel 1767 si costruirono le ruotaje di ferro fuso, ed allora l’opera potè chiamarsi perfetta, benché coll’andar degli anni fosse ancora sottoposta a molte variazioni che miravano più alla solidità, e ad mere un più rapido moto ai carri, che alla sicurezza dell’opifizio.
La sperienza comprovò la giustatezza dei calcoli, e mostrò che un cavallo tirava sulle ruotaje di ferro un peso otto volte maggiore di quello che lo stesso cavallo avrebbe tirato sulle strade ordinarie.
L’utilità nella minore spesa di trasporto venne con questo fatto accertata; ma non bastava.
La mente umana è un campo su cui un granello di seme si sviluppa ed ingigantisce, allorchè sono libere le azioni economiche, ed il governo viene ad incoraggiarle col potente patrocinio. L’ingegno inglese avea scoperto nell’attività del commercio l’origine di gran parte della prosperità nazionale, avea con esito fortunato sciolto il problema - trasportare le merci con minimo sforzo - volle vincere l’altro - ridurre lo sforzo a minima spesa combinata con rapidissimo moto - e fu vinto.
L’americano Robert Fulton avea fin dal secolo passato scoperto nel vapore una forza applicabile a qualunque meccanismo. Fulton stava un giorno contemplando una pentola che bolliva, e s’avvide che il vapore rialzavane il coperchio; richiudevala replicatamente, e sempre ripetevasi lo stesso fenomeno; caricava il coperchio d’un peso, ma allora la pentola scoppiava, e la potenza del vapore compariva in tutta la prodigiosa sua forza agli occhi dell’uomo calcolatore.
Il vapore venne applicato come forza motrice agli opifizj d’ogni genere, alle navi, e finalmente, nel 1788, come rimorchiatore ai carri e carrozze, il cui sistema migliorato nel 1804, fu poi nel 1830 perfezionato da e da .
Lo scopo delle strade ferrate consiste adunque:
1.° Nel diminuire le spese di trasporto coll’economia di forze, potendosi con esse impiegare minor numero di animali, o usare la forza motrice del vapore.
2.° Coll’ottenere un’economia di tempo nel trasporto delle merci, impiegando poche ore nel tragitto, pel quale erano per lo passato necessarie alcune giornate intiere; e ciò si ricava coll’ajuto delle macchine a vapore rimorchiatrici dei carri che corrono pelle vie ferrate.
Una macchina a vapore percorre ordinariamente otto leghe di Francia ogni ora, mentre un cavallo al passo può con stento percorrere sol una lega.
La velocità è adunque sette volte maggiore dell’ordinario trasporto, ciò che unito all’altro vantaggio consistente nella facoltà di trasportare una assai maggiore quantità di merci in confronto dei metodi comuni, deve necessariamente produrre grandi utili al commercio ed all’industria, suscitare una rivoluzione nelle loro combinazioni, e queste essere causa di inopinati e straordinarj effetti.
Sezione terza
Effetti delle strade ferrate in Europa. — Tendenza delle nazioni verso il perfezionamento sociale. — Cenno storico di tale tendenza e delle gare tra le nazioni per ottenere la supremazia commerciale ed industriale. — Effetti delle nuove strade relativamente al commercio, all’industria ed alla popolazione. — Variazione di fortuna nelle diverse nazioni. — Effetti a favore dell’agricoltore e del proprietario. — Maggiori capitali impiegati. — Rapido moto che deve acquistar la moneta. — Influenza delle strade in ferro sulla politica europea. — Sui costumi. — Sulle favelle.
Se volgiamo lo sguardo ai secoli passati, le nazioni ci si presentano sempre animate da un desiderio di progressione nella via del perfezionamento e da una smania di supremazia, non solo quella della potenza, che determina il dominio, bensì ancora quella della ricchezza, e degli onori che in se racchiude la gloria di superar l’emule nazioni.
Vediamo infatti questo unanime intento acremente conteso or con nobile gara, ora coll’aperta ragione dell’armi; la supremazia dichiararsi a favore d’una nazione e le rivali stancate dalla lotta gemere sotto il peso delle loro disfatte; ma il fuoco dell’invidia, che cova sotto le ceneri dell’umiliazione, promuovere novello incendio, e nella combustione di mille interessi, la ricchezza, la gloria, il potere mutar di sede, e l’alloro incoronare un’altra nazione, che a sua volta e nel discorrere de’ secoli precipita dal seggio usurpato.
Così mentre Cartagine domina i mari mediterranei, e chiama a se le ricchezze delle sue spiaggie, sorge Roma, e l’an- nienta; Roma concede libero il volo alle sue aquile, ed in breve coprono colle sue ali l’universo. Allora l’ardore delle armi cede il luogo all’industria ed al commercio, l’uno e l’altro aumentano la ricchezza, la civiltà. Le provincie s’infiammano a questa luce della romana grandezza, e qualche debole raggio trapela fin nelle gelide regioni della Scizia e nei deserti dell’Arabia. Allora due invide e fameliche nazioni sbucciano dai loro covaccioli. Le stimola la propria miseria, le alletta la ricchezza altrui; le incoraggisce la disperazione, e la mollezza altrui loro rende facile la vittoria.
Già l’impero di Occidente è contaminato dalla presenza degli uni, quello d’Oriente è insanguinato dalla crudeltà degli altri; il patrimonio d’Augusto è divenuto proprietà dei barbari; le scienze, la civiltà, l’industria, simboli di pace, fuggono spaventate in seno alla religione.
Genova e Venezia ricettano la gloria italiana, fanno risorgere il commercio e l’industria, e sono gli agenti intermedj fra l’Asia e l’Europa. Ma la rivalità indebolisce questi due popoli generosi, il fragore dei fratricidi cannoni svegliano le assopite nazioni. L’Olanda vuoi partecipare alle ricchezze delle rivali; la Spagna, il Portogallo reclamano, a favore della loro posizione, gli utili da altri goduti, e squarciando le non ancora toccate alghe dell’Oceano vanno a raccorre per più comode vie i tesori dell’India, ove il veneto trafficante trovava un dì le ricchezze e la potenza. L’Inghilterra abbraccia col desiderio il commercio del mondo, colle prepotenti forze di mare frena l’ardor degli uni, annienta l’attività degli altri, si erige ar- bitra del commercio dell’universo, e la sua industria vorrebbe estinguere anche quella francese; se non che nell’attività di questa trova un freno alla sua possanza. Pari le forze, pari l’ingegno, la lotta è continua sorgente di mille curiose invenzioni che si gareggia in mandarle in breve spazio di tempo sui centri di consumazione. Le nazioni minori che le ricevono, si sforzano di emanciparsi dalla lunga dipendenza, ed ecco una terza potenza che vuol prender parte all’arduo agone.
L’Inghilterra ha per se il dominio dei mari, quindi la facilità e la sicurezza dei trasporti su tutte le spiaggie del mondo; la Francia confida nella sua situazione topografica, nel suo spirito intraprendente e nella sua attività; le altre sperano nella produzione del proprio suolo o nelle comunicazioni naturali di cui loro fu larga la creazione.
Su questi fatti s’aggirano le azioni dei popoli d’Europa; ora, che sorge l’invenzione delle strade ferrate e delle macchine a vapore, potranno esse influire sulla condizione dello stato attuale del commercio e dell’industria cogli effetti ch’esse sono per produrre?
Si disse altrove che la forza del cavallo impiegata sulle strade di ferro aumentava di sette ottavi; ciò che vuol dire dover la spesa di trasporto costare, col nuovo mezzo, sette volte meno di ciò che costa ora sulle strade ordinarie; so che alle spese di trasporto si dovrebbe aggiugnere il dritto di pedaggio; ma siccome non si calcola verun dritto sul- le vie ordinarie, che pur costano tesori, così mi sia permesso per ora di tacere dei dritti di pedaggio, essendo mia intenzione di trattare di quest’argomento in luogo migliore.
L’egregia minor spesa di trasporto produce questi effetti essenzialissimi:
Favorisce il consumatore che riceve a più buon mercato le merci, poiché ogni risparmio di fatica, di tempo e di spesa nell’acquisto, e nel trasporto, diminuisce il primo valore della merce, ed il buon mercato aumenta il numero dei consumatori medesimi; favorisce il fabbricante, poiché, cresciuta la consumazione, ed animato egli da gioconda speranza, moltiplica il lavoro del suo opifizio, e con essi i lucri che ne conseguono; arricchisce l’agricoltore che spaccia più presto e meglio le materie prime ch’ei cava dalla terra; anima il commerciante, che, per la maggior richiesta delle materie prime e delle merci manifatturate, interviene più spesso nelle contrattazioni, nelle quali è attor primo fra i prodottori, i manifatturieri ed i consumatori. Brevemente, le merci diminuendo di quel maggior valore, a cui le alzava il costoso trasporto, sono di facile acquisto ad un più gran numero d’uomini, e questa maggior consumazione accresce i benefizj dell’agricoltore, dell’artigiano e del trafficante, e li anima a più abbondante produzione.
Ma la facilità e la rapidità dei trasporti opera nell’azion de’ negozj ben altri singolari prodigj. Posto per base che il valore della merce determina la convenienza della concorrenza ai mercati, ne viene che le produzioni nate nelle vicinanze di essi sono spacciate a preferenza di quelle prodotte in luoghi più lontani, gravate da maggior spesa di trasporto, da più gravi pericoli, e dalla perdita sulla stagnazione dei capitali. La migliore qualità delle merci influisce assai poco sull’ordine generale, e sulle somme delle contrattazioni; essendochè la maggiorità dei consumatori nell’atto della compra sacrifica l’idea del bello al soddisfacimento del bisogno; così le merci maniche non potranno sostenere in Italia la concorrenza delle merci francesi che sono più vicine, o le britanniche che hanno a favor dei trasporti le facili vie del mare. Ma se invece una comunicazione per mezzo di strade ferrate annullasse le difficoltà de’ monti e toccasse i confini dell’Italia, le merci germaniche trionferebbero sulle inglesi, ed avrebbero solo a lottare con quelle di Francia, le quali poi, benchè giungessero in Italia con uguale qualità di strade, pure la proporzione della spesa di trasporto delle une e delle altre non avrebbe quella disparità che avvi ora col servizio delle strade ordinarie. Se p.e. il trasporto in Torino di una data quantità di merce costa ora dalla Francia L.8, e dalla Germania L.16, col servizio delle vie ferrate la spesa sarà ridotta a L.1 dalla prima (), e L.2 dalla seconda. La diversità della spesa di trasporto sarà sempre, è vero, del doppio, ma però il valore della merce francese in Torino sarà diminuito di L.7, mentre sarà di L.14 su quello di Germania; ciò che vuol dire che quest’ultima nazione può ribassare alle sue merci una somma due volte uguale a quella ribassata sulle merci francesi.
Per viemmeglio esprimere questo concetto pongo qui sotto il conto seguente:
Valore di una data quantità di merce in Torino, ivi condotta sulle strade ordinarie.
La differenza è dunque ridotta a tal somma che il negoziante germanico può lottare colla concorrenza francese; molto più se perfezionando i meccanismi, o migliorandosi dal fabbricante la merce, vien stimolato il consumatore a sacrificare al bello la tenue maggior spesa.
Col sistema delle nuove strade i prodottori e trafficanti concorrono a qualunque lontano mercato; il consumatore partecipa di quel tanto che si perdeva per il maggior prezzo di trasporto, e risparmia una ricchezza ch’egli può impiegare in altri oggetti di piacere e di comodo fabbricati da molte altre classi di artigiani.
I beneficj delle industrie prestabilite fioriscono quindi in tal modo; se non che per la stessa causa delle nuove strade, le nazioni puramente agricole o puramente pastorali acquistano il lucroso fenomeno dell’industria; anzi talune si emancipano dal tributo altre volte da esse pagato all’industria straniera, e certune più fortunate, provveduti i bisogni interni, esportando l’eccedente, concorrono sui mercati e divengono emule delle nazioni, alle quali erano prima tributarie.
Sonvi nazioni prive, o quasi prive dell’onor dell’industria, o perchè la natura è loro avara di materie prime atte alle manifatture, e troppo gravi spese di trasporto sconsigliano di derivarne dall’estero; o perchè la natura del loro clima e la loro situazione geografica non lasciano trapelare la fulgida luce dell’incivilimento, e, prive di esso, gemono sotto le leggi della forza, che suole, sperder gli uomini ed allontanargli dall’idea della sociabilità.
Ma una nuova e facile comunicazione prepara all’azione di quei popoli impensato sconvolgimento nella loro economia. Essa vi reca l’idea del bello e dell’utile, essa offre a quei semi-barbari oggetti necessarj alla comoda esistenza, essa ingentilisce poco a poco quegli animi, nei quali instilla il prodigioso balsamo delle scienze. Quelle nazioni allora acquistano abitudini che divengono ogni giorno necessità, al cui soddisfacimento non bastano le scarse ricchezze del suolo, della caccia, della pesca: il bisogno le spinge al lavoro, i lumi acquistati loro promettono l’intento. Se la facilità delle comunicazioni offre le materie prime a buon mercato, i primi esperimenti loro instillano il coraggio, e l’interesse ne raddoppia la forza. La maggior parte di quelle nazioni cresciute a miglior fortuna provvedono ai loro bisogni, ed alcune altre più popolate, più ricche di combustibili, o favorite da qualche circostanza inerente alla natura dei loro prodotti naturali, siccome possono render minime le spese di mano d’opera, così lor è concesso di diminuire i valori degli oggetti d’industria. Cessano allora non solo dall’essere tributarj, che anzi concorrono sui mercati già frequentati da popoli privi dell’esercizio delle industrie, e vi recano l’eccedente ai loro bisogni.
Da ciò ha origine una rivoluzione nel commercio e nell’industria, e con ciò la moltiplicazione dei centri di commercio; poichè chi teme la concorrenza su di un mercato, corre a cercar fortuna in altri luoghi; così come il negoziante che s’avvede di aver poco smercio nella sua bottega manda in giro per la città uomini e ragazzi che assordano, è vero, il viandante, ma a cui però vendono le merci, che se non le avesse vedute o se gli mancasse il tempo di cercarle, non avrebbe comprato. Ondechè l’industria contrariata da una nuova concorrenza è costretta di ridurre il prezzo alle sue merci; ed acciocché si moltiplichi il numero dei consumatori, crea oggetti a cui possono optare anche le mediocri condizioni; perciò vediamo fin d’ora le orificerie, come i sepolcri imbiancati, comporsi di metalli ignobili; i panni, i setificj, le cotonerie, e mille e mille altri oggetti, vestire le forme del bello apparente, e mancare di quella solidità che conviene all’economia. Però questo mezzo ridondò ad utilità pubblica, essendoché ha ingrandito la sfera dei godimenti delle ultime classi, ed ha giovato alla società in generale col permettere ad ogni classe un vestire più decoroso con cui può prodursi nelle società, e cogliere i frutti preziosi che suole produrre alla morale, alle scienze, ed ai costumi la riunione degli uomini. Questi fatti che ora vedonsi ripetuti, perché il bisogno di aumentare i consumi comincia a farsi sentire, sono per crescere assai col sistema delle strade ferrate.
Da quanto finora si disse, pare che, mentre l’industria di alcune nazioni comparirà in luoghi a lei tuttora sconosciuti, quella di alcune altre sarà per soffrirne detrimento; se non che verrà senza dubbio in ajuto delle perdenti la maggior consumazione, la quale accrescerà il numero degli oggetti manifatturati, e con ciò i lucri dell’artefice; e siccome poi la fusione dei costumi sarà origine di più frequenti varietà nelle mode, così ste saranno anch’esse cause potentissime d’immenso lavoro e di copiosi guadagni.
La facilità delle comunicazioni farà sì che materie prime, speciali produzioni di certi stati, giungeranno su tutti i punti ed in tutti gli opifizj, quindi ogni nazione avrà allora facoltà di dar belle forme a qualunque straniera materia, e la misura dello smercio prenderà norma soltanto dalla situazione delle manifatture, e dal perfezionamento dei lavori.
La pronta facoltà di avere qualunque qualità di materia prima, stimolerà l’ardore industriale. Se si lavorerà di più, si avranno maggiori mezzi d’intraprendere lavoro; e siccome da questo dipende la vera ricchezza di uno stato, così il maggior lavoro presumibile rappresenterà una nuova ricchezza aggiunta a quella rispettiva di ogni nazione. La ricchezza vuole più ampj comodi, vuole gustare le dolcezze del lusso; perciò l’artista sdegna l’abitazione, nella quale annovera una sola cameruzza; i cibi con cui nudrivasi, gli abiti che lo coprivano più non lo soddisfano, vuole alloggio migliore, vuole cibi più dilicati, vuole abiti più decorosi; il caffè è un bisogno, lo spettacolo è una necessità. L’agiatezza lo pone in grado di sopportare le spese di una famiglia, ed allora prende moglie, e prepara alla nazione un incremento di potenza e di forza.
Tali sono gli effetti del maggior lavoro, origine delle ricchezze; che se questi effetti si avverassero, facile sarà allora immaginarsi i benefizj che ne avrebbero le classi del proprietario di case, dell’agricoltore, del fabbricante, quale rapidissimo moto sia per prendere la moneta, e qual egregio numero d’uomini siano li pronti a parteciparne. Mentre l’industria riceve dalle nuove strade una scossa che migliora la sorte di alcune nazioni e deteriora quelle di alcune altre, il commercio cammina sulle stesse traccie, ed è soggetto alle medesime scosse.
La rapidità dei trasporti favorisce e moltiplica le contrattazioni, duplica la massa dei capitali, aumenta il numero dei negozianti, e produce una diminuzione nel valore delle merci. Infatti il negoziante che in breve giro di tempo, e con minima spesa riacquista il suo capitale colla vendita delle merci che traffica, o permuta in pochi giorni quelle che possiede con altra ch’egli vuol trafficare, trovasi in facoltà di ripetere più spesso le sue operazioni, si fa organo dei concambi fra nazione e nazione, tante volte in un anno, quanto più leri sono i trasporti, estende le sue speculazioni sovra tanti prodotti quanti sono i mercati ch’egli perlustra, e moltiplica tante volte i lucri, quanti sono i contratti ch’egli eseguisce. Egli poi ingrandisce per altre cause la sfera delle sue transazioni. Se per la difficoltà di vendere era costretto tener un capitale in riserva, da impiegarsi nella continuazione del commercio nel caso presunto di merce non venduta, ora che ha vie spedite per più mercati, che è sicuro di operare le contrattazioni in breve tempo, impiega anche il capitale di riserva, il che duplica le sue ricchezze col doppio traffico, e pone in corso un capitale prima inoperoso.
Il lavoro, qualunque origine egli abbia, è ciò che costituisce la vera nazionale ricchezza. Ora, se più si lavora, più abbondano le ricchezze, se più si ha tempo da impiegare nel lavoro, più lavoro si eseguisce; quindi si dovrà dire che le strade in ferro, siccome economizzano il tempo del viaggio, aumentano perciò la massa del lavoro, quindi la pubblica ricchezza.
Non vi è chi possa negare che la ricchezza del commerciante ha origine dall’attività e dalla prontezza dell’esecuzione, ondechè ad un tal scopo divengono necessarie le rapide comunicazioni, le quali poi anche lo istruiscono intorno le combinazioni commerciali sì sottoposte a variazioni. Ed è ciò sì vero, che l’Inghilterra, l’Olanda, la Francia, e la Spagna formarono già da più secoli le compagnie commerciali, che stabilivano i loro agenti immediati nei centri di commercio nei due emisferi. Con esse l’uomo commerciante moltiplicò se stesso e si è posto in grado di toccare ad un tempo le due più interessanti parti del globo, di conoscere opportunamente come e quando debba l’azione del commercio intraprendersi. Con tal mezzo egli vinse la difficoltà dello spazio che ritardava l’occasione del traffico; era necessario vincere l’altro che prolungava la definitiva consumazione dei negozj: le strade in ferro e le macchine a vapore hanno incoronato l’intento.
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