Annali d'Italia, vol. 7 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 (part 3 of 5)
Intanto la corte di Vienna, considerando il bell'ascendente dell'armi sue in Lombardia e nel Genovesato, e già cacciati di là da' monti i nemici tutti, vagheggiava il bel regno di Napoli, come un premio dovuto al valore e alla buona fortuna dell'armi sue nell'anno presente. Niun v'era de' ministri che, ricordevole delle tante pensioni e regali procedenti una volta da quel fruttuoso paese, non inculcasse venuto ormai il tempo di riacquistar giustamente ciò che s'era sì miseramente perduto negli anni addietro; avere l'imperadrice oziosi circa dieci mila cavalli, adagiati nel Modenese, Cremonese, Mantovano ed altri luoghi. Accresciuti questi da qualche quantità di fanteria, ecco un esercito capace di conquistare tutto quel regno; trovarsi il re di Napoli privo di gente, di danaro e di maniera per resistere; col solo presentarsi colà un esercito austriaco, altro scampo non restare a quel re, che di fuggirsene in Sicilia; e che la Sicilia stessa, qualora volessero dar mano gl'Inglesi, facilmente coronerebbe il trionfo dell'armi imperiali. Forti erano e ben gustate queste ragioni; e non è da dubitare che la corte cesarea ardesse di voglia di quell'impresa; al qual fine si videro anche sboccare in Italia alcune migliaia di fanti Croati e Schiavoni, gente mal in arnese, ma forte di corpo, reggimentata, e che sa, occorrendo, ben maneggiare i fucili e sciable. Ma altri furono in que' tempi i disegni dell'Inghilterra, cioè di quella potenza che avea come dipendenti, per non dire come servi, i suoi collegati, pel bisogno che tutti aveano delle sue sterline, cioè d'un danaro onde veniva il moto principale della macchina di quell'alleanza. Da che la Francia osò, se non di attaccare, almeno di secondare il fuoco nelle viscere della Gran Bretagna colla sedizion della Scozia, in cui non si trattava di meno che di detronizzare il regnante re Giorgio II, lo spirito della vendetta, o sia la brama di rendere la pariglia al re Cristianissimo, fece gran breccia nella corte britannica. Fu dunque risoluto l'armamento d'una possente flotta, per portare la desolazione in qualche sito delle coste di Francia; e in oltre, giacchè più non restavano in Lombardia nemici da combattere, questo parea il tempo di portare la guerra anche dalla parte d'Italia nel cuor della Francia, acciocchè ella non si gloriasse di farla sempre in casa altrui. A questa determinazione ripugnava non poco il gabinetto imperiale tra per li noti infelici tentativi altre volte fatti o nella Provenza o nel Delfinato, e perchè si vedeva interrompere l'impresa di Napoli, dove certo si conosceva il guadagno; laddove poco o nulla v'era da sperare nella Provenza. Per lo contrario, l'Inghilterra non solo desiderava, ma comandava una tale spedizione; e per questo fine ancora mosse il re di Sardegna a contribuir buona parte della sua fanteria.
Tali nondimeno divennero le forze austriache in Italia, tali i nuovi rinforzi inviati per accrescerle, che si figurò il ministero cesareo di poter accudire all'una impresa senza pregiudizio dell'altra; nè si può negare che ben pensati erano i suoi disegni. Ma ordinaria disavventura delle leghe è l'avere ogni contraente dei particolari interessi e desiderii che non s'accomodano con quei degli altri. In Londra v'erano delle segrete intenzioni contrarie a quelle di Vienna. Si voleva far del male alla Francia, è non già alla Spagna. Sempre fitto il re d'Inghilterra nella speranza d'una pace particolare col re Cattolico, fervorosamente maneggiata dall'austriaca regina di Portogallo, e creduta anche assai verisimile, per essersi scoperte nel novello re di Spagna delle massime ben diverse da quelle del re fu suo padre: con ogni riguardo procedeva verso gli Spagnuoli, astenendosi, per quanto mai poteva, dal recar loro danno, anzi da ogni menomo loro insulto; nemico in fine di solo nome, ma non già di fatti. Però la conquista del regno di Napoli, meditata in Vienna, che avrebbe infinitamente disgustata la corona di Spagna, si trovò ascosamente attraversata dagl'Inglesi, i quali fecero valere la necessità di entrare in Provenza colle maggiori forze possibili, per non soggiacere agl'inconvenienti patiti altre volte in sì fatte spedizioni, ed essere troppo pericoloso l'indebolir cotanto l'armata di Lombardia, coll'inviarne sì gran parte in sì lontane e divise contrade; e che costerebbe troppo il mantenere in tali circostanze quell'acquisto. Queste ed altre ragioni, delle quali il gabinetto di Vienna intendeva molto bene il perchè, fecero che l'imperadrice regina forzatamente desse bando ad ogni disegno sul regno di Napoli; e intanto il re Cattolico con varii convogli per mare spedì ad esso Napoli alcune migliaia delle sue truppe, le quali ebbero sempre la fortuna di non essere vedute dagl'Inglesi, nè di incontrarsi nelle lor navi, le quali pure padroneggiavano per tutto il mare Ligustico e Toscano.
Fissata dunque la spedizione austriaco-sarda contro la Provenza, per cui tanto all'imperadrice che al re di Sardegna uno straordinario aiuto di costa in moneta fu somministrato dall'Inghilterra, esso re sardo, per disporla ed animarla come generalissimo, passò a Nizza già abbandonata dai Franzesi. Quivi ricevette egli l'avviso che s'era renduto alle sue armi Montalbano, e che poco appresso, cioè nel dì 4 di novembre, avea fatto altrettanto il castello di Villafranca. Giunse anche da lì a poche settimane la lieta nuova che la cittadella di Tortona era tornata in suo dominio nel dì 25 del mese suddetto, con aver quella guernigione spagnuola ottenuta ogni onorevol capitolazione; giacchè anche esso re in tutta questa guerra ogni maggior convenienza e rispetto osservò sempre verso la corona di Spagna. Intanto sì dalla parte di Genova che di Lombardia andavano sfilando le soldatesche destinate per l'invasione della Provenza, facendosi la massa della gente a Nizza. Scelto per comandante di quell'armata il generale conte di Broun, questi verso la metà di novembre giunse per mare a quella città, e cominciò a prendere le misure per effettuare il meditato disegno. Giacchè si calcolava di non trovare nè viveri nè foraggi in Provenza, l'ammiraglio inglese Medier, chiamato a consiglio, assunse il carico di condurre dai magazzini di Genova e della Sardegna il bisognevole, siccome ancora le artiglierie, attrezzi e munizioni da guerra. Sopraggiunse in questi tempi gagliarda febbre al re di Sardegna, che grande apprensione ed affanno cagionò in quell'armata, ma più in cuore dei sudditi suoi, i quali perciò con pubbliche preghiere implorarono da Dio la conservazione d'una vita sì cara. Dichiarossi poi nel dì 25 di novembre il vaiuolo, e questo di qualità non maligna, talchè, passato il convenevol tempo richiesto da sì fatta malattia, cessò ogni pericolo e timore. A cagione nondimeno della convalescenza fu conchiuso ch'esso re passerebbe il verno in quella città. Finalmente sul fine di novembre si trovò raunato l'esercito destinato ai danni della Provenza, che si fece ascendere a trentacinque mila combattenti tra fanti e cavalli, cioè due terzi di Austriaci, e l'altro di Piemontesi comandati dal tenente generale marchese di Balbiano; perciò s'imprese il passaggio del fiume Varo.
Credevasi di trovar quivi forte resistenza dalla parte de' Franzesi; ma non erano tali le forze di questi da poter punto frastornare i passi degli Austriaci e Savoiardi. S'erano già separate le milizie spagnuole dai Franzesi, e misteriosi parevano i loro movimenti, perchè ora sembrava che volessero prendere il cammino verso la Spagna, ed ora che pensassero a ritirarsi in Savoia. E veramente a quella volta tendevano i loro passi, quando arrivò in Tarascon al generale marchese della Mina un corriere dell'ambasciatore Cattolico esistente in Parigi, da cui veniva avvertito di tener le truppe di suo comando unite con quelle di Francia, stante una nuova convenzione stabilita fra le due corone di Madrid e Versaglies. Servì un tale avviso, perchè il marchese non progredisse innanzi, per aspettare più accertati ordini dalla corte del suo sovrano. Non ascendevano dal canto loro i Franzesi a più di cinque o sei mila persone sotto il comando del marchese di Mirepoix tenente generale, avendo pagato gli altri il disastroso ritorno dal Genovesato o con lunghe malattie o colla morte. Vero è che si trovarono alquanti corpi d'essi Franzesi qua e là postati al basso e all'alto del Varo, per contrastarne il passo a' nemici; due fortini ancora o ridotti teneano sulle sponde d'esso fiume; pure tra le batterie erette di qua dal fiume, che faceano buon giuoco, e pel cannone di tre vascelli e di altri legni minori inglesi che s'erano postati all'imboccatura del fiume stesso, animosamente in più colonne passarono gli Austriaco-Sardi, essendosi precipitosamente ritirati da tutti que' postamenti i Franzesi. Detto fu che solamente costasse quel passaggio ottanta persone, le quali ebbero anche la disgrazia di annegarsi. Fu dipoi formato un sodo ponte sul Varo; e volarono ordini perchè venissero le grosse artiglierie, per dar principio all'assedio d'Antibo, mira principale del generale Broun, che servirebbe di scala all'altro di Tolone.
Trovarono gli aggressori in que' contorni abbandonate le case, e fuggiti col loro meglio i poveri abitanti. Ma per buona ventura vi restarono le cantine piene di vino, e vino, come ognun sa, sommamente generoso di quelle colline, onde ne avrebbe quel popolo, secondo il costume, ricavato un tesoro. Giacchè altro nemico da combattere non aveano trovato i Tedeschi, gli Svizzeri ed anche gl'Italiani, sfogarono il loro valore e sdegno contra di quelle botti, e per tre giorni ognun trionfò di que' cari nemici. Era un bel vedere qua e là per terra migliaia di soldati che più non sapeano in qual parte del mondo si fossero: così ben conci erano dal tracannato liquore. Non sanno più i gran guerrieri del nostro tempo usare stratagemmi, nè studiano i libri vecchi, per impararne l'arte. Se quattro o cinque mila Franzesi, col muoversi di notte, avessero colto in quello stato i lor nemici, voglio dire quegli otri di vino, chi non vede qual brutto governo ne avrebbero potuto fare? il generale Broun per questo inaspettato accidente non sapea darsi pace, e vi rimediò come potè. Gli antichi preparavano buona cena alle truppe nemiche, per farne poi loro pagare lo scotto nella notte seguente. Tanto nulladimeno si affrettarono quei bravi bevitori a votar quelle botti, spandendo anche per le cantine il vino sopravanzato alla loro ingordigia, che ne fecero poi lunga penitenza, costretti sovente a bere acqua, per non trovare di meglio. Si stesero dipoi i loro staccamenti alle picciole città di Vences, Grasse ed altri luoghi, i vescovi delle quali città impiegarono con somma carità quanto aveano, per esentare i popoli da un duro trattamento. Trovarono un discreto nemico nel suddetto generale Broun, il quale portò poscia il suo quartiere generale sino a Cannes, sulla spiaggia del mare di là da Antibo, con bloccare quel porto, e dar principio alle ostilità contra del medesimo. Non trovando quelle soldatesche in alcun luogo opposizione alcuna, s'inoltrarono fino a Castellana, Draghignano ed altre lontane terre. Altro miglior partito non seppe trovare il re Cristianissimo, per mettere argine a questo torrente, che di ordinare la mossa di almen trenta mila combattenti delle truppe regolate esistenti in Fiandra, giacchè si conobbe insufficiente medicina a questo malore il formar de' nuovi reggimenti in Provenza. Uomini di nuova leva son per lo più soldati di nome, conigli di fatti. Un soccorso tale, che dovea far viaggio di più centinaia di miglia, per arrivare in Provenza, non frastornava punto i sonni e i passi dell'armata austriaca e savoiarda; la quale perciò nel dì 15 di dicembre giunse ad impadronirsi anche della città di Frejus, con istendere le contribuzioni per tutte quelle contrade. E perciocchè si trovò che le barche armate dell'isole di Sant'Onorato e di Santa Margherita infestavano non poco i convogli destinati pel campo di Cannes, ordinò il Broun che sopra molti legni venuti da Villafranca s'imbarcassero tre mila soldati, e facessero colà una discesa. Non indarno questa fu fatta. Capitolarono le picciole guernigioni dei due forti esistenti in quelle isole, e cederono il campo ai nuovi venuti. Molto dipoi costò ai Franzesi la ricupera di quei luoghi. Le speranze intanto di vincere il forte d'Antibo erano riposte nei grossi cannoni e mortai che si aspettavano da Genova; quando si sconcertarono tutte le misure per un inaspettato avvenimento, che sarà ben memorabile anche nei secoli avvenire.
Da che piegarono il collo i rettori di Genova sotto l'armi fortunate dell'imperadrice regina colla capitolazione che di sopra accennammo, restò quella nobil città ondeggiante fra mille tetri ed inquieti pensieri. Le apparenze erano che in quel governo durasse l'antica libertà e signoria; perchè il doge, il senato e gli altri magistrati continuavano come prima nell'esercizio delle loro funzioni ed autorità; tenevano le guardie dei lor proprii soldati (soldati nondimeno dichiarati prima prigionieri di guerra dei Tedeschi) a Belvedere e alle porte, a riserva di quelle di San Tommaso e della Lanterna cedute agli Austriaci. Gli stessi Austriaci pareva che non turbassero i fatti della città, giacchè non permetteva il Botta che alcuno de' suoi soldati entrasse in quella senza sua licenza in iscritto. Ma in fine tutta questa libertà non era diversa da quella degli uccelletti che legati per un piede si lasciano svolazzare qua e là. Se non entravano a centinaia e migliaia di Tedeschi in città a farvi da padrone, poteano ben entrarvi, qualora ne venisse loro il talento; e non pochi ancora v'entravano, con pagar poscia i viveri meno del dovere, e con vilipendere ed ingiuriare toccando forte sul vivo i poveri abitanti. Intanto di circa otto mila Tedeschi non andati in Provenza, parte acquartierata in San Pier d'Arena teneva in ceppi la città, e parte stesa per la riviera di Levante s'era impadronita di Sarzana, della Spezia e di altri luoghi in quelle parti. Nella fortezza di Gavi, ceduta da' Genovesi, comandava la guernigione austriaca; e per tutta la riviera di Ponente altro più non restava che inalberasse le bandiere della repubblica, fuorchè l'assediato castello di Savona, avendo il re di Sardegna conquistate tutte l'altre terre e città, con farsi anche giurare fedeltà dai Finalini. Ed allorchè fu per marciare l'armata in Provenza, credette ben fatto il generale Botta di occupare all'improvviso il bastione di San Benigno, guernito di gran copia di bombe e cannoni, che sovrasta alla Lanterna, e domina non men la città che il borgo di San Pier d'Arena. In tal positura di cose si scorgeva da ognuno ridotta al verde la potenza e libertà de' Genovesi. Aggiungasi il guasto de' poderi e delle case, con una man di estorsioni ed avanie, che più di uno degli uffiziali e soldati austriaci, non mai sazii di conculcare i vinti, andavano commettendo per tutti i luoghi dei loro quartieri. Nè da Vienna altra indulgenza finora avea potuto ottenere l'inviato della repubblica, se non l'esenzione che il doge e i sei senatori si portassero colà. Pretesero i Tedeschi insussistenti e vane tutte le suddette accuse. Il peggio era, che dopo avere il senato smunte le case de più ricchi, intaccato il banco di San Giorgio, e battute in moneta le argenterie de' benestanti, col giugnere in fine a pagar anche buona parte del secondo milione di genovine, animato a questo sforzo dalle molte speranze date che sarebbe condonato il resto: non istettero molto ad udirsi le richieste anche del terzo; e queste poi si andarono maggiormente inculcando, corteggiate dalle minaccie del commissario generale Cotech del saccheggio, e di ogni altro più aspro trattamento. La mirabil industria d'esso commissario avea saputo con tanta facilità, cioè con un solo tratto di penna, trovare il lapis philosophorum; si credeva egli che in essa penna durerebbe per sempre quella virtù. Intanto quel governo, di consenso del marchese Botta, scelse quattro cavalieri per inviarli a Vienna a rappresentar l'impotenza d'un ulterior pagamento, sperando pure migliori influssi dall'imperiale e real clemenza e protezione, in braccio a cui s'erano gittati. Ma o sia che non venisse mai dalla corte l'approvazione di tal deputazione, o che venisse in contrario: mai non si poterono ottenere dal marchese i necessarii passaporti. Se poi s'ha da credere tutto quanto concordemente asseriscono i Genovesi, giunse il conte di Cotech ad intimare, oltre al suddetto terzo milione, anche il pagamento di altre gravi somme per li quartieri del verno e quieto vivere, e ducento mila fiorini per li magazzini delle truppe genovesi dichiarate prigioniere di guerra, i quali non vi erano, ma vi dovevano essere. Allegò il governo l'impossibilità a più contribuire; e perchè succederono le minaccie, fu risposto che il Cotech prendesse quante risoluzioni volesse, ma che queste in fine non potrebbero essere che ingiuste. Non andò molto, che il generale Botta parimente richiese cannoni e mortari alla repubblica, per inviarli in Provenza; e non volendoli questa dare di buon grado, egli spedì gente a levarli dai posti per quel trasporto.
Questo era il deplorabile stato di Genova, cagione che già molti nobili e ricchi mercatanti aveano cangiato cielo, non sofferendo loro il cuore di mirare i mali presenti della patria, con paventarne ancora de' peggiori in avvenire. La troppo disgustosa voce del minacciato sacco, vera o falsa che fosse, disseminata oramai fra quel numeroso popolo, di troppo accrebbe il già prodotto fermento di odio, di rabbia, di disperazione. E tanto più crebbe, perchè, lamentandosi alcuni dell'aspro trattamento che provavano, scappò detto ad un uffiziale italiano nelle truppe cesaree, che si meritavano di peggio. Poi soggiunse: E vi spoglieremo di tutto, lasciandovi solamente gli occhi per poter piagnere. Meriterebbe d'essere cancellato dal ruolo de' cavalieri d'onore chi nudriva così barbari sentimenti, e si facea conoscere un tartaro, e non un cristiano. L'infima plebe imparò allora a lodare lo stato antecedente, perchè altro aspetto non aveva il presente che quello di sterminio e di schiavitù. Pure, non trovandosi chi osasse di alzare un dito, in soli segreti lamenti e combriccole andava a terminare il risentimento di ognuno: quand'ecco una scintilla va ad attaccare un grande impensato incendio. Era il dì 5 di dicembre, e strascinavano gli Alemanni un grosso mortaio da bombe, per inviarlo in Provenza. Sono assaissime strade di Genova vote al disotto, affinchè passino l'acque scendenti dalle montagne in tempo di pioggie, ed anche per le cloache. Al troppo peso di quel bronzo, nel passare pel quartiere di Portoria, si fondò la strada, onde restò incagliato il trasporto. La curiosità trasse colà non pochi del minuto popolo, che furono ben tosto sforzati a dar mano per sollevare il mortaio. E perchè mal volentieri facevano essi quel mestiere, perchè non pagati, e perchè parea loro cosa dura di faticare in danno della stessa lor patria: si avvisò uno de' Tedeschi di pagargli col regalo di alcune poche bastonate. Non sapea costui di che fuoco ed ardire sia impastato il popolo di Genova; ne fece immantenente la pruova. Il primo a scagliare contra di lui una buona sassata, fu un ragazzo, con dire prima ai compagni: La rompo? E all'esempio suo tutti gli altri diedero di piglio ai sassi, i quali ebbero la virtù di far fuggire i Tedeschi. Rinvenuti in sè quei soldati, tornarono poscia colle sciable nude per gastigar quella povera gente; ma ricevuti con più copiosa grandine di sassi, furono di nuovo obbligati a salvarsi colla fuga. Nulla di più avvenne in quel giorno. Nella notte quei che erano intervenuti a quella picciola commedia, andando per le strade, cominciarono a gridare all'armi, ripetendo sovente: Viva Maria: con che si raunò una gran brigata, tutta della feccia più vile della città. Deridevano gli Austriaci questo schiamazzo, insultandoli con gridare: Viva Maria Teresa. Presentossi poscia al palazzo pubblico la plebe, chiedendo armi con terribile strepito. Ordinò il governo che si chiudessero le porte, si raddoppiassero le guardie, si mettessero soldati fuori del rastrello con baionetta in canna. Nulla potendo ottenere, raddoppiarono le grida; e intanto sparso il romore per varii quartieri, maggiormente crebbe la folla de' sollevati, che tornata con più empito la seguente mattina, giorno 6 di dicembre, al palazzo, continuò a fare istanza d'armi, e tentò anche di scalar l'alte finestre dell'Armeria, ma con esserne rispinta. Nè mancò il governo di ragguagliare il generale Botta di questa novità. Giacchè era fallito questo colpo al popolo, si voltò alle guardie delle porte e sorprendendole s'impadronì dell'armi loro; sforzò le porte degli uffiziali militari; entrò in qualsivoglia bottega di armaiuoli, e quante armi trovò, tutte se le portò via, senza toccare il resto. Ma non v'era capo, ognun comandava, nè altro si mirava che confusione. Spediti dal governo alcuni de' cavalieri più accreditati fra il popolo, impegnarono indarno la loro eloquenza per frenarli. Andò poi l'infuriata gente alle porte di San Tommaso, credendosi di atterrire le guardie tedesche con una scarica di fucili e con altre grida. Chiusero gli Alemanni le porte, e si risero delle loro bravate. Ma non si rallentò per questo il coraggio del popolo, che corso a prendere un picciolo cannone, lo presentò a quelle porte per batterle. Questo fu un farne un regalo agli Alemanni, i quali, aperte all'improvviso le porte, e spedita fuori una man di granatieri, nè pur lasciarono tempo di spararlo, e sel portarono via. Fuori anche d'esse porte sboccò nella città una banda di quindici o venti uomini di cavalleria tedeschi, che, dopo la scarica delle lor carabine, colle sciable alla mano corsero per Acquaverde e strada Balbi fin sulla piazza dell'Annunziata. Di più non vi volle per dissipare l'indisciplinata gente, che sparpagliata prese sulle prime qua e là la fuga. Ma attruppatisi poi alcuni di essi, ed uccisi con moschettate due dei cavalli nemici, fecero ritirare il resto più che di fretta. Da questo fatto argomentarono molti, che se il generale Botta avesse inviato delle buone schiere e squadre d'armati nella città, avrebbe potuto in quel tempo sopire il tumulto, perchè movimento contraddetto dal governo, nè secondato da persona alcuna di conto.
Servì di scuola agli ammutinati il rischio corso a cagion dell'irruzione della poca cavalleria nemica per premunirsi; e però nella seguente notte barricò le principali strade con botti ed altra copia di legnami, e con replicati fossi. Era cresciuto a dismisura il popolaccio, e giacchè tutti i palazzi de' nobili si trovavano chiusi e ben custoditi, nè sito finora s'era trovato per farvi le loro sessioni, sforzarono il portone dei padri Gesuiti nella strada Balbi, ed impadronitisi di tutte quelle scuole e congregazioni, quivi piantarono il loro quartier generale. Fu creato un commissario generale, che scelse varii luogotenenti, ordinò pattuglie di giorno e di notte, per ovviare ai disordini, pubblicò editti rigorosi, che ognun dovesse accorrere alla difesa. In una parola assunse il governo e comando della città, senza nondimeno perdere il rispetto al doge e senato, se non che gli ordini del ceto nobile non erano attesi, e il magistrato popolare voleva essere ubbidito. Pretese dipoi quel popolo, che fosse nulla la capitolazione fatta dal governo con gli Austriaci, siccome fatta senza participazione e consenso del secondo e terzo ordine popolare, che a tenore delle leggi e convenzioni pubbliche si richiedeva. Avea comandato esso governo nobile che non si sonasse campana a martello, e intimato ai capitani delle popolatissime vicine valli del Bisagno e della Polcevera di non prendere l'armi. Se ubbidissero, staremo poco a vederlo. Intanto il generale marchese Botta avea spediti ordini pressanti alle milizie tedesche, sparse per le due riviere di Levante e Ponente, acciocchè accorressero a Genova. Prese eziandio altre precauzioni per sostenere le porte di San Tommaso, ed occupò varii postamenti, atti non meno all'offesa che alla difesa. Ma venuto il dì 7 di dicembre, ecco in armi tutto il gran quartiere di San Vincenzo ed il Bisagno, che si diedero mano con gli altri popolari. Andarono essi ad impossessarsi di tutte le artiglierie, poste nei lavori esteriori della città, e di una batteria detta di Santa Chiara. Con questi bronzi cominciarono a fulminare alcuni posti, dove erano i nemici, con farne anche prigioni alcuni. Al vedere sì stranamente cresciuto l'impegno, il generale Botta mandò a dire al governo che acquetasse il tumulto; e ricevuto per risposta dal palazzo di non aver forza da farlo, si esibì egli di andare al palazzo per comporre le cose; ma poscia non si attentò, o lo trattenne il decoro.
Arrivò il giorno 8 di dicembre, giorno solenne spezialmente in Genova per la festa della Concezione di Maria Vergine, che quel popolo tiene per sua principal protettrice; ed allora fu che altro nerbo, altro regolamento prese il fin qui ammutinato minuto popolo della città e del Bisagno. Imperciocchè, unitosi con loro il secondo ordine dei mercatanti ed artisti, si cominciò a dar pane, vino e danaro; si provvidero le occorrenti munizioni ed armi; si stabilì un'ospedale per li feriti, e si presero altre saggie misure, che accrebbero il coraggio ad ogni amator della patria. Per la strada Balbi in quel giorno crebbero le ostilità delle artiglierie dall'una e dall'altra parte, quando consigliato il popolo a proporre un aggiustamento, espose un panno bianco. Venuto a parlamento un uffiziale tedesco, intese le loro proposizioni, consistenti in richiedere che fossero lasciate libere le porte; riposti al suo sito i cannoni asportati; cessata ogni ulterior pretensione di danaro, e di qualsivoglia altra, benchè menoma, esazione, con dare per questo sei uffiziali in ostaggio. Rapportate furono al generale Botta e al suo consiglio quelle dimande, l'ultima delle quali mosse ciascuno a sdegno o riso, considerata la viltà dei proponenti, e la trionfal maestà di chi udiva tali proposizioni. La risposta fu, che si voleva tempo a rispondere. Giudicò bene d'interporsi, per veder pure se si poteva amichevolmente terminar questa pugna, il principe Doria, signore ben veduto dagli Austriaci, e insieme sommamente amato dal popolo per le sue belle doti e copiose limosine. Concorse anche per istanza e commission del governo a sì lodevol impresa il padre Visetti, rinomato sacro oratore della compagnia di Gesù, siccome persona molto stimata dal marchese generale Botta. Per quanto questi rappresentasse le triste conseguenze, che potea produrre la durezza de' Tedeschi contra di sì numeroso, ardito e disperato popolo, essendo egualmente pregiudiciale agl'interessi e alla gloria dell'imperadrice regina, il danno che sovrastava all'armata imperiale, e l'eccidio minacciato della città; non poterono fissare concordia alcuna. Si arrendeva il generale sul capitolo dell'esazione richiesta sopra il terzo milione, ma troppo abborriva il rilasciar le porte. Più volte andò il principe innanzi e indietro, con rapportar le risposte. Trovatosi il popolo risoluto in voler la libertà delle porte, parve che Il general Botta inchinasse a soddisfarlo, con trovarsi poi ch'egli intendeva di una porta, e non di tutte e due quelle di San Tommaso. Pretesero i Genovesi ch'esso generale tergiversasse o lavorasse di sottigliezze; ma certo egli si trovava in un mal passo, perchè, in qualunque maniera ch'egli avesse operato, mal intese sarebbero state le sue risoluzioni. Cioè se con cedere avesse calmata quella popolar commozione, gli sarebbe stato attribuito a delitto l'avere sacrificato l'onore dell'armi imperiali e l'interesse dell'imperadrice regina, condonando il milione promesso, e restituendo le porte senza licenza della corte. Se poi non cedeva, volendo più tosto aspettar la rovina che poi seguitò, sarebbe stato egualmente esposto al biasimo e alla censura il suo contegno. Dopo il fatto ognun la fa da giudice e spula sentenze; ma per giudicar bene, convien mettersi nel vero punto delle cose e delle circostanze prima del fatto.
Continuarono anche nel dì 9 di dicembre i trattati, ma senza frutto, talmente che il principe Doria, dopo aver battute tante ragioni e fatiche, se ne lavò le mani, e si ritirò lungi da Genova. Nè miglior fortuna ebbe l'eloquenza del padre Visetti. E perchè il generale austriaco andava prendendo tempo alle risoluzioni, spendendo intanto speranze e buone parole, pretese il popolo genovese ciò fatto ad arte, tanto che arrivassero al suo campo le truppe richiamate dalle due riviere. Tutto questo accresceva l'impazienza e i moti dei Genovesi, per tentare colla forza la sospirata liberazione. Frequenti furono in tutti que' dì le pioggie; pure nulla poteva ritenerli dal fare ogni opportuno preparamento per quell'impresa; nè loro mancò qualche sperto ingegnere che suggerì i mezzi più adattati al bisogno. Si videro a folla uomini, donne, ragazzi, e massimamente i facchini, tutti a gara portare chi fascine, chi palle, chi polve da fuoco e granate, chi formar palizzate e gabbioni, e chi colle sole braccia strascinar per istrade sommamente erte cannoni, mortai e bombe. Ne trassero fino alle alture di Prea, o sia Pietra minuta: il che parrebbe inverisimile, mirando quel sito. Parimente postò il popolo varie altre batterie di cannoni in siti che dominavano San Benigno, in strada Balbi, all'arsenale e altrove, dove maggiormente conveniva per offendere i nemici. Non mancavano armi, palle e polve ad alcuno. Mal digeriva il popolo le dilazioni che andava prendendo il generale suddetto, e tanto più perchè già si sentivano giunti in Bisagno circa settecento Tedeschi, ed esserne assai più in moto. Gli fu dunque dato un termine perentorio sino alle ore 16 del di 10 di dicembre. 0 sia che in quello spazio di tempo non venisse risposta, o che venisse quale non si voleva; o sia, come pretesero altri, che l'impaziente popolo la rompesse prima di quell'ora: certo è, ch'esso diede all'armi, da che si udì sonar campana a martello nella cattedrale di San Lorenzo, il cui esempio da tutte l'altre campane della città fu immediatamente imitato. In concordi altissime voci fu intonato il grido di battaglia, cioè viva Maria, il cui santo nome ispirava coraggio nei petti di ognuno. Cominciarono con gran fracasso le artiglierie a giocare contro la commenda di San Giovanni, ed atterrato quel campanile con altre rovine, fu obbligato quel presidio tedesco a rendersi prigioniere. La batteria superiore di Prea-minuta bersagliava le porte e l'altura de' Filippini, scagliando anche bombe e granate sulla piazza del principe Doria fuori della città dove erano schierate alcune centinaia di cavalleria nemica. Come stesse il cuore ai Tedeschi all'udir tante grida di quel numeroso infuriato popolo, e insieme il suono ferale di tante campane della città, di maggiore efficacia che quel dei tamburi, io nol so dire. La verità si è, che il generale marchese Botta, già credendo assai giustificata la sua risoluzione in sì brutto frangente, fece dar segno di tregua; e, cessato il fuoco, mandò pel padre Visetti a significare al governo che avrebbe ceduto le porte se gliene fosse fatta la dimanda. Accettò il governo, e fece il decreto di richiederle. Ma il popolo rispose di non voler più riconoscere per limosina ciò che non potea mancare alla propria industria e valore.
Ricominciate dunque le offese, più che mai fieramente continuarono, finchè gli Austriaci forzati abbandonarono la porta ed altri posti vicini, siccome ancora la porta di Lanterna e il posto di San Benigno. Colà, subentrati i popolari, cominciarono dal parapetto delle mura a fare un fuoco continuo sopra i nemici, e caricato a cartocci il cannone, tolto loro dinanzi, più volte Io spararono, e non mai in fallo. Andarono a poco a poco rinculando i Tedeschi dalle alture e da tutti gli occupati posti, ed uniti poi con gli altri, abbandonarono anche la piazza del principe Doria, ad altro non pensando che a ritirarsi verso la Bocchetta e Lombardia. Fu scritto, che giunti alla chiesa de' trinitarii, arrivarono loro addosso i popolari, e trovandoli disordinati e intenti a fuggire, ne fecero macello. La verità si è, che niun combattimento vi succedette. Forse non furono più di venticinque i Tedeschi uccisi, non più di dodici gli uccisi Genovesi; e a pochissimi si ridusse il numero de' feriti. Andavano gli Alemanni accompagnati da varie bombe e da molte cannonate della città; ed avendo que' della Cava ravvisato il general Botta, appuntarono contro di lui un cannone, la cui palla a canto a lui sventrò il cavallo del cavalier Castiglioni, e una scheggia di un muro percosso andò a leggiermente ferire in una guancia lo stesso generale. Ritiraronsi dunque, venuta la notte, gli Austriaci con gran fretta e disordine verso la Bocchetta: posto che prudentemente il generale suddetto avea per tempo fatto preoccupare sull'incertezza di quell'avvenimento. E buon per loro, che i Polceverini non si mossero per inseguirli o tagliar loro la strada: ne potea loro succedere gran male. Fu creduto che quella brava gente non facesse in tal congiuntura insulto ai fuggitivi, perchè ubbidiente all'ordine del governo di non prendere l'armi. Si figurarono altri che il generale austriaco regalasse il capitano della Valle, e gli facesse credere seguito un aggiustamento: il che non sembra verisimile, stante l'essere appena cessato lo strepito di tante armi e cannoni, quando si vide per quella lunga salita andarsene frettolosa la piccola armata tedesca. Eransi rifugiati più di settecento Alemanni in tre palagi di Albaro; ma quivi bloccati dai Bisagnini, ed infestati da una frequente moschetteria, e poscia da un cannone tirato da Genova, furono costretti ad arrendersi, con venire nel dì 14 di dicembre condotti prigioni alla città. Altri poi ne furono presi in San Pier d'Arena e in altri luoghi, di modo che conto si fece che più di quattro mila Austriaci rimasero nelle forze de' Genovesi, e fra loro circa cento cinquanta uffiziali. Molti dei primi, perchè non si potè mai riscattarli, vennero meno di malattie e di stento. E perciocchè quegli uffiziali sparlavano, pretendendosi non obbligati alla parola data, perchè presi da gente vile e non decorata del cingolo della milizia, e molto più perchè gli ostaggi dati dai Genovesi furono mandati nel castello di Milano: vennero in Genova trasportate ad altro monistero le monache dello Spirito Santo, e nel chiostro d'esse rinserrati e posti a far orazioni e meditazioni quegli uffiziali sotto buona guardia. Quegli Alemanni che restarono in quelle focose azioni feriti riceverono nello spedale della città ogni più caritativo trattamento.
Tale fu il fine della tragedia del dì 10 di dicembre, terminata la quale, il popolo vincitore nel dì seguente corse a San Pier d'Arena a raccogliere le spoglie della felice giornata. Vi si trovarono grossi magazzini di grano, di panni, di armi e di munizioni da guerra. Quivi ancora venne alle lor mani non lieve numero di Tedeschi feriti o malati; buona parte de' bagagli non solo dei poco dianzi fuggiti uffiziali, ma degli altri ancora che erano passati in Provenza. Furono eziandio sorprese non poche barche nel porto cariche di grano e d'ogni altra provvisione per l'armata della suddetta Provenza. Parimente in Bisagno restarono preda di quel popolo gli equipaggi d'altri Alemanni. In una parola, ascese ben alto il valore del copiosissimo bottino, ma non giù a quei tanti milioni che la fama decantò: corse anche voce che fossero presi cinque muli carichi della pecunia dianzi pagata da' Genovesi; ma questo danaro non vi fu chi lo vedesse. Per sì fortunati successi tutta era in festa la città; ma non già que' forestieri, per qualche ragione aderenti agli Austriaci, che non poteano fuggire, perchè durante questa terribil crisi non ischivarono di essere svaligiati. Fu anche messa solennemente a sacco dal popolo la posta di Milano, ultimamente piantata in quella città. Fin dentro ai monisteri delle monache andò l'avido popolo a ricercare quanto vi aveano rifugiato i Tedeschi. All'incontro, l'inviato di Francia, a cui non si farà già torto in credere che soffiasse non poco in questo fuoco, ed impiegasse anche buona somma di danaro, spedì tosto per mare due felucche a Tolone o Marsiglia, dando cento doble a cadauno de' padroni d'esse, e promettendone altre cento a chi di loro il primo arrivasse colà, per ragguagliare il maresciallo duca di Bellisle di sì importante metamorfosi di cose. E se non allora, certamente poco dipoi spedì anche il governo di Genova lettere premurose al generale medesimo, e delle altre supplichevoli al re Cristianissimo, implorando soccorsi. Dopo il fatto declamarono forte i Tedeschi, perchè il loro generale non avesse tolte l'armi a quella città, non avesse occupato Belvedere e tutte le porte, ed avesse permesso ai ministri di Francia, Spagna e Napoli il continuar ivi la loro dimora. Ciò sarebbe stato contro la capitolazione; ma non importa. Così la discorrevano essi. Altri poi (e con buon fondamento) asseriscono, che se gli Austriaci avessero saputo trattar bene quel popolo, e promettergli lo sgravio di alcuni dazi e gabelle, nulla era più facile che il far proclamare l'augusta imperadrice signora di quella nobil città. Ma, acciecati dal lieve guadagno presente, nulla pensarono all'avvenire.
Con rapido volo intanto portò la fama per tutta la Riviera di Levante l'avviso della liberata città; avviso, che siccome riempiè di terrore le schiere austriache sparse in Sarzana, Chiavari, Spezia ed altri luoghi, così colmò di allegrezza quegli abitanti. La gente saggia d'essi paesi, per evitare ogni maggiore inconveniente, quella fu che amichevolmente persuase a quelle truppe di andarsene con Dio; e se ne andarono, ma col cuor palpitante, finchè giunsero di qua dall'Apennino. Loro furono somministrate vetture, e conceduto lo spazio d'otto giorni pel trasporto de' loro spedali e bagagli. Un gran dire fu per tutta Europa dell'avere i Genovesi con risoluzione sì coraggiosa spezzati i loro ceppi; ed anche chi non gli amava, li lodò. Fu poi comunemente preteso, che se il ministro austriaco con più moderazione fosse proceduto in questa contingenza, maggior gloria di clemenza sarebbe provenuta all'imperadrice regina, ed avrebbono le sue armi sfuggito questo disgustoso rovescio di fortuna. Non si potè cavar di testa agli Austriaci, e dura tuttavia, anzi durerà sempre in loro la ferma persuasione che il governo di Genova manipolasse lo scotimento del giogo, e sotto mano se l'intendesse col popolo; fingendo il contrario ne' pubblici atti. Non si può negare: molti giorni prima gran bollore appariva negli abitanti di Genova, e si tenevano varie combriccole: del che fu anche avvisata la corte di Vienna, senza che nè essa nè gli uffiziali dell'armata ne facessero alcun conto, per la soverchia idea delle proprie forze e dell'altrui debolezza. Pure altresì è vero che in una repubblica, composta di tanti nobili, ciascun de' quali ha degl'interessi ed affetti particolari, e fra' quali e il popolo non passa grande intrinsichezza, sembra che non si potesse ordire una tela di tante fila, senza che in qualche guisa ne traspirasse il concerto. Non è capace di segreto un popolo; di tutti i moti della medesima plebe il governo andò sempre ragguagliando il generale austriaco. Si sa ancora che niuno de' nobili pubblicamente s'unì col popolo, se non dopo la liberazione della città. Vero è che il governo comunicò al popolo la risposta data al generale di non poter pagare un soldo di più, e si fece correr voce di gravi soprastanti malanni; ma non per questo si mosse mai il governo contro gli Austriaci.
Rimettendo io a migliori giudizii la decisione di questo punto, dirò solamente quel poco che da persone assennate e ben istruite di quegli affari ho inteso. Cioè: che i nobili del governo senza mai tramare rivolta alcuna, sempre onoratamente trattarono col comandante austriaco. Ma essere altresì vero che non era loro ignoto meditarsi dal popolo qualche rivoluzione. Questa poi scoppiò prima del tempo, e per l'accidente di quel mortaio, cioè quando non erano peranche all'ordine tutte le ruote. Quali poi fossero le conseguenze di quella strepitosa mutazion di cose, andiamo a vederlo. Avea bensì il conte della Rocca, comandante l'assedio della cittadella di Savona, avanzati i lavori sotto la medesima; tuttavia non potè mai, se non all'entrar di dicembre, procedere con braccio forte: tanta difficoltà si provò a trar colà tutte le artiglierie e gli ordigni di guerra. Solamente dunque allora cominciò a battere in breccia quella fortezza: quando eccoti giugnere l'avviso delle novità occorse in Genova, città distante non più di trenta miglia. Conobbesi ben tosto che penserebbe quella repubblica al soccorso di Savona; e però ordine fu dato che dal Mondovì, da Asti e da altri luoghi del Piemonte colà frettolosamente passassero alcuni battaglioni di truppe regolate e molte migliaia di miliziotti, per rinforzare quell'assedio, ed accelerare un sì rilevante conquisto. In fatti non trascurarono i Genovesi di spignere a quella volta per mare un grosso convoglio di gente e di munizioni da bocca e da guerra, scortato da tre galere. Inviarono anche per terra un corpo di forse tre o quattro mila volontarii pagati nondimeno dal pubblico; ma inviarono tutto indarno. Veleggiavano per quel mare le navi inglesi, che avrebbero ingoiato il convoglio, forzato perciò a retrocedere; e per terra esso conte della Rocca con forze molto superiori venne incontro alle brigate genovesi di terra; laonde queste giudicarono meglio di riserbare ad altre occasioni la loro bravura. Continuarono pertanto le ostilità e gli assalti, ne' quali perì qualche centinaio di Piemontesi, talchè la guernigione del castello di Savona composta di mille e cento uomini, perduta ogni speranza di soccorso, dovette nel dì 19 di dicembre rendersi prigioniera e cedere la piazza: colpo ben sensibile ai Genovesi, sì per la qualità del luogo, dove il porto da essi interrito se risorgesse, siccome uno dei migliori e più sicuri porti del Mediterraneo, darebbe un gran tracollo al commercio della stessa Genova, e sì perchè la real casa di Savoia su quella città, per cessione fattane dai marchesi del Carretto, ha sempre mantenuto vive le sue ragioni; e queste, colla giunta del possesso, venivano ad acquistare un incredibil vigore. Trovossi in quella fortezza gran copia di cannoni di bronzo.
Non provò già un'egual felicità l'impresa di Provenza. Sì perniciosa influenza ebbero le novità di Genova sopra i disegni degli Austriaco-Sardi in quelle contrade, che tutti andarono a voto. Da Genova aveano da venire i grossi cannoni e i mortai per vincere il forte d'Antibo, e procedere poscia alle offese di Tolone. Di là ancora si dovea muovere buona parte delle vettovaglie necessarie al campo, e delle munizioni da guerra. Ebbe il generale conte di Broun un bel aspettare: s'era cangiato di troppo il sistema delle cose di Genova. Sicchè tutte le prodezze di quell'esercito si ridussero a fare degli inutili giocolini sotto Antibo, e a liberamente passeggiare per quella parte di Provenza, tanto per esigere contribuzioni, quanto per tirarne foraggi e viveri da far sussistere l'armata. Era giunta, siccome dissi, l'ala sinistra d'essi fino a Castellana, luogo comodo per far contribuire le diocesi di Digne, Sanez e Riez dell'alta Provenza. Niun ostacolo aveano trovato ai lor passi, giacchè il marchese di Mirepoix, troppo smilzo di truppe, andava saltellando qua e là alla difesa delle rive de' fiumi, ma senza voglia alcuna di affrontarsi co' nemici. Arrivò poscia al comando dell'armi franzesi in Provenza il maresciallo duca di Bellisle, ed era in cammino a quella volta il gran distaccamento d'armati mosso dalla Fiandra, per somministrargli i mezzi di frenare il corso de' nemici, ed anche per obbligarli alla ritirata. Corrieri sopra corrieri spediva egli per affrettare il loro arrivo; ma più l'affrettavano i desiderii e le orazioni a Dio de' Provenzali, che o provavano di fatto o sentivano accostarsi l'oste nemica. Intanto il generale Botta, tenendo forte la Rocchetta, piantò il suo quartier generale a Novi, e fu rinforzato di nuova gente; ma perciocchè da gran tempo andava egli chiedendo alla corte di Vienna la permissione di passare alla sua patria Pavia, per cagione d'alcuni suoi abituali incomodi di salute, maggiormente rinforzò le suppliche sue per ottenere questa licenza, e in fine l'ottenne.
Nè si dee tacere che nel di 15 d'agosto dell'anno presente un colpo di apoplessia portò all'altra vita Giuseppe Maria Gonzaga, duca di Guastalla, principe a cui furono sì familiari le alienazioni di mente, che stette sempre in mano della duchessa Maria Eleonora di Holstein sua moglie, e de' ministri il governo di quel popolo: popolo ben trattato e felice in tal tempo, e popolo che sommamente deplorò la perdita di lui. Essendo egli mancato senza prole, terminò quell'illustre ramo della casa Gonzaga, e restò vacante il ducato di Guastalla, quello di Sabbioneta e il principato di Bozzolo. Al feudo della sola Guastalla era chiamato il conte di Paredes spagnuolo della nobil casa della Cerda, in vigore delle imperiali investiture, siccome discendente da una Gonzaga di quella linea. Sugli allodiali giuste e incontrastabili ragioni competevano al duca di Modena. Il bello fu che l'imperadrice regina fece prendere il possesso di tutti quegli Stati e beni, quasichè fossero dipendenze dello stato di Milano o del ducato di Mantova: del che fece querele il consiglio dell'imperadore consorte, con pretenderli spettanti alla sola giurisdizione sua. Fu intorno a questi tempi che gli Austriaci usarono una prepotenza, la qual certo non fece onore nè alla nazione alemanna, nè all'augusta imperadrice, a cui pure stava cotanto a cuore il pregio della giustizia e della clemenza. Cioè inviarono nel Ferrarese a fare un'esecuzione militare sugli allodiali della serenissima casa d'Este, benchè spettanti, in vigore di donazione paterna, in usufrutto alle principesse Benedetta ed Amalia sorelle del duca di Modena, intimando per essi una grossa contribuzione di danari e di naturali, fiancheggiata dalle minaccie di vendere tutte le razze de' cavalli, bestie bovine, grani e foraggi di quelle tenute. Operarono essi nello Stato di Ferrara con autorità non minore, come se si trattasse di un paese di conquista, e ciò con detestabil dispregio della sovranità pontifizia. Per non vedere la rovina di que' beni, forza fu di accordar loro quanto vollero in gran somma di danaro. Impiegarono poscia il nunzio pontifizio ed anche l'inviato del re di Sardegna i lor caldi uffizii presso le loro cesaree maestà, rappresentando il grave torto fatto ad innocenti principesse, e l'obbligo di rifondere almeno il denaro indebitamente percetto. Si ha tuttavia da vedere il frutto delle loro istanze, e lo scarico dell'imperiale coscienza. Nè fu men grande l'altra prepotenza, con cui trattarono il ducato di Massa di Carrara, non di altro reo, se non perchè quella duchessa Maria Teresa Cibò, sovrano sola di tale Stato, era congiunta in matrimonio col principe ereditario di Modena. Da esso popolo ancora colle minaccie di ogni più fiero trattamento estorsero una rigorosa contribuzione, tuttochè questa non fosse guerra d'imperio. In che libri mai (convien pur dirlo) studiano talvolta i potenti cristiani? Certo non sempre in quei del Vangelo. Ma ho fallato. Doveva io dir ciò non dei principi, che tutti oggidì son buoni, ma di que' ministri adulatori e senza religione, che tutto fanno lecito al principe, per maggiormente guadagnarsi l'affetto e la grazia di lui.
Sullo spirare dell'anno presente gran romore ancora cagionò in Napoli l'affare della sacra inquisizione. Ognun sa quale avversione abbia sempre mantenuto e professato quel popolo a sì fatto tribunale. Ma perciocchè la conservazion della religione esige che vi sia pure chi abbia facoltà di frenare o gastigare chi nutrisce sentimenti e dottrine contrarie alla medesima; e questo diritto in Italia è radicato almeno ne' vescovi, aveano gli arcivescovi di Napoli col tacito consenso dei piissimi regnanti introdotta una spezie di inquisizione, con avere carceri apposta, consultori, notai e sigillo proprio, per formare segreti processi, e catturare i delinquenti. Quivi anche si leggeva scolpito in marmo il nome del santo uffizio. Trovò lo zelantissimo e dignissimo cardinale Spinelli, arcivescovo di quella metropoli così disposte le cose; ed anch'egli teneva in quelle carceri quattro delinquenti solenni, processati per materia di fede, da due dei quali fu anche fatta una semipubblica abiura. Però egli pretese di non aver fatta novità; ma fu poscia preteso il contrario dalla corte. Ne fece grave doglianza il popolo, commosso da chi più degli altri mirava di mal occhio come introdotta sotto altro verso l'inquisizione; laonde l'eletto d'esso popolo, con rappresentare al re turbate le leggi del regno, e vilipese le antiche e recenti grazie regali in questo particolare concedute ai suoi sudditi, ebbe maniera d'indurre il re a pubblicare un editto, in cui annullò e vietò tutto quell'apparato di novità, bandì due canonici, ed ordinò che da lì avanti la curia ecclesiastica procedesse solamente per la via ordinaria, e colla comunicazion de' processi alla secolare, con altri articoli che non importa riferire; ma con tali formalità, che si potea tenere come renduta inutile in questo particolare la giurisdizione episcopale. Giudicò bene la corte di Roma d'inviare a Napoli il cardinale Landi, arcivescovo di Benevento, personaggio di sperimentata saviezza, per trattare di qualche temperamento all'editto. Qual esito avesse l'andata di lui, non si riseppe. Solamente fu detto, che affacciatisi alla di lui carrozza alcuni di quegli arditi popolari, gli minacciarono fin la perdita della vita, se non si partiva dalla città. Meritossi il re per quell'alto dal popolo un regalo di trecento mila ducati di quella moneta. Vuolsi anche aggiugnere, che durando i mali umori nella Corsica, nè potendo i Genovesi accudire a quegli interessi, perchè distratti da più importante impegno, le più forti case di quell'isola tumultuarono di nuovo, discontente del governo di Genova, quasichè non mantenesse le promesse de' capitoli stabiliti, e insieme disingannata che altre potenze non davano che parole: s'impadronirono della città e del castello di Calvi, della fortezza di San Fiorenzo e di altri luoghi. Avendo poscia chiamati ad una dieta generale i capi delle pievi, stabilirono una democrazia e reggenza, che da lì innanzi governasse il paese. Fu detto che dopo avere il popolo in Genova prese le redini, e ripigliata la libertà, implorasse l'aiuto dei Corsi, con promettere loro il godimento di qualsiasi antico privilegio. Ma fatta questa esposizione a gente che più non si fidava, niun buon effetto produsse. A tanti guai, che renderono quest'anno di troppo lagrimevole in Lombardia, si aggiunse il flagello dell'epidemia e mortalità de' buoi, che fece strage in Piemonte e Milanese, e passò anche nel Reggiano, Modenese e Carpignano, e toccò alquante ville del Bolognese e Ferrarese. Povere lasciò molte famiglie, e cessò dipoi nel verno. E tale fu il corso delle bellicose imprese ed avventure di quest'anno in Italia; alle quali si vuol aggiugnere, che nel dì 29 di giugno la santità di papa Benedetto XIV con gran solennità celebrò in Roma la canonizzazione di cinque santi. Fu anche dal medesimo pontefice, correndo il mese d'aprile approvato un nuovo ordine religioso, intitolato la congregazione de' Cherici Scalzi della passion di Gesù Cristo il cui istituto è di promuovere la divozion de' fedeli verso la stessa passione con le missioni ed altri pii esercizii.
Quanto alle guerre oltramontane, non potè nè pure il verno trattener l'armi franzesi da nuovi acquisti. Sul principio di febbraio, al dispetto de' freddi, delle pioggie e dei fanghi, il prode maresciallo di Francia conte di Sassonia, raunato un esercito di quaranta mila persone, dopo aver preso alcuni forti, all'improvviso si presentò sotto la riguardevol città di Brusselles, e senza dimora eresse batterie e minacciò la scalata. Non passò il di 20 di detto mese, che quella numerosa guernigione di truppe olandesi rendè la città e sè stessa prigioniera di guerra. Gran treno d'artiglieria quivi si trovò. Immenso danno e tristezza cagionò nei dì 25 del seguente marzo a tutta la Francia un orribile incendio, succeduto (non si seppe se per poca cautela, o per malizia degli uomini) nel gran magazzino della compagnia dell'Indie, situato nel porto d'Oriente sulle coste marittime della Bretagna. A più e più milioni si fece montare il danno recato da quelle fiamme, tanto alla regia camera, che alla compagnia suddetta. D'altro in questi tempi non risonavano i caffè che di vicina pace, quando tutti questi aerei castelli svanirono al vedere che il re Cristianissimo Luigi XV partitosi da Versaglies nel dì 4 di maggio, entrò in Brusselles, e poscia in Malines, e mise in un gran moto le divisioni della sua potentissima armata. Conobbesi allora che guerra e non pace avea anche nell'anno presente a far gemere la Fiandra e l'Italia. Dove tendessero le mire de' Franzesi, si fece poi palese ad ognuno nel dì 20 del suddetto mese, essendosi presentato un gran corpo d'essi sotto la nobil ed importante città d'Anversa; ancorchè fosse preveduto questo colpo, tuttavia gli alleati, siccome troppo inferiori di forze, dovendo accudire a molti luoghi non l'aveano rinforzata di sufficiente nerbo di gente per sostenerla. V'entrarono dunque pacificamente i Franzesi, e tosto si applicarono a formar l'assedio di quella cittadella, guernita d'un presidio di due mila persone. Non son più quei tempi che gli assedii durano mesi ed anni. Ai Franzesi spezialmente, che han raffinata l'arte di prender le piazze, costa poco tempo il forzarle a capitolare. In fatti, nel dì ultimo di maggio il comandante della cittadella suddetta giudicò meglio di cederla agli assedianti, con ottener delle convenevoli condizioni, ma insieme con lasciare ai Franzesi anche i forti esistenti lungo la Schelda.
Dopo sì glorioso acquisto se ne tornò il re Cristianissimo a Versaglies, per assistere al parto della delfina; e il principe di Conty, a cui fu confidato il supremo comando dell'armi in Fiandra, imprese nel dì 17 di giugno l'assedio della città di Mons. Incamminossi intanto verso la Fiandra il principe Carlo di Lorena, per assumere il comando dell'armata collegata, nel mentre che lentamente marciava dalla Germania un copioso corpo di milizie austriache a rinforzarla. Ma vi arrivò ben tardi, e non mai giunsero l'armi d'essi alleati a tal nerbo da poter impedire i progressi delle milizie franzesi. L'aver dovuto accorrere gl'Inglesi, ed anche gli Olandesi, alla guerra bollente in Iscozia, sconcertò di troppo le lor misure in Fiandra, ed agevolò ai Franzesi il buon esito d'ogni loro impresa. In fatti, la sì forte città di Mons, dopo una vigorosa difesa nel dì 12 di luglio dovette soccombere alla forza dei Franzesi, e la guernigione di circa cinque mila collegati non potè esentarsi dal restar prigioniera di guerra. La medesima fortuna corse dipoi la fortezza di san Ghislain, al cui presidio nel dì 24 di luglio altra condizione non fu accordata che quella di Mons. Ciò fatto, passarono i Franzesi all'assedio di Charleroy, piazza che nel dì 2 d'agosto si trovò costretta a mutar padrone, con restar prigioni di guerra i suoi difensori. Inutili erano riusciti fin qui tutti i maneggi fatti dalle cesaree maestà per far dichiarare guerra dell'imperio la presente, avendo i principi e le città della Germania, fomentate spezialmente dal re di Prussia, ricusato di far sua la causa dell'augusta casa d'Austria. Nè la corte di Francia avea mancato di divertir la dieta Germanica dall'entrare in verun impegno, con assicurarla che dal canto suo non s'inferirebbe molestia alcuna alle terre dell'imperio. Questo contegno fece credere a molti che la nazion germanica coll'ultima mutazion di cose si fosse alquanto emancipata: il che da altri veniva riprovato, sul riflesso, che il lasciare la briglia al sempre maggiore ingrandimento della Francia era un preparar catene col tempo alla Germania stessa. In fatti, non ostante le lor belle promesse, allorchè i Franzesi s'avvidero di poter fare un bel colpo, non sentirono scrupolo a rompere i confini delle terre germaniche, e ad impossessarsi nel dì 21 di agosto di Huy, appartenente al principato di Liegi, e di fortificarlo, tuttochè sia da credere che assicurassero il cardinale principe di nulla voler usurpare del suo dominio. L'occupazione di quel posto avea per mira di obbligare l'esercito collegato a ripassar la Mosa per la penuria de' viveri, siccome appunto avvenne. Allora fu che il maresciallo conte di Sassonia si appigliò a formare l'assedio di Namur, piazza fortissima, se pur alcuna di forte v'ha contro i Franzesi; e nel dì 11 di settembre cominciarono a far fuoco le batterie. Non era molto lungi di là l'esercito de' collegati; ma il maresciallo, che ben situato copriva l'assedio, non si sentiva voglia di accettare l'esibizion d'una battaglia. Fino al dì 20 del suddetto mese fece resistenza la città di Namur, e quella guernigione ne accordò la resa, per ritirarsi alla difesa del castello, sotto cui fu immediatamente aperta la trincea. Non andò molto che la breccia fatta consigliò a que' difensori nel dì 30 del settembre suddetto di prevenire i maggiori pericoli, con proporre la resa della piazza, ma senza potersi esentare dal rimaner prigioniera di guerra.
Le apparenze erano, che, terminata sì felice impresa, prenderebbero riposo l'armi franzesi; e tanto più perchè in questi tempi rondava una potente flotta inglese, con animo di qualche irruzione sulle coste di Francia, alla difesa delle quali parea che avesse da accorrere parte della franzese armata. Così non fu. Il maresciallo conte di Sassonia, dopo avere colla presa di Namur ridotti i Paesi Bassi austriaci in potere del re Cristianissimo, sentendosi molto superior di forze all'oste de' collegati, meditava pur qualche altro colpo di mano contra de' medesimi. Per coprire Liegi dagl'insulti de' Franzesi, s'era in varii siti ben postata l'armata d'essi alleati fra Mastricht e quella città. Spedì il maresciallo un forte distaccamento verso lo stesso Mastricht, affinchè se il principe Carlo di Lorena, che in quelle vicinanze avea fissato il quartiere con grosso corpo di gente, volesse accorrere in difesa de' suoi, egli potesse assalirlo per fianco. Ciò fatto nel dì 7 d'ottobre a bandiere spiegate marciò contro l'ala sinistra de' collegati, comandata dal principe di Waldech, generale degli Olandesi, in vicinanza di Liegi. Per più ore durò il fiero combattimento. Fu detto che due reggimenti di cavalleria olandese, come se bruciasse l'erba sotto i loro piedi, si ritirassero dal conflitto. Certo è che in fine gli alleati, senza potere ricevere soccorso dal principe di Lorena, piegarono, e ritirandosi, come poterono il meglio, lasciarono il campo di battaglia ai vincitori Franzesi. Si sparse voce che quattro mila collegati vi avessero perduta la vita, e che in mano de' Franzesi restassero molti cannoni, bandiere e stendardi, con grosso numero di prigionieri tra sani e feriti. Pretesero altri che non più di mille fossero da quella parte gli estinti; nè si seppe quanto costasse a' Franzesi la loro vittoria. Passarono poscia i vincitori, divisi in varie parti, a godere i quartieri del verno.
Altra guerra fu nell'anno presente tra i Franzesi e gl'Inglesi. Riuscì a questi ultimi di torre agli altri, nell'America settentrionale, capo Bretone, posto di somma importanza, e riputato dagl'Inglesi d'incredibil utilità per la pesca di quei contorni. All'incontro i Franzesi, siccome accennammo nel precedente anno, colla spedizione del cattolico principe di Galles Carlo Odoardo Stuardo, aveano attaccato il fuoco nella Scozia, e con quella diversione facilitati a sè i progressi nei Paesi Bassi austriaci. Trovò quel principe fra que' popoli gran copia di aderenti alla real sua casa, che presero l'armi, e sparsero il terrore sino nel cuore dell'Inghilterra; perciocchè venne a lui fatto di dare una rotta alle truppe inglesi a Preston, e poi nel di 28 di gennaio a Falkirk, di prendere Carlisle, Inverness, e di fare altre conquiste nei confini della stessa Inghilterra. Per dubbio che qualche cattivo umore si potesse covare in Londra stessa, prese il re Giorgio II la precauzione di tenere alla guardia d'essa città e della real corte un buon sussidio di soldatesche: ed inviò il suo secondogenito Guglielmino Augusto duca di Cumberland con gagliarde forze contra del principe Stuardo. Varie furono le vicende di quella guerra; ma si venne a conoscere che gl'Inglesi non amavano di mutar regnante, e si mostravano zelanti della conservazion della real casa di Brunsvich. All'incontro non s'udiva che imbarco di soccorsi franzesi spediti di tanto in tanto al principe suddetto; e pur egli, a riserva di alquanti ufficiali irlandesi e di poche milizie franzesi, non ricevette mai rinforzo alcuno di gente bastante a continuare la buona fortuna dell'armi sue. Troppe navi inglesi battevano il mare, e custodivano le coste, per impedire ogni sbarco di truppe straniere. Andarono finalmente a fare naufragio tutte le speranze del principe Stuardo in un fatto d'armi accaduto nel dì 27 di aprile presso d'Inverness, dove l'esercito suo rimase disfatto. Peggiorarono poi da lì innanzi i di lui affari; molti anche della primaria nobiltà di Scozia ed anche lordi suoi seguaci, caddero in mano del duca di Cumberland, ed alquanti di loro lasciarono poi la vita sopra un catafalco in Londra. Le avventure dello sventurato principe per salvar la sua vita, mentre da tutte le parti si facea la caccia di sua persona, tali furono dipoi, che di più curiose non ne inventarono i romanzi. Contuttociò ebbe la fortuna di giugnere felicemente nelle spiagge di Francia sano e salvo nel mese di ottobre; e passato alla corte di Versaglies, si vide colle maggiori finezze ed onori accolto, come principe di gran valore e senno, dal re Cristianissimo Luigi XV. Sbrigati che furono gl'Inglesi da questo fiero temporale, pensarono anch'essi alla vendetta; e a questo fine allestirono un possente stuolo di navi con più migliaia di truppe da sbarco. Non era un mistero questo lor disegno, e però si misero in buona guardia le coste della Francia. Sul fine appunto del mese di settembre comparve la flotta inglese alle vicinanze di Porto-Luigi in Bretagna, sperando di mettere a sacco il porto di Oriente, dove si conservano i magazzini della compagnia dell'Indie, ricchi di più milioni. Ne era già stato trasportato il meglio. Sbarcarono gl'Inglesi; fecero del danno alla compagnia; ma invece di superar quel porto, ne furono rispinti colla perdita di molta gente, e di alcuni pochi pezzi di cannone. Quattro lor navi ancora, rapite da vento furioso, andarono a trovar la loro rovina in quegli scogli. Tornarono essi da lì a non molto a fare un altro sbarco, e non ebbero miglior fortuna; se non che lasciarono in varii luoghi de' vivi monumenti della lor rabbia, collo aver dato alle fiamme alcune ville e conventi di religiosi nella suddetta provincia di Bretagna. Gran tesoro costò loro quella spedizione, e non ne riportarono che danno e pentimento.
Anno di CRISTO MDCCXLVII. Indizione X.
BENEDETTO XIV papa 8. FRANCESCO I imperadore 3.
Furono alquanto lieti i principii dell'anno presente, perchè gli accorti monarchi fecero vedere in lontananza agli afflitti lor popoli un'iride di pace come vicina. Imperciocchè si mirò destinata Bredà in Olanda per luogo del congresso, e spediti plenipotenzarii per trattarne, e convenire delle condizioni. La gente, credula alle tante menzogne delle gazzette, si figurava già segretamente accordati Franzesi, Spagnuoli ed Inglesi nei preliminari; e a momenti aspettava la dichiarazione di un armistizio, cioè un foriere dello smaltimento delle minori difficoltà, per istabilire una piena concordia. Ma poco si stette a conoscere, che tante belle sparate di desiderar la pace ad altro non sembravano dirette che a rovesciare sulla parte contraria la colpa di volere continuata la guerra, onde presso i proprii popoli restasse giustificata la continuazion degli aggravii, e tollerati i danni procedenti dal maneggio di tante armi. Trovaronsi in effetto inciampi sul primo gradino. Cioè si misero in testa i Franzesi di non ammettere al congresso i plenipotenziarii dell'imperadore, perchè non riconosciuto tale da essi; nè della regina d'Ungheria, per non darle il titolo a lei dovuto d'imperatrice; nè del re di Sardegna, perchè non v'era guerra dichiarata contra di lui. Tuttavia non avrebbe tal pretensione impedito il progresso della pace, se veramente sincera voglia di pace fosse allignata in cuore di que' potentati; perchè avrebbero (come in fatti si pretese) potuto i ministri di Francia, Inghilterra ed Olanda comunicar tutte le proposizioni e negoziati ai ministri non intervenienti; e convenuto che si fosse dei punti massicci, ognun poscia avrebbe fatta la sua figura nelle sessioni. Ma costume è dei monarchi, i quali tuttavia si sentono bene in forze, di cercar anche la pace per isperanza di guadagnar più con essa che coll'incerto avvenimento dell'armi. Alte perciò erano le pretensioni di ciascuna delle parti, e in vece di appressarsi, parve che sempre più si allontanassero quei gran politici. Ciò che di poi cagionò maraviglia, fu il vedere che nè pure al signor di Mancanas, plenipotenziario di Spagna, fu conceduto l'accesso ai congressi, quando le apparenze portavano, che le corti di Versaglies e Madrid passassero di concerto, e fosse tornata fra loro una perfetta armonia. Veramente il cannocchiale degl'Italiani non arrivava in questi tempi a discernere le mire ed intenzioni arcane del gabinetto di Madrid. Le truppe di quella corona seguitavano a fermarsi in Aix di Provenza, senza che apparisse se le medesime si unissero mai daddovero colle franzesi, benchè si scrivesse che le spalleggiassero, allorchè, siccome diremo, obbligarono i nemici a retrocedere. Ne fu poi ordinata una non lieve riforma, e il resto andò a svernare in Linguadoca, con prendere riposo l'infante don Filippo e il duca di Modena in Mompellieri. Nel medesimo tempo si attendeva forte in Madrid al risparmio per rimettere, come si diceva, in migliore stato l'impoverito regno, annullando spezialmente le tante pensioni concedute dal re defunto; e pur dicevasi, farsi leva di nuove milizie per ispedirle in Provenza. Fluttuava del pari anche la repubblica d'Olanda fra due opposti desiderii, cioè quello di non entrare in guerra dichiarata contro la Francia, minacciante oramai i di lei confini; e l'altro di mettere una volta freno dopo tante conquiste agli ulteriori progressi di quella formidabil potenza. La conclusione intanto fu, che ognun depose per ora il pensier della pace; giacchè quei soli daddovero la chieggono che son depressi, e non si sentono più in lena per continuare la guerra.
Passarono il gennaio in Provenza gli Austriaco-Sardi, ma in cattiva osteria, combattendo più co' disagi che co' Franzesi, i quali andavano schivando le zuffe, sperando poi di rifarsi allorchè fossero giunte le numerose brigate di Fiandra. Bisognava che quell'armata aspettasse la sussistenza sua in maggior parte dal mare, venendo spedite le provvisioni per uomini, cavalli e muli da Livorno, Villafranca e Sardegna. Ma il mare è una bestia indiscreta, massimamente in tempo di verno. Però, tardando alle volte l'arrivo de' viveri, uomini e cavalli rimanevano in gravi stenti; e giorno vi fu che convenne passarlo senza pane. Tutto il commestibile costava un occhio non osando i paesani di portarne, o facendolo pagar carissimo, se ne portavano. Soffiarono talvolta sì orridi venti, che i soldati sull'alto della montagna nè pur poteano accendere o tener acceso il fuoco. Trovavansi anche non pochi di loro senza scarpe e camicie, da che s'erano perduti i magazzini di Genova. Ora tanti patimenti cagion furono che entrò nell'esercito un fiero influsso di diserzione, fuggendo chi potea alla volta di Tolone, dove speravano miglior trattamento. Tanti ne arrivarono colà, che il comandante della città non volle più ammetterli entro d'essa per saggia sua precauzione. Caddero altri infermi, e conveniva trasportarli fino a Nizza, per dar luogo ad essi negli spedali della Riviera. Per quindici dì que' cavalli e muli non videro fieno o paglia, campando massimamente con pane e biada, e questa anche scarsa alle volte. Chi spacciò che furono forzati a cibarsi delle amare foglie degli ulivi, dovette figurarsi che i cavalli fossero capre. Arrivò la buona gente fino a credere che que' cavalli per la soverchia fame mangiassero la minuta ghiaia del lido del mare, senza avvedersi che queste erano iperboli o finzioni di chi si prende giuoco della stolta credulità altrui. Quel che è certo, non pochi furono i cavalli e muli che quivi lasciarono le lor ossa, e gli altri notabilmente patirono, e parte restarono inabili al mestier della guerra. Intanto a questo gran movimento d'armi non succedea progresso alcuno di conseguenza. Ridevasi il forte di Antibo dei Croati lasciati a quel blocco, che non poteano rispondere alle cannonate, se non con gl'inutili loro fucili. Però fu spediente di trarre da Savona con licenza del re sardo quanta artiglieria grossa occorreva per battere quella Rocca; e in quel frattempo le navi inglesi la travagliarono con gran copia di bombe, le quali recarono qualche danno alla terra, senza nondimeno intimorir punto i difensori di quel forte. Giunsero finalmente i grossi cannoni, ma giunsero troppo tardi.
Imperciocchè si cominciò ad ingrossare l'esercito franzese co' corpi di gente, che dalla Fiandra pervenuti a Lione, senza dilazione andavano di mano in mano ad unirsi col campo del maresciallo duca di Bellisle. Avea questi raunate alcune migliaia di miliziotti armati; e da che si trovò rinforzato dalla maggior parte delle truppe regolate, divisò tosto la maniera di liberar la Provenza dalla straniera armata. Scarseggiava forte anch'egli di viveri e foraggi, perchè venne a militare in luoghi dove niun magazzino si trovò preparato, e difficilmente ancora non si potea preparare per mancanza di giumenti. Fiera strage anche in que' paesi avea fatto la mortalità de' buoi. Ebbe nondimeno il contento di udire che le truppe spedite di Fiandra, ancorchè stanche e malconcie, nulla più sospiravano che di essere a fronte de' nemici, e chiedevano di venire alle mani. La prima impresa ch'ei fece, fu di spedire alla sordina un distaccamento d'alquante brigate de' suoi alla volta di Castellana, dove stava di quartiere il generale austriaco conte di Neuhaus con dodici o quattordici battaglioni. Dopo gagliarda difesa toccò a questi di cedere a chi era superiore di forze, con lasciar quivi alcune centinaia di morti e prigioni, e si contò fra gli ultimi lo stesso generale ferito con buon numero d'altri uffiziali. Non gli sarebbe accaduta questa disavventura se avesse fatto più conto del parere del giovane marchese d'Ormea che si trovò a quel conflitto. Di meglio non succedette in alcuni altri luoghi agli Austriaco-Sardi: laonde il generale conte di Broun, all'avviso delle tanto cresciute forze nemiche, fatto sciogliere l'assedio di Antibo e rimbarcare l'artiglieria, si andò poi ritirando a Grasse. Quindi, fatte tutte le più savie disposizioni, sul principio di febbraio cominciò la sua cavalleria a ripassare il Varo, e fu poi seguitata dalla fanteria, senza che nel passaggio occorresse sconcerto o danno alcuno notabile, ancorchè non lasciasse qualche corpo di Franzesi d'insultarli. Penuriavano di tutto, come dissi, anche i Franzesi in quel desolato paese; e però non poterono operare di più.
Ecco dove andò a terminare la strepitosa invasione della Provenza. Assaissimi danni recò ben essa a que' poveri abitanti; ma pagarono caro gli Austriaco-Sardi il gusto dato alla corte di Londra; perchè, oltre ai non lievi patimenti ivi sofferti, fu creduto che l'esercito loro tornasse indietro sminuito almeno d'un terzo; e la lor bella cavalleria per la maggior parte si rovinò, talchè nè pel numero nè per la qualità si riconosceva più per quella che andò. Restò alla medesima anche un altro disagio, cioè di dover passare in tempo di verno e di nevi per le alte montagne di Tenda: sì, se volle venir a cercare riposo in Lombardia, dove ancora per un gran tratto di via l'accompagnò la fame a cagion della mancanza de' foraggi. Quanto ai Provenziali, non lievi furono, ma non indiscrete le contribuzioni loro imposte. La necessità di scaldarsi, di far bollire la marmitta, cagion fu che dovunque si fermarono le truppe nemiche restarono condannate tutte le case a perdere i loro tetti. Non ha per lo più quella bella costiera di montagne, che si stende dal Varo verso Marsiglia, se non ulivi, fichi e viti. Ordine andò del generale Broun che si risparmiassero, per quanto mai fosse possibile, gli ulivi, onde si ricavano olii sì preziosi, non so ben dire, se per solo motivo di generosa carità, o perchè la provincia si esibisse di fornirlo in altra maniera di legna. Ben so che, a riserva d'un mezzo miglio intorno all'accampamento di Cannes, dove tutte quelle piante andarono a terra, e di qualche altro luogo, dove non si potè di meno nella ritirata, rimasero intatti gli ulivi; e che esso conte di Broun riportò in Italia il lodevole concetto di molta moderazione, pregio che di rado si osserva in generali ed armate che giungono a danzare in paese nemico. Per questo, e in considerazione molto più del suo valore e prudenza, venne egli dipoi eletto general comandante dell'armi cesareo-regie in Italia. Quel che è da stupire, non ebbe già sì buon mercato la città e territorio di Nizza, tuttochè dominio del re di Sardegna. Quivi legna da bruciare non si truova, e v'è portata dalla Sardegna, o si provvede dalla vicina Provenza. Pel bisogno di tanta gente, che quivi o nella venuta o nel ritorno ebbe a fermarsi, si portò poco rispetto agli ulivi, cioè alla rendita maggiore di quegli abitanti: danno incredibile, considerato il corso di tanti anni che occorre per ripararlo. Prima di questi tempi trovandosi in Nizza il re di Sardegna bene ristabilito in salute, benchè le montagne di Tenda fossero assai guernite di neve, pure volle restituirsi alla sua capitale. Giunse pertanto a Torino nel dì 15 di gennaio, e somma fu la consolazione e il giubilo di que' cittadini in rivedere il loro amato e benigno sovrano.
Che breccia avesse fatto nel cuore degli Augusti austriaci regnanti la rivoluzione di Genova, sel può pensare ognuno. D'altro non si parlava in Vienna che dell'enorme tradimento dei Genovesi. Questi dichiarati spergiuri e mancatori di fede; questi ingrati, da che l'armi vittoriose dell'imperadrice regina, che avrebbero potuto occupare il governo di quella repubblica e disarmare il popolo, s'erano contentate d'una sola contribuzione di danaro, non eccessiva per sì doviziosa città. Crebbero le rabbiose dicerie, da che si conobbe che cattive conseguenze ridondarono dipoi sopra l'impresa di Provenza. Riflettendo alla grave perdita de' magazzini e di tanti bagagli dei cesarei uffiziali, ma sopra tutto all'onore dell'armi imperiali leso da quel popolo, maggiormente si esaltava la bile, e si eccitavano i pensieri e desiderii di vendetta. Poterono allora accorgersi i ministri di quella gran corte che i buoni uffizii fatti passare da chi è padre comune de' fedeli, cioè dal regnante pontefice Benedetto XIV, per ottenere la diminuzion dell'imposta contribuzione ai Genovesi, tendevano bensì al sollievo di quella nazione, ma anche alla gloria delle loro maestà, e alla maggior sicurezza de' loro interessi. E certamente se l'imperadrice regina fosse stata informata della trista situazione a cui i suoi ministri ed uffiziali con tante estorsioni ed abusi della buona fortuna aveano ridotta quella repubblica, siccome principessa d'animo grande ed inclinata alla clemenza, si può credere che avrebbe colla benignità e indulgenza prevenuto quel precipizio di cose. Ora in Vienna fra gli altri consigli dettati dallo spirito di vendetta, si appigliò la corte a quello di confiscare tutti i beni, crediti ed effetti spettanti a qualsivoglia Genovese in tutti gli Stati dell'austriaca monarchia, ascendenti a milioni e milioni. Si maravigliavano i saggi al trovare nell'editto pubblicato per questo, che vi si parlava di ribellione, di delitto di lesa maestà, e che si usavano altri termini non corrispondenti al diritto naturale e delle genti. Nei monti di Vienna, di Milano e d'altri luoghi stavano allibrate immense somme di danaro genovese, per la cui sicurezza era impegnata la sovrana e pubblica fede, anche in caso di ribellione e d'ogni altro maggiore pensato o non pensato avvenimento. Come calpestare sì chiari patti? E come condannare tanti innocenti privati, e tanti che abitavano fuori del Genovesato, e se ne erano ritirati dopo quella spezie di cattività? Il fallimento poi de' Genovesi si sarebbe tirato dietro quello di tante altre nazioni. Perchè verisimilmente dovettero essere fatti dei forti richiami, e meglio esaminato l'affare, se ne toccò con mano l'ingiustizia. Smontò dipoi la corte imperiale da questa pretenzione, e con altro editto solamente pretese che i frutti e le rendite annue degli effetti de' Genovesi pervenissero al fisco, non essendo di dovere che servissero per far guerra alla maestà sua imperiale e regale. Di grandi grida ci furono anche per questo, pretendendo la gente che si avessero a tenere in deposito; altrimenti quella corte in altri bisogni farebbe la penitenza della non mantenuta fede. Nello stesso tempo seriamente si pensò alle maniere militari da far pentire i Genovesi del loro attentato; e a questo fine s'inviarono in Italia in gran copia le reclute, e dei nuovi corpi di Croati. Giacchè il generale Broun sinceramente scrisse alla corte, quanto difficil impresa sarebbe l'assedio di Genova, in vece sua fu eletto il generale conte di Schulemburg. Spedito intanto dai Genovesi ad essa corte imperiale il padre Visetti gesuita, siccome ben informato dei passati avvenimenti, par addurre le discolpe del loro governo, non solo non fu ammesso, ma venne anche obbligato a tornarsene frettolosamente in Italia. Durante tuttavia il verno, non volle l'esercito austriaco marcire nell'ozio. Esso ripigliò la Bocchetta con isloggiarne i Genovesi. La dimora in quel luogo spelato e freddo costò agli Austriaci gran perdita di gente. Rallentato poi che fu il verno, calarono varie partite di Croati al basso verso Genova per bottinare ed inquietare gli abitanti del paese. Contaronsi allora alcune crudeltà di quella gente che facevano orrore. Ne restò così irritato il popolo di Genova, che fece sapere ai comandanti cesarei, che se non mutavano registro, andrebbono a tagliare a pezzi tutti gli uffiziali di lor nazione prigionieri.
Sì a Versaglies che a Madrid aveano portate i Genovesi le loro più vive istanze e preghiere per ottener soccorsi nel gravissimo loro bisogno. L'obbligo della coscienza e dell'onore esigeva dalle due corone un'emenda d'avere sì precipitosamente abbandonata al voler dei nemici quella repubblica. Perorava ancora l'interesse, affinchè sì potente città non cadesse in mano dell'austriaca potenza; e molto più avea forza presso de' Franzesi il debito della gratitudine, non potendo essi non riconoscere dall'animosa risoluzion de' Genovesi l'esenzion delle catene che s'erano preparate alla Provenza. Però amendue le corti, e massimamente quella di Francia, promisero protezione e soccorso; ordini anche andarono per la spedizione di un convoglio di truppe e munizioni all'afflitta e minacciata città. Precorse intanto colà il lieto avviso, e la sicurezza dell'impegno preso dalle due corone in suo favore: nuova che sparse l'allegrezza in tutto quel popolo, e raddoppiò il coraggio in cuore di ognuno. Allora fu che il governo nobile cominciò pubblicamente ad intendersi ed affrattellarsi col popolare, per procedere tutti di buon concerto alla difesa della patria. Erasi già, all'arrivo del generale Sculemburgo, messa in moto parte delle soldatesche austriache, cioè Croati, Panduri e Varasdini, con riuscir loro di occupare varii siti non solamente nelle alture delle montagne, ma anche nel basso verso Bagnasco, Campo-Morone e Pietra-Lavezzara, con iscacciare da alcuni postamenti i Genovesi, e con esserne anche essi vicendevolmente ricacciati. Non potè questo succedere, spezialmente nel dì 16 di febbraio, senza spargimento di sangue. Si diedero all'incontro i Genovesi ad accrescere maggiormente le fortificazioni esteriori della loro città; a disporre le artiglierie per tutti gli occorrenti siti; a ridurre in moneta le argenterie contribuite ora più di buon cuore da' cittadini, che ne' giorni addietro. Ottennero in oltre da lì a qualche tempo licenza da Roma di potersi valere di quelle delle chiese, con obbligo di restituirne il valore nel termine di alquanti anni, e di pagarne intanto il frutto annuo in ragione del due per cento. Furono poscia dalla corte del re Cristianissimo spediti a poco a poco a quella repubblica un milione e ducento mila franchi; ed in oltre fatto ad essa un assegno di ducentocinquanta mila per mese: danaro che fu poi puntualmente pagato. Non si sa che dal cielo di Spagna scendesse sui Genovesi alcuna di queste rugiade. Succedette intanto l'arrivo di alquanti ingegneri e cannonieri franzesi; e nella stessa città si andarono formando assaissime compagnie urbane, ben vestite all'uniforme e ben armate, parte composte di nobili cadetti, parte di mercatanti e persone del secondo ordine, e molte più delle varie arti di quella città, animandosi ciascuno a difendere la patria, e gridando: O morte, o libertà. Cotal fidanza nella protezione della Vergine santissima era entrata in cuore di ognuno, che si tenevano oramai per invincibili, attribuendo a miracolo ogni buon successo de' piccioli conflitti che di mano in mano andavano succedendo contra degli Austriaci, o cacciati, o uccisi, o fatti prigioni.
Ad accrescere il comune coraggio serviva non poco l'accennato promesso soccorso delle due corone, e il sapersi che erano già imbarcati sei mila fanti in Marsilia e Tolone in più di sessanta barche e tartane, oltre ad altre vele che conducevano provvisioni da bocca e da guerra, altro non bramando da esse, se non che si abbonacciasse il mare, e desse loro le ali un vento favorevole. Venuto oramai il tempo propizio, circa la metà di marzo fecero vela. Rondava per quei mari il vice ammiraglio Medley con più vascelli e fregate inglesi, aspettando con divozione i movimenti di quel convoglio, per farne la caccia. E in fatti, per quanto potè, la fece. Fioccarono più del solito le bugie intorno all'esito di quella spedizione. All'udir gli uni, buona parte di que' legni e truppe gallispane era rimasta preda degl'Inglesi; disperso il restante, parte avea fatto ritorno a Tolone, parte si era rifugiato in Corsica e a Monaco. Sostenevano gli altri che una fortuna di mare avea sparpagliati tutti que' navigli; e ciò non ostante, non esservi stato neppure uno d'essi che non giugnesse a salvamento, approdando chi a Porto-Fino, chi alla Spezia e Sestri di Levante, e chi a dirittura a Genova stessa, dove certamente pervenne la Flora, nave da guerra franzese, la quale sbarcò il signor di Mauriach, comandante di quelle milizie, e buon numero di uffiziali, granatieri e cannonieri. Ventilate da' saggi non parziali tanto alterate notizie, fu conchiuso che circa quattro mila Gallispani per più vie arrivassero a Genova; più di mille cadessero in man degli Inglesi; e qualche bastimento si ricoverasse in Monaco, dove fu poi bloccato da essi Inglesi, ma senza frutto. Con immenso giubilo venne accolto da' Genovesi questo soccorso, spezialmente perchè caparra d'altri maggiori; e in fatti si intese che altro convoglio s'allestiva in Tolone e Marsilia, parimente destinato in loro aiuto. Ma neppure dall'altro canto perdonavano a diligenza alcuna gli Austriaci, con preparar magazzini, artiglierie grosse e minori, mortai da bombe, ed altri attrezzi e munizioni da guerra, più che mai facendo conoscere di voler dare un esemplare gastigo, se veniva lor fatto, alla stessa città di Genova. Giacchè sì sovente nelle armate austriache il valore non è accompagnato da tutti que' mezzi de' quali abbisogna il mestier della guerra: il che poi rende indisciplinate e di ordinario troppo pesanti le loro milizie ovunque alloggiano: alcune città del cotanto smunto Stato di Milano (giacchè mancava d'attiraglio quell'esercito) furono costrette a provvedere cinquecento carrette, con quattro cavalli e un uomo per ciascuna, per condurre le provvisioni al destinato campo. Le braccia di migliaia di poveri villani vennero anch'esse impiegate a rendere carreggiabili le strade della montagna, affin di condurre per esse le artiglierie. Con tutto questo apparato nondimeno non poche erano le savie persone credenti che non si potesse o volesse tentar quell'impresa, come molto pericolosa, per varii riguardi che non importa riferire. Ed avendo veduto che dopo un gran consiglio de' primarii uffiziali fu spedito a Vienna il general Coloredo, molti si avvisarono che altra mira non avessero i suoi passi che di rappresentare le gravi difficoltà che s'incontrerebbono, e il rischio di sacrificare ivi al per altro giusto sdegno non meno l'armata, che la riputazione dell'augusta imperatrice regina. S'ingannarono, e poco stettero ad avvedersi del falso loro supposto.
All'incontro in Genova si teneva per inevitabile la visita, e colla visita ogni maggiore asprezza de' Tedeschi. Questo imminente rischio intanto fu un'efficace predica perchè quella popolata città divenisse un'altra Ninive, sì per placare l'ira del cielo, come per implorare l'aiuto del Dio degli eserciti in sì scabrosa contingenza. Cessò pertanto il vizio; purgò ciascuno le sue coscienze colla penitenza, ed altro ivi non si vedevano che divote processioni ai santuari. Più ancora delle missioni de' religiosi possono aver forza le missioni dell'irreligiosa gente armata, per convertire i popoli a Dio. Venuto che fu il dì 10 di aprile, il generale conte di Schulemburg (già scelto per capo e direttore di quell'impresa), dopo aver visitato i siti e le strade, mise in marcia l'esercito austriaco, il quale fu figurato ascendente a venti in ventidue mila fanti; giacchè la cavalleria in quelle sterili montagne non potea concorrere alle fatiche e all'onore dell'ideato conquisto. Sui primi passi corse rischio della vita il generale suddetto, perchè, mancati i piedi al cavallo, gli rotolò addosso con tal percossa, che sputò sangue, e per alquanti giorni si dubitò, se non di sua vita, almeno d'inabilità a continuare in quel comando. Gli antichi superstiziosi romani avrebbono preso ciò per un cattivo augurio. Calò quell'armata, superati alquanti ridotti, a Langasco, ponte Decimo ed altri siti; e fatti alcuni prigioni, s'impossessò di varii posti in distanza ove di cinque, ove di quattro miglia dalla città, ma senza stendersi punto alla parte del Bisagno, dove sembrano più facili le offese d'essa città. Il quartier generale fu posto alla Torrazza. Non è improbabile che il consiglio militare austriaco avesse risoluta quella spedizione in tempo massimamente che la barriera delle nevi delle Alpi gli assicurava per ora da' tentativi de' Gallispani in Lombardia, stante la speranza di poter almeno ridurre quella repubblica a qualche onesto aggiustamento, onde risarcito restasse l'onore dell'armi dell'augusta regina, con animo di slargar la mano occorrendo ad ogni possibil sorta d'indulgenza. Fu infatti spedito nel dì 15 d'aprile a quel governo un uffiziale, che in voce e in iscritto gli fece intendere, come l'esercito regio-cesareo era pervenuto in quelle vicinanze per farsi ragione de' delitti e della fede violata dai medesimi Genovesi, con tanti danni inferiti alle persone e sostanze dell'esercito dell'imperatrice regina. Che erano anche in tempo di ravvedersi, e di ricorrere pentiti del loro errore alla clemenza di sua maestà, nel cui cuore più possanza avea il desiderio di far grazie che di dispensar gastighi. E di questa clemenza e de' sentimenti cristiani d'essa imperatrice regina, a cui troppo dispiacerebbe la rovina d'una delle più belle e floride città d'Italia, si faceva un pomposo elogio. Ma che? se indugiassero a pentirsi ed umiliarsi, si procederebbe, da che fossero giunte le artiglierie, con ogni maggior rigore contro la loro città, persone, case e campagne, colla giunta di altre più strepitose minaccie di ferro, fuoco e rovine: le quali come s'accomodassero con quella gran clemenza e sentimenti cristiani che giustamente si attribuivano alla maestà sua, non arrivarono alcuni a comprenderlo. La risposta della repubblica, conceputa con termini della maggior venerazione verso l'augusta imperatrice regina, portava, che non ad essi s'avea da imputare la necessità in cui si era trovato il popolo, secondo il gius naturale e delle genti, di prendere l'armi per sua difesa, e non per offesa, da che ad altro non pensavano gli austriaci ministri, se non a ridurlo nell'estrema povertà e schiavitù, senza neppure che i richiami loro pervenissero alla regina, il solo conoscimento della cui clemenza avea indotto il governo a volontariamente aprir le porte all'armi sue. Che pertanto, non riconoscendo in sè delitto, nè motivo di chiedere perdono, speravano che la somma rettitudine della maestà sua troverebbe il loro contegno degno di compatimento, e non di risentimento; e che, altrimenti avvenendo, essi attenderebbono a difendere quella libertà in cui Dio gli avea fatti nascere, pronti a dar le lor vite più tosto che cedere a chi la volesse opprimere.
Non vi fu bisogno di microscopio per iscoprir le ragioni onde furono mossi i Genovesi a sì fatta risposta. Aveano contratto nuovi legami ed impegni colle corone di Francia e Spagna; senza loro consenso non poteano onoratamente venire a trattati contrarii. Perduta la protezion di quelle corti, chi più avrebbe sostenuti i loro interessi in un congresso di pace? Venendo ora ad un accomodamento, nulla si sarebbe parlato di Savona e Finale, con privarsi intanto i Genovesi anche della speranza di ricuperarle colle armi, qualora gli Austriaci fossero ricacciati in Lombardia dai Gallispani. La fortezza poi della città, l'ardore e la concordia del popolo alla difesa, e le promesse delle due corone per una valida assistenza, bastavano bene ad infondere coraggio in chi naturalmente non ne manca. Quando anche peggiorassero gli affari, sempre tempo vi resterebbe per una capitolazione. Rinnovò intanto quel popolo il giuramento di spendere roba e vita per mantenere la propria libertà, sempre fidandosi nell'intercessione della Vergine santissima e nella protezione di Dio. Queste riflessioni nondimeno sufficienti non furono perchè molte famiglie nobili e cittadinesche non si andassero ritirando da Genova nei mesi precedenti, e molto più all'avvicinamento di questo temporale, con ricoverarsi chi a Massa, chi a Lucca, e chi in altre sicure e quiete contrade. Ma spezialmente dissero addio alla loro città i benestanti di Sarzana. Imperocchè libera bensì restava a' Genovesi tutta la riviera di Levante, onde potessero ricavar viveri ed altri naturali, essendo esposta sempre a pericoli la via del mare per cagion delle navi inglesi, intente a far delle prede: ma presero gli Austriaci la risoluzione di spogliargli anche di quel sussidio, con inviare colà due corpi di gente, l'uno per le montagne di Parma, e l'altro per quelle del Reggiano; e tanto più, perchè Genova avea da pensare a sè stessa, nè forze le rimanevano per difendere quella riviera. Conosciuto poscia che per le strade di Pontremoli e delle Cento-Croci si andava ad urtare nelle montagne genovesi, dove i popoli erano tutti in armi, giudicarono meglio di tener solamente la via de' monti reggiani. Fu il generale Voghtern che condusse più di due mila Panduri, e circa cinquecento Usseri a quella volta; ma gli convenne far alto su quel di Massa di Carrara, perchè neppur da quelle parti non mancavano ostacoli, ed egli s'era avviato colà senza cannoni, e, per così dire, col solo bordone. Da Sarzana erano partiti col loro meglio i cittadini più agiati; e all'incontro i contadini aveano in essa città asportati i lor mobili. Fece a questi sapere il comandante genovese della picciola fortezza di Sarzanello, che quando non si appigliassero al partito di difendersi, rovescierebbe loro addosso colle sue artiglierie la città. Giacchè di tanto in tanto andavano arrivando a Genova con varie imbarcazioni franzesi e spagnuole de' nuovi soccorsi, non trascurò quel governo di accudire anche alla difesa d'essa Sarzana. Colà spedito un corpo di truppe regolate, e un numero molto maggiore di paesani armati, rimasero talmente sconcertati i disegni del suddetto generale Voghtern, che, a riserva d'un palazzo e di poche case saccheggiate sul Sarzanese, niun'altra impresa osò di tentare. Stavasene egli a Lavenza ritirato senza artiglierie, e facendo crocette per mancanza di viveri: laonde prese la savia risoluzione verso la metà di maggio di ritornarsene in Lombardia, con passare pel Lucchese e per Castelnuovo di Garfagnana. Molta fu la moderazione sua in quel viaggio; ma imparò che, per far de' buoni digiuni tanto di pane che di foraggi, altro non vi vuole che condur truppe e cavalli per delle montagne senza alcun precedente preparamento.
Eransi l'armi austriache impadronite dei due monti, cioè di Creto e del Diamante, da dove con alquanti cannoni e qualche mortaio infestavano i Genovesi, i quali s'erano ben fortificati e trincierati con buona copia di artiglierie nel monte chiamato dei due Fratelli: monte che fu la salute della loro città. Aveano ben essi Austriaci con immense fatiche dei poveri paesani fatte spianar le strade verso la Bocchetta, e per la valle di Scrivia, con disegno di condurre per colà le grosse artiglierie e i mortai, tratti da Alessandria e da altre piazze. Il primo grosso cannone che passò la Bocchetta, trovando le strade inferiori tutte guaste dai Genovesi, rotolò giù per un precipizio. Non aveano muli, non varii attrezzi atti a superar le difficoltà dei siti montuosi. Tuttavia ne trassero alquanti, mercè de' quali con bombe e grosse granate infestavano, per quanto poteano, i postamenti contrarii, dai quali erano corrisposti con eguale, anzi con più fiera tempesta. Incredibil fu l'allegrezza e consolazione recata nel dì 30 di aprile ai Genovesi dall'arrivo in quella città del duca di Bouflers, spedito dal re Cristianissimo, per quivi assumere il comando delle sue truppe, parte venute, e parte preparate a venire in loro soccorso. Era cavaliere non men cospicuo pel valore, che per la prudenza, affabilità e cortesia. Un eloquente e ben ornato discorso da lui fatto al doge e ai collegati per esaltare il coraggio delle passate e presenti loro risoluzioni, e per assicurarli della più valida protezione del suo monarca, toccò il cuore a tutto quel maestoso consesso. Conoscendo poscia gli Austriaci che più gente occorreva per tentare d'accostarsi alla città di Genova in sito da poterla molestare con bombe ed altre offese, stante l'immenso giro delle mura nuove, che da lungi la difendono, e per cagione de' posti avanzati che maggiormente ne difficultano l'accesso: tanto si adoperarono, che ottennero dal re di Sardegna un rinforzo di circa cinque o sei mila fanti. Non si aspetti il lettore ch'io entri a riferire le tante azioni di offesa e difesa succedute in quel rinomato assedio. Son riserbate queste a qualche diffusa storia, che senza dubbio sarà composta ed uscirà alla luce. Solamente dirò che gli sforzi de' Tedeschi furono dalla parte della Polcevera, senza poter nondimeno penetrare giammai in San Pier d'Arena, ben presidiato e difeso dai Gallispani. Contuttociò si inoltrarono essi cotanto verso il basso, che pervennero all'Incoronata, a Sestri di Piemonte e a Voltri, formando a forza di mine e braccia una strada sino al mare. Non poche furono le crudeltà commesse in tale occasione. Non solamente dato fu il sacco a quelle terre (siccome dipoi anche alla Masone), ma eziandio rimase uccisa qualche donna e fanciullo, e niuna esenzione provarono i sacri templi. Fecero poi credere che gl'Inglesi accorsi per mare a quella festa fossero stati gli assassini d'esse chiese; ma si sa che gli stessi Austriaci portarono a Piacenza calici e pissidi, e fin gli usciuoli dei tabernacoli, per venderli. Niun si trovò che volesse comperarne. Il colonnello Franchini fra gli altri prese spasso in far eunucar un giovane laico cappuccino, e mandollo con irrisioni a Genova. Restò in vita e guarì il povero religioso; ma non già il barbaro Franchini, il quale da lì a tre giorni, colto da un'archibugiata, fu chiamato al tribunale di Dio. Era colui Fiorentino e disertore dei Genovesi.
Dopo avere i Franzesi ricuperate con gran tempo e fatiche l'isole di Santo Onorato e di Santa Margherita, finalmente il cavalier di Bellisle nella notte del dì 2 venendo il dì 3 di giugno, con quarantatrè battaglioni passato il Varo, sorprese in Nizza, oltre a molti soldati, alcuni uffiziali tedeschi e piemontesi. Trattò cortesemente gli ultimi con dichiararli bensì prigionieri di guerra, ma con rilasciar loro gli equipaggi. Non così indulgente si mostrò agli Austriaci, perchè informato delle barbarie da essi usate contra de' Genovesi. Continuarono intanto le bellicose azioni sotto Genova, e pochi giorni passarono senza qualche scaramuccia o tentativo degli assedianti e degli assediati. Spezialmente merita d'aver qui luogo l'operato dagli Austriaci nella notte precedente il giorno della Pentecoste, allorchè, come dissi, vollero aprirsi una strada al mare. Col benefizio d'una pioggia arrivarono essi al convento della Misericordia dei padri riformati sopra la costa di Rivaruolo, distante da Genova quattro buone miglia. Quivi trovati solamente sessanta uomini di milizie del paese, quando ve ne dovevano essere quattrocento, con facilità se ne impadronirono. Pervenuta tal notizia sul far del giorno in Genova, furono immediatamente chiuse le porte, affinchè niuno potesse portare al nimico la notizia di quanto s'era per operare, come altre volte era avvenuto. Fece dunque nel dì 21 di maggio il duca di Bouflers fare una sortita di più corpi di truppe, parte regolate e parte paesane, destinate a sloggiare dal convento suddetto gli Austriaci. Gran fuoco vi fu, e già questi cedevano, quando sopraggiunti in aiuto secento granatieri piemontesi, costrinsero alla ritirata i Gallo-Liguri, i quali poi non negarono di aver perduto trecento venticinque soldati, oltre al signor de la Faye, rinomato ingegnere franzese, e un capitano di granatieri. Restò anche prigione dei Piemontesi il signor Francesco Grimaldi colonnello, che, ingannato dalle loro coccarde, disavvedutamente si trovò in mezzo d'essi. Fecero i Genovesi ascendere circa ad ottocento la perdita degli Austriaci fra morti, feriti e prigioni; ma io non mi fo mallevadore di questo. Tentarono anche gl'Inglesi di far provare a Genova gli effetti della loro nemistà con mettersi a scagliar bombe dalla parte del mare. Ma queste non giugnevano mai a terra, perchè troppo lungi erano tenute le palandre dalla grossa artiglieria disposta sul molo e sul porto: laonde molto non durò quella scena. Le nuove intanto provenienti da quella città parlavano di tante centinaia o migliaia di Gallispani colà o nella riviera di Levante di mano in mano arrivati, che avrebbero formato un possente esercito, capace di sconcertar tutte le misure de' Tedeschi. Ma questi furono desiderii, e non fatti. Con tutti nondimeno i loro sforzi, non poterono mai gli assedianti piantare alcun cannone o mortaio che molestasse la città, nè occupare pur uno d'essi posti avanzati, muniti dai Genovesi, come il monte dei due Fratelli, Sperone, Granarolo, Monte Moro, Tenaglia, la Concezione, San Benigno, oltre a Belvedere, e alla lunghissima e forte trincea che da questo ultimo monte si stendeva sino al mare, e inchiudeva Conigliano con profondo fosso pieno d'acqua. Unanime e ben fornito di coraggio era tutto il popolo della città per difenderla. Le compagnie de' cadetti nobili, de' mercatanti e delle varie arti col loro uniforme, anche sfarzoso, e fin le persone religiose per comando del governo accorrevano per far le guardie, massimamente al monistero e luoghi dove si custodivano i tanti uffiziali e soldati prigioni. Di questi ultimi non pochi presero partito, e insieme coi disertori tedeschi, i quali andavano sopravvenendo, furono spediti a Napoli. Al pari anche delle milizie regolate fecero di grandi prodezze in assaissimi luoghi i paesani genovesi.
S'avvide in fine il generale Schulemburg che maniera non restava di poter prevalere contro la città dalla parte della Polcevera; e però tenuto consiglio, fu da tutti conchiuso di volgere le lor forze alla parte del Levante, cioè alla valle del Bisagno: sito, dove minori sono le fortificazioni, e più facile potrebbe riuscire di offendere la città. Pertanto nella notte e mattina del dì 13 di giugno, dopo avere ordinati alcuni falsi assalti dalla parte della Polcevera, e superati con perdita di poca gente varii trincieramenti, improvvisamente calarono gli Austriaci con bell'ordine a quella volta, e venne lor fatto d'impadronirsi di varii posti, lontani nondimeno circa quattro miglia da Genova, arrivando sino alla spiaggia di Sturla e del mare, essendosi ritirati i Genovesi, con cedere alla superiorità delle forze nemiche. Tentarono essi di penetrare nel colle della Madonna del Monte e ne furono rispinti con loro danno, siccome ancora dal colle d'Albaro, dove stavano ben trincierati i Gallo-Liguri. In questi medesimi giorni i Gallispani, dopo avere in addietro con poca fatica obbligato alla resa il forte di Monte-Albano, ed impreso l'assedio del castello di Villafranca, anche di questo si renderono padroni, con aver fatti prigionieri alquanti battaglioni piemontesi. Passarono dipoi verso Ventimiglia, dove si trovava il generale Leutron con venticinque battaglioni, per contrastar loro il passo; ma accortosi questi che i nemici prendevano la via per la montagna di Saorgio, a fine di tagliargli la ritirata, prevenne il loro disegno, con lasciar solamente trecento uomini nel castello di quella città. Fece poscia quel tenue presidio sì bella difesa, che solamente nel dì 2 di luglio dopo essere stato rovinato tutto esso castello dalle cannonate e bombe, si rendè a discrezione prigioniere de' vincitori. Avendo preveduto per tempo il duca di Bouflers il disegno degli Austriaci di passare in Bisagno, s'era portato con varii suoi ingegneri alla visita di quel sito; e trovato che il monte detto di Fasce era a proposito per impedire il maggiore avvicinamento dei nemici, avea ordinato che mille e cinquecento lavoratori vi alzassero de' buoni trincieramenti, e che vi si piantasse una batteria di cannoni, destinando alla guardia di posto di tanta importanza il valore di settecento Spagnuoli. Da che furono postati in Bisagno gli Austriaco-Sardi, seguirono varie sanguinose azioni, dal racconto delle quali mi dispenserò, non essendo mio istituto di farne il diario, bastandomi di dire che dall'incessante fuoco de' Genovesi furono obbligati i nemici a rilasciare alcuno degli occupati posti, e a retrocedere, allorchè tentarono di occuparne degli altri. Mandò anche ordine il duca di Bouflers che un buon corpo di Franzesi e Spagnuoli pervenuti dalla Corsica alla Spezia, unito con secento paesani, si tenesse in vicinanza di Sturla, per impedire a' nemici lo stendersi ai danni della riviera di Levante.
Le speranze intanto dell'armata austriaca erano riposte nell'arrivo di grosse artiglierie e mortai, parte de' quali già stava preparata in Sestri di ponente, condotta da Alessandria, e un'altra dovea venire da Savona. Non mancarono i vascelli inglesi di accorrere colà per farne il trasporto; ma allorchè vollero sbarcare que' bronzi a Sturla, accorsero due galere genovesi, che spingendo avanti un pontone, dove erano alquante colubrine, talmente molestarono que' vascelli, che lor convenne ritirarsi in alto, e desistere per allora dallo sbarco. Seguì poi nella notte fra il dì 24 e 25 di giugno una calda azione. Perciocchè, calato con grosso corpo di truppe dal monte delle Fasce il signor Paris Pinelli, per isloggiar da quelle falde gli Austriaci che si erano postati in due siti, gli riuscì bensì di rovesciar que' picchetti; ma, accorso un potente rinforzo di Tedeschi, fu obbligata la sua gente a retrocedere. Essendo restata a lui preclusa la ritirata, dimandò quartiere; ma que' barbari inumanamente gli troncarono il capo. Era egli cavaliere di Malta, e da Malta appunto era venuto apposta per assistere alla difesa della patria. Portata questa nuova al generale Pinelli suo fratello, che stava alla Scofferra, talmente si lasciò trasportare dall'eccesso del dolore e della rabbia, che con una maggior crudeltà volle compensar l'altra, levando di vita due bassi uffiziali tedeschi, dimoranti prigioni presso di lui. Il corpo dell'ucciso giovane richiesto agli Austriaci, e portato a Genova, co' maggiori militari onori fu condotto alla sepoltura. Altro, come dissi, non restava all'armata austriaca, che di ricevere un buon treno d'artiglierie, mortai e bombe, lusingandosi che, con alzar buone batterie, si potrebbero avanzar più oltre, e giugnere almeno a fulminar parte della città con una tempesta di bombe: il che se mai fosse avvenuto, parea non improbabile che i Genovesi avessero potuto accudire a qualche trattato. Ma queste erano lusinghe, trovandosi le loro armi tre o quattro miglia lontane da Genova, e con più siti avanzati che coprivano la città, e guerniti di difensori che non conoscevano paura. Vennero infatti, nonostante l'opposizion de' Genovesi, cannoni e mortai; furono sbarcati; si alzarono batterie: con che allora gli assedianti si tennero in pugno la conquista di Genova. Anzi è da avvertire, che portata da un uffiziale a Vienna la nuova della discesa in Bisagno, ossia che quell'uffiziale spalancasse la bocca, oppure che a dismisura si amplificassero le conseguenze di tale azione, senza saper bene la positura di quegli affari; certo è che nella corte imperiale sì fattamente prevalse la speranza di quel grande acquisto, che di giorno in giorno si aspettava l'arrivo de' corrieri apportatori di sì dolce nuova, e si giunse fino a spedir fuori per qualche miglio i lacchè, acciocchè, sentito il suono delle liete cornette, frettolosamente ne riportassero l'avviso alle cesaree loro maestà. Non tardarono molto a disingannarsi.
Un giuoco, che non si sapeva intendere in questi tempi, era il contegno dei Franzesi, e molto più degli Spagnuoli, fra i quali compariva una concordia che insieme potea dirsi discordia. Erano venuti a Mentone l'infante don Filippo e il duca di Modena. Ognun si credea, e per fermo lo tenevano i Genovesi, che quel corpo di Gallispani, lasciando bloccato il castello di Ventimiglia, proseguirebbe alla volta di Savona, anzi si faceva, ma senza fondamento, già pervenuto ad Oneglia: quando all'improvviso fu veduto retrocedere al Varo. Chi dicea, per unirsi col corpo maggiore dell'armata, comandata dal maresciallo di Bellisle e dal marchese de las Minas; e chi per prendere la via dei monti di Tenda, e passar nella valle di Demont, allorchè il nerbo maggiore degli altri Gallispani fosse penetrato colà. Certo è che da un turbine erano minacciati gli Stati del re di Sardegna; perchè, congiunte che fossero l'armi franzesi e spagnuole, trovavansi superiori di molto quelle forze alle sue. Il perchè sul fine di giugno, o principio di luglio, fu spedito il giovane marchese d'Ormea al generale Sculemburg, per rappresentargli l'urgente bisogno che avea il re di richiamar le sue truppe dall'assedio di Genova, per valersene alla propria difesa. Gran dire fu nell'armata austriaca per questa novità, parendo a quegli uffiziali che fosse tolta loro di bocca la conquista di quella città: cotanto s'erano isperanziti per la venuta delle bombe e de' mortai. Sparlarono però non poco del re di Sardegna, quasi che fra lui e i Franzesi passassero intelligenze, quando chiarissimo era il motivo di rivoler quelle milizie. Trovavasi l'esercito austriaco assai estenuato tanto per le morti della gente perita nelle moltissime passate baruffe, quanto per la disertata, e per l'altra mancata di malattie e di stenti. Perciocchè, nulla trovando essi fra quegli sterili dirupi, tutto conveniva far passare colà dalla Lombardia pel vitto, per le munizioni da guerra e foraggi. E tali trasporti non di rado con varii impedimenti e dilazioni a cagion de' tempi, delle strade difficoltose e del rompersi le carrette, che interrompevano il corso delle susseguenti, di maniera che giorno vi fu in cui si penò ad aver la pagnotta. Gran parte ancora delle tante carrette a quattro cavalli, provvedute dallo Stato di Milano, andò a male.
A tale stato ridotte le cose, e sminuite le forze per la richiesta retrocession de' Piemontesi, conobbe il conte di Sculemburg generale austriaco la necessità di levare il campo; e tanto più, perchè andavano di tanto in tanto giugnendo per mare a Genova nuove truppe di Francia, ed alcune di Spagna. Pertanto colla maggior saviezza possibile nel dì 2 di luglio, giorno della Visitazione della Vergine santissima, cominciò egli a spedire in Lombardia gli equipaggi, attrezzi militari, malati e vivandieri. Rimbarcarono gl'Inglesi le artiglierie; parte dei Piemontesi s'inviò verso Sestri di ponente per passare in barche alla volta di Savona. Siccome questi movimenti non si poteano occultare, così cagion furono di voce sparsa per l'Italia, che gli Austriaci nel dì 4 del suddetto mese di luglio avessero sciolto l'assedio di Genova. La verità si è, che essi solamente nella notte scura precedente al dì 6 marciarono alla sordina verso le alture dei monti, e sospirando si ridussero in Lombardia, prendendo poi riposo a Gavi, Novi ed altri siti, ancorchè più giorni passassero prima che avessero abbandonati tutti i dianzi occupati posti. Non vi fu chi gl'inseguisse o molestasse, perchè bastava ai Genovesi per un'insigne vittoria l'allontanamento di sì fieri nemici, con restar essi padroni del campo. S'aggiunse in oltre un fastidioso accidente, che arenò qualunque risoluzione che si potesse o volesse prendere da loro in quell'emergente. Pochi dì prima era caduto infermo il duca di Bouflers. Fu creduta sul principio dai medici scarlattina la sua febbre, ma venne poi scoprendosi che era vaiuolo, e di sì perniciosa qualità, che nel dì 3 di luglio il fece passare all'altra vita. Non si può esprimere il cordoglio che provarono per colpo sì funesto i Genovesi: tanta era la stima e l'amore ch'essi aveano conceputo per così degno cavaliere, stante la gloriosa forma del suo contegno, e il mirabil suo zelo per la lor difesa e salute. Il piansero come fosse mancato un loro padre, e con sontuose esequie diedero l'ultimo addio al suo corpo, ma non già alla memoria di lui.
Ora, trovandosi il popolo di Genova liberato da quella furiosa tempesta, chi può dire quai risalti d'allegrezza fossero i suoi? Erano ben giusti. Le lettere procedenti di là in addietro portavano sempre che nulla mancava loro di provvisioni da vivere. Vennesi poi scoprendo, che dopo la calata de' nemici in Bisagno erano stranamente cresciute le loro angustie, giacchè per terra nulla più riceveano, e gravi difficoltà s'incontravano a ricavarne per mare, a cagion de' vascelli inglesi sempre in aguato per far loro del male; e la città si trovava colma di gente, essendosi colà rifugiate migliaia di contadini, spogliati tutti d'ogni loro avere. Parimente si seppe essere costata di molto la lor difesa per tante azioni, dove aveano sacrificate le lor vite assaissimi Gallispani e nazionali. Ma in fine tutto fu bene speso. Era risonato, maggiormente risonò per tutta l'Italia, anzi per tutta l'Europa, il nome de' Genovesi, per aver sì gloriosamente e con tanto valore ricuperata e sostenuta la loro libertà. Uscì poscia chi volle de' nobili e del popolo, per visitare i siti già occupati dai nemici. Trovarono dappertutto, cioè in un circondario di moltissime miglia, un lacrimevole teatro di miserie ed un orrido deserto. Le tante migliaia di case, palazzi e giardini per sì gran tratto ne' contorni, già nobile ornamento di quella magnifica città, spiravano ora solamente orrore, perchè alcuni incendiati, e gli altri disfatti; le chiese e i monisteri profanati e spogliati di tutti i sacri vasi e arredi. Per non far inorridire i lettori, mi astengo io dal riferire le varie maniere di barbarie praticate in tal congiuntura dai bestiali Croati contro uomini, donne, fanciulli, preti e frati: il che fu cagione che anche i paesani genovesi talvolta infierissero contra di loro. Seguirono senza dubbio tante crudeltà contro il volere della clementissima imperadrice; ma non è già onore dell'inclinata nazione germanica l'essersi in questa occasione dimenticata cotanto d'essere seguace di Cristo Signor nostro. Niun movimento, siccome dissi, fecero per molti giorni i Franzesi e Genovesi contra de' Tedeschi, a riserva d'un'irruzione fatta da alcune centinaia di que' montanari ne' feudi imperiali del conte Girolamo Fieschi in vale di Scrivia, dove diedero il sacco, e poscia il fuoco a quelle castella e case. Ma saputasi questa enorme ostilità in Genova, condannò quel governo come masnadieri e ladri coloro che senza autorità aveano tanto osato contra feudi dell'imperio: laonde cessò da lì innanzi tale insolenza.
Aveano in questo mentre adunate i Franzesi di molte forze in Delfinato e Provenza, ma senza che s'intendessero i misteri degli Spagnuoli; i quali tuttochè stessero in quelle parti, pure niuna voglia mostravano di concorrere nei disegni degli altri. Erasi il grosso delle milizie del re di Sardegna accampato parte a Pinerolo e parte a Cuneo, e in altri luoghi della valle di Demont, con esser anche accorse colà in aiuto suo non poche truppe austriache: giacchè quest'ultimo si giudicava il sito più pericoloso ed esposto alla calata de' Franzesi, restando per altro incerto a qual parte tendessero i loro tentativi, e il tanto loro andare qua e là rodando per quelle parti. Non lasciò esso re di guernire di gente anche gli altri passi dell'Alpi, per li quali si potessero temere i loro insulti. Uno fra gli altri fu quello di Colle dell'Assietta fra Exiles e le Fenestrelle: posto considerabile, perchè, superato esso, si passava a dirittura verso di Pinerolo e Torino. E questo appunto venne scelto dal cavalier di Bellisle, fratello del maresciallo, e luogotenente generale nell'armata di Francia, per superarlo, giudicando assai facile l'impresa per le notizie avute che alla guardia di que' trincieramenti non istessero se non otto battaglioni piemontesi fra truppe regolate e Valdesi. Dicono ch'egli avesse circa quaranta battaglioni, parte de' quali fu spedita a prendere varii siti all'intorno, affinchè, se il colpo veniva fatto, niuno de' Piemontesi potesse colla fuga salvarsi. Stava all'erta il conte di Bricherasco, tenente generale del re di Sardegna, deputato alla custodia di quell'importante passo, e a tempo gli arrivò un rinforzo di due o pur tre battaglioni austriaci, comandati dal generale conte Colloredo. Alle ore quindici dunque del dì 19 di luglio vennero i Franzesi, divisi in tre colonne, all'assalto della Assietta con alquanti piccioli cannoni (niuno ne aveano i Piemontesi) e cominciarono parte a salire, parte ad arrampicarsi per quell'erta montagna. Vollero alcuni sostenere, che nella precedente notte fosse ivi nevicato, onde stentassero i Franzesi a tenersi ritti, e maneggiarsi nella salita; ma non fu creduto, perchè poco prudente sarebbe sembrata in circostanza tale la risoluzione del Bellisle. E pure questa fu verità. Per tre volte i Franzesi divisi in tre colonne, non ostante il loro grande disavantaggio, andarono bravamente all'assalto, e sempre furono con grave loro perdita o uccisi, o feriti, o rotolati al basso. Fremeva, nè sapeva darsi pace di tanta resistenza e di sì infelice successo, il cavalier di Bellisle; e però impaziente, a fine di animar la sua gente ad un nuovo assalto, si mise egli alla testa di tutti, e salito sino alle barricate nemiche, quivi arditamente piantò una bandiera, credendo che niuno de' suoi farebbe meno di lui. Quando eccoti un colpo di fucile, per cui restò ferito, e poscia un colpo di baionetta che lo stese morto a terra. Il valore e coraggio bella lode è ancora de' generali di armata, ma non mai la temerità; perchè la conservazion della lor vita è interesse di tutto l'esercito. Probabilmente non fu molto lodata l'azione d'esso cavaliere uno dei più rinomati e stimati guerrieri che si avesse la Francia, la cui perdita fu generalmente compianta da' suoi. Dopo altri tentativi ebbe fine sul far della notte il conflitto; ed usciti pochi granatieri piemontesi ed austriaci inseguirono colle sciable alla mano fin quasi a Sestrieres i fuggitivi Franzesi. Per sì nobil difesa gran lode conseguirono i due generali conte di Bricherasco e conte Colloredo, e il cavaliere Alciati maggior generale, e il conte Martinenghi brigadiere del re di Sardegna. In fatti fu la vittoria compiuta. Circa secento feriti rimasti sul campo furono fatti prigioni, e fu creduto che la perdita dei Franzesi tra morti, feriti e prigionieri ascendesse a cinque mila persone, fra le quali trecento uffiziali. A poco più di ducento uomini si ristrinse quella de' Piemontesi ed Austriaci; e però con ragione si solennizzò quel trionfo con varii Te Deum per gli Stati del re di Sardegna e in Milano. Fu anche immediatamente celebrato in un elegante poemetto italiano dal signor Giuseppe Bartoli, pubblico lettore di lingua greca nell'università di Torino.
Quello poi che più fece maravigliar la gente, fu, che quantunque tale percossa bastante non fosse ad infievolire le forze de' Gallispani, pure niun tentativo o movimento fecero da lì innanzi contro le terre del Piemonte, anzi piuttosto furono invase da' Piemontesi alcune contrade della Francia, benchè con poco successo. L'accampamento maggiore del re suddetto, siccome dissi, fu a Cuneo e nella valle di Demont, dove egli medesimo si portò in persona, perchè quivi parea sempre da temersi qualche irruzion de' nemici. Attesero in questi tempi i Genovesi a fortificar varii posti fuor della città, e spezialmente quello della Madonna del Monte, avendo la sperienza fatto loro conoscere quai fossero i pericolosi, e quali gli utili e i necessarii per la loro difesa. Entrata una specie di epidemia fra i tanti contadini, già rifugiati in essa città a ragion de' terrori, fatiche e stenti passati, ne condusse non pochi al sepolcro, e gli stessi cittadini non andarono esenti da molte infermità. Ebbero essi Genovesi in questi medesimi giorni molte vessazioni alla Bastia in Corsica; ma io mi dispenso dal riferire que' piccioli avvenimenti. Nel dì 5 poi di settembre una grossa partita di Gallispani, varcato l'Apennino, scese in valle di Taro del Parmigiano; vi fece alquanti Austriaci prigionieri; intimò le contribuzioni a quel borgo ed altre ville, con asportarne gli ostaggi, e circa mille e cinquecento capi di bestie tra grosse e minute. Per timore che non calassero anche a Bardi e Compiano, essendo accorsi due reggimenti tedeschi, cessò tosto quel turbine. Intanto il re di Sardegna, lungi dal temere che i Gallispani s'inoltrassero per la riviera di Ponente, fece di nuovo occupare dalle sue truppe la città di Ventimiglia, ed imprendere dal barone di Leutron il blocco di quel castello, alla cui difesa era stato posto un gagliardo presidio. Per molto tempo soprintendente al governo di Milano e degli altri Stati austriaci di Lombardia era stato il conte Gian-Luca Pallavicini come plenipotenziario e generale d'artiglieria dell'augustissima imperadrice, cavaliere disinteressato e magnifico in tutte le sue azioni. Fu egli chiamato a Vienna per istanze e calunnie degl'Inglesi, ma, ciò non ostante, promosso al riguardevol posto di governatore perpetuo del castello di Milano. In luogo suo nel dì 19 di settembre pervenne ad essa città di Milano il conte Ferdinando di Harrach, dichiarato governatore e capitan generale della Lombardia Austriaca. Portò qui seco la rinomanza di una sperimentata saviezza, massimamente negli affari politici, e un complesso di altre belle doti, che fecero sperare a que' popoli un ottimo governo, e tollerabile la perdita che avea fatta dell'altro.
Sperava pure la città di Genova dopo tante passate sciagure di godere l'interna calma; e pure un'altra inaspettata si rovesciò sopra d'essa, da che fu passata la metà di settembre. Uno strabocchevole temporale di terra e di mare, con diluvio di pioggia e vento, con fulmini e gragnuola grossissima, talmente tempestò quella città, che ruppe un'immensa copia di vetri delle case, rovesciò non pochi camini e tetti, talmente che parve quivi il dì del finale giudizio. Dominò in oltre un furioso libeccio sul mare, che allagò parte della città, e danneggiò gran copia di quelle case, oltre della rovina degli orti e delle vigne per più miglia. Arrivò verso il fine del mese suddetto a conoscere quell'afflitto popolo il duca di Richelieu, personaggio di rara attività e di mente vivace, inviato dal re Cristianissimo a comandar l'armi gallispane nel Genovesato. Ascendevano queste, per quanto fu creduto, a quindici mila persone. Un corpo di questa gente venne ad impossessarsi della picciola città di Bobbio, e per la Trebbia arrivò fin presso a Piacenza. Se quel fiume non fosse stato gonfio, avrebbe fatto paura alla tenue guernigione di quella città. Rastrellarono molti bestiami, imposero contribuzioni, presero qualche nobile piacentino per ostaggio. Ma sollevatisi i villani in numero di due e più mila, strinsero circa cento trenta di quei masnadieri, che ristretti in Nibbiano non si vollero arrendere prigioni, se non ad un corpo di truppe regolate tedesche, le quali gli obbligarono a restituire tutto il maltolto. Qualche irruzione ancora seguì nel basso Monferrato, dove essi Gallo-Liguri colsero varii soldati Austriaco-sardi, fecero bottino di bestiami, e preda di drappi e panni, che andavano in Piemonte, oltre all'aver esatte alquante contribuzioni. Fioccarono anche i flagelli sulla bassa Lombardia, perchè la cessata nel precedente verno epidemia de' buoi ripullulò, e crebbe aspramente nel Veronese, Vicentino, Bresciano, in qualche sito del Padovano e del Mantovano di là da Po; e passata nel Ferrarese, quivi diede principio ad un'orrida strage. In oltre il Po soverchiamente ingrossato di acque inondò Adria ed Adriano. Anche l'Adige e la Brenta allagarono parte del Polesine di Rovigo e del Padovano. A tanti guai s'aggiunse di più la scarsezza del raccolto de' grani in molte provincie.
Godè Roma all'incontro non solo un'invidiabil tranquillità, ma occasioni eziandio di allegrezze, stante la promozione fatta nel dì 10 d'aprile dal sommo pontefice Benedetto XIV de' cardinali nominati dalle corone, e in appresso nel dì 5 di luglio ancora del duca di Jorch secondogenito del cattolico re d'Inghilterra Giacomo III. Fu in essa metropoli fabbricata per ordine del re di Portogallo una cappella di tanta ricchezza e di sì raro lavoro, che riuscì di ammirazione ad ognuno. Costò circa cinquecento mila scudi romani, ed imbarcata in questo anno venne trasportata a Lisbona. Maggiori furono i motivi di giubilo nella real corte di Napoli; perciocchè quella regina alle tre della notte precedente il dì 14 di giugno nella villa di Portici diede alla luce un principino, a cui fu posto nel battesimo il nome di Filippo Antonio Gennaro, ec. Questo regalo fatto da Dio a que' regnanti tanto più si riconobbe prezioso, perchè il re di Spagna Ferdinando non avea finora veduti frutti del suo matrimonio; e questo germe novello riguardava non meno il re delle Due Sicilie che la monarchia di tutta la Spagna. Quali fossero i risalti di gioia in quella real corte, e nella nobiltà e popolo d'una metropoli tanto copiosa di gente, non si potrebbe dire abbastanza. Grandi feste ed allegrezze per più giorni solennizzarono dipoi questo fortunato avvenimento. Fece il re un dono alla regina di cento mila ducati, e un accrescimento di altri dodici mila annui all'antecedente suo appannaggio. Dalla città e regno fatto fu preparamento a fin di donare a sua maestà un milione per le fasce del nato principino, che fu intitolato duca di Calabria. Partecipò di tali contentezze anche la real corte di Madrid, il cui monarca dichiarò infante di Spagna questo suo real nipote, e fu detto che gli assegnasse anche una pensione annua di quattrocento mila piastre.
A due sole considerabili imprese si ridusse la guerra fatta nel presente anno nei Paesi Bassi fra il re Cristianissimo e gli alleati. V'intervenne in persona lo stesso re, il cui potentissimo esercito era di gran lunga superiore a quello dei nemici. Nel dì 2 di luglio si trovarono a vista le due armate fra Mastricht e Tongres. Attaccarono i Franzesi la zuffa coll'ala sinistra de' collegati, composta d'Inglesi, Hannoveriani, ed Assiani, i quali fecero una mirabil resistenza nel villaggio di Laffeld, con farne costare ben caro l'acquisto ad essi Franzesi. Il valoroso conte di Sassonia maresciallo generale di Francia, veggendo più volte rispinti i suoi, entrò egli stesso con altro nerbo di gente nella mischia, e finalmente gli riuscì di far battere la ritirata ai nemici e d'inseguirli. Intervenne a sì calda azione il duca di Cumberland, secondogenito del re britannico e generale delle sue armi, e con tale ardore, che corse gran pericolo di sua vita. Per difenderlo si espose ad ogni maggior cimento il generale Ligonier, comandante dell'armata sotto di lui, con restar per questo prigioniere dei Franzesi. Poco ebbero parte in questo conflitto il centro e l'ala dritta d'essi collegati, composta d'Austriaci ed Olandesi, i quali ultimi nondimeno vi perderono molta gente. Peraltro ragione ebbero i Franzesi di cantare la vittoria tuttochè comperata con molto loro sangue, perchè rimasero padroni del campo; fecero mille secento prigioni; acquistarono trentatre cannoni, quattordici tra bandiere e stendardi; e colti sul campo circa due mila feriti degli alleati, li condussero negli spedali franzesi. Fu detto che intorno a tre mila de' collegati e più di tre mila dei Franzesi vi restassero estinti. Ritirossi l'armata d'essi alleati di là dalla Mosa, e finchè il re si fermò in quelle parti, non osò di ripassar quel fiume.
L'altra anche più sonora impresa fu quella dell'assedio d'una piazza fortissima impreso dai Franzesi; giacchè nella positura delle cose osso troppo duro forse comparve Mastricht da essi minacciato. Città del Brabante olandese è Bergh-op-Zoom, considerata per una delle fortezze inespugnabili, parte per la situazione sua sopra un'altura in vicinanza del mare, con cui comunica mediante un canale, e a cagion di alcune paludi che ne rendono difficile l'accesso; e parte per le tante sue fortificazioni, oltre ad alcuni forti e ridotti sino al mare, da dove può ricevere soccorsi. Il celebre duca di Parma Alessandro Farnese nel 1588, il marchese Spinola nel 1622 indarno l'assediarono. Fu poi da lì innanzi maggiormente fortificata. Niuno di questi riguardi potè trattenere la bravura franzese dall'imprenderne l'assedio, e dall'aprir la trincea nella notte del dì 15 venendo il di 16 di luglio. Al conte di Lowendhal tenente generale del re, uffiziale di distinto valore e perizia nell'arte militare, fu appoggiata questa impresa. Dopo l'assedio memorabile della fortissima città di Friburgo, altro non si vide più difficile e strepitoso di questo. Perciocchè nelle linee contigue ad esso Bergh-op-Zoom, e fra le paludi e la costa del mare, si postò il principe di Hildburghausen con circa venti mila soldati, da dove non potè mai essere rimosso; di modo che durante l'assedio potè sempre quella fortezza essere di mano in mano soccorsa con truppe fresche, e provveduta di quante munizioni da bocca e da guerra andavano occorrendo. Come superare una piazza a cui nulla mancava, e il cui presidio potea fare sortite frequenti, con sicurezza di essere d'ogni sua perdita rifatto? Ma niuna di queste difficoltà ritener potè l'ardire de' Franzesi. Sì dall'una che dall'altra parte si cominciò a giocare di cannonate, di bombe, di mine; e i lavori d'una settimana vennero talvolta rovesciati in un'ora. Tanto le offese costarono gran sangue, ma incomparabilmente più dal canto degli assedianti.
Progredì così lungamente questo assedio, che i Franzesi sfornirono di polve da fuoco e di altre munizioni tutte le loro piazze circonvicine; e intanto stavano dappertutto sulle spine i parziali e i novellisti per l'incertezza dell'esito di sì pertinace assedio. Di grandi apparenze vi furono che sarebbero in fine costretti i Franzesi a ritirarsi; ma differentemente si dichiarò la fortuna, perchè ancor questa appunto intervenne a decidere quella quistione. Erano già fatte breccie in due bastioni e in una mezzaluna, e queste imperfette, o certamente non credute praticabili: quando il generale conte di Lowendhal determinò di venire all'assalto. Ammannite dunque tutte le occorrenti truppe all'esecuzione di sì pericoloso cimento, sul far del dì 16 di settembre, dato il segno con lo sparo di tutti i mortai a bombe, andarono coraggiosamente all'assalto: impresa che non si suole effettuare senza grave spargimento di sangue. Ma quello non fu un assalto, fu una sorpresa. Detto fu che i Franzesi per buona ventura o per tradimento s'introducessero segretamente nella città per una galleria esistente sotto un bastione, e mal custodita da quei di dentro. La verità si è, che altro non avendo trovato alla difesa delle breccie che le guardie ordinarie, con poca perdita e fatica salirono, ed impadronitisi de' bastioni e di due porte della città, quindi passarono alla volta della guernigione, la quale raccolta tanto nella piazza, quanto in varie contrade, fece una vigorosa resistenza, finchè, veggendosi sopraffatta dagli aggressori, che si andavano vieppiù ingrossando, e venendo qualche casa incendiata parte d'essa ebbe maniera di ritirarsi, sempre combattendo, fuori della porta di Steenbergue. Corse fama che il conte di Lowendhal avesse dati buoni ordini, e prese le misure, affinchè la misera città rimanesse esente dal sacco. Checchessia, i volontarii lo cominciarono, e gli tennero loro dietro, senza risparmiare alcuno di quegli eccessi che in sì fatti furori sogliono i militari, non più cristiani, non più uomini, commettere. Si salvarono in questa confusione i principi d'Assia e d'Anhalt, e il generale Constrom; ma non poca parte di quel presidio rimase o tagliata a pezzi dagl'infuriati assalitori, o fatta prigioniera.
Nè qui terminarono le conseguenze di giorno cotanto favorevole a' Franzesi. Il campo del principe d'Hildburgausen, afforzato nelle linee presso di Bergh-op-Zoom, all'intendere presa la città, e alla comparsa de' fuggitivi, altro consiglio non seppe prendere, se non quello di dar tosto alle gambe, lasciando indietro equipaggi, tende, artiglierie e fasci di fucili. Tutto andò a ruba, nè vi fu soldato franzese che non arricchisse. Videsi nondimeno lettera stampata che negava questo abbandono di bagagli e fucili, a riserva di un reggimento, il quale amò meglio di mettere in salvo i suoi malati che i suoi equipaggi. Oltre a ciò, non perdè tempo il conte di Lowendhal a spedire armati, per intimare la resa ai forti di Rover, Mormont e Pinsen, che non si fecero molto pregare ad aprir le porte, con restar prigionieri que' presidii. Trovandosi ancora in quel porto diecisette bastimenti con assai munizioni da guerra e da bocca, che per la marea contraria non poterono salvarsi, furono obbligati dalle minaccie de' cannoni ad arrendersi. Se si ha da credere a' Franzesi, quasi cinque mila soldati tra uccisi e prigionieri costò quella giornata agli alleati; due sole o tre centinaia ad essi. Oltre ai semplici soldati, gran copia di uffiziali rimasero ivi prigioni. Prodigiosa fu la preda ivi trovata, e spettante al re, cioè più di ducento cinquanta cannoni, la metà de' quali di grosso calibro, quasi cento mortai, qualche migliaio di fucili, ed altri militari attrezzi, e magazzini a dismisura abbondanti di polve da fuoco, di granate, di abiti, di scarpe, panni, ec. Un pezzo poi si andò disputando per sapere qual destino avesse facilitata cotanto la caduta di sì forte piazza, in cui nulla si desiderava per resistere più lungamente, e fors'anche per render vano in fine ogni tentativo degli assedianti. In fine fu conchiuso, essere ciò proceduto dalla poco cautela del Constrom, il quale non si figurò che le imperfette breccie abbisognassero di maggior copia di guardie. Contra di lui fu poi fulminata sentenza di morte; ma salvollo il riguardo alla sua rispettabil vecchiaia. La risposta del re Cristianissimo alla lettera del conte di Lowendhal, recante sì cara nuova, fu di dichiararlo maresciallo, con vedersi poi in Francia un raro avvenimento, cioè due stranieri, primarii e gloriosi condottieri delle armate di quella potentissima corona. Passarono, ciò fatto, le truppe comandate da esso conte a mettere l'assedio al forte di Lillò, e ad alcuni altri pochi di minor considerazione, per liberare affatto il corso della Schelda: nè tardarono a costringere alla resa il Forte-Federigo, e quindi esso Lillò nel dì 12 d'ottobre, coll'acquisto di quasi cento pezzi d'artiglieria, e con farvi prigioniera la guarnigione di ottocento soldati. Gran gioia dovette essere quella di Anversa al veder come liberato da quei nemici forti il corso del loro fiume.
In Italia ebbero fine le militari imprese con quella di Ventimiglia. Già si era impadronito d'essa città il generale piemontese barone di Leutron, e da varie settimane teneva strettamente bloccato quel forte castello. Segreti avvisi pervennero ai generali gallispani, esistenti in Nizza, che già si trovava in agonia quella fortezza, e se in pochi dì non giugneva soccorso, il comandante, per mancanza di munizioni e viveri, dovea rendere la piazza e sè stesso al re di Sardegna. Però la maggior parte dell'armata gallispana si mise in marcia a quella volta col maresciallo duca di Bellisle, e col generale spagnuolo marchese della Mina. Vollero del pari intervenire a questa scena l'infante don Filippo e il duca di Modena. Erasi a dismisura afforzato con trince e barricate il barone di Leutron al per altro difficilissimo passo de' Balzi Rossi di là da Ventimiglia. Non osarono i Franzesi di assalir per fronte un sito sì ben difeso dalla natura e dall'arte, e in sole picciole scaramuccie impiegarono due giornate. Ma nella terza, cioè nel dì 20 di ottobre, ben informato il sopraddetto barone della superiorità delle forze nemiche, e che essi Gallispani si erano stesi per l'alto della montagna con intenzione di venirgli alle spalle, benchè forte di venticinque battaglioni, prese la risoluzione di ritirarsi: il che fu con buon ordine da lui eseguito. Uscì anche il presidio franzese del castello, per secondare lo sforzo di chi veniva in soccorso; e però la città, dove si trovavano o s'erano rifugiati alquanti Piemontesi, tardò poco ad aprir le porte. Finì questa faccenda colla liberazion di que' luoghi, e colla prigionia di forse cinquecento Piemontesi. Ritirossi il Leutron a Dolce-Acqua e alla Bordighera; e rotti i ponti sul fiume, quivi si trincierò. L'armata gallispana, dopo aver ben provveduto quel castello di nuova gente, vettovaglie e munizioni da guerra, e lasciato grosso presidio nella stessa città di Ventimiglia, se ne tornò a cercar quartiere di verno e riposo, parte in Provenza e Linguadoca, e parte in Savoia, con passare a Sciambery anche il suddetto infante col duca di Modena. Circa questi tempi il duca di Richelieu ricuperò il posto della Bocchetta di Genova, e attese a fortificare i luoghi più importanti della riviera di Levante, che parevano minacciati da qualche irruzion de' Tedeschi. Ad altro nondimeno allora non pensavano gli Austriaci, se non a ristorarsi ne' quartieri presi in Lombardia, dopo tante fatiche e disagi patiti per quasi due anni senza mai prendere riposo. E perciocchè nel dì 15 di settembre due coralline genovesi furono predate dagl'Inglesi sotto il cannone di Viareggio, senza che quel forte le difendesse, rimase esposta la repubblica di Lucca a gravi minaccie e pretensioni del suddetto duca di Richelieu. Non arrivò il pubblico ad intendere come tal pendenza si acconciasse. Negli ultimi mesi ancora dell'anno presente si videro di nuovo lusingati i popoli con isperanze di pace, giacchè si stabilì fra i potentati guerreggianti un congresso da tenersi in Aquisgrana, non parendo più sicura Bredà, e furono dal re Cristianissimo chiesti i passaporti per li suoi ministri, e per quei di Genova e del duca di Modena. Si teneva per fermo che fossero spianati alcuni punti scabrosi nei gabinetti di Francia e d'Inghilterra, al vedere già preso per mediator della pace il re di Portogallo, che destinò a quel congresso don Luigi d'Acugna suo ministro. Ma si giunse al fine dell'anno con restar tuttavia ambidue le voglie di pace nelle potenze guerreggianti, ed incerto, se il congresso suddetto fosse o non fosse un'illusione de' poveri popoli. Nè si dee tacere una strana metamorfosi avvenuta nelle Provincie Unite, dove pei potenti soffii della corte britannica, e per le parzialità dei popolari, non solamente fu dichiarato statolder il principe d'Oranges e di Nassau Guglielmo, genero del re d'Inghilterra, ma statolder perpetuo; nè solamente egli, ma anche la sua discendenza tanto maschile che femminile. Parve ad alcuni di osservare in tanta novità il principio di grandi mutazioni per l'avvenire nel governo di quella repubblica, considerando essi che anche a Giulio Cesare bastò il titolo di dittatore perpetuo; e che avendo in sua mano tulle le armi della romana repubblica, senza titolo di re, potea fare e faceva da re. Ma i soli profeti, che sono ispirati da Dio, han giurisdizione sulle tenebre de' tempi avvenire.
Anno di CRISTO MDCCXLVIII. Indiz. XI.
BENEDETTO XIV papa 9. FRANCESCO I imperadore 4.
Diede principio all'anno presente una bella apparenza di pace, ma contrappesata da un'altra di continuazione di guerra. Dalla parte della Francia non altro s'udiva che magnifici desiderii di rendere il riposo all'Europa, nè altra voglia facevano comparire le contrarie potenze: sembrando tutti d'accordo in voler la pace, ma discordi, perchè voglioso ciascuno di quella sola che fosse vantaggiosa ai suoi privati interessi, e portasse un equilibrio, bel nome inventato dai politici di questi ultimi tempi, quale ognun se l'ideava più conforme o necessario al proprio sistema. Aprissi dunque il nuovo congresso di ministri in Aquisgrana, come città neutrale del regno germanico. I popoli, benchè tante volte beffati da queste fantasie di sospirata pace, pure non lasciavano di lusingarsi, che avesse finalmente, dopo sì lungo fracasso di tuoni e fulmini, a succedere il sereno. Ma intanto un brutto vedere faceva l'affaccendarsi a gara i potentati in preparamenti maggiori di guerra; e quantunque si sapesse che appunto sforzi tali sogliono rendere più pieghevoli i renitenti alla concordia; pure motivo non mancava di temere che quest'anno ancora avesse da riuscire fecondo di rovine e di stragi. Sopra tutto gli Olandesi, che fin qui incantati dal gran guadagno della loro neutralità e libera navigazione, e dalle dolci parole della Francia, aveano dato tempo al re Cristianissimo di stendere le sue conquiste nello stesso Brabante di loro ragione, e vedevano in aria minaccie di peggio: si diedero, ma troppo tardi, a mendicar truppe dalla Germania, dagli Svizzeri e dai paesi del Nort. Trovarono intoppi dappertutto, probabilmente per li segreti maneggi, o per l'efficacia della pecunia franzese; e però non si sapevano determinare a dichiarar guerra aperta alla Francia; e se facevano nell'un dì un passo innanzi, nell'altro ne facevano due indietro. Aveano essi unitamente col re britannico fatto ricorso ad Elisabetta imperadrice della Russia, per trarre di colà un possente esercito d'armati, cioè un esorcismo valevole a mettere freno all'esorbitante potenza franzese, che essi chiamavano troppo avida, e principale origine o promotrice di tutte le guerre che da gran tempo sono insorte fra i principi cristiani. Non pareva già credibile che la corte russiana fosse per condiscendere alla richiesta di trenta o trentacinque mila de' suoi soldati, pel mantenimento annuo de' quali si esibivano dalle potenze marittime cento mila lire sterline, stante l'immenso viaggio che occorreva per condurre tali truppe alle rive del Reno, o in Olanda. Ma più che il danaro dovette prevalere in cuore di quella grande imperadrice il riflesso di contribuire alla difesa di quella de' Romani: giacchè troppo utile o necessaria si è l'amistà ed unione di queste due monarchie per l'interesse loro comune, e comune anche della cristianità, a fine di far fronte ne' bisogni alla potenza turchesca. Si venne dunque a scoprire sul principio di quest'anno, essere quel negozio conchiuso, e che la Germania avrebbe il gusto o disgusto di conoscere di vista che razza di milizia fosse quella che avea dato di sì brutte lezioni alla Svezia, e tanto terrore ai Turchi: quantunque non pochi speculativi si figurassero dovere riuscir quel trattato un semplice spauracchio a' Franzesi, non già un vero soccorso ai collegati avversarii.
Minore non era in questi tempi l'apparato di guerra per l'Italia, bollendo più che mai lo sdegno dell'imperadrice regina contra dei Genovesi, quasichè il valor d'essi avesse non poco scemata la riputazion delle armi austriache. A rinforzare il suo esercito in Lombardia andavano calando in essa, oltre alle numerose reclute di gente e di cavalli, anche de' nuovi corpi di truppe. E perciocchè, secondo il parere dei savii suoi generali, il tornare all'assedio di Genova sarebbe stato un andare a caccia di un nuovo, anzi maggior pentimento, per le tante difese accresciute a quella città; rivolte pareano tutte le mire degli Austriaci a portar la guerra e la desolazione nella riviera di Levante, e massimamente contro Sarzana e le terre del golfo della Spezia. Ma non istette in ozio l'attività del duca di Richelieu. Per quanto era possibile, accrebbe egli le fortificazioni a qualunque luogo capace di difesa in essa riviera, non risparmiando passi ed occhiate per provvedere a tutto. E perciocchè temeva che gli Austriaci, valicando l'Apennino, e avendo la mira sopra Sarzana, potessero impadronirsi di Lavenza, picciola fortezza del ducato di Massa, tuttochè si trattasse di luogo imperiale, e però neutrale; meglio stimò di mettervi presidio franzese, e di levare ai nemici l'uso dell'artiglieria, che ivi si trovava. Col tempo misero quelle milizie il piede anche in Massa contro il volere della duchessa reggente, e con grande danno di quegli abitanti, i quali perderono da lì innanzi il commercio per mare, perchè considerati quai nemici delle navi inglesi. Fra questo mentre andavano di tanto in tanto giugnendo a Genova, senza chiedere licenza a quelle navi, alcuni ora grossi, ora tenui rinforzi di gente franzese, spediti da Nizza, Villafranca e Monaco; ma non s'udiva già che nella Provenza e Delfinato si facesse gran massa di soldatesche, nè armamento tale, che fosse capace di divertire le forze de' Tedeschi, caso che tentassero daddovero una irruzione nel Genovesato. I principali pensieri dalla corte di Francia erano rivolti più che mai in questi tempi ai Paesi Bassi, dove infatti era il gran teatro della guerra: il che teneva in un continuo batticuore il governo e popolo di Genova. Anche gli aiuti di Spagna consistevano in sole voci di gran preparamento, e però in sole speranze e promesse. E intanto il reale infante don Filippo e il duca di Modena, deposti per ora i pensieri marziali, se ne andarono a passare il verno in sollazzi nella città di Sciambery. Ma poco vi si fermò il duca, perchè nel furore del verno, e ad onta dei ghiacci e delle nevi, si portò per gli Svizzeri e Grigioni a Venezia a visitare la sua ducal famiglia; e di là poi nel marzo si restituì in Savoia.
Scorsero i primi mesi del presente anno senza riguardevoli novità; giacchè non meritano d'aver luogo in questi brevi Annali alcuni vicendevoli tentativi fatti da' Gallispani per sorprendere Savona ed altri luoghi o della riviera di Ponente o delle montagne piemontesi, ed altri fatti dagli Austriaco-Sardi per tornare ad impadronirsi di Voltri. Così ne' Paesi Bassi niun'altra considerabile azione seguì, fuorchè in vicinanza di Berg-op-Zoom, dove conducendo i Franzesi con buona scorta un gran convoglio di munizioni da bocca e da guerra, dopo la metà di marzo furono assaliti da un più possente corpo di collegati, e messi finalmente in rotta con perdita di molta gente e roba. Venuta la primavera, il general comandante austriaco conte di Broun sempre più dava a credere di voler portare la guerra verso Sarzana e la Spezia: al qual fine de' grossi magazzini di biade e fieni si fecero a Fornovo, Berceto e Borgo Val di Taro. S'inoltrò anche a Varese, terra del Genovesato, un gran corpo di sua gente. Ma per condurre un'armata di là dall'Appennino col necessario corteggio di artiglieria, foraggi e viveri, occorrevano migliaia di muli; e di questi restava anche a farsi in gran parte la provvisione: disgrazia, che non fu la prima ed unica, per cui sono ite talvolta in fumo le ben pensate idee ed imprese de' generali austriaci. A queste difficoltà, che impedivano l'avanzamento dell'armi tedesche, probabilmente s'aggiunse qualche motivo e riflesso segretamente comunicato dalla corte cesarea al suddetto conte di Broun, per cui quantunque egli facesse dipoi varie mostre di portare la guerra nel cuore del Genovesato, pure non corrisposero mai i fatti alle minaccie; ed egli arrivò poi a distribuire buona parte dell'esercito suo nel Parmigiano, Modenese e Reggiano. Dall'altro canto nè pure mai si videro comparire in Provenza i generali delle due corone alleate, cioè il maresciallo di Bellisle e il marchese de la Mina, nè s'udì moto alcuno delle lor armi in quelle parti. Anche il duca di Modena passò nell'aprile a Parigi, di modo che in questo aspetto di cose sembrava a non pochi di mirare un crepuscolo di vicina pace. Ma a tali speranze si contrapponeva il movimento delle truppe russiane, non sembrando verisimile che si avesse da esporre alle fatiche d'un sì sterminato viaggio quel grosso corpo di gente, qualora si fosse alla vigilia di qualche concordia. Non s'era fin qui potuto persuadere a molti di coloro, i quali mettono il loro più gustoso divertimento nel trafficar novelle di guerre, ed interpretazioni dei segreti de' gabinetti, che si avessero a muovere daddovero i reggimenti accordati dalla imperadrice russiana alle potenze marittime; e al più si credeva che non dovessero se non minacciare la Francia, con istarsene ferme ai loro confini. Si videro poi entrare nella Polonia, e sempre più inoltrarsi alla volta del mezzodì, ad onta delle nevi e de' ghiacci. Fortuna fu per la Francia che il ministro di Olanda spedito alla corte russiana colle necessarie facoltà per maneggiar quel contratto, non s'attentò a segnarlo senza l'ordine del novello statolder principe Guglielmo di Nassau. L'andata d'un corriere e il suo ritorno ritardarono per più di un mese la mossa de' preparati russiani.
Seppero i Franzesi mettere a profitto il ritardo di quella gente; e conoscendo la lor grande superiorità sopra le forze de' collegati, parte delle quali era tuttavia troppo lontana, o non peranche ben reclutata, si affrettarono a far qualche strepitosa impresa. I lor varii preparamenti, marcie e contramarcie aveano fin qui imbrogliata la previdenza degli alleati, con obbligarli a tener divise ed impiegate in varii vigorosi presidii le lor armi, per non sapere sopra qual parte avessero a volgersi gli sforzi nemici, mentre nello stesso tempo erano minacciati Lucemburgo, Mastricht, Bredà e la Zelanda. Finalmente si tirò il sipario nella notte precedente al dì 16 d'aprile, e si vide investita la fortissima città di Mastricht, città intersecata dalla Mosa con ponte di comunicazione fra le due rive. Il maresciallo_ di Sassonia_ col nerbo maggiore delle milizie aprì da due lati la trincea sotto la piazza; e il maresciallo di Lowendhal anch'egli dalla parte destra del fiume di Wyck diede principio alle offese, comunicando insieme le due armate franzesi mercè d'uno o più ponti. Eransi ritirate l'armi de' collegati da que' contorni, così consigliate dall'inferiorità delle forze; e però non andò molto che cominciarono a tuonare le copiose batterie di cannoni e mortari contro l'assediata città. Non mancarono al loro dovere i difensori; ma aveano a far con gente che da gran tempo aveva imparato a farsi ubbidire dalle più orgogliose fortezze. Durante lo strepito di queste azioni guerriere, nel pacifico teatro della città di Aquisgrana adunati i ministri delle potenze belligeranti, più che mai trattavano di dar fine a tante ire e discordie. Avea non poco ripugnato la corte di Vienna ad ammettere a quel congresso i ministri del duca di Modena e della repubblica di Genova: prevalse poi la giustizia, che assisteva questi due sovrani. Per lo contrario, non ebbe già effetto la proposta mediazione del re di Portogallo, e bisogno nè pur ve ne fu. Ordinariamente le paci fra' monarchi dipendono da certe segrete ruote di qualche poco conosciuto emissario, e non dall'unione e maestoso consesso de' gran ministri de' contrarii partiti, che, in apparenza amici, pure più fra loro combattono per la diversità delle pretensioni, che le opposte armate in campagna. Anzi frequentemente accade che anche più difficilmente si accordino fra loro gli stessi collegati, pensando troppo ognuno al privato proprio interesse, di modo che per lo più non si giugne ad una pace generale, se non ne precede una particolare, trovandosi sempre qualche soda o plausibil ragione per mancare ad uno de' patti primarii delle leghe, cioè di non far pace senza il totale consenso degli alleati.
Così appunto ora avvenne. Eccoti che si viene all'improvviso a scoprire che nel dì 30 d'aprile i ministri di Francia, Inghilterra ed Olanda aveano segnati i preliminari della pace, e ciò senza saputa, non che senza consenso di que' dell'imperadrice regina e del re di Sardegna. Tali erano sì fatti preliminari, che formavano una pace vera fra le tre suddette potenze, lasciando luogo all'altre di aderirvi il più presto possibile. Portavano i principali punti di questa concordia: Che si restituirebbero tutte le conquiste fatte dopo il principio della presente guerra dalle prefate potenze, e, per conseguente, quanto avea la Francia tolto ne' Paesi Bassi all'augusta regina e agli Olandesi; e si renderebbe capo Breton alla Francia nell'America settentrionale. Che dalla parte del mare si demolirebbero le fortificazioni di Dunquerque. Che all'infante don Filippo si cederebbero i ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, colla reversione a chi ora li possedeva, caso ch'esso mancasse senza figli, o ottenesse la corona delle Due Sicilie. Che il duca di Modena sarebbe rimesso in possesso di tutti i suoi Stati, e che gli si darebbe un compenso di ciò che non potesse essergli restituito. Che la repubblica di Genova sarebbe ristabilita nel possesso di quanto ella godeva nel 1740. Che il re di Sardegna rimarrebbe in possesso di tutto quel che possedeva prima d'esso anno 1740, o avea acquistato per cessione l'anno 1743, a riserva di Piacenza. Che il ducato di Slesia colla contea di Glatz sarebbe garantito al re di Prussia da tutte le potenze contraenti. Che la Spagna confermerebbe agl'Inglesi il trattato dell'Assiento per alquanti anni, oltre ad alcune segrete promesse di altri vantaggi e privilegii di commercio per gl'Inglesi nell'America spagnuola. A me non occorre dirne di più; se non che in vigore di questa concordia uscì di Mastricht colla più onorevol capitolazione la guernigione degli alleati; e restò quella città in potere de' Franzesi per ostaggio, tantochè si effettuasse la vicendevol restituzione degli Stati a tenore dei preliminari, i quali nel debito tempo si videro ratificati dalle tre potenze formatrici di quell'accordo. Per conto del re Cattolico, si può credere che le risoluzioni prese dal re Cristianissimo per la pace fossero preventivamente comunicate anche alla maestà sua, stante la buona armonia di quelle due corti. Ma certo è bensì che senza partecipazione dell'augustissima regina tagliato fu il corso della presente guerra, mentre ella dalla continuazione di questa sperava maggiori vantaggi e men pregiudizio ai proprii affari. Non così l'intesero i potentati, autori di que' preliminari. Trovavasi tuttavia in un bell'ascendente la fortuna e il valore dell'armi franzesi; contuttociò conobbe quel gabinetto che tempo era di contentarsi dei trionfi passati, senza cercarne con troppo pericolo o troppo costo de' nuovi. Pesante era la carestia de' grani di quel regno. Dall'Inghilterra, che soleva somministrarne, non si potea sperare soccorso; meno da Danzica e da altri emporii del Settentrione o del Mediterraneo, perchè gl'Inglesi erano padroni del mare, e maggiormente si sarebbe precluso il commercio per quel vasto elemento, ove fosse accoppiata con gl'Inglesi la forza degli Olandesi. Di gravi percosse aveano già patito le flotte franzesi, e più ne poteano temere. Cominciava anche a risentirsi la Francia pel sacrifizio di trecento, se non più, migliaia d'uomini, consumati dai capricci dell'ambizione; ogni dì ancora occorrevano nuove leve; nè altronde si potevano fare che da quel continente. Avrebbe ben fruttato più a quel gran regno la metà di tanta fiorita gente perduta, se fosse stata inviata a fondar delle colonie nel Mississipi. Vero è, che la Francia ricavava abbondanti rugiade dall'erario spagnuolo, e grosse contribuzioni dal conquistato paese; ma chi non sa qual immensa voragine sia la guerra, e guerra maneggiata con più centinaia di migliaia d'armati; e con quante pensioni comperasse la Francia le amicizie di quegli stranieri che le potevano nuocere? Però le convenne in questi ultimi tempi imporre esorbitanti e disusate gravezze ai popoli suoi, per le quali si vide poi che il parlamento di Parigi giunse a far delle delicate doglianze al suo monarca. Finalmente l'epidemia de' buoi entrata in Francia, e i trenta mila Russiani, ch'erano in viaggio, aggiunsero un grano alla bilancia, e la fecero calare. Tali furono i motivi che indussero il re Cristianissimo a desiderar daddovero la pace, e a conchiuderla, contando egli per suo vantaggio, anche senza ritener per sè alcuno degli acquisti, l'avere alquanto indebolita la potenza dell'emula casa di Austria colla perdita della Slesia, e con lo smantellamento d'alcune fortezze nella Fiandra e nella Briscovia.
Concorsero del pari a dar mano all'accordo gl'Inglesi, perchè stanchi di sostenere con sì enorme effusione dei lor tesori in tante parti l'impegno preso, non per acquistare un palmo di terreno per loro, ma per impedire che la Francia maggiormente non islargasse l'ali alle spese de' lor collegati, e per riacquistare qualche vantaggio al proprio interrotto commercio nell'America. Ottenuto questo colla pace, più non occorreva cercarlo coll'incredibil dispendio della guerra, la quale avea accresciuto il debito antecedente di quella nazione, con farlo giugnere a settanta milioni di lire sterline. Lamentavansi ancora essi Inglesi, perchè l'augusta imperadrice non mantenesse in campagna la intera stipulata quota delle truppe, per cui tirava il sussidio di grosse somme da Londra. Più ancora inclinò a questa concordia la repubblica delle Provincie Unite, perchè, per difendere l'altrui, aveva tirato un troppo grave incendio sulla casa propria. Spogliata di gran parte del suo Brabante mirava colla perdita di Mastricht oramai aperta la porta alla desolazione del suo paese. Però non trovava ella nei libri suoi l'obbligo di comperare a sì caro prezzo la indennizzazione altrui. Aggiugnevano in oltre qualche mal umore nelle viscere de' suoi medesimi Stati, per cagione di cui si scorgeva troppo utile, se non anche necessario, il non impegnarsi maggiormente in pericolosi cimenti di guerra, quando amichevolmente si potea ricuperare il perduto proprio, e l'antemurale restante delle piazze austriache. Per lo contrario non si sapeva accomodare l'imperadrice regina alla legge che venivale data da amici e nemici, duro a lei parendo il rinunziare per sempre al felice ducato della Slesia e ad alcuni paesi della Lombardia austriaca. Contuttociò accomodandosi la prudenza del suo gabinetto alla presente situazione di cose, senza gran ritardo comparve in Aquisgrana il consenso della maestà sua agli articoli preliminari della pace, con qualche restrizione nondimeno allo stabilito in essi. Nè pure tardò ad approvare la suddetta orditura di pace il re di Sardegna; ed anche il re Cattolico vi spedì l'assenso suo, ma intralciato da qualche riserva, spettante al commercio preteso dagl'Inglesi nell'Indie spagnuole. Contuttociò lungamente continuarono in Italia le ostilità fra gli Austriaci e i difensori del Genovesato. Anzi si vide stampata e pubblicata nel dì 20 di maggio un'intimazione del generale conte di Broun ai popoli della riviera di Levante di non commettere atto alcuno di opposizione all'armi cesaree, perchè così sarebbero ben trattati, minacciando all'incontro ferro e fuoco a chi si abusava della clemenza di sua maestà regia imperiale. Continuò anche in mare la guerra fra gl'Inglesi e i legni genovesi; finchè finalmente vennero gli ordini dell'armistizio, e si cominciò a vagheggiare come vicina la sospirata pace, e a sperar non lungi l'adempimento delle già accennate condizioni. Non sapevano intanto i politici del volgo accordare con sì belle disposizioni l'osservarsi che l'esercito ausiliario russiano, continuando il viaggio, mostrava di non aver contezza alcuna che i raggi della pace spandessero l'allegrezza pel resto d'Europa. In fatti, dopo di aver valicata la Polonia ed Alta Silesia, si vide alla metà di giugno comparire la prima colonna di quelle truppe in Moravia. Vollero le imperiali maestà godere di questo spettacolo, e portatesi a Brun, dove nobilmente furono accolte e trattate dal cardinale di Troyer vescovo d'Olmultz, ebbero il piacere di considerare la bella comparsa di quella gente, tutta ben armata, vestita e disciplinata, e senza alcun segno dell'antica loro barbarie. Seco veniva una magnifica cappella co' suoi cantori; e il loro passaggio per tanti paesi non fu accompagnato da lamenti degli abitanti, perchè pagavano tutto. Solamente parve che taluno non mirasse di buon occhio la venuta di que' Settentrionali, per timore che alla nazione russiana potesse piacer più del proprio il cielo di mezzodì. Si diffuse poi sopra quelle truppe ed uffiziali la munificenza dell'imperadrice regina. Ma allorchè comunemente si credeva, che stante l'intavolata ed immancabile pace, avessero i russiani a ritornarsene all'agghiacciato lor clima, o pure fermar il piede in Boemia, non senza maraviglia d'ognuno si videro istradati anche alla volta della Franconia e del Reno. A tal vista si diedero a strepitare e a parlar alto i Franzesi, e tal forza ebbero le loro minaccie, che dalla potenze marittime fu spedito ordine a que' troppo arditi stranieri di retrocedere sin in Boemia: con che cessò ogni apprensione della loro venuta.
Dappoichè tutti i principi impegnati nella guerra presente si trovarono assai concordi in approvare ed accettare i preliminari, cioè il massiccio della futura pace, si ripigliarono i congressi de' ministri in Aquisgrana, a fin di spianare, per quanto fosse possibile, le diverse particolari pretensioni de' principi, le quali potessero difficoltar la conchiusione dell'universal concordia, o lasciar semi di guerre novelle. Per conto dell'Italia, di gravi doglianze aveano fatto e faceano i militari alla corte di Vienna, perchè si fosse ceduta al re di Sardegna tanta parte del contado d'Anghiera colla metà del lago Maggiore, senza aver considerato che sensibil danno ed angustia ne provenisse alla stessa città di Milano. Però l'augusta imperadrice cominciò a pretendere, che siccome più non sussisteva il trattato di Vormazia per la cessione all'infante don Filippo di Piacenza, così dovesse anche la maestà sua restare sciolta dall'obbligo di mantenere al re di Sardegna quanto gli avea ceduto. Pretendeva in oltre più d'un milione di genovine, di cui erano rimasti debitori i Genovesi. Quanto all'infante don Filippo, si faceva istanza che col ducato di Guastalla andassero uniti quello di Sabbioneta, e il principato di Bozzolo, siccome goduti dagli ultimi duchi d'essa Guastalla. Finalmente il conte di Monzone, ministro del duca di Modena, richiedeva che fosse rimesso questo principe in possesso de' contadi d'Arad e di Jeno in Ungheria; e perchè si trovò che per li bisogni della guerra erano stati venduti, insisteva per un equivalente di Stati in Lombardia. Restavano poi da dibattere varie altre pretensioni de' principi fuori d'Italia, che tralascio, perchè non appartenenti all'assunto mio. Giunsero ancora al congresso d'Aquisgrana le doglianze de' Corsi contro la repubblica di Genova; ma parve che niun conto ne facessero que' ministri. Per ismaltir dunque le materie suddette s'impiegarono cinque mesi e mezzo dopo la pubblicazion de' preliminari; e finalmente si venne in Aquisgrana allo strumento decisivo della pace nel dì 18 d'ottobre del presente anno. Non rapporterò io se non quegli articoli che riguardano l'Italia; cioè:
2. Dal giorno delle ratificazioni di tutte le parti sarà ciascuno conservato e rimesso in possesso di tutti i beni, dignità, benefizii ecclesiastici, onori ch'egli godeva o doveva godere al principio della guerra, non ostante tutti gli spossessi, le occupazioni e confiscazioni occasionate per la suddetta guerra.
6. Tutte le restituzioni e cessioni rispettive in Europa saranno interamente fatte ed eseguite da ambe le parti nello spazio di sei settimane, e più presto, se si potrà, contando dal giorno del cambio delle ratificazioni di tutte le parti.
7. I ducati di Parma, Piacenza e Guastalla si daranno all'altezza reale dello infante don Filippo, e suoi discendenti maschi, col diritto di riversione a' presenti possessori, se il re di Napoli passasse alla corona di Spagna, o don Filippo morisse senza figli.
8. Quindici dì dopo le ratificazioni si terrà un congresso a Nizza, cioè fra i ministri delle parti contrattanti, a fin di spianare e risolvere tutte le difficoltà restanti all'esecuzione del presente trattato di pace.
10. Le rendite ordinarie de' beni che debbono essere restituiti o ceduti, e le imposte fatte in essi paesi pel trattamento e per li quartieri d'inverno delle truppe, apparterranno alle potenze che ne sono in possesso, sino al giorno delle ratificazioni, senza che sia permesso di usare alcuna via d'esecuzioni, purchè si dia cauzione sufficiente pel pagamento. Dichiarando che i foraggi ed utensili per le truppe che ivi si truovano, saranno somministrati sino all'evacuazione. Tutte le potenze promettono e s'impegnano di nulla ripetere, nè di esigere delle imposte e contribuzioni ch'esse potessero aver poste sopra i paesi, città e piazze occupate nel corso di questa guerra, e che non saranno state pagate nel tempo che gli avvenimenti della guerra gli avranno obbligati ad abbandonare i detti paesi. Questo articolo spezialmente riguardava la repubblica di Genova, da cui l'imperadrice regina pretendeva più di un milione, siccome accennammo.
12. La maestà del re di Sardegna resterà in possesso di Vigevano, di parte del Pavese, e di parte del contado di Anghiera, secondo, che gli è stato ceduto nel trattato di Vormazia.
13. Il serenissimo duca di Modena, sei settimane dopo il cambio delle ratificazioni, prenderà possesso di tutti i suoi Stati, beni, ec. Per quello che mancherà, si pagherà a giusto prezzo; il qual prezzo, siccome ancora l'equivalente de' feudi ch'egli possedeva in Ungheria, se non gli fossero restituiti, sarà regolato e stabilito nel congresso di Nizza. Di maniera che nello stesso tempo e giorno che esso serenissimo duca di Modena prenderà possesso di tutti i suoi Stati, egli possa anche entrare in godimento, sia de' suoi feudi in Ungheria, sia dell'equivalente. Gli sarà parimente fatta giustizia nel detto termine di sei settimane dopo il cambio delle ratificazioni sopra gli allodiali della casa di Guastalla.
14. La serenissima repubblica di Genova sarà rimessa in possesso di tutti i suoi Stati, posseduti da essa prima della presente guerra, come anche i particolari in possesso di tutti i fondi esistenti nel banco di Vienna ed altrove.
Finalmente furono confermati i preliminari stabiliti nel dì 30 d'aprile di quest'anno 1748, e garantiti da tutte le potenze gli Stati restituiti o ceduti. E caso che alcuna potenza rifiutasse di aderire al suddetto trattato, la Francia, Inghilterra ed Olanda promisero d'impiegare i mezzi più efficaci per l'esecuzione dei soprascritti regolamenti.
Avreste creduto, che questa pace avesse sparso una larga pioggia di giubilo, spezialmente sopra que' popoli che sofferivano il peso dell'armi straniere; ma per disgrazia si convertì essa pace in una più sensibil guerra di prima. Detto fu che i ministri della regina imperadrice e del re di Sardegna avessero fatte gagliarde istanze, affinchè gli Stati destinati a tornare in mano de' loro legittimi antichi padroni avessero a goder l'esenzione da ulteriori contribuzioni. Frutto certamente non se ne vide. Può essere che si credesse prevveduto abbastanza coll'articolo decimo a questo bisogno; ma non si avvisavano già i primarii ministri del congresso di Aquisgrana che i generali degli Spagnuoli avessero un dizionario in cui le parole di Foraggi ed Utensili, espresse nel suddetto articolo, importassero la facoltà di scorticare i poveri con nuove contribuzioni, che non aveano però nome di contribuzioni. Fecero pertanto gl'intendenti Gallispani a chiari conti conoscere ai deputati di Nizza e Villafranca, a quanto ascendesse il debito loro per la somministrazion della paglia e fieno, della legna e del lume, ec. dovuti a ventiquattro battaglioni esistenti in quelle parti (benchè mancati della metà della gente) e ai tanti generali ed uffiziali, anche lontani o sognati, di quel corpo di truppe. E perchè quel desolato paese non potea far que' naturali, convenendo perciò che gl'intendenti li facessero venire di Francia a caro prezzo, si fece montar molto più alto la somma del debito, riducendosi in fine a tassarlo tutto per cento mila lire di Piemonte (cioè per venti mila Filippi) al mese, e ad intimarne il pagamento; e questo anticipato per li mesi di novembre e dicembre, con aggiugnere la minaccia dell'esecuzion militare in caso di ritardo. Restarono di sasso que' deputati, e rappresentarono l'evidentissima impotenza del paese, già estenuato per sì lunga guerra, e per tanti passaggi di truppe: ma riscaldatosi nel contrasto l'intendente spagnuolo, giunse a dire che li farebbe scorticare, e fatte le lor pelli in fette, le venderebbe a chi se ne volesse servire: Convenne pagare: io non so il come. Non furono meglio trattati i popoli della Savoia. Fin l'anno 1745 si vide steso da mano maestra un loro memoriale al Cattolico monarca Filippo V, in cui essi esponevano gl'incredibili aggravii posti dall'intendente spagnuolo a quelle montagne, coll'esigere in danaro il servigio militare delle truppe: con che venivano obbligati gli abitanti a pagare più di cento mila doble l'anno; e, ciò nonostante, i soldati si facevano lecito di prender fieno e legna, senza incontrar questo nei conti: oltre al torre le lor bestie, e voler carreggi senza fine, e obbligar la gente bene spesso alle fortificazioni. Queste ed altre avanie, per le quali nulla restava pel proprio sostentamento a que' poveri popoli, aveano obbligato gran copia di famiglie ad abbandonare il paese, per cercare il pane in Francia o altrove. Che quel memoriale non avesse la fortuna di pervenir sotto gli occhi del re Cattolico, si può ben credere, stante la somma pietà di quel monarca, che non avrebbe mai permesso un così duro strazio a popoli battezzati ed innocenti. E pure la miseria d'essi crebbe dopo la pace di Aquisgrana, perchè anche ad essi l'intendente spagnuolo intimò di pagare, oltre all'ordinaria contribuzione, cento mila lire di Piemonte per mese, e queste anticipate per novembre e dicembre. E perciocchè si giunse al fine dell'anno senza che seguisse restituzione alcuna degli occupati paesi, fu replicata la medesima dose di anticipato pagamento anche pel gennaio dell'anno seguente 1749.
Ancora fu che il re di Sardegna, il quale fin qui avea con soave mano trattato Savona, il Finale e gli altri paesi della genovese riviera di Ponente a lui sottomessi, irritato da sì aspre estorsioni fatte a' sudditi suoi, impose a titolo di proservizio, rappresaglia, retorsione e quieto vivere, a quei paesi l'anticipata contribuzione di trecento mila lire di Piemonte (sono sessanta mila filippi) e poscia un'altra di quarantacinque mila lire. Ancorchè gli Stati del duca di Modena credessero di non dover soggiacere a somiglianti aggravii, sì per non esser dichiarati paesi di conquista, come ancora perchè somministravano il contingente di foraggi ed utensili alle soldatesche ivi esistenti; pure anche ad essi furono intimate due contribuzioni, ed esatte. Vero è, che tanto la regina imperadrice che il re suddetto non dimenticarono in tal occasione l'innata lor clemenza e generosità verso que' popoli; ed anche Piacenza fu quotizzata, ma con molto più tollerabile aggravio. A cagione di questi disgustosi salassi furono portate al congresso di Aquisgrana le doglianze e le lagrime degli afflitti popoli, ed arrivarono anche all'altro già incominciato in Nizza. Sorde si trovarono le orecchie di chi dovea porgere il rimedio, perchè andavano d'accordo i generali d'armi in voler risparmiare ai regnanti il pensiero di premiar tante lor fatiche, con prendere la ricompensa sui paesi che si aveano ad abbandonare. Erano intanto venute le ratificazioni della pace d'Aquisgrana dalle corti di Francia, Inghilterra ed Olanda; poi quelle del re Cattolico, del re di Sardegna, del duca di Modena e della repubblica di Genova; sicchè fu al debito tempo aperto il congresso di Nizza, dove intervennero i due generali gallispani Bellisle e Las Minas, e per l'augusto imperadore il generale conte Broun, accompagnato dal conte Gabriello Verri fiscale generale di Milano, giurisconsulto di gran credito. Similmente l'imperadore, il re di Sardegna, il duca di Modena e la repubblica di Genova v'inviarono i lor ministri. Furono dibattute le vicendevoli pretensioni de' principi per le fortezze, artiglierie, munizioni, ec. che si doveano restituire. E perchè tuttavia insistevano i ministri austriaci sul preteso lor credito contra de' Genovesi, pericolo vi fu, che si sciogliesse senza conclusione alcuna quell'adunanza. Andò poi così innanzi la copia e l'intralciamento degli affari, che arrivò il fine dell'anno senza che i popoli gustassero un menomo sapor della pace; perchè niuno disarmava, e se non si faceva guerra agli uomini, si faceva ben viva alle borse. In quest'anno nel Ferrarese un grave danno recò l'epidemia bovina. Anche il Finale di Modena, e qualche luogo della Romagnuola e del Bolognese parteciparono di questa sciagura.
Anno di CRISTO MDCCXLIX. Indiz. XII.
BENEDETTO XIV papa 10. FRANCESCO I imperadore 5.
Spuntò il felicissimo presente anno tutto gioviale con corona d'ulivo in capo, risoluto di dare agli aggravati popoli quella quiete che il precedente con varie promesse avea fatto sperare. S'era già preparata la gente a solennizzar con isfogo di giubilo il fine di tanti guai, perchè nel congresso d'Aquisgrana era stato stabilito che nel dì 4 di gennaio si desse principio all'evacuazione degli occupati paesi: quand'ecco insorgere una nuova remora all'adempimento della sospirata pace. Restavano tuttavia indecise nel congresso di Nizza le soddisfazioni dovute al duca di Modena tanto per gli allodiali della linea estinta dei duchi di Guastalla, dovuti secondo le leggi alla serenissima casa d'Este, quanto pei contadi di Arad e di Jeno in Ungheria, tolti in occasion della presente guerra ad esso duca. Con tutto il suo buon cuore non trovava l'augusta imperadrice la maniera di restituirli, perchè gli aveva alienati; e i ministri suoi non trovavano un equivalente di Stati da darsi a questo principe, giacchè l'esibizione di pagargli annualmente i frutti corrispondenti alle rendite non soddisfaceva. Insistevano perciò i ministri gallispani a tenore degli ordini delle lor corti su questo punto, e sulla restituzione de' fondi spettanti ai Genovesi; e perchè restò incagliato l'affare, bastò intoppo tale a fermar tutto l'altro resto della esecuzion della pace, e a moltiplicar anche per un mese gli aggravii delle provincie che s'aveano a restituire. Detto fu, che il re Cristianissimo ricavasse dagli Stati occupati ne' Paesi Bassi cinquanta mila fiorini per giorno. Se ciò sussiste, nè pur que' popoli sotto barbieri tali avranno avuto gran voglia di ridere. Il perchè somma premura avendo la clementissima imperadrice di redimere i sudditi suoi ed altrui da ulteriori vessazioni, cotanto s'industriò, che le venne fatto di ricuperare i feudi suddetti da un generoso comprator d'essi; di render i lor fondi ai particolari genovesi; e conseguentemente di poter adempire interamente gli articoli del trattato conchiuso in Aquisgrana. D'essi Stati adunque fu rimesso in possesso il duca di Modena, siccome ancora gli fu accordato il possesso degli allodiali di Guastalla. E perciocchè furono ancora tolte di mezzo le controversie eccitate fra la corte Austriaca e la repubblica di Genova, niun ostacolo più restò a perfezionare il grande edifizio della pace universale. Videsi pertanto un regolamento stabilito in Aquisgrana de' giorni precisi, nei quali a poco poco si dovea far l'evacuazione di alcune città o piazze de' Paesi Bassi, e nello stesso tempo di altre dell'Italia. Spezialmente il principio di febbraio quel fu che diserrò le porte all'allegrezza de' varii paesi. Quetamente presero le truppe spagnuole il possesso di Parma, Piacenza e Guastalla a nome del reale infante don Filippo con somma consolazione di quei cittadini. Altrettanto fecero il re di Sardegna e i Genovesi degli Stati lor proprii. Nel dì 7 del mese suddetto fu consegnata la Mirandola alle soldatesche di Francesco III duca di Modena. E nel dì 11 anche la città e cittadella di Modena, con tutte le altre sue pertinenze, tornarono a godere i benigni influssi del legittimo loro sovrano. Convien qui fare giustizia all'augustissima imperadrice regina Maria Teresa, e alla maestà di Carlo Emmanuele re di Sardegna, che per sette anni tennero il dominio di questo ducato. Certo è che non mancarono gravissimi guai e danni, frutti inevitabili della guerra, a questi Stati, i quali anche contrassero più e più milioni di debiti pubblici in sì lagrimevole congiuntura. Contuttociò restò qui, e per lungo tempo resterà memoria della gloriosa moderazione di questi due clementissimi sovrani, che si tennero lungi da ogni eccesso, finchè qui esercitarono la lor signoria. Placido e pien di giustizia si provò qui il governo civile, perchè venne appoggiata l'amministrazione d'essi Stati al conte Beltrame Cristiani, gran cancelliere della Lombardia Austriaca, personaggio che per l'elevatezza della mente, per l'attività nell'operare, e per le massime dell'onoratezza, inclinante tutta al pubblico bene, ha pochi pari. Suo luogotenente il conte Emmanuele Amor di Soria, senator di Milano, avveduto ed incorrotto ministro della giustizia e dell'economia camerale, lasciò anch'egli in queste parti con onore il suo nome. Assai discreto medesimamente si trovò il contegno militare, avendo tanto gli ufiziali che le truppe delle lor maestà osservata una lodevol disciplina, senza estorsioni ed avanie in danno degli abitanti.
Ma non poterono già altri popoli, per lor disavventura imbrogliati nella presente guerra, contare un egual trattamento e fortuna. Aveva io all'anno 1300 fra le glorie de' nostri tempi registrato ancor quella dalle guerre oggidì fatte con moderazione fra i principi cristiani, cioè senza infierire contro le innocenti popolazioni, e senza la desolazione dei conquistati o dei nemici paesi. Debbo io ora con vivo dispiacere ritrattarmi. Ci ha fatto questa ultima guerra vedere troppi esempli di barbarie entro e fuori d'Italia, con lasciare la briglia alla licenza militare, per fare colla rovina della povera gente vendetta de' pretesi reati de' loro principi. Che i Turchi, che i Barbari, i quali pare che non conoscano legge alcuna di umanità, cadano in così brutali eccessi, non è da maravigliarsene; ma che genti professanti la legge santa del Vangelo, legge maestra della carità, facciano altrettanto, non si può mai comportare. E non vede chi così opera, che in vece di gloria egli va cercando l'infamia, la quale senza dubbio tien dietro alle crudeltà? Ma lasciando queste inutili doglianze e luttuose memorie, vogliam più tosto i ringraziamenti nostri alla divina clemenza, che ha fatto in quest'anno cassar l'ire dei regi, e coll'evacuazion de' paesi che si aveano a restituire, ha ridonata la tranquillità e l'allegrezza a tanti regni e principati, involti per sette anni nelle calamità della guerra. Tanto più memorabile dee dirsi questa pace, perchè non solamente si è diffusa per tutta l'Europa, ma viene anche accompagnata dall'universale di tutta la terra, non udendosi in questi tempi alcun'altra guerra di rilievo per le altre parti del mondo, di modo che non abbiam da invidiare la felicità de' tempi d'Augusto. Resta solamente nella Corsica il fermento della ribellione; ma non andrà molto (così è da sperare) che l'interposizione de' monarchi di Francia e Spagna pacificamente e con oneste condizioni ridurrà que' popoli all'ubbidienza verso la legittima ed antica sovranità della repubblica di Genova. Ma oltre ai ringraziamenti da noi dovuti al supremo Autor di ogni bene, conviene ancora inviare al suo trono le umili nostre preghiere, acciocchè il gran bene della pace a noi restituita non sia dono di pochi giorni, e che i potentati di Europa giungano a sacrificare al riposo de' poveri popoli, i quali dopo tanta calamità cominciano a respirare, i lor risentimenti, oppur le suggestioni della non mai quieta ambizione. Regnando la pace in Italia, che non possiamo noi sperare da che abbiamo principi di sì buon volere e di tanta rettitudine? A me sia lecito di ricordare qui il nome per riconoscimento della presente nostra fortuna.
Ha lo Stato della Chiesa romana per suo principe e rettore il sommo pontefice Benedetto XIV, che per somma pietà, per l'ottimo suo cuore, per la penetrazion della mente, e per la singolar dottrina può ben gareggiare co' più rinomati ed illustri successori di san Pietro. Non ha egli accettato il governo della Chiesa di Dio e del principato romano, per alcun comodo od utile suo, ma unicamente per far servire i pensieri e la vigilanza sua al pubblico bene. Eterna memoria del suo sapere e zelo per la istruzione della Chiesa cattolica saran le varie insigni opere già da lui date alla luce, ed ultimamente ancora due tomi del suo Bollario. E perciocchè gl'innocenti popoli suoi per le peripezie delle ultime guerre hanno partecipato anche essi delle comuni calamità, si studia l'amorevolissimo padre di ricomporre le da lor patite slogature: giacchè se chiedeste quali sieno i suoi nipoti, vi si risponde che tali propriamente sono i sudditi suoi. Roma spezialmente, che l'ha alzato al trono, quella è che sopra le altre gode i benefici influssi d'un principe, che non conoscendo cosa sia amor proprio e de' suoi, quanto a lui viene dal principato, tutto vuol rifondere in decoro e abbellimento della sua benefattrice città. Testimonianze perciò delle sue gloriose idee, e monumenti per l'immortalità del suo nome, sono e saranno un braccio dello spedale di Santo Spirito in essa Roma: fabbrica di singolar magnificenza e di somma utilità pel bene dei poveri; lo stradrone che guida da San Giovanni Laterano sino a Santa Croce in Gerusalemme. Rinnovata entro e fuori con atrio insigne la stessa basilica di Santa Croce. Assicurata la maravigliosa cupola di San Pietro dai timori insorti di rovina. Terminata la fontana di Trevi, che per la grandiosità e vaghezza è l'ammirazion d'ognuno. Ornata mirabilmente al di dentro, e decorata al di fuori d'una nobil facciata la chiesa di Santa Maria Maggiore, colla giunta ancora delle fabbriche adiacenti, e beneficata di molto la chiesa di Santo Apollinare. Ristaurate ed abbellite le chiese di San Martino in Monte e di Santa Maria degli Angeli; e rinnovato il triclinio di papa Leone III nella basilica Lateranense. Ha egli in oltre fabbricato un nicchio col musaico a canto della scala santa; rinnovato il musaico della basilica di San Paolo; scoperto il già sotterrato insigne obelisco di campo Marzo. Sonosi stesi i suoi benefizii anche alla camera apostolica, estenuata in addietro per varie cagioni, con procacciarle ogni risparmio e vantaggio, e sopra tutto coll'assegnare alla medesima il capitale de' vacabili che vengono a vacare: il che aveano dimenticato di fare tanti suoi antecessori. Vedesi parimente dal nobilissimo suo genio maggiormente arricchita la galleria delle antichità nel Campidoglio, ed erettane un'altra egualmente magnifica di pitture e medaglie; per tacer altri monumenti dell'imcomparabil sua munificenza verso a Roma, ed anche verso la metropolitana e l'istituto delle scienze di Bologna patria sua. Roma ne' secoli barbarici, e molto più durante la dimora de' papi in Avignone, era incredibilmente decaduta dall'antico suo splendore. Ha circa tre secoli ch'essa va sempre più ricuperando la sua maestà e bellezza; ma sì fattamente in questo ultimo mezzo secolo sono in essa cresciuti gli ornamenti, che giustamente tuttavia le è dovuto il pregio e titolo di regina delle città. E però a sì glorioso ed amorevol principe, nato solamente per l'altrui bene, chi non augurerà di cuore vita lunghissima ed ogni maggiore prosperità?
Grande obbligo hanno o al men debbono professare a Dio i regni di Napoli e Sicilia, perchè loro abbia conceduto nella persona del re don Carlo, germoglio della real casa di Francia, dominante in Ispagna, un regnante di somma clemenza, e regnante proprio. Gran regalo in fatti della divina provvidenza è per essi dopo tanti anni di divorzio il poter godere della presenza di un reale sovrano, della sua magnifica corte, e della retta amministrazion della giustizia, senza doverla cercare oltra monti. Gran consolazione in oltre è il vedere, come questo monarca col suo consiglio si studii di aumentar le manifatture, la navigazione, il traffico e la sicurezza de' sudditi suoi. A lui è anche tenuta la repubblica delle lettere, pel suo desiderio che maggiormente fioriscano l'arti e le scienze, e per la mirabile scoperta della città d'Ercolano, tutta ne' vecchi tempi profondamente seppellita sotterra dai tremuoti e dalle bituminose fiumane del Vesuvio. In quel luogo noi abbiam pure un insigne teatro dell'antica erudizione. Finalmente la placidezza del suo governo, la nobil figliolanza a lui donata dal cielo, e il valore dalla maestà sua mostrato nella difesa di Velletri e de' regni suoi, son pregi che concorrono a compiere la gloria di questo monarca e la felicità de' popoli suoi.
Appartiene all'augustissimo imperadore Francesco I il gran ducato della Toscana, cioè ad un clementissimo e piissimo sovrano. Non può già essere che quella contrada, per tanti anni retta da savissimi principi della immortal casa de' Medici, non risenta oggidì qualche convulsione per la lontananza del principe suo. Contuttociò hanno quei popoli di che ringraziar Dio, perchè i riguardi dovuti a così gran monarca gli abbiano preservati da ogni disastro nell'ultima sì perniciosa e dilatata guerra; e perchè la rettitudine del governo e della giustizia presente non lasci loro da augurarsi quella de' tempi passati; e perchè la vigilanza e attività del conte Emmanuele di Richecourt nulla ommette per sostenere, anzi aumentare l'industria e il commercio della Toscana, onde per questa via si risarcisca e compensi ciò che si perde pel mantenimento della corte lontana: pare che la Toscana non abbia molto a dolersi della presente sua situazione.
Quanto agli Stati della serenissima repubblica di Venezia, le contingenze dell'ultima lunga guerra non son giunte a turbare il riposo di quegli abitanti; e quantunque per precauzione prudente e buona custodia delle sue città e fortezze abbia quel senato in tal congiuntura fatto buon armamento, pure nulla per questo ha accresciuto i pubblici aggravii; anzi delle altrui calamità non poco han profittato gli Stati suoi di Lombardia. Del resto così ben concertate son le maniere di quel governo, così acconcie le sue antiche leggi, acciocchè regni in ogni popolazione la tranquillità, la giustizia e il traffico, che ognuno da gran tempo riconosce per buona madre una repubblica di tanta saviezza.
Altrettanto a proporzione è da dire della repubblica di Lucca. Ha cooperato la situazione sua, ma anche l'inveterata prudenza di que' magistrati, e l'osservanza delle ben pesate lor leggi, a mantenere il paese immune dalle calamità che in questi ultimi tempi sopra tanti altri popoli largamente son piovute. Più de' vasti dominii può essere felice un picciolo, qualora la libertà, la concordia, l'esatta giustizia, il buon comparto e la discretezza de' tributi, fa che ognuno possa essere contento nel grado suo.
Ma per conto di gran parte della Lombardia, paese bensì felice, ma destinato da tanti secoli a provare che pesante flagello sia quel della guerra, certo è che per la conchiusa pace comincerà essa a respirare, ma con restar tuttavia languente il corpo suo per lo sconvolgimento e per le piaghe degli anni addietro. Il serenissimo signor duca di Modena Francesco III per più anni ha veduto in mano altrui gli Stati suoi; l'ha sempre accompagnato il coraggio nelle fatiche militari e ne' disastri. Ha confessato la maggior parte degli uffiziali gallispani, essere sempre stato giusto il pensare e consigliare di questo principe, durante la guerra, talmente che se si fosse fatto più conto del parere del duca di Modena, le cose avrebbero avuto un esito molto migliore. Finalmente ha egli con tutto suo onore superata la pericolosa tempesta, e ha dato a' suoi fedelissimi sudditi la contentezza di ripigliar le redini del suo governo. Ora se si rivolgerà la paterna sua cura, come è da sperare dalle saggie e rettissime massime sue, e dall'ottimo suo cuore, alle maniere più proprie per sollevare i suoi popoli da tanti debiti contratti e da molti aggravii, non già imposti dalla sempre amorevole serenissima casa d'Este, ma dal malefico influsso delle guerre passate; ritornerà a fiorire la allegrezza nel dominio suo, e sarà benedetta quella benefica mano che avrà fatto dimenticare tante sciagure in addietro sofferte.
Forze maggiori son da dir quelle che in questi ultimi tempi han provati gli stati di Parma e Piacenza, perchè ivi non poco ha danzato il furore delle nemiche armate. Tuttavia da che la pace ha ridonato a que' popoli un principe proprio nella persona del real infante don Filippo fratello de' potentissimi re di Spagna e di Napoli, ben si dee sperare che, ritornando colà il sangue della serenissima casa Farnese, vi ritornerà ancora quella felicità che godevasi quivi sotto gli ultimi prudenti duchi. Non si può stimare abbastanza il privilegio di aver principe proprio e presente che faccia circolare il sangue de' sudditi, e risparmii loro la pena di cercar lungi la giustizia, ed altri provvedimenti necessarii ad uno Stato.
Per sua legittima signora riconosce il ducato di Milano, oggidì congiunto con quello di Mantova, l'augustissima imperatrice regina Maria Teresa d'Austria. Delle comuni disavventure e di un nuovo smembramento ha esso partecipato nell'ultima guerra. Qual sia per essere il riposo e sollievo suo nei venturi tempi di pace non si può peranche comprendere, stante la risoluzion presa dall'imperiale e real maestà sua di non provar più il rammarico di aver creduto di avere, e di avere effettivamente pagato un poderoso esercito per sua difesa in Italia, con averne poi trovata solamente appena la metà al bisogno. Manifesta cosa è, tanta essere la pietà e l'amore del giusto in questa generosa regnante, che in sì bel pregio niun altro principe può vantarsi di andarle innanzi. Nè già mancavano nel consiglio suo ministri di somma avvedutezza e di ottima morale, per gli avvisi dei quali si son talvolta veduti fermati in aria i fulmini del suo sdegno, e ritrattate le risoluzioni, le quali sarebbero tornate in discredito e disonore della sovrana, che pur tanto è inclinata alla clemenza, nè altro desidera che il giusto. Ragionevole motivo perciò hanno in Italia i popoli suoi di sperare che ai tempestosi passati giorni succederà un bel sereno.
Quanta parte d'Italia sia sottoposta alla real casa di Savoia, ognun lo sa, ma non tutti sanno quanto abbiano sofferto di guai i suoi Stati di qua da Po, e che intollerabili miserie si sieno rovesciate sopra quei della Savoia e di Nizza. Nulladimeno così ben regolato è il governo di quella real corte, così rette le massime del savio e benignissimo principe Carlo Emmanuele III re di Sardegna e duca di Savoia, tanto l'amore verso i sudditi suoi, ch'essi non tarderanno ad asciugar le lagrime; giacchè non ha egli men cura del proprio che del pubblico bene.
Resta la serenissima repubblica di Genova, che nelle prossime passate rivoluzioni si è trovata sbattuta più d'ognuno dai più feroci venti, con pericolo di far naufragio anche di tutto. Gravissime, non può negarsi, sono state le perdite sue, deplorabili le sue sciagure; ma da che a lei è riuscito di salvar la gioia più cara c preziosa della libertà, e dappoichè nulla s'è scemato de' legittimi suoi dominii: molto ha di che consolarsi ora e per l'avvenire. E tanto più, perchè il senno de' suoi magistrati, l'attività, il commercio degl'industriosi cittadini potranno fra qualche tempo avere risarciti i patiti danni, restando intanto per tutta l'Europa immortale la gloria della lor costanza e valore in tante altre congiunture, ma spezialmente nell'ultima, da essi mostrato.
Per memoria de' posteri non vo' lasciar di aggiugnere, che niuno dovrebbe mai desiderar di godere, o rallegrarsi di aver goduto un verno placido, e senza nevi e ghiacci, ne' paesi, dove regolarmente si pruova questa disgustosa, ma forse utile pensione. Non potea essere più placido in Lombardia ed in altri paesi il verno dell'anno presente, perchè privo di nevi e ghiacci, talmente che non se ne potè ammassare nelle conserve per refrigerio ed uso della vegnente state. Ma che? Sul fine di marzo venne più d'uno scoppio di neve, che quantunque da lì a poco si squagliasse, pure ci rubò i primi frutti, danneggiò gli orli e la foglia dei gelsi, e poco propizia fu ai grani, che già s'erano mossi. Poco è questo. Nel dì 25 d'aprile per tre giorni nevicò in Milano, e succederono brine che fecero perdere tutti i frutti. Sul principio poi di giugno eccoti fuor del solito fioccar folta neve ne' gioghi dell'Appennino, che si rinforzò e sostenne gran tempo, con produrre un pungente freddo, dirottissime pioggie ogni dì, e temporali e gragnuole orribili: onde si videro gonfii e minacciosi tutti i fiumi, e ne seguirono anche gravi inondazioni, e fiere burrasche in mare. Nè caldo nè gelo vuol restare in cielo: è proverbio dei contadini toscani. Spezialmente orribile e dannoso fu il turbine succeduto nella notte del dì 11 di giugno in una striscia dell'alma città di Roma, e particolarmente fuori di essa, di cui si è veduta relazione in istampa.
CONCLUSIONE
Qui mia intenzione era di deporre la penna; e l'avrei fatto, se i consigli di più d'uno non m'avessero spinto a mostrarmi inteso di quanto ha scritto un moderno giornalista anonimo contra di questi Annali, cioè contro di me, con una censura, la quale può dubitarsi che convenga ad onesto scrittore. Certamente tanti e tanti, che han letto le adirate sue parole senza leggere essi Annali, abbisognano di qualche lume, per non essere condotti ad un sinistro giudizio da sì appassionato scrittore. Mi vuol egli dunque processare quasi per troppo parziale degli antichi imperadori. Ma sappia ch'io non ho mai pensato a farmi punto di merito nè cogli antichi nè co' moderni Augusti. Il solo amore della verità, o di quanto io credo verità, quello è che guida la mia penna; e la verità non può chiamarsi guelfa o ghibellina. Ho io trovato in troppe storie che, negli antichi secoli non si potea consecrare l'eletto papa senza il consenso degli imperadori. Avrebbe desiderato il censore, che io non avessi toccato questa particolarità, o pur l'avessi chiamata iniquità ed usurpazione. Ho io dato nome d'uso od abuso a quel rito durato per più secoli, nè a me tocca dirne di più. Lo stesso san Gregorio il Grande se ne servì per sottrarsi al pontificato; tanti altri sommi pontefici furono lontani dal disapprovarlo; e in un concilio, tenuto da uno degli stessi papi, quest'uso fu appellato rito canonico. Doveva il giornalista osservare che io lodai la libertà da più secoli in qua goduta per la elezione e consecrazion de' papi, e conoscere ch'io non ho men di lui zelo per la libertà e per l'onore del pontificato; ma aver egli ben poca grazia in volere che io assolutamente condanni quello che i papi stessi una volta non disapprovavano.
Scaldasi poi forte esso anonimo, perchè io dopo il Pagi ed altri scrittori abbia mostrato che gl'imperadori Carolini e i lor successori per lungo tempo conservarono l'alto dominio sopra Roma ed altri Stati della Chiesa Romana, non volendo essere da meno de' precedenti greci imperadori; che il prefetto posto in Roma da essi Augusti vi durò sino a' tempi di papa Innocenzo III; che la Romagna, benchè donata da Pippino alla Chiesa suddetta, e da lei signoreggiata per molto tempo, fu poi posseduta dai re d'Italia ed imperadori sino a papa Nicolò III che la ricuperò. Al censore suddetto ben conviene il provare, se può, che non sussistano sì fatte opinioni. Ma se io non ho tali cose asserito di mio capriccio, anzi ho prodotto le pruove di tutto, prese dalla storia e dalle memorie de' vecchi tempi, come mai pretendere ch'io asconda que' fatti, o chiami usurpazione quello che tanti papi lasciarono godere agl'imperadori? Ma si va replicando ch'essi Augusti confermavano di mano in mano la Romagna ai papi. Tutto sia; e pure non ne restituivano il dominio e possesso; ed Arrigo il santo imperadore, che tanto operò in favor della Chiesa Romana, non fece meno dei suoi antecessori. Così nel diploma di Lodovico Pio e d'altri Augusti noi troviamo donato ad essa Chiesa il ducato di Spoleti (per tacer altri paesi), e, ciò non ostante, miriamo essi Augusti tuttavia sovrani e possessori di quegli Stati. Come mai questo? Se il giornalista si fa lecito di pronunziar sentenza contra di tanti imperadori, io per me non oso d'imitare l'arditezza sua.
Quel ch'è più strano, si lascia egli scappar dalla penna che questi Annali sono uno dei libri più fatali al principato romano. A questo epifonema si risponde, che se mai per disavventura si trovasse un imperadore cotanto perverso che volesse turbare il principato romano, così giusto, così antico, e confermato dal sigillo di tanti secoli e dal consenso di tanti Augusti; egli non avrà bisogno di questi Annali, nè d'altri libri, per far del male. A lui basteranno i consigli delle sue empie e disordinate passioni. Ma di simili Augusti è da sperare che niuno mai ne verrà. Chiunque fra' regnanti cristiani sa cosa sia giustizia, sa eziandio che i dominii e diritti stabiliti da lunga serie di tempi, e massimamente di più secoli e da una tacita rinunzia d'ogni pretensione, sono, per così dire, consecrati dalle leggi del cristianesimo e della prescrizione. Altrimenti tutto sarebbe confusione, e niuno mai si troverebbe sicuro nelle sue signorie, per antiche o antichissime che fossero. Mi si perdoni, non abbonda di giudizio chi arriva a spacciare per fatali al principato de' papi le memorie degli antichi secoli: quasichè, secondo lui, possano aver credito e valore titoli rancidi, anzi affatto estinti, e schiacciati sotto il peso d'una sterminata lunghezza di tempo. Ma potrebbero servir di pretesto ai cattivi. Già si è risposto a questa chiamata. Nè solamente questo nuovo politico è dietro a nuocere con sentenze tali al principato romano, ma anche al dominio di tanti altri principi, pochi essendo quelli che non possano trovar nelle storie de' vecchi secoli qualche atto o diritto fatale al suo principato, per usare la frase di lui. Ma qual principe saggio, possessore immemorabile di una ben fondata signoria, si formalizza, o si dee mettere paura, perchè la storia dei precedenti secoli non s'accordi col suo presente sistema? La conclusione si è, che il giornalista tacitamente vorrebbe che si adulterasse o si bruciasse parte della storia, per levare dagli occhi nostri ogni spauracchio, da lui creduto fatale al principato pontifizio, ma con lasciare intatte le antiquate ragioni della Chiesa Romana sull'Alpi Cozie, sulla Corsica e Sardegna, su Mantova ed altri paesi. Secondo lui, allora sarà da lodar la storia che riferirà tutto quanto è favorevole a Roma, e tacerà tutto quello che ha ombra di suo pregiudizio. Potrà egli formare una storia tale, ma non già io.
Seguita un altro processo a me fatto da questo censore. Non ho io defraudato delle convenevoli lodi (non può egli negarlo) tanti romani pontefici o santi o buoni, che sono la maggior parte; ma non ho lasciato di toccare i difetti di pochi altri, spezialmente degli Avignonesi, disdicevoli, a mio credere, in chi secondo l'intenzione di Dio dovrebbe essere quanto sublime nel grado, altrettanto eminente esemplare d'ogni virtù. Se l'ha a male il giornalista, nè può sofferire, che uno storico ardisca di giudicar delle azioni e del merito de' gran personaggi; ed è sì accorto, che non bada altrove a produrre un passo, tutto contrario a queste sue belle pretensioni, cioè l'autorità del reverendissimo e celebre padre Orsi dell'ordine de' predicatori, segretario della congregazione dell'Indice, e autore d'una nobile Storia ecclesiastica, con dire: Quanto a' giudizii, che non vuole il signor Fleury che sieno interposti dallo storico sopra le persone e sopra le loro azioni, oppone il padre Orsi il sentimento di Dionisio Alicarnasseo, che nella lettera a Pompeo Magno toglie al cielo con grandissime lodi Teopompo, per aver più liberamente, che tutti gli altri storici, giudicato degli uomini e delle azioni, delle quali scrisse la storia. Ma forse questo giornalista ha inteso di dire a me, e a chicchessia: Dite quanto mal volete degl'imperadori, re e principi; ma, per conto de' papi, rispettate ogni lor costume ed azione, e non osate di parlarne se non in bene. Torno a dire, ch'egli formi una storia tale, perchè niuno gliel contrasta. Ma chiunque sa che il principal credito della storia è la verità, e il giudicar, come poco fa dicemmo, delle operazioni degli uomini, per ispirar nei lettori l'amore della giustizia e del retto operare, e l'abborrimento a ciò che sa di vizio: crederà ben meglio fatto e giusto ed utile alla repubblica, che si dia il suo vero nome a quello ancora che difettoso apparisce ne' costumi e nelle azioni de' pastori della Chiesa di Dio. La storia ha da essere una scuola per chi dee loro succedere, a fin d'imparare nelle lodi de' buoni, e nella disapprovazion de' cattivi, quello ch'essi han da fare o non fare. E forse che le divine Scritture dell'uno e dell'altro Testamento non ci han lasciato un chiaro esempio di questo? Anche ivi noi troviam riprovato ciò che meritava biasimo ne' sacri ministri; e la stessa libertà comparisce negli Annali dell'immortale cardinal Baronio, e in altri insigni storici, che sapevano il lor mestiere, e tenevano per irrefragibile il sentimento di Tacito: Praecipuum munus Annalium, ne virtutes sileantur, utque pravis dictis factisque ex posteritate et infamia metus sit.
Vegga dunque l'anonimo censore che, in vece di ben servire alla santa Romana Chiesa, non la discrediti col soverchio suo zelo. Che appunto in vergogna d'essa ritornerebbe l'esigere che si avesse a nascondere ed opprimere la verità in parlando de' papi; e il pretendere ch'essi sieno sempre stati esenti dalle umane passioni; non si sieno mai abusati della loro autorità; non abbiano mai fatto guerre poco giuste; non fulminate scomuniche e interdetti senza buone ragioni. Noi possiam bene ascondere queste macchie a' nemici del cattolicismo: ma non le sanno forse, o non le sapranno eglino senza di noi? Fresche ne abbiamo anche le pruove. Meglio è pertanto che onoratamente le riferiamo ancor noi quali sono, per far loro conoscere che nè pur noi le approviamo: giacchè negar non possono gli stessi protestanti, che non sono vizii e difetti della religione e del pontificato gli eccessi e mancamenti particolari de' sacri pastori. Il divino nostro legislatore ha ben promessa e manterrà l'infallibilità, la verità de' dogmi e la sussistenza eterna della Chiesa cattolica, ed ha conceduto privilegii singolari alla sedia di san Pietro pel mantenimento della fede e della gerarchia; ma non si è già impegnato ad esentare i suoi vicarii delle umane infermità; e però non abbiam da maravigliarci, se talora la storia ce ne fa veder taluno meritevole di biasimo, perchè per essere papa non si lascia d'essere uomo, e i papi anch'essi umilmente si accusano delle lor colpe al sacro altare; Per altro, essendo la cristianità da circa due secoli in qua avvezza a mirar la vita e il governo esemplare di tanti sommi pontefici, e massimamente degli ultimi tempi e del regnante Benedetto XIV, glorioso pel complesso di tutte le virtù; niuna savia persona si formalizza, per trovar ne' vecchi secoli sulla cattedra di San Pietro chi fu di tempra ben differente. Anzi ringrazia Dio d'essere nato in tempi sì ben regolati per la Chiesa sua santa, mentre i disordini passati fanno maggiormente risaltare il buon ordine presente. Poste poi tali premesse, io mi credo disobbligato dall'entrare in un minuto esame di quanto il giornalista si è studiato di opporre alla discreta libertà di questi Annali, coerente alle leggi, colle quali s'ha da reggere la storia, acciocchè sia utile al pubblico.
Ma non si può già lasciar passare, essersi egli lasciato trasportare dalla eccessiva passione sua tant'oltre, che laddove pretende non dover io trovar cosa biasimevole in veruno de' papi, poscia, in vece di sapermene grado, bizzarramente meco s'adira, perchè difendo la fama d'alcuni d'essi, vivuti nel secolo decimo, dalla troppo acre censura del cardinal Baronio, volendo che si stia alle asserzioni di lui, e non già alle fondate ragioni mie in lor favore. Similmente mi vuol reo, perchè ho toccato i mali effetti del nepotismo de' papi; nè gli passa per mente, che il santo pontefice Innocenzo XII colla sua celebre bolla più e meglio di me ha parlato contra di tale abuso; e che il celebre cardinale Sfondrati con libro apposta ne fece comparire tutta la deformità. Oltre a ciò, non vorrebbe ch'io, dopo aver lodata la piena libertà del sacro collegio, ricuperata già tanti secoli sono, in eleggere e consecrare i papi, avessi desiderato che cessino le lunghezze de' conclavi, e le private passioni de' sacri elettori in affare di tanta importanza per la Chiesa di Dio. Nè si ricorda che l'eminentissimo cardinale Annibale Albani in tale occasione fece ristampare e spargere per Roma la famosa lettera CLXXX dell'Ammanati cardinale di Pavia al cardinale di Siena, dove le irregolarità occorrenti ne' conclavi sono pienamente riprovate.
E che diremo noi delle idee di questo giornalista, allorchè pretende aver la contessa Matilda donato alla Chiesa Romana Mantova, Parma, Reggio e Modena? Io nol posso assicurare che non ridano gl'intendenti delle leggi, all'udir sì fatte pretensioni. Davansi allora le città del regno d'Italia in governo e feudo. Come poterne disporre senza la permissione del sovrano? A questo confronto avrebbe anche potuto Matilda donare il ducato di Toscana, di cui era duchessa. E se ella avesse donata Ferrara, dove signoreggiò, ad alcuno, pare egli a questo valentuomo che legittima fosse stata una tal donazione? Bisogna poi ch'egli non abbia occhi, allorchè scrive ch'io chiamo gli Estensi duchi della stessa Ferrara fin dall'anno 1097. Lascerò ancora che altri dica qual nome si convenga a lui colà, dove in dispregio d'illustri principi osa trattare da spurio don Alfonso d'Este, figlio di Alfonso I duca di Ferrara, e padre del duca Cesare: cosa non mai sognata, non che pretesa, dai camerali romani, per essere una evidente menzogna e calunnia. Questo è un impiegare l'ingegno e il tempo non già in difesa, ma in obbrobrio della sacra corte di Roma, la quale per altro non potrà mai approvare chi con disordinate pretensioni, e fin colla calunnia, prende a combattere per lei.
Che se non per anche fosse questo animoso censore persuaso de' giusti diritti di chi scrive istorie, io il prego di ascoltare un giudice più autorevole di me in questa parte; cioè il celebre padre Mabillone, grande ornamento dell'ordine benedettino. Secondo il solito fu anch'egli costretto a udire i lamenti e rimbrotti di alcuni a cagion della veracità da lui parimente praticata nel compilare l'insigne opera degli Annali Benedettini. Si vide egli obbligato per questo ad una breve apologia, un pezzo di cui vien riferito dall'autore della di lui Vita, stampata fra' suoi Analetti. Eccone le parole: Ut aequitatis amor prima judicis dos est, sic et rerum anteactarum sincera et accurata investigatio historici munus esse debet. Judex persona publica est, ad suum cuique tribuendum constituta. Ejus judicio stant omnes in rebus, de quibus fert sententiam. Maximi proinde criminis reum se facit, si pro virili sua parte jus suum unicuique non reddat. Idem historici munus est, qui et ipse persona publica est, cujus fidei committitur examen rerum ab antiquis gestarum. Quum enim omnibus non liceat eas per se investigare; sententiam ejus sequuntur plerique, quos proinde fallit, nisi aequam ferre conetur. Nec satis est tamen verum amet et investiget, nisi is insit animi candor, quo ingenue et aperte dicat, quod verum esse novit. Mentiri si christianis omnibus, a fortiori religiosam vitam professis nulla unquam ratione licet; longe minus, quum mendacium exitiate et perniciosum multis evadit. Fieri vero non potest, quia historici mendacia vertant in perniciem multorum, qui verbis ejus fidem adhidendo decipiuntur, dum errorem pro veritate amplectuntur. Non levis proinde ejus culpa est, quae tot alias secum trahit. Debet ergo, si candidus sit, procut studio partium certa ut certa, falsa ut falsa, dubia ut dubia tradere, neque dissimulare, quae utrique parti favere aut adversari possint. Questi, e non l'anonimo giornalista, sono stati a me, e saranno anche ad altri, i veri maestri per tessere una storia, che non paia indegna della pubblica luce.
TAVOLE CRONOLOGICHE
E INDICE DELLE MATERIE
TAVOLA CRONOLOGICA DEI CONSOLI ORDINARII
DE' QUALI SI FA MENZIONE IN QUESTI ANNALI.
An. di Cristo
1 Caio Giulio Cesare, figliuolo d'Agrippa — Lucio Emilio Paolo. 2 P. Vincio — P. Alfenio Varo. 3 Lucio Elio Lamia — M. Servilio. 4 Sesto Elio Cato — Caio Senzio Saturnino. 5 Gneo Cornelio Cinna Magno — Lucio Valerio Messalla Voluso. 6 Marco Emilio Lepido — Lucio Arrunzio. 7 Aulo Licinio Nerva Siliano — Quinto Cecilio Metello Cretico Silano. 8 Marco Furio Camillo — Sesto Nonio Quintiliano. 9 Caio Pompeo Sabino — Quinto Sulpicio Camerino. 10 Publio Cornelio Dolabella — Caio Giunio Silano. 11 Manio Emilio Lepido — Tito Statilio Tauro. 12 Germanico Cesare — Caio Fonteio Capitone. 13 Caio Silio — Lucio Munazio Planco. 14 Sesto Pompeo — Sesto Appuleo. 15 Druso Cesare figliuolo di Tiberio — Caio Norbano Flacco. 16 Tito Statilio Sisenna Tauro — Lucio Scribonio Libone. 17 Caio Cecilio Rufo — Lucio Pomponio Flacco Grecino. 18 Claudio Tiberio Nerone imperadore per la terza volta — Germanico Cesare per la seconda. 19 Marco Giunio Silano — Lucio Norbano Balbo. 20 Marco Valerio Messalla — Marco Aurelio Cotta. 21 Claudio Tiberio Nerone Augusto per la quarta volta — Druso Cesare, suo figliuolo, per la seconda. 22 Quinto Haterio Agrippa — Caio Sulpicio Galba. 23 Caio Asinio Pollione — Lucio Antistio Vetere, o sia Vecchio. 24 Servio Cornelio Cetego — Lucio Visellio Varrone. 25 Marco Asinio Agrippa — Cosso Cornelio Lentolo. 26 Caio Calvisio Sabino — Gneo Cornelio Lentolo Getulio. 27 Marco Licinio Crasso — Lucio Calpurnio Pisone. 28 Appio Giunio Silano — Silio Nerva. 29 Lucio Rubellin Gemino — Caio Rufio Gemino. 30 Lucio Cassio Longino — Marco Vicinio. 31 Tiberio Augusto per la quinta volta — Lucio Elio Seiano. 32 Gneo Domizio Enobarbo — Marco Furio Camillo Scriboniano. 33 Lucio Sulpicio Galba — Lucio Cornelio Sulla Felice. 34 Paolo Fabio Persico — Lucio Vitellio. 35 Caio Cestio Gallo — Marco Servilio Moniano. 36 Sesto Papinio Allenio — Quinto Plauzio. 37 Gneo Acerronio Procolo — Caio Petronio Ponzio Negrino. 38 Marco Aquilio Giuliano — Publio Nonio Asprenate. 39 Caio Cesare Caligola Augusto per la seconda volta — Lucio Apronio Cesiano. 40 Caio Cesare Caligola Augusto per la terza volta; solo, perchè morì il collega console disegnato nell'ultimo dì del precedente anno. 41 Caio Cesare Caligola Augusto per la quarta volta — Gneo Senzio Saturnino. 42 Tiberio Claudio Germanico Augusto per la seconda volta — Caio Cecina Largo. 43 Tiberio Claudio Augusto per la terza volta — Lucio Vitellio per la seconda. 44 Lucio Quinzio Crispino per la seconda volta — Marco Statilio Tauro. 45 Marco Vinicio per la seconda volta — Tauro Statilio Corvino. 46 Publio Valerio Asiatico per la seconda volta — Marco Giunio Silano. 47 Tiberio Claudio Augusto Germanico per la seconda volta — Lucio Vitellio per la terza. 48 Aulo Vitellio — Quinto Vipsanio Publicola. 49 Aulo Pompeo Longino Gallo — Quinto Veranio. 50 Caio Antistio Vetere, o sia Vecchio — Marco Suillio Nervilino. 51 Tiberio Claudio Augusto per la quinta volta — Servio Cornelio Orfito. 52 Publio Cornelio Sulla Fausto — Lucio Salvio Ottone Tiziano. 53 Decimo Giunio Silano — Quinto Haterio Antonino. 54 Marco Asinio Marcello — Manio Acilio Aviola. 55 Nerone Claudio Augusto — Lucio Antistio Vetere, o sia Vecchio. 56 Quinto Volusio Saturnino — Publio Cornelio Scipione. 57 Nerone Claudio Augusto per la seconda volta — Lucio Calpurnio Pisone. 58 Nerone Claudio Augusto per la terza volta — Valerio Messalla. 59 Lucio Vipstano Aproniano — Lucio Fonteio Capitone. 60 Nerone Claudio Augusto per la quarta volta — Cosso Cornelio Lentulo. 61 Caio Cesonio Peto — Caio Petronio Turpiliano. 62 Publio Mario Celso — Lucio Asinio Gallo. 63 Caio Memmio Regolo — Lucio Virginio, o sia Virginio Rufo. 64 Caio Lecanio Basso — Marco Licinio Crasso. 65 Aulo Licinio Nerva Siliano — Marco Vestinio Attico. 66 Caio Lucio Telesino — Caio Suetonio Paolino. 67 Lucio Fonteio Capitone — Caio Giulio Rufo. 68 Caio Silio Italico — Marco Galerio Tracalo. 69 Servio Sulpicio Galba imperadore per la seconda volta — Tito Vinio Ruffino. 70 Flavio Vespasiano Augusto per la seconda volta — Tito Flavio Cesare suo figliuolo. 71 Flavio Vespasiano Augusto per la terza volta — Marco Cocceio Nerva. 72 Flavio Vespasiano Augusto per la quarta volta — Tito Flavio Cesare per la seconda. 73 Flavio Domiziano Cesare per la seconda volta — Marco Valerio Messalino. 74 Flavio Vespasiano Augusto per la quinta volta — Tito Flavio Cesare per la terza. 75 Flavio Vespasiano Augusto per la sesta volta — Tito Flavio Cesare per la quarta. 76 Flavio Vespasiano Augusto per la settima volta — Tito Flavio Cesare per la quinta. 77 Flavio Vespasiano Augusto per l'ottava volta — Tito Flavio Cesare per la sesta. 78 Lucio Ceionio Commodo — Decimo Novio Prisco. 79 Flavio Vespasiano Augusto per la nona volta — Tito Flavio Cesare per la settima. 80 Tito Flavio Augusto per l'ottava volta — Domiziano Cesare per la settima. 81 Lucio Flavio Silva Nonio Basso — Asinio Pollione Verrucoso. 82 Flavio Domiziano Augusto per l'ottava volta — Tito Flavio Sabino. 83 Flavio Domiziano Augusto per la nona volta — Quinto Petilio Rufo per la seconda. 84 Flavio Domiziano Augusto per la decima volta — Sabino. 85 Flavio Domiziano Augusto per l'undecima volta — Tito Aurelio Fulvo o Fulvio. 86 Flavio Domiziano Augusto per la dodicesima volta — Servio Cornelio Dolabella Metiliano Pompeo Marcello. 87 Flavio Domiziano Augusto per la tredicesima volta — Aulo Volusio Saturnino. 88 Flavio Domiziano Augusto per la quattordicesima volta — Lucio Minucio Rufo. 89 Tito Aurelio Fulvo per la seconda volta — Aulo Sempronio Atratino. 90 Flavio Domiziano Augusto per la quindicesima volta — Marco Cocceio Nerva per la seconda. 91 Marco Ulpio Traiano — Marco Acinio Glabrione. 92 Flavio Domiziano Augusto per la sedicesima volta — Quinto Volusio Saturnino. 93 Pompeo Collega — Cornelio Prisco. 94 Lucio Nonio Torquato Asprenate — Tito Sestio Magio Laterano. 95 Flavio Domiziano Augusto per la diecisettesima volta — Tito Flavio Clemente. 96 Caio Antistio Vetere — Caio Manlio Valente. 97 Marco Cocceio Nerva Augusto per la terza volta — Lucio Virginio Rufo per la terza. 98 Marco Cocceio Nerva Augusto per la quarta volta — Marco Ulpio Traiano per la seconda. 99 Aulo Cornelio Palma — Caio Sosio Senecione. 100 Marco Ulpio Nerva Traiano Augusto per la terza volta — Marco Cornelio Frontone per la terza. 101 Marco Ulpio Nerva Traiano Augusto per la quarta volta — Sesto Articolaio. 102 Caio Sosio Senecione per la terza volta — Lucio Licinio Sura per la seconda. 103 Marco Ulpio Nerva Traiano Augusto per la quinta volta — Lucio Appio Massimo per la seconda. 104 Lucio Licinio Sura per la seconda volta — Publio Orazio Marcello. 105 Tiberio Giulio Candido per la seconda volta — Aulo Giulio Quadrato per la seconda. 106 Lucio Ceionio Commodo Vero — Lucio Tuzio Cereale. 107 Lucio Licinio Sura per la terza volta — Caio Sosio Senecione per la quarta. 108 Appio Annio Trebonio Gallo — Marco Atilio Metilio Bradua. 109 Aulo Cornelio Palma per la seconda volta — Caio Calvisio Tullo per la seconda. 110 Servio Salvidieno Orfilo — Marco Peduceo Priscinio. 111 Caio Calpurnio Pisone — Marco Vezio Bolano. 112 Marco Ulpio Nerva Traiano Augusto per la sesta volta — Tito Sestio Africano. 113 Lucio Publicio Celso per la seconda volta — Lucio Clodio Priscino. 114 Quinto Ninnio Hasta — Publio Manilio Vopisco. 115 Lucio Vipstanio Messala — Marco Vergiliano Pedone. 116 Lucio Elio Lamia — Eliano Vetere. 117 Quinzio Negro — Caio Vipstanio Aproniano. 118 Elio Adriano Augusto per la seconda volta — Tiberio Claudio Fosco Alessandro. 119 Elio Adriano Augusto per la terza volta — Quinto Giamo Rustico. 120 Lucio Catilio Severo — Tito Aurelio Fulvo. 121 Lucio Annio Vero per la seconda volta — Aurelio Augurino. 122 Manio Acilio Aviola — Caio Cornelio Pansa. 123 Quinto Arrio Petino — Lucio Venuleio Aproniano. 124 Manio Acilio Glabrione — Caio Bellicio Torquato. 125 Publio Cornelio Scipione Asiatico per la seconda volta — Quinto Vezio Aquilino. 126 Marco Annio Vero per la terza volta — Eggio Ambibulo. 127 Tiziano — Gallicano. 128 Lucio Nonio Asprenate Torquato per la seconda volta — Marco Annio Libone. 129 Quinto Giulio Balbo — Publio Giuvenzio Celso per la seconda volta. 130 Quinto Fabio Catullino — Marco Flavio Aspro. 131 Servio Ottavio Lenate Ponziano — Marco Antonio Rufino. 132 Senzio Augurino — Arrio Severiano per la seconda volta. 133 Marco Antonio Ibero — Nummio Sisena. 134 Caio Giulio Serviano per la terza volta — Caio Vibio Varo. 135 Ponziano — Atiliano. 136 Lucio Ceionio Commodo Vero — Sesto Vetuleno Civica Pompeiano. 137 Lucio Elio Cesare per la seconda volta — Lucio Celio Baldino Vibulio Pio. 138 Camerino — Negro. 139 Tito Elio Adriano Antonino Pio Augusto per la seconda volta — Caio Bruzio Presente per la seconda. 140 Tito Elio Adriano Antonino Pio Augusto per la terza volta — Marco Elio Aurelio Vero Cesare. 141 Marco Peduceo Siloga, Priscino — Tito Hoenio Severo. 142 Lucio Cuspio Rufino — Lucio Stazio Quadrato. 143 Caio Bellicio Torquato — Tiberio Claudio Attico Erode. 144 Publio Lolliano Avito — Massimo. 145 Tito Elio Adriano Antonino Pio Augusto per la quarta volta — Marco Elio Aurelio Vero Cesare per la seconda. 146 Sesto Erucio Claro per la seconda volta — Gneo Claudio Severo. 147 Largo — Messalino. 148 Lucio Torquato per la terza volta — Marco Salvio Giuliano. 149 Servio Scipione Orfito — Quinto Nonio Prisco. 150 Gallicano — Vetere. 151 Sesto Quintilio Condiano — Sesto Quintilio Massimo. 152 Marco Acilio Glabrione — Marco Valerio Omulo, o sia Omullo. 153 Caio Bruzio Presente per la terza volta — Aulo Giunio Rufino. 154 Lucio Elio Aurelio Commodo — Tito Sestio Laterano. 155 Caio Giulio Severo — Marco Giunio Rufino Sabiniano. 156 Marco Ceionio Silvano — Caio Serio Augurino. 157 Barbaro — Regolo. 158 Tertullo — Claudio Sacerdote. 159 Plauzio Quintilio perla seconda volta — Stazio Prisco. 160 Appio Annio Atilio Bradua — Tito Clodio Vibio Varo. 161 Marco Aurelio Vero Cesare per la terza volta — Lucio Elio Aurelio Commodo per la seconda. 162 Quinto Giunio Rustico — Caio Vezio Aquilino. 163 Leliano — Pastore. 164 Marco Pompeo Macrino — Publio Juvenzio Celso. 165 Lucio Arrio Pudente — Marco Gavio Orfito. 166 Quinto Servilio Pudente — Lucio Fufidio Pollione. 167 Lucio Elio Aurelio Vero Augusto per la terza volta — Quadrato. 168 Aproniano — Lucio Vezio Paolo. 169 Quinto Sosio Prisco Senecione — Publio Celio Apollinare. 170 Marco Cornelio Cetego — Caio Erucio Claro. 171 Lucio Settimio Severo per la seconda volta — Lucio Aufidio Erenniano. 172 Massimo — Orfito. 173 Marco Aurelio Severo per la seconda volta — Tiberio Claudio Pompeiano. 174 Gallo — Flacco. 175 Calpurnio Pisone — Marco Salvio Giuliano. 176 Tito Vitrasio Pollione per la seconda volta Marco Flavio Apro per la seconda. 177 Lucio Aurelio Commodo Cesare o pure Augusto — Quintilio. 178 Orfito — Rufo. 179 Lucio Aurelio Commodo Augusto per la seconda volta. — Publio Marzio Vero. 180 Caio Bruzio Presente per la seconda volta — Sesto Quintilio Condiano. 181 Marco Aurelio Antonino Commodo Augusto per la terza volta — Ludio Antistio Burro. 182 Pomponio Mamertino — Rufo. 183 Marco Aurelio Antonino Commodo Augusto per la quarta volta — Caio Aufidio Vittorino per la seconda. 184 Lucio Cossinio Eggio Marullo — Gneo Papirio Eliano. 185 Marco Cornelio Negrino Curiazio Materno — Marco Attilio Bradua. 186 Marco Aurelio Antonino Commodo Augusto per la quinta volta — Manio Acilio Glabrione per la seconda. 187 Crispino — Eliano. 188 Caio Allio Fusciano per la seconda volta — Duillio Silano per la seconda. 189 Silano — Silano. 190 Marco Aurelio Antonino Commodo Augusto per la sesta volta — Marco Petronio Settimiano. 191 Cassio Aproniano — Bradua. 192 Marco Aurelio Antonino Commodo Augusto per la settima volta — Publio Elvio Pertinace per la seconda. 193 Quinto Sosio Falcone — Caio Giulio Erneio Claro. 194 Lucio Settimio Severo Augusto per la seconda volta — Decimo Clodio Settimio Albino Cesare per la seconda. 195 Scapola Tertullo — Tineio Clemente. 196 Caio Domizio Destro per la seconda volta — Lucio Valerio Messala Trasia Prisco. 197 Appio Claudio Laterano — Rufino. 198 Saturnino — Gallo. 199 Publio Cornelio Anulino per la seconda volta — Marco Aufidio Frontone. 200 Tiberio Claudio Severo — Caio Aufidio Vittorino. 201 Lucio Annio Fabiano — Marco Nonio Arrio Muciano. 202 Lucio Settimio Severo Augusto per la terza volta — Marco Aurelio Antonino Caracalla Augusto. 203 Lucio Fulvio Plauziano per la seconda volta — Publio Settimio Geta. 204 Lucio Fabio Settimio Cilone per la seconda volta — Flavio Libone. 205 Marco Aurelio Antonino Caracalla Augusto per la 2.ª volta — Publio Settimio Geta Cesare. 206 Lucio Fulvio Rustico Emiliano — Marco Nummio Primo Senecione Albino. 207 Apro — Massimo. 208 Marco Aurelio Antonino Caracalla Augusto per la terza volta — Publio Settimio Geta Cesare per la seconda. 209 Pompeiano — Avito. 210 Manio Acilio Faustino — Triario Rufino. 211 Genziano — Basso. 212 Caio Giulio Aspro per la seconda volta — Caio Giulio Aspro. 213 Marco Aurelio Antonino Caracalla Augusto per la quarta volta — Decimo Celio Balbino per la seconda. 214 Messalla — Sabino. 215 Leto per la seconda volta — Cereale. 216 Cazio Sabino per la seconda volta — Cornelio Anulino. 217 Caio Bruzio Presente — Tito Messio Extricato per la seconda volta. 218 Marco Opellio Severo Macrino Augusto — Oclatino Advento. 219 Marco Aurelio Antonino Elagabalo per la seconda volta — Sacerdote per la seconda. 220 Marco Aurelio Antonino Elagabalo per la terza volta — Eutichiano Comazonte. 221 Grato Sabiniano — Claudio Seleuco. 222 Marco Aurelio Antonino Elagabalo per la quarta volta — Marco Aurelio Alessandro Severo. 223 Lucio Mario Massimo per la seconda volta — Lucio Roscio Eliano. 224 Giuliano per la seconda volta — Crispino. 225 Fosco per la seconda volta — Destro. 226 Marco Aurelio Severo Alessandro Augusto per la seconda volta — Lucio Aufidio Marcello per la seconda. 227 Albino — Massimo. 228 Modesto — Probo. 229 Marco Aurelio Severo Aless. Aug. per la terza volta — Dione Cassio per la seconda. 230 Lucio Virio Agricola — Sesto Catio Clesmentino. 231 Pompeiano — Peligniano. 232 Lupo — Massimo. 233 Massimo — Paterno. 234 Massimo per la seconda volta — Caio Celio Urbano. 235 Severo — Quinziano. 236 Caio Giulio Massimino Augusto — Africano. 237 Perpetuo — Corneiiano. 238 Pio — Ponziano. 239 Marco Antonio Gordiano Augusto — Manio Acilio Aviola. 240 Sabino per la seconda volta — Venusto. 241 Marco Antonio Gordiano Augusto per la seconda volta — Civica Pompeiano. 242 Caio Vezio Attico — Caio Asinio Pretestato. 243 Arriano — Papo. 244 Pellegrino — Emiliano. 245 Marco Giulio Filippo Augusto — Tiziano. 246 Presente — Albino. 247 Marco Giulio Filippo Augusto per la seconda volta — Marco Giulio Filippo Cesare. 248 Marco Giulio Filippo seniore Augusto per la terza volta — Marco Giulio Filippo juniore Augusto per la seconda. 249 Marco Emiliano per la seconda volta — Giunio Aquilino. 250 Caio Messio Quinto Traiano Decio Augusto per la seconda volta — Massimo Grato. 251 Caio Messio Quinto Traiano Decio Augusto per la terza volta — Quinto Erennio Etrusco Decio Cesare. 252 Caio Treboniano Gallo Augusto per la seconda volta — Caio Vibio Volusiano Cesare. 253 Caio Vibio Gallo Augusto per la seconda volta — Massimo. 254 Publio Licinio Valeriano Augusto per la seconda volta — Publio Licinio Gallieno Augusto. 255 Publio Licinio Valeriano Augusto per la terza volta — Publio Licinio Gallieno Augusto per la seconda. 256 Massimo — Glabrione. 257 Publio Licinio Valeriano Augusto per la quarta volta — Publio Licinio Gallieno Augusto per la terza. 258 Memmio Tosco — Basso. 259 Emiliano — Basso. 260 Publio Cornelio Secolare per la seconda volta — Giunio Donato per la seconda. 261 Publio Licinio Gallieno Augusto per la quarta volta — Lucio Petronio Tauro Volusiano. 262 Publio Licinio Gallieno Augusto per la quinta volta — Faustino. 263 Albino per la seconda volta — Massimo Destro. 264 Publio Licinio Gallieno Augusto per la sesta volta — Saturnino. 265 Publio Licinio Valeriano per la seconda volta — Lucio Cesonio Lucillio Macro Rufiniano. 266 Publio Licinio Gallieno Augusto per la settima volta — Sabinillo. 267 Paterno — Arcesilao. 268 Paterno per la seconda volta — Mariniano. 269 Marco Aurelio Claudio Augusto — Paterno. 270 Antioco per la seconda volta — Orfito. 271 Lucio Domizio Aureliano Augusto — Basso per la seconda volta. 272 Quinto — Veldumiano o sia Veldumniano. 273 Marco Claudio Tacito — Placidiano. 274 Lucio Domizio Aureliano Augusto per la seconda volta — Caio Giulio Capitolino. 275 Lucio Domizio Aureliano Augusto per la terza volta — Tito Nonio Marcellino. 276 Marco Claudio Tacito Augusto per la seconda volta — Emiliano. 277 Marco Aurelio Probo Augusto — Marco Aurelio Paolino. 278 Marco Aurelio Probo Augusto per la seconda volta — Lupo. 279 Marco Aurelio Probo Augusto per la terza volta — Nonio Marcello per la seconda. 280 Messala — Grato. 281 Marco Aurelio Probo Augusto per la quarta volta — Tiberiano. 282 Marco Aurelio Probo Augusto per la quinta volta — Vittorino. 283 Marco Aurelio Caro Augusto — Marco Aurelio Carino Cesare. 284 Marco Aurelio Carino Augusto per la seconda volta — Marco Aurelio Numeriano Augusto. 285 Marco Aurelio Carino Augusto per la terza volta — Aristobolo — Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto per la seconda volta nell'Oriente. 286 Marco Giunio Massimo per la seconda volta — Vezio Aquilino. 287 Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto per la terza volta — Marco Aurelio Valerio Massimiano. 288 Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto per la seconda volta — Pomponio Januario. 289 Basso per la seconda volta — Quinziano. 290 Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto per la quarta volta — Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto per la terza. 291 Caio Giunio Tiberiano per la seconda volta — Dione. 292 Annibaliano — Asclepiodoto. 293 Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto per la quinta volta — Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto per la quarta. 294 Flavio Valerio Cosiamo Cesare — Caio Galerio Valerio Massimiano Cesare. 295 Tosco — Anulino. 296 Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto per la sesta volta — Flavio Valerio Costanzo Cesare per la seconda. 297 Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto per la quinta volta — Caio Galerio Valerio Massimiano Cesare per la seconda. 298 Anicio Fausto — Virio Gallo. 299 Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto per la settima volta — Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto per la sesta. 300 Flavio Valerio Costanzo Cesare per la terza volta — Caio Galerio Valerio Massimiano Cesare per la terza. 301 Tiziano per la seconda volta — Nepoziano. 302 Flavio Valerio Costanzo Cesare per la quarta volta — Caio Galerio Valerio Massimiano Cesare per la quarta. 303 Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto per la ottava volta — Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto per la settima. 304 Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto per la nona volta — Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto per l'ottava. 305 Flavio Valerio Costanzo Cesare per la quinta volta — Caio Galerio Valerio Massimiano Cesare per la quinta. 306 Flavio Valerio Costanzo Augusto per la sesta volta — Caio Galerio Valerio Massimiano Augusto per la sesta. 307 Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto per la nona volta — Flavio Valerio Costantino Cesare. 308 Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto per la decima volta — Caio Galerio Valerio Massimiano Augusto per la settima. 309 Massenzio Augusto per la seconda volta — Romolo Cesare per la seconda. 310 Massenzio imperadore solo. 311 Caio Galerio Massimiano Augusto per la ottava volta. 312 Flavio Valerio Costantino Augusto per la seconda volta — Publio Valerio Liciniano Licinio Augusto per la seconda. 313 Flavio Valerio Costantino Augusto per la terza volta — Publio Valerio Liciniano Licinio Augusto per la terza. 314 Caio Celonio Rufio Volusiano per la seconda volta — Anniano. 315 Flavio Valerio Costantino Augusto per la quarta volta — Publio Valerio Liciniano Licinio Augusto per la quarta. 316 Sabino — Rufino. 317 Ovinio Gallicano — Basso. 318 Publio Valerio Liciniano Licinio Augusto per la quinta volta — Flavio Giulio Crispo Cesare. 319 Flavio Valerio Costantino Augusto per la quinta volta — Valerio Licinio Liciniano Cesare. 320 Flavio Valerio Costantino Augusto per la sesta volta — Flavio Valerio Costantino juniore Cesare. 321 Flavio Giulio Crispo Cesare per la seconda volta — Flavio Valerio Costantino juniore Cesare per la seconda. 322 Petronio Probiano — Anicio Giuliano. 323 Acilio Severo — Vezio Rufino. 324 Flavio Giulio Crispo Cesare per la terza volta — Flavio Valerio Costantino juniore Cesare per la terza. 325 Paolino — Giuliano. 326 Flavio Valerio Costantino Augusto per la settima volta — Flavio Giulio Costanzo Cesare. 327 Flavio Valerio Costantino — Massimo. 328 Januario — Giusto. 329 Flavio Valerio Costantino Augusto per l'ottava volta — Flavio Valerio Costantino juniore Cesare per la quarta. 330 Gallicano — Simmaco. 331 Annio Basso — Ablavio. 332 Pacaziano — Ilariano. 333 Flavio Delmazio — Zenofilo. 334 Lucio Ranio Aconzio Optato — Anicio Paolino juniore. 335 Giulio Costanzo — Ceionio Rufio Albino. 336 Flavio Popolio Nepoziano — Facondo. 337 Feliciano — Tiberio Fabio Tiziano. 338 Orso — Polemio. 339 Flavio Giulio Costanzo Augusto per la seconda volta — Flavio Giulio Costante Augusto. 340 Acindino — Lucio Aradio Valerio Procolo. 341 Antonio Marcellino — Petronio Probino. 342 Flavio Giulio Costanzo Augusto per la terza volta — Flavio Giulio Costante Augusto per la seconda. 343 Marco Mecio Memmio Furio Baburio Ceciliano Procolo — Romolo. 344 Leonzio — Sallustio. 345 Amanzio — Albino. 346 Flavio Giulio Costanzo Augusto per la quarta volta — Flavio Giulio Costante Augusto per la terza. 347 Rufino — Eusebio. 348 Flavio Filippo — Flavio Salio o Salia. 349 Ulpio Limenio — Acone o sia Aconia Catulino Filomazio o Filoniano. 350 Sergio — Negriniano. 351 Dopo il Consolato di Sergio — Negriniano. 352 Flavio Costanzo Augusto per la quinta volta — Flavio Costanzo Gallo Cesare. 353 Flavio Costanzo Augusto per la sesta volta — Flavio Costanzo Gallo Cesare per la seconda. 354 Flavio Costanzo Augusto per la settima volta — Flavio Costanzo Gallo Cesare per la terza. 355 Flavio Arbezione — Quinto Flavio Mesio Egnazio Lolliano. 356 Flavio Costanzo Augusto per l'ottava volta — Flavio Claudio Giuliano Cesare. 357 Flavio Costanzo Augusto per la nona volta — Flavio Claudio Giuliano Cesare per la seconda. 358 Daziano — Nerazio Cereale. 359 Flavio Eusebio — Flavio Ipazio. 360 Flavio Costanzo Augusto per la decima volta — Flavio Claudio Giuliano Cesare per la terza. 361 Flavio Tauro — Flavio Fiorenzo. 362 Mamertino — Nevitta. 363 Flavio Claudio Giuliano Augusto per la quarta volta — Secondo Sallustio. 364 Flavio Claudio Gioviano Augusto — Flavio Varroniano, nobilissimo fanciullo. 365 Flavio Valentiniano — Flavio Valente Augusti. 366 Graziano, nobilissimo fanciullo — Dagalaifo. 367 Lupicino — Giovino. 368 Flavio Valentiniano Augusto per la seconda volta — Flavio Valente Augusto per la seconda. 369 Flavio Valentiniano, nobilissimo fanciullo — Vettore. 370 Flavio Valentiniano Augusto per la terza volta — Flavio Valente Augusto per la terza. 371 Flavio Graziano Augusto per la seconda volta — Sesto Anicio Petronio Probo. 372 Domiziano Modesto — Arienteo. 373 Flavio Valentiniano Augusto per la quarta volta — Flavio Valente Augusto per la quarta. 374 Flavio Graziano Augusto per la terza volta — Equizio. 375 Dopo il consolato di Graziano Augusto per la terza volta e di Equizio. 376 Flavio Valente Augusto per la quinta volta — Flavio Valentiniano juniore Augusto. 377 Flavio Graziano Augusto per la quarta volta — Merobaude. 378 Flavio Valente Augusto per la sesta volta — Flavio Valentiniano juniore Augusto per la seconda. 379 Decimo Magno Ausonio — Quinto Clodio Ermogeniano Olibrio. 380 Flavio Graziano Augusto per la quinta volta — Flavio Teodosio Augusto. 381 Flavio Siagrio — Flavio Eucherio. 382 Antonio — Afranio Siagrio. 383 Flavio Merobaude per la seconda volta — Flavio Saturnino. 384 Flavio Ricomere — Clearco. 385 Flavio Arcadio Augusto — Bautone. 386 Flavio Onorio, nobilissimo fanciullo — Evodio. 387 Flavio Valentiniano Augusto per la terza volta — Eutropio. 388 Flavio Teodosio Augusto per la seconda volta — Cinegio. 389 Flavio Timasio — Flavio Promolo. 390 Flavio Valentiniano Augusto per la quarta volta — Neoterio. 391 Taziano — Quinto Aurelio Simmaco. 392 Flavio Arcadio Augusto per la seconda volta — Rufino. 393 Flavio Teodosio Augusto per la terza volta — Abbondanzio. 394 Flavio Arcadio Augusto per la terza volta — Flavio Onorio Augusto per la seconda. 395 Anicio Ermogeniano Olibrio — Anicio Probino. 396 Flavio Arcadio Augusto per la quarta volta — Flavio Onorio Augusto per la terza. 397 Flavio Cesario — Nonio Attico. 398 Flavio Onorio Augusto per la quarta volta — Flavio Eutichiano. 399 Eutropio — Flavio Mallio Teodoro. 400 Flavio Stilicone — Aureliano. 401 Vincenzo — Fravita. 402 Flavio Arcadio Augusto per la quinta volta — Flavio Onorio Augusto per la quinta. 403 Teodosio Augusto — Flavio Rumorido. 404 Flavio Onorio Augusto per la sesta volta — Aristeneto. 405 Flavio Stilicone per la seconda volta — Antemio. 406 Flavio Arcadio Augusto per la sesta volta — Anicio Probo. 407 Flavio Onorio Augusto per la settima volta — Teodosio Augusto per la seconda. 408 Anicio Basso — Flavio Filippo. 409 Flavio Onorio Augusto per l'ottava volta — Teodosio Augusto per la terza. 410 Flavio Varane — Tertullo. 411 Teodosio Augusto per la quarta volta senza collega. 412 Flavio Onorio Augusto per la nona volta — Teodosio Augusto per la quinta. 413 Lucio — Eracliano. 414 Flavio Costanzo — Flavio Costante. 415 Flavio Onorio Augusto per la decima volta — Teodosio Augusto per la sesta. 416 Teodosio Augusto per la settima volta — Giunio Quarto Palladio. 417 Flavio Onorio Augusto per l'undecima volta — Flavio Costanzo per la seconda. 418 Flavio Onorio Augusto per la dodicesima volta — Teodosio Augusto per l'ottava. 419 Monasio — Plenta. 420 Teodosio Augusto per la nona volta — Flavio Costanzo per la terza. 421 Eustazio — Agricola. 422 Flavio Onorio Augusto per la tredicesima volta — Teodosio Augusto per la decima. 423 Asclepiodato — Flavio Avito Mariniano. 424 Castino — Vittore. 425 Teodosio Augusto per l'undecima volta — Valentiniano Cesare. 426 Teodosio Augusto per la dodicesima volta — Valentiniano Augusto per la seconda. 427 Jerio — Ardaburio. 428 Flavio Felice — Tauro. 429 Fiorenzo — Dionisio. 430 Teodosio Augusto per la tredicesima volta — Valentiniano Augusto per la terza. 431 Basso — Flavio Antioco. 432 Flavio Aezio — Valerio. 433 Teodosio Augusto per la quattordicesima volta — Petronio Massimo. 434 Ariovindo — Aspare. 435 Teodosio Augusto per la quindicesima volta — Valentiniano Augusto per la quarta. 436 Flavio Antemio Isidoro — Flavio Senatore. 437 Aezio per la seconda volta — Sigisboldo. 438 Teodosio Augusto per la sedicesima volta — Anicio Acilio Glabrione Fausto. 439 Teodosio Augusto per la diecisettesima volta — Festo. 440 Valentiniano Augusto per la quinta volta — Anatolio. 441 Ciro solo. 442 Dioscoro — Eudossio. 443 Petronio Massimo per la seconda volta — Paterno o piuttosto Paterio. 444 Teodosio Augusto per la diciottesima volta — Albino. 445 Valentiniano Augusto per la sesta volta — Nomo o sia Nonio. 446 Flavio Aezio per la terza volta — Quinto Aurelio Simmaco. 447 Callipio o sia Alipio — Ardaburio. 448 Flavio Zenone — Rufio Pretestato Postumiano. 449 Flavio Asturio — Flavio Protogene. 450 Valentiniano Augusto per la settima volta — Gennadio Avieno. 451 Flavio Marciano Augusto — Flavio Adelfio. 452 Sporacio — Flavio Erculano. 453 Vincomalo — Opilione. 454 Aezio — Studio. 455 Valentiniano Augusto per l'ottava volta — Antemio. 456 In Oriente Varane — Giovanni; in Occidente Eparchio Avito Augusto. 457 Flavio Costantino — Rufo. 458 Flavio Leone Augusto — Flavio Maiorano Augusto. 459 Patrizio — Flavio Ricimere. 460 Magno — Apollonio. 461 Severino — Dagalaifo. 462 Flavio Leone Augusto per la seconda volta — Libio Severo Augusto. 463 Flavio Cecina Basilio — Viviano. 464 Rusticio — Flavio Anicio Olibrio. 465 Flavio Rasilisco — Ermenerico. 466 Flavio Leone Augusto per la terza volta — Taziano. 467 Puseo — Giovanni. 468 Antemio Augusto per la seconda volta senza collega. 469 Marciano — Zenone. 470 Severo — Giordano. 471 Flavio Leone Augusto per la quarta volta — Probiano. 472 Festo — Marciano. 473 Flavio Leone Augusto per la quinta volta senza collega. 474 Flavio Leone juniore Augusto senza collega. 475 Flavio Leone Augusto per la seconda volta senza collega. 476 Flavio Basilisco per la seconda volta — Armato. 477 Senza consoli, e però l'anno fu notato: Post Consulatum Basilici II et Armati. 478 Ilio senza collega. 479 Flavio Zenone Augusto per la terza volta senza collega. 480 Basilio juniore senza collega. 481 Placido senza collega. 482 Trocondo — Severino. 483 Fausto senza collega. 484 Teoderico — Venanzio. 485 Quinto Aurelio Memmio Simmaco juniore senza collega. 486 Decio — Longino. 487 Boezio senza collega. 488 Dinamio — Sifidio. 489 Probino — Eusebio. 490 Flavio Fausto juniore — Longino per la seconda volta. 491 Oliario juniore senza collega. 492 Flavio Anastasio Augusto — Rufo. 493 Eusebio per la seconda volta — Albino. 494 Torcio Rufino Aproniano Asterio — Presidio. 495 Flavio Viatore senza collega. 496 Paolo senza collega. 497 Flavio Anastasio Augusto per la seconda volta senza collega. 498 Giovanni Scita — Paolino. 499 Giovanni il Gobbo senza collega. 500 Ipazio — Patricio. 501 Rufio Magno Fausto Avieno — Flavio Pompeo. 502 Flavio Avieno juniore — Probo. 503 Desicrate — Velusiano. 504 Cetego senza collega. 505 Sabiniano — Teodoro. 506 Ariobindo — Messala. 507 Flavio Anastasio Augusto per la terza volta — Venanzio. 508 Celere — Venanzio juniore. 509 Importuno senza collega. 510 Anicio Manlio Severino Boezio senza collega. 511 Secondino — Felice. 512 Paolo — Muschiano. 513 Probo — Clementino. 514 Il senatore senza collega. Il senatore è Magno Aurelio Cassiodorio. 515 Antemio — Fiorenzo. 516 Pietro, senza collega. 517 Flavio Anastasio — Agapito. 518 Magno senza collega. 519 Flavio Giustino Augusto — Eutarico. 520 Vitaliano — Rustico o Rusticio. 521 Flavio Giustiniano — Valerio. 522 Simmaco — Boezio. 523 Flavio Anicio Massimo senza collega. 524 Flavio Giustino Augusto per la seconda volta — Opilione. 525 Flavio Teodoro Filosseno — Anicio Probo juniore. 526 Olibrio senza collega. 527 Vezio Agorio Basilio Mavorzio senza collega. 528 Flavio Giustiniano Augusto per la seconda volta senza collega. 529 Decio juniore senza collega. 530 Flavio Lampadio — Oreste. 531 Senza consoli. 532 Senza consoli. 533 Flavio Giustiniano Augusto per la terza volta senza collega. 534 Flavio Giustiniano Augusto per la quarta volta — Flavio Teodoro Paolino juniore. 535 Flavio Belisario senza collega. 536 Senza consoli. 537 Senza consoli. 538 Flavio Giovanni senza collega. 539 Flavio Appione senza collega. 540 Flavio Giustino juniore senza collega 541 Flavio Basilio iuniore senza collega.
E questo si può dire l'ultimo de' Consolati ordinarii dell'imperio romano, se non che Giustino Augusto iuniore lo rinnovò nell'anno 566, secondo il cardinal Baronio, non nel 567, come vuole il padre Pagi. Vedi Annal., ivi e 569.
Gl'imperadori d'Oriente continuarono poi un consolato perpetuo, notando l'anno col post consulatum I o II, ec. Nel che però si osserva in alcuni degli autori antichi una strana maniera di disegnar gli anni dopo la morte di Giustiniano Augusto; cioè, in vece di dire il primo anno dopo il consolato preso nell'anno precedente dall'imperadore, diceano l'anno secondo dopo il consolato. Annali, tom. VI, ann. 581.
Ma dopo il consolato di Giustino 566, di Tiberio Costantino Augusto 579, di Maurizio Tiberio Augusto 583, di Foca Augusto 603, di Eraclio Augusto 611, dovendo notare il Consolato di Costantino o sia Costante Cesare, preso nell'anno 642, e proseguire distinguendo i susseguenti col post consulatum, perchè si scorge di niuna conseguenza un tal rito, se ne dispensa lo autore.
Con tutto ciò accenna il console Crescenzio nel 997, e il console Cencio nel 1084.
TAVOLA CRONOLOGICA
DEI PAPI
An. di Cristo
29 Pietro Apostolo. 65 Lino. 67 Clemente I. 77 Cleto. 83 Anacleto. 96 Evaristo. 108 Alessandro I. 117 Sisto I. 127 Telesforo. 138 Igino. 142 Pio I. 150 Aniceto. 162 Sotero. 171 Eleuterio. 186 Vittore I. 197 Zefirino. 217 Callisto I. 222 Urbano I. 230 Ponziano. 235 Antero. 236 Fabiano. 250 Cornelio. 252 Lucio I. 254 Stefano I. 257 Sisto II. 259 Dionisio. 269 Felice I. 275 Eutichiano. 283 Caio. 296 Marcellino. 308 Marcello I. 310 Eusebio. 310 Melchiade. 314 Silvestro I. 336 Marco. 337 Giulio I. 352 Liberio. 366 Damaso I. 385 Siricio. 398 Anastasio I. 401 Innocenzo I. 417 Zosimo. 418 Bonifazio I. 422 Celestino I. 432 Sisto III. 440 Leone il Grande. 461 Ilaro. 468 Simplicio. 483 Felice detto III, perchè cacciato in esilio Liberio nel 355, venne forzato il clero romano ad eleggere un altro pontefice, che fu Felice; essendosi poi disputato fra gli eruditi se questi fosse vero o non vero papa. 492 Gelasio I. 496 Anastasio II 498 Simmaco. 514 Ormisda. 523 Giovanni I. 526 Felice IV. 530 Bonifazio II. 532 Giovanni II. 535 Agapito I. 536 Silverio. 538 Vigilio. 555 Pelagio I. 560 Giovanni III. 574 Benedetto I. 578 Pelagio II. 590 Gregorio I detto il Magno. 604 Sabiniano. 607 Bonifazio III. 608 Bonifazio IV. 615 Deusdedit, cioè Diodato. 619 Bonifazio V. 625 Onorio I. 640 Severino. 640 Giovanni IV. 642 Teodoro I. 649 Martino I. 655 Eugenio I. 657 Vitaliano. 672 Adeodato. 676 Dono I. 678 Agatone. 682 Leone II. 684 Benedetto II. 685 Giovanni V. 686 Conone. 687 Sergio I. 701 Giovanni VI. 705 Giovanni VII. 708 Sisinnio. 708 Costantino. 715 Gregorio II. 731 Gregorio III. 741 Zacheria. 752 Stefano II. 757 Paolo I. 768 Stefano III. 772 Adriano I. 795 Leone III. 816 Stefano IV. 817 Pasquale I. 824 Eugenio II. 827 Valentino. 827 Gregorio IV. 844 Sergio II. 847 Leone IV. 855 Benedetto III. 858 Niccolò I. 867 Adriano II. 872 Giovanni VIII. 882 Marino I. 884 Adriano III. 885 Stefano V. 891 Formoso. 896 Bonifazio VI. 896 Stefano VI. 897 Romano. 898 Teodoro II. 898 Giovanni IX. 900 Benedetto IV. 903 Leone V. 903 Cristoforo. 904 Sergio III. 911 Anastasio III. 913 Landone. 914 Giovanni X. 928 Leone VI. 929 Stefano VII. 932 Giovanni XI. 936 Leone VII. 939 Stefano VIII. 942 Marino II. 946 Agapito II. 956 Giovanni XII. 964 Benedetto V. 965 Giovanni XIII. 972 Benedetto VI. 974 Dono II. 975 Benedetto VII. 983 Giovanni XIV. 985 Giovanni XV. 996 Gregorio V. 999 Silvestro II. 1003 Giovanni, detto XVII; perchè quantunque Giovanni Calabrese, che occupò la sedia a Gregorio V nell'anno 997, non meriti luogo tra i romani pontefici, pure altro sentimento dovettero avere i Romani di allora. 1003 Giovanni XVIII. 1009 Sergio IV. 1019 Benedetto VIII. 1024 Giovanni XIX. 1033 Benedetto IX. 1044 Gregorio VI. 1046 Clemente II. 1048 Damaso II. 1049 Leone, detto IX, perchè nell'anno 963 Ottone I imperadore fece eleggere in un concilio Leone VIII, quantunque si tenga per illegittimo. 1055 Vittore II. 1057 Stefano IX. 1059 Niccolò II. 1061 Alessandro II. 1073 Gregorio VII. 1086 Vittore III. 1088 Urbano II. 1099 Pasquale II. 1118 Gelasio II. 1119 Callisto II. 1124 Onorio II. 1130 Innocenzo II. 1143 Celestino II. 1144 Lucio II. 1145 Eugenio III. 1153 Anastasio IV. 1154 Adriano IV. 1159 Alessandro III. 1181 Lucio III. 1185 Urbano III. 1187 Gregorio VIII. 1187 Clemente III. 1191 Celestino III. 1198 Innocenzo III, sotto di cui spirò l'ultimo fiato l'autorità degli Augusti in Roma; e da lì innanzi i prefetti di Roma, il senato e gli altri magistrati giurarono fedeltà al solo romano pontefice. 1216 Onorio III. 1227 Gregorio IV. 1241 Celestino IV. 1243 Innocenzo IV. 1254 Alessandro IV. 1261 Urbano IV. 1265 Clemente IV. 1271 Gregorio X. 1276 Innocenzo V. 1276 Adriano V. 1276 Giovanni XXI, benchè dovesse dirsi XX. 1277 Niccolò III. 1281 Martino IV, tuttochè, secondo il retto parlare, si dovesse nominar solamente Martino II. 1285 Onorio IV. 1288 Niccolò IV. 1294 Celestino V. 1294 Bonifazio VIII, tuttochè non si numeri fra i legittimi papi Bonifazio soprannominato Francone uccisore di Benedetto VI e di Giovanni XIV. 1303 Benedetto XI, benchè secondo l'ordine, si dovrebbe dire X. 1305 Clemente V, sotto di cui passò in Francia per 70 anni la Sede Apostolica. 1316 Giovanni XXII. 1334 Benedetto XII. 1342 Clemente VI. 1352 Innocenzo VI. 1362 Urbano V. 1370 Gregorio XI. 1378 Urbano VI. 1389 Bonifazio IX. 1404 Innocenzo VII. 1406 Gregorio XII. 1409 Alessandro V. 1410 Giovanni XXIII. 1417 Martino V. 1431 Eugenio IV. 1447 Niccolò V. 1455 Callisto III. 1458 Pio II. 1464 Paolo II. 1471 Sisto IV. 1484 Innocenzo VIII. 1492 Alessandro VI. 1503 Pio III. 1503 Giulio II. 1513 Leone X. 1522 Adriano VI. 1523 Clemente VII. 1534 Paolo III. 1550 Giulio III. 1555 Marcello II. 1555 Paolo IV. 1559 Pio IV. 1566 Pio V. 1572 Gregorio XIII. 1585 Sisto V. 1590 Urbano VII. 1590 Gregorio XIV. 1591 Innocenzo IX. 1592 Clemente VIII. 1605 Leone XI. 1605 Paolo V. 1621 Gregorio XV. 1623 Urbano VIII. 1644 Innocenzo X. 1655 Alessandro VII. 1667 Clemente IX. 1672 Clemente X. 1676 Innocenzo XI. 1689 Alessandro VIII. 1691 Innocenzo XII. 1700 Clemente XI. 1721 Innocenzo XIII. 1724 Benedetto XIII. 1730 Clemente XII. 1740 Benedetto XIV.
TAVOLA CRONOLOGICA
DEGLI IMPERADORI
An. di Cristo
1 Cesare Augusto (Caio Ottavio o sia Ottaviano). 14 Tiberio (Claudio Nerone). 37 Caligola (Caio Cesare). 41 Tiberio (Claudio Garmanico). 54 Nerone (Claudio). 68 Galba (Servio Sulpicio). 69 Ottone (Marco Salvio). 69 Vespasiano (Flavio). 81 Domiziano (Flavio). 96 Nerva (Marco Cocceio). 98 Traiano (Marco Ulpio Nerva). 117 Adriano (Elio). 138 Antonino Pio (Tito Elio Adriano). 161 Marco Aurelio (cioè Marco Elio Aurelio Antonino, il Filosofo). 161 Lucio Vero (cioè Lucio Elio Aurelio Vero). 180 Commodo (Marco Aurelio Antonino). 193 Pertinace (Publio Elvio). 193 Giuliano (Didio). 193 Severo (Lucio Settimio). 198 Caracalla (Marco Aurelio Antonino). 208 Geta (Publio Settimio). 217 Macrino (Marco Opellio Severo). 218 Elagabalo (Marco Aurelio Antonino). 222 Alessandro (Marco Aurelio Severo). 235 Massimino (Caio Giulio Vero). 238 Gordiano I (Marco Antonino). 238 Gordiano II 238 Pupieno (cioè Marco Clodio Massimo). 238 Balbino (Decimo Celio). 238 Gordiano III (Marco Antonino). 244 Filippo (Marco Giulio) seniore. 247 Filippo (Marco Giulio) iuniore. 249 Decio (Caio Messio Quinto Traiano). 251 Gallo (Caio Treboniano). 251 Decio (Caio Valente Ostiliano Messio Quinto). 252 Gallo (Caio Vibio Volusiano). 253 Volusiano (Caio Vibio Affinio Gallo Veldumiano). 253 Valeriano (Publio Licinio). 253 Gallieno (Publio Licinio). 268 Claudio II (Marco Aurelio). 270 Quintilio (Marco Aurelio Claudio). 270 Aureliano (Lucio Domizio). 275 Tacito (Marco Claudio). 276 Floriano (Marco Annio). 276 Probo (Marco Aurelio). 282 Caro (Marco Aurelio). 283 Carino (Marco Aurelio). 283 Numeriano (Marco Aurelio). 284 Diocleziano (Caio Aurelio Valerio). 286 Massimiano (Marco Aurelio Valerio). 305 Costanzo (Flavio Valerio). 305 Massimiano (Caio Galerio Valerio). 306 Severo (Flavio Valerio). 306 Massenzio (Marco Aurelio Valerio). 306 Massimiano Erculio (Marco Aurelio Valerio). 307 Costantino (Flavio Valerio). 307 Licinio (Publio Valerio Liciniano). 308 Massimino (Caio Galerio Valerio) Daia o Daza. 337 Costantino juniore (Flavio Valerio). 337 Costanzo (Flavio Giulio). 337 Costante (Flavio Giulio). 361 Giuliano (Flavio Claudio). 363 Gioviano (Flavio Claudio). 364 Valentiniano (Flavio). 364 Valente (Flavio). 367 Graziano (Flavio). 375 Valentiniano II (Flavio). 379 Teodosio (Flavio). 383 Arcadio (Flavio). 393 Onorio (Flavio). 402 Teodosio II. 421 Costanzo (Flavio). 425 Valentiniano III. 450 Marciano (Flavio). 455 Avito (Eparchio). 457 Leone (Flavio). 457 Maioriano (Flavio). 461 Severo (Libio). 467 Antemio. 472 Olibrio (Anicio). 473 Glicerio, appellato Domestico. 474 Zenone (Flavio). 474 Nipote (Giulio). 475 Romolo o sia Augustolo, in cui terminò l'imperio romano, e diede principio Odoacre al regno d'Italia. Continuò l'imperio orientale. 491 Anastasio (Flavio). 518 Giustino (Flavio). 527 Giustiniano (Flavio). 565 Giustino II. 574 Costantino (Tiberio). 582 Maurizio (Tiberio). 602 Foca. 610 Eraclio. 641 Eraclio, appellato nuovo Costantino. 641 Eracleona. 641 Costantino detto Costante. 668 Costantino Pogonato, cioè Barbato. 685 Giustiniano II. 695 Leonzio. 698 Tiberio Absimero. 705 Giustiniano II di nuovo regnante, 711 Filippico, prima detto Bardane. 713 Anastasio, prima detto Artemio. 716 Teodosio. 717 Leone Isauro. 720 Costantino Copronimo. 751 Leone IV. 776 Costantino. 780 Irene Augusta tutrice regnò dieci anni; ma dopo una vita privata ritornò sul trono nel 797; vivente però Irene nell'800 fu proclamato e coronato imperadore di tutto l'Occidente da Leone III in Roma Carlo Magno; onde, non avendo fatto più gran figura in Italia i greci imperadori, si tralasciano i loro anni, e si continuano quei d'Occidente. 800 Carlo Magno. 814 Lodovico Pio. 820 Lodovico I fra gl'imperadori. 849 Lodovico II. 875 Carlo II detto il Calvo. 881 Carlo III il Grosso. 891 Guido. 892 Lamberto. 896 Arnolfo. 901 Lodovico III. 915 Berengario. 962 Ottone il Grande. 967 Ottone II. 996 Ottone III. 1014 Arrigo I fra gl'imperadori. 1027 Corrado, 1046 Arrigo II. 1084 Arrigo III. 1111 Arrigo IV. 1133 Lottario II. 1155 Federigo I. 1191 Arrigo V. 1209 Ottone IV. 1220 Federigo II. 1312 Arrigo VI. 1355 Carlo IV. 1433 Sigismondo. 1452 Federigo III. 1519 Carlo V. 1558 Ferdinando. 1564 Massimiliano II fra i re. 1576 Rodolfo II, che così si fece chiamare, tuttochè l'antenato suo Rodolfo I fosse bensì re de' Romani, ma non mai godesse il titolo d'imperadore. 1612 Mattias. 1619 Ferdinando II. 1637 Ferdinando III. 1658 Leopoldo. 1705 Giuseppe. 1711 Carlo VI. 1742 Carlo VII. 1745 Francesco.
RE DE' ROMANI
1273 Rodolfo I. 1292 Adolfo. 1298 Alberto Austriaco. 1309 Arrigo VI fra gl'imperadori, VII fra i re di Germania. 1346 Carlo IV fra gl'imperadori. 1378 Venceslao. 1400 Roberto. 1410 Sigismondo. 1438 Alberto II. 1440 Federico III fra gl'imperadori. 1493 Massimiliano I, che cominciò a intitolarsi imperadore eletto, nel che fu imitato dai successori, col lasciar anche la parola eletto.
TAVOLA CRONOLOGICA
DEI RE D'ITALIA
An. di Cristo
476 Odoacre. 493 Teodorico. 526 Atalarico. 534 Teodato o sia Teodoto. 536 Vitige. 540 Ildibado o sia Ildibaldo. 541 Erarico. 541 Totila. 552 Teia, in cui ebbe fine il regno de' Goti o sia degli Ostrogoti d'Italia. 569 Alboino, primo re de' Longobardi. 573 Clefo o sia Clefone. 584 Autari (Flavio). Questo prenome passò nei re suoi successori. 591 Agilolfo. 615 Adaloaldo. 625 Arioaldo o sia Arialdo o Caroaldo. 636 Rotari, detto anche Crotario. 652 Rodoaldo, 653 Ariberto I. 661 Bertarido, o sia Pertarito, e Godeberto. 662 Grimoaldo. 671 Bertarido, risalito sul trono. 678 Cuniberto. 700 Liutberto. 701 Ragimberto, o sia Ragumberto e Ariberto II. 712 Alprando, o sia Ansprando, e Liutprando. 736 Ilderbando o sia Ilprando. 744 Rachis o sia Ratchis. 749 Astolfo. 757 Desiderio. 759 Adelgiso o sia Adelchis, da cui passò il regno d'Italia nel 774 in Carlo Magno re de' Franchi, il quale diede poi all'Italia il suo re particolare; cioè nel 731 Pippino. 812 Bernardo. 820 Lottario I fra i re d'Italia, 844 Lodovico II. 877 Carlomanno. 879 Carlo il Grosso o sia il Crasso. 888 Berengario I. 889 Guido. 900 Lodovico III con la prima irruzione degli Ungheri in Italia. 931 Rodolfo o sia Ridolfo o Radolfo. 926 Ugo. 931 Lottario II. 950 Berengario II e Adalberto. 962 Ottone. 983 Ottone III. 1002 Ardoino. 1004 Arrigo I fra i re d'Italia, detto Arrigo II, perchè fu un altro Arrigo re di Germania nel 918. 1026 Corrado I detto il Salico. 1039 Arrigo III, soprannominato il Nero, dalla barba. 1056 Arrigo IV. 1093 Corrado II. 1106 Arrigo V. 1125 Lottario III. 1138 Corrado III. 1152 Federigo I, detto Barbarossa. 1186 Arrigo VI. 1209 Ottone IV imp. e re d'Italia secondo gli storici milanesi. 1355 Carlo IV imperatore. 1431 Sigismondo. 1452 Federigo III imperatore, che prese la corona del regno longobardico in Roma da Niccolò V. 1530 Carlo V imperatore ricevette da Clemente VII in Bologna la corona anche d'Italia.
Dopo la qual coronazione, niuna altra più ne ha veduto l'Italia, giacchè gl'imperadori si sono messi in possesso di usare senza di essa il titolo e l'autorità degli Augusti.
TAVOLA CRONOLOGICA
DEI PREFETTI DI ROMA
An. di Cristo
32 Lucio Pisone, che morì in quest'anno, dopo aver esercitato quella carica con lode per anni 20. 32 Lucio Elio Lamia, e nell'anno seguente diede anch'egli fine a' suoi giorni. 33 Cosso, per attestato di Tacito e di Seneca, ep. 81. 61 Pedanio Secondo. 69 Ducennio Gemino. 69 Flavio Sabino (Tito) fratello di Vespasiano, padre di Tito Flavio Sabino console nell'anno 82. 118 Bebio Macro. 138 Catilio Severo. 194 Domigio Destro. 204 Flavio Libone. 213 Lucio Fabio Cilone. 257 Giunio Donato. 261 e seg. Nummio Albino, secondo il Bocherio e l'Eccardo. 267 e seg. Petronio Volusiano. 269 e seg. Flavio Antiochiano. 275 Postumio Siagrio, secondo il Bucherio; ma secondo Vopisco, Elio Ceseziano. 278 e seg. Furio o Virio Lupo. 281 Ovinio Paterno. 282 Pomponio Vittorino o sia Vittoriano. 283 Titurio Robusto o Roburro. 284 e seg. Caio Ceionio Varo. 287 Giunio Massimo. 288 Pomponio Januario. 290 Turranio Graziano. 291 Giunio Tiberiano. 293 e seg. Settimo Acindino. 295 Aristobolo. 296 Cassio Dione. 297 Afriano Annibaliano. 298 Artorio Massimo. 299 Anicio Fausto. 300 Appio Pompeo Faustino. 301 Elio Dionisio. 302 Nummio Tosco. 303 Ginnio Tiberiano. 304 Araclio Ruffino. 305 Postumio Tiziano. 306 Annio Anulino. 307 Giusteo Tertullo. 308 Stazio Rufino. 309 Aurelio Ermogene. 310 Rufio Volusiano (Caio Ceionio). 311 Giunio Flaviano. 312 Aradio Rufino. 313 e seg. Rufio Tolusiano, e nel seg. anche console. 315 Caio Vezio Cossinio Rufino. 316 Ovinio Gallicano. 317 Settimio Basso. 318 Giulio Cassio. 319 e seg. Valerio Massimo Basilio, o sia Valerio Massimo solamente. 323 Caio Vezio Cossinio Rufino: ma il 13 di settembre gli fu sostituito Lucerio o sia Lucrio Valerio Verino. 324 Lucerio o sia Lucrio Valerio Verino. 325 Acilio Severo. 326 e seg. Anicio Giuliano. 329 Publio Optaziano entrò il 7 di settembre e il dì 8 ottobre Petronio Probiano. 330 Petronio Probiano. 331 e seg. Anicio Paolino. 333 Publio Optaziano il 7 d'aprile, e 10 di maggio Ceionio Giuliano Camenio. 334 Anicio Paolino, console in quest'anno. Ciò però è dubbioso. 335 e seg. Ceionio Rufio Albino. 337 Valerio Procolo. 338 Mecilio Ilariano. 339 Lucio Turcio Secondo Aproniano Asterio, dal 14 di luglio sino il 25 di ottobre; pel resto dell'anno Tiberio Fabio Traiano, creduto il console del 337. 340 Tiberio Fabio Tiziano fino a maggio. Andato alla corte di Costante, sostenne le sue veci Giunio Tertullo. 341 Aurelio Celsino. 342 Mavorzio Lolliano il primo d'aprile; e il 14 di luglio Acone (o sia Agonio). Catulino (o sia Catullino) Filomazio (o pur Filoniano). 343 Aconio Catullino. 344 Quinto Rustico. 345 Probino. 346 Placido. 347 e seg. Ulpio Limenio, anche console nel 349; nel qual anno fu prefetto di Roma e del pretorio fino il dì 8 d'aprile. Essendo stato vacante il luogo fino il 18 di maggio tutte e due le dignità furono allora conferite ad Ermogene. 350 Tiberio Fabio Tiziano. 351 Tiberio Fabio Tiziano continuò per li due primi mesi: il primo di marzo Aurelio Celsino; il 12 di maggio Celio Probato: il 7 di giugno Clodio Adelfio: il 18 di dicembre Valerio Procolo. 352 Valerio Procolo fino il 9 di settembre: allora gli succedette Settimio Mnasea; e a questo il 26 del detto mese Nerazio Cereale. 353 Nerazio Cereale fino al primo di dicembre: indi Memmio Vitrasio Orfito. 354 Memmio Vitrasio Orfito, come dal Catalogo del Bucherio, che qui termina i prefetti. 355 Leonzio, successore di Vitrasio. 356 Leonzio continuò; ma non apparisce se alcuno gli succedesse dopo il mese d'ottobre. 357 e seg. Memmio Vitrasio Orfito per la seconda volta. 359 Giunio Basso, succeduto a Vitrasio il 25 di marzo. Ma questi morto il 25 di agosto fu esercitata quella dignità qualche tempo da Artemio; e dipoi entrò Tertullo. 360 e seg. Tertullo. 361 Massimo, creato in luogo di Tertullo da Giuliano, dopo che divenne padron di tutto. 363 Lucio Turcio Secondo Aproniano Asterio. 364 Caio Ceionio Rufo Volusiano, a cui succedette Lucio Aurelio Aviano Simmaco conte dal Codice Teodosiano. 365 Simmaco per li cinque primi mesi: dipoi Volusiano. 366 Vezio Agorio Pretestato sembra che fosse. Il Panvinio ci dà Lampadio, e poscia Iuvenzio. Ed in fatti la prefettura di Juvenzio vien confermata da Ammiano. 367 Juvenzio per alcuni mesi; poi Vezio Agorino Pretestato. 368 e seg. Quinto Clodio Ermogeniano Olibrio della famosa famiglia Anicia. 370 Principio ci rappresenta una legge del codice Teodosiano nel 29 d'aprile; ma si può dubitare. Ammiano dopo aver parlato d'Olibrio, passa ad Ampelio, come di successore del medesimo. 371 Ampelio. 372 Ampelio, si truova sul principio di marzo nelle leggi del Codice Teodosiano, e sembra che continuasse per tutto il maggio. Il 22 d'agosto si truova un Bapone. Non è certo questo nome, di cui non è altra memoria. Il Panvinio pretende che ad Ampelio succedesse Claudio in questo anno; ma ciò avvenne più tardi. 373 Caio Ceionio Rufio Volusiano, come dal Codice Teodosiano, non Claudio, come vuole il Panvinio. 374 Euprassio, e dopo lui Claudio quest'anno. 375 Euprassio probabilmente continuò. 376 Rufino; e poi Gracco, come dal Codice Teodosiano, e non Euprassio, dipoi Probiano, come stima di Panvinio. 377 Gracco per qualche tempo: poi Probiano. 378 Probiano; ma è conghiettura. 379 Ipazio, se non fallano i testi del Codice Teodosiano. 380 Paolino, ci dà il Codice Teodosiano. Che non sia il vescovo di Nola, come credè il Baronio, vedi Anecd. Latin. dell'autore, tom. I, dissert. X. 381 Valeriano, dal Cod. Teodosiano. 382 Severo, prefetto di Roma, in due luoghi del Codice Teodosiano. In altre leggi di questo stesso anno Severo (se pur è lo stesso) prefetto del pretorio. 383 Avenzio forse. Fu certo un personaggio di somma pietà e abilità. 384 Simmaco, celebre personaggio. Di tal dignità egli parla in alcune sue lettere. 385 È ignoto. Si raccoglie da Simmaco che dimandò d'essere scaricato: non si sa, se esaudito. Io credo che gli venisse surrogato Severo Piniano. Vedi Anecd. Latin., tom. I, dissert. VI. 386 Sallustio, il dì 11 di giugno; e Piniano il 6 di luglio, secondo il Codice Teodosiano. 387 Piniano, si può credere, essendo una legge nel Codice Teodosiano a lui indirizzata nel gennaio. 388 Fabio Tiziano, forse. 389 e seg. Albino, secondo il Codice Teodosiano. 391 Albino, si truova nelle leggi del Codice Teodosiano in febbraio; e il 14 di luglio Alipio, chiamato in una iscrizione del Grutero, Faltono Probo Alipio. 392 e seg. È ignoto. 394 Il Codice Teodosiano ci fa vedere più d'un prefetto nel presente anno: Basilio; poi Andromaco: finalmente Fiorentino. 396 Fiorentino, secondo il Codice Teodosiano. 399 e seg. Flaviano, secondo il detto Codice. 401 Andromaco. 402 Flavio Macrobio Longiniano, ci mostra una iscrizione Gruteriana alla pag. 165. 406 Flavio Pisidio Romolo, secondo un'iscrizione del Grutero alla pag. 287, n. 1. 407 Epifanio, secondo il Codice Teodosiano. 408 Ilario, dal codice Teodosiano. Zosimo ci dà Pompeiano. 409 Bonosiano secondo il Codice Teodosiano. Dopo varii torbidi in quest'anno fu poi creato prefetto di Roma Attalo, in alcune medaglie detto Prisco Attalo. Questi dichiarato imperadore effimero creò Marciano. 410 e seg. Bonosiano apparisce dal Codice Teodosiano. 412 Palmato, Codice Teodosiano. 414 Eutichiano prima, se non v'ha errore nelle leggi del Codice Teodosiano, poscia Albino; indi Epifanio. Anche Olimpiodoro fa menzione d'Albino. 415 Gracco, dalle leggi del Codice Teodosiano. 416 Probiano, si vede nel detto codice. 419 Simmaco. 421 Volusiano, da un editto di Costanzo Augusto a lui indirizzato in quest'anno, fatto contro de' Pelegiani. 425 Fausto, dal Codice Teodosiano. 426 Albino, dal detto Codice. 434 Volusiano che morì in quest'anno, dopo aver ricevuto il battesimo per opera di Melania sua nipote e di Proclo vescovo di Costantinopoli. 467 Terenzio che portò le imagini di Antemio imperatore a Costantinopoli, in segno che era stato accettato imperadore. Dalla Cronica Alessandrina. 468 Apollinare Sidonio, in ricompensa del Panegirico dell'imperadore Antemio. 532 Salvanzio, dalla lettera XVI del re d'Italia Atalarico. 590 Il fratello o pur germano di nome di S. Gregorio I papa. 600 Giovanni gloriosissimo prefetto di Roma. Dalla lettera VI, lib. 10 di S. Gregorio I papa a Teodoro curator di Ravenna, scritta o su 'l fine del precedente, o in principio del presente anno.
Mancano da qui innanzi i prefetti coll'usato ordine; solamente se ne accenna alcuno in certi anni, come nel 965 un prefetto di Roma, ma senza nome, da cui fu messo prigione papa Giovanni XIII; e nel 967 un Roffredo con suo incognito successore; e fino nel 1353 si nomina prefetto di Roma Giovanni da Vico. All'anno 1015 vedrai un certo Giovanni; e qual fosse la dignità e l'uffizio dei prefetti.
TAVOLA CRONOLOGICA
DEI DOGI DI VENEZIA
An. di Cristo
679 Paoluccio Anafesto. 717 Marcello Tegaliano. 726 Orso Ipato. 742 Deusdedit o sia Teodato Ipato. 755 Galla. 756 Domenico Monegario. 764 Maurizio Galbaio. 804 Obelerio. 811 Angiolo Particiaco o sia Participazio. 820 Giustiniano. 829 Giovanni I. 837 Pietro Tradonico. 864 Orso I Particiaco o sia Participazio. 877 Giovanni II. 887 Pietro I Candiano. 888 Pietro Tribuno. 912 Orso II Particiaco o sia Participazio. 932 Pietro II Candiano. 939 Pietro Badoero o Particiaco. 942 Pietro III Candiano. 959 Pietro IV Candiano. 976 Pietro I Orseolo. 978 Vitale Candiano. 979 Tribuno Memmo. 991 Pietro II Orseolo. 1009 Ottone Orseolo. 1026 Pietro Barbolano o sia Centranico. 1032 Domenico Fabianico o Flabanico. 1043 Domenico Contarini. 1071 Domenico Silvio. 1084 Vitale Faledro o Faliero detto Dodoni. 1096 Vitale Michele. 1102 Ordelafo Faledro o Faliero. 1117 Domenico Michele. 1130 Pietro Polano. 1149 Domenico Morosini. 1156 Vitale II Michele. 1172 o 1173 Sebastiano Ziani. 1179 Aureo o sia Orio Mastropietro o Malipiero. 1192 Arrigo o sia Enrico Dandolo. 1205 Pietro Ziani. 1229 Jacopo Tiepolo 1249 Marino Morosini. 1253 Rinieri Zeno. 1268 Lorenzo Tiepolo. 1275 Jacopo Contarini. 1280 Giovanni Dandolo. 1289 Pietro Gradenigo. 1311 Marino Giorgi. 1312 Giovanni Soranzo. 1328 Francesco Dandolo. 1339 Bartolammeo Gradenigo. 1343 Andrea Dandolo. 1354 Marino Faliero. 1355 Giovanni Gradenigo. 1356 Giovanni Dolfino. 1361 Lorenzo Celsi. 1365 Marco Cornaro. 1367 Andrea Contarini. 1382 Michele Morosini. 1382 Antonio Veniero. 1400 Michele Steno. 1413 Tommaso Mocenigo. 1423 Francesco Foscari. 1457 Pasquale Malipiero. 1462 Cristoforo Moro. 1471 Niccolò Tron. 1473 Niccolò Marcello. 1474 Pietro Mocenigo. 1476 Andrea Vendramino. 1478 Giovanni Mocenigo. 1485 Marco Barbarigo. 1486 Agostino Barbarigo. 1501 Lionardo Loredano. 1521 Antonio Grimani. 1523 Andrea Gritti. 1538 Pietro Lando. 1545 Francesco Donato. 1553 Marc'Antonio Trivisano. 1554 Francesco Veniero. 1556 Lorenzo de' Priuli. 1559 Girolamo Priuli. 1567 Pietro Loredano. 1570 Luigi Mocenigo. 1577 Sebastiano Veniero. 1578 Niccolò da Ponte. 1585 Pasquale Cicogna. 1595 Marino Grimani. 1606 Lionardo Donato. 1612 Marc'Antonio Memmo. 1615 Giovanni Bembo. 1618 Niccolò Donato. 1618 Antonio Priuli. 1623 Francesco Contarini. 1625 Giovanni Cornaro. 1629 Niccolò Contarini. 1630 Francesco Erizzo. 1646 Francesco Molino. 1655 Carlo Contarini. 1656 Francesco Cornaro. 1656 Bertuccio Valerio. 1658 Giovanni Pesaro. 1659 Domenico Contarini. 1675 Niccolò Sagredo. 1676 Luigi Contarini. 1684 Marc'Antonio Giustiniano. 1688 Francesco Morosini. 1694 Silvestro Valerio. 1700 Luigi II Mocenigo. 1709 Giovanni Cornaro. 1732 Sebastiano Mocenigo, detto da alcuni Alvise. 1732 Carlo Ruzzini. 1735 Luigi Pisani. 1741 Pietro Grimani.
TAVOLA CRONOLOGICA
DEI DOGI DI GENOVA
An. di Cristo.
1339 Simone o sia Simonino Boccanegra. 1344 Giovanni da Murta. 1350 Giovanni di Valente. 1363 Gabriello Adorno. 1370 Domenico da Campofregoso. 1378 Niccolò di Guarco. 1383 Lionardo da Montaldo. 1384 Antoniotto Adorno. 1390 Jacopo da Campofregoso. 1392 Antonio di Montaldo. 1395 Niccolò di Zoaglio. 1413 Giorgio Adorno. 1415 Barnaba da Goano. 1415 Tommaso da Campofregoso. 1436 Isnardo Guarco. 1443 Rafaello Adorno. 1447 Barnaba Adorno. 1447 Giano da Campofregoso, 1448 Lodovico da Campofregoso, 1450 Pietro da Campofregoso. 1461 Prospero Adorno. 1461 Spineta Fregoso. 1462 Paolo Fregoso arcivescovo. 1478 Batistino Fregoso. 1507 Paolo Novi. 1512 Giano Fregoso. 1513 Ottaviano Fregoso. 1522 Antoniotto Adorno.
Non continuata la serie, si accenna nel 1685; Francesco Maria Imperiali, obbligato da Luigi XIV a portarsi in Francia, e si nomina il doge Brignole nel 1746.
INDICE DELLE MATERIE
CONTENUTE NEGLI ANNALI D'ITALIA
N.B. IL NUMERO ROMANO INDICA IL VOLUME; L'ARABICO LA COLONNA.
A
Abanto, o Amando, generale della flotta navale di Licinio, è sconfitto e disperso, I, 1161.
Abbati nel secolo settimo non godeano l'uso dei pontificali, II, 1235.
Abdila, principe de' Saraceni. Sua libidine punita, III, 749, 750.
Abgaro re di Edessa, I, 417. Venuto a Roma sotto Antonino Pio, 522.
Abimelec, califfo de' Saraceni, III, 71, 78, 86. Sua morte, 121.
Abimelec, principe de' Saraceni, III, 750. È legato e posto in una nave da' suoi, 755.
Ablavio, prefetto del pretorio, ucciso, I, 1221.
Abondanzio, vescovo di Paterno, III, 55.
Abramo, venerato da Alessandro Severo imperadore, I, 766.
Abubacare, califfo de' Saraceni, II, 1207.
Acacio, patriarca di Costantinopoli, II, 671. Fautore dell'eresia, 685. Scomunicato, 689. Fine de' suoi giorni, 699. Suo nome cancellato dai dittici, 730.
Accademia di lettere istituita in Roma, VI, 36.
Accon, o sia Tolemaide, assediata dai cristiani, IV, 909, 917. Presa infine da essi, 926. Ripigliala dai Saraceni, V, 213.
Acefali, eretici, II, 749, 938.
Achilleo (Lucio Epidio), efimero imperadore, I, 966. Usurpa l'imperio in Egitto, 1024. Sconfitto da Diocleziano Augusto, 1089. È ucciso, ivi.
Acindino (Settimio), prefetto di Roma, I, 1033.
Acindino, console. Sua avventura, I, 1226.
Acquidotti, maravigliosa impresa di Claudio Augusto, I, 187.
Adalardo, abbate di Cerbeia, riprova le nozze di Carlo Magno, III, 305, 306. Primo ministro di Pippino re d'Italia, 408, 482, 488, 492. Relegato in un'isola, 494.
Adalardo juniore, conte del palazzo, III, 538, 548.
Adalardo, vescovo di Verona, scomunicato, III, 786.
Adalberone, arcivescovo di Treveri, IV, 84.
Adalberone, duca di Carintia e marchese di Verona, IV, 95. Suoi placiti, 100, 121. Sconfitto da Corrado in Germania, 124. È deposto, 182.
Adalberone, vescovo di Virtzburg, IV, 430.
Adalberto I, duca di Toscana, III, 651, 689, 778. Sua prepotenza in Roma, 796. È scomunicato, 798, 799. Suoi genitori, mogli e figli, 843.
Adalberto II, marchese e duca di Toscana, impetra un diploma da Guido re d'Italia, III, 883. Come accolto da Arnolfo re di Germania, 899, 900. Sua congiura contra di lui, 909. Muove l'armi contra di Lamberto Augusto, ed è fatto prigione, 926. Liberato dal re Berengario, 934. A cui presta aiuto contro di Lodovico re di Provenza, 937, 942, 943. Poscia promuove la rovina d'esso Lodovico, 952. Manca di vita, 998.
Adalberto, vescovo di Bergamo, III, 899, 974, 1014.
Adalberto, marchese d'Ivrea, favorisce Lodovico re di Provenza contra del re Berengario, III, 936. Poscia cangia mantello, 951. La moglie sua Ermengarda figlia di Adalberto II duca di Toscana, 999. Sua congiura contra di Berengario, 1010. Manca di vita, 1025.
Adalberto, vescovo di Lucca, III, 1086.
Adalberto, figlio di Berengario, dichiarato re d'Italia col padre, III, 1112. Si oppone coll'armi alla calata di Ottone il Grande in Italia, 1151. Fugge qua e là da esso Ottone, 1158. Ricevuto in Roma da papa Giovanni XII, 1163. Suoi vani tentativi in Lombardia, 1172. Ricorre alla corte del greco Augusto, 1186. Mai non si quietò finchè visse, 1187.
Adalberto, vescovo di Bologna, III, 1195, 1207.
Adalberto marchese, figlio di Oberto I marchese, III, 1203; IV, 17. Uno degli antenati della casa d'Este, ivi, 67.
Adalberto, marchese, creato duca di Sassonia, IV, 271.
Adalberto, duca della Lorena inferiore, ucciso, IV, 243.
Adalberto, arcivescovo di Brema, IV, 314, 353.
Adalberto, vescovo di Vormazia, IV, 390.
Adalferio (Santo), primo abbate della Cava. V. Alferio (Santo).
Adaloardo figlio del re Agilolfo. Sua nascita, II, 1118. Suo battesimo, 1123. Doni a lui inviati da san Gregorio, 1129. Proclamato re, 1132. Succede nel regno al padre, 1158. Sua morte, 1178. Cagion d'essa, ivi.
Adamo, abbate di Casauria, III, 1234.
Adelaide, figlia di Rodoaldo duca di Benevento, III, 267.
Adelaide, figlia di Rodolfo II re di Borgogna, promessa in isposa a Lottario, figlio di Ugo re di Italia, III, 1058, 1072, 1074. Resta vedova, 1113. Imprigionata da Berengario re d'Italia, 1115. Fuggita dalla carcere, si ricovera in Canossa, 1117, 1118. Liberata e presa in moglie da Ottone il Grande re di Germania, 1118, 1121, 1177, 1206, 1211. Sue dissensioni e pace col figlio, 1219, 1228, 1231, 1261, 1272; IV, 37.
Adelaide (chiamata Prassede), moglie di Arrigo IV, IV, 438. Maltrattata da lui, 456. Fugge e si ricovera presso la contessa Matilda, 461, 463.
Adelaide, marchesa di Susa, moglie di Erimanno duca di Suevia, IV, 189. Resta vedova, 198. Fonda il monistero di Santa Maria di Pinerolo, 318. S'impadronisce d'Asti, 342. Acquista cinque città, 375. Va a Canossa, 377. Termina il corso di sua vita, 448.
Adelaide, figlia di Bonifazio marchese, maritata con Ruggieri conte di Sicilia, IV, 446, 455. Sua alterigia, 490, 497. Si marita con Baldovino re di Gerusalemme, e resta delusa, 541. Sua morte, 542.
Adelaide, figlia di Roberto conte di Fiandra, moglie di Ruggieri duca di Puglia, IV, 459.
Adelao, o Audelao, duca di Benevento, III, 163.
Adelardo, vescovo di Reggio, III, 1100, 1107. Ricovera Adelaide regina in Canossa, 1118.
Adelberto, vescovo aretino, dianzi usurpatore della chiesa di Ravenna, IV, 101.
Adelfio (Clodio), prefetto di Roma, II, 42.
Adelgiso, figlio del re Desiderio, creato collega nel regno, III, 273, 274, 301. Fugge alla comparsa di Carlo Magno, 314, 315. È assediato in Verona, 316. Si mette in salvo, ritirandosi a Costantinopoli, 320. Ivi è chiamato Teodoro, 325, 373. Fine de' suoi giorni, 374.
Adelgiso, principe di Benevento, III, 672. È sconfitto dai Saraceni, 680, 681. Compra la pace da essi, 699. Accoglie Lodovico II Augusto, 712. Ricupera Bari, 732, 733. Imprigiona esso Augusto, 740. Il rilascia, 741. Guerra intimata contra di lui, 748. Va in aiuto de' Salernitani, 749. Dà una rotta ai Saraceni, 751. Fa pace coll'imperador Lodovico, 756. Malmenato dai Saraceni, 775. Da essi sconfitto, 777. Fa patti con loro, 785. Sua morte violenta, 807.
Adelgiso, vescovo di Como, III, 1263.
Ademario, principe di Salerno, III, 669. Aiuta Sergio duca di Napoli, 692. Imprigionato e deposto, 696, 709. Gli son cavati gli occhi, 712.
Ademario, principe di Capoa, poco godè del suo principato, IV, 38.
Adeodato papa. Sua elezione, III, 40. Passa a miglior vita, 45.
Adeodato, vescovo di Siena, III, 144, 151.
Adeverto, vescovo di Padova, III, 1088.
Adige, fiume. Sua sterminata escrescenza, II, 1070, 1071.
Adolfo di Nassau, creato re di Germania e dei Romani, V, 218. Crea vicario generale della Lombardia Matteo Visconte, 231. E della Toscana Giovanni da Caviglione, 248. Ucciso in una battaglia, 254.
Adone, o Aldone, governatore del Friuli, III, 91. Sua morte, 94.
Adozion d'onore, come praticata una volta, III, 68.
Adrevaldo, abbate noviacense, III, 597.
Adriano (Publio Elio), che fu poi imperadore. Sua nascita, I, 310. Porta a Traiano la nuova della adozione d'esso fatta da Nerva, 380. Varii suoi impieghi, e speranza di succedere a Traiano, 408. A cui serve di segretario, 409. Governatore della Soria, 429. È promosso all'imperio, 432. Sua gioventù e sue qualità, 434. Pace da lui data al re Cosdroe, 436. Ritorna a Roma, 437. Spettacoli da lui dati, 439. Sua liberalità e applicazione al governo, ivi, 440. Va alla guerra contro i Sarmati, 441. Congiura contro di lui, 442. Iniquamente leva la vita ad Apollodoro architetto, 444. Sua incostanza, 445. Sue lodevoli qualità, 446. Dà principio ai suoi viaggi, 448. Sua perizia nell'arte militare, 449. Passa nella Bretagna, 450. E in Ispagna, 452. Va in Oriente e fa benefizii a tutte quelle città, 454. Si restituisce a Roma, 456. Passa in Africa, poi torna a Roma, 457. Si rimette in viaggio per visitare la Grecia e l'Asia, 458. Amatore, ma volubile, dei letterati, 459. Va nell'Egitto, e sue pazzie per Antinoo, 462, 463. Contra di lui si ribellano i Giudei, 464. Fine di quella guerra, 470, 471. Torna a Roma, 472. Buon governo e fabbriche da lui fatte, 474. Adotta in suo figliuolo Lucio Ceionio Commodo, 474. Sua malattia, e ritiro a Tivoli, 476, 477. Sue crudeltà, 481. Suo celebre motto, 484. Fine di sua vita, ivi. Deificato, 486, 487.
Adriano I papa. Sua elezione, III, 309. Suo dominio in Roma, 310. Sue dissensioni col re Desiderio, 311, 312. Non gli mantien le promesse Carlo Magno, 326. Donazione di Costantino da lui citata, 332. Sue querele contro Leone arcivescovo di Ravenna, 334. Suoi legati a Tassilone duca di Baviera, 344, 345, 365. Sua lettera a Carlo Magno, 367. Altre città a lui promesse da Carlo, ivi. Ma non ottenute, 372. Doglianze sue ad esso Carlo, 378. Passa a miglior vita, 398.
Adriano II papa. Sua elezione, III, 714. Suo concilio, 717. Ingiuria a lui fatta da Anastasio cardinale, 718. Sua costanza nell'affare di Lottario duca di Lorena, 724. Suoi legati a latere in favore di Lodovico II Augusto, 726. Suo disegno in favore di Carlo Calvo, 743. Muore, 744. Coronò Lodovico II per la Lorena, 747. Mise l'interdetto in Napoli, 753.
Adriano III papa. Sua elezione, III, 840. Concilio da lui celebrato, 846. Passa a miglior vita, 847.
Adriano IV papa. Sua elezione, IV, 717. Scomunica il re di Sicilia, 723. Suo abboccamento col re Federigo I, 727. A cui dà la corona imperiale, 728. Muove guerra al re di Sicilia, 730, 731. Rifiuta l'accordo proposto da esso re, 735. Con cui fa pace, 736. Sue liti con Federigo Augusto, 738. Manda a pacificarlo, 743. Nuova discordia fra loro, 753. Dà fine al suo vivere, 755.
Adriano V papa. Sua elezione e morte, V, 115, 116.
Adriano VI papa. Sua creazione, VI, 376, 377. Suo arrivo a Roma, 389. Sua lega coll'imperadore, ed è chiamato a miglior vita, 392, 393.
Adriano, cardinale di Cornetto avvelenato, VI, 199.
Adulazione, propria delle corti, I, 387.
Advento (Oclatino), prefetto del pretorio sotto Caracalla, I, 743. Console, 746, 747.
Aezio, genero di Severo Augusto, I, 653.
Aezio, maggiordomo di Giovanni tiranno, spedito agli Unni, II, 454. Passa al servizio di Valentiniano III, 460. Fa ritirare i Goti dall'assedio di Arles, 485. Con frode abbatte Bonifazio conte, 468. Si scopre il suo inganno, 474. Generale di Valentiniano III, 476. Console, 482. Fa duello con Bonifazio, e si ritira fra i Barbari, 483,484. Creato di nuovo generale, 486. Rotta da lui data ai Borgognoni, 491. Altre sue imprese nelle Gallie, 496, 500. Suoi preparamenti contro Attila, 551. È ucciso, 572.
Africa, occupata dai Vandali, II, 471. Vizii di quei popoli, 503.
Agano, conte di Lucca, III, 605.
Agapito papa. Sua elezione, II, 857. Dal re Teodato è inviato a Costantinopoli, 861. Dove manca di vita, 863.
Agapito II papa. Sua elezione, III, 1101. Concilio da lui tenuto, 1109. Fine di sua vita, 1134.
Agatone, vescovo di Grado, II, 1219.
Agatone papa. Sua elezione e concilio, III, 52. Concilio da lui tenuto in Roma, 54. Concilio VI generale tenuto per cura sua in Costantinopoli, 59. Passa da questa all'altra vita, 64.
Agatone, duca di Perugia, III, 222, 224.
Agatone, vescovo di Todi, III, 676.
Ageltruda, moglie di Guido imperadore, III, 884. Si oppone in Roma ad Arnolfo re di Germania, 909. Si fortifica nel ducato di Spoleti, 912. Governa Benevento, 918. Sua concordia col re Berengario, 934. Abita nel ducato di Spoleti, 946.
Agilolfo, duca di Torino, preso per marito dalla regina Teodelinda, II, 1081. È proclamato re, 1083. Riscatta i suoi sudditi condotti in Germania, ivi, 1084. Ricupera Perugia, 1088. Porta la guerra fin sotto Roma, 1090. Ariano di credenza, tuttavia ben affetto ai cattolici, 1092. Fa pace coi Romani, 1105. Quando abbracciasse la fede cattolica, 1107. Fa pace cogli Unni, 1112.
Agilolfo, re dei Longobardi, prende e distrugge Padova, II, 1114, 1115. Fa guerra ai Romani, 1115. Nascita e battesimo di Adaloardo suo figlio, 1118, 1123. Sua corona d'oro in Monza, 1125. Acquista e dirocca Cremona, 1126. Ricupera Mantova, 1126, 1127. Fa tregua coi Romani, 1128. Lega coi Franchi, 1137. Protegge san Colombano abbate, 1149. Che per lui scrive al papa, 1153. Fine di sua vita, 1156. In che tempo accadesse, 1157.
Agiprando, duca di Chiusi, III, 229.
Agnello, Vescovo di Trento, II, 1083.
Agnello, storico malaffetto verso la Sede apostolica romana, III, 26, 27, 40, 47, 58. Sua favola, 102, 103, 127.
Agnese imperadrice, moglie di Arrigo II fra gli imperadori, IV, 204. Coronata in Roma, 231. Partorisce Arrigo IV, 248. Tutrice del medesimo dopo la morte del padre, 278. Sdegnata per la elezione di Alessandro II papa, 301. Le vien rapito Arrigo IV suo figlio, 306. Passa a Roma, e fa penitenza, 308. Sua morte 380.
Agobardo, arcivescovo di Lione, III, 588. È deposto, 591.
Agobardo, dottissimo vescovo di Lione, scrive contro i duelli, II, 740.
Agone, duca del Friuli, II, 1248, 1272. Sua morte, III, 17.
Agostino (Santo), vescovo, maestro di retorica in Milano, II, 250, 255. Sant'Ambrogio gli conferisce il battesimo, 268. Creato vescovo di Ippona, 328. Difende il cristianesimo dalle calunnie de' gentili, 401, 423. Scrive contro i Pelagiani, 441, 460. Amicissimo di Bonifazio conte, 467. Fine di sua vita, 478. Traslazione del suo corpo a Pavia, III, 167.
Agostino, monaco, inviato da san Gregorio a convertir l'Inghilterra alla fede di Cristo II, 1099.
Agostino Barbarigo, doge di Venezia, VI, 96. Sua pia morte, 190.
Agostino Valerio, vescovo di Verona, creato cardinale, VI, 794.
Agricola (Gneo Giulio), figlio di Grecino senatore, I, 120. Console, e suocero di Cornelio Tacito, 312. Governatore della Bretagna, 313. Varie sue imprese, 331, 333. Richiamato a Roma, 334. Fine di sua vita, 335, 352.
Agricola (Calpurnio), generale di Marco Aurelio nella Bretagna, I, 530.
Agrippa (Marco Vipsanio), genero e confidente di Cesare Augusto, I, 2. Sua morte, 10.
Agrippa, figlio di Marco Agrippa, adottato da Tiberio, I, 15. È relegato nell'isola della Pianosa, ivi, 24. Ucciso, 42.
Agrippa fratello di Tiridate, già re dell'Armenia, imprigionato, I, 108. Liberato da Caligola, è creato re, 116. Arti sue per far Claudio imperadore, 143. È da questo ricompensato, 147. Muore, 161.
Agrippa, re dell'Iturea, I, 310.
Agrippina, moglie di Tiberio, da lui di mal animo ripudiata, I, 10. Appellata anche Vipsania, e maritata con Asinio Gallo, 84 V. Vipsania.
Agrippina, moglie di Germanico Cesare, madre di Caligola, I, 45. Suo animo virile, 49. Sua onestà, 59. Fa processar Pisone, 61, 62. Relegata, 84. Sua morte, 97.
Agrippina, figlia di Germanico Cesare, madre di Nerone imperadore, I, 59. Maritata con Gneo Domaizio Enobarbo, 80. Disonestamente amata da Caligola suo fratello, 120. Relegata da lui, 130. Ritorna a Roma, 147. Diviene moglie di Claudio Augusto, 178. Dichiarata Augusta, 181. Fonda la colonia Agrippina, 182. Col veleno leva di vita il marito Claudio, 193. Tenuta in freno da Burro e da Seneca, 196, 197. Sue rotture col figlio, 199. Da lui abbassata, 200. Tentativi di lui per torla dal mondo, 211. Nave congegnata per farla affogare, 212. Uccisa finalmente per ordine del figlio, 214.
Agrippino (Fabio), governatore della Soria, occiso da Elagabalo, I, 755.
Aicardo, vescovo di Parma, III, 1005.
Aicardo, arcivescovo di Milano, V, 514. Sua morte, 566.
Aimerico, cancelliere, IV, 654.
Aimerigo, arcivescovo di Ravenna, V, 457.
Aimone, vescovo di Ginevra, V, 350.
Aione, duca di Benevento, II, 1231. Ucciso dagli sclavi, 1232.
Aione, vescovo di Salerno, III, 623.
Aione, vescovo di Benevento, III, 785.
Aione, principe di Benevento, III, 843. Imprigionato da Guido duca di Spoleti, 854. Ricupera Bari, e fa altre imprese, 873, 875. È sconfitto dai Greci, 874. Termina il corso di sua vita, 884.
Alachi, duca di Trento. Sua vittoria sui Bavaresi, e ribellione contro il re Bertarido, III, 60. Usurpa la corona al re Cuniberto, 79, 80. Sua malvagità, 80, 81. Battaglia da lui data ad esso Cuniberto, 84. In cui muore, 85.
Alamanni o Alemanni, I, 725. Sotto Teoderico re vengono ad abitar nell'Italia, 729.
Alarico, capo de' Goti, saccheggia le provincie romane, II, 325, 326. Generale di Arcadio Augusto, 330. Dichiarato re dai Goti, 350, 359. Occupa alcune città d'Italia, 361. Sconfitto in più battaglie da Stilicone, 363, 364. Con cui tiene poi delle trame segrete, 376. Sue minaccie contra di Onorio Augusto, 383. Assedia Roma, 389. Suo trattato coi Romani, 391, 396. Prende e saccheggia Roma, 400. Sua morte subitanea, 406.
Alarico, re dei Visigoti, II, 691. Prende in moglie una figlia del re Teoderico, 716. Sconfitto e morto in una battaglia coi Franchi, 765.
Alberghettino de Manfredi, signor di Faenza, V, 465. Cede quella città all'armi del papa, 491.
Alberico, marchese di Camerino, III, 976. Concorre a cacciare dal Garigliano i Saraceni, 996, 997. Fu padre di Alberico che divenne principe di Roma, 999. Dono da lui fatto al monistero di Farfa, 1006. Fine di sua vita, 1029.
Alberico, figlio di Alberico marchese, che fa poi principe di Roma, III, 999, 1030. Proclamato principe, 1054. Caccia da Roma il re Ugo, 1055. E la sostiene contra di lui, ivi. Usurpa tutto il dominio di Roma, 1066. Difende questa città, e fa pace col re Ugo, 1067. Rimette in buon sesto il monastero di Farfa, 1078. Guerra a lui continuata da esso re Ugo, 1085. Poscia con lui fa pace, 1101. Cessa di vivere, 1131.
Alberico, vescovo di Como, IV, 123. Compra la badia della Novalesa, 169.
Alberico, abbate di San Zenone di Verona, IV, 239.
Alberico, abbate del monistero di San Benedetto di Polirone, IV, 499, 535.
Alberico da Romano, comincia la sua potenza in Trivigi, IV, 1156. Va in soccorso di Parma, 1202. E di Padova, 1257. Fa lega con Eccelino suo fratello, 1263. Dopo la cui morte è scacciato dai Trivisani, V, 16. Che l'assediano, e gli levano la vita, 24.
Alberico, conte di Barbiano, interviene al sacco di Cesena, V, 755. Dà una rotta ai Bretoni, 770, 780. Barbaricamente dà il sacco ad Arezzo, 786. Contestabile del regno di Napoli, 798. Va al servigio del papa, 836. Sconfitto e preso in un fatto d'armi, 851. Va al servigio del duca di Milano, 870. Fa guerra ai Fiorentini, 873. Al signor di Mantova, 877, 878. Al signor di Faenza, 896.
Albericone, vescovo di Reggio, IV, 835.
Alberoni (Giulio), creato cardinale, VII, 278. Accusato come autore della guerra mossa dal re Cattolico all'imperadore, 279. Crescono le mormorazioni contra di lui, 283. Sue grandi idee contra di varii potentati, cagione della quadruplice alleanza contro la Spagna, 289. Sue mire per ingrandire la Spagna, 296. Licenziato dalla corte di Spagna, viene a Genova, 297. Si salva dall'ira di papa Clemente XI, 303. Ito a Roma, risorge, 306. Legato di Ravenna, 417. Tenta di sottomettere al dominio pontifizio la repubblica di San Marino, 458.
Alberto duca, governatore di Lucca, III, 258.
Alberto Azzo, marchese progenitore de' principi estensi, V. Azzo II.
Alberto, poscia arcivescovo di Magonza, uomo scellerato, IV, 529. Sollevazioni da lui mosse contro Arrigo V, 581.
Alberto marchese e duca di legge salica, IV, 605. Investito dei beni e Stati della contessa Matilda, ivi.
Alberto, marchese d'Este, IV, 722, 864.
Alberto, vescovo di Lodi, IV, 817.
Alberto, arcivescovo di Ravenna, IV, 994
Alberto da Reggio, vescovo e governatore di Brescia, IV, 1022.
Alberto dalla Scala, signor di Verona, V, 125,191, 232, 263. Sua morte, 275.
Alberto Scotto, divien signore di Piacenza, V, 208. Manda aiuti a Parma, 238. Collegato con Matteo Visconte, 263. Opprime Matteo Visconte, 278. Acquista Bergamo e Tortona, 280. Indarno assiste ad esso Visconte, 287. È scacciato dai Piacentini, 293. Ripiglia il dominio di quella città, 328. Ne è cacciato, 334, 348. Per la terza volta si fa signor di Piacenza, 358. Spogliato di quel dominio e de' suoi beni, va ramingo, 368. Fine del suo vivere, 394.
Alberto I, figlio di Ridolfo re de' Romani, duca di Austria, V, 212. Succede al padre, 214. Sue liti con Adolfo re de' Romani, 253. Eletto re, uccide l'emulo in una battaglia, 254. Rimesso in grazia di papa Bonifazio, 278, 281. È ucciso da suo nipote, 316.
Alberto II dalla Scala, signor di Verona, Padova, ec., V, 486. Collegato cogli Estensi, 507. Signoria di Parma a lui data, 525. Fatto prigione dai Veneziani, 536. Rimesso in libertà, 543. Fa guerra a Mantova, 556. Sua morte, 625.
Alberto, marchese d'Este, signor di Ferrara, V, 825. Collegato col conte di Virtù, 837. Si ritira dalla lega col conte di Virtù, 841. Dà fine al suo vivere, 857.
Alberto II, duca d'Austria, creato re de' Romani, V, 1127. Immatura sua morte, 1136.
Alberto Pio, signor di Carpi, nemico della casa di Este, VI, 267, 356, 394, 409.
Albino (Clodio). Sua vittoria de' popoli barbari, I, 597, 609. Brama di rimettere in piedi la repubblica romana, 631. Creato Cesare da Severo Augusto, 644. È console, 649. Acclamato imperadore, 666. Sconfitto da Severo, 667. Si uccide, 669.
Albino (Nummio), prefetto di Roma, I,911.
Albino (Ceionio Rufio), console e prefetto di Roma, I, 1204, 1207.
Albino, prefetto di Roma, II, 281, 286, 292.
Alboino, re de' Longobardi. Suo gran credito, II, 977. Vince ed uccide Cunimondo re de' Gepidi, 986. Fama ch'egli fosse chiamato in Italia da Narsete, 992. Sua risoluzione di conquistar l'Italia, 995. Suo armamento, 696. Suo ingresso e sue conquiste in Italia, 998. S'impadronisce di quasi tutta la provincia della Venezia, 1000. Assedia Pavia, 1004. Stende il suo dominio per l'Emilia, Toscana ed Umbria, 1006. Se gli rende Pavia, 1010. Tempo della sua morte, 1012. Cagione e maniera d'essa, 1014, 1015.
Alboino, duca di Spoleti, III, 268, 272.
Alboino dalla Scala, signor di Verona, V, 295. Fa guerra al marchese d'Este, 303. Vicario di quella città, cessa di vivere, 351.
Alcimo Ecdicio Avito, vescovo di Vienna, II, 719.
Aldone, nobile longobardo, ribello al re Cuniberto, III, 79. Poscia a lui favorevole, 81. Sospetti del re contra di lui, 93.
Aldrovandino, marchese d'Este, succede ad Azzo VI suo padre, IV, 1018. Ritiene la signoria di Verona, 1021. Guerra a lui fatta dai Padovani, ivi. Investito della marca d'Ancona, 1024 È rapito dalla morte, 1026.
Aldrovandino, marchese d'Este, succede al padre nella signoria di Ferrara, V, 634. Collegato con Giovanni da Oleggio, 648, 649, 652. Sua morte, 684.
Aldruda, contessa di Berlinoro, IV, 841.
Aledramo, primo marchese del Monferrato, III, 1150, 1185.
Alessandria d'Egitto, assediata e presa dai Saraceni, II, 1223.
Alessandria della Paglia. Sua fondazione, IV, 818. Assediata da Federigo I imperadore, 838, 843. Frode e tentativo di lui per sorprenderla, 844. Liberata dall'assedio, 845. Suo primo vescovo, 847. Chiamata Cesarea per qualche tempo, 883.
Alessandrini, vittoriosi degli Astigiani, IV, 1070, 1081. Si rinnova la guerra, 1097, 1191. Prendono e fanno morire Guglielmo marchese di Monferrato, V, 206.
Alessandro (Tiberio), governatore dell'Egitto, I, 276.
Alessandro I papa, I, 408. Suo martirio, 427.
Alessandro, famoso impostore in Oriente, I, 533.
Alessandro (Marco Aurelio Severo), dichiarato Cesare e console, I, 763. Perseguitato dal cugino Elagabalo Augusto, 764. Difeso da' soldati, 768. Dichiarato imperadore, 769. Suoi assessori e buon governo, 771. Venerava Cristo ed anche Abramo, 776. Sua insigne massima, ivi. Suo rescritto in favor de' cristiani, ivi. Usi e lodevoli azioni in privato, 777. Quale la sua vita civile, ivi, 778. Sue premure per la pubblica felicità, 784. Sue fabbriche, 787. Ribellioni sotto di lui, 790, 791. Saggia sua distribuzione degli uffizii, 794. Guerra a lui mossa dai Persiani, 798. Va in Oriente contra di loro, ivi. Severo esattore della militar disciplina, 799. Riporta vittoria dei Persiani, 803. Suo ritorno a Roma, e trionfo, 805. Sua liberalità, 806. Passa alla guerra contro i Germani, 808. Dove è ucciso dai soldati, 812. Sue Lodi, ivi.
Alessandro, usurpatore dell'imperio nell'Africa, I, 1091. Oppresso dall'armi di Massenzio 1102.
Alessandro, imperador de' Greci, III, 977. Tempo di sua morte, 984.
Alessandro II papa. Sua elezione, IV, 300. (V. Anselmo da Badagio.) Concilio da lui tenuto, 314 Privilegii da lui conceduti a Lucca, 318. Suo concilio in Mantova, 329. E in Melfi, 338. Dedica la basilica di Monte Casino, 347. Sua morte, 355.
Alessandro, abbate di Telesa e storico, IV, 632.
Alessandro III, papa. Sua elezione, IV, 756. Suoi nunzii rigettati da Federigo Augusto, 761. Niega d'intervenire al concilio proposto da lui, 764. Scomunica esso Federigo, 765. Si ritira a Genova, 770. Va in Francia, ed è protetto da quel re, 780. Celebra un concilio nella città di Tours, 784. Torna in Italia e a Roma, 793. Suoi trattati col greco Augusto, 799. Si premunisce contra di Federigo, 806. Assediato in Roma, 807. Fugge a Benevento, 809. In suo onore Alessandria nomata una nuova città, 818. Tratta con lui Federigo di pace, 824. Suo accordo co' Romani, dai quali è burlato, 831. Legati a lui spedili da Federigo I per trattare di pace, 854. Va per questo a Venezia, 858. Dove si celebra la pace fra lui e l'imperadore, 861. Favole intorno al loro congresso, 863. Torna ad Anagni, 864. Poscia a Roma, 865. Concilio generale lateranense da lui tenuto, 870. Chiamato da Dio a miglior vita, 878.
Alessandro IV papa. Sua elezione, IV, 1243, 1244. Fa guerra a Manfredi occupator della Puglia, ma con poco vantaggio, 1247, 1251. Promuove la liberazion di Padova, 1255. Si ritira a Viterbo, 1269. Mette pace fra i Veneziani e i Genovesi, 1273. Scomunica il re Manfredi, V, 18. Con cui indarno tratta di pace, 20. Termina i suoi giorni, 27.
Alessandro V papa. V. Pietro di Candia.
Alessandro Sforza, fratello del conte Francesco, fa guerra nel regno di Napoli, V, 1149, 1159. Sua vittoria di Francesco Piccinino, 1170. Eredita Pesaro, 1174. Suo accordo col legato pontifizio, 1179. Sconfitto da Carlo da Montone, 1227. E da Jacopo Piccinino, 1263. Rotte da lui date a Jacopo Piccinino, 1267, 1271. Generale del papa, VI, 32. Fine del suo vivere, 46.
Alessandro VI papa. Sua elezione e difetti, VI, 112. Fa lega col duca di Milano e coi Veneziani, 115. Favorisce Alfonso II re di Napoli, 118. Non può ritenere Carlo VIII dal calare in Italia, 119. Suoi affanni per la di lui venuta, 126. Si accorda con lui, ivi. Sua lega contra di Carlo VIII, 130. Suo esercito sconfitto, 143. Ucciso il duca di Gandia suo figlio, 144. Cesare suo figlio creato duca di Valenza, 148. Procura un insigne matrimonio al duca Valentino, 154. Fa guerra ai signori della Romagna, 158. Celebra il giubileo, 160. Corre pericolo della vita, 164. Crea duca della Romagna Cesare Borgia suo figlio, 182. Fa guerra a' Colonnesi ed a' Savelli, 189. Marita Lucrezia sua figlia con don Alfonso d'Este, 191. Sua morte, 198. Non cagionata da veleno, 199. Sue doti buone e cattive, 200.
Alessandro Fregoso, vescovo di Ventimiglia, VI, 356.
Alessandro VII papa. Sua elezione, VI, 1195. Chiama a Roma il fratello e i nipoti, 1203, 1204. Rimette i gesuiti in Venezia, 1209. Grave impegno de' suoi nipoti co' Franzesi, 1227. Suo armamento per difendersi, 1232, 1233. Accordo fra essi, 1236. È chiamato da Dio a miglior vita, 1245.
Alessandro VIII papa. Sua creazione, VII, 81. Sue azioni, 89. Termina il corso di sua vita, 90.
Alessio Comneno, proclamato imperador de' Greci, IV, 405. Guerra a lui mossa da Roberto Guiscardo, 406. Sconfitta l'armata sua, 407. Perde Durazzo, 410. Perde due battaglie, 416, 422. Domanda soccorsi al papa contro i Turchi, 463. Suoi negoziati in Roma, 539.
Alessio (Angelo), protetto dalla crociata, che prende a stabilirlo sul trono di Costantinopoli, IV, 981. È condotto colà, 982. Col padre liberato è eletto imperadore, ivi. Poi privato di vita, 984.
Alesto, ossia Alletto, usurpatore dell'imperio nella Bretagna, I, 1033. Sconfitto ed ucciso dall'esercito di Costanzo Cloro, 1038.
Alfano, arcivescovo di Capos, IV, 856.
Alferio (Santo), primo abbate della Cava, IV, 151. Sua morte, 247.
Alfonso, re di Castiglia, eletto re de' Romani, IV, 1261; V, 32, 95, 100, 105. Suo abboccamento con Gregorio X papa, 110.
Alfonso, re d'Aragona, succede al padre, V, 1007. Indarno assedia Bonifazio, 1029. È adottato dalla regina Giovanna, 1030. Le manda soccorsi, ivi. Arriva a Napoli, 1036. Fa guerra alla regina, 1044. S'impadronisce di Napoli, 1046. Dà il sacco a Marsilia, 1047. Perde Napoli, 1054. Fa pace col duca di Milano, 1068. Estingue lo scisma, 1077. Sbarca in regno di Napoli, 1114. Sconfitto e fatto prigione da' Genovesi, 1115. È rimesso in libertà dal duca di Milano, 1116. Comincia la guerra nel regno di Napoli, 1120. Resta sconfitto ad Aversa, 1123. Indarno assedia Napoli, 1131. Fa guerra al re Renato, 1136, 1149. S'impadronisce di Napoli, 1157. E di quasi tutto il regno, 1158. Sua lega con papa Eugenio, 1161. Fa guerra a Francesco Sforza, 1164, 1176. Poscia ai Fiorentini, 1196, 1202. E ai Veneziani, 1212, 1213. Torna a farla a' Fiorentini, 1226. E ai Genovesi, 1243. Sua discordia con papa Callisto, 1247. Accanito contro i Genovesi, 1248. Dà fine al suo vivere, 1250.
Alfonso, cardinale di Spagna, V, 1027.
Alfonso, duca di Calabria, figlio del re Ferdinando, va in aiuto di Roberto Malatesta, VI, 33. Fa guerra ai Fiorentini, 64. Loro dà una sconfitta, 68. Si fa proclamare signore di Siena, 72. Ricupera Otranto, 74. Va in soccorso del duca di Ferrara, 79. Sconfitto da Roberto Malatesta, 80. Generale della lega contro i Veneziani, 84. Sua discordia con Lodovico il Moro, 85. Sua crudeltà e lussuria il fanno odiare, 90. Fa guerra a Roma, ivi. Succede al padre nel regno di Napoli, 118. Suoi affanni per la venuta di Carlo VIII, 124. Rinuncia la corona al figlio, 127. Muore, 128.
Alfonso I, principe di Ferrara. Sue nozze con Anna Visconte, VI, 109. Prende in moglie Lucrezia Borgia, 191. Succede ad Ercole I duca suo padre, 217. Congiura de' fratelli contra di lui, 223. Gonfaloniere della Chiesa romana, entra in guerra contro i Veneziani, 239. Sbaraglia la loro flotta, 249. Scomunicato da papa Giulio, perde Modena, 254, 255. Assalito dall'armata spagnuola, 273. Riacquista la bastia del Zaniolo, 274. Sue prodezze nella battaglia di Ravenna, 283. Va a Roma, e il papa gli manca di fede, 290. Rimesso in grazia di papa Leone, 299. Che gli manca di parola, 315, 316, 331, 332, 352, 356. Tradimento contra di lui ordito dal papa, 361. Fa sciogliere l'assedio di Parma, 367. Fulmini di papa Leone contra di lui, 371. Per la morte di lui ricupera molte terre, 374, 375, 391. E Reggio e Rubiera, 394. Dà aiuto al re di Francia, 409. Macchine di papa Clemente contra di lui, 418. Si accorda coll'imperadore, 428. Suo abboccamento col duca di Borbone, 434 Ricupera Modena, 442. Sua lega col re di Francia in aiuto del papa, 449 Insidie a lui tese da papa Clemente, 463. Ben ricevuto da Carlo V, 472. In cui son compromesse le liti sue col papa, 477. Laudo a lui favorevole, 483. Fine del suo vivere, 508.
Alfonso III d'Este, principe di Modena. Sue nozze coll'infanta di Savoia, VI, 923. Spedito contro i Lucchesi, 943. Succede al padre nel ducato, 1025. Lo rinunzia a Francesco suo primogenito, 1031. E si fa cappuccino, ivi.
Alfonso IV, principe ereditario di Modena. Sua nascita, VI, 1068. Suo matrimonio, 1198. Succede al padre, 1213. Fa pace cogli Spagnuoli, 1217. Sua morte, 1229.
Algeri, tempestato dalle bombe franzesi, VII, 43, 49.
Algisio, arcivescovo di Milano, IV, 858.
Alì, genero di Maometto. Sua guerra con Muavia, II, 1266. Ucciso da' suoi, 1269.
Alidosio (Francesco), cardinale, governatore di Bologna, VI, 264. Ucciso dal duca d'Urbino, 266.
Alinardo, arcivescovo di Lione, IV, 244.
Alipio (Faltonio Probo), prefetto di Roma, II, 292.
Alitgario, vescovo di Cambrai, III, 563.
Alletto, V. Alesto.
Allone, duca di Lucca, III, 326, 356, 357.
Allonisino, duca di Lucca, III, 71.
Allovico, generale di Onorio Augusto, ucciso, II, 408.
Aloara, principessa di Capoa. Sua morte, III, 1277.
Alpi Cozie. Patrimonii in esse restituiti alla Chiesa romana, III, 125, 126.
Alrico, vescovo d'Asti. Sua lite con Arnolfo II arcivescovo di Milano, IV, 112. Invita al regno di Italia Roberto re di Francia ed altri, 146, 147. Fonda monasteri, 164, 169. Ferito in un fatto d'armi muore, 186.
Altosasso, capitano degli Svizzeri, VI, 271.
Alviano (Bartolommeo d'), generale de' Veneziani. Sue prodezze, VI, 228, 233. Perde la battaglia di Ghiaradadda, 236. Torna generale de' Veneziani, 299. Ricupera Brescia e Bergamo, 301. Le abbandona, 304, 305. Sconfitto dagli Spagnuoli, 309. S'impadronisce di Cremona, 323. E di Lodi, 324. Coopera alla vittoria de' Franzesi a Marignano, 327. Ricupera Bergamo, 329. Fine de' suoi giorni, ivi.
Alzeco, duca de Bulgari viene ad abitare in Italia, III, 35.
Amalafreda, sorella del re Teoderico, maritata con Trasamondo re de' Vandali, II, 726. Tolta di vita dal re Ilderico, 835.
Amalarico, figlio di Alarico re de' Visigoti, II, 765. Restituito il regno a lui solamente dopo la morte del re Teoderico, 772, 825, 828. È ucciso dai suoi, 841.
Amalario, vescovo di Treveri, III, 483.
Amalasunta, figlia del re Teoderico, maritata con Eutarico Cillica, II, 791. Tutrice del figlio Atalarico re d'Italia, 824, 828. Che non può allevare alla romana, 829. Malveduta dagli stessi Goti, 840. Promuove l'elezione di Teodato, 854. Da cui è tradita e tolta di vita, ivi. Amalberga, badessa di Santa Giulia di Brescia, III, 593.
Amalfi, città una volta assai mercantile, si suggetta a Roberto Guiscardo, IV, 382. Si ribella al duca Ruggieri, 470. Saccheggiata da' Pisani, 636.
Amalrico, vescovo di Como ed abbate di Bobbio, III, 697.
Amando (Gneo Salvio), usurpatore dell'imperio, I, 1014.
Amato, primo arcivescovo di Salerno, III, 1254.
Amato II, arcivescovo di Salerno, IV, 139.
Ambrosio, eletto e consecrato arcivescovo di Milano, II, 191. Confidente di Graziano Augusto, 220. Assiste al concilio d'Aquileia, 230. Suo zelo per abolire la statua della Vittoria, 236. Spedito a Massimo tiranno, 246. Pace da lui conchiusa, 251. Da lui confutata la relazion di Simmaco per la statua della Vittoria, 254, 282. Sua costanza in difendere le basiliche dagli Ariani, 258, 261. Inviato di nuovo a Massimo tiranno, 268. Impedisce a Teodosio Augusto lo ingresso nel tempio, 288, 289. Amato da Valentiniano II Augusto, 296. Fa l'orazione funebre di questo principe, 301. Si ritira a Firenze, 305. Orazione funebre da lui recitata per Teodosio I Augusto, 317. Sua morte, 331.
Ambrosio, vescovo di Lucca, III, 651.
Ambrosio, conte di Bergamo, III, 898. Impiccato per ordine del re Arnolfo, 899.
Ambrosio, vescovo di Lodi, III, 1088.
Ambrosio, altro vescovo di Lodi, IV, 160.
Ambrosio, vescovo di Bergamo, IV, 213.
Amedeo, conte del palazzo, III, 922.
Amedeo, figlio di Adelaide marchesana di Susa, IV, 375, 377.
Amedeo, conte di Morienna e marchese, IV, 520. Danni a lui recati da Lottario re di Germania, 642. Va col re di Francia in Terra santa, 688. Muore in quel viaggio, 692.
Amedeo IV, conte di Savoia, figlio del conte Tommaso, costretto ad abbandonar Savona, IV, 1081. Succede al padre, 1116. Aderisce a papa Innocenzo IV, 1136. Poscia a Federigo II, 1199.
Amedeo, conte di Savoia, V, 308, 318, 330, 337, 345, 348, 357.
Amedeo VI, conte di Savoia. Sua guerra col marchese di Monferrato, V, 596. Bianca sua sorella moglie di Galeazzo II Visconte, 615. Appellato il conte verde, 653. Fatto prigione da' masnadieri, 683. Collegato col marchese di Monferrato contro i Visconti, 731. Sue azioni militari, 736, 743. Suo laudo, con cui mette pace fra i Veneziani e Genovesi, 784. Sua morte, 795.
Amedeo VII, conte di Savoia, V, 795. Immatura sua morte, 843. Amedeo di Savoia, principe della Morea, V, 863, 872, 894.
Amedeo VIII, conte di Savoia, V, 843. Creato duca da Sigismondo Cesare, 1007. Muove guerra al duca di Milano, 1066, 1067. Fa pace coll'acquisto di Vercelli, 1072. Si ritira in un romitaggio, 1111. Eletto antipapa, 1135. Creato cardinale, 1204.
Amedeo IX, duca di Savoia, fa guerra al marchese di Monferrato, VI, 24, 25. Bona, sua sorella, maritata in Galeazzo Maria duca di Milano, 28. Termina il corso di sua vita, 44.
Americo, vescovo di Varadino. Sua morte, VI, 502.
Amingo, general franzese, vinto da Narsete, ed ucciso, II, 974.
Amiterno, dalle cui rovine nacque la città dell'Aquila, II, 1103.
Ammiano Marcellino, storico, assediato in Amida, II, 91.
Ammolone, vescovo di Torino, III, 925.
Amor di Soria (Emmanuele), conte e senatore di Milano. Sua onoratezza e giustizia, VII, 702.
Ampellio, prefetto di Roma, II, 173.
Anacleto, pontefice romano, I, 331. Suo martirio, 372.
Anacleto II, antipapa. Suoi vizii, IV, 611, 612. Si unisce con Ruggieri duca di Puglia e di Sicilia, 613. A cui dà il titolo di re, 614. Castiga i Beneventani, 616. Fortificato in castel Sant'Angelo, 623. Riacquista Benevento, 632, 652. Sua morte, 654.
Anastasia, sorella di Costantino il Grande, I, 1132.
Anastasia, figlia di Valente Augusto, II, 216.
Anastasia Augusta, moglie di Tiberio Trace, II, 1031.
Anastasia Augusta, madre di Giustiniano II imperadore. III, 92.
Anastasio, romano pontefice, II, 340. Sua morte, 360.
Anastasio, eletto imperadore d'Oriente, II, 706. Buoni principii del suo governo, 709. Guerra civile e contro gl'Isauri al suo tempo, 711, 712. Fautore degli eretici, 720. Si accorda col re Teoderico, 723. A lui muovono guerra i Persiani, 743. Muove guerra a' Persiani, 750. Da essi egli compera la pace, 754. Fa edificare Arcadiopoli, 766. Sua spedizione contro l'Italia, 769. Perseguita i cattolici, 783, 784. Contro di lui si sollevano i popoli, 789. Chiamato da Dio al rendimento de' conti, 797.
Anastasio II, papa eletto, II, 725. Suoi legati ad Anastasio Augusto, 730. Dà fine al suo vivere, 731.
Anastasio (Santo), martirizzato da' Persiani, II, 1187.
Anastasio, vescovo di Pavia. III, 54. Anastasio Bibliotecario, III, 114.
Anastasio, imperadore de' Greci, cattolico, III, 146. Suo buon governo, 148. Deposto, si fa monaco, 155. Tentando di salire sul trono, è ucciso, 161.
Anastasio, eretico, patriarca di Costantinopoli, III, 192.
Anastasio, prete cardinale, deposto, III, 668. Suoi maneggi pel papato, 675. È scacciato, 676. È rimesso nel suo grado, 718. Scomunicato di nuovo, 719.
Anastasio III papa. Sua elezione, III,980. Sua morte, 985.
Anastasio IV papa. Sua elezione, IV, 711. Cessa di vivere, 717.
Anatolio, patriarca di Costantinopoli, II, 542.
Ancario (Quinto), presidente dell'Oriente, I, 891.
Ancira, città capitale della Galazia, presa dai Persiani, II, 1166.
Ancona. Suo porto fabbricato da Traiano, I, 426.
Andragazio, generale di Graziano Augusto, imputato della di lui morte, II, 244. Serve a Massimo tiranno, 275. Si precipita in mare disperato, 280.
Andrea, vescovo d'Ostia, III, 64.
Andrea, vescovo di Palestrina, III, 296.
Andrea, vescovo di Siena, III, 427.
Andrea, duca di Napoli, III, 602.
Andrea, duca di Napoli, ucciso, III, 634.
Andrea, patriarca d'Aquileia, III, 648, 677.
Andrea, storico, non fu Andrea Agnello Ravennate, III, 766.
Andrea, arcivescovo di Milano, III, 962.
Andrea, re d'Ungheria, IV, 253.
Andrea II, re d'Ungheria, IV, 1126.
Andrea, figlio di Carlo Uberto re d'Ungheria, viene a Napoli, V, 516, 567. Fatto uccidere dalla regina Giovanna sua moglie, 577, 578.
Andrea Dandolo, doge di Venezia, V, 569. Sua morte, 642.
Andrea Contareno, doge di Venezia, V, 711. Indarno chiede pace ai Genovesi, 772. Generale d'armata contra d'essi, 773. Sua vittoria e trionfal ritorno in Venezia, 778. Compie il corso di sua vita, 792.
Andrea Vendramino, doge di Venezia, VI, 55. Sua morte, 65.
Andrea Gritti, fa l'acquisto di Brescia e Bergamo, VI, 276. Fatto prigione da' Franzesi, 278. Riacquista la libertà, 295.
Andrea Doria. Sua battaglia in mare contro gli Spagnuoli, VI, 429, 444. Almirante di Francia, 446. Sua vittoria sotto Napoli, 459. Passa al servigio dell'imperadore, 460. Rende la libertà a Genova, 462. Prende Corone e Patrasso, 488. Generalissimo dell'armata cesarea contro Tunisi, 512, 521, 534, 537, 613, 621, 622, 638. Manca di vita, 691.
Androino, abbate di Clugnì, legato pontifizio in Italia, V, 659. Cardinale mette pace fra i Visconti e collegati, 697.
Andromaco, prefetto di Roma, II, 317, 357.
Anfiteatro di Fidene, conquassato con la morte di molte migliaia di persone, I, 78. V. Colosseo.
Angelario, abbate di Monte Casino, III, 845. Rifabbrica quel monistero, 855.
Angelo Particiaco, doge di Venezia, III, 476. Sua morte, 561.
Angelo, vescovo d'Aquino, IV, 296.
Angelo Acciaiuoli, cardinale, V, 835.
Angelo, vescovo d'Anagni, V, 1021.
Angelo Poliziano, raro ingegno. Sua morte, VI, 125.
Angilberga, moglie di Lodovico II Augusto, III, 667, 680. Dono di Guastalla a lei fatto dal marito, 708. Va col marito al monastero di Monte Casino, 711. Sua avarizia, 723, 739. Spedita a Carlo Calvo e a Lodovico re di Germania, 745. Odiata dagl'Italiani, 746. Sua dimora in Capoa, 760. Fabbrica il monistero di San Sisto in Piacenza, 762. Resta vedova, 764. Suo soggiorno nel monistero di Santa Giulia di Brescia, 775. Suo testamento, 780. Lettere di papa Giovanni VIII a lei, 797. Diploma di Carlo il Grosso in suo favore, 814. Mandata a Roma, 826. Liberata, 827. Bolla pontifizia in favor d'essa, 846. Altri diplomi in favore della medesima, 879.
Augilberto, abbate di Centula, III, 352, 388, 394, 399. Vicerè in Italia pel re Pippino, 402.
Angilberto, arcivescovo di Milano, III, 638, 660, 677.
Anglico, cardinale legato pontifizio, V, 714.
Aniceto, liberto di Nerone, si assume di far perire Agrippina Augusta, I, 211, 212. La uccide, 214. Relegato in Sardegna, 226.
Aniceto, pontefice romano, I, 508. Celebra il concilio in Roma, in cui fu decisa la controversia circa il giorno di celebrar la Pasqua, 521. Suo martirio, 529.
Aniceto, prefetto del pretorio sotto Magnenzio, II, 35.
Anicia, famiglia celebre e potente in Roma, II, 169.
Anna, moglie di Berengario imperadore, III, 1007.
Anna, regina d'Inghilterra, succede al re Guglielmo, VII, 172. Separatamente si accorda col re di Francia, 243, 246. Sua morte, 262.
Ana Iwanowna, imperadrice della Gran Russia. Collegata con Carlo VI, VII, 429, 435. Sue guerre contro i Turchi, ivi, 437, 446, 456. Sua morte, 464.
Annibaldo da Ceccano, cardinale, V, 611, 612.
Annibaliano (Afranio), prefetto di Roma, I, 1041.
Annibaliano (Flavio Claudio), nipote di Costantino il Grande, creato Cesare e re del Ponto, I, 1206, 1208, 1209. Ucciso da Costanzo Augusto, 1222.
Anno. Suo principio diverso in varii paesi, III, 831.
Annona. Definizione di questa parola, I, 510.
Annone, arcivescovo di Colonia, rapisce il giovane Arrigo IV re, IV, 306. Fa deporre l'antipapa Cadaloo, 308, 317. Sua prepotenza, 327. Viene a Roma, 329, 345.
Annulino (Annio), prefetto di Roma, I, 1067.
Ansa, regina, moglie del re Desiderio, III, 570.
Anscario, vescovo d'Amburgo ed apostolo dei Settentrione, III, 554.
Anscario, duca e marchese di Spoleti e di Camerino, III, 1065. In un fatto d'armi resta ucciso, 1081.
Anscauso, vescovo di Forlimpopoli, III, 277.
Anselberga, figlia del re Desiderio, prima badessa di Santa Giulia in Brescia, III, 288, 570.
Anselmo, duca del Friuli, III, 240. Fonda il monistero di Fanano, 243. E quello di Nonantola, 253. Ed alcuni spedali, 255. Aiuta Carlo Magno alla conquista d'Italia, 322. Fine di sua vita, 443.
Anselmo, arcivescovo di Milano, deposto, e rilegato in un monistero, III, 517. Rimesso sulla sua cattedra, 530. Fine da' suoi giorni, ivi.
Anselmo, conte di Verona, III, 980.
Anselmo, vescovo di Lucca, uomo di santa vita, IV, 362. Cacciato dagli scismatici, si riduce presso la contessa Matilda, 403. Sua morte e santità, 429.
Anselmo da Badagio, vescovo di Lucca, IV, 283. Spedito a Milano per rimediare all'incontinenza di quel clero, 295. Creato papa, 300. V. Alessandro II.
Anselmo da Rho, arcivescovo di Milano, IV, 424. Corona il re d'Italia Corrado, 457. Cessa di vivere, 458.
Anselmo (Santo), arcivescovo di Canturberì, IV, 458. Viene in Italia, 477. Disputa co' Greci, 479.
Anselmo IV, arcivescovo di Milano, IV, 476.
Anselmo da Pusterla, arcivescovo di Milano, IV, 593. Va a Roma; ne prende il pallio, 595, 596. Dà la corona a Corrado di Suevia, 604. Perciò è scomunicato, 607. Riceve il pallio da Anacleto antipapa, 613. È deposto dal clero e dal popolo di Milano, 629. Confermata la sua deposizione dal concilio di Pisa, ivi. Sua prigionia e morte, 638. Anselmo, arcivescovo di Ravenna, IV, 726. Fine di sua vita, 754.
Anselmo, arcivescovo di Napoli, IV, 961.
Ansfrido, usurpatore del Friuli, atterrato, III, 90, 91.
Ansfrido, abbate di Nonantola, III, 563.
Ansperto, arcivescovo di Milano, III, 765, 774, 786, 800. Sue liti con papa Giovanni VIII, 803. Da cui è scomunicato, 806. È dichiarato decaduto dal vescovato, 813. Viene a morte, 830.
Ansprando, aio di Liutberto re de' Longobardi, III, 111. Con esso lui costretto alla fuga, 112. Fugge in Baviera, 117. Sua battaglia col re Ariberto II, 140. Appena eletto re muore, 142.
Ansprando, duca di Spoleti, III, 225. Sua morte, 238.
Antemio, creato imperadore d'Occidente da Leone Augusto, II, 622. Sua discordia con Ricimere patrizio, 639, 640. Da cui è assediato in Roma, 642. E poscia ucciso, 643.
Antero, romano pontefice, I, 814. Termina la sua vita col martirio, 815.
Antimo, vescovo eretico di Costantinopoli, II, 859. Deposto per cura di papa Agapito, 862, 869.
Antimo, duca di Napoli, III, 479, 487, 557.
Antinoo, morto in Egitto, e pazzie per lui fatte da Adriano imperadore, I, 462, 463.
Antiocheni. Lor sedizione contra di Teodosio I Augusto, II, 264. Clemenza di questo principe verso d'essi, 267.
Antiochia da terribile tremuoto rovinata, I, 423. Saccheggiata e incendiata dai Persiani, 889. Scossa orribilmente dal tremuoto, II, 10. Devastata dai tremuoti, 825, 833. Presa dai cristiani crociati, IV, 480.
Antiochiano (Flavio), prefetto di Roma, I, 766.
Antioco, re della Comagene, I, 54, 116, 147. Deposto da Vespasiano, 297, 298.
Antioco, imperadore efimero, I, 966.
Antioco, monaco della Palestina, autore di cento trenta omilie, II, 1155.
Antonia, madre di Germanico e di Claudio Augusto, I, 87, 116.
Antonia, figlia di Claudio imperadore, maritata con Gneo Pompeo, I, 147. Poscia a Cornelio Silla Fausto, 168. Fatta morire da Nerone, 240.
Antonino Pio, che fu poi imperadore. Sua nascita, I, 336. Suo nome proprio, Tito Aurelio Fulvio Boionio, 479. È adottato da Adriano, ivi. Sua cura per salvare la vita ad esso Adriano, 483. Qual fosse nella vita privata, 485. Perchè appellato Pio, 487. Sua moglie e suoi figli, 488. Sue belle qualità, 490. Fabbriche da lui fatte, 499. Sua moderazione e costumi popolari, 500, 501. Titolo di Ottimo a lui conferito, e perchè, 508, 509. Sua cura del bene pubblico, ivi. Lettera sua in favor de' cristiani, 513. Disavventure pubbliche accadute a' suoi tempi, ivi. Sua morte, 523.
Antonino (Arrio), avolo di Antonino Augusto. Suo avvertimento a Nerva nell'abbracciarlo imperadore, I, 372. Proconsole nell'Asia fatto morire da Commodo, 617.
Antonino, vescovo di Merida, II, 521, 522.
Antonino, abbate di Sorrento, III, 579.
Antonino, vescovo di Pistoia, IV, 28.
Antonino (Santo), arcivescovo di Firenze. Sua morte, V, 1254.
Antonio (Lucio), ribellatosi contro Domiziano, sconfitto, perde la vita, I, 349, 350.
Antonio, patriarca di Grado, III, 174.
Antonio, vescovo di Brescia, III, 765.
Antonio, dell'ordine de' minori, spedito a Verona per liberar dalla prigionia il conte Ricciardo, IV, 1096. Sua morte e canonizzazione, 1102.
Antonio da Fissiraga, signor di Lodi, V, 278, 337. Ottiene perdono da Arrigo VII, 345. Sua prigionia, 369.
Antonio, conte di Montefeltro, V, 746.
Antonio dalla Scala, signor di Verona, V, 747. Guerra a lui mossa da Bernabò Visconte, 766. Uccide il fratello, 787. Muove guerra a Francesco da Carrara, 810. Da cui riceve una gran rotta, 815. E poscia un'altra, 820. Gli fa guerra il conte di Virtù, 821. Perde Verona, e miseramente muore, 822.
Antonio Veniero, doge di Venezia, V, 793. Sua morte, 895.
Antonio di Montaldo, doge di Genova, V, 854, 857, 861, 870, 878.
Antonio Viale, vescovo di Savona, V, 854.
Antonio di Guarco, doge di Genova, V, 861, 870, 878.
Antonio, conte d'Urbino, V, 912. Sua morte, 926.
Antonio Visconte, muove una sedizione contro Francesco Barbavara, V, 914 Generale del duca di Milano Giovanni Maria Visconte e dei Guelfi, 958.
Antonio degli Ordelaffi, signore di Forlì, V, 977, 1104. Gli è tolta quella città, 1118. Nuovamente s'impossessa della signoria di detta città, 1131. Sua morte, 1203.
Antonio Maria degli Ordelaffi, signore di Forlì, VI, 205.
Antonio Giustiniano, spedito dai Veneziani a Massimiliano d'Austria dopo la battaglia di Ghiaradadda: sua parlata, VI, 239.
Antonio Farnese, succede al fratello nel ducato di Parma e Piacenza, e prende moglie, VII, 329. Muore senza figli, 357.
Antoniotto Adorno, doge di Genova, V, 800, 801, 804. È deposto, 842. Ricupera il suo grado, 843. Mette pace fra i principi italiani, 849. Di nuovo deposto, 854. Tentativi da lui fatti per ricuperare la perduta dignità, 857. Torna al comando, 861. Cede Genova al re di Francia, 871, 879.
Apis, dio dell'Egitto, adorato sotto la figura d'un bue, I, 451.
Apollodoro Damasceno, architetto insigne, fabbrica il ponte di Traiano sul Danubio, I, 401, 420. E la piazza Traiana, 414. Iniquamente privato di vita da Adriano Augusto, 443.
Apollonio Tianeo, filosofo, visitato da Tito Cerare, I, 293. Sue querele contra di Vespasiano, 300.
Apollonio, filosofo stoico. Sua alterigia, I, 502, 516, 524.
Appia, via, I, 410.
Appiano Alessandrino, storico a' tempi Antonino Pio, I, 524.
Apro (Arrio), prefetto del pretorio, ucciso da Diocleziano, I, 1007.
Aproniano, proconsole dell'Asia, processato sotto Severo, I, 702.
Aproniano. V. Asterio.
Aproniano (Lucio Turcio), prefetto di Roma, II, 148.
Apronio (Lucio), proconsole dell'Africa, I, 62. Son rotte le sue milizie dai ribelli della Frisia, 80.
Apuleio (Lucio), scrittore a' tempi di Marco Aurelio, I, 591.
Aquila, città. Sua origine, II, 1103. Assediata da Braccio di Montone, V, 1048. È liberata, 1055, 1056.
Aquileia, valorosamente si difende contra Caio Giulio Vero Massimino, I, 833. Presa e disfatta da Attila, II, 558, 559. Suoi arcivescovi, perchè e quando chiamati patriarchi, 1007. Diviso il patriarcato con quello di Grado, 1037. Scisma estinto, 1133, 1134.
Aquisgrana, ampliata ed abbellita da Carlo Magno, III, 400, 401. Eletta per un congresso di pace, VII, 683. Pace ivi stabilita, 695.
Arabi. V. Saraceni.
Arabino (Settimio), senatore ladro, I, 782.
Ararico, re de' Goti, vinto da Costantino, I, 1195.
Aratore, poeta cristiano, II, 904.
Arbezione, generale di Costanzo Augusto, II, 79, 109, 119, 155, 160.
Arbogaste, Franco, generale di Graziano Augusto, II, 230, 273. La fa da padrone sopra Valentiniano II, 297, 298. Sue dissensioni con questo principe, 299. Lo fa uccidere, 300. Fa dichiarare Augusto Eugenio, 302. Sue imprese, 304, 305, 310. Si uccide, 314.
Arcadia, sorella di Teodosio II Augusto. Sua nascita, II, 351. Sua morte, 520.
Arcadio (Flavio), figlio di Teodosio I Augusto, dichiarato imperadore, II, 289, 257, 276, 315. Succede al padre nell'Oriente, 321. Prende per moglie Eudossia, 325. Ucciso sotto i suoi occhi Rufino, 327. Dichiara Stilicone nemico pubblico, 330. Eutropio, eunuco suo favorito, cerca di metter discordia tra lui ed il fratello Onorio, 333. Gli cade in disgrazia, 346. Perfidia e tradimento di Gaina, suo generale, contro di lui, 351, 352. Sua debolezza, 358. Statua a lui alzata in Roma, 375. Termina i suoi giorni, 381.
Archelao, figlio di Erode il Grande, va a Roma affin di succedere nel regno al padre, ed ottiene da Augusto il titolo di etnarca, I, 22. Deposto e relegato per la sua tirannide, ivi.
Archelao, re della Cappadocia, I, 54.
Arcourt (conte di), generale de' Franzesi in Piemonte. Sue guerre, VI, 1097. Caccia da Casale gli Spagnuoli, e assedia Torino, 1101, 1102. E l'obbliga alla resa, 1104. Prende Cuneo, 1106.
Ardaburio, generale di Teodosio II Augusto, preso da Giovanni tiranno, II, 456. Aspare, suo figlio, colla presa di Ravenna, lo libera, 458. Sconfitte da lui date a' Persiani, 469.
Ardaburio, figlio d'Aspare e nipote del primo, II, 596. Col padre ordisce un tradimento contro Leone Augusto, 628. Loro soverchia potenza, 633. Uccisi nella sollevazione insorta contra di loro, 637.
Ardengo, vescovo di Brescia, III, 965.
Ardengo, vescovo di Modena, III, 1097.
Arderico, re de' Gepidi, II, 515, 552, 571.
Arderico, arcivescovo di Milano, III, 1073. Si rivolta contro il re Ugo, 1098. Sua morte, 1109.
Arderico, vescovo di Vercelli, IV, 156, 158.
Arderico, vescovo di Lodi, IV, 514 520, 538.
Arderico della Torre, console di Milano, da cui verisimilmente discendono i Torriani, IV, 828. V. Martino, Napo, ec.
Ardoino, conte del palazzo, IV, 18.
Ardoino, marchese d'Ivrea. Si fa coronare re d'Italia, IV, 57. Suo padre qual fosse, 58. Sua bestialità gli fa perdere gli amici, 60, 61. Sconfigge un esercito di Tedeschi, 62. Principi a lui contrarii, 65. Abbandonato da essi alla venuta del re Arrigo, 71. Continua a signoreggiare in Piemonte, 85. Suo diploma dubbiosa, 93. Fa guerra alle città aderenti al re Arrigo, 99, 106. Privato del regno, termina il suo vivere, 109.
Arduino, primo vescovo, d'Alessandria, IV, 847.
Aretini. Danno una rotta ai Sanesi, V, 195. È sconfitto il loro esercito da' Fiorentini, 201.
Aretino (Clemente), prefetto del pretorio sotto Vespasiano, I, 287.
Arezzo. Lite del vescovo di questa città con quel di Siena per la diocesi, III, 142.
Argiro, figlio di Melo, occupa Bari, IV, 208, 211. Proclamato principe e duca d'Italia, 214. Padrone di Bari, 217. Si accorda coi Greci, ivi, 221. Va a Costantinopoli, 233. Cade dalia grazia del greco imperadore, 264. Muore in esilio, ivi.
Ariadeno Barbarossa, gran corsaro. Gravi danni che reca al regno di Napoli, VII, 500, 501. Divien signore di Tunisi, 511. Passa contra di lui Carlo V, 512. Unito co' Franzesi fa guerra all'Italia, 558, 562. Licenziato e regalato con molti doni dal re di Francia, 565.
Arialdo, vescovo di Chiusi, IV, 81.
Arialdo, diacono, si oppone a' preti milanesi ammogliati, IV, 294, 295. Va a Roma e fa scomunicare da papa Alessandro II Guido arcivescovo di Milano, 325. È ucciso da' soldati dell'arcivescovo, ivi.
Arialdo, abbate di San Dionisio di Milano, IV, 494.
Arialdo, vescovo di Genova, IV, 537.
Ariani. Celebrano un conciliabolo in Antiochia, II, 10. Protetti da Costanzo Augusto, II, 16. Cacciati dalle chiese di Costantinopoli da Teodosio il Grande, 228.
Arianna, figlia di Leone Augusto, moglie di Zenone duca d'Oriente, II, 632, 638, 648. Fugge col marito in Isauria, 658. Promuove Anastasio all'imperio, 706. Fine del suo vivere, 791.
Aribaldo, vescovo di Reggio, III, 1090.
Ariberto, figlio di Gundoaldo duca d'Asti, II, 1256. Proclamato re de' Longobardi, 1257. Non perseguitò i cattolici, 1267. Fabbrica, fuori della porta Mareuga di Pavia, la chiesa di San Salvatore, 1270. Termine de' suoi giorni, 1271.
Ariberto II, re de' Longobardi, III, 115. Vince ed uccide il re Liutberto, 116. E Rotari duca di Bergamo, ivi. Sua crudeltà, 117. Restituisce le Alpi Cozie alla Chiesa romana, 126, 150. Perde il regno e la vita, 140. Usurpazioni da lui fatte a varie chiese, 143, 144.
Ariberto, vescovo d'Arezzo, III, 427.
Arigiso, o sia Arichi, creato duca di Benevento, II, 1088. S'impadronisce di Crotone, 1101. Sue varie azioni, 1108, 1117, 1118. Accoglie Radoaldo e Grimoaldo, 1212. Termina il corso di sua vita, 1230, 1231.
Arigiso II, duca di Benevento, III, 272. Assume il titolo di principe, cioè sovrano, 323, 324. Sue varie azioni, 329, 345, 349, 361. Si sottomette a Carlo Magno, 362.
Arinteo, generale di Giuliano Apostata, II, 129.
Arinteo, generale di Valente imperadore, II, 155, 174, 181. Console, 182.
Ario, e sua eresia, I, 1169. È celebrato contr'esso il concilio niceno, 1172. Dove venne fulminato l'anatema contro di lui, ivi. Richiamato dal medesimo Augusto dall'esilio, 1184.
Arioldo eletto re de' Longobardi, II, 1178. Considerato dal papa usurpatore del regno, 1180. Ariano di credenza, 1183. Sua moderazione, 1189. Accusata a lui Gundeberga sua moglie, 1198. Sostiene Fortunato patriarca di Grado, 1200. Restituisce la libertà alla moglie, 1205. Fa levar di vita Tasone e Cacone duchi del Friuli, 1211. Fine di sua vita, 1213.
Ariobarzane, creato re dell'Armenia, I, 12.
Ariobindo, marito di Giuliana figlia di Olibrio Augusto, proclamato re dal popolo di Costantinopoli, II, 645. Generale di Anastasio Augusto, 750. Console, 758.
Ariogeso, re de' Quadi, I, 582.
Ariolfo, duca di Spoleti, muove guerra ai Romani, II, 1086, 1087, 1095. Co' quali fa pace, 1108. Sua vittoria su' Romani, 1115. Quando succedesse la sua morte, 1116.
Ariosto (Lodovico), creato poeta da Carlo V, VI, 489.
Ariovindo, console, II, 438. Generale di Teodosio II contra i Vandali, 512. Dà fine alla sua vita, 536.
Aristide, oratore celebre ai tempi di Marco Aurelio Augusto, I, 528, 578, 586.
Aristo, generale della milizia dell'Illirico, spedito contro de' Bulgari, II, 734.
Aristobolo, re dell'Armenia minore, I, 198.
Aristobolo, re di Calcide, I, 297.
Aristobolo, console. Si ribella a Carino Augusto, I, 1009. Prefetto di Roma, 1036.
Arles, città della Francia, assediata dai Goti e liberata da Aezio, II, 465. Chiamata picciola Roma, 766.
Arminio, Germano. Rotta da lui data alle legioni romane di Quintilo Varo, I, 29, 30. Promuove una sedizione contra del suocero Segeste, 49. Sua battaglia contro Maroboduo, 55. Ucciso dai suoi, 60.
Arnaldo, arcivescovo di Ravenna, V. Arnoldo.
Arnaldo, vescovo di Trivigi, IV, 134.
Arnaldo da Brescia. Incita a sedizione i popoli contra del clero, e perciò scomunicato, IV, 665, 666. Sue velenose dottrine, 680. Dimora in Roma, 717. Preso, è impiccato e bruciato, 727.
Arnaldo di Pelagrua, cardinale, toglie Ferrara ai Veneziani, V, 324. Scomunica Guido dalla Torre, 329. Sua crudeltà in Ferrara. 334.
Arnato, patrizio de Franchi, ucciso dai Longobardi, II, 1022.
Arnegisco, generale di Teodosio II, 513, 515. Combattendo contro gli Unni, è ucciso, 528.
Arnobio, scrittore sotto Costantino il Grande, I, 1220.
Arnoldo, duca di Baviera, III, 1060.
Arnoldo, o Arnaldo, arcivescovo di Ravenna, IV, 101. Tiene un concilio, 105. Investitura di Stati, a lui data da Arrigo I Augusto, 120. Sua morte, 122.
Arnolfo, figlio di Carlomanno re di Baviera e di Italia, III, 813. Proclamato re della Germania, 858. Fa guerra a Rodolfo re di Borgogna, 864. Se gli sottomette Berengario re di Italia, 869. Concede la Provenza al re Lodovico, 882. Chiama gli Ungheri in Germania, 893. Sollecitato da papa Formoso e da altri a calare in Italia, 895. Va a Bergamo, 898. Dopo la presa di quella città, se gli rendono quasi tutte le altre città della Lombardia, 899. Proclamato re d'Italia, 901. Torna in Italia, 907. È coronato imperadore, 910. Malato se ne torna in Germania, 912, 935. Dà fine al suo vivere, 938.
Arnolfo I, arcivescovo di Milano, III, 1199, 1212.
Arnolfo II, arcivescovo di Milano, IV, 31. Spedito a Costantinopoli da Ottone III, 54. Contrario al re Ardoino, 65. Sua lite col vescovo d'Asti, 112. Fine de' suoi dì, 122.
Arnolfo III, arcivescovo di Milano, IV, 458. Fine di sua vita, 476.
Arnolfo, vescovo di Capaccio, IV, 856.
Aronne, califfo de' Saraceni, III, 428.
Arria, moglie di Cecina Peto, vanamente lodata, per non aver voluto sopravvivere al marito, I, 153.
Arria, vedova di Trasea Peto, relegata, I, 360.
Arriano (Flavio), governatore della Cappadocia, I, 471.
Arrigo, poscia imperadore, succede al padre nel ducato della Baviera, IV, 11, 27, 57. Invitato in Italia, 59. Principi a lui favorevoli, 65. Cala in Italia armato, 69. È coronato re di Pavia, 72. Sedizione di quel popolo contra di lui, 73. La Toscana se gli sottomette, 75. Doma Boleslao occupatore della Boemia, 79. Fonda il vescovato di Bamberga, 82, 93. A lui ricorre in Germania papa Benedetto VIII, 98. Cala in Italia, 101. Coronato imperadore da esso pontefice, 102. Diploma suo in favore della Chiesa romana dubbioso, 103. Sua sovranità in Roma, 104. Mette al bando dell'imperio i marchesi, progenitori della casa d'Este, 107. Sua dieta in Argentina, e leggi, 117. Investitura dell'esarcato da lui dato all'arcivescovo di Ravenna, 120. Nuovamente va a trovarlo in Germania Benedetto VIII papa, 126. Alle preghiere di lui cala di nuovo in Italia, 132. Va all'assedio di Troia in Puglia, 135. È riconosciuto sovrano di Benevento, 136. Torna nella Germania, 139. Dà la investitura di Capoa a Pandolfo conte di Tiano, 142. Sua morte e santità, 144.
Arrigo, duca di Sassonia, padre di Ottone il Grande Augusto, III, 985. Eletto re di Germania, 1002. Sua morte, 1070.
Arrigo, duca di Baviera, fratello di Ottone il Grande, III, 1120, 1123, 1127. Sua morte, 1133.
Arrigo II, duca di Baviera, III, 1133, 1210, 1212. Posto al bando dell'imperio, 1213, 1222. Occupa la città di Passavia, 1216. Si fa proclamare re di Germania, 1249. Sua pace con Ottone III, 1256. Suo placito tenuto in Verona, 1279. Fine di sua vita, IV, 11, 12.
Arrigo, arcivescovo di Treveri, III, 1168.
Arrigo, vescovo d'Augusta, III, 1238.
Arrigo re III, poscia imperadore II, creato duca di Baviera ed eletto re di Germania, IV, 161, 162. Rimette la pace fra suo padre e Stefano re d'Ungheria, 167, 168. Erede del regno di Borgogna, 173. Sue vittorie contro i Boemi, 181. Cala col padre in Italia, 187. Accettato per loro re dai Borgognoni, 202. Succede al padre: favola intorno alla sua origine, 202, 203. Rimette in sua grazia Eriberto arcivescovo di Milano, 207. Sue seconde nozze con Agnese di Poitiers, 218. Fa deporre tre papi simoniaci, 229. Difeso dalla censura del Baronio, ivi. Coronato imperadore, 231. Elezion de' papi non fatta senza il di lui assenso, 235. Tenta imprigionare Bonifazio marchese, 238. Elegge papa Damaso II, 241, 242. Leggi sue aggiunte alle longobardiche, 243, Manda a Roma l'eletto papa Leone IX, 246. Sua guerra col re d'Ungheria, 253. Fa eleggere re di Germania e crea duca di Baviera Arrigo suo figlio, 264. Sua calata in Italia contra di Goffredo duca di Lorena, 271. Torna in Germania, 274. Fine di sua vita, 277.
Arrigo IV fra i re, III fra gli imperadori. Sua nascita, IV, 248. Creato duca di Baviera e re di Germania, 264. Sposa Berta, figlia di Ottone marchese di Susa, 275. Succede al padre, 278. I Sassoni si ribellano contra di lui, 283. Ha il titolo di re de' Romani, 302. Rapito da Annone arcivescovo di Colonia, 306. È creato cavaliere, 321. Sue nozze con Berta figlia d'Oddone marchese di Susa, 333. Sua disonestà, ivi. È posto sotto la disciplina di Annone arcivescovo di Colonia, 353. Fa guerra ai Sassoni, 357, 359. Li vince e maltratta, 365, 366. Empio processo da lui fatto contro di papa Gregorio VII, 370. Da cui è scomunicato e dichiarato decaduto dal regno, 371. Viene in Italia, 374. Suo abboccamento in Canossa con papa Gregorio, 377. Sua penitenza e pace col pontefice, ivi. Ma in breve la rompe, 379. Sue battaglie con Ridolfo re suo competitore, 380, 392. Deposto dal papa, crea un antipapa,396. Si sbriga in una battaglia dell'emulo re Ridolfo, 399, 400. Viene in Italia, 402. Indarno assedia Roma, ivi. Fa guerra alla contessa Matilda, 411. Torna all'assedio di Roma, 412. Entra pacifico in Roma, 416. Si fa coronare dall'antipapa, 417. Sua ritirata in Lombardia, 418. Rotta data alle sue genti dalla contessa Matilda, 421. Sconfitto dai duchi di Suevia e di Baviera, 430. Tornato in Italia, assedia Mantova, 443, 444. E se ne impadronisce, 446. 447. Prende Monte Morello e Monte Alfredo, ed assedia Monte Bello, 452. Maltratta Adelaide sua moglie, 456. Suoi affari in Italia peggiorano per la ribellione del figlio, 456, 457. Va a Venezia, 462. Torna in Germania, 472. Se gli ribella il figlio Arrigo, 498, 502. Da cui è detronizzato, 504. Finisce di vivere, 505.
Arrigo V, re di Germania, IV fra gl'imperadori. Sua nascita, IV, 408, 473 È creato re e collega col padre, 484. Contro di cui si ribella, 498. E gli fa guerra, 502. Lo detronizza, 504. Pubblica la sua venuta in Italia, 521. Calato in Italia, si scuopre crudele, 522. Si accorda colla contessa Matilda, 524. Mali da lui recati alle città d'Italia, ivi. Distrugge Arezzo, 526. Apparenza d'accordo fra lui e il papa, 527. Lite insorta fra loro, 528. Per cui esso re imprigiona il papa, 530. Fa pace con lui, ed è coronato, 532. Visita la contessa Matilda, 534. Sue nozze con Matilde d'Inghilterra, 545. Torna in Italia, 551. Va di nuovo a Roma, dove è accolto, 556. Si fa coronar di nuovo dall'arcivescovo di Braga, 557. Si ritira in Lombardia, ivi. Torna a Roma, e ne fa fuggire papa Gelasio: suoi trattati con lui, 561, 562. Scomunicato da papa Callisto II, 573. Sollevazioni contra di lui, 581. Sua pace con papa Callisto 573. Finisce di vivere, 592.
Arrigo VI, figlio di Federigo I Augusto, creato re di Germania, IV, 821. Promuove la pace coi Longobardi, 882. Creato cavaliere, 885. Trattato di dargli in moglie Costanza di Sicilia, 892. Nozze sue celebrate in Milano, 894. Fa guerra agli Stati della Chiesa, 899. Suoi preparamenti per conquistare il regno di Sicilia, 918. Coronato imperadore da papa Celestino III, 920. Acquista varie città ed assedia Napoli, 923. Costretto a ritirarsi, 924. Torna a quella conquista, 937. Sua crudeltà, 939, 943. Fa eleggere re de' Romani Federigo II suo figlio, 946. Nuove crudeltà da lui esercitate in Sicilia, 950. Termina i suoi giorni, 952. Lascia dopo di sè fama di crudele tiranno, 954. Suo testamento, ivi.
Arrigo duca di Baviera, deposto, IV, 84.
Arrigo IV Estense, guelfo, duca di Baviera, succede al padre, IV, 594. Creato anche duca di Sassonia, sposa Geltruda figlia di Lottario re di Germania, 595, 600. Investito de' beni allodiali della contessa Matilda, 624, 628. Prende Ulma al duca di Svevia, 633. Col suocero Augusto viene in Italia, 639. Guerre da lui fatte in Toscana, 647. E in Puglia, 649. Gli fa guerra il re Corrado, 658, 663. Muore avvelenato, 664.
Arrigo il Nero, duca di Baviera, IV, 492. Viene in Italia 512. Sua porzione di Stati in Italia, 558. Termina i suoi giorni, 594.
Arrigo Leone, figlio di Arrigo IV duca di Sassonia, succede al padre, IV, 664. È investito di quel ducato dal re Corrado III, 672. Va col re Corrado in Oriente, 689. Sue liti con Arrigo duca di Baviera, 709. Aggiudicata a lui essa Baviera, 713, 733. Accompagna in Italia il re Federigo, 718. Cede varie terre ai marchesi Estensi, 722. Sue lodi, 743, 759. Perseguitato da Federigo I, 868, 870. Messo al bando dell'imperio, 876. Spogliato di quasi tutti i suoi Stati, ivi. Cessa di vivere, 944.
Arrigo, cardinale de' Santi Nereo ed Achilleo, legato al re di Sicilia, IV, 723, 743, 754.
Arrigo, patriarca d'Aquileia, IV, 380.
Arrigo, arcivescovo di Ravenna, IV, 254, 328, 338. Termina il suo vivere, 349.
Arrigo, vescovo di Parma, IV, 134.
Arrigo, vescovo d'Augusta, consigliere d'Agnese imperadrice, IV, 306.
Arrigo, vescovo di Liegi, IV, 788.
Arrigo, figlio di Federigo II re di Sicilia. Sua nascita, IV, 1016. Proclamato anch'egli re di Sicilia, 1026. Chiamato dal padre in Germania, 1030. Creato re de' Romani e di Germania, 1042. Viene ad Aquileia a trovare il padre, 1105. A cui poscia si ribella, 1119. È messo in prigione, 1124. Dove termina il suo vivere, 1133.
Arrigo, langravio di Turingia, eletto re de' Romani, IV, 1193. Sua vittoria su Corrado, 1194. Muore, 1197.
Arrigo, re d'Inghilterra. Sue discolpe per la morte inferita a san Tommaso arcivescovo di Cantorberì, IV, 827. Prende la croce, 908. Sua morte, 912.
Arrigo Dandolo, doge di Venezia, IV, 982. Vengono a lui deputati dei crociati per trattar sul somministrare una flotta per trasporto di essi in levante, 977. Colla crociata ricupera Zara, 979. Colle sue genti interviene all'espugnazion di Costantinopoli, 981. Nella qual città manca di vita, 992.
Arrigo, conte di Sciampagna, creato re di Gerusalemme, IV, 931.
Arrigo, conte di Malta, collegato co' Genovesi, IV, 986. Libera Siracusa dall'assedio de' Pisani, 990. Sconfitto da' Veneziani, 1002. È mandato da Federigo II in Egitto con una flotta per soccorrere i cristiani, 1047. Tornato in Sicilia senza aver nulla operato, viene spogliato della contea, 1049. È spedito a Roma da Federico II per giustificarsi, 1079.
Arrigo da Settala, arcivescovo di Milano a Damiata, IV, 1046. Sua morte, 1097.
Arrigo, vescovo di Bologna, IV, 1044
Arrigo, fratello dal re di Castiglia, creato senatore di Roma, V, 68. Abbraccia il partito di Corradino, 73. Preso, 76. Liberato, 79.
Arrigo VII, re de' Romani. Sua elezione, V, 317. Sua venuta in Italia annunziata dappertutto, 335. Cala in Italia, e fa buona accoglienza a Matteo Visconte, 337. Entra pacifico in Milano, e ne ha il dominio, 339. Sua coronazione in Milano, 341. Sedizione ivi insorta contro i Torriani, 343. Maltratta i Cremonesi ribelli, 345. Assedia Brescia, 346. Ito a Genova, ne prende il dominio, 348. Va a Pisa, 352. Sua coronazione romana, 353. Fa guerra ai Fiorentini, 354. Sua inaspettata morte, e ciarle intorno ad essa, 366.
Arrigo, duca d'Austria, mosso contro i Ghibellini, V, 425. Se ne torna in Germania, 426. Sconfitto e preso da Lodovico il Bavaro, 433.
Arrigo, conte di Manforte. Va in aiuto dei Fiorentini, V, 698.
Arrigo VIII, re d'Inghilterra. V. Enrico VIII.
Arrigo, duca di Brunsvich. Sua venuta con un esercito in Italia, VI, 457.
Arrigo II, re di Francia, succede al padre, VI, 583. Viene in Piemonte, 595. Sua lega con Ottavio duca di Parma, 607. Dichiara la guerra a Carlo V, 612. Fa lega col Turco, ivi. Si dichiara protettore della libertà della Germania, 624. S'impadronisce di Metz e delle altre città, 626. Manda gente in soccorso di papa Paolo IV, 655. Grande sconfitta data alle sue armi a San Quintino, 664. S'impadronisce di Cales, 668. Fa pace con Filippo II, 679. Miseramente muore in una giostra, 680.
Arrigo III, fratello di Carlo IX re di Francia, creato re di Polonia, VI, 761. Per la morte del fratello divenuto re di Francia, viene in Italia, 765. Protegge i Ginevrini, 793. Infierisce contro la casa di Guisa, 821. È proditoriamente ucciso, 826.
Arrigo IV re di Navarra, calvinista, VI, 806. Dopo la morte di Arrigo III è proclamato re di Francia, 826. Sua vittoria ed assedio di Parigi, 832. Assedia Roano, 841, 842. Si dispone ad abbracciare il cattolicismo, 846. E lo professa, ivi. È coronato ed entra in Parigi, 850. Dichiara la guerra alla Spagna, 856. Sue prosperità, 859. Fa pace col re di Spagna, 876. Prende per moglie Maria de' Medici, e sue nozze, 886. Pretende il marchesato di Saluzzo dal duca di Savoia, 887. Fa pace con questo duca, 891. Gli nasce Lodovico XIII, 897. Dichiarato nobile veneto, 904. Sue buone e ree qualità, 929. Resta miseramente ucciso, 930.
Arrigo di Lorena. V. Duca di Guisa.
Arrunzio (Camillo), console, I, 93.
Arsace, re dell'Armenia, II, 31.
Arsane, regina di Persia, prigioniera di Galerio Massimiano, I, 1044.
Arsenio (Santo), aio d'Arcadio figliuolo di Teodosio imperadore, II, 239.
Arsenio, vescovo di Gubbio, III, 675.
Arsenio, vescovo d'Orta, III, 707.
Artabano, re de' Parti, I, 54, 57. Sua superbia, 104. Abbattuto risorge, 106. Conchiude la pace con Caligola, 117. Sua morte, 169.
Artabano, re de Parti. A lui fa guerra Severo Augusto, I, 675. E Caracalla, 735. Vende la pace a Macrino, 745.
Artabasco occupa l'imperio contra di Costantino Copronimo, III, 216. Dichiara imperadore e collega Niceforo suo figliuolo, 230. Abbattuto da Copronimo, 231.
Artaserse I, Persiano, abbatte il regno de' Parti, I, 796. Muove guerra ai Romani, 797. Vittoria riportata contra di lui da Alessandro Augusto, 803.
Artaserse II, re di Persia II, 229.
Artemidoro, scrittore sotto Marco Aurelio, I, 591.
Artoldo, vescovo di Rems, III, 1054.
Aruspici, frenati da Costantino il Grande, I, 1145. Poi permessi, 1151. Vietati, 1171.
Arvando, o sia Servando, prefetto del pretorio nelle Gallie, II, 627.
Ascanio Sforza, poi cardinale, relegato dalla duchessa Bona, VI, 55. S'accorda con Lodovico il Moro suo fratello, 82, 93. Sua magnificenza, 111. Imprigionato da papa Alessandro, 125. Fatto prigione da' Veneziani, e ceduto al re di Francia, ove è condotto, 163. Liberato di prigione, 202. Muore, 218.
Ascolio (Santo), vescovo di Tessalonica, II, 224.
Asiatico (Valerio), congiurato contra di Caligola, I, 139. Console, 163. Si svena, 169.
Asiatico (Valerio), genero di Vitellio imperadore, I, 262. Console, 286.
Asili delle città, è moderato il loro diritto dal senato romano, I, 64.
Asinio Gallo, marito di Vipsania ripudiata da Tiberio, che il fa morire, I, 84.
Asinio Pollione, congiurato contra di Claudio Augusto, ed esiliato, I, 164.
Aspare, generale di Teodosio II Augusto, prende Salona ed Aquileia, II, 456. Riacquista Ravenna, 458. Sconfitto da Genserico, 460. Console, 488, 513, 546, 595. Promuove Leone all'imperio greco, 596. Tradimento a lui attribuito, 628. Sua prepotenza, 632. È ucciso, 637.
Asprenate (Publio Nonio) congiura contra di Caligola, I, 140.
Asterio (Lucio Turcio Secondo Aproniano), prefetto di Roma, I, 1225; II, 148.
Asterio, conte delle Spagne, II, 442.
Asti. Guerre civili di quel popolo, V, 294. Prende per capitano Filippo di Savoia, 308, 330, 336. Giura fedeltà al re Roberto, 360. Si dà a Luchino Visconte, 586.
Astigiani, sconfitti dagli Alessandrini, IV, 1070. Si danno a prestare ad usura, 1076. Pace fra essi e gli Alessandrini, 1081. Tornano in guerra, 1097. Fa loro guerra Tommaso conte di Savoia, 1248. Sconfiggono i Torinesi, da' quali è loro consegnato esso conte, 1259. Loro fa guerra Carlo I re di Sicilia, V, 103. E Guglielmo marchese di Monferrato, 205.
Astolfo, figlio di Pemmone duca del Friuli, poscia re de' Longobardi, III, 125. Va col padre e coi fratelli alla corte di Liutprando, 208. Sua bravura, 217. Proclamato re de' Longobardi, 242. Occupa Ravenna, 247. Rotta la tregua, minaccia Roma, 250. Forzato dal re Pippino alla restituzione dell'esarcato, 256. Assedia Roma, 258. Assalito dal re Pippino, 261. Finisce di vivere, 263.
Astorgio Manfredi, signore di Faenza, fatto morire dal duca Valentino, VI, 183.
Astorgio di Duraforte, conte della Romagna V, 612.
Astorre de' Manfredi. Sue pratiche per impadronirsi di Faenza, V, 749. Entra in essa città, e si fa signore, 756. Rotte le sue genti da' Genovesi, 775. Da' Ferraresi è forzato a dimettere Azzo marchese estense, 895. Gli fanno guerra i Bolognesi e il conte Alberico di Barbiano, 896. Cede Faenza al cardinale Cossa, 924. Il quale gli fa tagliare il capo, 933.
Astorre Visconte prende e mette in carcere Ugolino Cavalcabò, V, 922. Si unisce con Ottobuono da' Terzi per far guerra a Milano, 951. Fa alcune scorrerie fino alle porte di detta città, 959. Si fa proclamar duca di Milano, 981. Sua morte e sepoltura, 988.
Astorre II de' Manfredi, signore di Faenza V, 1131.
Astorre III de' Manfredi, signore di Faenza, V, 1202. Unito co' Veneziani, VI, 23. Fine di sua vita, 30.
Astorre IV de' Manfredi succede, al padre ucciso nella signoria di Faenza, VI, 101. Gli è tolta quella città dal duca Valentino, 165, 166.
Astrologia, V. Strologia.
Alace, re degli Alani, II, 436.
Atalarico, nipote di Teoderico re d'Italia: gli succede, II, 823, 824 Forzata Amalasunta sua madre ad allevarlo alla gotica, 829. Suoi editti, 844, 845. Immatura sua morte, 853.
Atanagildo, principe, nipote di Childeberto re di Austrasia, II, 1073, 1077, 1084.
Atanarico, principe de' Goti. Sue guerre con Valente Augusto, II, 167. Pace fra loro, 174. Va a Costantinopoli, e vi muore, 231, 232.
Atanasio, vescovo d'Alessandria, esiliato da Costantino il Grande, II, 1205. Richiamato dall'esilio, 1214. Protetto contro gli ariani da Costante Augusto, 17. Rimesso da Costanzo Augusto sulla sua sedia, 26. Deposto nel conciliabolo di Milano, 69. Perseguitato dall'imperadore Costanzo, è costretto a fuggire, 73. Richiamato, 121, 141. Fine di sua vita, 186.
Atanasio (Santo), vescovo di Napoli, III, 730. Imprigionato dal nipote, poi rimesso in libertà, 732. Assediato in un'isola, è liberato da Lodovico Augusto, 753. Passa a miglior vita, 186.
Atanasio juniore, vescovo di Napoli, 111, 784. Abbatte Sergio duca suo fratello, e viene proclamato duca di Napoli, 789. Sua alleanza co' Saraceni, 809. Scomunicato per questo dal papa, 824. Unitosi con Guaimario principe di Salerno e coi Capoani scaccia da Agropoli i suddetti Saraceni, 835. Sue iniquità, 844 850, 854, 866, 873. Sua morte, 946.
Ataulfo, cognato d'Alarico re dei Goti, II, 389, 395. Dopo la morte di lui proclamato re, 406. Passa nelle Gallie, 416 Sua pace con Onorio Augusto, 417 Sue imprese in esse Gallie, 421, 422. Prende per moglie Galla Placidia, 424. Passa nelle Spagne, 427. È ucciso da' suoi, 428. Suo epitafio apocrifo, 429.
Atenaide, fanciulla dottissima, sposata da Teodosio II Augusto, V. Eudocia.
Atene, città insigne, bruciata da' Goti, I, 930, 941.
Atenodoro, uno de' primi personaggi fra gl'Isauri, è decapitato, II, 728.
Atenolfo, principe di Capoa, III, 860, 874, 898. Si impadronisce di Benevento, 945. Manda in esilio Pietro vescovo di quella città, 970. Tenta di scacciare dal Garigliano i Saraceni, 971. Termina il corso di sua vita, 977.
Atenolfo II, principe di Benevento e di Capoa, III, 977, 981, 988, 1072. Tempo in cui egli mancò di vita, 1084.
Atenolfo, abbate di Monte Casino, IV, 126.
Atenolfo, fratello di Pandolfo III, principe di Benevento, IV, 211.
Attala, abbate di Bobbio, II, 1159, 1167, 1180, 1183. Sua morte, 1189.
Attalo (Claudio), presidente di Cipro, fatto morire da Elagabalo, I, 755.
Attalo (Prisco), fiscale di Onorio Augusto, II, 394. Dichiarato imperadore, 397. Deposto, 399. Passa nelle Gallie, 416, 425. Preso e consegnato ad Onorio imperadore, 433.
Attico (Marco Vestinio), console, ucciso da Nerone, I, 235.
Attico, padre di Attico Erode, truova un tesoro, I, 496.
Attico, vescovo di Costantinopoli, II, 520.
Attila, re degli Unni, succede col fratello Bleda a Bugila, II, 489. Dà aiuto a' Romani contra dei Borgognoni, 494. E contro i Goti, 506. Saccheggia l'Illirico e la Tracia, 514. Fa pace con Teodosio II Augusto, 516. Toglie di vita Bleda, 519. Suoi costumi ed abitazione, 525. Battaglia da lui data nella Dacia, 528. Dà il guasto alla Tracia; e Teodosio II con dure condizioni fa seco pace, 537. Sua maniera di vivere, 540. Gli si esibisce in moglie Giusta Grata Onoria sorella di Valentiniano III Augusto, 549. È incitato dal re vandalo a far guerra a' Visigoti, 551. Terribile sua battaglia con essi e co' Romani, 554. Calato in Italia, prende e distrugge Aquileia ed altre città, 558. Altra fiera battaglia contro i Visigoti, in cui resta abbattuto il suo orgoglio, 568. Sua morte da bestia, 569.
Attone, figlio di Eude duca d'Aquitania, III, 203.
Attone, duca di Spoleti, II, 1248. Sua morte, III, 13.
Attone, vescovo di Basilea, III, 475.
Aubigny (il signor d'). Principia in Napoli le ostilità contro gli Spagnuoli, VI, 194. Rotto e ferito in Calabria, 208. Cede Brescia al vicerè Cardona, 293.
Audace, vescovo d'Asti, III, 970.
Audelao, duca di Benevento, III, 195.
Audoaldo, duca de' Franchi, fa guerra ai Longobardi, II, 1074.
Audoaldo, duca de' Longobardi. Suo epitaffio, III, 153.
Audoeno (Santo), vescovo di Roano, III, 44
Audoino, re de' Longobardi, II, 831, 879. Sua vittoria de' Gepidi, 936.
Augusta, città devastata da Attila, II, 553.
Augusto (Federigo), elettor di Sassonia, generalissimo dell'armi cesaree, VII, 116, 121. Abiura il luteranismo, ciò che gli giova per salire il trono di Polonia, 129, 132. Visita l'Italia, 244. Sua morte, 375.
Augusto III, elettore di Sassonia, proclamato re di Polonia, VII, 375.
Augusto Cesare, imperadore, V. Cesare Augusto.
Augustolo, o sia Romolo, figlio di Oreste, proclamato imperadore, II, 656. Abbattuto da Odoacre, salva la vita, 661.
Aureliano (Lucio Domizio), che fu poi imperadore, libera l'Illirico da' Barbari, I, 882. Sue imprese militari, 888. Destinato console, 891, 894. Generale di Claudio Augusto, 941. Proclamato imperadore, 946. Sue doti e severità prima dello imperio, 949. Sua disciplina militare, ivi, 950. Vince i Giutunghi e i Vandali, 952. Sua crudeltà, 954, 955. Abbatte Cannabaude re de' Goti, 959. Dà una rotta a Zenobia regina de' Palmireni, 960. Assedia e prende Palmira, 962, 964. Conduce a Roma in trionfo Zenobia prigioniera, 964. Distrugge Palmira, e ricupera l'Egitto, 966. Sua vittoria di Tetrico, a cui perdona, 967, 968. Suo insigne trionfo, 969. Sue lodevoli azioni, 970, 971. Viene ucciso dai suoi, 975.
Aureliano, prefetto del pretorio d'Oriente, II, 348, 352.
Aurelio, vescovo, di Cartagine, II, 440, 441, 447. Fine di sua vita, 478.
Aureo Mastropetro, doge di Venezia, IV, 873. Termina il suo vivere, 932.
Aureolo (Manio Acilio), generale di Gallieno Augusto, I, 904. Proclamato imperadore, ivi. Vince Macriano, 909. Usurpa l'imperio, 920, 932. In qual modo finisse la vita, 938.
Ausenzio, vescovo ariano, II, 258.
Ausonio (Decimo Magno), console e scrittore celebre, II, 217. Suo panegirico, 221.
Austria. Così chiamata la parte del regno longobardico posta fra settentrione e levante, III, 82.
Austriaci, comandati dal principe di Lobkowitz, marciano per la Romagna contro gli Spagnuoli, VII, 517, 518. Si accampano sotto Velletri, dove è il re delle Due Sicilie colla sua armata, 526. Con felice attentato entrano in quella città, ma ne sono poi respinti, 528, 529. Si ritirano da Velletri, 530. Passato il Reno, si spargono per l'Alsazia, 541, 542. Ripassato il Reno, accorrono alla difesa della Boemia, 543. La loro armata di Italia si ritira sul Modenese, 555. Forzano gli Spagnuoli ad abbandonar Milano, 572. Ricuperano Guastalla, 575. E Parma, 579. Bloccano Piacenza, 582. Battaglia fra essi e i Gallispani, 585, 586. Ed altra al Tibone, 596. S'inviano alla volta di Genova, abbandonata da' Gallispani, 600. Capitolazione co' Genovesi, 606. Impongono ad essi la contribuzione di tre milioni di genovine, 608. Muovesi contra di loro sollevazione in Genova, 622. E questa va sempre più crescendo, 624. Con generale assalto del popolo sono cacciati fuori della città, 628, 629. Si ritirano in Lombardia, 630. Calano coll'armata contro Genova, 657. Loro imprese militari nell'assedio di quella città, 660, 661. Calano in valle di Bisagno, 664. Sciolto l'assedio, si ritirano in Lombardia, 668.
Austro-Sardi, vengono al Panaro per opporsi agli Spagnuoli, VII, 497. Assediano la cittadella di Modena, 498. E la Mirandola, 500. Loro battaglia cogli Spagnuoli a Camposanto, 509. Conducono l'armata in Provenza, 616. Quivi arrenato ogni loro progresso per la sollevazione di Genova, 633. Patimenti da loro sofferti, 647. Tornano in Italia, 649.
Autari, figlio di Clefo, eletto re da' Longobardi, II, 1049. Tributi a lui assegnati dai duchi, 1051. Motivi per li quali fu eletto, 1054. Ricupera Brescello, fa tregua coll'esarca, 1058. Dà una rotta ai Franchi, 1065. Acquista l'isola Comacina, 1066. Sue mire per ottenere Teodelinda, figlia del duca di Baviera, in isposa, 1067. Sue nozze con essa, 1069. Conquista varii paesi, ivi. Guerra a lui fatta da' Franchi, 1074. Sua morte, 1080.
Avalos (Alfonso), marchese del Vasto. Suo valore VI, 414. Governatore dell'armi cesaree in Milano, 421. Fatto prigione da' Franzesi, 459. Sue imprese, 465, 555, 563. Termina il suo vivere, 576.
Avalos (Ferdinando), marchese di Pescara, prigione de' Franzesi nella battaglia di Ravenna, VI, 283. Dà una rotta a' Veneziani, 309. Assedia Milano, 369. Soccorre Pavia, 381. Prende e saccheggia Genova, 386. Suo insigne valore nella battaglia e liberazion di Pavia, 414. Ferito nella battaglia sotto quella città, 416. Tentato di ribellione, 419 Sua morte, 420.
Avari o Abari, Unni, cominciano a farsi conoscere, II, 966. Dimandano a Giustiniano Augusto luogo da abitarvi, 972. Dimorano nella Moldavia, 984. Loro lega co' Longobardi, 985. Danno una sconfitta a Sigeberto re della Francia orientale, 988. Ceduta loro la Pannonia da' Longobardi, 998. Occupano il Sirmio, 1047. Mettono in contribuzione Maurizio Augusto, ivi, 1048. Loro pace co' Longobardi, 1086, 1111. V. Unni.
Avenzio, prefetto di Roma, II, 239.
Avignone. Sede pontifizia trasportata da Clemente V in questa città, V, 295. È venduta da Giovanna regina di Napoli a Clemente VI, 601. Suntuose fabbriche quivi fatte da questo pontefice, 625. Vi entra la peste, che fa un'orrida strage, 684. Urbano V trasporta la sua Sede a Roma, 707. Torna poco dopo a quivi riporla, 722. Gregorio XI la porta di nuovo in Italia, 752. Diviene la residenza degli antipapi, 769.
Avito, compagno di Aezio nelle battaglie, II, 491. Prefetto del pretorio nelle Gallie, 506, 553. Proclamato imperadore in esse Gallie, 584. Prende il consolato, 587. Costretto da Ricimere a deporre l'imperio, è fatto vescovo, 591. Termina i suoi giorni, 693.
Avito (Santo), vescovo di Vienna nel Delfinato, II, 740, 795.
Avogadro (conte Luigi), nobile bresciano, invita i Veneti all'acquisto di Brescia, VI, 276.
Azzo, abbate di Volturno, III, 249.
Azzo, bisavolo della contessa Matilda, signore di Canossa, ricovera in quella fortezza la regina Adelaide, III, 1118. Assediato dal re Berengario in quella, 1128. Liberato da Lodolfo figlio di Ottone il Grande, 1136. Alzato al grado di conte, 1140. E di marchese, 1157. Fine de suoi giorni, e sua figliuolanza, 1221.
Azzo I, marchese, progenitore de' principi estensi, IV, 97, 100. Imprigionato, poi messo in libertà da Arrigo I Augusto, 108. Invita in Italia Roberto re di Francia, 147.
Azzo II, marchese, progenitore degli Estensi, eredita gli Stati d'Ugo marchese suo zio, IV, 167. Suoi placiti in Milano, 227. Marito di Cunegonda de' Guelfi, 239. Conte della Lunigiana, 249. Padre di Guelfo IV progenitore della casa di Brunswich, 276. Va in Francia, 339. Suo matrimonio con Matilda sorella di Guglielmo vescovo di Pavia, 360. Padrone della badia della Vangadizza, 363, 364. Assiste ad Arrigo IV re in Canossa, 377. Dà per moglie ad Ugo suo figlio una figlia di Roberto Guiscardo, 383, 384. Sua morte, 473.
Azzo, abbate di Subiaco, IV, 251.
Azzo, eletto arcivescovo di Milano, e rifiutato, IV, 351.
Azzo, vescovo d'Acqui, IV, 538.
Azzo, arcivescovo di Pisa, IV, 588.
Azzo V, marchese d'Este, prende in moglie Marchesella degli Adelardi, e comincia a dominare in Ferrara, IV, 949.
Azzo VI, marchese d'Este, collegato co' Padovani, IV, 963. Sue nozze con Alisia figlia di Rinaldo principe d'Antiochia, 988. Capo de' Guelfi, sua discordia con Salinguerra, 991. Podestà di Verona, ne è scacciato, 995. Vi torna con isconfiggere gli avversarii, e signoreggia ivi sino alla morte, 998, 999. Caccia Salinguerra da Ferrara, e ne è creato signore, 1000. Bene accolto dal re Ottone IV, 1004. Cacciato fuor di Ferrara da Salinguerra, 1007. Investito della marca d'Ancona, 1008. Fa lega col papa contro Ottone IV, 1014. Ricupera Ferrara, 1015. Conduce in Germania Federigo II, 1017. Sua morte, 1018.
Azzo VII, marchese d'Este, IV, 1018. Vien meno la sua autorità in Ferrara, 1027. Investito della marca d'Ancona, 1035. I suoi aderenti in Ferrara ne scacciano Salinguerra, 1052. Scacciato da Ferrara da Salinguerra, 1056, 1057. Incautamente coll'armi tenta di rientrarvi, 1057. Tradito di nuovo da Salinguerra, 1064. Co' Padovani fa guerra a Verona, 1096. Dà una rotta ai Trivisani, 1108. Podestà e rettore di Vicenza, 1134. Capitan generale della marca di Verona, 1137. Abbraccia il partito di Federigo II Augusto, 1139. Indarno tenta la liberazion di Padova, 1150. Dà per ostaggio a Federigo il figlio Rinaldo, 1156. Si ritira da lui, e ricupera i suoi Stati, 1158. Coi collegati assedia e prende Ferrara, 1162, 1163. Va in soccorso di Parma, 1202. Terre a lui tolte da Eccelino, 1215, 1216. E ricuperate, 1256, 1262. Difende Padova, 1257. Sua vittoria di Eccelino, V, 14. Congiura contro di lui in Ferrara scoperta, 30. Sua lega con varii principi, 32. Dà fine al suo vivere, 46.
Azzo VIII, marchese d'Este, succede ad Obizzo suo padre, V, 224. Guerra a lui fatta dai Padovani, 231. E da' Parmigiani e Bolognesi, 238, 244, 252. Signore di Ferrara, collegato con Matteo Visconte, 278. Sue nozze con Beatrice figlia di Carlo II re di Napoli, 298. Guerra a lui mossa da' Parmigiani e Bolognesi, 299. Gli si ribellano Modena e Reggio, 302. Sua guerra coi Mantovani, 313. Fine de' suoi giorni, 318.
Azzo da Correggio, signore di Parma, V, 480. Governatore d'essa per gli Scaligeri, 543. Se ne fa padrone, 555, 556. Vende Parma ad Obizzo marchese d'Este, 573.
Azzo, figlio di Galeazzo Visconte. Si salva nella presa di Piacenza, V, 428. Fa guerra ai Parmigiani, 445. In aiuto di Castruccio riporta una grande vittoria, 447. In aiuto di Passerino dà una gran rotta ai Bolognesi, 449. Fa guerra a Brescia, 458. Imprigionato da Lodovico il Bavaro, 461. È liberato, 462, 471. Creato vicario di Milano, 481. Si ribella al Bavaro, 484. Con lui si pacifica, 485. Toglie di vita Marco suo zio, 488. Fa lega contro Giovanni re di Boemia, 500, 505. S'impadronisce di Bergamo, 506, 507. Di Pizzighettone, 509. Di Pavia, ivi. E del suo castello, 514. Di Vercelli, 519, 520. Di Cremona, 520. Di Como, 526. Di Lodi, 527. Di Crema, ivi. Di Piacenza, 531. Di Brescia, 536, 537. Contra di lui procede con forte armata Lodrisio Visconte, 544, 545. Sua insigne vittoria, 546, 547. Sua morte e sue rare doti, 548.
Azzone, vescovo di Como, III, 1072.
Azzone, vescovo di Vercelli, III, 1070, 1107. Sua letteratura e pietà, 1141, 1144.
B
Babila, celebre martire. Traslazione del suo corpo in Antiochia, II, 61.
Bacaudi o Bagaudi, gente sollevata nelle Gallie, II, 492.
Bada ossia Baden, pace ivi conchiusa tra la Francia e l'imperador Carlo VI, VII, 259.
Badia di Santa Maria de' Benedettini, fondata in Firenze dalla contessa Willa, III, 1278.
Baglione (Gian Paolo), quasi signore di Perugia, VI, 192. Ne è cacciato dal duca Valentino, 197. Vi rientra, 202. La cede a papa Giulio II, 219. Generale de' Veneziani, 268. Rotto e fatto prigione dagli Spagnuoli, 309. Gli è tagliato il capo in Roma, 359.
Baiano, re degli Avari, II, 985.
Bajazette, sultano de' Turchi, manda ambasciatore al papa, VI, 106. Fa guerra in Ungheria, 108.
Balbino (Decimo Celio), creato imperadore, I, 828. Non può quietare la sedizione de' Romani, 833. Ucciso dai pretoriani, 837.
Baldassarre Cossa, cardinale legato, spedito a Ferrara col titolo di legato di Bologna, per la riduzione di questa città, V, 913. La ricupera, 915. Gli è ceduta anche Faenza, 924. Fa guerra ai conti di Barbiano, 933. Sottomette Forlì, 942. Si dichiara contro papa Gregorio XII, 956, 960, 961, 962. Libera Roma ed altre città dalle mani del re Ladislao, 963, 964, 665. È eletto papa, V. Giovanni XXIII.
Baldovino, conte di Fiandra, III, 698, 700.
Baldovino, conte di Fiandra, ottiene grazia da Arrigo II, re di Germania IV, 82. Rimesso in grazia di Arrigo IV, 279.
Baldovino, re di Gerusalemme, IV, 487. Sposa con matrimonio nullo Adelaide, vedova di Ruggieri conte di Sicilia, 541.
Baldovino, conte di Fiandra, creato imperadore di Costantinopoli, IV, 985. Preso ed ucciso dai Bulgari, 989.
Baldovino, arcivescovo di Treveri, V, 337.
Baldrico, duca o marchese del Friuli, III, 522, 527, 553. È deposto, 562.
Balista (Servio Anicio), generale di Valeriano, I, 905. Si crede che assumesse il titolo d'imperadore, 910. È poscia ucciso, ivi.
Barasone, re di Sardegna, IV, 319.
Barasone, o Barisone, giudice d'Arborea. Gli è fatta guerra da Barisone giudice di Turri, IV, 789. Ottiene da Federigo I il titolo e la corona di re di Sardegna, 790. È detenuto prigione in Genova, ivi, 820. Riacquista la libertà, 829.
Barbari, congiurati contro il romano imperio, II, 358. Entrano nelle Gallie, 376. Nell'Illirico, nella Gallia e nella Spagna, 401, 402. Favorevoli ad Onorio Augusto, 432.
Barbarighi dogi di Venezia, V. Agostino, Marco.
Barbarossa, V. Ariadeno.
Barbato (San), vescovo di Benevento, III, 14.
Barberini, nipoti di papa Urbano VIII. Loro ambizione, VI, 1108. Muovono guerra per Castro al duca di Parma, 1109, 1114. Con trattati di pace il burlano, 1117. Loro imprese guerriere, 1121. Fanno pace, 1124 Cadono in disgrazia di papa Innocenzo X, 1135. Si ritirano da Roma, 1143. Rimessi nello stato primiero, 1182.
Barcellona sottoposta ai Franchi, III, 407. Riacquistata da Lodovico Pio, 431. Presa dal re Carlo III con altre città di Catalogna, VII, 193. Liberata dall'assedio degli Spagnuoli, 207. Assediata e presa dal re Filippo V, 261.
Bardane, V. Filippico.
Bardelone de' Bonacossi, signore di Mantova, V, 217. Suo buon governo, 239. Gli è tolto il dominio da Botticella suo nipote, 264.
Bari, città della Puglia, presa dai Saraceni, III, 625. Assediata da Lodovico II Augusto, 719, 720. È costretta alla resa, 729, 732.
Barisone, V. Barasone.
Barnaba da Goano, doge di Genova, V, 1000.
Baronio (cardinale). Non ben prese il principio dell'era cristiana, I, 6, 7. Annalista della Chiesa, sua morte, VI, 925.
Bartoli (Giuseppe). Suo poemetto per la vittoria riportata dalle truppe del re sardo al'Assietta, VII, 672, 673.
Bartolomeo (San) Apostolo. Suo corpo in Benevento, e non in Roma, IV, 44.
Bartolomeo Pignatelli, arcivescovo di Messina, V, 57.
Bartolomeo Gradenigo, doge di Venezia, V, 551. Manca di vita, 569.
Bartolomeo dalla Scala, signor di Verona, V, 275. Sua morte, 295.
Bartolomeo II dalla Scala, signor di Verona, V, 747. Gli fa guerra Bernabò Visconte, 766. È ucciso dal fratello, 787.
Bartolomeo dalla Scala, vescovo di Verona, ucciso, V, 540.
Bartolomeo Capra, arcivescovo di Milano, V, 982. Governatore di Genova, 1076.
Bartolomeo Coleone. Dà una rotta ai Franzesi, V, 1195. Va al servigio de' Veneziani, 1197, 1205. Sua vittoria de' Savoiardi, 1208. Spogliato di tutte le sue truppe da Jacopo Piccinino, 1222. Torna al servigio de' Veneziani, 1236. Da' quali è creato lor generale, 1240. Muove guerra ai Fiorentini, VI, 22. Sua battaglia con essi, 24. Fine di sua vita, 52.
Basilica Traiana in Roma, I, 421.
Basilica di San Paolo in Roma, fatta rifabbricare da Valentiniano II, II, 259.
Basilica di San Giovanni evangelista, rifabbricata da Galla Placidia Augusta, II, 487.
Basilica di Santa Maria Maggiore, fabbricata da Sisto III, II, 507.
Basilica di Santo Zenone in Verona miracolosamente preservata dall'inondazione, II, 1070, 1071.
Basilio (Valerio Massimo), prefetto di Roma, I, 1144, 1146.
Basilio (San), vescovo di Cesarea di Cappadocia, II, 135, 178, 181.
Basilio, prefetto di Roma, II, 317.
Basilio, usurpa l'imperio in Sicilia, III, 159. È ucciso, 160.
Basilio Macedone, creato imperador de' Greci, III, 713, 722. Concilio per sua cura tenuto, 720. Manda una flotta in soccorso di Lodovico Augusto, 722. Lettera a lui scritta da esso Lodovico, 734. Manda soccorsi ad Adelgiso principe di Benevento, 756. Favorisce Fozio, 801. Muore, 854.
Basilio, catapano, ossia capitano dei Greci in Puglia, V. Bugiano.
Basilisco, fratello di Verina Augusta, console, II, 617. Sua infelice spedizione in Africa contro di Genserico, 628. Rimesso in sua grazia da Leone Augusto, 635. Sollevatosi contro Zenone Augusto, si fa proclamare imperadore, 658. In qual anno ciò avvenisse, 663. Viene abbattuto ed ucciso, 667, 668.
Bassacio, abbate di Monte Casino, III, 647, 654. Va a chiedere aiuto a Lodovico II Augusto, 666.
Basseo (Rufo), prefetto del pretorio a' tempi di Marco Aurelio, I, 557.
Bassiano (Vario Avito), così chiamato Elagabalo nella sua vita privata, è acclamato imperadore, I, 749, 750. Prende il nome di Marco Aurelio Antonino, 750, 754. Perduto dietro al suo dio Elagabalo, 756. Varie sue mogli, e sua infame lussuria, 759, 760. Sue pazzie, 761, 762, V. Elagabalo.
Basso (Cesellio), scioccamente propone a Nerone un gran tesoro, I, 238. Si uccide, ivi.
Basso (Settimio), console e prefetto di Roma, I, 1141, 1143, 1144.
Bastarni, popoli, abitanti presso le bocche del Danubio, soccorsi da Probo imperadore, I, 992, 993.
Baterico, vescovo d'Ivrea, III, 1070.
Batistino Fregoso, doge di Genova, VI, 63. Imprigionato e deposto dal cardinal Paolo Fregoso, 85.
Batone, capo de' Dalmatini ribelli della Pannonia, I, 22, 24. Va ad abboccarsi con Tiberio, per trattar di pace, 26. È ucciso, 27.
Batone, altro capo de' ribelli della Pannonia, I, 22, 24, 27. Ricorre alla misericordia di Tiberio, 28. Segue questo sovrano a Roma nel suo trionfo, 36.
Battaglia di Chiari, fra i Tedeschi e Franzesi, VII, 159.
Battaglia di Luzzara fra i Gallo-Ispani e Tedeschi, VII, 170.
Battaglia di Hogstedt favorevole agli imperiali ed Inglesi contro i Gallo-Bavari, VII, 187.
Battaglia di Cassano, indecisa fra i Tedeschi e Franzesi, VII, 192.
Battaglia di Ramegli colla rotta de' Franzesi, VII, 205.
Battaglia di Malpacquet, indecisa, tra i Franzesi e collegati, VII, 231.
Battaglia di Petervaradino colla rotta de' Turchi, VII. 270.
Battaglia navale tra i Veneziani e i Turchi, VII, 274.
Battaglia di Belgrado, colla vittoria de' Cristiani contra i Turchi, VII, 276.
Battaglia di Parma, favorevole ai Gallo-Sardi, VII, 391, 392.
Battaglia di Guastalla svantaggiosa agli imperiali, VII, 396, 397.
Battaglia di Crotska co' Turchi, VII, 454, 455.
Bautone, conte, Franco, generale di Graziano Augusto, II, 230. Generale di Valentiniano II, 252. Console, 253.
Baviera, quando cominciasse ad avere il suo duca, II, 968.
Beato, doge di Venezia, III, 447. È deposto, 476.
Beatrice figlia di Federico duca di Lorena, IV, 188. Partorisce la contessa Matilda, 234. Si marita con Gotifredo duca di Lorena, 267. Imprigionata da Arrigo II Augusto, 270. Resta di nuovo vedova, 341. Comanda in Toscana, 353, 357, 371. Compone una differenza fra Eriberto vescovo di Modena ed Alberto di Bazovara, 369. Dà fine a' suoi giorni, 372.
Beatrice Estense, maritata ad Andrea II re d'Ungheria, IV, 1126.
Beatrice Estense. Sue magnifiche nozze con Galeazzo Visconte, V, 368.
Beatrice d'Aragona, moglie di Mattia Corvino re d'Ungheria, VI, 54.
Becco, antichità di questa parola, I, 277.
Beda, celebre scrittore. Col suo esempio rende familiare l'era cristiana fra' Latini, I, 6.
Belgrado, assediato dalle armi imperiali, VII, 274. È preso dalle medesime, 276. Assediato dai Turchi, 456. Ceduto ad essi senza saputa dello imperadore, ivi.
Belisario generale di Giustiniano imperadore, II, 832, 848. Da cui è spedito contra di Gelimere re dei Vandali in Africa, 849. Con felicità si impadronisce di quel regno, 850. Creato console, 857. Toglie la Sicilia ai Goti, 859, 860. Prende Reggio di Calabria, e poi Napoli, con barbaramente saccheggiarla, 864, 865. Entra in Roma, 867. Dove assediato si difende, 868, 874. Conquista Milano, 875. Lo perde colla strage di que' cittadini, 878. Assedia Ravenna, 883. E la prende, 886. Richiamato a Costantinopoli, 887. Privato della carica di generale, 897. Rimandato in Italia, 902. Tenta di soccorrere Roma assediata da Totila, 910. Vecchio è tuttavia adoperato da Giustiniano, 969. Cade in sua disgrazia, 975, 976. Ricupera gli onori, 978. Dà fine alla sua vita, 982.
Bellarmino (Roberto), cardinale. Sua morte, VI, 985.
Beltrame degli Alidosi, signore d'Imola, V, 750.
Beltrando dal Poggetto, cardinale inviato per legato in Italia, V, 409. Sua guerra coi Visconti, 412, 418, 421. Gli scomunica, 424, 425. Loro fa guerra, 434. Assedia Milano, 435. A lui si dà Parma, 453. Bologna e Modena, 458, 459. E Faenza, 480. Reggio, 489. Sue genti rotte dai Modenesi, 494 Fabbrica una fortezza in Bologna 495. Sue intelligenze con Giovanni re di Boemia, 500. S'impadronisce di quasi tutta la Romagna, 501, 502; Burla i Bolognesi, 504. Assedia Ferrara, 510. Cacciato da Bologna, torna in Provenza, 518.
Beltrando, patriarca d'Aquileia, ucciso, V, 616.
Bemarco Cesariense, storico, I, 1196.
Benedetto (San), patriarca, ristauratore dell'ordine monastico in Occidente: sua morte, II, 904. Suo corpo trasportato in Francia, III, 49.
Benedetto I papa. Sua consecrazione, II, 1017. Fine di sua vita, 1031.
Benedetto II papa. Sua consecrazione, III, 67. Sua morte, 69.
Benedetto (San), arcivescovo di Milano, III, 144.
Benedetto, abbate di Farfa, III, 493.
Benedetto III, papa. Sua elezione, III, 675. Contrastata da Anastasio cardinale scomunicato, ivi. È chiamato a miglior vita, 684.
Benedetto, vescovo di Cremona, III, 765.
Benedetto IV papa. Sua elezione, III, 944. Dà la corona dell'imperio a Lodovico re di Provenza e d'Italia, 947. Termina i suoi giorni, 956.
Benedetto, vescovo di Tortona, III, 1014.
Benedetto V papa. Sua elezione e suo esilio, III, 1167. Chiamato all'altra vita, 1170.
Benedetto VI papa. Sua elezione III, 1202. Suo miserabil fine, 1208.
Benedetto VII papa. Sua elezione, III, 1211. Sua morte, 1249, 1250.
Benedetto VIII papa. Sua elezione, IV, 96. Fugge in Germania, 98. Dà la corona dell'imperio ad Arrigo I, 101, 102. Suo dominio amplificato, 103. Diploma d'esso Arrigo in favor della Chiesa Romana dubbioso, ivi. Sua bolla e placito, 106. Altro suo placito, 110. Scaccia i Saraceni da Luni, 115. Poi dalla Sardegna per mezzo dei Pisani e Genovesi, 118. Va in Germania a trovare l'imperadore Arrigo, 126. Lo chiama in Italia contro i Greci, 132. È chiamato a miglior vita, 143.
Benedetto IX papa. Sua illegittima elezione, IV, 175, 176. Sua vita infame, 176. Viene in Lombardia ad abboccarsi con Corrado I Augusto, 195. Congiura de' Romani contra di lui, 196. Cacciato risorge, e poi vende il papato, 221, 222. Credesi che facesse penitenza, 223. Deposto nel concilio di Sutri, 229. Torna ad occupar la santa Sede, 241.
Benedetto X illegittimo papa, IV, 285. Rinunzia alle sue pretensioni, 288.
Benedetto, vescovo d'Adria, IV, 268.
Benedetto, vescovo di Velletri, IV, 284.
Benedetto Gaetano cardinale, V, 227, 230. Eletto papa, V. Bonifazio VIII.
Benedetto XI papa. Sua elezione, V, 286, 287. Sue gloriose azioni, 289. Sua morte e santità, 292.
Benedetto XII papa. Sua elezione, V, 523. Sue sante intenzioni, 524. Sua schiavitù in Provenza, 541. Scaligeri a lui sottomessi, 550, 551. E molte città, 554. Sua morte e belle doti, 560.
Benedetto di Buonconte de' Monaldeschi, signore d'Orvieto, V, 619.
Benedetto XIII antipapa lasciato in libertà dagli Avignonesi, V, 901. Manda ambasciatori a papa Bonifazio, 919. Riconosciuto per papa dai Genovesi, 926. Va a Genova, 934. Si ritira a Marsilia, 943. Torna a Genova, fingendo premura della riunione, 948, 949. I Franzesi gli levano l'ubbidienza, 953. Fugge in Ispagna, 956. È deposto, 961. Citato dal concilio di Costanza, 993. Ostinato in voler sostenere il suo punto, 996, 1001. Condanna emanata contro di lui, 1008. Dà fine alla sua vita, 1043, 1051. V. Pietro di Luna.
Benedetto XIII papa. Sua creazione, VII, 317. Ricupera il possesso di Comacchio, 318. Celebra l'anno del giubileo, e un concilio provinciale, 320. Sue virtù, 324, 325. Va a Benevento, 330, 343. Torna a Roma, 331, 343. Passa a miglior vita, 348.
Benedetto XIV papa. Sua elezione, VII, 462, 463. Sue lodevoli azioni, 470. Suo decreto pei riti cinesi, 508. Fa promozione di ventisette cardinali, 521. Insigne grazia da lui fatta agli ordini monastici, 545. Altra promozione de' cardinali nominati dalle corone, 675. Sue virtù e belle azioni, 704.
Beneventani, una volta adoratori della vipera, III, 1269, 1270.
Benevento quando occupato dai Longobardi, II, 1009. Quando avesse principio il suo ducato, 1020. Assediato dai Greci, III, 9. Difeso dal duca Romualdo, 11. È liberato, 12. Suo ducato convertito da Arrigiso in principato, 323, 324. Suo vescovo creato arcivescovo, 1192. Ceduto ai papi, IV, 257. Assediato da Federigo II Augusto, 1163. Orribile tremuoto da esso sofferto, VII, 76, 80, 171.
Benzone, vescovo d'Alba. Suo scomunicato panegirico di Arrigo III fra gl'imperadori, IV, 66. Sua satira contro papa Alessandro II, 302.
Beorgor, re degli Alani, ucciso, II, 616.
Bera, conte di Barcellona. Suo duello, III, 526.
Beraldo, abbate di Farfa, IV, 566.
Berardo, abbate di Farfa, IV, 249.
Berardo, abbate di Farfa, IV, 401, 409.
Berardo de' Maggi (per isbaglio Bernardo), vescovo e signore di Brescia, V, 288. Sua morte, 322.
Berardo, vescovo di Padova, IV, 246.
Berengario, duca, figlio di Unroco, III, 590.
Berengario, duca del Friuli, poi re d'Italia, primo di questo nome, III, 717. Favorisce Carlomanno, 769, 781. Fu nipote di Lodovico Pio Augusto, 782, 783, 784. Lettera a lui scritta da papa Giovanni VIII, 803. Tenta di prendere il ducato di Spoleti, 839. Si vendica di Liutvardo vescovo di Vercelli, 852. Placa l'Augusto Carlo il Grosso, 856. Forse fu di schiatta italiana, 865. Eletto re d'Italia, 866. Si sottopone ad Arnolfo re di Germania, 869. Gli è mossa guerra da Guido duca di Spoleti, ivi. Sua felice battaglia contra questo duca, 872. Altra battaglia, in cui egli rimane sconfitto, 876. Riccorre ad Arnolfo re di Germania, 886, 894. Il quale in persona viene in Italia, 896. E lo spoglia del regno, 907, 908. Congiura contro di lui, 908, 909. Ricupera la marca di Verona ed il ducato del Friuli, 915. Fa pace con Lamberto imperadore, 923. Dopo la morte di esso Lamberto riacquista il regno, 933, 934. Si discredita per l'imprudenza di non accordar quartiere agli Ungheri fuggitivi, da' quali poi viene sconfitto, 942, 947. Gli muove guerra Lodovico re di Provenza, 942. Il quale lo caccia di Italia, 949, 950, 951. Sorprende esso Lodovico, lo accieca e ricupera il regno, 952. Invitato da papa Giovanni X alla corona dell'imperio, 989. Descrizione della sua coronazione, 993. Tempo di essa, 995, 1008. Imprigiona Guido duca di Toscana, 1003. Contro di lui chiamato in Italia Rodolfo II re di Borgogna, 1010, 1011. Da cui è sconfitto in una battaglia, 1016. Poscia ucciso in Verona da' congiurati, 1018.
Berengario, figlio d'Adalberto marchese d'Ivrea, poi re d'Italia, secondo di questo nome. Suo placito in Milano, III, 1002, 1003. Succede al padre, 1065, 1081. Scampato dalle insidie del re Ugo, fugge in Germania, 1083. Suoi maneggi contra di esso re, 1091. Cala in Italia con alquante milizie, 1097. Comincia a tiranneggiare, 1099. Sua autorità nel governo del regno, 1101. Fatto aio del re Lottario, 1103. Spedisce Liutprando storico per ambasciatore al greco Augusto, 1108. Col veleno spedisce all'altra vita il re Lottario, 1111. Viene eletto re d'Italia, 1112. Imprigiona Adelaide regina, 1115. All'arrivo in Italia d'Ottone il Grande se ne fugge, 1120. Supplichevole ricorre a lui, 1124. Riacquista il regno, 1125. Assedia Canossa, 1128. Costretto a ritirarsi da Lodolfo figlio di Ottone il Grande, 1137. Per la morte del quale Lodolfo risorge, 1139. Alla seconda venuta in Italia di Ottone il Grande fugge di nuovo, 1150, 1151. Si fortifica nella rocca di San Leone, 1157. Quivi è bloccato da esso Ottone, 1160. È condotto prigione in Germania, dove muore, 1165, 1166, 1177.
Berengario, eretico. Sua dottrina condannata, IV, 247. E da lui abiurata, 290, 391.
Berenice, sorella d'Agrippa re, amata da Tito Cesare, e poi abbandonata, I, 310, 311, 321.
Bergamo, città afflitta da Attila, II, 561. Si dà a Matteo Visconte signor di Milano, V, 273. Si rimette in libertà, 278. Ivi guerra civile, 294. Si dà a Giovanni re di Boemia, 498. Presa da Azzo Visconte, 506.
Berito, città nella Fenicia, diroccata la maggior parte dal tremuoto, II, 28.
Bernabò Visconte esiliato da Lochino, V, 552. Richiamato dall'esilio, 609. Prende il possesso di Bologna, 614. Sue nozze con Regina Scaligera, 615. Indarno tenta Verona, 637. Succede in parte degli Stati di Giovanni suo zio, 640, 649. Sue guerre in Lombardia, 652. Se gli ribella Genova, 655. Fa guerra ai Gonzaghi, 661, 662. Sconfitto il suo esercito, 662, 667. Fa pace coi collegati, 667. Fa guerra a Bologna, 670, 671, 675, 679. E ai collegati, 686, 687. Che gli danno una gran rotta, 691. Fa pace con loro, 696. Lega contra di lui, 705. Muove guerra ai collegati contra di lui, 712, 713. Fa pace, 718. Acquista Reggio, 728. Sua vittoria su' collegati, 732. Gran rotta data da' collegati al suo esercito, 736. Ambrosio suo figlio ucciso, 738. Fa guerra agli Scaligeri, 766. Assolda gente per mandar soccorsi ai Veneziani suoi collegati, 774, 775. Fa guerra ai Genovesi, 774. Sua tirannia, e de' suoi figliuoli, 805. È fatto prigione dal nipote, 806. Sua morte, 809.
Bernardino da Polenta, signor di Ravenna, V, 281. Per poco signor di Ferrara, 320.
Bernardino II da Polenta, signor di Ravenna, V, 594. Dà fine al suo vivere, 674.
Bernardino (San), da Siena missionario. Sua morte, V, 1172.
Bernardo, duca della Settimania, III, 589.
Bernardo (San) disapprova l'usanza introdotta di esentare i monaci dall'ubbidire ai vescovi, III, 46.
Bernardo, figlio di Pippino re d'Italia, III, 471. È creato anch'egli re d'Italia, 482, 485. Chiamato in Francia, 492. Sospetti di Lodovico Pio contra di lui, ivi. Sua ribellione, 512. Torna in Francia, 513. Suo accecamento e morte, 516. Suo epitafio, 517. Ebbe moglie e figli, 518, 532.
Bernardo, duca di Linguadoca, aio di Carlo il Calvo, III, 567. Sua tirannia, 572. È degradato, 578.
Bernardo, vescovo di Ascoli, IV, 279.
Bernardo, legato apostolico a Milano, IV, 351.
Bernardo, cardinale, legato apostolico, IV, 493. Maltrattato in Parma, 499. Fine di sua vita, 627.
Bernardo (San), abbate di Chiaravalle, interviene al concilio di Pisa, IV, 629. Atti suoi in Milano ed in altre città, 629, 634. Viene chiamato dal papa a Pisa, 647. Tratta di pace col re Ruggeri, 653. Induce a pentimento l'antipapa Vittore, 655. Sue lettere per ismascherare la dottrina di Arnaldo da Brescia, 666. Fa prender la croce a Lodovico VII re di Francia ed a Corrado III re di Germania, 687. Per la cattiva riuscita della crociata gli si scatenano addosso le lingue maldicenti, 694. Invia ad Eugenio III la sua opera De consideratione, 700. Sua morte e santità, 711.
Bernardo, cardinale di San Clemente, IV, 739.
Bernardo vescovo di Porto, IV, 847.
Bernardo, duca di Moravia, IV, 1093.
Bernardo, da Caors, arcivescovo di Napoli, V, 776.
Bernuardo, vescovo di Virzburgo, IV, 12.
Beroldo, V. Bertoldo.
Berta, madre di Carlo Magno, III, 230. Riconcilia insieme i figli, 300. E viene in Italia, 301. Sua cura per istabilir parentado fra essi e Desiderio re dei Longobardi, ivi. Finisce di vivere, 351.
Berta, madre di Ugo conte di Provenza, e poi moglie d'Adalberto II di Toscana, III, 926. Aliena gli animi degli Italiani da Lodovico re di Provenza ed Augusto, 951. Carcerata da Berengario Augusto, 1004. Sua morte, 1024.
Berta, figlia di Berengario Augusto, badessa di Santa Giulia di Brescia, III, 997, 1001; IV, 48.
Berta, figlia di Ugo re d'Italia, maritata a Romano figlio di Costantino imperadore de' Greci, III, 1076, 1091, 1095.
Berta, figlia di Ottone e di Adelaide marchesi di Susa, maritata col re Arrigo IV, IV, 275, 333. Sua onestà tentata, 333, 334. Si studia Arrigo di ripudiarla, 336. Fine di sua vita, 437.
Bertarido, re de' Longobardi in Milano, II, 1271, 1272. Sua discordia col fratello Godeberto, 1272. Fugge, per paura di Grimoaldo, nella Pannonia presso Cacano re degli Unni, 1276. Per le istanze di Grimoaldo viene licenziato da Cacano, III, 17. Si mette in sua mano, 18, 19. Corre pericolo della vita, 19. Fugge in Francia, 20. Poi disegna di andare in Inghilterra, 36. Richiamato da una voce, ricupera il regno, 38, 39. Suo buon governo, 43. Fabbrica in Pavia un monistero, 44. Dichiara re Cuniberto suo figlio, 52. Sua pietà, 54. Se gli ribella Alachi duca di Trento, 60. Fine di sua vita, 76.
Bertario, abbate di Monte Casino, sua letteratura, III, 706, 807.
Bertila, regina, moglie del re Berengario, III, 963, 976. Tolta di vita col veleno, 1007.
Bertoldo conte, progenitore della real casa di Savoia, IV, 108.
Bertolfo (San), abbate di Bobbio, II, 1189. Ottiene privilegio da papa Onorio, 1190. Sua morte, 1224.
Bertoldo, o sia Bertoldo, duca di Carintia, IV, 342, 355, 365. Abbandona Arrigo IV re di Germania, 374. Dal quale gli è portata la guerra, 390. Fine di sua vita, ivi.
Bervardo (San), vescovo di Ildeseim, IV, 45.
Bessarione, cardinale legato di Bologna, V, 1234. Dona i suoi libri alla repubblica veneta, VI, 30.
Bianca, duchessa di Savoia, reggente di quegli Stati, VI, 105.
Bianchi, lor pio istituto: onde son nate le confraternita laicali, V, 888, 889. Vien loro proibito da papa Bonifazio IX l'accesso in Roma, 893.
Bichi (monsignor), nunzio apostolico in Portogallo. Controversia insorta tra questa corte e la pontifizia per essere eletto cardinale, VII, 311, 337, 362.
Bicilis, familiare de' più confidenti di Decebalo re della Dacia, I, 406.
Bidelufo, duca di Spoleti, IV, 832.
Bilichilde, moglie di Childerico re de' Franchi uccisa insieme col marito, III, 42.
Bilimere governator delle Gallie, accorso in aiuto di Antemio Augusto, è ucciso, II, 642.
Biordo de' Michelotti, capo di una compagnia di masnadieri, V, 854. Usurpa la signoria di Perugia, 855. Va al soldo de' Fiorentini, 861. Torna in grazia del pontefice Bonifazio IX, 868. Suo accordo co' Fiorentini, 874. Fine di sua vita, 883.
Bisanzio, sottomesso dall'armi di Severo Augusto, I, 661, 662, 686. Orribil disavventura ivi accaduta, per cui rimangono estinte tutte le vecchie famiglie venute alle mani colla guarnigione, 916. Ivi Costantino fonda Costantinopoli, 1186. V. Costantinopoli.
Bitume, invece di calce, adoperato nella fabbrica di Babilonia, I, 425.
Bleda, fratello di Attila. Succede insieme con esso al loro padre Rugila, re degli Unni, II, 489. V. Attila.
Bleda, vescovo ariano, I, 588.
Blemmii, popoli confinanti all'Egitto, I, 991.
Bleso (Quinto Giunio), proconsole dell'Africa, I, 67. Creato console, 68.
Boamondo, figlio di Roberto Guiscardo, IV, 287. Milita col padre contro i Greci, 45. Dà più di una rotta ad essi, 416. Sue liti col fratello per l'eredità del padre, 426. Guerra fra essi, 436, 437. Accordo fra loro seguito, 437. Nuove rotture, 445. Poi si riconciliano, ivi. Assedia Oria ribellatasegli, dove viene cacciato, 454. Si ribella contro i figli di Ruggieri creduto morto, 459. Prende la croce e con un'armata va in Levante, 470. Creato principe d'Antiochia, 480. Fatto prigione dai Turchi, 489. Liberato prende moglie, 508. Fa guerra ad Alessio imperador de' Greci, 515, 517. Fine di sua vita, 535.
Boamondo, figlio del precedente, succede al padre ne' suoi Stati, IV, 535.
Bobuleno, abbate di Bobbio, II, 1235. Bolla pontificia in suo favore dubbiosa, ivi.
Boccolino fa ribellare Osimo contro il papa, VI, 96.
Boemia, invasa da Carlo Magno, III, 448. Si ribella a Ferdinando II, VI, 971. È da lui ricuperata, 979.
Boendicia, o Bunduica, regina di una parte della Bretagna, fa guerra ai Romani, I, 221. Sua morte, 222.
Boezio, prefetto del preterio sotto Valentiniano III, resta ucciso, II, 573.
Boezio (Severino), filosofo e patrizio, II, 692, 721. Creato console, 775.
Boezio, figlio del precedente, console, II, 807. Accusato davanti al re Teoderico e cacciato in esilio, 815, 816. E poi privato di vita, 816. È tenuto per santo, 818.
Boiano, V. Bugiano.
Boleslao o Bolislao, duca di Boemia, III, 1214.
Bolislao, V. Boleslao.
Bologna in dominio de' Longobardi, III, 222. Quando cominciasse ivi lo studio delle leggi e la sua università, IV, 552. Le fa guerra Alberico conte di Barbiano, V, 905, 907. Si dà a Gian Galeazzo duca di Milano, 909. Torna in potere del papa, 915. Se gli ribella, 976. Torna all'obbedienza della Chiesa, 983. Poscia si rimette in libertà, 1001. Si sottomette al papa, 1015, 1027. Di nuovo si rivolta, 1075. E torna all'ubbidienza, 1077, 1078. Ivi nuova sollevazione, 1084. Ritorna al papa, 1087. Occupata da Niccolò Piccinino, 1131. Tentata in vano dal duca Valentino, VI, 182, 183. Lega da' Bolognesi fatta contra costui, 194. Si accorda con esso, 195. Ricuperata essa città da papa Giulio, 220. E di nuovo perduta, 264. Assediata dall'esercito pontificio e spagnuolo, 274. Soccorsa da Gastone di Foix, che se ne impadronisce, 275. Quivi è coronalo Carlo V, 476.
Bolognesi. Loro liti coi Modenesi, IV, 618. Si umiliano a Lottario Augusto, 645. Danno una rotta ai Modenesi, 671, 672. Si sottomettono a Federigo Augusto, 779, 801. Fan guerra a Faenza, 823, 826. Lor prepotenza coi Modenesi, 983, 987. Lor guerra co' Pistoiesi, 1018. Vanno in aiuto de' Cesenati, 1032. Acquistano il dominio d'Imola, 1055. Lor potenza e ricchezze a cagione delle scuole, 1069. Fan guerra ai Modenesi, 1085. Sconfitti da essi, ivi, 1090, 1091. Continuano la guerra contro di essi Modenesi, 1127, 1142. Federigo II prende loro i castelli di Piumazzo e di Crevalcuore, e li distrugge, 1158. Tolgono ai Modenesi il borgo di San Pietro, e lo bruciano, ivi. Sconfitti dai Modenesi, 1160, 1203. Ai quali occupano varie castella, 1203. Gran rotta da loro data al re Enzo con farlo prigione, 1212. Assediano e forzano Modena a rendersi, ivi. Padroni quasi di tutta la Romagna, 1265. Lor guerra civile, 1274; V, 26. Rottura fra essi e i Veneziani, 90. E con loro vantaggio, 94. Guerra civile risorge fra essi, ivi. Prevale ivi la fazion de' Guelfi, 109. Che son poi sconfitti dai Ghibellini, 112, 124. Fanno pace coi lor fuorusciti, e tardano poco a cacciarli, 131. Per tradimento prendono Faenza, 138, 139. Che loro è tolta dai Romagnoli, 220. Entrano in lega coi Parmigiani, 237. Lor guerra con Azzo Estense, 237, 252, 299. Gli fan ribellare Modena, 302. Tornano a parte guelfa, 303. Si collegano coll'Estense, ivi. Scacciano il legato pontifizio, 304. Si preparano contro di Arrigo VII, 340. Tentano l'acquisto di Modena, 359. Fan guerra a questa città, 448. Gran rotta loro data da Passerino de' Bonacossi signore di Mantova, 449. Riconducono Modena a sottomettersi a papa Giovanni, 459. Fortezza nella lor città fabbricata da Beltrando del Poggetto legato pontificio, 495. Sua sconfitta sotto Ferrara, 511. Cacciato esso legato pontifizio, riacquistano la libertà, 517, 518. Prendono per loro signore Taddeo de' Pepoli, 538. Poi i suoi figli, 595. Venduta la loro città a Giovanni Visconte, 614. Ne usurpa il dominio Giovanni da Oleggio, 649. Il qual poi la cede al cardinal Albornoz, 675. Si ribellano al papa, 748, 749. Che loro fa guerra, 750, 751. Accordo fra essi, 756. Guerreggiano coi conti di Barbiano, 816. Lor muove guerra il conte di Virtù, 830. Discordia fra essi, 887. Rigor d'essi contra il conte di Barbiano, 888. Fan guerra al signor di Faenza, 896. Fanno lega colle repubbliche di Venezia e di Firenze, 1163. Danno una sconfitta a Lodovico del Verme, ivi, 1164. Sedizion dei Canedoli in quella città, 1175. Tornano all'ubbidienza del papa, 1196.
Bona, città dell'Africa. È l'antica Ippona, IV, 183. V. Ippona.
Bona di Savoia, moglie di Galeazzo Maria Sforza duca di Milano, VI, 28. Reggente di quel ducato, 55. Deposta da Lodovico il Moro, 73.
Bonaventura (San), dottore della Chiesa. Sua morte, V, 106.
Boncompagno (Don Gaetano), duca di Sora e principe di Piombino, VI, 801.
Bonifazio I papa, eletto con scisma, II, 437. Disputata la di lui elezione, 439. Prevale all'avversario, 440. Sua morte, 449.
Bonifazio II papa. Sua elezione, II, 838. Sua morte, 844.
Bonifazio conte difensor di Marsilia, II, 422. Sprezzato da Castino, generale di Onorio Augusto, 449. Che poscia a lui ricorre. 461. Per frode di Aezio cade in disgrazia di Placidia, 468. Dichiarato ribello, 469. Rimesso in grazia, 474. Resta sconfitto da Genserico, 477. Torna a Ravenna, 483. Suo duello con Aezio, per cui muore, ivi, 484.
Bonifazio, vescovo di Cartagine, II, 812.
Bonifazio III, papa. Sua consecrazione, II, 1136. Breve sua vita, ivi.
Bonifazio IV papa. Sua elezione, II, 1138. Tiene un concilio, 1142. Termina i suoi giorni, 1158.
Bonifazio V papa, quando consecrato, II, 1165. Tempo della sua morte, 1179.
Bonifazio (San), vescovo ed apostolo della Germania, III, 169. Sua venuta a Roma, 209.
Bonifazio (San), arcivescovo di Magonza. Sua morte, III, 262.
Bonifazio I duca di Toscana, III, 488. Sua morte, 540.
Bonifazio II marchese di Toscana, III, 541. Sua impresa contra i Mori, 563, 564. Mette in salvo l'imperadrice Giuditta, 588. Per cui cade in disgrazia di Lottario Augusto, 597.
Bonifazio VI papa. Sua elezione e morte, III, 916.
Bonifazio conte, cognato di Rodolfo re di Borgogna, va in suo soccorso, e gli fa riportare una grande vittoria, III, 1016, 1017. Creato duca e marchese di Spoleti e Camerino, 1102. Tempo di sua morte, 1139.
Bonifazio, soprannominato Francone, pseudopapa, III, 1208. Cacciato fugge a Costantinopoli, 1209. Condannato in un concilio, 1212. Tornato a Roma, fa miseramente morire papa Giovanni XIV, 1253. Sua morte, 1255.
Bonifazio, cardinale, vescovo d'Albano, IV, 281, 284.
Bonifazio, marchese, figlio di Tedaldo marchese, IV, 70, 71, 75. Sua donazione al monistero di Polirone, 95. Signoreggia in Ferrara, 111. Quando creato duca e marchese di Toscana, 114. Signore di Mantova, ivi. Marito di Richilda, ivi, 116, 126. Gran cacciatore di beni delle chiese, 130. Creato duca della Toscana, 157, 174. Va in Alemagna, 187. Rimane vedovo, ivi. Prende per moglie Beatrice di Lorena, 188. Va all'assedio di Parma, 195. Sue penitenze, 232. Gli nasce la contessa Matilda, 234. È ucciso, 255. Chiamato tiranno, 256.
Bonifazio, marchese d'Este, IV, 633, 722.
Bonifazio VIII papa. Sua elezione, 230. Imprigiona Pietro da Morrone, già papa Celestino, V, 234. Sua coronazione e maneggi per la Sicilia, 235, 236. Processa Federigo re di Sicilia, 243. Eletto podestà di Pisa, 248. Suoi processi contra de' Colonnesi, 250. E liti con Filippo il Bello re di Francia, 252. Processa Alberto di Austria, 254. Predica la crociata contro i Colonnesi, 255, 257. Distrugge le loro terre, 258. Giubileo da lui celebrato, 265. Chiama in Italia Carlo di Valois, 271. Tenta in vano l'acquisto della Sicilia, 275. Sue fiere liti con Filippo il Bello re di Francia, 277. Lo scomunica e depone, 282. È sorpreso in Anagni da Guglielmo da Nogareto e da altri emissarii di esso re, e maltrattato, 282, 283. Liberato, s'inferma e muore, 284. Sue virtù e difetti, 286. Persecuzione dopo morte a lui fatta dal suddetto re, 309, 323.
Bonifazio, arcivescovo di Ravenna, V, 187.
Bonifazio, marchese di Monferrato. Sua vittoria sugli Astigiani, IV, 928. Spedito in Germania, 967. Generale d'un'insigne crociata, 977. Ricupera il regno di Tessalonica, 985. Si impadronisce di Napoli di Malvasia, 989. È coronato re di Tessalia, 993. Muore in una battaglia, 994.
Bonifazio juniore, marchese di Monferrato, fa guerra agli Astigiani, IV, 1086. Aderente a Federigo II, 1160. Si ribella dipoi, 1175.
Bonifazio IX papa. Sua elezione, V, 829. È favorevole a Ladislao re di Napoli, 835, 880. Mette pace fra i principi d'Italia, 849 Sua residenza in Perugia, 852. Torna a Roma, 855. Ricusa di cedere il papato, 872, 879, 880. Celebra il giubileo, 891. Congiura de' Colonnesi contra di lui, 892. II riceve in grazia, 900. Fa guerra al duca di Milano, 906. Ricupera Bologna, 913, 914. Ambasceria inviatagli dall'antipapa gli accorcia il corso di sua vita, 919. Suoi difetti, 920.
Bonifazio, marchese di Monferrato, VI, 85.
Bonifazio, marchese di Monferrato, sua infelice morte, VI, 486.
Bonivet, ammiraglio di Francia, spedito in Italia dal re Francesco I. Sue imprese, VI, 395, 401. Si ritira verso la Francia, 403.
Bonizone, vescovo di Sutri. Sua letteratura, IV, 409. Vescovo di Piacenza, è fatto morire fra i supplizii, 442.
Bonomo (San), abbate di Lucedio, IV, 156.
Bonosiano, prefetto di Roma, II, 393, 404.
Bonoso, usurpator dell'imperio, ucciso, I, 996.
Bonsignore, vescovo di Reggio, IV, 530, 547.
Bonzere, regina di una parte degli Unni, II, 833.
Bordeaux, città incendiata dai Goti, II, 422.
Borgogna antica. Suo regno sottoposto al romano imperio, II, 739. Quanto si stendesse, ivi; IV, 173.
Borgognoni, vinti dai Goti, chiedono soccorso agli Alamanni, I, 1026. S'impadroniscono d'un tratto delle Gallie, II, 422. Sconfitti da Aezio, chieggono pace, 491. Da lui di nuovo abbattuti, 494. Irruzione da essi fatta in Italia, 705, 718. Loro scorreria in Italia, 875. Uniti ai Goti ripigliano Milano con orrida strage de' cittadini, 878.
Borso, marchese d'Este, signor di Ferrara, V, 1215. Creato duca di Modena da Federigo III Augusto, 1225. Accoglimento da lui fatto a papa Pio II, 1254, 1255. Tratta la pace fra i principi d'Italia, VI, 25. Creato duca di Ferrara, muore, 37, 38.
Bosone, creato duca di Lombardia, III, 774, 781. Rapisce Ermengarda figlia di Lodovico II Augusto, 783. E la prende in moglie con gran solennità, 790. Accoglie papa Giovanni VIII in Provenza, 798. Negoziati d'esso papa in favore di lui, 804, 805. Si fa proclamare re di Borgogna, 810. Guerra a lui fatta da' Franzesi, 814. Termina il suo vivere, 836.
Bosone, fratello di Ugo re d'Italia, creato duca di Toscana, III 1050, 1056. Deposto ed imprigionato da esso re, 1069.
Bosone vescovo di Piacenza, III, 1075, 1076, 1093, 1100.
Bosone, abbate di Sant'Antimio, IV, 81.
Bosone, conte di Arles, III, 1104.
Botticella, o Bottesella de' Bonacossi, signore di Mantova, V, 264, 303.
Braccio da Montone. Principii della sua milizia, V, 964. Fa guerra a Perugia sua patria, 984, 1002. Mette a ferro ed a fuoco il contado di Cesena, 1000. Suo accordo coi Bolognesi, 1002. Dà una rotta a Carlo Malatesta, 1002, 1003. Divien signore di Perugia, 1004. S'impadronisce di Roma, 1009. Ne è cacciato da Sforza, 1010. La fa da masnadiere, 1018. Battaglie fra lui e Sforza, 1022. Si riconcilia con papa Martino, 1026. A cui sottomette Bologna, ivi, 1027. Principe di Capoa, va in soccorso della regina di Napoli, 1034. S'impadronisce di Città di Castello, 1041. Assedia Aquila, 1048, 1053. Ivi truova gran resistenza, ivi. Sconfitto e ferito cessa di vivere, 1056.
Brancaleone d'Andalò, Bolognese, senatore di Roma. Sua severità e disgrazie, IV, 1233, 1236, 1260. È liberato dalle carceri, 1269. Sua morte, 1270.
Brandano, predice il sacco di Roma, VI, 433.
Bredà, ivi stabilito un congresso di pace, VII, 645. Che è poi sciolto, 682.
Brescello preso da Drottulfo, II, 1057. Ricuperato dal re Autari, 1058.
Brescia, abbondante di nobili longobardi, III, 61. Eletto da quel popolo per suo signore Berardo de' Maggi vescovo, V, 288. Poscia Maffeo dei Maggi, 322. Si ribella ad Arrigo VII, 346. Sustien l'assedio, e si rende, 347. Presa da Mastino Scaligero, 505, 506. Poscia da Azzo Visconte, 536, 537. Tolta da' Veneziani al duca di Milano, 1065. Loro si rendono ambe le cittadelle, 1067. Assediata da Niccolò Piccinino, 1134, 1137. Liberata da Francesco Sforza, 1146. Si rende ai Franzesi, VI, 237. Si dà ai Veneziani, 276. Riacquistata dai Franzesi e saccheggiata, 278. Sua infelicità, 279. Presa dagli Spagnuoli, 292, 293. Torna sotto i Veneziani, 301. Abbandonata agli Spagnuoli, 305. Invano assediata da' Veneziani, 331.
Bresciani, riportano vittoria sui Bergamaschi, IV, 738. Ottengono capitolazione da Federigo Augusto, 744. Collegati contra di lui coi Milanesi, 765. Con dure condizioni comperano da lui la pace, 778. Sconfitta da essi data ai Cremonesi, 927. Ottengono privilegio da Arrigo VI Augusto, 929. In lega coi Milanesi, 966. Guerra civile fra que' nobili e la plebe, 971, 972. Questa è sconfitta dai Cremonesi, 974. Vendetta dei nobili contro la plebe, 983. Guerra fra essi nobili, 993. I quali dalla plebe sono cacciati dalla città, 1022. Da orribil tremuoto rovinata la loro città, 1055. Lor guerra ai Cremonesi, 1128. Assaliti dall'armata di Federigo II Augusto, 1141, 1142. Lor città indarno assediata da lui, 1148. Guerra civile fra loro, 1176, 1263. Sbaragliati da Eccelino, 1271. Che occupa la loro città, ivi. Si sottomettono al marchese Oberto Pelavicino, V, 16. Loro disavventure, 52, 53, 54. Si sottraggono al giogo di Oberto Pelavicino, 61. Guerra civile fra loro, 81. Si danno a Carlo I re di Sicilia, 89. Si ribellano ad Arrigo VII Augusto, 346. Scacciano la fazion ghibellina, 389. Prendono per lor signore il re Roberto, 407. Poscia Giovanni re di Boemia, 496.
Bretagna, per gran tempo esente dal giogo de' Romani, I, 156. Conquiste ivi fatte da Claudio Augusto, 157, 158. Ribellione ivi fatta, 221.
Bretagna minore. Sua origine, III, 519. È sottomessa da Lodovico il Pio, 520. Il quale doma gli umori inquieti di quei popoli, 547.
Britannico (Cesare), figlio di Claudio imperadore, I, 147. Perchè a lui dato questo cognome, 158. Perseguitato dalla matrigna Agrippina, 183. Protetto da Narciso liberto, 192. Avvelenato da Nerone, muore, 200.
Brunechilde, regina de' Franchi. Sua ambizione, II, 1100. Sue iniquità, 1137, 1148. Orrida sua morte, 1153.
Brunengo, vescovo d'Asti, III, 1131, 1159.
Bruno, abbate di Chiaravalle, IV, 725.
Brunone, arcivescovo di Colonia, III, 1206.
Brunone, vescovo di Tullo, creato papa, IV, 244, V. Leone IX.
Brunone (San), institutore della Certosa, IV, 478.
Brunone, arcivescovo di Treveri, IV, 521.
Brunone, vescovo di Segna, IV, 549.
Brutteri, popoli della Frisia, vinti da Costantino il Grande, I, 1079.
Bruzio, bastardo di Luchino Visconte, V, 552, 609.
Buccellino, o Butilino, duce degli Alamanni, con forte esercito cala in Italia contro i Greci, II, 947. Sue imprese in Italia, 952. In una battaglia da Narsete è sconfitto e morto, 953.
Bucicaldo, maresciallo di Francia, governatore di Genova. Sua rigorosa giustizia, V, 904. Attaccato in mare e sconfitto dalla flotta veneziana comandata da Carlo Zeno, 917. Dà aiuto ai Pisani contro i Fiorentini, 925. E contro i Visconti, 934, 935. Acquista Sarzana, 949. Leva la vita a Gabriello Maria Visconte, 957. Governo di Milano a lui dato, 966. Lo perde, e insieme quello di Genova, 967.
Bue, figura di un Dio dell'Egitto, V. Apis.
Buffoni e giocolieri sfoggiatamente una volta regalati, IV, 1125.
Bugiano, Boiano, o Basilio, capitano de' Greci in Puglia, fabbrica molte città, IV, 123. Sconfigge Melo e i Normanni, 124, 125. Preso Datto, il fa morire, 131. Aiuta Pandolfo IV principe di Capoa, 155. Vien richiamato a Costantinopoli, 165.
Bulgari, quando si cominci ad udire il loro nome nella Mesia, II, 700. Fanno una irruzione nella Tracia, 734. Vinti da Pitzia generale del re Teoderico, 756. Guerra lor fatta da Giustiniano II Augusto, III, 77, 78, 128. Si convertono alla fede di Cristo, 484.
Bulgaro, giureconsulto, IV, 750.
Bulla (Felice), famoso masnadiere sotto Severo Augusto, I, 703.
Bunduica, V. Boendicia.
Buonamici (Castruccio). Sua storia dell'assedio di Velletri pubblicata da lui, V, 533.
Buono, duca di Napoli, III, 557. Sua morte accennata, 600.
Buono, patriarca di Grado, III, 1148.
Buono, abbate di Ravenna, IV, 81.
Burcardo, duca di Suevia, III, 1011. Chiamato in Italia dal re Rodolfo, suo genero, viene ucciso da' Milanesi, 1027.
Burcardo, duca di Alemagna, III, 1172.
Burcardo, arcivescovo di Lione, IV, 180.
Burdino. V. Maurizio arcivescovo.
Burgundio, Pisano, dottissimo in latino e greco, IV, 870.
Burro (Afranio), prefetto del pretorio, I, 184. Frena l'ambizione di Agrippina, 196, 197. Caduto in sospetto si difende, 202. Nerone comincia a sprezzarlo, 206. Rifiuta a Nerone di prestar mano alla uccisione d'Agrippina, 213, 214. Applaude a Nerone citaredo, 218. Finisce i suoi giorni, 223.
Burro (Anastasio), marito di una sorella di Commodo Augusto, e console, I, 592. Ucciso da esso Commodo, 613, 614.
Busa, re dei Bulgari, II, 735.
Butilino, V. Buccellino.
C
Cabade, re di Persia, II, 754.
Cabade, o Coade, re de' Bulgari, II, 743.
Cabaone, capo de' Mori. Dà una rotta a Trasamondo re de' Vandali, II, 811.
Cacano, re degli Unni. Sua lega coi Longobardi, II, 1115. Fa guerra a Maurizio Augusto, 1119. Aiuta il re Agilolfo, 1126. Sua terribile incursione nel Friuli, 1143. Prende e saccheggia Cividale, 1145. Macchina un tradimento ad Eraclio Augusto, 1164, 1165. Fa pace con lui, 1167. Eletto tutore di Eraclio Costantino figlio di Eraclio Augusto, 1170. Sconfitto dagli Sclavi, 1174. Suo vano assedio di Costantinopoli, 1184. Scaccia Bertarido, III, 17. Fa guerra a Lupo duca del Friuli, 24, 25. Costretto a ritirarsi, 26.
Cacone, figlio di Gisolfo duca del Friuli, II, 1144. Creato anch'egli duca, 1169. Sua morte, 1211.
Cadalo, o Cadaloo, duca ossia marchese del Friuli, III, 419, 450, 511, 520. Sua morte, 522.
Cadaloo, vescovo di Parma, IV, 210. E conte di quella città, 239. Creato antipapa, 302. Va a Roma, 305. È condannato e deposto, 308. Tornato a Roma, resta assediato, 313, 314, 317. Ottiene la libertà, 319. Condannato di nuovo nel concilio di Mantova, 330.
Cadice, preso dagl'Inglesi, VI, 862.
Cadoldo, vescovo di Novara, III, 819.
Caio. V. Caligola.
Caio, figlio d'Agrippa e di Giulia figlia di Cesare Augusto, adottalo da esso Augusto, e creato console, I, 6. Milita in Soria, 8. Va a regolare gli affari dell'Armenia, ed è ferito a tradimento, 12. Sua morte, 14.
Caio papa, I, 1005. Passa a miglior vita, 1037.
Calendario. Sua correzione fatta da papa Gregorio XIII, VI, 790.
Calidonii, popoli feroci della Bretagna, I, 708.
Caligola (Caio). Sua nascita, I, 37. Figlio di Germanico Cesare, 59. Sua adulazione verso Tiberio, 98. Per la cui morte diviene imperadore, 113, 114. Onde prendesse il soprannome di Caligola, 114. Suoi lodevoli principii, 115, 116. Sua improvvisa mutazione, 117, 118. Sua infame lussuria, 120, 121. Sue stravaganze per la morte di Drusilla, 121. Sue mogli, 122. Sua crudeltà, 122, 123. Sua frenesia, 126. Ponte da lui fabbricato fra Baia e Pozzuolo, ivi. Sua ridicola andata nelle Gallie, 127. Congiura di Marco Emilio Lepido contra di lui, 129. Sua azione curiosa, 132, 133. Sdegnato ritorna a Roma, 133, 134. Vuol essere tenuto per dio, 135. Ucciso dai congiurati, 140.
Callinico, esarca di Ravenna, II, 1103. Fa pace coi Longobardi, 1106. Ai quali manca di parola, 1114. Malveduto da' Ravegnani, 1118. E perciò deposto, ivi.
Callinico, patriarca di Costantinopoli, III, 92, 95, 96. Dopo abbacinato, è rilegato a Roma, 121.
Callisto I, papa, I, 736. Suo martirio, 764.
Callisto, patriarca d'Aquileia, III, 169. Maltrattato da Pemmone duca, 207.
Callisto II, papa. Sua elezione, IV, 571. Concilii da lui tenuti in Francia, 572, 573. Viene in Italia, 575. Va a Monte Casino e ad altri luoghi, 576. Torna a Roma, 579. Va all'assedio di Sutri, ivi. Preso l'antipapa Burdino, trionfalmente entra in Roma, ivi. Suo viaggio in Puglia per trattar di pace, 582. Fa pace con Arrigo V, ivi, 583. Concilio generale lateranense da lui tenuto, 585. Sua morte, 588.
Callisto III. Sua elezione, V, 1239. Sua spedizione contro i Turchi, 1243. Discordia tra lui e il re Alfonso, 1247, 1251. Suo disordinato amore pe' parenti, 1251. Chiamato da Dio all'altra vita, 1252.
Calpurnia, sacerdotessa, moglie di Tito Quartino già console, per la sua castità adorata da' Romani, I, 819.
Calvilla (Domizia), madre di Marco Aurelio Augusto, I, 504, 526.
Calvino, eresiarca. Sua andata a Ferrara, VI, 525. Fugge a Ginevra, ivi.
Calvisio (Flavio), governatore dell'Egitto, si ribella a Marco Aurelio, I, 569.
Camenio (Celonio Giuliano), prefetto di Roma, I, 1198.
Camerino, quando occupata da' Longobardi, II, 1116. Assediata indarno dall'armi pontifizie, VI, 509. Data ad Ottavio Farnese, 539.
Camillo (Furio), proconsole dell'Africa. Sua vittoria, I, 55.
Camillo (Ovinio). Sua ribellione contro Alessandro Augusto, I, 774.
Campidoglio bruciato, I, 283. Rimesso in piedi da Vespasiano, 288. Bruciato di nuovo, 322. Rifatto da Domiziano, 330.
Camposanto: ivi battaglia tra gli Austro-Sardi e gli Spagnuoli, VII, 509.
Candelabro del tempio di Gerusalemme, I, 294, 310.
Candia. Suo regno assalito da' Turchi, VI, 1137. Assediata la città, 1171, 1178, 1250, 1253. Che cede al potere turchesco, 1255.
Candiano, o Candidiano, eletto patriarca di Grado, II, 1133.
Candidiano, figlio bastardo di Galerio Augusto, I, 1099, 1127. Adottato da Valeria imperadrice, 1100, 1128. Ucciso da Licinio, 1128.
Candidiano, patriarca di Grado, V. Candiano.
Candidiano, generale di Teodosio, II, 456.
Cane dalla Scala, vicario di Verona, toglie Vicenza ai Padovani, V, 350. Contra de' quali dà principio ad un'aspra guerra, 355, 359. Sotto Vicenza li mette in rotta, 380. Fa pace con essi, 381. Sua guerra contro i Cremonesi, 385. Ricetta e crea suo capitan generale Uguccione dalla Faggiuola, 389. Di nuovo sconfigge i Padovani sotto Vicenza, 395. Prende Monselice ed altre terre, ivi. Generale de' Ghibellini, 403. Assedia Trivigi e Padova, 404, 405. Scomunicato dal papa, 411. È messo in fuga dai Padovani, 416. Sua industria per liberarsi dal nemico esercito tedesco, 443. Va in aiuto de' Modenesi, 448. Rinnova la guerra a Padova, 450. Chiama in Italia Lodovico il Bavaro, 459, 460. Coopera alla depression di Passerino de' Bonacossi signor di Mantova, 474. Acquista la signoria di Padova, 477. Mirabil corte bandita da lui tenuta, 478. Sua magnificenza, 479. Assedia Trivigi, 486. Ne divien padrone, ed è colto dalla morte, ivi.
Can Grande figlio di Mastino dalla Scala. Sue nozze con Isabella figlia di Lodovico il Bavaro, V, 615. Succede al padre, 625. Gli è tolta Verona da Fregnano, suo fratello bastardo, 637. La ricupera, 638. È ucciso da Can Signore suo fratello, 674.
Can Signore dalla Scala, uccide il fratello, ed è proclamato signor di Verona, V, 674, 675. Sue nozze con Agnese figlia del duca di Durazzo, 696. Imprigiona Paolo Alboino suo fratello, 701. Collegato con Bernabò Visconte, 712. Termine del suo vivere, 747.
Can Francesco dalla Scala figlio d'Antonio già signor di Verona, V, 840.
Cannabaude, re dei Goti, ucciso da Aureliano Augusto, I, 959.
Canoni penitenziali una volta in uso, IV, 465.
Canonici, loro instituzione, III, 504.
Capelliano, senatore in Africa, abbatte i due Gordiani Augusti, I, 827.
Capitolino, scrittore sotto Costantino il Grande, I, 1220.
Capitone (Fonteio), generale in Germania, I, 257. Ucciso da Galba, 261.
Capitone (Egnazio), già console, ucciso da Commodo, I, 605.
Capoa: suo principato, III, 654. Distrutta da un incendio, 681. Capoa nuova edificata, ivi. Conceduta da Carlo Calvo alla Chiesa romana, 775. Eretta in arcivescovato, 1176.
Caracalla (Marc'Aurelio), che fu poi imperadore, figlio di Severo, I, 653. Dato a lui il titolo di Cesare, 664. Perchè nominato Caracalla, ivi. Ornamenti imperiali a lui conceduti, 673. Dichiarato Augusto, 676. Prende per moglie Fulvia Plautilla, 689. Fa uccidere il suocero Plauziano, 695, 696. Si dà in preda ai vizii, 700. Sua antipatia col fratello Geta, ivi. Va col padre in Bretagna, 706. Ivi medita la di lui morte, 710. Gli succede nell'imperio, 714. Tratta della division dell'imperio col fratello Geta, 716. E poi lo uccide, 717. Sue barbariche crudeltà, 721. Va alla guerra, 725. Assume il nome di Alessandro Orientale, 727. Imprigiona con frode Abgaro re dell'Osroene, e s'impadronisce di quella provincia, 732. Sue iniquità contra gli Alessandrini, 734. E contro i Parti, 735. Ucciso da Marziale tribuno delle sue guardie, 739. Ed empiamente deificato, 740.
Caracena, V. Marchese di Caracena.
Carattaco, uno de' re britanni, I, 182.
Carausio usurpa l'imperio nella Bretagna, I, 1018. Sua pace con Massimiano Augusto, 1022. Contra di lui procede Costanzo Cloro, 1032. Ucciso da Alletto suo ministro, 1033.
Cardinale di Fleury. Sua morte, VII, 514.
Cardinali romani, parochi o diaconi, III, 668.
Cardinali franzesi: cominciano il grande scisma della Chiesa romana, V, 761.
Carestia grande in tutto l'Oriente, I, 1198.
Carestia in Roma, II. 240, 1131; III, 127
Carestia nella Soria, III, 76.
Carino (Marco Aurelio), figlio di Caro Augusto, I, 1001. Succede al padre nell'imperio, 1004. Sua infame vita, 1009. Sua morte, 1010.
Cariberto, figlio di Clotario re de' Franchi. Alla morte del padre rimane signor di Parigi, II, 971, 972.
Cariberto, figlio di Clotario II re de' Franchi, II, 1220.
Cariomero, re de' Cherusci, I, 332.
Caritone, moglie di Gioviano Augusto, II, 137, 142.
Carlo Martello, maggiordomo del regno di Francia, 111, 148. Fatto prigione da Pleltrude sua matrigna, poi liberato, 151. Usurpa la maggior parte del governo della monarchia franzese, 163. Sue azioni, 172, 194. Si pacifica con Eude duca d'Aquitania, e con lui dà una sconfitta a' Saraceni, 197, 198. Occupa l'Aquitania ed altri paesi, 203. Ricupera la città d'Avignone daj Saraceni, 208. Chiama in suo aiuto contro i Saraceni il re Liutprando, e gli scaccia dalla Provenza e dalla Linguadoca, 210, 211. A lui offerto il dominio di Roma, 218. Sua morte e suoi figli, 226, 227.
Carlo Magno. Sua nascita, III, 230. Succede al padre, 292. Suoi dissapori con Carlomanno suo fratello, 294. E riconciliazione fra loro, 300. Prende per moglie una figlia del re Desiderio, 302. La ripudia, 305. Condannato per questo da molti, ivi. Occupa gli Stati de' suoi nipoti, 307. Muove guerra al re Desiderio, 314 L'assedia in Pavia, 315, 316. Va a Roma, 316, 317. Se gli rende Pavia col re, 318. Epoca del regno d'Italia, 320. Non mantiene le promesse fatte a papa Adriano, 325. Fa guerra a Rodgauso duca del Friuli, 330. Comporta che Leone arcivescovo di Ravenna faccia da padrone nell'esarcato, 335, 336. Sue imprese contro i Saraceni di Spagna, 338. Va a Roma, 343. Suo amore alle lettere ed ai letterati, 345, 482. Vince i Sassoni, 348. Sue leggi, 352. Ritorna a Roma, 361. Gli si sottomette Arigiso duca di Benevento, 362. E Tassilone duca di Baviera, 366. Promette a papa Adriano varie città, 367. Rimette in libertà Grimoaldo principe di Benevento, 370. Era patrizio di Roma: in che consistesse questa carica, 379, 400, 403. Dà principio alla guerra contro gli Unni, 385. Scopre una congiura tramata contra di lui da Pippino suo figlio bastardo e da altri, 387, 388. Sua indefessa cura per la religione, 393. Predizione fattagli da san Paolino, 395. Sua pretensione nell'eleggere l'arcivescovo di Ravenna, 396. Sue spedizioni guerriere, 397, 400, 403, 408, 409, 418, 443, 448, 456, 462, 467, 473. Sue suntuose fabbriche in Aquisgrana, 400, 401. Accoglie Leone III papa, 415. Viene in Italia, 420. È coronato imperadore, 422. A lui suggettata Gerusalemme col santo sepolcro, 428. Sue leggi, 430. Ambascieria a lui mandata da Irene Augusta, 435. Altra inviatagli da Niceforo imperadore de' Greci, 439. Suo abboccamento con papa Leone 445. Divisione di Stati fra i suoi figliuoli, 451. Ambasciatori di Abdela re di Persia speditigli con suntuosi regali, 458, 459. Suo saggio prevedimento contra le incursioni de' Normanni, 463. Sua cura per il bene de' suoi popoli, 465. È biasimato per cagione delle figliuole, 472 Suo testamento, 477. Vecchio, attende ai consigli di pace, 478, 479, 481. Dichiara imperadore Lodovico suo figlio, 484. È chiamato a miglior vita, 489. Sue lodi, ivi.
Carlo primogenito di Carlo Magno, III, 388, 395, 397, 404. Stati a lui lasciati dal padre, 452. Sua morte, 478.
Carlo Calvo, figlio di Lodovico Pio. Sua nascita, III, 539, 540, 566, 579. Relegato in un monistero, 584. Stati a lui lasciati dal padre, 598. A lui succede, 613. Si difende contro Lottario Augusto, 615. Gli fa guerra, 619. E lo sconfigge, 620. Stati a lui toccati nella division coi fratelli, 628. Pace confermata fra loro, 641 Percosse a lui date da Pippino suo nipote, e dal duca della Bretagna minore, 643, 644. Gli fa guerra Lodovico re di Germania suo fratello, 686. Perdona al conte Baldovino, che gli avea rapita Giuditta sua figlia, 700. Occupa gli Stati di Lottario re della Lorena, 725, 726. Li divide con suo fratello Lodovico Augusto, 727. Sua superbia, 728. Destinato dal papa per imperadore, 744. Viene in Italia per succedere a Lodovico imperadore, 768, 769. Sua gara con Carlo il Grosso, 770. Con Carlomanno, ivi. È coronato imperadore, 772. Eletto re d'Italia, 774 Muove guerra ai figli di Lodovico suo fratello, 776, 777. Rotta a lui data da' Tedeschi, 777. Torna in Italia, 790. Fugge, all'avviso della venuta di Carlomanno, 791. Termina i suoi giorni, 792.
Carlo il Grosso cala in Italia per contrastare il regno a Carlo Calvo, III, 769. Stati a lui lasciati dal padre, 779. Minaccie a lui fatte da papa Giovanni VIII, 799. Cala in Italia, 810. Creato re d'Italia, 811. Coronato imperadore da papa Giovanni, 818, 821. Sua infelice impresa contro i Normanni, 833, 834. Abboccamento suo con papa Marino, 837. Mette al bando dell'imperio Guido duca di Spoleti, 838. Sue poco lodevoli azioni, 839. A lui dato il governo della Gallia, 845. Impugna la consecrazione di papa Stefano V, 849. Suo inutile sforzo contro i Normanni assedianti Parigi, 851, 852. Infermo e disprezzato da ognuno, viene deposto, 858. Fine dei suoi giorni, 861.
Carlo, figlio di Lottario Augusto, III, 662. Succede al padre nel regno della Provenza, 678. Cede una porzione di paese a Lodovico II Augusto suo fratello, 687. Fine de' suoi giorni, 700.
Carlo il Semplice, coronato re di Francia, III, 891, 935. Cede ai Normanni il paese ora appellato Normandia, 982.
Carlo Emmanuello re di Sardegna, IV, 109.
Carlo conte d'Angiò e di Provenza, poi re di Napoli e di Sicilia, va in Egitto col santo re di Francia Lodovico IX, IV, 1209. Gli è esibito il regno di Sicilia, 1235. Acquista degli Stati nel Piemonte, V, 19. Trattato per dargli il regno suddetto di Sicilia, 34, 38, 44 Creato senatore di Roma, 44. Suo arrivo ed entrata solenne in quella città, 49. Passa l'esercito suo felicemente per Lombardia, 52. Coronato re di Sicilia, 54. Sua battaglia col re Manfredi, e vittoria, 56, 57. Lamenti dei popoli per la sua avidità, 60. Preso per signore da' Fiorentini, e creato dal papa vicario della Toscana, 65. Assedia Nocera, 73. Sua battaglia, e vittoria su Corradino, 75, 76. A cui fa tagliare il capo, 77. Sua crudeltà contro i Siciliani, 78. Seconde nozze di lui con Margherita di Borgogna, 79, 82. Prende Nocera, 81. Sue mire tendenti alla signoria di tutta l'Italia, 83, 85, 86, 89. Forza Tunisi ad essergli tributaria, 88. Sua azione infame, ivi. Suoi tentativi per impadronirsi di Genova, 99. E di Asti, 103. Sue perdite in Piemonte, 108. Discordia fra lui e Ridolfo re dei Romani, 120, 121. È abbassato da papa Niccolò III, 129. Sua violenza per l'elezione di papa Martino IV, 140. Suo aspro governo de' popoli, 147. Gli si ribella la Sicilia, 149. Assedia Messina, 150. Sua durezza verso gli abitanti di questa, città, 151. È forzato da Pietro d'Aragona a ritirarsi, 153. Lo sfida a duello, 161. Suo sdegno contro Napoli, 169. Sua morte, 176.
Carlo, principe di Salerno, primogenito del re Carlo I, poi Carlo II re di Napoli, V, 160. Fatto prigione da Ruggero di Loria, 168. Succede al padre, 177. Sua flotta sconfitta da' Siciliani, 189. Liberato dalla prigionia, 194. Coronato re di Sicilia, 198, 199. Assedia Giacomo re di Sicilia assediante Gaeta, 200. Sua pace con Alfonso re d'Aragona, 215. Fa guerra a Federigo re di Sicilia, e ne ha vittoria, 260. Suoi Stati in Piemonte, 307. Dà fine al suo vivere, 326.
Carlo di Valois, figlio di Filippo re di Francia. Conferiti a lui dal papa i regni d'Aragona, Valenza e Catalogna, V, 163. Chiamato in Italia da papa Bonifazio VIII, 271. Va a Firenze per mettervi la pace, e vi accresce la discordia, 272. Vergognosa pace da lui stabilita con Federigo re di Sicilia, 276. Torna in Francia, e si unisce col fratello contro del papa, 277, 301, 317.
Carlo, figlio di Giovanni re di Boemia, viene in Italia, V, 501. Dà una rotta ai marchesi estensi, 508. Visita Lucca, 514. Signore della Carintia, toglie Feltre e Belluno agli Scaligeri, 537, 588 Creato re de' Romani, 582. Sconfitto dal marchese di Brandeburgo, 588. Cala in Italia, 640. Coronato in Milano, 644. Poscia in Roma, 645. Ritorna in Boemia, 646. Entra in lega contro i Visconti, 705. Torna in Italia con potente armata, e nulla fa, 714. Prende il possesso di Lucca, 715. Di Pisa e Siena 716. Va a Roma, 717. Dal popolo di Siena, è cacciato dalla città, 718, 719. Torna con iscorno in Germania, 719. Fa eleggere Venceslao suo figlio re de' Romani, 753. Chiude il corso di sua vita, 764.
Carlo VI, re di Francia. Sue qualità, V, 871. Signore di Genova, 879.
Carlo Martello, primogenito di Carlo II re di Napoli. Sua morte, V, 274.
Carlo, figlio di Carlo Martello, dichiarato re d'Ungheria, V, 274. Invano pretende al regno di Napoli, 326. Viene a Napoli col figlio Andrea, 516. Sua morte, 567.
Carlo, duca di Calabria, fa guerra alla Sicilia, V, 452. Creato signor di Firenze, 454. Accorre alla difesa del regno paterno, 464. Sua immatura morte, 475.
Carlo di Durazzo, soprannominato dalla Pace, generale delle armi di Lodovico re d'Ungheria contro i Veneziani, V, 774. Destinato a far guerra a Giovanna regina di Napoli, 775. S'impadronisce d'Arezzo, 780. Creato senatore di Roma, 781. Coronato in Roma re di Napoli, 784. Prende Napoli e la regina Giovanna, 785. A cui leva dipoi la vita, 790. Sua rottura col papa, 799, 800. Lo assedia in Nocera, 803. Coronato re di Ungheria, è ucciso, 813, 814.
Carlo Zeno, generale de' Veneziani contro i Genovesi, V, 774.
Carlo de' Malatesti, signor di Rimini, V, 811. Fa guerra agli Ordelaffi, 856. Generale de' collegati contro il duca di Milano, è sconfitto, 875. Dà una gran rotta ad esso duca, 877. Protegge papa Gregorio XII, 956, 977. Governator di Milano, 958. Se ne ritira, 965. Generale de' Veneziani, 978, 984. Vinto ed imprigionato da Braccio da Montone, 1003. Sconfitto e fatto prigione da Filippo Maria Visconte duca di Milano, 1058. Che tosto il rimette in libertà, ivi. Generale di esso duca, resta sconfitto e prigione, 1071.
Carlo VII, re di Francia. A lui si sottomettono i Genovesi, V, 1248. Che poi si ribellano, 1264. Sua morte, 1266.
Carlo VIII, re di Francia, VI, 94, 99. Da lui Lodovico Sforza duca di Milano riconosce in feudo Genova, 108. Invitato da esso Lodovico a venire in Italia, 115. Nol può ritenere il papa, 119. Arriva a Pavia, 120. Mette in libertà i Pisani, 123. Suo accordo coi Fiorentini, 124. Entra in Roma, e si accorda col papa, 126. Con facilità acquista quasi tutto il regno di Napoli, 128, 129. Frettolosamente da di là si parte, 131. Battaglia coi collegati al Taro, 132. Termina i suoi giorni, 146.
Carlo, duca di Savoia, succede a Filiberto suo fratello, VI, 81. Spoglia de' suoi Stati Lodovico marchese di Saluzzo, 99. Sua morte, 105.
Carlo, duca di Savoia, succede a Carlo suo padre, VI, 105. Sua immatura morte, 142.
Carlo Cavalcabò, signor di Cremona, V, 922. Gli è tolto il dominio e la vita da Gabrino Fondolo, 943.
Carlo, duca d'Orleans, ricupera Asti, V, 1195.
Carlo Gonzaga, fratello di Lodovico marchese di Mantova, sconfitto da Guglielmo di Monferrato, V, 1080, 1081. Sue prepotenze in Milano, 1206. Imprigionato da Francesco Sforza, 1218.
Carlo de' Manfredi, signor di Faenza, VI, 30.
Carlo da Montone, figlio di Braccio. Cerca, ma inutilmente, d'insignorirsi di Perugia, VI, 56.
Carlo d'Ambosia, signor di Sciomonte, governatore di Milano, VI, 252, 255, 262.
Carlo V d'Austria, re di Castiglia, succede a Ferdinando il Cattolico avolo suo, VI, 334. Fa pace con Francesco I re di Francia, 344. È creato imperadore, 353. Va in Inghilterra, 357. Sua coronazione in Aquisgrana, ivi. Dieta da lui tenuta in Vormazia, 361. Gli è mossa guerra da Francesco I, 362. Sua lega con papa Leone X, 363. Con papa Adriano VI, 392, 393. Manda lo esercito suo in Provenza, 405. Vittoria de' suoi, e prigionia di Francesco I sotto Pavia, 415. Toglie a Francesco Sforza il ducato di Milano, 420. Rende la libertà al re di Francia, 421. Che poi fa lega col papa ed altri contra di lui, 422. È incerto se acconsentisse alle sciagure di Roma, 444. Approva la liberazione del papa, 451. Con cui fa lega, 468. Suo accordo col re di Francia, ivi. Viene per mare a Genova, 470. Indi a Bologna, 472. Dove è coronato dal papa, 476. Concede Malta ai cavalieri gerosolimitani, 483. Suo laudo in favore di Alfonso duca di Ferrara, ivi. Suo apparato d'armi contro di Solimano, 487. Fa l'impresa di Tunisi, 511. Se ne impadronisce, 513. A lui decade il ducato di Milano, 514. Passa a Roma, 517. Porta la guerra in Provenza, 521. Infelice riuscita di quell'impresa, ivi, 522. Suo abboccamento con papa Paolo III a Nizza, 534. Marita la figlia Margherita con Ottavio Farnese, 536. Si abbocca con Francesco I, 537. Suo solenne ingresso in Parigi, 543. Suo abboccamento con papa Paolo in Lucca, 551. Sua infelice impresa d'Algeri, 552. Viene a Genova, 558. Torna ad abboccarsi col papa in Busseto, 560. Sua pace con Francesco I, 569. Guerre da lui fatte in Germania, 577, 578. Sua vittoria, in cui resta prigione Gian Federigo duca di Sassonia, 584. Mal animo di lui contro i Farnesi, 587. Pubblica l'Interim, 593. Tiene a bada papa Paolo intorno gli affari di Parma, 597. Fa lega con Giulio III, 610. Lega de' Franzesi e protestanti contra di lui, 624. Corre gran pericolo, 625. Indarno assedia Metz, 626, 627. Rinunzia al figlio Filippo i Paesi Bassi, 645. Poscia i regni di Spagna, 650. Suo ritiro nel monistero di San Giusto a' confini della Castiglia, 651. Quivi termina i suoi giorni, 672.
Carlo IX, re di Francia, VI, 691. Cerca aiuti da papa Pio V, 729. Suo matrimonio con Isabella figlia di Massimiliano imperadore, 736, 747. Sua congiura contro gli ugonotti, 757. Fa loro guerra, 760. Suoi maneggi per far eleggere re di Polonia Arrigo duca d'Angiò suo minor fratello, 761. Rapito dalla morte, 764.
Carlo III, duca di Savoia, succede a Filiberto, suo fratello, VI, 215. Tratta di concordia tra i Franzesi e gli Svizzeri, 325. Stabilisce lega fra papa Leone X e il re Francesco I, 328. Interviene alla coronazione di Carlo V, 476. Indarno assedia Ginevra, 485. Gli fa guerra Francesco re di Francia, 515. Gli toglie Torino ed altri luoghi, 519. Deluso da Carlo V, 532. Soccorre Nizza, e racquista altri luoghi, 563, 564. Sua morte, 631.
Carlo Borromeo, nipote di papa Pio IV, creato cardinale, VI, 685, 688. Sue virtù, 689, 700, 703. Sua legazione, 714. Miracolosamente salvalo da un'archibugiata, 741. Sua carità nella peste di Milano, 770. Chiamato a miglior vita, 796.
Carlo della Noia, vicerè di Napoli, generale di Carlo V, VI, 399. Abbandona Milano ai Franzesi, 407. Prende prigione il re Francesco I, 415. E il mena in Ispagna, 417. Maltrattato in una battaglia di mare, 429. Fa tregua col papa, 433, 436.
Carlo II, re di Spagna. Sua nascita, VI, 1225. Succede al padre, 1240. Suo sdegno pel partaggio della sua monarchia, VII, 135, 147. Dichiara suo erede Ferdinando, figlio dell'elettor di Baviera, 139. Per la morte di questo, ne sostituisce Filippo duca d'Angiò, e manca di vita, 147, 148.
Carlo V, duca di Lorena, generalissimo dell'imperador Leopoldo, VII, 45. Libera dall'assedio dei Turchi Vienna, 47. Sue conquiste in Ungheria, 57, 58. Prende Buda, 60. La Transilvania ed altri paesi, 68. Muore, 83.
Carlo Emmanuele, duca di Savoia. Sua nascita, VI, 699. Succede ad Emmanuel Filiberto, suo padre, 784. Suo disegno sopra Ginevra, 793. Prende in moglie donna Caterina d'Austria, 798, 804. Magnifiche feste in occasione della nascita di suo figlio Vittorio Amedeo, 812, 813. S'impadronisce di Saluzzo, 822. Sue pretensioni sopra il regno di Francia, 826, 827, 833. Acquista Marsilia, 838. Fa tregua col re Arrigo IV, 857. A cagione di Saluzzo va a Parigi, 887. Pace e cambio fra il re di Francia e lui, 888, 991. Suo tentativo contro Ginevra, 898. Dà in moglie ai principi di Mantova e di Modena due sue figlie, 923. Di nuovo tenta Ginevra e Cipri, 928, 932. Sue pretensioni contro il duca di Mantova, 938. A cui move guerra, 940. Gli restituisce quanto aveagli tolto, 942. Sua guerra col governator di Milano, 945. Viene ad un trattato di pace, 950. Ricomincia la guerra, 953, 957. Prende la città d'Alba, 958. Perde Vercelli, 960. Fa pace cogli Spagnuoli, 963. Ricupera Vercelli, 967. Fa lega col re di Francia e coi Veneziani, 990. Suo sdegno contro i Genovesi, 995. Collegato co' Franzesi a danni de' Genovesi, 999. Dà buon principio alla guerra, 1001. Perde l'occupato paese, 1003. Fa pace co' Genovesi, 1008. Sveglia le sue pretensioni sopra il Monferrato, 1016. Si collega cogli Spagnuoli, 1018. Fa guerra al Monferrato, 1020. Sua congiura in Genova, 1021. Impedisce a' Franzesi la calata in Italia, 1022. Fa pace col re di Francia, 1027. Il cardinale di Richelieu tenta di sorprenderlo, 1033, 1034. Sua morte, e rare sue qualità, 1041, 1042.
Carlo Emmanuele II, duca di Savoia. Sua nascita, VI, 1083. Succede al fratello, 1089. Congiura contro di lui, 1168. Se gli ribellano i Barbetti, 1199. Restituita a lui la cittadella di Torino, 1207. Ricupera Trino, 1211. E Vercelli, 1218. Prende in moglie Francesca di Borbone, 1234. Rimasto vedovo, sposa Maria Giovanna Batista di Savoia, 1239. Guerra fra lui e i Genovesi, 1265. Compie il corso di sua vita, VII, 12.
Carlo Gonzaga, duca di Nevers, dichiarato erede del ducato di Mantova, VI, 1015. Viene in Italia a prenderne il possesso, 1018. Glie ne è negata l'investitura dall'imperadore, ivi, 1025. Si sottrae alla presa e al sacco di Mantova, 1038, 1039. Suo infelice stato, 1039. Ricupera Mantova e Casale, 1045, 1052. Prende presidio veneto nella sua capitale, e i Franzesi in Casale, 1054. Giugne al fine de' suoi giorni, 1084.
Carlo Gonzaga, duca di Rhetel, figlio di Carlo duca di Nevers, sposa Maria Gonzaga, VI, 1015. Dichiarato principe di Mantova, 1016. Mal ricevuto in Vienna, 1022, 1023. Sua morte, 1054.
Carlo II, duca di Mantova, VI, 1054. Succede all'avolo suo, 1084. Sue nozze con Isabella Chiara arciduchessa d'Inspruch, 1173. Si collega cogli Spagnuoli, 1184. Generale dell'imperadore, 1206. Fa pace co' Franzesi, 1210, 1211. Fine di sua vita, 1240.
Carlo, arciduca figlio di Leopoldo Augusto, poi Carlo VI imperadore; qual parte a lui destinata nel partaggio della Spagna, VII, 135, 146. Escluso da quella corona, 147. Prende il titolo di re di Spagna, 174. Passa in Portogallo, 180. Si impadronisce di Barcellona, 193. Chiuso in Barcellona assediata dagli Spagnuoli, e poi liberata, 206, 207. Proclamato in Madrid re di Spagna, 208. Suoi affari in Ispagna in precipizio, 215. Suo matrimonio con Elisabetta Cristina di Brunsvich, 218. Sue vittorie in Ispagna contro del re Filippo V, 234, 235. Forzato di ritirarsi in Catalogna, 236. Richiamato in Germania per la morte dell'imperador Giuseppe, 239. Dichiarato imperador de' Romani, passa in Germania, 240, 241. Divenuto Carlo VI come imperadore, resta solo in guerra colla Francia, 253. Vende il Finale di Spagna ai Genovesi, 255. Prende le armi in soccorso de' Veneziani contro i Turchi, e sua vittoria a Petervaradino, 270. Le sue armi si impadroniscono di Temiswar, 272. E di Belgrado, 277. Sua pace coi Turchi, 282. Manda un esercito all'acquisto della Sicilia contro gli Spagnuoli, 285. Entra nella quadruplice alleanza contro la Spagna, 286. Investito dal papa dei regni di Napoli e Sicilia, 312. Sua pace privata con Filippo V di Spagna, 321. Pubblica la prammatica sanzione, 322. Appruova la successione dell'infante don Carlo ne' ducati di Toscana, Parma e Piacenza, 359. Suo accordo con Anna imperadrice delle Russie, 376, 429, 435. Contra di lui muove guerra la Francia, 377. Manda un'armata in Italia, 387. Fa pace coi Franzesi, 413. Marita la figlia Maria Teresa con Francesco Stefano duca di Lorena, 419. Infelice sua guerra contro i Turchi, 435, 436. Rotto il suo esercito a Crostka da essi Turchi colla perdita di Belgrado, 455. Arriva al fine de' suoi giorni, 465. Sue rare doti e virtù, 466.
Carlo Alberto, elettor di Baviera, muove pretensioni contro Maria Teresa, VI, 466. E poi la guerra, 474. Conquista la Boemia, 478. Eletto imperadore col nome di Carlo VII, 485. Perde la Baviera, 486. La ricupera, 490. Torna a perderla, 521. Poi la ripiglia, 544. Giugne al fine de' suoi giorni, 546.
Carlo, infante di Spagna, assicurato della successione ne' ducati di Toscana, Parma e Piacenza, VII, 322, 359. Passa a Livorno e Firenze, 365. Indi a Parma, 366. Va a conquistare il regno di Napoli, 399. E se ne impadronisce, 401. Siccome ancora della Sicilia, 413. Vien coronato in Palermo, 408. Vessazioni da lui inferite allo Stato della Chiesa, 425. Sue nozze con Maria Amalia, figlia del re di Polonia, 442. Accetta gli Ebrei in Napoli, 469. Unisce le sue armi colle spagnuole contro della regina d'Ungheria in Italia, 491. Forzato dagli Inglesi ad accettare la neutralità, 503. Va ad unirsi cogli Spagnuoli, 525. In Velletri si oppone agli Austriaci, 526. Suo pericolo nella sorpresa di quella città, 529. Va ad inchinare il papa in Roma, 532. Suo regolamento pel santo Uffizio, 637, 638. Gli nasce un figlio, 675. Sue belle doti, 706.
Carlo Emmanuele, re di Sardegna. Sua nascita, VII, 156. Dichiarato principe ereditario, 252, 266. Sue nozze con Anna Cristina di Sultzbac, 309. Resta vedovo, 313, 314. Sposa in seconde nozze Polissena Cristina figlia del langravio d'Assia, 319. Per la rinunzia del padre è dichiarato re, 352. Forzato, per l'animo mutato del padre, a levargli la libertà, 360, 361, 362. Collegato colla Francia contro l'imperadore, 377. Unito co' Franzesi occupa quasi tutto lo Stato di Milano, 379, 380. A lui cedute Novara e Tortona, 413. Sue terze nozze con Elisabetta Teresa di Lorena, 428, 434. Suoi trattati dopo la morte di Carlo VI Augusto, 482. Resta privo della moglie, 483. Suo armamento, 492. Sua lega provvisionale colla regina d'Ungheria, ivi. Conduce il suo esercito unito coll'austriaco al Panaro contro gli Spagnuoli, 496. Questi ultimi s'impadroniscono della Savoia, 506. Tenta egli indarno di ricuperarla, ivi. Con trattato vantaggioso stabilisce la sua alleanza colla regina d'Ungheria, 515. Prende il possesso de' paesi cedutigli nella lega di Vormazia: sua intrepidezza contro le mire de' Gallispani, 534. Gli son prese Nizza e Villafranca da quest'ultimi, 536. Sua battaglia coi Gallispani assedianti Cuneo, 539. Tentato di ritirarsi dalla lega austriaca, 569. Sorprende cinque mila Franzesi in Asti, 571. Ricupera Valenza, 579, 580. Ripiglia il comando dell'armata austriaca, 591. Assedia il castello di Savona, e si impadronisce del Finale d'altri luoghi, 611. Si ammala di vaiuolo in Nizza, 616. Se gli arrende il castello di Savona, 634. Risanato torna a Torino, 650, 651. Manda gente in rinforzo degli Austriaci contro Genova, 661. Poi la richiama, 667, 668. Vittoria da lui riportata contro i Franzesi all'Assieta, 672. Acquisti a lui confermati nella pace d'Aquisgrana, 696. Suoi vari pregi, 702, 709.
Carlomanno, figlio di Carlo Martello, III, 148, 203, 226, 230. Sue guerre, 237. Si fa monaco in Italia, 239. Torna in Francia, 256. Termina i suoi giorni in un monistero di Vienna del Delfinato, ivi.
Carlomanno, figlio del re Pippino, III, 255. Succede al padre, 292, 293. Suoi dissapori col fratello Carlo Magno, 294. Assiste a Romani contro il papa, 299. Si riconcilia col fratello, 300. Fine di sua vita, 307.
Carlomanno, primogenito di Lodovico I re di Germania, cala in Italia per contrastare il regno a Carlo Calvo, III, 770, 771. Stati a lui lasciali dal padre, 779. Tornato in Italia, fa fuggire Carlo Calvo imperadore, 791. È creato re d'Italia, 793. Sua lunga malattia, 795. Maneggi di papa Giovanni VIII contra di lui, 800.
Carlotta Aglae, figlia del duca d'Orleans, maritata con Francesco d'Este principe ereditario di Modena, VII, 301.
Carmagnuola (Francesco), fedele a Filippo Maria Visconte, V, 958. Costringe Monza alla resa, 983. Fa guerra a Pandolfo Malatesta, 999. Libera Alessandria, ivi. Riduce Piacenza all'ubbidienza del duca, 1012. E poi Bergamo, 1024. Dà una rotta a Pandolfo Malatesta, 1032. Governator di Genova, cade dalla grazia del duca, 1049. Si ritira da lui e perde tutto, 1059. Creato capitan generale dai Veneziani, 1064. Toglie Brescia al duca di Milano, 1065. Varie sue battaglie contro d'esso duca, 1070. Sconfitto a Soncino, 1088. Diffidenze de Veneziani contra di lui, 1090. Preso e fatto morire in Venezia, 1096, 1097.
Carmelitani: loro origine, V, 186, 187.
Caro (Marco Aurelio), proclamato imperadore, I, 1001. Sue imprese in Oriente, e sua morte, 1003, 1004.
Carosa, figlia di Valente Augusto, II, 216.
Carpi, popoli barbari vinti da Filippo imperadore, I, 854.
Carroccio militare: sua origine e qualità, IV, 205. Usato nelle guerre di Lombardia, che cosa fosse, 700, 701.
Cartagena, spianata dai fondamenti dai Vandali, II, 463.
Cartagine, saccheggiata ed incendiata da Massenzio, I, 1102. Presa e saccheggiata da Genserico re de' Vandali, II, 503. Qual fosse la sua magnificenza, 504. Presa da Belisario, 850. Dai Saraceni, III, 99.
Carvajal (Bernardino), cardinale, lascia in libertà il duca Valentino tenuto da lui in custodia, VI, 211.
Casale di Monferrato: sua cittadella venduta dal duca di Mantova ai Franzesi, VII, 41. Tolto loro dai collegati, 117.
Casperio (Eliano), prefetto del pretorio. Insolenze da lui usate a Nerva Augusto, I, 376, 377. Gli è tolta la vita da Traiano, 380.
Cassano: battaglia ivi indecisa fra i Tedeschi e i Franzesi, VII, 192.
Cassio (Avidio), generale de' Romani contra dei Parti, I, 534. Ricupera la Mesopotamia, 537. Sue crudeltà ed imprese guerriere, ivi, 538. Va alla guerra marcomannica, 549, 556. Suo eccessivo rigore, 560. Governatore della Soria, 567. Sua ribellione, 569. Resta ucciso, 571.
Cassio (Dione), prefetto di Roma, I, 1036, 1037.
Cassio (Clemente), V. Clemente Cassio.
Cassiodoro (Magno Aurelio), insigne letterato, II, 720. Governator della Calabria, ivi. Secretario delle lettere del re Teoderico, 721. Senatore e console, 787. Ritiratosi dal mondo, si fa monaco, e scrive molti libri, 963, 964.
Castellano, vescovo di Trevigi, V, 360.
Castellino da Beccheria, signor di Pavia, V, 585. Esiliato, 663, 664.
Castino, generale di Onorio Augusto, sconfitto dai Vandali, II, 448, 449. Console, 455. Esiliato, 460.
Castore, mastro di camera di Severo, accusato da Caracalla presso Settimio Severo Augusto, I, 710. Ucciso da esso Caracalla, 714.
Castruccio degli Interminelli, imprigionato in Lucca, V, 388. Divien signore di quella città, ivi. Muove guerra ai Fiorentini, 414, 422, 423. Divien padrone di Pistoia, 446. Dà un gran rotta ai Fiorentini, 447. Loro fa degli altri danni, 450, 451. Creato duca di Lucca da Lodovico il Bavaro, 463. Il quale lo fa cavaliere, conferendogli quindi la dignità di conte del sacro palazzo in Roma, 467. Gli è tolta Pistoia da Filippo da Sanguineto, 469. La ricupera, 470. Muore, 471.
Catalani, abbandonati dal re Carlo III, VII, 240. Lor furore e disperazione per la partenza della regina, 254.
Catari eretici, specie di Manichei, IV, 856, V. Paterini.
Caterina Sforza, donna virile, si difende dalla sollevazione de' Forlivesi, VI, 100. Perde Forlì, 159.
Caterina de Medici, data in moglie ad Arrigo figlio di Francesco I re di Francia, VI, 496, 497 Diviene regina, 583. Reggente del regno, 764. Termina i suoi giorni, 825.
Catinat, maresciallo di Francia, viene in Italia al comando dell'armata gallispana, VII, 156. In maestria di guerra superato dal principe Eugenio, e richiamato in Francia, 158.
Catulino (Acone Filomazio), prefetto di Roma, II, 12.
Cavalcante da Sala, vescovo di Brescia, IV, 1271.
Cavallo: sue virtù, I, 417
Cavalcabò (Carlo), V. Carlo Cavalcabò.
Ceadvalla, re degli Anglo-Sassoni, III, 78. Riceve il battesimo da papa Sergio, 79. Muore, ivi.
Ceciliano, prefetto del pretorio sotto Onorio Augusto, II, 393.
Cecina (Alieno), generale di un esercito di Vitellio, I, 267. Sua vittoria su l'armata di Ottone, 271. Sua potenza nella corte di esso Vitellio, 274 A lui si ribella, 278. Trucidato per una congiura contro Vespasiano, 316.
Cecina (Aulo), legato di Germanico. Rotta a lui data dai Germani, I, 49.
Cecco degli Ordelaffi, signor di Forlì, V, 811, 858, 866. Sua prigionia e morte, VI, 22.
Celere, generale di Anastasio Augusto. Sua bravura, II, 753, 754.
Celeste dea di gran credito in Africa, II, 447.
Celestino I, papa eletto, II, 450. Scaccia d'Italia lo eresiarca Celestio e i Pelagiani suoi seguaci, 455. Concilii da lui tenuti in Roma, 478 480. Fine di sua vita, 482.
Celestino, cappuccino. Sue storie di Bergamo, II, 1268
Celestino II papa. Sua elezione, IV, 674 Sua morte, 675.
Celestino III papa. Sua elezione, IV, 920. Dà la corona imperiale al re Arrigo VI, 921. Fa rendere l'imperadrice Costanza al marito, 925. Tratta di pace fra i Genovesi e i Pisani, 948. Non consta che scomunicasse Arrigo VI Augusto, 953. Sua morte, 955.
Celestino IV papa. Sua elezione, IV, 1170. Sua morte, ivi.
Celestino V papa. Sua impensata elezione, V, 228. Sua semplicità, 229. Rinunzia il pontificato, 230. Sua morte e canonizzazione. 234.
Celsino (Aurelio), prefetto di Roma. II, 9.
Celso (Lucio Publicio), congiurato contro di Adriano, ed ucciso, I, 442.
Celso (Publio Giuvenzio), celebre giurisconsulto, scampa la vita sotto Domiziano, I, 363.
Celso (Mario), console designato, I, 265. Salvato da Ottone Augusto, 266. Suo consiglio dato ad Ottone, da lui sprezzato, per cui è rovinato, 270.
Celso, insigne giurisconsulto, I, 771.
Celso, (Furio), generale di Alessandro Augusto, I, 805.
Celso (Tito Cornelio), usurpator dell'imperio in Africa, I, 923.
Cenci, V. Francesco Cenci.
Ceneda, città dello Stato Veneto, avea i suoi duchi nel 706, III, 124.
Cenide, liberta, tenuta quasi per moglie da Vespasiano, I, 305.
Censo, ossia descrizione de' cittadini romani, I, 39, 171, 304.
Censore: sua autorità, quale anticamente in Roma, I, 870.
Censorino, imperadore di pochi dì, I, 944, 945.
Censorino, scrittore sotto i Gordiani, I, 850.
Cento Colonne, portico suntuoso in Roma, bruciato, I, 858, 859.
Cereale (Petilio), generale di Vespasiano, I, 291.
Cereale (Civica), proconsole dell'Asia, ucciso da Domiziano, I, 352.
Cereale (Nerazio), prefetto di Roma, II, 51, 54.
Cesare, regina de' Persiani abbraccia la fede di Cristo, II, 1249.
Cesare Augusto, imperadore. Come governasse la monarchia romana, I, 1, 2. Come partisse il governo col senato, 3. Suoi titoli, ivi. Adotta Caio e Lucio suoi nipoti, 6. Sua costanza nella morte de' medesimi, 14. Adotta in figlio Tiberio suo figliastro, 15. Sua clemenza verso Cinna, capo dei congiurati contro di lui, 16. Varii suoi regolamenti, 18. Istituisce i Vigili, 20. Sua legge pei nubili e pegli ammogliati, 27. Afflitto per la rotta data dai Germani a Quintilio Varo, 30. Mette freno all'astrologia giudiziaria, 34. Pubblica una legge contro i libelli famosi, 37. Sua morte, 40. Onori e lodi a lui date, 42.
Cesare: titolo che istradava alla successione dell'imperio, II, 632.
Cesare Borgia, creato cardinale, VI, 117. Fugge dall'armata di Carlo VIII, 128. A lui attribuita, la morte del duca di Gandia suo fratello, 144. Va a coronare Federigo re di Napoli, 145. Depone il cappello, ed è creato duca di Valenza, 147, 148. Suo insigne matrimonio, 154. Suoi preparamenti per conquistar la Romagna, 159. S'impadronisce di Forlì, ivi. D'Imola e di Cesena, 160. Di Pesaro e Rimini, 165, V. Duca Valentino.
Cesare (Don) d'Este, succede ad Alfonso duca di Ferrara, VI, 868. Contra di lui procede Clemente VIII, ivi. Cede il possesso di quel ducato al papa, e resta duca di Modena, 871. Guerra a lui mossa dai Lucchesi nella Garfagnana, 898, 901. Nozze d'Alfonso suo primogenito con l'infanta Isabella di Savoia, 923. Altra sua guerra coi Lucchesi, 942. Sua morte e figliuolanza, 1024, 1025.
Cesarea di Cappadocia, presa e saccheggiata dai Persiani, I, 906, 907.
Cesarea, borgo fuori di Ravenna, II, 1000.
Cesario, fratello di San Gregorio Nazianzeno, II, 123, 135.
Cesario (San), vescovo d'Arles, II, 703, 767. Accusato falsamente al re Teoderico, 786. Tiene on concilio, 818.
Cesario, figlio di Sergio duca di Napoli, III, 646, 650, 659. Sconfitto e fatto prigione dai Capoani, 693.
Cesena, barbaramente desolata per ordine del cardinal di Ginevra, V, 755.
Cesenati: lor vittoria su' Ravegnani, IV, 1127.
Ceseziano (Elio), prefetto di Roma, I, 977.
Ceteo (San), vescovo d'Amiterno, gettato nel fiume Pescara, II, 1103.
Ceva in Piemonte, terribile innondazione ivi, VI, 931.
Cherea (Cassio), tribuno pretoriano, congiurato contro di Caligola, I, 138. Poi condannato a morte, 145.
Cherici: loro beni dopo morte applicati alle chiese, II, 489. Editto dell'Augusto Marciano in loro favore, 585.
Chiari: battaglia ivi fra Tedeschi e Gallispani, VII, 159.
Chiesa di Santa Agata in Roma oggidì sotto Monte Magnanapoli per seppellirvi i morti ariani fabbricata da Ricimere, re de' Goti, II, 643.
Chiese: loro immunità stabilita da Onorio Augusto, II, 426. Anticamente obbligate a pagare i debiti di chi in esse si rifugiava, legge abolita da Leone Augusto, 621, 622.
Chieti, tolta dal re Pippino a Grimoaldo, III, 432.
Childeberto, figlio di Clodoveo I re de' Franchi, II, 783. Va a liberar la sorella Clotilde maltrattata da Amalarico di lei consorte: sua vittoria, 841. Sua crudeltà, 842, 843. Si unisce coi fratelli contro i Borgognoni, 856. Fa lega con Vitige re de' Goti, 866. Entra col suo esercito in Ispagna, e rimane sconfitto dai Visigoti, 897, 898. Dà mano al nipote Cranno a ribellarsi contro suo padre, 965. Sua morte, 968.
Childeberto II, re de' Franchi, II, 1027. Mosso da Maurizio Augusto contro i Longobardi, 1052, 1053, 1057. Accetta i regali a lui spediti dal re Autari e gli promette in isposa la sorella Clotsuinda, poi gli manca di fede, 1064, 1067. Rotta data alle sue genti dal re Autari, 1065. Muove di nuovo guerra ai Longobardi, 1073. Fa pace con essi, 1080, 1084. Sua formidabile potenza, 1091. Sua morte, 1100.
Childeberto III, re de' Franchi, succede al fratello Clodoveo III, III, 96. Sua morte, 137.
Childerico, figlio di Meroveo, succede al padre nel regno de Franchi, II, 594. Ricupera il regno, 617. Occupa Colonia ed altre città, 619. Fine di sua vita, 680.
Childerico II, fratello di Clotario III re di Francia. Diviene padrone della monarchia franzese, III, 34. È assassinato (qui per isbaglio nel testo è detto Childeberto), 42.
Childerico (per errore Chilperico) III, figlio di Chilperico II re di Francia, III, 230. È deposto e fatto monaco, 246.
Chilperico, figlio di Clotario, re di Francia, II, 971. Stati che gli tocca alla morte del padre, 972. Guerra con suo fratello Sigeberto, 1024.
Chilperico II, re dei Franchi, III, 151. Sua morte, 163.
China: suo uso ignoto in Europa nel 1503, VI, 200.
Ciarlatani: origine di questo vocabolo, III, 490.
Ciclo famoso, composto da Vittorio d'Aquitania, II, 615.
Cilone (Giulio), governatore della Bitinia, I, 186.
Cilone (Lucio Fabio Settimio), console, I, 693, 719. Corre pericolo della vita sotto Caracalla, 722, 723.
Cinegio, console. Suo zelo pel cattolicismo. II, 278.
Cingani o Cingari: loro primo apparire in Europa V, 1043.
Cinna (Gneo Cornelio), capo de' congiurati contro Cesare Augusto, ne ottiene il perdono, I, 16.
Cipri, isola devastata dai Saraceni, II, 1243. Suo regno preso dai Turchi, VI, 744, 745.
Cipriano (San), arcivescovo di Cartagine, e martire, I, 886. Sua morte, 887.
Ciriade, imperadore effimero, I, 890.
Cirillo (San), vescovo di Alessandria, II, 481 478, 480, 501. Sua morte, 520.
Cirino, V. Quirino (Publio Sulpicio).
Ciro, console orientale, alzato da Teodosio II ai primi posti, II, 511.
Ciro panopolita, console e poeta, vescovo di Cotico, II, 533.
Ciro, patriarca d'Alessandria, autore dell'eresia dei monoteliti, II, 1202, 1208, 1212, 1223. Condannato, 1245.
Ciro, monaco, patriarca di Costantinopoli, III, 121. È deposto da Filippico imperadore, 138.
Citonato, vescovo di Porto, III, 289.
Città Nuova, presso Modena, fondata dal re Liutprando, III, 201.
Città d'Italia: quando cominciassero a far guerra l'una all'altra, IV, 76. Si cangiano in repubbliche, 513. Fan guerra insieme, 514. Alcune distrutte dal re Arrigo V, 524. Fiere discordie e guerre fra loro, 676, 677. Loro costumi, 719. Cominciano a far lega contro di Federigo Augusto, 788, 802. Ad essa costringono Lodi, 803, 804. Stromento della loro lega, 813, 814. La quale sempre più crebbe, 819.
Città di Lombardia, loro lega contra di Federigo I Augusto, IV, 835. Ristabiliscono l'antico loro distretto, 837. Marciano con forte esercito contra d'esso Federigo, 844. Loro battaglia contro di lui, 850, 851. E vittoria, 852, 853. Loro diritti sostenuti contro le pretensioni dell'imperadore, 857. Da cui solamente ottengono una tregua, 860. Si premuniscono contro di lui, 869. In Costanza fanno pace con lui, 882. Rinnovano la lor lega per timore di Federigo II Augusto, 1067, 1068, 1072. Rimesse al papa le differenze che passavano fra loro e il suddetto imperadore, 1074, 1075. Confermano la lega, 1092. Pace fra esse conchiusa per opera di fra Giovanni da Vicenza, 1113. Ma pace che poco dura, 1114, 1115.
Cividal di Friuli, presa e saccheggiata da Cacano re degli Unni, II, 1144, 1145.
Civile (Claudio), fa ribellar la Batavia, e parte della Germania e delle Gallie, I, 291. Resta abbattuto, ivi.
Cività Vecchia: origine di questo nome. III, 671.
Clara (Didia), figlia di Giuliano Augusto, moglie di Cornelio Repentino, I, 643.
Claro, (Caio Giulio Erucio), console, I, 630, 631. Fatto uccidere da Settimio Severo, 671.
Claro (Setticio), prefetto del pretorio sotto Adriano, I, 446. Poi deposto, 451.
Classe, città, borgo di Ravenna, II, 1000. Presa da Faroaldo duca di Spoleti, 1039. Ricuperata dai Greci, 1057, 1058.
Claudia, figlia di Lodovico XII re di Francia, promessa in isposa a Carlo duca di Lucemburgo, VI, 185.
Claudia o Claudilla (Giunia), maritata con Caligola, e poi da lui ripudiala, I, 98, 103, 120.
Claudio (Tiberio), fratello di Germanico Cesare, I, 111. Console col nipote Caligola, 115. Corre pericolo della vita, 138. Acclamato imperadore dai soldati, 143. Suoi buoni principii, 145. Sue mogli e suoi figli, 147. Porto di Roma da lui fabbricato, 148. Sedotto da Messalina sua moglie, 149, 150. Conquiste da lui fatte nella Bretagna, 157. Suo trionfo in Roma, 159, 160. Sue lodevoli azioni, 176. Prende Agrippina per moglie, 177. È signoreggiato da lei, 179. Adotta il figliastro Nerone, 180, 181. Tumulto del popolo contra di lui, 184. Vuole seccare il lago Fucino, 187. Spettacolo funesto a lui dato in tale occasione, ivi. Acquidotti mirabili da lui fatti, 187, 188. Avvelenato dalla moglie, muore, 192, 193.
Claudio (Marco Aurelio), generale di Gallieno Augusto, I, 931. Sua congiura contra di lui, e innalzamento al trono imperiale, 934. Sue azioni prima dell'imperio, 936. Abbatte il tiranno Aureolo, 937. Buon principio del suo governo, 938. Sconfigge i Goti, 941. Perciò appellato Gotico, 944. Sua morte, 945.
Claudio, prefetto di Roma, II, 182, 187.
Claudio, vescovo di Torino, condanna la venerazione delle sacre immagini e delle reliquie, e i pellegrinaggi della gente pia, III, 550. È confutato da Dungalo e da Giona, 559.
Cleandro, maestro di camera di Commodo, promuove la rovina di Perenne, I, 608, 609. Diventa padrone della corte, 610. Sue iniquità, 613. Creato prefetto del pretorio, 614. Principio e fine della sua caduta, 618, 619.
Clearco, prefetto di Costantinopoli, II, 250.
Clefo, ossia Clefone, re de' Longobardi, succede ad Alboino, II, 1017. È ucciso, 1019, 1020.
Clemente I papa, I, 245. Suo martirio, 313.
Clemente (Marco Arricino), già prefetto del pretorio e console, fatto morire da Domiziano, I, 360, 361.
Clemente (Tito Flavio), console cristiano, ucciso da Domiziano, I, 561, 562.
Clemente (Cassio), partigiano di Pescennio. Sua franca risposta a Severo Augusto, I, 658, 659.
Clemente II papa. Sua elezione IV, 230. Corona il re Arrigo III, 231. Celebra un concilio contro i simoniaci, 234. Col veleno è tolto di vita, 240. Luogo dove egli morì, ivi.
Clemente III antipapa, V. Guiberto.
Clemente III papa. Sua elezione, IV, 905. Sua concordia co' Romani, 910. Chiamato da Dio a miglior vita, 920.
Clemente IV papa. Sua elezione, V, 48. Dà la corona di Sicilia a Carlo conte d'Angiò, 54. Sostiene Ottone Visconte eletto arcivescovo di Milano, 68. Scomunica Corradino, 73. Predice la di lui rovina, 74. È chiamato a miglior vita, 79.
Clemente V papa. Sua elezione, V, 296, 297. Trasferisce in Francia la Sede apostolica, 297. Decime da lui imposte col pretesto della guerra chiamata santa, 301. Abolisce i Templari, 309, 310. Promuove l'elezione di Arrigo VII re de' Romani, 317. Aspira al dominio di Ferrara, 319. Atti orribili suoi contro i Veneziani, 324. Strana concessione da lui fatta a Giacomo re d'Aragona, 327. Arbitro di lui Roberto re di Napoli, 335. Concilio da lui celebrato in Vienna del Delfinato, 351, 361. Minaccie a lui fatte da Filippo il Bello re di Francia, 364. Si attribuisce la sovranità in Italia, 372. Termina i suoi giorni, 373. Varii suoi difetti, ivi, 374.
Clemente VI papa. Sua elezione, V, 561. Conferma contra di Lodovico il Bavaro tutte le censure di papa Giovanni XXII, 567. Fa eleggere Carlo di Boemia re de' Romani, 582. Compra Avignone dalla regina Giovanna, 601. Celebra il giubileo, 611. Mette pace fra i re d'Ungheria e di Napoli, 619, 625. Sua morte, 625. Sue qualità, 626.
Clemente VII antipapa, V. Roberto cardinale.
Clemente VII papa. Sua elezione, VI, 398. V. Medici (Giulio). Segretamente fa lega con Francesco I re di Francia, 409. Poi con Carlo V imperadore, 417. Poi col re di Francia, co' Veneziani, coi Fiorentini e con Francesco Sforza contra l'imperadore, 422. Da' Colonnesi è costretto a ritirarsi in castello Sant'Angelo, 426, 427. Ne fa vendetta, 427, 428. Assalito dalle sue armi il regno di Napoli, 431. Fa tregua col vicerè di Napoli, 432. Essendo presa Roma, si salva nel castello, 439. Accordo per la sua liberazione, 443. Resta tuttavia come prigione, ed esposto alla peste, ivi, 444. Finalmente è libero, 452. Torna a Roma ed a' maneggi di guerre, 463. Fa lega coll'imperadore, 468. Le cui armi spedisce contra de' Fiorentini, 469. Viene a Bologna, 471. Dove corona Carlo V, 476. Non accetta il laudo di questo sovrano favorevole al duca di Ferrara, 484. Ricupera Ancona, 489. A lui scrive Davide re d'Etiopia, 495. Suo abboccamento col re di Francia in Marsilia, 496. Termina la sua vita, 503.
Clemente VIII antipapa, V. Egidio Mugnos.
Clemente VIII papa. Sua creazione, VI, 839, 840. Non ammette l'abiura fatta da Arrigo IV re di Francia, 847. Sua inflessibilità su questo, 849. Finalmente l'ammette in grembo della Chiesa, 853. Dà soccorso a Rodolfo II contro i Turchi, 855. Procede contra Cesare d'Este duca di Ferrara, 868. L'obbliga coll'armi a cedergli il possesso del ducato ferrarese, 871. Sua solenne entrata in Ferrara, 873. Terribile inondazione di Roma sotto di lui, 874. Fa la promozione d'alcuni cardinali, 878. Spedisce soccorsi all'imperadore contro i Turchi, 895. Vengono a lui ambasciatori persiani, 897. Promozione da lui fatta d'altri cardinali, 904. S'imbroglia co' Farnesi, 907. Arriva al fine de' suoi giorni, 909.
Clemente IX papa. Sua elezione, VI, 1245. Stabilisce pace fra la Francia e la Spagna, 1248. Dà soccorso a' Veneziani, 1251. Sua morte, ed insigni sue doti e virtù, 1256, 1257.
Clemente X papa. Sua elezione, VI, 1258, 1259. Promuove i suoi nipoti, 1259. Sue lodevoli massime, 1261. Suo editto, che accorda la nobiltà colla mercatura, 1263. Impegni del cardinale nipote cogli ambasciatori delle teste coronate, 1273. Giugne al fine de' suoi giorni, VII, 15.
Clemente XI papa. Sua elezione, VII, 152. Sua premura perchè le potenze cristiane non vengano all'armi, 155. Spedisce il cardinale Carlo Barberini legato a latere al re di Spagna a Napoli, 164. E monsignor Tommaso di Tournon alla Cina, ivi. Non riconosce Carlo III per re di Spagna, 174. Adirata contra di lui la corte di Vienna, 183. Suo armamento contro gl'imperiali, 222. Suo accordo coll'imperadore Giuseppe, 227. Risentimenti de' Gallispani contra di lui, ivi, 228. Sua bolla Unigenitus contro i Giansenisti, 258, 263. Sue bolle contro la monarchia di Sicilia, 263, 266. Sue grandi premure in soccorso de' Veneti contro i Turchi, 264. Insussistenti querele contra di lui per la guerra mossa dal re Cattolico all'imperadore, 280. Spedisce alla Cina monsignor Carlo Ambrosio Mezzabarba, 294. Ordina la prigionia del cardinale Alberoni, ma resta deluso, 302, 303. Fine de' suoi giorni, e suoi pregi, 304, 305.
Clemente XII papa. Sua elezione, VII, 350. Fa processare il cardinal Coscia, 355. Sostiene la sua dignità contro la corte di Portogallo, 362, 363, 373. Pretensioni che gli muovono i Franzesi sopra il contado d'Avignone, 373. Altre pretensioni dell'infante don Carlo, duca di Parma, sopra il ducato di Castro e Ronciglione, ivi, 374. Sentenza contra del Coscia, 374. Fabbrica la basilica Lateranense, 384. Forma la galleria del Campidoglio, 405. Altre sue belle opere, 407. Vessazioni recate dai monarchi al suo governo ed a' suoi Stati, 424. Compone le liti con varii potentati, 441. Suo nobile contegno verso la repubblica di San Marino, 459. Sua morte, e gloriose sue azioni, 461.
Cleto, romano pontefice, I, 313. Suo martirio, 331.
Clochilarco, capo de' corsari danesi, ucciso, II, 797.
Cloderico, figlio di Sigeberto re di Colonia. Uccide il padre ad istigazione di Clodoveo re de' Franchi, che poi fa assassinare lui stesso, II, 777, 778.
Clodio (Albino). V. Albino (Clodio).
Clodione, re de' Franchi, II, 483.
Clodomiro, figlio di Clodoveo re de' Franchi, II, 782, 783. (V. Clotario.) Sue barbarie, 817, 818. È ucciso in battaglia, 818.
Clodoveo, re de' Franchi, succede al re Childerico suo padre, II, 680. Dà una rotta e toglie la vita a Siagrio generale romano, 691. Provincie romane nelle Gallie venute in suo potere, ivi. Prende per moglie Clotilde cristiana, 717. Pericolosa guerra da lui sostenuta contro gli Alamanni, 727. Clotilde gli fa abbracciar la fede di Cristo, ivi. Conquista l'Alemagna, 728. Rende tributarii i Borgognoni, 738, 741. Sottomette la Bretagna Minore, 743. Dopo una rotta data ai Visigoti occupa molte loro provincie, 765. Resta sconfitto dall'armi del re Teoderico, 768. Dichiarato console da Anastasio Augusto, 770. Sue iniquità per accrescere il dominio, 777. Sua morte e figliuolanza, 782.
Clodoveo II, re de' Franchi, II, 1220, 1228, 1239, 1264.
Clodoveo III, re de' Franchi, III, 96.
Clotario, figlio di Clodoveo re de Franchi, succede al padre, II, 782, 783. Muove guerra co' fratelli a Sigismondo re de Borgognoni, e lo spogliano del regno, 812, 818. Sua fiera crudeltà contro i nipoti, 843. Fa lega di nuovo co' fratelli contro i Borgognoni, 856. Suo trattato con Vitige re de' Goti, 866. Entra in Ispagna col suo esercito, ed è sconfitto da' Visigoti, 897, 898. Cade in lui tutta la monarchia, 955, 968. Rotta da lui data a' Sassoni, 964. Gli si ribella il figlio Cranno, 965. Gli dà una rotta, e lo fa barbaramente abbruciare colla moglie e colle figlie, 971. Sua morte, ivi.
Clotario II, re de Franchi, II, 1112, 1128, 1137. In lui si unisce la monarchia franzese, 1153. Sua morte 1220.
Clotario III, re de' Franchi, II, 1264. Bertarido, ottiene da lui aiuto per rimontare sul trono di Italia, usurpatogli da Grimoaldo, III, 32. Suo esercito rotto dal re Grimoaldo con uno stratagemma, ivi. Sua morte, 34.
Clotilde, nipote di Gundobaldo re de' Borgognoni. Suo matrimonio con Clodoveo re de' Franchi, II, 717. Gli fa abbracciar la sede di Cristo, 727. Inavvertentemente cagiona la morte de' suoi nipoti, 843. S'interpone tra' figli onde non si facciano guerra, 880.
Clotilde, moglie di Amalarico re de Visigoti, costante nella cattolica religione, II, 841. Sua morte, 842.
Clotsuinda, moglie d'Alboino re de' Longobardi, II, 977.
Cniva, re de' Goti, muove guerra ai Romani, I, 866.
Cnodomario, re degli Alamanni, II, 81. Rotta a lui data da Giuliano Cesare, 81, 82.
Cocceiano (Salvio), nipote di Ottone imperadore, ucciso da Domiziano, I, 355.
Cochebas, o Barcochebas, capo de' Giudei contro di Adriano, uomo crudele, I, 469.
Codice Giustinianeo, quando pubblicato, II, 836, 856.
Cola di Rienzo divien tribuno e come signore di Roma, V, 590, 591. Sue azioni parte lodevoli e parte ridicole, 591. Per una sollevazione è costretto a fuggirsene, 595, 596. Torna a signoreggiare in Roma, 635. È ucciso dal popolo, 636.
Collalto (Rambaldo conte di), generale dell'imperadore, blocca Mantova, VI, 1029. Resa da lui e saccheggiata quella città, 1039, 1040. Miseramente termina i suoi giorni, 1047.
Colomanno (Carlo Manno d'alcuni), re d'Ungheria, IV, 476.
Colombano (San), abbate celebratissimo, nativo di Irlanda, perseguitato da Brunechilde e dal re Teoderico, e cacciato dalla Borgogna, ove avea fondato il monastero di Luxevils, e molti altri, II, 1149. Fonda quello di Bobbio, 1150. Richiamato in Francia dal re Clotario II, si esime di andarvi, 1153. Sua lettera a papa Bonifazio, III, ivi. Passa a miglior vita, 1159.
Colonna Traiana: quando compiuta, I, 416, 417.
Colonna: nobiltà ed antichità di questa famiglia, IV, 487.
Colonna (Fabrizio), generale del papa nella battaglia di Ravenna, fatto prigione dal duca di Ferrara, VI, 283. Ne diviene difensore, 290.
Colonna (Marcantonio), generale dell'armi pontifizie, VI, 255. Difende Ravenna, 281. E protegge il duca di Ferrara, 290. Difende Verona, 331, 336. Generale di Massimiliano Cesare, 338, 339. Sua gloria in sostenere Verona, 339, 341. Ucciso da un colpo di colubrina, 379.
Colonna (Marcantonio), juniore, generale del papa nella vittoria a Lepanto, VI, 750, 752, 753, 755. Vicerè pel re Cattolico in Sicilia, 797.
Colonna (Prospero) dà una sconfitta a' Veneziani, VI, 309. Generale del duca di Milano, 310, 313. Suo tentativo contro Genova, 320. Fatto prigione da' Franzesi, 323, 324. Generale del papa assedia Parma, 366. E Milano, 368, 369. E lo prende, 369. Vince i Franzesi alla Bicocca, 383. S'impadronisce di Genova, 386. Difende Milano, 397. Fine di sua vita, 400.
Colonnesi: gran parzialità di papa Niccolò IV verso di loro, V, 209. Processati da papa Bonifazio VIII, 250, 251, 257. Processati da papa Eugenio IV, 1085, 1086. Gli fanno guerra, 1086.
Colosseo, mole stupenda in Roma, I, 321.
Comacchio, città posseduta dalla casa d'Este, VI, 260. Se ne impadroniscono l'armi imperiali, VII, 227. Ne è restituito il possesso alla santa Sede, 318.
Comaschi: la loro città presa e saccheggiata da' Milanesi, IV, 568. Che fanno poi guerra a quel popolo, 573, 577, 584. Abbandonano la città, e poi si soggettano a Milano, 599, 600.
Cometa insigne, vedutasi in cielo, II, 516.
Commodiano, poeta cristiano, I, 1220.
Commodo (Lucio Ceionio). Suo consolato, I, 4?4. Adottato per figliuolo da Adriano: prende il nome di Lucio Elio Commodo, ivi. Sua morte, 479.
Commodo (Lucio Ceionio), figlio del precedente. Sua nascita, I, 479. Adottato per figliuolo da Antonino Pio, 480. Appellato Lucio Vero, 475, 504, 517. Era pochissimo amato dal padre adottivo, 504. È assunto al consolato, 516. Amore che portava a' suoi maestri, e qual profitto ne trasse, ivi. Creato console per la seconda volta, 522. Succede ad Antonino Pio, 528. V. Marco Aurelio Vero.
Commodo (Marco Aurelio Antonino), che fu poi imperadore, I, 556. Prende la toga virile, 570. Creduto nato d'adulterio, 576. Creato console, 579. Va col padre a guerreggiare in Germania, 583. Afflizione del padre infermo in riguardarlo suo successore, 588, 589. Succede nell'imperio al padre, 591, 592. Suoi vizii ed inclinazioni malvage nella puerizia, 593. Applauso con cui viene ricevuto in Roma, 594. Quali i principii del suo governo, 596. Congiura contra di lui Lucilla sua sorella, 601, 602. Si abbandona alla lussuria ed alla ritiratezza, 606, 613. Sua crudeltà, 614, 620. Prende il nome d'Ercole, con altre sue frenesie, 623, 624. Perduto dietro agli spettacoli delle fiere, 627. Ucciso da' congiurati, 630.
Comneni, famiglia d'imperadori d'Oriente. V. i loro nomi rispettivi.
Compagne, ossia compagnie di soldati masnadieri, quando nate in Italia, V, 545, 565, 566, 571, 572.
Conciliabolo di Tiro, in cui fu deposto santo Atanasio vescovo d'Alessandria, I, 1205.
Conciliabolo tenuto in Antiochia dagli ariani, II, 57.
Conciliabolo di Milano, in cui fu deposto santo Atanasio, II, 69.
Conciliabolo di Marano, tenuto da Severo arcivescovo di Aquileia, e da altri vescovi scismatici, II, 1063.
Concilio celebrato in Roma da Aniceto intorno il giorno di Pasqua, I, 521.
Concilio d'Arles, in cui vengono condannati i donatisti, I, 1131.
Concilio niceno, celebrato contro l'eresia d'Ario, I, 1172.
Concilio di Serdica, in cui è confermato il gius delle appellazioni alla santa Sede apostolica. II, 21.
Concilio di Rimini termina in un conciliabolo, II, 92.
Concilio d'Aquileia sotto Graziano Augusto, II, 230.
Concilio I generale in Costantinopoli, II, 233.
Concilio (Altro) in detta città, II, 239, 240.
Concilio di Milano contro Gioviniano eresiarca, II, 287.
Concilio di Roma contro Nestorio, II, 478, 480.
Concilio di Efeso contro lo stesso eresiarca, II, 480.
Concilio (Falso) di Efeso, II, 535.
Concilio ecumenico calcedonese, II, 548.
Concilio arausicano II, II, 615.
Concilio palmare, in cui restò assodata l'innocenza ed il pontificato di Simmaco, II, 747.
Concilio V generale, tenuto in Costantinopoli, II, 950. Approvato da papa Vigilio, 957, 958. Scisma per questo insorto in Italia, 962.
Concilio VI generale tenuto in Costantinopoli, III, 59.
Concilio trullano, quando tenuto, III, 87.
Concilio tenuto in Roma da Gregorio II, III, 164.
Concilio tenuto in Roma da Gregorio III contro Leone Isauro, III, 196.
Concilio Di Pavia, III, 560.
Concilio VIII generale tenuto in Costantinopoli, III. 720.
Concilio lateranense IV sotto Innocenzo III, IV, 1025.
Concilio generale di Lione, sotto Gregorio X, V, 105.
Concilio di Pisa, in cui è creato papa Alessandro V, V, 961, 962.
Concilio di Costanza, intimato da papa Giovanni XXIII, V, 986. Suo principio, 992. Ivi eletto papa Martino V, 1008.
Concilio di Basilea: suo principio, V, 1094, 1103, 1105. Atti di papa Eugenio IV in contrario, 1122, 1126. Elegge un antipapa, 1135.
Concilio generale in Ferrara, V, 1126. Trasportato a Firenze, 1134. Dove si uniscono le due Chiese latina e greca, 1135.
Concilio lateranense, sotto Leone X, VI, 343.
Concilio generale stabilito in Trento, VI, 556. Suo principio, 573. Trasferito a Bologna, 587. L'imperadore Carlo V tenta che sia restituito a Trento, 593. A ciò aderisce papa Giulio III, 603. Sciolto, 625. Riaperto da papa Pio IV, 692, 693. Dispute e dissensioni ivi quietate da' cardinali legati, 702. Suo fine, e gran bene che n'è derivato, ivi, 703.
Concordia, città distrutta da Attila, II, 561.
Condiano (Sesto Quintilio), console, I, 587. Tolto di vita da Commodo, 605.
Confraternite laicali, e loro origine, V. Bianchi.
Conone, vescovo d'Apamea, ucciso in battaglia, II, 712.
Conone papa. Sua elezione, III, 70. Termina il suo vivere, 73.
Conone, o Conrado, ossia Corrado, duca della Francia Orientale, padre di Ottone duca, eletto re di Germania, III, 981. Fu avo di Gregorio V papa, IV, 26.
Consalvo Fernandez, chiamato il gran capitano, VI, 130. È sconfitto da' Franzesi, 134. Suoi progressi contra di loro, 138. Sua venuta a Roma, 143. Sua simulazione col re di Napoli, 186. Conquista per Ferdinando il Cattolico la metà del regno di Napoli, 188. Cede alle maggiori forze de' Franzesi, 194. Prevale contro di essi, 207. Loro dà una rotta al Garigliano, 208, 209. Per l'acquisto di Gaeta s'impadronisce di tutto il regno, 213. Per sospetti contro di lui si porta Ferdinando re a Napoli, 220, 221. Condotto in Ispagna, miseramente muore, 226.
Consiglio generale e di credenza nelle città libere d'Italia, IV, 513.
Consolato abolito da Giustiniano Augusto, II, 888.
Consoli delle città d'Italia divenute repubbliche, IV, 513.
Constanziano, generale di Giustiniano Augusto, II, 863, 868, 892.
Contardo, duca di Napoli, ucciso, III, 634.
Contareni, dogi di Venezia, V. i loro rispettivi nomi.
Conte del sacro palazzo, dignità eminente, III, 433. Dignità primaria nella corte de' re d'Italia, 950.
Conte di Modena, che si pretende fatto indebitamente morire per calunnia della regina moglie di Ottone III, IV, 20, 21.
Conte cardinale legato dell'antipapa Anacleto, IV, 613.
Conte di Virtù, V. Gian-Galeazzo.
Contee: erano una volta piuttosto governi che feudi, II, 1169.
Conti: si chiamavano così i governatori delle città, II, 1104.
Conty, supremo comandante delle armi franzesi nella Savoia, VII, 534.
Copronimo, V. Costantino Copronimo.
Corasio, monte vicino ad Antiochia, I, 423.
Corbiniano (San), vescovo di Frisinga, III, 170, 173.
Corbulone (Gneo Domizio), console, I, 124. Generale sottomette i Cauci, 170. Generale delle armi in Oriente, 199. Sue imprese in Armenia, 209. Governatore della Soria, 219. Fa guerra ai Parti, 226, 227. Suo abboccamento con Tiridate re dell'Armenia, 229. Intimatagli la morte da Nerone, si uccide, 244.
Cordo (Cremuzio), storico romano, accusato s'uccide, I, 73.
Corfù, devastata da' Goti, I, 932. Assediata da' Turchi, VII, 268. I quali se ne fuggono all'avviso della vittoria riportata dai Cesarei in Ungheria, 271.
Corippo, poeta africano, II, 982.
Cornelia, capo delle Vestali, condannata a morte da Domiziano, I, 348.
Corneliano (Attidio), governatore della Soria, I, 533.
Cornelio, romano pontefice, I, 866. Suo martirio, 873.
Corona Ferrea dei re d'Italia, II, 1125. Non usata nel secolo IX, III, 638.
Corone d'oro del re Agilolfo e di Teodelinda in Monza, II, 1125.
Corpi dei santi trasferiti da Roma in Francia e in Germania, III, 287. Frequenti una volta le lor traslazioni, 560.
Corradino, figlio del re Corrado. Sua nascita, IV, 1239. S'intitola re di Gerusalemme, e non di Sicilia, 1252. Per la sua finta morte Manfredi si fa coronare re di Sicilia, 1266, 1267. Cala in Italia, V, 66, 67. Passa colle armi in Toscana, 72. Suo esercito formidabile, 74, 75. Sconfitto nella fuga è preso, 76. E poscia decapitato, 77.
Corrado, duca della Francia orientale, V. Conone.
Corrado, re di Borgogna, figlio di Ridolfo II, III, 1072. Va a trovarlo Adelaide Augusta, sua sorella, 1219. Interviene alla dieta di Verona, 1243. Muore, 1279.
Corrado, duca di Lorena, III, 1123. Si ribella ad Ottone il Grande, 1127, 1130. Col quale fa pace, 1132.
Corrado; figlio del re Berengario II, III, 1161, 1186.
Corrado il Salico, primo fra gli Augusti, creato re di Germania, IV, 145. Eriberto, arcivescovo di Milano, il promuove alla corona d'Italia, 149. Venuto, riceve la corona da esso Eriberto, e fa guerra ai Pavesi, 152. Sua signoria in Ravenna, 153. Sottomette la Toscana, 156. È coronato imperadore, 157. Torna in Germania, 159. Crea duca della Baviera Arrigo suo figlio, 161. Poi lo fa eleggere re di Germania, ivi. Sua guerra con santo Stefano re di Ungheria, 167. Sue ragioni sopra il regno di Borgogna, 173. Colle armi va ad acquistarlo, 177, 179. Cala di nuovo in Italia, 187. Fa prigione Eriberto arcivescovo di Milano, 190. Il quale fugge, 191. Assedia Milano, 192. Infierisce contro Parma, 195. Torna a Roma, 196. A cagion della peste si ritira in Germania, 198. Sua morte, 202.
Corrado, figlio di Arrigo IV, re, creato duca di Lorena, IV, 372, 375, 378, 405. Cerca l'eredità della contessa Adelaide avola sua, 453. Si ribella al padre, 455. È coronato re d'Italia, 457. È ricevuto per figlio da papa Urbano II, 464. Prende in moglie Matilda figlia di Ruggieri conte di Sicilia, 467. Sua morte, 489.
Corrado, fratello di Federigo duca di Suevia, fa guerra a Lottario re di Germania, IV, 592. Contro di lui è creato e coronato re d'Italia, 604. Scomunicato dal papa perde il credito, 605. Torna disingannato in Germania, 620. Fa pace con Lottario Augusto, 632. Viene eletto re di Germania, 657. Fa guerra ad Arrigo duca di Sassonia, 663. A lui fa guerra Guelfo VI, 672. È invitato a Roma dai Romani, 683. Prende la croce, e passa in Oriente, 689. Sue azioni e ritorno, 692, 694. Fine di sua vita, 706.
Corrado, vescovo di Perugia, IV, 62.
Corrado, duca di Carintia, IV, 94.
Corrado, duca di Franconia, IV, 145, 151, 159. Rimesso in grazia da Corrado Augusto, 162. Creato duca di Carintia e marchese di Verona, 182, 191.
Corrado, duca di Baviera, deposto da Arrigo III, IV, 265.
Corrado, figlio di Corrado già duca di Carintia, dà una rotta ad Adalberone duca di Carintia, IV, 124. Termina il suo vivere, 205.
Corrado, marchese di Toscana, IV, 605. Suoi atti, 608.
Corrado, conte palatino del Reno, IV, 744, 771, 779.
Corrado, figlio di Federigo I Augusto, creato duca di Franconia, IV, 822.
Corrado Moscaincervello, principe di Ravenna, IV, 832. Cede Capoa al re Tancredi, 925. Generale dell'esercito contro di lui, 932. Creato duca di Spoleti, 944. Ne è spogliato da papa Innocenzo III, 957.
Corrado, marchese di Monferrato, IV, 832. Rotta a lui data dai Milanesi, 833.
Corrado, figlio del marchese di Monferrato, milita in favore dei nobili di Viterbo, IV, 866. Sconfigge e fa prigione l'arcivescovo di Magonza, 871. A cui poscia vende la libertà, 879. Valorosamente difende Tiro contro di Saladino, 902, 905. Difende Tripoli, 909. Riscatta il padre, 910. Sostiene l'assedio d'Accon, 917. Sposa Isabella regina di Gerusalemme, 927. Assassinato, 930.
Corrado, figlio di Federigo II Augusto, va in Germania col padre per reprimere la ribellione del fratello Arrigo, IV, 1123. Eletto re de' Romani, 1139. Raduna un forte esercito, e va contro Arrigo langravio di Turingia, 1194. È sconfitto, ivi. Sorprende il langravio, e gli dà una rotta sì terribile, che gli cagiona la morte, 1197, 1198. È costretto a ritirarsi in Italia per la guerra fattagli da Guglielmo d'Olanda, 1209. È dichiarato dal padre erede dei suoi Stati, 1222. Innocenzo IV lo dichiara scomunicato come suo padre, 1223. Cala in Italia, 1227. Va in Puglia, 1229. Concepisce astio contro il fratello Manfredi, 1230, 1231. Costringe Napoli alla resa, 1233, 1234 Creduto autore della morte del fratello minore Arrigo, 1237. Maltratta i popoli della Puglia, 1238. Nel più bel fiore degli anni muore, ivi.
Corrado Rusca, signor di Como, V, 279.
Corrado de' Trinci, signore di Foligno, V, 757. Perde stato e vita, 1129, 1141.
Correggeschi, tolgono Parma agli Scaligeri, V, 555, 556. La vendono ad Obizzo marchese d'Este, 573.
Corsi, loro insolenza in Roma contro i Franzesi, VI 1228, 1229, 1237.
Corsica, presa dai Goti, II, 933. Donata alla Chiesa Romana, III, 268, 318, 333, 460. Presa quasi tutta dai Turchi e Franzesi, VI, 630. Ricuperata dai Genovesi, 638. Ai quali si ribella, VII, 353, 354. Contro de' ribelli sono spedite le truppe imperiali, 363, 371, 375. Entra in quel dominio Teodoro Antonio barone di Newoff, e ne decade, 427, 439, 447, 451, 513.
Corso pubblico, cioè la posta, regolato da Traiano, I, 429.
Corte, una volta villa con castello e parrocchia, IV, 35, 200.
Corvolo, duca del Friuli, III, 124.
Coscia (Niccolò), creato cardinale, e poscia arcivescovo di Benevento, VII, 324. Sue tirannie, per cui è costretto a fuggire, 349. È interdetto da ogni funzione, 350. Per la sua ostinazione in non rinunziare all'arcivescovato si continuano i processi contra di lui, 355. Fugge, ivi. Censure fulminategli contro, 356. Va a Roma per difendersi, 368, 369. Sentenza contro di lui, 374. È migliorata la sua situazione mercè la protezione della corte di Vienna, 405, 461.
Cosimo de Medici il Magnifico. Sua morte, VI, 13.
Cosimo II, principe di Toscana. Suo matrimonio con donna Maria Maddalena d'Austria, VI, 924. Succede a Ferdinando suo padre, 927. Si dichiara in favore del duca di Mantova, 940. Manda soccorsi a Ferdinando II Augusto, 971. È rapito dalla morte, 982. Sue virtù, ivi.
Cosimo III, poscia gran duca di Toscana. Sue nozze con Margherita Luigia di Borbon, VI, 1220, 1225. Succede al padre, 1260. Suo divorzio colla moglie, VII, 10. Sua morte, 313.
Cosma, eletto imperadore contro Leone Isauro, III, 175.
Cosroe, re de' Parti. Sua ambascieria a Traiano, I, 415. Da cui è posto in fuga, 425. Rimesso in trono da Adriano, 436.
Cosroe, re di Persia, muove guerra a Giustiniano Augusto, II, 879, 884, 887. Con lui fa una pace vantaggiosa, 973. Torna a far guerra, 1010. Ne riporta delle busse, 1025. Sua morte, 1035.
Cosroe, re di Persia, fa guerra a Foca imperadore, II, 1128. Suoi progressi in Oriente, 1138, 1148. Occupa Gerusalemme, 1154. Poi l'Egitto, 1160. Fa scorticar vivo il suo generale Saito, 1161. Fa morire gli ambasciatori di Eraclio imperadore, ivi. Guerra a lui fatta da esso Augusto, 1172. Suo sdegno contro i cristiani, 1182. Messo in fuga da Eraclio, 1193. È ucciso da suo figlio Siroe, 1195.
Cosso, prefetto di Roma, I, 99,
Costante (Racio), governatore della Sardegna, I, 693.
Costante (Flavio Giulio), figlio di Costantino il Grande, creato Cesare, I, 1198. Stati a lui assegnati dal padre, 1209. Succede a lui nell'Italia, Africa ed Illirico, 1223. Discordia fra lui e i fratelli, ivi. Dall'esercito suo è ucciso il fratello Costantino, ed estensione del suo dominio, 1228. Sue leggi contro i pagani, II, 11. Sue vittorie, 15. Protettore de' cattolici, 21, 22. Congiura di Magnenzio contro di lui, 28, 29. Onde è ucciso, 29, 30. Suoi difetti e pregi, 30.
Costante, figlio di Costantino tiranno, II, 380. Dichiarato Augusto, 392, 408, 409. Mandato dal padre in Ispagna, 408. Ucciso in Vienna del Delfinato, 409.
Costante, ossia Costantino, nipote di Eraclio Augusto. Sua nascita. II, 1189. È dichiarato imperadore, 1226, 1227. Favorisce i Monoteisti, 1238, 1241. Pubblica il suo Tipo, o editto per quella eresia, 1242. Perseguita papa Martino, 1254. Il fa imprigionare, 1255. Dichiara Augusto e collega nell'imperio suo figlio Costantino Pogonato, 1260. Sconfitto dai Saraceni, a stento giunge a fuggire travestito, 1262. Fa guerra agli Sclavi, 1265, 1266. Pace dai Saraceni chiestagli, da lui non accettata, 1267. Si ritira fuori di Costantinopoli, 1272, 1273. Assedia Benevento, III, 10. E se ne ritira, 13. Passa a Roma, indi in Sicilia, 16. Incredibili avanie da lui fatte a que' popoli, 22, 23. Sostiene la ribellione di Mauro arcivescovo di Ravenna contro il papa, 27. Viene ucciso, 29.
Costantina, moglie di Maurizio Augusto, II, 1045, 1098. Colle figlie uccise da Foca, 1120, 1134.
Costantino (Flavio Valerio), il Grande, figlio di Costanzo Cloro, discendente da un fratello di Claudio II Augusto, I, 936, 1030, 1040, 1051. Sprezzato da Galerio, 1062, 1066. Pericolose azioni a cui lo espone Galerio, dalle quali ne esce vittorioso, ivi. Sua vittoria sui Sarmati, 1067. Fugge da Galerio, e va a trovare il padre, 1068. A lui succede, ed è proclamato Augusto, 1073, 1074. Ma prende il solo titolo di Cesare, a ciò obbligato da Galerio, 1074. Dà la libertà ai cristiani di professar pubblicamente la loro religione, 1078. Sue vittorie contro i Franchi ed altri popoli, 1079. Massimiano lo crea Augusto, egli dà in moglie la figlia Flavia Massimiana Fausta, 1083. Lo accoglie nelle Gallie con tutti gli onori, 1089. Il qual poscia tenta di tradirlo, 1089, 1090. Preso da lui in Marsiglia, rimproverato e spogliatolo della porpora, lo lascia come prima nella sua corte per le preghiere di Fausta, 1090, 1091. Donativi da lui fatti al tempio d'Apollo in Autun, 1091. Per nuovo tradimento fa morire il suocero, 1093, 1094. Sconfigge le nazioni germaniche, 1096. Passa nella Gran Bretagna, e la soggioga in poco tempo, 1097. Invitato dai Romani contro l'iniquo Massenzio, 1105. Sua lega con Licinio, cui promette in moglie la figlia Flavia Valeria Costanza, 1106. Parte per l'Italia coll'armata, ivi. Prende Susa, 1107. Entra in Torino, ivi. Giunge a Milano, ivi. La prende, ivi. Passa a Brescia, ivi. Assedia Verona, 1108, 1109. Gli si arrendono Aquileia e Modena, 1109. Giunge a Roma, ivi. Miracolosa sua chiamata al Cristianesimo, 1109, 1110. Vittoria insigne da lui riportata colla morte di Massenzio, 1113. Divenuto padron di Roma, dell'Italia e dell'Africa, 1116. Dà più rotte ai Franchi, 1118. Non prende il titolo di pontefice massimo, 1130. Sue guerre con Licinio, a cui dà una rotta, 1133. E di poi fa pace, 1135. Sue lodevoli leggi, 1137. Suoi varii regolamenti, 1145, 1146 e seg., 1150 e seg., 1170, 1174, 1180, 1181, 1191, 1192, 1201. Sconfigge i Sarmati, 1154. E Licinio Augusto due volte, 1160, 1163, 1164. Divien padrone di tutto il romano imperio, 1165. Leva di vita Licinio, 1168. Sue premure per estinguere l'eresia di Ario, 1169. Ingiuriato da' Romani, 1175, 1176. Fa morire il figliuolo Crispo e la moglie Fausta, 1177, 1178. Fonda Costantinopoli, 1186. Vince i Sarmati e i Goti, 1195. Quanto rispettato e temuto dai Barbari, 1199. Divide fra i suoi figliuoli i suoi Stati, 1208. Sua infermità, 1212. Prende il battesimo, ivi. Sua morte, 1214. Glorioso in vita e dopo morte, 1216. Sua donazione alla Chiesa Romana, creduta anche ne' tempi di papa Adriano, III, 332.
Costantino juniore (Flavio Claudio), figlio di Costantino il Grande. Sua nascita, I, 1141, 1142. Creato Cesare, 1142. Vittorie da lui riportate contro i Goti, 1195. Stati a lui assegnati dal padre, 1208. Succede a lui nella Gallia, Spagna e Bretagna, 1220. Discordia fra esso e i fratelli, 1222, 1223. Entra colle armi in Italia, 1227. In una battaglia ucciso, 1228.
Costantino, tiranno, occupa la Bretagna e le Gallie, II, 378. Varie sue imprese, ivi. Crea Augusto suo figlio Costante, 392. È riconosciuto a collega nell'imperio dall'imperadore Onorio, ivi, 407. Calato in Italia, 407. Tende insidie ad esso Augusto, 408. Rinserrato in Arles, 409, 413. Preso ed ucciso, 414 415.
Costantino papa. Sua elezione, III, 127. Chiamato a Costantinopoli, 130. Dove riceve grandi onori, 132, 133. Fine de' suoi giorni, 149.
Costantino pseudopapa, III, 289. Scrive al re Pippino, ivi. Vien deposto ed acciecato, 292. Riprovato nel concilio lateranese, 293, 294.
Costantino Pogonato, dichiarato Augusto, II, 1260. Ritenuto in Costantinopoli dopo la partenza del padre, 1273. Succede al medesimo, III, 30. Atterra il tiranno Mecezio in Sicilia, 31, 32. Come trattasse i suoi fratelli, 34, 63. Difende Costantinopoli assediata dai Saraceni, 40. La libera, e fa pace vantaggiosa con quegli infedeli, 50, 51. Promuove la pace della Chiesa, 52. Col concilio VI generale, 59. È benefico verso la Chiesa Romana, 63, 68. Rapito dalla morte, 69.
Costantino Copronimo. Sua nascita, III, 160, 161. Dichiarato Augusto, da Leone Isauro suo padre, 163. A cui succede, ed è detronizzato, 216. Riacquista l'imperio, 231. Liberalità sua verso Zaccheria, 234. Crea suo collega il figlio Leone, 245. Suo conciliabolo contro le sacre immagini, 257, 258. Seguita a perseguitarle, 282. Muove con una flotta per portar la guerra ai Bulgari, 324. Muore, ivi.
Costantino, figlio di Leone IV Augusto. Sua nascita, III, 308. Dichiarato dal padre collega nello imperio, 330. Gli succede, 341, 342. Suoi sponsali con una figlia dì Carlo Magno, 344. Protegge le sacre immagini, 355. Suo matrimonio, 373. Depone la madre, 384. Dalla quale è deposto ed accecato, 406, 407.
Costantino Porfirogenito, imperador de' Greci, succede al padre. III, 977, 978. A lui inviato dal doge veneto Orso Particiaco il figlio Pietro, 983. Sua sovranità rimessa in Benevento e Capoa, 988, 989, 1072. Ambasciatori a lui spediti dal re Ugo, 1035. Chiede una figlia a re Ugo in moglie a suo figlio Romano, 1091. Conferma i beni spettanti al monistero di San Vincenzo del Volturno, 1096. A lui chiede protezione il re Lottario, 1107.
Costantino Monomaco, imperador dei Greci, IV, 210.
Costantino duca imperadore dei Greci, IV, 322. Sposa una figlia di Roberto Guiscardo, 375. Viene balzato dal trono, 390. Sua morte, 407.
Costantino Paleologo, ultimo imperador de' Greci, muore combattendo invittamente per la patria, V, 1251.
Costantinopoli: sua fondazione, I, 1186. Sua grandezza e popolazione, 1191. Parte delle sue mura fabbricate da Teodosio II imperadore, II, 502. Sollevazioni ivi tra le fazioni veneta e prasina, 470. Terribil sedizione sotto Anastasio, 784, 785. Altra sotto Giustiniano, 847. Assediata dal re degli Unni, e liberata, 1184. Assediata dai Saraceni III, 40. Liberata, 50, 51. Di nuovo assediata da' Saraceni, 157, 158. Liberata, 158. Espugnata e saccheggiata dalla crociata dei Latini, IV, 982. Facoltà de' Veneziani d'eleggerne il patriarca latino, 985. Creato ivi imperadore Baldovino conte di Fiandra, ivi. Ritolta ai Latini dai Greci, V, 31. Presa dai Turchi, 1251.
Costanza (Flavia Valeria), sorella di Costantino il Grande, maritata con Licinio Augusto, I, 1106, 1117, 1118, 1157, 1168.
Costanza o Costantina, figlia di Costantino il Grande, II, 39. Maritata a Gallo Cesare, 44, 61, 64.
Costanza (Flavia Massima), figlia di Costanzo Augusto, II, 108, 117, 154, 155. Maritata con Graziano Augusto, 108.
Costanza di Francia, maritata con Baomondo principe d'Antiochia, IV, 508.
Costanza, figlia del re Ruggieri di Sicilia, maritata ad Arrigo V re di Germania, IV, 892, 893. Solenni sue nozze celebrate in Milano, 894. Sue pretensioni al regno di Sicilia, dopo la morte di Guglielmo II, 914. Cade in mano del re Tancredi, 925. Ed è liberata, ivi. Partorisce Federigo II, 940. A lei ingiustamente imputate le traversie e la morte del marito, 950. Sua morte, 962.
Costanza, figlia del re Manfredi, maritata a Pietro figlio del re d'Aragona, V, 28, 29, 33. Viene in Sicilia, 160. Governa quel regno, 215. Va a Roma, 250.
Costanzo Cloro (Flavio Valerio), adottato e creato Cesare da Diocleziano Augusto, I, 1027. Suoi costumi, 1029, 1030. Volge le armi contro di Caralisio tiranno, 1032. Frisoni da lui soggiogati, 1033. Sue vittorie delle nazioni germaniche, 1034. Ricupera la Bretagna, 1038. Sconfigge gli Alamanni, 1046, 1047. Ed altre nazioni germaniche, 1050, 1051. Sua indulgenza verso i cristiani, 1058. Creato Augusto, 1063. Sua morte, 1069. Fu marito d'Elena, 1070. Sue belle qualità, 1071.
Costanzo (Flavio Giulio), figlio di Costantino il Grande. Sua nascita, I, 1142. Creato Cesare, 1167. Sue prime nozze, 1207. Stati a lui assegnati dal padre, 1208. Succede a lui, 1220. Fa uccidere i suoi parenti, 1221, 1222. Discordia fra lui e i fratelli, 1223. Guerra a lui mossa da Sapore re della Persia, 1224; II, 15. Protegge gli ariani, II, 16. Terme da lui fabbricate in Costantinopoli, 18. E porto di Seleucia, 19. Sua celebre battaglia a Singara con Sapore re di Persia, 23, 24. Come dipinto da Libanio sofista, 27. Con deporre Vetranione acquista l'Illirico, 40. Sua insigne vittoria su Magnenzio, 49. Ricupera l'Italia e l'Africa, 52, 53. Passa nelle Gallie ed atterra Magnenzio, 55. Divien superbo e crudele, 56. Legge sua contro i templi e sacrifizii de' gentili, 59. Disgustato di Gallo Cesare, 60. A cui toglie la vita, 66. Crea Cesare Giuliano, 70. Suo trionfo in Roma, 75. Fa guerra ai Sarmati, 83, 84. E a lui la fanno i Persiani, 90, 91. Contra di lui insorge Giuliano Cesare, 95. Dà fine ai suoi giorni, 109. Sue lodi e suoi biasimi, ivi, 110.
Costanzo (Giulio), console fratello di Costantino il Grande, I, 1203, 1204. Ucciso da Costanzo Augusto, 1222.
Costanzo, arcivescovo di Milano, II, 1092. Termine di sua vita, 1113.
Costanzo (Flavio) conte, generale di Onorio Augusto, II, 410. Opprime Geronzio nelle Gallie, 411. Vince Edobico generale di Costantino tiranno, 414. Si disgusta con Ataulfo re de' Goti, 421. Creato console, 424 Altre sue imprese nelle Gallie, 426. Galla Placidia a lui data in moglie, 434. Dichiarato Augusto, 444. Termina il suo vivere, 445. Suo epitaffio, 446.
Costanzo Sforza, signore di Pesaro, VI, 46. Sconfitto da Alfonso duca di Calabria, 68. Gli è portata la guerra da Girolamo Riario signore d'Imola, 70. Generale di Lodovico il Moro duca di Milano, 76. Dà una sconfitta ad Obietto del Fiesco, 78. Va al servizio de' Veneziani, e muore, 84.
Court (il signore di la), ammiraglio franzese. Si unisce con la flotta spagnuola per battersi contro gli Inglesi, VII, 535. Sua inazione, per cui rimangono salve ed illese le sue navi, ivi.
Cozio (Marco Giulio), re delle Alpi Cozie, I, 160.
Cranno, figlio di Clotario re di Francia. Si ribella al padre, II, 965. Vinto in una battaglia, è bruciato, per ordine del padre, colla moglie e con le figlie, 971.
Crasso Frugi. Sua congiura contro di Traiano, I, 412.
Crema, cagione di gran guerra fra Milano e Cremona, IV, 607. Assediata dai Cremonesi e Tedeschi, 760. Si rende a Federigo Augusto, 762.
Cremaschi: si ribellano a Federigo Augusto, IV 758.
Cremona presa dai soldati di Vespasiano, I, 280. Strage e saccheggio orrendo ivi fatto da essi, 281. Presa e diroccata dal re Agilolfo, II, 1126. Sorpresa d'essa fatta dal principe Eugenio, ma con poco frutto, VII, 166.
Cremonesi: lor sedizione contro di Odelrico vescovo, III, 1274. Sconfitti dai Milanesi, IV, 525. A cagion di Crema guerra tra essi ed i Milanesi, 607, 608, 630, 637, 644. Son da loro sconfitti, 665. Danno una rotta ai Piacentini, 699. Rendono la pariglia ai Milanesi, prendendo loro anche il carroccio, 700. Inducono l'imperadore Federigo a seco loro assediare Crema, 759, 760. Uniti allo stesso Federigo fan guerra ai Milanesi, 765. Collegati con essi, 802, 823. Sdegnati con Federigo Augusto, 892. Messi al bando dell'imperio, 898. Ottengono la pace da esso Augusto, ivi. E dal figlio, 899, 900. Rotta loro data dai Bresciani, 927. E dai Milanesi, 934. Crema loro conceduta dagli imperadori, 945. Danno una rotta ai Piacentini, 971. E un'altra al popolo di Brescia, 974. Sconfitti dai Milanesi, 1002. Guerra civile fra loro, 1007, 1011, 1012, 1015. Gran rotta da loro data ai Milanesi, 1019. E ai Piacentini, 1032. E di nuovo ai Milanesi, 1037. Fanno pace coi Milanesi e Piacentini, ivi. In aiuto de' Modenesi sconfiggono i Bolognesi, 1085. Lor battaglia coi Milanesi, Piacentini e Bresciani, in cui restano sconfitti, 1120. E coi Bresciani soli, da' quali sono sbaragliati, 1128. Lor carroccio preso dai Parmigiani, 1206. Governati dal marchese Oberto Pelavicino, danno una rotta ai Parmigiani, 1218, 1219. E ai Bresciani, 1270. Scacciano il Pelavicino e Buoso da Doara, V, 69. Uniti coi Parmigiani, 143. Guerra lor fatta da' collegati Ghibellini, 312. Ribellati al re Arrigo VII, ne riportano un fiero castigo, 344, 345. Di nuovo si ribellano, 349. Rivoluzioni di quella città, 389, 402, 408, 421.
Crescenzio, console romano. Sua prepotenza in Roma, III, 1259, 1260; IV, 12. Processato da Ottone III Augusto, 19. Fa fuggire papa Gregorio V, 22. Usurpa il dominio di Roma, 23. Gli è tagliato il capo, 30.
Crescenzio, cardinale, governatore di Benevento, IV, 621, 622.
Cresconio, vescovo di Todi, legato pontificio ad Anastasio II imperadore, II, 730.
Cresto, prefetto del pretorio, ucciso, I, 790.
Crinito (Marco Ulpio), valente generale di Valeriano Augusto, I, 887. Designato console, 888, 891, 894.
Crisafio, potente eunuco nella corte di Teodosio II, II, 515. Odia san Flaviano, 529. E l'abbatte, 535. Sua caduta e morte, 546.
Crisargiro, tributo abolito: voce greca, cioè oroargento, II, 709.
Crisolora (Manuello), accende in Italia lo studio della lingua greca, V, 899.
Crispina, moglie di Commodo Cesare, I, 571. Relegata, e poi fatta morire da lui, 621.
Crispino (Rufo), prefetto del pretorio, deposto, I, 184.
Crispino (Tullio), prefetto del pretorio sotto Giuliano, I, 641.
Crispo (Giulio), perchè ucciso da Severo Augusto, I, 678.
Crispo (Flavio Valerio Giulio), figlio di Costantino il Grande, creato Cesare, I, 1141. Sua vittoria degli Alemanni, 1148, 1150. Va a Roma, 1154. Milita contro di Licinio, 1161. Levato di vita dal padre, 1177.
Cristiani: perseguitati sotto Nerone, I, 234. Sotto Domiziano, 338, 361, 362. Sotto Traiano, 411. Uccisi dai Giudei, 469, 470. Perseguitati sotto Adriano, 478. Sotto Antonino Pio, 494. Sotto Marco Aurelio, 555. Impetrano la pioggia all'armata di esso Augusto, 564. Indulgenza di Commodo verso di loro, per cui se ne dilatò moltissimo il numero, 621. Persecuzion d'essi sotto Severo, 684. Amati da Alessandro Augusto, 776. Perseguitati da Massimino, 817. Favore che godono sotto i due Filippi, 851. Perseguitati da Decio, 865. Sotto Gallo e Volusiano, 873. Favoriti sul principio da Valeriano, 878, 879. Poscia da lui perseguitati, 886, 887. Vessati da Aureliano, 972. Persecuzione mossa da Diocleziano contro di essi, 1053. Lor pace e libertà sotto Costantino il Grande, 1143, 1165, 1171. Licinio gli scaccia dalla sua corte, 1148. Poi li perseguita, 1158. Persecuzione mossa da Sapore re di Persia contro di essi, II, 15, 16. Da Giuliano l'Apostata, 123. Da Isdegarde re di Persia, 381.
Cristiani (Reltrame), conte e gran cancelliere della Lombardia Austriaca: suoi rari pregi, VII, 500.
Cristiano, eletto arcivescovo di Magonza, IV, 794. Sconfigge i Romani, 805. Mandato da Federigo Augusto per sostenere il suo partito nella Romagna, ma inutilmente, 820. Spedito nuovamente in Italia dallo stesso imperadore, 828, 829. Mette i Pisani al bando dell'imperio, 832, 836. Fa la guerra in Toscana, 836. Assedia Ancona, 840. Suoi malvagi costumi, 841. Fa guerra ai Romagnoli e Bolognesi, 848. Spedito a Roma, 854. Fa guerra in Puglia, 855. Abiura lo scisma, 861. Sconfitto e preso da Corrado di Monferrato, 871, 872. Rimesso in libertà, 879. Termina con discredito i suoi giorni, 884.
Cristiano (Federico), V. Federico Cristiano.
Cristiano o Cristierno, re di Danimarca, va a Roma, VI, 50.
Cristina, regina di Svezia, va a Roma, VI, 1201; VII, 25. Sua morte, 78.
Cristina, sorella di Lodovico XIII re di Francia, e duchessa di Savoia, prende la reggenza degli Stati, VI, 1083. Conferma la lega coi Franzesi, 1086. Abbandona ai medesimi sè stessa e il Piemonte, 1088. Guerra a lei fatta da' principi cognati, 1092. Occupato da essi Torino, ella va a Susa, 1096. Fa pace con essi, 1111. Sua morte, 1234.
Cristo Gesù, adorato insieme cogli altri dei da Alessandro imperadore, I, 775, 776.
Cristoforo, duca di Roma, III, 145.
Cristoforo, patriarca di Grado, III, 100.
Cristoforo, d'Olivolo, III, 438, 447, 455, 525.
Cristoforo papa, o piuttosto usurpator della Sede pontificia. III, 956. È deposto, 959, 960.
Cristoforo Moro, doge di Venezia, V, 1274. Cessa di vivere, VI, 40, 41.
Cristoforo Colombo, scuopre le Indie Orientali, VI, 113.
Croati, convertiti alla fede di Cristo, II, 1202.
Croce, sopra cui morì il nostro Signore Gesù Cristo, presa dai Persiani nel saccheggiar Gerusalemme, II, 1155. Ricuperata da Eraclio imperadore, 1196. Riportata in Gerusalemme, 1197. Asportata in Costantinopoli, 1207.
Crociata pubblicata da papa Urbano II nel concilio di Chiaramonte, IV, 464, 469. Italiani ad essa concorsi, 471.
Crociata dei Franchi, 977. Con Arrigo Dandolo doge di Venezia prende Zara, 979. Va a Costantinopoli, 981. E la prende per forza, 982. Crea imperadore ivi Baldovino conte di Fiandra, 985.
Crodegango, vescovo di Metz, III, 251, 403.
Cronologia di Teofane, difettosa nei testi, II, 1123.
Crotska: battaglia ivi coi Turchi svantaggiosa agli imperiali, VII, 454, 455.
Crouzas: sua temeraria censura contra sant'Ambrogio, II, 291.
Crummo o Crunno, re dei Bulgari. Dà una rotta a Niceforo imperadore, in cui questi rimane ucciso, III, 476. Pone in fuga Michele imperador de' Greci, 483.
Cunegonda, moglie di Bernardo re d'Italia, III, 519. Donazione da lei fatta al monistero di Santo Alessandro di Parma, 593.
Cunegonda (Santa), imperadrice, moglie di Arrigo I Augusto, IV, 59. Suoi fratelli fan guerra ad esso Arrigo, 83, 84. Cala in Italia coll'Augusto consorte, 101. Coronata imperadrice, 102. Sua morte e santità, 144.
Conegonda de' principi Guelfi, maritata con Azzo II marchese d'Este, IV, 239. Madre di Guelfo IV progenitore della casa di Brunsvich, 276. Sua morte, ivi.
Cuneo, assediato invano dai Gallispani, VII, 538. Sciolto quell'assedio, 540.
Cuniberto, figlio di Bertarido re de' Longobardi, II, 1276; III, 39. Dichiarato re dal padre, 54. Impetra ed ottiene da suo padre il perdono ad Alachi ribello duca di Trento, 60. Succede al padre, 76. Ribellione di Alachi contro di lui, 79, 80. Rientra in Pavia, 81. Battaglia e morte da lui data al tiranno, 84, 85. Fa cavare gli occhi ad Ansfrido usurpatore del Friuli, poi lo esilia, 90, 91. Suoi sospetti contro Aldone e Gransone, 93. Fine di sua vita, 105. Monisteri da lui fondati, ivi, 106. Suo epitaffio, 111, 112.
Cuniberto, vescovo di Torino, IV, 322.
Cunimondo, re dei Gepidi, II, 936. Vinto ed ucciso da Alboino re de' Longobardi, 986.
D
Daci, chiamati anche Geti e Goti, fanno guerra ai Romani, I, 339.
Dagalaifo generale di Giuliano Augusto, II, 104, 143, 148.
Dagiberto, abbate di Farfa, III, 1078.
Dagoberto, figlio di Clotario II re de' Franchi, dichiarato re dell'Austrasia, II, 1172. Succede al padre nella monarchia franzese, 1196. Suoi ambasciatori ad Arioaldo re de' Longobardi, 1204. Sua guerra con gli Sclavi, 1209. Varie sue leggi, 1217. Muore, 1220.
Dagoberto II, re de' Franchi, II, 1264; III, 36. Viene ucciso, 53.
Dagoberto III, re de' Franchi, III, 137. Sua morte, 151.
Daimberto, primo arcivescovo di Pisa, IV, 454. Creato patriarca di Gerusalemme, 483.
Daja o Daza. V. Massimino (Caio Galerio Valerio).
Dalmazia, signoreggiata da Teoderico re d'Italia, II, 752. Viene in potere di Giustiniano, 858. Di nuovo sottomessa dalle sue armi, 863. Molte città marittime di essa soggette all'imperadore Lodovico II Augusto, III, 735.
Damaso, pontefice romano eletto nello scisma, II, 156, 176, 225. Giugne al fine de' suoi giorni, 250.
Damaso II papa. Sua elezione IV, 242. Suo breve pontificato, ivi, 243.
Dame romane; loro glorioso zelo per la liberazione di papa Liberio, II, 77.
Damiano, vescovo di Pavia, III, 54, Uomo santo, 80.
Damiano, arcivescovo di Ravenna, III, 86. Sua morte, 127.
Damiano Cossadoca, vescovo eletto di Verona, IV, 1271.
Damiata, presa dall'armi cristiane, IV, 1039, 1209. È restituita a' Saraceni, 1048, 1217.
Danesi (Corsari), popoli pagani del Baltico. Loro prima irruzione nella Gallia, II, 796.
Dandoli, dogi di Venezia, V. i loro rispettivi nomi.
Dante Alighieri, sua morte in Ravenna, V, 424.
Dardano, prefetto del pretorio nelle Gallie, lodato dai santi Agostino e Girolamo, II, 417.
David, re di Etiopia, manda una lettera a papa Clemente VII, VI, 495.
Dazio, arcivescovo di Milano, II, 857. Va a Roma, 871. Orrori da lui descritti prodotti in Italia, e specialmente in Milano, dalla carestia e dalla guerra, 876, 877. Tenta di liberar Milano dai Goti, 878. Sostiene il papa Vigilio contro l'Augusto Giustiniano, 938.
Decebalo, re o capitano dei Daci, fa guerra ai Romani, I, 339. Tratta con essi di pace, 341, 343. E con suo gran vantaggio la ottiene, 344, 390. Muove guerra a Traiano, 390, 391. A' cui piedi infine si umilia, 395. Gli torna a far guerra, 398, 405. Si uccide, 405.
Decennali: loro origine, I, 38.
Decenzio (Magno), fratello di Magnenzio, creato Cesare, II, 32, 44. Si uccide da sè stesso, 55.
Decio (Caio Messio Quinto Traiano), spedito contro ai ribelli da Filippo Augusto, e proclamato imperadore, vince ed uccide lo stesso Filippo, I, 861. Suoi figli, 864. Persecutor de' cristiani, 865. Miseramente muore, 869.
Dei dell'Egitto: loro culto proibito in Italia, I, 60.
Delmazio (Flavio), figlio di un fratello di Costantino il Grande, I, 1197. Creato Cesare, 1205, 1206. Paese a lui assegnato da esso Costantino, 1209. Ucciso da Costanzo Augusto, 1222.
Demetrio, filosofo cinico, relegato, I, 303.
Demetrio, re di Tessalia, figlio di Bonifazio marchese di Monferrato, IV, 994. Viene a lui confermato dall'imperadore Teodoro Comneno il regno di Salonicchi, 1033. Spogliato del regno, 1041, 1063.
Demostene, capitano di Cesarea, I, 906. Sua bravura, 907.
Demostrato, eloquente deputato degli Ateniesi a Marco Aurelio, I, 561.
Deodato, vescovo di Parma, III, 1106.
Deogratias, vescovo di Cartagine, II, 567. Sua grande carità e morte, 583, 584.
Desiderio, fratello di Magnenzio, creato Cesare, II, 32. Da lui stesso privato di vita, 55.
Desiderio duca, non già di Toscana, aspira al regno de' Longobardi, III, 264. Sale sul trono, 265. Fa guerra ai duchi di Spoleti e di Benevento, 271. Sua andata a Roma, 272, 278. Coopera alla deposizione di Costantino falso papa, 290, 291. Sue liti coi Romani, 297. Sua ambasceria a papa Adriano, 309. Occupa varie città della Chiesa romana, 311. Rigettato da papa Adriano, 313. Guerra a lui mossa da Carlo Magno, 314. Assediato in Pavia, 315. Si rende ed è mandato in esilio, 318, 319.
Desiderio, abbate di Monte Casino, IV, 282. Creato cardinale, 288. Manda monaci in Sardegna, 319. Suo zelo e mansuetudine, 320. Fabbrica la basilica di Monte Casino, 322. La cui dedicazione è fatta da papa Alessandro II, 347. Chiamato da Arrigo IV, 414, 418. Rifiuta il pontificato, 424 È creato papa, 428. V. Vittore III.
Desippo, storico, capitano degli Ateniesi, I, 930, 931.
Destro (Domizio), prefetto di Roma sotto Severo, I, 653.
Deusdedit, arcivescovo di Milano, II, 1113.
Deusdedit papa. Sua consecrazione, II, 1158. Accoglie cortesemente Eleuterio esarco di Ravenna, 1163. È rapito dalla morte, ivi.
Deusdedit, figlio di Orso doge di Venezia, richiamato dall'esilio in patria, III, 210. Creato maestro de' militi, 212. Eletto doge, 230. Da Costantino Copronimo gli è conferito il titolo d'ipato, ivi. Ucciso dal popolo, 263.
Deusdedit, vescovo di Modena, III, 535.
Deusdedit, abbate di Monte Casino, III, 591.
Diadumeniano, figlio di Macrino Augusto, I, 744. Creato Cesare, e principe della gioventù, ivi. Gli è tolta la vita, 753.
Diana: suo tempio in Efeso incendiato dai Goti, I, 912.
Digesti, quando pubblicati da Giustiniano imperadore, II, 852.
Diluvio d'acque terribile in Italia, II, 1070.
Diocleziano (Caio Valerio), console, I, 1003. Proclamato imperadore, 1007. Abbattuti i suoi competitori, regna solo, 1010, 1011. Sue azioni e qualità prima che conseguisse l'imperio, 1011, 1012. Ricupera le provincie occupate da' Persiani, 1019. Sconfigge i Sarmati, 1022, 1035. Crea Cesare Costanzo Cloro, 1027. Si fa adorare qual dio, 1034. Sua crudeltà contro gli Alessandrini, 1039. Dà con suo vantaggio la pace ai Persiani, 1045. Insigni fabbriche da lui fatte in Antiochia, 1048. Terme Diocleziane da lui fatte in Roma, 1050. Altre sue lodevoli azioni, 1052. Muove persecuzione contro i cristiani, 1053. Sua crudeltà contro gli Antiocheni e suo trionfo in Roma, 1056, 1057. Forzato da Galerio a deporre l'imperio, 1061, 1062. Suo ritiro in Dalmazia, 1063. Suo detto, 1081. Fine di sua vita, e sue qualità, 1119.
Diogene, filosofo cinico a' tempi di Vespasiano, I, 312.
Diogene Laerzio, storico sotto Severo Augusto, I, 713.
Dione Grisostomo, insigne oratore e filosofo, cacciato di Roma, I, 363. Amato e onorato da Traiano, 397.
Dione Cassio, storico, interviene agli spettacoli di Commodo, I, 627. Suo sensato giudizio intorno la caduta di Plauziano, 695. Accompagna Caracalla ne' suoi viaggi, 728. Quando terminasse la sua storia, 789. Creato console, 793. Si ritira alla sua patria, 794.
Dionigi Esiguo, monaco. Ha il merito di aver messa in credito l'Era cristiana in Occidente, I, 6; II, 827, 828.
Dionisio, da Mileto, eccellente oratore sotto Adriano Augusto, I, 459.
Dionisio, romano pontefice, I, 894. Sua morte, 943.
Dionisio (San), vescovo di Alessandria, I, 863, 878, 886.
Dionisio (Elio), prefetto di Roma, I, 1050.
Dionisio, vescovo di Piacenza, IV, 322.
Dioscoro, vescovo di Alessandria, eretico, II, 520, 522. Abbatte san Flaviano, 535. Condannato nel concilio calcedonense, 548.
Dioscoro antipapa. Sua elezione, e poco di poi muore, II, 838.
Docibile, duca di Gaeta, III, 785. Sue liti col principe di Capoa, 835.
Dodone, vescovo di Novara, III, 672.
Dodone, vescovo di Modena, IV, 517.
Dogi (due) in Venezia ad un tempo, III, 337, 338.
Dolabella (Publio), proconsole dell'Africa, I, 72.
Dolabella (Gneo Cornelio), illustre romano, ucciso da Vitellio, I, 273.
Domenico Leone, maestro de' militi eletto capo del governo in Venezia, III, 206.
Domenico Monegario, doge di Venezia, III, 267.
Domenico, vescovo di Malamocco, III, 983, 984.
Domenico Gradenico, ossia Gradenigo, vescovo di Venezia, IV, 155.
Domenico Orseolo, doge di Venezia, IV, 174.
Domenico Fiabanico, o Flabanico, doge di Venezia, IV, 174, 218.
Domenico, patriarca di Grado, IV, 218.
Domenico, vescovo di Venezia, IV, 218.
Domenico (San), abbate di Sera, IV, 170.
Domenico Contareno, doge di Venezia, IV, 218, 220, 227, 318. Sua morte, 349.
Domenico Silvio, doge di Venezia, IV, 349. Assegno di beni da lui fatto alla chiesa di Grado, 364. Deposto, 422, 423.
Domenico Michele, doge di Venezia, IV, 558. Muove guerra all'imperador de' Greci, 587. Sua vittoria sugli infedeli, ivi. Loro toglie Tiro, 590, 591. Sua morte, 615.
Domenico Morosini, doge di Venezia, IV, 698. Ricupera alcune città, 701. Sua morte, 738.
Domenico (San), institutore dell'ordine de' predicatori. Sua morte, IV, 1052. È canonizzato, 1119.
Domenico da Campofregoso, doge di Genova, V, 726. Manda un'armata in Cipri, 735. Deposto e imprigionato, 768.
Domenico Capranica, cardinale, V, 1238.
Domitilla (Flavia), moglie di Vespasiano, che fu poi imperadore, I, 304, 305.
Domitilla (Flavia), nipote di Domiziano, relegata muore martire, I, 362.
Domitilla (Flavia), nipote di Tito Flavio Clemente console, muore martire, I, 362.
Domizia, zia paterna di Nerone, da lui uccisa, I, 216.
Domizia Augusta, moglie di Domiziano imperadore, I, 328. Tolta ad Elio Lamia Emiliano, 355. Di lei non si fida Domiziano, 365. Ed essa congiura contra di lui, 366, 367.
Domiziano Augusto. Sua nascita, I, 183. Si salva nella presa del Campidoglio, 283. Proclamato Cesare, 285. Succede nell'imperio a Tito suo fratello, 327. Bei principii del suo governo, 328. Magnifiche sue fabbriche, 330. Va a guerreggiar contro i Germani, 332. Trionfo suo in Roma, 333. Giuochi capitolini da lui istituiti, 336. Altri suoi spettacoli, ivi, 337. Vuole il titolo di signore e dio, 338. Va a guerreggiar contro i Daci, 341. Suo trionfo, e spettacoli da lui dati in tale occasione, 345, 346. Ribellione di Lucio Antonio contra di lui, 349. Sua boria e prosunzione, 353. Crudeltà enorme, 354. Va alla guerra contra i Sarmati, 356. Altre sue crudeltà, 357, 360. Diffida fin della moglie, 365, 367. Ucciso dai congiurati, 368.
Domiziano, prefetto del pretorio d'Oriente, II, 63. Fatto uccidere da Gallo Cesare, ivi.
Domizio Africano, console, I, 124. Con qual arte si salvasse dalla crudeltà di Caligola, 125.
Donatisti, loro scisma, I, 1130. Loro eresia nell'Africa, II, 405, 418.
Donato, vescovo di Cartagine, eresiarca, I, 1186.
Donato (Giunio), prefetto di Roma sotto Valeriano, I, 887.
Donato, patriarca di Grado, III, 162. Fine di sua vita, 173.
Donato, vescovo di Jadra, III, 455.
Donato, vescovo d'Ostia, III, 720.
Donazione di Costantino alla Chiesa romana, creduta vera anche ai tempi di papa Adriano, III, 332. Accreditata nel secolo XI, IV, 291.
Donnino, ambasciatore di Valentiniano II, spedito a Alassimo tiranno, II, 269.
Douniverto, abbate della Novalesa, III, 968.
Dono papa. Sua elezione, III, 46. Fa tornare alla obbedienza, Reparato arcivescovo di Ravenna, 47. Manca di vita, 52.
Dono II papa. Sua elezione, III, 1209. Dà fine a suo vivere, 1211.
Doria, dogi di Genova, V. i loro nomi rispettivi.
Drogone, vescovo di Metz, III, 587, 636, 637.
Drottegango, abbate di Gorzia, III, 251.
Drottulfo, Svevo. Sue prodezze al servizio de' greci Augusti, II, 1057.
Drusilla (Giulia), figlia di Germanico Cesare, maritata con Lucio Cassio Longino, I, 84. Da Caligola suo fratello tenuta come moglie, 120. Muore, 121.
Druso (Nerone), figlio di Tiberio, I, 15, 38. Spedito nella Pannonia, 44. Va alla guerra di nuovo 55, 59. Conferita a lui la tribunizia potestà, 66. Sua morte immatura, 68.
Druso, figlio di Germanico, I, 59. Fatto morire di fame da Tiberio, 97.
Druso, figlio di Claudio, che fu poi imperadore Sua morte, I, 63.
Du-Bois creato cardinale, sua morte, VII, 306, 307.
Duca di Nemours, vicerè in Napoli di Lodovico XII re di Francia, VI, 193. Sua morte, 208.
Duca di Termine, difende Verona contro i tentativi dei Veneti, VI, 257.
Duca di Borbone (Carlo), governator di Milano per Francesco I, VI, 329. Difende Milano contro i cesarei, 336, 337. Torna in Francia con dimettere il comando, 338. Fugge in Germania, 394. Viene in Italia, 400. Persuade l'andata in Provenza dell'esercito cesareo, 404. Occupa Milano, 424. Si muove verso Roma, 432, 433. Sue azioni nel viaggio, 434. Nell'assalto dato a Roma è ucciso, 438, 439.
Duca Valentino (V. Cesare Borgia). Acquista Faenza, e suo tradimento, VI, 181. Dichiarato duca della Romagna, 182. Fa guerra a Bologna, ivi. Suo tentativo contro Firenze, 183. Interviene alla presa di Capoa, 186, 187. Assedia Piombino, 189. Per tradimento acquista il ducato di Urbino e Camerino, 191, 192. Riacquista la grazia di Lodovico XII re di Francia, 194. Tradisce ed uccide molti signori d'Italia, 195. S'impadronisce di Perugia, 197. Avvelenato in una cena, 198, 199. Sua infermità e caduta alla morte del padre, 201. Rifugiato in castello Sant'Angelo, 203, 204. Liberato e rimesso in prigione, 206. È mandato in Ispagna, dove viene ucciso, 212.
Duca d'Alba (Ferdinando di Toledo), vicerè di Napoli, muove guerra al papa, VI, 653. Indarno chiede la pace, 655. Fa ritirare il duca di Guisa, 660. Infine ottiene la pace, 665. Va a Roma, e rende pubblica ubbidienza al papa, 666. Mandato al governo de' Paesi Bassi, 724. Sua crudeltà, 733. Chiede ed ottiene di tornare in Ispagna, 760. Ultimo tratto di barbarie a lui attribuito, 792. Sua morte, ivi.
Duca di Feria, governator di Milano, sostiene il partito de' cattolici nella Valtellina, VI, 974. Suoi progressi in quella guerra, 983. Assiste ai Genovesi contro il duca di Savoia, 999. Difende Genova contro i Gallo-Savoiardi, 1003. Passa in Germania in aiuto di Ferdinando II imperatore, 1061, 1062.
Duca di Guisa, generale de' Franzesi, spedito in soccorso di papa Paolo IV, VI, 655. Sue imprese, 659, 660. Richiamato in Francia, 666. S'impadronisce di Cales, 668. Assassinato ed ucciso dagli ugonotti, 704.
Duca di Guisa (Arrigo di Lorena), forma il disegno di conquistare il regno di Napoli, VI, 1160. Fu dichiarato doge di quella repubblica, ivi. S'impadronisce di Aversa, 1162. Si compera l'odio di tutti, 1164, 1165. Fugge ed è fatto prigione, 1166. Nuovo suo tentativo contro Napoli, 1189.
Duca d'Ossuna, vicerè di Napoli, fa guerra ai Veneziani, VI, 961. Congiura a lui attribuita contro Venezia, 968. Suo bizzarro ingegno, e sospetti della corte di Madrid contra di lui, 976. Torna in Ispagna, e muore prigione, 978.
Ducati: erano una volta piuttosto governi che feudi, II, 1169.
Ducato del Friuli: suo principio, II, 999, 1020.
Ducato di Benevento e Spoleti, quando istituiti, 1020, 1069.
Duchi: dividono e governano dopo il re Clefo il regno dei Longobardi, II, 1020.
Duello: autenticato da Gundobado re de' Borgognoni, II, 740. Riprovato dal re Teoderico, 757. Suo abuso moderato dal re Grimoaldo, III, 30. Detestato dal re Liutprando, 171. Una volta familiare e permesso, IV, 254, 255.
Duello famoso a Trani fra tredici soldati italiani ed altrettanti franzesi, in cui i primi rimangono vincitori, VI, 207.
Dulcino, eretico manicheo, bruciato vivo colla moglie, V, 316.
Dungalo, monaco, difensore delle sacre immagini, III, 559, 568.
E
Ebbone, vescovo d'Arles, III, 194.
Ebbone, arcivescovo di Rems, III, 553. Alla testa di molti vescovi franzesi per detronizzare l'Augusto Lodovico, 585. Confessa i suoi falli e si dimette, 592.
Eberardo duca del Friuli, III, 652. Va ambasciatore pel re di Germania all'Augusto Lodovico, 685. Suoi figliuoli, 711. Suo testamento e sua morte, 717. Fu marito di Gisla figlia di Lodovico Pio, ivi, 781, 782.
Eberardo, vescovo di Bamberga, IV, 138.
Ebroardo, conte del sacro palazzo, III, 432.
Eccelino, avolo di Eccelino il crudele, IV, 846.
Eccelino da Onara, padre del crudele, si fa monaco, IV, 1084. Si scopre eretico paterino, ivi.
Eccelino da Romano, prende un po' d'autorità, in Verona, IV, 1068. Creato ivi podestà, dà principio alla sua potenza, 1080. S'impadronisce di Vicenza, ivi. Fa guerra a' Padovani, 1084. Corre in soccorso dei Veronesi, 1095. Caro a Federigo II Augusto, 1105. Introduce le di lui armi in Verona, 1107. Lo sollecita a calare in Italia, 1129. Caccia di Verona il conte di San Bonifazio e i suoi parziali, 1134. Si oppone all'armata dei Padovani, Trivisani e Vicentini contro di lui collegatisi, 1135. Chiama in suo aiuto l'imperadore Federigo, ivi. Entra in Padova, 1140. Comincia a dominare in essa città, ivi. Sposa una figlia bastarda dell'imperadore, 1146. Difende Padova contra il marchese d Este, 1150. A cui fa guerra, 1151. Prende Montagnana, 1173, 1174. Dà principio alle sue crudeltà, 1180. Va, in aiuto di Federigo II, all'assedio di Parma, 1202. Varie città e castella da lui conquistate pell'imperadore Federigo, 1207. Scomunicato da papa Innocenzo IV, ivi, 1237. Occupa Belluno, Monselice, Este ed altre terre, 1214, 1215. Sue crudeltà e pericolo di vita da lui corso, 1237. Fa guerra a Mantova, 1255. Gli è tolta Padova dai crocesignati, 1257. Sua esecranda crudeltà contra i Padovani, ivi. Indarno tenta di ricuperare Padova, 1258. Infierisce contro i Veronesi, 1262. Dà una rotta ai Bresciani, 1271. Si impadronisce della lor città, ivi. Lusingandosi di conquistar Milano, s'invia a quella volta e si trova deluso, V, 11. Sconfitto e ferito dà fine alla empia sua vita, 14.
Ecdicio, figlio dell'imperadore Avito, generale dei Romani nelle Gallie, alla difesa della città d'Auvergne, II, 653. Richiamato in Italia, 655.
Echerigo, conte del palazzo, III, 433.
Eclana, città della Puglia, di cui fu vescovo Giuliano pelagiano, IV, 123.
Edelberto (Santo), re d'Inghilterra, II, 1142.
Edoardo, principe d'Inghilterra. Va per adempiere il suo voto in terra santa, ed è sorpreso da un'orribile burrasca, V, 88.
Edobico, generale di Costantino tiranno, II, 413.
Efrem, patriarca di Antiochia, II, 825.
Egidio, generale dell'armata romana, II, 594, 614. Sua vittoria contro i Goti, 614, 615. Eletto re de' Franchi, è quindi costretto a ritirarsi, 613, 617. Sua morte, 619.
Egidio, arcivescovo di Ravenna, IV, 994.
Egidio Albornoz, cardinale spedito in Italia, preso per protettore da' Romani, V, 635. Umilia i Malatesti, 646. Conquista varie città, 647. Richiamato in Avignone, 659. Prende Cesena, ivi. Torna in Italia, 670. Tenta inutilmente d'occupare Firenze, 673. S'impadronisce di Forlì, ivi, 674. A lui ceduta Bologna da Giovanni da Oleggio, 675. Sua lega contro i Visconti, 686. Cessa di vivere, 709.
Egidio Mugnos, canonico di Barcellona, eletto antipapa dopo la morte di Pietro di Luna, V, 1044, 1051. Rinunzia il papato, e per grazia viene eletto vescovo di Maiorica, 1077.
Egira: era dei Maomettani, II, 1172.
Egitto; facilmente soggetto alla peste, III, 42.
Elagabalo Augusto (V. Bassiano). Suo mal animo verso il cugino Alessandro, I, 764. Suoi tentativi per levarlo dal mondo, 765. Resta egli ucciso colla madre, 768.
Elefante mandato a papa Leone, VI, 315.
Elena, madre di Costantino il Grande, moglie di Costanzo Cloro, I, 1070. Va a Roma, 1154. Suo dolore per la morte di Crispo Cesare, 1178. Sua andata a Gerusalemme, e morte, 1182.
Elena (Flavia Giulia), sorella di Costanzo Augusto maritata a Giuliano Cesare, II, 71. Rapita dalla morte, 100.
Eleuterio, romano pontefice, I, 555. Sua gloriosa morte, 604.
Eleuterio, esarco di Ravenna, II, 1160. Ricupera Napoli, 1163. Ribellatosi, resta ucciso, 1166.
Elia Petina, moglie di Claudio, che fu poi imperadore, I, 147.
Elia, vescovo di Gerusalemme, cacciato in esilio da Anastasio Augusto, I, 787.
Elia, patriarca d'Aquileia. Suo concilio, II, 1037. Lettera a lui scritta da papa Pelagio, 1059. Cessa di vivere, 1060, 1061.
Elia, vescovo di Troia, IV, 856.
Eliano (Lucio), o Lolliano, usurpator dell'imperio nelle Gallie, I, 926.
Eliano (Lucio), usurpator dell'imperio nelle Gallie sotto Diocleziano, I, 1014.
Elipando, arcivescovo di Toledo, III, 393. Sua eresia, ivi.
Elisabetta, succede nel regno d'Inghilterra a Maria sua sorella, VI, 673. Rigettata da papa Paolo IV, 675. Scomunicata da papa Pio V, 745. Toglie di vita Maria regina di Scozia, 815. Cadice presa dalle sue armi, 862. Sua morte, 902.
Elisacaro, abbate di Centulae, 574.
Ellac, figlio di Attila, resta ucciso in una battaglia, II, 571.
Elmigiso, fratello di latte d'Alboino, re de' Longobardi. D'accordo con Rosmonda fa uccidere il fratello, II, 1114, 1115. Sposata Rosmonda, fuggono insieme a Ravenna: loro fine, 1016.
Elvidio il giovane, fatto morire da Domiziano, I, 358.
Emiliano (Elio Lamia), privato della moglie e della vita da Domiziano, I, 355.
Emiliano, proconsole dell'Asia. È sconfitto da Severo, I, 656.
Emiliano (Marco Giulio), proclamato imperadore, abbatte Gallo e Volusiano, I, 876. Ucciso dai suoi soldati, 877.
Emiliano, diverso dall'altro, usurpa l'imperio, I, 97
Emma, figlia di Lottario II re d'Italia, moglie di Lottario re di Francia, III, 1113, 1178. Accusata dal figliuolo Lodovico di pratica scandalosa con Adalberone vescovo di Laon, 1258.
Emmanuel Filiberto, duca di Savoia, succede al padre, VI, 631. General supremo delle armi cesaree, 632. Governatore de' Paesi Bassi, 646. Dà una grande sconfitta ai Franzesi a San Quintino, 664. Prende in moglie una sorella del re di Francia, e ricupera la Savoia, 679. Grave pericolo da lui corso, 690. Ricupera Torino ed altri luoghi, 698. Manda aiuto a Cesare contro il Turco, 722. Accoglie Arrigo III, re di Francia, 765. Ricupera Pinerolo, ivi. Cessa di vivere, 783.
Emmingo, re di Danimarca, III, 478. Sua morte, 481.
Empirico (Sesto), scrittore a' tempi di Marco Aurelio, I, 591.
Enea Silvio, vescovo di Crema, che fu poi papa Pio II, V, 1224. Sua eloquenza e destrezza nei maneggi, 1242. Creato cardinale, 1244. Creato papa, 1252. V. Pio II.
Ennodio, vescovo di Pavia, II, 698. Suo panegirico in onore del re Teoderico, 760. Spedito per legato in Levante da papa Ormisda, 791, 796. Fine de' suoi giorni, 807.
Enobarbo (Gneo Domizio), padre di Nerone imperadore, prende in moglie Agrippina figlia di Germanico, I, 80. Creato console, 93.
Enotico: editto di Zenone Augusto, II, 682.
Enrico o Arrigo duca del Friuli, III, 401, 404, 419.
Enrico o Arrigo, figlio di Riccardo d'Inghilterra re de' Romani, assassinato in chiesa da Guido di Monforte, V, 91.
Enrico o Arrigo VIII, re d'Inghilterra, entra in lega contro Francesco I re di Francia, VI, 344. Suo abboccamento con Carlo V, 357. Fa lega colla Francia, 420. È scomunicato da Clemente VIII, a cagione del suo divorzio con Caterina d'Austria, 500. Sua lega con Carlo V, 558. Prende Bologna di Picardia, 570. Fa pace col re di Francia, 576. Muore lasciando il suo nome in obbrobrio alla posterità, 582.
Enriquez (Enrico), nunzio apostolico a Madrid, assicura la libertà alla repubblica di San Marino, VII, 459.
Enzo, figlio di Federigo II, prende in moglie Adelaide di Sardegna, IV, 1147. È creato re di Sardegna, ivi. Scomunicato da papa Gregorio IX. 1159. Sua vittoria sulla flotta genovese, 1167. Varie sue imprese, 1175, 1180, 1181, 1190. Assedia Parma, 1200. Sconfitto e preso dai Bolognesi, 1212. Sua morte, V, 97.
Epafrodito, potente liberto di Nerone, I, 236. Aiuta questo tiranno a darsi la morte, 255. Condannato a morte da Domiziano, 363.
Epagato, autore della morte di Ulpiano giureconsulto, ucciso, I, 790.
Epidemia bovina in Italia, VII, 244
Epidemia bovina in Lombardia, VII, 568, 569, 648, 675.
Epifanio (Santo), vescovo di Pavia. Sua ambasceria ad Antemio Augusto, II, 640. Altra a Teoderico re de' Goti, 702. Che lo lascia custode della madre e delle sorelle, 704. Spedito a Gundobaldo re de' Borgognoni, 719. Sua morte, 725.
Epifanio, prefetto di Roma, II, 377.
Epifanio patriarca di Costantinopoli, II, 805. Creato vicario della Sede apostolica, 807. Lettera a lui scritta da Giustiniano imperadore, 852. Muore, 859.
Epitetto, insigne filosofo, cacciato da Roma, I, 363. Suoi utili insegnamenti, 370. Amato da Adriano Augusto, 458, 484.
Equizio, generale di Valentiniano I Augusto, II, 148. Da lui mandato in Levante contro il ribelle Procopio, 151. Assedia vanamente Filippopoli, 161. Creato console, 187. Sua morte, 212.
Era cristiana volgare: anno in cui principiò, I, 6.
Eraclammone, ricco cittadino di Tiana, tradisce la sua patria, I, 960.
Eracleona, imperadore eletto e deposto, II, 1226, 1227.
Eracleone (Flavio), generale d'Alessandro imperadore, ucciso dai soldati, I, 791.
Eracliano, prefetto del pretorio sotto Gallieno, I, 931. Sua congiura contra di lui, 933. Suo progetto di crear Claudio imperadore, 937.
Eracliano, conte governatore dell'Africa, II, 385. Fedele ad Onorio Augusto, 399. Creato console: suoi vizii, 419. Ribellatosi, è sconfitto ed ucciso, 421.
Eraclio Edesseno, generale di Leone Augusto, spedito contro Genserico, II, 635.
Eraclio, governatore dell'Africa, si solleva contro Foca, II, 1140. Spedisce il figlio Eraclio contra di lui, ivi. Sua armata navale sotto Costantinopoli, 1141.
Eraclio, figlio dell'antecedente, dopo aver ucciso Foca, è proclamato imperadore, II, 1141, 1142. Sue seconde nozze, 1155. Più provincie a lui occupate dai Persiani, 1160. Suoi ambasciatori fatti morire da Cosroe re di Persia, 1161. Vuol fuggire in Africa, 1162. Esce di Costantinopoli per recarsi ad Eraclea, onde abboccarsi con Cacano re degli Unni, 1165. Da cui gli è macchinato un tradimento, ivi. Fa pace con lui, 1166, 1167. Suo preparamento contra i Persiani, 1168. Felicemente comincia la campagna, 1171. Dà il guasto alla Persia, 1172. Mette in rotta più corpi di Persiani, 1174, 1175. Felice continuazione di essa guerra, 1181. Accoglie Ziebelo capo dei Turchi, 1185, 1186. Ricupera molte provincie, 1188. Dà una rotta all'esercito persiano, 1190. Dà alle fiamme i palazzi di Cosroe, 1193. Glorioso fine di quella guerra colla morte di Cosroe, 1195. Ricupera la vera croce del Signore, 1196. E la riporta a Gerusalemme, 1197. Sua liberalità verso la chiesa di Grado, 1201. Abbraccia l'eresia dei monoteliti, 1202. Guerra a lui mossa da' Saraceni, 1206. Che gli occupano Damasco e l'Egitto, 1212. È accusato dal Baronio, 1214, 1215. Dà fine al suo vivere, 1225.
Eraclio (Flavio Costantino), figlio di Eraclio imperadore. Sua nascita, I, 1148. È dichiarato Augusto, 1152. Nascita di Costante suo figlio, 1199. Succede al padre, e poco dopo muore, 1226.
Eraclio, fratello d'Absimaro, impiccato, III, 121.
Erarico, creato re dai Goti, ed ucciso, II, 891, 892.
Eras, filosofo cinico. Gli è tagliato il capo, I, 313.
Ercolano (Santo), vescovo di Perugia, ucciso, II, 920.
Ercole Estense, abbraccia il partito dell'Angioino, V, 1260. Va contro i Fiorentini, VI, 24. Dove rimane ferito in un piede, per cui rimane zoppo, ivi. Succede a Borso nel ducato di Ferrara, 39. Suo matrimonio con Leonora figlia del re Ferdinando, 45. Tentativo di Niccolò Estense, suo nipote, per torgli Ferrara, 52. Generale de' Fiorentini, 64. Guerra a lui mossa dai Veneziani, 77, 79. Lega di tutti i potentati italiani per far desistere i Veneziani dalla guerra, 82. Sua pace svantaggiosa con essi, 86. Matrimonio de' suoi figliuoli 107, 109. Suo laudo per le controversie di Pisa, 152. Sua morte e figliolanza, 217.
Ercole Bentivoglio, generale dell'armi fiorentine, VI, 216.
Ercole II d'Este, principe di Ferrara, sue nozze con Renea, figlia di Lodovico XII re di Francia, VI, 464. Succede ad Alfonso suo padre nel ducato, 508. Accoglie papa Paolo III in Ferrara, 559, 560. Arrigo II di Francia tenta indurlo nella lega col papa Paolo IV, 648. Finalmente, vinto dalle istanze, vi aderisce, 655. Si accorda col re Cattolico, 670. Fine de' suoi giorni, 684.
Ercole Rinaldo d'Este, principe ereditario di Modena, prende in moglie Maria Teresa Cibò duchessa di Massa e Carrara, VII, 403.
Erennio (Quinto Etrusco Messio Decio), figlio di Decio Augusto, creato Cesare, I, 864. Milita contro i Goti, 868. Ucciso in una battaglia, ivi.
Eribaldo, conte del sacro palazzo, III, 758.
Eriberto, arcivescovo di Ravenna, IV, 122. Sua lite di precedenza con quel di Milano, 158. Sua morte, 167.
Eriberto (Santo), arcivescovo di Colonia, IV, 73. Tempo della sua morte, 127.
Eriberto, arcivescovo di Milano, IV, 134. Promuove Corrado il Salico al regno d'Italia, 149. Gli dà la corona di esso regno, 152. Sua lite di precedenza coll'arcivescovo di Ravenna, 158. Fa guerra a Lodi, 160. Scuopre e castiga gli eretici manichei, 163, 164. Colle armi va ad assistere Corrado Augusto in Borgogna, 179, 180. Sua superbia, per cui insorsero guerre civili, 184, 186. Imprigionato da Corrado Augusto, 190. Si salva colla fuga, 191. Assediato in Milano, 192. Invita in Italia Odone conte di Sciampagna, 193, 194 Scomunicato da papa Benedetto IX, 197. Inventa il carroccio, 205. Riacquista la grazia di Arrigo III, 207. Per le discordie si ritira fuor di Milano, 212. Interviene al placito tenuto in Pavia da Adalgerio cancelliere e messo del re Arrigo, 215. In disgrazia del suddetto re Arrigo, 219. Fine del suo vivere, 224. Suo epitaffio, ivi.
Eriberto, vescovo di Modena, IV, 369.
Eriberto, vescovo di Reggio, IV, 452.
Erimanno, duca di Alemagna, IV, 59. Creato marchese di Susa, 189. Sua morte, 198.
Erioldo, re di Danimarca, III, 481. Cacciato dal regno, ricorre a Lodovico Pio, 495. Il quale per lui porta la guerra a' Danesi, 499, 511. Abbraccia la fede di Cristo, 553, 554. Apostata, e persecutor de' cristiani, 622.
Erizzo (Francesco), doge di Venezia, VI, 1048.
Erlembaldo Cotta, nobile milanese, si oppone alla incontinenza del clero, IV, 325, 330, 331. Fa eleggere ad arcivescovo di Milano Attone, od Azzo, 351. Ucciso da' suoi avversarli, 366.
Ermanno, duca di Suevia, III, 1083.
Ermanno di Lucemburgo, creato re di Germania, IV, 403. Fa fuggire il re Arrigo, 433. Fine dei suoi giorni, 437.
Ermanno, arcivescovo di Colonia, IV, 191, 252.
Ermanno, vescovo di Bamberga, IV, 345.
Ermelinda, moglie di Cuniberto re de' Longobardi, III, 77, 107.
Ermenberga, figliuola di Vitterico re de' Visigoti in Ispagna, sposa Teoderico re della Borgogna, II, 1136, 1137. Da lui ripudiata e rimandata in Ispagna, 1137.
Ermenegildo, figlio di Leovigildo re de' Visigoti in Ispagna, muore martire, II, 1056.
Ermenfredo, re della Turingia. Sue nozze con Amalaberga, nipote di Teoderico re d'Italia, II, 737. Perde regno e vita, 842.
Ermengarda, moglie di Lodovico Pio Augusto, III, 403. Coronata imperadrice in Roma da papa Stefano IV, 503. Nemica di Bernardo re d'Italia, 514, 516. Sua morte, 520.
Ermengarda, figlia di Lodovico II Augusto, III, 768. Monistero di San Sisto a lei lasciato da Angilberga sua madre, 780. È rapita da Bosone duca, 783. Sue solenni nozze con lui, 790. Viene in Italia col marito, 799. Sua ambizione, per cui è proclamata regina, 809. Assediata in Vienna del Delfinato, 814. Posta in libertà, 827. Resta vedova, 856. Va in Germania, 879. Fa riconoscere e incoronare re di Provenza Lodovico suo figliuolo, 882. Si fa monaca in San Sisto di Piacenza, 955, 956.
Ermengarda, moglie di Lottario Augusto, III, 611. Sua morte, 662.
Ermengarda, figlia di Adalberto II duca di Toscana, e moglie d'Adalberto marchese d'Ivrea, III, 999, 1023. Sua disonestà ed imbrogli per abbattere Rodolfo re d'Italia, 1025, 1026.
Ermerico, re degli Svevi in Ispagna, II, 413. Suoi progressi nella Gallizia, 475, 480. Fa pace, 486. Dichiara re suo figlio Rechila, 500. Sua morte, 512.
Ermigario, Svevo, disfatto da Genserico re de' Vandali, II, 472. Muore, ivi.
Ermingardo, conte di Ampuria, dà una rotta ai Mori di Spagna, III, 486.
Ermingerio, vescovo di Ceneda, IV, 134
Ermogene da Tarso, storico, fatto morire da Domiziano, I, 360.
Ermogene (Aurelio), prefetto di Roma, I, 1093.
Ermogene, generale di Costanzo Augusto, ucciso dalla plebe cattolica di Costantinopoli, II, 13.
Ermogene, console e prefetto di Roma, II, 25, 26.
Ermolao Barbaro, insigne letterato. Sua morte, VI, 125.
Ermoldo Nigello, autore di un poema, III, 491. Abbate di Aniana, 547. Va con Lodovico Pio a domare i popoli della Bretagna minore, ivi. Assiste al battesimo di Erioldo re di Danimarca, 554.
Ernesto duca d'Alemagna, IV, 151, 159.
Eroe, re degli Alemanni, ausiliario de' Romani, I, 1074.
Erode il Grande, re della Giudea. Sua morte, I, 22.
Erode, re di Calcide, I, 311.
Erode (Attico), console, I, 496. Maestro de' figli adottivi d'Antonino Pio, 496, 516. Sue opere perdute, 524. Suo ingiusto sdegno contra di Marco Aurelio, 561.
Erode, o Erodiano, figlio di Odenato, creato Augusto, I, 929, 958.
Erodiano, storico sotto i Gordiani, I, 850.
Eruli, popoli della Germania, II, 660, 763, 928, 948.
Esarcato di Ravenna donato alla Chiesa romana dal re Pippino, III, 260. Che cosa contenesse tal donazione, 268. Una volta sotto il dominio degli Augusti, IV, 120, 153, 181.
Esca, figliuola d'Attila, presa in moglie dallo stesso genitore, II, 539.
Esilarato, duca di Napoli, III, 160.
Esquilo, arcivescovo di Lunden in Isvezia, IV, 739.
Etelvolfo, re de' Sassoni occidentali in Inghilterra, III, 669. Viene a Roma, 682.
Etruscilla (Erennia), Augusta, moglie di Decio imperadore, I, 864.
Eucherio, zio di Teodosio I Augusto, II, 320, 324.
Eucherio, figlio di Stilicone, II, 382, 386. Ucciso, 389.
Eude, duca d'Aquitania, III, 163. Sue vittorie de' Saraceni di Spagna, 165, 172. Sue guerre con Carlo Martello, 194, 195. Fa pace con lui, 197. Col suo aiuto sconfigge i Saraceni, 198. Sua morte, 203.
Eudo, vescovo di Camerino, III, 1095.
Eudocia, ossia Atenaide, sposata da Teodosio II Augusto, II, 443, 444. Gli partorisce Eudossia, 450. Dichiarata Augusta, 455. Suo poema in onore dell'Augusto consorte, 469. Suo viaggio in Gerusalemme, 499. Compone i Centoni di Omero, 501. Sua discordia col marito, 520. Abbatte Pulcheria Augusta sua cognata, 529, 530. Accidente per cui fa divorzio col marito, e si ritira a Gerusalemme, 531, 532. Abiura l'eutichianismo, 586. Sua morte, e suo encomio, 606.
Eudocia, figlia di Valentiniano III Augusto, moglie di Palladio Cesare, e poscia di Unnerico figlio del re de' Vandali, II, 578, 599, 611. Sen fugge, e, ritiratasi a Gerusalemme, quivi termina i suoi giorni, 646.
Eudocia, moglie di Eraclio imperadore, II, 1142. Sua morte, 1148.
Eudocia, figlia d'Eraclio imperadore, dichiarata Augusta, II, 1148. Maritata con Ziebelo capo dei Turchi, 1186.
Eudossia, moglie di Arcadio Augusto, II, 324. Vilipesa dall'eunuco Eutropio, 345, 346. Suoi vizii, 351. Fa esiliare san Giovanni Grisostomo, 367. Sua morte, 370.
Eudossia (Licinia), figlia di Teodosio II Augusto, II, 450, 481. Maritata con Valentiniano III Augusto, 496, 497. Poscia con Petronio Massimo, contra cui chiama il re vandalo a Roma, 577, 578. Da esso re condotta prigioniera in Africa colle figlie, 580. Rimessa in libertà, 598, 599, 612.
Eudossio, vescovo di Costantinopoli, capo degli ariani, II, 168.
Eufemia (Elia Marcia), moglie di Giustino Augusto, II, 799. Sua morte, 812.
Eufemia, figlia di Marciano imperadore, e moglie di Antemio Augusto, II, 623.
Eufemio, vescovo cattolico di Costantinopoli, II, 699. Dietro una promessa da lui avuta di seguitare il concilio calcedonese, corona l'imperador Anastasio, 706. Mal animo di esso imperadore verso di lui, 720. Deposto ed esiliato dallo stesso Augusto, 723, 724.
Eufrasio, patriarca d'Antiochia, II, 825.
Eugenio, usurpa l'imperio nelle Gallie, II, 302. Gli si sottomette anche l'Italia, 305. Occupa le Alpi Giulie, 308. Sua prima battaglia con Teodosio Augusto, 310, 311. Sconfitto ed ucciso nella seconda, 314.
Eugenio, eletto vescovo di Cartagine dopo ventiquattro anni di sede vacante, II, 678.
Eugenio I papa eletto, II, 1260. Rigetta la Sinodica di Pietro patriarca di Costantinopoli, 1262, 1263. Suo passaggio all'altra vita, 1264.
Eugenio II papa. Sua elezione, III, 541. Concilio da lui celebrato, 552. Fine de' suoi giorni, 558.
Eugenio III papa. Sua elezione, IV, 680. Sforza i Romani all'ubbidienza, 681. Si ritira in Toscana, 682. Va in Francia, 683. Concilio da lui tenuto a Rems, 691. Torna in Italia, ivi. Sua concordia coi Romani, 698, 705. È chiamato da Dio a miglior vita, 710.
Eugenio IV papa. Sua elezione, V, 1085. Processa i Colonnesi, che gli fan guerra, ivi. Dà la corona imperiale a Sigismondo, 1102. Gli è tolta la marca d'Ancona da Francesco Sforza, 1103. Fugge a Firenze, 1107. Va a Bologna, 1118. Scioglie il concilio di Basilea, e ne intima uno in Ferrara, 1122. Principio di questo concilio, 1126. Lo trasporta a Firenze, 1134. Creato contro di lui un antipapa, 1135. Toglie dal mondo il patriarca Vitellesco, 1143. Sua bolla contro Francesco Sforza, 1159. Torna a Roma, 1161, 1162. Sua lega col re Alfonso, 1161. Ricupera la Marca, 1170. Giunge al fine di sua vita, 1184.
Eugenio Francesco, principe di Savoia, generalissimo di Leopoldo imperadore, VII, 130. Sua insigne vittoria contro i Turchi, 131. Cala in Italia con un'armata contro i Gallispani, 156, 157. Sua vittoria contra d'essi a Chiari, 159. Sorpresa da lui fatta alla città di Cremona, 166. Sua battaglia co' Gallispani a Luzzara, 170. Sua vittoria contro i Gallo-Bavari ad Hogstedt, 187. Sua battaglia co' Franzesi a Cassano indecisa, 192. Sua calata in Italia, 196. Passa felicemente l'Adige, 197. Suoi progressi alla volta di Torino, 198. Giugne ad unirsi col duca di Savoia, 199. Sua gran vittoria colla liberazione di Torino, 200, 201. Ricupera quasi tutto lo Stato di Milano, di cui è fatto governatore, 203, 204. Sua irruzione nella Provenza. 211. Sua vittoria dei Franzesi presso Odenard, 224. Espugna la città di Lilla, ivi. Sua battaglia poco felice a Malpacquet, 231, 232. Troppo infievolito per la ritirata degl'Inglesi, 248. Sua vittoria contro i Turchi a Petervaradino, 270. Prende la città di Temiswar, 272. Altra sua vittoria contro i Turchi colla presa di Belgrado, 276, 277. Comanda un'armata contra i Franzesi in Germania, 405. Giugne al fine de' suoi giorni, 419.
Eugipio abbate, scrittore, II, 1042.
Eulalio, eletto papa, in concorrenza di Bonifazio I, II, 437, 438. Scisma insorto nella Chiesa per tale elezione, 439. Contro l'accordo coll'imperatore va a Roma, 440. Cacciato da Roma e confinato a Capoa, ivi. Per misericordia creato vescovo di Nepi, ivi. Sua morte, ivi.
Eumene, insigne oratore, I, 1220.
Eunapio, storico, I, 1196; II, 135, 136.
Euprassio, prefetto di Roma, I, 187, 194.
Eurico, o Evarico o Eutorico, re de' Visigoti, dopo aver ucciso il fratello, muove guerra ai Romani, I, 625. Assedia la città d'Auvergne, 652, 653. Perseguita i cattolici, 654. Occupa Arles e Marsilia, 670.
Eusebia, moglie di Costanzo Augusto, II, 57. Protettrice di Flavio Giuliano, 66, 70. Sua andata a Roma, 74. Fine di sua vita, 108.
Eusebio, romano pontefice, I, 1097.
Eusebio, vescovo di Nicomedia, gran protettore dell'eretico Ario, I, 1169, 1170. Esiliato per questo, 1173. Torna in grazia di Costantino, 1185. È visitato da Gallo Cesare, II, 44.
Eusebio, vescovo di Cesarea. Panegirico di Costantino da lui recitato, I, 1206. Sua morte, II, 178. Fama incerta di sua credenza, ivi.
Eusebio (Santo), arcivescovo di Milano, II, 548. Tiene un concilio provinciale contro l'eresia da Eutichete, ivi.
Eustazio, filosofo, discepolo di Jamblico, II, 85.
Eustrasio, vescovo d'Albano, III, 289.
Eutarico Cillica prende in moglie Amalasunta figlia del re Teoderico, II, 790, 791. Creato console, 801. Magnifici spettacoli per questa sua dignità, ivi. Premuore ad esso re Teoderico, 823.
Eutiche, ossia Eutichete: sua eresia, II, 517. Condannato da san Flaviano, 533. E nel concilio calcedonese, 548.
Eutichiani, condannati da papa Simplicio, II, 671.
Eutichiano Comazonte, uomo vile, promuove Elagabalo all'imperio, I, 750. Creato prefetto del pretorio, e poi console, 759.
Eutichiano, romano pontefice, I, 973. Muore, 1005.
Eutichiano (Flavio), prefetto del pretorio d'Oriente, e console, II, 335.
Eutichio, patriarca di Costantinopoli, II, 976. Esiliato, 980. Richiamato, 988, 989. Sua morte, 1044.
Eutichio, patrizio eunuco, creato di nuovo esarca di Ravenna, tenta di far uccidere Gregorio II, per cui Liutprando gli muove guerra, III, 183. Fa lega con questo principe, 189. Col suo mezzo è rimesso in grazia del pontefice, 191. Sollevazione suscitatasi contro di lui e dei Greci in Ravenna, 201. Ricorre a papa Zacheria per aiuto, 231. Fugge da Ravenna, 248.
Eutorico, re de' Visigoti, V. Eurico.
Eutropia, sorella di Costantino, I, 1207.
Eutropio, storico, vivente sotto Giuliano Augusto, II, 136.
Eutropio, eunuco, divien potente nella corte di Arcadio Augusto, II, 324. Abbatte Rufino, 326. Obbliga Stilicone a ritirarsi in Italia, 330. Legge da lui procurata per togliere la immunità delle chiese, 335, 336. Promuove il Grisostomo allo arcivescovato di Costantinopoli, 341. Odiato da Gaina generale, 344. Strapazzo da lui fatto ad Eudossia Augusta, 346. È abbattuto, ivi. E poscia relegato a Cipri, 347.
Evarico, re de' Visigoti, V. Eurico.
Evaristo, romano pontefice, I, 372. Suo glorioso martirio, 408.
Everardo, vescovo di Piacenza, III, 933.
Everardo, vescovo di Como, IV, 75.
Everardo, vescovo di Bamberga, IV, 824.
Evino, duca di Trento, II, 1020. Strage da lui fatta de' Franchi che sotto la condotta di Crannichi aveano devastato il Trentino, 1028, 1029. Generale del re Autari contro dell'Istria, 1066. Ambasciatore nelle Gallie pel re Agilolfo, 1084.
Evodo, balio di Caracalla, fatto morire dal medesimo, I, 714.
F
Fabano re de' Rugi, V. Fava.
Fabiano (Valerio), senatore, falsario, I, 220.
Fabiano, romano pontefice, I, 815. Suo martirio, 865, 866.
Fabio Sabino, detto il Catone de' suoi tempi, I, 771.
Facino Cane, usurpa la signoria d'Alessandria, V, 922. Muove guerra ad Ottobuono dei Terzi, 942. S'impadronisce di Piacenza, ivi, 943. Sue battaglie con Ottobuono, 950. Fa guerra al duca di Milano, 957, 958. Viene a battaglia con Pandolfo Malatesta, 965. Fa perder Genova a Bucicaldo, 966. Sua pace coi Milanesi, 973. Saccheggia Pavia, ivi. Ne divien padrone, 978. Termina i suoi giorni, 981.
Fadilla (Arria), madre di Antonino Pio, I, 485.
Fadilla, sorella di Commodo Augusto, I, 592.
Fado (Cuspio), governatore della Giudea, I, 161.
Faentini, lor vittoria dei Ravennati, IV, 1138. Lor città presa da Federigo II Augusto, 1165. Lor guerra civile, V, 241.
Faenza, saccheggiata da Giovanni Aucud, V, 749, 750. Occupata da Astorre de' Manfredi, 756.
Falcone (Quinto Sosio), console, I, 635. Nemico di Pertinace, ivi. Tratta co' pretoriani per ottenere il trono cesareo, 638. Gli è salvata la vita da Pertinace, 639.
Famagosta in Cipri: inumanità de' Turchi nella presa di essa, VI, 748, 749.
Faramondo, creduto primo re de' Franchi, II, 438.
Farasmane, re dell'Iberia, I, 460. Va a Roma a trovare Antonino Pio, 522.
Fardolfo, abbate di San Dionisio, III, 388.
Farfa: origine di quel monistero, III, 66.
Farnese (Pier-Luigi), figlio di papa Paolo III, VI, 506, 508. Dichiarato duca di Castro, 527. È data in moglie Margherita figlia di Carlo V ad Ottavio suo figlio, 536. Generale dell'esercito pontifizio, 548, 568. Sdegno di Carlo V imperadore contra di lui, 573, 587. Dichiarato duca di Parma e Piacenza, 574. Creduto complice della congiura di Gian-Luigi de' Fieschi, 580, 582. Suoi enormi vizii, 588. Suo rigoroso reggimento, ivi, 589. Congiura contra di lui, per la quale resta ucciso, 589, 590. Suoi figli, 591.
Farnese (Ottavio), figlio di Pier-Luigi, prende per moglie Margherita d'Austria, VI, 536. Dichiarato duca di Camerino, 539. Generale delle armi pontificie in Germania, 577. Acclamato duca di Parma 591. Sue avventure dopo la morte del padre, ivi, 594, 598. Creato gonfaloniere della Chiesa, 603. Ricupera Parma, ivi. Fa lega con Arrigo II re di Francia, 607. Ricupera Piacenza, 652. Muove guerra ad Ercole II duca di Ferrara, 667, 669. Ricupera la cittadella di Piacenza, 806. Fine di sua vita, 811.
Farnese (Alessandro), cardinale; sue belle doti, VI, 509, 510, 591. Legato in Francia, 543, 577.
Farnese (Orazio), figlio di Pier-Luigi, VI, 567. Duca di Castro e destinato genero di Arrigo II, re di Francia, 591. Gli è confermata la prefettura di Roma da Giulio III, 603. Congiunge in lega il suddetto re di Francia con suo fratello Ottavio, 607. Trovasi alla difesa di Metz, 626, 627. Poi di Edino, 632. Sua morte, ivi.
Farnese (Alessandro), figlio di Ottavio duca di Parma: suo matrimonio con donna Maria di Portogallo, VI, 717. Mandato in Fiandra, 775, 776. Sua vittoria sui Fiamminghi, 776. Dichiarato governatore de' Paesi Bassi, 777, 785. Altre sue imprese, 782, 789, 792, 795. Assedia Anversa, 798. E la prende, 807. Succede al padre nel ducato, 811. S'impadronisce di Deventer, 815. Allestisce un poderoso esercito, 819. Libera Parigi dall'assedio, 833. E Roano, 839, 842. Sua morte, 843.
Faroaldo I, duca di Spoleti, s'impadronisce di Classe, II, 1039.
Faroaldo II, duca di Spoleti, III, 67, 117, 121. Occupa Classe, e la restituisce, 155. Deposto da Trasmondo suo figlio, 171.
Fastrada, moglie di Carlo Magno, III, 351. Sua crudeltà, 359.
Fausta (Flavia Massimiana), figlia di Massimiano Augusto, maritata con Costantino il Grande, I, 1083, 1091. Rivela al marito il tradimento del padre, 1093. Per le sue trame è tolto di vita Crispo Cesare, 1177. Sua morte, 1178.
Faustina (Anna Galeria), moglie d'Antonino Pio, dichiarata Augusta, I, 488. Termina i suoi giorni, 492. Deificata, benchè non priva di vizii, 493.
Faustina (Annia), juniore, figlia di Antonino Pio, I, 488. Maritata a Marco Aurelio, che fu poi imperadore, ivi. Partorisce Lucilla, 504. E Commodo, che fu imperadore, 527. Appellata madre degli eserciti, 563. Sua morte ed infamia, 575.
Faustina (Annia), moglie di Elagabalo, I, 760.
Faustina (Massima), moglie di Costanzo Augusto, II, 108, 154.
Faustino (Appio Pompeo), prefetto di Roma, I, 1049.
Fausto (Cornelio Silla), fratello di Messalina, prende in moglie Antonia, figlia di Claudio Augusto, I, 168. Esiliato e poi tolto di vita, 207.
Fausto (Anicio), prefetto di Roma, I, 1047.
Fausto, prefetto di Roma, II, 457.
Fausto, monaco, discepolo di san Benedetto, mandato nelle Gallie con san Mauro, ritorna a Roma, II, 1138.
Fava o Fabano, re dei Rugi, è sconfitto da Odoacre, II, 692. Condotto prigioniero in Italia con la moglie Gisa, 694.
Favorino, oratore insigne sotto Adriano Augusto, I, 458, 484.
Fazioni veneta e prasina in Costantinopoli, II, 847, 973.
Federico, uccide suo fratello Torismondo re dei Visigoti, II, 571. Muore in battaglia, 614.
Federigo, re dei Rugi, implora il patrocinio di Teoderico Amalo re dei Goti contra del re Odoacre, II, 694, 697. Poscia si volge contra di Teoderico, 714, 715. Nata discordia fra lui e i suoi alleati, resta disfatto ed ucciso da essi, 715.
Federigo, cardinal legato della santa Sede, IV, 45. Arcivescovo di Ravenna, 48, 61.
Federigo, fratello di Gotifredo duca di Lorena, poi papa Stefano X, IV, 259. Inviato a Costantinopoli, 266. Si fa monaco, 273. Creato cardinale, 281. Eletto papa, ivi. V. Stefano X.
Federigo, arcivescovo di Colonia, IV, 521.
Federigo, duca di Suevia, prende in moglie Giuditta di Baviera, IV, 594, 595. Fa guerra al re Lottario, 595. Ottiene perdono e pace da lui, 634. Dà fine al suo vivere, 689.
Federigo, duca di Suevia, figlio di Corrado, IV, 744, 771. Sua morte, 811.
Federigo I, poscia imperadore, succede al padre nel ducato di Suevia, e va in Terra santa, IV, 689. È eletto re di Germania, 707. Sua coronazione e suoi ambasciatori a papa Eugenio, 709. Suo amore alla giustizia, 712. Irritato contro i Milanesi, ivi. Decide la lite della Baviera in favore di Arrigo duca di Sassonia, 713. Cala in Italia, 718. Sua dieta in Roncaglia, 720. Comincia le ostilità contra di Milano, 721. Marcia verso Vercelli e Torino, 724. Prende e brucia Asti e Tortona, ivi. Non fu coronato in Milano, 726. Suo abboccamento con papa Adriano, 727. Da cui riceve la corona imperiale, e fa guerra ai Romani, 728, 729. Mette a sacco Spoleti, e torna in Germania, 729. Sue liti con Manuello imperador de' Greci, 731. E con papa Adriano, 738. Si porta a Besanzone per farsi conoscere padrone del regno della Borgogna, 789. Si prepara per calar nuovamente con un'armata in Italia, 742. Fa la pace con papa Adriano, 743. Calato in Italia, costringe i Bresciani a capitolare, 744. Mette al bando dell'imperio i Milanesi, 745. Assedia e prende Trezzo, 746. Va ad assediare Milano, 747. Condizioni colle quali accorda la pace ai Milanesi, 748, 749. Tiene una gran dieta in Roncaglia, 750. Insorgono principii di nuova discordia fra lui e il papa, 753. Ha mano segretamente nella elezione dell'antipapa, 756. Nuova rottura fra lui e i Milanesi, 758. Imprende l'assedio di Crema, 760. La costringe alta resa, 762. Rende tutti gli onori all'antipapa, 765. Viene scomunicato da papa Alessandro, ivi. Assedia Milano, 771. Crudeli patti coi quali si rende quel popolo, 774. Comanda la distruzione di quella città, 776. Sottomette varie altre città, 778. Suoi raggiri contro papa Alessandro, 781. Torna in Germania, ivi. Poscia in Italia, 785. Le città della marca di Verona fanno lega contra di lui, 788. Corona Barasone in re di Sardegna, 790. Torna in Germania, 793. Quindi in Lombardia, 798. S'invia coll'esercito a Roma, 801. Assedia indarno Ancona, ivi. Mette l'assedio a Roma, 807. Suo esercito disfatto da un'epidemia, 812. Torna a far guerra a Milano, ivi. Fugge in Borgogna, 816. Ingrandisce i suoi figliuoli, 821. Tratta di pace con papa Alessandro, 824. Ambasciatori e regali a lui inviati dal soldano di Babilonia, 834. Torna in Italia ed assedia Alessandria, 837. Sua ostinazione e crudeltà in quell'assedio, 843. Frode usata contra i difensori, 844. Fa tregua colle città lombarde, 845. Resta sconfitto dal loro esercito, 853. Tratta di pace con papa Alessandro, 854. Sue pretensioni contro le città lombarde, 859. In Venezia conchiude la pace col pontefice, 861. Occupa Bertinoro non senza doglianza del papa, 867. Prende la corona del regno di Borgogna, 868. Sua ira contra Arrigo il Leone duca di Baviera e Sassonia, 874, 875. Per cui lo spoglia di quasi tutti i suoi Stati, 876. Pace di Costanza conchiusa fra lui e le città lombarde, 882. Calato in Italia, visita molte città, 885. Suo abboccamento in Verona con papa Lucio III, 888. Concede molte grazie ai Milanesi, 890. Maneggia le nozze di Costanza di Sicilia con Arrigo suo figlio, 892, 893. Prende la croce per andare in Levante, 908. Principio della sua spedizione, 911. Si impadronisce d'Iconio, 916. Miseramente muore, ivi.
Federigo, figlio di Federigo I Augusto, creato duca di Suevia, IV, 822, 908. Va col padre in Levante, 911. Ivi lascia la vita, 917.
Federigo II, poscia, imperadore. Sua nascita, IV, 940. Eletto re de' Romani, 946. Gli è in tal dignità anteposto Filippo suo zio, 960. Investito della Sicilia da papa Innocenzo III, 961, 962. Sue nozze con Costanza d'Aragona, 1007. Guerra a lui mossa da Ottone IV Augusto, 1013. Passa in Germania, 1016, 1017. Dove è coronato re, 1017, 1026. Fa proclamare re di Sicilia il figlio Arrigo, 1027. È coronato imperadore da papa Onorio, III, 1043. Manda aiuti ai cristiani in Levante, 1047. Sua ingratitudine e prepotenza, 1049. Suo abboccamento con papa Onorio, 1053. Suoi sponsali con Jolanta figlia di Giovanni re di Gerusalemme, 1059. Suoi preparamenti per passare in terra santa, 1061. Trasporta i Saraceni di Sicilia a Nocera, 1063. Sue nozze con Jolanta, 1067. Prende il titolo di re di Gerusalemme, 1069. Rottura fra lui e papa Onorio, 1071. Tuttavia rimette in esso papa le differenze sue colle città lombarde, 1074. Alle quali rende la sua grazia, 1076. Scomunicato da papa Gregorio IX, 1078, 1079. Cerca di far vendetta contro il papa, 1081. Passa colla sua flotta ad Accon, 1082. Mossa a lui guerra nel regno di Napoli dal papa, 1084, 1086. Strapazzi da lui patiti in Levante, 1087. Sua capitolazione col soldano d'Egitto, 1088. Tornato in Italia, ricupera i suoi Stati, 1090. Fa pace col papa, e seco si abbocca, 1092, 1093, 1094. Pubblica rigorosi editti contro gli eretici paterini, 1099. Sua dieta in Ravenna, 1104. Suo tirannico governo, 1105, 1129, 1130, 1182. Suo ordine severo contro i Genovesi ritrattato, 1109. Sua buona corrispondenza col sultano e col Vecchio della Montagna, ivi. Riduce all'ubbidienza le città ribellatesegli, 1110, 1111. Si esibisce pronto ai servigi del papa 1117. Contra di lui si ribella il re Arrigo suo figlio, 1119. Ito in Germania, lo mette in prigione, 1124. Sue nozze con Isabella d'Inghilterra, ivi. Ira sua contro i Lombardi, 1125, 1131. Calato in Italia, comincia le ostilità contra di essi, 1133, 1141. Sua vittoria sull'esercito milanese, 1143. Fa l'assedio di Brescia, ma senza frutto, 1148. È scomunicato da papa Gregorio, 1154, 1159. Suoi progressi nella Toscana e negli Stati della Chiesa, 1161. S'impadronisce di Faenza, Cesena e Benevento, 1165. Sua flotta vince la genovese, 1167. Fa guerra ad essi Genovesi, 1174. Fermata pace colla corte pontificia, nuovi puntigli insorti il fanno retrocedere, 1183, 1184. Scomunicato e deposto nel concilio generale di Lione, 1189. Sua guerra coi Milanesi, 1190. Sua vittoria de' Perugini, 1196. Si mostra voglioso di pace, 1199. Se gli ribella Parma, 1200. La assedia, e vi fabbrica appresso la città di Vittoria, 1202. Da' Parmigiani e collegati questa è presa, ed egli fugge a Cremona, 1205, 1206. Dà fine a' suoi giorni, 1220. Sue buone qualità superate da' vizii, 1221, 1222.
Federigo, fratello di Giacomo re di Aragona, lasciato al governo della Sicilia, V, 215. Va a Velletri chiamato da papa Bonifazio VIII, 236. Proclamato re di Sicilia, 242. Processato da papa Bonifazio, 243. Sconfitto dal re Giacomo suo fratello, 260. Difende il suo regno, e fa pace con Carlo re di Napoli, 276. Accorre in aiuto di papa Bonifazio, 287. Collegato con Arrigo VII, 354. Assalito in Sicilia dal re Roberto, virilmente si difende, 378, 379. Beffato da papa Giovanni XXII, 391, 392. Collegato con Matteo Visconte e co' Genovesi fuorusciti, 414. Di nuovo fa guerra al re Roberto, 423. Collegato con Lodovico il Bavaro, 472. Sua morte, 538.
Federigo, duca d'Austria. Sue guerre con Federigo II Augusto, IV, 1132, 1138. Dal quale è spogliato di quasi tutti i suoi Stati, 1138. Li ricupera, 1139.
Federigo, duca d'Austria, va col re Corradino all'acquisto del regno di Sicilia, V, 71. Sconfitto e preso, 75, 76. E decapitato, 77.
Federigo, figlio di Guglielmo marchese di Monferrato, vescovo d'Alba, IV, 873.
Federigo, fratello di Alfonso re di Castiglia, sconvolge la Sicilia, V, 67. Fugge a Tunisi, 78.
Federigo juniore re di Sicilia, V, 652. Perde Messina, 658. Infelicità del suo regno, 678. Ricupera Palermo e Messina, 704. Suo accordo colla regina Giovanna, 734.
Federigo, duca d'Austria, eletto re de' Romani, V, 377 Sua discordia con Lodovico il Bavaro, 398. Eletto signor di Trivigi e di Padova, 405. Muove contro i Visconti, 425, 426. Sconfitto e preso dal Bavaro, 433. Rimesso in libertà, 451. Sua morte, 485.
Federigo, duca di Brunsvich, eletto re de' Romani, V, 898.
Federigo, conte di Montefeltro, V, 281. Capitano della Chiesa romana, 333. Capo dei Ghibellini, 409. Divien signore d'Urbino, 417. È ucciso da quel popolo, 432.
Federigo de' Maggi, vescovo di Brescia, V, 322, 361, 461.
Federigo III, Austriaco, eletto re de' Romani, V, 1142. Cala in Italia, 1223. Coronato in Roma da papa Niccolò V re della Lombardia, 1225. Prende in moglie Leonora di Portogallo, ivi. Va con essa a Napoli, ivi. Va a Ferrara, ed ivi crea duca di Modena Borso Estense, ivi. Torna a Roma, VI, 27. Fa eleggere re de' Romani Massimiliano suo figlio, 93. Termina il corso del suo vivere, 114.
Federigo d'Aragona, zio di Ferdinando II re di Napoli, VI, 129. Creato re di Napoli, 139. Sua apprensione pei progressi delle armi franzesi in Italia, 157. Burlato da Consalvo Fernandez, perde il regno, 186, 187. Si ritira in Francia, 189. Termina i suoi giorni, 214.
Federigo, duca d'Austria, protegge papa Giovanni XXIII, V, 992. Dà ricetto a lui fuggito da Costanza, ma poi è costretto a consegnarlo al concilio, 995.
Federigo, marchese di Mantova, spedito contro gli Svizzeri, VI, 64. Succede a Lodovico suo padre, 65. Collegato col duca di Ferrara contro i Veneziani, 78. Dà fine a' suoi giorni, 85.
Federigo, conte d'Urbino, V, 1167, 1172, 1174, 1176. Va in aiuto de' Fiorentini, 1188. Fa guerra a Sigismondo Malatesta, 1246. Continua la guerra con lui, 1258. Sconfitto da Jacopo Piccinino, 1263. Prende Fano ed altri luoghi al Malatesta, 1277. Generale de' Fiorentini, VI, 23, 33, 44 Creato duca da Sisto IV, 49 Dà in moglie sua figlia Giovanna a Giovanni della Rovere, 51. Fa guerra a' Fiorentini, 64. Generale della lega contro i Veneziani, 78. Sua morte, 80, 81.
Federigo Gonzaga, marchese di Mantova, VI, 356, 379, 395, 449, 474. Creato duca, 478. Prende in moglie Margherita figlia di Guglielmo marchese di Monferrato, 487, 499. Ottiene il Monferrato, 523. Sua morte, 548.
Federigo Augusto, V. Augusto III.