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Proemio
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La presenza e l’azione dell’arco conduttore nelle contrazioni dei muscoli è più estesa di quello che si creda non solo comunemente, ma da quegli stessi, che in questi ultimi tempi hanno travagliato su questo genere di esperimenti. La natura è sì costante nell’amare di servirsi di questo mezzo per manifestare la sua forza nelle contrazioni muscolari, che io posso accertare, che dopo lunghissimi travagli ed innumerevoli esperimenti e tentativi niuno non ne ho ritrovato, nel quale non si ravvisi manifestamente l’azione dell’arco.
Egli è bensì vero, che se non siasi cautissimo nello sperimentare, e non abbiasi lunga pratica in questo genere di esperimenti, è assai facile che sfugga l’arco dalla considerazione e dallo sguardo, e che si credano nascere le eccitate contrazioni da tutt’altra cagione, fuorché dall’arco; ma attentamente osservando e disaminando l’artifizio con cui sonosi risvegliate, e variando l’esperimento, si riscontrerà non difficilmente in esso l’arco, quantunque a prima vista non apparisse.
A intendimento di fuggire questo errore, ho intrapreso a scrivere la presente memoria, acciò non si fondino teorie su principii non veri, e quindi o si ritardino que’ progressi nella fisiologia, che sembrano prometterci queste nuove tracce di esperimenti, o si cammini per istrade, che ne allontanino dalla ricercata verità.
Io tratterò adunque in primo luogo delle varie specie di arco che si possono formare, indi della varia loro attività, e mostrerò in terzo luogo come alcune contrazioni, che non si credono nate dall’arco conduttore, pure da esso derivino.
tabilita per tal modo la necessità ed attività dell’arco conduttore, mi farò a dedurre le conseguenze che giustamente trar si possono, e passerò in fine ad esaminare imparzialmente se queste ne conducano realmente a riconoscere per autrice delle eccitate contrazioni una vera elettricità, o no; ed ove ce la dimostrino per tale, se abbia a credersi questa elettricità estrinseca all’animale e comune, o pure intrinseca e tutta sua propria; e se mi avvenga di ravvisarla spettante all’animale, passerò poi dall’attività e necessità dell’arco artificiale alla ricerca dell’arco naturale, ed azzarderò su di esso alcuna congettura. In ciò fare non mi abbandonerò alla sola forza del raziocinio e alle sole congetture, ma mi servirò altresì della fida scorta degli esperimenti.
Capo I - Delle varie specie di arco
CAPO I.
Delle varie specie di Arco.
Per procedere con sicurezza e con ordine, esaminiamo e prendiamo la cosa dai suoi principii, e stabiliamo in primo luogo ciò che si voglia intendere per arco conduttore. Arco conduttore adunque non è altro, che un corpo atto a ricevere l’elettricità, ed a trasferirla da un luogo ad un altro: quindi un corpo acciò sia arco conduttore fa d’uopo, che con una sua estremità, o, vogliam dire, con un suo termine sia applicato ad un luogo, coll’altro ad un altro, o si prendano questi due luoghi in uno stesso corpo, o in due corpi differenti; perciò se venisse applicato con un suo sol termine, o se fosse possibile applicarlo ad un luogo solo con amendue i suoi termini, non si potrebbe mai dire con verità che formasse arco conduttore. Premessa e stabilita questa idea semplicissima dell’arco, vengo ora a parlare delle varie spede del medesimo.
Io considero in primo luogo un arco metallico, per esempio un filo, od una lamina metallica applicata all’animale, preparato alla maniera del Signor Galvani, con un termine suo ai nervi o alla parte anteriore della spina del dorso, coll’altro ad uno dei muscoli delle gambe; niuno per certo potrà dubitare, che questo filo o questa lamina non formi in questo caso un vero e reale arco.
Ora quest’arco, che io chiamo arco patente e manifesto, l’esperienza ha mostrato esser egli tuttavia efficace a produrre le contrazioni variandolo ancora, tanto relativamente alla materia e ai pezzi che lo compongono, quanto relativamente all’estensione che gli si darà, e quindi potersi dividere principalmente nelle classi seguenti: cioè primo, in arco semplice ed omogeneo, in arco composto ed eterogeneo; secondo, in arco formato d’un pezzo solo, ed in arco diviso e formato di più pezzi; terzo, in arco, che formato di più pezzi, o della stessa natura o di natura differente, passa sul momento dall’essere interrotto ad esser continuato, oppure dall’essere continuato ad essere interrotto; quarto, finalmente in arco piccolo o in grande, secondo tutte le dimensioni.
L’arco semplice ed omogeneo è quello, che è formato di una sola sostanza conduttrice, come di un solo e semplice metallo; di solo oro per esempio, di solo argento, di solo rame, ferro, stagno, mercurio ec.
L’arco composto ed eterogeneo poi è quello, che è composto di più sostanze tra loro differenti, come di metallo e di acqua, di metallo e di carbone; oppure di vari metalli, come d’oro e d’argento, di argento e di stagno, di ferro e di rame; e in tal guisa si possono formare varie specie di archi, giusta le varie e moltiplici combinazioni così de’ metalli, come di altri corpi conduttori.
Sì l’arco semplice ed omogeneo, come il composto ed eterogeneo possono essere composti d’un pezzo solo o di più pezzi: così fa arco un solo filo, per esempio d’argento, intero, come il medesimo filo diviso in due pezzi, l’uno applicato con una sua estremità a contatto dell’altro: così due fili di differente metallo, l’uno per esempio d’argento, e l’altro di ferro. Unito fanno arco se sono uniti insieme e saldati in modo che formino un solo e continuato pezzo, quanto se sono divisi, purchèsi tocchino insieme con una delle loro estremità; nel primo caso l’arco sarà eterogeneo, ed insieme intero ed unito; sarà nel secondo eterogeneo, ed in più pezzi diviso. In oltre è chiaro, che la terza specie d’arco deve essere del genere degli archi di più pezzi, i quali nell’atto, che o si mettono a contatto tra loro, o si disuniscono eccitano le contrazioni.
Circa la quarta classe finalmente uopo non è di spiegazione, mentre per se è troppo chiara e manifesta.
Capo II - Della varia attività degli archi in generale
CAPO II.
Della varia attività degli archi in generale.
Per meglio conoscere e determinare questi varii gradi di attività, egli è di mestieri stabilir prima i varii gradi della forza naturale muscolare dell’animale preparato, allorchè vi si applica l’arco, per non confondere l’attività di questo col naturale valore di quella. A tale effetto quantunque sia difficile il determinare questi varii gradi della natural forza dell’animale, io nondimeno ne proporrò tre i più naturali e i più costanti, poichè lo stabilirne di più, siccome ha fatto un dotto Autore, riesce troppo scabroso e difficile. Io considero adunque nella suddetta forza animale tre stati; il primo, nel quale ella è massima, il secondo nel quale è mezzana, il terzo, nel quale è minima: ed acciò questi gradi di forza sieno costanti e coerenti al fatto più che sia possibile, io li stabilisco di questa maniera. Per grado primo ossia massimo io riconosco quello, in cui basta per eccitare la contrazione dei muscoli l’uso dell’arco omogeneo e di un pezzo solo. Per secondo ossia medio grado, quello in cui non basta l’omogeneo, ma uopo è usare l’arco eterogeneo e di più pezzi, i quali al bisogno si possano stringere a più perfetto contatto. Per terzo grado finalmente ossia minimo, quello in cui neppure l’azione di quest’arco è costantemente sufficiente a fare insorgere le contrazioni, ma talvolta lo è, tal altra no; e v’è non poche volte bisogno per ottenerle, che l’animale si lasci in quiete per qualche spazio di tempo, come d’un mezzo minuto o d’un intero, ed anche più.
Per questa stessa incostanza ognuno vede, che non conviene fare gli esperimenti, massime di paragone, in questo terzo grado o sia minimo di detta forza, mentre il risorgere, per esempio, in esso le contrazioni per mezzo di un nuovo genere d’arco, potrebbe essere non effetto di questo, ma bensì del naturale rinvigorimento di essa forza; e quindi le conseguenze di maggiore attività del suddetto arco potrebbero essere totalmente erronee. Chi dunque si accinge a questo genere di esperimenti, li faccia costantemente nella sola forza massima, o nella mediocre, se brama di non andare errato.
Ma non vi ha tempo preciso per la durata di questi tre stati diversi di forza, anzi neppure si trovano sempre tutti e tre di ogni animale; tutto dipende dalla naturale robustezza ed energia dell’animale prima della preparazione; l’uno passa, per esempio, presto dal medio grado al minimo di detta forza, l’altro dal massimo al minimo; nell’uno non v’ha il massimo, in alcuno neppure il medio, ma v’ha solo il minimo: quindi si comprende la necessità di replicare più e più volte gli stessi esperimenti, ed in molti e varii animali, e di diversa robustezza per accertarsi dei risultati. Si userà in un animale un dato artifizio, e riesdrà in esso il più delle volte efficace; si userà lo stesso in altro animale, e sarà inutile: segno che l’effetto non dipendeva tanto dall’artifizio, quanto dal vario stato di forza dell’animale; chi l’attribuisse per tanto a quel solo artifizio, e generalizzasse la conseguenza, si allontanerebbe dal vero. Ecco la fonte del vario esito degli esperimenti, delle discordie e delle varie opinioni degli esperimentatori. Tale inciampo, tale difficoltà si allontanerà non difficilmente, ritentando lo stesso esperimento in molti animali, e studiandosi secondo le tracce già date di reiterarlo nel grado di forza il più uniforme e durevole, quale suol essere il medio, o almeno sempre nello stesso grado; e avvertendo ancora di scegliere per gli esperimenti piuttosto le stagioni temperate, che non il rigor del verno, o gli ardori dell’estate, perchè nel primo tempo la forza muscolare suol esser menoma, nell’altro suol essere di brevissima durata. Vengo ora a trattare della varia attività degli archi proposti.
La maggiore o minore attività loro dipende; primo, dalla varia materia della quale sono composti, e dalla varietà di alcune qualità accidentali della medesima materia; secondo, dalla varia loro costruzione; terzo, dalla maniera di applicarli; quarto, dalla moltiplicità in fine, e dalle mutazioni dei contatti sì dell’arco colle parti dell’animale, come de’ varii pezzi che compongono l’arco medesimo.
Capo III - Dell’attività dell’arco omogeneo e di un pezzo solo
CAPO III.
Dell’attività dell’arco omogeneo e di un pezzo solo.
L’arco omogeneo e formato di un pezzo solo è il meno efficace d’ogni altro, e non eccita le contrazioni se non se in quegli animali, ne’ quali la forza muscolare è massima; ma l’attività sua varia poi anche di molto, secondo le esposte differenze. E in primo luogo, secondo la varietà delle materie chee lo compongono. E qui, acciò l’arco sia rigorosamente il più omogeneo che sia possibile, si avverta, che lo voglio di un solo semplice metallo il più che si può uniforme in tutta la sua sostanza, e lo voglio applicato alle nude e semplici parti dell’animale preparato; con un estremo, cioè, al muscolo non altrimenti armato, nè tuffato in alcun fluido, ma semplice e naturale, coll’altro al nervo, posto anch’egli pure nello stesso semplicissimo e naturale stato.
Poste queste avvertenze, trovo che, tra gli archi formati di un solo metallo, il più attivo è quello di argento oppur d’oro, indi quello di ferro, poi quello di rame, in appresso quello di stagno, in fine quello di piombo. Non è dunque ristretta la forza di eccitare le contrazioni al solo oro ed argento, come propone il signor : nè l’eccitarsi le contrazioni con un metallo omogeneo è cosa da riguardarsi come accideniale e straordinaria, siccome crede il signor , ma ove la forza dell’animale sia massima, ed ove si usino le cautele, che or ora accenneremo, è cosa ordinaria e costante. Ma questa stessa attività, che varia secondo la diversa natura de’ metalli, varia non poco ancora nello stesso metallo secondo alcune sue accidentali qualità: così un arco formato, per esempio, di un filo di argento o di ferro riuscirà meno attivo, se il detto filo sarà rozzo e scabro per lavoro, o decomposto e corroso nella sua superficie per l’azione dell’aria; e così per contrario sarà più attivo, se pulito levigato e risplendente.
Quindi è d’uopo, nel rifare questi esperimenti con un arco omogeneo, di avvertir bene che i metalli abbiano codeste ultime accennate qualità; altrimenti potrebbero facilmente mancare le contrazioni, come mancano di fatti non poche volte, e potrebbe taluno, a cui non ben succedesse l’esperimento, negare il fenomeno, e cosi ingannarsi non poco; perciò un arco d’acciaio liscio e splendente è da anteporsi ad un altro di semplice ferro.
Ma posto lo stesso metallo, e poste le stesse accidentali qualità del medesimo, è diversa ancora l’efficacia dell’arco secondo che egli è diversamente costrutto. Se gli estremi suoi saranno formati a punta, l’effetto sarà minore di quello che se sieno rivoltati a modo di piccol arco. Così pure sarà minore l’effetto se si adoperi piuttosto un filo di metallo, che una lamina formata dello stesso. Questa minore attività nel primo caso, maggiore nel secondo dipende dal minor numero dei contatti dell’arco coll’animale in quello, dal maggiore in questo; e da ciò facilmente si rileva come nell’arco omogeneo abbia luogo il quarto fonte delle varie attività.
Varia in fine la forza del medesimo arco, giusta la varia maniera di applicarlo. Acciò le contrazioni si abbiano fa di mestieri, che applicato l’arco con un suo estremo segnatamente al muscolo, si applichi l’altro al nervo, e ciò si faccia con tal diligenza e destrezza, che non con impeto e tutto ad un tratto, ma lentamente e leggermente si venga al contatto del nervo; senza una tale cautela riesciranno le contrazioni piccole e languide, o mancheranno totalmente. Questa stessa cautela per sicurezza dell’effetto, adoperando qualunque arco, conviene usarla ancora quando si applichi l’arco all’armatura, o ai metalli e molto più all’acqua, che comunichi colle nude parti dell’animale.
Capo IV - Dell’attività dell’arco omogeneo composto di più pezzi
CAPO IV.
Dell’attività dell’arco omogeneo composto di più pezzi.
L’attività di questo dipende singolarmente dalla moltiplicità, e mutazione dei contatti. Se si usino due fili dello stesso metallo che sia felice conduttore, come di argento, e questi con uno dei loro estremi si facciano toccar l’animale, coll’altro si pongano a contatto tra di loro, se l’animale preparato sarà vigoroso, si avranno alcune contrazioni, ma piuttosto piccole e languide.
Se in vece di servirsi di due fili o piccoli cilindri si prendano due lamine parimente di argento, le contrazioni saranno maggiori, e in questo secondo caso ciascun vede essere il numero dei contatti dei pezzi maggiore, tanto coll’animale, quanto tra di loro. Si faccia lo stesso esperimento con due pezzi simili di metallo cattivo conduttore, come stagno, mancheranno per lo più le contrazioni. Se i detti pezzi di questo metallo si riducano in sottile foglia, e un’estremità di una di queste si applichi al nervo, e un estremità dell’altra al muscolo dell’animale preparato, e quindi si applichino colle due estremità libere l’una sovra l’altra, ove le foglie abbiano una certa larghezza ed estensione, e la rana sia vegeta, le contrazioni, nell’atto del contatto, compariranno; che se per avventura mancassero, allora comprimendo le foglie e adattandole meglio l’una sovra dell’altra con qualunque corpo coibente o conduttore, facilmente compariranno; e se si tratti di un animale a sangue caldo, saranno esse molto maggiori, fatta singolarmente l’applicazione nel modo che si dirà in avvenire.
Niuno, io credo, riflettendo alla natura di questi esperimenti, non ravviserà questi accrescimenti di attività dei metalli medesimi, mutata la forma degli archi, dipendere dagli accresciuti e più perfetti contatti sì de’ suddetti metalli coll’animale, come e molto più degli stessi metalli tra di loro.
Quando le suddette foglie di stagno sono già state applicate l’una sovra dell’altra, tutto è in quiete, niuna contrazione più si eccita, già si sono formati i richiesti contatti; pure se io smuovo alcun poco, o comprimo nuovamente le due laminette o foglie metalliche, ecco nuovamente le contrazioni, massimamente quando colle dette foglie si formi arco da parte a parte di nervo (arco che io chiamo occulto, e di cui tratterò altrove) tanto nella rana, ove le forze sieno quanto mai vegete, quanto in un animale a sangue caldo; ma in questo, in una maniera singolare e, direi quasi, strepitosa.
Quando io smuovo alcun poco le foglie non faccio altro, che mutare i contatti delle minime parti delle medesime; di modo che se la particella A di una toccava, prima di smuoverle, la particella B dell’altra, in grazia di questo smuovimento, ella anderà a contatto, in vece della particella B, colla particella C. Quello che succede nella particella A relativamente alla particella B, avverrà parimente nelle altre particelle rapporto alle loro corrispondenti, il che è lo stesso che dire, che si muteranno gli antichi contatti di queste due foglie metalliche, e se ne formeranno altri nuovi. Dunque l’energia di questo arco è dovuta non poco a questa mutazione dei contatti dei pezzi metallici, che io compongono.
Nel secondo caso poi, quando cioè, in vece di smuovere le listarelle e farle scorrere l’una sovra l’altra, comprimo anzi l’una contro l’altra, e ad ogni compressione si eccitano le contrazioni (come si eccitarono al primo toccarsi che fecero insieme), allora egli è chiaro, che colla compressione adatto meglio l’una listarella metallica all’altra, il che è lo stesso che dire, che io in allora fo sì, che si tocchino le suddette listarelle in numero maggiore di punti, e si tocchino più intimamente in quei punti stessi, nei quali prima della compressione si toccavano leggermente. Dunque qui pure si fanno e nuovi contatti, che prima non si avevano, e quegli stessi che prima si avevano si fanno più intimi e più perfetti. Dunque anche in questo caso l’attività dell’arco ha un grandissimo rapporto colla varietà e mutazione de’ contatti. Da quanto si è fin qui esposto ne viene per legittima conseguenza, che, tenendosi lo stesso arco applicato all’animale e inducendo in quello le mentovate mutazioni di contatti, si può dire, che ciascuna di queste mutazioni faccia quasi un nuovo e miglior arco, per cui si eccitano, ove l’animale sia vigoroso, nuove contrazioni.
Ma passiamo ora a considerare l’arco eterogeneo, in cui questi rapporti dell’attività sua colla varietà e mutazione dei contatti tanto nell’animale a sangue caldo, quanto in quello a sangue freddo campeggiano singolarmente, e ne offrono fenomeni particolari.
Capo V - Dell’attività dell’arco eterogeneo sì di un pezzo solo, che di più pezzi
CAPO V.
Dell’attività dell’arco eterogeneo sì di un pezzo solo, che di più pezzi.
L’arco eterogeneo, ma ridotto ad un sol pezzo, varia non molto di energia dal semplice ed omogeneo, di cui abbiamo finora trattato. L’eterogeneo poi, composto di varii pezzi divisi, egli è a circostanze eguali il più attivo di ogni altro; tuttavolta si scorge non piccola differenza in questa sua maravigliosa attività, secondo le varie materie delle quali è composto. Il più attivo d’ogni altro io trovo quello di foglia di stagno e di foglia di ottone; o pur quello di foglia di stagno e di lamina o moneta d’argento. Nel primo caso, sì l’una foglia, che l’altra formano ed armatura ed arco nello stesso tempo: ma per conoscere la forza e prontezza delle contrazioni in una rana, o in un animale a sangue caldo, come in un agnello o in un vitello, preparati nella maniera proposta dal Galvani, basta applicare una piccola striscia di foglia di stagno al nervo crurale, un’altra simile striscia di ottone alla gamba denudata, indi, stendendo queste due striscie sopra di un piano coibente, porle a contatto; vedrassi tosto la gamba, ove massimamente le forze dell’animale sien vegete, spiccar salti non piccoli. Avverrà pure con poca differenza lo stesso, se, applicata la suddetta striscia di stagno al nervo, si applichi alla gamba, in vece di una simil striscia di ottone, una lamina d’argento, e l’una o l’altra si facciano venire a contatto; oppure se si usi un arco di argento, e si applichi con un estremo alla stagnetta del nervo, coll’altro alla gamba non armata, o meglio, ordinariamente, se prima a questa, poi a quella.
Queste due accennate combinazioni sono le più attive; ma altre se ne possono formare, che sebbene non sono di tanta attività, sono però esse pure capaci, ove l’animale sia vegeto, di eccitare i moti muscolari assai vivaci: così nelle rane preparate nascono le dette contrazioni anche, senza armatura, combinati insieme argento e ferro, argento e rame, argento e stagno, ferro e rame, rame e stagno, e così dicasi ancora d’altre sostanze metalliche, applicando cioè l’un pezzo di questi metalli ai nervi crurali della rana, l’altro alle gambe, indi mettendo i due pezzi a contatto tra di loro.
Ma la forza della eterogeneità dell’arco non è ridotta, siccome si è creduto sin qui, ai soli e semplici metalli, ma si ottengono pure le contrazioni usando metallo ed acqua, metallo e carbone, acqua e carbone e il braccio di chi lo sostiene, acqua e solo semplice carbone. Si collochino le zampe di una rana preparata, o la gamba di un pollo o di uno agnello, preparata parimente alla maniera del Galvani, in un vaso di vetro pieno di acqua; si immerga parimente in altro simil vaso o la spina del dorso della rana o il nervo crurale del pollo, secondo che o l’uno o l’altro animale sottopongasi all’esperimento; indi si prenda un arco formato di un solo e semplice metallo, massimamente de’ più attivi su riferiti, e si immerga uno de’ suoi termini in un vaso, poi si tocchi con l’altro termine lentamente e leggermente, come si è detto, la superficie dell’acqua contenuta nell’altro vaso; compariranno tosto nell’atto del contatto le contrazioni e i moti nella gamba. In questo caso ognun vede, che l’arco non è formato dal solo metallo, ma da quella serie eziandio di particelle acquose, che sono fra le estremità del suddetto arco e l’animale; dunque egli è arco eterogeneo, e come, diviso in tre pezzi, due de’ quali spettano all’acqua, l’altro al metallo.
In vece di usare l’arco metallico, si applichi una piccolissima striscia di foglia di stagno o al nervo della rana o alla sua spina; indi si prenda un adatto e curvo pezzo di carbone, e con una delle sue estremità si tuffi nell’acqua dov’è la gamba dell’animale, e si immerga l’altra nel secondo vaso finchè giunga a toccare la foglietta di stagno; tosto si faran vedere le solite contrazioni; in questo esperimento l’arco si può considerare come composto di una parte di acqua, di un altra di carbone, e della terza finalmente di metallo. Succede pur anche l’esperimento, benchè non sì facilmente, se una parte dell’arco non sia tutta di carbone, ma di carbone e di legno, e tutto l’arco sia ben bagnato, indi si tocchi colla parte che è carbone la suddetta foglia metallica, avendo prima immersa l’altra che è tutto legno nel vaso, ove le zampe sono immerse.
Ma succedono ancora le contrazioni quasi costantemente, se la rana preparata sia vegeta, e il carbone di una certa data qualità, facendo l’esperimento nella seguente maniera. Si tenga fra le dita bagnate d’acqua il canal vertebrale della rana preparata; s’immergano di poi i piedi, od anche parte delle gambe della medesima, se così piaccia, in un vaso pieno di acqua; si prenda coll’altra mano il carbone, e si tocchi con queste la superficie dell’acqua dello stesso vaso, in cui sono immersi i piedi: insorgono tosto, nell’atto del contatto del carbone coll’acqua, le contrazioni cospicue e vivaci. In questo esperimento non ha luogo alcun metallo, ma l’arco è formato dalle braccia e da una parte di tronco dello sperimentatore, e dal carbone, e dall’acqua. Il miglior carbone suol essere il più leggiere e più poroso, e smorzato, non da se, ma tuffandolo poco prima nell’acqua. Se uno tenga l’animale, ed un altro tocchi col carbone la superficie dell’acqua, essendo interrotto l’arco manca ogni effetto.
L’attività di quest’arco eterogeneo, composto cioè di sostanza animale, di carbone, e di acqua, è poco o nulla dissimile da quella, che si ravvisa iu un simil arco, sostituendo al carbone un pezzo di metallo anche dei più efficaci, come l’argento; mentre se la forza dell’animale è massima, quasi niuna differenza si scorgerà nella prontezza e nella energia delle contrazioni. Lo sperimento può farsi ancora capovolgendo l’animale, cioè immergendo nell’acqua il canal midollare, e tenendo fra le dita uno dei piedi dell’animale, od ambi; se non che tenendoli ambi, le eccitate contrazioni sogliono essere meno sensibili.
Ma riescono anche le contrazioni e cospicue e belle, facendo arco col solo e semplice carbone, senza che punto vi concorra la mano dello sperimentatore. Si tuffi l’animale, come di sopra si è detto, col canal midollare nell’acqua di un vaso di vetro, colle gambe in altro simil vaso, poi si prendano due pezzi di carbone smorzato allora allora nell’acqua; questi si adattino tra di loro a quell’angolo, che esige la distanza de’ vasi, poi uno di questi pezzi s’immerga alcun poco in uno di essi (e meglio se in quello che contiene le gambe), poi coll’altro pezzo si tocchi la superficie dell’acqua contenuta nell’altro vaso: si vedranno tosto le contrazioni, e queste anzi d’ordinario più costanti e più vivaci, che usando un arco metallico, anche di argento. Può affidarsi, per maggior cautela dell’esperimento, e legarsi il detto arco di carbone ad un corpo coibente, come ad un pezzo di vetro; l’effetto tornerà il medesimo. La forza delle contrazioni sarà maggiore usando, siccome si è detto, due pezzi di carbone piuttosto che un solo, purchè questi pezzi sieno posti a perfetti contatti tra loro; lo che conferma del carbone ciò che abbiam detto dei metalli, che l’arco omogeneo, composto di più pezzi dello stesso metallo, è più efficace di un arco formato di un solo e continuato pezzo dello stesso metallo.
Queste sono le varie materie delle quali ho io composto l’arco; questa è la varia attività di esso, dipendentemente dalle medesime. Ma ognun vede, che molte e molte altre combinazioni si possono fare di materie differenti, e che quindi si lascia un largo campo ai dotti sperimentatori di trovarne altre, e di molto estendere questa interessante parte dell’efficacia dell’arco eterogeneo. Chi sa che un giorno, per le varie combinazioni dei fluidi animali naturali, e viziali, non giungano essi a spargere nuovi e grandi lumi su la fisiologia, e sulla cagione delle convulsioni e delle altre malattie nervose! Io lo desidero vivamente, e però invito ed animo i valenti medici e fisiologi a travagliarvi di molto. Per ora, contento di quel poco che ho potuto fin qui in breve tempo osservare, passo ad alcuni altri non inutili risultati di varii esperimenti, fatti circa l’attività dell’arco eterogeneo, dipendente non solo dalla diversità delle materie che il compongono, ma eziandio dalle altre accennate cagioni, e segnatamente dalla moltiplicità e dalle varietà e mutazioni dei contatti così dello stesso arco coll’animale, come dei varii pezzi, componenti l’arco, tra di loro.
La maggiore attività pertanto di qualunque arco, e singolarmente dell’eterogeneo e di più pezzi, dipende in primo luogo principalmente dal maggior numero de’ contatti, o si risguardi la parte di arco che è applicata all’animale, o si guardino le varie parti di arco le une poste in contatto colle altre; e incominciando dalle armature, che io considero come parte dell’arco, sembra certo, che la maggiore attività loro nasca appunto da questo maggior numero di contatti; in fatti anche i metalli meno alti ad eccitare le contrazioni divengono i più attivi, quando si applicano ridotti in sottilissima foglia, a modo di armatura elettrica. Un grosso pezzo di stagno ed un grosso pezzo di ottone apposti all’animale, a modo di formare un arco, poche contrazioni producono, o languidissime; i medesimi metalli assottigliati in tenuissime foglie ed applicati a foggia d’arco allo stesso animale eccitano le massime contrazioni. Nel primo caso, in pochi punti i suddetti metalli toccano l’animale, e in pochi si toccano tra loro medesimi; in un numero assai maggiore nel secondo, adattandosi assai meglio le tenui foglie metalliche, per la sottigliezza e pieghevolezza loro, tanto all’animale, quanto a vicenda tra se. Per la stessa ragione, se io formo un arco di un grosso pezzo di stagno e di simil pezzo d’argento, ottengo un arco di pochissimo valore; ma se io poi in vece di un grosso pezzo di stagno adopro una sottil foglia del medesimo metallo, e con questa applicata all animale formo l’arco composito di stagno e di argento, ecco tosto trovato un arco de’ più attivi ed efficaci.
Dal che si vede, che considerate le armature come porzione di arco, e avendo in vista i diversi punti di contatto di una specie di arco relativamente all’altra, la cosa si riduce ad una semplicissima legge: quindi è miglior armatura lo stagno che l’argento; imperciocchè ridotto in sottil foglia l’argento egli è pienissimo di pori, talchè guardato contro il lume sembra la foglia d’argento un fino crivello, ciò che non accade nello stagno, la cui foglia è fitta e compatta, e in conseguenza in una data estensione presenta ella più punti di contatto e più uniformi, che quella di argento; per questa stessa porosità l’ottone ridotto in foglia è egli pure una cattiva armatura.
Queste foglie adunque di metalli non sembrano trar la loro proprietà di far buoni o cattivi archi da qualche occulta qualità, come di magnetismo o d’altro, secondo opina il signor Thouvenel, ma dalla semplice e natural loro struttura, che li rende capaci di maggiori contatti, sì coll’animale, che tra loro stessi. Gli altri metalli poi non sembrano atti a formare le armature come questi, atteso che non si possono riduirre a tanta sottigliezza, nè quindi si possono sì bene adattare alle parti a cui si applicano, onde formare tanti e sì intimi contatti, come gli anzidetti. Che se l’armatura di foglia d’argento, usando un arco pure d’argento, è quasi inetta e il più delle volte, nelle rane singolarmente, non arriva ad eccitare per conto alcuno le contrazioni, ciò nasce allora più per la omogeneità dei metalli che vengono a contatto, che per la scarsezza e imperfezione dei contatti; però se coll’armatura d’argento si usi l’arco di ferro o di rame, le contrazioni avvengono assai bene.
Ma le contrazioni non hanno rapporto solamente al numero maggiore o minore de’ contatti, ma altresì alla pura e semplice mutazione e variazione dei medesimi; il che quantunque si osservi anche nell’arco omogeneo composto di più pezzi, siccome abbiamo detto, nell’eterogeneo però, e composto similmente di più pezzi, è propriamente singolare e maraviglioso.
In fatti, cominciando dagli esperimenti proposti dal Galvani, ne’ quali appoggiando l’uncino impiantato nella spinal midolla sopra un piano metallico qualunque, ma singolarmente formato di metallo differente da quello dell’uncino, qualunque minima percossa e qualunque menomo moto comunicato al suddetto uncino o al detto piano basta per far nascere nuove contrazioni, che altro succede egli in questo menomo moto, se non se mutazione dei contatti tra l’uncino e il piano, ossia formazione d’altri nuovi? Ma questo stesso succede con una prontezza e facilità straordinaria, se si formi un arco parte di foglia di stagno e parte di foglia di ottone, e si adatti l’una sopra l’altra, e colle loro estremità si applichino all’animale, nella maniera di sopra esposta; allora, qualunque minimo moto si induca nelle due foglie, qualunque minima pressione o menomo alzamento si faccia in quelle, mutandosi per tal mezzo i contatti, si eccitano tosto contrazioni vivacissime; quindi si veggono con sorpresa le gambe della rana balzare, se con sottil ago, anche di vetro, si tocchi appena la foglia metallica superiore, se alcun poco e presso che insensibilmente si alzi o si strisci sull’altra, se si faccia cader sopra di essa una goccia di acqua, se si soffii contro la medesima, se vi si applichi o fiocco o piccola scintilla elettrica.
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