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We, the Elite. Storia dell'elitismo negli Stati Uniti dal 1920 al 1956

Giorgio Volpe · 2019

79,010 words · about 5 h 32 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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Licence: CC BY 4.0 · repository export licence (DOAB) · Volpe, Giorgio (2019), We, the Elite. Storia dell'elitismo negli Stati Uniti dal 1920 al 1956, open access publisher - licensed CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)

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About this book

Author
Giorgio Volpe
Language
Italian
Published
2019
Length
79,010 words · about 5 h 32 min
Sections
6 reader sections
Text
Digital text
Rights
CC BY 4.0 · repository export licence (DOAB)

 

Contents (6)
  1. Front matter about 15 min
  2. Capitolo I about 51 min
  3. Capitolo II about 59 min
  4. Capitolo III about 1 h 27 min
  5. Capitolo IV about 47 min
  6. Capitolo V about 1 h 14 min

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Storia dell’elitismo negli Stati Uniti dal 1920 al 1956 Giorgio Volpe

Università degli Studi di Napoli Federico II Clio. Saggi di scienze storiche, archeologiche e storico-artistiche

Giorgio Volpe Storia dell’elitismo negli Stati Uniti dal 1920 al 1956 Federico II University Press fedOA Press

Capitolo I

La lezione elitista Élites L’elitismo si fonda sull’idea che in ogni società una minoranza di persone detiene la maggior quantità di risorse esistenti e, conseguentemente, il potere nelle sue varie forme, grazie a cui domina sul resto della popolazione. Da tale assunto discende che tutti i tipi di governo costituiscono, di fatto, delle oligarchie e che le ideologie politiche rappresentano le mutevoli giustificazioni razionali dei concreti rapporti di forza operanti da sempre in ogni tipo di società1. 1 Negli anni la bibliografia sui classici dell’elitismo ha raggiunto dimensioni ragguardevoli, di cui non è possibile dar conto in questa sede. Senza l’intento di essere esaustivi, dunque, si segnalano alcuni tra i testi più significativi. Sulla teoria delle élites, cfr.: N. Bobbio, Saggi sulla scienza politica in Italia, cit.; Id., Élites, teoria delle, in cit.; M. Bovero, La teoria dell’élite, cit.; G. Sola, La teoria delle élites , cit.; Id., La teoria della classe politica: proposte per un paradigma di analisi, in La teoria della classe politica da Rousseau a Mosca , S. Amato (a cura di), Firenze, Centro Editoriale Toscano, 2001, pp. 1-37. Su Michels, cfr.: Roberto Michels: economia, sociologia, politica, R. Faucci (a cura di), Torino, Giappichelli, 1989; Roberto Michels tra politica e sociologia, G. B. Furiozzi, (a cura di), Firenze, Centro Editoriale Toscano, 1984; J. J. Linz, Michels e il suo contributo alla sociologia politica , in R. Michels, La sociologia del partito politico nella democrazia moderna, Bologna, il Mulino, 1966, pp. VII-CXIII; G. Sola, Organizzazione, partito, classe po - litica e legge ferrea dell’oligarchia in Roberto Michels , Genova, ECIG, 1972; F. Tuccari, I dilemmi della democrazia moderna. Max Weber e Robert Michels , Bari-Roma, Laterza, 1993; Id., Capi, élites, masse. Saggi di storia del pensiero politico, Bari-Roma, Laterza, 2002; Id., Discepolo o rivale? Robert Michels, Gaetano Mosca e la teoria delle élites tra il 1900 e il fascismo , in Classe dominante, classe politica ed élites negli scrittori politici dell’Ottocento e del Novecento , S. Amato (a cura di), Vol. I, Tomo II, Firenze, Centro Editoriale Toscano, 2008, pp. 687-730. Su Mosca, cfr.: E. A. Albertoni, Gaetano Mosca. Storia di una dottrina politica. Formazione e interpretazione , Milano, Giuffrè, 1978; Id., Dottrina della classe politica e teoria delle élite, cit.; Studies on the political thought of Gaetano Mosca , E. A. Albertoni (a cura di), cit.; L. Gambino, Introduzione , in Il realismo politico di Gaetano Mosca. Critica del sistema parlamentare e teoria della classe politica , Id. (a cura di), Torino, Giappichelli, 2005; Gaetano Mosca Scienza politica e regime rappresentativo nell’età contemporanea , C. Mongardini (a cura di), cit.; E. Ripepe, Le origini della teoria della

Tali principi furono formulati fra il 1884 e il 1916, per poi essere raffinati e modificati dopo l’avvento del fascismo: Sulla Teorica dei governi e sul governo parlamentare (1884) e Elementi di scienza politica (1896 e 19232) di Gaetano Mosca2; Les systèmes socialistes (1902) e Trattato generale di sociologia (1916 e 19232) di Vilfredo Pareto3; Zur Soziologie des Parteiwesens in der modernen Demokratie (1911 e 19252) e Corso di sociologia politica (1927) di Roberto Michels 4. Nonostante i teorici delle élites si riferissero a temi che da sempre avevano caratterizzato il dibattito riguardo all’essere umano e alla società, le loro analisi erano improntate a un inedito realismo e aspiravano ad applicare il metodo scientifico allo studio della politica. L’obiettivo della ricerca elitista non era comprendere quale fosse la migliore forma di governo possibile o come realizzare la società perfetta, bensì individuare empiricamente le basi concrete dei rapporti umani e le principali dinamiche socio-politiche. In ciò risiedeva la forza delle sue argomentazioni e la mordacità delle sue critiche.

Se i teorici delle élites adottarono lo stesso approccio realista e avalutativo nello studio della politica, differenti furono le prospettive disciplinari delle loro analisi. Per Pareto, sociologo, oggetto della ricerca sono le ragioni e le dinamiche con cui si crea, va in crisi e rinasce l’equilibrio sociale. Partendo dalla constatazione dell’eterogeneità e della stratificazione della società, egli concentra la sua atten - zione su temi quali: l’individuazione delle forze sociali, la distinzione tra azioni classe politica, Milano, Giuffrè, 1974; Il pensiero politico di Mosca, G. Sola (a cura di), Bari-Ro - ma, Laterza, 1994; Id., Introduzione , in G. Mosca, Scritti politici , Torino, Utet, 1982, pp. 9-79. Su Pareto, cfr.: Il pensiero politico di Pareto , P. Bonetti (a cura di), Bari-Roma, Laterza, 1994; G. Busino, Introduzione , in V. Pareto, Trattato di sociologia generale, vol. I, Torino, Utet, 1988, pp. VII-XXXIV; Pareto oggi , Id. (a cura di), Bologna, il Mulino, 1991; Economia, sociologia e politica nell’opera di Vilfredo Pareto, R. Marchionatti - C. Malandrino (a cura di), Firenze, Olschki, 2000; Omaggio a Vilfredo Pareto. Numero monografico in memoria di Giorgio Sola, S. Monti Bragadin (a cura di), in «Storia, politica, società», IX, 15, 2009; F. Mornati, Una biografia intellettuale di Vilfredo Pareto , Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2015 e 2017; Vilfredo Pareto a 100 anni dal “Trattato di Sociologia Generale”, P. P. Portinaro (a cura di), in «Quaderni dell’Accademia delle scienze di Torino», 27, 2017. 2 G. Mosca, Teorica dei governi e governo parlamentare (1884), in Id., Scritti politici , vol. I, Torino, Utet, 1982; Id., Elementi di scienza politica (1896, 19232), in Id., Scritti politici , vol. II, Torino, Utet, 1982. 3 V. Pareto, I sistemi socialisti (1902-03), Torino, Utet, 1974; Id., Trattato di sociologia generale (1916, 19232), Torino, Utet, 1988. 4 R. Michels, La sociologia del partito politico nella democrazia moderna (1911, 19252), Bologna, il Mulino, 1964; Id., Corso di sociologia politica (1927), Soveria Manelli, Rubbettino, 2009.

Capitolo I. La lezione elitista logiche e non-logiche, la contrapposizione tra pensiero scientifico e ideologia, i processi di selezione sociale. In tal senso, si può dire che la teoria delle élites serva a Pareto per spiegare le disuguaglianze sociali che caratterizzano inevitabilmente la natura umana. Per Mosca, scienziato politico, l’oggetto dell’indagine coincide con la formazione, l’organizzazione, la distribuzione e la legittimazione del potere politico, inteso come capacità d’imporre decisioni alla collettività. L’attenzione di Mosca s’incentra su temi come: l’identificazione dei soggetti che detengono il potere, lo studio degli strumenti e delle tecniche di governo, l’analisi del rap - porto tra governanti e governati. Nella sua prospettiva, dunque, l’elitismo mira a comprendere su quali basi si fondi il potere politico. Dare una connotazione metodologica chiara agli studi di Roberto Michels è invece più complesso. Egli infatti assume il partito come oggetto privilegiato della sua analisi intorno alla democrazia, affrontando sia temi tipici della scienza politica, come l’organizza - zione e la burocratizzazione delle formazioni politiche, sia questioni sociologiche, come il leaderismo e il rapporto tra capi e masse. Ma soprattutto l’adesione di Michels alla scuola elitista, come vedremo, fu problematica, portandolo ad as - sumere posizioni originali, non sempre rapportabili a quelle di Mosca e Pareto. Già da questo rapido excursus emerge come i differenti orientamenti scientifici e politici degli autori si rispecchiarono in una maggiore o minore sensibilità ai temi fondamentali dell’elitismo.

Per tale ragione ho scelto di presentare la teoria delle élites attraverso gli scritti di Mosca e Pareto, che si prestano maggiormente a una comparazione e rendono efficacemente le due differenti prospettive della teoria (politologia e sociologica); per poi affrontare il peculiare studio sul partito politico condotto da Michels, e infine fornire uno sguardo d’insieme sulle implicazioni politiche del pensiero dei tre autori. * La teoria delle élites fu enunciata da Mosca per la prima volta in Teorica dei governi e governo parlamentare (1884), per poi essere completata in Elementi di scienza politica (1896) e trovare così la sua formulazione canonica: Fra le tendenze ed i fatti costanti, che si trovano in tutti gli organismi politici, uno ve n’è la cui evidenza può essere facilmente a tutti manifesta: in tutte le società […] esistono due classi di persone: quella dei governanti e l’altra dei governati. La prima, che è sempre la meno numerosa, adempie a tutte le funzioni politiche, monopolizza il potere e gode i vantaggi che ad esso sono uniti; mentre la seconda, più numerosa, è diretta e regolata dalla prima in modo più o meno legale, ovvero più o meno arbitrario e violento, e ad essa fornisce, almeno apparentemente, i mezzi materiali di sussistenza e quelli che alla vitalità dell’organismo politico sono necessari. Nella pratica della vita tutti riconosciamo l’esistenza di questa classe dirigente o classe politica 5. Come si può notare da queste poche righe, Mosca adottò il termine “classe politica” per definire il gruppo ristretto d’individui che detiene il potere politico. Il ben più famoso termine “élite” lo utilizzò per la prima volta Pareto nell’in - troduzione a I sistemi socialisti (1902) e successivamente nel Trattato generale di sociologia (1916): Supponiamo che, in ogni ramo dell’umana attività, si assegni a ciascun individuo un indice che indichi la sua capacità. […] Facciamo dunque una classe di coloro che han - no gli indici più elevati nel ramo della loro attività, alla quale daremo il nome di classe eletta (élite)6.

Nonostante la maggior fortuna del secondo termine, più facilmente ricono - scibile e applicabile ai vari contesti sociali, Mosca continuò sempre a rivendicare la sua scelta, ritenendo che le classi dirigenti debbano possedere le capacità per governare, ma che ciò «non sempre significa che siano gli elementi più elevati intellettualmente e sopratutto moralmente» 7. In altri termini, Mosca reputava inesatta la scelta di Pareto, poiché a suo giudizio il termine “élite” possedeva una connotazione positiva e per questa ragione era da ritenersi sconveniente dal punto di vista scientifico. Le parole di Mosca non furono ascoltate, e con la scelta del termine “élite” gli studiosi hanno solo voluto rispecchiare un dato di fatto e non esprimere un giudizio di valore.

La teoria delle élites si compone di alcuni nuclei tematici fondamentali: composizione e formazione, estensione, rinnovamento e ricambio, organizzazione 8. Riguardo al primo punto, Mosca ritiene che i membri della classe politica «si 5 G. Mosca, Scritti politici , vol. II, cit., p. 608. 6 V. Pareto, Trattato di sociologia generale, vol. III, § 2027 e 2031, pp. 1943-1944. 7 G. Mosca, Scritti politici , vol. II, cit., p. 1067. 8 Nell’illustrare la teoria delle élites si adotta lo schema d’esposizione impiegato da Bobbio per descrivere il pensiero di Mosca, estendendolo anche a Pareto. Cfr. N. Bobbio, Saggi sulla scienza politica, cit., p. 201. Tale sistematizzazione è stata utilizzata anche in D. Fiorot, Il realismo politico di Vilfredo Pareto, Milano, Edizioni di Comunità, 1969; G. Sola, La teoria della classe politica: proposte per un paradigma di analisi , cit..

Capitolo I. La lezione elitista distinguono dalla massa dei governati per certe qualità, che danno loro una certa superiorità materiale ed intellettuale od anche morale» 9. Anche se tali qualità mutano a seconda dell’epoca storica, Mosca ritiene se ne possano individuare alcune, che risultano costanti nel tempo: la ricchezza, il valore guerriero, la sa - pienza religiosa e la cultura scientifica. In alternativa, come sovente accadeva in passato, si può appartenere a una classe politica per via ereditaria, essendo nati in una famiglia in cui le caratteristiche suddette erano state acquisite da un antenato. Ciò non vuol dire che le classi superiori rappresentino un grado più elevato dell’evoluzione sociale, come sembrano suggerire alcune interpretazioni del pensiero di Darwin o autori quali Gumplowicz10: Se veramente la classe politica appartenesse ad una razza differente o se le sue qualità dominatrici si trasmettessero principalmente per mezzo della eredità organica, non si capirebbe il perché, formata una volta questa classe, essa debba decadere e perdere il potere. […] stando alla teoria dell’evoluzione, le attitudini acquisite nei padri sono innate nei figli e col succedersi delle generazioni si vanno sempre più affinando. Sicché i discendenti dei dominatori dovrebbero diventare sempre più atti a dominare, e le altre classi ebbero man mano vedere allontanata la possibilità di misurarsi con loro e di sostituirli. Or la più volgare esperienza basta a farci sicuri che le cose non vanno precisamente così11.

Mosca si limita a riconoscere che nascere in un determinato ambiente e avere una buona educazione favorisce il possesso di determinate qualità in - tellettuali e morali, ma nulla di più. Reali o apparenti, però, il dato più rilevante è che i membri della classe politica mostrano di avere requisiti ritenuti importanti nella società in cui vivono. Mentre Mosca fonda la sua analisi su fonti storiografiche, Pareto mostra la sua formazione da economista, partendo dall’analisi della curva di ripartizione della ricchezza nella forma indicata da Otto Ammon 12. Egli non specifica le qualità che devono possedere i membri dell’élite, bensì parte da un semplice dato di fatto: ogni settore dell’attività 9 G. Mosca, Scritti politici , vol. II, cit., p. 612. 10 G. Mosca si riferisce a L. Gumplowicz, Der Rassenkampf . Sociologische untersuchungen, Innsbruck, Wagner’sche Univ. Buchhandlung, 1883. 11 G. Mosca, Scritti politici , vol. II, cit., p. 627. 12 Cfr. A. O. Ammon, Die Gesellschaftsordnung und ihre natürlichen Grundlagen, Jena, Verlag von Gustav Fischer, 1895.

umana è raffigurabile come una «specie di trottola», il cui vertice è occupato da pochi individui, particolarmente dotati di determinati «caratteri fisiologici e psicologici»13. Secondo Pareto, non è possibile individuare una correlazione di - retta fra qualità individuali e ricchezza, ma è un dato di fatto che gli individui al vertice della piramide del potere politico e sociale tendenzialmente occupano i gradini più alti anche per la ricchezza. In ragione del differente orientamento scientifico, infine, va precisato che Pareto scrive di una pluralità di élites , riferita ai diversi campi dell’attività umana, mentre Mosca considera un’ unica classe politica, detentrice del potere politico. Nel primo caso ci troviamo di fronte ad prospettiva di ricerca più ampia, in cui le élites costituiscono il fenomeno più evidente dell’eterogeneità sociale e dunque un fattore fondamentale per l’equilibrio della società, nel secondo invece la dicotomia governanti-governati costituisce il punto di partenza per la nascita della moderna scienza politica. L’estensione delle élites indica sia la diffusione del fenomeno all’interno della società, sia la sua strutturazione. All’interno della classe politica Mosca individua due «strati». Il primo caratterizza «tutte le forme di regime politico» e comprende «due o tre dozzine o anche un centinaio d’individui, i quali monopolizzano la direzione dello Stato e occupano, alle volte a turno, le cariche più importanti»14. Il secondo, più numeroso, comprende «tutte le capacità direttrici del paese» 15, costituendo, di fatto, un elemento imprescindibile per il funzionamento dello Stato, tanto da condizionarne la tenuta: dal grado di moralità, d’intelligenza e di attività di questo secondo strato dipende in ultima analisi la consistenza di qualunque organismo politico, la quale suole essere tanto più grande quanto maggiore è la pressione che il senso degli interessi collettivi della nazione o della classe, riesce ad esercitare sulle cupidigie individuali di coloro che ne fanno parte. Perciò le deficienze intellettuali e morali di questo secondo strato rappre - sentano per l’organismo politico un pericolo più grave e più difficilmente rimediabile di quello nel quale si incorre quando le stesse deficienze si riscontrano nelle poche dozzine di persone che tengono in mano i meccanismi della macchina statale 16. 13 V. Pareto, I sistemi socialisti, cit., pp. 129-130. 14 G. Mosca, Scritti politici , vol. II, cit., p. 1013. 15 Ivi, p. 1015. 16 Ibidem.

Capitolo I. La lezione elitista Sebbene l’analisi di Mosca su questo particolare punto non risulti sempre chiara, più genericamente il secondo strato può essere individuato nelle classi dirigenti, che si frappongono fra la minoranza dei governanti e la maggio - ranza dei governati, anche se con modalità che mutano nel tempo. Nei «regimi autocratici primitivi», il secondo strato era costituito da sacerdoti e da guerrieri, ossia coloro che possedevano la direzione morale, la forza materiale e, conseguentemente, il potere economico. A tale modello è seguito quello delle «autocrazie burocratiche» 17, in cui le accresciute dimensioni dello Stato hanno reso necessario il reclutamento di funzionari pubblici, provenienti per la stragrande maggioranza dalla classe media, che assolvessero il compito di organizzare e dirigere le masse. Nei regimi rappresentativi, infine, il ruolo di trait d’union fra il vertice e la base dello Stato è ricoperto da quella parte del corpo elettorale costituito dai quadri che formano le opinioni e determinano l’azione degli elettori: dal suo seno escono i comitati che dirigono le associazioni politiche, gli oratori dei comizi ed i redattori dei giornali, ed infine quel piccolo numero di persone capaci di formarsi una opinione propria sugli uomini e sugli avvenimenti del giorno e che perciò esercitano una grande influenza sui moltissimi incapaci, e preparati quindi, senza sa - perlo, ad accogliere sempre quella degli altri 18.

Come Mosca, anche Pareto distingue due strati all’interno dell’élite, ma riferendosi ancora una volta all’intera società e non limitandosi alla politica: abbiamo quindi due strati nella popolazione, cioè: 1° lo strato inferiore, la classe non eletta […]; 2° lo strato superiore, la classe eletta, che si ripartisce in due, cioè: (a) la classe eletta di governo (b) la classe eletta non di governo 19. 17 In particolare, Mosca fa riferimento a «l’impero romano, specialmente dopo Diocleziano, e quello bizantino, l’impero cinese, almeno negli ultimi secoli della sua esistenza, la Russia dopo Pietro il Grande, i principali Stati europei nel secolo decimottavo e, con qualche riserva, poteva anche essere considerato come un’autocrazia burocratica il Giappone dopo la creazione dello Shogunato dei Tokugava», in ivi, p. 1016. 18 Ivi, pp. 1020-1021. 19 V. Pareto, Trattato generale di sociologia, vol. III, cit., § 2034, p. 1945.

Pertanto, mentre Mosca si sofferma sull’evoluzione storica della classe diri - gente in politica, Pareto descrive la strutturazione interna delle singole élites, sulla base di due fattori: 1) le principali motivazioni all’azione dei loro membri (residui); 2) i settori dell’attività umana più rilevanti. Per quanto riguarda i residui, Pareto ritiene particolarmente importanti due classi: l’«istinto delle com - binazioni», che denota una propensione all’innovazione e alla tolleranza, e la «persistenza degli aggregati», che rivela una particolare sensibilità alla tradizione e un atteggiamento autoritario 20. Nel caso dei settori d’attività egli indica i seguenti: governativo, politico, economico e intellettuale. Incrociando tutti i fattori elencati, Pareto arriva alla definizione di quattro coppie di élites, una per ogni settore di attività: l’élite di governo, divisa tra chi governa con l’astuzia (volpi) e chi con la forza (leoni); l’élite non di governo politica, composta da materialisti e idealisti; l’élite non di governo economica, costituita da speculatori e redditieri; l’élite intellettuale, articolata in scettici e dogmatici.

Il discorso sui residui ci permette di passare agevolmente al punto successivo della nostra analisi: rinnovamento e ricambio delle classi dirigenti, detta anche «circolazione delle élites». Per quanto Pareto non fornisca una definizione rigorosa, si può dire che le élites in cui prevale l’«istinto delle combinazioni» sono più aperte alle novità, mentre quelle in cui prevale la «persistenza degli aggregati» risultano più chiuse. Tale dato è particolarmente interessante per il ricambio delle élites, poiché anche Mosca ritiene che due tendenze contraddistinguano l’atteg - giamento della classe politica nei confronti del cambiamento: l’una democratica, l’altra aristocratica. La prima, generalmente associata ai processi elettorali, è ben disposta al rinnovamento e all’affermazione di nuovi soggetti politici, provenienti teoricamente da ogni ceto sociale. La seconda, invece, mira alla perpetuazione 20 Pareto classifica i residui in sei classi: 1) Istinto delle combinazioni; 2) Persistenza degli ag - gregati; 3) Bisogno di manifestare con atti esterni i sentimenti; 4) Residui in relazione colla società; 5) Integrità dell’individuo e delle sue dipendenze; 6) Residuo sessuale. Le derivazioni sono classificate in quattro classi, suddivise in sottogruppi: 1) Affermazione: fatti sperimentali, od immaginari; sentimenti; misto di fatti e di sentimenti; 2) Autorità: autorità di un uomo, o di più uomini; autorità della tradizione, di usi e di costumi; autorità di un essere divino, o di una personificazione; 3) Accordo con sentimenti, o con principi: sentimenti; interesse individuale; interesse collettivo; entità giuridiche; entità metafisiche; entità sovrannaturali; 4) Prove verbali: termine indeterminato per indicare una cosa reale, e cosa indeterminata corrispondente ad un termine; termine indicante una cosa e che fa nascere sentimenti accessori, o sentimenti accessori che fanno scegliere un termine; termine con più sensi, e varie cose con un sol termine; metafore, allegorie, analogie; termini dubbi, indeterminati, che non hanno corrispondenza nel concreto.

Capitolo I. La lezione elitista del potere e alla cristallizzazione delle forze politiche, che può avvenire per via ereditaria o per cooptazione. Scrive Mosca: ci sembra più adatto di chiamare democratica quella tendenza che, latente o manifesta, agisce sempre con maggiore o minore intensità in tutti gli organismi politici e che mira a rinnovare la classe dirigente, sostituendola con elementi provenienti dalle classi dirette. E naturalmente chiameremo aristocratica la tendenza contraria, anche essa costante sebbene di varia intensità, la quale mira alla stabilizzazione della direzione sociale e del potere politico nei discendenti di quella classe che, in un dato momento storico, se ne è impossessata 21.

Entrambi gli autori condividono l’idea che le élites abbiano vita breve: «le aristocrazie non durano. Qualunque ne siano le cagioni, è incontestabile che dopo un certo tempo spariscono. La storia è un cimitero di aristocrazie» 22. Per Pareto, tale fenomeno ha «cause diverse e in parte oscure», ma «ha per sintomo principale l’indebolimento dei sentimenti virili»23. Se si eccettua il caso dell’esaurimento dell’élite, per sopraggiunta morte dei suoi componenti o per l’incapacità di rinnovarsi al suo interno, la crisi è quasi sempre annunziata dall’emergere di «sentimenti umanitari e di morbosa sensibilità» che non permettono a coloro che detengono il potere di difenderlo: Se un essere vivente perde i sentimenti che, in date circostanze, gli sono necessari per sostenere la lotta per la vita, è segno di degenerazione, perché l’assenza di questi senti - menti porta, in un avvenire più o meno prossimo, all’estinzione della specie. […] Così pure, nella società, il diritto, per essere una realtà, ha bisogno della forza. […] Non bisogna, come spesso si fa, contrapporre, quanto al successo di un mutamento di istituzioni, la persuasione alla forza. […] È con la forza che istituzioni sociali si stabiliscono; è con la forza che si mantengono24.

Più distesa e chiara, invece, appare l’analisi di Mosca, che descrive tre scenari indicativi del mutamento: 21 G. Mosca, Scritti politici , vol. II, cit., p. 1005. 22 V. Pareto, Trattato generale di sociologia, vol. III, cit., § 2053, p. 1954. 23 V. Pareto, I sistemi socialisti, cit., p. 177. 24 Ivi, pp. 154-156.

se si fa sentire il bisogno che attitudini diverse da quelle antiche si affermino nella direzione dello Stato e se le antiche quindi non conservano la loro importanza, o se avvengono dei cambiamenti nella loro distribuzione, muta anche la maniera come la classe politica è formata. Se in una società si forma un nuovo cespite di ricchezza, se cresce l’importanza pratica del sapere, se l’antica religione decade o una nuova ne na - sce, se una nuova corrente di idee si diffonde, contemporaneamente avvengono forti spostamenti nella classe dirigente. Si può dire anzi che tutta la storia dell’umanità civile si riassume nella lotta fra la tendenza, che hanno gli elementi dominatori a monopo - lizzare le forze politiche e a trasmetterne ereditariamente il possesso ai loro figli, e la tendenza, che pure esiste, verso lo spostamento di queste forze e l’affermazione di forze nuove, la quale produce un continuo lavorìo di endosmosi ed esosmosi fra la classe alta e alcune frazioni di quelle basse. Decadono poi immancabilmente le classi politiche ogni qualvolta non possono più esercitare le qualità per le quali arrivarono al potere, o quando non possono rendere più il servizio sociale che rendevano o le loro qualità ed i servizi che rendono perdono ogni importanza nell’ambiente sociale in cui vivono 25. Riguardo alle modalità con cui avviene la «circolazione delle élites» Pareto e Mosca hanno un’angolatura d’analisi differente, ancora una volta a causa della diversa prospettiva con cui analizzano il fenomeno. Il primo distingue tra un mutamento politico, orizzontale, che consiste nel passaggio di membri dall’élite non di governo a quella di governo; e un mutamento sociale, verticale, che ri - guarda i membri che dalla non-élite passano all’élite. Il secondo, invece, parla di cambiamento nella classe politica, quando si assiste a un suo progressivo rinnovamento grazie all’immissione di nuovi elementi; della classe politica, in occasione di un conflitto tra chi ne fa parte e chi ne è escluso. Entrambi, invece, concor - dano nell’individuare le due dinamiche principali con cui avviene il ricambio delle élite: un processo pacifico e graduale oppure un rivolgimento violento e repentino. Nell’opera di Pareto quest’ultimo punto assume un particolare significato, poiché ci fa capire come la «circolazione delle élites» costituisca una delle manifestazioni più evidenti dell’equilibrio sociale: Per via della circolazione delle classi elette, la classe eletta di governo è in uno stato di continua e lenta trasformazione, essa scorre come un fiume, e questa d’oggi è diversa da quella di ieri. Ogni tanto si osservano repentini e violenti turbamenti, come sarebbero 25 G. Mosca, Scritti politici , vol. II, cit., p. 628.

Capitolo I. La lezione elitista le inondazioni di un fiume, e, dopo, la nuova classe eletta di governo torna a modificarsi lentamente: il fiume, tornato nel suo letto, scorre di nuovo regolare 26. Un equilibrio dinamico, frutto di un continuo mutamento graduale, che, se arrestato, può dare vita a cambiamenti radicali: Le rivoluzioni seguono perché, sia pel rallentarsi della circolazione della classe eletta, sia per altra causa, si accumulano negli strati superiori elementi scadenti che più non hanno i residui atti a mantenerli al potere, che rifuggono dall’uso della forza, mentre crescono negli strati inferiori gli elementi di qualità superiore che posseggono i residui atti ad esercitare il governo, che sono disposti ad adoperare la forza 27. Come è stato notato da più studiosi, il tema della «circolazione delle élites» si presta a un interessante confronto con la concezione materialista della storia. In entrambi i casi, infatti, vi è il tentativo di interpretare la storia umana come uno scontro tra classi, ma con una grande differenza alla base. Al contrario di Marx, gli elitisti, anche se ritengono possibile che membri provenienti dagli strati inferiori della società entrino a far parte dell’élite, fanno riferimento sempre a uno scontro fra oligarchie, in cui il conflitto sociale c’entra poco o nulla. Per l’elitismo l’eguaglianza fra gli uomini è semplicemente un ideale.

L’ultimo aspetto della teoria delle élites che deve essere analizzato, e per certi versi il più importante, è quello dell’organizzazione. Più delle caratteristiche che i suoi membri devono possedere o della sua strutturazione interna o delle modalità con cui si rinnova, è il suo modo di operare che definisce la ragion d’essere delle élites. In quest’ottica, indubbiamente Mosca è l’autore che ha meglio analizzato il tema. La classe politica è tale in virtù della sua organizzazione, ossia dei procedimenti adoperati dalla minoranza per mantenere la propria coesione ed esercitare il proprio potere sulla maggioranza: Cento, che agiscano sempre di concerto e d’intesa gli uni cogli altri, trionferanno su mille presi ad uno ad uno e che non avranno alcun accordo fra loro; e nello stesso tempo sarà ai primi molto più facile l’agire di concerto e l’avere un’intesa, perché son cento e non mille28. 26 V. Pareto, Trattato generale di sociologia, cit., vol. III, § 2056, p. 1955. 27 Ivi, vol. III, § 2057, pp. 1956-1957. 28 G. Mosca, Scritti politici , vol. II, cit., p. 612.

Secondo Mosca, la minoranza organizzata va concepita su di un doppio li - vello: sia come l’insieme dei rapporti d’interesse che legano i membri della classe politica tra loro (governo), sia come l’apparato, la macchina statale, di cui essi si servono per raggiungere i propri obiettivi (Stato)29. A livello interno, la classe dirigente si rafforza grazie ad un processo di progressivo consolidamento, di cui Sola ha isolato tre diverse fasi 30. La prima concerne la formazione stessa della classe politica e la strutturazione dei rapporti fra le sue diverse componenti: inizialmente ogni classe politica appare come una realtà eterogenea, composta da una varietà più o meno grande di frazioni, più o meno legate fra loro. Si tratta però di una condizione di equilibrio precario, poiché «quasi sempre qualche forza politica che ha la tendenza invincibile a soverchiare, ad assorbire le altre»31. La seconda riguarda i meccanismi di divisione del potere: all’interno della frazione che si è imposta sulle altre si forma una gerarchia interna, che ripartisce i membri tra un vertice dominante e una base dominata. La terza si riferisce alla capacità di coordinamento: attraverso gradi di crescente unitarietà, la minoranza al potere si trasforma in un gruppo sociale compatto, legato da vincoli di amicizia o parentela, di consorteria e di complicità. All’esterno, Mosca contrappone due modalità di trasmissione del potere: autocratica, in cui il potere viene trasmesso dall’alto verso il basso e la selezione dei membri della classe politica viene effettuata da coloro che sono già al potere, per via ereditaria o per cooptazione; liberale, in cui il potere viene delegato dai governati ai governanti, mediante elezioni. Egli precisa però che «i due sistemi possono essere fusi e contemperati in vari modi»32, come accade negli Stati Uniti, in cui il Presidente è scelto dai cittadini e, a sua volta, ha il potere di nominare i funzionari del governo federale e i magistrati della Corte suprema. Incrociando i principi di trasmissione del potere (autoritaria – liberale) e le tendenze relative alla formazione e al ricambio della classe politica (aristocratica – democratica), Mosca configura quattro tipi ideali di organizzazione statale: il regime aristocratico-autocratico, caratterizzato dalla tendenza alla stabilizzazione del potere politico e dall’accentramento del potere al vertice della gerarchia; il regime aristocratico-liberale, in cui alla tendenza alla stabilizzazione del potere si 29 Mosca non distingue le diverse forme di governo e di Stato secondo i canoni classici, bensì analizza il problema dal punto di vista della scienza politica, guardando solo alla dimensione operativa del problema. 30 G. Sola, Introduzione, in G. Mosca, Scritti politici, vol. I, cit., pp. 39-41. 31 G. Mosca, Scritti politici , vol. II, cit., p. 701. 32 Ivi, p. 1004.

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