Read here

Romano Del Nord. Teoria e prassi del progetto di architettura

ROBERTO BOLOGNA, Maria Chiara Torricelli · 2021

105,504 words · about 7 h 23 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
About this edition

Licence: CC BY-NC-SA 4.0 · repository export licence (OAPEN) · BOLOGNA, ROBERTO, Torricelli, Maria Chiara (2021), Romano Del Nord. Teoria e prassi del progetto di architettura, open access publisher - licensed CC BY-NC-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/)

Text from OAPEN Library and set out for reading on screen; no words of the book are rewritten or summarized. How RedLectern is built

About this book

Authors
ROBERTO BOLOGNA, Maria Chiara Torricelli
Language
Italian
Published
2021
Length
105,504 words · about 7 h 23 min
Sections
11 reader sections
Text
Digital text
Rights
CC BY-NC-SA 4.0 · repository export licence (OAPEN)

 

Contents (11)

Continue:

Front matter

Romano Del Nord.

Teoria e prassi del progetto di architettura

ROBERTO BOLOGNA MARIA CHIARA TORRICELLI

Indice

Presentazione ll Agnese Del Nord Prefazione 15

Paolo Felli

Introduzione 23 Capitolo 1

Il pensiero tecnologico di Romano Del Nord

tra ricerca, insegnamento, professione 31 Il contesto culturale e la formazione iniziale 34

Romano Del Nord protagonista della cultura tecnologica 56

La pratica del progetto e la formazione del progettista

Le strategie di ricerca per la tecnologia dell’architettura

Capitolo 2 Il sistema processo-progetto-prodotto 119 Lindustrializzazione dell'edilizia 123 Il sistema edilizio come sistema processo

Gli strumenti per il controllo e la guida del processo edilizio

FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI 10.36253/fup_best_practice)

Roberto Bologna, Maria Chiara Torricelli, Romano Del Nord. Teoria e prassi del progetto di architettura, © 2021 Author(s), content CC BY-NC-SA 4.0 International, metadata CCO 1.0 Universal, published by Firenze University Press (www.fupress.com), ISBN 978-88- 5518-319-2 (PDF), DOI 10.36253/978-88-5518-319-2

I sistemi costruttivi L’industrializzazione aperta

Normativa e qualita nel processo edilizio Norma e controllo della qualita Qualità, ciclo di vita e processi manutentivi degli edifici

“4 i .

L'innovazione tecnologica

Capitolo 3 I luoghi della formazione L'edilizia scolastica

La direzione della rivista Edilizia scolastica e il monitoraggio delle problematiche della scuola

La proposta di una ricerca sulla normativa tecnica per l’edilizia scolastica

L'edilizia universitaria Quantificazione del fabbisogno per l’edilizia universitaria

Il piano edilizio dell'ateneo fiorentino

Il piano nazionale di interventi per la realizzazione di residenze per studenti universitari Le premesse per l'emanazione di una legge sulle residenze per studenti universitari La normativa tecnica per il progetto e il monitoraggio degli interventi

235 238

INDICE

Capitolo 4

L'ospedale: dalla tipologia alla metaprogettazione Metaprogetto come strumento di Piano Metaprogetto e sistemi per l'edilizia sanitaria

Concezione, realizzazione e confronto in sede internazionale

Progettare nel processo di edilizia sanitaria

Il Centro interuniversitario TESIS e i seminari internazionali

La ricerca progettuale: il tema della umanizzazione e dell ospedale di eccellenza Un luogo umano e urbano

Un luogo di cura, formazione e ricerca

Postfazione Fabrizio Schiaffonati

Biografia analitica Elenco delle pubblicazioni

Riferimenti bibliografici

327 330

Il libro monografico è il risultato del lavoro congiunto degli autori che dichiarano la responsabilità intellettuale diretta sull’intero contenuto dell’opera.

Ai fini della attribuzione degli scritti, Roberto Bologna è autore del Capitolo 1 “Il pensiero tecnologico di Romano Del Nord tra ricerca, insegnamento, professione”, del Cap. 2 “Il sistema processo-progetto-prodotto” e del Cap. 3 “I luoghi della formazione”; Maria Chiara Torricelli è autrice del Cap. 4 “Gli spazi della salute”; per quanto non espressamente indicato gli scritti sono da attribuire a entrambi gli autori.

Si ringrazia la dott.ssa Sandra Carlini per il supporto nel reperimento del materiale bibliografico e per la collaborazione alla raccolta di dati e informazioni successivamente rielaborate dagli autori per la stesura dei testi.

Si ringrazia la famiglia di Romano Del Nord per aver sostenuto e incoraggiato la pubblicazione del libro e, in particolare, Agnese Del Nord per il contributo scritto nella presentazione.

PRESENTAZIONE

Agnese Del Nord

È con gratitudine, consapevolezza, e anche un po’ di riverenza, che mi avvicino a questo testo, che ha obiettivi ambiziosi, indiscusso valore scientifico e, a tratti, emoziona. Non è semplice tentare di ricostruire il pensiero scientifico di Romano Del Nord, personalità riservata e complessa. Nel presentare l’opera, utilizzerò soltanto tre ‘concetti’, che rappresentano una sintesi di alcuni passaggi fondamentali e che immagino possano evocare significati fedeli. Il primo concetto è una sorta di provocazione tautologica: ‘intelligenza (intelligente). Intesa come capacità di comprendere, elaborare, risolvere, senza presunzione ma con la disponibilità a raccogliere l'utile contributo del proprio interlocutore, cui non è disonorevole consentire di esprimersi per primo. Ho vissuto personalmente decenni di riunioni, discussioni, anche scontri verbali, in qualunque ambito (scientifico, professionale, conviviale, familiare), in cui Romano Del Nord ha preso la parola per ultimo, avendo prima ascoltato, accettato, recepito i contributi altrui, facendone tesoro e mantenendone una sintesi, nelle sue stesse personali e magari opposte conclusioni, rispetto alle quali, però, anche coloro che serbavano una posizione contraria non potevano non riconoscere concetti o sfumature, in qualche misura condivisibili.

FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI 10.36253/fup_best_practice)

Roberto Bologna, Maria Chiara Torricelli, Romano Del Nord. Teoria e prassi del progetto di architettura, © 2021 Author(s), content CC BY-NC-SA 4.0 International, metadata CCO 1.0 Universal, published by Firenze University Press (www.fupress.com), ISBN 978-88- 5518-319-2 (PDF), DOI 10.36253/978-88-5518-319-2

Consequenziale, risulta dunque il secondo concetto: ‘architettura (o scienza) come espressione corale’. Questo concetto lho incontrato all’interno del CSPE e, in un primo momento, non l’ho compreso; oggi mi pare prezioso. È qui che, fin da giovanissima, di fronte a un problema da risolvere, mi sentivo rivolgere una esortazione, che ancora adesso Paolo Felli formula con le stesse parole: “mettiamoci intorno a un tavolo”. Ed è stato così, che ho visto dipanarsi matasse critiche e apparentemente insondabili, per effetto della sinergia che può nascere dal confronto rispettoso e dalla partecipazione, anche (forse specialmente) se i contributi sono animati da logiche disomogenee o addirittura conflittuali. Parimenti, la comunità scientifica cui appartiene Romano Del Nord, insieme ai suoi maestri colleghi ed allievi, del passato e del presente, confidiamo, anche del futuro, quella stessa comunità in parte raccontata anche in questo testo, trae forza e credibilità proprio dal terreno fecondo della condivisione del sapere.

Il sapere condiviso ci conduce al terzo concetto: ‘complessità e conoscenza piramidale’. È nelle conversazioni con un caro amico, e collega, che ricordavamo l’idea di Romano Del Nord, secondo cui la realtà è complessa e l’approfondimento scientifico unidirezionale si sviluppa in forma piramidale, per cui, nel momento in cui raggiunge il suo apice, assume le dimensioni di un punto. Da ciò: la necessità di mantenere un approccio multidirezionale, multidisciplinare, per quanto possibile. Solo il contestuale

PRESENTAZIONE 13 rivolgere lo sguardo alle tematiche e discipline collaterali e tangenti consente infatti di mantenere il contatto con una solida e ampia base scientifica, aderente alla realta, e di garantire la utilità della ricerca per la professione e per la produzione; rischiando altrimenti di portare la scienza a livelli così ‘alti’ da non essere capace di dare risposte ‘utilizzabili’

(che poi, significa ‘utili’).

Prefazione

Paolo Felli

Insieme ad Antonio e Romano, nel 1976, abbiamo fondato il CSPE “Centro Studi Progettazione Edilizia”, non solo uno studio professionale, ma un'esperienza di vita, che ha creato un modo comune di affrontare le tematiche dell’architettura per la collettività, puntando alla più alta qualità possibile dei risultati, nella consapevolezza del controllo dei costi e della funzionalità dei progetti, frutto della nostra comune ricerca e amicizia.

Sto ancora elaborando il dolore per la perdita dei miei due amici e soci, consapevole del ruolo che sono chiamato a svolgere nel passaggio di testimone alla nuova generazione di ricercatori nell’area della tecnologia e dell’architettura. Voglio ricordare che abbiamo realizzato due percorsi diversi in memoria delle due figure, che rispecchiassero le loro specifiche caratteristiche umane e professionali, come architetti e docenti.

Per Antonio, così legato al rapporto diretto con i suoi studenti, abbiamo scelto la strada del concorso a premi per 10 giovani architetti che, nella propria Tesi di Laurea, avessero svolto progetti di qualità Architettonica nell’area tecnologica. L'iniziativa ha avuto un’ampia e significativa partecipazione a livello nazionale, consentendo un utile confronto fra le varie strade del progetto percorse nei nostri atenei. Ad esso

FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI 10.36253/fup_best_practice)

Roberto Bologna, Maria Chiara Torricelli, Romano Del Nord. Teoria e prassi del progetto di architettura, © 2021 Author(s), content CC BY-NC-SA 4.0 International, metadata CCO 1.0 Universal, published by Firenze University Press (www.fupress.com), ISBN 978-88- 5518-319-2 (PDF), DOI 10.36253/978-88-5518-319-2 è seguita l’esposizione di progetti vincenti, prima nella sede espositiva del comune di Cesena, dove Antonio era nato nel 1937 e dove sono stati realizzati diversi dei nostri progetti, e poi presso il Centro Espositivo del nostro Dipartimento di Architettura di Firenze.

Per Romano, costantemente attento alle innovazioni, è stata invece scelta la strada di un convegno, nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Firenze, che ha chiamato a discutere colleghi e studiosi sul tema “Formazione, Ricerca e Innovazione nella gestione del progetto di architettura”. Sono seguite a questa iniziativa altre occasioni in ricordo di Romano, come il premio promosso dalla SITdA (consegnato il 3 settembre 2018 presso il Campus Palermo), l’iniziativa di una residenza per studenti universitari a suo nome ed ora un libro, che si pone come contributo sul ruolo svolto da Romano nel definire, sviluppare e applicare i temi cari alla tecnologia in architettura.

Per me è ancora difficile riuscire a leggere con distacco questi quarant'anni bellissimi di lavoro e di vita comune, durante i quali il confronto tra tre personalità diverse, è stato il terreno fertile per far crescere, sviluppare e migliorare le proposte, le ricerche e le idee sui metodi di progettazione. Molti colleghi ci hanno spesso chiesto come sia stato possibile rendere stabile e continuo un rapporto di stima e di fiducia reciproca dopo tutti questi anni, quando, anche studi associati di grande prestigio, non sono riusciti a darsi la stessa stabilità nel tempo.

PREFAZIONE 17

Sono convinto che per dare un senso a questa riflessione possa essere utile raccontare com'è nato il nostro studio, o meglio il Centro Studi, e come sia stato possibile questa costanza, in una visione a lungo condivisa.

Penso che queste mie parole possano far piacere sia a Romano che ad Antonio e dare continuità al nostro comune impegno.

Il rispetto reciproco e la fiducia, che nel tempo sono via via cresciuti grazie al continuo confronto e la condivisione di obiettivi, sogni ed idee comuni, sono gli elementi che hanno dato e permesso la coesione del nostro studio consentendo anche, nel contempo, un reciproco spazio di libertà ed autonomia, come ad esempio per Antonio è stato il suo amore per Cesena e per la pittura, per Romano il suo impegno per lo sviluppo e l’incremento di collaborazioni e scambi a livello internazionale e per me l'impegno nel sociale.

Vorrei quindi, come presentazione di questo libro, raccontare due momenti significativi del mio rapporto con Romano, molto più giovane di me e Antonio, come lui stesso ricordava in un convegno organizzato a palazzo Vegni, quando ancora speravamo che potesse vincere la sua battaglia contro la malattia.

Ma procediamo con ordine.

Insieme ad Antonio avevo condiviso corsi ed esami della Facoltà di Architettura di Firenze quando le Scuole di Architettura in Italia erano solo sette e quella di Firenze, sotto la guida di Raffaello Fagnoni, aveva riunito figure significative fiorentine, come Gamberini, Ricci, Savioli e Detti, e anche prestigiosi docenti di diverse provenienze come Quaroni, Benevolo e Eco.

Il momento iniziale in cui prendemmo possesso, nel 1966, sotto la guida del nostro maestro Pierluigi Spadolini, dello studio in Piazzale Donatello 29, fu per promuovere la presentazione della candidatura di Firenze alla ventunesima edizione delle Olimpiadi, programmate per l’anno 1976 come reazione dei fiorentini ai danni provocati dall’alluvione del ‘66.

Il Centro Studi Territoriale, così si chiamava il nostro raggruppamento, vedeva come responsabili, sotto la guida di Pierluigi Spadolini, Antonio Andreucci, Pierguido Fagnoni, Guido Ferrara e Francesco Re, oltre a me stesso.

Il grande stanzone, otto per otto, che ci ospitò era la realizzazione di un modello per studi per artisti voluto dal Comune di Firenze nei primi del Novecento, una convenzione molto innovativa, della durata di 100 anni, in cui i proprietari si impegnavano a realizzare i progetti tipo redatti dal Comune avendone la proprietà, con l'impegno però di affittarli ad artisti. Ci trovammo così in mezzo a pittori, scultori e qualche architetto, che veniva accettato per il suo riferimento all’Accademia di Belle Arti che, negli anni precedenti alla formazione della facoltà, coinvolgeva anche l’architettura fra le sue discipline.

L'ambiente di lavoro, uno spazio in cui potevamo mettere tavoli, tecnigrafi e stendere i nostri elaborati cartacei sui pia-

PREFAZIONE 19 ni e sulle pareti, affascind sia me che Antonio e terminato l’incarico per le Olimpiadi, decidemmo con Spadolini di dedicarlo ad attività promozionali di ricerca e di partecipazione a concorsi di Architettura.

Da qui nasce il primo nome: Centro Studi, per svolgere attività di ricerca applicata, aperta e interdisciplinare, difficilmente presente in quegli anni all’interno degli spazi della facoltà, dove la ricerca universitaria si svolgeva nei numerosi istituti monodisciplinari (‘turris eburnea’) legati alla singola cattedra, con pochissima disponibilità al confronto interdisciplinare, che era invece la strada che noi volevamo perseguire. Nella sede di Piazzale Donatello, trovarono occasione di incontro e lavoro diversi docenti e scuole di pensiero, allora assistenti di Spadolini, come Pierangelo Cetica, storico primo assistente di Spadolini, ma anche Mario Zaffagnini, Graziano Trippa, Carlo Rocco Ferrari.

Il confronto si estese quasi naturalmente anche ad altre realtà universitarie particolarmente vive in quel periodo nel campo dell’Architettura, quali il gruppo romano intorno a Ludovico Quaroni, nel cui ambito mi piace ricordare Antonio Quistelli, Salvatore Dierna e Franco Carrer, e il gruppo di ingegneria a Bologna, sotto la guida del prof. Fernando Clemente, ricordo in particolare Leonardo Lugli, Maurizio Mari, Luisella Gelsomino, Alberto Corlaita, Giovanni Crocioni e Carlo Monti.

Ricordo mattinate, giornate intere di dibattiti, anche polemici, che continuavano nelle cene organizzate nel giardino dello studio, sulle diverse risposte da dare al tema del concorso a cui stavamo partecipando, il Concorso Internazionale per la sistemazione dell’universita di Firenze, in cui presentammo una nostra proposta, molto articolata dal titolo “Per lo studio di una struttura Universitaria”, sotto la sigla “Sistemi Congiunti tre”, che faceva riferimento alle tre sedi coinvolte: fiorentina, romana e bolognese.

La nostra proposta, pur non presentando una soluzione formalmente definita ma un metodo per legare i vari sistemi che interagiscono, suscitò grande interesse all’interno del mondo Universitario e molti giovani, soprattutto laureandi e neo laureati, si affacciarono così al Centro Studi, tra questi Romano, appena laureato.

Lo ricordo partecipare come protagonista agli altri due impegni del nostro Centro Studi, sempre sul tema delle strutture universitarie: il concorso-appalto per l’Università di Cosenza e la stesura del bando per l’Università di Salerno. Romano si era laureato giovanissimo nel 1970, a soli 23 anni quando in quel periodo, chi riusciva a farlo a 24/25 anni sembrava già un'eccezione e dimostrò, partecipando ai lavori del gruppo, non solo di aver afferrato il senso delle linee guida dettate dai maestri, ma di essere in grado di portare lucidi approfondimenti e connessioni con ambiti di ricerca interessanti anche in altri settori disciplinari, conquistandosi sul campo rapidamente un ruolo di leader.

Quando nel 1975 definimmo con Spadolini di concludere la collaborazione che mi aveva visto impegnato nel ruolo di

PREFAZIONE 21 capo studio, decidemmo con Antonio e Romano di fondare il nostro studio, riprendendo i locali e mantenendo il nome di “Centro studi” a cui aggiungemmo “Progettazione Edilizia”. Progettazione Edilizia e non Architettura, perché era nostra intenzione di riuscire a fare architettura lavorando nel campo dell’edilizia per la collettività (tema particolarmente sentito negli anni Settanta).

La lunga cavalcata nel tempo del nostro studio appare nei testi degli Autori di questo libro sull opera di Romano; penso possano essere utile riferimento per gli studiosi, e non è mio compito, essendo troppo coinvolto, commentarli.

Questo dunque era il clima nel quale ebbe inizio il nostro studio e la lunga collaborazione e profonda amicizia con Romano, ma vorrei soffermarmi su un altro momento, più recente, che ricordo con commozione. La felicità di Romano il giorno che il lavoro, fatto con i suoi collaboratori di TESIS, sul tema delle residenze per studenti universitari, fu presentato nell’aula magna della sede di Palazzo Vegni del nostro dipartimento.

Romano, che mi volle accanto per tutta la durata del convegno, era felice non solo per la correttezza e la novità della gestione del processo, lungo e faticoso, da lui guidato, ma soprattutto per i risultati di alta qualità dei progetti realizzati, vincitori del concorso che era stato indetto dal Ministro della Pubblica Istruzione.

Romano è stato, a partire dal 2005, il coordinatore e la guida dell’intero processo, su scala nazionale, per la realizzazione di residenze per studenti universitari ai sensi delle leggi n. 338/2000 e 388/2000, processo iniziato con la formulazione dei requisiti minimi, proseguito con l’individuazione dei metodi per organizzare le richieste dei finanziamenti da parte degli atenei e la gestione degli appalti, e affiancato dal monitoraggio delle diverse fasi, in modo da ottenere la massima garanzia della qualità architettonica nei tempi programmati. Questa credo sia stata per Romano l’esperienza più significativa e gratificante.

Nel concludere questa mia prefazione al libro voglio augurarmi che esso contribuisca a fare emergere non solo la lucidità del pensiero di Romano, ma soprattutto la forza intellettuale e morale con cui ha gestito le collaborazioni e i confronti, anche con altre discipline. Questo deve restare al centro del suo insegnamento e sono certo che su questa linea il gruppo di giovani ricercatori che con lui si sono formati, potrà conseguire risultati significativi.

INTRODUZIONE

Roberto Bologna, Maria Chiara Torricelli

Non crediamo ci sia bisogno di motivare le ragioni di questo libro che, ripercorrendo gli scritti di Romano Del Nord, ne ricostruisce l'evoluzione del pensiero e l'impegno nelle sue attività accademiche e nelle opere di architettura. Non ce n'è bisogno perché Romano ha rappresentato un punto di riferimento ampiamente riconosciuto in campo accademico e professionale. Né c'è bisogno di spiegare perché noi ci siamo sentiti in dovere di affrontare questo impegno, mossi dall’amicizia personale che ci ha legati e dalla gratitudine verso di lui sul piano scientifico. Ma se, allorché Romano ci ha lasciato, la decisione di accingerci a questo lavoro è stata immediata, sulla questione di come svolgerlo, di quanto dei suoi scritti (ben noti alla comunità scientifica) riportare e di chi prioritariamente doveva essere il lettore cui ci rivolgevamo abbiamo a lungo riflettuto, anche durante lo svolgimento stesso del lavoro intrapreso. Rileggendo i suoi scritti ci è parso che fosse importante fare emergere il rapporto tra proposte teoriche, posizioni culturali e sociali e impegno nelle opere da lui promosse o direttamente realizzate.

Il suo profilo biografico e curriculare, sin dai suoi esordi, restituisce una figura di ricercatore, docente e professionista impegnato ai massimi livelli nel contribuire alla cultura tecnologica del progetto, con l’attenzione a non perdere di

Roberto Bologna, University of Florence, Italy, roberto.bolognaunif@i.it, 0000-0001-9728-3956 Maria Chiara Torricelli, University of Florence, Italy, mariachiara.torricelli@unifi.it,0000-0002-7049-4099

FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI 10.36253/fup_best_practice)

Roberto Bologna, Maria Chiara Torricelli, Romano Del Nord. Teoria e prassi del progetto di architettura, © 2021 Author(s), content CC BY-NC-SA 4.0 International, metadata CCO 1.0 Universal, published by Firenze University Press (www.fupress.com), ISBN 978-88- 5518-319-2 (PDF), DOI 10.36253/978-88-5518-319-2 vista il rapporto tra cultura e pratica, tra conoscenze e sperimentazione. La rilettura cronologica che abbiamo fatto dei suoi scritti, ci ha confermato questo suo tratto distintivo, come accademico e come professionista.

Gli importanti ruoli ricoperti nella ricerca, nella formazione e nella professione gli hanno dato una condizione privilegiata di osservazione, da una posizione preminente e da differenti angolazioni, sul complesso mondo dell’architettura e delle costruzioni. Grazie a questi ruoli ha potuto finalizzare finanziamenti, creare opportunità di ricerca e orientarne i temi in chiave strategica. Ma Romano ha saputo anche cogliere le opportunità delle molte e importanti sue esperienze per mettere in discussione, attraverso la verifica dei fatti, le posizioni, che lui stesso via via aveva assunto. La lettura dei suoi scritti lo testimonia ampiamente, ad esempio sui temi della innovazione di processo e delle prospettive di industrializzazione edilizia in Italia.

Un filo conduttore segna però il suo fare ricerca e progetto ed è scaturito da quelle doti personali che la nostra comunità di tecnologi dell’architettura gli ha riconosciuto fin quasi da subito, e che gli hanno valso ben presto riconoscimenti anche in ambiti di ricerca e di lavoro interdisciplinari. Romano era dotato di una capacità di visione strategica e di una lucidità di ragionamento che gli permettevano di affrontare le questioni di ricerca e i problemi del progetto senza perdere di vista obiettivi e vincoli, risorse e condizioni di fattibilità. Fare ricerca e lavorare con lui voleva dire

INTRODUZIONE 25 assorbire pian piano come naturale una visione sistemica dei problemi. Che si trattasse di gestione del processo edilizio, di progettazione di architettura, di organizzazione della didattica, Romano affrontava le questioni pensando in termini di relazioni, strutture logiche, dinamiche evolutive e invitava chi lavorava con lui ad approfondire sempre per inquadrare correttamente i problemi.

Questa è la matrice da cui scaturisce il suo apporto alla nostra disciplina e alla ricerca e alla professione in architettura. Il lavoro che noi abbiamo inteso fare con questa pubblicazione è stato semplicemente quello di dare testimonianza del percorso compiuto da Romano per sviluppare proposte concrete, a partire da questo suo approccio. La capacità di visione non si fermava alle enunciazioni, ma nei gruppi di lavoro, che lui stesso promuoveva e coordinava, ha portato avanti una ricerca sistematica, metodologicamente sempre rigorosa che gli ha permesso di pervenire a risultati con ricadute importanti nella pratica del progetto. Pensiamo ad esempio al suo contributo alla identificazione e sistematizzazione dei requisiti di umanizzazione degli spazi per la salute, che spesso allora ci si limitava ad enunciare e proclamare; oppure all’organizzazione puntuale del processo di normazione, progettazione, attuazione, controllo e monitoraggio degli interventi di edilizia residenziale per studenti universitari.

Abbiamo organizzato questo libro come una rassegna ragionata dei suoi scritti lungo percorsi articolati per ambiti di applicazione e sviluppati cronologicamente. Abbiamo fatto ricorso anche a materiale inedito, relazioni e interventi scritti in occasione di lavori di commissioni o di convegni e, ancora, talvolta abbiamo riportato anche citazioni da testi a firma di suoi collaboratori o interlocutori, in quanto dalle loro parole emergevano passaggi salienti di ricerche o progetti coordinati da Romano Del Nord.

Non volevamo comunque fare un'antologia. Nemmeno sarebbe stato possibile dato il volume della sua produzione scientifica e del resto, per quanto abbiamo già detto, il contributo di Romano non è nelle parole scritte, nei saggi teorici, ma nella interrelazione tra scrittura, programmi, azione, opere. Questo libro costituisce pertanto una lettura critica e cronologica di estratti dai suoi scritti, raccolti secondo quattro grandi temi:

e il pensiero sulla disciplina della tecnologia dell’architettura, la evoluzione delle sue responsabilità nella formazione e nella ricerca (capitolo 1);

e lo studio del processo edilizio, delle prospettive di industrializzazione, del ruolo della normativa tecnica e dell’innovazione tecnologica (capitolo 2);

e lo studio dei luoghi della formazione e dei relativi servizi, l'università in particolare, dagli standard di qualita al governo dei processi e delle competenze (capitolo 3);

e lo studio degli spazi per la salute, negli aspetti di programmazione e di progettazione, centrati sulla cura e sulla ricerca (capitolo 4).

INTRODUZIONE 27

Nell’intento di rileggere il percorso negli anni compiuto e proposto da Romano, abbiamo ritenuto importante dare anche spazio ad inquadrare il contesto in cui si muoveva: quello italiano negli ultimi trenta anni del Novecento e nei primi decenni del Duemila, ma anche quello internazionale, al quale la cultura tecnologica e Romano guardavano e, soprattutto, l'Europa che andava assumendo sempre più influenza sul piano della formazione in architettura, delle procedure dei lavori pubblici, delle riforme in ambito sanitario e di servizi sociali.

Romano giovane guardava alle esperienze internazionali come situazioni evolute verso cui era possibile orientare anche le politiche italiane per il settore dell’edilizia, guardava ai programmi coordinati di interventi ospedalieri del Servizio sanitario in Gran Bretagna. Poi con la maturità e i ruoli di protagonista che ha assunto nelle istituzioni di coordinamento nazionale (in ambito di formazione universitaria, di lavori pubblici, di edilizia sanitaria e scolastica) il suo sguardo si è fatto più critico verso le esperienze in altri contesti, più severo nei riguardi delle responsabilità di committenze e operatori nel nostro Paese, più realista, ma non per questo meno convintamente impegnato a definire percorsi di maggiore efficienza e qualità.

Così impostato questo libro si rivolge prima di tutto ai giovani che studiano e lavorano in architettura e che intendono privilegiarne il ruolo sociale e la rilevanza economica nello sviluppo e nella trasformazione dell'ambiente. Questi giovani ci piacerebbe invogliare, con questo nostro testo, a leggere i libri di Romano Del Nord, a consultarne i rapporti di ricerca, a conoscerne le esperienze di programmi e progetti. In sintesi a confrontarsi con chi li ha preceduti su strade difficili senza perdere impegno ed entusiasmo.

E poi certo ci rivolgiamo alla comunità scientifica dell’area dell’architettura, oltre i perimetri delle discipline e anche oltre la separatezza tra accademia e professione, perché proprio questo Romano ha testimoniato: la ricerca scientifica lontana dal suo campo di applicazione nel nostro ambito non ha senso, ma anche la professione che nega la necessità di ricerca non ha possibilità di sopravvivere in una realtà sempre più complessa.

The opening of the book is shown; the full text loads in the reader.

Loading the full text…