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DG 737.97 .L86 1900 Luotto, Paolo, 1855-1897 Il vero Savonarola e il Savonarola di L. Pastor
IL VERO SAVONAROLA
E
I. Origine e intento del presente scritto
Sommario.
Nostra malavoglia a prender la penna. — Lo scritto del Pastor non contiene nulla di nuovo intorno al Savonarola. — Sentenza di Augusto Conti e nostra. — Ignoranza nel Pastor delle Opere del Savonarola. — Il Pastor e i nostri giornalisti anticattolici. — Kagiouevoli effetti dell'Opera del Pastor. — La ragion veduta giuda al Savonarola e a' Savonaroliani. — Logica sentenza de' Savonaroliaui verso il Pastor. — La storia del Pastor e l' invettiva di Ugolino Verino e la cronaca del Vaglienti. — Nostra ripugnanza alla polemica e alla critica. — La cognizione della verità soluzione del dubbio. — Nostro proposito e metodi di esporro la dottriua e narrare la vita di Frate Girolamo. — Nostra lede. — Non può tutto la virtù che vuole. — Letizia e tristezza di Piagnoni. — Una lettera dal Xirolo Austriaco. — Un gran maestro che tiene per finita dal Pastor la questione del Savonarola. — Un voto di molti. — Cristo modello di Frate Girolamo. — Or si tace, or si risponde. — La volontà nostra è mossa a scrivere. — Intento dello scritto. — Via da noi tenuta, e perchè la si tiene. — Speranza di toccar la meta. — Un aforisma di Visuù Sbarrila e nostra interpretazione di esso. — La Dea di Parmenide. — Nostra volontà e forza.
Da parecchio tempo alcuni Piagnoni, amici miei, insistevano perch' io volessi scrivere e mandar fuori colle stampe un esame dell' Opera del Pastor (') in ciò che riguarda il nostro Maestro e Padre, Frale Girolamo Savonarola. Ma io mi adoperavo ognora per farli persuasi non esser ciò cosa d' alcuna necessità, nè forse dicevole. E mi pareva d' aver ragione; imperocché nulla di nuovo ha nel suo libro il famoso professore d' Innsbruck rispetto al Savonarola, assolutamente nulla; e i suoi tristi giudizj intorno al Frate di San Marco non solo, come scrisse il nostro Conti, muovono « dall' autorità usurpata di vecchie di-
(') Storia dei Papi dalla fine del Medio Evo, con l'aiuto dell'Archivio segreto pontificio e di molti altri archivi, compilata dal Dr. Lodovico Pastor professore pubblico ordinario di storia alla Università d' Innsbruck. Traduzione italiana del Sacerdote Clemente Benetti docente nel oollegio principesco vescovile di Trento eseguita stillale II edizione tedesca. — Volume III Storia dei Papi dalla elezione d'Innocenzo VIII fino alla morte di Giulio II. Trento, tip. edit. Artigianelli dei figli di Maria, 1896.
cerie ; » (*) ma si possono chiamare asserzioni gratuite senza nemmeno l'apparenza di verace fondamento; anzi pugnano sovente tra se medesimi, sì che non riusciresti sempre con gloria se tu volessi tentar di conciliarli e comporli insieme.
Evidentemente il Pastor si mise a scrivere senza una buona preparazione, e perciò spesso ti riesce avventato e, alcuna volta, anche ingiusto. Se ne togli alcune poesie, che forse ha visto, egli è affatto selvaggio agli scritti del Frate: nè dico solo agl'inediti, ma ancora a quelli che abbiamo alle stampe. Ciò sì rileva dalla sua nota de' libri ripetutamente citati, nei quali, se ne togli le poesie, non ve n' è uno del Savonarola; ma ancora dal mostrarci egli indirette tutte le citazioni che fa di passi del Frate, indiretti tutti gli accenni alle opere del medesimo.
Ora se il Pastor desse almeno ai passi trascritti il senso che danno a quelli gli autori dai quali egli li toglie, potrebbe forse questo metodo, pur sempre infelice,, essere tollerato; ma chi lo crederà sano e non gravido di pericoli e s' affiderà in esso, quando il Pastor si arbitra di interpretare a suo modo quelle brevi proposizioni? quando le trae ad altro senso che non è quello che godono nella fonte da cui le attinge!!?
Di più, non appare serio e grave nemmeno il modo col quale lo storico tedesco e scrive e procede. Le sue pagine sovente hanno tutto il tono di certi nostri giornali, di quelli voglio dire che militano ne' partiti estremi, anticattolici; e dico di questi perchè ho riguardo non solo allo stile, ma anche alla dottrina del Pastor, il quale (e questa è la mia più grande meraviglia) di cattolico sembra talvolta che non abbia nulla affatto.
Chi legge adunque, pensavo io, il Pastor, se già conosce la vita e la dottrina del Savonarola, non si lascia certo movere dalle deduzioni, sovente senza logica, che legge; e se non le conosce ancora, solo che abbia fior di senno, anziché sottoscrivere alle sentenze non motivate, sapendo (e lo può vedere nel Pastor medesimo) che scrissero in difesa del famoso Domecano molti uomini sommi e per ogni lato degni di ammirazione e di lode non meno del prof, d' Innspruck, si stringerà nelle spalle e sospenderà il giudizio, non volendo esser precipitoso e giurare nelle altrui parole.
Ai seguaci poi della dottrina e del metodo del Savonarola la lettura del nuovo volume produce effetto addirittura contrario a quello che 1' autore di esso vorrebbe. Non farà altro che generarsi neh' animo e nella mente loro un profondo senso di tristezza e di compassione ; ma il convincimento
(') c La ringrazio.... di aver pubblicato ciò che io dall' intimo dulia mia coscienza dettava intorno al Savonarola, prendendone incoraggiamento dalla stima in che la santità di lui tenevano San Francesco di l'aola, San Filippo Neri, Santa Caterina de' Uicci e altri Santi; nò lasciandomi scoraggiro dall'opposto giudizio di un celebre scrittore contemporaneo e forestiero preoccupato forse dall' autorità usurpata di vecchie dicerie. Ma i Santi s' intendono dei Santi. » Lettera al Direttore del MttgtUo Cattolico, anno I, n. 14. Nel n. 12 intatti di questo giornale, era sluta pubblicata una lettera del prof. Augusto Conti al P. L. Ferretti ove pariavasi dell' eminente santità del nostro Savonarola.
eli' essi hanno starà saldo come prima. Imperocché gli alunni del Savonarola, con il loro maestro, biasimano chi piglia a seguire una dottrina, più dalla comune opinione mosso, che per averla letta ed esaminata; e dicono per questo guasti gli studj, mandando molti la volontà avanti l'intelletto, e pervertendo l'ordine dalla natura e da Dio instituili (Giov. Pico della Mirandola, Vita di Fra Girolamo, cap. II.) I seguaci del Savonarola giudicano solo a ragion veduta, e se alcun di loro così non facesse, riceverebbe le sferzate dal maestro, e si sentirebbe dire: Cave ne voluntas praecedat intellectum, aut etiam intellectus tuus intellectum Dei. (Scritti inediti, Villari, pag. 125). « Tu fai come alcuni ignoranti scolari che hanno il capo duro, e come vanno in uno studio, fermano il capo di voler seguire un' opinione, e non gliela leveresti mai ; non guardano prima se quell'opinione è vera o falsa; così fai tu, che di': —Io non voglio leggere quel che è scritto in quel libro. — Io ti dico che le tue sono tutte pazzie. Leggi ed odi prima che tu biasimi; tu vuoi intendere una cosa e metti la volontà innanzi allo intelletto, come fanno certi scolari, che dicono: Io voglio andar dietro al tal autore. Sono diverse scuole, Tomisti, Scotisti ed Averroisti tra' moderni; come erano antiche scuole di filosofi, Stoici, Peripatetici ed altri ; e questi tali scolari non hanno ancora cognizione di nessuna verità, e si propongono innanzi di seguitare una opinione che ancora non sanno se è verità. Quello dice: — Io voglio essere Averroista; quell'altro, Scotista; quell'altro, Tomista. Quell'altro nelle leggi, dice: Io voglio seguitar Baldo; quello, nelle leggi canoniche dice: Io voglio seguitar l'Abate. — E così fanno certe loro fantasie di seguitare una opinione, o un'altra ed avviluppansi poi in molte cose; perchè mandano la volontà innanzi all'intelletto. Colui che vede si lascia menare da quello che è cieco, e tu sai che gli è scritto: Se il cieco guida l'altro, tutti e due cascano nella fossa. Il cieco è la volontà, che ha ad essere menata dall' intelletto che vede, e tu fai il rovescio. Bisogna dire: lo voglio andar dietro alla verità, e quella voglio intendere, ed intesa che io l'ho, la voglio seguitare e amarla con la volontà. E quelli che fanno così vedrai che non peccano e non errano quasi mai. » (Sopra Amos, Pred. V; sopra 1' Esodo, Pred. XX.)
Quando pure gli alunni del Savonarola avessero visto che il Pastor intendesse ognora le fonti dalle quali vuole trarre la dottrina del loro Maestro e lo traesse al senso più favorevole, non per questo avrebbero potuto mostrar molto d' ammirazione per lui, nè avrebbero dato gran peso a' suoi giudizj. Colui, che, dovendo imparare una dottrina, e potendo ricorrere alle fonti dirette, non vi ricorre, ma beve ne' ruscelli lungi dalla sorgente, essi lo tengono simile a que' figliuoli, che mandati da' loro padri a studiar leggi, studiano sì bene, ma solo i commenti, e non veggono mai i testi. Costoro, a giudizio del Savonarola e degli alunni del Savonarola, non possono diventar dotti, perchè lasciano il fondamento della dottrina. (Sopra il Salmo Quam Bonus, Pred. XXII.) Negli alunni del priore di San Marco, è oramai profondamente radicata la credenza che nessuno, lasciando in un canto le opere del loro Maestro, può pretendere di conoscerne bene la vita, o intenderne la dottrina. Quel sommo uomo di Gino Capponi che nei suoi primi scritti mostrossi alquanto severo al Frale Riformatore dovè poi nondimeno confessare : « Quel benedetto Savonarola è uno di que' tali argomenti oggi tanto ribattuti ch'io ne rifuggo; e a dirla tutta, non ho studiato il Savonarola, cioè le prediche e gli scritti e non so bene che cosa pensarne. » (/) Girolamo Savonarola mise ne' suoi scritti tutto se stesso, e chi lo vuole vedere quale è deve cercarlo in quelli, e chi quelli non cerca, non è autorevole in nessuna guisa. Cerio non si escludono i libri degli altri intorno al Frate, ma questi senza quelli del Frate il più delle volte sono terra senz' acqua. A che dunque (pensavo io) soffermarci a confutare i tristi giudizj novellamente pronunciati intorno al nostro Maestro, s' essi non hanno per noi autorità alcuna, e non possono ragionevolmente produrre alcun serio effetto a danno della fama del santo riformatore? Forse che ci siamo indugiati a confutare la ingrata invettiva di Ugolino Verino, o la cronaca del Vaglienti? Non furono anzi questi scritti pubblicati da nostri amici?
Un'altra ragione, soggettiva se volete, mi teneva dal secondare l'insistente invito degli amici: La ripugnanza che ho nell'anima alla polemica e alla critica. Vorrei che si evitasse ogni maniera di questioni, e almeno, se non si riesce ad evitarle tutte, che si finissero presto e non fossero acri mai, nemmeno nell' apparenza. E facile che ne vada di mezzo la carità, e in generale si fa poco frutto. Mi par meglio lasciar qualche volta passar magari qualche errore, o almeno qualche dubbio, che risolver tutto a furia di questioni e di lotte.
A me parve sempre regolarmente miglior cosa esporre con chiarezza gì1 insegnamenti dell' Autor nostro, anziché combattere gli errori altrui. La cognizione della verità è la soluzione del dubbio. E gli amici sanno eh' io per conoscere la verità nelle cose attinenti al Savonarola da oltre venti anni studio nelle opere e nella vita di lui, e ho in cuore di mandar presto alla luce un lavoro intorno alla Chiesa e al Pontefice di Roma, nel quale è contenuta appunto tutta la dottrina ed esposta la pratica del Frate al riguardo, in guisa che potrà apparire evidente che il Savonarola del Pastor è un Savonarola affatto diverso dal Riformatore fiorentino. Questo libro, se mai, dissiperebbe, dicevo io, la nebbia levala dal Pastor. D' altra parte non ci vuole furia, son nostri anche gli anni futuri; i Piagnoni non verranno mai meno, e come durerà eterna la dottrina del Frate di San Marco, così dureranno eterni i seguaci di lui. Quello che non si fa oggi da noi, sarà fatto da' nostri successori domani. La causa del Savonarola finirà per trionfare ad ogni modo. Questa è la nostra fede.
In queste mie vedute io restavo saldo, e persuadevo anche gli altri che era un perder tempo il fermarci a ribattere con uno scritto speciale le asserzioni dello storico d'Innsbruck, riè pensavo di muovermi mai del mio proposito. Ma si sa: non può tulto la virtù che vuole, e sovente convien fare contro nostra voglia, e servire alla necessità e combattere dove e come vuole 1' avversario, non dove e come noi avevamo designalo.
Non è molto, eravamo insieme sei o sette Piagnoni, lieti per il progresso
(') Ve<li Guasti, 11 Savonarola giudicato da Gino Capponi. Firenze, lt80, pag. 9.
che da qualche anno va facendo la causa del Savonarola; ma uno pareva non partecipare intieramente alla comune letizia, e anzi mostravasi piuttosto triste che lieto. A un punto volendo gli altri confortarlo, trasse fuori una lettera venutagli da un Professore di Schwaz, Tirolo Austriaco, e ne lesse queste parole: « Ho sempre stimato tanto le virtù del Frate Savonarola quando leggeva anni fa, il Villari; ma oggi ho mutato i miei sentimenti, riconoscendo in Savonarola negli ultimi suoi anni un vero disubbidiente al Papa Alessandro VI che lo trattava con molta clemenza, e un sacerdote sacrilego, che ha celebrato i santi misteri come scomunicato, e un profeta sedotto dal diavolo che ha cagionato tanti disturbi e si faceva spesso tiranno politico rigidissimo. Su questa materia ha pubblicato il celebre dottor Lodovico Pastor nel suo lodatissimo libro La storia dei Papi dalla fine del medio evo tanti documenti autenticissimi che sarebbe ridicolo ancora prendere in patrocinio il poveretto Savonarola. » Un altro personaggio, già ne aveva detto la causa del Savonarola esser finita, — 1' ha decisa il Pastor. — E molli pur de Piagnoni già avevano scritto che, dopo le ultime deduzioni del Pastor, aspettavano, se pure era possibile, chi con novissimi documenti mostrasse che il Frate nostro non è condannabile in alcun punto della sua vita troppo agitata.... Noi, quasi sdegnando di rispondere al Pastor, crediamo seguire la dottrina e l'esempio del Savonarola; ma lo seguiamo poi davvero e in tutto? Il nostro Frate trae esempio da Cristo in ogni cosa, e nota sovente appunto, come fa nella predica VI sopra Ruth e Michea, che se alcuna volta il Salvatore andava a mangiare co'pubblicani e peccatori, altre volte predicava e detestava e riprendeva i peccati; e se qualche volta fuggiva d'una città in un'altra per rispetto de' farisei, mostrando aver paura di loro, qualche volta predicava senza paura; e dice chiaro nella XIX delle stesse prediche e c' insegna che se in alcuni casi è bene tacere, in altri si deve parlare. Ora, se non si parla quando ne va di mezzo la verità e ne va di mezzo 1' onore del nostro Maestro, quando si ha da parlare ?
E cominciando queste prediche sopra Ruth e Michea, non dice egli appunto il nostro Maestro, che una delle ragioni, che 1' ha fatto tornare a predicare, erano gli avversar] che non facevano se non dir male, ed avevano lasciato la lingua molto larga!? « Qualche volta bisogna rispondere, e qualche volta avere pazienza. E però avendo noi avuto pazienza un pezzo, e non risposto, mi pare tempo ora di rispondere. Dice Salomone: Non rispondere al pazzo secondo la sua pazzia; e lui medesimo dice incontanente: rispondi allo stolto secondo la sua stoltizia. E però vuol dire Salomone: qualche volta abbiamo pazienza a quello che dice lo stolto, e qualche volta ancora gli rispondi come merita la sua pazzia, e questo massime quando quello che e' dice è contro 1' onore di Dio. Sicché qualche volta si dee rispondere e qualche volta no. »
E quando per noi sarà la volta, s'ella non è questa?... Ci sarà poi facile persuadere gl'intelletti già contrariamente prevenuti?! Il volgo che ama di essere ingannato è più numeroso ed eletto che non si pensa Non trascuriamo le cose minute; più festuche arrestano l'elefante. Nel Sermone XI sopra 1' Esodo il nostro Maestro sfidando i suoi avversarj, che lo accusavano incessantemente di eresie, a riprodurgliele in iscritto, diceva francamente: « Io ti avviso che se tu farai un libro che vi sia dentro eresie, io lo vorrò vedere e riprovartelo qua in pubblico. »
Così parlava l'amico, fatto rosso in volto; ed io mi dovetti persuadere eh' egli aveva ragione ; e che il danno recato alla causa del Savonarola dal libro del Pustor era maggiore eh' io non mi sarei mai pensato. E poiché io ero sempre stato, fra gli amici, il più fermo nel persuadere che si tacesse, mi parve ancora che in modo speciale a me ora si convenisse parlare; e promisi che senz'altro l'avrei fatto; anzi mi misi all' opera il giorno stesso, parendomi d' aver in mente pronta e digesta la materia per farlo debitamente.
Questa 1' origine dello scritto presente; e di qui sarà anche facile capirne l' intento : si propone di far persuasi tutti coloro, che vorranno leggerci, delle affermazioni che abbiam posto di sopra, e dimostrare che nel Pastor non si trova il vero Savonarola, ma un Savonarola immaginario; e che perciò il professore d' Innsbruck combatte e condanna nient' altro che un fantasma della sua mente; e che neppur una è sostenibile delle sue asserzioni contrarie al Frate di San Marco.
Che via terremo per giungere alla meta? Il Pastor tratta, sebbene non con molta ampiezza, di tutta la vita del Savonarola e riguarda il Frate da ogni lato: nella riforma morale, nella ecclesiastica, nella politica, nella civile, nell'artistica e nella letteraria Quindi, volendo noi fare un lavoro compiuto, bisognerebbe che esaminassimo prima in generale queste varie specie di riforma e poi le tesi e le asserzioni particolari dello storico tedesco. Ma allora avremmo da scrivere non un opuscolo, ma parecchi volumi, ed esporre tutta la dottrina e narrare per disteso e discutere la vita del Frate, cosa che non crediamo qui affatto al proposito e che noi abbiamo in animo di fare in iscritti a parte e senza polemica, come già abbiamo cominciato per lo studio della Sacra Scrittura.... OD' altro lato un lavoro simile sarebbe inutile per lo scopo presente; imperocché il Pastor si piglia ben guardia di condannare senz' altro, in genere, le riforme tentate dal Savonarola; mostrandosi esse, nel volume che prendiamo ad esaminare, più necessarie e opportune che mai. Dunque ci basterà sentire le particolari sentenze di condanna, esaminarle, e mostrare che si devono cassare (e il più delle volte lo si ha da fare senza rinvio); ci basterà questo, perchè noi abbiamo senz' altro l' intento. E questo lo faremo con molta attenzione e cura, né, speriamo, ci avverrà che pur una cosa di qualche momento ci sfugga. Non ci lasceremo tuttavia sfuggir l'occasione di mostrare, esponendo qua e là la dottrina del Savonarola, e narrandone la vita, che il Pastor a voler esser consentaneo a se stesso, e a non cadere in contradizione, avrebbe dovuto lodare anziché biasimare, il nostro Frate.
Avremo la soddisfazione di toccar la meta? Abbiamo fiducia che si. E ce
(') Dello studio della Scrittura Sacra secondo Girolamo Savonarola e Leone XIII con riguardi ai Padri e ai Dottori della Chiesa. Libri tre di Paolo Lnotto. Torino, tipografia Artigianelli, 1896.
ne sono arra buona le profonde convinzioni che abbiamo nella mente e la persuasione che ci riempie l'anima d'essere dalla parte della verità; e la verità chiara di luce propria e posta sopra ogni altra cosa, sa farsi vedere agevolmente e vince ogni lotta, e trionfa sempre. Anzi nutriamo speranza che il Pastor, uomo retto e amante del vero, leggendoci, vorrà passare dalla nostra parte, e cambiare giudizio intorno 1' austero Frate.
« Soffri mille ingiurie prima di venire a litigio ; cominciato il litigio, non trascurare nulla per uscirne colla vittoria. » Questo aforisma di Visnù Sharma io l' intendo nel senso che non si deve mai sorgere a combattere altrui, se non quando, essendo oggettivamente chiaro che la cosa sta come noi la vediamo, pure essa torna falsata dagli avversar]'. Allora bisogna dar con tutte le forze negli sterpi dell' errore e non lasciar più all' avversario nemmeno la speranza di un breve riposo. Non si può consentire agli uomini di mente sana che pensino l'opposto della evidenza. «Che l'essere abbia avuto nascimento o incremento dal non ente non te lo lascierò dire nè pensare, » dice la dea di Parmenide, « poiché il non ente non è esprimibile nè pensabile.» Così è della verità, di ogni verità conosciuta e conosciuta evidentemente. Le opinioni si rispettano tutte, ma chi nega la verità evidente, sia anatema; egli pecca contro lo Spirito Santo e non merita perdono in nessun modo. Ora, vedendo io che le cose rispetto al Savonarola, stanno d'altra guisa che il Pastor non scrive, mi sento forte anche contro di lui, e per quanto sta in me, non lascierò pensare nè a lui nè ad altri se non quello che io penso. Chi vorrà fare il contrario, rinunzi prima alla teorica della conoscenza secondo la filosofia cristiana ; e anziché tenere per supremo criterio della verità 1' evidenza oggettiva, eriga a giudice assoluto di quella l'umana vista, la vista nostra corta d'una spanna; o meglio ancora, eriga a giudice assoluto il pregiudizio.
IL
Il Pastor non conosce le opere del Savonarola e scrisse impreparato.
Sommario.
La fama del Savonarola. — Xon è comportabile al grave ufficio di storico ripetere semplicemente i giudizi altrui, quando può accedere alle fonti originali. — Il Pastor non istudiò punto nelle opere del Frate riformatore. — Una sentenza del Villari. — Come si governarono nello scrivere del Savonarola il Villari, il Bayonne, l'Aquarone. — Perchè alcuni tra i cattolici condannano il Savonarola. — Il Savonarola chiede di essere sentito e letto prima che lo si condanni. — Le citazioni indirette del Pastor : esempi. — Il Pastor plagiario. — Nullità assoluta dei giudizj del Pastor.
Il Pastor, a pag. 122, afferma che il Savonarola riempì per buona pezza T Italia tutta del suo nome ; e più innanzi, a pas». 354, trascrive dal Villari le parole, che dicono che le prediche del Frate passarono presto anche le Alpi, e che il Savonarola stesso ripetè più volte, che egli aveva ricevuto degl'incoraggiamenti dalla Germania; e che perfino il Gran Sultano, per leggere quelle prediche, le facesse tradurre in turco. Gli autori stessi poi, dai quali il Pastor copia le sue pagine intorno all' illustre Domenicano, avrebbero dovuto persuaderlo, se non fosse ancora stato persuaso per altra via, che questo personaggio continua a riempire di sè non pur 1' Italia, ma 1' Europa intera, e dà da fare a moltissimi di religione, di pensiero, di scuole molto differenti.
Ora, se mai intorno a nessun personaggio storico, un grande maestro, un maestro che si rispetti, come è il Pastor, non deve ripetere gratuitamente i giudizj altrui, quando se ne può agevolmente formare de' proprj, e motivarli accedendo alle fonti originali, tanto meno devesi ciò comportare quando è discorso di un personaggio famoso, discusso da molti, esaltato ài cielo dagli uni, e gettalo a terra dagli altri; e questo sarebbe grave al sommo ed imperdonabile, quando il personaggio giudicato avesse posto nelle sue opere, accessibili ad ognuno, tutta la sua dottrina e tutta la sua vita, cantato i suoi trionfi, piante le proprie sconfitte, e narrato ad un popolo numeroso ogni avvenimento di qualche importanza che lo riguardi. Ci pare poi che sia addirittura enorme questo fare, allorché il gran maestro sa d'esser creduto da molti, e giudica e condanna, senza spirito di pietà alcuna, il personaggio di cui parla. Or questo, chi l'avrebbe mai pensato? è appunto il caso del Savonarola e del Pastor. Chi può dubitare che il Frate di San Marco meriti dagli Storici serj tutta 1' attenzione possibile? E chi ignora eh' egli ha una serie lunghissima di opere, nelle quali espone la sua dottrina, narra la sua vita, fa la storia del suo tempo, mostra quanto ha operato per il popolo di Firenze e per la Chiesa in generale, espone la sua riforma nel campo ecclesiastico, politico, civile, morale, artistico, letterario? chi ignora, che, se egli si disse profeta, scrisse ancora un compendio delle sue profezie e dialoghi intorno la profetica verità ?
Può uno storico serio, scrivere del grande Frate senza aver letto pur una di queste opere, e contentandosi di cucire insieme periodi d' autori diversi, lontanissimi dall' età di quello?! Il Villari nota che il lavoro del padre Marchese intorno a Girolamo Savonarola, se valse a destare mirabilmente la curiosità del pubblico, non valse però a soddisfarla intieramente. Or sapete voi, fra le altre, quale ragione reca di tal giudizio queslo insigne storico? Eccola : « Il padre Marchese conosceva solo una parte delle opere e delle prediche del Frate; poteva quindi scrivere un eloquente capitolo nella Storia di S. Marco, non già un lavoro compiuto. Nuove indagini (soggiunge poi il Villari) e nuovi studj erano adunque necessarj. » E nuove indagini fece egli, e prima di scrivere ricercò tutte le opere del Frate; come le ricercò del pari, e con somma diligenza, un altro biografo di esso, il Padre Ceslao Bajonne, il quale anzi osserva, che molti fra i cattolici, i quali giudicarono del Savonarola tristamente lo fecero ignorando gli scritti del Frate, e fidandosi, senz' altra cura, agli studj ed affermazioni altrui sopra di quello. E noi crediamo che la santa causa del Savonarola sarebbe oramai decisa se il primo avesse scritto con ispirito e intento schiettamente cattolici, il secondo avesse potuto compiere intieramente e diffondere i suoi studj.
E Girolamo Savonarola Io pretendeva, e giustamente, che prima di condannarlo, si volesse sentirlo e leggerlo. « Venite qui, tiepidi, a che contradite voi dunque tanto? voi conlradite a queste prediche e non le udite, e non leggete, adunque voi contradite a quello che non sapete. — Oh! egli mi è riferito quello che tu di'! — Ti è forse riferito il falso. S. Girolamo e S. Agostino, e gif altri dottori non facevano a questo modo, come fate voi. Loro vollero vedere tutti i libri degli eretici, e poi contradicevano, e sapevano a quello che si contradire. »
Così il Frate nella predica III sopra l'Esodo, e, come non gli bastasse, malia XI gridava un' altra volta: « Sono alcuni che non credono e non odono la predica, nè vogliono udirla, e non vogliono che altri la oda; nè vogliono leggere quello che abbiamo scritto, e non vogliono che le monache loro, nè altri leggano nè odano. Come possono costoro riprendere una cosa che non odono nè la leggono? S. Agostino e gli altri dottori al tempo degli eretici, hanno voluto vedere i libri degli eretici, e quello che hanno scritto, e poi colle ragioni riprovatigli. Vedete almanco i nostri scritti per il bene della Chiesa, e riprovate queste eresie, e non dite così al vento: — Queste sono cose false, — senza volerle intendere. Io t'avviso che se tu farai un libro che vi sia dentro eresie, io lo vorrò vedere e riprovartelo quassù in pubblico. »
Ma è poi proprio vero che il Professore di storia alla Università d1 Innsbruck scrisse tanto severamente, quanto fece, del povero Frate, senza conoscerne le opere? Non mi credete?! Apriamo adunque il suo libro, se ne volete le prove, e apriamolo dove meglio vi piace; anzi apritelo voi senz1 altro. — Ecco, a pagina 127. — Sta bene. Nota ivi adunque il Pastor che il Savonarola, nelle prediche del 1493, inveì contro il marcio degli ecclesiastici ed insieme contro la viziosità de' principi; e a prova cita pensieri raccolti dalle prediche VII e Vili e XXIII sopra il salmo Quam Bonus. Ma non li ha già raccolti lui tali pensieri, sì bene il Villari: li ha raccolti il Villari tali pensieri dalla predica VII e VIII e XXIII sopra il salmo Quam Bonus, e li raccolse restringendo in poche le molte cose che il Frate dice dalla pagina 271 alla pagina 275 e nelle pagine 296, 567 e 570 dell'edizione di Prato 1846. Or vedi se io dico vero. Tien l'occhio sopra il Pastor tu, io leggerò nel Villari alle pag. 1 94, 1 97 e 1 98.
Pastor
« Con Aristotele, Platone, Virgilio e Petrarca, solleticano le orecchie, e non si occupano della salute delle anime. Perchè, invece di tanti libri, non insegnano quel solo dove è la legge e lo spirito della vita? L'evangelio, o cristiani, bisognerebbe portarlo sempre indosso, non dico già il libro, ma lo spirito di esso. Che se tu non hai lo spirito della grazia e che tu porti indosso l'intero volume non ti gioverà nulla. Oh quanto sono più sciocchi ancora quelli che s' empiono il collo di brevi, di polizze e di carte, che sembrano botteghini che vanno alla fiera! La carità non sta nelle carte. I veri libri di Christo sono gli apostoli e i santi; la vera lettura sta nell' imitare la vita loro. Ma oggi gli uomini sono latti libri del diavolo.
Parlano contro la superbia e 1' ambizione, e sonvi immersi fino agli occhi; predicano la castità e tengono le concubine, comandano che si digiuni, e
Villari
« Con Aristotele, Platone, Virgilio ed il Petrarca, solleticano le orecchie, e non si occupano della salute delle anime. Perchè, invece di tanti libri, non espongono quello solamente in cui è la legge, e lo spirito della vita? 1' Evangelio, o Cristiani, bisognerebbe portarlo sempre indosso : non dico già il libro, ma lo spirito di esso. Che se tu non hai lo spirito della grazia, e tu porti indosso l' intero volume, non ti gioverà a nulla. Oh! quanto sono più sciocchi ancora quelli che s' empiono il collo di Brevi, di polizze e di carte, che sembrano botteghini che vanno alla fiera. La carità non sta nelle carte.
I veri libri di Christo sono gli Apostoli e i Santi, la vera lettura sta nell' imitare la vita loro. Ma oggi gli uomini sono fatti libri del diavolo. Parlano contro la superbia e l'ambizione, e sonvi immersi fino agli occhi; predicano la castità e tengono le concubino; comandano che si digiuni, e vogliono splenvogliono splendidamente vivere... Costoro sono libri disutili, libri falsi, libri cattivi e del diavolo, perchè esso vi scrive dentro tutta la sua malizia...
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