Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II (part 2 of 3)
Chi compilerà il glossario delle voci arabiche passate nella nostra lingua illustre e nei dialetti,[1340] dovrà resistere a tentazioni frequenti; poichè i suoni dell’arabo sono sì svariati e il dizionario sì prodigiosamente ricco, che col metodo de’ vecchi etimologisti, la cui schiatta non è spenta del tutto, si potrebbe rannodare all’arabo ogni vocabolo dell’italiano e di altre lingue ancora. Da un’altra mano, le leggi fonetiche ricavate fin qui non imperano assolutamente in tutti i tempi e i luoghi; e chi non ammettesse eccezioni e talvolta non osasse scostarsi dal fil della sinopia, non avanzerebbe mai in un lavoro etimologico. Ho voluto dir questo per iscusarmi se non presento qui una lista de’ vocaboli siciliani che sono evidentemente, o mi sembrano, derivati dall’arabico; e se differisco ad altro tempo, o rimetto a’ posteri, un lavoro che richiede anzi tutto più diligente ricerca de’ vocaboli siciliani per ogni luogo dell’isola e, in quanto si possa, per ogni tempo. Perocchè leggendo nel dizionario del Pasqualino le voci disusate al suo tempo, le quali ei prese da antichi glossarii, ne veggo bandite di tempo in tempo molte di vero conio arabico. Ed è ben ragione che l’elemento straniero si elimini a poco a poco: ma questo fatto per lo appunto va notato in una esamina storica della lingua.
Rimanendo sempre su i generali, dirò che i vocaboli siciliani di origine arabica si riferiscono la più parte alle cose rurali, alle industrie cittadinesche, alle vestimenta, ai cibi, ed a qualche istituzione di polizia urbana. Come nello spagnuolo e nel portoghese che ne son ricchi, così nel siciliano che n’è povero, occorrono voci arabiche, assai più sovente ne’ sostantivi che negli aggettivi: ed al contrario i verbi, scarsi in quelle due lingue al segno che si è dubitato se alcuno se ne trovasse,[1341] non mancano nel siciliano.[1342] Sono da notar anco de’ traslati o modi di dire tradotti litteralmente dall’arabico;[1343] e come per contrapposto i proverbi arabi si contano a dito nelle raccolte de’ siciliani.
Non voglio pretermettere che buon numero dei vocaboli arabi passati nel siciliano si trova anco nella lingua illustre; anzi che occorrono in questa e in qualche altro dialetto delle voci arabiche ignote in Sicilia, per esempio nel genovese, camâlo, mésaro, macrama; in Arezzo cáida;[1344] a Pisa un tempo calega;[1345] in Liguria e in Toscana, maona o magona[1346] e nella lingua illustre acciacco, azzurro, butteri, carciofo, collare (per salpare), petronciana, scialbo, tarsia. Altri son comuni al siciliano: ammiraglio, barda (siciliano varda), camicia (siciliano più correttamente cammisa), canfora, cifra e zero (trascrizioni diverse dello stesso vocabolo), dogana, gabella, garbo, gelsomino, fondaco, liuto, magazzino, sensale, tariffa, vasca: oltrechè i termini scientifici, come alambicco, alcali, almanacco, giulebbe, taccuino, zenit, corrono nella più parte delle lingue viventi d’Europa. La Terraferma d’Italia, di certo, li ebbe or dalla Sicilia, or dalla Spagna, or direttamente dalle costiere meridionali del Mediteraneo.
Senza disputare altrimenti delle origini del parlare siciliano, su le quali hanno lavorato e lavorano ancora i letterati dell’isola,[1347] e senza gittarmi nella mischia che ferve intorno a Ciullo d’Alcamo,[1348] io ammetto che verso la metà del duodecimo secolo il siciliano parlavasi tanto o quanto in tutta l’isola e tendeva alla forma attuale, senza essere giunto però, non dico già alla mèta, chè le lingue vive non si congelano, ma a quel tratto del corso che soglion varcare quetamente senza notabili alterazioni. Così dovea succedere per la presenza delle colonie testè venute da varie parti della Terraferma, unite da commerci tra loro e molto più strettamente col grosso dell’antica popolazione di linguaggio italico, o, per dir meglio, siciliano. Nella quale condizione di cose dovea nascere un idioma cortigiano o legionario che chiamar si voglia, non altrimenti che quello che s’ode da dieci anni in qua nel nostro esercito; e quel parlare dovea, con l’andar del tempo, sempre più accostarsi al dialetto indigeno, prendendone molto più che non gli desse.
Da cotesta vena di linguaggio, torbida ancora per la sospensione delle parti che duravano fatica a compenetrarvisi, emerse la poesia italiana propriamente detta. Se ciò sia avvenuto alla metà del duodecimo secolo o nei principii del seguente non si potrà sapere per l’appunto, se il caso non ci farà trovar prove più chiare di quelle allegate fin qui. Ma parendo assai verosimile che il linguaggio più comune a corte di Federigo imperatore, de’ Guglielmi e fors’anco di re Ruggiero, sia stato un dialetto italiano, e concorrendovi la espressa testimonianza di Dante, per non citare tutti gli altri, possiamo tener certo il fatto. E per vero nessun altro luogo d’Italia si può immaginare più adatto che la Sicilia al nascimento delle muse italiane. Lo studio della poesia araba, approfondito da mezzo secolo in qua, ha dissipati gli errori di chi la credea madre della poesia spagnuola, provenzale ed italiana. Nè la ragion poetica, nè la macchina, nè la rima delle poesie neolatine può riferirsi in alcun modo alle arabiche. La moda sola, credo io, delle splendide corti musulmane della Spagna fece entrare ne’ castelli cristiani dell’Occidente, insieme con altri argomenti di lusso, il sollazzo di ascoltare poesie in lingua volgare del paese: i premii e gli onori incoraggiarono i poeti nazionali a recitare nelle brigate principesche i versi che si sentiano per lo innanzi negli oscuri crocchi delle città e delle campagne; talchè la poesia volgare, meglio che nata, si dee dir emancipata e nobilitata in quel tempo. Lo stesso è da supporre nella corte musulmana dei re normanni e svevi di Sicilia; a’ quali forse avvenne d’ascoltare lo stesso giorno de’ poeti arabi e de’ poeti siciliani e di largire agli uni come agli altri una manata di tarì d’oro. Solo legame tra le poesie neolatine e le arabiche mi sembrano i metri delle mowascehe e de’ zegel, dei quali ho fatta parola nel capitolo undecimo di questo libro.[1349] Io spero che nuove ricerche in tal campo riescano a rischiarare quel periodo della nostra storia letteraria: ma si può ritenere fin d’ora che la Sicilia debba agli Arabi, e la Terraferma italiana debba alla Sicilia, chè del primato dell’altra grande isola io dubito forte, la inaugurazione della poesia nazionale.
Si possono spigolare qua e là altri bricioli del patrimonio che la popolazione musulmana legò alla Sicilia. Il nome arabico di Sciorta o Xurta, com’è scritto nei Capitoli de re Aragonesi di Sicilia,[1350] prova come l’istituzione d’una guardia cittadina, che vegliasse alla pubblica sicurezza nelle città, risaliva fino alla dominazione musulmana. Venìa da quella parimente il sistema metrico che fu in uso nell’isola fino alla fondazione del reame d’Italia; chè non solo alcuni nomi delle misure d’acque correnti, da noi citati già in questo capitolo, e il verbo stesso testè ricordato che significa la vigilanza della pubblica autorità su’ pesi e le misure di piazza, derivano manifestamente dall’arabico, ma altresì alcune denominazioni in varie parti del sistema: la canna nelle misure lineari;[1351] la salma e il tumolo nelle misure di superficie e nelle cubiche per gli aridi;[1352] il cafiso in quelle de’ liquidi;[1353] il rotolo e il cantaro ne’ pesi.[1354] Che se ne’ multipli e nelle suddivisioni troviamo vocaboli latini, gli è naturale effetto della mescolanza dei popoli e si può supporre che que’ nomi fossero entrati dopo la dominazione musulmana o durante quella. Le denominazioni metriche della Sicilia passarono, com’e’ sembra, nella Bassa Italia quando soggiacque alla dominazione de’ Normanni in Sicilia; e forse alcuna v’era stata recata prima dal commercio, come abbiam provato per le monete.[1355] Il rubbio di Roma, Lombardia, Piemonte e Genova, anch’esso d’origine arabica; il rotolo, ch’era in uso a Genova, sì come a Napoli; il carato, peso usato dagli orafi anche nelle altre province che non ebber colonie musulmane, furono evidentemente recati dal commercio.[1356]
Quando si riflette su la catastrofe delle popolazioni musulmane di Sicilia, seguìta più tosto per fatto delle genti cristiane che del governo, si noterà con minore maraviglia che non sia durata nell’isola alcuna foggia di vestire de’ Musulmani. De’ nomi stessi di quelle fogge pochi sono arabi e questi comuni alla Sicilia ed alla Terraferma.[1357] Altri ha riferito a’ Musulmani i manti neri, di che nel secolo passato e ne’ principii del corrente soleano avvolgersi le donne siciliane andando a messa, ed anche a diporto, i quali non sono scomparsi del tutto in alcuni paesi di Sicilia; ma tal supposto mi sembra fondato piuttosto su l’analogia de’ costumi gelosi, che su la rassomiglianza di quella foggia siciliana a’ camicioni ed a’ veli delle donne musulmane.
Direbbesi che all’incontro i Cristiani di Sicilia avessero prese volentieri da’ loro concittadini circoncisi quelle usanze che soddisfacean meglio alla gola. Più che le vivande, sono rimasi arabi di nome e di fatto in Sicilia i camangiari,[1358] massime i dolciumi, antica manifattura del paese; poichè ritroviamo in Affrica, fin dallo scorcio del nono secolo, delle torte condite con lo zucchero di Sicilia.[1359] Un Ducange arabo, se mai l’avremo, ci spiegherà molti vocaboli di tal fatta che or leggiamo inutilmente nelle istorie e nei racconti; e per tal modo ci svelerà tutte le rassomiglianze de’ buon gustai siciliani con que’ dell’Egitto: gli uni e gli altri grandi consumatori dello zucchero prodotto ne’ due paesi e scambiato assiduamente tra loro infino al decimoquinto secolo, in grazia forse della qualità diversa o delle raffinerie, mantenute in Egitto, mancate presto in Sicilia.[1360] Perocchè nelle descrizioni del prodigioso lusso della corte fatemita, serbateci dal Makrizi, le feste del ramadhan al Cairo, per la quantità e qualità della roba che si mangiava, somigliano perfettamente alla novena del Natale, al Carnovale e alla Pasqua in Palermo. A casa de’ grandi officiali dello Stato, e con maggiore profusione a corte, solean imbandirsi delle figurine e de’ castelli di zucchero e panforti finissimi e varie maniere di paste dolci, delle quali e d’altre vivande più sostanziali, acconciate con vaghi colori, ed ammonticchiate in vassoi d’argento, d’oro e di porcellana della Cina, si facea come una cuccagna.[1361] Allo scorcio del medio evo, e infino a’ nostri tempi, si veggon usati in Egitto de’ canditi simili alla zuccata di Sicilia[1362] ed una specie di gelatina dolce estratta dal pollo pesto:[1363] e la cuccìa di Sicilia, pasta di grano immollato, mescolato con latte, si mangiava e si mangia in Egitto e si chiama ancora kesc.[1364] Perfin si rassomigliano le frasi, con le quali vanno gridando per le strade i venditori di frutte del Cairo e que’ di Palermo.[1365]
Maraviglierà taluno ch’io scenda a tai piccolezze, tenute a vile dagli storici delle passate generazioni, e non tocchi di quella eredità di vizii e di virtù, ch’altri credea lasciata da’ Saraceni al popolo della Sicilia. E sì che talvolta è parso anche a me di scoprirne qualche avanzo, ma poi mi sono accorto della incertezza di così fatte induzioni. Una matura riflessione su l’indole e i costumi de’ Siciliani paragonati a quei degli altri popoli italiani non mostra tal divario che non si possa spiegare con la geografia e con la storia e s’abbia quindi a ricercare negli arcani delle schiatte. Per altro, quando la storia e la lingua ci hanno mostrata identica la massima parte della schiatta, sarebbe temeraria quella critica che s’accignesse a inforsare il fatto con cagioni, le quali è più facile immaginare che provarle. Assai più che l’incerta mescolanza di un fil di sangue straniero, sarebbe da valutare l’esempio de’ costumi che le colonie arabe o berbere abbian lasciato per avventura alle popolazioni della Sicilia occidentale, più pronte in vero alla violenza che quelle della regione di levante: ma anche in questo fatto le cagioni son dubbie e diverse, e chi sa se non v’abbiano operato più che ogni altro le condizioni topografiche e sociali? La sola conchiusione certa è che il conquisto musulmano recò in Sicilia nel nono secolo, e mantennevi fino all’undecimo, uno incivilimento ed una prosperità ignoti allora alle altre regioni italiane, i quali nel duodecimo e per gran parte del decimoterzo rifluirono su la Penisola e contribuirono allo splendore della patria comune.
Compio nella patria unita e libera un lavoro, al quale m’accinsi nell’esilio, trent’anni addietro, mosso da brama irresistibile di guardar nelle tenebre che avvolgeano la Storia di Sicilia avanti i Normanni, ed allettato dall’agevolezza che mi offriano le scuole e le biblioteche di Parigi. Incominciai l’arduo lavoro con animo di siciliano che bramava la libertà d’un piccolo Stato e desiderava l’unione dell’Italia, senza sperarla vicina: lo termino confidando che tutti gli Italiani sempre più si affratellino; che veggano nella unità e nella libertà la salvezza e l’onore di tutti e di ciascuno; che quindi il paese cresca di sapienza, di saviezza, di possanza, di ricchezza, e che la nuova Roma, per ammenda dell’oppressione armata dell’antichità e delle male arti de’ tempi appresso, promuova ormai nel mondo la giusta libertà dell’opera e la illimitata libertà del pensiero.
INDICE DE’ NOMI DI PERSONE.
(L’articolo =el= e i vocaboli =abu= e =ibn= non contano nell’ordine alfabetico, fuorchè nei capoversi.)
A
Aaroun el-Khams (?), 426.
Abate Arrigo, III, 629.
Abba Mari, III, 708.
’Abbad (Mohammed-ibn), principe di Siviglia, soprannominato Mo’tadhedbillah, II, 501, 502, 523, 544.
Abbadidi, II, 523, 544.
Abbàs, zio di Maometto, 65.
Abbasidi, 65, 138, 139, 140, 141, 142, 143, 149, 225, 371; II, 50, 97, 111, 112, 114, 118, 120, 133, 150, 182, 240, 255, 281, 457, 458; III, 446, 506, 829.
Abbâs-ibn-Amr (Abu-Fadhl), II, 481.
Abbâs-ibn-Fadhl (Abu Aghlab), 315, 316, 321, 322, 325, 326, 327, 328, 329, 331, 333, 334, 335, 338, 342, 349, 370, 371.
Abda, II, 448.
Abdallah, supposto ammiraglio, 101.
Abdallah, servo di Federigo II, III, 792.
Abd-Allah-ibn-el-Abbâs, 343, 344.
Abd-Allah-ibn-Abd-el-Azîz-ibn-abi-Khorasân, III, 429, 430.
Abd-Allah I (Abu-’l-Abbâs), emir aghlabita, 152, 153, 155, 226, 228; II, 12.
Abd-Allah (Abu-Ali), III, 747.
Abd-Allah-el-Ansari, III, 325.
Abd-Allah-ibn-el-Azîz, III, 423.
Abd-Allah-ibn-Bera, II, 511.
Abd-Allah-ibn-Ghania, III, 520.
Abd-Allah, padre di Giawher, II, 283.
Abd-Allah-ibn-Habib, 175.
Abd-Allah-ibn-Ja’kûb-ibn-Fezara, 353, 385, 386, 388.
Abd-Allah II, ibn-Ibrahim-ibn-Ahmed (Abu-l-Abbâs), emir aghlabita, 52, 53, 58, 59, 64, 65, 66, 67, 69, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 77, 124, 125, 126, 127, 128.
Abd-Allah-ibn-Iehia-ibn-Hammûd, Hazimi (Abu-Mohammed), XLIII; II, 522.
Abd-Allah-ibn-Iehia, da Sciakatis, XLV.
Abd-Allah-ibn-Kaddâh, II, 118; corr. el-Kaddâh e v. Abd-Allah-ibn-Meimûn.
Abd-Allah-ibn-Kais, 84, 86, 98, 99, 100.
Abd-Allah-ibn-Khorasân, III, 428.
Abd-Allah-ibn-abi-Malek-Mo’sîb, II, 512, 542.
Abd-Allah-ibn-Meimûn, detto el-Kaddâh, II, 114, 115, 116, 118.
Abd-Allah-ibn-Mekhlûf (Abu-Mohammed), II, 541.
Abd-Allah-ibn-Menkût, II, 420, 425, 504, 505, 547; III, 308.
Abd-Allah-ibn-Mo’ezz-ibn-Badis, II, 377, 378, 385, 387, 388, 390, 391, 396, 418, 419, 421, 424, 426; III, 79.
Abd-Allah-ibn-Mohammed, emir Kelbita, II, 331.
Abd-Allah-ibn-Mohammed-ibn-Abd-Allah (Abu-l-Abbâs), emir di Sicilia, 391.
Abd-Allah-ibn-Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Aghlab, 392.
Abd-Allah-ibn-Mohammed, el-Maleki, (Abu-Bekr), XLII.
Abd-Allah, signore di Murcia, III, 704.
Abd-Allah-ibn-Musa, 124, 169.
Abd-Allah, Othmani, XLIII.
Abd-Allah-ibn-Saba, II, 106.
Abd-Allah-ibn-Sa’d, 88, 92, 93, 109, 206; III, 831.
Abd-Allah-es-Saffâh, 141.
Abd-Allah-ibn-Sâigh, II, 142.
Abd-Allah-ibn-Selmân (Abu-l-Kasim), II, 538.
Abd-Allah-ibn-Sementi, III, 685.
Abd-Allah-ibn-Sofian, 352.
Abd-Allah-ibn-Tâher, 163.
Abd-Allah, Tonûkhi, II, 335.
Abd-Allah-ibn-Ziâd-ibn-An’am, 106, 173.
Abd-Allah-ibn-Zobeir, 109, 110, 119.
Abdelali, II, 434.
Abd-el-Azîz-ibn-Ahmed (Abu-Fares), XLVIII.
Abd-el-Azîz-Bellanobi, II, 541; III, 628.
Abd-el-Azîz-ibn-Hâkem — ibn-Omar (Abu-Mohammed), II, 541.
Abd-el-Azîz-ibn-Hosein, III, 766.
Abd-el-Azîz-ibn-Sceddâd-ibn-Tamîm (Abu-Mohammed), soprannominato ’Izz-ed-dîn, v. Ibn-Sceddâd.
Abdelbach (corr. Abd-el-Hakk), 436.
Abd-el-Gebbâr-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Sirîn, II, 516.
Abd-el-Gebbâr-ibn-Mohammed-ibn-Hamdîs, XLIII, LV; 406, II, 308, 517, 519, 525, 526, 527, 528, 530, 532, 533, 534, 543, 544, 547; III, 367, 368, 371, 377, 381, 384, 386.
Abdelguaiti, III, 264.
Abd-el-Hakk, 436.
Abd-el-Hakk-ibn-Alennas, III, 490.
Abd-el-Hakk-ibn-Harûn (Abu-Mohammed), II, 478, 487.
Abd-el-Hakk-ibn-Sab’in, III, 702, 703, 704, 705.
Abd-el-Halîm-ibn-Abd-er-Wâhid, III, 763, 764.
Abd-el-Hamîd-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Scio’aîb, II, 453.
Abd-el-Kerîm-ibn-Iehia-ibn-Othmân, III, 735.
Abd-el-Kerîm (Abu-Mohammed), II, 463.
Abd-el-Melik, califo, 133, 166; III, 837.
Abd-el-Melik, condottiero, 387.
Abd-el-Melik, gaito, III, 256.
Abd-el-Melik-ibn-Katân, 166, 172.
Abd-el-Melik-en-Nasiâni, III, 796.
Abd-el-Mumen, III, 236, 377, 379, 422, 423, 424, 429, 473, 475, 476, 477, 478, 479, 480, 481, 482, 483, 484, 486, 489, 490, 496, 622, 623.
Abd-er-Rahîm-ibn-Mohammed-ibn-Nobâla, II, 513.
Abd-er-Rahman-ibn-Abi-l-Abbâs, da Trapani, III, 450, 462, 756.
Abd-er-Rahman-ibn-Abd-Allah-ibn-Zeidûn, el-Karawi (Abu-Tâher), III, 214.
Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Aziz, III, 363, 387.
Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Ghanî (Abu-l-Kâsim), II, 477, 494, 540.
Abd-er-Rahmân-ibn-Abi-Bekr-ibn-’Auk-ibn-Khelef, detto Ibn-Fehhâm, II, 474, 476, 488, 511, 540.
Abd-er-Rahman, da Butera, III, 462.
Abd-er-Rahman-ibn-Francu, III, 206.
Abd-er-Rahman-ibn-Habib-ibn-abi-Obeida-el-Fihri, 174, 175; III, 6.
Abd-er-Rahman-ibn-Habib-es-Sikilli (es-Saklabi), 144.
Abd-er-Rahman-ibn-el-Hâkem, califo di Spagna, 462.
Abd-er-Rahman-ibn-Hasan, detto Mostakhles-ed-dawla, II, 537.
Abd-er-Rahman-el-Lewâti, III, 256.
Abd-er-Rahman-ibn-Lûlû, soprannominato Sceikh-ed-dawla, II, 427, 539.
Abd-er-Rahman-ibn-Mohammed (Abu-Mohammed), il Siciliano, XLIV; II, 495.
Abd-er-Rahman-ibn-Mohammed-ibn-Omar, III, 754, 760.
Abd-er-Rahman-en-Naser-Iidin-illah, II, 219, 249, 250; III, 830.
Abd-er-Rahman-en-Nasrani, v. Cristodulo, III, 362, 363, 364, 381, 383.
Abd-er-Rahman-ibn-Omar-ibn....-el-Lewâti, II, 37.
Abd-er-Rahman-ibn-Ramadhan, di Malta (Abu-l-Kasem), III, 462, 685, 762, 763, 768.
Abd-er-Rahman-ibn-Ziâd, 173.
Abd-es-Selâm-ibn-Abd-el-Wehâb, 306.
Abd-es-Selâm-ibn-Sa’îd, soprannominato Sehnûn, giurista, 277; II, 220, 222, 223.
Abd-el-Wâhid Marrekosci, xlvi; III, 428, 739.
Abd-el-Wehâb-ibn-Abd-Allah-ibn-Mobârek, II, 541.
Abdi Malach, gaito, III, 264.
Abela Gian Francesco, III, 872, 884.
Abelardo, principe normanno, III, 148.
Abissinio, v. Ahmed-ibn-Ja’kub, 392.
Abramo, 45, 47, 50.
Abramo Halbi (Ibrahim-ibn-Aghlab), 233.
’Abs, tribù, III, 598.
Abu-l-Abbâs-ibn-Ali, 425.
Abu-l-Abbâs-ibn-Ja’kûb-ibn-Abd-Allah, 390.
Abu-l-Abbâs-Kalawri, II, 479.
Abu-l-Abbâs-ibn-Mohammed-ibn-Kâf, II, 540.
Abu-Abd-Allah (il kaid), soprannominato Mamûn, II, 523.
Abu-Abd-Allah, maestro di scuola in Affrica, II, 196.
Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, III, 377.
Abu-Abd-Allah-el-Mo’aiti, III, 4, 5.
Abu-Abd-Allah-es-Sci’i, II, 120, 121, 123, 127, 128, 131, 132, 133, 134, 136, 137, 138, 141, 142, 144.
Abu-Abd-Allah-ibn-Seffâr, II, 500.
Abu-Abd-Allah, siciliano, XLIX; II, 219.
Abu-Abd-Allah-ibn-Zorâm o (Rigâm), II, 115.
Abu-l-Aghlab-ibn-Ibrahim-ibn-Ahmed, II, 58.
Abu-l-Aghlab-ibn-Ibrahim-ibn-Ahmed (diverso dal precedente?), II, 85.
Abu-l-’Ala, da Mearra, II, 101.
Abu-l-’Ala-Sâ’id, II, 497.
Abu-Ali, 430, 431.
Abu-Ali, Ghassâni, II, 488.
Abu-Ali-ibn-Hasan-ibn-Khâlid, II, 540.
Abu-Ali-ibn-Hosein-ibn-Khâlid, II, 515.
Abu-Ali, da Tanger, II, 226, 230.
Abu-l-Arab, v. Mohammed-ibn-Ahmed e Mos’ab-ibn-Mohammed.
Abu-Bekr, v. Beco.
Abu-Bekr, il califo, 55, 60, 62, 64, 70, 105, 123; II, 359, 360, 453.
Abu-Bekr, conciatore, III, 256.
Abu-Bekr-ibn-Nebt-el-’Orûk, II, 477.
Abu-Bekr, Sikilli, v. Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Musa.
Abu-Bekr-ibn-Soweid, 173.
Abu-Bekr-ibn-Zohr, III, 739.
Abu-Dekâk, II, 185.
Abu-’Einan, principe merinita, III, 868.
Abu-l-Fadhl, giurista, III, 785.
Abu-l-Fadhl, scrittore, II, 430, 431, 455.
Abu-l-Farag, II, 522, v. Mawkifi.
Abulfaragi, xlvii; 247.
Abulfeda, VIII, XXXVIII, XXXIX, XLI, XLII, XLIV, XLVI, XLVII, XLIX, LI, LII, LIII.
Abu-l-Forûh-ibn-Bodeir, Meklati, soprannominato Sind-ed-dawla, II, 539.
Abu-l-Geisc, v. Mogêhid-ibn-Abd-Allah.
Abu-Gia’far, 375; II, 345, v. Ahmed-ibn-Jûsuf.
Abu-Gia’far, II, 287, v. Abu-Kharz.
Abu-Gia’far-ibn-’Awn-Allah, II, 481.
Abu-Ghofâr, II, 154.
Abu-Hafs, v. Omar-ibn-Scio’aib, el-Balluti; Omar-ibn-Iehia-ibn-Mohammed, e Omar-ibn-Iehia-ibn-Abd-el-Wâhid.
Abu-Hâmid, da Granata, XLIV; 85, 86; II, 440.
Abu-Hanifa, 149, 151, 254; III, 726.
Abu-Harûn, Andalosi, II, 225.
Abu-Hasan-ibn-Abd-Allah, da Tripoli o da Trapani, II, 541.
Abu-Hasan, da Gerusalemme, II, 491.
Abu-Hasan-Hariri, 420; II, 226, 230, 231.
Abu-Hasan, Lakhmi, II, 488.
Abu-Hasan, Sikilli, II, 541.
Abu-Hâscim, sufita, II, 493.
Abu-Hâscim, v. Mohammed-ibn-abi-Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Zafer.
Abu-Hodseifa, Coreiscita, II, 496.
Abu-Hogir-ibn-Ibraim-ibn-Ahmed, II, 85, 86.
Abu-l-Hokm-ibn-Ghalanda, III, 781.
Abu-Hosein-ibn-Jezîd, 429, II, 62, 63.
Abu-Hosein-ibn-es-Sebân, II, 764.
Abu-Ja’kûb, xlvi, v. Ja’kûb-ibn-Abd-el-Mumen.
Abu-Iehia-ibn-Matrûh, III, 409, 411, 471, 472.
Abu-Jezîd, v. Mokhalled-ibn-Keidâd.
Abu-’Isa-ibn-Mohammed-ibn-Kohrob, 399, 400.
Abu-Ishak, Hadhrami, II, 479.
Abu-Ishak-ibn-Abi-Ibrahim-ibn-Abi-Hafs, III, 624.
Abu-Junis-ibn-Noseir, II, 226.
Abu-Ka’b, II, 376, 379.
Abu-l-Kâsim, v. Ali-ibn-Hasan-ibn-Ali-ibn-Hammûd.
Abu-l-Kâsim-Gioneid, da Bagdad, II, 480.
Abu-l-Kâsim-ibn-Hâkim, II, 440, 494.
Abu-l-Kâsim, Tirazi, II, 141.
Abu-Kelef-ibn-Harûn, II, 194.
Abu-Kharz o Abu-Khereg, II, 287.
Abu-l-Leith, III, 686, 687.
Abu-Ma’d, II, 77.
Abu-l-Mehâsin, II, 448.
Abu-Mehell, II, 247.
Abu-Modhar, v. Ziadet-Allah-ibn-Abd-Allah.
Abu-Moh’âgir, 115, 116, 117.
Abu-Mohammed-ibn-’Atusc, III, 496.
Abu-Mohammed, Dami’a, II, 512, 542.
Abu-Mohammed, da Kafsa, II, 306.
Abu-Mohammed-ibn-Omar-ibn-Menkût, II, 539.
Abu-Mohammed-ibn-abi-Hafs-Omar, II, 622.
Abu-Mohammed-ibn-Semna, III, 767.
Abu-Moslim, 140, 141, 142; II, 111, 112.
Abumoslimiti, II, 112.
Abu-Musa-el-Ascia’ri, 56.
Abu-Nasr, II, 514.
Abu-Nottâr, detto il Negro, II, 187.
Abu-Râti’, II, 354.
Abu-Sa’id-ibn-Ibrahim, XLVIII; II, 467, 469, 470.
Abu-s-Salt-Omeia, XXXVIII, XLV; II, 535; III, 363, 371, 387, 460, 743, 745, 747, 752.
Abu-Scerîf (famiglia), II, 868.
Abu-Sciâma-Mokaddesi, XLIX; III, 670.
Abu-Sewâb, da Castrogiovanni, II, 515.
Abu-Taib, figliuolo di Stefano, III, 262, 316.
Abu-Taleb, 49.
Abu-Taleb-ibn-Sab’in, III, 705.
Abu-Târ, II, 187.
Abu-Thûr, 419.
Abu-l-Wefa, III, 670.
Abu-Zakaria, v. Iehia-ibn-Abd-el-Wahid.
Abu-Zarmuna, II, 230.
Abu-Zeid, el-Gomari, XXXVII; II, 517.
Abu-Zeki, 269.
Acosimo, 203.
Adalberto, marchese, 451.
Adelaide o Adelasia, moglie di Ruggiero, conte di Sicilia, I; 460; III, 195, 196, 197, 198, 200, 221, 225, 226, 268, 275, 301, 302, 335, 345, 346, 347, 348, 349, 350, 351, 806.
Adelaide, di Susa, III, 199.
Adelasia, v. Adelaide.
Adelchi, 185, 187, 188, 189, 382, 384, 387, 388, 436.
Adelicia, III, 290.
Ademaro (monaco), III, 26.
Adeodata, 205.
Adler, XXIV, LI, LIII; II, 6; III, 450.
Adnân, 32, 40, 47, 64, 69, 135, 136, 137; II, 32, 33, 37, 233.
Adriano, 199.
Adriano, ammiraglio, 399.
Adriano I, papa, 21, 184, 185, 186, 187, 188, 190, 212, 389, 443; II, 169.
Afârik e Afârika, 105; II, 361; III, 6.
Afdhal, II, 463, 489, 506, 510.
Affrica (Chiesa di), 108, 157; III, 417, 475.
Affricani (Musulmani detti), 429.
Afrina, II, 253.
Afrodisia (d’) Alessandro, III, 702.
Agar, 75.
Agareni, II, 164, 407, 414.
Agata, madre di Giuseppe Innografo, 502.
Aghlab, 144, 284, 340, 391; II, 227, 233, 300.
Aghlab-ibn-Ahmed (Abu-’Ikal), 410.
Aghlab-ibn-Ibrahim (Abu-Ikâl), 309.
Aghlab-ibn-Mohammed-ibn-Aghlab, 410.
Aghlabiti, XLV, XLIX, LIV; 84, 147, 206, 225, 226, 229, 236, 253, 278, 295, 314, 332, 337, 340, 353, 375; II, 4, 5, 6, 7, 10, 24, 32, 38, 40, 46, 49, 58, 61, 74, 75, 76, 88, 124, 126, 128, 129, 131, 132, 133, 135, 137, 138, 139, 141, 142, 143, 146, 148, 151, 162, 218, 221, 224, 227, 235, 238, 352, 361, 369, 371, 456, 506.
Agisa, tribù berbera, III, 212.
Agnese, monaca, III, 353.
Ahmed-ibn-Abd-es-Selâm, XLVIII; II, 470, 471.
Ahmed-ibn-Ali (Abu-Fadhl), Coreiscita, II, 539.
Ahmed-ibn-Ali, es-Sciâmi (Abu-l-Feth), II, 541.
Ahmed, conciatore, III, 256.
Ahmed Gabrini, III, 698.
Ahmed-ibn-Hasan-ibn-Ali-ibn-Abi-Hosein (Abu-l-Hasan), emir Kelbita, di Sicilia, II, 249, 254, 256 a 263, 266, 271, 272, 274, 276, 290 a 294, 319, 372, 537, 538.
Ahmed-ibn-abi-Hosein-ibn-Ribbâh, II, 140, 141, 143.
Ahmed-ibn-Ja’kûb-ibn-Abd-Allah’, 390.
Ahmed-ibn-Ja’kûb-ibn-Fezara, 342, 343, 353, 391.
Ahmed-ibn-Ja’kûb-ibn-Modhâ-ibn-Selma, 391.
Ahmed-ibn-Ja’kûb-ibn-Omar-ibn-Abd-Allah-ibn-Ibrahim-ibn-Ahglab (Abu-Malek), detto l’Abbissinio (390, 391?), 392; II, 63.
Ahmed-ibn-Ibrahim, Razi, II, 485.
Ahmed-ibn-Ibrahim, Waddâni (Abu-l-Kâsim), II, 540.
Ahmed-ibn-Iehia (Abu-l-Abbas), detto Ibn-Fadhl-Allah ed Omari, soprannominato Scehab-ed-dîn, VIII, XIX, XXXVIII, LII, LIII; III, 699.
Ahmed, emiro Ikhscidita, d’Egitto, II, 281.
Ahmed-ibn-Jûsuf (Abu-Gia’far?), soprannominato Akhal e Teaîd-ed-dawla, II, 345, 351, 354, 364, 366, 368, 369, 370, 371, 374, 375, 376, 377, 378, 379, 393, 418, 419, 423, 424, 426, 519, 551; III, 80.
Ahmed-ibn-Kâsim, II, 489, 539.
Ahmed-el-Kasri, II, 221.
Ahmed-ibn-abi-Khorasân, III, 477.
Ahmed-ibn-Korhob, II, 145, 146, 147, 148, 149, 150, 151, 152, 153, 154, 155, 156, 167, 173, 182, 185.
Ahmed-ibn-Kornâs, soprannominato Seti-ed-dîn, III, 718, 722.
Ahmed Marwazi, II, 482.
Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Aghlab, 341, 400.
Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Iehia (Abu-Bekr), II, 220, 225, 226, 359, 360.
Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Kâf (Abu-Ali), II, 515, 540.
Ahmed-ibn-Mohammed, Nuri (Abu-Hosein), II, 480.
Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Rafi’, III, 868.
Ahmed-ibn-Omar-ibn-Abd-Allah (Abu-Malek), II, 63, 64.
Ahmed-ibn-Omar-ibn-Obeid-Allah-ibn-el-Aghlab, 352.
Ahmed-ibn-Omar, el-’Odsri o el-’Adsari, III, 669, 780, 781.
Ahmed-ibn-Roma o Romea, III, 206.
Ahmed-ibn-Sa’d-ibn-Mâlek(-Ibn-Abd?-) el-’Azîz, II, 453.
Ahmed, detto il Siciliano, III, 495, 496, 497.
Ahmed-ibn-Sofian-ibn-Sewâda, 340.
Ahmed-ibn-Soleiman, 262.
Ahmed-et-Temimi (Abu-l-Abbas), III, 256.
Ahmed-ibn-Ziadet-Allah-ibn-Korhob, II, 145, 148, 150.
Ahwâl, II, 125, 127.
Aiello (Matteo di), III, 500, 501, 502, 503, 530, 531, 542, 548, 549.
A’ilâsci-ibn-Akhial, 169.
Aione, principe di Benevento, 462, 463.
Aione, vescovo, 447.
Airoldi Alfonso, XII, XXIV, XXXVIII, LI.
Airoldi Cesare, XIII, XXXV.
Aiûb-ibn-abi-Jezîd, II, 202.
Aiûb-ibn-Kheirân, II, 199.
Aiûb-ibn-Têmim-ibn-Mo’ezz-ibn-Badîs, III, 94, 109, 110, 111.
Aix (Alberto d’), III, 106, 107.
Akhal, v. Ahmed-ibn-Jûsuf.
Akiprando, di Rieti, II, 165.
Alamidi, III, 817.
Alamondar, v. Mondsir.
Alarico, II, 11, 44.
Albalbuni, II, 522.
Albateni, III, 670.
Alberico, duca di Camerino, II, 166.
Alberico, frate, III, 701.
Alberto, patriarca d’Antiochia, III, 694.
Albigesi, III, 576.
Albiruni, III, 670.
Alduino, vescovo di Cefalù, III, 635.
’Alem-ed-dîn, III, 642.
Aleramidi, III, 196, segg., 225, 227.
Aleramo, conte, III, 198.
Alessandro il Grande, III, 154.
Alessandro II, papa, III, 101, 123.
Alessandro III, papa, III, 497, 533.
Alessio Comneno, III, 144, 367, 508.
Alessio II, III, 521.
Alessio Muscegh, 297, 298.
Alfano, abate, 356.
Alfieri, III, 221.
Alfonso III, d’Aragona, LVI; III, 650, 653.
Alfonso III, re delle Asturie, 457.
Alfonso VI, di Castiglia, III, 375, 704.
Alfonso I, di Sicilia, III, 291.
Alfredo il Grande, III, 675.
Ali-ibn-Abd-Allah, di Giattini, III, 512.
Ali-ibn-Abd-Allah-ibn-Sciami, II, 536.
Ali-ibn-Abd-el-Gebbâr-ibn-Abdûn, II, 507.
Ali-ibn-Abd-el-Gebbâr-ibn-Waddâni (Abu-Hasan), II, 477, 512.
Ali-ibn-Abd-el-Ghani, el-Husri, II, 525.
Ali-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-abi-l-Biscir, (Abu-l-Hasan), II, 520.
Ali-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-abi-l-Biscir, es-Sikilli, el-Ansari (Abu-l-Hasan), III, 742, 743, 744, 745.
Ali-ibn-Abd-er-Rahman, il Siciliano (Abu-l-Hasan), II, 497, 512, 513, 521.
Ali-ibn-abi-Bekr, II, 436.
Ali-ibn-Badîs (Abu-l-Hasan), II, 429.
Ali-ibn-Abi-l-Geisc-Mogêhid-ibn-Abd-Allah, III, 4, 5, 9.
Ali-ibn-Fadhl, 326, 328.
Ali-ibn-abi-Fadhl-ibn-Mohammed-ibn-Taher (Abu-l-Hasan), II, 455.
Ali-ibn-Fartutto, III, 206.
Ali-ibn-Ghania, III, 520.
Ali-ibn-Gia’far-ibn-Ali-ibn-Mohammed-ibn-....Kattâ’ (Abu-l-Kasim), VII, XXVII, XLV; 113; II, 429, 482, 506 a 511, 513 a 516, 518, 522, 536, 538, 541, 542, 544.
Ali, Haiûli, II, 499.
Ali-ibn-Hammûd, III, 662.
Ali-ibn-Hamza (Abu-l-Hasan), II, 491, 492, 493.
Ali-ibn-Hasan-ibn-Ali, emir Kelbita, di Sicilia, soprannominato il Martire (Abu-l-Kâsim), II, 290, 291, 293, 294, 314, 315, 316, 322, 323, 324, 327 a 329, 330, 350, 372, 414.
Ali-ibn-Hasan-ibn-Ali, di casa zirita, III, 419.
Ali-ibn-Hasan-ibn-Habîb (Abu-Fadhl), II, 512, 542.
Ali-ibn-Hasan-ibn-Tûbi (Abu-l-Hasan), II, 516, 518, 525, 543.
Ali, Hodseilita, III, 213.
Ali-ibn-Homeila, 255.
Ali-ibn-abi-Hosein, II, 191, 234.
Ali-ibn-Ibrahim-ibn-Ali (Abu-l-Hasan), chiamato Ibn-Mo’allim, III, 737.
Ali-ibn-Ibrahim-ibn-Waddâni (Abu-l-Hasan), II, 501.
Ali-ibn-Iehia, principe zirita, II, 529; III, 367, 369, 370, 371, 372, 373, 407.
Ali-ibn-Isa-ibn-Meimûn, III, 377.
Ali-ibn-abi-Ishâk-Ibrahim-ibn-Waddâni (Abu-l-Hasan), II, 515.
Ali-ibn-Jûsuf, Kelbita, II, 350, 351, 352, 376.
Ali-ibn-Jûsuf-ibn-Tasciufin, III, 375, 376.
Ali-ibn-abi-Khinzir, II, 143, 147.
Ali, Kifti (Abu-l-Hassan), LII.
Ali, Kifti, intitolato Gemâl-ed-din, XLVIII.
Ali-ibn-Korhob, II, 149.
Ali-ibn-Meimûn, III, 378.
Ali-ibn-Moferreg (Abu-l-Hasan), II, 481.
Ali-ibn-Môgehid, III, 375.
Ali-ibn-Mohammed-ibn-abi-Fewâres, II, 140, 141, 142.
Ali-ibn-Mohammed, di Kerkûda (Abu-l-Hasan), II, 512.
Ali-ibn-Nagia, III, 507.
Ali-ibn-Ni’ma, soprannominato Ibn-Hawwâsci, Hawâs o Giawâs, II, 420, 421, 425, 547, 548, 551; III, 66, 71, 72, 73, 79, 80, 81, 84, 85, 94, 109, 110, 111, 308.
Ali-ibn-Omar, Bellewi, II, 145, 147.
Ali-ibn-Othmân-ibn-Hosein, Rebe’i, II, 488.
Ali Strambo, III, 206.
Ali-ibn-Tabari, II, 206, 210.
Ali-ibn-Tâher, II, 455, 512, 517, 542.
Ali-ibn-abi-Taleb, il Grande, 55, 60, 62, 69, 71, 127, 129, 140; II, 57, 103 a 108, 115, 121, 132 a 136, 139, 155, 486, 493, 494, 546; III, 173, 176, 263, 380, 531, 662.
Ali-ibn-Temîm-ibn-Mo’ezz-ibn-Badîs, III, 94, 109, 110.
Ali, Waddâni, II, 540.
Ali-ibn-Zera’ (Abu-l-Hasan), L.
Ali (El-) biamr-illah, v. Edrîsi.
Alice, regina di Cipro, III, 643.
Alidi, XLIII; II, 119, 120.
’Alkama-ibn-Jezîd, 93.
Alliku, II, 164.
Almanzor, v. Ibn-Abi-’Amir.
Almohadi, XLIV; III, 81, 158, 377, 379, 422, 423, 424, 425, 426, 427, 428, 429, 439, 465, 467, 471, 472, 475, 481, 483, 490, 495, 496, 497, 505, 520, 521, 530, 540, 553, 621, 622, 627, 632.
Almoravidi, II, 528, 529; III, 372, 374, 375, 377, 378, 379, 380, 422, 518, 520.
Al-Sanhaj, XXXVIII, v. Ibn-Sceddâd, Abd-el-Azîz.
Alvares Lodovico, III, 260.
Alvaro, III, 288.
Alverada, III, 49.
Aly-el-Bonifati, III, 264.
Aly-el-Petruliti, III, 264.
Amalfitani (console degli), III, 219.
Amato, monaco, XXVIII; III, 21, 24, 31, 33.
Ambrogio, vescovo di Patti, III, 221.
Amer, califo fatimita, II, 463.
Amerigo, re di Gerusalemme, III, 505, 506, 507, 643.
Ami, figlio di Gualtiero, III, 62.
Amici (degli) Ruggiero, III, 651.
Amico Antonino (di), VIII.
Amilcare Barca, 318, 319.
Amîn (soprannome di Maometto), 50.
Amîn, califo abbasida, 303.
Amîn-ed-dawla, II, 331.
’Amir-ibn-Liwa (tribù), III, 832.
’Amir-ibn-Nafi’, 156, 157.
Abu-’Amir, III, 375.
’Ammâr, II, 251, 252.
’Ammâr-ibn-Mansûr (Abu-Mohammed), II, 481, 488, 538.
’Ammâr, paggio, II, 263.
Ammiano Marcellino, 75; III, 443.
’Amr-ibn ’Asi, 80, 109, 112; III, 832, 840.
’Amr-ibn-Mo’âwia, 155.
’Amrân, II, 147.
’Amrân-ibn-Mogiâled (o Mokhalled), 254.
Anacleto, antipapa, III, 393, 395.
Anastasio, consolare, 213.
Anatolio, conte, 213.
Andalusi, cognome, III, 212.
Andalusi, v. Iehia-ibn-Omar-ibn-Jûsuf.
Andara, tribù berbera, II, 35.
Andrani o Andarani, II, 35; III, 614.
Andrea, consolare, 213.
Andrea, console di Napoli, 312.
Andrea, figliuolo di Troilo, 95.
Andrea, martire, 511.
Andronico Comneno, III, 223, 521.
Angioini, II, 86; III, 531, 808.
Anna Comnena, III, 41.
Anquetil (Drengot?), III, 25.
Ansâri, II, 521.
Anselmo, de’ marchesi Aleramidi, III, 199.
Anselmo, arcivescovo di Napoli, III, 579, 581.
Ansgerio, III, 307.
Anspach, III, 828, 830.
Ansruna (da) Bartolommeo, III, 288.
Antar, III, 598.
Antimo, duca di Napoli, 227.
Antioco, governatore di Sicilia, 220.
Antonini (gli), 10, 199.
Antonino, 289; II, 109
Antonio Veneziano, III, 128.
Anweiler (de) Marqualdo, III, 566, 567, 570, 571, 576, 577, 578, 579, 580, 581, 582, 583, 584, 585, 586.
Apocapso, 162, v. Omar-ibn-Scio’aib (Abu-Hafs).
Apolofar, 361, 362, 363, 370, corr. Abu-Gia’far.
Apolafar Muchumet, II, 375, 377, 393, 394.
Aragonesi, II, 86; III, 631, 650, 807.
Arcadio, 211; III, 57, 59.
Arcario, 240.
Archifredo, III, 124.
Archimede, XLVIII; II, 272, 463, 686.
Arderico, 241.
Ardoino, II, 380, 389, 390, 392, 423; III, 24, 29, 30, 31, 33, 35, 52, 219.
Argiro, figlio di Melo, II, 30, 35, 36, 38, 41, 42, 44, 48, 114.
Argivi, III, 125.
Ariani (setta), 24.
’Arîb, XLI, l.
Arigiso, 185, 187, 188, 189; II, 377.
Arisgoto di Pozzuoli, III, 99, 133, 134, 156, 300.
Aristotile, II, 100, 101, 301, 308, 462; III, 696, 702, 706, 707, 708.
Arnaldo, da Brescia, III, 431, 432.
Arnoldo, II, 325.
Aroldo dalla bella chioma, III, 17.
Aroldo il Severo, II, 383, 384, 385, 386; III, 22.
Arone (Harûn), II, 342.
Arran, condottiero, 462.
Arrane (Harrani?), 383.
Arri, da Asti, LIV.
Arrigo, conte di Montescaglioso, III, 502.
Arrigo, de’ conti di Champagne, III, 643, 649.
Arrigo, figliuolo di Federigo II, III, 590, 601.
Arrigo, figliuolo d’Ugo, re di Cipro, III, 643.
Arrigo I, imp., III, 29.
Arrigo II, imp., III, 7, 26, 27, 28, 42, 47, 529, 798.
Arrigo III, imp., III, 40.
Arrigo IV, imp., III, 143, 144, 145, 199.
Arrigo VI, imp., III, 294, 296, 448, 542, 544, 547, 549, 550, 551, 552, 554, 555, 556, 558, 559, 560, 561, 562, 563, 564, 565, 566, 568, 570, 572, 573, 577, 581, 584, 588, 589, 594, 632, 804, 815, 848.
Arrigo, dei marchesi Aleramidi, III, 200, 221, 225, 226, 239, 268, 301, 302, 442, 488.
Arrigo, di Navarra, III, 216, 500.
Arrigo il Pescatore, conte di Malta, III, 601, 606, 607, 620.
Arrigo, vescovo di Augsburg, II, 325.
Arrigo, vescovo di Leocastro, III, 814.
Arsiccio, v. Catacalone.
Arzachele, XXX; III, 690.
Asbagh-ibn-Wekîl, 286, 287, 288, 289, 290, 291; II, 35.
Asbesta Gregorio, 30.
Ascanagius (Es-Sanhagi), XXXVIII, XLI.
Ascari, II, 467.
’Asciari (El-), III, 726.
Asdani, XLII.
Ased-ibn-Ali-ibn-Mo’mir, Hoseini, II, 507.
Ased-ibn-Forât, 151, 153, 231, 234, 235, 236, 253, 254, 255, 256, 257, 258, 259, 260, 261, 262, 263, 265, 266, 267, 269, 271, 272, 273, 274, 275, 287, 288, 291, 320, 354, 394, 395; II, 35, 220, 436.
Asillio, 6.
Askar Niccolò, III, 256, 325.
Assassini, II, 102, 117; III, 647, 649.
Asselîn, III, 677, 678.
Assemani, XLI, XLIII.
Assemani G. S., II, 453.
Assiropulo, II, 250.
Astari, casato, III, 221.
Atanasio, vescovo di Modone, 507, 508, 509.
Atanasio, vescovo di Napoli, 448, 450, 452, 453, 456, 457, 458, 461, 462, 463; II, 175.
Atenolfo, 462: II, 163, 170, 325; III, 35.
’Atik-ibn-Abd-Allah-ibn-Rahmûn (Abu-Bekr), II, 477, 478, 540.
Atîk-ibn-Ali-ibn-Dâwûd (Abu-Bekr), II, 490.
Attâ-ibn-Rafî, 168.
Atto, conte, II, 340.
Atto, da Spoleto, II, 312.
Augusto, 7, 8, 9, 10.
Augustolo, II, 90.
Avari, 94.
Avenel, casato, III, 347.
Avenel Adamo, III, 290.
Avenel Rinaldo, III, 363.
Avenel Roberto, III, 347, 349.
Averroès, II, 469; III, 708.
Avicenna, II, 469; III, 696.
Awa (o Uwa)-es-Seâ’ri, II, 158.
Azd tribù, II, 195, 488, 499, 525, 526; III, 210, 211, 212, 759.
’Azîz-billah, II, 330, 331, 355.
Azrâkiti, II, 104, 105.
B
Babek, II, 113, 114, 115, 520, 521.
Bacchilo, 15.
Bacone Ruggiero, III, 658.
Badîs-ibn Mansûr, principe zirita, soprannominato Nasr-ed-dawla, II, 356, 357, 358, 359.
Balalardo, III, 62.
Balchaot, III, 7, v. Ibn-Hawwasci.
Baldovino, re di Gerusalemme, III, 189, 335, 346.
Balian, III, 641.
Bambace, cognome, III, 205, 875.
Banqueri, XLII.
Barbaricini, 18, 108.
Barcellona (conte di), III, 376.
Barda, 338, 500, 503.
Bardesane, v. Ibn-Daisân.
Bargawata, tribù berbera, III, 212.
Baribavaira, toscano, III, 288.
Barisano, da Trani, III, 862.
Barmek, II, 100.
Barrani, III, 211.
Barsamio, 418.
Barthélemy, LI.
Bartolomeo, da Neocastro, VII.
Bartolomeo, segretario di Innocenzo III, III, 580.
Basile Gian Battista, III, 819, 846.
Basiliani (monaci), 19.
Basilio, di Gerace, III, 88.
Basilio il Macedone, 341, 342, 346, 348, 349, 378, 379, 380, 381, 393, 399, 411, 414, 416, 425, 432, 433, 437, 438, 439, 440, 441, 445, 447, 454, 471, 501, 509, 510, 512, 515; II, 70. Suo Menologio, III, 838.
Basilio II, II, 313, 365, 366.
Basilio Pediadite, II, 392, 393.
Basilio, protocarebo, II, 251, 252, 263.
Basilio, stratego, II, 320.
Bàteni, II, 101, 102.
Bavari, II, 322.
Baviera (duca di), III, 649.
Becelino, II, 325.
Becket Tommaso, III, 497, 498, 499, 532.
Beco (Abu-Bekr?), III, 156.
Bedîr o Bodeir, II, 421.
Bedr-ibn-’Ammâr, II, 334.
Beduini, 34, 36, 37, 145; II, 144, 221, 542.
Begiawi, III, 211.
Behrnauer, III, 799.
Bek’ai, II, 381.
Bekkari, III, 213.
Bekri, XLII, 85, 105, 112, 147, 157, 166; II, 429; III, 670.
Beladori, XI.
Bulbas (de) Raoul, III, 347.
Belcamuer, v. Ibn-Hawwasci, III, 76.
Belezmi, II, 182.
Belisario, 12, 13, 104, 212, 291; III, 178.
Bellanôbi, XLIII; II, 433, 521, 522, 541, 543.
Bencimino o Bentimino, III, 162, 163, v. Ibn-Thimna.
Benedettini (monaci), 19, 100, 102, 293; III, 22, 84, 468.
Benedetto, diacono, 20.
Benedetto, monaco, XXIX.
Benedetto, notaio, III, 868.
Benedetto III, papa, 500.
Benedetto VIII, III, 7, 8, 11, 26.
Benedetto, pisano, III, 581.
Beni-Genâ, II, 212.
Beni-l-Asfar, III, 746.
Beni-’Abs, III, 598, 599.
Beni-Ghania, III, 518, 520.
Beni-abi-Hafs o Beni-Hafs, v. Hafsiti.
Beni-Hammâd, II, 363; III, 173, 368, 369, 420, 423, 425, 427, 540.
Beni-Hammûd, di Malaga, III, 662, 663.
Beni-Hassân, II, 527.
Beni-Hûd, III, 704.
Beni-abi-Khorasân o Beni-Khorasân, II, 224; III, 429, 430, 540.
Beni-Korra, III, 411, 413.
Beni-Labbana, III, 748.
Beni-Malrûh, III. 406, 408, 409.
Beni-Mawkifi, II, 521.
Beni-Meimûn, signori di Cadice, III, 376, 377, 379, 387, 480.
Beni-Menkût, II, 549.
Beni-Midrâr, II, 133.
Beni-Rowaha, III, 768, 769.
Ben-Soleim, 253.
Beni-Somâdik, II, 535.
Beni-Tabari, II, 33, 206, 207, 208, 211, 212.
Beni-Talût, II, 22.
Beni-Tolûn, v. Tolunidi.
Beniamino, da Tudela, III, 484.
Berberi, LIV; 18, 105, 106, 107, 113, 114, 115, 118, 119, 120, 121, 123, 125, 126, 127, 128, 129, 132, 133, 135, 136, 138, 142, 143, 144, 147, 156, 174, 264, 288, 309, 340, 363, 369, 424, 429, 431, 432; II, 12, 21, 32, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 62, 63, 75, 121, 122, 123, 128, 131, 133, 135, 136, 138, 139, 142, 143, 146, 148, 149, 150, 151, 154, 157, 168, 183, 184, 191, 192, 197, 198, 200, 207, 217, 263, 267, 283, 287, 288, 292, 350, 351, 355, 358, 361, 372, 373, 383, 393, 418, 424, 434, 462, 496, 547; III, 6, 73, 81, 92, 209, 211, 373, 381, 400, 408, 409, 422, 475, 479, 599, 628, 662, 879.
Berdwil, supposto re franco, II, 328; III, 62, 189.
Berengario, conte di Barcellona, III, 12.
Berengario, de’ conti di Lucca, 277.
Berengario, duca del Friuli, II, 166, 167.
Berillo, 15.
Berkûk, III, 836.
Berlais Roberto, III, 347.
Bernardino, conte, III, 594.
Bernardo Michele, III, 390.
Bernardo, figlio di Pipino, 227.
Bertario, abate, 365, 444, 460.
Bertoldo, II, 325.
Bertolotti, XV.
Besciâr-ibn-Bord, II, 113.
Bibars, XXXVIII, XLVIII; III, 654.
Biscir-ibn-Sefwân, 135, 171; II, 233.
Bizantini, XLI, XLII; 72, 74, 75, 118, 125, 173, 241, 278, 283, 290, 309, 313, 316, 318, 319, 323, 329, 331, 338, 349, 352, 364, 376, 380, 413, 415, 418; II, 34, 48, 70, 71, 80, 81, 83, 100, 155, 166, 168, 171, 172, 176, 179, 193, 204, 213, 241, 243, 244, 246, 247, 250, 251, 252, 253, 263, 266, 267, 269, 271, 272, 291, 311, 312, 313, 317, 322, 333, 338, 340, 357, 364, 365, 372, 376, 378, 379, 389, 390, 393, 394, 396, 399, 415, 417, 421, 422, 423, 426, 459, 460, 501, 519; III, 1, 14, 25, 26, 30, 31, 53, 194, 217, 218, 223, 351, 366, 433, 443, 447, 450, 465, 466, 480, 666, 746, 825, 836, 838, 839, 852, 860.
Bizantino Impero, II, 141, 166, 168, 169, 172, 176, 183, 215, 242, 243, 255, 260, 274, 278, 308, 310, 311, 367, 375, 379, 383, 386; III, 5, 26, 50, 114, 282, 413, 508.
Blettiva, III, 51.
Blois (di) Pietro, III, 216, 497.
Boch (dott. Franz), III, 798, 800.
Bochlor, III, 329.
Bodeir-ibn-el-Meklâti, II, 539.
Boemondo, principe d’Antiochia, III, 144, 146, 165, 183, 184, 186, 188, 433, 863.
Boha-ed-dîn, XLVIII.
B’ht’’r, di Dendera, III, 832.
Boioanni, II, 365, 366; III, 34.
Bolukkin-ibn Ziri, II. 238, 288, 289, 290, 355, 358.
Bonaini Francesco, III, 376.
Bonanno, da Pisa, III, 862, 863.
Bonaparte (de) Luciano, III, 594.
Bonatti Guido, III, 695.
Boncompagni Baldassarre, III, 658.
Bonelli, casato, III, 221, 233.
Bonello Matteo, III, 232, 485, 486, 487.
Bonello Ruggiero, III, 221.
Bonifazio, conte di Lucca, 276.
Bonifazio del Vasto, III, 199.
Bonifazio, marchese d’Incisa, III, 199.
Bonifazio, marchese degli Italiani, III, 196.
Bonifazio, marchese di Monferrato, III, 197.
Bonincontri Lorenzo, III, 11.
Bonnella Riccardo, III, 221.
Bono Odone, marchese, III, 221, 226.
Borboni di Napoli, III, 101, 279, 309.
Borello Goffredo, III, 312, 340.
Borello Roberto, III, 221.
Borgogna (duca di), III, 347.
Bosaisa, 93.
Boscera, II, 199, 200, 228.
Bosco (marchesi del), III, 199.
Bosone, 446.
Botayctor Niccolò, III, 288.
Botoniate Niceforo, III, 144.
Bouillon (casa di), III, 189.
Bourquelot, 311.
Boweidi, II, 278.
Brachimo (Ibrahim-ibn-Ahmed), II, 81, 96.
Brahim, gaito (Ibrahim), III, 264.
Brancaleone, II, 247.
Brienne (conte di), III, 568, 569, 582, 585.
Brioschi Francesco, III, 456.
Broch, II, 383, 384, 386; III, 39.
Bruno, III, 288.
Bruzii, III, 196.
Buatère Gilberto, v. Drengot.
Buccahar, III, 572.
Bucoboli, II, 312.
Buddisti, II, 108.
Buidi, v. Bowiedi.
Bulcassimo, II, 328, v. Ali-ibn-Hasan-ibn-Ali (Abu-l-Kasim), e Ibn-Hammûd, III, 512.
Bulgari, 193, 510; II, 153, 173, 365.
Burabe (Abu-Rebi’a?), III, 376, 377.
Burcardo, II, 325.
Burcardo, vescovo di Strasburgo, III, 536.
Burgi o Bergi, III, 211.
Burgio, casato, III, 174.
Burgio Giovanni, III, 794.
Busca (marchesi di), III, 199.
Buscemi Niccolò, 469, 488, 489.
Busilla, III, 194.
Busito (Abu-Sa’îd), II, 340.
C
Cahtân, II, 233 (corr. Kahtàn).
Calatabiano (di) Roberto, III, 499.
Calatabutur (de) Sir Ricalinus, III, 215.
Calatafimi (di) Simone, III, 225.
Caligola, 9; II, 550.
Callinico, 303.
Callisto II, papa, II, 396; III, 314.
Calonimo, II, 326.
Calzola, casato, II, 453.
Camerano (da) Bonifacio, III, 224.
Cammarata (di) Lucia, III, 250.
Campalla, casato, III, 205.
Camulio Niccolò, III, 57.
Cangemi, casato, III, 881.
Canna (de) Gualterius, III, 221.
Canterbury (di) Tommaso, v. Becket.
Capeti, III, 18.
Capialbi, III, 344.
Capizzi (da) Adamo, III, 288.
Capparone Guglielmo, III, 583, 585, 586, 587, 594.
Caraccioli, LI.
Cardonne, LI.
Carini Isidoro, III, 594, 635.
Carli G. Rinaldo, LV.
Carlo d’Angiò, 396; II, 45; III, 538, 631, 654, 688, 698, 712, 820, 868.
Carlo II, d’Angiò, III, 612, 627, 631.
Carlo il Calvo, 414, 415, 437, 443, 444, 445, 446, 448, 451, 462; II, 299.
Carlo il Grosso, 453.
Carlo Magno, 147, 182, 183, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 190, 194, 192, 212, 224, 226, 227, 230, 312, 389, 433; II, 169, 278, 338; III, 17, 189, 196, 198, 448, 680, 685.
Carlomanno, 451, 453.
Carlo Martello, 158.
Carlo il Semplice, III, 18.
Carlo lo Zoppo, v. Carlo II, d’Angiò.
Caro, arcivescovo di Morreale, III, 568, 592.
Carpi, XXXV.
Carretto (marchesi del), III, 199.
Carsianiti, 440.
Cartaginesi, II, 203, 357, 382, 393.
Cartomi Elia, III, 156, 162, 184.
Caru- (ibn-) Jûsuf, III, 206, 875.
Caruso Gian Battista, VII, VIII, XLI, LII, LV; 15, 18.
Caruso Giuseppe, XVI, XXIII.
Casiri, XIX, XXXIX, XLVIII, LIII.
Cassidoro, 12.
Castellani, casato, III, 212.
Castello (da) Roberto, III, 288.
Castiglia Benedetto, II, 13.
Castigliani, III, 188, 705.
Castiglioni, XXIV; 108; II, 6; III, 450.
Catacalone, II, 393, 394; III, 56.
Catania (vescovo e Chiesa di), III, 212, 238, 239, 245, 246, 264, 301, 308, 320, 323, 330, 450, 451, 597, 806.
Caterina, da Demona, II, 409.
Catrobarba Riccardo, III, 291.
Caussin J. J., LI, LII; II, 204, 206.
Caussin de Perceval, LI, LV; 57, 63, 76, 108, 246; III, 322.
Cavallari Francesco Saverio, XXXIV; 311; II, 452, 454; III, 821, 844.
Cave Guglielmo, XLI; 488.
Cedreno, XXVIII; 242, 506.
Cefalù (vescovo e Chiesa di), III, 215, 236, 250, 262, 316, 451, 474, 575, 580, 806, 872.
Celano (conte di), III, 600.
Celestino III, papa, III, 566, 567.
Cerameo Teofane, 488; III, 695.
Ceriani Antonio, III, 659.
Cesario, 365, 366, 367.
Ceva (marchesi della), III, 499.
Champollion-Figeac, XXVIII.
Chamut, v. Ibn-Hammûd.
Chapzis (Hamza), III, 262.
Cherbonneau, XXXIV, XLV, XLVI, LVI; III, 704.
Chrisione, II, 81.
Cibo Andreuccio, III, 260.
Cicala Giovanni, III, 635.
Cicerone, 7.
Ciclopi, II, 86.
Cincimo, 377.
Cirenaici, II, 203.
Citeron, LII.
Ciullo d’Alcamo, III, 888.
Clavesana (marchesi di), III, 499.
Cohen Giuda, III, 692, 708.
Colbert, IIII, 698.
Coloman, re d’Ungheria, III, 194.
Colombo, calabrese, 548.
Comparetti, III, 539.
Conde, 129, 136, 144, 161, 163.
Conone, 29, 195, 203.
Copti, 167; II, 496.
Corace, II, 463.
Coreish, v. Marisc.
Corrado..., II, 325.
Corrado, frate, VII; II, 415.
Corrado III, imp., III, 431, 432, 433, 609.
Corrado IV, III, 225, 711.
Corrado, di Monferrato, III, 522, 523, 643.
Corrado, re d’Italia, III, 192, 195, 199.
Corrado il Salico, III, 28, 29.
Corrado, vescovo di Hildesheim, III, 602.
Cortemiglia (marchesi di), III, 199.
Cosimo III, de’ Medici, ix.
Cosimo, monaco, 177, 178.
Cosroe Nuscirewan, 40.
Costantino Caramalo, II, 79, 80, 87.
Costantino, diacono, 29.
Costantino Duca, III, 144.
Costantino Gongile, II, 260.
Costantino I, imp., 18, 182, 198, 200, 201, 208, 211, 212, 303; III, 47, 305.
Costantino III, 99.
Costantino IV, 220.
Costantino V, 189, 222.
Costantino VI, 73, 196, 212, 145, 242, 245, 250, 252, 282, 316, 382; II, 153, 204, 215, 242, 243, 246, 250; III, 283.
Costantino VIII, II, 313, 367.
Costantino IX, II, 386, 395; III, 42, 44.
Costantino X, II, 416.
Costantino, corr. Costanzo, II, 97, 98.
Costantino, patrizio dell’Italia meridionale, 463.
Costantino, patrizio di Sicilia, 225, 246, 247.
Costantino, di Sicilia, poeta, 506.
Costanza, d’Aragona, moglie di Federigo II, imp., III, 583, 590, 804.
Costanza, moglie di Arrigo VI, III, 503, 530, 543, 544, 545, 547, 552, 561, 564, 565, 566, 567, 568, 572, 573, 574, 576, 588, 601.
Costanza, figliuola di Ruggiero, conte di Sicilia, III, 195.
Costanza, figliuola di Abu-l-Fadhl, III, 256.
Costanzo o Costante, XXXIX; II, 13, 77, 78, 84, 86, 90, 92, 93, 94, 95, 96, 97, 99, 113, 180, 207.
Coste, III, 824, 834, 837, 858, 859.
Crambéa, II, 251.
Cremona (da) Gerardo, III, 695.
Crinite, II, 203, 204.
Crisafi, 411.
Crisonica, II, 406.
Crispi Francesco, III, 213.
Cristiani, XLII; 51, 53, 150; II, 42, 43, 44, 56, 57, 61, 69, 73, 74, 77, 80, 82, 83, 87, 92, 101, 106, 107, 108, 109, 141, 143, 148, 152, 162, 163, 165, 167, 183, 206, 210, 212, 238, 239, 240, 245, 248, 255, 262, 267, 269, 273, 276, 278, 293, 343, 345, 353, 362, 371, 373, 377, 395, 396, 397, 398, 399, 400, 401, 403, 405, 412, 414, 415, 422, 443, 460, 461, 466, 471, 494, 528, 551; III, 1, 8, 10, 12, 13, 14, 54, 56, 58, 65, 68, 71, 77, 80, 83, 93, 95, 96, 100, 132, 162, 167, 170, 171, 175, 176, 181, 487, 189, 210, 248, 249, 253, 254, 262, 281, 285, 303, 319, 327, 334, 338, 345, 349, 351, 358, 366, 375, 379, 381, 383, 384, 398, 400, 404, 409, 411, 416, 417, 419, 421, 424, 425, 429, 430, 451, 462, 469, 472, 473, 475, 477, 487, 489, 490, 496, 498, 506, 507, 508, 513, 515, 518, 522, 523, 526, 528, 530, 533, 534, 535, 543, 545, 546, 547, 572, 576, 578, 579, 587, 591, 592, 594, 595, 597, 609, 612, 617, 619, 622, 625, 626, 633, 642, 645, 647, 648, 652, 701, 706, 711, 716, 722, 728, 763, 780, 790, 816.
Cristodulo o Crisiodoro, III, 354, 355, 361, 364.
Cristoforo, III, 351, 353, 361.
Croati, 380; II, 169.
Crociati. II, 328, 386; III, 99, 107, 188, 193, 214, 299, 421, 432, 433, 434, 435, 464, 505, 522, 529, 545, 548, 565, 566, 573, 574, 585, 600, 604, 609, 633, 636, 637, 638, 640, 641, 643, 646, 647, 667, 673, 704, 721.
Curdi, III, 506.
Curopalata, viii.
Currucani, cognome, III, 205.
Cusa Salvatore, III, 204, 262, 316, 325, 450, 451, 494, 806, 850, 874.
Custasin (de) Sir Bonom, III, 214.
Cutzaniti Leone, III, 291.
Cuvier, III, 789.
D
Daher o Zâhir, califo fatimita, II, 241.
Dahmân, tribù arabica, III, 384.
Daisaniti, II, 109.
Dami’a, v. Abu-Mohammed.
Damiano, II, 88.
Dani, III, 15.
Daniele, profeta, II, 262.
Daniele, da Taormina, 516; II, 80.
Danielis, 442.
Dante Alighieri, III, 889.
D’Aquino, casato, III, 565.
Dato, II, 21.
D’Auceto Roberto, III, 876.
Daumas, II, 38, 39.
Dawûd, III, 639, 640.
D’Azeglio Massimo, XXXV.
Dedone, II, 325.
De Fraehn, XXIV.
De Frémery, XX, XLVII.
De Grossis, XXIX.
De Guignes, LI; 108.
De Hammer, II, 13.
Del Giudice Giuseppe, III, 202.
Della Mensa Antonio, III, 875, 876.
Della Noce Ruggiero, III, 288.
Della Vigna Piero, III, 620, 634, 707.
De Longuerue, II, 453.
De Meo, III, 33.
De Maramma Luca, III, 868.
Dennis Giorgio, III, 857.
Derenbourg, XL; 63; II, 172.
De Riedesel, barone, LII.
Derràg, II, 481.
Dervis, 52.
De Sacy, XXXVIII, XXXIX, XLVI, XLIX, LIV; 63; II, 13, 20.
Desiderio, re, 185.
Desiderio Abate, III, 22, 169, 853, 860.
De Simoni Cornelio, III, 197.
De Slane, XXXIII, XXXVII, XXXVIII, XXXIX, XL, XLI, XLIII, XLV, XLVIII, L, LI, LII, LIV; 63, 108, 110, 113, 142, 152, 430; III, 872.
Des Noyers, XVII, XVIII.
D’Este Ugo, III, 141.
Des Vergers, XVIII, XIX, XXIV, XLVII, LII, LIV; 430.
Dhaif. v. Musa-ibn-Ahmed.
Dhobbi, 161.
D’Herbelot, XXXVIII.
Diama-ibn-Mohammed, II, 224.
Di Biondo Leone, III, 868.
Di Fiore Giuseppe, XXXIV.
Di Giovanni Bono Giorgio, III, 868.
Di Giovanni Giovanni, 15, 18, 19, 20, 21, 27, 28, 96, 102, 103, 489.
Di Giovanni Vincenzo, III, 878, 887, 888.
Di Gregorio, v. Gregorio (Rosario).
Dihà, v. Kàhina, 119.
Dimiscki (Scems-ed-din), LI, LIII.
Dimiscki, v. Iehia-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Mo’nim.
Diocleziano, 10.
Diodoro Siculo, 4, 6, 194, 197; II, 406.
Diogene Laerzio, II, 101.
Dionisio, giudice, III, 868.
Diopoldo, III, 587, 588.
Diosallo, cognome, III, 205, 875.
Dioscoride, II, 218, 219.
Ditmar, conte, II, 325.
Doceano, catepano, II, 388.
Docibile, 458.
D’Ohsson, 452.
Domairi (corr. Demiri), LIII.
Dombay, L.
Dominic (de) Raffaello, III, 390.
Donas o Donus, III, 205.
Donolo, II, 171, 172.
Dorn B., III, 691.
Doxopatro, v. Nilo Doxopatro, III, 660, 661.
Dozy, XXXIII, XXXVII, XXXVIII, XXXIX, XL, XLI, XLII, XLIII, XLIV, XLVI, XLVII, XLVIII, L, LI, LII, LIV, LV; 142, 162; III, 4, 873.
Drengol Gilberto, o Buatere, Rainolfo, Anquetil e Ormondo, III, 25.
Drogone, III, 39, 40, 42, 46, 48.
Drusi, II, 102, 117, 137.
Drusiana (da) Ruggiero, III, 287, 288.
Dsehebi, LII; 88; II, 514.
Dsimari, III, 211.
Dualisti, II, 98.
Du Caurroi, II, 13.
Ducezio, 278, 279.
Duchesne Andrea, III, 56, 58, 59.
Dudone, di S. Quintino, III, 20, 22.
Dugat, LV.
Du Meril, XXIX.
E
Eadmero, III, 187, 188, 271.
Eberwin, abate, II, 413.
Ebrei, 27, 40, 51, 57, 150, 195, 203, 218, 219, 408, 478; II, 32, 56, 101, 106, 307; III, 209, 234, 249, 252, 253, 254, 291, 296, 297, 328, 330, 434, 477, 555, 617, 618, 697, 708, 711, 728, 764, 870.
Eccelino (Azo), II, 325.
Edrîs, III, 662.
Edrîs, figlio del precedente, 226; III, 662.
Edrîs, principe di Malaga, III, 663, 664.
Edrîsi Mohammed, figlio di Mohammed, di Abd-Allah, di Edrîs (Abu-Abd-Allah), X, XXIII, XXVII, XXXIX, XLIII, XLIV, LI, LIII, LV; 236, 318; II, 67; III, 452 segg., 662, 663, 664, 666, 670, 671, 672, 680, 699, 830, 841, 842, 845, 860.
Edrisiti, 129, 225, 226, 229; II, 135; III, 173, 540, 662.
Eduardo I, d’Inghilterra, III, 40.
Einhardo, 147, 277.
Eleazar, III, 348, 349.
Elena, figlia di Niccolò, figlio d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
Elia, canonico, III, 572.
Elia (il Giovane), da Castrogiovanni, 412, 418, 512, 515, 516, 517, 518, 619.
Elia, profeta, III, 84.
Elia, romito, II, 407, 408.
Eliodoro, 219.
Elisabetta, di Norvegia, II, 384.
Eliseo, di Segelmessa, II, 134, 135.
Elmacin, XLVII.
Elpidio, 217, 218.
Emir-Ibn-’Abs, Mir-’Abs, v. Mirabetto.
Emma, figliuola del conte d’Evreux, III, 84.
Emma, figliuola del conte Ruggiero, III, 195.
Emmanuele, casato, III, 454, 505.
Emmanuele Comneno, III, 413, 414, 433, 434, 435, 439, 467, 660, 661.
Emerico, re d’Ungheria, III, 583.
Empedocle, XLVIII, XLIX; II, 100, 101, 302, 463.
Enger, XXVIII.
Epaminonda, II, 80.
Eraclio, VII; 58, 76, 77, 94, 97, 108.
Erastotene, III, 671.
Erberto Braosense, III, 220.
Erchemperto, 232, 233, 361, 369, 384, 442, 445, 447, 448, 454, 459.
Eremberga, 85, 195.
Ermanno Contratto, III, 40.
Ermenseda, contessa, III, 12.
Ermogene, 507.
Erpenio, XIII, XLI.
Eruli, 12.
Essaconte, II, 271.
Esseriph (Es-Scerîf), III, 267.
Etiopi, II, 317.
Euclide, II, 462.
Eufemio, XLVII; 233, 241, 243, 244, 245, 246, 247, 248, 249, 250, 251, 252, 258, 259, 262, 264, 265, 269, 279, 281, 282, 286, 291; III, 86.
Eugenio, ammiraglio, XXX; III, 347, 460, 657, 658, 659, 660, 661.
Eugenio, detto il Bello, III, 316.
Eugenio, emiro, v. Eugenio, ammiraglio, III, 353.
Euplio, 17.
Euprassio, 416.
Eusebio, consolare, 211.
Eustazio, arcivescovo di Tessalonica, XXVIII; III, 351, 521, 537, 538, 539, 688.
Eustazio, drungario, II, 80, 88.
Eustazio, stratego di Calabria, II, 153.
Euthimio, 240, 249.
Eutichio, patriarca d’Alessandria, XL, XLI.
Eutropio, lombardo, 443.
Evagrio, 76.
Evisando, III, 157.
Evreux (conte di), III, 84.
Ezzelino (Azo), III, 619.
F
Fabricius, XXXIX.
Fadhl (per errore in luogo di Fatemita?), II, 174.
Fadhl-ibn-Gia’far, 313, 314, 317; II, 32.
Fadhl-ibn-Ia’kûb, 300, 301, 305.
Fadhl-ibn-abi-Iezîd, II, 202, 203, 207.
Faiz-billah, califo fatimita, III, 766.
Fakhr-ed-dîn, III, 638, 641, 642.
Fakri, III, 212.
Falcando Ugo, III, 216, 251, 440, 481, 492, 543 a 545, 842; II, 308.
Falco (di) Roberto, III, 288.
Fallamonaca Uberto, III, 615, 622.
Famin, XVIII; 170.
Farag-Mohammed, II, 243.
Farag-ibn-Salem, III, 698, 868.
Farangia (I Vandali), 121.
Farich (?), figlio di Said, 170.
Faresi, II, 475.
Fartutto, cognome, III, 206, 875.
Fasi, III, 715, 716.
Fatima, II, 115, 132, 662.
Fatimiti, XLI, XLII, LIV; II, 6, 39, 53, 118, 120, 122, 132, 133, 135, 137, 140, 144, 151, 152, 154, 158, 162, 167, 176, 179, 182, 188, 192, 195, 197, 198, 199, 218, 227, 228, 233, 240, 254, 257, 280, 285, 286, 287, 289, 312, 313, 332, 356, 361, 372, 426, 451, 458, 459, 523, 547; III, 157, 260, 322, 352, 404, 449, 454, 465, 506, 834, 835, 844, 847.
Fazzello, VIII; 233, 234, 236, 237.
Federico, d’Aragona, re di Sicilia, III, 631, 870, 890.
Federigo Barbarossa, III, 11, 12, 219, 222, 465, 468, 508, 536, 620, 710.
Federico II, imperatore, XXXVIII, XLIX; 389; II, 193, 345, 347, 433, 463, 471; III, 86, 173, 224, 234, 240, 253, 265, 266, 288, 294, 297, 298, 318, 328, 357, 359, 363, 365, 406, 444, 445, 491, 542, 567, 568, 569, 570, 571, 575, 576, 579, 582, 583, 584, 588, 589, 590, 691, 592, 593, 594, 695, 596, 598, 599, 600, 601, 602, 603, 604, 605, 606, 607, 608, 609, 610, 611, 612, 613, 614, 616, 618, 619, 620, 621, 622, 623, 625, 626, 629, 630, 631, 632, 633, 635, 636, 637, 638, 639, 640, 641, 642, 643, 644, 646, 647, 648, 649, 650, 651, 652, 653, 654, 655, 689, 690, 691, 692, 693, 694, 695, 696, 697, 700, 701, 702, 703, 705, 706, 707, 708, 709, 710, 711, 712, 773, 778, 785, 786, 788, 790, 791, 800, 804, 806, 807, 808, 815, 816, 820, 867, 888.
Fendaniti, 333.
Fenicii, 31, 104, 291; III, 3, 6.
Fer Ugo, III, 600, 601.
Ferdinando il Cattolico, 234.
Ferghalûsc, v. Asbagh-ibn-Wekil.
Ferran-love, III, 260.
Fezara, tribù arabica, II, 32.
Fibonacci Leonardo, III, 692, 695.
Fichi Raimondo, III, 868.
Filagato, monaco, III, 695.
Filargato, II, 318.
Filippico, 180.
Filippo, arabo, monaco, III, 208.
Filippo, di Gregorio, III, 166.
Filippo, di Mehdia, III, 425, 436, 437, 438, 439, 445, 484.
Filippo, monaco, 488.
Filippo I, re di Francia, III, 195.
Filippo II, di Francia, III, 524, 529, 590.
Filippo III, di Francia, III, 631.
Filippo II, re di Spagna, II, 282.
Finni, II, 169; III, 15.
Fiorelli Giuseppe, III, 452.
Fleischer, XXII; II, 271, 504; III, 743, 755, 762, 782.
Florenti, supposto re di Palermo, II, 338.
Fluegel, XXXVII, XXXIX, XLII, LI, LV.
Fluro, 383.
Foca, condottiero, II, 192, 193.
Fodhûl, 41, 49.
Furiani, L; III, 420, corr. Forriani, e v. Omar e Hosein.
Fortia, d’Urban, 10.
Fotino, 245, 250, 251.
Fozio, 338, 434, 454, 485, 489, 499, 500, 501, 505, 517, 518; III, 49.
Francesco II, di Francia, 690.
Francesi, II, 144, 442; III, 218, 367, 414, 442, 500, 501, 557, 558, 758.
Franchi, 11, 104, 182, 183, 184, 186, 190, 222, 312, 365, 374, 380, 438, 447; II, 72, 89, 322, 337, 372, 552; III, 79, 81, 82, 188, 189, 218, 319, 412, 420, 444, 468, 469, 512, 527, 767.
Francu, cognome, III, 206, 875.
Fredesenda, III, 42, 45.
Friddani (barone di), XXXV; III, 230.
Fridleif, re di Danimarca, II, 385.
Frode I, re di Danimarca, II, 386.
Fulci Innocenzo, III, 887.
Fusaiolo, v. Michele Doceano.
Fusco, III, 344.
G
Gabriele, 51, 55.
Gaetani Ottavio, XXIX; 18, 28, 29, 103.
Gafiki, III, 212.
Gaietani Costantino, III, 3, 11.
Gaitane Giovanni, III, 208.
Gala Niccolò, III, 208.
Galabeta Roberto, III, 291.
Galileo, III, 295.
Galli, 372.
Gallo, imperatore, II, 109.
Gallo Agostino, II, 454.
Gallo Niceta, III, 208.
Gambro Riccardo, III, 291.
Gargallo Tommaso, XXXV.
Garibaldi Giuseppe, III, 97.
Gaun-es-Sikilli (el), v. Hasan-ibn-Wadd.
Gauthier, III, 107.
Gayangos Pasquale, XXXIV, XXXIX, XL, CLIII, XLIX, LV; 81; III, 626.
Gazeli (corr. Gazàli), II, 493.
Gaznevidi, 264.
Gazolin de la Blace, III, 62.
Geberiti, II, 99.
Geihani, III, 669.
Gelâl-ed-dîn, III, 637.
Gemâl-ed-dîn, III, 654, 655.
Gembloux (di) Guglielmo, III, 85.
Gemmellaro G. G, III, 780, 795.
Genova (da) Simone, III, 695.
Genserico, 11.
Gentile, conte, III, 580, 581, 583.
Gentile, vescovo di Girgenti, III, 500, 502.
Gerâwa, tribù, 119.
Gerberto, v. Silvestro II, papa.
Gerlando, vescovo di Girgenti, III, 307.
Germani antichi, III, 557.
Gerusalemme (patriarca di), III, 644, 645, 646.
Gesù Cristo, 51, 76, 77; II, 86; III, 701, 814.
Gesuiti, 101; III, 191, 414.
Gevehardo, II, 325.
Gewara, tribù berbera, III, 627.
Gewhari, II, 504.
Gezîra (fazione della) in Tunis, III, 429.
Ghâli. v. Ghôla.
Ghassan, tribù arabica, 32, 39, 58; II, 222.
Ghibellini, III, 433, 588, 601.
Gholâ, II, 106.
Giâber-ibn-Ali-ibn-Hasan, II, 329, 330.
Giacobbe, III, 186.
Giacobbe, figlio di Abba Mari, III, 708.
Giacobiti, II, 302.
Giacomo, re di Sicilia, lvi; III, 650, 654.
Gia’far-ibn-Ahmed-ibn-Jûsuf, emir kelbita di Sicilia, soprannominato Thiket-ed-dawla, II, 345, 368, 538.
Gia’far-ibn-Ali, II, 237, 238.
Gia’far-ibn-Ali-ibn-Kattâ’, II, 505, 542.
Gia’far-ibn-el-Barûn (Abu-l-Fadhl), III, 764, 765.
Gia’far-ibn-Habîb, II, 336, 337.
Gia’far-ibn-Jûsuf, emir kelbita di Sicilia, soprannominato Tag-ed-dawla, II, 335, 336, 342, 348 a 355, 374, 376, 538; III, 820, 849.
Gia’far-ibn-Mohammed, emir di Sicilia, 394, 400, 410.
Gia’far-ibn-Mohammed, emir kelbita di Sicilia, II, 330, e forse lo stesso a pag. 536.
Gia’far-ibn-Obeid (Abu-Ahmed), II, 171, 172, 173, 290, 291.
Gia’far, condottiero, II, 345.
Gia’far-ibn-Taib, II. 538.
Gia’far-ibn-abi-Taleb, 59.
Gia’far, detto il Verace, II, 116.
Giânâkh-ibn-Khakân-el-Kimâki, III, 669.
Giândewân, II, 113.
Giannizzeri, II, 169.
Giawâs, v. Ali-ibn-Ni’ma.
Giawher il Siciliano, XLII; 235; II, 137, 282, 283, 284, 285, 286, 288, 290, 291; III, 260, 835.
Giggei, IX.
Giobbe, 32.
Giodsami, III, 211.
Gioneîd (Abu-I-Kâsim), II, 480.
Giordano, III, 564.
Giordano, figliuolo di Riccardo, principe di Capua, III, 123, 142, 151, 152, 155, 156, 161, 162, 163, 164, 166, 167, 177, 178, 181, 195.
Giordano, figliuolo di Ruggiero, conte di Sicilia, III, 315.
Giorgio, d’Antiochia, L, LIII; III, 262, 354 segg., 360 segg., 381, 387, 405 a 422, 429, 434, 436, 442, 449, 480, 607, 656, 660.
Giorgio Probato, II, 368, 376.
Giorgio, stratego, 379.
Giovanna, d’Inghilterra, moglie di Guglielmo I, III, 357.
Giovanna, papessa, 434.
Giovanni, ammiraglio, III, 262, 355, 356.
Giovanni Cerameo, 488, 496.
Giovanni il Cretese, 328.
Giovanni, diacono (IX secolo), 505.
Giovanni, diacono caloense, XXIX.
Giovanni, diacono di Napoli, 239, 240, 249, 292, 355, 366, 430, 434; II, 64, 70, 71.
Giovanni, diacono di Venezia, XXVIII; 96, 99.
Giovanni, duca di Napoli, II, 164.
Giovanni, eunuco, II, 379, 390.
Giovanni, figlio di Costantino, siciliano, III, 697.
Giovanni, figlio d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
Giovanni, gaito, III, 263.
Giovanni, nipote d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
Giovanni, intarsiatore, III, 792.
Giovanni Lecanomante, 498.
Giovanni Logoteta, III, 83.
Giovanni Longobardo, III, 294.
Giovanni il Lungo, v. Macrojoanni.
Giovanni, martire, 511.
Giovanni, detto il Moro, III, 711.
Giovanni Orseolo, II, 366, 367.
Giovanni II, papa, 12.
Giovanni VIII, papa, 415, 433, 434, 443, 444, 445, 446, 447, 448, 449, 450, 451, 452, 453, 454, 456, 457, 458, 517; III, 161, 299.
Giovanni X, papa, 161, 165, 166, 170.
Giovanni, padre di San Luca di Demona, II, 408.
Giovanni Patriano, 402.
Giovanni, patrizio, 119, 120, 213.
Giovanni, patrizio e protospatario, 213.
Giovanni Pilato, II, 246.
Giovanni Rachetta, v. Sant’Elia il Giovane, 512, 513, 514.
Giovanni, retore, III, 664.
Giovanni Romeo, III, 256.
Giovanni, sacellario, 189.
Giovanni, di Sicilia, XXX; 506, 507.
Giovanni, vescovo di Malta, III, 502.
Girault de Prangey, III, 818, 819, 831.
Girgenti (vescovo e Chiesa di), III, 247, 256, 264, 573, 587, 593, 594, 615, 872.
Girgir, v. Maniace Giorgio.
Gisulfo, principe di Salerno, II, 459; III, 142, 143, 144, 148.
Giuditta, d’Evreux, III, 84, 91.
Giulio..., cristiano. III, 256.
Giustiniano, 40, 101, 195, 198, 200, 212.
Giustiniano, secondo, 203, 215; III, 829.
Giustiniano Partecipazio, 274, 287.
Giustino, 28.
Glycas Michele, 507.
Goffredo, III, 62.
Goffredo, di Buglione, III, 207.
Goffredo, chierico, III, 615.
Goffredo, figliuolo del conte Ruggiero, III, 195.
Goffredo, di Hauteville, III, 45, 51, 57, 59.
Goffredo Ridelle, o Rindelle, III, 59, 63, 65, 69.
Goffredo, vescovo di Messina, III, 346.
Golio, XIV, L.
Gordiano, 101.
Goti, 12, 22, 104, 121; III, 159, 823.
Gorresio Gaspare, III, 676.
Graffeo, III, 257, 258.
Granatelli, XXXIV, XXXV; II, 455.
Grantimesnil (di) Guglielmo, III, 185.
Grantimesnil (di) Roberto, II, 84, 192.
Gravina (conte di), III, 489, 495, 496.
Gravina (don Dom. Benedetto), III, 862.
Greci, 194, 196; II, 32, 85, 99, 137, 169, 170, 174, 175, 244, 262, 268, 270, 299, 301, 312, 321, 322, 326, 329, 382, 385, 390, 398, 399, 405, 415, 416, 450, 461, 503, 515, 542, 660; III, 23, 24, 27, 33, 36, 41, 42, 53, 58, 90, 102, 142, 205, 206, 207, 208, 228, 251, 254, 267, 270, 280, 293, 296, 297, 299, 303, 306, 324, 351, 365, 432, 435, 467, 537, 539, 556, 675, 699, 800, 811, 826, 837, 854, 870.
Greco, intarsiatore, III, 792.
Gregora, patrizio, 240, 251.
Gregorio, supposto arcivescovo di Taormina, 489.
Gregorio Asbesta, 499, 500, 501, 502, 521.
Gregorio, capitano Bizantino, 446, 447.
Gregorio, catapano, II, 341.
Gregorio Cerameo, 488.
Gregorio, consolare e protonotaro, 213.
Gregorio, console, II, 90, 95.
Gregorio Decapolita, 502.
Gregorio, duca di Napoli, II, 163.
Gregorio II, papa, 96, 181.
Gregorio IV, 365.
Gregorio V, II, 318.
Gregorio VII, 389; II, 348: III, 42, 48, 143, 144, 145, 146, 191, 199, 303, 304.
Gregorio IX, III, 609, 612, 701, 712, 867.
Gregorio, patrizio d’Affrica, 79, 108, 109.
Gregorio, patrizio di Sicilia, 192, 213, 228.
Gregorio Rosario, VII, XIII, XIV, XVII, XVIII, XXI, XXIII, XXIV, XXXVIII, XLI, XLIX, LI, LII, LV; 15, 247.
Gregorio, stratego, 437.
Grillo Tommaso, III, 868.
Grimualdo, 188, 189, 190.
Grion, III, 888.
Guaiferio, 383, 385, 387, 461, 463.
Guaimario, principe di Salerno, III, 36, 37, 116, 124.
Gualtiero de Moac, ammiraglio, III, 357.
Gualtiero, vescovo di Girgenti, III, 210.
Gualtiero, arcivescovo di Palermo, III, 275.
Guarino, cancelliere, III, 356.
Guebri, 150.
Guelfi, III, 588, 590, 815.
Gufulône (Khalfûn?), III, 646.
Guglielmo Appulo, III, 22, 23, 24, 31, 33.
Guglielmo, di Castrogiovanni, III, 565.
Guglielmo, duca di Puglia, III, 388, 392.
Guglielmo, figliuolo di Tancredi, re di Sicilia, III, 559.
Guglielmo il Grosso, III, 607.
Guglielmo, di Hauteville, II, 380, 382, 386, 387, 389; III, 24, 29, 31, 35, 37, 38, 39.
Guglielmo, fratello del precedente, III, 38, 39, 45, 50.
Guglielmo, di Malmesbury, III, 39.
Guglielmo Malo Spatario, III, 236.
Guglielmo Orfanino, III, 565.
Guglielmo I, re d’Inghilterra, III, 20, 326, 364, 444.
Guglielmo II, d’Inghilterra, III, 187, 213, 216.
Guglielmo I, di Sicilia, III, 58, 78, 217, 218, 223, 226, 228, 229, 262, 339, 360, 364, 430, 445, 464, 465, 466, 467, 468, 473, 482, 483, 485, 486, 488, 489, 491, 492, 493, 494, 497, 591, 665, 680, 722, 768, 811, 814, 816, 819, 888.
Guglielmo II, di Sicilia, XLIX; II, 335, 429, 451; III, 159, 173, 218, 232, 235, 243, 246, 253, 262, 263, 265, 299, 308, 318, 325, 339, 357, 364, 435, 450, 465, 489, 493, 494, 498, 502, 503, 504, 505, 512, 513, 514, 516, 517, 518, 519, 520, 523, 529, 530, 531, 532, 533, 534, 535, 537, 540, 541, 543, 545, 546, 547, 553, 557, 568, 587, 591, 594, 611, 621, 628, 632, 688, 690, 697, 777, 778, 788, 799, 811, 814, 818, 819, 867, 874, 888.
Gugliotta (da) Pietro Francesco Paolo, III, 288.
Guibaldo, abate. III, 398.
Guidi Ignazio, III, 857.
Guido di Sessa, II, 325.
Guido, duca di Spoleto, 369, 445, 447.
Guido III, duca di Spoleto, 455, 461.
Guglielm (Sir), banchiere in Cefalù, III, 215.
Guntar, 387.
Guntero, II, 325.
Gurmund, II, 385.
H
Habib-ibn-Obeida, 173.
Habib-ibn-abi-Obeida, 172, 174.
Hadding, re di Danimarca, II, 385.
Hadi, califo abbasida, II, 112.
Hadhrami, II, 62, 63.
Hadhramaut (tribù dell’), II, 63; III, 210.
Hâfiz, califo fatemita, III, 406.
Hafs-ibn-Hamîd, 152.
Hafsiti, XLIX, LV; II, 471; III, 599, 623, 631.
Haftariri, II, 142.
Haggi-Abu-l-Fadhl, III, 256.
Haggi Khalfa, LV.
Haià, 359.
Hâkem-biamr-Illah, califo fatimita (Mansur), II, 40, 137, 331, 348, 356, 360, 364, 448.
Hâkem-ibn-Hesciâm, califo omeiade, di Spagna, 160, 161, 162.
Halcamo, 233, 234, 236.
Haldor, II, 386.
Hamaker, XL; 85.
Hamar, III, 264.
Hamadân, dinastia, II, 278, 365.
Hamdân-ibn-Asci’ath, II, 116, 117.
Hamdis, 146, II, 525.
Hamdûn, II, 536.
Hâmid-ibn-Ali, da Wâset, XXV, XXVI.
Hamilton, 152.
Hammâd-ibn-Bolukkîn, II, 358, 359.
Hammaditi, III, 402, 407, 429.
Hamûd, corr. Hammûd, III, 662.
Hamuto Ruggiero, III, 542, v. Ibn-Hammûd.
Hamza, kaid, III, 264.
Hanefia, II, 115.
Hanzala-ibn-Sefwân, 128, 136, 137.
Hareth, fratello di Iehia-ibn-el-Azix, III, 423.
Hariri, scrittore, II, 495, 514; III, 730.
Harrani, 383.
Hartwig Ottone, III, 299.
Harûn-Rascîd, 144, 145, 149, 150, 255; II, 279, 462, 623, 634, 685, 704, 705, 805, 816.
Hasan-ibn-Abbâs, 417, 421.
Hasan-ibn-Abd-el-Bâki (Abu-Ali), detto Ibn-el-Bâgi, III, 735.
Hasan-ibn-Ahmed-ibn-Ali-ibn-Koleib, soprannominato Ibn-abi-Khinzîr, II, 142 a 145, 147, 150, 151, 156, 191.
Hasan-ibn-Ali-ibn-Ge’d (Abu-Mohammed), II, 489.
Hasan-ibn-Ali, grammatico, II, 496.
Hisan-ibn-Ali, Hodseilita, soprannominato Ibn-es-Susi, III, 213, 751.
Hasan-ibn-Ali-ibn-abi-Hosem (Abu-l-Kasim), primo emiro kelbita in Sicilia, II, 202 a 204, 206, 207, 208, 209, 210, 211, 212, 234, 235, 238, 242, 243, 244, 245, 246, 247, 248, 249, 250, 251, 252, 253, 254, 255, 263, 269, 270, 372, 373, 414, 449.
Hasan-ibn-Ali, principe zirita, di Mehdia, II, 529; III, 367, 380, 386, 399, 402, 403, 404, 405, 406, 407, 408, 411, 412, 413, 415, 416, 417, 418, 419, 421, 423, 429, 430, 475, 479.
Hasan-ibn-Ali-ibn-abi-Taleb, II, 107, 115.
Hasan-ibn-’Ammar, II, 257, 259, 266, 267, 270, 271, 331, 332.
Hasan-ibn-Ibrabim-ibn-Sciâmi (Abu-Fadhl), II, 539.
Hasan-ibn-Iehia (Abu-Ali), XXXVII; II, 429, 516, 517.
Hasan-ibn-Jûsuf, soprannominato Simsâm-ed-dawla, emir kelbita, II, 375, 379, 393, 419 a 422, 424, 425, 427, 548, 551; III, 66.
Hasan-ibn-Mohammed, di Bâghâia, II, 352, 354.
Hasan-ibn-Nâkid, 429, 430; II, 53.
Hasan-ibn-Omar-ibn-Menkûd (Abu-Mohammed), II, 420, 539.
Hasan-ibn-Rescîk (Abu-Ali), v. Ibn-Rescik.
Hasan-ibn-Sabbah, II, 117.
Hasan-ibn-Wadd (Abu-Ali), detto El-Gaun-es-Sikilh, III, 761.
Hâscem, 49, 56, 64.
Hâscem-ibn-Jûnis (Abu-l-Kâsim), II, 514, 536.
Hasdai-ibn-Bescrût, II, 219.
Hase Carlo Benedetto, XXIX, XXXIII, XXXVII, XXXIX, LII; 84; II, 416.
Hassân-ibn-No’man, 119, 120, 122, 131, 165, 166.
Hauteville (casa di), III, 23, 31, 39, 40, 45, 52, 53, 111, 119, 122, 131, 133, 143, 146, 258, 274, 304, 332, 530.
Hawwâs, v. Ali-ibn-Nima.
Hazima, tribù arabica, II, 522.
Heggiâg-ibn-Jûsuf, II, 4.
Hegiazi, III, 212.
Herawi, XLVI; II, 436, 441.
Hermann, III, 604.
Hermes, III, 690.
Hesciâm, califo omeiade, 128, 135, 136.
Hilâl, tribù arabica, II, 547; III, 93.
Himiariti, II, 233, 336, 520.
Hittorf, III, 858, 859.
Hobwart, XLI.
Hodseil, tribù arabica, II, 213, 751.
Hohenstaufen, III, 531.
Holwâni, II, 120.
Homaidi, XLII; II, 491.
Honnegar, XXXIV, XLV, LIV, LVI.
Hosein-ibn-Ahmed-ibn-Ja’kûb, 391, 423.
Hosein-ibn-Ali-el-Kindi, III, 256.
Hosein-ibn-Ahmed, da Sana’, detto lo Sciita, v. Abu-Abd-allah-es-Sci’i.
Hosein-el-Forriâni (Abu-l-Hasan), III, 420, 468, 469, 470.
Hosein-ibn-Ali-ibn-abi-Taleb, II, 107, 115.
Hosein, da Cassaro, III, 264.
Hosein, gaito e stratego, III, 316.
Hosein-ibn-Giawher, II, 288.
Hosein-ibn-Homâm, II, 267.
Hosein, di Palermo, III, 256.
Hosein-ibn-Ribbah-ibn-Ja’kûb-ibn-Fezâra, 391, 410, 417.
Hosein-ibn-Sentir, III, 206.
Howâra, tribù berbera, 264, 286, 351; II, 52, 198; III, 211.
Huillard-Bréholles, XXX.
Humboldt, XXX; III, 658.
Humur, di Michiken, III, 264.
Hurter, III, 570.
I
Iacopo, congiunto di Innocenzo III, III, 579, 581.
Ia’kûb, califo almohade, III, 496.
Ia’kûb-ibn-Ahmed, emir aghlabita, 426.
Ia’kûb-ibn-Ali-Roneidi, II, 512, 542.
Ia’kûb-ibn-Fezâra, II, 140.
Ia’kûb-ibn-Ishâk, II, 180.
Ia’kub-ibn-Jûsuf, califo almohade, III, 686.
Ia’kub-ibn-Modhâ-ibn-Sewâda-ibn-Sofiân-ibn-Sàlem, 391.
Ia’kûbi, III, 669.
Ia’kûbia, famiglia, 391.
Iakût, XXVII, XLVI; 87; II, 429, 510, 515, 517, 522.
Ia’isc, II, 291, 292, 293.
Iamsilla (de) Niccolò, III, 706.
Iânis il Siciliano, II, 356, 357.
Iaroslaw I, II, 384.
Jaubert, XLIV.
Iazuri, II, 547.
Ibaditi, 127; II, 120, 197.
Ibelin (principe d’), III, 643.
Ibn-el-Abbâr, XXXVII, XLII, XLIX; 144, 145, 154.
Ibn-Abd-el-Berr, II, 482, 503, 542.
Ibn-Abd-el-Hakem, XXXIX; 88, 89, 93, 96, 105, 112, 113.
Ibn-Abd-Rabbih, xxviii; 35, 73; III, 133.
Ibn-Adsâri, XXXVII, L.
Ibn-Aiâs, LV.
Ibn-Ali, II, 158.
Ibn-abi-’Amir, detto Almanzor, II, 472, 497, 521; III, 4.
Ibn-’Ammâr, II, 291.
Ibn-’Amrân, II, 185.
Ibn-Asciath, II, 204, 205.
Ibn-Abi-’Asrûn, III, 720.
Ibn-el-Athîr, XIX, XXVII, XXVIII, XLVII.
Ibn-’Attâf, II, 195, 204, 205, 206.
Ibn-el-Awwâm, XLII; II, 447.
Ibn-Ba’ba’, II, 552.
Ibn-el-Bâgi, v. Hasan-ibn-Abd-el-Baki.
Ibn-Baruki, III, 256.
Ibn-Baskowâl, XLIII; II, 475, 476.
Ibn-Baslûs, II, 253.
Ibn-Bassâm, XLIII; II, 500, 524, 525, 535.
Ibn-Batuta, XLVI.
Ibn-Besâl, II, 447.
Ibn-Bescirûn, XXXVIII, XLV; II, 535; III, 462.
Ibn-el-Bessâr, III, 509.
Ibn-Dâia, II, 183.
Ibn-Dhaisân, o Bardesane, II, 109.
Ibn-abi-Dinâr, LV.
Ibn-Fadhl-Allah, v. Ahmed-ibn-Iehia.
Ibn-Abi-l-Fadhl, 268.
Ibn-Fassâl, II, 447.
Ibn-Fehhâm, v. Abd-er-Rahmân-ibn-Abi-Bekr.
Ibn-Fûregia, II, 512, 513.
Ibn-Ghalanda, v. Abu-l-Hokm.
Ibn-Ghania, III, 496, 599, 624.
Ibn-Ghazi, da Susa, II, 225.
Ibn-Giâbir, II, 487.
Ibn-Giobair, XXVII, XLVI; II, 308; III, 520, 685, 842, 844, 847, 848.
Ibn-Giolgiol, XLIX; II, 219.
Ibn-el-Giuzi, XLVIII; II, 552.
Ibn-el-Hagiar, v. Ibn-Hammûd (Abu-l-Kâsim).
Ibn-Hamdîs, v. Abd-el-Gebbâr.
Ibn-Hamdûn, III, 377.
Ibn-Hammâd, XLVI.
Ibn-Hammûd, signor di Castrogiovanni, v. Chamut e Hamutus, III, 173, 175, 176.
Ibn-Hammûd (Abu-l-Kâsim, o Ibn-abi-l-Kâsim detto) ed anche Ibn-el-Hagiar, e v. Bulcassimo, III, 173, 263, 500, 532, 540 a 542, 719, 721, 722, 725.
Ibn-Hammûd, Hazimi, v. Abd-Allah-ibn-Iehia.
Ibn-Hanbal, 150.
Ibn-Hâtim-Adsrei, o Adserbi, II, 488.
Ibn-Haukal, XL, XLI; II, 158, 216, 239, 294, 295, 305, 306, 308; III, 669, 841, 849, 864.
Ibn-Hausceb, II, 120.
Ibn-Hawwasci, v. Ali-ibn-Ni’ma.
Ibn-Hazm, 141.
Ibn-Herawi, II, 429, 436.
Ibn-Homeidi, XLI.
Ibn-Hosein, citato da Leone Affricano, XXXIX.
Ibn-Hosein, Rebe’i (?), Fâresi, II, 454.
Ibn-Ia’kûb, 391.
Ibn-Iehia, v. Hasan-ibn-Iehia.
Ibn-abi-Ifren, III, 214.
Ibn-Iûnis, II, 484; III, 670.
Ibn-Kaddâh, II, 116, 117, 119.
Ibn-Kâdim, 273.
Ibn-Kalakis, II, 429; III, 541, 768.
Ibn-Kattâ’, famiglia siciliana, v. Gia’far-ibn-Ali e Ali-ibn-Gia’far, II, 503.
Ibn-Kelbi, 35.
Ibn-Kellas, II, 330.
Ibn-Kereni, II, 516.
Ibn-Kerkûdi, II, 541.
Ibn-Khaldûn, XVIII, XIX, XXVII, XXVIII, LIII.
Ibn-Khallikân, XIX, XLIX.
Ibn-Khami, II, 153.
Ihn-abi-Khinzîr, v. Hasan-ibn-Ahmed.
Ibn-Khordabeh, III, 669.
Ibn-Konfûd, LVI.
Ibn-Korhob, v. Ahmed.
Ibn-Koteiba, XXXIX.
Ibn-Kufi, II, 195, 204.
Ibn-Kûni, II, 498, 516, 536.
Ibn-Kutia, XXVIII.
Ibn-Labbâna, II, 529.
Ibn-Meimûn, III. 378, 480.
Ibn-Mekki, II, 482, 488, 540.
Ibn-Meklâti, II, 37, 421, 425, 547, 549; III, 64, 308.
Ibn-Menkûd, v. Abd-Allah-ibn-Menkût.
Ibn-Mo’allim, teologo, II, 484.
Ibn-Mo’allim, v. Ali-ibn-Ibrahim.
Ibn-Modebbir, II, 521.
Ibn-Modû, II, 191.
Ibn-Mogêhid, III, 581.
Ibn-Moweddib, da Mehdia, II, 333, 334.
Ibn-abi-Oseib’ia, XXXVIII, XLIX.
Ibn-Rekîk, XXXVII, XXXVIII, XLII, XLV, LI; II, 44.
Ibn-Rescîk, VII, XXXVII, XXXVIII, XLIII, XLV, LI; II, 490, 499, 500 a 503, 505, 515, 517, 519, 520, 522.
Ibn-Saba, II, 107.
Ibn-Sab’în, XLIX, da aggiugnere ad Abd-el-Hakk-ibn-Sab’în.
Ibn-Sâhib-es-Selât, XLIV.
Ibn-Sahl, II, 113.
Ibn-Sa’îd, XXXVIII, XXXIX, XLIX; II, 508, 510; III, 681.
Ibn-Scebbât, XL, XLV; 85, 87, 124, 169; II, 509.
Ibn-Sceddâd (Abd-el-’Azîz), XXXVIII, LI; III, 441.
Ibn-Sceddâd (Jûsuf), v. Boha-ed-dîn.
Ibn-Scerf, II, 501.
Ibn-Sebâia, II, 187.
Ibn-Selma, II, 183.
Ibn-es-Sementi, III, 763.
Ibn-Semsâma, 430; II, 59.
Ibn-Sir’în, II, 541.
Ibn-Soliân, II, 120.
Ibn-es-Susi, v. Sid-es-Sarkusi, Hasan-ibn-Ali, e Othman-ibn-Abd-er-Rahmân.
Ibn-Tazi, II, 494, 513, 536, 543, 544.
Ibn-et-Theiri, v. Edrîsi, III, 664.
Ibn-Thimna, v. Mohammed-ibn-Ibrahim.
Ibn-Tulûn, III, 833, 834, 835, 840, 843, 845, 853, 859.
Ibn-Wahb, II, 145.
Ibn-el-Wardi, LIII.
Ibn-Wuedrân, XXXVII, XLIV, XLV; 154.
Ibn-Zafer, v. Mohammed-ibn-abi-Mohammed.
Ibn-Zura’, III, 532.
Ibrahim-ibn-Abd-Allah-ibn-el-Aghlab (Abu-’l-Aghlab), 300, 304, 305, 320, 354.
Ibrahim-ibn-el-Aghlab, 144, 145, 146, 147, 152, 156, 223, 226, 233, 254. 340; II. 4, 22, 525; III, 599.
Ibrahim-ibn-abi-l-Aghlab, II, 129, 130, 131.
Ibrahim-ibn-Ahmed, 102, 393, 400, 427, 428, 429, 431, 464, 511, 512; II, 5, 22, 23, 30, 42 a 47, 49 a 54, 56 a 65, 69, 73, 74, 75, 76 a 87, 88, 89, 90, 92, 93, 95, 97, 121, 123, 124, 126, 128, 146, 148, 161, 163, 169, 212, 213, 215, 217, 227, 237, 400, 404; III, 352, 829, 851.
Ibrahim, figliuolo di Buccahar, III, 572.
Ibrahim, di Castrogiovanni, III, 134, 135.
Ibrahim-ibn-Khelef, Dibâgi, II, 453.
Ibrahim-ibn-Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Thimna, II, 550.
Ibrahim-ibn-Mohammed, Koresci, III, 256.
Ibrahim-ibn-abi-Sa’îd, Magrebi, XLVIII.
Ibrahim-ibn-Selâma, III, 829.
Ibrahim-ibn-Sofiân, 427.
Iconoclasti, 176, 181, 218, 491, 498, 504, 521.
Iectan, 31.
Iehia-ibn-el-Azîz, principe hammadita, III, 423.
Iehia-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Mo’nim, detto Dimiski e Isfahani (Abu-Zakaria), III, 735.
Iehia-ibn-Abd-el-Wâhid (Abu-Zakaria), principe hafsita di Tunis, III, 597, 623, 624, 629.
Iehia-ibn-Hasan-ibn-Temîm, principe zirita, III, 477.
Iehia-ibn-Henzela, III, 832.
Iehia-ibn-Omar-ibn-Jûsuf, Andalosi, II, 188, 220, 221, 225.
Iehia-ibn-Sa’îd, XLI.
Iehia-ibn-Temîm, principe zirita, II, 529, 530; III, 362, 366, 367, 368, 369.
Iehia-ibn-et-Tifasci, III, 486, 767.
Jersey (di) Ugo, III, 151, 152.
Ie’isc-ibn-Gelasia, III, 206.
Iemen (le tribù del), II, 490, 526; III, 210, 211, 506, 639.
Iezdegerd, 60, 68.
Iezîd-ibn-Hàtem, 134, 171.
Iezid-ibn-Moslim, 172.
Ignazio, patriarca di Costantinopoli, 338, 420, 498, 499, 500, 501, 505.
Ikhscid (dinastia di), II, 278, 279, 281.
Ifren, tribù berbera, II, 198, 202.
Iften, III, 212.
Iknizi, III, 212.
Ildebrando, lombardo, III, 221, 223.
Ildebrando, v. Gregorio VII.
Ildebrando, duca di Spoleto, 189, 190.
Imâd-ed-dîn, da Ispahan, XXVII, XLV.
Imamîa, II, 118.
Imro-’l-Kais, 42; II, 535, 747.
Incisa (D’) Aloisio, III, 226.
Incisa (D’) Arrigo, III, 226.
Incisa (D’) Bonifazio, III, 226.
Incisa (D’) Giovanni, III, 226.
Incisa (marchesi di), III, 199, 226.
Incisa (D’) Simone, III, 226.
Ingulfo, II, 325.
Innocenzo II, III, 395, 396.
Innocenzo III, III, 266, 564, 566, 567, 568, 570, 573, 574, 576, 577, 579, 580, 581, 585, 586, 587, 589, 590, 591, 603, 610, 629.
Innocenzo IV, III, 649, 705, 711, 712.
Inveges, VIII, LI, LII.
Jomard, III, 677.
Iosfré (Jeoffroi), III, 291.
Ippocrate, II, 462; III, 697.
Ippolito, vescovo di Sicilia, II, 214, 262, 263, 402, 412.
Irene, 191, 217, 222.
Irmfrido, II, 325.
’Isa-ibn-Abd-el-Mo’nim, es-Sikilli (Abu-Musa), III, 462, 746, 766.
’Isa-ibn-Giàber, III, 804.
’Isa-ibn-Giorgir, III, 206.
’Isa, da Kâbes, III, 413.
Isabella, di Lusignano, III, 643.
Isernia (da) Andrea, III, 328, 330.
Ishâk Bostâni, II, 187.
Ishak-ibn-Hasan, III, 669, 670.
Ishak-ibn-Mâhili (Abu-Ibrahim), II, 306.
Ishak-ibn-Minhâl, II, 143.
Ishak-ibn-Mohammed, III, 518.
Ismaele, 32, 45.
Ismaele, v. Melo.
Ismaele, condottiero, II, 313.
Ismaele, fratello di Malek-Ascraf, III, 647.
Ismaeliani, II, 97, 102, 115, 116, 117, 118, 133, 198, 225, 234, 254, 647, 649.
Isma’il-ibn-Ali-ibn-Miksciar, II, 506.
Isma’il-ibn-Gia’far, alida, II, 116, 119, 132.
Ismail-ibn-Kelef-ibn-Sa’id-ibn-’Amrân (Abu-Tâher), II, 475, 476.
Isma’il-ibn-Mohammed, soprannominato Mansûr-biamr-Illah, califo fatimita, II, 201, 202, 205, 206, 207, 210, 234, 235, 237, 238, 243, 248.
Isma’il-ibn-Tabari, II, 208, 209, 211.
Israeliti, III, 291.
Istachael, v. Michele, re degli Slavi, II, 176.
Istakhri, XL, XLI.
Italiani, II, 137, 160, 175, 322, 328, 340, 380, 394, 398, 460; III, 30, 33, 34, 37, 41, 43, 52, 53, 145, 188, 217, 218, 259, 323, 357, 402, 522, 803.
Italia (d’) Giuseppe, III, 287, 288.
Italinski, XII.
Iûsuf-ibn-Abd-Allah (Abu-l-Fotûh), emir kelbita di Sicilia, soprannominato Thiket-ed-dawla, XXXVII; II, 331, 332, 333, 334, 335, 336, 337, 342, 348, 350, 353, 354, 355, 376, 417, 421, 502, 518.
Iûsuf-ibn-Abd-el-Mumen, califo almohade (Abu-Ja’kûb), XLVI; III, 496, 515 a 518, 632.
Iûsuf-ibn-Ahmed-ibn-Debbâgh (Abu-Jakûb), II, 497.
Iûsuf-abu-l-Fotûh, soprannominato Seif-ed-dawla, v. Bolukkin-ibn-Ziri, II, 288.
Iûsuf-ibn-Caru, III, 206.
Iûsuf-ibn-Gennaro, III, 206.
Iûsuf, da Kâbes, III, 411, 412, 413, 415.
Iûsuf-ibn-Tasciufin, principe almoravide, III, 374, 375.
Iûsuf-ibn-Ziri (Abu-Heggiâg), III, 409.
K
Kabili, II, 292.
Ka’b-ibn-Zoheir, III, 758.
Kaddàh (el), II, 133, e v. Abd-Allah-ibn-Meimûn.
Kaderiti, II, 99.
Kafûr, II, 281, 284.
Kâhina, 119, 120, 126.
Kahtân, 31, 32, 40, 64, 66, 69, 135; II, 32, 37, 522, 526.
Kâim (el) -biamr-Illah, v. Mohammed-ibn-Obeid-Allah.
Kairouani, v. Ibn-abi-Dinâr.
Kais, tribù arabica, 128, 155; II, 52; III, 210, 212, 736.
Kaisân, II, 106.
Kaisaniti, II, 106.
Kaitbai, III, 836.
Kalesciani, II, 182.
Kallindin (di) Arrigo, III, 550, 561.
Karîma, figliuola di Ahmed-Marwazi, II, 482.
Karmati, II, 102, 116, 117, 118, 205, 278, 281, 286, 293, 312.
Kâsim-ibn-Hasan, kelbita, II, 314.
Kâsim-ibn-Nizâr (Abu-Mohammed), II, 538.
Kâsim-ibn-Thâbit, di Saragozza, II, 481.
Katifi, III, 715.
Kattâni, v. Mohammed-ibn-abi-Fereg.
Kazwini, L.
Kelaûn, LVI; III, 323, 650, 653, 807, 836.
Kelb, tribù arabica, 135; II, 32, 191, 202, 233, 234, 290, 366, 364, 488.
Kelbiti, dinastia di Sicilia, II, 37, 226, 227, 234, 235, 238, 239, 240, 290 a 292, 308, 330 a 332, 338, 343, 351, 369, 372, 374, 400, 420, 421, 424, 427, 428, 456, 476, 481, 497, 502, 516, 519, 520, 537, 538; III, 85, 350, 394, 665, 841, 849, 851.
Kerni, o Kereni, II, 464.
Khadigia, 50.
Khafâgia-ibn-Sofian, 340, 341, 343, 344, 345, 346, 347, 348, 349, 350, 351, 360.
Khaira (?), supposto avolo del conte Ruggiero (Ugo, Geir, Haby, Habwu?), III, 39.
Khâled-ibn-Abd-Allah-el-Kasri, III, 827.
Khâled-ibn-Iezîd-ibn-Moa’wia, II, 99.
Khâled-ibn-Walîd, 60, 73, 122.
Khalf (corr. Khelef) -ibn-Ahmed-ibn-Ali-ibn-Koleib, II, 142.
Khalfûn, liberto di Rebi’a, 360, 361.
Khalfûn-ibn-Ziâd, 351, 360.
Khalîl-ibn-Ishak, il giurista, III, 484.
Khalîl-ibn-Ishâk-ibn-Werd (Abu-l-Abbâs), II, 188, 189, 190, 191, 194, 195, 196, 197, 199, 203, 204, 205, 213, 216, 351, 400.
Khalîl, preposto della “Quinta,” II, 145, 148.
Khalîl, sultano d’Egitto, III, 264.
Khamaruweih, III, 829, 835.
Khâregi, 127; II, 39, 102, 103, 104, 105, 113, 117, 139, 184, 197, 198, 201, 287, 546.
Kharezmii, III, 637, 638, 639, 647, 648.
Khattâb, II, 127.
Khorramii, II, 110, 114.
Kharsianiti, 333.
Khaulân, tribù arabica, II, 477.
Khawâf, II, 111.
Khelef-ibn-Ibrahim-ibn-Khelef, soprannominato Ibn-Hassâr, II, 478, 487.
Khidhr, il cadi, II, 455.
Kholûf-ibn-Abd-Allah, II, 477, 497, 542.
Khorassâni, II, 264.
Khorassaniti, II, 369.
Khozari, II, 365.
Kimâri, LIV.
Kinàna, tribù arabica, XLVI; 269, II, 32, 160, 539.
Kinda, tribù arabica, 84; II, 32, 526; III, 210.
Kirmani, III, 212.
Kirmit, v. Hamdân-ibn-Asci’ath.
Kirmiti, v. Karmati.
Kodama, III, 669.
Kodhâ’a, tribù arabica, XLII; II, 233, 336.
Kodhâ’i, XLII.
Kolthûm, 136.
Koreisc, tribù arabica, 47, 49, 50, 64; III, 211, 736.
Kos, XLV; 40, II, 513.
Kosegarten, 63.
Koseila, 115, 116, 117, 118, 126.
Kossai, 48, 49.
Kotâma, o Kutâma, tribù berbera, II, 36, 39, 40, 52, 53, 75, 76, 120 a 124, 128, 130 a 139, 142, 157, 159, 160, 168, 182, 183, 186, 202, 207, 233, 234, 281, 287, 289, 292, 293, 331, 332, 355, 421; III, 157, 211.
Krehl, LV.
Kutâma, v. Kotâma.
L
La Farina Martino, XLI.
Lakhm, tribù arabica, II, 516, 539; III, 210.
La Luce, III, 205, 875.
La Lumia Isidoro, III, 286, 287, 290, 299, 635, 774.
Lamberto, di Spoleto, 445, 447, 448, 451.
Lamtuna, tribù berbera, III, 373, 379.
Lanci Michelangelo, XXIV.
Lancias, cognome, III, 205.
Landemaro, 386.
Landolfo, calabrese, II, 408.
Landolfo, figliuolo d’Atenolfo, principe di Capua, II, 163, 164, 165, 166, 168, 170.
Landolfo, figliuolo di Pandolfo Capo di ferro, II, 313.
Landolfo, fratello di Pandolfo Capo di ferro, II, 312.
Landolfo, principe di Benevento, II, 153.
Landolfo, principe di Capua (982), II, 325.
Landolfo, vescovo di Capua, 435, 443, 462.
Landolfo II, vescovo di Napoli, 456.
Landone, figliuolo di Landone I, 452, 464.
Landone, figliuolo di Landonolfo, 452.
Landonolfo, 452.
Lane, III, 329.
Lascari, III, 203.
Lanza Pietro, XV, XXXV.
Lasinio Fausto, III, 706.
Latini, 42; II, 465; III, 142, 283, 296, 523, 538.
Latini Brunetto, III, 695.
Lavardino (di) Giovanni, III, 251.
Lebidi, 277.
Lee John, XXXVII, LV; II, 224, 510.
Lee Samuel, XXXV, XL, XLI, XLVI.
Lega Lombarda, III, 530, 610.
Legiati, III, 212.
Lello (Michele Del Giudice), xxix.
Le Monnier, XXXVI.
Leone Affricano, VIII, XXXVII, XXXIX; 104, 107, 121, 234, 235, 236; II, 267, 883.
Leone Apostippi, 439, 440.
Leone, arcivescovo di Tessalonica, II, 48.
Leone Foca, II, 262.
Leone III, imperatore, detto l’Isaurico, 96, 174, 180, 184, 207, 217, 220, 224, 250, 350, 491; II. 184.
Leone V (l’Armeno), 192, 193, 231, 491, 497, 502.
Leone VI (il Sapiente), 73, 243, 406, 415, 425, 471, 486, 518; II, 70, 79, 80, 86, 88, 163; III, 279.
Leone, logoteta, III, 347.
Leone Opo, II, 377, 381.
Leone, d’Ostia, 233, 458; III, 24, 31, 33.
Leone II, papa, 29.
Leone III, papa, 184, 190, 194, 192, 224, 230, 231.
Leone IV, papa, 366, 367, 389.
Leone IX, papa, III, 41, 42, 43, 44, 46, 47.
Leone X, papa, 234.
Leone, schiavo, figlio di Malacrino, III, 234.
Leone, spatario, 191.
Leone, spatario e logoteta, 213.
Leone, da Tripoli di Siria, II, 88, 89.
Leone, vescovo di Catania, II, 402.
Leone, vescovo di Sicilia, II, 172, 214, 402, 405.
Leone, vescovo di Tessalonica, 503.
Leonzio, prefetto, 243.
Letronne, 8.
Lewâta, tribù berbera, II, 32, 37, 52; III, 211.
Lewati, III, 211.
Libertino, 15, 28.
Liguri, 196; III, 423.
Lipari (abate e vescovo di), III, 276, 356, 363.
Liutprando, re, 158, 182.
Liutprando, scrittore, II, 214, 262.
Lodovico I, imperatore, 232; III, 47.
Lodovico II, imperatore, 365, 367, 369, 370, 373, 376, 377, 378, 379, 380, 381, 382, 383, 384, 387, 388, 389, 393, 433, 435, 436, 437; III, 107.
Lodovico II, re di Francia, detto il Balbo, 451, 453.
Lodovico VII, re di Francia, III, 433, 434, 435, 498.
Lodovico IX, re di Francia, III, 630, 631, 638, 653.
Lokmàn-ibn-Jûsuf (Abu-Sa’îd), II, 222.
Longobardi, 12, 22, 23, 24, 26, 76, 94, 178, 184, 185, 217, 313, 355, 369, 374, 380, 381, 393, 408, 438; II, 32, 162, 163, 168, 169, 240, 251, 322, 337, 372, 385; III, 5, 23, 183, 223, 319, 391, 398.
Longpérier (de) Adriano, III, 792, 797, 812.
Loreto (marchese di), III, 199.
Loria Ruggiero, III, 357, 358, 831.
Lotario I, imperatore, 238, 368.
Lotario II, imperatore, III, 395, 397, 398.
Luca, vescovo, 292.
Luce, casato, III, 205.
Lucio, governatore di Sicilia, 219.
Lucrezio, 42; II, 101.
Lucullo, II, 90.
Lupino, III, 167.
Lupo, II, 565.
Lupo, protospatario, III, 24, 33.
Lutero, III, 559.
Luynes (duca di), XXII, XXX; 311; III, 202.
M
Ma’ad-ibn-Isma’il (Abu-Tamim), v. Mo’ezz-li-dîn-illah.
Mabillon, 102, 103.
Macedoni, dinastia bizantina, II, 41, 153.
Machiavelli, LIV; II, 52, 176.
Macri Domenico, X, XLIV.
Macrojoanni, II, 244.
Madiûna, tribù berbera, II, 36.
Madonna dello Naupactitesse, confraternita, II, 298.
Maffei Annibale, II, 453.
Maffei Scipione, II, 453.
Magadèo (Ibn-Mogêhid?), III, 580.
Magded (Ibn-Mogêhid?), III, 580.
Maggio Francesco Maria, IX.
Maghâga, tribù berbera, II, 36.
Magi, II, 106, 108, 109, 112, 115, 261.
Magiari, II, 162, 169.
Magonza (arcivescovo di), III, 544.
Mahdi, califo abbasida, II, 112, 113; III, 816.
Mahmûd-ibn-Khafâgia, 344.
Mai, XXIII, XLIII.
Maimon, gaito, III, 264, 378, 379.
Maimonide, v. Musa-ibn-Meimûn.
Mainieri, di Acerenza, III, 177, 178.
Majone, III, 217, 232, 356, 360, 466, 482, 483, 484, 485, 493, 607.
Maisar, 127.
Makhlûf, III, 650.
Mâkkâri, LV.
Makrizi, LIV; III, 832, 833, 834, 846, 893.
Malaceno, II, 245.
Malacrino, III, 234.
Malaterra Goffredo, III, 23, 24, 33.
Malati, III, 212.
Maleditto Guglielmo, III, 291.
Maledotto, casato, III, 221.
Malek-Adel, III, 634, 635.
Malek-ibn-Anas, 149, 150, 151, 253, 256, 474; II, 12, 23, 220, 222, 371.
Malek-Ascraf, III, 639, 640, 647, 648, 649.
Malek-Kâmil, III, 634, 636, 637, 638, 639, 640, 641, 642, 643, 644, 645, 646, 647, 648, 649, 650, 651, 692.
Malek-Mansûr, XLVI; II, 521.
Malek-Mes’ûd, III, 641.
Malek-Mo’azzam, III, 634, 637, 638, 639.
Malek-Nâsir, III, 639, 647.
Malek-Salih, III, 492, 647, 653.
Malek-Sciah, III, 520.
Malekiti, giuristi, II, 335; III, 716.
Malgerio, conte di Capitanata, III, 45.
Malgerio, figliuolo del conte Ruggiero, III, 195.
Malgerio, nobile siciliano, III, 580, 581.
Maloto, III, 7, 9.
Malta (da) Paólino, III, 788.
Maltzan (barone di), III, 831.
Mamuca, 101, 102, 103.
Mamûn, califo abbasida, LIV; 226; II, 100, 466, 505, 623, 624, 674.
Manca Filippo, III, 208.
Mandralisca (barone di) III, 822.
Manfredi, re di Sicilia, XXXVIII: II, 347; III, 266, 594, 654, 690, 698, 707, 711, 712.
Manfredo, marchese aleramida, III, 199, 200.
Mani, 138; II, 109.
Maniace Giorgio, VII; II, 346, 376, 378, 379, 380, 381, 382, 383, 384, 385, 386, 387, 388, 389, 390, 391, 392, 395, 410, 415, 416, 417, 418, 422, 423, 487, 517; III, 30, 31, 34, 39, 56, 327, 843.
Manichei, 27, 510; II, 109, 110, 111, 113, 117.
Mansûr, v. Isma’il-ibn-Mohammed.
Mansûr. v. San Giovanni Damasceno, II, 100.
Mansûr, califo abbasida, II, 112; III, 840.
Mansûr, figliuolo di Bolukkin, II, 355, 356, 362.
Mansûr, v. Hâkem-biamr-illah.
Mansûr-ibn-Nâsir-ibn-’Alennâs, II, 529, 530.
Mansûr Tonbodsi 155, 156, 257, 295.
Manuele Foca, II, 213, 214, 262, 264, 266, 267, 271, 273, 382, 413; III, 56.
Maometto, XLI, XLV, XLVII, LI; 30, 43, 44, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 62, 63, 68, 70, 81, 101, 472, 482, 483; II, 13, 14, 15, 16, 74, 105, 107, 117, 132, 136, 229, 231, 233, 235, 269, 280, 436, 453, 454, 456, 460, 461, 478, 484, 492, 493, 495; III, 1, 49, 436, 462, 470, 532, 534, 644, 647, 701, 702, 724, 727, 729, 732, 758.
Marabuti, II, 38; III, 374.
Maracava Niccolò, III, 288.
Maraldo, III, 196.
Marangone, XXIX.
Marano, gaito, III, 447.
Marcel, III, 834.
Marchia (de) Angelo, III, 688.
Marchisi, casato, III, 221.
Marcioniti, II, 109.
Marcualdo, o Marqualdo, v. Anweiler (de).
Mardaiti, 401, 413, 414.
Margam-ibn-Sabir, III, 627.
Mario, II, 90.
Margarito, da Brindisi, detto Margaritone, XLVI; III, 523 a 529, 534, 558, 607.
Margherita, regina di Sicilia, III, 256, 493, 495, 498.
Mari (de) Ansaldo, III, 357.
Maria, martire, 45.
Maria, figliuola di Teofilo, 297.
Mariano Argino, II, 250, 251, 252.
Maringo Giambattista, II, 298.
Marino, duca d’Amalfi, 386.
Maris, Marisc o Marîsh, II, 211.
Marocco (re di), III, 379.
Maroniti, XLIV; II, 405, 681.
Marozia, II, 160.
Marrekosci, v. Abd-el-Wàhid.
Marsden, XXIV; III, 450, 816
Marilnez Marco Antonio, II, 303, 304.
Martino, gaito, III. 263, 489.
Martino I, papa, 77, 78, 79, 84, 89, 91, 94, 96.
Masmuda, tribù berbera, III, 622.
Masmudi, v. Almohadi.
Massar, 368, 370.
Mas’ûdi, XL; III, 669.
Matilde (la contessa), III, 143, 191.
Matilde, figliuola del conte Ruggiero, III, 195.
Matranga, XXXIV, XLIII; 489.
Matteo, arcivescovo di Capua, III, 568.
Matteo, notaro, III, 324.
Matthews, 63.
Maugerio, III, 38.
Maurizio, imperatore, 76.
Maurolico, 495; II, 59.
Mawerdi, XXVIII.
Mawkifi, Mohammed e Abu-l-Farag, II, 521, 522.
Mazari, v. Mohammed-ibn-Ali-ibn-Omar-ibn-Mohammed, e Mohammed-ibn-Mosallim.
Mazdak, 74, 138; II, 109, 110, 111, 112, 113.
Mazdakiani, II, 110, 112, 117.
Me’àfir, tribù arabica, II, 541; III, 210.
Medini, casato, III, 212.
Medkur, II, 420, v. Abd-Allah-ibn-Menkut.
Megber-ibn-Mohammed-ibn-Megber, II, 522, 523.
Mehdi, almohade, v. Mohammed-ibn-Tumert.
Mehdi, fatimita, v. Obeid-Allah.
Meimûn-ibn-Amr (Abu-’Amr), cadi, II, 222, 225.
Meimûn, capitano d’Ibrahim-ibn-Ahmed, II, 53, 54.
Meimûn, carnefice d’Ibrahim-ibn-Ahmed, II, 60, 61.
Meimûn-ibn-Ghania, II, 415.
Meimûn. figlio di Hosein, da Palermo, III, 256.
Meimûn(Abu-Mohammed), III, 377.
Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn, III, 378.
Meimûn-ibn-Musa, II, 185, 186.
Meimuna, figlia d’Hassân-ibn-Ali, Hodseilita, III, 213, 751.
Meimuna, figlia di Hawwasci, II, 418, 549, 550.
Meklata, tribù berbera, II, 37, 421; III, 212.
Meledio, III, 97, 101.
Meles, III, 291.
Melfi (casato), III, 211.
Meli, XII.
Melo (Ismaele), II, 342; HII, 22, 25, 26, 27, 29, 30, 53, 799.
Menelao supposto re di Sicilia, VII.
Menkûr, II, 420, v. Abd-Allah-ibn-Menkût.
Mercator, III, 678.
Merinidi, LIII
Merlo Giovanni, XXXV.
Merwan, II, 99.
Mesciti, casato, III, 205, 875.
Mesrata, tribù berbera, III, 212.
Messala, III. 817.
Messia, II, 106, 128.
Messina (archimandrita di), III, 309, 337, 525.
Messina (arcivescovo di), III, 245, 256, 286, 308, 321, 441, 580.
Messina (da) Bartolommeo, III, 707.
Messina (da) Giovanni, III, 532.
Messina (da) Stefano, III, 690.
Mes’ûd, II, 171.
Mes’ûd Bâgi, II, 66.
Mes’ûd Koresci, III, 256.
Mes’ûdi, III, 212.
Metkud, II, 420, v. Abd-Allah-ibn-Menkût.
Metodio, 20, 220, 496, 497, 498, 499, 502, 503.
Meursius, 73.
Meziza, tribù berbera, II, 35.
Miceli Dionisio, III, 605.
Michele, ammiraglio, 428.
Michele, capitano in Calabria, 517.
Michele Characto, II, 79.
Michele Doceano, il Fusaiolo, II, 381, 390, 392, 393; III, 30, 31, 32, 33.
Michele, governatore di Palermo, 248.
Michele I, imperatore, detto Rangabe, 192, 227, 498.
Michele II, detto il Balbo, 164, 193, 194, 220, 239, 242, 243, 245, 250, 251, 252, 274, 281, 287, 288, 494, 497.
Michele III, imperatore, 332, 338, 341, 501, 503, 506; II, 48.
Michele IV, imperatore, detto il Paflagone, II, 379, 384, 393.
Michele V, imperatore, detto Calafato, II, 384, 394.
Michele VII. imperatore. III, 144.
Michele, medico, III, 868.
Michele, padre di Giorgio, d’Antiochia, III, 361.
Michele, patrizio di Sicilia, 190.
Michele, re degli Slavi, II, 176. Per errore Istachael, ivi.
Micheret de Iatino, III, 264.
Midrariti, 129.
Miknas o Miknasa, tribù berbera, II, 36.
Milanesi Carlo, III, 700.
Minimi di San Francesco di Paola. III, 120.
Miniscalchi, XXXIV, XLIII; III, 368.
Minoartino, casato, III, 221.
Mirabetto, III, 597, 600.
Mir-’Abs, v. Mirabetto.
Mizize, 96, 98.
Mo’aiti, v. Abu-Abd-Allah-el-Mo’aiti.
Mo’àwia-ibn-abi-Sofiân, califo omeiade, 62, 69, 80, 81, 84, 85, 86, 87, 88, 90, 99, 113, 127, 473; II, 103; III, 827.
Mo’âwia-ibn-Hodeig, 84, 88, 90, 99, 113.
Mobascer, III, 376.
Modhar, ceppo di tribù arabiche, 109, 143, 158, 340; II, 233.
Modica (di) Gualtiero, III, 518, 519.
Moëller, XXIV, XL.
Mo’ezz-ibn-Badîs, II, 39, 359, 360, 363, 364, 366, 368, 374, 376, 378, 385, 397, 417, 418, 419, 423, 492, 500, 501, 518, 519, 547, 548, 550, 551; III, 13, 79, 80, 81, 82, 92, 93.
Mo’ezz-li-dîn-illah (Ma’ad-ibn-Isma’il, Abu-Tamim), califo fatimita, II, 39, 237, 238, 249, 254, 256, 257, 258, 259, 260, 262, 263, 267, 269, 272, 274, 275, 277, 278, 279, 280, 281, 282, 283, 284, 286, 287, 288, 289, 290, 291, 292, 293, 294, 310, 312, 313, 322, 330, 355, 364, 456, 459; III, 851.
Moferreg-ibn-Sâlem, 371, 372, 373, 374, 375, 377, 380, 436.
Moferreg (Abu-Abd-Selem), 420, 421; II, 226, 229.
Mogber-ibn-Ibrahim-ibn-Sofiân, 426, 427, 428.
Mogêhid-ibn-Abd-Allah (Abu-l-Geisc), soprann. Amiri (Musetto), III, 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 169, 375, 518.
Mogêhid, v. Magadeo.
Mogehiditi, III, 376.
Mogheira, 61.
Mogir-ed-dîn, III, 720, 721.
Mohammed..., II, 211.
Mohammed..., II, 522.
Mohammed (Abu-Bekr), II, 511.
Mohammed-ibn-Abd-Allah (VII secolo), 100.
Mohammed-ibn-Abd-Allah (XII secolo), III, 371.
Mohammed-ibn-Abd-Allah (Abu-Abd-Allah), II, 488.
Mohammed-ibn-Abd-Allah(Abu-Bekr), II, 478, 542.
Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Aghlab (Abu-Fihr), 231, 232, 292, 295, 296, 299, 301, 320.
Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Iûnis (Abu-Bekr), II. 486, 487, 499.
Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Mesarra-ibn-Nagîh, II, 101.
Mohammed-ibn-Abd-el-Aziz-ibn-Meimûn, III, 379, 476.
Mohammed-ibn-Abd-el-Gebbâr-ibn-Mohammed-ibn-Hamdis (Abu-Hascim), II, 528, 535.
Mohammed-ibn-Abdûn, II, 210.
Mohammed-ibn-’Abdûn, da Susa, II, 334, 335.
Mohammed-ibn-Aghlab, 340, 341, 391.
Mohammed-ibn-Ahmed-ibn-Aghlab, 372, 384, 389, 390, 393; II, 46.
Mohammed-ibn-Ahmed-ibn-Ibrahim, detto il Siciliano, II, 226.
Mohammed-ibn-Ahmed-ibn-Korhob, II, 150, 151, 156.
Mohammed-ibn-Ahmed-ibn-Temîm (Abu-l-Arab), XLII.
Mohammed-ibn-Ali-ibn-Abd-el-Gebbâr (Abu-Bekr), II, 540.
Mohammed-ibn-Ali-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Regiâ, III, 752.
Mohammed-ibn-Ali-ibn-Hasan-ibn-Abd-el-Berr (Abu-Bekr), II, 504, 505, 506, 507.
Mohammed-ibn-Ali-ibn-Omar-ibn-Mohammed, detto Mazari e Temîmi (Abu-Abd-Allah), II, 483, 484, 485, 486, 488.
Mohammed-ibn-Ali, Sciarfi, 168.
Muhammed-ibn-Ali-ibn-Sebbâgh (Abu-Abd-Allah), il Segretario, II, 501, 515, 519.
Mohammed-ibn-Ali (Abu-Tâher), da Bagdad, II, 492.
Mohaiumed-ibn-Ali-ibn-abi-Taleb, II, 115.
Mohammed-ibn-Asci’ath, II, 204.
Mohammed-ibn-Attar (Abu-Abd-Allah), II, 516, 541.
Mohammed-ibn-Aus, 171.
Mohammed-ibn-abi-Bekr-ibn-Abd-er-Rezzâk (Abu-Abd-Allah), III, 736.
Mohammed-ibn-abi-Edrîs, 171.
Mohammed-ibn-Fadhl, 421, 422, 423, 429, 431.
Mohammed-ibn-abi-l-Fadhl, III, 737.
Muhammed-ibn-Fâs, II, 454.
Mohammed-ibn-abi-Fereg-ibn-Fereg-ibn-abi-l-Kâsim, Kattâni (Abu-Abd-Allah), II, 498, 499.
Mohammed Gebasût, III, 206.
Mohammed-ibn-Genâ, II, 210.
Mohammed-ibn-el-Gewari, 276, 284, 297.
Mohammed-ibn-Haiûn (Abu-Abd-Allah), II, 476.
Mohammed-ibn-Hasan-ibn-Ali, di casa kelbita, II, 191, 330, 333.
Mohammed-ibn-Hasan-ibn-Ali-Rebe’i (Abu-Bekr), II, 488.
Mohammed-ibn-Hasan — ibn-Kereni (Abu-Abd-Allah), II, 464, 542.
Mohammed-ibn-Hasan-ibn-Tazi(Abu-Abd-Allah), II, 471, 511.
Mohammed-ibn-Hamw, II, 187.
Mohammed-ibn-Haukal (Abu-l-Kasim), II, 294, 295, v. Ibn-Haukal.
Mohammed-ibn-Hosein-ibn-Kerkudi (Abu-l-Feth), II, 515.
Mohammed-ibn-Hosein-Marwazi (Abu-Gia’far), II, 224.
Mohammed-ihn-abi-Hosein, 353, 390.
Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Musa (Abu-Bekr), II, 480, 493.
Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Thimna, soprannominato El-Kâdir-billah, II, 418, 420, 421, 422, 548 a 552; III, 60, 62, 63, 65, 70, 71, 72, 73, 74, 76, 77, 78, 79, 80, 82, 86, 87, 93, 109, 117, 162, 218, 266, 308, 326.
Mohammed, cugino d’Ibrahim-ibn-Ahmed, II, 75.
Mohammed-ibn-Iezid, 171.
Mohammed-ibn-Isa-ibn-Abd-el-Mon’im (Abu-Abd-Allah), III, 689, 690, 748.
Mohammed-ibn-Ishak, III, 514.
Mohammed-ibn-abi-Ishak-ibn-Giâmi’, III, 496.
Mohammed-ibn-Isma’il-ibn-Gia’far, alida, II, 116.
Mohammed-ibn-Kâsim-ibn-Zeid (Abu-Abd-Allah), II, 516, 539.
Mohammed-ibn-abi-l-Kâsim (Abu-Abd-Allah), III, 736.
Mohammed-ibn-Khafâgia, 345, 347, 349, 350, 352, 353, 378, 390, 391.
Mohammed-ibn-Khorassân (Abu-Abd-Allah), II, 224, 225, 496.
Mohammed-ibn-Korhob, II, 52.
Mohammed-ibn-Mansûr, Sem’àni, II, 498, 499.
Mohammed-ibn.... v. Mawkifi.
Mohammed-ibn-Meimûn, III, 378.
Mohammed-ibn-Mekki-ibn-abi-d-Dsikr, III, 736.
Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Edrîs (Abu-Abd-Allah), v. Edrîsi.
Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Mohammed, soprannominato Fakhr-ed-din, III, 737.
Mohammed-ibn-abi-Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Zafer (Abu-Hascim), XLIV; III, 541, 714, 715, 716, 717, 718, 720, 721, 722, 723, 724, 725, 726, 727, 729, 730, 731, 733, 734, 735, 737.
Mohammed (Abu-Mohriz), 154, 255, 256, 259, 296.
Mohammed-ibn-Mokâtil, 145.
Mohammed-ibn-Mosallim, Mazari (Abu-Abd-Allah), II, 486; III, 735.
Mohammed-ibn-Obeid-Allah (Abu-l-Kàsim), soprannominato El-Kaimbiamr-illah, 235; II, 133, 135, 179, 180, 181, 188, 195, 196, 199, 200, 201, 202, 205, 234, 237; III, 260.
Mohammed Pacione, III, 206.
Mohammed-ibn-Rescîd, III, 414, 413, 472.
Mohammed-ibn-Sâbik (Abu-Bekr), II, 482, 494.
Mohammed-ibn-Sados (Abu-Abd-Allah), II, 512, 542.
Mohammed-ibn-Sahl (Abu-Bekr), detto Rozaik, II, 515, 537.
Mohammed-ibn-Sâlem, 299.
Mohammed-ibn-Sâlem, soprannominato Gemàl-ed-dîn, XXXVIII.
Mohammed-ibn-Sarcusi, II, 140, 146.
Mohammed Scîli, II, 493.
Mohammed-ibn-abi-Se àda, II, 453.
Mohammed-ibn-Sehnûn, 277.
Mohammed-ibn-Sindi, 302; II, 34.
Mohammed-ibn-Sirîn, 56.
Mohammed-ibn-Tûmert, detto il Mehdi, II, 485.
Mohammed-ibn-Ziadet-Allah, II, 58.
Mohibb-ed-dîn-ibn-Niggiâr, II, 491.
Mohl, XLVI.
Mohriz-ibn-Ziâd, III, 412.
Moisè, maestro, III, 868.
Moisè, III, 701.
Moisè, di Corene, 105.
Mokaddesi, v. Abu-Sciâma.
Mokanna, II, 112, 115.
Mokhalled-ibn-Keidâd (Abu-Iezîd), II, 196, 197, 198, 199, 200, 201, 202, 203, 205, 206, 207, 229, 237, 287.
Moktader-billah, califo abbasida, II, 149, 150.
Moktader-billah, principe di Saragozza, III, 375.
Moloch, 101.
Mombeilard (conte di), III, 199.
Mombrai (di) Ruggiero, III, 347.
Mo’mir, figliuolo di Rescîd, III, 411, 412, 413.
Mondsir, re di Hira, 76.
Mongitore, XXIX.
Monoteliti, 76, 77, 95, 96, 180.
Montano, schiavo di San Gregorio, 202.
Monti Vincenzo. III, 884.
Montpellier (conte di), III, 376.
Morgii, II, 99.
Mori o Mauri, 104, 106, 228; III, 40, 57, 58.
Moriella, III, 39, 270.
Moroleone, II, 251.
Morra, tribù arabica, II, 267.
Morso, XIII, XIV, XVII, XXIII, XXIV; III, 878.
Mortain (di) Pietro, III, 178.
Mortillaro, XV, XVI, XXIII, XXIV, XXV; 284, 321; II, 6, 456 segg.; III, 343, 812.
Mos’ab-ibn-Mohammed-ibn-abi-Forât (Abu-l-Arab), II, 524, 525, 543.
Moscerif-ibn-Râscid (Abu-l-Fadhl), II, 520, 544.
Moslim, il Tradizionista, II, 483.
Mostanîr-ibn-Habbâb, 172.
Mostanser-billah (Abu-Temîm), califo fatimita, II, 456.
Mostanser-billah, principe hafsita di Tunis (Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Iehia-ibn-Abd-el-Wâhid, soprannominato), XLIX; III, 631.
Mo’tamid-ibn-Abbâd, II, 524, 525, 527, 528, 529, 530, 535.
Mo’tasem, principe d’Almeria, II, 535.
Mo’tadhed-billah, califo abbasida, II, 58, 74, 75, 76.
Mo’tadhed-billah, di Siviglia, v. Abbâd-ibn-Mohammed.
Motazeliti, II, 98, 99, 105.
Motenebbi, II, 334, 365, 509, 512, 513, 535.
Mowahhidi, v. Almohadi.
Motewakkel, califo abbasida, XL; 327, 360.
Moura, LI.
Mowalled, spagnuoli, II, 371.
Mozaffer, II, 488.
Mukhlûf, III, 262.
Munch P. A., II, 383.
Muratori, XXVIII, XXIX, XLVII, LV.
Muriella, III, 39.
Musa-ibn-Giâfar, alida, II, 116.
Musa-ibn-Abd-Allah, II, 494.
Musa-ibn-Ahmed (Abu-Sa’îd) soprannominato Dhaif, II, 156, 157, 159, 160, 182, 190.
Musa-ibn-Asbagh, Morâdi, II, 496.
Musa-ibn-Kasim-el-K..r..di, III, 669.
Musa-ibn-Meimûn, detto Maimonide, III, 705.
Musa-ibn-Noseir, 122, 123, 124, 125, 131, 166, 167, 168, 169, 170, 178; II, 4.
Musa Santagat, III, 246.
Musetto e Mugeto, v. Mogêhid-ibn-Abd-Allah.
Mussufa, tribù berbera, III, 518.
Musulice, stratego, 416, 420.
Musulmani, XL, XLV, L, LIV; 52, 53, 54, 56, 59, 63, 64, 70, 73, 75, 78, 80, 81, 82, 87, 88, 89, 90, 92, 95, 96, 97, 98, 99, 101, 102, 129, 139; II, 41, 42, 48, 53, 61, 65, 67, 70, 71, 74, 75, 78, 81, 82, 85, 89, 91, 97, 98, 99, 100, 101, 102, 111, 117, 118, 119, 120, 144, 146, 149, 160, 161, 162, 163, 164, 165, 166, 167, 168, 169, 170, 171, 175, 180, 193, 205, 206, 213, 216, 217, 228, 229, 236, 238, 239, 240, 242, 245, 247, 248, 250, 251, 252, 253, 256, 257, 258, 259, 260, 261, 263, 264, 266, 268, 269, 271, 273, 276, 286, 290, 295, 299, 300, 301, 302, 305, 309, 310, 312, 314, 315, 316, 319, 322, 323, 327, 328, 330, 335, 336, 338, 339, 340, 341, 342, 347, 353, 364, 365, 367, 370, 371, 372, 377, 378, 382, 387, 388, 392, 393, 396, 397, 398, 399, 400, 401, 402, 404, 406, 407, 409, 412, 415, 417, 419, 422, 423, 427, 435, 436, 443, 445, 449, 450, 452, 455, 461, 477, 479, 484, 485, 492, 493, 494, 496, 505, 521, 527, 544, 545; III, 1, 2, 3, 4, 6, 7, 9, 12, 13, 14, 25, 28, 54, 55, 58, 60, 64, 65, 67, 68, 70, 71, 72, 73, 74, 80, 85, 86, 90, 91, 92, 93, 95, 97, 102, 105, 106, 109, 112, 113, 117, 121, 122, 125, 127, 129, 132, 135, 136, 147, 148, 149, 150, 152, 153, 154, 155, 156, 157, 159, 162, 163, 164, 167, 169, 170, 172, 176, 178, 180, 181, 182, 186, 187, 188, 189, 190, 194, 200, 208, 217, 218, 228, 236, 242, 248, 253, 254, 255, 256, 262, 265, 267, 269, 270, 281, 285, 291, 293, 297, 298, 300, 303, 305, 308, 318, 324, 329, 334, 335, 338, 345, 348, 349, 350, 358, 359, 360, 365, 367, 374, 377, 382, 383, 388, 392, 396, 400, 402, 409, 411, 416, 417, 418, 420, 424, 431, 434, 438, 442, 443, 446, 447, 464, 465, 468, 469, 472, 473, 477, 478, 482, 484, 485, 486, 487, 488, 498, 499, 500, 501, 505, 506, 508, 509, 510, 511, 520, 523, 528, 531, 532, 533, 534, 535, 536, 537, 538, 543, 546, 547, 550, 551, 553, 555, 557, 572, 573, 574, 575, 576, 577, 578, 579, 580, 583, 584, 585, 586, 587, 588, 591, 592, 593, 595, 597, 598, 602, 603, 606, 609, 613, 614, 616, 919, 925, 626, 628, 633, 638, 642, 644, 645, 646, 648, 654, 655, 668, 673, 681, 686, 689, 704, 711, 714, 715, 716, 722, 723, 729, 733, 734, 754, 767, 768, 778, 779, 780, 788, 790, 795, 796, 797, 799, 803, 816.
Musulmano Impero, II, 100, 105, 106, 108, 110, 118, 462.
Muzaito, III, 12, Musetto, v. Mogêhid.
Muzalone Giovanni, II, 153.
N
Nabatei, II, 447.
Nabili, III, 212.
Nahd, tribù arabica, II, 522.
Napoli (casato), III, 843, 849.
Napoli (duca di), III, 393.
Narbona (visconte di), III, 376.
Narducci Enrico, III, 884.
Nasar, 393, 413, 414, 415, 416, 422, 439, 516.
Nâsir, califo almohade, III, 622.
Nâsir-ed-dawla-ibn-Hamadân, II, 521.
Nasr-ibn-Ibrahim (Abu-l-Feth), II, 100.
Nasrûn-ibn-Fotûh-ibn-Hosein, Kherezi, II, 506.
Nazardino o Zefedino, III, 634.
Nazareni, III, 576.
Nefûsa, tribù berbera, II, 57.
Nefzâwa, tribù berbera, 156; III, 212.
Negri, 408; II, 32, 137, 168, 196, 217, 292, 351, 362, 385; III, 373, 447, 506.
Negro, v. Abu-Nottâr.
Nekkariti, II, 139, 197, 198, 200, 202, 287.
Nerone, 16.
Nessel (de) Daniele, 507.
Newâwi, XLIX.
Niccolò, ambasciatore bizantino, II, 279, 280, 313.
Niccolò, ammiraglio, III, 356.
Niccolò, camarlingo, III, 347.
Niccolò, figliuolo di Eugenio, ammiraglio, III, 353.
Niccolò, detto Farrâsc, III, 262.
Niccolò, di Filippo, III, 208.
Niccolò Logoteta, III, 262.
Niccolò, monaco, II, 219.
Niccolò I, papa, 500, 501.
Niccolò II, papa, III, 44, 47, 48, 49.
Niccolò, protonotario, III, 416.
Niccolò, di Vitale, III, 209.
Niceforo Callistio, 76.
Niceforo Foca, 424, 425, 440, 441, 461; II, 42.
Niceforo, governatore di Nauplia, II, 367.
Niceforo I. imp., 191; II, 403.
Niceforo (Foca) II, imp., II, 174, 253, 259, 260, 261, 262, 263, 268, 273, 278, 279, 280, 281, 310, 311, 312, 313, 322, 323.
Niceforo, maestro, II, 313.
Niceforo, patriarca, 497.
Niceforo, vescovo di Mileto, II, 264.
Niceta, 350.
Niceta Davidde, 420.
Niceta, eunuco, II, 279.
Niceta, moglie di Niccolò, figliuolo d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
Niceta Orifa (an. 871-880), 378, 379, 380, 413, 425, v. Orifa.
Niceta, patriarca, v. Ignazio, 498.
Niceta, patrizio di Sicilia, 190; II, 184.
Niceta, protospatario, II, 261, 264, 271, 272.
Niceta, da Tarso, 405.
Nicholson, XLI.
Nicodemo, arcivescovo di Palermo, II, 396, 402; III, 130, 131.
Nicola-ibn-Leo, III, 205.
Nicola Nomothetis, III, 205.
Nilo Doxopatro, III, 460, 461, 661.
Nilo, monaco, II, 391, 411, 444, 446.
Ninfa, madre di Giorgio, d’Antiochia, III, 255.
Nizâr, tribù arabica, II, 488.
Nizâmiti, II, 99.
No’man, re di Hira, III, 893.
Norandino, XLV, XLIX; III, 462, 505, 520, 522, 529, 718 a 721, 723, 764.
Nordbrikt, II, 384.
Normanni, II, 64, 193, 300, 301, 344, 372, 380, 382, 388, 389, 392, 394, 395, 396, 398, 399, 401, 402, 403, 416, 417, 421, 422, 428, 436, 451, 452, 458, 460, 488, 513, 524, 527; III, 12, 15, 16, 18, 19, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 33, 34, 35, 36, 38, 39, 41, 42, 43, 44, 45, 46, 48, 49, 52, 53, 54, 55, 56, 61, 62, 63, 64, 65, 68, 69, 73, 75, 77, 78, 79, 81, 83, 84, 86, 87, 90, 91, 93, 94, 96, 98, 99, 100, 104, 107, 108, 109, 110, 111, 113, 114, 115, 116, 118, 119, 120, 121, 122, 123, 124, 125, 127, 128, 129, 130, 133, 136, 145, 148, 149, 152, 155, 162, 163, 164, 165, 174, 177, 200, 207, 209, 213, 222, 233, 253, 254, 268, 276, 299, 309, 326, 327, 328, 335, 339, 341, 350, 367, 394, 398, 406, 414, 458, 517, 554, 656, 772, 780, 812, 821, 853, 854.
Normanni, dinastia di Sicilia, XXXI, L, LIV; 443; III, 298, 335, 381, 460, 867, 889.
Notari, casato, III, 205, 875.
Nowairi, XIV, XIX, XX, XXVII, LI.
Nûr-ed-dîn (Mahmûd-ibn-Zengui, soprannominato), v. Norandino.
Nûri, sufita, II, 480.
O
Obeid-Allah-ibn-Habâb, 172, 173.
Obeid-Allah, detto il Mehdi, primo califo fatimita, v. Sa’îd-ibn-Hosein, II, 118, 120, 132 a 139, 141 a 146, 150, 151, 154 a 156, 159, 160, 168, 170, 173, 174, 176, 179, 182, 183, 188, 225, 234, 237, 242, 456; III, 404.
’Obeida-ibn-Abd-er-Rahman, 135, 171 a 173.
Obeiditi, v. Fatimiti, II, 132.
Oca Filadelfo, II, 291.
Occidente (impero di), III, 5, 26, 40, 144.
Occimiano (marchesi di), III, 199.
Oddone, lombardo, III, 224, v. Odone e Otone.
Odenato, 31.
Odilone, abate di Cluny, III, 13.
Odin, II, 512; III, 15, 16, 18.
Odoacre, 11, 12; II, 90.
Odone, duca, II, 325.
Offamilio Bartolommeo, III, 568.
Offamilio Gualtiero, III, 256, 502, 503, 530, 531, 542, 545, 563.
’Okba-ibn-Heggiâg, 174
’Okba-ibn-Nafi’, 100, 113, 114, 116, 117, 123, 129, 137, 173.
Okley, 85.
Olaf, re di Norvegia, II, 384, 385, 386.
Olga, II, 385.
Olimpio, esarco, 78, 79, 84, 89, 90.
Oma-er-Rahman, II, 454.
Omar-ibn-Scio’aib-el-Belluti (Abu-Hafs), 162.
Omar il Grande, LII; 56, 57, 60, 62, 64, 65, 66, 67, 68, 70, 71, 79, 80, 81, 109, 134, 476, 477, 478; II, 17, 18, 26, 30, 105, 123, 279, 359, 360, 623, 645; III, 826, 855.
Omar-ibn-Abd-Allah (Abu-Hafs), II, 516, 536.
Omar-ibn-Abd-el-’Azîz, califo omeiade, III, 828.
Omar-ibn-Ali, da Siracusa, II, 511, v. Othman-ibn-Ali.
Omar-el-Bellûti (Abu-Hafs), 162, 163, 164.
Omar-ibn-Crisobolli, III, 206.
Omar-ibn-Fulfûl (Abu-Hafs), III, 423.
Omar-ibn-Hasan (Abu-Hafs), contemporaneo di re Ruggiero, III, 462, 758.
Omar-ibn-Hasan-ibn-Setabrîk (Abu-Hafs), II, 540.
Omar-ibn-Hasan (Abu-Hafs), spagnuolo, II, 523.
Omar-ibn-Hasan (Abu-Hafs), (Ibn-Kuni?), II, 498.
Omar-ibn-Hasan-ibn-Kûni (Abu-Hafs), II, 464, 511.
Omar-ibn-abi-l-Hasan-Hosein-el-Forriâni, III, 419, 469, 470, 472, 473.
Omar-ibn-Hosein-et-Tamîmi, III, 256.
Omar-ibn-Iehia-ibn-Abd-el-Wâhid (Abu-Hafs), principe hafsita di Tunis, III, 631.
Omar-ibn-Iebia-ibn-Mohammed (Abu-Hafs), ceppo della dinastia hafsita, III, 622.
Omar-ibn-Ieîsc, da Susa, II, 498, 521.
Omar-ibn-Khelef-ibn-Mekki (Abu-Hafs), XLIX; II, 509, 513, 514.
Omar-ibn-Madî-Karîb, 73.
Omar-ibn-Scio’aib (Abu-Hafs), II, 376, 377.
Omâra-ibn-abi-l-Hasan, III, 506, 507.
Omeia, v. Abu-s-Salt.
Omeiadi, 62, 65, 69, 71, 119, 136, 138, 139, 140, 141, 144, 159, 226, 229; II, 97, 99, 107, 200, 210, 219, 283, 355, 358; III, 5, 337, 446, 662, 883.
Omero, 42; III, 207.
Omoniza, 240.
Onorio, imperatore, 200, 211.
Onorio I, papa, 77.
Onorio II, papa, III, 392, 393, 395.
Onorio III, papa, III, 600, 603, 635.
Orazio, II, 519.
Oreste, eunuco, II, 365, 367, 377.
Oriente (impero di), II, 338; III, 36, 40, 144, 162.
Orifa (an. 825), 164, 242, 243, v. Hiceta Orifa.
Orlando Diego, III, 300.
Ormondo, v. Drengot.
Orsello, di Baliol, III, 98, 99.
Orseolo Pietro, doge di Venezia, II, 341, 377.
Orso, figliuolo di Radelchi, 361, 379.
Orso, vescovo di Girgenti, III, 593, 594.
Ostrogoti, 12.
Othman-ibn-Abd-er-Rahîm-ibn-Abder-Rezzâk-ibn-Gia’far-ibn-Bescrûn-ibn-Scebîb, III, 759.
Othman-ibn-Abd-er-Rahman, soprannominato Ibn-es-Susi, III, 751.
Othman-ibn-Affân, califo, 62, 69, 86, 87, 90, 109; II, 103, 453, 472, 473; III, 517.
Othman-ibn-Ali-ibn-Omar, da Siracusa (Abu-Amr), II, 476, 511, 542.
Othman-ibn-’Atik (Abu-Sa’îd), II, 535.
Othman, di Bari, 436.
Othman-ibn-Harrâr, II, 306.
Othman-ibn-Heggiâg (Abu-Omar), II, 489.
Othman-ibn-Jûsuf, Howari, III, 256.
Othman-ibn-Korhob, 295.
Othman-ibn-abi-Obeida, 172.
Othman, pellegrino, III, 236.
Otone o Oddone, capitano del conte Ruggiero, III, 156, 225.
Otone I, imperatore, II, 262, 263, 278, 311, 312, 321, 409; III, 199.
Otone II, imperatore, II, 308, 321, 322, 323, 324, 325, 326, 327, 328, 329, 344; III, 62.
Otone III, imperatore, II, 318, 338, 339; III, 47.
Otone IV, imperatore, III, 588, 589, 590, 800.
Otone, marchese aleramide, III, 199.
Ottomani, 264.
P
Pacione, cognome, III, 206, 875.
Pagani, 26; II, 442; 66, 101, 123, 131, 207, 574, 612.
Paladino, III, 635, v. Saladino e Malek-Adel.
Palata, 248, 258, 259, 266, 267, 268; II, 269.
Palear (de) Gualtiero, vescovo di Troja, III, 568, 569, 571, 572, 620.
Palermitani, II, 65, 66, 120, 121, 122, 124, 126, 130, 131, 140, 141, 142, 147, 158, 186, 190, 223, 306, III, 487, 793.
Palermo (arcivescovo di), III, 128, 137, 304, 474, 498, 502, 533, 543, 545, 565, 638, 641.
Palermo (Chiesa di), III, 238, 239, 247, 256, 275, 310, 312, 325, 328, 542, 565, 573, 588.
Palermo (clero di), III, 587.
Palermo (da) Giovanni, III, 692, 693, 694, 695.
Palermo (da) maestro Mosè, III, 697.
Palermo (da) Perrono, III, 628.
Palmer Riccardo, III, 217, 495, 502, 503, 531.
Panciroli Guido, III, 803.
Pandolfo Capo di ferro, II, 311.
Pandone, 360, 452.
Pandonolfo, 452, 455.
Panteisti, II, 98.
Paolo, diacono, 96, 99.
Paolo, ministro di Leone Isaurico, 217.
Paolo Orosio, II, 219; III, 659, 671.
Pari (corte de’) in Sicilia, III, 444.
Parti, 138.
Pasquale II, papa, III, 193.
Pasquale, stratego, II, 245.
Pasqualino Francesco, III, 203, 884, 885.
Paterini, III; 610.
Patricola Giuseppe, III, 794, 848, 856.
Patti (Chiesa di), III, 221, 305, 308, 338, 876.
Patti (di) Ansaldo, III, 57.
Patzinaci, 351; III, 434.
Pauliciani, 338, 440, 510, 511; II, 261, 392 394.
Pellegrino Cammillo, III, 46.
Pellissier et Rémusat, LVI.
Pepoli, di Trapani, III, 795.
Peranni Domenico, XXXV.
Perron, 152.
Pertz, XXVIII, XXIX.
Pharos, XLI.
Picingli Niccolò, II, 166.
Picone Giuseppe, III, 614, 884.
Pierio, 12.
Pier l’Eremita, III, 223.
Pietraszewschi, III, 450.
Pietro II, re d’Aragona, III, 583, 631.
Pietro, arcidiacono, III, 389.
Pietro, arcivescovo di Lipari, III, 276.
Pietro, diacono, 102; III, 76.
Pietro, eunuco, III, 481, 484, 489, 490, 493, 494, 495, 496, 497.
Pietro, gaito, III, 480, 481, 493 a 497.
Pietro, martire, 511.
Pietro, prete..., III, 256.
Pietro, siciliano, III, 697.
Pietro Siculo, vescovo degli Argivi, 507, 508, 509, 510, 511, 521.
Pietro, tesoriere della Chiesa di Palermo, III, 545.
Pietro il Venerabile, abate di Cluny, III, 414, 432, 440.
Pietro, vescovo di Tauriano, 231.
Pincinniaco (di) Guglielmo, III, 389.
Pipino, 182.
Pirro Rocco, XXIX; 18, 23, 28, 29.
Pisa (da) Adaleta, III, 796.
Pistona (da) Vitale, III, 288.
Pitittu, casato, III, 205, 875.
Pitrè, III, 887.
Platone, III, 703.
Plinio, 9, 10, 75, 199.
Plotino, 502; III, 90, 91, 92.
Plutarco, 199.
Pococke, 63, 108.
Poli, XXIV.
Police Andrea, III, 208.
Ponzone (marchesato di), III, 199.
Porco Guglielmo, III, 600, 601, 607.
Portirio, 17, 196; II, 438.
Potho, catapano, II, 346.
Power J., XXXV, XLI; II, 64.
Prassinachio, II, 214, 264, 405, 412.
Pratilli Francesco, XXIX.
Probo, filosofo, 17.
Probo, imperatore, 10.
Procopio, 75, 105, 106; III, 478.
Procopio, protovestiario, 439.
Procopio, vescovo di Taormina, II, 84.
Provenza (conte di), III, 584.
Provenzali, III, 13.
Pugliesi, II, 166; III, 31, 42, 116, 120, 145, 182, 347, 393, 543.
Putheolis (de) Ugo, III, 221.
Q
Quatremère Etienne, XXXVIII, XLII, XLIX, LI, LIV, LV; 142.
R
Radalgiso, II, 338.
Radelchi, 354, 357, 360, 361, 362, 363, 368, 369, 370, 372.
Rader, 499.
Rafi’-ibn-Makkân-ibn-Kâmil, III, 369, 370, 371, 372, 373, 411.
Râik, tradizionista, II, 481.
Raimondo, principe d’Antiochia, III, 433.
Raimondo III, conte di Barcellona, III, 388, 389, 390.
Raimondo, conte di Tolosa, III, 195.
Raimondo, oratore di Raimondo III, conte di Barcellona, III, 389.
Raimondo, vescovo, III, 594.
Rainolfo, conte d’Avellino, III, 776.
Rainolfo, v. Drengot.
Rainolfo, conte d’Aversa, III, 28, 29, 30, 277.
Rakamuwêih, II, 33, 65, 69.
Rampoldi, XIX, XX, XXI; 100, 119, 171, 346.
Ramun, di Michiken, III, 264.
Ranieri, di Manente, pisano, III, 579, 581.
Raoul, prete, III, 256.
Rascida, figliuola di Mo’ezz-li-dîn-illah, II, 448.
Rawendi, II, 112.
Raxdis (Rascîd), governatore di Messina, III, 56, 60.
Rayca, II, 345; III, 30.
Razi, III, 698.
Razionalisti, II, 98.
Read Thomas, XXXIX.
Reb’a, tribù arabica, III, 211.
Rebâb, tribù arabica, III, 829.
Rebî’ (Abu-Soleiman), II, 230.
Rebi’a, tribù arabica, 360; III, 211, 737.
Redhwân, II, 521.
Regiâ-ibn-Genâ, II, 211.
Regiâ-ibn-abi-l-Hasan-Ali-ibn-abi-l-Kasim-Abd-er-Rahman-ibn-Regiâ (Abu-l-Fadhl), III, 752.
Reginaldo, 374.
Reginone, 377.
Regiomontano, III, 658.
Reidân, II, 357.
Reinaud, XXXIII, XXXVIII, XL, XLI, XLII, XLIV, XLVI, XLVII, XLVIII, XLIX, L, LI; III, 202.
Reiske, XXXVIII, LI, LV.
Reland Adriano, II, 453.
Renan, III, 858.
Renaudot, IX; III, 681.
Rendacium, v. Sisinnio.
Rendasc, II, 184.
Rendâsci, 351.
Renò (Reinault?), canonico, III, 291.
Repostel Guglielmo, III, 25.
Rescîd-ibn-Mo’tamid-ibn-’Abbâd, II, 528.
Rescîd, schiavo d’Ibrahim, II, 53.
Rescîd, signore di Kàbes, III, 411.
Rhentacios, 351.
Riâh, tribù arabica, III, 384.
Ribbah-ibn-Ia’kûb-ibn-Fezara, 330, 331, 343, 353, 385, 390; II, 140.
Riccardo, conte d’Aversa, III, 43, 45, 49, 53.
Riccardo, conte di Caserta, III, 619.
Riccardo, conte di Molise, III, 502.
Riccardo Cuor di Leone, III, 529, 546, 549, 802.
Riccardo I, duca di Normandia, III, 39.
Riccardo II, duca di Normandia, II, 413; III, 26.
Riccardo, gaito, III, 263, 500, 501, 502.
Riccardo, principe di Capua, II, 23, 47, 116, 122, 123, 142, 143, 144, 146, 186.
Richar, II, 325.
Ricimero, 11.
Ricon (?), gaito, III, 263.
Righa, tribù berbera, III, 211.
Righi, III, 211.
Robaldo, III, 288.
Robertino, III, 692.
Roberto, abate del Monte di San Michele, III, 428.
Roberto, arcivescovo di Messina, III, 317, 346.
Roberto, conte di Clermont, III, 195.
Roberto, duca di Normandia, III, 13, 25.
Roberto, figliuolo del duca di Borgogna, III, 347.
Roberto Guiscardo, II, 349, 386, 397, 412, 416; III, 21, 22, 23, 27, 38, 42, 43, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54, 55, 57, 59, 60, 62, 63, 65, 67, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 76, 77, 78, 79, 87, 88, 89, 102, 104, 105, 106, 107, 108, 112, 114, 115, 116, 117, 120, 121, 122, 123, 124, 125, 126, 127, 128, 129, 130, 131, 133, 134, 136, 138, 139, 140, 141, 142, 143, 144, 146, 147, 148, 150, 158, 160, 161, 162, 163, 164, 165, 182, 183, 184, 191, 196, 207, 214, 265, 266, 271, 273, 274, 298, 299, 300, 301, 302, 303, 326, 331, 335, 338, 339, 342, 350, 352, 358, 396, 451, 813, 864.
Roberto, vescovo di Traina, III, 192, 193.
Roberto, vescovo di Tricarico, II, 407.
Roctè (?) Giovanni, III, 288.
Rodeina, II, 336.
Rodofilo, II, 89.
Rodolfo, v. Drengot, III, 25, 26.
Rodolfo, conte d’Ivry, III, 20.
Rodolfo Glabro, III, 12.
Rodrigo, 476.
Roll, III, 17, 18, 53, 213.
Roma (corte e Chiesa di), 15, 19, 21, 22, 29, 77, 84, 91, 95, 96, 179, 183, 192, 197, 202, 218, 221, 444, 485, 498, 500, 502, 515, 518; II, 402; III, 11, 45, 46, 48, 49, 192, 193, 205, 207, 217, 274, 304, 348, 389, 394, 395, 430, 432, 468, 549, 569, 570, 574, 595, 701, 816.
Roma (da) Paolo, arcivescovo di Morreale III, 797
Romani, 39, 76, 78, 87, 96, 104, 118, 206, 417; II, 165, 203, 204, 264, 321, 328, 329, 348, 337, 443; III, 58, 145, 393, 431, 468, 550, 566, 593, 746.
Romano I, imperatore (Lecapeno), II, 153, 154, 174, 175, 184, 219.
Romano II, imperatore, II, 259.
Romano III, imperatore (Argirio), II, 366, 367, 379.
Romualdo, arcivescovo di Salerno, III, 438, 440, 466, 481, 495, 502, 503, 558, 560, 842, 849.
Romualdo, principe di Salerno, II, 338.
Rostemidi, 130.
Rotrou (di) Stefano, dei conti di Perche, III, 224, 497, 498, 499, 500, 501, 503, 540, 542.
Rouen (arcivescovodi), III, 49, 217, 559.
Rouen (da) Stefano, vescovo di Mazara, III, 307.
Rozaik, II, 515, v. Mohammed-ibn-Sahl.
Rousseau Alphonse, XXXIV, XXXVIII, XXXIX, XLV, L, LV; II, 429.
Ruffo, casato, III, 221.
Ruffo Giordano, III, 697.
Ruffo Guglielmo, III, 288.
Ruffo, marchese, XXXV.
Ruggiero, di Amalfi, III, 863.
Ruggiero, conte di Geraci, III, 502.
Ruggiero I, conte di Sicilia, XXXIX, XLVII; 236, 417, 469: II, 383, 396, 397, 401, 403, 404, 450, 552; III, 23, 44, 45, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54, 57, 58, 59, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 67, 68, 69, 70, 71, 72, 73, 75, 78, 79, 82, 83, 84, 85, 87, 88, 89, 90, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 97, 98, 99, 100, 101, 103, 104, 105, 106, 111, 112, 113, 114, 115, 116, 117, 119, 120, 124, 125, 126, 127, 128, 130, 131, 133, 134, 136, 139, 140, 146, 147, 148, 149, 150, 151, 152, 153, 154, 156, 158, 159, 160, 161, 162, 163, 164, 165, 166, 167, 168, 174, 175, 176, 177, 178, 179, 180, 182, 183, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 190, 191, 192, 193, 194, 195, 196, 201, 207, 214, 217, 218, 225, 229, 230, 233, 236, 238, 241, 245, 247, 254, 255, 257, 258, 261, 266, 267, 269, 271, 272, 273, 274, 275, 276, 277, 284, 291, 298, 300, 301, 302, 303, 304, 305, 306, 307, 309, 310, 311, 312, 313, 315, 324, 326, 327, 329, 331, 332, 333, 334, 335, 339, 340, 343, 345, 348, 349, 350, 351, 352, 353, 358, 368, 396, 446, 451, 485, 540, 621, 662, 794, 806, 813, 820, 821, 841, 848, 871.
Ruggiero I, duca di Puglia, III, 22, 146, 165, 178, 183, 184, 185, 186, 187, 239, 271, 272, 274, 343, 813.
Ruggiero, figliuolo di Guglielmo I, di Sicilia, III, 485.
Ruggiero Guiscardo, personaggio supposto, II, 412.
Ruggiero Nanainà, II, 416.
Ruggiero, re di Sicilia, XXXIX, XLI, XLIII, XLV, XLVII, L, LIII; 236, 466, 469, 470, 488, 492, 494; II, 414, 429, 445; III. 48, 58, 153, 190, 195, 196, 198, 200, 215, 223, 226, 228, 234, 252, 255, 262, 267, 275, 276, 277, 284, 290, 294, 295, 296, 308, 309, 314, 323, 326, 332, 333, 339, 343, 344, 345, 346, 348, 350, 351, 359, 360, 362, 363, 364, 365, 366, 368, 369, 370, 371, 372, 373, 376, 378, 379, 380, 381, 383, 387, 388, 389, 390, 391, 392, 393, 394, 395, 396, 397, 398, 399, 400, 402, 403, 404, 405, 406, 411, 412, 413, 414, 415, 417, 420, 421, 422, 423, 424, 425, 426, 428, 430, 431, 432, 433, 434, 433, 437, 438, 439, 440, 441, 442, 443, 444, 445, 446, 447, 448, 449, 450, 451, 452, 453, 454, 456, 458, 459, 460, 461, 462, 463, 464, 465, 468, 474, 491, 493, 494, 504, 552, 557, 621, 655, 657, 660, 661, 662, 663, 665, 669, 670, 673, 677, 678, 679, 680, 681, 682, 684, 685, 689, 691, 693, 699, 700, 719, 746, 752, 754, 755, 758, 759, 760, 762, 769, 771, 772, 773, 775, 778, 780, 781, 784, 786, 787, 798, 799, 801, 805, 806, 808, 811, 813, 814, 818, 819, 841, 842, 846, 848, 849, 855, 888.
Ruggiero Schiavo, III, 223, 226, 448.
Ruggiero, di Traina, III, 290, 291.
Ruggiero, vescovo di Siracusa, III, 307.
Rûm, 86, 104, 206, 247, 329; II, 73, 194, 242, 251, 269, 273, 310, 362, 439, 501, 532; III, 6, 218, 325, 366, 367, 382, 386, 418, 472, 490, 830, 860.
Rûm-Afarika, II, 6.
Rumâniùn, III, 366.
Ruzabeh, III, 826.
Ruzaik-ibn-Abd-Allah, II, 541.
S
Saba, 359.
Sabatier Francesco, III, 861.
Sabato, III, 209.
Sabbatio, 491.
Sabbioneta (da) Gerardo, III, 695.
Sâber, v. Sareb, II, 179.
Sabii, III, 703, 764.
Saccano Iacopo, III, 57.
Sa’d, tribù arabica, II, 33; III, 766.
Sa’d-ibn-abi-Wakkâs, 60.
Sa’d-ibn-Zeid-Monat, tribù, II, 505.
Sadr-ed-dîn, Kunewi, II, 493.
Safadino, v. Malek-Adel.
Safi, capitano, II, 341.
Sahl-ibn-Mohammed, Segestani (Abu-Hâtim), xxv.
Sa’îd-ibn..., II, 299.
Sa’îd-ibn-Heddâd, II, 217.
Sa’îd-ibn-Fethûn-ibn-Mokram, da Cordova, II, 472.
Sa’îd-ibn-Jûsuf, da Calatayud, II, 481.
Sa’îd-ibn-Hosein, v. Obeid-Allah, II, 118, 120, 132.
Sa’îd-ibn-Othman, II, 222, 225.
Sâih, XLVI.
Sâin, v. Saber e Sareb, II, 176, 177, 178, 179.
Sakhr, tribù arabica, III, 384.
Saklab, II, 433.
Saladino, XLV, XLVI, XLVII, XLVIII, XLIX, LI; 267, 396; II, 240; III, 264, 412, 505, 506, 507, 508, 509, 510, 511, 512, 513, 515, 519, 521, 522, 523, 524, 526, 527, 528, 529, 530, 536, 634, 637, 638, 649.
Sâlem, 340.
Sâlem-ibn-Ased-ibn-Râscid-el-Kenâni (Kotami?), II, 160, 170, 181, 182, 183, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 191, 195, 204.
Sâlem-ibn-Râscid, v. Sâlem-ibn-Ased, ec., II, 160.
Salinas Antonio, III, 129, 795, 856.
Salisbury (da) Giovanni, III, 496.
Salomone, 125.
Salomone Marino, III, 887.
Sallustio, 105.
Sambucino (abate di), III, 574.
Sammartino (duca di), XXXV.
Samuele, maestro, III, 868.
Samuele-ibn-Tibbon, III, 706.
Sanâb o Sebâb, II, 362.
Sant’Adriano (cardinale di), III, 571.
Sant’Agatone, 29.
Sant’Agrippina, 279.
Sant’Agrippino, II, 253.
Sant’Ambrogio, II, 389.
Sant’Anseimo, arcivescovo di Canterbury, III, 187, 188.
Sant’Antonio, siciliano, II, 409.
Sant’Antonio, eremita, II, 317.
San Bartolommeo, 356, 503.
San Benedetto, 101, 366.
San Bernardo, III, 395, 413, 432.
San Brandano, III, 679.
Sant’Elia, da Castrogiovanni, II, 70, 80, 81, 96, 441.
Sant’Elia, da Reggio, II, 410.
San Fantino, 230, 231.
San Filareto, 293, 487, 490.
San Filippo, 45.
San Gennaro, II, 253.
San Gerlando, III, 210, 339.
San Geronimo, 75.
San Giacomo, vescovo, 220.
San Giorgio, II, 385; III, 99.
San Giorgio (principe di), v. Spinelli Domenico, III, 812.
San Giovanni Damasceno, 177.
San Giovanni Therista, II, 346, 412.
San Giuseppe Innografo, 30, 219, 221, 231, 502, 503, 505, 521.
San Gregorio, 12, 18, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 85, 196, 202, 203, 204, 205, 207, 291, 293, 482, 520; II, 403, 433, 490.
Sanhâgia, Senhâgia e Sinhâgia, tribù berbera, VIII, XXX; II, 36, 202, 287, 288, 355, 358; III, 92, 373, 478.
Sant’Ignazio, patriarca di Costantinopoli, 420; II, 385.
Sant’Ilarione, II, 317.
San Leoluca, 519.
San Leone, di Ravenna, 218, 219, 220.
San Luca, 492, II, 92.
San Luca, di Demona, II, 346, 403, 407, 408, 409, 410, 412.
San Marciano, 15, 16.
San Massimo, 91, 96.
San Niccolò, di Bari, III, 812.
San Niceforo, vescovo, II, 213, 214.
San Nilo il Giovane, II, 313, 317, 318, 319, 320, 321, 346.
Santa Oliva, 520.
San Pancrazio, 15, 18, 493; II, 80.
San Pantaleone, 494.
San Paolo, 15, 16; II, 167.
San Pietro, 15; II, 90, 95, 167.
San Placido, 101, 103.
San Procopio, vescovo di Taormina, 520; II, 59, 402.
San Quintino (Giulio, dei conti di), III, 197.
San Ranieri, III, 796.
San Saba, abate, II, 410; III, 258.
Sari Severino, II, 91, 92, 95.
San Simeone, II, 412, 413.
San Teodoro, siciliano, III, 409.
San Teodoro (cardinale di), III, 571.
San Vitale, di Castronovo, II, 403, 406, 407, 412.
Sant’Agata, 17, 508.
Santa Lucia, 17; II, 391.
Santa Lucia (abate di), III, 309.
Santa Ninfa, 17.
Santa Venera, da Gala, 520.
Saluti Pietro, II, 205, 875.
Sara, 75.
Saraceni, 75, 76, 84, 85; II, 87, 88, 153, 165, 170, 171, 181, 215, 312, 319, 321, 322, 328, 329, 338, 342, 343, 385, 408; III, 2, 8, 13, 41, 58, 65, 83, 102, 105, 108, 120, 123, 132, 138, 142, 145, 159, 184, 185, 186, 192, 194, 206, 251, 264, 266, 296, 321, 326, 344, 368, 388, 389, 397, 398, 489, 498, 530, 538, 543, 545, 574, 575, 577, 580, 585, 586, 587, 588, 592, 593, 594, 595, 596, 601, 602, 603, 604, 607, 609, 611, 612, 613, 614, 616, 618, 620, 632, 641, 688, 712, 713, 788, 792, 870, 891.
Sardegna (giudici di), III, 7.
Sâreb, v. Sâin e Saber, II, 179.
Sassanidi, 40, 76, 142; II, 109, 110; III, 732, 825, 837.
Sassoni, II, 322, 372; III, 40.
Sato (Sa’îd?), II, 342.
Saudan (sultano), 436.
Savoia (casa di), III, 803.
Savonarola, II, 485.
Scaldi, II, 380.
Scandinavi, II, 380; III, 15, 16, 17, 20.
Sceaboddino, v. Abmed-ibn-Iehia.
Scedîd, III, 572.
Scehâb-ed-dîn-ibn-Abi-l-Damm, LIII.
Scehâb-ed-din ’Omari, v. Ahmed-ibn-Iehia.
Sceikh-ed-dawla, v. Abd-er-Rahman-ibn-Lûlû.
Scekr, detto il Siciliano, II, 228.
Scems-ed-dîn, da Ormeia, III, 641.
Scerf-ed-dawla, 359.
Scerf-ed-dîn-Ahmed, Zenkeluni, XXVI.
Scherif-Elidris, v. Edrîsi.
Schiavi, 4, 5, 10, 28.
Schiavo Domenico, XLIV; III, 286.
Schiavoni, 380; II, 88, 129, 158, 169, 297, 298, 299, 362.
Scolaro, prete, II, 400; III, 234, 257, 258, 338, 656.
Schultens, XLVIII.
Sciabtai Donolo, II, 319.
Sciafe’i, 474; II, 507.
Sciahuan, III, 368, 371.
Sciami, III, 211.
Scî’i, v. Sciiti.
Sciiti o Scî’i, II, 102, 105, 108, 115, 119, 124, 125, 128, 131, 136, 359, 360, 361; III, 719.
Scilitze, VIII.
Scinà Domenico, XII, LI; 15.
Scipione, 60; II, 80.
Sclavi, II, 174, v. Slavi.
Scorso, 488, 489.
Scoto Michele, III, 696, 697, 707.
Scrofani Saverio, XV.
Sedicto (Siddik?), gaito, III, 263, 500.
Sédillot, 57.
Seduikisc, tribù berbera, III, 495.
Sefedi, lii; 154; III, 699.
Sefetiti, II, 99.
Sehnûn, v. Abd-es-Selâm-ibn-Sa’îd.
Sehnûn-ibn-Kâdim, 264.
Seif-ed-dawla, della dinastia di Hamadan, II, 365.
Seif-ed-dawla, v. Jûsuf-abu-l-Fotûh
Seif-el-islam, principe aiubita, III, 264.
Sekhawi, XXXVII.
Selâh-ed-din, di Arbela, III, 641, 642.
Seleuro, 8.
Sema’ûn?, 404.
Sementari, II, 482, 490, 491, 493.
Semiti, II, 496.
Semnoen v. Sema’ûn, 403.
Semoul (di) Gualtiero, III, 105.
Seneca, 199.
Senhâgi, XXXVIII, XLI.
Senhâgia, v. Sanhâgia.
Serbi, II, 169.
Sergio, da Castronovo, II, 406.
Sergio, consolare, 213.
Sergio, console di Napoli, 364.
Sergio, duca di Napoli, 448, 450.
Sergio, monaco, 505, 521.
Sergio, papa, 29, 195.
Sergio, patrizio di Sicilia, 213, 217, 250.
Serlone, III, 64, 95, 98, 99, 101, 133, 134, 135, 136, 300.
Serradifalco (duca di), XXXIV, XLIII; III, 819.
Serrâg-ibn-Ahmed-ibn-Regiâ (Abu-d-Dhaw), III, 752, 753.
Settimello (da) Arrigo, III, 700.
Sewâda, II, 56.
Sewâda-ibn-Mohammed-ibn-Khafagia, 423, 424, 425, 428.
Sibilla Eritrea, XXX; III, 460, 461, 660.
Sibilla, regina, III, 559, 560.
Sicani, II, 31.
Sicardi, vescovo di Cremona, III, 352.
Sicardo, 312, 354, 355, 357.
Sichaimo, v. Soheim, 456.
Sichelgaita, III, 146.
Sicilia (di) Giovanni, III, 690, 691, 693.
Siciliani a Damasco, 84.
Siciliani, appellazione di coloni musulmani, 429.
Siconolfo, 354, 357, 360, 361, 362, 369, 370.
Siculi, 194, 196.
Sid-es-Sarkusi, soprannominato Ibn-es-Susi, III, 213.
Sifanto, III, 526.
Sifriti, 127, 133; II, 287.
Sikilli, casato, III, 212.
Silefi, tradizionista, II, 476, 489.
Silvestro II, papa, III, 3.
Silvestro, conte di Marsico, III, 784.
Silvia, 23.
Simeone, re dei Bulgari, II, 173, 174.
Simmaco, 12.
Simone, maestro, 242, 243, 249.
Simone, figliuolo d’Arrigo, dei marchesi Aleramidi, III, 226, 488.
Simone, figliuolo del conte Ruggiero, III, 183, 195, 345, 346, 347, 806.
Simsàm-ed-dawla, v. Hasan-ibn-Jûsuf.
Sinagia, v. Sanhâgia.
Sinan, detto il Vecchio della Montagna, III, 649.
Sind-ed-dawla, v. Abu-l-Fotûh-ibn-Bodeir.
Sinhagia, v. Sanhâgia.
Sinimmar, III, 825.
Siracusa (Leopoldo, conte di), XXXIV, XXXV, XLIII; II, 522.
Siracusa (vescovo di), III, 304, 574.
Sicelioli, 196.
Sisinnio, 350; II, 184.
Sisto V, papa, 101, 103.
Sittelkiul, figlia del Kaid-Se’ûd, III, 256.
Slavi, II, 50, 169, 170, 176, 177, 179, 199, 217, 218, 292, 366; III, 15, 157.
Smagardo, II, 340, 342; III, 25.
So’àd. III, 758, 759.
Società Orientale di Germania, XXII.
Socrate, 509; III, 703.
Socrate, legato bizantino, II, 253.
Sofian-ibu-Sewàda, 340, 427.
Sofronio, 403.
Soheim?, 456.
Soiûti, XXVI, XXXVII, LV; III, 716.
Soleim, tribù arabica, 135; II, 547.
Soleiman-ibn-Afia, 288.
Soleiman-ibn-Amran, 230, 260.
Soleiman(Abu-Dàwûd), II, 479.
Soleiman-ibn-Hasan, II, 116.
Soleiman, Kurdi, II, 484.
Soleiman-ibn-Iehia-ibn-Othmàn-ibn-Abi-Duma, II, 487.
Soleiman-ibn-Mohammed, da Trapani, II, 535.
Solimano, califo omeiade, 125; II, 28.
Sordavalle (di) Guglielmo, III, 221.
Sordavalle (di) Roberto, III, 162, 221.
Sordavalle (di) Sansone, III, 389.
Soret, XXIV.
Soweika (fazione della), III, 429.
Spedalieri, frati. III, 646.
Spelecte (Sant’Elia, di Reggio), v. Sant’Elia.
Spinelli Domenico, XVII, XXIV; III, 343, 344, 812 a 815.
Spinola Niccolò, III, 357, 359, 629, 632.
Spinola Oberto, III, 379.
Spoto, barone. III, 605.
Sprenger, XL.
Springer, III, 858, 862, 879.
Stabile Mariano, XXXV.
Stefano, ammiraglio greco, II, 379, 391, 392, 393.
Stefano, ammiraglio, figliuolo di Majone, III, 356.
Stefano Aniciese, 102.
Stefano Bizantino, 9.
Stefano, consolare, 213.
Stefano, dei conti di Perche, III, 215, 216, 493.
Stefano, figliuolo di Niccolò, d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
Stefano, fratello di Majone, III, 356, 480.
Stefano Massenzio, 440.
Stefano IV, papa, 29.
Stefano V, papa, 517.
Stefano IX, papa, III, 45.
Stefano, patrizio, II, 366.
Stefano, di Siria, II, 218.
Stefano, vescovo, II, 90.
Steinschneider, III, 706.
Stesicoro, III, 542.
Strabone, 7, 8, 9; III, 684.
Strambo, cognome, III, 206, 875.
Strato, cognome, III, 221.
Struppa Salvatore, III, 816.
Subula, casato, III, 205.
Sufiti, II, 492, 536.
Sultano, supposto nome proprio, 359, 360.
Sultano o Soldano di Bari, v. Moferreg-ibn-Sàlem, 372, 380, 382, 383, 436.
Sultano di Sicilia, II, 233, 240.
Sunniti, II, 98, 108, 131, 136; II, 719, 727.
Svevi (dinastia), XXXI; II, 300; III, 406, 530, 889.
Symeon, magister, 164.
T
Tabat, abate, III, 246.
Tabari, XXXIX, XLI; 60.
Tacito, 73; III, 557.
Tafuri Michele, II, 459; III, 344.
Tag-ed-dawla, v. Gia’far-ibn-Jûsuf.
Tag-ed-dîn, Abu-Abd-Allah-es-Singiàri, III, 734.
Tag-ed-dîn, el-Kendi, III, 730.
Taghleb, tribù arabica II, 511.
Tàher-ibn-Mohammed-ibn-Rokbâni, II, 511, 342
Taheriti, dinastia, II, 4.
Taki-ed-dîn, III, 698.
Tamerlano, LIII.
Tarmîm, v. Temîm.
Tancredi, conte di Lecce, III, 509.
Tancredi, conte di Siracusa, II, 396.
Tancredi, di Hauteville, III, 38, 39, 42, 45, 49, 112, 451, 813, 814, 815.
Tancredi, re di Sicilia, III, 342, 503, 521, 531, 544, 546, 548, 550, 555, 558, 560, 562, 566, 568, 592, 594, 802.
Tantawi, XLVI.
Taormina (di) Timeo, III, 671.
Taranto (arcivescovo di), III, 579.
Tardia, X, XVII, XLIV; III, 203.
Tarik, 125.
Tâwâli, 429.
Teaîd-ed-dawla, v. Ahmed-ibn-Jûsuf, II, 364.
Tedeschi, 247, 248, 282; II, 322, 348; III, 43, 46, 298, 413, 543, 544, 548, 552, 557, 558, 563, 564, 567.
Teja, martire, 15.
Telemsen (re di), III, 379.
Telese (abate di), III, 347, 440.
Temîm-ibn-Mo’ezz-ibn-Badîs, principe Zirita, XXXVIII; II, 92, 93; III, 92, 93, 94, 109, 110, 136, 150, 158, 167, 168, 169, 170, 172, 173, 189, 361, 362, 366, 368.
Temîm (tribù di), II, 480, 488, 504, 505, 506; III, 211, 409.
Temistocle, II, 272.
Temmâm, 145.
Templari, III, 645, 646.
Teobaldo, priore di Crepy, III, 498.
Teocrito, II, 542.
Teoctisto, 190, 193.
Teodicio, figliuolo d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
Teodora, 492.
Teodora, di Roma, II, 160.
Teodora, imperatrice, 315, 338, 498, 510.
Teodorico, 12, 211.
Teodoro, ammiraglio, figliuolo di Niccolò, d’Eugenio, ammiraglio, III, 353, 356.
Teodoro, consigliere in Roma, 203.
Teodoro, consolare, 213.
Teodoro Crethino, 298.
Teodoro, filosofo, III, 692, 693, 694, 695.
Teodoro, spatario e cartulario, 213.
Teodoro, patrizio, 180, 188, 189.
Teodosio, 17, 200.
Teodosio, monaco, 394, 398, 401, 403, 404, 405, 406, 408, 409, 521; II, 32.
Teodosio, patrizio, 357.
Teodoto, 185, 188, 248, 282, 283, 285, 288, 289, 290.
Teofane, abate, 29.
Teofane Cerameo, 486, 487, 488, 489, 490, 491, 493, 495, 496, 503, 521; II, 439.
Teofane, discepolo di San Giuseppe Innografo, 505.
Teofane, istorico, 21, 84, 86, 91, 93, 96, 98, 121, 223.
Teofania, imperatrice, moglie di Ottone II, II, 326, 327.
Teofano, principessa greca, II, 311, 312.
Teofilatto, 462.
Teofilo, imperatore, 220, 291, 297, 298, 315, 357, 492, 494, 497, 498, 503, 505.
Teofilo, prefetto imperiale, 213, 287, 288.
Teognosto, 241, 242, 244.
Teopisto, 229.
Tessaracontarii, 164.
Thâbit il Siciliano, II, 487.
Tharec, 170, v. Tarik.
Thâbit-ibn-Hathîm, 172.
Thedibia, II, 408.
Thelgi, II, 111.
Thierry, vescovo di Metz, II, 326.
Thiket-ed-dawla, II, 332, 336, v. Jûsuf-ibn-Abd-Allah.
Tiberio, 9.
Tiberio II, imperatore, 121.
Tiberio, usurpatore, 217.
Tigiani, XXVII, l.
Togibiti, II, 472.
Tolomeo, XXX; 9, 10, 75; II, 432, 433, 437, 469; III, 178, 657, 658, 669, 670, 671, 679, 707.
Tolunidi, II, 4, 50, 76, 77; III, 847.
Tommaso, schiavo di San Gregorio, 202.
Tommaso, conte d’Acerra, III, 641.
Tommaso, di Cappadocia, 164, 193, 240, 242, 250.
Tommaso, conte di Savoia, III, 810.
Tonûkh, tribù arabica, II, 220, 335.
Torceto (de) Rogerius Acquinus, III, 221, 223.
Tornberg, XLVII, L, LI, LIII.
Toscana (marchese di), II, 2.
Toscana (granduchi di), III, 681, 682.
Traina (vescovo e Chiesa di), III, 341, 349, 353.
Traina Antonino, III, 884, 887.
Traina (da) Viviano, III, 288.
Traci (di) Pietro, III, 116.
Trani (conte di), III, 123.
Trasimondo, marchese di Spoleto, II, 312.
Tribellio Pollione, 10.
Tricari Basilio, III, 281.
Troia (vescovo di), III, 582.
Trostaino, III, 29.
Troysi, XXXV.
Tunis (re di), III, 630.
Tûra, supposto re di Taormina, II, 439.
Turan-Sciah, fratello di Saladino, III, 506.
Turchi, 123; II, 371, 462; III, 282, 506.
Turcopoli, III, 508.
Turungi, III, 212.
Tusculani, III, 550, 558.
Tychsen, X, XXIV; 283, 296, 321; II, 6; III, 342.
U
Ugo I, re di Cipro, III, 643.
Ula, III, 258.
Ulf-Ospaksson, II, 386.
Umberto, di Savoia, III, 199.
Umberto, monaco, III, 402.
Unfredo, conte di Puglia, III, 38, 39, 40, 43, 45, 46, 47, 48, 142.
Unfredo, signore di Thoron, III, 643.
Unger Fr. W., III, 862, 879.
Ungheri, II, 161.
Unitarii, II, 98; III, 626, 627.
Urbano II, II, 414; III, 22, 177, 185, 187, 191, 192, 193, 194, 274, 304, 305, 306, 567.
Urdin, tribù berbera, III, 212.
Ursperg (abate di), III, 523.
V
Vadiperto, II, 325.
Valentino, imperatore, 210.
Vallachi, II, 365.
Vandali, 11, 104, 121, 519, 520; II, 357, 365.
Varangi, II, 365, 380, 383, 384, 385, 386; III, 34.
Vasto (marchesi del), III, 199.
Vecchio della Montagna, III, 647, 648, 649, v. Sinan.
Vella, abate, X, XXXVIII, LI; 284, 297; III, 202, 342.
Venere Ericina, 17.
Venezia (congresso di), III, 504.
Veneziani, II, 169, 341; III, 144, 172, 260, 434, 513, 522, 625, 629, 774.
Venuti Vincenzo, III, 176.
Vernese Lorenzo, III, 376.
Verre, 7.
Vico Giovan Battista, LIV; II, 270.
Vigo Leonardo, III, 878, 887.
Vigo Salvatore, XXXV.
Vinisauf, III, 107.
Virgilio, III, 461.
Visconti Pietro, III, 677.
Visigoti, III, 852.
Vitale Odorico, III, 85.
Vitaliano, papa, 102.
Vittore III, papa, III, 169.
Vlatto, arcivescovo, II, 320.
Vulcano, catapano, II, 366.
W
Waldemaro, re di Danimarca, III, 603.
Wahabiti, III, 626, 627.
Wakîdi (falso), XLV; 84 e segg.
Waldeck (conti di), II, 328.
Walîd I, califo omeiade, II, 110; III, 824, 828, 829, 830, 832, 840.
Walla, 227.
Waring, III, 845.
Wasâmâ, II, 191.
Wâsil (Abu-Sari), II, 226.
Weil, XXXIV, XLI; III, 4.
Welf, duca, III, 431.
Wenrich, XII, XVIII, XIX, XXVIII, XXX, XLI, XLVIII, LIII; 90, 100, 233; III, 884.
Werner, abate di Fulda, II, 325.
Werrû, tribù berbera, III, 212.
Wezdâgia, tribù berbera, II, 36.
Weberto, arcidiacono di Toul, III, 44.
Wiccardo, famigliare, III, 792.
Wilmans Ruggiero, III, 22.
Witiza, 476.
Wright William, XXXIV, XLVI, LV.
Wuezdâgia, tribù berbera, II, 52.
Wüstenfeld Ferdinando, XLVI, XLIX, L.
Wüstenfeld Teodoro, III, 197, 224, 227.
X
Ximenes, cardinale, VI.
Z
Zaccaria, condottiero, II, 313.
Zaccaria, papa, II, 169.
Zaccaria, vescovo, 499.
Zàhir, v. Daher.
Zakaria (Abu-Iehia), emir hafsita, L.
Zanetti, XXVIII.
Zefedino, v. Nazardino.
Zegawa, tribù berbera, III, 211.
Zeid, liberto di Maometto, 55.
Zeid, tribù arabica, III, 384.
Zeidân, II, 357.
Zeinab-bent-Abd-Allah-Ansari, III, 256, 325.
Zenata, tribù berbera, 36, 39, 198; II, 287, 293, 355, 358; III, 92, 211.
Zengui, padre di Norandino, III, 408, 462.
Zenobia, 31.
Zerkesci, LV.
Ziâd..., III, 827, 855.
Ziâd-ibn-Sahl-ibn-es-Sikillîa (o Sakalîba), 155.
Ziadet-Allah, emir aghlabita d’Affrica, 115, 153, 154, 155, 156, 231, 254, 255, 256, 257, 259, 260, 261, 262, 276, 278, 284, 287, 288, 295, 300, 301, 309, 337; III, 829, 831.
Ziadet-Allah II, emir aghlabita, 345.
Ziadet-Allah-ibn-Abd-Allah (Abu-Modhar), ultimo emir aghlabita d’Affrica, II, 77, 85, 126, 127, 128, 129, 130, 134, 140, 141, 142, 456.
Ziân (Abu-l-Feth) il Siciliano, II, 228.
Ziero, III, 209.
Zimisce, II, 312, 313.
Zîri-ibn-Menâd, II, 202; III, 417.
Ziriti, dinastia, XXXVII, XXXVIII; II, 238, 241, 287, 288, 289, 355, 358, 360, 362, 363, 372, 378, 379, 421, 448, 529, 550; III, 73, 80, 81, 92, 93, 109, 150, 158, 169, 332, 366, 367, 368, 371, 373, 400, 404, 405, 414, 416, 423, 621, 622, 780, 808.
Zobeir, II, 524; III, 506.
Zoe, figliuola di Teodicio, d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
Zoe, imperatrice, 245, 250, 518; II, 153, 166, 174, 379, 384, 385, 386, 393, 394.
Zogba, tribù arabica, III, 212.
Zoheir-ibn-Ghauth, 285; II, 32.
Zoheir-ibn-Kais, 118.
Zohri, LIV.
Zonara, 242.
Zoroastro, 139.
Zotico e Zotica, casato, III, 205.
Zowâwa-ibn-Ne’am-el-Half, 264.
Zupano, II, 176.
Zuzeni (Mohammed-ibn-Ali), XLVIII.
INDICE TOPOGRAFICO.
A
Abal, III, 664.
Abbâsia, 146, 147, 156.
Abissinia, 40, 46, 58; III, 825, 831, 832.
Abragia, III, 311.
Abu-’l-Feth (torre di), II, 49, 50.
Abu-Himâz (contrada di), II, 297.
Acaba, 122.
Acarnania, III, 434.
Acerenza, III, 178.
Achareth, 469, v. Alcara.
Aci, II, 73, 85, 86, 433; III, 205, 208, 212, 213, 238, 245, 261, 311, 320, 326, 782, 783, 787, 811.
Acireale, II, 86; III, 309.
Acquaviva, II, 35; III, 219.
Acradina, II, 258.
Acri, 269, 270, 272; III, 529, 530, 639, 641, 644, 645, 646, 712.
Adana, 401.
Aden, III, 506.
Aderbaigian, II, 110, 113, 488.
Adernò, II, 431; III, 96, 285, 311, 312, 774.
Adgabia, corr. Agdabia, II, 290.
Adîna, II, 503, 504.
Adramito, II, 368.
Adrano (bosco di), II, 443.
Adria, 358.
Adriatico, 315, 328, 354, 357, 358, 378, 436; II, 164, 169, 170, 179, 263, 341; III, 162, 232, 315, 439, 467, 675.
’Adwa, III, 458.
Affrica propria, Affricani, XXXI, XXXIX, XLI, XLII, XLIV, XLV, XLVI, XLIX, L, LI, LII, LIII, LVI; 12, 79, 85, 86, 88, 91, 94, 95, 98, 103, 104, 109, 112, 118, 119, 120, 121, 122, 123, 126, 136, 137, 138, 143, 144, 148, 157, 158, 161, 162, 165, 168, 174, 175, 176, 205, 206, 218, 224, 225, 227, 229, 232, 234, 240, 241, 248, 252, 253, 258, 261, 264, 272, 273, 274, 276, 287, 291, 296, 304, 309, 321, 322, 332, 337, 340, 343, 351, 352, 353, 359, 364, 365, 366, 379, 383, 384, 390, 391, 392, 397, 412, 413, 415, 427, 513, 514; II, 4, 6, 10, 12, 21, 22, 31, 32, 36, 37, 38, 39, 43, 45, 48, 51, 61, 62, 63, 64, 66, 67, 72, 74, 75, 77, 78, 86, 92, 105, 108, 120, 121, 126, 127, 128, 131, 132, 133, 134, 135, 137, 139, 141, 142, 147, 150, 151, 152, 159, 161, 165, 168, 170, 173, 175, 176, 177, 182, 183, 184, 188, 191, 194, 195, 198, 200, 201, 202, 203, 204, 205, 206, 207, 210, 216, 217, 218, 220, 221, 223, 225, 226, 227, 228, 229, 233, 235, 236, 237, 238, 240, 241, 246, 247, 248, 249, 250, 251, 255, 257, 259, 263, 267, 272, 275, 282, 283, 286, 287, 288, 289, 290, 292, 293, 295, 320, 322, 332, 335, 338, 343, 348, 349, 351, 355, 356, 358, 359, 360, 361, 362, 363, 366, 367, 368, 369, 370, 371, 372, 373, 377, 383, 384, 385, 387, 388, 391, 405, 418, 419, 420, 424, 427, 428, 432, 444, 445, 446, 448, 450, 453, 465, 477, 478, 479, 484, 486, 488, 495, 496, 499, 513, 519, 525, 526, 527, 528, 530, 533, 534, 535, 540, 547, 548; III, 2, 3, 6, 12, 13, 14, 72, 73, 80, 82, 92, 93, 94, 95, 104, 109, 110, 111, 122, 124, 125, 136, 150, 151, 158, 167, 173, 177, 188, 189, 190, 196, 211, 212, 213, 260, 261, 303, 310, 332, 333, 334, 337, 352, 359, 362, 363, 366, 367, 369, 374, 378, 379, 380, 381, 382, 385, 388, 399, 402, 403, 406, 407, 409, 410, 414, 417, 419, 420, 421, 422, 424, 430, 431, 434, 436, 438, 439, 461, 464, 465, 467, 468, 474, 475, 476, 478, 483, 484, 486, 489, 490, 495, 504, 515, 516, 517, 518, 520, 533, 538, 539, 548, 553, 573, 589, 598, 599, 600, 613, 617, 622, 624, 625, 626, 627, 632, 633, 651, 662, 663, 664, 665, 668, 676, 678, 681, 682, 684, 711, 716, 735, 740, 751, 759, 763, 771, 783, 785, 787, 799, 810, 811, 825, 831, 836, 844, 867, 868, 879, 892.
Affrica, città, 379, 387, v. Mehdia.
Affricano, mare, 417.
Agdabia, II, 290, 362.
Aghmat, II, 528, 665.
Agiàs, II, 356.
Agosta, III, 166, 213, 338.
Agri, II, 408.
Agrigento, 8; III, 210, v. Girgenti.
Agropoli, 457, 459, 465, 463; II, 161, 344.
Aguglia, III, 264.
Ahâsi, v. Le Sorelle.
Ahmar, monte, III, 865.
Ahwàz, II, 114; III, 827.
Aidone, III, 224, 225, 227, 269.
’Ain-el-Bottiah, III, 820.
’Ain-el-Farkh, III, 820.
’Ain-Liel, III, 312.
’Ain-el-Meginuna, III, 844.
’Ain-el-Menâni, III, 820.
’Ain-Abi-Sa’îd, II, 300.
’Ain-Scindi, II, 33, Dannisinni, cf. Ainisindi.
Ainisindi, III, 554, 555, 870, cf. Ain-Scindi.
Ainuni, III, 212.
’Akabet-et-Tûr, III, 869.
Akdam (moschea dell’), II, 522.
Alamût, II, 117.
Alba (porto di), III, 315.
Albenga, III, 199, 519.
Albergaria (quartiere dell’), III, 495.
Albergo de’ Poveri in Palermo, III, 555.
Alcamo, 234, 235; II, 278, 431, 432, 434; III, 159, 312, 536, 780, 791.
Alcantara, II, 387.
Alcara di Val Demone, o delli Fusi, 270, 469; III, 208, 286, 288, 295, v. Acharet e Alcharet.
Alcharet, 270.
Al-Chila, III, 369.
Aleppo, XLVI, XLVIII; II, 279, 441, 487; III, 455, 691, 716, 718, 719.
Alesa, 8, 485; II, 402.
Alessandretta, 515.
Alessandria d’Egitto, Alessandrini, XLIII, XLIX; 56, 81, 96, 98, 99, 112, 122, 162, 163, 164, 396, 515; II, 48, 182, 250, 276, 325, 402, 474, 485, 486, 488, 489, 522; III, 352, 406, 426, 467, 505, 507, 508, 509, 510, 511, 512, 513, 514, 520, 527, 531, 538, 639, 650, 651, 652, 688, 716, 809, 810, 845.
Alga, v. Halka.
Algeri, LIV; 116; II, 190, 292, 358; III, 423, 424, 426, 455.
Algeria, 104; II, 38, 292, 535; III, 373.
Algeziras, XLIII; II, 517, 529; III, 173, 662.
Alhambra, II, 452, 794, 795.
Alicante, II, 186.
Alife, 374; II, 164.
Alimena, 315.
Alitea, III, 616.
Almadia, III, 172, v. Mehdia.
Almeria, II, 250, 535; III, 377, 379, 414.
Alpi, 287; II, 167, 278, 394, 408; III, 25, 27, 28, 34, 214, 433, 608, 654, 708, 742.
Alsazia, III, 696.
Altarello di Baida, v. Menani.
Altavilla, III, 219.
Alunzio o Calacta, III, 77.
Alvernia, III, 672.
Amalfi, Amalfitani, 183, 212, 227, 312, 354, 356, 357, 364, 367, 376, 396, 435, 437, 444, 449, 450, 451, 453, 455, 518; II, 81, 96, 163, 175, 227, 338, 449, 450, 458, 459; III, 51, 52, 140, 142, 158, 169, 182, 185, 211, 232, 277, 289, 297, 810, 863, 864.
Amalfitani (vico degli), in Palermo, III, 218, 801, 810.
Amantea, 377, 440; II, 42.
Amendolara, II, 347.
Amenano, fiume, II, 437; III, 771.
Ammiraglio (ponte dell’), III, 118, 843.
Amorium, III, 665.
Amru (moschea di), II, 476; III, 832.
Anapo, III, 180.
Anatolia, 440.
Anattor, III, 95.
Ancona, 358.
Andalusia, III, 483.
Angoulême, III, 672.
Annisinni, v. Ainisindi.
Annunziata de’ Catalani (chiesa dell’), III, 792, 817, 818.
Antigono (isolotto di), 497.
Antiochia, 15, 29, 197, 515; II, 279, 495; III, 188, 361, 523, 526, 784, 839.
Anversa, III, 235.
Appennini, 465, 468; II, 339; III, 50, 55, 97, 147, 158, 433, 612.
Aquino, 368.
Aquisgrana, 190; III, 16.
Arabia, Arabi, XLIII, XLV, XLVII, LIV; 30, 31, 32, 36, 37, 38, 39, 41, 44, 45, 49, 50, 53, 54, 56, 57, 58, 59, 60, 61, 63, 66, 68, 71, 72, 73, 75, 76, 79, 80, 82, 88, 92, 93, 94, 96, 97, 98, 112, 125, 128, 130, 131, 141, 142, 143, 264, 288, 363, 369, 408, 424, 431, 432, 480; II, 10, 16, 26, 32, 34, 35, 37, 38, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 47, 48, 52, 53, 59, 62, 63, 65, 68, 75, 85, 92, 98, 99, 101, 106, 112, 113, 114, 115, 116, 118, 123, 126, 127, 128, 130, 131, 132, 136, 138, 139, 141, 142, 143, 144, 146, 148, 149, 150, 151, 154, 160, 168, 173, 184, 192, 193, 200, 207, 217, 221, 233, 246, 256, 260, 265, 266, 267, 268, 272, 275, 278, 282, 287, 292, 299, 345, 349, 355, 357, 361, 362, 371, 372, 383, 404, 418, 420, 427, 430, 431, 432, 434, 437, 438, 439, 441, 442, 443, 445, 446, 449, 450, 451, 452, 459, 460, 461, 462, 463, 465, 466, 468, 469, 470, 471, 472, 473, 477, 478, 483, 491, 496, 500, 503, 504, 505, 506, 510, 512, 513, 514, 515, 517, 521, 527, 530, 531, 532, 533, 536, 542, 544, 547, 548; III, 73, 80, 81, 82, 92, 93, 94, 95, 100, 104, 109, 111, 122, 171, 172, 231, 320, 324, 330, 332, 349, 355, 363, 366, 367, 368, 369, 371, 380, 381, 383, 384, 386, 387, 399, 405, 406, 409, 412, 413, 418, 419, 420, 424, 425, 428, 458, 472, 473, 474, 475, 478, 490, 599, 644, 646, 657, 667, 668, 669, 672, 675, 679, 685, 686, 699, 701, 715, 718, 724, 729, 732, 738, 739, 741, 742, 746, 770, 784, 805, 809, 812, 824, 826.
Arabi cristiani, 40, 43; II, 291, 292.
Arado, isola, 81, 85, 87.
Arafat, monte, II, 245.
Aragigun, III, 212.
Arbela, L.
Arce, 368.
Arcipelago, 91; II, 364, 384, 413.
Arcuraci, III, 614.
Arena, fiume, II, 445.
Arezzo, 443.
Argira, II, 399, 403, 406; III, 286.
Argo, II, 133.
Arîn (cupola di), II, 437.
Arles, III, 16.
Armeni (castello degli), 195, 343.
Armenia, Armeni, 223, 247, 282, 510; II, 110, 114, 203, 260, 269, 365, 379, 393; III, 637, 639.
Armento (monastero di), 469; II, 407, 408, 409.
Artalia, II, 85.
Artesino, monte, 326.
Artilgidia, III, 592.
Asaro, II, 185.
Ascalona, III, 335, 383, 640.
Ascîr, II, 275, 362.
Ascoli, di Capitanata, II, 244, 344; III, 32.
Asia, II, 97, 108, 110, 229, 368; III, 212, 668.
Asia Minore, XLV; 94, 195, 218, 413, 425, 441, 510; II, 77, 240, 250, 262, 279; III, 38, 410, 433, 679.
Asnâm, d’Affrica, 129, 133.
Asnâm, di Sicilia, III, 776.
’Asra, II, 185.
Assiria, II, 250.
Assorus, II, 185.
Asti, III, 199, 277.
Asturie, 153.
Atene, 48; II, 503, 504; III, 167.
Atlante, 103, 129; II, 133, 355, 363; III, 374.
Atlantico, 122, 173; II, 284; III, 374, 664.
Attica, II, 184.
Augsburg, II, 325; III, 673.
Augusta, di Sicilia, III, 616.
Aulina (monastero di), II, 410.
Aumale, II, 38.
Aurès, 116, 117, 119, 120; II, 52, 122, 198, 201, 352.
Avellino, II, 164.
Aversa, 463; II, 172; III, 28, 29, 30, 31, 34, 35, 37, 47, 52, 133, 186, 196, 277, 588.
Avignone, 158.
Avola, 311, 334.
Azhar (moschea di), II, 283, 286; III, 835, 843, 845.
B
Bâbel (Babilonia), II, 110.
Bab-el-Bahr, II, 302; III, 841.
Bab-el-Ebnâ, II, 302.
Bab-el-Hadîd, II, 302.
Bab-er-Riâdh, II, 302.
Bab-es-Scefà, II, 302.
Bab-es-Sudân, III, 325.
Bab-Ibn-Korhob, II, 302.
Bab-Rûtah, II, 302.
Bab-Sciantaghàth, II, 302.
Babilonia (Bagdàd?), 232; II, 87, 338.
Babilonia (il Cairo Vecchio), III, 352, 633, 635, 651.
Baccani (campo di), II, 165.
Badiazza (monastero di Santa Maria della Scala o della Valle, detto La), III, 843, 844.
Baghaia, 119; II, 122.
Bagdàd, XXXVIII, XL, XLVII; 85, 86, 141, 145, 150, 303, 322, 326, 332, 337, 371; II, 75, 77, 110, 114, 120, 149, 150, 218, 224, 278, 279, 280, 281, 295, 309, 402, 403, 438, 440, 454, 464, 480, 492, 494, 497, 498, 504, 547, 549; III, 264, 356, 373, 375, 423, 505, 522, 634, 638, 645, 662, 715, 721, 816, 833.
Bàgia, Begia, o Beja, II, 66, 199.
Bagni Segestani, III, 789.
Bahrein, II, 117, 336.
Baich (torre di), II, 303, 452, 453.
Baida, II, 67, 68, 208, 297, 434.
Balata, 266.
Baleari, isole, 124, 162; III, 3, 5, 10, 12, 14, 375, 376, 377, 480, 518, 519, 520.
Bâles, II, 186.
Balharâ, II, 34, 300.
Bâlîs, II, 186.
Ballarò, mercato in Palermo, II, 34, 300; III, 870.
Bâlmi, III, 795.
Baltah, isolotto, III, 382.
Baltico, II, 380, 383, 386; III, 15, 679.
Bamberg, II, 92; III, 26, 42.
Bamberg (duomo di), III, 798.
Bandiera, contrada in Palermo, III, 614
Barbarìa, III, 410, 613, 695, 809.
Barca, 109, 113, 117, 118, 119, 122, 165, 319; II, 284, 356, 477, 497; III, 212, 408, 420, 476, 483, 515, 634, 836.
Barcellona, 159; III, 12, 389, 459, 810.
Bardhali (?) (monastero di), III, 256.
Bari, Baresi, 359, 360, 361, 363, 371, 372, 373, 374, 375, 376, 377, 378, 379, 380, 384, 390, 436, 437, 438, 462, 463; II, 162, 244, 311, 339, 340, 341, 342, 344, 345, 350, 392, 416; III, 25, 26, 30, 35, 36, 41, 45, 102, 114, 115, 116, 124, 125, 139, 143, 232, 280, 297, 335, 397, 689, 812.
Bartanobûa, II, 72.
Bartibûa e Bartibû, II, 72, 73.
Basciu, v. Dakhel.
Basente, II, 329.
Basentello, II, 328.
Basilea, III, 590.
Basilicata, II, 247, 329, 407.
Bassora, 56, 84; II, 33, 116, 522.
Battelari, III, 316, 772.
Baviera, II, 325.
Bayeux, III, 19.
Bebelagerin, III, 869.
Bebilbachal, v. Bab-el-Bahr.
Bec (monastero del), III, 190.
Beccheria Vecchia di Palermo, II, 69.
Bedd o Bedsds, II, 113, 114.
Bedr, 66.
Begiaia, II, 186.
Beirût, II, 312: III, 107.
Beja, XLIV; II, 66.
Bekâra, 418, v. Vicari.
Belezma, 132; II, 52, 53, 122, 123.
Belgia, 237; II, 33.
Belich, 237; II, 33, v. Belici.
Belici, 337; II, 33, 35; III, 86.
Bellût, II, 433, v. Caltabellotta.
Benarvet o Benavert, III, 149, 151, 152, 153, 154, 162, 163, 165, 166, 167, 172, 177, 230, 269, 597.
Benevento, Beneventani, 94, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 193, 212, 312, 355, 356, 357, 362, 363, 365, 368, 369, 370, 371, 373, 374, 376, 377, 380, 381, 383, 385, 387, 388, 393, 435, 436, 437, 438, 439, 443, 447, 448, 452, 454; II, 153, 163, 164, 166, 168, 247, 278, 311, 321, 329, 340, 344, 377; III, 25, 27, 35, 42, 44, 52, 183, 289, 398, 616.
Benfesc, v. Mico.
Benfratelli (monastero dei), II, 69.
Berolais, 452.
Berry, III, 673.
Betlem, II, 413; III, 644.
Bibbona, III, 219.
Biccari, III, 219. v. Vicari.
Biccarum, 418, 419. v. Vicari.
Bico, II, 86.
Bifara, III, 174.
Bikesc, v. Mico.
Biled-el-Bargoth, 234, 236, 237.
Bileka, II, 33.
Bisacquino, III, 772.
Biscari, 269; III, 795.
Bisignano, II, 319, 342, 345; III, 220.
Bitonto, II, 313, 344.
Bivona, II, 443; III, 219.
Blaland, II, 385.
Bocchigliero, II, 347.
Bocca di Falco, II, 67; III, 582.
Boiano, 374, 455.
Bokhara, II, 34; III, 211.
Bologna, III, 673, 706.
Bologna (biblioteca di San Salvadore in), III, 707.
Bona, II, 122, 199, 501; III, 13, 212, 421, 423, 425, 436, 438, 439, 472.
Bonifato, II, 431, 432; III, 822.
Bordeaux, III, 16.
Borgetto, III, 779.
Borgio, III, 219.
Bosforo, II, 77; III, 414.
Bosolbi, III, 175.
Botranto, 516.
Bouvines, III, 590.
Bova, II, 315.
Bovino, II, 311, 315, 316.
Brescia, 388; III, 651.
Bresk, III, 407.
Brettagna, III, 17.
Briatico, III, 257.
Briga (Santo Stefano di), III, 219.
Brindisi, 355, 441; III, 434, 592, 609.
Broccato, III, 776, v. Brucato e Burkâd.
Broglio, III, 219.
Brolo, II, 404; III, 219.
Brolpasino, III, 219.
Bronte, 311, 336.
B....rtûn, II, 231.
Brucato, v. Broccato e Burkâd, III, 103, 104, 301, 311.
Bruges, III, 696.
Bruzzano, II, 171, 246, 247; III, 672.
Buccheri, II, 443, 786.
Bucello, III, 340.
Bufurera, III, 341.
Bugamo o Buagimo, III, 107, 111, 236, 270.
Bugia, 122; II, 38, 122, 359, 465, 529, 530; III, 80, 81, 92, 211, 366, 369, 375, 399, 407, 421, 423, 427, 467, 496, 516, 520, 698, 704.
Bulâk, III, 329.
Bulchar, II, 300.
Burgimilluso, III, 602.
Burgio, III, 219.
Burkâd, v. Broccato e Brucato, 212; III, 776.
Busento, II, 93.
Butera, 316, 323, 324; II, 95, 96, 97, 158, 175, 176, 177, 192; III, 223, 226, 269, 301, 302, 306, 488, 754, 760, 774, 881.
C
Caaba, 45, 46, 58, 118; III, 830, 839, 840.
Cabés, corr. e v. Kâbes.
Cáccamo, III, 232, 233, 251, 301, 311.
Cadara, v. Chadra.
Cadesia, 60.
Cadice, III, 377.
Cafsa, XLV; II, 275, 306; III, 421.
Cagliari, III, 7, 10.
Caiazzo, 452.
Cairo, L, LII, LIII, LIV, LV; 112; II, 40, 66, 238, 241, 279, 280, 283, 286, 287, 291, 330, 331, 356, 357, 402, 463, 465, 476, 484, 488, 489, 507, 511, 521, 522, 547; III, 330, 352, 373, 447, 460, 466, 492, 506, 510, 634, 638, 639, 647, 650, 651, 652, 653, 655, 677, 704, 712, 718, 728, 736, 737, 768, 804, 824, 833, 835, 845, 846, 847, 851, 852, 893, 894.
Cala (La), porto minore di Palermo, II, 157, 158, 298; III, 118, 672.
Calabria e Calabresi, LII; 21, 24, 91, 95, 165, 176, 183, 189, 193, 203, 207, 212, 214, 222, 230, 268, 293, 297, 336, 357, 359, 360, 371, 372, 377, 380, 381, 384, 388, 412, 422, 424, 425, 426, 428, 431, 434, 435, 436, 437, 439, 441, 442, 443, 445, 461, 469, 517, 518, 519; II, 41, 42, 44, 69, 70, 71, 80, 87, 89, 90, 91, 148, 152, 153, 161, 166, 168, 171, 172, 173, 175, 176, 178, 179, 192, 203, 213, 215, 217, 242, 244, 245, 246, 247, 248, 249, 251, 252, 263, 272, 278, 308, 311, 312, 313, 314, 315, 318, 319 a 322, 323, 328, 329, 339, 343, 344, 345, 346, 347, 365, 367, 374, 375, 377, 386, 392, 394, 398, 401, 402, 403, 405, 406, 407, 408, 410, 411, 439, 479, 480, 551; III, 14, 22, 23, 25, 31, 42, 43, 44, 45, 47, 48, 49, 50, 51, 53, 54, 57, 65, 68, 75, 78, 79, 83, 84, 85, 86, 89, 94, 100, 106, 107, 116, 120, 123, 125, 145, 146, 147, 150, 151, 153, 156, 160, 164, 165, 176, 177, 183, 184, 185, 192, 193, 194, 196, 204, 232, 233, 235, 237, 238, 248, 250, 258, 272, 273, 274, 275, 280, 281, 282, 299, 302, 303, 317, 318, 346, 347, 350, 353, 378, 392, 394, 395, 398, 450, 466, 553, 611, 613, 616, 625, 697, 701, 771, 790, 803, 810, 854.
Calacta, v. Alunzio.
Calascibetta, III, 75, 150.
Calata (La), II, 193; III, 605.
Calatafimi, II, 278; III, 772, 780.
Calatalfano e Catalfano, II, 49.
Calatamauro, III, 773, 776, 822.
Calatayud, II, 481.
Calathammeth, v. Kala’t-el-Hamma.
Calatrasi, v. Kalat-et-Tirazi, III, 325, 585, 776, 778.
Calatubo, III, 773, 780, 811.
Calbo, Calvus (monte), III, 876.
Calcare (Le), III, 67.
Caldia, v. Chaldia.
Calinio, 452.
Calle (La), v. Marsa-Kharez.
Calloniana, 289.
Caltabellotta, 310, 311, 334; II, 33, 185, 193, 194, 275, 433; III, 313, 775.
Caltagirone, 311, 336; III, 153, 225, 228, 229, 230, 231, 268, 269, 278, 296, 309, 338, 584, 599, 788.
Caltanissetta, 290, 330; II, 435; III, 78, 109, 174, 309, 311, 776.
Caltavuturo, 315, 322, 330, 334, 419, 421; II, 192, 385; III, 95, 96, 285.
Calvo, 452.
Cambray, III, 673.
Cambridge, II, 64.
Camelo (battaglia del), II, 103.
Camerata e Cammarata, II, 433; III, 209, 212, 219, 285.
Camerina, 323, 324; II, 402; III, 229, 230.
Camerino, 455; II, 72, 89, 166, 402.
Campagna di Roma, II, 164.
Campania, 98.
Campofelice, III, 776.
Campofiorito, III, 779.
Camporeale, III, 159, 779.
Camuka (La), III, 876.
Cancelliere (monastero del), III, 256.
Candia, 164; III, 534.
Canne, 361, 436; III, 21, 27, 28, 29.
Cannita, III, 536.
Canosa, 361, 374, 377; II, 164; III, 143, 791, 863.
Cansaria, Chanzaria, Ganzaria e Cancheria, III, 231.
Cantariddoheb, III, 870.
Capaccio, II, 344.
Capitanata, II, 316; III, 37, 45, 51, 612, 788.
Capizzi, III, 97, 224, 282, 285, 293, 499, 610, 616, 783.
Capo (quartiere del), III, 614.
Capo d’Anzio, II, 170.
Capo dell’Armi, 576; III, 50.
Capo Boèo, II, 431, 433.
Capo Bon, 430; II, 465; III, 420, 429. 473, 598.
Capo Circeo, II, 449; III, 672.
Capo di Gallo, III, 309.
Capo Granitola, II, 435.
Capo Miseno, II, 90.
Capo dei Molini, II, 86.
Capo Passaro, II, 127.
Capo Sant’Alessio, III, 795.
Capo San Marco, II, 192, 193.
Capo di Santa Croce, III, 166.
Capo Scalambri, III, 178.
Capo Scaletta, II, 85; III, 795.
Capo Spartel, III, 458.
Cappadocia, 333, 335, 440.
Capraia, III, 770.
Caprera, III, 770.
Capri, III, 770.
Captedi, III, 573.
Capua, città e principato, 188, 212, 357, 361, 369, 373, 374, 376, 385, 387, 388, 393, 435, 437, 443, 444, 445, 447, 450, 452, 453, 454, 455, 457, 458, 461, 462, 463; II, 161, 163, 166, 168, 311, 318, 327, 340, 344; III, 25, 27, 28, 39, 49, 52, 133, 142, 143, 183, 186, 187, 192, 193, 195, 306, 393, 395, 396, 398, 451.
Capuana, porta, 373.
Caputo, III, 582, 849.
Carcassonne, 159.
Cariati, III, 48.
Cariddi, II, 271.
Carini, II, 67; III, 301, 575, 774, 784, 811.
Carnello, fiume, 365.
Carona, III, 219.
Caronia, 455, 459, 470; II, 275, 388, 390, 433; III, 102, 147, 219, 313, 768, 772, 783, 789.
Cartagena, II, 186.
Cartagine, 4, 104, 106, 116, 119, 120, 123, 147, 165, 166, 167, 277; II, 139, 444, 501; III, 13, 412.
Cartama, III, 157.
Casa del Rifugio, II, 119.
Casa della Sapienza, II, 119.
Casale Butont, v. Rahl-Butont.
Casal Monferrato, III, 198.
Casalino, v. Ghirân-ed-dekîk.
Casba, III, 285.
Caserta, 452; II, 453.
Caserta Vecchia, III, 853.
Casilino (ponte del), 361.
Caspio, III, 637.
Cassano, II, 244, 346, 407.
Cassaro di Palermo, II, 68, 69, 274, 296, 298, 300, 301, 302, 303, 304; II, 118, 298, 617, 801, 841, 842.
Cassaro, casale, III, 264, 285.
Cassibari, III, 776.
Castana, III, 219.
Castania, III, 219.
Castelbuono, 346; II, 391; III, 776.
Castel d’Aci, II, 86.
Castel di Mola, II, 82.
Castel Giovanni, III, 118, 120, v. Castello di Iehia.
Castellammare del Golfo, II, 432, 783.
Castelmarre (fortezza di), in Palermo, III, 136, 139, 499, 565.
Castellana (La), III, 875.
Castel dell’Uovo, III, 461.
Castello, III, 257.
Castello di Iehia, III, 821, v. Castel Giovanni.
Castello di Sopra, v. Halka.
Castelluccio, 305.
Castel Lucullano, II, 90, 92.
Castelnormando, III, 215.
Castelnuovo, 346
Castel Pilano, 455.
Castel Sant’Angelo, II, 344; III, 145.
Castel Vecchio, II, 46, 49, 52, 142, 221.
Castelvetrano, II, 35.
Castiglione, II, 191.
Castilia, in Affrica, 156.
Castrogiovanni, 268, 270, 280, 281, 283, 284, 289, 290, 291, 299, 300, 306, 307, 308, 310, 311, 317, 319, 322, 323, 326, 328, 329, 330, 332, 335, 337, 342, 345, 346, 349, 471, 518; II, 31, 275, 411, 420, 424, 425, 432, 433, 436, 437, 521, 548, 549, 551; III, 71, 72, 73, 75, 76, 77, 79, 81, 82, 93, 94, 95, 96, 112, 134, 135, 136, 150, 156, 164, 172, 173, 174, 175, 176, 177, 224, 225, 256, 257, 269, 285, 311, 327, 540, 565, 662, 773, 774, 791.
Castrogiovanni (val di), 467.
Castronovo, 327, 346; II, 400, 403, 406, 412, 420; III, 156, 301, 315, 340, 341.
Castroreale, 416.
Castrovillari, II, 347; III, 185.
Catalfano, v. Calatalfano.
Catalogna, III, 389.
Catania, 7, 13, 15, 18, 21, 26, 218, 219, 241, 247, 323, 348, 394, 417, 421, 422, 423, 465, 485, 486, 508; II, 71, 73, 86, 387, 402, 421, 425, 432, 433, 435, 436, 438, 448, 549, 554; III, 62, 64, 65, 78, 84, 85, 109, 110, 116, 117, 174, 149, 152, 153, 162, 163, 166, 205, 208, 209, 212, 228, 231, 234, 261, 268, 269, 285, 296, 297, 303, 307, 308, 309, 310, 311, 312, 317, 320, 326, 327, 331, 338, 378, 387, 532, 536, 546, 550, 560, 595, 599, 603, 604, 609, 771, 774, 776, 784, 789, 795, 811.
Catanzaro, II, 316.
Catena (chiesa della), II, 158.
Catona, II, 450; III, 66.
Cattolica, III, 605.
Caucana, 336; III, 178.
Caudine (Forche), 362, 492.
Caucaso, 79.
Cava (monastero della), II, 458.
Cavallo (De), monte, III, 875.
Cefalà, II, 275, 451, 452; III, 314, 615, 821.
Cefalà (bagni di), III, 820.
Cefalonia, 414; III, 525.
Cefalù, 8, 307, 308, 309, 327, 328, 335, 416, 469, 485; II, 390, 402, 432, 435, 436, 443; III, 94, 103, 104, 147, 205, 208, 211, 231, 235, 279, 291, 296, 308, 309, 310, 338, 445, 463, 536, 595, 768, 773, 774, 776, 800, 811.
Cefalù (cattedrale di), III, 463, 843, 856.
Celano, III, 605.
Celsi o Celso, III, 266, 586.
Celso (contrada del), II, 69.
Centorbi, 8; III, 284, 285, 286, 314, 317, 348, 610, 616.
Cerami II, 385; III, 96, 97, 98, 101, 104, 105, 108, 109, 134, 135, 284.
Cesarea, 86, 87, 510; II, 180, 640, 645.
Cetara (Cetrara?), 455.
Cetaria, II, 433.
Ceuta, XLIX; 132; II, 48, 362, 476, 477; III, 664, 701, 703, 704.
Ceylan, III, 681.
Chadra e Cadara, II 434.
Chalces, v. Halka.
Chaldia o Caldia, II, 203.
Cherchell, III, 407.
Cherso, isola, 358.
Cherson, 91, 505.
Chersoneso, di Taurica, 316.
Chiaramonte, 269; III, 219.
Chinzica, III, 2.
Chiusi, 443.
Chrysas, II, 435.
Ciambra, III, 215.
Cianciana, III, 605.
Cicladi, 242; II, 367.
Ciculi, II, 164, 165.
Cilicia, II, 88.
Ciminna, III, 284, 285, 776.
Cina e Cinesi, II, 306; III, 762, 805, 816.
Cinisello, III, 219.
Cinisi, II. 433; III, 160, 219.
Cipro, 80, 81, 85, 182, 124, 483; II, 309, 466; III, 525, 530, 606.
Circia (punta della), v. Marsa-s-Scegira.
Cirenaica, 104.
Città del re, 416, 422, v. Polizzi.
Civita, sul Fortore, III, 43, 44, 45.
Civitavecchia, 227, 228, 450; III, 672.
Civitella, III, 22.
Clermont, III, 673.
Cluny (monastero di), III, 13, 190, 191, 498.
Clypea, 111; II, 77, 465.
Coblentz, III, 46.
Collegio Nuovo, in Palermo, III, 501.
Collesano, v. Golisano, II, 33, 192; III, 103, 104, 246, 289, 290, 775.
Collo, III, 427.
Colonia, III, 46, 604, 650.
Colonne (Le), 92, 93, 96, 109.
Comacchio, 436.
Conte (Dello). III, 875.
Contessa comune, III, 779.
Conza, 373, 374.
Copenhagen, LI; II, 383.
Coperta (Via), III, 501.
Cordova, XLIII, XLIX, LV; 160, 161, 162, 276, 287; II, 6, 33, 101, 190, 219, 302, 305, 454, 482, 481, 487, 488, 496, 508, 521; III, 4, 160, 161, 173, 350, 373, 459, 662, 664, 830, 845, 883.
Coreglia, III, 219.
Corfù, 516; II, 367; III, 146, 434, 435.
Corinto, 413, 414; III, 434, 435, 800.
Corleone, 310; II, 34, 36, 432, 433, 449; III, 86, 160, 211, 219, 224, 225, 226, 247, 309, 310, 311, 325, 341, 587, 772, 778, 779.
Corsica, XXXI; 28, 183, 184, 201, 207, 226, 276, 277; II, 180; III, 626, 627, 678.
Cosentini (quartiere de’), III, 219.
Cosenza, 11; II, 44, 90, 92, 95, 96, 314, 339, 342; III, 106, 178, 184, 257.
Cossira, v. Pantelleria.
Costantina, XLV, LVI; 119, 121; II, 52, 122, 233, 358; III, 374, 423, 424, 496, 664, 665.
Costantinopoli, XLIII, XLVIII; 10, 14, 24, 28, 29, 39, 46, 58, 76, 78, 86, 87, 91, 92, 93, 94, 98, 102, 119, 164, 185, 189, 191, 192, 193, 217, 220, 221, 222, 227, 231, 240, 250, 252, 282, 287, 297, 298, 303, 337, 338, 346, 349, 380, 397, 399, 407, 425, 428, 434, 437, 438, 439, 441, 454, 468, 472, 485, 492, 497, 498, 499, 501, 502, 504, 509, 518; II, 48, 69, 70, 72, 73, 77, 79, 87, 88, 90, 96, 100, 141, 153, 154, 171, 173, 174, 175, 192, 193, 214, 215, 219, 242, 246, 252, 253, 255, 262, 263, 271, 272, 278, 279, 281, 305, 306, 312, 318, 321, 326, 332, 376, 379, 380, 384, 385, 386, 391, 392, 393, 394, 395, 402, 403, 413, 416, 422; III, 26, 27, 30, 34, 36, 41, 114, 144, 192, 194, 284, 303, 368, 421, 434, 435, 460, 521, 524, 530, 563, 809, 824, 830, 831, 837, 864.
Cotentino, III, 38.
Cotrone, II, 324.
Coutances, III, 19, 38.
Crati, II, 92, 347.
Crati (val di), III, 43, 89.
Cremano, 457.
Cremona, II, 263; III, 590, 696.
Creta, Cretesi, 163, 164, 193, 221, 245, 246, 251, 252, 274, 237, 328, 359, 361, 362, 363, 378, 379, 413, 436, 502; II, 162, 247, 260, 261, 309, 376, 466, 480; III, 530.
Crimea, 316.
Cristiania, II, 383.
Cronio, 486.
Cuba, palagio, II, 451; III, 554, 555, 580, 582, 818, 819, 841, 843, 846, 847, 856.
Cuba, piccola fonte, III, 843, 844.
Cufa, 141; II, 116, 494; III, 826, 827, 855.
Cuma, 373.
Cumìa, II, 36.
Cuscasin o Custasin, III, 285.
Cutemi, Cutema, Gudemi, II, 36.
Cyaxo, III, 175.
D
Dafne (bagno di), 95.
Dakhel (Ed-), II, 275; III, 474, 599, e v. Scerîk.
Dalmazia, 319, 378, 379; II, 176; III, 315.
Damasco, XLV, L, LI, LII, LIII; 84, 87, 90, 125, 134, 139, 141, 177, 302; II, 486, 503; III, 463, 634, 635, 636, 639, 647, 648, 649, 685, 716, 720, 721, 736, 737, 764, 824, 828, 830.
Damiata, II, 276; III, 426, 467, 505, 511, 514, 606, 638, 640, 737.
Daniele (museo di casa), II, 453, 488.
Danimarca, II, 385, 386; III, 14, 15, 19, 124.
Danubio, III, 435.
Deilem, II, 110.
Delfinato, III, 307.
Dellys, II, 38.
Demona, città, 468, 469, 470; II, 71, 73, 85, 86, 143, 144, 148, 265, 266, 275, 400, 404, 407, 412, 432; III, 282, 313, 317, 772, 773.
Demona (val di), 417, 465, 466, 467, 469, 470, 471, 484, 495; II, 24, 69, 85, 141, 148, 149, 213, 216, 255, 275, 276, 396, 397, 398, 401, 403, 435; III, 71, 77, 78, 79, 102, 109, 133, 134, 147, 161, 164, 208, 210, 233, 267, 274, 308, 313, 773, 854.
Dendera, III, 832.
Denia, III, 4, 5, 9, 10, 12, 375, 376, 377, 379.
Dennisinni e Dannisinni, II, 33, 300, v. ’Ain-Scindi e Ainisindi.
Desisa, III, 316.
Dîmâs (Capo), XXXVIII; II, 226; III, 363, 384, 385, 386, 387, 399, 402.
Dîmâs, castello, II, 226.
Dinnamare, II, 264.
Dittaino, 351; II, 435; III, 72, 881, 884.
Divriki, v. Tefrica.
Donna Lucata (Ain-el-Aukât), III, 771.
Dordona, in Puglia, III, 616.
Drago, fiume, III, 596.
Dublino, III, 16.
Durazzo, III, 144, 145, 521.
E
Ecbatane, v. Ilamadân.
Edessa, III, 408, 462, 835.
Efeso, III, 665.
Egadi, III, 770.
Egitto, Egiziani, XXXVIII, XLI, XLII, LI, LII, LIII, LV, LVI; 62, 64, 79, 80, 85, 88, 91, 103, 104, 109, 113, 119, 123, 138, 143, 147, 162, 163, 166, 167, 234, 254, 371, 477, 514; II, 4, 13, 33, 39, 50, 76, 77, 88, 89, 118, 121, 129, 131, 133, 137, 150, 151, 169, 182, 183, 200, 227, 234, 235, 237, 238, 239, 240, 249, 275, 276, 278, 280, 281, 282, 284, 285, 286, 287, 288, 289, 290, 291, 293, 294, 299, 302, 322, 325, 330, 331, 332, 333, 348, 349, 354, 355, 360, 362, 363, 364, 369, 393, 404, 427, 428, 445, 446, 448, 450, 458, 474, 477, 480, 482, 487, 489, 496, 506, 507, 508, 521, 522, 523, 527, 538, 547, 552; III, 211, 212, 260, 321, 322, 328, 332, 336, 363, 365, 405, 406, 408, 421, 426, 446, 454, 455, 465, 466, 467, 505, 506, 508, 510, 513, 515, 519, 541, 600, 608, 625, 634, 636, 638, 639, 641, 642, 647, 648, 649, 650, 652, 653, 654, 711, 716, 736, 737, 740, 766, 773, 789, 796, 796, 804, 807, 825, 829, 831, 832, 833, 836, 837, 843, 844, 847, 851, 852, 859, 867, 868, 879, 893.
El-Bâgi, v. Aci.
Elettorale (biblioteca Palatina), 507.
Ellade, 414; II, 367.
Emesa, II, 116; III, 526.
Emmelesio, III, 72.
Enna, 5, 8; II, 85, v. Castrogiovanni.
Entella, 334; III, 86, 266, 586, 618, 822.
Eolie (Isole), 304, 305, 306; III, 769.
Epte, III, 20.
Eraclea, II, 401; III, 338, 616.
Erice, 8; III, 775.
Escuriale, VIII, LI, LIII; II, 476, 477, 522.
Etna, XL, XLIV, XLVI, L, LIV; 8, 17, 85, 86, 305, 347, 422, 465, 467, 468, 508; II, 79, 86, 216, 387, 403, 406, 438, 440, 441, 442, 443; III, 55, 92, 150, 158, 215, 268, 544, 781, 783.
Etna, città, 8.
Etolia, III, 434.
Eufrate, xlv; 39, 60, 138, 176, 510; II, 33, 186, 286, 404, 432, 634, 646; III, 839.
Eure et Loir, III, 497.
Europa, II, 37, 169, 429, 430, 462, 465, 476, 495, 533, 542, 543; III, 182, 185, 190, 191, 198, 207, 227, 237, 239, 264, 276, 289, 323, 342, 351, 394, 432, 441, 452, 459, 522, 544, 557, 573, 627, 633, 642, 644, 652, 657, 660, 667, 669, 673, 681, 695, 699, 701, 710, 711, 712, 713, 722, 724, 773, 789, 795, 796, 805, 807, 810, 811.
Evonymos, III, 769.
F
Faenza, III, 815.
Fahsimeria, III, 869.
Fahs-Maria, III, 869.
Faium, II, 284; III, 652.
Fâkûs, III, 510, 511.
Falconara, III, 822.
Faraglioni, II, 86.
Farfa, II, 164.
Faro di Messina, 425; II, 90, 152, 214, 243, 244, 264, 272, 327, 346, 365, 377, 381, 390, 423, 432, 465, 552; III, 30, 31, 61, 63, 64, 67, 76, 82, 106, 116, 123, 179, 257, 391, 613, 655, 811, 853.
Fars, II, 110; III, 824.
Fatanasino, III, 153, 228.
Favara o Mare dolce, II, 300, 335, 350, 445, 451; III, 120, 450, 463, 552, 617, 618, 754, 756, 785, 820, 821, 843, 846, 847, 848, 850, 853, 884.
Favignana, III, 770.
Fenicio, monte, 92.
Fergana, II, 34.
Ferla, 311; III, 257.
Ferro (isola del), II, 437.
Fez, 129, 147, 226, 234; II, 284, 355, 662; III, 735.
Fiandra, III, 17.
Ficana, II, 193.
Ficarazzi, III, 844.
Ficuzza, III, 159, 341.
Finzia, 269.
Fiorentini (rua de’), III, 218.
Fitalia, III, 282, 284, 286.
Firenze, III, 46, 63, 130, 688, 796, 803, 816.
Firenze (biblioteca Laurenziana di), III, 707.
Fiume Salso, 417; III, 95, 773.
Fiume Grande, 417, 465; III, 95, 104, 112, 147, 773.
Flagella, III, 616.
Fleury (monastero di), III, 190.
Floresta, III, 776.
Foggia, III, 612.
Fondi, 365, 458.
Fontane (piano delle), III, 75.
Formiani (colli), 458.
Forriana, III, 468.
Fortore, II, 346; III, 43.
Fostât, 112; II, 284, 285.
Fragalà, III, 257.
Francavilla, III, 215.
Francescani (convento dei), in Trapani, II, 454.
Francia, 287, 369, 447, 451; II, 167, 257, 299, 372, 381, 384; III, 15, 16, 17, 18, 19, 26, 39, 106, 190, 214, 216, 217, 218, 252, 259, 279, 290, 365, 432, 433, 497, 517, 522, 529, 544, 564, 568, 590, 672, 803, 855, 858.
Francia (Istituto di), XVII.
Francoforte, II, 64, 174.
Frassineto, II, 162, 167.
Frazzanò, III, 71, 73.
Frigento, II, 164; III, 35.
Friuli, II, 166.
Fulda, II, 325.
Furno o Furnari, III, 63.
G
Gabbaturi (via del), III, 877.
Gabriele, fonte, II, 300; III, 870.
Gaeta, Gaetini, XL; 183, 187, 227, 312, 364, 365, 366, 367, 378, 435, 437, 444, 449, 450, 453, 455, 458, 461; II, 162, 163, 166, 458; III, 52, 277, 590.
Gagliano, 326, 327, 337; II, 152, 285, 286; III, 219.
Galati, III, 71, 282, 784.
Galcula, v. Halka.
Galea, v. Halka.
Galga, v. Halka.
Gallico, v. Leuca.
Gallipoli, 183, 316.
Gallizia, 158.
Gancia (convento della), III, 128.
Gange, II, 461.
Gangi, 418, 419.
Garbo (Ponente), II, 420, 617.
Garbyumara, III, 869.
Gardsuta, III, 776.
Gargano, 377; II, 35, 170, 247, 347; III, 22, 27.
Garigliano, 447, 459, 460, 461, 462, 463; II, 155, 160, 161, 162, 163, 164, 165, 166, 167, 168, 170, 171, 175, 338, 347, 459; III, 53, 183, 205, 314, 608.
Garopoli, II, 316.
Garraffu e Garraffeddu, II, 300; III, 870.
Gausa, v. Khâlesa.
Gavarrello, fiume, III, 789.
Gebâl, II, 110; III, 524, 526, 527.
Gebel-Hâmid, III, 775.
Gebel-Sindi, II, 34.
Gefîra (capo di), II, 247.
Gela, III, 231.
Geloi (campi), 323.
Gelso, fiume, II, 432, 445.
Genoardo, Genovardo, Ianuardo (giardino regio); III, 554, 555, 579.
Genova, Genovesi, 364; II, 179, 180, 181, 297, 500, 501; III, 1, 4, 7, 8, 9, 10, 11, 15, 13, 14, 158, 169, 170, 171, 190, 198, 219, 223, 229, 230, 232, 260, 277, 290, 297, 357, 367, 377, 379, 404, 414, 453, 465, 513, 515, 518, 519, 522, 523, 530, 542, 550, 554, 558, 584, 590, 600, 601, 606, 607, 610, 625, 629, 630, 633, 774, 803.
Genovese (podere del), III, 219.
Geraci, Gerace, 310; II, 243, 244, 245, 246, 248, 249, 339, 391, 398; III, 83, 87, 88, 89, 219, 257, 280, 301.
Gerbe, Gerbini, LVI, 234; II, 197; III, 399, 400, 401, 402, 425, 471, 474, 495, 605, 628, 871.
Gerîd, tunisino, II, 198.
Germania, 447; II, 169, 322, 323, 327, 384, 413; III, 8, 15, 26, 190, 413, 431, 448, 468, 522, 549, 555, 557, 558, 559, 560, 561, 563, 564, 565, 566, 589, 590, 601, 604, 610, 649, 672, 859.
Gerusalemme, XLV, XLVIII, XLIX; 77, 412, 478, 515; II, 100, 343, 386, 413, 491, 503; III, 3, 26, 139, 189, 212, 394, 426, 501, 507, 522, 530, 578, 608, 609, 634, 635, 636, 637, 639, 640, 643, 644, 645, 646, 648, 649, 650, 651, 653, 692, 711, 824, 859.
Gerx, III, 473, 474, v. Scerîk e Dakhel.
Gezira, XLVII.
Geziret-el-Kerrâth, II, 127.
Ghadîr-el-Kuk, III, 869.
Ghalûlia, 289, 290.
Ghirân, 348, v. Grotte.
Ghirân-ed-Dekîk, II, 388.
Ghirbâl, v. Gabriele.
Ghûta, di Damasco, 87.
Giaffa, III, 524, 640, 644, 645.
Giampileri, II, 85.
Giardinello, III, 159.
Giardini (marina di), II, 81, 811.
Giato, Ieta o Iato, II, 36, 277, 278; III, 159, 160, 211, 247, 266, 286, 292, 310, 312, 316, 317, 580, 585, 586, 600, 618, 773, 775, 776, 778, 859.
Giattini, II, 433, 444, 512; III, 285, 292, 293, 317, 363.
Giawher (bagni di), III, 330.
Gibellina, II, 33.
Gibilterra, 62, 103; II, 461, 466.
Gigel, III, 407, 427.
Giordano, 515; II, 386, 413; III, 646.
Giorgio Antiocheno (chiesa di), III, 749, v. Martorana.
Giralda, torre, III, 686, 687.
Girgenti, 11, 15, 21, 205, 269, 311, 348, 467, 485; II, 34, 35, 36, 43, 64, 65, 66, 86, 142, 143, 147, 154, 157, 158, 160, 184 a 186, 189, 190, 191, 193, 194, 195, 234, 242, 273, 397, 398, 420, 433, 435, 488, 548; III, 75, 78, 82, 94, 104, 107, 109, 110, 111, 112, 164, 172, 174, 175, 176, 210, 211, 220, 231, 305, 308, 309, 310, 327, 330, 577, 594, 595, 599, 602, 608, 609, 614, 615, 698, 771, 772, 774, 776, 791, 795, 811.
Girgenti (provincia di), 334.
Girgenti (val di), 466; III, 773.
Girio, II, 416.
Girofalco, III, 611.
Giudei (borgo de’), II, 217, 297, 298.
Giza, III, 652.
Godrano, II, 434; III, 311, 779, 833.
Gog e Magog, III, 676, 679.
Golisano, II, 33; III, 775, 788, v. Collesano.
Gozzo, III, 179.
Grado, 436.
Granata, XXXVIII, XLIV; 234; II, 440, 482, 488; III, 787, 852.
Granitola, 266.
Gran-Terra (La) (l’Italia), 353.
Gravina, II, 314, 315, 316; III, 219.
Grecia, 42, 45, 76, 214, 412, 471; II, 194, 362, 367, 384, 395, 400, 416, 518; III, 144, 146, 164, 169, 214, 257, 273, 279, 319, 335, 337, 421, 521, 523, 525, 531, 662, 668, 671, 679.
Grottaferrata, II, 318.
Grotte (Le quaranta), 310; III, 72.
Grotte, fortezza, 310, 311, 348; II, 177.
Guadalquivir, 160.
Gualtieri, III, 219.
Guastanella, III, 174, 593, 594.
Gudemi, v. Cutemi.
Guidda (bagni della), III, 330.
Guiscardo, ponte, III, 89.
Gurfa, III, 264, 285.
H
Habes (Wadi-l-’Abbâs), v. Oreto.
Hager-ez-Zenati, II, 36.
Hakem-biamr-Illah (moschea di), III, 845.
Halka (El-), III, 137, 138, 139, 298, 323, 325.
Hama, XLVI, LI, LIII; II, 521, 654, 715, 716, 718, 722, 723, 729, 734.
Hamadân, II, 110; III, 826, 832.
Hammamet (golfo di), 109; II, 139, 200; III, 474, 485.
Harran, 141, 253.
Hasan (moschea di), III, 845.
Hasserinorum, contrada, III, 869.
Hastings, III, 16, 20, 22, 53, 673.
Hauteville, terra, III, 38.
Hegiâz, 39; II, 490, 662.
Herat, II, 436.
Herkla, II, 200.
Hicesia, III, 769.
Hira, 31, 39, 58, 59, 76; III, 825, 826.
Hisn-el-Genûn, ossia Kala’t-el-Khinzâria, III, 230, 231.
Hisn-el-Medârig, III, 783.
Hybla Haerea, 324.
Hybla Major, 319.
I
Iaci, v. Aci.
Iali, III, 285.
Iâlis (?), II, 186.
Iartinûa (?), II, 72.
Iathrib, II, 504, v. Medina.
Iato, v. Giato.
Ibla, 334.
Ibn-Khalfûn (via di), III, 869.
Ibn-Menkûd (castello di), II, 420.
Iccara, II, 86.
Iemen, 31, 32, 40, 58, 109, 125, 143, 158, 340; II, 63, 120; III, 825.
Ieta, v. Giato, III, 159.
Ifrikia, v. Affrica propria.
Ifscîn, II, 520.
Ikgiân, II, 122, 123, 132.
Iklibia, II, 77, v. Clypea.
Illiria, II, 367.
Imachara, 315, 418.
Imera, v. Fiume Grande (Imera settentrionale) e Fiume Salso (Imera meridionale), 417.
Imera, città, II, 264.
India, 80, 84, 85, 88, 108, 109; II, 445; III, 639, 668, 679, 712.
Indo, 62; II, 295.
Inghilterra, Inglesi, II, 372; III, 15, 16, 17, 20, 124, 290, 394, 414, 444, 497, 522, 529, 544, 564, 590, 672, 673, 809, 855, 859.
Ionie (Isole), III, 413.
Ionio, 364; II, 264, 347.
Irâk, XLV; 143, 254; II, 4, 336, 480, 349; III, 827.
Ischia, 228.
Isernia, 374, 459.
Islanda, II, 380.
Isola dei Porri, v. Geziret-el-Kerrâth.
Isole Britanniche, III, 679.
Ispahan, II, 66, 499, 508; III, 211.
Ispica, 311.
Istakhr, XL.
Istria, 358.
Itala, III, 876.
Italia, XXX, XXXI; II, 44, 73, 77, 90, 91, 160, 162, 166, 167, 170, 175, 176, 194, 240, 243, 244, 250, 257, 278, 295, 328, 338, 344, 346, 362, 367, 370, 372, 377, 381, 384, 390, 394, 395, 480, 545; III, 1, 14, 21, 22, 23, 25, 26, 28, 35, 39, 40, 41, 46, 49, 53, 114, 115, 143, 146, 182, 193, 198, 201, 218, 222, 227, 259, 272, 273, 280, 289, 297, 312, 347, 365, 367, 375, 377, 393, 394, 401, 409, 431, 432, 433, 450, 454, 493, 497, 521, 523, 530, 556, 557, 564, 609, 610, 620, 636, 646, 660, 672, 678, 682, 692, 695, 700, 701, 704, 711, 786, 796, 797, 799, 807, 809, 824.
Italia centrale, III, 550.
Italia meridionale, II, 28, 71, 72, 176, 179, 311, 321; III, 20, 26, 42, 48, 54, 62, 87, 114, 132, 133, 222, 223, 240, 277, 280, 380, 465, 468, 503, 590, 669.
Italia superiore, II, 327; III, 215, 222, 225, 268, 307, 671.
Itri, 458.
Iudica, III, 153, 154, 228, 230, v. Zotica.
Ivisa, III, 480.
K
Kaaba, v. Caaba.
Kâbes, 128, 131; II, 139, 290, 356, 362; III, 80, 369, 370, 371, 373, 399, 410, 411, 412, 413, 416, 448, 472, 486, 515.
Kabilia grande, II, 38.
Kafsa, II, 362, 486, 515, 516, 517.
Kairewân, XXXVII, XXXVIII, XXXIX, XLII; 113, 114, 115, 117, 121, 122, 123, 127, 128, 131, 133, 134, 136, 137, 144, 145, 146, 148, 154, 155, 156, 172, 230, 236, 253, 254, 255, 257, 258, 262, 277, 296, 343, 379, 385, 392, 393, 428; II, 10, 46, 47, 48, 49, 50, 54, 55, 61, 76, 122, 125, 129, 131, 135, 138, 139, 141, 142, 147, 162, 182, 190, 196, 197, 199, 200, 201, 207, 217, 221, 222, 230, 289, 334, 358, 359, 360, 362, 426, 432, 465, 499, 500, 501, 502, 548; III, 80, 211, 420, 477, 785, 829, 836, 841.
Kala’t-Abd-el-Mumin, 334.
Kala’t-beni-Hammâd, LIV.
Kala’t-el-Bellût, II, 33.
Kala’t-el-Fâr, III, 776.
Kala’t-el-Hamma (Calathammeth), III, 782, 811.
Kala’t-el-Kewârib, III, 772, 811.
Kala’t-el-Khesceb, v. Rocca del Legno.
Kala’t-el-Khinzâria, v. Hisn-el-Genûn.
Kalat-er-Rum, 336.
Kalat-es-Sirât, II, 192; III, 775.
Kalat-et-Tarîk, III, 776.
Kalat-et-Tirazi, v. Calatrasi, II, 449, 772.
Kalatubi, III, 776.
Kalbara, II, 192.
Kalbi, III, 330.
Kalesciana, II, 182.
Kalibia, v. Clypea.
Kalsa, v. Khâlesa.
Kâmil (borgo di), II, 361.
Kamûna, II, 540.
Kamunia, 114, 115.
Kanbâr, II, 107.
Karâfa, II, 489, 522.
Karak, III, 648.
Karches, II, 35.
Karkana (grotte di), 335.
Karkesia (errato per Corsica), II, 180.
Kasr, v. Cassaro.
Kasr-el-Gedid (El), 326, 327.
Kasr-Giâ’far, II, 335; III, 120, 848.
Kasr-el-Hamma, II, 31.
Kasr-el-Hedîd, 326, 327.
Kasr-el-Kadim (El), v. Abbâsia.
Kasr-ibn-Menkûd, III, 776.
Kasr-Sa’d, II, 33; III, 312, 536, 766, 844.
Kasr-Sâlem, II, 184.
Kasr-Tur, 277.
Kastilia, III, 515.
Keitonat-el-Arab, v. Capo Circeo.
Keitun, v. Catona.
Kelâl, XL.
Kemonia, III, 495.
Keneh, III, 796.
Kerkeni, III, 407, 426, 471.
Kerkent, v. Girgenti, II, 35.
Kerkûd, II, 35, 433, 512; III, 776.
Kerkûr, II, 433. v. Kerkûd.
Khaibar, II, 107.
Khâlesa, II, 158, 184, 190, 191, 274, 292, 296, 298, 301, 304, 354, 375, 378, 426, 432, 434; III, 118, 122, 126, 127, 128, 129, 130, 138, 298, 821, 841, 870, 881.
Khandak (Candia), 164.
Kharadja (corr. Reggio), II, 248.
Kharsiano, 316, 333.
Khassu, III, 776.
Khawarnak, III, 825, 829.
Khazân, III, 776.
Khelât, III, 639.
Khorassân, 139, 140, 142, 143, 253, 264; II, 33, 110, 111, 112, 224, 369, 490, 498, 507, 805; III, 829.
Kiâna, II, 201.
Kosîra, v. Pantelleria.
Kubbet-el-Hawâ, III, 829.
Kubbet-el-Khadrâ (El), III, 828.
Kuzeh, II, 114.
Kuzistân, II, 114.
L
Lampedusa, 228.
Lamta, II, 150, 152, 156.
Laodicea, II, 279; III, 527, 529.
Laribus, 427; II, 275.
Laterano, 77, 96; III, 145, 807.
Lattarini, III, 870.
Lavello, III, 31.
Latomie, di Siracusa, 394.
Lauricio, 20.
Lazio, III, 47.
Lecce, III, 560, 569, 672.
Legnano, II, 328; II, 493.
Lenno, II, 88.
Lentini, 8, 17, 311, 316, 317, 337, 364, 485, 486; II, 49, 213, 263, 443; III, 219, 614, 618, 771, 774, 790, 822.
Leonforte, II, 185.
Lepanto, II, 298; III, 672.
Leuca o Gallico, II, 152.
Levante, II, 240, 372, 461, 508; III, 340, 422, 426, 434, 435, 504, 522, 524, 529, 539, 609, 633, 637, 660, 661, 664, 679, 698, 701, 718, 723, 785, 789, 805, 823.
Leyda, XXXIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVII, XLVIII, L, LI, LII, LIV, LV; II, 370, 470.
Li Aci, v. Aci.
Liâgi, v. Aci.
Libia, III, 421.
Libica, provincia, 104.
Librizzi, III, 206, 208.
Liburia, 373.
Licata, 269; II, 35; III, 94, 174, 330, 338, 602, 672, 773, 811.
Licia, 92; II, 368.
Lico, fiume, II, 193.
Licodia, 311.
Licosa, 364.
Li Gresti, torre, III, 822.
Liguria (riviera di), II, 180.
Lilibeo, 8, 11, 94, 169, 205, 265, 467, 485; II, 431; III, 314, 339, 598.
Lilibetana, provincia, 417, 466, 467.
Limona, III, 247.
Linario, monte. II, 443.
Linguadoca, 125, 158.
Lione, III, 803.
Lipari, 356, 485, 486; II, 170, 305, 308, 338, 768, 775.
Liporaco, II, 407.
Lipsia, LI.
Lisbona, III, 16, 664.
Lo False, III, 71.
Lognina, III, 166.
Loira, 158; III, 16, 17.
Lombardia, Lombardi, 462; II, 161; III, 28, 34, 196, 216, 222, 223, 224, 225, 226, 252, 297, 325, 450, 486, 487, 499, 530, 546, 603, 608, 654.
Londra, XLV; III, 16.
Longobardia, 212; III, 8, 223.
Longobardo (porto di), III, 178.
Longobuco, II, 347.
Lorena, 377; II, 402.
Loristan, II, 31.
Louvre (museo del) III, 796.
Lucca, III, 803.
Lucera, XXXI, XXXVIII; 396; III, 253, 318, 538, 596, 598, 602, 603, 608, 611, 612, 616, 619, 620, 628, 654, 688, 689, 712, 791, 792, 867.
Ludd, III, 644.
Lugêrah, III, 598, v. Lucera.
Luhrostico, III, 877.
Luni, III, 4, 7, 8, 9, 13, 16, 22.
Luoghi Santi, III, 185, 189.
M
Macara (grotte di), 336.
Macasoli, fiume, II, 193.
Macedonia, 440; II, 250, 365, 367, 392, 394.
Madonie, 315, 322, 417; II, 192.
Madonna del Paradiso, chiesa, III, 794.
Madrid, 489.
Magagi e Maghâghi, II, 36.
Maghreb, 122, 127, 128; II, 535; III, 420, 517, 715, 716, 718.
Magione (chiesa della), III, 238, 857.
Magione (commenda della), II, 434.
Magnaura, 503, 504, 508, 509; II, 48.
Magnisi (penisola di), III, 213.
Maine, III, 151.
Majorca, XLIII; 125, 127; II, 529; III, 5, 10, 376, 377, 518, 519, 520, 530, 821.
Makara, III, 776.
Malaga, III, 173, 662, 663, 664.
Maletto, 311, 336.
Malfiteri, III, 330.
Màlis, II, 186.
Malta, XL, L; 12, 352, 408, 485; II, 208, 260, 329, 422, 448, 516; III, 116, 117, 177, 178, 179, 180, 213, 269, 296, 309, 318, 388, 536, 553, 598, 605, 606, 607, 684, 685, 751, 752, 762, 775, 787, 788, 810, 871, 872.
Mandanici, II, 85; III, 776.
Manfredonia, II, 164.
Mangiaba, III, 788.
Maniace, terra, II, 388; III, 71, 73, 77, 224, 257, 499, 776, 843.
Mansuria, II, 362, 432; III, 606, 760.
Marakia, III, 526.
Marca e Marka, 98, 99.
Marca Aleramica, III, 200, 225, 228, 230, 289.
Marca d’Ancona, III, 577.
Marca de’ Saraceni, III, 595.
Mare dolce, v. Favara.
Mare Rosso, 39; II, 413.
Marettimo, III, 770.
Margana, III, 311, 776.
Marge (Lu), III, 877.
Marigny, III, 38.
Marineo, 310; II, 186; III, 311.
Markab, castello, III, 526.
Marmara (mar di), 497.
Marmarica, 104.
Marmorea (Via) III, 501.
Mar Nero, 91, 510.
Marocco, XLVI, L; II, 36, 133, 137, 283, 363, 437; III, 373, 374, 422, 424, 475, 477, 483, 495, 496, 498, 516, 518, 553, 617, 622, 632, 662, 664, 739.
Marsala, 171, 467; II, 275, 420, 427, 431, 432, 434, 453; III, 339, 380, 772, 773, 774, 811.
Marsa-l-Kharez, II, 362, 465.
Marsa-s-Scegira, II, 435.
Marsa-s-Sceluk, 269.
Marsa-t-tin, 318, 319.
Marsa-z-Zeitûna, III, 427.
Marsiglia, Marsigliesi, III, 625, 671, 708, 810.
Martorana (chiesa e monastero della), XV, XVI, XVIII, XIX, XXVIII; 90, 100, 233, II, 13; III, 351, 353, 355, 592, 593, 656, 793, 843, 846, 856, 857.
Marzamemi, III, 881.
Mascali, II, 433, 438; III, 356.
Ma’skar, III, 137.
Massa, III, 257.
Matera, 377; II, 340.
Mattorium, 324.
Maurienne (contea di), III, 676.
Mauritanie, 104.
Mawkif, II, 522.
Mazar, II, 31.
Mazara, XXXVII, XLVII; 233, 265, 266, 267, 269, 274, 285, 286, 289, 294, 467; II, 35, 62, 143, 191, 192, 193, 207, 208, 212, 252, 275, 278, 420, 421, 427, 432, 433, 445, 455, 486, 501, 502, 504, 520, 539; III, 94, 133, 139, 147, 149, 150, 151, 164, 232, 269, 276, 291, 292, 305, 308, 309, 310, 312, 320, 341, 663, 771, 774, 791, 794, 795, 811.
Mazara (val di), 290, 311, 325, 334, 417, 465, 466, 467, 484; II, 24, 25, 35, 192, 216, 217, 239, 276, 277, 396, 397, 400, 403, 419, 420, 435; III, 109, 210, 264, 265, 266, 267, 536, 546, 547, 571, 575, 579, 591, 594, 595, 596, 616, 618, 773, 776, 787, 822.
Mazaro, fiume, II, 36; III, 771.
Me’arra, II, 101.
Mecca, XLIX; 39, 41, 46, 47, 49, 51, 55, 56, 57, 58, 65; II, 77, 117, 118, 120, 245, 286, 335, 477, 482, 487, 496; III, 264, 408, 668, 703, 704, 715, 716, 722, 829, 830, 837, 839, 840.
Mechinesi, II, 35.
Media, Medi, II, 308; III, 837.
Medina, 39, 56, 57, 59, 109, 110, 134, 253; II, 286, 475, 476, 504, 521; III, 210, 824, 829.
Mediterraneo, XLIV, LI, LIV; 75, 79, 80, 82, 95; II, 169, 170, 231, 295, 309, 332, 357, 362, 363, 386, 445, 450, 466, 501; III, 2, 12, 13, 109, 169, 323, 336, 337, 373, 374, 563, 625, 670, 675, 676, 678, 679.
Megara, 418.
Mehdia, XXIX, XXXVII, XXXVIII, XLIV, LIV, LVI; 379; II, 33, 139, 150, 171, 173, 179, 180, 190, 196, 199, 200, 201, 202, 203, 206, 207, 239, 241, 247, 249, 250, 254, 272, 278, 279, 280, 290, 291, 356, 360, 361, 362, 364, 420, 432, 449, 485, 499, 501, 528, 529, 530, 535, 546; III, 14, 24, 80, 81, 93, 136, 158, 168, 169, 170, 171, 172, 174, 190, 332, 361, 362, 366, 367, 368, 369, 370, 371, 372, 373, 379, 380, 381, 382, 383, 384, 386, 387, 399, 401, 402, 403, 404, 405, 406, 407, 410, 412, 413, 414, 415, 416, 417, 418, 419, 420, 421, 423, 425, 429, 430, 460, 472, 473, 474, 475, 476, 477, 478, 480, 481, 482, 483, 484, 489, 490, 496, 515, 516, 517, 622, 651, 716, 719, 746, 759, 764, 780, 802, 808, 841, 864.
Melfi, Melfitani, II, 389; III, 24, 27, 30, 31, 32, 34, 35, 37, 40, 46, 51, 141, 192, 211, 240, 393, 598, 648, 650, 696, 791.
Melgia-Khalîl, III, 776.
Melicocca, II, 410.
Melîla, v. Melilli.
Melilli, Melila, Melili e Melîla, II, 36; III, 212.
Melitene, III, 212.
Menâni, III, 463, 819, 820, 846, 847, 849, 850, 851.
Menasciin, corr. Monastir, II, 485.
Menfi, di Sicilia, III, 790.
Mengiaba, III, 776.
Mersebourg, II, 328; III, 8.
Mentana, III, 367.
Menzaleh, lago, III, 511.
Menzil-Jûsuf, III, 246, 311.
Menzil-Sindi, II, 34; III, 776.
Merhela Gulielm, III, 215.
Mernak, presso Tunis, II, 485.
Mertu, III, 285.
Merw, II, 33, 224, 498.
Mesîd-Bâlîs, II, 186.
Mesisino, II, 35.
Meskân, 314.
Mesopotamia, XLV, XLVI, XLVII; 31, 141; II, 33, 98, 278, 310, 513; III, 637, 639, 667, 825, 837, 844, 858, 879.
Messina, XXXI; 7, 15, 18, 19, 24, 91, 94, 100, 101, 280, 304, 305, 313, 314, 336, 363, 426, 427, 428, 465, 469, 485, 486, 489, 517; II, 35, 36, 70, 71, 72, 73, 89, 213, 214, 243, 244, 259, 263, 264, 266, 271, 313, 314, 315, 327, 382, 383, 390, 393, 394, 396, 397, 398, 400, 402, 421, 424, 432, 433, 435, 437, 443, 450, 453, 466, 467, 552; III, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 61, 63, 64, 65, 66, 68, 69, 70, 71, 73, 75, 76, 78, 85, 86, 102, 109, 132, 133, 147, 161, 162, 166, 180, 192, 201, 202, 208, 209, 216, 218, 219, 220, 228, 229, 232, 233, 235, 254, 257, 269, 274, 275, 286, 288, 289, 290, 291, 295, 297, 298, 305, 308, 309, 310, 320, 330, 333, 339, 340, 346, 349, 350, 351, 353, 354, 359, 445, 463, 464, 487, 499, 500, 502, 536, 543, 544, 546, 547, 548, 550, 559, 564, 565, 566, 569, 570, 579, 582, 584, 590, 599, 609, 610, 627, 650, 656, 678, 696, 768, 776, 780, 792, 802, 811, 812, 813, 818, 843, 853, 883.
Messina (duomo di), III, 817.
Messina (museo di), II, 454.
Mezzoiuso, v. Menzil-Jûsuf.
Mezzomondo, nave, III, 651.
Mezzo Morreale, III, 554.
Michiken, 315; III, 264, 285.
Mico o Vico (Bikesc, Benfesc, Tifosc, Minisc, Minis, Mikosc, Mikos), II, 85, 265, 266; III, 776.
Micolufa, III, 174, 175.
Migeti (terra di), III, 278.
Mihkàn, 315, v. Michiken.
Mikosc e Mikos, v. Mico.
Mîla, II, 123, 233, 335.
Milano, 20; II, 389; III, 672.
Milazzo, 21, 425, 426, 469; II, 432; III, 63, 64, 102, 338, 340, 784, 789, 811.
Milazzo (val di), 466, 467; III, 301, 312.
Mileto, II, 214, 261, 322, 552; III, 51, 57, 59, 60, 62, 78, 84, 87, 88, 151, 176, 177, 235, 273, 305, 314, 315, 349.
Milga, III, 286.
Mili, II, 265, 432, 433.
Militello, III, 822.
Millaga, monte, III, 605.
Mimnerno, v. Menàni.
Mineo, 278, 279, 280, 285, 286, 287, 288, 289, 291, 337; II, 432, III, 787.
Minisc e Minis, v. Mico.
Minorca, 125.
Minsciàr, II, 36; III, 573, 592.
Minzaro, v. Minsciàr.
Minzecio, III, 573.
Mirabella, III, 219.
Miragia, III, 776.
Mirto, III, 208, 282, 284, 286.
Misanelli, II, 408.
Miseno, 364.
Miserella, III, 592.
Misilmeri, II, 186; III, 108, 111, 113, 285, 292, 302, 311, 592, 843.
Mismar, III, 213.
Misr, II, 182, 488, 538; III, 737, v. Egitto.
Mistretta, II, 161, 229, 232, 233, 286.
Modica, 315.
Modiuni, fiume, II, 35.
Modone, 414, 508, 509; III, 435.
Moezzia, II, 259.
Mojo, II, 191.
Mola, 223.
Molise (contea di), III, 497.
Monakh-el-Bakar, II, 315.
Monastir, II, 474, 484, 485.
Mondello, 317, 318, 319.
Monembasia, 399; III, 434.
Monferrato, III, 197, 199.
Monforte e Monteforte, 470; II, 85, 265; III, 71.
Mongibello, II, 442; III, 881, 883.
Monopoli, III, 35, 521.
Monpileri, III, 215.
Montalbano, III, 71, 610, 788.
Monte di Abu-Malek, città, 343.
Monte Aperto, 311; III, 107.
Monte Cassino, 101, 102, 365, 368, 369, 373, 374, 376, 460; II, 87, 318, 392; III, 21, 24, 27, 28, 41, 45, 52, 123, 140, 141, 190, 398, 440, 853, 860.
Monte Cuccio, II, 67.
Monteleone, III, 616.
Monte Maggiore, III, 34.
Monte Negro, presso Antiochia, III, 784.
Monte Pellegrino, II, 443
Montepeloso, II, 342; III, 34, 35, 40, 397, 406, 688.
Monte San Girolamo, III, 210.
Monte di San Pietro, III, 340.
Monte Saraceno, II, 347.
Montescaglioso, II, 341.
Monte Scuderi, II, 85.
Monte delle Tarantole, III, 107.
Morreale, II, 34, 36, 300, 432, 434, 120; III, 215, 219, 251, 309, 312, 322, 324, 325, 494, 577, 580, 581, 582, 585, 595, 843, 849.
Morreale (monastero e arcivescovato di), III, 237, 238, 213, 246, 250, 310, 311, 322, 324, 341, 450, 451, 531, 536, 546, 574, 579, 587, 588, 778, 806, 874.
Morreale (duomo di), III, 514, 815, 862, 864, 870, 879.
Mortelleto, III, 152.
Mosa, III, 17.
Moschea (regione della), II, 297, 298.
Mosciàrra, 343.
Mosella, III, 650.
Mosul, XLVI, XLVII; II, 497.
Motta, III, 220.
Msila, II, 362, 444, 499; III, 212.
Mueli (monastero di), II, 282.
Muluia, III, 212.
Murcia, XLIX; III, 703, 704, 705.
Mussaro, III, 592, v. Muxaro.
Muta, 59.
Mutata, III, 340.
Muxaro, III, 174, v. Mussaro.
Muxaro (Sant’Angelo di), II, 36.
N
Nàiis, II, 186.
Napoli, XXXI, XXXII, XL; 183, 186, 187, 189, 193, 212, 216, 227, 239, 311, 312, 313, 314, 354, 355, 357, 364, 367, 369, 373, 375, 376, 379, 381, 385, 389, 413, 435, 437, 438, 443, 444, 445, 447, 448, 449, 450, 451, 452, 453, 454, 455, 457, 458, 459, 461, 462, 463; II, 90, 91, 92, 95, 161, 162, 163, 164, 166, 167, 175, 178, 236, 251, 253, 295, 299, 312, 315, 316, 340, 344, 376, 377, 445, 449, 450, 453, 458, 459, 460, 488; III, 28, 52, 112, 186, 196, 212, 235, 237, 238, 453, 461, 566, 579, 588, 608, 631, 698, 706, 708, 709.
Napoli, d’Affrica, III, 212.
Napoli (archivio di), III, 201, 202, 241, 613.
Napoli (museo di), III, 452, 814.
Napoli (università di), III, 707.
Nardò, II, 72; III, 672.
Narni, II, 164, 165.
Naro, III, 174, 791.
Naso, III, 282, 284, 286.
Naupactitesse (monastero detto delle), II, 298, 415, 416.
Nauplia, II, 367.
Nazareth, III, 644.
Nè (comune di), III, 221.
Negroponte, 414; III, 466, 467, 480, 679.
Nepi, II, 164, 165.
Neritinû, v. Nardò.
Neritum, v. Nardò.
Nesterawa, II, 275, 276.
Nettunii (monti), II, 264.
Nicea, 501; III, 664, 665.
Nicosia, III, 90, 135, 224, 225, 227, 229, 268, 278, 287, 288, 294, 295, 309, 338, 499, 584, 610.
Nicotra, III, 150, 151, 165, 257, 378, 379.
Nilo (Il), II, 122, 284, 418, 463, 500, 530, 548; III, 73, 80, 82, 92, 511, 515, 521.
Nini, fiume, 119.
Ninive, XXVII.
Nisapur, 253; II, 111, 507.
Nizza, 227.
Nocera, 462, 463; III, 611, 612, 620, 688.
Noja, II, 408.
Normandia, II, 343, 380, 413; III, 18, 20, 23, 27, 29, 37, 38, 39, 213, 214.
Norvegia, II, 380, 383, 384; III, 14, 15, 17, 19, 39.
Noto, 323, 324, 345, 346, 348, 467; II, 275, 433, 435; III, 167, 175, 176, 177, 269, 301, 306, 309, 314, 774.
Noto (val di), 315, 319, 323, 363, 417, 465, 466, 467, 484; II, 24, 213, 216, 255, 276, 396, 397, 435, 526; III, 85, 109, 149, 151, 153, 154, 210, 267, 314, 773, 822.
Novara, III, 220, 225.
Nozaba, III, 407.
Nûba, II, 77, 78.
Nubia, III, 681.
Numidia, 104.
Nuova Regione, II, 297, 298.
Nurembergh, III, 448, 589, 814.
N»zh»r»d, III, 316.
O
Obbiano, II, 345.
Occidente, II, 120, 140, 221, 231, 233, 282, 286, 309, 404, 461, 462, 499, 522, 528, 535; III, 13, 25, 303, 447, 454, 458, 490, 663, 664, 668, 669, 708, 711, 805, 811.
Oceano, II, 284; III, 16, 337, 374, 679.
Odesuer (Wadi-es-Sewâri), III, 884.
Ofanto, III, 34.
Oiûn-’Abbâs, II, 435.
Okâz, 41, 42.
Olivella (monastero dell’), III, 869.
Olivento, III, 31.
Oliveri, II, 433; 111, 102, 774, 783.
Oppido, III, 251, 282, 284.
Orano, 116, 122, 292; II, 362; III, 426.
Ordona, II, 312.
Oreto, fiume, L; II, 68, 299, 300, 301; III, 103, 118, 470, 580, 582, 785, 790, 849, 883.
Oria, II, 170, 171, 172, 175, 316.
Oriente, II, 100, 101, 102, 104, 134, 178, 221, 227, 255, 269, 278, 282, 286, 361, 362, 365, 404, 446, 474, 481, 495, 496, 498, 504, 518, 519, 522, 533; III, 14, 25, 315, 324, 328, 447, 513, 535, 541, 669, 694, 713, 728, 731, 732, 733, 774, 802, 807.
Orne (dipartimento dell’), III, 497.
Oronte, III, 634.
Orta, II, 164.
Ortigia, 7, 394, 395, 397; II, 259, 391.
Osero, 358.
Ostia, 365, 366, 367, 368, 444, 445, 446, 453, 454.
Osra (?), II. 185.
Otranto, 183, 185, 437; II, 171, 172, 177, 243, 244, 252, 316, 431; III, 108, 116, 609.
Oxford, XLIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVIII, XLIX, LIII; II, 467.
Oxford (biblioteca Bodlejana di), III, 701.
P
Pace (porta della), II, 156.
Pachino, 100; II, 435, 448.
Padova, III, 803.
Paesi Bassi, III, 1.
Paflagonia, III, 672.
Palagio comunale di Palermo, II, 69.
Palagio nuovo, v. Halka.
Palagio reale di Palermo, III, 138.
Palagonia, 311.
Palasciano, II, 345.
Palazzolo, di Sicilia, 269, 336; III, 220.
Palazzuolo, presso Firenze, III, 220.
Palermo, XL, XLI, XLIV, L; 8, 11, 13, 15, 21, 94, 205, 206, 232, 240, 248, 271, 274, 290, 291, 293, 294, 299, 302, 304, 305, 307, 308, 309, 315, 317, 318, 319, 320, 323, 324, 325, 326, 327, 328, 329, 330, 333, 335, 336, 337, 344, 345, 348, 349, 350, 351, 352, 354, 359, 364, 371, 378, 379, 392, 399, 407, 412, 413, 414, 417, 422, 423, 424, 425, 426, 440, 465, 467, 485, 486, 487, 489, 493, 516; II, 5, 12, 24, 32, 33, 34, 35, 36, 37, 43, 48, 64, 65, 67, 68, 70, 71, 72, 77, 78, 79, 96, 140, 141, 144, 145, 147, 150, 151, 152, 155, 157, 158, 159, 160, 172, 177, 178, 179, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 191, 192, 193, 195, 204, 205, 206, 207, 208, 209, 210, 212, 214, 215, 216, 222, 225, 236, 239, 240, 241, 242, 243, 244, 250, 251, 252, 257, 263, 266, 269, 270, 272, 274, 278, 292, 293, 295, 296, 297, 298, 299, 300, 301, 302, 303, 304, 305, 306, 307, 308, 309, 320, 329, 333, 335, 337, 338, 349, 350, 373, 375, 387, 388, 390, 391, 392, 394, 396, 402, 403, 412, 414, 415, 416, 418, 419, 420, 421, 422, 425, 426, 427, 428, 431, 432, 433, 434, 435, 436, 437, 442, 443, 449, 452, 454, 455, 465, 467, 481, 486, 498, 501, 506, 513, 516, 518, 524, 535, 547, 548, 549, 551, 552; III, 14, 66, 69, 73, 75, 76, 78, 79, 80, 92, 93, 94, 96, 97, 100, 101, 102, 103, 106, 108, 109, 110, 111, 112, 113, 114, 115, 116, 117, 118, 119, 120, 121, 122, 123, 125, 128, 129, 132, 133, 134, 136, 137, 138, 139, 140, 141, 142, 147, 148, 149, 150, 153, 159, 160, 164, 173, 176, 185, 204, 205, 207, 209, 210, 212, 214, 216, 217, 218, 219, 225, 226, 228, 229, 230, 232, 233, 236, 237, 245, 248, 251, 253, 254, 256, 257, 261, 262, 263, 266, 267, 269, 275, 277, 285, 286, 287, 290, 292, 297, 298, 299, 300, 308, 309, 310, 311, 315, 316, 317, 320, 321, 322, 323, 324, 327, 330, 331, 334, 335, 339, 340, 341, 343, 349, 350, 351, 353, 358, 359, 365, 368, 370, 388, 389, 390, 392, 393, 394, 395, 401, 409, 415, 420, 422, 423, 425, 426, 427, 430, 434, 438, 439, 448, 450, 451, 459, 460, 468, 469, 470, 471, 474, 475, 476, 484, 485, 486, 487, 490, 494, 496, 497, 500, 504, 505, 506, 515, 517, 520, 525, 531, 534, 535, 536, 544, 545, 547, 548, 551, 552, 558, 560, 561, 564, 565, 566, 567, 570, 571, 572, 577, 579, 581, 582, 583, 584, 586, 587, 589, 592, 594, 595, 597, 599, 600, 609, 610, 614, 615, 617, 618, 655, 656, 657, 662, 665, 670, 672, 676, 678, 680, 683, 684, 689, 690, 698, 700, 709, 711, 713, 722, 752, 754, 756, 757, 763, 764, 766, 768, 773, 774, 776, 785, 786, 797, 798, 800, 801, 802, 811, 812, 813, 815, 816, 818, 819, 820, 840, 841, 842, 843, 855, 856, 864, 866, 868, 874, 893, 894.
Palermo (archivio di), III, 203, 215, 234, 246, 291, 318, 635, 806, 872.
Palermo (cappella Palatina di), III, 463, 475, 492, 684, 792, 793, 831, 842, 843, 845, 847, 848, 856, 857, 861.
Palermo (duomo di), III, 463, 793, 801.
Palermo (museo di), III, 792, 795, 869.
Palermo (università degli studi di), II, 69; III, 869.
Palestina, III, 346, 522, 529, 530, 563, 608, 640, 652, 811.
Palici (lago dei), 5, 279.
Palma, di Calabria (corr. Palmi), II, 317.
Palma (spiaggia di) sotto Roccalumera, in provincia di Messina, III, 795.
Palma, in Majorca, III, 821.
Palmi, 517; II, 410; III, 57.
Palmira, 31; III, 825.
Paludi Meotidi, 221.
Panaria, III, 769.
Paniças, III, 631.
Pantalica, 311; III, 180, 181.
Pantelleria, 111, 112, 165, 166, 304; II, 367, 448, 508; III, 81, 82, 169, 381, 382, 415, 536, 553, 598, 626, 627, 628, 631, 632, 770, 774, 783, 787, 809, 870.
Panteon di Roma, 94.
Paola, di Calabria, II, 314.
Paolotti (chiesa de’), in Palermo, III, 121.
Papireto, III, 138.
Papireto, fiume, II, 158, 299, 501.
Parco, III, 779, 849, 850.
Parigi, XVII, XXI, XXV, XXX, XXXIII, XXXIV, XXXV, XXXVI, XLI, XLII, XLIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVII, XLVIII, XLIX, L, LI, LII, LIV, LV; II, 51, 272, 467, 484; III, 16, 17, 213, 230, 700, 797.
Parigi (biblioteca nazionale di), II, 272; III, 698. Parigi (museo di), II, 456, 457, 458.
Parigi (università di), III, 707.
Parma, III. 694.
Partanna, III, 776.
Partinico, II, 86, 432; III, 460, 301, 317, 784.
Patané, II, 86.
Paterno, III, 220.
Paternò, III, 72, 73, 150, 152, 220, 226, 268, 301, 311, 312, 783.
Patitelli (porta dei), II, 303.
Patrasso, 508, 547.
Patria (lago di), 373.
Patti. 469; II, 432; III, 56, 220, 221, 225, 232, 236, 278, 296, 308, 309, 331, 340, 356, 378, 387, 768.
Pavia, 212; III, 590.
Pellegrino, monte, 318.
Peloponneso, 176, 328, 401, 414, 442, 502, 508; II, 169; III, 413, 434.
Peloriade, 422; II, 79.
Pentapoli, 91, 180.
Pentidattolo, 516.
Perche (contea di), III, 497.
Pergusa, lago, 311, 330; III, 75.
Persepoli, XL.
Persia, Persiani, XLV, XLVI; 31, 39, 53, 56, 58, 59, 60, 62, 64, 72, 74, 77, 94, 138, 142, 515, 517; II, 4, 17, 31, 32, 33, 37, 66, 98, 99, 100, 105, 108, 109, 110, 111, 114, 115, 116, 117, 118, 140, 173, 269, 278, 490, 492, 493, 544; III, 36, 639, 649, 668, 679, 729, 732, 741, 824, 825, 837, 840.
Persico (golfo), 80.
Petra, III, 825.
Petra de Zineth, II, 36.
Petracucca, II, 246, 247.
Petralia, II, 397; III, 85, 86, 112, 281, 285, 315, 340, 341.
Petralia Soprana, III, 85.
Petralia Sottana, III, 85.
Petrazzi, II, 67.
Pettinengo, III, 220.
Pettineo, III, 220.
Phinthia, 269.
Piana de’ Greci, III, 159, 779, 850.
Piazza, 311, 336; III, 220, 223, 225, 226, 227, 229, 268, 269, 309, 488, 822.
Piazza della Marina, in Palermo, II, 158.
Piemonte, II, 167, 225.
Pietà (monastero della), in Palermo, III, 128.
Pietrapennata, II, 247.
Pietraperzia, 330; II, 275; III, 311.
Pietra di Roseto, II, 407.
Pietra di Serlone, III, 135.
Pietroburgo, XXXIV, XXXIX, XLIII; II, 383.
Piramitana (Massa), 12.
Pirenei, 125, 158, 159.
Pisa, Pisani, 364; II, 311, 313, 500, 504; III, 1, 2, 3, 4, 7, 8, 9, 10, 11, 13, 14, 16, 97, 101, 102, 103, 158, 168, 169, 170, 171, 172, 190, 223, 232, 260, 277, 341, 367, 376, 377, 379, 404, 429, 465, 466, 467, 513, 515, 518, 519, 522, 523, 530, 550, 558, 577, 580, 581, 584, 588, 601, 606, 625, 633, 692, 774, 810, 849.
Pisana (torre), in Palermo, III, 218.
Pitirrana, III, 262, 270, 311, 776.
Pizzuto (contrada del), II, 158.
Platanella, II, 193.
Platani, 310, 334, 335, 337; II, 193, 194, 195; III, 174, 266, 573, 586, 588.
Platani, fiume, III. 174, 596, 604, 605.
Platano, monte, III, 604, 605, 776.
Po, 358; II, 394; III, 34, 198, 222, 672.
Poitiers, 158.
Policastro (golfo di), II, 339.
Polizzi, 416, 417, 419, 422; II, 33, 285; III, 275, 592.
Pollina, III, 595.
Polluce (torre di), 237.
Polonia, II, 384, 679.
Pommersfeld, III, 696.
Ponente, v. Occidente, III, 379, 420, 424, 425, 544, 625, 686, 701, 718, 739, 805.
Ponte dell’Ammiraglio, III, 785.
Ponte della Grazia, III, 580.
Pontevico, III, 641, 712.
Ponza, 228, 364; III, 226.
Porri (isola dei), 270.
Porta Negra, torre, II, 413.
Porta Nuova, in Palermo, III, 120, 121, 128, 137.
Portella di Mare, III, 844.
Portici, 457.
Porto di Ali, 467; II, 431, v. Marsala.
Portoferraio, III, 672.
Portogallo, II, 505; III, 414, 735.
Porto Palo, III, 790.
Potenza, III, 221.
Pozzolo Superiore, II, 85.
Pozzuoli, 373; II, 453; III. 467.
Praroli, o Tre Laghi, III, 63.
Principato, III, 612, 625.
Principato Ulteriore, III, 37, 45.
Prizzi, II, 443, III, 311.
Puglia, e Puglia (ducato di), XXXI; 165, 328, 336, 359, 360, 371, 372, 373, 435, 437, 438, 441, 442, 443, 468; II, 153, 168, 175, 176, 244, 245, 311, 313, 314, 345, 316, 345, 346, 365, 380, 389, 392, 416, 784, 798; III, 14, 22, 23, 25, 26, 27, 30, 31, 33, 35, 36, 37, 40, 41, 43, 45, 46, 47, 48, 53, 61, 63, 66, 69, 78, 94, 100, 102, 104, 106, 112, 123, 136, 146, 147, 162, 165, 183, 185, 214, 226, 233, 237, 271, 272, 274, 277, 302, 309, 315, 338, 342, 348, 351, 366, 391, 392, 394, 395, 396, 431, 451, 464, 465, 466, 468, 481, 544, 548, 553, 563, 565, 567, 577, 590, 596, 601, 606, 611, 612, 616, 620, 625, 628, 648, 653, 654, 701, 867, 868.
Punta Saracena, II, 347.
Q
Quarnero, 359.
R
Raalginet e Ragalzinet, II, 36.
Racalmuto, II, 36.
Raccamo (via del), III, 870.
Raffadali, III, 594
Ragusa, di Dalmazia, 378; II, 367.
Ragusa (fiume di), II, 443.
Ragusa, di Sicilia, 319, 323, 337, 344, 346, 348; III, 212, 301, 771, 772, 784, 811.
Rahl, III, 174.
Rahl-el-Armel, III, 776.
Rahl-el-Asnâm, 237.
Rahl-Butont, III, 850.
Rahl-el-Kâid, III, 776.
Rahl-el-Mara, III, 776, corr. Merat.
Rahl-Menkûd, II, 275.
Rahl-el-Merat, III, 787, v. Rahl-el-Mara.
Rahl-es-Scia’rani, III, 312.
Rahl-ez-Zenati, II, 36.
Raia, II, 45, 370; III, 311, 776.
Rakal Stephani (corr. Rahl), III, 573.
Rakka, II, 33.
Rakkâda, 236; II, 49, 52, 53, 54, 55, 68, 129, 131, 134, 135, 136, 139, 141, 142, 151, 156, 285.
Ramelia, III, 575.
Rametta, 394, 423, 426, 470; II, 85, 86, 242, 247, 259, 260, 293, 265, 266, 269, 270, 271, 280, 290, 291, 308, 315, 322, 331, 382, 383, 400, 401, 414; III, 63, 64, 65, 70, 71, 206, 208, 284.
Ramla, di Siria, III, 644.
Ramla (Er-), presso Mehdia, III, 418.
Randazzo, 350; II, 184, 191, 433; III, 223, 224, 252, 269, 296, 499, 567, 582, 787, 791.
Rappaco, II, 408.
Rapolla, II, 407, 408.
Râs-el-Belât, 266; II, 435.
Rasigelbi, II, 435.
Raudha (nilometro di), III, 834, 836, 843.
Ravanusa, III, 174.
Ravello, 396.
Ravenna, 20, 78, 98, 180, 449; III, 696.
Rebî’ (porta di), 154; II, 197.
Rebuttone, III, 849.
Regalbuto, III, 285, 312, 321, 349.
Regensburg, III, 673.
Reggio, 230, 412, 415, 425, 426, 516, 517; II, 70, 71, 72, 73, 152, 154, 170, 171, 243, 246, 248, 251, 252, 271, 315, 329, 338, 339, 341, 346, 350, 365, 366, 381, 408, 410, 414, 449, 453; III, 2, 3, 31, 46, 47, 48, 50, 51, 52, 54, 55, 57, 61, 63, 64, 65, 66, 67, 68, 69, 116, 165, 257.
Reggio, dell’Emilia, III, 803.
Rekka-Basili, III, 776.
Rendag, v. Randazzo.
Resina, 457.
Ribât degli Almoravidi, III, 374.
Ribât, di Susa, 154.
Ribera, III, 605.
Rieti, II, 165.
Rif, del Marocco, II, 36, 285.
Rimini, III, 672.
Rocca (La), presso Morreale, III, 580.
Rocca d’Asino, III, 165.
Rocca Imperiale, II, 347.
Rocca del Legno, II, 177.
Roccamena, III, 779, 787.
Rocca Monte, 462.
Rocca di San Martino, III, 43.
Roccasecca, III, 565.
Roccella, 327; III, 776.
Rodano, 158; III, 16.
Rodi, 88, 85; III, 530.
Roma, XLI, XLIV, LI; 4, 6, 8, 14, 16, 22, 23, 24, 29, 71, 78, 86, 89, 94, 99, 179, 180, 183, 187, 191, 208, 230, 235, 318, 365, 366, 367, 368, 369, 389, 412, 435, 438, 443, 444, 445, 446, 448, 450, 451, 453, 454, 456, 457, 458, 497, 498, 516, 517, 519; II, 90, 161, 164, 165, 166, 169, 175, 278, 318, 327, 338, 399, 403, 406; III, 2, 16, 26, 31, 41, 44, 46, 143, 145, 146, 182, 184, 193, 417, 431, 450, 497, 530, 559, 569, 582, 588, 590, 621, 629, 645, 653, 654, 679, 680, 681, 701, 705, 811, 881.
Romania, III, 480.
Roseto, II, 247.
Rosetta, II, 182, 276; III, 426, 427.
Rossano, 183; II, 313, 315, 317, 319, 320, 322, 323, 326, 329, 336.
Rostoch, II, 455.
Rouen, II, 413; III, 17, 18, 21.
Ruga Keleb, III, 369.
Russia, Russi, XXXIV; 77; II, 261, 269, 365, 380, 383, 384, 385; III, 26.
S
Sabina, II, 164, 165.
Sabra, II, 362.
Sabratha, 109.
Ságana, II, 34, 277.
Saghâniân, II, 34.
Sâhel, III, 212.
Sahra, 130; III, 373, 374, 483.
Sa’îd, II, 285.
Saint-Clair sur Epte, III, 18.
Saint-Evrault (monastero di), III, 84.
Sakhra (cappella della), III, 644.
Sakhrat-el-Harîr, 327; III, 776.
Sala, III, 220.
Salemi, II, 36; III, 575.
Salerno, XL; 189, 240, 241, 354, 355, 356, 357, 362, 369, 370, 373, 375, 376, 381, 383, 385, 387, 388, 396, 397, 435, 436, 437, 438, 439, 444, 445, 448, 450, 452, 454, 455, 457, 461, 463, 464; II, 166, 168, 178, 241, 311, 312, 317, 321, 322, 329, 343, 344, 377, 380, 449, 450, 459, 488; III, 25, 27, 28, 29, 37, 38, 39, 45, 46, 47, 49, 52, 122, 142, 146, 193, 232, 274, 275, 280, 388, 392, 393, 398, 552, 554, 555, 577, 612, 697, 698, 788, 813.
Saline (valle delle), 516; III, 50, 51.
Salso, fiume, 269, 290, 315, 323, 417, 466; II, 192, 216, 427; III, 311, 595, 614, 773, 790.
Salvatore (braccio del), III, 57, 64, v. San Giacinto.
Salvatore (monastero del), in Messina, 489, 490; II, 400; III, 234, 463, 783.
Salvatore (chiesa del), III, 287, 288.
Salvezza (vicolo della), III, 128.
Samanteria, II, 433, v. Sementara.
Samarkand, II, 34.
Sambuca, III, 220.
Sambuco, III, 220.
Sambughetto, III, 220.
Sanâ, 46; II, 120.
Sanagi o Sinagia, II, 36.
Sant’Adriano (monastero di), presso Basidia, II, 407, 408.
Sant’Andrea degli Amalfitani, II, 297; III, 138.
Sant’Andrea, isola, 497.
Sant’Andronico (chiesa di), III, 65.
Santangelo (museo di casa), III, 344.
Sant’Angelo di Brolo (monastero di), III, 305.
Sant’Angelo de Lisico (monastero di), 469; II, 404.
Sant’Antonio (parrocchia di), II, 69.
Sant’Apollinare (chiesa di), in Bari, III, 36.
Santarem, XLIII; II, 505, 506.
San Barbaro di Demona (monastero di), 470; III, 208, 234, 313.
San Bartolommeo, di Capitanata, II, 347.
San Bertario (chiesa di), II, 92.
San Brunone (monastero di), III, 187, 196, 235, 241.
San Calogero (monastero di), 505.
San Carlo, comune, II, 431.
San Cataldo (chiesa di), III, 843, 856.
Santo Ciro (rupe di), III, 756.
San Cono (grotte di), 311.
Santo Carzio, presso Aversa, 462.
San Domenico (chiesa di), II, 158.
Sant’Elia d’Ambola o d’Eubulo (monastero di), III, 83, 340.
Sant’Elia, monte, 517.
Sant’Erasmo (piano di), III, 470.
San Felice (grotte di), II, 72; III, 95, 96.
San Filareto (monastero di), II, 317, 395, 410, 411, 412, 442.
San Filippo, d’Argira, 519; II, 399, 403, 406, 408, 410; III, 224, 269, 284, 301.
San Filippo di Demona (monastero di), 469, 470; II, 404; III, 282, 313.
San Filippo di Fragalà (monastero di), 505; III, 206, 208, 305.
San Francesco d’Assisi (chiesa di), in Palermo, II, 454.
San Francesco di Paola (monastero di), III, 120.
San Fratello, comune, III, 224, 227.
San Gennaro, comune, III, 396, 569.
San Giacinto (isola di), III, 57, 58, 64, v. Salvatore.
San Giacomo (quartiere di), III, 137.
San Giacomo la Marina (chiesa di), III, 793.
San Giacomo la Màzara (chiesa di), III, 856.
San Giorgio (chiesa di), III, 230.
San Giorgio dei Genovesi (chiesa di), II, 297.
San Giovanni, d’Acri, III, 508, 529.
San Giovanni degli Eremiti (monastero di), III, 138, 463, 594, 843, 856.
San Giovanni dei Lebbrosi, ospizio, II, 445; III, 118, 119, 593, 783, 821, 843.
San Giuliano (monastero di), II, 408.
San Giuseppe li Mortilli, in oggi San Giuseppe Jato, II, 36; III, 159, 779, 849.
San Gregorio (chiesa di), III, 117.
San Leonardo (fiume di), III, 147, v. Termini.
San Lorenzo di Cefalà, spedale, III, 615.
San Marco, comune, II, 445; III, 71, 75, 77, 78, 94, 102, 161, 164, 186, 206, 208, 221, 282, 284, 286, 293, 773, 774, 784, 787, 811.
San Marco di Venezia (campanile di), III, 687.
San Martino, presso Capua, 387.
San Martino, in Marsico, 462.
San Martino de Scalis (monastero di), 293; II, 413; III, 792, 795, 869.
San Matteo (chiesa di), III, 193.
Santo Mauro, comune, III, 776.
San Mercurio (monastero di), II, 317, 318, 319.
San Michele (chiesa di), II, 92, 95, 415.
San Michele (monastero di), III, 575.
San Michele Arcangelo (monastero di), II, 404; III, 305, 324.
San Nazario (monastero di), II, 317, 318.
San Niccolò (chiesa di), in Messina, III, 58, 161.
San Niccolò (chiesa di), in Reggio, III, 165.
Sannio, 443.
San Pancrazio (chiesa di), II, 92.
San Pietro e Paolo (monastero di), III, 305, 306.
San Pietro e Paolo (chiesa di), III, 139.
San Quirico, II, 408.
San Remo, III, 277.
Sansego, isolotto, 359.
Sanseverino, III, 148.
San Severo, di Puglia, III, 616.
Santo Stefano (chiesa di), 489.
San Vincenzo in Volturno (monastero di), 374, 375, 459, 460.
San Vito, presso Isernia, 368.
Sant’Agata (monastero di), III, 254, 550.
Sant’Agata la Guilla, II, 69.
Sant’Agata, di Reggio, II, 315.
Sant’Agata (ròcca di), II, 171.
Sant’Anastasia, III, 212, 311.
Santa Caterina (monastero di), II, 69, 415.
Santa Chiara (monastero di), II, 69.
Santa Ciriaca, III, 130, 339.
Santa Cristina, III, 779.
Santa Croce, di Firenze, III, 707.
Sant’Eufemia (monastero di), III, 84, 307.
Santa Lucia (chiesa di), III, 291.
Santa Lucia, comune, III, 223, 252, 296.
Santa Margherita, comune, II, 33.
Santa Maria dell’Ammiraglio, III, 592, v. Martorana.
Santa Maria, castello in Sicilia, 512, 513.
Santa Maria di Cammarata, terra, III, 251.
Santa Maria in Cingla, 368.
Santa Maria del Faro, III, 66.
Santa Maria della Grotta (chiesa di), III, 131, 138, 139, 355.
Santa Maria de Gurguro (monastero di), III, 324.
Santa Maria in Josaphat (monastero di), III, 239.
Santa Maria de Latina (monastero di), III, 547.
Santa Maria di Mili (monastero di), III, 305.
Santa Maria Vergine (chiesa di), III, 139.
Santa Maria di Rifesi (chiesa di), III, 594.
Santa Maria di Roccamadore (badia di), III, 67.
Santa Maria di Vicari (monastero di), II, 397, 403; III, 305.
Santa Maria Maddalena de Galca (via di), III, 138.
Santa Severina, 440, 451; II, 42, 406.
Santa Sofia (tempio di), III, 837.
Saponara, III, 220.
Sara, monte, III, 605.
Saracena, presso Castrovillari, II, 347.
Saraceno (monte), II, 347.
Saracinesco, presso Tivoli, II, 347.
Saragozza, II, 475, 476, 481; III, 450.
Sardegna, Sardi, XXXI; 18, 28, 95, 98, 124, 125, 168, 173, 175, 183, 184, 201, 204, 207, 226, 227, 366; II, 180, 181, 287, 433, 449; III, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 367, 368, 679.
Sardegna, villa in Affrica, II, 287.
Sassonia Gotha, XLI.
Savona, III, 198, 199, 230, 288, 673.
Scalea, III, 87.
Scaletta, III, 220.
Scarpanto, III, 525.
Sceliata, III, 776.
Scerîk (penisola di), 111, 430, 431; III, 474, 598, v. Dakhel.
Schala di Lampheri, III, 875.
Schiavoni (quartiere degli), II, 158, 297, 298; III, 298, 614.
Sciacca, 505, 506; II, 35, 275, 420, 432, 434, 489; III, 176, 211, 301, 310, 313, 330, 338, 341, 602, 773, 775, 795, 811, 882.
Sciakâtis, XLV.
Sciarabbu, fonte, III, 870.
Sciarra (Butera?), 316.
Scicli, 345; III, 771, 811.
Scilla, II, 73, 271.
Sclafani, II, 192.
Scopa, III, 220.
Scopello, II, 432, 433; III, 220, 224, 592.
Scrible (castello di), III, 43, 107.
Scuteri (grotta dei), III, 877.
Sebeto, 373, 454.
Seffein, II, 103.
Segeballarath, II, 300, v. Ballarò.
Segelmessa, 129; II, 133, 134, 135, 136, 284, 363, 369.
Segesta, II, 31, 86; III, 775, 782.
Segestan, II, 31, 186.
Segestano (emporio), 8.
Selamîa, II, 116, 120, 132, 134.
Selinunte, 233, 236, 237; II, 33, 36, 435; III, 776.
Selinus, II, 36, v. Modiuni.
Sementara, II, 433, 490; III, 212.
Seminara, 231, 517; II, 317, 410; III, 257.
Senegal, III, 373.
Senem, II, 184.
Senna, III, 16, 18.
Sepiano, 455.
Sepino, 374.
Seracino, fiumicello, II, 347.
Seralcadi, quartiere, III, 298, 614, v. Schiavoni.
Serkland, II, 385.
Sessa, 452.
Setfura, II, 275.
Setif, II, 38, 121; III, 424.
Setra, II, 163.
Sette Dormienti (grotta dei), III, 664, 665.
Settentrione, III, 668, 823.
Sewâd, II, 17.
Sfax, 806; II, 151, 152, 362, 433, 449; III, 80, 92, 410, 419, 420, 421, 468, 469, 470, 472, 473, 477.
Sibilla, v. Zawila.
Sibkha, di Tunis, II, 75.
Sicchiaria, fonte, III, 870.
Sicilia (archivio regio di), III, 774.
Sicilia di qua e di là dal Salso, 417; III, 595.
Siciliane (Le), villa presso Damasco, 87; III, 736.
Sidone, III, 107, 640, 644, 645.
Simeto, v. Wadi-Musa, II, 387, 435, 448; III, 71, 72, 95, 96, 135, 790.
Sinagra, III, 250, 251.
Sinai, 515; II, 413; III, 859.
Sind, II, 186; III, 760, 762.
Sinopoli, II, 410.
Siponto, 362; II, 164, 176.
Siracusa, 7, 11, 12, 13, 15, 16, 21, 26, 86, 94, 95, 99, 100, 169, 174, 201, 212, 217, 230, 240, 247, 248, 252, 269, 271, 272, 274, 275, 278, 290, 291, 299, 300, 317, 323, 326, 328, 329, 333, 335, 344, 345, 346, 347, 348, 349, 351, 352, 392, 393, 394, 395, 397, 401, 404, 406, 410, 411, 432, 465, 471, 485, 486, 496, 499, 500, 501 a 513; II, 32, 35, 146, 216, 258, 263, 275, 293, 299, 382, 383, 387, 391, 396, 412, 413, 425, 433, 436, 437, 453, 474, 476, 525, 549; III, 56, 109, 151, 152, 163, 165, 166, 167, 168, 169, 174, 181, 208, 209, 213, 231, 251, 264, 269, 291, 297, 301, 305, 308, 309, 310, 312, 317, 318, 327, 338, 378, 388, 407, 536, 538, 574, 578, 583, 597, 601, 610, 614, 618, 689, 768, 771, 774, 776, 780, 781, 811.
Siracusana (provincia), 417, 466, 467.
Siria, Siri, XLV, XLVI; 31, 49, 62, 64, 66, 69, 79, 81, 82, 85, 86, 87, 88, 90, 128, 136, 138, 143, 477; II, 33, 88, 89, 100, 118, 131, 132, 133, 170, 180, 218, 278, 279, 281, 286, 301, 310, 312, 349, 369, 379, 404, 405, 406, 445, 450, 477, 490, 496; III, 211, 212, 362, 365, 414, 508, 523, 528, 609, 634, 639, 640, 643, 647, 649, 715, 717, 718, 721, 723, 732, 734, 740, 796, 811, 825, 858, 879.
Siviglia, XLII: II, 501, 508, 523, 524, 527, 529, 530; III, 16, 172, 686.
Slavi (quartiere degli), II, 179, v. Schiavoni.
Soiût, LV.
Solûk, in Affrica, III, 212.
Solunto, II, 48, 86.
Sommatino, III, 776.
Sordivolo, III, 221.
Sorelle (Le), isolotto, III, 382, 383, 384, 385, 387.
Sorrento, 183, 312, 357, 364, 367.
Sort, II, 284, 290.
Sortino, 311.
Spaccaforno, 311.
Spadafora, II, 265, 266, 267.
Spagna, Spagnuoli, XXXI, XXXIX, XLIII, XLIV, XLV, XLIX, L, LIII; 118, 119, 124, 125, 128, 135, 136, 137, 141, 144, 158, 159, 160, 161, 162, 165, 171, 226, 227, 228, 229, 230, 264, 286, 288, 290, 291, 295, 296, 304, 340; II, 4, 6, 10, 21, 22, 33, 97, 100, 101, 155, 167, 170, 186, 200, 210, 219, 220, 227, 233, 249, 250, 282, 283, 295, 302, 309, 355, 362, 369, 371, 405, 428, 442, 445, 447, 450, 453, 462, 471, 472, 476, 477, 481, 487, 491, 494, 496, 497, 499, 502, 508, 522, 523, 528, 530, 533, 535, 547, 548; III, 2, 3, 4, 5, 7, 11, 12, 16, 20, 75, 76, 78, 80, 106, 157, 169, 172, 173, 188, 211, 212, 217, 260; III, 261, 310, 337, 357, 365, 367, 373, 374, 377, 378, 379, 380, 388, 389, 390, 414, 432, 476, 490, 516, 517, 533, 591, 617, 622, 626, 662, 682, 684, 687, 705, 711, 712, 716, 738, 740, 741, 799, 805, 807, 810, 811, 823, 825, 830, 836, 852, 880, 889.
Spartivento (capo di), II, 246.
Spasimo (piazza dello), III, 821.
Spasimo (bastione dello), in Palermo, III, 128.
Spedal grande di Palermo, II, 69.
Spoleto, 187, 189, 369, 370, 388, 447, 454, 455, 462; II, 72, 89, 166, 312.
Squillaci, III, 52.
Squillaci (vescovado di), III, 245, 275.
Stiklestad, II, 384.
Stilo, 439; II, 324, 329, 372; III, 235, 241, 317.
Strobilo, II, 368.
Stromboli, II, 440, 441, 448; III, 769.
Sudân, 173; II, 363.
Suez, II, 286; III, 511, 836.
Suez (istmo di), III, 646.
Sufetula, 109.
Sus, 115; III, 374, 483.
Susa, 113, 154, 168, 262, 264, 277, 287; II, 48, 73, 77, 154, 188, 199, 200, 222, 223, 275, 280, 281, 334, 362, 421, 442, 449, 498, 550; III, 92, 212, 213, 419, 421, 472, 473, 474, 477, 490, 491, 751.
Sutera, 334, 337; III, 174, 882.
Sutri, II, 165.
Svezia, III, 14, 15.
Svizzera, II, 167.
T
Tabarca, II, 66, 465, 466.
Taberistân, II, 33; III, 212.
Tabor, 515.
Tâgi (Et), v. Aci.
Tahuda, 117, 118.
Taiort (Tahert, Tuggurt), 130; II, 135.
Taki-Kesra, III, 838.
Talavera, II, 528; III, 375.
Tâlis, II, 186.
Tanaro, III, 198.
Tanger, XXXIX; 115, 123, 127, 128, 129, 132; II, 226, 230.
Taormina, 7, 15, 299, 326, 347, 349, 350, 351, 394, 411, 412, 418, 422, 428, 432, 469, 485, 486, 487, 488, 491, 492, 495, 499, 516, 518; II, 69, 70, 73, 78, 80, 81, 82, 83, 85, 86, 87, 88, 148, 183, 184, 215, 216, 242, 255, 257, 258, 259, 263, 290, 291, 387, 400, 402, 414, 433, 438, 439; III, 56, 94, 147, 157, 159, 166, 269, 338, 772, 811.
Taranto, LII; 357, 358, 359, 360, 361, 362, 363, 364, 371, 377, 378, 379, 380, 385, 435, 436, 440, 451; II, 162, 172, 176, 177, 312, 315, 322, 323, 329, 340, 341, 433; III, 140, 560, 569, 579.
Targia, III, 881.
Tarso, 431, 438; II, 48.
Tartaria e Tartari, XXXVIII, LIII; 62; II, 32, 34, 109.
Taurasi, II, 164.
Taurga, II, 84.
Tauzer, XLV; II, 198, 515.
Tavi, III, 213, 776.
Teano, 374, 444, 452, 461, 462.
Tebaide, II, 406.
Tebala, 42.
Tebe, III, 434, 800.
Tefrica, 510.
Telal, XL, v. Kelâl.
Telemsen, LV; 128, 132, 175, 228.
Telese, 368, 374, 455.
Tenes, II, 362; III, 426, 427, 428.
Termini, 416, 485; II, 252, 263, 264, 266, 274, 275, 433, 452; III, 104, 112, 211, 263, 276, 310, 311, 315, 536, 765, 768, 772, 774, 783, 789, 811, 841.
Termini (fiume di), 111, 147, v. San Leonardo.
Termoli, II, 179.
Terra di Bari, III, 37.
Terracina, 187, 189; II, 406.
Terra di Lavoro, 373, 435, 459; III, 616, 701.
Terraferma d’Italia, II, 72, 160, 182, 292, 315, 316, 338, 346, 350, 365, 388, 390, 394, 396, 400, 406, 410, 415, 449; III, 9, 77, 92, 104, 108, 112, 119, 122, 123, 133, 141, 146, 147, 148, 163, 165, 176, 178, 184, 191, 192, 205, 206, 214, 218, 219, 222, 232, 234, 254, 259, 268, 273, 276, 279, 293, 303, 308, 323, 331, 365, 368, 384, 393, 395, 396, 400, 441, 464, 466, 484, 487, 500, 549, 560, 569, 582, 583, 588, 590, 603, 608, 610, 611, 792, 803.
Terranova, di Sicilia, 269; III, 616.
Terra d’Otranto, 183, 434; II, 171, 172, 316.
Terrasanta, II, 338, 386, 413, 523, 573, 578, 605, 635, 637, 641, 642.
Tessaglia, 502.
Tessalonica, 396, 414, 502, 578; II, 88, 89; III, 57, 223, 521, 526, 538, 688, 689.
Tevere, XXXI; 91, 389, 445; II, 164, 278, 346, 449; III, 182, 678, 680.
Teverone, 445.
Thoron, III, 643, 644.
Tîfesc, v. Mico.
Tigri, 79, 138, 176; II, 301, 404; III, 521, 837, 839.
Tindaro, 8, 18, 211, 305, 485; II, 86; III, 56, 63.
Tinnis, III, 426, 427, 467, 514.
Tiracia, 350.
Tiro, III, 107, 378, 522, 523, 524.
Tirreno, 364, 378, 417, 445; II, 162, 177, 264, 449; III, 3, 30, 71.
Titeri (montagne di), II, 362.
Tivoli, II, 347.
Tobna, 132; II, 128.
Tolceto, III, 221.
Toledo, 161; II, 303; III, 188.
Tolosa, III, 16.
Torino, 496; III, 199, 675.
Torino (università di), III, 803.
Torolts, III, 816.
Torre del Greco, 457.
Torre Saracena, II, 347.
Torretta, II, 67.
Torri (Le), II, 315.
Torto, fiume, I, 469; III, 309, 315, 340, 773.
Torti (dei), fiume, III, 875.
Tortona, III, 199.
Tortorici, III, 776.
Tortosa, 288; III, 414, 526.
Toscana, Toscani, 183, 187, 277, 443, 451; II, 371; III, 223, 433, 539, 544, 566, 653, 796.
Tournus (abbadia di), II, 299.
Tours, III, 16, 803.
Trabia, III, 311, 789, 790, 795, 809.
Trabla, v. Trapani, III, 154.
Tracia, Traci, 440; II, 250, 261, 367, 368; III, 33.
Traietto, 450, 458; II, 163, 164.
Traina, Trainesi, 347, 471; II, 385, 387, 388, 390, 391, 395, 396, 398, 404, 410, 418, 419; III, 82, 83, 85, 86, 89, 90, 92, 95, 96, 97, 100, 103, 104, 105, 117, 152, 158, 161, 164, 177, 186, 192, 208, 257, 269, 281, 282, 284, 285, 286, 289, 290, 291, 304, 305, 309, 311, 314, 315, 340, 348, 349, 353, 610, 616.
Trani, III, 36, 141.
Transoxiana, II, 110.
Trapani, 337, 485, 486; II, 35, 64, 66, 67, 78, 86, 157, 160, 275, 420, 421, 427, 433, 435, 454, 466, 467, 535, 541; III, 53, 56, 57, 78, 109, 133, 147, 154, 155, 159, 164, 210, 211, 213, 232, 269, 309, 318, 338, 520, 534, 536, 542, 577, 595, 599, 617, 770, 771, 772, 773, 776, 780, 788, 789, 795, 811.
Trebisonda, 510, 203.
Tre Fontane, II, 435.
Tre Laghi, v. Praroli.
Tremestieri, terra, III, 68.
Tremiti, II, 247.
Trento, III, 590.
Treveri, II, 412, 413; III, 16.
Trevi, II, 165.
Tribunali (palazzo de’), in Palermo, II, 158.
Tricarico, II, 407.
Trifels, III, 553, 561, 562.
Trinacria, Trinacrii, 174; III, 813.
Trinità (monastero della), III, 790.
Triocala, 485, 486.
Tripi, III, 71.
Tripoli, di Barbaria, 104, 109, 121, 131, 172, 225, 391; II, 57, 78, 84, 129, 130, 133, 141, 151, 152, 182, 188, 200, 228, 290, 294, 355 a 357, 362, 465, 466, 541; III, 24, 154, 408 a 411, 419 a 421, 424, 461, 462, 471, 472, 520, 526.
Tripoli, di Sicilia, II, 433.
Tripoli, di Siria, 88; II, 80, 327, 312; III, 523, 524, 526.
Troia, di Puglia, III, 62, 140, 392, 864.
Tronto, II, 339; III, 183.
Tropea, 441.
Tropici, II, 357; III, 676.
Tûb, castello, II, 518.
Tunis, VII, XXXIX, XLV, XLIX, L, LIII, LIV, LV, LVI; 104, 121, 124, 131, 132, 137, 145, 146, 155, 156, 157, 167, 168, 173, 225, 253, 287, 429, 520; II, 48, 53, 54, 57, 58, 66, 67, 74, 75, 123, 126, 127, 198, 199, 222, 224, 359, 465, 471, 484, 485, 513, 547; III, 80, 132, 158, 172, 212, 260, 332, 333, 408, 413, 416, 421, 428, 429, 430, 458, 472, 474, 476, 477, 496, 498, 553, 599, 622, 624, 625, 627, 628, 629, 631, 632, 693, 694, 698, 704, 722, 734, 774.
Tûr, III, 772.
Turi, II, 407, 408.
Tusa, II, 433; III, 94, 772.
Tusciano, fiume, 362.
U
Umbria, III, 672.
Ungheria, III, 315.
Upsal, LI, LIII.
Utica, 277.
Utrecht, III, 16, 673.
V
Vaccarizzo, II, 315.
Vado, III, 518, 519.
Valdemone, v. Demona (val di).
Valenza, XLVI, XLIX.
Valenza, sul Rodano, III, 16.
Valguarnera Ragali, presso Partinico, III, 779.
Valguarnera Caropipi, 270.
Valledolmo, III, 215.
Varano (lago di), II, 347.
Vaticana (biblioteca), 507; III, 838.
Velez Blanco, II, 186.
Velletri, 445.
Venafro (castel di), 374.
Venezia, 183, 216, 229, 278, 287, 357, 358, 376, 377, 379, 389, 438; III, 432, 493, 504, 523, 530, 633, 803, 809.
Venosa, 377; II, 164; III, 31, 650.
Ventimiglia, III, 519.
Vergine Maria (spiaggia detta la), 319.
Vergini (monastero e chiesa delle), in Palermo, II, 69, 454.
Veroli, III, 600.
Verona, II, 326, 600, 602.
Verona (museo di), II, 453.
Verrua, III, 198.
Vesuvio, 458; II, 366.
Vicari, 418, 419; II, 36, 397, 403; III, 209, 213, 219, 224, 285, 292, 309, 311, 315, 340, 499, 573, 615, 616.
Vico, v. Mico.
Vienna, 496, 507; III, 448, 553, 798.
Viesti, II, 347.
Viilabate, III, 536, 843.
Villafranca, III, 179.
Villanuova, XLIII; II, 433.
Vindicari, 336.
Vittoria (chiesa della), III, 120, 126, 128, 129, 821.
Vittoria (piazza della), III, 128.
Vittoria (porta della), III, 128, 821.
Vizzini, 311; III, 822.
Volturno, 387, 447; II, 170, 186.
Vulcano, isola, 12; II, 438, 441; III, 770, 781.
W
Wadi-l-’Abbâs, v. Oreto.
Wadi-Musa, II, 435, v. Simeto.
Wadi-t-tîn, v. Dittaino.
Walhalla, III, 15.
Waset, II, 480; III, 383, 826, 828.
Wergla, III, 624.
Worms, 152, 153; II, 13, 20, 21.
X
Xalces, v. Halka.
Y
Yhale, III, 264.
Z
Zab, 144; II, 36.
Zaèra, III, 882, 883.
Zandewend, III, 826.
Zante, 414; III, 525.
Zânzûr, II, 357.
Zarchante, casale, III, 575.
Zarniwah (erronea lezione di Otranto?), II, 177.
Zawila, II, 432; III, 170, 172, 384, 416, 418, 472, 473, 474, 475, 477, 478, 479, 490, 516.
Zecca di Palermo, II, 158.
Zemzem, 49.
Zisa (palagio della), II, 451, 452; III, 491, 492, 555, 617, 818, 819, 841, 843, 845, 846, 847, 849, 856, 861, 881.
Zotica, v. Iudica.
Zuagha, 109.
Zucac Almucassem, vicolo, III, 870.
Zucac Germes, vicolo, III, 869.
INDICE DE’ VOCABOLI.
A
Abbacari sicil., III, 886.
Abd-Allah ar. (uso di questo nome), II, 219.
Abuged ar., II, 468, 469.
Accanzari sicil., III, 885.
Acciacco, III, 887.
Adab ar., II, 483.
Addijri sicil., III, 885.
Agem ar., II, 269.
Aggibbari sicil., III, 886.
Ahl ar., II, 276.
Akbar-Allah ar., 73; II, 83.
Akila ar., 68.
Alâma ar., III, 449.
Alambicco, III, 887.
Alcali, III, 887.
Alliffari sicil., III, 886.
Almanacco, III, 887.
Almugaveri, II, 165.
Amân ar., II, 64, 72, 131, 258, 285, 400, 401, 415, 418, 420, 421.
’Amil ar., II, 185, 189.
Amira lat., II, 320, v. Emîr ed Ammiraglio.
’Aml ar., II, 275, 276.
Amlak ar., II, 371.
Ammiraglio, III, 351, segg., 887.
Annacari sicil., III, 886.
Annadarari sicil., III, 882, 886.
Arcon gr., III, 281.
Arcontia gr., III, 283.
Arcontichia gr., III, 283.
Arrâda ar., II, 260.
Arruciari sicil., III, 886.
Arsenale, III, 881, 882.
’Asr ar., II, 268.
Assammarari sicil., III, 886.
Awagi ar., II, 532.
Azeg ar., III, 827.
Azizzari sicil., III, 886.
Azzannari sicil., III, 886.
Azzeccare e Azziccari sicil., III, 886.
Azzurro, III, 887.
B
Balata sicil., 266; III, 881.
Barda, III, 887.
Bardadâr pers., II, 185.
Beiram turco, III, 534.
Beit-el-Mal-el-Ma’mur ar., III, 323.
Burgiu sicil., III, 881.
Burnîa sicil., III, 881.
Butteri, III, 887.
C
Cabella bueberie, III, 330.
Cadi, v. Kâdhi, 296; II, 7, 8.
Cafisu sicil., v. Kafiz, III, 890.
Cáida tosc., III, 886.
Cálega tosc., III, 886.
Cália sicil., III, 892.
Camálo genov., III, 886.
Camellotto, III, 892.
Camicia e Cammisa sicil., III, 887.
Canfora, III, 887.
Cangemia (diritto di), III, 330.
Canna sicil., e Kamah ar., III, 890.
Cantàro e Kintâr ar., III, 890.
Carato, III, 891.
Carcariari sicil., III, 886.
Carciofo, III, 887.
Cassata sicil., e Kas’at ar., III, 892.
Catusu sicil., III, 865.
Caudu di testa sicil., III, 886.
Ciaramiti sicil., III, 877.
Cifra, III, 887.
Collare (salpare), III, 887.
Cubbaita sicil., e Kobbeit ar., III, 892.
Cuccía sicil., e Kesc ar., III, 894.
Cuntari in aria sicil., III, 886.
Cuscusu sicil., III, 892.
D
Dagala sicil., III, 882.
Dâ’i ar., 140; II, 116, 118, 119, 120, 136.
Darâri ar. (?), sing. Dorrâ’ah (giubbone), II, 360.
Darbu sicil., III, 866, 881.
Darsena, v. Arsenale.
Dekka ar., III, 829.
Dewadâr ar. pers., III, 447.
Dhia’ ar., II, 22, 25.
Dica sicil., III, 882.
Difter, plur. Defêtir ar., III, 324.
Difter-el-Hodûd ar., III, 324.
Dinâr ar., 169; II, 50, 51, 334, 458.
Dirhem o Dirhim, ar., 65; II, 50, 256, 459, 460; III, 455.
Diwân-el-Khazânat-el-Ma’mûrah ar., III, 323.
Diwân-el-Mozâlim ar., III, 444.
Diwân-et-Tahkîk-el-Ma’mûr ar., III, 322, 323.
Dogana, III, 887.
Dhohâ ar., II, 245.
Dohana de Secretis lat., III, 323.
Dra, v. Dsira’.
Dsimmi ar., 292; II, 56, 255, 258, 276, 285, 397.
Dsira’ o Dra’ ar., II, 178; III, 828.
Dsui-l-Mekena ar., II, 10.
E
Elepoli, gr., 396.
Emîr ar., 147, 296; II, 2, 5, 6, 7, 8, 235, 236, v. Ammiraglio.
Emîr-el-Mumenîn ar., 70; II, 457.
Emîr-el-Omrâ ar., II, 331, 521.
F
Fakih ar., 149; II, 10.
Fei ar., 121; II, 27, 28, 30, 41, 152, 257, 292, 293, 370.
Ferrâsc ar., III, 447.
Fesifisâ ar., III, 830.
Fondaco, III, 887.
Fosus, sing. Fass ar., III, 842.
G
Gabella, III, 887.
Gaito o Caito, III, 262, 883.
Ganghi di lu sennu sicil., III, 886.
Garbo (bel modo), III, 887.
Gasena sicil., III, 881.
Gebda ar., 153.
Gelsomino, III, 887.
Gemâ’ ar., 148, 262; II, 9, 10, 11, 12, 38, 208, 296, 426, 427, 547, 549; III, 111, 130.
Gerâid ar., III, 246.
Gesia, v. Gezîa.
Gezîa ar., II, 27, 86, 255, 276; III, 132, 330.
Ghosn ar., III, 740.
Giâmi’ ar., XX: II, 190, 201, 228, 274, 275, 277, 301; III, 131, 855.
Giandâr pers., III, 444, 446.
Giânib ar., III, 443, 446.
Giarra sicil., III, 865, 881.
Ginn ar., 45.
Giubba, III, 881, 891, 892.
Giukandâr pers., III, 447.
Giulebbe, III, 887.
Giund ar., 132; II, 17, 25, 26, 27, 29, 62, 63, 128, 131, 132, 188, 256, 258, 267, 361, 369, 370, 423, 424, 546; III, 528.
H
Haggiâm o Haggêm ar., III, 330, 881.
Hâgib ar., III, 444, 446.
Hâkim ar., II, 7, 8, 208.
Hârat ar., II, 296.
Harbia ar., III, 369.
Harrâka ar., 302, 304; III, 776.
I
Idsân ar., II, 131.
Ienchi sicil., III, 877.
Iklîm ar., II, 274, 275, 277; III, 309.
Iktâ’ ar., 132; II, 28, 29, 276.
’Ilg, plur. ’Olûg ar., II. 269; III, 361.
Imâm ar., 149, 151; II, 117, 121.
Imâm mestûr ar., II, 116.
’Irâb ar., II, 475.
Islam ar., II, 58, 97, 111, 117, 119, 220, 221, 229, 231, 267, 269, 276, 277, 304, 334, 353, 370, 405, 462; III, 13, 108, 131, 255, 294, 394, 412, 481, 533, 598, 640.
K
Ka’ah ar., III, 847.
Kabîla, plur. Kabâil ar., II, 292.
Kâdhi ar. (cadi), II, 386.
Kâid ar., v. Gaito e Caito, 132, 145; II, 187, 386.
Kafîz ar., III, 330.
Kâil, plur. Akiâl ar., II, 39.
Kasîdah ar., II, 334, 335, 336, 517, 518, 520, 521.
Kasr-Ma’mur ar., III, 323.
Kâtib ar., II, 515.
Ke’k ar., III, 892.
Kelâm ar., II, 471, 483, 491, 498.
Khalîfa (califo), 70.
Kharâg ar., II, 18, 19, 20, 21, 22, 27, 28, 30, 37, 128, 255, 276, 289, 352, 353, 369, 370, 371, 374, 375, 421.
Khatîb ar., II, 277.
Khil’a ar., II, 254.
Khirka ar., II, 492, 493.
Khotba ar., II, 135, 150, 277, 285, 549.
Kibla ar., 114.
Kufiâ, Kefia, o Kefie ar., 37.
L
Lattata sicil., III, 886.
Liuto, III, 887.
M
Macráma genov., III, 886.
Magazzino, III, 881, 887.
Magistri Sorterii, v. Sciorta, II, 9.
Maks ar., III, 243, 250.
Mali suttili sicil., III, 886.
Malva siciliana, II, 447.
Maona e Magona tosc. genov., III, 886.
Marabutto, v. Morabit.
Marg ar., e Margiu sicil., III, 873, 877.
Maula ar., 68.
Mehallet ar., III, 243, 250.
Mésaro genov., III, 886.
Menzîl ar., 115.
Merhela ar., 330; II, 466, 467.
Me’sker ar., II, 297, 298.
Mezâlim ar., II, 7.
Mihrab ar., 154; III, 829, 830, 831, 833.
Milk o Molk ar., v. plur. Amlak.
Mithkâl ar., II, 269.
Mmalidittu sicil., III, 886.
Mohtesib ar., II, 8, 9, 11, 120.
Montezeh ar., II, 335.
Morabit ar. (Marabutto, Almoravidi), II, 374; III, 597.
Mosciaiad ar., II, 186.
Mote abbed ar., II, 229.
Motewalli ar., II, 204, 228.
Mowasceha, plur. Mowascehât ar., III, 739 segg., 889.
Muezzin ar., II, 248.
Mufti ar., II, 7.
Mulatto (Mowalled ar.), II, 371.
N
Naca sicil., III, 886.
Nâib ar., III, 446.
Nahw ar., II, 475.
Ncarracchiari sicil., III, 886.
Nucatula sicil., III, 892.
Nzitari sicil., III, 886.
O
Ogive fr., III, 827, 858.
Olivastro, III, 877.
Ostadâr pers., III, 447.
P
Pani e Sputazza sicil., III, 886.
Petronciana tosc., III, 887.
Picchiu e Picchiuliari sicil., III, 886.
R
Rahaba (diritto di), III, 330.
Rahaba ar., III, 869.
Rahadina (diritto di), III, 330.
Rahl ar., III, 873.
Rebâ’i e Robâ’i ar., II, 178, 334, 457, 458, 459, 460.
Rekk, plur. Rokûk ar., II, 221.
Reticu sicil., III, 882.
Ribâ’ ar., II, 25.
Ribat ar., 133; II, 304.
Rotolo (Rolt e Ritl ar.), III, 455, 890, 891.
Rubbio, III, 891.
Rûmi ar., II, 137, 442, 499.
S
Sâheb ar., 296, 360; II, 5, 236, 550.
Sâheb-el-Leil ar., II, 9.
Sâheb-el-Medina ar., II, 9.
Sâheb-es-Sciorta ar., II, 9, v. Sciorta.
Sâheb-Sikillia, II, 427.
Salma sicil., e Saum ar., III, 899.
Sammuzzari sicil., III, 886.
Sceikh ar., xix; 33, 34, 148; II, 10.
Sceikh dei Credenti, II, 198.
Sceikh-el-Beled ar., II, 11.
Sciabica sicil., III, 882.
Scialbo, III, 887.
Sciarr ar., Sciarra e Sciarriari sicil., III, 873, 886.
Sciddicari sicil., III, 883, 886.
Scikka o Sciukka ar., II, 448.
Sciorta, Sorta, Surta, o Xurta sicil., II, 9; III, 890.
Sciura ar., II, 10, 11.
Sebîl ar., III, 843.
Sedekât ar., II, 14.
Selâhia ar., III, 444, 446.
Semid e Semids ar., III, 893.
Senia sicil., III, 882.
Sensale, III, 887.
Sfinci sicil., III, 892.
Sicilia (falsa etimologia del nome), VII.
Simât ar., II, 302.
Simt ar., III, 740.
Soha ar., III, 718.
Sultân ar., 372; II, 239.
Sunna ar., 158; II, 128, 285.
Surta, v. Sciorta.
T
Tabakât ar., II, 224.
Tabardâr pers., III, 447.
Tabi’ ar., II, 436.
Taccuino, III, 887.
Taliari sicil., III, 882, 886.
Tareni, v. Tarì.
Tarì, II, 458, 459; III, 811.
Tarì-peso o Trappeso, II, 460.
Tariffa, III, 887.
Tarsia, III, 887.
Tarzanà sicil., v. Arsenale.
Terrieri, III, 276.
Thaghr ar., II, 275, 276.
Thaub ar., II, 178.
Tibu sicil., III, 892.
Tignusu sicil., III, 886.
Tirâz ar., II, 449; III, 447.
Trappeso, v. Tarì-peso.
Tremula sicil., III, 877.
Tumolo e Tumminu sicil., Thumn ar., III, 881, 890.
U
Ukîa ar., II, 460.
’Ulemâ ar., III, 455.
V
Vasca, III, 887.
Vattali sicil., III, 881.
Vava sicil., III, 881.
W
Wagîh ar., 148, 149; II, 10.
Wakf ar., II, 21.
Wâli ar., 147, 296; II, 5, 142, 235, 236.
Wark ar., II, 221.
Wâsita ar., II, 331; III, 454.
Wed e Wâdi ar., III, 873.
Wisciâh ar., III, 739.
Z
Zabara sicil., III, 882.
Zabbatiari sicil., III, 886.
Zágara sicil., 883.
Zaim ar., III, 264.
Zegel, plur. Azgiâl ar., III, 739, segg., 889.
Zekât ar., II, 14, 15, 22, 28, 30.
Zenit ar., III, 877.
Zero, III, 877.
Zeug e Zuigia ar., 153.
Zicca sicil., III, 882.
Zindîk ar., 153, 255, 256; II, 102, 112, 113.
Zizzu sicil., III, 881.
Zohr ar., II, 268.
Zotta sicil., III, 882.
Zubbiu sicil., III, 881.
Zuccu sicil., III, 882.
Zurriari sicil., III, 882, 886.
SOMMARIO DELLE MATERIE CONTENUTE NEL TERZO VOLUME.
LIBRO SESTO.
Capitolo I.
1101-1111. Reggenza di Adelaide 345 1112-1118. Ruggiero, II conte, prende il governo. Morte di Adelaide 346 » Roberto di Borgogna 347 » Fanciullezza di Ruggiero II 348 » Forte governo della reggenza. Sede trasferita in Palermo 349 » Ufizio del grande ammiraglio di Sicilia 351 1108? Giorgio di Antiochia fugge di Mehdia in Sicilia 361 » Abd-er-Rahmân-en-Nasrâui 362 » La corte di Palermo 365 1078-1116. I Ziriti di Mehdia 366 » Pratiche di Ruggiero contr’essi 368 » Rafi’ governatore di Kâbes 369 1117-1118. Aiutato invano dal conte di Sicilia 370 » Guerra coi Ziriti e accordo 372 » Gli Almoravidi 373 » I Beni Meimùn, corsari ivi 1122. Assalgono Nicotra 378 » Ruggiero muove guerra a Mehdia 380 » Sbarco al Capo Dimas 382 1123. Rotta 385 1127. Nuova scorreria dei Beni Meimùn 387 1127. Ruggiero a Salerno 388 » Fa lega con Raimondo conte di Barcellona ivi
Capitolo II.
» Condizioni della Puglia 391 » Ruggiero succede al duca Guglielmo 392 1130. Prende la corona di re in Palermo 393 1130-1139. Sua guerra in Terraferma 395 » Quale parte vi prendono i Musulmani di Sicilia 396 1135. Ruggiero aiuta gli Ziriti di Mehdia 399 » Occupazione delle Gerbe 400 1142. Trattati con Mehdia 401 » Come Ruggiero riscuote i suoi crediti contro quel principato 403 1143. Assalto a Tripoli e ad altri luoghi 406 1146. Presa Tripoli 408 » Fame in Affrica 410 1147. Fatti di Kâbes 411 1148. Impresa contro Mehdia 413 » Occupazione di quella città 415 » Di Susa, Sfax e altri luoghi 419 1149-1150. Notizie arabiche su la morte di Giorgio d’Antiochia 421 » Conquisti degli Almohadi nello Stato di Bugia 422 1152. Pratiche di Ruggiero con le tribù arabiche 424 1153. Occupate Bona, le Gerbe e Kerkeni, e assalita Tenes o Tinnis 425 1154-1157. Condizioni di Tunis 427
Capitolo III.
1139-1153. Accordo di re Ruggiero col papa contro Corrado III 430 » Guerra contro Emmanuele Comneno 433 1153. Filippo da Mehdia arso per delitto d’apostasia 435 » Cagioni di cotesta persecuzione 439 1154. Morte del re 440 » Sue qualità 441 » Riforme nell’amministrazione 442 » Ufizi di corte a modo musulmano 445 » Cancelleria arabica 449 » Trattato di geografia compilato da Edrîsi 452 » Accademia di Ruggiero 460 » Altri dotti musulmani e greci presso Ruggiero 461 » Poeti arabi 462 » Monumenti 463
Capitolo IV.
» Parti politiche alla esaltazione di Guglielmo I 464 » Relazioni estere 465 » Guglielmo reprime la ribellione nel regno e trionfa al di fuori 466 1156. Insurrezione di Sfax. I due Forriani 468 1156-1158. Supplizio del padre 469 » Sollevazione di Tripoli 471 » E di Zawila 472 » Preparamenti degli Almohadi 475 1159. Abd-el-Mumen prende Tunis e altri luoghi e stringe Mehdia 477 » Battaglia navale 480 1160. Il presidio s’arrende 481 » Si ridesta la rivoluzione feudale nel regno 483 » Ucciso Majone 484 1161. Preso re Guglielmo 485 » Liberato dai Palermitani 486 » I Lombardi danno addosso ai Musulmani 487 » Reazione della Corte 488 1163. Assalti sulle costiere d’Affrica 489 » Guglielmo fabbrica la Zisa 491 1166. E muore 492
Capitolo V.
» Esaltazione di Guglielmo il Buono; reggenza 493 » Fazioni che ne derivano 494 1167. Ahmed-es-Sikilli, forse lo stesso che il gaito Pietro 495 » Il cancelliere Stefano, creatura de’ cattolici oltramontani 497 » Suoi primi atti 498 » Reazione de’ regnicoli 499 » E de’ Musulmani 500 1168. Tumulti: cacciata del Cancelliere 501 1171. Governo di re Guglielmo, ossia di Gualtiero Offamilio e di Matteo da Salerno 502 » Atti di politica esteriore 504 1174. Cospirazione in Egitto 506 » I Siciliani ad Alessandria 507 » Sconfitta loro 511 1175-1178. Altre ostilità in Egitto 514 » Relazioni con la Barbaria 515 1180. Pace di Guglielmo con gli Almohadi 516 1181. Impresa delle Baleari 518 1185. Guerra di Grecia 520 1188. L’ammiraglio Margarito da Brindisi alla Crociata 524 » Abboccamento di lui con Saladino 527 1189. Nuove imprese di Margarito 529 » Giudizio sul governo di Guglielmo il Buono 530 » I Musulmani perseguitati pian piano 531 » Loro condizione sociale 534 » Loro forze e disposizioni 537
Capitolo VI.
1190. Parti e condizioni del paese alla morte di Guglielmo II 543 » Eccidio de’ Musulmani e fuga loro alle montagne 545 » Tancredi, esaltato al trono, li rappacifica 548 1194. E muore 549 » Impresa di Arrigo VI imperatore 550 » Combattimento di Catania ivi » Occupazione di Palermo 551 » Giardino regio detto Genoardo 554 1197. Digressione su la tirannide di Arrigo 555
Capitolo VII.
1198. Regno di Costanza 567 » Varii pretendenti alla reggenza di Federigo 568 » Avvertenze su la condotta d’Innocenzo III 569 » I Musulmani usciti di Palermo e raccolti ne’ monti del Val di Mazara 571 1199. Tentata proscrizione di questo popolo 573 » Il quale sta su le difese 576 » E pende per Marcnaldo De Anweiler 577 » Epistola di Innocenzo III a’ Saraceni di Sicilia 578 1200. Marcnaldo co’ Saraceni assedia Palermo 579 » È sconfitto 580 1200-1208. Vicende dell’interregno 582 » Educazione di Federigo 583 » Condotta de’ Musulmani 584 1208. Nuova epistola scritta loro dal Papa 586 » Si chiariscono ribelli al tempo della emancipazione del re 587 1210. Pratiche loro con Ottone imperatore 588
Capitolo VIII.
1212-1218. Esaltazione di Federigo all’impero, e caduta di Ottone 589 1220. Federigo torna in Italia 590 » Condizione de’ Musulmani di Sicilia 591 1221. Infestano tutto il Val di Mazara 593 » Numero loro 596 » Ordinamenti 597 » Mirabetto dei Beni ’Abs 599 1222. Assedio di Giato e morte di Mirabetto ivi 1223. I Musulmani della provincia di Girgenti deportati a Lucera 601 1225. Cacciati que’ delle isole adiacenti 605 » Altri anco si sottomettono 607 1224-1228. Negoziati di Federigo col papa 608 1229-1242. Colonie musulmane di Terraferma 611 » Condizione de’ Musulmani rimasti in Sicilia 613 1245-1246. Sollevatisi, occupano Giato ed Entella 618 » E sono soggiogati e deportati 619
Capitolo IX.
1241. Relazioni di Federigo II co’ califi almohadi 621 1228. Origine della dinastia Hafsita di Tunis 622 1231. Trattato di Federigo con questi principi 623 » Condizioni di Pantelleria 626 » Dissapori tra Federigo e gli Hafsiti 628 » Del tributo di Tunis 630 1217? Ambasciatori di Federigo presso gli Aiubiti di Damasco e del Cairo 633 1226. Pratiche per Gerusalemme 637 1228. Crociata di Federigo 639 1229. Trattato 642 1229-1241. Condizioni della Siria 646 » Ambascerie e doni tra Federigo, gli Aiubiti e gli Ismaeliani 648 » Nuovo trattato con l’Egitto 649 1242-1250. Continuano le relazioni tra Federigo e i successori di Malek-Kàmil 651 1260-1265. E tra quelli e Manfredi 654
Capitolo X.
Secoli XII e XIII. Delle lettere in Sicilia allo scorcio dell’XI secolo 655 » Scienza arabica nella prima metà del secolo XII 657 » L’ammiraglio Eugenio; sua traduzione dell’Ottica di Tolomeo ivi » E delle profezie della Sibilla Eritrea 660 » Notizie biografiche sopra Edrîsi 662 » Studi geografici degli Arabi 666 » Il Libro di re Ruggiero; sorgenti delle notizie 669 » Metodo della compilazione 673 » Carte geografiche 677 » Descrizioni 679 » Vicende del libro 680 » Giudizio 682 » Meccanica. La clepsidra della reggia di Palermo 684 » L’ingegnere Abu-l-Leith 686 » Ingegneri militari 688 » Astrologi. Mohammed-ibn-Isa 689 » Stefano da Messina, Giovanni di Sicilia. Astrolabii 690 » Studi matematici. Fibonacci, Giovanni da Palermo, maestro Teodoro 691 » Cenni su la Storia naturale e le scienze affini 695 » Medicina 697 » Traduzione dell’Hawi del Razi 698 » Studi filosofici 699 » I Quesiti Siciliani d’Ibn Sib’In 701 » Critica di Federigo sopra un passo di Maimonide 705 » Versione d’Aristotile 706 » Letterati giudei 708 » Federigo poliglotta, influenza di lui su le lettere e le scienze 709 » Qualità del suo intelletto 710 » Elementi orientali della sua cultura 711
Capitolo XI.
» Decadenza di altri studi 713 » Scienze coraniche. Vita ed opere d’Ibn Zafer 714 » Ibn-el-Bagi, Abd-el-Kerim ed altri tradizionisti 735 » Altri di famiglie emigrate 736 » Ibn-el-Mo’allim, grammatico 737 » Poesia. Metri detti Mowascehe e Zegel 738 » Abu-l-Hesan-ibn-abi-l-Biscir 742 » Abu-Musa-ibn-Abd-el-Mo’nim 746 » Abu-Abd-Allah suo figliuolo 748 » Ibn-es-Susi 751 » Elegia d’Abu-d-Dhaw-Serrag in morte d’un figliuolo di re Ruggiero 752 » Lodatori del re. Abd-er-Rahmân da Butera 754 » Abd-er-Rahmân da Trapani 756 » Abu-Hafs-Omar 758 » E Ibn-Bescrûn 759 » El Gâun-es-Sikîlli 761 » Abd-er-Rahmân-ibn-Ramadhân 762 » Abd-el-Halim 763 » Ibn-es-Sebân 764 » Ibn-el-Barûn 765 » Ibn-Semoa e Abd-el-’Aziz l’aghlebita 766 » Ibn-et-Teifasci da Kâbes, ucciso in Sicilia 767 » Ibn-Kalâkis d’Alessandria ed un poeta affricano da’ Beni-Rowaha 768
Capitolo XII.
» Geografia fisica della Sicilia nel XII secolo 769 » Porti 770 » La fonte di Donna Lucata e l’Amenano 771 » Avanzi di antichità 772 » Geografia politica; divisione in province ivi » Numero di città importanti e fortezze 774 » Numero dei nodi di popolazione 776 » Antichi territorii di Giato, Corleone e Calatrasi 778 » Produzioni minerali 780 » Dello zolfo in particolare e del petrolio 781 » Agricoltura; frumento 782 » Orti e giardini 783 » Vite ed ulivo ivi » Frutta, cotone, henna 784 » Palme, canne da zucchero 785 » Boschi 786 » Agrumi. Pastorizia 787 » Corallo 788 » Tonni e altri pesci 789 » Paste lavorate 790 » Artigiani 791 » Tarsia 792 » Stoviglie 793 » Bronzi 796 » Drappi di seta e ricami 798 » Tele di cotone 804 » Se la Sicilia abbia avute manifatture di carta 805 » Commercio 808 » Navigazione 810 » Monete 814
Capitolo XIII.
» Architettura; supposti monumenti arabi; Annunziata de’ Catalani 817 » Zisa, Cuba e Menâni 818 » Maredolce; Bagni di Cefalà 820 » Porta della Vittoria; San Giovanni de’ Lebbrosi 821 » Calatamauro, Entella ed altre rovine 822 » Origine dell’architettura siciliana del XII secolo 823 » Architettura degli Arabi 824 » Cufa 826 » Cupole 828 » Mosaici nelle moschee di Damasco, di Medina e della Mecca 829 » Marmi nella moschea del Kairewân 831 » Monumenti d’Egitto; moschea d’Amr 832 » E d’Ibn-Tulûn 833 » Altri monumenti 835 » Poco mutato lo stile in Egitto fino al XV secolo 836 » Levante, Affrica e Spagna ivi » Architettura della Media e della Mesopotamia 837 » Influenza bisantina ivi » Ipotesi sul primo sviluppo dell’arco acuto 839 » Come venne in Sicilia 840 » Rassomiglianza dell’arte arabica d’Egitto con quella di Sicilia 843 » Giardini di sollazzo 846 » Fu arabica l’architettura siciliana del XII secolo 851 » Poche modificazioni fattevi 854 » Origine dell’arco acuto nel settentrione d’Europa 858 » Arti accessorie. Mosaici 860 » Dipinture 861 » Sculture in marmo e getti in bronzo 862 » Sistema de’ condotti delle acque 864 » Se rimangano vestigi della popolazione musulmana nelle schiatte odierne della Sicilia 866 » I Musulmani di Sicilia scemarono per emigrazioni, conversioni ed eccidii 867 » Il parlare de’ Saraceni di Lucera ivi » Mancò d’un subito la lingua arabica in Sicilia 868 » Saraceni del XIII secolo 870 » Pantellaria e Malta 871 » Dell’idioma arabico che si parlava in Sicilia 872 » Pronunzia 873 » Dialetto italico di Sicilia avanti il conquisto musulmano 874 » E nel XII secolo 876 » Supposta scrittura volgare del 1153 878 » Iscrizioni nella porta del Duomo di Morreale 879 » Vicende del parlare arabico ne’ paesi conquistati ivi » L’arabico lasciò deboli vestigi in Sicilia 880 » Difficoltà di un glossario etimologico 884 » Delle voci arabiche rimase nel siciliano, nell’illustre o in entrambi 885 » Lingua cortigiana surta in Sicilia nel XII secolo 888 » Gli Arabi influirono nella nostra poesia col solo esempio 889 » Istituzioni ed usanze che risaliscono ai Musulmani 890 » Conchiusione 895
Indice de’ nomi di persone 897
Indice de’ nomi di luoghi 935
Indice de’ vocaboli 961
FINE DEL VOLUME TERZO ED ULTIMO.
Correzioni ed Aggiunte.
Pag. lin.
361 4 n. 1. 352 355
435 18-19 n. 2. del quale il del quale la cronica attribuita Brompton a Benedetto di Peterborough, edizione dello Stubbs, Londra, 1867, II, 199 e indi il Brompton,
455 1 distanza linee itinerarie orientate
» 6 n. 2. itinerarie itinerarie. Spiego più largamente il mio concetto nel cap. X, pag. 673, 674, e nelle note corrispondenti
462 22-23 ’Isa-Ibn-Abd-el-Moni’m Abu-d-Dhaw-Serrâg
491 13 n. 1. xj xiij
517 1 n. 1. 181 182.
536 4 quelle cento que’ mille chilometri quadrati. miglia quadrate
» 1 n. 1. volume. volume, dove si è detto del territorio di Giato. Al quale aggiugnendo i territorii di Corleone e Calatrasi, conceduti insieme con esso al Monastero di Morreale pel diploma del 1182, si vede che lo stato del Monastero era circondato da’ territorii di Palermo, Partinico, Alcamo, Masera, Calatamauro (oggi supplito da Contessa), Bisacquino, Prizzi, Chaso (oggi Ciminna) e Cefalà-Diana. Or nella carta di Sicilia, pubblicata non è guari dal nostro Stato Maggiore, la superficie dei tre territorii così determinata prende quasi tutto il foglio 41 (Corleone) e quasi un quarto del 31 (Palermo). Torna ciascun foglio di quella ottima carta topografica ad un rettangolo di chilometri 35X25=875; a’ quali aggiugnendo la quarta parte 218 e togliendone le diecine, per le frazioni di altri territorii compresi ne’ rettangoli, si vede che il numero di 1000, così in arcata, è piuttosto scarso che troppo. Oltre a ciò Guglielmo II, per altri diplomi del 1183 e 1184, concedette il territorio di Bisacquino ed altri, che non mettiamo nel conto.
582 8 frustati frustrati
669 18 Ahmed-ibn-el Ahmed-ibn-Omar-el
» 22 che l’ultimo che il primo è citato dal Kazwini, e l’ultimo
699 4 al quale nel quale
829 15 di marmo di marmo. Nè erano poi rare così fatte costruzioni nell’Affrica settentrionale. Nella famosa moschea Zeituna di Tunis era stata innalzata una cupola, nella quale uno scrittore del diciassettesimo secolo[1366] affermava essere scritto il nome del califo Mosta’în e l’anno dugencinquanta dell’egira (864-5). E Scekr detto il Siciliano, che un tempo governò Tripoli d’Affrica, facea fabbricare, nel lato meridionale della moschea maggiore, una cisterna sormontata di cupola, della quale fu gittata la prima pietra il dugensessantanove (852-3), come riferisce il Tigiani.[1367]
NOTE:
[1] Intorno l’età dei due figliuoli di Adelaide, si vegga il libro precedente, cap. vij, pag. 195 di questo volume.
Adelasia e Simone sono nominati ne’ seguenti cinque diplomi: anno 1101, ottobre, presso Spata, Pergamene, pag. 191; anno 1102, Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1028; anno 1105, Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. ij, nota 30; anno 1105, maggio, due diplomi, Spata, op. cit., pag. 203 212. La data poi della morte di Simone si scorge da un diploma presso Pirro, op. cit., pag. 697, dove l’anno 1108 è contato quarto del consolato di Ruggiero. È da avvertire che nell’Ughelli, Italia Sacra, ediz. Coleti, tomo IX, pag. 291, si trova un diploma di Ruggiero conte di Calabria e di Sicilia del 1104, XIIª indizione. Forse l’anno è da correggere 1119, poichè, oltre il nome di Ruggiero che non era per anco salito al trono il 1104, v’ha quello di Goffredo vescovo di Messina, il quale par sia stato promosso alla sede verso il 1108 e sia vissuto fino al 1120: il Pirro, op. cit., pag. 385, reca un diploma del suo predecessore Roberto, dato il 1106.
[2] Di Ruggiero secondo, con Adelaide o solo, abbiamo, oltre l’or citato diploma del 1108, i seguenti: anno 1109, Spata, op. cit., pag. 214; anno 1110, febbraio, Neapolitani Archivii Monumenta, tomo VI, pag. 180, e presso Ughelli, tomo citato, pag. 129 (erroneamente citato dal Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. vj, nota 16, con la data del 1113); anno 1110, aprile, Spata, op. cit., pag. 223; anno 1110, Pirro, op. cit., pag. 1028; anno 1111, Pirro, op. cit., pag. 772; anno 1112, marzo, dato di Messina, Spata, op. cit., pag. 229; anno 1112 giugno, Pirro, op. cit., pag. 81; anno 1112, novembre, Spata, op. cit., pag. 233.
[3] Alberti Aquensis, lib. II, cap. 13, 14; Fulcherii Carnotensis, anni 1113, 1116, 1117; Anonymi Historia, Hierosolimitana, anni 1113, 1116; Wilelmi, Arch. Tyrensis, lib. XI, cap. 21, 29; Odorici Vitalis, Hist. Eccles., lib. XIII; Bernardi Thesaur., cap. 100, presso Muratori, Rer. Ital. Scr., tomo VII; Sicardi Ep. Cremon. presso Muratori, tomo cit., pag. 590, 591. La data della morte di Adelaide si ha dalla lapide sepolcrale, presso Pirro, Chronologia Regum Siciliæ, pag. xiv, e presso Gualterio, nella raccolta del Burmanno, tomo VII, pag. 1219, nº lxxxiij.
[4] Anonymi Historia Sicula, presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 856 e versione francese, nella edizione dell’Amato, Ystoire de li Normant, pag. 312. Replica coteste parole Romualdo Salernitano, negli annali, presso Muratori, Rer. Ital. Scr., tomo VII.
[5] Historia ecclesiastica, lib. XIII, presso Duchesne, Hist. Norm. Script., pag. 897. Si confrontino gli estratti di questa cronica presso Caruso (Bibl. Sic., pag. 920) al quale parve cosa lodevole mutilare il racconto, per toglier tutti i fatti e le parole che potessero ingiuriare Ruggiero o la madre.
[6] Le cronache italiane non danno tal nome, nè lo troviamo nei diplomi. Pur quello del maggio 1105, citato nella pagina precedente, nota 1, contiene i nomi dei ministri di quel tempo, ossia gli Arconti: Niccolò camarlingo, Leone logoteta, ed Eugenio, che potrebbe essere per avventura l’ammiraglio di tal nome. Non è segnato nè anco Roberto nell’importante diploma di giugno 1112, che ricordammo or ora, del quale ci occorrerà dire più largamente. Un diploma del 1142, del quale abbiamo uno squarcio dal Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. vj nota 9, dà i nomi de’ commissarii deputati da Adelaide per decidere una importante lite feudale, cioè Roberto Avenel, Ruggiero de Mombrai, Raoul de Belbas e Roberto Berlais. La nota famiglia Avenel non ha che fare co’ duchi di Borgogna; e Roberto era in Sicilia molto tempo pria della reggenza, leggendosi il suo nome ne’ diplomi del primo conte.
[7] Alexandri Abbatis, etc. presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 258, 259.
[8] Nel Gregorio si legge Lieraris. Questo è errore di trascrizione del traduttore latino, poichè le copie del testo greco, hanno Αιεζερις, Αιεζαρις. Probabilmente Liezeri è trascrizione del nome Eleazar che portava il signore di Galati figlio di Guglielmo Mallabret, secondo un diploma greco del 1116, presso Spata, Pergamene, pag. 241. Alla forma, questo Eleazar si direbbe soprannome arabico, el-Azhar, ossia “il risplendente:” e non sarebbe nuovo, dopo quello del Cid (Sid), questo esempio d’una appellazione che i Cristiani avessero tolta dalla lingua degli Arabi. Men verosimile parmi l’imitazione del nome giudaico Eleazar.
[9] La versione latina di questo diploma, fu pubblicata in parte dal Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. vj, nota 9. Noi n’abbiamo già data notizia più largamente nel lib. V, cap. x, pag. 286 del volume, nota 1.
[10] Si vegga il lib. V, cap. vj e x, pag. 161 e 305 segg. del volume.
[11] V’ha delle monete arabiche e latine dei re normanni di Sicilia, battute in Messina, e delle arabiche battute “nella capitale di Sicilia,” cioè Palermo. Messi dunque da canto i molti scritti pubblicati in Sicilia ne’ secoli passati su questa materia, gli è certa la coesistenza delle due zecche nel XIIº secolo.
[12] Oltre i diplomi del primo conte dati in Messina, uno del 1101, presso Ughelli, Italia Sacra, tomo IX, pag. 429, dice di vescovi e baroni convocati nella Cappella di Messina dalla contessa Adelaide e dal figliuolo Ruggiero; un altro del 1126, presso De Grossis, Catana Sacra, pag. 79, fa menzione di corte tenuta dal Gran Conte Ruggiero nel palazzo di Messina, ec.
[13] Si vegga il lib. V, cap vij, pag. 185 del presente volume.
[14] Edrîsi nota espressamente che l’armata e gli eserciti, ai suoi tempi, come ne’ tempi andati, moveano alla guerra da Palermo. Testo nella Bibl. Ar. Sicula, pag. 28. Della Zecca abbiam detto nella nota precedente e dei diwani nel lib V. cap. x, pag. 322 segg.
[15] Presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 81, 82.
[16] Ἀμὲρ si legge nel mosaico della Chiesa della Martorana, pubblicato dal Morso, Palermo Antico, pag. 78; ἀμιρᾶς, anche al nominativo, presso Eustazio arcivescovo di Tessalonica, ediz. di Bonn, pag. 472. Nei diplomi greci di Sicilia che citiamo nel presente capitolo, si legge ἀμηρ, ἀμμήρας, ἀμμιρᾶς e al genitivo ἀμήραδος, ed ἀμμηρὰ. Si vegga, del rimanente, cotesta voce nel Glossario greco del Ducange, il quale la notò per la prima volta nella Continuazione di Teofane.
[17] Si vegga Ducange, Glossario latino, alle voci amir, admiralius, etc. La voce Amiratus fu usata, credo io, la prima volta da Einbardo, Annales presso Pertz, Scriptores, tomo I, pag. 490, sotto l’anno 801, dove è chiamato così Ibrahim-ibn-Ahmed, l’Aghlabita, emiro d’Affrica. Sicardi vescovo di Cremona, presso Muratori, Rer. Ital. Script., tomo VII, pag. 605, anno 1188, chiama Admiratus il capitan del navilio siciliano e admirandus un emir di Saladino. Marangone, nell’Archivio Storico italiano, tomo VI, parte ij, pag. 18, dà al capitano della armata di Sicilia, l’anno 1158, il titolo di Admiratus e poi di Almirus; Pietro Diacono, lib. IV, cap. xj, presso Muratori, op. cit, tomo IV, pag. 499, fa parola d’un Ammirarius di Babilonia (ossia del Cairo). Le traduzioni latine e italiane del secolo XV, che troviamo ne’ Diplomi arabi dell’Archivio fiorentino, danno le voci Armiratus, pag. 353, 356 e Armiraio, pag. 347, 350 a 354, per significare l’emir di Alessandria; e veggiamo anco in una traduzione del XII secolo, pag. 260, un Admirator galearum, musulmano. Si aggiungan questi al molti esempii che porta il Ducange, e si vedrà che sempre Amiratus, con le sue varianti, rispondeva ad emir. Si ricordin anco Ugo Falcando e Romualdo Salernitano, i quali chiamano Amiratus i dignitarii siciliani di tal nome, ma il primo dà il titolo di Magister Stolii ad un kaid Pietro, che capitanò una volta l’armata siciliana.
[18] Libro V, cap. v. pag. 139 di questo volume.
[19] Libro III, cap. j, pag. 2 segg. del 2º volume.
[20] Il Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1016-17, pubblicò due diplomi risguardanti questo Eugenio. Nel primo, dato del 1093, egli è chiamato notaio, che allor significava segretario. Il conte Ruggiero, a sua domanda, gli concedette un monastero fuor la città di Traina, a fin di riedificarlo, e gli conferì il patronato e il governo di quello. Ciò condusse il Pirro a vestir Eugenio monaco basiliano e crearlo abate. L’altro diploma di re Guglielmo, dato il 1169, trascrivendo il precedente ed accordando anco altri beni al monastero, intitolò Ammiraglio quell’Eugenio. Sembra dunque che il segretario del 1093, in vece di chiudersi nel suo monastero, fosse stato mandato dal conte a governare la città di Palermo. Non è inverosimile che questo Eugenio sia il gran personaggio nominato senz’altro titolo che di Arconte nel diploma del maggio 1105, presso Spata, Pergamene, pag. 263. Più certa vestigia ne troviamo in un diploma greco del 1142, presso Morso, Palermo antico, pag. 313 segg. e nel Tabulario della Cappella Palatina di Palermo stessa, pag. 20 segg., donde si scorge come alcuni discendenti di Eugenio ammiraglio, abbiano venduti alla Chiesa detta in oggi della Martorana, degli stabili che la famiglia possedeva in Palermo. Furono venduti da Niccolò ed Agnese monaca, figliuoli dell’Ammiraglio Eugenio, Niceta moglie di Niccolò, e Giovanni, Teodoro, Stefano ed Elena loro figliuoli; dichiarando tutti costoro che fosse ricaduta a lor pro la parte di Teodicio figliuolo di Eugenio, ereditata da Zoe figliuola di Teodicio la quale era morta anch’essa. Togliendo dunque dal 1142 il corso ordinario di due generazioni, si torna allo scorcio dell’XI secolo e si può supporre con fondamento che quell’ammiraglio Eugenio fosse il medesimo del diploma del 1093.
Notisi che in due altri diplomi greci, pubblicati dal Morso, op. cit., pag. 345 e 353, il primo de’ quali senza data va riferito al 1143 (Cf. Mortillaro, Catalogo del Tabulario della Cattedrale di Palermo, pag. 23) e l’altro è dato del 1204, si trova il nome di un Giovanni, figliuolo dell’ammiraglio Eugenio. Cotesti due ammiragli Eugenii mi sembrano diversi. Il primo si può supporre contemporaneo del gran conte Ruggiero, ma il secondo torna alla metà del XII secolo. A lui credo sia da attribuire, più tosto che all’altro, la traduzione latina dell’Ottica di Tolomeo e delle profezie della Sibilla Eritrea, di che diremo nel seguito del presente libro.
[21] Abbiam testò citato questo diploma a pag. 346, nota 2, e avvertito come presso il Gregorio porti una data erronea.
[22] Si vegga qui innanzi a pag. 351.
[23] Diploma del 1159, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 98, e presso De Vio, Privilegia Panormi, pag. 6. Cristoforo allor era morto.
[24] Si fa parola di una precedente donazione dell’Admiratus domino Christodulos, nei diploma di Ruggiero conte, che l’Ughelli pubblicò con la data del 1104 e che, supponendo esatta l’indizione XIII che v’è scritta, va riferito al 1119; come abbiamo avvertito in principio di questo capitolo, pag. 340, nota 1.
Cristodulo è detto protonobilissimo in un diploma del 1123, presso Spata, Pergamene, pag. 410. Se il sig. Spata ha ben letta la sigla del titolo onorifico e del nome, e se non v’ha errore nella data, convien pur supporre che quel titolo fosse stato accordato pria del notissimo diploma del 1139. In un diploma del 1126, tradotto dal greco, pubblicato con molte varianti, o piuttosto in tenore assai diverso, prima dal Pirro, Sicilia Sacra, pag. 326, e quindi dal De Grossis, Catana Sacra, pag. 79, 80, si vede soscritto, pria di “Georgius de Antiochia amiratus” e di “Admirati filius Gentilis (sic) Joannes,” un “Chrisiodorus,” e secondo il De Grossis “Christodorus, amiratus et Riodotus.” Quest’ultima lezione, sbagliata al certo, par che venga da una sigla non capita dall’ignoto traduttore latino, e potrebbe per avventura essere la medesima che fu letta Rozius in altro diploma; onde il Pirro die’ tal casato a Cristodulo. Il Chrisiodorus o Christodorus va corretto, secondo me, Christodulus; e il Rozius potrebbe essere, nè più nè meno, che il notissimo nome di Ruggiero, poichè i Greci di Sicilia soleano trascrivere la g latina o arabica con le due lettere τζ. Cristodulo, ammiraglio e protonotaro, è citato in un diploma greco del 1130, presso Trinchera, Syllabus, pag. 138. Un altro diploma greco del 1136, presso Spata, op. cit., pag. 266, fa menzione di Cristodulo già ammiraglio. In ultimo è da noverar quello del 1139, che accorda il titolo di Protonobiiissimo, pubblicato dal Montfaucon e poi dal Morso, e nel Tabulario della Cappella palatina di Palermo, pag. 10. È superfluo di avvertire, dopo ciò ch’io ho detto, come non si debba fare assegnamento su la lista delli ammiragli di Sicilia ne’ tempi Normanni, data dal Pirro, Chronologia Regum Siciliæ, pag. XXV.
[25] Si vegga il seguito del presente capitolo, a pag. 362, nota 3.
[26] Giorgio ha titolo di ammiraglio nel diploma del 1126 citato nella nota 2, della pag. 351. In un diploma latino del 1132 presso Spata, op. cit., pag. 426 segg. egli è detto dal re “amiratus amiratorum qui praeerat toto regno meo”. In uno del 1133, tradotto dal greco, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 774, egli è detto Ammiraglio delli ammiragli; è sottoscritto αμήρας in due diplomi del 1140 e 1143 nel Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 13 e 16; è intitolato ammiraglio in un diploma tradotto dal greco, di maggio 1142, presso Pirro, op. cit., pag. 390, e ammiraglio delli ammiragli in uno latino della stessa data, op. cit., pag. 698. Nel mosaico della Martorana ei prese il titolo di αμήρ soltanto, come ognun può vedere, e leggesi in Morso, Palermo Antico, pag. 78. Pare che Giorgio, per modestia o per amor di brevità, si contentasse ordinariamente di questo. Di rado ei solea aggiugnere quello di Arconte degli Arconti; ma un suo figliuolo lo nominava sempre con questo attributo.
È da ricordare la iscrizione greca che leggevasi a’ tempi del Pirro in una Chiesa di Santa Maria de Crypta in Palermo, nel sito dove surse la “Casa Professa” de’ Gesuiti, della quale iscrizione il Pirro, op. cit., pag. 300, 301, dà una traduzione latina. Era inciso il testo su la sepoltura di Ninfa, madre di Giorgio, primum principum universorum, (Ἀρχοντῶν ἄρχον) morta il 6648 (1140). Quivi non si fa parola del padre dell’ammiraglio; ma il Pirro e con lui il Morso, op. cit., pag. 108, 109, non hanno lasciata questa occasione di nominare Cristodulo e di farlo marito della Ninfa.
[27] Così Giovanni ammiraglio, figliuolo, com’e’ pare, di Giorgio, nel citato diploma del 1126 e nell’altro del 1142, presso Pirro, pag. 698. Secondo un diploma del 1133, presso Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. v, nota 4, l’ammiraglio Teodoro fu incaricato di decidere, insieme con Guarino Cancelliere del re, una lite sorta tra il vescovo di Lipari e i cittadini di Patti, suoi vassalli. Il citato diploma del 1126, secondo il testo di De Grossis, fa menzione di un ammiraglio Niccolò, il quale nel tempo che esercitava l’ufficio di Stratego, com’e’ pare, di Mascali, era stato incaricato dal principe di descrivere i confini di quel territorio.
[28] Lib. V, cap. ix, pag. 262-5.
[29] Abate di Telese, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 267 et passim.
[30] Majone è soscritto in latino Ammiratus Ammiratorum, in un diploma arabico del 1154, presso Gregorio, De Supputandis, pag. 38. Ordinariamente lo chiamavano il grande ammiraglio, come si vede dal Falcando e dagli altri cronisti; e questo titolo modificato era ormai sì comune, che Giovanni figlio di Giorgio d’Antiochia lo riferì al proprio padre soscrivendosi μεγάλου αμήραδος ὐίος, in un diploma del 1172, Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 29. In un diploma latino del 1157, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 98, messo fuori a nome del re da Majone “grande ammiraglio degli ammiragli” si leggono, tra i testimonii dell’atto, Stefano ammiraglio figliuolo del grande ammiraglio, un altro Stefano ammiraglio, che si sa dal Falcando essere stato fratello di Majone, ed un Salernitano ammiraglio. Visse inoltre in que’ tempi l’altro ammiraglio Eugenio, del quale si è fatta menzione poc’anzi, pag. 353, nota. 1.
[31] È noto il diploma di febbraio 1177, per lo quale Guglielmo II di Sicilia costituì il dotario alla sua sposa Giovanna d’Inghilterra. Tra i grandi del regno soscritti in questo diploma secondo l’ordine di loro dignità, si legge 25^mo, Ego Walterus de Moac Regni (sic) fortunati stolii admiratus; prima del quale vengono gli arcivescovi, i vescovi, il vicecancelliere, i conti, e dopo Gualtieri si leggono i nomi del siniscalco, del conestabile, del logoteta, di due maestri giustizieri e d’un giustiziere. Seguiamo l’edizione di Rymer, Foedera, etc., tomo I, pag. 17 (London, 1816).
Margaritone, celebre capitano navale di Sicilia alla fine del XII secolo, è intitolato, senz’altro, ammiraglio del re di Sicilia, nella Cronica di Sicardo vescovo di Cremona, anno 1188, presso Muratori, Rer. Italic. Script., tomo VII, pag. 605.
[32] Par che i Genovesi l’abbiano usato i primi dopo la Sicilia. Negli Annali del Caffaro e nelle continuazioni di quelli, si trova un admiratus di Genova il 1211 e quindi due armiragii il 1263 etc. presso Muratori, Rer. Ital. Scr., tomo VI, colonne 486, 530, ec. È notevole che la prima nominazione d’ammiraglio fu fatta in Genova del 1241, quando Federigo II surrogò Ansaldo de Mari, genovese, al suo ammiraglio Niccolò Spinola ch’era venuto a morte.
[33] Il Nowairi, citato da M. Reinaud, Invasions des Sarrazins, pag. 69, nota 1, dice d’un emir-el-ma’ (emir dell’acqua) in Spagna. Ma non posso assentire al mio maestro di arabico che sia questa l’origine della voce ammiraglio, quando ne vediamo sì chiaramente le successive mutazioni negli scrittori e ne’ diplomi europei. Per la medesima ragione è da respingere la etimologia ammessa dal Dizionario della Crusca, cioè da emir-el-bachar (meglio bahr) ossia emir del mare. Questa dignità non mi è occorsa mai negli scritti arabi. Ibn-Khaldûn, nei Prolegomeni, testo di Parigi Parte II, pag. 32 e traduzione francese del baron de Slane parte II, pag. 37, ignorando l’etimologia della voce almeland, la suppone franca; e nella Storia de’ Berberi par ch’ei prenda per nome proprio il titolo dell’ammiraglio Ruggier Loria (leggasi El miralia in luogo di El-murakia che non ha significato), testo di Algeri, tomo I, pag. 423, Biblioteca arabo-sicula, pag. 492, e traduzione del Baron de Slane, tomo II, pag. 397. Non posso seguir l’opinione del dotto traduttore, il quale crede Merakia alterazione di Marchese. Ruggier Loria non ebbe mai questo titolo.
[34] Confermano questo fatto, nelle imprese di re Ruggiero in Affrica, il Nowairi e Ibn-Abi-Dinar, nella Biblioteca arabo-sicula, pag. 534, 537.
[35] Edrîsi citato poc’anzi a pag. 350, nota 1.
[36] Credo si possa affermare la giurisdizione civile e penale del grande Ammiraglio nella prima metà del XII secolo, ancorchè la non si ritragga da documenti se non che a capo di cento anni. Ognun sa che in generale l’Imperatore Federigo ristorò l’ordinamento dei re normanni, anzichè rifarlo: e non v’ha ragione di supporre ch’egli abbia innovato alcun che nella istituzione del grande ammiraglio. Or il suo diploma, pubblicato per lo primo dal Tutini e ristampato dallo Huillard-Bréholles nella Historia Diplomatica Friderici secundi, tomo V, pag. 577 segg., anno 1239, per lo quale fu nominato, vita durante, ammiraglio di Sicilia, Niccolò Spinola da Genova, dà a costui ampia autorità: 1º di costruire e racconciare le navi dell’armata regia; 2º dar patenti di corsari e fare ristorare i danni recati da loro a sudditi di nazioni amiche; 3º giudicare sommariamente, secundum statum (statutum?) et consuetudinem armate, le cause civili e criminali delle persone appartenenti all’armata, agli arsenali regii ed a’ legni corsari, e ciò con autorità di delegare altrui i giudizii; 4º dare in feudo gli ufici di comiti nell’armata quando venissero a vacare; 5º prender danaro dalle casse regie pei bisogni dell’armata: e seguono i diversi e grandissimi lucri accordati all’ammiraglio, in guerra come in pace, su lo Stato e sui marinai e naviganti. Intorno i tribunali dipendenti dall’ammiraglio e la legislazione eccezionale di quelli, si vegga il Giannone, Storia Civile del Regno di Napoli, libro XI, cap. vi, § 2, e le opere citate da lui.
[37] Si vegga la nota 3 della pag. 354. Questo casato non comparisce in alcuno de’ diplomi dati dal Pirro ne’ quali sia nominato Cristodulo o Giorgio; neppure nella iscrizione sepolcrale della madre di Giorgio di che abbiam fatta parola poc’anzi nella pag. 352, nota 2. Romualdo Salernitano, che forse lo conobbe di persona, non dice altro che: Georgium virum utique maturum, sapientem et discretum, ab Antiochia abductum. Presso Muratori, Rer. Ital. Scr. tomo VII, pag. 195.
[38] Il Baiân, testo di Leyde, pag. 322, e nella Bibl. ar. sicula, pag. 373, dice che il padre di Giorgio era uno degli òlûg (stranieri o barbari) di Temîm.
[39] Hisâb.
[40] I testi dicono con Ruggiero; ma il seguito della narrazione mostra che il principe non l’adoperò a prima giunta in affari gravi.
[41] Ibn-Khaldûn, nella Storia de’ Berberi, testo di Algeri, tomo I, pag. 208, Biblioteca arabo-sicula, pag. 487, e versione francese del baron de Slane, tomo II, pag. 26, aggiungeva il nome patronimico d’Ibn-Abd-el’Azîz, all’Abd-er-Rahman che insieme con Giorgio capitanò l’armata Siciliana, nell’impresa del 1126 contro l’Affrica. Io credo che costui fosse quel medesimo che il Tigiani, dicendo de’ principii di Giorgio l’Antiocheno, chiama Abd-er-Rahman-en-Nasrani, ossia il Cristiano. Ma rifletto che il Tigiani, d’ordinario molto diligente, non avrebbe qui omesso il nome patronimico onde cadea sul ministro siciliano una macchia d’apostasia; e che al contrario Ibn-Khaldûn bada alle cose più tosto che ai nomi, oltrechè i suoi scritti, copiati e ricopiati per quattro secoli, ci sono pervenuti assai malconci. Non vorrei che, saltando qualche rigo, com’avvien sovente là dove è ripetuta la stessa voce, si fosse attribuito al ministro di finanze di Ruggiero il nome patronimico di Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Aziz, il quale scrisse appunto di questa impresa del 1126, ed è citato da Abu-s-Salt, e questi dal Baiân, pag. 317 del testo di Leyde e 372, della Bibl. ar. sicula. L’ufizio attribuito dal Tigiani ad Abd-er-Rahman-en-Nasrani è di Sâhib-el-Ascghal, che nell’Affrica propria e nel XII secolo, al quale luogo e tempo è da riferire la cronica qui copiata o compendiata dal Tigiani, era il tesorier generale o ministro di finanze che dir si voglia. Veggasi Ibn-Khaldûn, Prolegomènes, traduzione del baron de Slane, Parte II, pag. 14-15.
[42] Si confrontino nella Bibl. ar. sicula: il Baiân, anno 543, pag. 373; Tigiani, pag. 392; Ibn-Khaldûn, pag. 487, 501. I particolari più minuti si hanno dal Tigiani.
[43] Si vegga il lib. V, cap. v, pag. 332 di questo volume, e ciò che diremo in appresso de’ traffichi di re Ruggiero in Affrica. Sono poi noti quei dell’imperatore Federigo II.
[44] Diploma latino del 1133, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 773-4. Il nome proprio è scritto una volta per sbaglio Gregorius, e il topografico in luogo di Catinae va letto Jatinae, come abbiamo avvertito nel lib. V, cap. x, pag. 317 nota 2. Da questo atto non si vede appunto in qual tempo Giorgio abbia preso quell’ufizio in Giattini; ma fu di certo avanti il 1111, perchè egli nella detta qualità descrisse i limiti di un podere donato quell’anno da Rinaldo Avenel all’Abate di Lipari. Cf. Pirro, op. cit., pag. 772-3.
[45] Tigiani e Ibn-Khaldûn, nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 394, 487, e il primo anco nella traduzione francese di M. Rousseau, pag. 246, il secondo in quella del baron de Slane, Histoire des Berbères, tomo II, pag. 26.
[46] Abbiamo citati poc’anzi questi due diplomi a pag. 354, nota 2, e pag. 355, nota 2.
[47] L’uno è “Schiavo di Cristo” e l’altro “Schiavo del Misericordioso.”
[48] Il Gregorio, nel descrivere l’ordinamento del governo sotto re Ruggiero e i sette grandi ufizii della Corona, si riferisce assai di rado a documenti contemporanei. Prende quei della fine del XII secolo ed anco del XIII; o argomenta su i detti del Falcando, che scrisse allo scorcio del XII; e talvolta non allega altro che l’analogia col suo favorito sistema di Guglielmo I, d’Inghilterra. Si veggano le Considerazioni, lib. II, cap. ij, e particolarmente le note 37 segg.
[49] Abate di Telese.
[50] Romualdo Salernitano, presso Muratori, Rer. Ital. Script., tomo VII, pag. 183, anni 1121-2.
[51] Si vegga il lib. IV, cap. viij e xv, pag. 355 segg. 364, 547 del secondo volume, e lib. V, cap. iij e vj pag. 80, 158, 169 segg. di questo terzo volume.
[52] Ibn-el-Athîr, anni 476, 482, 488, 489, 491, 493, edizione del Tornberg, tomo X, pag. 85, 119, 164, 175 191 e 202. Si confronti Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, traduzione del baron de Slane, tomo II, pag. 22 segg.
[53] Baiân-el-Moghrib, ediz. Dozy, tomo I, pag. 311 ed estratto nella Bibl. ar. sicula, pag. 370. Il compilatore, che avea chiamati Rûm gli assalitori del 1087, dà a quelli del 1105, il nome di Rumâniûn. Se fossero stati Bizantini?
[54] Ibn-el-Athir, anni 501, 509 e 510, edizione del Tornberg, tomo X, pag. 315, 359, 365, e Ibn-Khaldûn, vol. citato della traduzione, pag. 24, 25.
Secondo Ibn-el-Athir, anno 503, vol. citato, pag. 336, Iehia mandò quell’anno quindici galee contro i Rûm, l’armata de’ quali le combattè e ne prese ben sei. Secondo il Baiân, nella Bibl. ar. sicula, luogo citato, e nella edizione del Dozy, vol. I, pag. 314, l’armata zirita, di rebi’ secondo del 507 (mezz’ottobre a mezzo novembre 1113) riportò in Mehdia gran numero di cattivi, presi nel paese di Rûm. E torna forse alle scorrerie nel Salernitano, delle quali dicono gli annali della Cava, an. 1113, presso Muratori, Rer. Ital. Scr., tomo VIII, pag. 923. Ibn-Khaldûn, op. cit., tomo II, pag. 25 della traduzione di Slane, dice che l’armata, della quale Iehia prendea cura particolare, fece molte scorrerie contro i Cristiani francesi, genovesi e sardi, sì che furono costretti a pagargli tributo. Il testo arabico pubblicato dallo stesso dotto orientalista, tomo I, pag. 207 sembra guasto nella voce che significherebbe tributo. In ogni modo, il nome di Farangia (franchi) può significare i paesi cristiani della Spagna e quelli anco d’Italia, e il tributo può essere stato pattuito temporaneamente con qualche giudicato della Sardegna, più tosto che con Genova o Pisa. Ibn-Khaldûn non bada alle minuzie.
[55] Questa è la prima volta, per quanto io sappia, che si fa menzione appo i Musulmani d’Affrica del fuoco greco, o, come lo chiamano gli Arabi, la nafta. I Musulmani di Sicilia l’adoprarono nella guerra contro i Normanni, se ad un episodio di quella si riferiscono i versi d’Ibn-Hamdis, ch’io ho citati nel lib. IV, cap. xiv, pag. 532 del secondo volume, e lib. V, cap. vj, pag. 165, nota 3, del presente. In Egitto era conosciuto di certo, poichè Makrizi nel Kitâb-el-Mowâ’iz, testo di Bulâk, tomo I, pag. 424, raccontando l’incendio che consumò una delle armerie del Cairo il 461 (1068-9), dice che v’arsero diecimila Kirbe (otri o vasi) di nafta e altrettante zarrake, o vogliam dire tubi da lanciare quel combustibile. Nondimeno parmi che l’effetto della nafta de’ Musulmani non fosse terribile quanto quello del fuoco greco. Gli scrittori normanni non ne fanno mai parola nella guerra di Sicilia, nè in quelle d’Affrica che noi trattiamo nel presente capitolo; nè la vittoria arrise mai in quella età al navilio zirita contro gli Italiani.
Ibn-Hamdis medesimo e qualche altro poeta che cantava nella povera corte di Mehdia in sul tramonto della dinastia zirita, ricordano la nafta, come orribile strumento di distruzione: “una maraviglia” sclamava Ibn-Hamdis, senza aver letta la relazione della battaglia di Mentana. Al dir di que’ poeti, la nafta: 1º galleggiava su l’acqua e non si spegnea; 2º dava baleno, fumo, tuono e puzzo d’inferno; 3º era lanciata in lingua di fiamma da tubi di rame o bronzo che fossero; ovvero, 4º con dardi; e 5º cotesta nafta, o una specie di essa, era bianca com’acqua. Ciò nei regni di Iehia, Alì, Hasan, ch’è a dire nella prima metà del XII secolo. Si veggano i versi pubblicati nella Biblioteca arabo-sicula, pag, 393 e 565 e altri inediti del Diwano d’Ibn-Hamdis, nella copia del Ms. della Vaticana, fatta dal prof. Sciahuan per uso del conte Miniscalchi, pagg. 75, 77, 118, 213, 241, 271, rime in di, di, ri, mi, na e sa. Il Nowairi accenna anco alla nafta dell’armata zirita, Bibl. ar. sic., pag. 456. Ho fatte queste citazioni in aggiunta a’ fatti pubblicati nella dotta opera Du feu grégeois, etc. par MM. Reinaud et Favé, Paris, 1845, in-8.
[56] Questo fatto, del quale non danno alcun cenno gli annali bizantini nè i musulmani, si ritrae precisamente dal diwano d’Ibn-Hamdîs, nella citata pag. 213, della copia del prof. Sciahuan, dove si legge che una delle ragioni che mossero “il reggitore di Costantinopoli la maggiore a schermirsi col calam dal taglio della spada zirita” fu il timore “di quel dardo incendiario, che con maraviglioso effetto lanciava il fuoco nell’onda agitata e ardeavi.”
Ibn-Hamdîs, oltre questa, scrisse a lode di Iehia altre otto lunghe kaside, che leggonsi nella copia dello Sciahuan a pagg. 24, 49, 116, 169, 204, 208, 210, 267, rime in ab, ah, ru, li, mi, im, ma, ka, e la prima, la sesta e l’ottava anco nel Ms. di Pietroburgo, fog. 62 recto e verso e 63 recto. Della prima ho dati due versi nella Bibl. ar. sicula, pag. 572, e sette versi della terza leggonsi in Ibn-el-Athîr, anno 509, op. cit., pag. 280, e nella edizione del Tornberg, tomo X, pag. 359.
[57] Si vegga il lib. V, cap. vj e x, pagg. 158, 168 e 332 di questo volume.
[58] Lib. IV, cap. 50, presso Muratori, Rer. Ital. Scr., tomo IV, p. 523. I Beni-Hammâd erano chiamati comunemente i signori della Cala (kalà’t) dal nome della prima loro capitale, ancorchè avessero verso il 1090 tramutata la sede in Bugia. Veggasi Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, traduzione de Slane, tomo II, pag. 43 segg.
[59] Il fatto è bene espresso dalle parole di Ibn-el-Athîr che, prima del favore dato da Ruggiero a Rafi’-ibn-Makkan, era tra lui ed Alì amistà e inganno. Cotesta disposizione d’animi si dee tirar su infino al tempo di Iehia.
[60] È bene riferire testualmente l’affermazione degli scrittori musulmani, che rischiara un punto importante del diritto pubblico del tempo, in Affrica e fors’anco in Sicilia. Secondo Ibn-el-Athîr, Alì dichiarò “Non abbia alcuno nell’Affrica (propria) a competer meco nella spedizione di navi con mercanzie;” e secondo Tigiani, quel principe mal soffriva che alcuno nell’Affrica (propria) rivaleggiasse con lui nella spedizione di navi.
[61] Traduco “galea” secondo l’uso comune, la voce arabica sciana e scenîa, e serbo l’altra nella forma arabica, non sapendo appunto a quale specie di navi la risponda. Per ragione etimologica, harbiia significherebbe “guerresca.” Il legno di Rafi’ è detto Merkeb, ossia “nave” genericamente e in particolare “grossa nave” da Ibn-el-Athîr e da Nowairi; ma il Tigiani la chiama safina, che vuol dir nave in generale, e specialmente da corso.
[62] Questo diligente scrittore dice che i Siciliani, già seduti a mensa, sapendo l’arrivo dell’armata affricana corsero a lor galee; ma alla più parte fu tagliata la via del mare, e molti rimasero uccisi. “E salvossi di costoro,” continua il Tigiani citando testualmente il contemporaneo Abu-s-Salt, “chi si potè salvare, avendo volato nella sua fuga, per paura della morte, non già per leggerezza di gamba.” Il Tigiani infine dà alcuni versi scritti in questo incontro a lode di Alì, da un Mohammed-ibn-Abd-Allah.
In cotesti versi, per vero, è detto della ritirata del naviglio siciliano e della paura che gli avean fatta le navi zirite, ma non si fa parola di zuffa, nè di sangue sparso. Similmente la kasida d’Ibn-Hamdis che si legge nel solo Ms. della Vaticana, a pag. 127 della copia del professor Sciahuan, non allude menomamente a fazione combattuta, ancorchè la si estenda di molto descrivendo il terribile aspetto delle harbîe mandate dal signore di Mehdia contro le galee venute di Sicilia a Kâbes (così va corretto il nome di Fas, ossia Fez), l’anno 512. Dal silenzio de’ cronisti e sopratutto da quello de’ due poeti, argomento che il Tigiani, avendo per le mani qualche racconto non compiuto di Abu-s-Salt, abbia confusa la prima spedizione di cui trattiamo, con qualche fazione della guerra che poi si combattè tra Alì e Rafi’ aiutato da Ruggiero; forse la vittoria navale degli Ziriti alla quale accenna Ibn-Khaldûn, con data che pare erronea.
[63] Ibn-el-Athîr, Nowairi e Ibn-Abi-Dinar.
[64] Ibn-Khaldûn non cita questo fatto.
[65] Poesia citata nella nota 2 della pagina precedente.
[66] Ibn-el-Athîr, Nowairi, Ibn-Khaldûn, Ibn-Abi-Dinar.
[67] Ibn-Khaldûn.
[68] Ibn-el-Athîr, Baiân, Nowairi, Tigiani, Ibn-Abi-Dinar.
[69] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 511, testo nella Biblioteca arabo-sicula, pag. 280 seg. e nella edizione del Tornberg, vol. X, pag. 370; Tigiani, testo nella Bibl. citata, pag. 382 segg., 392 segg. e traduzione francese di M^r. Rousseau, pag. 93 e 244 (ne’ quali luoghi la traduzione va corretta per migliori lezioni di un altro Ms. acquistato di poi da M^r. Rousseau); Nowairi, sotto gli anni 511 e 512, testo nella Bibl. citata, pag. 454; Ibn-Khaldûn, Storia de’ Berberi, testo nella Bibl. citata, pag. 486 e 488, testo di Algeri, tomo I, pag. 208 e 215, e versione francese del baron de Slane, tomo II, pag. 26 e 36; Ibn-Abi-Dinar, testo nella Biblioteca citata, pag. 535, e versione francese (Histoire de l’Afrique de.... Kaïrouani, traduite par MM. Pellissier et Rémusat), pag. 152.
Ibn-Khaldûn, nel primo de’ luoghi citati, dice che l’armata siciliana veniva in aiuto di Rafi’ per infestare la costiera ed appostare il naviglio zirita, e che Alì rinnovò il suo navilio. Nell’altro luogo accenna con pari laconismo ad una vittoria navale dagli Ziriti sopra i Siciliani, ma aggiugne che Alì arruolò allora tribù arabe e navi e andò allo assedio di Kâbes il 511. La cronologia non è osservata di certo in questo secondo frammento; nè lo si può mettere di accordo col primo, se non che supponendo la guerra navale, condotta con varia fortuna. Il Baiân, testo, ediz. del Dozy, pag. 316, e nella Bibl. ar. sic. pag. 370, sotto l’anno 512 fa parola soltanto delle ambascerie di Ruggiero a Mehdia.
[70] Cotesti fatti, d’altronde notissimi, sono raccontati, con qualche diversità nelle date e ne’ particolari, da Ibn-el-Athîr, anno 448, edizione del Tornberg, vol. IX, pag. 425 segg.; dagli Annales Regum Mauritaniæ, edizione del Tornberg, vol. II, pag. 100 segg.; e da Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, traduz. del baron de Slane, tomo II, pag. 67 seg. Secondo la traduzione degli Annales, per Tornberg, pag. 106, il ribât sarebbe stato in mare. Ma il testo ha bahr, che si dice anco di gran fiume, e così la tradizione s’accorderebbe con quella, molto precisa d’Ibn-Khaldûn.
[71] Si vegga il lib. V, cap. I, pag. 12, del presente volume.
[72] Ibn-el-Athîr, testo, anno 407, edizione Tornberg, vol. IX, p. 205. Si riscontri il Dozy, Histoire des Musulmans d’Espagne, tomo IV, pag. 304, e Recherches, etc. seconda edizione, tom. II, pag. XXIX XXX, dove è notato un anacronismo d’Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, traduz. del baron de Slane, tomo II, pag. 79. L’occupazione di Denia per Moktadir torna, secondo gli autori seguiti dal Dozy, al 1079, ancorchè Ibn-el-Athîr la riferisca al 478 (1085-6).
[73] Abbiamo la narrazione di questa impresa per Lorenzo Vernese, contemporaneo, il quale dà preziosissimi ragguagli, e più importanti compariranno quando il Bonaini ristamperà, com’egli ha promesso, questa cronica, sopra un Ms. ch’ei ne ha alle mani, molto migliore di quello che servì al Muratori. Per ora usiamo la edizione del Rerum Italic. Script., tomo VI, pag. 111, segg. Si confronti con la Chronica varia Pisana, nello stesso tomo del Muratori, pag. 101 segg. e con Marangone, nell’Archivio Storico Italiano, tomo VI, parte II, pag. 7 e 8. Degli Arabi si vegga il Baiân-el-Moghrib, testo, ediz. del Dozy, tomo I, pag. 314, e Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, traduz. de Slane tomo II, pag. 206.
[74] Lorenzo Vernese, op. cit., pag. 154; Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, l. c., dice che Mobascer domandò gli aiuti ad Alì-ibn-Jûsuf.
[75] Ibn-Khaldûn, Prolegomeni, testo di Parigi, parte II, pag. 37, e traduzione francese del baron de Slane, parte II, pag. 43. La data si vede dalle scorrerie ne’ dominii di Ruggiero, le quali or or narreremo.
[76] Dozy, Histoire des Musulmans d’Espagne, tomo IV, pag. 263, nota 4.
In due elegie scritte da Ibn-Hamdis l’anno stesso ch’ei morì (527= 1132-3) per un kaîd Ibn-Hamdûn, si fa ricordo anco del trapassato kaîd Abu-Mohammed-Meimûn; ma le vaghe lodi di virtù guerriera prodigate a costui, non danno alcuno indizio ch’egli appartenesse alla famiglia della quale noi trattiamo. Coteste elegie si trovano nel Diwan d’Ibn-Hamdis, Ms. di Pietroburgo, fog. 60 verso e 61 verso; della prima delle quali io ho dato il titolo nella Bibliot. ar. sicula, pag. 572. Mancano entrambe nel Ms. della Vaticana.
[77] Il Marrekosci, testo, edizione del Dozy, pag. 149, narra che i Musulmani di Almeria, disdetto il nome almoravide, voleano far principe il kaîd-Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, ma ch’egli ricusò dicendo: esser uomo di mare, facessero assegnamento sopra di lui contro le armate nemiche, ma dessero il principato ad un altro.
[78] La rivolta dell’ammiraglio è accennata da Ibn-Khaldûn, il quale nella Histoire des Berbères, vol. II, pag. 183 della traduzione, gli dà il nome di Ali-ibn-Isa-ibn-Meimûn; e ne’ Prolegomeni, l. c., parla di tutta la famiglia de’ Beni-Meimûn “signori di Cadice.” Si vede ch’e’ stavano a cavallo sul mare, tra le Baleari, Denia, Cadice e Almeria.
[79] Mi par bene raccogliere qui i luoghi degli annali, ne’ quali si fa menzione di questa famiglia:
1114. Alle Baleari, Maymonus, Lorenzo Vernese, e Ibn-Khaldûn, ll. cc.;
1122. A Nicotra, Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, secondo il Baiân, testo I, 317. Ibn-Khaldûn, Berbères, II, 26, traduzione, lo chiama Mohammed: e pare lo stesso personaggio, sendo solito tra’ Musulmani, ad onor del profeta, di porre il keniet, ossia soprannome, di Abu-Abd-Allah, a chi si chiamasse Mohammed. Ma il Tigiani, nella Bibl. ar. sicula, pag. 393, dà al capitano di questa correria il nome di Ali-ibn-Meimûm, e potrebbe essere per avventura l’Alas e all’accusativo Alanta, spagnuolo, che Lorenzo Vernese dice rimaso capitano del castello di Majorca dopo la fuga di Burabe, e scampato a nuoto quando i Pisani entravano nella fortezza. È da avvertire che Tigiani, op. cit., pag. 398, accennando a quel Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn che assalì la Sicilia dopo il 1123, aggiugne “aver già fatta menzione di costui” Pare da ciò che nei Mss. sia stato sbagliato il nome di Alì o quello di Mohammed.
Le sorgenti siciliane dicono Gaytus Maymonus, senz’altro.
1127. A Patti e Siracusa, Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn, capitano dell’armata almoravide. Prendo il nome dal Tigiani, nella Bibl. ar. sicula, pag. 398, quantunque la prima voce sia mutila, Maimu e manchi altresì l’ibn seguente. Indi si potrebbe supporre il Maimu scritto per sbaglio dal copista e non cancellato, e questo personaggio tornerebbe a Mohammed-ibn-Meimûn, lo stesso capitano, cioè, della correria sopra Nicotra del 1122. Ibn-Khaldûn, Storia de’ Berberi, testo nella Bibl. ar. sic., pag. 487, e traduzione francese del baron de Slane, II, 27, dice di questa seconda scorreria di Mohammed-ibn-Meimûn dopo l’impresa di Dimas, senza porre data precisa. Gli altri autori arabi non fanno parola della impresa del 1127.
Ma parecchi de’ cristiani ne danno notizia. E primo, l’Appendice al Malaterra, presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 249, porta che il 17 luglio 1027, il Gaitus Maymonus, saraceno spagnuolo, assalì Patti e Siracusa, dievvi il guasto, uccise, arse, fe’ preda e riportò prigioni uomini e donne. Lo stesso avvenimento, con le medesime parole e con errori di copia, si trova nella Epistola di fra Corrado, presso Caruso, op. cit., pag. 47, con un’aggiunta di fole, o fatti e nomi sì guasti da non potersi ravvisare. La tradizione dell’assalto del Gaito Maimono evidentemente è unica; e alla data scritta nelle due cronache non manca altro che una C per fare 1127, in luogo di 1027, che fu probabilmente cattiva correzione dei compilatori, entrambi del XIII secolo.
E così il fatto risponde a quello raccontato da Guglielmo arcivescovo di Tiro, lib. XIII, cap. 22 (estratto presso Caruso, op. cit., pag. 1001), che avendo Ruggiero assalita invano l’Affrica con 40 galee, gli Affricani, armatone 80, si vendicarono dando il guasto a Siracusa. La data torna bene, poichè il cronista nel capitolo seguente nota la primavera del quarto anno dalla espugnazione di Tiro, la quale avvenne il 30 maggio 1124.
Negli atti della traslazione del Corpo di Sant’Agata, (1126) presso il Gaetani, Vitæ sanctorum siculorum, tomo I, pag. 60, è attribuito a quella Santa il miracolo che, un anno appresso il trasporto della reliquia a Catania, i cittadini furono avvisati del prossimo assalto di pirati di Spagna; onde il nemico, trovandoli preparati, voltò la prora sopra Siracusa; dove uccise, fece prigioni “e portò via ogni cosa fuorchè le mura” dice lo scrittore contemporaneo.
Sicardi, vescovo di Cremona, presso Muratori, Rer. ital. Scr., VII, 597, scrive sotto il 1127, Barbari Syracusanam civitatem invadunt, comburunt et cuncta diripiunt.
1133 (1134 pisano). Pace fermata tra i Pisani, il re di Morroch, (Marocco) il re di Tremisiana (Telemsen) et Gaidum Maimonem. Marangone, nell’Archivio Storico ital., tomo VI, Parte II, pag. 8.
Il Makkari, testo di Leyde, vol. II, pag. 184, dice in generale delle scorrerie del Kaid-ibn-Maimûn sopra i Cristiani, e ch’egli stava in Almeria.
1137. Ne’ mari di Spagna, 22 galee genovesi inseguono le 40 di Gaito Maimone d’Almeria. Caffaro. Ann. Januenses, presso Muratori, Rer. Ital. Scr., tom. VI, pag. 259.
1159. Mohammed-ibn-Abd-el-Azîz-ibn-Meimûn, capitano dell’armata del principe almohade Abd-el-Mumen all’assedio di Mehdia, respinse l’armata siciliana venuta in soccorso del presidio. Il nome è ricordato dal Tigiani (Ms. di Parigi Supp. Arabe 911. bis, fog. 140 verso) aggiugnendo ch’ei fosse “di quella casa sì celebre di capitani navali”; ma queste parole mancano a lor luogo nella traduzione francese che fece sopra altro Ms. M^r. Alphonse Rousseau, della quale si veggano le pagg. 262, 264. Il fatto di Mehdia è raccontato dallo stesso Tigiani nello squarcio ch’io pubblicai nella Biblioteca arabo-sicula, testo pag. 402.
1161. Oberto Spinola, con 5 galee si presenta nel porto di Denia, dove Lupo, re di Spagna, gli paga 10,000 marabot (moneta degli almoravidi) e gli concede libero il commercio. Caffaro, op. cit., pag. 267. Secondo Ibn-Khaldûn, Berbères, traduz. II, 207, Lob (Lupo) ibn-Meimûn era ammiraglio degli Almohadi in quel tempo. La pace fermata tra lui ed i Genovesi è attestata anco da un diploma del 1162, nel Liber Jurium Reipubl. Januensis, tomo I, pag. 210.
Si vegga anco, su i fatti de’ Beni Meimûn, il Gayangos, traduzione del Makkari, Mohammedan Dynasties in Spain, tomo II, pag. 547, nota. Non assento al dotto traduttore che cotesta famiglia fosse berbera, della tribù di Lamtuna. Mi pare piuttosto spagnuola e forse di origine cristiana. Meimûn era de’ nomi che i Musulmani solean dare a’ liberti.
[80] Valgano le autorità citate nella nota precedente sotto l’anno 1122. Si aggiunga Ibn-el-Athîr, anno 517, nella Bibl. ar. sic., pag. 282, il quale, senza dare il nome d’Ibn-Meimûn, dice saccheggiata Nicotra da un’armata degli Almoravidi.
[81] Ibn-el-Athîr, loc. cit.; Baiân, testo del Dozy, pag. 317 e della Bibl. ar. sic., 371, anno 516; Ibn-Khaldûn, Storia dei Berberi, testo, nella Bibl. ar. sic., pag. 487 e nella versione francese, II, 27; Tigiani, Rehela, testo nella Bibl. ar. sic., pag. 394 segg. e nella versione francese, pag. 245 segg.; Ibn-Abi-Dinar, testo, nella Bibl. ar. sic., pag. 536 e nella versione francese pag. 153. Cotesti scrittori, che visser tutti dopo il XII secolo, par abbiano compilata la guerra del 1123 sopra due o tre cronisti contemporanei e su le relazioni ufiziali delle quali si farà menzione. De’ Cristiani abbiam solo Guglielmo di Tiro, citato poc’anzi a pag. 378 in nota. L’Abate di Telese allude alle conseguenze di questa impresa, quando, nel raccontare fatti del 1127, ei dice: “Cumque (Rogerius) ad alias iterum occupandas insulas terrasque attentius persisteret, etc.” Presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 259.
[82] Baiân, Ibn-el-Athîr, Tigiani, Ibn-Khaldûn.
[83] Veggasi Romualdo Salernitano, anni 1121-1122, presso Muratori, Rer. Italic. Scr., tomo VII, pag. 183.
[84] Si veggano le condizioni della corte di Mehdia in questo tempo dal Nowairi, testo, nella Bibl. ar. sic., pag. 456.
[85] Baiân.
[86] Si confrontino Ibn-el-Athîr, il Baiân, e la Relazione ufiziale trascritta in parte dal Tigiani.
[87] Tigiani e Ibn-Khaldûn.
[88] Ibn-el-Athîr, Baiân, Tigiani. È notevole che il Baiân dica delle Kabile chiamate e degli Arabi condotti. Evidentemente la prima denominazione indica qui gli abitanti antichi, arabi e berberi. Tigiani dice: le Kabile di Arabi e altri. Kabîla in arabico significa tribù.
[89] Baiân.
[90] Relazione, presso Tigiani.
[91] Ibn-el-Athîr, Baiân.
[92] Si vegga il nostro lib. I, cap. v, vij, pagg. 111, 112, 165 del 1º volume e il cap. ij del lib. V, pag. 81 del presente.
[93] Questo fatto non si ritrae da’ cronisti, ma da una kasîda d’Ibn-Hamdîs, scritta a bella posta dopo il caso di Dimas. Nella quale il poeta, vantando il conquisto musulmano della Sicilia e le scorrerie nelle quali i Musulmani avean prese le donne dei Rûm, continua:
“E Cossira, dove si veggono i teschi degli avi loro; i teschi de’ cui rottami è cosparso tuttora il terren brullo!”
[94] Così il Tigiani. E veramente il 21 luglio, secondo il calendario cristiano, cadde in sabato. Questo prova che l’autore seguito dal Tigiani abbia tenuto il conto civile dell’egira, non l’astronomico, che comincia un giorno innanzi. Ibn-el-Athir dice negli ultimi di Giumadi primo, senza specificare il giorno. Così anche il Baiân.
[95] Cotesto nome è dato dal Baiân e dal Tigiani. La relazione ufiziale, co’ suoi vezzi di prosa rimata, dice “un’isola piena di ahsau.” Or, secondo i dizionarii, questo vocabolo è plurale di hisâ, o husâ “acqua che s’infiltra nella sabbia, e la sabbia stessa:” mentre huswa, singolare di ahasi, vuol dire sorso o centellino. Il Quatremère nella versione francese di Makrizi, Sultans Mamlouks, tomo I, parte 1, pag. 19, nota 19, spiega, con moltissimi esempii, hisa “puits creusé dans le sable.” Io ritengo che i due vocaboli siano stati usati promiscuamente, come sono simili le radici e vicino il significato, e che l’isolotto fosse stato detto Ahasi per cagion de’ pozzi che vi si cavassero.
Più importante osservazione è che gli Arabi contemporanei abbian parlato di un isolotto, mentre or ve n’ha due. Trascuraron essi il minore: o ve n’era un solo che poi si è spezzato; oppure le sabbie n’han formato un altro dal XII secolo in qua?
Nella carta di Smyth, nuova edizione del 1860, sono segnati a settentrione del Capo Dimas i due isolotti Baltah, divisi dalla terra ferma per uno strettissimo canale di basso fondo. I medesimi, col nome di “Isole Sorelle,” si veggono nella bella carta del Sahel, ossia costiera tunisina, pubblicata dal sig. Enrico De Gubernatis, nel primo Fascicolo del Bollettino della Società geografica italiana, Firenze, agosto 1868. Nella carta si vede il tratto di costiera da Mehdia a Dimas, del quale noi parliamo nel testo; e le Osservazioni aggiunte a pag. 245, del Bollettino, §7, danno l’odierna larghezza dello Stretto tra Dimas ed Ahasi.
[96] Relazione.
[97] Il Merâsid-el-Ittila’, ediz. di Leyde, tomo I, 443, ricorda de’ luoghi di questo nome a Waset e ad Ascalona, e dice che esso significhi carceri. Si potrebbe supporre che il nome del Capo fosse venuto da alcun edifizio romano che era o pareva una prigione, poichè negli atlanti marittimi si vede il segno di antiche rovine sul lato settentrionale del capo. In Makrizi, Mowâ’iz, ediz. di Bulâk, tomo I, pag. 482, 483, è intitolata così una specie di navi. Questo vocabolo poi par derivato dalla lingua greca e congenere a Dâmâs e Dâmûs “volta sotterranea.” Nel dialetto siciliano, “dammusu” vuol dire “tetto a volta” ed anco “cella sotterranea di prigione.”
Secondo Ibn-el-Athîr, Dimas, terra murata, racchiudeva un castello posto in riva allo Stretto; poi ch’egli dice che i Cristiani aveano occupato il castello, e che i Musulmani lo assediavano.
[98] Tigiani.
[99] Baiân e Tigiani.
[100] Baiân.
[101] Baiân e Tigiani. Ma Ibn-el-Athîr dice che i Siciliani aveano assalita la terra di Dimas ed erano stati respinti dagli Arabi.
[102] Relazione.
[103] Tigiani porta l’occupazione del castello il terzo giorno dallo sbarco; il Baiân a dì 28 giumadi primo, correggendosi il testo com’io ho fatto nella Bibl. ar. sic., pag. 371, nota 4. Il primo aggiugne che favorirono in questa fazione il nemico “alcuni Arabi corrotti da’ due capitani di Sicilia”. Secondo la Relazione fu “un de’ ribelli tiranni Arabi” che, per colpo di mano, fece entrare i Cristiani nel castello. Ibn-Hamdîs, nel verso 25 della citata kasîda, esclama: “Lo comperarono (il castello di Dimas) e vendettero alcune anime (de’ loro) alla distruzione. Dimmi s’essi hanno perduto o guadagnato in tal baratto?”
[104] Relazione. In questo stesso documento, ridondante di figure, si dice degli assediati che “il fuoco li arse, che sembrava quel dell’inferno”. Se ne può dedurre che nell’assedio fosse stata adoperata la nafta.
Le tribù di Arabi che segnalaronsi in queste fazioni, secondo i versi 51 a 58 della citata kasîda, furon quelle dei Riâh, Dahmân, Zeid e Sakhr.
[105] Tigiani.
[106] Baiân.
[107] Questo numero è dato dal solo Ibn-Abi-Dinar, compilatore moderno, ma esatto e non tanto rettorico. Forse trovavasi in alcuna delle relazioni ufiziali contemporanee; perocchè negli squarci serbati dal Tigiani si legge lo stesso numero di centomila, erroneamente dato, e forse per mero sbaglio di copista, al presidio cristiano del piccol castello di Dimas. Si vegga nella Bibl. ar. sic. la nota 5 della pag. 397.
[108] Ibn-Hamdîs, nella kasîda citata, verso 35, dice “molti provarono a riscattarsi dalla dura lor sorte con tant’oro quant’e’ pesavano; e l’oro non fu accettato!”
[109] Baiân, senza dire il motivo al quale io attribuisco la longanimità del governo zirita.
[110] Ibn-el-Athîr, porta la catastrofe il mercoledì 15 giumadi 2º; il Baiân il 15 giumadi; Tigiani il mercoledì 14 giumadi. I fatti sono raccontati con poco divario in quelle tre opere. E lo stesso in Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinar.
[111] L’è data da Tigiani. Ibn-el-Athîr fa menzione di questa Busera, “la grida” diremmo noi.
[112] Questa poesia, che manca nel Ms. di Pietroburgo, si legge in quello della Vaticana, pag. 127 della copia del prof. Sciahuan. La pubblicherò in appendice alla Bibl. ar. sicula.
[113] Baiân, testo, nella Bibl. ar. sic., pag. 382, e nella edizione del Dozy, pag. 317. Si vegga il cenno biografico di Abu-s-Salt, nella nostra Introduzione, vol. I, pag. xxxviij, n. IV. Ibn-Khallikân, quivi citato, riferisce che Abu-s-Salt andò a Mehdia il 506.
[114] Si vegga la pag. 378, in nota, anno 1127.
[115] Alessandro di Telese, presso Caruso, Bibl. sic., pag. 259. Il cronista dice che Ruggiero “si rammaricò del non aver saputo a tempo la morte del Duca.” Or noi ritraggiamo da Falcone Beneventano e da Romualdo Salernitano, che l’era seguìta il 20 luglio.
[116] Lettera di Ruggiero al conte di Barcellona e minuta della risposta che gli si richiedea; chè tal è di certo sendo scritta a nome del conte di Barcellona e data dal Palazzo di Palermo lo stesso giorno. La copia è cavata dall’Archivio regio di Barcellona, come si scorge dalla sottoscrizione dello archivario del tempo. Io la tolgo dalla Biblioteca comunale di Palermo, volume segnalo Q. 9. G. 1. ch’è de’ manoscritti di Antonino Amico il quale riportò di Spagna in Sicilia preziosissima raccolta di documenti storici. A questi due diplomi si riferì, al certo, il Di Biasi (Storia del Regno di Sicilia, libro VII, cap. xvi) chiamandoli “Monumenti tratti dal Regio Archivio”, senza dir di qual paese.
La data dal 1127 dell’Incarnazione, torna al 1128, poichè si tratta del mese di gennaio. Se pur non ci fosse per dimostrarlo la indizione 6ª, basterebbe il titolo di Duca di Puglia dato a Ruggiero, il quale nol potea prendere innanzi l’agosto 1127. Lascio da canto il mese di marzo, scritto per sbaglio, quando il XV. Kal. februarii indica precisamente il gennaio. La prossima state riferita alla 7ª indizione, mentre correa la 6ª, mi fa supporre usata qui per anomalia, l’indizione che si rinnovava il 25 marzo, di che v’ha esempii appo la stessa corte di Roma, nell’XI e nel XIIº secolo. Del resto, la cancelleria siciliana adoperava ordinariamente la indizione costantinopolitana. Ei non è verosimile che l’impresa fosse stata proposta per la state della 7ª indizione 1129, a capo, cioè, di 17 mesi dalla data del diploma.
Su i combattimenti che seguirono allora in Catalogna, si vegga il Surita, Anales de la corona de Aragon, lib. I, cap. xlix.
Or ecco i due diplomi:
I. Ego R (Rogerius) Dei gratia Princeps, et Dux Apuliae, Siciliae, et Calabriae Comes, concedo tibi Domino R (Raimundo) eadem gratia Comiti Barcinonensi, per honestissimos legatos tuos, videlicet Petrum Archidiaconum; et Raimundum, venientes ad nos Panormum, gratia (?) requirendi auxilium, et consilium propter guerras, et multiplices incursus Saracenorum in partibus Hispaniae, hanc subscriptam pactionem. Concedo tibi per securitatem baronum meorum, videlicet Roberti de Terona, et Roberti de Miliaco, quia si in praesentia legatorum meorum, videlicet Guilelmi de Pincinniaco, et Samsonis de Surda-valle, ad praesentiam tuam proficiscentium, iuraveris, infra octo dies eorum aduentus ad te, cartulas praesentes mearum pactionum, legatis tuis, vel legato, pro hoc negotio ad me venturis, vel venturo, iurabo quia in futura aestate septimae indictionis, in mense Julii, vel ante, galeas quinquaginta in servitium Dei, et auxilium exercitus, ad exercitum in Hispaniam, excepta occasione, quae propter hoc non sit reperta, mittam. Facta Panormi in palatio Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M centesimo XXVII, Mense Martii (Januarii) XVº Kal. Februarij, indictione sexta.
II. Ego R (Raimundus) Dei gratia Barcinonensis Comes iuro, et assecuro tibi Domino Rogerio eadem gratia duci, quod ibo in Kal. Julij septimae Indictionis, vel ante, cum exercitu meo in Hispania, in servitium Dei, et auxilium tuum, et adiuvabo homines tuos terra, et mari per fidem: et in auxilio tuo, et hominum tuorum permanebo quandiu classis tua, quae Extolyum dicitur, terra, et mari Hispaniae fuerit. Ego galeis tuis, et aliis navibus tuis, et hominibus Extolij tui, et rebus eorum secura receptacula in mari, et in terra, in Civitatibus, Castellis, et Villis dabo ad posse meum, et liberam victualium, et stipendiorum emptionem: et assecuro tibi de universa adquisitione nostra, tempore exercitus lui, terra, et mari in partibus Hispaniae, scilicet Civitatum, Castellorum, Castrorum, burgorum, casalium, villarum, omnium denique terrarum, hominum, auri, argenti, et rerum omnium, tam mobilium, quam etiam stabilium, integram medietatem habendam tibi, et hominibus tuis super hanc causam tua illusione ordinatis, sine contrarietate, vel contradictione, vel vi eis illata; ei non queram, neque querere faciam, neque consentiam quomodo eam perdas. Et adiuvabo tibi eam tenere, defendere, et hominibus, et baiulis tuis per fidem, sine fraude, et ingenio, contra omnes homines, et foeminas, qui praedictam partem tibi, vel hominibus tuis ad tollendum invaserit. Quod si forte de his praedictis pactionibus aliquid minus factum in exercitu tuo factum fuerit. Infra octo dies emendabo, vel emendari faciam per iustitiam, si inde requisitus fuero, vel per concordiam, quae sit grata illi, vel illis, cui, vel quibus, minus facium fuerit factum, si ex eo, vel ex eis, qui recipere debet non remanserit. Haec attendam, et observabo per fidem sine fraude, et ingenio tibi, et baiulis tuis, et hominibus tuis; sicut supra scriptum est in praesenti cartula. Facta Panormi in palatio Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M centesimo XXVII, mense Martij (Ianuarij) XV. Kal. Februarij, indictione sexta.
A carta recondita in scrinio mensae Aulae inferioris Regij Archivij.
Michel Bernardo Archivario del Regio Archivio de Barcelona. Raphael de Dominic.
[117] Presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 257, 258. La Cronica di Falcone Beneventano e gli Annali di Romualdo Salernitano mostrano i particolari di questo brutto quadro.
[118] Si vegga il Libro V, cap. X, pag. 271 segg. di questo volume.
[119] Nel Capitolo 1º del presente libro, pag. 347, abbiamo accennato ad alcuni casi sotto la reggenza. Romualdo Salernitano, Annali, 1126, dice espressamente che i baroni seminavano zizzanie tra Guglielmo e Ruggiero.
[120] Romualdo Salernitano, op. cit., dal 1121 al 1127.
[121] Alessandro abate di Telese.
[122] Falcone Beneventano.
[123] Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. I, e Falcone Beneventano, anni 1127 a 1129, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 259 segg. 329 segg.; e Romualdo Salernitano, anni 1126 a 1130, presso Muratori, Rer. Ital. Script., VII, pag. 184 segg. Lascio da parte le dispute che si son fatte su l’assentimento dell’antipapa Anacleto, su la doppia incoronazione del re, ecc.
[124] Le scarse sorgenti istoriche di questo fatto non ci permettono di ritrarre precisi i particolari. Abbiamo in primo luogo la bolla dell’antipapa Anacleto, data il 27 settembre 1130, pubblicata in parte dal Baronio e poi dal Pirro, Chronologia, pag. XV e XVI, per la quale concedeasi a Ruggiero la corona del regno di Sicilia, Calabria e Puglia, dichiarandone capo la Sicilia. Ma noi non sappiam se questa bolla sia stata mai spedita, e sopratutto se Ruggiero l’abbia accettata. L’abate di Telese, scrittor di corte, non ne fa parola. Ei narra il fatto come proceduto dal solo voto del Parlamento e limita il titolo regio alla Sicilia. Ma questo abate cortigiano scrisse dopo la pace del re con Innocenzo II; onde si potrebbe supporre ch’egli avesse trascurata ad arte la concessione dell’antipapa e ridotto il titolo regio ne’ termini che poi assentì Innocenzo. La bolla, in fine, di questo papa, data il 27 luglio 1139, pare una transazione, ammettendo il titolo di re per la Sicilia e mantenendo quel di duca per la Calabria e la Puglia, pretesi feudi della Santa Sede.
Ho detto transazione, perchè il titolo usato da Ruggiero tra il 1130 e il 1139 fu Sicilie atque Italie rex, come si legge nei diplomi di settembre 1131, presso Pirro, Sic. Sacra, pag. 386, 387; del 1133 e 1137, presso Ughelli, Italia Sacra; e vedeasi a rilievo in una campana del duomo di Palermo, detta la Guzza, gittata in Palermo il 1136, indiz. xiv, della quale il Pirro, Chronologia, pag. XVI, riferisce la leggenda. Occorre anco in un diploma di Ruggiero, dato di novembre 1137 e trascritto da Falcone Beneventano, presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 367. Cotesto titolo ricomparisce talvolta nei diplomi de’ due Guglielmi: ma più ordinariamente fu usato quello di re di Sicilia, del Ducato di Puglia e di Calabria, e del Principato di Capua. Si corregga con questi particolari il saggio storico ch’io scrissi nella mia prima gioventù, stampato il 1835 nelle Effemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia, fasc. 35, sotto il titolo di Osservazioni intorno un’opinione del Signor Del Re, ecc.
[125] Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. II, III; Falcone Beneventano, anni 1130 segg.; Romualdo Salernitano, negli stessi anni. Marangone, nell’Archivio Storico Italiano, tomo VI, parte II, pag. 9, dice dell’armata di Ruggiero. L’abate di Telese, presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 282 e 295, fa menzione delle compagnie stanziali. La bolla d’Innocenzo II è stata già citata nella pag. precedente, in nota.
[126] Alessandro abate di Telese, presso Caruso, op. cit., pag. 274.
[127] Otone di Frisingen, Chronicon, lib. VII, cap. 20.
[128] Abate di Telese, nell’op. cit., pag. 275, 276.
[129] Anno 1133.
[130] Anno 1133, presso Caruso, op. cit., pag. 351.
[131] Anno 1127.
[132] Falcone Beneventano, presso Caruso, op. cit., pag. 345.
[133] Epistole, presso Martene e Durand, Veterum Scriptorum, ecc. tomo II. Parigi, 1724, pag. 183, 186 segg.
[134] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 529; Tigiani, Ibn-Khaldûn, e Ibn-Abi-Dinâr, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 284, 398, 487 e 536. Nessuno di questi compilatori ci dice appunto in qual mese dell’anno musulmano fossero succeduti gli avvenimenti ch’e’ narrano. La durata dell’assedio e i due fatti che seguono, sono riferiti dal solo Ibn-Abi-Dinâr, nell’op. cit., pag. 537. Tutti pongono l’assedio di Mehdia prima del saccheggio delle Gerbe, del quale abbiamo la data precisa dall’Edrîsi.
Al citato luogo d’Ibn-Khaldûn risponde la versione francese di M. De Slane, vol. II, pag. 27; la quale, nello stile scorrevole e netto dell’egregio traduttore, dà talvolta ai fatti quella precisione che lor manca nel testo e li ravvicina l’uno all’altro e connette più strettamente che non abbia fatto l’autore. Così il passo “Roger prit aussitôt la résolution, etc.” rappresenta come avvenuti entro pochi mesi, due fatti tra i quali corsero nove anni, cioè dal 1127 al 1135.
[135] Ho dati alcuni ragguagli su le cose di questa isola nella Storia del Vespro Siciliano, edizione del 1866, tomo I, pag. 309 segg. e in una lettera indirizzata al signor Federigo Odorici, tra gli Atti e memorie delle regie deputazioni di storia patria per le province modenesi e parmensi, vol. III. N’ho fatta anco menzione nel presente lavoro, libro III, cap. X, vol. II, p. 197.
[136] Si confrontino: Edrîsi; Ibn-el-Athîr, anno 529; Baiân, anno 530; Tigiani; Abulfeda, anno 529; Nowairi; Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinâr, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 73, 286, 372, 384, 415, 456, 494 segg. 498 e 537. La versione e il testo di Edrîsi si veggan anco nella Description de l’Afrique et de l’Espagne par MM. Dozy et de Goeje, Leyde, 1866, pag. 151-152; quella d’Ibn-Khaldûn, nella Histoire des Berbères, per M. De Slane, tomo I, 245; II, 397, 427; III, 63 segg. 87, 122; e quella di Tigiani, per M. Rousseau, nel Journal Asiatique, Aôut-sept. 1852, pag. 170 segg. Debbo avvertire il lettore che il paragrafo d’Ibn-el-Athîr su le Gerbe ed alcuni altri citati nel corso del presente capitolo, sono stati tradotti dal baron De Slane, in appendice al II volume della Histoire des Berbères, par Ibn-Khaldoun, pag. 578 segg. anni 529, 537, 541, 543, 544, 546, 547.
Fuorchè il Baiân, gli altri portano il fatto nel 529, e l’Edrîsi, ch’è il solo contemporaneo e lo potea ben sapere, lo riferisce allo scorcio dell’anno. Ibn-Khaldûn, in un luogo, dice l’occupazione avvenuta il 529 e in un altro il 530.
[137] Ibn-Abi-Dinâr, compilatore, com’ho avvertito altre volte, moderno ma diligentissimo, il quale, senza dubbio, copiò questo squarcio da qualche cronista contemporaneo, scrive che il re “pose i Gerbini superstiti nella condizione di Khewel suoi.” Questa voce significa “famigliari, servi, uomini che lavorano pel padrone.” Ibn-Khaldûn, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 498, dice che gli abitatori furono lasciati nell’isola e sottoposti alla gezìa. Lo stesso autore, narrando in altro luogo (Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 496) che l’isola si ribellò e fu ripigliata il 1153, dice che i Siciliani adoperarono al lavoro i raia’ (infime classi del popolo) e i contadini: le quali parole il dotto baron De Slane ha tradotte (Histoire des Berbères, tomo III, pag. 64) “et [les Siciliens] y établirent des agents chargés d’administrer les gens du peuple et les cultivateurs.” Anco il Tigiani, nel luogo citato, fa supporre diversa la condizione de’ Gerbini avanti e dopo la ribellione; poich’ei dice del conquisto del 1135, che gli avanzi della popolazione rimasero sotto il dominio de’ Siciliani, e di quello del 1153 che gli abitatori furono la più parte menati prigioni in Sicilia e non rimase nella Gerbe se non che la gente da nulla. Anco Edrîsi parla della cattività in Palermo il 1153.
E questa parmi la principale differenza de’ provvedimenti dati nelle due imprese. Nell’occupazione del 1135, confiscati i possessi, ma lasciata nel paese la gente, che non fu menata in cattività prima che si promulgasse l’amân. In quella del 1153, fatti schiavi quanti non furono uccisi e lasciato un pugno d’uomini, sì poco da non potersene temere altra sollevazione.
[138] Si veggano i Diplomi Arabi dell’Archivio fiorentino, Introduzione, § XVII, pag. xxxix, segg. e Mas-Latrie, Traités de paix, etc., au moyen-âge, Paris, 1866, in 4. Introduzione, pag. 83 segg.
[139] Si riscontri il capitolo precedente, pag. 372.
[140] N’abbiam fatta parola nel Libro V, cap. VI, pag. 156, di questo volume.
[141] Nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 536.
[142] Op. cit., pag. 537.
[143] Si riscontri ciò che abbiam detto nel Lib. V, cap. X, pag. 332, sul commercio de’ grani con l’Affrica. Ibn-el-Athîr, anno 536 (1141-2) nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 286, narra che Hasan, dopo le prede fatte a Mehdia dall’armata siciliana, mandò a implorare pace da Ruggiero, “per aver grani dalla Sicilia; perocchè la fame era orribile quell’anno e grande la mortalità.” Noi abbiam notato più volte che la carestia e quindi il bisogno dei grani di Sicilia, era ormai permanente nell’Affrica propria. Sappiamo inoltre da Ibn-Abi-Dinâr, citato nel seguito di questa narrazione, che Hasan, lo stesso anno 536, dovea a Ruggiero grosse somme di danaro.
[144] Nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 537-8.
Questo del 536 dell’egira (1141-2) par sia stato l’ultimo trattato. Come si è detto altre volte, tali patti erano sempre temporanei, e nel XII secolo soleano stipularsi per dieci anni. Or Ibn-el-Athîr, il quale narra cotesti fatti più largamente che ogni altro compilatore, dice in principio del capitolo su la presa di Mehdia il 543, che il trattato durava allora per altri due anni. Ammettendo, com’io fo, cotesta lezione, si riterrebbe che il trattato fosse stato stipulato il 1141-2, per dieci anni. Ma il duale sanatein del testo si può supporre scritto per isbaglio, con lievissima mutazione, in luogo del plurale sanîn, che significherebbe alcuni anni e lascerebbe perciò indeterminata la data del trattato più recente.
[145] Si vegga il nostro Libro II, cap. XII, pag. 476, del volume I.
[146] Il Baiân, testo del Dozy, tomo I, pag. 322 e nella Bibl. arabo-sicula, pag. 373, dice che Giorgio “conosceva appunto i lati deboli di Mehdia e degli altri paesi” (dello Stato); il Tigiani nella Bibl. arabo-sicula, testo, a pag. 399, ch’ei “conoscea di Mehdia ogni cosa: l’abitato come la campagna” ed a pag. 398, ch’egli tenea spie in Mehdia.
[147] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 536; il Baiân, sotto lo stesso anno; Tigiani; e Ibn-Abi-Dinâr, tutti nella Bibl. arabo-sicula, pag. 286, 372-3, 388-9 e 537. Ancorchè questi compilatori narrino diversamente alcuni particolari e il Tigiani non ponga data, evidentemente trattano tutti dello stesso avvenimento.
[148] Tigiani nell’op. cit., pag. 399. Un altro Mezzo Mondo, carico di merci, fu mandato di Sicilia ad Alessandria d’Egitto, il 1242, dall’imperator Federigo.
[149] Ibn-Abi-Dinâr nell’op. cit., pag. 537-8.
[150] Ibn-Abi-Dinâr, l. c.
[151] Ibn-el-Athîr, anno 537; Baiân nello stesso anno; Abulfeda, idem; Ibn-Khaldûn; e Ibn-Abi-Dinâr, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 287, 373, 415, 498, 538.
[152] Le stesse autorità, fuorchè il Baiân e Abulfeda. Gigel rimase mezzo abbandonata e al tutto impoverita fino al tempo in cui scrisse Edrîsi. Veggasi questo autore, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 72, e nella edizione de’ sigg. Dozy e De Goeje, Description de l’Afrique, ec., pag. 114, della versione.
[153] Ibn-el-Athîr, e Abulfeda, anno 539, nell’op. cit., pag. 287 e 415.
[154] Ibn-el-Athîr, anno 540, e Ibn-Abi-Dinâr, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 288 e 538. Ibn-Abi-Dinâr, porta questo fatto nell’anno 537, ma forse è errore del manoscritto.
[155] Si vegga il Capitolo precedente, pag. 388.
[156] Si ritrae da un aneddoto che Ibn-el-Athîr riferisce sotto l’anno 539, nel capitolo su la occupazione di Edessa per Zengui, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 288, e nella edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 66.
[157] Confrontinsi: Edrîsi; Ibn-el-Athîr, anno 541; Tigiani; Abulfeda, Nowairi, Ibn-Khaldûn, Ibn-Abi-Dinâr, Ibn-Khallikân, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 73, 289, 388, 415, 457, 500, 538, 642. L’Edrîsi e il Tigiani portano il fatto nel 540; ma la differenza sarebbe di pochissimi giorni, poichè le ostilità cominciarono il terzo giorno del 541. Il Tigiani, per manifesto sbaglio, dice presa Tripoli dopo Mehdia e Sfax. Il codice d’Ibn-Khaldûn del quale ho fatta speciale menzione, è quello seguito dal Tornberg, Ibn-Khaldûni, ecc., de Expeditionibus Francorum, Upsal, 1840, pag. 37. L’Anonimo Cassinese, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 510, registra la presa di Tripoli nel 1145, contando forse l’anno dell’èra volgare sopra la indizione, senza badare al mese. Roberto abate del Monte di San Michele, presso Pertz, Scriptores, tomo VI, pag. 497, la porta il 1146.
[158] Ibn-el-Athîr, anno 542, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 292, ed anno 543, testo, del Tornberg, tomo XI, pag. 90. Ho usata la moderna appellazione di Barbarìa, come quella che meglio rende, in questo caso, il Maghreb de’ testi. L’Affrica propria non n’era che la parte orientale.
[159] Ibn-el-Athîr, loc. cit., e tutte le altre autorità arabiche che noi citeremo or ora pei fatti di Kâbes e di Mehdia.
[160] Nel Capitolo precedente, pag. 369.
[161] Cotesto abituro degli Arabi, ch’era nella parte più alta dell’antica città, fu chiamato la Moa’llaka, che vuol dir la “sospesa in alto.” Si vegga Edrîsi, edizione de’ sigg. Dozy e De Goeje, Description de l’Afrique, ec., pag. 112 del testo, e 131 della versione.
[162] Si confrontino: Ibn-el-Athir, anno 542, Tigiani; Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinâr, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 290 segg. 384, 489, 500 e 538.
[163] Citerò gli scrittori contemporanei nel capitolo seguente dove occorrerà dare un cenno della guerra di Ruggiero contro Emmanuele Comneno. Basti qui ricordare che la cronologia degli avvenimenti, incerta presso gli annalisti bizantini, è bene determinata da Le Beau, Histoire du Bas Empire, lib. LXXXVII, § 22 a 39, e dal Muratori, Annali, 1146 a 1149. La cronaca della Cava, presso Pertz, Scriptores, tom. III, pag. 192 e presso Muratori, Rer. Ital. Script., tom. VII, porta appunto nel 1147, le prime ostilità contro l’impero bizantino.
[164] Tigiani, loc. cit.
[165] Non occorrono citazioni pei fatti notissimi della Crociata. Le pratiche de’ Gesuiti di quel tempo con re Ruggiero si rivelano in una epistola che scrivea a questo principe Pietro il Venerabile, abate di Cluny, la quale è stata ristampata dal Caruso, Bibl. Sicula, pag. 980.
[166] Tigiani.
[167] Ibn-el-Athir, anno 513, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 205.
[168] Il Tigiani dice seguito lo sbarco sette ore dopo l’arrivo dell’armata. Secondo Ibn-el-Athir, eran corsi due terzi della giornata. Or, nel giugno, il sole spunta in Mehdia verso le cinque del mattino e tramonta poco dopo le sette della sera: onde la giornata dura 14 ore. Ambo le relazioni si accordano, dunque, a porre lo sbarco tra le 2 e le 3 dopo mezzogiorno, se noi contiamo le sette ore del Tigiani, non dall’alba quando si videro i primi legni, ma dalla riunione di tutto il navilio, per la quale dovettero passar due o tre ore.
[169] I Cristiani di Mehdia in questo tempo erano, com’e’ mi sembra, in parte indigeni dell’Affrica propria e in parte stranieri. Chi voglia notizie più particolari su’ Cristiani dell’Affrica settentrionale nell’XI e XII secolo, potrà consultare la introduzione storica dell’opera del signor Mas-Latrie, intitolata Traités de paix, ecc., pag. 7 ed 11 e 67 segg. Ancorchè io ritenga lontani dal vero alcuni particolari, quivi narrati, delle guerre che seguirono tra gli italiani e i Musulmani d’Affrica nell’XI secolo, (pag. 7, 8, 9,) ed ancorchè l’autore, per troppa tenerezza, esageri qui i meriti della Corte romana, mi piace pur di attestare la diligenza delle ricerche, la copia della erudizione e il bell’ordine di tutto il lavoro.
Oltre i fatti citati dal signor Mas-Latrie su quel favorito argomento, va ricordata una testimonianza di cronisti arabi su le chiese dell’Affrica propria nel 955. (Storia de’ Musulmani di Sicilia, tomo II, pag. 248, lib. IV, cap. II) e il detto del continuatore di Sigiberto da Gembloux: che Ruggiero, nel 1148, rimandò libero alla sua sede il vescovo di Affrica, il quale era ito da servo a consecrarsi in Roma, (presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 950). Ci occorrerà anco nei capitoli seguenti di aggiugnere qualche altro particolare su questo subietto.
[170] Quelle del sabato e del venerdì, il 558, e il 573, dell’egira, secondo il Baiân, ediz. del Dozy, tomo I, pag. 326, e nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 374. Edrîsi descrive cotesto piano che dividea le due città e chiamavasi Er-Ramla, ossia “La Sabbia;” presso Dozy et De Goeje, Description, ec., pag. 128.
[171] In linguaggio legale sono chiamate Omm-walid, ossia “madre di figlio.”
[172] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, anno 543; Baiân, stesso anno; Tigiani; Abulfeda, stesso anno; Ibn-Khaldûn; Ibn-Abi-Dinâr, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 292 segg. 373, 399, 416, 500 segg. 539. Abulfeda, per errore, com’ei pare, avendo del resto compendiato o piuttosto mutilato il racconto d’Ibn-el-Athîr, dice che la fuga fu consigliata ad Hasan dagli ottimati. Negli scrittori cristiani si fa un cenno appena della occupazione di questa città, alla quale è dato, al solito, il nome d’Affrica. Così Romualdo Salernitano e il Dandolo, anno 1148, presso Muratori, Rer. Ital., tomo VII, pag. 191, e XII, pag. 283. Si veggan anco: Continuazione di Sigeberto da Gembloux, anno 1148; Appendice al Malaterra, luglio 1149; Ugo Falcando, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 950, 250, 410. La continuazione di Sigeberto è stata ultimamente ristampata dal Pertz, Scriptores, tomo VI, pag. 453-4, dove i nomi delle città prese sono scritti: Africa, Suilla, Asfax, Clippea.
[173] Stesse autorità citate nella nota precedente. Edrîsi dice anco presa Sfax il 543, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 72, e nella Description, ecc. di Dozy e De Goeje, traduzione, pag. 126.
[174] Ibn-el-Athîr, loc. cit.
[175] Il capitolo d’Ibn-el-Athîr citato dianzi a questo proposito (Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 297) ha un passo che va corretto secondo la copia litterale che ne fece il Nowairi (Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 458, nota 1): “Il dominio de’ Franchi si stese da Tripoli del Garbo fin presso Tunisi, e dai deserti del Maghreb a quelli di Kairewâu.” Deserto del Maghreb pare che qui significhi quello di Barca.
[176] Si confrontino gli stessi autori citati per l’occupazione di Mehdia nella pag. 418, nota 3. I Cristiani, dicendo dei conquisti di Ruggiero in Affrica, danno, oltre il nome di Mehdia, que’ di Susa, Bona, Cafsa, Sfax e Tripoli.
Chi legga gli Annali Musulmani del Rampoldi, crederà ch’io qui defraudi il pubblico d’un tesoro di fatti storici. Il Rampoldi, portata nel 1149 la presa di Mehdia, aggiunge di capo suo che 60 mila crociati francesi e italiani sbarcarono in Libia; che Ruggiero li seguì per visitare i recenti acquisti delle sue armi; ch’ei volea varcare il deserto per andare in Egitto; che Hasan signore di Bugia si oppose (!!), ma che costui fu sconfitto e i Cristiani, lasciato presidio a Bugia, passarono veramente in Egitto, ecc.
[177] Ibn-el-Athîr, anno 544, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 297; Sefedi, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 657. Il proverbio ch’è nel testo di Sefedi, si legge con poche varianti nel Meidani, ediz. di Freytag, tomo II, pag. 588, ed anco nel Dizionario dello stesso dotto orientalista, tomo II, pag. 517.
[178] Ibn-el-Athîr, anno 543, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 295, 296.
[179] Il Kartâs, pag. 126 del testo e 169 della traduzione latina, ha ch’ei fosse andato a Genova. Nella Storia de’ Berberi, per Ibn-Khaldûn, testo arabico, tomo I, pag. 231, e versione francese, tomo II, pag. 58, è un luogo che M. De Slane ba tradotto: “Yahya s’embarqua pour la Sicile, afin de se rendre, de là, à Baghdad. Au lieu de pousser jusqu’à cette île, il alla débarquer à Bòne, etc.” Or l’autore, nella sua concisione, spesso frettolosa ed oscura, ha qui litteralmente: “Jehia s’imbarcò per la Sicilia, proponendosi di passare indi a Baghdad; poi si volse a Bona,” ecc. in guisa da far capire più tosto, che, arrivato in Palermo ei fosse ito a Bona, in vece di Baghdad; il qual significato ed esce più spontaneo dalle parole dell’autore, e s’adatta meglio agli altri fatti che noi conosciamo, cioè i fratelli di Jehia venuti in Sicilia; la lega proposta da Ruggiero agli emiri arabi, ecc. L’andata a Genova, nè la sembra inverosimile, nè incompatibile col viaggio in Sicilia; poichè gli Hammaditi, a Bugia a Bona e in altri loro porti, praticavano co’ Liguri, sì come co’ Siciliani, e conosceano per prova la potenza navale degli uni e degli altri nel XII secolo.
Il Marrekosci, testo arabico, pag. 147, raccontando alla grossa, dice che Abd-el-Mumen, il 540, assediò Bugia e che Jehia, vedendo non potersi difendere, fuggì sin ch’ei venne a Bona e di là a Costantina.
[180] Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc. Il soggiorno di questo Abd-Allah in Sicilia è attestato anco da Ibn-Bescirûn, il quale dà alcuni versi di Abu-Hafs-Omar-Ibn-Fulfûl, recitatigli dall’Hammadita quando s’incontrarono in Sicilia. Veggasi la Kharîda di Imâd-Eddîn, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 599, 600.
[181] Gli Arabi correvano quasi sino ai limiti occidentali dell’odierna provincia di Costantina. Si vegga Edrîsi, Description de l’Afrique, ec., traduz. de’ sigg. Dozy e De Goeje, pag. 92 a 97 del testo, e 107 a 114 della versione.
[182] Ibn-el-Athîr, anni 547, 548, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 297, segg. e nel testo del Tornberg, tomo XI, pag. 103, 122.
[183] Ibn-el-Athir, anno 548, e Ibn-Khaldûn, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 299, 502. Ne fa un cenno l’Anonimo Cassinese, anno 1151, presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 510.
[184] Edrîsi, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 73 e nella Description de l’Afrique ecc. traduzione de’ sigg. Dozy e De Goeje, pag. 136. Il prudente geografo, che pubblicò il suo libro poco appresso il supplizio di Filippo, si limita a dire che Bona fu conquistata “da uno degli uomini del gran Re.” Si vegga anco Ibn-Khaldûn, op. cit., pag. 491.
[185] Confrontinsi: Edrîsi, Tigiani e Ibn-Khaldûn, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 74, 384, 385 e 496; il primo anco nella citata versione de’ sigg. Dozy e De Goeje, pag. 151, e l’ultimo nella versione del baron De Slane, Histoire des Berbères, tomo III, pag. 64.
La verosimiglianza e il positivo attestato del Tigiani, portano a riconoscer buona nell’Edrîsi la lezione medinat, che torna a Palermo, ed esclude il dubbio espresso dall’erudito traduttore di Edrîsi nella nota 2.
Del rimanente si vegga qui sopra la nota a pag. 400.
[186] Edrîsi, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 73, e nella Description ecc., pag. 150, della versione.
[187] Ibn-el-Athîr, anno 548, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 300, e nella edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 125. Abulfeda lo copia.
[188] Presso Muratori, Rer. ital. script., tomo VII, pag. 191.
[189] Kitâb-el-Mowâ’iz, testo di Bulâk, tomo I, pag. 214, 215, nel capitolo di Damiata. Si riscontri il capitolo di Tinnis, a pag. 179-180, dello stesso volume. Egli è da notare che il Makrizi, a pag. 180, registra un assalto dell’armata di Sicilia a Tinnis l’anno 348; e che non è da supporre sbaglio di cifra nelle centinaia, poichè dopo quel fatto di cronica municipale, il Makrizi ne porta altri del quarto e del quinto secolo dell’egira e poi, venendo al sesto secolo, descrive l’assalto dato a tutta la costiera il 571, del quale diremo a suo luogo.
[190] Nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 72 e nella Description, ecc., dei sigg. Dozy e De Goeje, pag. 114, 120.
È da avvertire che nel Ms. B dell’Edrîsi si attribuisce a Marsa-ez-Zeitûna ciò che il Ms. A dice più correttamente di Koll. Seguasi pertanto il testo della Description, pag. 102, ultimi due righi e primo della pag. 103, che rispondono alla pag. 120 della versione francese.
[191] Tunetam urbem maximam in Africa, si legge senza varianti nella edizione del Pertz, Scriptores, tomo VI, pag. 503. Questo passo, copiato con gran parte della cronica di Roberto, si trova a pag. 977 della Chronica Normanniæ, pubblicata dal Duchesne, Historia Normannorum Scriptores, con la variante Tonisam in luogo di Tunetam. Evidentemente è questo il frammento stesso della Chronica Normanniæ, ristampato dal Caruso, Bibl. sicula, pag. 921. Or la variante Tonisam, ch’era senza dubbio in uno de’ manoscritti di Roberto, ben si adatterebbe a Tenes: e l’urbem maximam in Africa, potrebbe essere supposizione di Roberto, o anco aggiunta del copista. D’altronde Tenes era città importante pel suo commercio, come afferma Edrîsi, edizione del Dozy e De Goeje, Description de l’Afrique, ec. pag. 96 della versione.
[192] Nel testo di Dozy, pag. 162 segg. e nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 318 segg. L’autore qui nota ch’ei scrive il 621 (1224).
[193] Presso il Muratori, Rer. Ital. Script., tomo XII, pag. 283.
[194] Si confrontino: Baiân, testo del Dozy, tomo I, pag. 323 a 326, del quale io ho ristampato uno squarcio nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 373; Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, traduzione del baron de Slane, tomo II, pag. 29 segg. Sembra errore del Tigiani, Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 399, che Tunis fosse tenuta da un Ibn-abi-Khorasân quando l’assediavano le milizie di Mehdia, mandate da Hasan poco avanti la occupazione de’ Siciliani. La vittoria sopra gli Almohadi fu significata da Abd-Allah ai Pisani, per una carta bilingue del 10 luglio 1157, ch’io ho pubblicata ne’ Diplomi Arabi dell’Archivio Fiorentino, Nº I, della prima serie e VI della seconda. Si vegga l’Introduzione a quella raccolta, § XXII, dove io ho corretto il casato di questi principi secondo il testo del diploma.
[195] Questo fatto si ritrae da Romualdo Salernitano, il quale sotto l’anno 1146, da correggersi 1149, nota la conceduta consacrazione, presso Muratori, Rer. Italic., VII, 193. Non occorrono citazioni per gli altri avvenimenti notissimi ai quali io accenno.
[196] Lo suppongo dall’accordo che poi fu fatto, secondo Ottone di Frisingen, di che alla nota 3 di questa pagina.
[197] I sussidii al duca Guelfo sono attestati da Goffredo di Viterbo, presso Muratori, op. cit., VII, 460. Quelli ad altri feudatarii tedeschi si leggono nella epistola di Giovanni notaio a Wibaldo, abate di Stavelot e di Corvey, data del 1151, presso Martene e Durand, Veterum Scriptorum, Parigi, 1724, tomo II, pag. 422.
[198] Epistola, presso Ottone di Frisingen, Gesta Frider., lib. I, cap. 28.
[199] Epistola citata di Giovanni Notaio.
[200] Ibid.
[201] Si vegga, per questo Abate di Cluny, l’Histoire littéraire de la France, tomo XIII, pag. 241 segg.
[202] Epistole del 1139, 1145, 1150, ristampate dal Caruso, nella Bibl. sicula, pag. 977 a 980.
[203] Si vegga Guglielmo di Tiro, lib. XIV, cap. 9 e 20, su coteste pratiche, alle quali ho voluto accennare perchè le veggo trascurate dagli storici di Sicilia.
[204] Ottone di Frisingen, Gesta Frider., lib. I, cap. 63.
[205] Si vegga il capitolo precedente, pag. 421 di questo volume.
[206] Si confrontino: Niceta Coniate e Cinnamo, presso il Caruso, Bibl. sicula, pag. 1159, segg. 1174 segg.; Ottone di Frisingen, op. cit., lib. I, cap. 33; Continuazione della Cronica di Sigeberto, presso Pertz, Scriptores, VI, 453, 454 (anni 1147 a 1149); Cronica della Cava, anno 1147, presso Pertz, Scriptores, III, 192; Romualdo Salernitano e Dandolo, presso Muratori, Rer. Italic., VII, 191; XII, 282 segg.
Di cotesti scrittori i bizantini e Ottone non portan data. Gli altri pongono i fatti nel 1147. Io credo incominciate le ostilità nel mese di settembre, perchè i due scrittori bizantini le fanno coincidere col passaggio de’ Crociati; e Niceta aggiugne che allora in Costantinopoli si sospettò un accordo tra’ Siciliani e i Tedeschi. Or noi sappiamo da Ottone, op. cit., lib. I, cap. 45, che questi ultimi si trovarono presso Costantinopoli nel mese di settembre. La critica del Muratori e del Le Beau, i quali ho citati nel capitolo precedente, pag. 413, nota 2, accerta del resto le date delle due imprese dell’armata siciliana in Levante, quella cioè del 1147, segnalata per la occupazione di Corfù e le scorrerie nel golfo di Corinto e quella condotta dal 1149 in poi, più gloriosa quantunque men felice. Credo sia da riferire alla prima il guasto dato a Modone del quale il Brompton, nell’Historiae Anglicanae Scriptores, tomo I, pag. 1218.
Quanto alla prigionia e liberazione di Lodovico VIII, si vegga il Muratori, Annali, 1149, e il Di Blasi, Storia di Sicilia, lib. VIII, cap. xxj. Si aggiunga la testimonianza del continuatore di Sigeberto, loc. cit., e la epistola di Lodovico VII a Guglielmo il Buono, data del 1169, pubblicata il 1839, nella Collection de Documents inédits sur l’Histoire de France, tomo I, pag. 3. Non so come l’erudito editore, Champollion-Figeac, seguendo i pregiudizii di molti compilatori francesi, abbia allegate le parole di Lodovico per oppugnare l’opinione del Muratori, che anzi me ne pare confermata.
[207] Considerazioni, lib. II, cap. ij, alla nota 34.
[208] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, anno 548, e Ibn-Khaldûn, testo, nella Bibl. ar. sicula, pag. 299, 300, 503, e Romualdo Salernitano, presso Muratori, Rerum Italic., VII, 194, 195, e presso Pertz, Scriptores, XIX, 426.
Il dottor Arndt, editore di Romualdo nella raccolta del Pertz, ha eliminato dalla cronica il presente capitolo, non trovandolo nel testo del codice vaticano. Ei confessa, per altro, non saper conghietturare l’origine di questa interpolazione; mentre di tutte le altre l’ha ritrovata o supposta con fondamento. E che il capitolo sia stato aggiunto dopo il primo dettato del cronista, ognun lo vede leggendo la fine di quello che precede nella edizione del Muratori e il principio di quel che segue, tra i quali due luoghi non si può supporre interruzione. Ciò mal si scorge nella edizione del Pertz, poichè il dott. Arndt, non badando alla data dell’impresa di Bona, riferì il capitolo al tempo di quelle d’Affrica, notate tutte insieme, per un’altra inavvertenza, con l’anno 1146. Il capitolo a me pare estratto dalla originale sentenza della corte de’ Pari, e però non oserei dir che non l’avesse inserito lì lo stesso arcivescovo di Salerno; ancorchè di certo non vi si scorga il suo stile, nè la tiepidezza religiosa d’un uom di Stato par suo, il quale nelle gare della corte di Palermo pendè pur troppo a parte musulmana. Ma cosifatti ostacoli vengon meno ove si consideri che l’autore avrebbe copiata qui una sentenza, dove l’ampollosità delle parole corrisponde all’atrocità del fatto. Che che sia, opera di Romualdo o di altro statista contemporaneo, o foss’anco più moderno che avesse avuta alle mani la sentenza, il ricordo è da tenere genuino e preziosissimo, trapelandone perfino i dubbii che correano su l’ortodossia del re.
[209] Romualdo Salernitano, presso Muratori, vol. citato, pag. 193, 194.
[210] Si riscontri Romualdo Salernitano, presso Muratori, Rer. Italic., VII, 196, e l’obituario di Monte Cassino, pubblicato dal Caruso, Bibl. sicula, pag. 523.
[211] Non occorre ch’io replichi i titoli delle sorgenti cristiane citate in questo capitolo e nel precedente. Le sorgenti musulmane contemporanee, sono Edrîsi ed un cronista seguito da’ compilatori i quali io nomino nel testo. Forse egli è quell’Ibn-Sceddâd, di cui feci parola nella Introduzione, vol. I, pag. xxxviij, N. VII. Edrîsi dice di re Ruggiero in due luoghi della Prefazione della sua geografia, i quali si leggono nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 15, 16. Gli squarci de’ compilatori si trovano nella stessa mia raccolta, cioè Ibn-el-Athîr, a pag. 278, 279, 300; Scehâb-ed-dîn Omari, a pag. 152; Abulfeda, pag. 114; Nowairi, pag. 448; Ibn-Khaldûn, pag. 498, 503; Ibn-Abi-Dinâr, pag. 534; Sefedi, pag. 657, 658.
[212] Presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 410.
[213] Letteralmente: “e i sonni suoi (eran come le) veglie della gente.” Nella Bibl. ar. sicula, testo pag. 16.
[214] Romualdo Salernitano, Falcando, ec.
[215] Alessandro di Telese, lib. IV, presso Caruso, op. cit., pag. 294.
[216] Alessandro di Telese; Pietro il Venerabile, nelle epistole che abbiam citate in questo capitolo.
[217] Nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 15.
[218] Op. cit., pag. 27. Ho tradotto regoli il plurale Molûk, che propriamente significa re. Gli Arabi dell’XI e XII secolo lo dissero anco dei grandi baroni cristiani, ed inoltre fu titolo dato a grandi personaggi musulmani che non vantavan punto diritti di sovranità.
[219] Falcando, l’Abate di Telese e tutti gli altri contemporanei.
[220] Falcando, presso il Caruso, Bibl. sicula, pag. 410.
[221] Ibn-el-Athîr, anno 484, nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 278.
[222] Alessandro di Telese, lib. I, presso Caruso, op. cit., pag. 266.
[223] Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. ij.
Il Wenrich, Rerum ab Arabibus, etc., pag. 309, scorge in questo titolo il wâli arabico. Non è mestieri ch’io ricorra alle leggi di permutazione per provare l’error di cotesta etimologia. La voce Βαίουλος e bajulus è usata dagli scrittori greci e latini molto innanzi l’XI secolo; tra gli altri da Ammiano Marcellino. Veggasi il Ducange, Glossario latino. Io feci già questa osservazione nel Journal Asiatique del marzo 1846, pag. 230, nelle note a Ibn-Giobair.
[224] Gregorio, loc. cit. Su la circoscrizione provinciale si vegga il nostro libro V, cap. X, pag. 313, 314 del presente volume.
[225] Quantunque l’ufizio della corte suprema di giustizia preseduta dall’imperatore, fosse di dettar secondo i casi novelle norme di diritto, essa pure giudicava cause speciali. Si vegga Mortreuil, Histoire du droit byzantin, tomo III, pag. 83, 84.
[226] Si vegga il nostro libro III, cap. primo, pag. 7, 8 del 2º vol.
[227] Ibn-el-Athîr, nell’anno 484, testo, nella Bibl. ar. sicula, pag. 278, è il più antico che noi conosciamo de’ copisti di quella tradizione. Il Gregorio la cavò, come ognun sa, dal Nowairi, Rerum Arabicarum, pag. 26, e Considerazioni, lib. II, cap. ij, nota 30.
[228] Considerazioni, cap. cit.
[229] Qui innanzi a pag. 437.
[230] Nelle Costituzioni del Regno di Sicilia, promulgate da Federigo II imperatore, alcune leggi portano il nome di re Ruggiero; ma non è indizio certo. Si vegga a questo proposito il Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. viij.
Son usciti alla luce, in questi ultimi tempi, i frammenti delle Assise dei re di Sicilia (Hall, 1856, in 4^to) che il Merkel trovò in un codice vaticano; i quali sono stati riferiti da alcuno a re Ruggiero, da altri a Guglielmo II. Si vegga la Storia della Sicilia sotto Guglielmo il Buono, per Isidoro la Lumia; la critica di Otto Hartwig, nell’Archivio storico del Sybel, band xx, e la risposta del La Lumia nella Rivista Sicula di febbraio 1869 (Palermo, 1869). Quanto a me, il preambolo di que’ frammenti mi conduce più tosto a riferirli a Guglielmo I, alla quale opinione pendeva il Merkel.
[231] Gregorio, Considerazioni, lib. Il, cap. ij.
[232] Si vegga il cap. I del presente libro, pag. 351 segg. del volume.
[233] Libro V, cap. ix e lib. VI, cap. primo, pag. 262. seg. e 365 di questo volume.
[234] Pag. 443, 444. Si noti che il Gregorio, non comprendendo coteste denominazioni, ch’ei trovava nel Nowairi e che M^r. Caussin avea saltate per la stessa cagione nella traduzione francese, suppose che le fossero predicati dei principi Musulmani presi ad esempio da Ruggiero; onde tradusse come gli parve “comitate, benevolentia et patrociniis insignium,” Rer. Arabic., pag. 26.
[235] Ne fa parola Ibn-Giobair, testo arabico del Wright, pag. 328 e nella Bibl. ar. sicula, pag. 83. Ho data la traduzione francese di questo squarcio nel Journal Asiatique di dicembre 1845, pag. 539, e l’italiana nell’Archivio Storico, Appendice N. 16 (1847), pag. 26.
L’hâgib, primo servitore a corte degli Abbasidi, fu primo ministro degli Omeiadi di Spagna; fu primo dopo il nâib appo i Sultani di Egitto e via dicendo; poichè l’autorità degli ufiziali così chiamati variò di molto secondo le dinastie e i tempi. Ne tratta Ibn-Khaldûn, nei Prolegomeni (testo di Parigi, parte II, pag. 14, e traduz. francese, pag. 17); De Sacy nella Chrestomathie arabe, tomo II, pag. 157, 159; Gayangos nella versione di Makkari, Mohammedan dynasties in Spain, tomo I, pag. 102, seg. 397 e XXIX.
[236] Significa literalmente chi sta allato. Si dice anco de’ cavalli di ricambio, menati a guinzaglio. Risponderebbero i giânib, per avventura, ai protospatarii della corte bizantina. Un Niccolò protonotaro, camerlingo e protospatario, è citato in un diploma greco di Ruggiero il vecchio, dato del 1090, ch’è trascritto in uno di Ruggiero, secondo conte, dato del 1147, presso Spata, Pergamene, pag. 247.
[237] Altrimenti detti selâhdâr, ossia “porta armatura,” dall’arabico selâh armi e dal persiano dâr, portatore. Si vegga Quatremère, nella versione di Makrizi, Sultans Mamlouks, tomo I, parte I, pag. 159.
[238] Il testo ha giandâr, voce composta di due, persiane entrambe, che significherebbe carnefice, o, per eufemismo, littore. Si vegga del resto una nota del Sacy, op. cit., tomo II, pag. 178, 179, e Ibn-Khaldûn, loc. cit.
Giamdâr, con una m, composta dello stesso vocabolo dâr e di giameh anche persiano, suona tenitore degli abiti, come dice il Quatremère, op. cit., tomo I, parte I, pag. 11. Può darsi che, col noto scambio di consonanti, sia stato usato il primo di questi vocaboli per indicare i vestiarii.
[239] Al Cairo e in Oriente era il dewadâr “porta-calamaio” ossia primo segretario; l’ostadâr, “maggiordomo;” il tabardâr “porta scure;” il giukandâr, “porta-racchetta” pel gioco della palla a cavallo, ec. Si vegga la citata opera del Sacy, II, 178, 179, 268, 269 e la citata del Quatremère, I, I, pag. 25 segg, 121 segg.
[240] Il diploma del 1167, che abbiano citato nel lib V, cap. ix, pag. 263. In nota, ha la soscrizione di un Gaytus Maranus, domini regis magister et familiaris.
Il Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. ij, non cita documenti del tempo di Ruggiero pel gran siniscalco; nè trovonne il laborioso Di Biasi, il quale scrisse lungamente de’ grandi ufizi della corona. Si vegga la sua Storia di Sicilia, libro VI, capo xxiij, articolo 3º. Ma il primo conte Ruggiero ebbe un siniscalco.
[241] De’ capitani degli arcieri sono soscritti nel diploma del 1172, che abbiam citato nel libro V, cap. ix, pag 262, nota 3. Un capitano de’ Negri della corte è nominato, con parecchi altri ufiziali, da Ibn-Giobair nello squarcio che citammo poc’anzi.
[242] Diploma del 1172 citato nella nota precedente.
[243] Ibn-Giobair, loc. cit. e propriamente a pag. 539. del Journ. Asiat. di dicembre 1845, ed a pag. 26 della Appendice dell’Archivio storico italiano.
[244] Si vegga il Sacy, Chréstomathie arabe, tomo II, pag. 287, 305. Noi abbiam fatto cenno di questa divisa nel libro IV, cap. i ed viij, pag. 240 e 356 del 2º volume.
[245] Capitolo ij del presente libro, pag. 411.
[246] L’ultima e più splendida pubblicazione di questo pallio, che chiamavasi di Nuremberg dal luogo dove fu tenuto infino al XVIII secolo, è stata fatta dall’abate Bock nell’opera intitolata: Die Kleinodien des heil. röm. Reichs, Vienna, 1864.
In vece di questo libro, ch’è rarissimo per cagion del prezzo, citerò il Gregorio, Rerum Arabicarum, pag. 172, il quale die’ il disegno della iscrizione e il Reinaud che rifece, correggendola alquanto, la trascrizione e traduzione, nel Journal Asiatique di aprile 1846, pag. 583.
[247] Si vegga qui sopra la pag. 434.
[248] Ibn-Giobair, testo, ediz. del Wright, pag. 325 e Bibl. ar. sicula, pag. 84. Io ne detti la traduzione francese nel Journ. Asiat. di dic. 1845, pag. 541, e l’italiana nell’Archivio storico, Appendice cit., pag. 27. Si confronti il nostro Libro IV, cap. xiij, pag. 448 del 2º vol.
[249] Ibn-Hammâd, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 317.
[250] Diploma greco-arabico della Cappella palatina di Palermo, dato del 6651 (1143) e soscritto da Giorgio d’Antiochia. Il Morso che lo pubblicò nel Palermo antico, pag. 302 e il Caruso che aiutò il Garofalo a ristamparlo nel Tabularium della stessa Cappella, pag. 13, lesser male le due ultime parole; e però tradussero Laus Deo, excelso, magno. Correggo su l’originale ch’io riscontrai nell’ottobre 1860.
La diplomatica e la storia ci hanno serbati gli ’alâma di molti principi musulmani. Si vegga a questo proposito Reinaud, Monuments,.... du Musée Blacas, tomo I, pag. 109, e Documents inédits sur l’Histoire de France, Mélanges, tomo II, p. 52; Ibn-Khaldoun, Histoire des Berbères, versione del baron de Slane, tomo I, pag 27, 31, 42; II, 92, 197, 356; Tigiani, nel Journ. Asiatique di agosto e settembre 1852, pag. 163; il Kartâs, ediz. del Tornberg, pag. 190, 202, della traduzione latina, ec. Io ho dato un altro ’alâma nelle note a Ibn-Giobair, Journal Asiatique di marzo 1846, pag. 214, e dettone anco ne’ Diplomi arabi di Firenze, pag. lxviij e ne’ luoghi quivi citati in nota.
[251] Diplomi arabo-greci della Chiesa di Catania, dati di settembre e marzo 6653, de’ quali ho avuta copia per cortesia del prof. Cusa.
[252] Sangiorgio Spinelli, Monete Cufiche, pag. 41, 43, 47, N. clxxxij, cc, ccxxvij, e molte altre. Ve n’ha anco nelle raccolte di Adler, Pietrazewschi, Castiglioni, Marsden; e molte ne ho viste inedite nel Gabinetto di Parigi. Si confronti Mortillaro, Opere, tomo III, pag. 406 a 410, dove nella moneta inedita, N. cij, a pag. 408, è sbagliato al certo il titolo di Ruggiero dal principio alla fine.
[253] Sangiorgio, op. cit., pag. 47, 48, N. ccxxviij e ccxxix.
[254] El Moktader bi-kodratih. Il titolo di Moktader fu portato da un califo abbasida, da un principe di Saragozza, ec.
[255] Edrîsi, testo, nella Bibl. ar. sicula, pag. 15. Ho aggiunta tra parentesi, innanzi imâm di Roma, la voce sostegno, che fu evidentemente dimenticata dal copista. La si trova in un titolo analogo di Guglielmo II, nel diploma arabico della cattedrale di Palermo dato il 6677 (1169) ed è replicata in un diploma della Chiesa di Morreale del 6686 (1178) e 6691 (1183) l’ultimo de’ quali fu pubblicato da M. Des Vergers, nel Journ. Asiat. di ottobre 1845, e de’ primi due ho avute copie dal prof. Cusa lodato di sopra.
[256] Nella Bibl. arabo-sicula, testo pag. 584.
[257] Ρογέριος ἐν χριζῶ τῶ θεῶ εὐσεβὴς κραταιὸς ρὶξ καὶ Χριζιανῶν βοηθὸς, soscrizione dello splendido diploma della Cappella palatina di Palermo, pubblicato dal Monfaucon e ristampato nel Tabulario di essa Cappella, pag. 10 e altrove. La stessa soscrizione si legge ne’ diplomi pubblicati dallo Spata, Pergamene greche, pag. 224, 430, (veggasi a pag. 411, il titolo di Conte di Calabria e di Sicilia e difensore de’ Cristiani, in un diploma del 1133); in que’ del Trinchera, Syllabus graecarum membran., p. 138, 155, 182, (veggasi a pag. 101, un diploma del 1115, col titolo di Conte di Calabria Sicilia e paese italico e difensore de’ Cristiani); e similmente nei diplomi arabo-greci delle Chiese di Catania, Morreale e Cefalù del tempo di Ruggiero, dei quali ho avute copie dal prof. Cusa. Si veggano anco i documenti citati dal Di Blasi, Storia di Sicilia, lib. VII, cap. xxij.
[258] Diploma della Trinità della Cava, dato il 1130, allegato dal Di Blasi loc. cit., ed altro del 1137, nella cronica di Falcone Beneventano, presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 367. Si vegga anche qualche altro diploma originale latino nel Pirro. Ma il gran suggello latino del re, com’ egli è noto, avea soltanto: Rogerius Dei gratia rex Sicilie ducatus Apulie et principatus Capue.
[259] Edrîsi, nella Bibl. ar. sicula, testo pag. 27, dice che alla morte del malek Ruggiero figlio di Tancredi, ereditò lo stato il suo figliuolo, il malek Ruggiero secondo.
Lasciando da parte, come ho avvertito nel lib. V, cap. x, pag. 342 e segg. di questo volume, le monete attribuite al primo conte Ruggiero, a Roberto Guiscardo e al duca Ruggiero figliuolo di costui, le quali, secondo me, van tutte rivedute, v’ha non poche monete arabiche appartenenti senza alcun dubbio a re Ruggiero, le quali si posson supporre battute prima della coronazione. Dico quelle che hanno da una faccia la formola musulmana e dall’altra un T rabescato, da un lato del quale si legge biamr, sopra Rogiâr e dall’altro lato eth-thâni, ossia “per comando di Ruggiero secondo:” monete d’oro non rare, delle quali io ho viste parecchie nel gabinetto numismatico di Parigi. La stessa leggenda e lo stesso tipo di T un po’ svariato, si scerne nelle figure dell’opera di Sangiorgio Spinelli, tavola V, N. 4 a 9; VI, N. 1 a 14; VII, N. 1 a 7, 24, 25, 26; XXIV, N. 20, 21; XXVII, N. 3, fino all’ultimo e XXVIII, N. 1 a 9. Lo stesso ho letto distintamente in tre impronte di monete del museo di Napoli mandatemi non è guari dal Fiorelli; le quali pur ignoro se trovinsi tra quelle pubblicate del Sangiorgio. Credo non sian punto diversi il N. cxviij del Museo Naniano di Assemani, nè i N. lxiv, lxv, e lxvj del Borgiano di Adler. Di questo lxv, posso poi affermarlo, avendo attentamente osservata nell’ottobre 1864 la moneta, che serbasi nel museo di Parma. In generale e’ mi sembra che la voce biamr letta amir e il thâni. che spesso è mutilato ed è stato interpretalo a vanvera, abbiano prodotte molte delle erronee interpretazioni che son corse, come quella di emîr o l’altra di en nâr “Normanno” che ha messa fuori il Mortillaro nel Medagliere arabo-siculo, pag. 51. I principi di Sicilia che dettero il titolo d’amir ad un ministro loro, nol presero al certo per se stessi, e molto meno egli è verosimile che abbiano storpiato così sconciamente il nome di loro schiatta.
[260] Falcone Beneventano, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 380.
[261] Testo nella Bibl. ar. Sicula, pag. 16, segg. Una parafrasi, non sempre esatta, di questa parte della prefazione si legge nella versione francese di M. Jaubert, tomo I, pag. xvj a xviij.
[262] Riiâdhiiât e ’amaliiât. Secondo i bibliografi arabi, la prima di coteste classi conteneva l’aritmetica, la geometria, l’astronomia e la musica; la seconda la morale, l’economia domestica, l’amministrazione pubblica, i doveri dei re e de’ ministri e l’arte della guerra. M. Jaubert, pag. xviij, tradusse questa seconda classe littérature, sbaglio sì grosso che parmi da attribuirlo a lezione erronea del Mss.
[263] Defêtir, sul qual vocabolo si vegga il nostro libro V, cap. x, pag. 324 del presente volume.
Questa voce insolita, e non usata qui per necessità della rima, mi fa pensar che l’autore abbia voluto anco accennare alle carte geografiche. E però ho tradotto servilmente “pergamene” anzi che “registri” ovvero, più genericamente “scritti.”
[264] Il significato litterale sarebbe che i chiamati eran tutti sudditi di Ruggiero e che lor si domandavano le notizie de’ proprii paesi. Ma evidentemente si tratta di viaggiatori qualunque, o per lo meno d’Italiani, e di relazioni su tutte le regioni ch’e’ conoscessero. Edrîsi che scrivea pel mondo musulmano, affigurava Ruggiero come re di tutta Italia, anzi come una specie d’imperatore di Occidente.
Ho tradotta genericamente “ministro” la voce wasitah che significa propriamente “intermediario” e che M. Jaubert rese interprète. Ma nè i dizionarii, nè il fatto speciale, nè l’uso degli scrittori moderni confermano questo arbitrio di versione. Un passo di Makrizi e una nota di M. De Sacy (Chrestomathie Arabe, tomo I, p. 94 e 126) provano che sotto i Fatemiti d’Egitto il wasitah era segretario di Stato e che talvolta fu chiamato così il primo ministro. In ogni modo, qui si tratta manifestamente d’un direttore di statistica nella segreteria del re; se pure Edrîsi non era egli stesso il wasitah, e non usò a bello studio questo vocabolo che non rispondeva ad alcun ufizio costituito.
[265] Letteralmente “le lunghezze delle distanze e le larghezze di esse;” ossia le distanze in dirittura dei meridiani e de’ paralelli. E in vero, i pratici de’ luoghi non poteano dar che le distanze secondo le vie conosciute e la direzione delle stesse vie secondo la rosa de’ venti; e questo appunto è ciò che noi troviamo nella geografia di Edrîsi; ma i gradi di longitudine e latitudine, si doveano domandare agli astronomi antichi o a’ viventi. Montava poi di verificare reciprocamente le tavole di longitudine e latitudine e le distanze riferite da’ pratici: e questo è appunto ciò che Edrîsi dice essere stato praticato quando il re fece riportare col compasso quelle distanze sopra un planisfero graduato, e ricercare da qual parte fosse l’errore, nel caso di discrepanza tra le tavole e gli itinerarii. Pertanto non mi sembra precisa la traduzione francese, pag. xx: “Ensuite il voulut savoir d’une manière positive les longitudes, les latitudes” etc.
[266] “Planche à dessinner” mi pare espressione troppo vaga. Il testo ha “tavola del tarsîm, o, diremmo noi dell’abozzo, dello schizzo o simili.” Come ognun vede, non si trattava di un foglio da disegno, ma di un foglio già delineato, una mappa, sia che fosse graduata soltanto per costruirvi le figure geografiche, sia che vi fosser anco delineati i contorni e segnati i punti principali, per verificarli, confrontandoli con le distanze itinerarie.
[267] Mofassel significa propriamente diviso in pezzi, o composto di varii pezzi. Però mi discosto dall’opinione del mio dotto maestro Mr. Reinaud, che credea meramente diviso in gradi il disco d’argento, nel quale doveasi incidere il planisfero. Edrîsi stesso dà alla seconda forma del verbo fazel il significato di tagliare, adoperandola nel descrivere il lavorio del corallo a Ceuta (Dozy et de Goeje, Description de l’Afrique, etc., par Edrîsi, pag. 168 del testo, 201 della versione). D’altronde il planisfero d’un pezzo d’argento che pesava 150 chilogrammi ed avea per diametro poco men che due metri, non sarebbe stato punto maneggevole.
[268] Il peso chiamato dirhem, variò e varia tuttavia ne’ paesi musulmani: la media tra i dirhem odierni di Egitto, Aleppo, Algeri, torna, evitando le frazioni troppo minute, a grammi 3,35; moltiplicato il qual numero per 112, si avrebbe il rotl rumi, ossia libbra italiana, poco oltre i grammi 375, cioè 13 grammi più della libbra di Bologna e 26 più di quella di Roma e Firenze: e il peso del planisfero monterebbe a 150 chilogrammi. Supponendolo grosso cinque millimetri e ritenendo la qualità di argento data da Edrîsi, il diametro tornerebbe a metro 1,90, secondo il calcolo che ha fatto a mia richiesta l’amico senatore Brioschi.
[269] Credo risponda precisamente a questo, nel presente luogo, la voce Khalk del testo, “creazione” e cose create in generale, e “cosa ordinata, disposta ec.,” in particolare; sì che talvolta si ristringe agli esseri ragionevoli, secondo le idee musulmane, cioè gli uomini e i ginn.
[270] La prefazione si legge intera ne’ codici ch’io ho designati con le lettere A. C. (Introduzione, vol. I, pag. xliv, e Bibl. arabo-sicula, testo, pagina 14, nota 1) e ne avanzano pochi righi nel D. Traduco ora le tre lezioni:
A. “.... il vestire, la lingua. E ho dato a questo (libro) il titolo di Nozhat, ec. Esso è stato messo insieme, coordinato, licenziato e connesso (rilegato?) verso lo scorcio di scewâl del 548. Comincio or a trattar, la prima cosa, della figura della Terra, ec.”
C. “.... il vestire, la lingua; e (continua a reggere comandò il re) che fosse posto a questo libro il titolo di Nozhat, ec. Ed ecco che io ubbidisco a così fatto comando, e compio questa prescrizione, cominciando la prima cosa, a trattar della figura della Terra, ec.”
D. Vi manca, coi primi fogli tutta la prefazione innanzi la voce “questo” della quale si scerne qualche vestigio, e segue “K « t » b (il titolo) di kitâb (libro) del Nozhat, ec. E ciò è stato ne’ primi dieci (giorni) di ianîr, corrispondente al mese di scewâl, dell’anno 548. Ed ecco ch’io ubbidisco a così fatto comando e compio questa prescrizione, cominciando, la prima cosa, a trattar della figura della Terra, ec.”
Riman qui a spiegare il vocabolo arabico che ho notato con le sole tre lettere della radice, mancandovi le vocali; il quale per omissione se mia o del tipografo non so, fu saltato nel testo della Biblioteca, linea 10 della pag. 19. Non potendo suppor cotesto vocabolo scritto erroneamente, in sì bel codice e in luogo sì cospicuo del testo, invece di Kitâb (libro), la qual voce viene immediatamente dopo, mi par sia da leggere Katb, “scritto” onde il passo intero tornerebbe “ed (ha comandato il re) che si desse a questo scritto il titolo di libro del Nozhat, ec.”
Or ognun vede che i codici D e C appartengono a ramo diverso dal codice A; che il più vicino al ceppo, per continuare la mia similitudine, è D dove si legge il mese di gennaio; che questo vocabolo non arabico e però mal compreso fu soppresso dal copista di C; e che il copista di A seguì un testo diverso, dato fuori com’egli è verosimile, quando il compilatore, fuggito ne’ tumulti della Sicilia, rivendicò, o si arrogò l’invenzione del titolo. Se mai si pubblicherà il testo compiuto del Nozhat, vedran più chiara i dotti la distinzione de’ tre citati codici ed anco di quello designato con la lettera B, nel quale non si può decifrare la prefazione. Duolmi che, confrontando i due Mss. della Bodlejana, io non abbia potuto, incalzato sì com’era dal tempo, notare le varianti di tutta l’opera o almeno di più lunghi squarci. Il mese di scewâl 548 corre dal 20 dicembre 1153 al 17 gennaio 1154.
[271] Il più importante lavoro scientifico che abbia trattato di questa geografia, quello cioè del Lelewel, Géographie du moyen-âge, tomo I, pag. 92 a 107, §§ 54 a 64, vi ammette l’influenza delle dottrine geografiche dell’Occidente e la partecipazione diretta di Ruggiero.
[272] Gli Arabi del medio evo chiamavan così il tratto della costiera settentrionale d’Affrica che corre da Tunis a Capo Spartel.
[273] Non credo che Sefedi abbia confusa la sfera armillare, da lui per altro descritta precisamente, col planisfero di che dice Edrîsi nella prefazione. Secondo il biografo, il re mandò a Edrîsi, per costruire la sfera, dei pezzi di argento del peso di 400,000 dirhem; del qual metallo fu adoperata una terza parte e due terzi avanzarono. Ruggiero ne fece dono a Edrîsi; aggiunse altri centomila dirhem e poi una nave carica di merci latine preziosissime proveniente da Barcellona.
[274] Testo nella Bibl. ar. sicula, pag. 657, 658. Si trova una buona traduzione francese di questo squarcio, nell’opera di M^r. Reinaud, Géographie d’Aboulféda, tomo I, Introduzione, pag. cxlv e cxv.
[275] Scehâb-ed-dîn-Omari, grande erudito del XIV secolo, ricordando il Nozhat come il miglior trattato di geografia ch’ei conoscesse, loda Ruggiero di profonda dottrina in filosofia antica e in geometria e dell’avere speso molto tempo e danaro nella compilazione di quella grande opera. Nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 152.
[276] Presso Muratori, Rer. Italic., tomo XII, pag. 283.
[277] Conferma l’accusa Goffredo da Viterbo (presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 947) dicendo: «Rogerius Paganus erat de more vocatus.»
[278] Annali, an. 539, testo nella Bibl. ar. sicula, pag. 288 e nella edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 66. Si vegga anco la traduzione francese di M^r. Reinaud, negli Extraits des auteurs arabes, etc., rélatifs aux Croisades, pag. 77.
[279] Lascio come superflue le citazioni, fuorchè per questa briga con l’Egitto. Si guardi ciò che io n’ho detto nel cap. II, del presente libro, pag. 426, e i cenni che pria n’avea dati nei Diplomi arabi del reale Archivio fiorentino, Introduzione, § XXX, diplomi II, III, IV e V della seconda serie e note ai medesimi, dalla pag. 452 alla 458, intorno le relazioni di Pisa con l’Egitto in questo tempo.
[280] Ibn-el-Athir, anno 547, nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 300.
[281] Limitando le citazioni com’ho fatto di sopra, le darò per questa battaglia di Negroponto, le cui circostanze non sono state ben determinate fin qui. Ne fanno parola Niceta Choniate e il Cinnamo, presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 1163, 1176; la Continuazione di Sigeberto da Gembloux e Romualdo Salernitano, presso Pertz, Scriptores, VI, 455 e XIX, 429; e il Marangone, nell’Archivio Storico italiano, tom. VI, parte II, pag. 18. I Bizantini, al solito, trascuran la data; Romualdo non la dà precisa; la Continuazione di Sigeberto (che il Caruso, op. cit., pag. 951, attribuisce a Roberto del Monte) la segna con l’anno 1154 e aggiugne una circostanza riferita altresì dal Cinnamo, cioè che l’armata siciliana ritornava appunto dall’Egitto, carica di preda. Or come noi sappiamo dal Makrizi la scorreria d’Egitto dell’agosto 1155, così parrebbe a prima vista che star si dovesse alla data della Continuazione, differendola bensì d’un anno. Ma il Marangone, il quale pon la battaglia nel 1158 pisano, dà su la guerra di Guglielmo I nell’Adriatico e su questa di Negroponto tanti e sì precisi particolari, da mostrar che in quel tempo i Pisani teneano ben gli occhi aperti su i movimenti del navilio siciliano. D’altronde tutte le narrazioni portano a credere che la battaglia di Negroponto sia succeduta, non al principio ma allo scorcio della guerra.
Ritengo io pertanto, col Marangone, la data del 1157 comune. Quella coincidenza con le depredazioni in Egitto si spiega benissimo ammettendo due o più scorrerie dell’armata siciliana, delle quali i cronisti d’Egitto avessero notata una sola, la più strepitosa. E così anche si spiegherebbe l’error di data della Continuazione, il cui autore avrebbe per avventura risaputa la grande scorreria d’Egitto del 1151 o 1155 e la gran vittoria navale sopra i Greci al ritorno dall’Egitto, onde avrebbe creduta identica la data.
[282] Makrizi, Mowa’iz, testo di Bulak, tomo I, pag. 214. Oltre la data dell’anno e del mese, il compilatore dice ch’era califo Fâiz e vizir Telai’-ibn-Ruzaik, del quale si sa essere entrato in ufizio il 1º giugno 1154. Si vegga anco la Continuazione di Sigeberto testè citata, la quale sembra molto bene informata degli avvenimenti dell’Egitto in questo tempo. Infine il dispaccio di quel vizir ai Pisani, che si legge ne’ Diplomi del regio Archivio fiorentino, nº V, della seconda serie, pag. 253, il quale pare dell’anno 1156, dice espressamente della recente scorreria de’ Siciliani in Tennis.
[283] Continuazione di Sigeberto, l. c. Masmudi eran detti gli Almohadi dal nome della tribù che tenne l’egemonia di quella setta religiosa. Gli assalitori eran dicerto pirati spagnuoli o della costiera d’Affrica a ponente di Bugia.
[284] Gesta Friderici, lib. II, cap. 22.
[285] Cap. ij di questo libro, pag. 419, 420. Il dotto baron De Slane, nella versione d’Ibn-Khaldûn, Hist. des Berbères, Appendice del vol. II, 587, ha letto Ghariani, dopo aver seguita nelle pag. 37-38 dello stesso volume la lezione Feryani. Non ostante l’autorità di un erudito di tanto nome, parmi stare alla lezione Foriâni ch’è nei Mss. citati, raddoppiandovi la seconda radicale, come si legge nel Lobb-el-Lobâb, parte I, pag. 196 e nel Merasid-el-Ittila’. Quel nome etnico si riferisce a Forriana, villaggio presso Sfax.
[286] Non aggiungo una parola del mio in tutto questo racconto.
[287] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 551; Tigiani e Ibn-Khaldûn, nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 300 segg., 381 segg., 490, 503, 504.
[288] Ibn-el-Athîr, l. c. Si ricordi ciò che abbiam detto nel cap. ij di questo libro, pag. 425, 426 del volume, intorno le condizioni in cui fu lasciata l’isola delle Gerbe il 1153.
[289] Si vegga il cap. ij del presente libro, pag. 409 del volume.
[290] Si confrontino Tigiani e Ibn-Khaldûn, nella Bibl. ar. sicula, testo pag. 389, 489, 504. Ibn-el-Athîr, l. c., fa menzione della ribellione di Tripoli, senza data, nè altri particolari; se non ch’ei la dice seguita dopo quella di Sfax e pria che quella di Kabes.
Ibn-Khaldûn scrive che que’ di Tripoli dando addosso a’ Cristiani “li bruciarono col fuoco.” Credo sia stato qualche stratagemma come quel delle funi e travi apparecchiate al chiaro della luna, piuttosto che un auto da fe dei prigioni. I costumi de’ Musulmani non portavano queste crudeltà.
[291] Ibn-el-Athîr, l. c. Ibn-Khaldûn nella citata pag. 504.
[292] Ibn-el-Athîr, l. c., e pag. 304. Questo capitolo degli annali, ancorchè posto nel 551, contiene fatti posteriori, come quello di Tripoli, di cui altri scrittori segnan la data precisa.
[293] Ibn-el-Athîr, cap. cit, pag. 301.
[294] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, l. c.; Ibn-Khaldûn, testo nella Bibl. ar. sicula, pag. 504 e il Baiân nella stessa raccolta, pag. 374, il quale porta soltanto le date della sollevazione contro i Cristiani in Mehdia e della ricuperazione di Zawila, le quali mancano nel racconto d’Ibn-el-Athîr. Questi narra la sollevazione di Zawila innanzi il supplizio del Forriâni; ma non è verosimile che Guglielmo abbia differita quella vendetta per un anno e qualche mese.
[295] Presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 951, con l’anno 1158 e presso Pertz, Scriptores, VI, 506, con l’anno 1157. Nella prima di coteste edizioni il nome dell’isola di cui si suppone capitale Sibilla (Zawila) è scritto Gerx; nella seconda Gerp, la quale lezione credo sia stata preferita come vicina a Gerbe, della qual isola parve al dotto editore si trattasse. Io credo che per isola si debba qui intendere penisola (gli Arabi hanno un sol vocabolo per l’una e per l’altra), e che sia da preferire la lezione Gerx, come quella che più si avvicina a Scerik, nome della penisola che separa i golfi di Tunis e di Hammamet, la quale oggi si chiama El-Dakhel, ma gli Arabi del medio evo or la dissero di Scerik, da un nome proprio d’uomo, or di _Bâsciu _(Basso?) nome della città principale. Non è verosimile che i Siciliani avessero ripigliata allora cotesta penisola, ma pare che Mehdia o Zawila fosse considerata allora come capitale di un piccolo stato che prendesse il nome dalla penisola vicina. A me par certo che sendo padroni di Mehdia e di Susa, i Siciliani lo fosser anco di una parte della costiera, e in ispecie della penisoletta di Monastir, appendice di Mehdia. Si vegga, su la topografia di cotesti luoghi, l’Edrîsi nella edizione dei sigg. Dozy e De Gœje, pag. 108, 109, del testo, e 126-8, della versione. Edrîsi dice che i tre villaggi o castelli di Monastir erano abitati da religiosi, come d’altronde si può supporre da quel vocabolo.
[296] In primo luogo non mi par dubbio che il re di Sicilia credesse allor appartenere alla sua corona il diritto d’istituire sedi vescovili, come l’esercitarono gli imperatori bizantini. Si noti la fondazione del vescovado di Cefalù e il titolo di Arcivescovo di Sicilia, dato a quel di Palermo in un diploma di re Ruggiero, presso il Pirro, Sicilia Sacra, pag. 95, 96.
In secondo luogo è da ricordare che, per antica costumanza, il metropolitano di Palermo, ricordando solennemente ogni anno i suoi suffraganei, solea nominare tra quelli il vescovo di Tripoli d’Affrica, su di che si vegga il Pirro, op. cit., pag. 21.
Si consideri inoltre che tra i diplomi della Cappella Palatina di Palermo, nel Tabulario di essa, pag. 34, seg. nº XV, è l’inventario della suppellettile della Chiesa d’Affrica, nel quale si legge che una parte era stata fatta a spese dell’Arcivescovo. Mi par si alluda più tosto a quello d’Affrica che a quel di Palermo. D’altronde il fatto di trovarsi quell’inventario nella Cappella Palatina, può indicare che la Chiesa d’Affrica si volesse far dipendere dal Cappellano Maggiore, o che per lo meno la suppellettile si conservasse a cura dì questo, come proveniente da una regia fortezza.
[297] Ibn-el-Athîr, anno 551, testo del Tornberg, vol. XI, pag. 139, 140. Si confronti il Kariâs versione del Tornberg stesso, tomo I, pag. 170 a 173; Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, traduzione del baron De Slane, tomo I, 254 segg. e tomo II, 173, 190 segg.
[298] Il soggiorno d’Ibn-Sceddâd in Palermo l’anno 551 dell’egira, è attestato dal Nowairi, in un luogo del quale diè la versione francese M. Rosseeuw de Saint-Hilaire, Histoire d’Espagne, tomo III (Paris, 1838). Pièces justificatives, nº IV, par. 511. Questo squarcio, tradotto da M. Vincent e tolto da un Ms. arabico di Parigi che non si cita, contiene un aneddoto dì Abd-el-Mumen che il cronista riferiva essergli stato raccontato da un mercatante musulmano di Mehdia, ch’egli incontrò l’anno 551 nella capitale della Sicilia.
[299] Presso Tigiani, che abbiam citato di sopra, nel cap. ij, pag. 379, in nota. L’Holâl-el-Mausciah dà il nome di Abd-Allah-ibn-Meimûn.
[300] Si confrontino: Ibn-Sahib-es-Selât; Ibn-el-Athîr, anno 554; Marrekosci; Ibn-Khaldûn, nella Bibl. ar. sicula, testo pag. 197, 303-304, 319, 504. Non cito il Nowairi, perch’egli qui copia di parola in parola Ibn-el-Athîr. Cotesti scrittori non son d’accordo sul tempo della mossa da Marocco e si comprende benissimo.
[301] Secondo alcuni cominciò l’assedio il 18 regeb (5 agosto 1159). Secondo altri tornerebbe al 12 luglio.
[302] Marrekosci.
[303] Ibn-el-Athir, Marrekosci, ec. dicono anche figliuoli di Molûk, ch’è il plurale di Mâlik, re; ma diceasi anco de’ grandi feudatari, come abbiamo avuta occasione di notare. Non mi par che meriti molta attenzione un luogo di Marrekosci, compilatore del XIII secolo, nel quale ei chiama i soldati del presidio “compagni del Duca.”
[304] L’autore anonimo dell’Holâl-el-Mausciah.
[305] Gli scrittori musulmani esprimono questo fatto al rovescio, cioè, che la galea entrava nell’arsenale bella e armata senza mettere a terra un sol uomo
[306] Macchine da lanciar sassi, più piccole che i mangani. Il Kartas, in vero, ch’è qui il solo che faccia menzione di macchine oltre i mangani, le chiama ra’ade, cioè “tonanti,” il qual nome fu dato alle artiglierie. A me par che l’autore, il quale visse nel XIV secolo e non conoscea per l’appunto quando fosse stato fatto il primo uso della polvere nelle armi da gitto, abbia sostituito di capo suo quella nota voce ad ’arrâde che al suo tempo e nel suo paese potea parere antiquata. Forse fu errore dei copisti, e in ogni modo le lettere radicali, che son le stesse, disposte sì in altro ordine, si prestavano all’equivoco. Nello stesso modo va spiegato un luogo d’Ibn-Khaldûn, autore anch’egli del XIV secolo, secondo il quale le “tonanti” sarebbero state usate in Affrica nel XIII. Si vegga su questo dubbio il bel trattato dei sigg. Reinaud et Favé, Du feu grégeois, Paris, 1845, pag. 75 segg. e si confrontino: Dozy, Historia Abbadidarum, II, 202 e 264 e Ibn-Batuta, Voyages, Paris, 1853-58, tomo III, 148, 194, 238, 396.
[307] Ibn-el-Athîr, ec.
[308] Zerkesci.
[309] Questo fatto è riferito dal solo Marrekosci.
[310] Falcando.
[311] Secondo l’Holâl-el-Mausciah, sarebbero state una cinquantina, poichè il numero totale delle navi si fa montare a dugento.
[312] Ibn-Sceddâd, presso il Tigiani.
[313] Si confrontino: Ibn-Sahib-es-Selât; Ibn-el-Athir; Marrekosci; il Baiân; Tigiani; il Kartâs; Abulfeda; Ibn-Khaldûn; Zerkesci; Ibn-abi-Dinâr, nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 197, 303-308, 319-320, 374, 401-402, 403-404, 417, 504-506, 523, 540, e l’Holâl-el-Mauscîah ec. (il Pallio variopinto che ricorda gli avvenimenti di Marocco) compendio anonimo, scritto l’anno 783 dell’egira (1381-2) Ms. della Bibl. imp. di Parigi. Ancien fonds, 825, pag. 116. Non cito il Nowairi perch’egli copia letteralmente Ibn-el-Athir in questi capitoli. Di cotesti scrittori ho notate alcune differenze. L’Holâl inoltre attribuisce agli ambasciatori del presidio cristiano appo Abd-el-Mumen, l’adulazione di avergli detto ch’egli era appunto il predestinato alla monarchia universale di che parlavano i loro libri. Del racconto di Tigiani abbiam anco una traduzione francese di M. Alph. Rousseau, nel Journal Asiatique di febbraio 1853, pag. 209 segg. I capitoli più importanti d’Ibn-el-Athir sono stati tradotti in francese dal baron De Slane, nella Histoire des Berbères d’Ibn-Khaldûn, tomo II, Appendice, pag. 585 segg. Similmente i luoghi d’Ibn-Khaldûn, che abbiam citati nel presente Capitolo, si trovano nella citata versione di M. De Slane, tomo II, pag. 38, 39, 193. Il Conde, Dominacion de los Arabes en España, Parte III, cap. xliv, narra distesamente questa impresa di Mehdia, con alcuni de’ particolari notati da noi ed altri che non troviamo ne’ nostri testi. Ma la compilazione del Conde non può tener luogo de’ testi che ci mancano.
Degli autori cristiani son da vedere il Falcando e Romualdo Salernitano, sì discrepanti l’un dall’altro, il primo nel Caruso, Bibl. sicula, pag. 420, 421, il secondo in Muratori, Rer. Italic., VI, 199, e presso Pertz, Scriptores, XIX, 429.
[314] Si confrontino il Falcando e Romualdo Salernitano, presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 412 segg., 419, 421, 865, 866.
[315] Di questa sola ragione d’economia fa parola il Falcando, op. cit., pag. 421.
[316] Questo rimprovero l’ho aggiunto io. Pietro era forse caduto in disgrazia o tenuto com’oggi diremmo “in disponibilità.” Ma tornò ben in favore a capo di due anni.
[317] Falcando, op. cit., pag. 135.
[318] Si confrontino sempre Falcando e Romualdo Salernitano.
[319] Si confrontino Falcando e Romualdo Salernitano, op. cit., pag. 434 segg., ed 866.
[320] Imâd-ed-dîn, nella Kharida, testo nella Bibl. ar. sicula, pag. 599, dice che “l’ammazzarono i Franchi di Sicilia dopo l’anno 550 (1155-6) nella carnificina ch’ei fecero dei Musulmani.” Mi pare da riferir questo caso alla sedizion di Palermo, piuttosto che alla proscrizione che fecero non guari dopo i Lombardi nell’interno dell’isola.
[321] Ibn-Bescrûn, citato da Reinaud, Géographie d’Aboulfeda, Introduzione, pag. CXXI. Il titolo era: Rudh-el-Uns wa Nozhat-en-Nofs, ossia “Giardini dell’Umanità e diletto dell’anima.”
[322] Si confrontino sempre il Falcando e Romualdo.
[323] Falcando, op. cit., pag. 440. Ne fa cenno appena Romualdo, op. cit., pag. 868. Si ricordi ciò che abbiam detto di Ruggiero Schiavo e delle popolazioni lombarde nel libro V, cap. viij, pag. 222 seg., 226 segg., di questo volume.
Si noti che Butera fu sempre feudale, e che Piazza era stata tenuta, come qui dice il Falcando, dal padre di Ruggiero Schiavo, cioè il conte Simone, figlio di Arrigo, dei marchesi Aleramidi.
[324] Falcando, op. cit., pag. 442.
[325] Op. cit., pag. 444-445.
[326] Nei principii del regno di Guglielmo il Buono, quand’egli arbitro dello Stato se n’era fuggito in Affrica per paura de’ baroni nemici suoi, il Conte di Gravina lo chiamò dinanzi la regina “servum saracenum qui stolium dudum prodiderat.” Falcando, op. cit., pag. 454.
[327] Falcando, op. cit., pag. 448.
[328] Abd-el-Mumen fu dei più grandi uomini di Stato de’ suoi tempi; dotto anco nelle scienze filosofiche e nelle matematiche, come il prova una sua compilazione delle vere o supposte lezioni del Mehedi, che fondò primo la potenza almohade; la quale opera si trova manoscritta nella Biblioteca imperiale di Parigi, Supplément arabe, n. 238. Abd-el-Mumen, presa Mehdia, fece fare un catasto dell’Affrica settentrionale, misurar la superficie in parasanghe quadrate, dedurre un terzo pei monti, i fiumi e le paludi, e impose, in ragione della superficie rimanente, una tassa che le tribù dovean pagare in grano o in moneta. Ei cominciò a tramutare in Spagna i feroci Arabi d’Affrica. Fece allestire, dicono, 700 navi; fabbricare 10,000 quintali di saette ogni dì; scrivere 500,000 uomini, ec. Su questi preparamenti si vegga Ibn-el-Athîr, anni 555, 558, edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 162 segg., 191 segg. del testo; Marrekosci, testo, pag. 168; Kartâs, edizione del Tornberg, testo pag. 129, 131, 132, e versione, 174, 176, 177; e Ibn-Abi-Dinâr (El-Kairouani) versione francese, pag. 196.
[329] Si confrontino: il Baiân, anno 558, e Tigiani, entrambi nella Bibl. ar. sicula, testo, pag. 374 e 378, 379.
Il primo pone la data, dice d’uno sbarco di Rûm in generale, del novello “caso,” com’ei lo chiama, di Mehdia e dell’occupazione di Susa; il secondo fa menzione del governatore che avean messo gli Almohadi a Susa dopo che s’impadronirono di Mehdia, e poi accenna alle stragi, rapine e cattività di que’ di Susa ed a’ prigioni riportati in Sicilia dall’armata. Indi non è dubbia la identità del fatto.
[330] Falcando non dà il nome del palagio. Il testo di Romualdo ha Lisam, nelle edizioni antiche; ma quella di Pertz, Scriptores, XIX, 434, dà più correttamente Sisam, con l’avvertenza in nota “Hodie Cisa,” la quale lezione rende forse la pronunzia all’orecchio di qualche straniero, ma io non l’ho mai vista in alcuna scrittura nostrale. Al contrario, i diplomi latini del XIII e XIV secolo ed una cronaca anch’essa del XIV, hanno Zisa, e Asisia, ed un diploma del 1238, presso Mongitore, Sacrae domus Mansionis.... Monumenta, contien la concessione d’un terreno in regione Assisii, al mascolino. Finalmente avverto che l’aggettivo El-’Azîz, anche al mascolino, poichè si sottintende El-Kasr (il palagio), occorre in fin della iscrizione arabica della sala terrena, pubblicata dal Morso, Palermo Antico, 2ª edizione, pag. 184. Ma di ciò mi propongo di trattar più lungamente nel Cap. xj del presente libro. Notisi intanto che la lezione Sisa, risponde precisamente alla trascrizione del nome Abd-el-’Azîz, il quale in un diploma del 1239, nel registro dell’imperator Federigo II, ediz. del Carcani, pag. 398, è scritto Abdellasis.
[331] Si confrontino sempre Falcando e Romualdo, nell’op. cit., pag. 448, 449 e 870, 871. Anche nelle piccole cose si dimostra la nimistà dell’uno e lo studio cortigiano dell’altro. Falcando, per esempio, si compiace a notare che Guglielmo non arrivò a veder finita l’opera della Zisa; Romualdo la fa credere compiuta, e parla più largamente delle acque e de’ giardini di quel sito reale, de’ mosaici aggiunti da Guglielmo nella Cappella palatina, ec.
[332] Ho corretto il giorno della morte secondo la Cronica Cassinese e il libro mortuario dello stesso monastero, presso Caruso, op. cit., pag. 512 e 522.
[333] La parte presa dalle donne, secondo il Falcando, nelle esequie di Guglielmo I, somiglia perfettamente a quella che è attribuita loro nei funerali di Malek Salih al Cairo (1249) in un luogo d’Abu-l-Mehasin, del quale M. Quatremère ha dato testo e traduzione nella Histoire des Sultans Mamlouks, tomo I, parte II, pag. 164. Per parecchi giorni le schiave andavano per le strade battendo i cembali, e le gentil donne le seguian senza velo, piangendo e picchiandosi il volto.
[334] Si veggano i fatti nel Falcando, presso Caruso, Bibl. sic., pag. 451 a 453.
Non mi pare inverosimile che alcuno di cotesti provvedimenti sia stato comandato nel testamento di Guglielmo I. Almeno un passo del Falcando, op. cit., pag. 454, prova che l’eunuco Pietro era stato emancipato nel testamento e che fu confermata la manomissione dai reggenti.
[335] Si vegga il cap. III di questo medesimo libro, pag. 432, 433, 439 del volume.
[336] I diplomi arabi e greci di Sicilia che stamperà il prof. Cusa di Palermo, daranno larga materia ad osservazioni di questa natura. Intanto io voglio notare un esempio, tolto dal diploma arabico di Morreale del 1182, del quale mandommi copia il lodato professore, e la traduzione latina si trova nel Lello (Michele del Giudice) Descrizione del real Tempio.... di Morreale, Appendice dei Privilegii e Bolle, pag. 8 e segg. In questo diploma la voce hârik, ordinariamente usata in Sicilia col significato di collina, è tradotta “terterum”, voce francese latinizzata; il nome di luogo Descîsc è trascritto “Dichichi”; el-Andalusin (gli Spagnuoli) “Hendulcini”; Giabkalîn, “Chapkalinos”, ec.
[337] Quello che or si dice dell’Albergaria.
[338] Presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 454 e 872. L’arcivescovo, ch’era partigiano dell’eunuco, confessa che costui insieme con altri, fuggì “et ad regem de Maroccho veniens, multam secum pecuniam transportavit.” Si vede dal Falcando che l’accusavan anco di aver portato seco le insegne reali, ma la regina affermò non essere stato tocco il tesoro regio.
[339] Ibn-Khaldûn, Prolegomeni, testo arabico di Parigi, parte II, pag. 37, 38 e nella Bibl. arabo-sicula, pag. 462, e versione francese del baron De Slane, parte II, pag. 43. Lo stesso autore, nella Storia dei Berberi, testo arabico di Algeri, tom. I, pag. 326 e versione del baron De Slane, II, 208, dice che il 581 (1185-6) il califo almohade Jakûb, sapendo la mossa d’Ibn-Ghania sopra Costantina, mandò contro di lui l’armata capitanata da Mohammed-ibn-Abi-Ishak-ibn-Giâmi’, insieme con Abu-Mohammed-ibn-’Atusc, e con Ahmed-Sikilli, e che quest’ultimo kaid, con la sua squadra prese Bugia.
[340] Applicato il diritto de’ tempi al racconto d’Ibn-Khaldûn, ognun vede che il giovanetto Ahmed era venuto schiavo in Sicilia. Ora il Falcando attesta precisamente ch’egli fosse tenuto tale a corte, dicendo che il conte di Gravina, saputa la sua fuga, rimproverò alla regina vedova la stoltezza d’avere innalzato a tanta potenza un servo saraceno che aveva già tradita l’armata; ed aggiunse esser anzi maraviglia ch’ei non avesse fatti entrare occultamente i Masmudi nella reggia, per portar via il re con tutto il tesoro. Il conte di Molise partigiano di Pietro, negava che costui fosse servo, quando Guglielmo I l’aveva emancipato nel testamento e il nuovo re e la regina aveano confermata l’emancipazione. Presso Caruso, Bibl. sic., pag. 454.
[341] Si vegga su questa nobile famiglia, Gilles Bry, Histoire du pays et comté du Perche, Paris, 1620, in-4. Il territorio della contea di Perche rispondea quasi a quello degli odierni dipartimenti di Orne ed Eure et Loir.
[342] Si leggano: Petri Blesensis Epistolæ;, n^i 10, 46, 66, 90, 93, alcune delle quali ristampò il Caruso, op. cit., pag. 489, 501; Thomæ Canterburiensis Epistolæ, lib. I, ep. 56, 57, 58, della edizione di Bruxelles, 1682; Epistole di Giovanni da Salisbury, dal Codice Vaticano, lib. II, epistola 61 e lib. III, ep. 80, presso Baronio, Annales, anno 1168, §62, e si confronti anno 1169, §2; Epistola nº 2 di Lodovico VII di Francia a Guglielmo II di Sicilia, anno 1169, nella Collection de Documents inédits sur l’histoire de France, Série 1. Lettres des Rois, etc., tomo I, Paris, 1839, pag. 3. Questa lettera fu mandata alla corte di Palermo per un Teobaldo priore di Crépy, procuratore del monistero di Cluny, al quale dovea servire di credenziale presso Guglielmo II.
[343] «Panormitani.... multos apud eum accusaverunt apostates de Christianis Saracenos effectos, qui sub eunuchorum protectione diu latuerant.» Così il Falcando, op. cit., pag. 461. Mi par si debba intendere de’ Musulmani già fatti Cristiani, non già di Cristiani nati, dei quali se alcuno mai si fece musulmano, il caso doveva essere rarissimo in quel tempo.
[344] Op. cit., pag. 463.
[345] Gaytum Sedictum, nelle edizioni del Falcando. I buoni mss. della Biblioteca imperiale di Parigi, Mss. latins, 5150 e 6262, e Saint-Victor, 164, hanno “Se dictum.” Mi sembra migliore la prima lezione che si avvicinerebbe ai nomi di Siddik ovvero Sadâka, non venendomi alla memoria alcuno che si potesse pronunziare Se.
[346] La via Marmorea è quasi la stessa ch’or si chiama il Cassaro; ma nel XII secolo la parte più alta di quella tornava al tratto che corre dal Collegio Nuovo all’odierno palagio arcivescovile, poichè la Piazza della reggia era allora in gran parte occupata dall’Halka, della quale si è detto nel lib. V, cap. V, pag. 136, 137, di questo volume.
La Via Coperta, che conducea dall’antica reggia all’antico duomo, rispondeva alla contrada che or giace sotto il piano del Papireto.
[347] I fatti si ritraggono confrontando il Falcando, partigiano, non cieco però, di Stefano, e Romualdo Salernitano che fu de’ congiurati. Si vegga anco Guglielmo di Tiro, lib. XX, cap. 3.
[348] Op. cit., pag. 486.
[349] Romualdo Salernitano, presso Caruso, op. cit., pag. 898-899.
[350] Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nella Biblioteca arabo-sicula, testo, pag. 336. Si riscontri Reinaud, Extraits.... relatifs aux Croisades, pag. 184, secondo il quale la epistola fu scritta il 1182.
[351] Confrontisi: Ibn-el-Athîr, anno 565, testo del Tornberg, tomo XI, pag. 231 e Makrizi, Mowa’iz, testo di Bulâk, tomo I, pagina 214-215. Compendiò entrambi il Reinaud, Extraits.... relatifs aux Croisades, pag. 143-144.
[352] Questa impresa del Jemen è narrata da Ibn-el-Athîr, anno 569, testo del Tornberg, XI, 260 segg.
[353] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 569, testo, nella Biblioteca arabo-sicula, pag. 308 segg. e nell’edizione del Tornberg, tomo XI, 292; Ibn-Khaldûn, op. cit., pag. 506 segg.; Ibn-Khallikân nella vita di questo Omâra, versione inglese del baron De Slane, tomo II, pag. 367. M. Reinaud, negli Extraits.... relatifs aux Croisades, pag. 172, dà la traduzione francese di uno squarcio d’Ibn-el-Athîr.
[354] Si vegga, per questa data, la nota che ponghiamo in fine del racconto.
[355] Questa particolarità è aggiunta da Ibn-el-Athîr. Secondo Ducange, quel vocabolo, composto del nome etnico e di ποῦλος che in greco de’ bassi tempi significò “figlio”, par abbia designato in origine i figli de’ mercenarii turchi dell’impero bizantino. Poi si addimandarono così i soldati palatini di Alessio Comneno; e i Cristiani di Siria dettero tal nome a’ cavalleggieri. L’appellazione pareva appropriata, per tutti i versi, a’ Musulmani che militavano sotto le bandiere della Sicilia.
[356] Lo stato delle forze si ritrae dalla lettera di Saladino. Ibn-el-Athîr quasi la copia; Ibn-Khaldûn accresce i cavalli a 2500; Makrizi dice le galee 260; il qual numero io accetto, per la grande accuratezza di quello scrittore nelle cose dell’Egitto e perchè meglio corrisponde ai 50.000 uomini.
[357] Behâ-ed-din, narrando l’assedio di San Giovanni d’Acri per Barbarossa, descrive la debbâba de’ Cristiani: grande struttura di legno, vestita di lamine di ferro, mobile su ruote, montata da molti combattenti, armata di una trave che terminava in un collo con capo di ferro, e chiamavasi “montone”, la quale, mossa da molti uomini, percotea le mura. Dice egli anco d’una macchina simile che consisteva in una tettoia, sotto la quale gli uomini moveano una trave armata d’un ferro in forma d’aratro; e questa chiamavasi “gatto.” Vita Saladini, pag. 141, 143.
Debbâba è traduzione di “testuggine.”
Si vegga anco Reinaud, Extraits, etc., pag. 291-292. Nell’impresa de’ Siciliani sopra Alessandria occorrono simili denominazioni. La somma della lettera di Saladino, distinguendo i varii corpi dell’esercito siciliano, nomina “gli artefici delle torri e delle debbâba.” Poi nella narrazione dell’assedio leggiamo: “e rizzarono tre debbâba coi loro kebasc (che vuol dir “montone”).... le quali debbâba somigliavano a torri, sì grosso era il legname, sì maravigliosa l’altezza e la larghezza, e sì grande il numero degli uomini che le montavano.”
[358] Nella somma della lettera di Saladino che ci dà Abu-Sciama-el-Mokaddesi, leggiamo d’un Ibn-el-Bessâr ucciso nel primo assalto da un dardo di gerkh. Op. cit., pag. 333-334. Nella vita di Saladino occorre il plurale giurûkh.
[359] Ai tempi di Edrîsi, il faro sorgeva a un miglio dalla città per mare e tre per terra. Versione de’ signori Dozy e De Goeje, pag. 166.
[360] La saldezza delle mura di Alessandria è attestata da Edrîsi, l. c.
[361] Le lasciaron chiuse, dice il sunto della lettera di Saladino, coi kosciûr. Il singolare kiscr significa “scorza, corteccia” e però ho messo il significalo di “imposte” che non trovo ne’ dizionarii. Par che abbiano alzate quelle che noi diciamo saracinesche, le quali si poneano a varie distanze dentro la lunga volta d’una porta di città o fortezza, ed abbian lasciata socchiusa la porta esteriore.
[362] Dalla somma della lettera di Saladino parrebbe ciò avvenuto il secondo giorno di combattimento; ma di certo v’ha errore, poichè nello stesso squarcio si dice che lo spaccio era arrivato a Saladino il martedì che fu il terzo giorno dello sbarco (e secondo di combattimento) e il corriere di Saladino ad Alessandria il quarto dello sbarco (e terzo di combattimento) che fu il mercoledì. Ibn-el-Athîr dice espressamente fatta la sortita il terzo giorno di combattimento.
[363] Ibn-el-Athîr, dal quale sappiamo la spedizione di questo corriere, dice che arrivò “lo stesso giorno della partenza.”
Fâkûs giace sull’estremo braccio del Nilo verso levante, ai confini del deserto di Suez, poco lungi dal lago Menzaleh.
[364] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 570, nella Biblioteca arabo-sicula, testo, pag. 310 segg. e nella edizione del Tornberg, XI, 272 seg.; Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nella stessa Biblioteca, pag. 332 segg., il quale dà la somma di una lettera scritta da Saladino ad un suo emir in Siria; Ibn-Khaldûn, op. cit., pag. 508; Makrizi nella stessa Biblioteca, pag. 518 dove la prima data si corregga 569. Nel Mesciâri-el-Ascwâk, ediz. di Bulâk 1242 (1826-7) pag. 196, 197, è un compendio dello stesso racconto di Abu-Sciama e d’Ibn-el-Athîr. Ne fa anche parola un contemporaneo, nell’opera geografica posseduta dalla Bibl. imperiale di Parigi, Suppl. Arabe, 966 bis, foglio 47 verso. Behâ-ed-din, Vita Saladini, edizione di Schultens, cap. XII, pag. 41, dà un cenno di questa impresa de’ Franchi, senza dir ch’e’ fossero que’ di Sicilia. Aggiunge ch’essi ritiraronsi dopo tre giorni con gravi perdite; dà loro 600 legni e trasporta la data al mese di sefer 570 (settembre 1174). Oltre le teride e le galee, l’autore qui nomina le botse, ch’è alterazione della nostra voce “buzzo.”
Per lieve che sia, non è da passare sotto silenzio uno sbaglio di cronologia de’ compilatori musulmani. Abu-Sciama, il quale trascrive il testo perduto di ’Imâd-ed-din, dice in principio sbarcati i Siciliani la domenica, 26 dsu-l-higgia 569 e rotti il 1º di moharrem 570. Lo stesso scrive Ibn-el-Athîr; di modo che gli assedianti, escluso il giorno dello sbarco, sarebbero stati sotto le mura di Alessandria per cinque giorni interi, poichè, sendo il 569 dell’egira quel che noi diremmo anno bisestile, il mese di dsu-l-higgia ebbe allora 30 giorni invece di 29. Da un’altra mano, sendo incominciato quell’anno di domenica e il mese di dsu-l-higgia, di mercoledì, il giorno 26 cadde in sabato e non in domenica.
Ma la somma della lettera di Saladino come l’abbiamo da Abu-Sciama, nota i soli giorni della settimana: cioè, sbarco la domenica, assalti il lunedì e il martedì, sortita e rotta il mercoledì, ritirata dell’armata il giovedì. Il giovedì appunto, 1º agosto 1174, principiò il mese di moharrem e l’anno 570 secondo il conto astronomico dell’egira, che muove dal mezzodì del 15 luglio 622, anzichè dal 16 come lo si conta più comunemente, comprendendovi la notte che precede. Onde si vede che il giorno assegnato dai compilatori alla sconfitta de’ Cristiani, fu quello in cui l’armata si allontanò d’Alessandria, non quello dell’ultima battaglia, e ch’essi per errore posero lo sbarco il 26 invece del 27. Gli imperfetti metodi di cronologia usati in Oriente e la superstizione di contare il primo del mese quando proprio si vede la luna, spiegano cotesti errori. Le giornate di quella infelice impresa van così notate:
Domenica 27 dsu-l-higgia 569 28 luglio 1174, sbarco 28 29 » » 29 30 » assalti 30 » » 31 » sortita; rotta de’ Siciliani Giovedì 1º moharrem 570 1º agosto 1174 ritirata dell’armata. — Strage dei 300 cavalieri.
M. Reinaud ha dati alcuni squarci de’ citati autori arabi, ne’ suoi Extraits, etc., pag. 173. Debbo avvertire che la nota n. 1, del mio dotto maestro non è esatta. I Veneziani, i Pisani e i Genovesi, non sono già nominati nel testo come ausiliari di Guglielmo II in questa impresa, ma soltanto noverati tra i Cristiani che soleano molestar l’Egitto.
Degli autori cristiani, Marangone, nell’Archivio storico italiano, tomo VII, parte 2ª, pag. 71, sotto l’anno pisano 1175, dice partita l’armata siciliana il 1º luglio; forte di 150 galee e 50 dromoni pei cavalli, con 1000 cavalieri, molti arcieri e balestrieri e molte macchine (ædificia) e che l’armata, appena arrivata in Alessandria, prese una nave pisana proveniente da Venezia: e qui finisce il racconto e la cronica. Veggansi inoltre: Guglielmo di Tiro, lib. XXI, cap. 3; la Chronica pisana, presso Muratori, Rer. Italic., VII, 191, la quale qui copia il Marangone; infine la Cronica anonima nella Historia diplomatica Friderici II, dell’Huillard-Bréholles, tomo I, pag. 890. È da notare che il Caruso, Memorie storiche, parte II, vol. I, pag. 186, 192, suppose due spedizioni d’Alessandria, nel 1174, cioè e nel 1178, togliendo l’una da Guglielmo di Tiro e l’altra dalla cronica Pisana.
[365] Palmieri, Somma della Storia di Sicilia, vol. II, pag. 285. Il buon Di Biasi suppone che que’ tesori fossero stati spesi nella fabbrica del Duomo di Morreale. Merita tanta maggior lode, dopo ciò, il mio amico Isidoro La Lumia, il quale, invaghito com’ei sembra di Guglielmo II, ha riconosciuto, pag. 146-147, l’errore del Caruso e degli altri, e dato un cenno di questo fatto di Alessandria, secondo gli scrittori contemporanei cristiani e le poche notizie de’ musulmani che gli fornisce il compendio del Renaudot, Hist. Patr. Alexandriæ, Parigi, 1713 in-4, pag. 540.
[366] Makrizi, Mowa’iz, testo di Bulâk, tomo I, pag. 180. A coteste frequenti molestie si allude nello squarcio anzi citato della relazione di Saladino al califo di Bagdad, dove leggiamo (Biblioteca arabo-sicula, testo, pag. 336), “che del navilio del re di Sicilia si era parlato sovente e del suo esercito non si ignoravano i casi.”
[367] Baiân-el-Moghrib, testo, nella Biblioteca arabo-sicula, pag. 374. Si veggano i capitoli ij e iv del presente libro, pag. 418 e 490 del volume.
[368] A rigore si potrebbero supporre anco due imprese estive nello stesso anno 573, che cominciò in fine di giugno 1177 e terminò il 18 giugno 1178.
[369] Ibn-el-Athîr, anni 568 e 576, testo, nella edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 256, 309.
L’epistola di Saladino al califo di Bagdad, inserita nell’opera di Abu-Sciama-el-Mokaddesi, della quale ho dati alcuni squarci nella Biblioteca arabo-sicula, dice occupate a nome del Sultano, Barca, Kafsa, Kastilia e Tauzer, ms. arabo della Biblioteca imperiale di Parigi, Ancien Fonds, 707 A, fog. 128 verso.
[370] Ibn-el-Athîr, anno 576, loc. cit. Si confronti il Kârtas, edizione del Tornberg, testo, pag. 139 e traduzione pag. 186; e Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, traduzione, di M. De Slane, II, 34, 203.
[371] Anno 1180, presso Pertz, Script., VII, 528. M. De Mas-Latrie, nella Introduzione ai Traités de Paix, ec., pag. 51, accetta ed amplifica il racconto dell’abate Roberto e dà alla restituzione delle due città il significato plausibile, che il principe almohade abbia permesso ai Siciliani di tenervi loro fondachi. E accomoda anco la differenza della data tra Roberto e l’anonimo Cassinese, affermando che le negoziazioni furono cominciate il 1180 e terminate in agosto 1181.
[372] Marrekosci, nella edizione del Dozy, pag. 181 e nella Biblioteca arabo-sicula, pag. 320. Si corregga in questo modo la traduzione del Marrekosci, ch’io detti già in nota a Ibn-Giobair, nel Journal Asiatique di marzo 1846, pag. 234 e nello Archivio storico italiano, appendice nº 16, pag. 71.
[373] Si confronti Ibn-el-Athîr, loc. cit. con l’anonimo Cassinese, presso Caruso, Biblioteca sicula, pag. 543. L’uno dice che Kafsa fu presa il primo giorno del 576 (28 maggio 1180) e che Abu-Iakûb dopo ciò andò a Mehdia, dove trovò gli ambasciatori e fermata la tregua se ne tornò in fretta a Marocco; l’altro che Guglielmo fece la tregua in Palermo d’agosto 1181. Indi suppongo la stipulazione a Mehdia e la ratificazione a Palermo. Ma quanto all’anno, sto alla data de’ cronisti arabi i quali non sogliono scrivere i numeri in cifre e sono in generale molto più esatti. Non mi par verosimile poi che la ratificazione sia stata differita per più di un anno fino all’agosto 1181.
[374] Si vegga qui appresso la nota 1, alla pag. 521.
[375] Ibn-el-Athîr, l. c. Si direbbe quasi ch’egli accennasse al motivo, continuando, immediatamente dopo aver fatta menzione della tregua: “L’Ifrikia era straziata allora, ec.”
[376] Testo del Dozy, pag. 193 segg. Si confronti Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, versione del baron De Slane, II, 188, 207, il quale differisce in alcuni fatti secondarii.
[377] Presso Muratori, Rerum Italic., VI, 355-356. Vi si legge l’anno della natività 1181, indizione XIII, la quale all’uso di Genova risponde alla XIV del conto più comune, e però l’anno torna appunto al 1181 del calendario romano.
[378] Par che Pisa in questo tempo rinnovasse ogni dieci anni la tregua con Majorca; poichè abbiamo notizie delle pratiche del 1161 e del 1173, dal Marangone, nell’Archivio storico italiano, tomo VI, parte 2ª, pag. 25 e 68. Il trattato originale del giugno 1184 è stato pubblicato da me ne’ Diplomi Arabi del Regio Archivio fiorentino, parte I, n. IV, pag. 14, seg. nella quale opera, Introduzione, pag. XXXVI, è da correggere la citazione del Caffaro e la data della spedizione di Guglielmo II, della quale ci ragguaglia la cronica anonima, pubblicata nella Historia Diplomatica Friderici II, etc.
[379] Testo arabico del regio Archivio di Torino, pubblicato dal Sacy, nelle Notices et extraits des mss., XI, 7, segg.
[380] Si confrontino: Guglielmo di Tiro, lib. XXII, cap. viij, nel Recueil des Historiens des Croisades, Historiens Occidentaux, tomo I, parte I, p. 1076, e la cronaca anonima del XIII secolo, pubblicata da M. Huillard-Bréholles nella Historia Diplomatica Friderici secundi, etc., tomo I, pag. 890. Questa non mette data e dice che Guglielmo II abbia voluto ajutare un principe musulmano scacciato da Majorca; il qual fatto ci condurrebbe al 1183, ed agli anni seguenti. Guglielmo di Tiro, dal Cap. v. al vij dello stesso libro, dice di avvenimenti del 1180 e della state del 1181, e incomincia il cap. viij con la morte di Malek-Sciah figliuolo di Norandino, la quale sappiamo d’altronde che avvenne di novembre 1181. Per questo dobbiam supporre il naufragio seguito nell’inverno 1181-1182 e non già nella prima spedizione, della quale abbiamo la data precisa dal Caffaro.
[381] Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, versione del baron De Slane, II, 208 a 210.
[382] Di queste orribili condizioni dell’Affrica propria troviamo il racconto in Ibn-el-Athîr, anni 580 e 581, nella edizione del Tornberg, tomo XI, p. 334, 342 segg.
[383] Ibn-Giobair, testo e traduzione francese, nel Journal Asiatique di dicembre 1845, pag. 526 segg. e di gennaio 1846, p. 88 segg. Il testo si legge anco nella edizione del Wright e nella Bibl. arabo-sicula; e la versione italiana, nell’Archivio storico, Appendice n. 16, pag. 35 segg.
[384] Fan cenno di questa impresa Niceta Coniate, Guglielmo di Tiro, Sicardi vescovo di Cremona ed altri cronisti del tempo; ma quei che più largamente la narra, anzi con infiniti particolari e troppa rettorica, è un testimonio oculare che soffrì i disagi dell’assedio e tutte le onte della occupazione straniera: l’arcivescovo di Tessalonica stessa, Eustazio, dotto commentator di Omero. Il suo testo su l’eccidio di Tessalonica, fu pubblicato per la prima volta a Francoforte il 1832, e ristampato con versione latina, nella collezione bizantina di Bonn, il 1842. Isidoro La Lumia è tra gli scrittori italiani il primo che abbia fatto uso del testo di Eustazio nella sua Storia di Guglielmo il Buono. L’anonimo dianzi citato (Historia Diplomatica Friderici secundi, tomo I, parte 2, p. 890) dice anch’esso di questa infelicissima impresa; e il contemporaneo Rodolfo De Diceto, decano di San Paolo in Londra, la riferisce con grande esagerazione delle forze siciliane, nientedimeno che 85,000 fanti e 30,000 cavalli! Nell’Historiæ Anglic. Scriptores, Londra, 1652, pag. 628.
[385] Conradi a Liechtenaw, Chronicon, Argentorati, 1609, in fol. pag. 228.
[386] Epistola di Saladino al califo di Bagdad. Non ostante l’ampollosità dello stile, questo documento è importantissimo. Saladino volea mostrare all’universale de’ Musulmani, più tosto che al povero e negletto pontefice, come la usurpazione sua, anzi lo spogliamento di tanti piccoli usurpatori, non escludendo que’ della casa di Norandino, fosse necessario a ristorare l’impero musulmano e cacciare gli Infedeli dal territorio. Questa epistola fu mandata verso il principio del 1182. Si vegga Reinaud, Extraits.... des Croisades, pag. 184. Io ho dato nella Biblioteca arabo-sicula, pag. 336-7 il testo dello squarcio dove si dice del re di Sicilia e delle repubbliche di Venezia, Pisa e Genova.
[387] Si confrontino: l’anonima Historia Hierosolimitana, presso Bongars Gesta Dei, ec., vol. I, pag. 1155 segg.; Marino Sanudo, lib. III, parte ix, cap. 9, op. cit. tomo II, pag. 194; Sicardi vescovo di Cremona, presso Muratori, Rer. Italic., VII, 530; Francesco Pipino, Chronicon, lib. I, cap. xij, op. cit., IX; Bernardi Thesaur. cap. clxix, clxx, op. cit., VII; _Chronica Anonima _presso Huillard-Breholles, Hist. Diplom. Friderici secundi, ec., tom. I, pag. 890, 894; Continuazione francese di Guglielmo di Tiro, lib. XXIV, cap 5, 7, 11, nel Reçueil des Historiens des Croisades — Historiens Occidentaux, tomo II, pag. 114, 115, 119 e segg.
Le prime imprese di Margarito fecero tanto romore in Levante, che gli ambasciatori di Filippo Augusto a Costantinopoli, ragguagliando il re delle notizie della guerra, diceano presa Giaffa da Margarito, uccisivi 500 Turchi, fatti prigioni otto emiri e presa anco Gebala e trucidati quanti uomini vi si trovarono. Questa lettera è trascritta da Rodolfo De Diceto, op. cit., pag. 641 ed anco dall’autore della Gesta regis Henrici II, attribuita a Benedetto abate di Petersborough, ediz. Stubbs, Londra, 1867, vol. II, pag. 51. Pipino e Bernardo accrescono infino a 200 il numero delle galee siciliane; Sanudo dice 70 galee, 500 uomini d’arme e 300 turcopoli.
[388] Gli Arabi musulmani chiamano taghiat indistintamente i principi stranieri. Quella voce significa in origine, violento, ingiusto, prevaricatore, ec.
[389] Traduzione litterale del bisticcio arabo kala’t e tala’t.
[390] ’Imâd-ed-dîn, nella Biblioteca arabo-sicula, testo, pag. 206, 207. Si confronti Abu-Sciamâ, nella stessa raccolta, pag. 337.
[391] Secreta Crucis, presso Bongars, Gesta Dei, ec., II, 194.
[392] Niceta Choniate, De Isaaco Angelo, lib. I, § 5, pag. 483, 484; Sicardi presso Muratori, Rer. Italic., VII, 615; Conradi a Liechtenaw, pag. 232, dell’edizione citata; Continuatio Cremifanentis, presso Pertz, Scriptores, IX, 548; S. Rudberti Salisburgensis Chron., vol. cit. pag. 778. Continuazione di Otone di Frisingen, op. cit., XX, 325; Annales Aquenses, op. cit, XVI, 687; Contin. Weingart., op. cit, XXI, 474 e molti altri cronisti tedeschi. Margarito stesso confessava i tristi principii della sua vita, nel 1194 quand’egli, grande Ammiraglio di Sicilia, conte di Malta, ricchissimo e potentissimo, donava all’Archimandrita di Messina un suo casale “per espiazione dei suoi misfatti.” Chi non ne avea su le spalle di grossi e conosciuti, li solea chiamar peccati. Si vegga presso il Pirro, Sicilia Sacra, pag. 980, questo diploma il quale attesta la patria dell’Ammiraglio: “Nos Margaritus de Brundusio, etc.”
[393] Si confrontino Niceta Choniate, De Isaaco, lib. I, § 5, e la cronica intitolata Magni Presbyteri, presso Pertz, Scriptores, XVII, 511, la quale inserisce una relazione contemporanea.
[394] Gesta regis Henrici II, attribuite a Benedetto abate di Petersborough, edizione di Stubbs, Londra, 1867, tomo II, p. 199. Si vegga la pag. xlvij della Prefazione, nella quale il dotto editore dimostra che questa parte fu scritta verso il 1192. Lo squarcio era stato pubblicato prima, sotto il nome di Brompton, nell’Historiæ Anglic. Script., Londra, 1652, I, 1218.
[395] Eustazio di Tessalonica, Opuscula, Francoforte, 1832, pag. 292, 294, e nella edizione di Bonn, 1842, pag. 457, 464, 466.
[396] Nel testo d’Imâd-ed-dîn leggiamo “che i Cristiani messero su le gerkh” e “spianarono le zambûrek.” Della prima di coteste armi si è fatta menzione nell’assedio di Alessandria. La seconda è citata da Behâ-ed-dîn, edizione di Schultens, pag. 150 e da Reinaud, Extraits, etc. pag. 416.
[397] Paolo Santini da Duccio, nel bel ms. della Biblioteca imperiale di Parigi, pubblicato in parte da MM. Reinaud et Favé (Du feu gregeois, etc., Paris 1849 in -8) dà la figura del mantellectus del XIV secolo, un asse cioè, inclinata a 45° e sostenuta da due fiancate triangolari, in forma di leggìo, dietro la quale riparavasi il soldato. Traduco mantelletti la voce giafati che si legge in Imâd-ed-dîn e con lieve variante in Ibn-el-Athîr. Questi nomina inoltre le târakîa, che M. Reinaud, con l’approvazione di M. De Sacy (Chréstomathie Arabe, tomo I, pag. 273, della 2ª edizione) credette analogo a θώραξ. Ma qui evidentemente non si tratta di corazze, e se pure quel vocabolo greco diè origine all’arabico, variò in questo il significato, vedendosi nel Vocabulista Arabico della Riccardiana resa “scutum” la voce Derak o Tarak. Credo sia appunto la nostra “targa”, ossia scudo grande del medio evo. E questo si adatta molto meglio che corazza, nel luogo di Makrizi, citato da M. De Sacy. Si riscontri Quatremère, Histoire des Mongols de la Perse, tomo I, pag. 289. Imâd-ed-dîn, in luogo di questa voce, ne mette due, cioè tirds “scudi” e satâir, che mi par usato genericamente per significare “ripari”.
[398] Si confrontino: ’Imâd-ed-dîn da Ispahan e il suo compendiatore Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nella Biblioteca arabo-sicula, testo, pag. 205 segg. 337 segg. e Ibn-el-Athîr, anno 584, op. cit., pag. 312 segg. e nella ediz. del Tornberg, tomo, XII, pag. 2 segg. M. Reinaud ha dato un cenno di cotesto racconto ne’ suoi Extraits.... relatifs aux Croisades, pag. 226-227.
[399] Gesta regis, etc. attribuita a Benedetto di Petersborough, dianzi citata, tomo II, pag. 175, 180. Si confronti quel testo con Ruggiero de Hoveden.
[400] Si confrontino: la continuazione francese di Guglielmo di Tiro, lib. XXIV, cap. 7, nel Recueil des historiens des Crosaides, Historiens Occidentaux, tomo II, pag. 114-115 e la citata Gesta regis Henrici II, attribuita a Benedetto abate di Petersborough, tomo II, pag. 133, alla quale corrisponde Ruggiero de Hoveden, presso Caruso, Bib. Sic., pag. 960.
[401] Gesta regis Henrici II, or or citata, II, 54. Come si ritrae dalla prefazione dello Stubbs, l’autore anonimo era informatissimo degli affari della corte inglese, negli ultimi tempi di Arrigo II e ne’ primi di Riccardo. Il qual principe avendo passato l’inverno del 1190-1 in Messina, dove ei conobbe Margarito, e la state seguente all’assedio d’Acri, i suoi intimi doveano sapere benissimo que’ fatti recenti dell’armata siciliana ne’ mari di Palestina. Ecco le parole del cronista: “Eodem vero anno, quidam vir potens et terra et mari, natione Sigulus (siculus), nomine Margaritus, per auxilium domini sui Willelmi regis Siciliæ, profectus cum quingentis galeis bene munitis, et viris bellicosis et victu et armis, in auxilium Cristianorum, et vias maris tanta calliditate obstruxit, quod Sarracenis qui Acram civitatem et cæteras terræ Jerusalem civitates et munitiones circa maritima occupaverant, nullus securus patebat egressus. Contigit autem quadam die, quod dum milites et servientes Saladini veherent arma per mare, et victualia ad subventionem filii Saladini et familiæ suæ qui erant apud Acram, occurrit eis predictus Margaritus cum suis; et commisso cum eis prœlio, illos devicit et omnes interfecit.” Il numero di 500 galee è sbagliato evidentemente dal copista, che dovea scrivere 50.
Il compendio delle Crociate per Ahmed-ibn-Alì-el-Harîri, ms. della Bibl. imp. di Parigi, Suppl. Arabe, 1905 attesta che le forze siciliane si trovavano all’assedio d’Acri il 585 (1189) insieme con quelle di Costantinopoli, Roma, Genova, Pisa, Majorca, Rodi, Venezia, Creta, Cipro e Lombardia.
[402] Eustazio, De Excidio Thessalon., edizione di Francoforte, pag. 282, e di Bonn, pag. 421.
[403] Riccardo da S. Germano in principio della Cronica.
[404] Ibn-Giobair, testo e traduzione francese, nel Journal Asiatique di dicembre 1845 e gennaio 1846 e traduzione italiana nell’Archivio Storico, Appendice, nº 16.
[405] Pirro, Sicilia Sacra, pag. 531.
[406] Constitutiones Regni Siciliæ, lib. I, titolo 45, 68, lib. III, tit. 83.
[407] Decretales Gregorii, libro V, titolo xvij, cap. 4. “De raptoribus”, pag. 1728 della edizione di Roma, 1632.
[408] Ibn-Giobair, op. cit.
[409] La prova di ciò è in tutti i fatti narrati ne’ capitoli di questo libro V.
[410] Ibn-Giobair, op. cit.
[411] Si vegga qui appresso a pag. 541, il cenno sopra Ibn-Kalakis.
[412] Ibn-Giobair, op. cit.
[413] Ibn-Giobair, op. cit.
[414] Si vegga il Cap. vj del V libro, pag. 159 di questo volume.
[415] Ibn-Giobair, op. cit.
[416] Si vegga la nota 2 della pag. 532.
[417] Epistola detta Itinerario di Gherardo, inserita nella Chronica Slavorum di Arnoldo di Lübeck, lib. VII, cap. 10 della edizione del 1659. Nella raccolta del Pertz, Scriptores, XXI, 103, e 235, nota 77, il dotto editore Sig. Lappenberg, corregge il nome dell’autore dell’epistola, e pone l’ambasceria nel 1175.
[418] Lib. V, cap. ix, pag. 262 segg. di questo volume.
[419] Edizione di Francoforte, pag. 283, e di Bonn, pag. 422.
[420] Pag. 304 dell’una e 504 dell’altra ediz. Il testo ha uomini τοῦ ρὶζικου. Si vegga questa voce nel dizionario greco del Ducange, secondo il quale la significazione primitiva sarebbe stata “gitto del dado,” indi “sorte, fortuna.” Parmi che il sig. Tafel nel suo Komnenen und Normannen, Stuttgard, 1870, pag. 196, abbia ristretto troppo il significato traducendo Freibeuter e corsari.
[421] Ἀμερᾶς. Si aggiunga alle citazioni che ho date nel cap. primo del presente libro, pag 351 del volume.
[422] Pag. 296 dell’una e 472, 473 dell’altra edizione.
[423] Op. cit., pag. 301 e 492.
[424] Orazione inaugurale, tra gli opuscoli della citata edizione di Francoforte, pag. 157.
[425] Op. cit., pag. 285, della prima edizione e 430 dell’altra.
[426] In questo medesimo capitolo, pag. 508.
[427] Diplomi del 23 aprile e 6 maggio 1284, citati nella mia Guerra del Vespro Siciliano, cap. X, edizione del 1866, tomo I, pag. 383 in nota.
[428] Eustazio, op. cit. p. 285 della prima ediz. e 431 dell’altra. Il traduttore latino qui ha reso “zolfo” la voce συρφετὸς, piuttosto, com’io credo, per conghiettura, che per l’autorità di altri esempii. Il vocabolo ch’io uso, corrisponde in Toscana al “pulvis stercoribus permixtus” che danno i lessici greci, insieme con quello di spazzature e di polvere delle strade; la quale in Sicilia si chiama appunto così (pruvulazzu).
Debbo avvertire che, consultato su quel vocabolo il dotto professore Comparetti dell’Università di Pisa, ei mi conferma nell’opinione che non s’abbia a intendere zolfo; ma crede che qui significhi spazzature di combustibili, come sarebbero trucioli di legno e simili: quelle materie appunto che si adoperavano nelle mine, secondo gli antichi poliorcetici greci. Tuttavia mi resta il dubbio che, appo i Greci del XII secolo, le spazzature, tecnicamente dette, fossero di qualche sostanza incendiaria, di quelle note nel medio evo sotto il nome generico di fuoco greco. Ed ho voluto accennare a tal supposto, perchè ulteriori ricerche o nuovi testi, possano rischiarare questo punto di erudizione tecnica.
Su l’antico uso delle composizioni incendiarle di salnitro e zolfo, o vogliam dire polvere da sparo imperfetta, si vegga l’opera di MM. Reinaud et Favé, intitolata Du Feu Gregeois, etc., e il cap. ij di questo medesimo nostro libro, pag. 367 del volume, nota 1.
[429] Si vegga il lib. V, cap. vj e ix, pag. 173 e 263 di questo volume.
Il divario tra i nomi di Abu-l-Kâsim e Ibn-abi-l-Kâsim non fa alcuna difficoltà, perchè gli Arabi soleano scorciare così fatte appellazioni. Ne abbiamo un esempio vicino nei Beni Khorasân di Tunis, il qual casato correttamente si addomandava de’ Beni-abi-Korasân. Si vegga il capitolo ij di questo libro, pag. 429 del volume, nota 1.
[430] Si vegga nel principio di questo stesso capitolo la pag. 500.
[431] Ibn-Giobair, op. cit.
[432] “Il figlio della rupe”, ossia l’acqua, simbolo di beneficenza. Si confrontino: Ibn-Khallikân, Biografia degli illustri Musulmani, testo, nella edizione del Wüstenfeld, IX, 67, vita, nº 772, e X, 64, vita nº 815; ed Hagi-Khalfa, Dizionario bibliografico, III, 545, nº 6680. Ho ristampati i testi nella Biblioteca arabo-sicula, pag. 631, 643, 702.
[433] Si vegga la mia prefazione al Solwân-el-Motâ’ d’Ibn-Zafer, pag. XXIV segg.
[434] Op. cit., pag. 2, 3.
[435] Liber Jurium Reipub. Januens., tomo I, pag. 463, n. CCCCXXXVII, nei Monumenta hist. patriæ.
Il testo ha domum ed io traduco “palazzo” perchè la “casa” donata in Messina per lo stesso diploma, era stata quella di Margarito, cioè il palagio dove soggiornò Riccardo Cuor di Leone il 1190-91; la casa donata in Siracusa era quella di Gualtiero di Modica già grande ammiraglio; il fabbricato donato in Napoli, era il fondaco regio in porta Morizini, etc. Questo importante documento uscì alla luce la prima volta nella Hist. Dipl. Friderici II, tomo I, 66.
[436] Si vegga la citazione a pag. 173, del presente volume, nota. 1.
[437] Presso Caruso, Bibl. sic., pag. 404, 405. Questa e le altre edizioni mettono a capo della Storia la citata epistola, la quale evidentemente fu scritta molto tempo dopo quella. E si legge dopo la Storia nel bel ms. della Bibl. imp. di Parigi, S. Victor, nº 164.
[438] L’autore non solamente dice e replica ch’egli scrivea “quando le tepid’aure” sottentravano alla neve ed al gelo, ec. Egli accenna anco alla occupazione della Puglia, di che gli duole un tantino, ma la sopporta purchè i Tedeschi non passino nell’isola. E continua: “Atque utinam Constantia cum rege Teuthonico, Siciliæ fines ingressa, perseverandi constantiam non haberet, nec ei detur copia Messanensium agros aut Aetnæi montis confinia transeundi!” Eccoci dunque al giugno 1190; poichè egli è noto che Arrigo mandò l’Arcivescovo di Magonza allo scorcio d’aprile e che il maresciallo imperiale di Toscana passò i confini del regno di Puglia in maggio. Nè Costanza, nè Arrigo erano con quell’esercito; ma si capisce che potea correrne la nuova o potea l’autore supporre la presenza dei due principi o anche fingerla tra le sue favorite ipotiposi; se pur non lo strascinò il bisticcio che gli veniva tra’ piedi col nome di Costanza.
Nè si dica che l’autore vivendo in qualche monastero di Francia o d’Inghilterra, dovesse sapere le notizie di Sicilia da una stagione all’altra. Nel medio evo i monasteri erano appunto gli emporii del mondo, e i frati ne andavano in traccia come i giornalisti d’oggidì.
[439] Si vegga il cap. iv di questo libro, pag. 485 segg. del volume.
[440] “Panormi oritur inter Christianos et Sarracenos dissentio. Sarraceni, multa suorum strage facta, exeunt et inhabitant montana.” Così l’Anonimo cassinese, anno 1189 presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 514. Similmente Riccardo da S. Germano scrisse.... “quinque Sarracenorum regulos, qui ob metum Christianorum ad montana confugerant.” Pietro d’Eboli, dopo aver chiamata Palermo città trilingue, dice de’ tumulti che scoppiarono:
Scismatis exoritur semen in urbe Ducum: In sua versa manus præcordia, sanguinis hausit Urbs tantum, quantum nemo referre potest.
[441] Si vegga il cap. iv di questo libro, pag. 488 del volume. Credo che M^r De Cherrier sbagli supponendo che i Musulmani minacciarono Catania, Lutte des papes, etc., lib. I, cap. V, pag. 216 della 2ª edizione. Il fatto di Catania fu ben diverso e seguì nel 1194, come si vedrà più innanzi.
[442] Gesta Regis Henrici, etc., edizione Stubbs, Londra, 1867, vol. II, pag. 141. Cotesta cronica, attribuita a Benedetto abate di Peterborough che la fece copiare, fu scritta, come pensano gli eruditi, a corte di Riccardo Cuor di Leone; e però ha autorità, non solamente di contemporanea, ma ancora di conterranea pei fatti siciliani del 1190, quando Riccardo passò parecchi mesi in Sicilia. Leggonsi a un dipresso le medesime parole in Ruggiero de Hoveden (presso Caruso Bibl. sicula, pag. 965) il quale inserì quella cronica nella sua, con parafrasi, mutazioni ed aggiunte, e, sendo contemporaneo anch’egli, rafforza la testimonianza col fatto stesso del plagio.
[443] Anno 1190, presso Caruso, op. cit., pag. 547.
[444] Gesta Regis Henrici e Ruggiero de Hoveden ll. cc.
[445] Si confrontino Riccardo da San Germano e le Gesta II. ec.
[446] Presso Pirro, Sicilia sacra, pag. 1132, il quale afferma aver copiato l’autentico diploma. Questo è citato in un altro della imperatrice Costanza dato d’ottobre 1198 o 1199, nella Historia Diplomatica Friderici Secundi, I, 12.
[447] Si vegga il gran lavoro di M^r De Cherrier, Histoire de la lutte des papes et des empereurs de la Maison de Souabe, lib. I, cap. 5 segg.; la monografia del dottor Teodoro Toeche, De Henrico VI. Romanorum imperatore. Normannorum regno sibi vindicante, Berlino 1860; e le critiche di questo dotto opuscolo fatte dal Sig. Adolfo Cohn nel Forschungen zur deutsche Geschichte, tomo I, pag. 437 segg. e dal Sig. Otto Hartwig, nel Selzer’s Monats’blätter di Marzo 1862.
Quanto agli scrittori contemporanei, oltre le antiche edizioni, si possono ora confrontare quelle del Pertz (fino al tomo XXII) e le recenti edizioni delle Gesta Regis Henrici e dello Hoveden (tomo I) pubblicate a Londra del professore Stubbs. La raccolta del Pertz, inoltre, schiude alcune sorgenti che furono ignote ai compilatori della storia di Sicilia.
[448] Non è superfluo avvertire che il prof. Stubbs, dando nella edizione delle Gesta, ec., II, 133, il capitolo sulle negoziazioni di Riccardo Cuor di Leone con Tancredi, ha ben corretto salmas la voce salines e spiegata tari nel glossario, (II, 257) la voce terrins, ch’era stata variamente alterata e perfino ridotta a terris; le quali voci il Caruso (Bibl. sic., pag. 960) avea lasciate tal quali, ancorchè la prima indicasse evidentemente una misura di frumento, e la seconda non potesse denotare altro che piccole monete, poichè 1,000,000 di quelle tornava, secondo lo stesso luogo del cronista, a 20,000 once d’oro.
[449] Annales Januenses, presso Muratori, Rer. italic., VI, 370.
[450] Ottone di San Biagio, presso Pertz, Script., XX, 325 e presso Caruso, Bibl. sic., pag. 935.
Io non veggo perchè il Toeche nel citato lavoro, sì pregevole per diligenza e critica, metta in forse l’autorità della Continuazione Sanblasiana, ch’è pure molto particolareggiata in questi eventi, nè ripugna alle testimonianze degli altri contemporanei. Il signor Cohn, al contrario, ha mostrato degno di fede quello scrittore contemporaneo, op. cit., pag. 447, 450. Quanto ad Ottobono, autore degli Annali genovesi di questo tempo, il dotto Toeche dubita della esattezza del suo racconto, perchè gli pare inverosimile che la Regina di Sicilia avesse raccolto un esercito e che in questo militassero dei Musulmani. Il primo fatto, attestato dal cronista genovese al par che dal tedesco, è naturalissimo; nè si vede ragione di negarlo. Il secondo, se non al Burigny citato dal signor Toeche, si creda alle autorità che io ho allegate in varii luoghi del presente libro. Che se a lui non parve probabile che i Musulmani avessero prese le armi a favor della dinastia cadente, si potrebbe domandare all’incontro per qual ragione gli stanziali, o anco la milizia, di quella classe dei sudditi avrebbero disubbidito al comando di combattere gli stranieri. Tanto debbo far osservare sul giudizio del Toeche, pag. 54, nota 148. Erroneo parmi quello del signor Hartwig, (op. cit. pag. 189) il quale, convinto dalla magnanimità di Arrigo VI e della scelleratezza dei Siciliani, trasporta di peso al 1197 la narrazione di Ottone di San Biagio intorno questo combattimento di Catania. Per vero il buon cronista avea messo il fatto a suo luogo, innanzi la resa di Palermo; nè può supporsi anacronismo, quand’egli, dopo lo imprigionamento dei grandi che aveano combattuto, accenna alla sorte incontrata finalmente da loro, la quale noi abbiamo buone ragioni di protrarre infino al 1196 o 1197.
[451] Ho avuta alle mani, parecchi anni addietro la edizione di Engel, Bâle, 1744, ma mentre riscrivo questo capitolo non posso citare se non che la ristampa del signor Giuseppe del Re (Cronisti e Scrittori sincroni napoletani, Napoli, 1845, in-8 grande, pag. 401, segg.) ove è la traduzione italiana del signor Emmanuele Rocco e le note di entrambi. Debbo avvertire che l’Engel non pubblicò tutte le figure del prezioso ms. di Bâle e che perciò si può dir manchi una parte dell’opera, poichè le figure di quel codice rischiarano talvolta i fatti e danno de’ nomi. Si vegga anco Cherrier, Lutte des papes, etc., lib. II, ij, pag. 232 della 2ª ediz. et passim.
[452] Ottone di San Biagio.
[453] Pietro d’Eboli.
[454] Pietro d’Eboli.
[455] Ottone di San Biagio. “Trinacriis pars, fertur equis, etc.”, dice Pietro d’Eboli descrivendo l’entrata dell’imperatrice Costanza in Salerno, il 1191.
[456] Ottone di San Biagio.
[457] In questo passo di Pietro d’Eboli, si legge tra le altre cose:
Haec (apodixa) quantum Calaber, seu quantum debeat ater Apulus, aut Siculus debeat orbis, habet.
Cotesti versi ricordarono ai due eruditi editori napoletani, quell’altro notissimo della spada di re Ruggiero, onde l’uno e l’altro lessero Afer in luogo di ater. Di certo il poeta pugliese non avea ragione di chiamare negri i suoi compatriotti; e il credito acceso nella Tesoreria di Sicilia contro l’Affrica, si spiega benissimo col tributo di Tunis. Fors’anco si può riferire a quello di Malta e di Pantellaria, popolate allora di Musulmani, come si vede nel capitolo precedente pag. 536 di questo volume. Ho detto positivamente del tributo di Tunis, perchè l’autore degli Annales Colonienses Maximi, (presso Pertz, Scriptores, XVII, 803) benissimo informato de’ casi di questa impresa di Sicilia, scrive sotto l’anno 1195: “Marroch rex Africæ 25 summarios, auro et lapide precioso, multisque donis oneratis imperatori mittit.” Si è già detto che Tunis ubbidiva in questo tempo alla dinastia degli Almohadi, residente in Marocco, che il cronista qui prende per nome proprio d’uomo.
[458] Ottone di San Biagio alla divisione della preda accenna anco Pietro d’Eboli.
[459] Si vegga il cap. iij di questo libro, pag. 448 del volume. Chi voglia giudicare la quantità e qualità della preda, convien che legga, da capo a fondo, l’opera dell’abate Bock, e guardi non solamente le figure cromolitografiche, ma ancora le incisioni in legno, intercalate nel testo dalla pag. 129 in giù.
L’autore degli Annales Marbacenses (presso Pertz, Scriptores, XVII, pag. 166) dicendo, come tutti gli altri cronisti tedeschi, dell’oro e dell’argento riportato dalla Sicilia il 1195, aggiunge particolarmente “cum multis pannis pretiosis de serico.”
[460] Annales Januenses, presso Muratori, Rer. italic., VI, 370, dove si legge Gruloardus. Nell’edizione del Pertz, Mon Germ., XVIII, 109, è preferita la lezione Gilolo Ardus, la quale, come ognun vede, non differisce da Gennolardus che per la permutazione dell’n in l, e per lo scambio, facile al paro, dell’i in e.
[461] Anonymi Fuxensis Gesta Innoc. III, cap. xxvj, nella edizione di Baluzio, tomo I, pag. 40. Il nome è sbagliato nella edizione di Caruso, Bibl. sic., pag. 645. La descrizione della battaglia, che ci occorrerà nel capitolo seguente, mostra bene il sito del campo, nel borgo ch’oggi si chiama Mezzo-Morreale, fuor la porta “Nuova.”
[462] Anonymi Chronicon Siculum, cap. xxj, presso Gregorio. Rerum Aragonens., II, 129. Fecit quidem dictus imperator Henricus comburi in plano Genoardi, quod est extra mœnia palatii Panormi juxta jardinum Cubbæ versus Aynisindi, omnes episcopos qui fuerant in coronatione regis Trankedi. La favola di tutti i vescovi bruciati nascea certo da non falsa tradizione di supplizî dati in quel luogo per comando di Arrigo. In ogni modo il sito non è dubbio e risponde a quello ov’è in oggi l’Albergo de’ poveri. Dietro questo a N. O. scaturisce la fonte Ainsindi, in oggi detta Dannisinni.
[463] Gennet-ed-dûnia, nell’ultimo verso della iscrizione ch’io ho pubblicata nella Rivista Sicula di febbraio 1870. Il divario è come se in italiano si dicesse “il paradiso del Mondo” invece di “il paradiso della Terra.”
[464] Ruggiero De Hoveden, ediz. di Francfort, 1601, pag. 746.
[465] “Insuper insulas maris vectigales faciens, imperium admodum dilatavit, etc.” Così Ottone di San Biagio, cap. xliij presso Muratori, Rer. italic., VI, 901.
[466] Carmen. Si vegga qui sopra la nota 1 della pag. 553.
[467] Si vegga il citato opuscolo del Dottor Toeche, pag. 61, 62, nota 164, 166, 168.
[468] Hartwig, op. cit., pag. 188, 189.
[469] Cioè, Ottone di San Biagio e Arnoldo di Lübeck. Non dò i nomi degli altri, perchè li ha citati il Toeche, pag. 59, nota 160. Ai quali è da aggiugnere:
Cont. Weingart., Perz, XXI, 474, che accenna alla congiura del 1196, con un “si dice:”
Annales Marbacenses, Pertz, XVII, 166, anno 1195, dove, senza far menzione di congiura, si dice imprigionata la vedova di Tancredi, il di lui figliuolo e tre figliuole, l’arcivescovo di Salerno e dieci magnati, tra i quali Margarito.
Annales Colonienses Maximi, Pertz, XVII, 803, dove non è supposta congiura nel 1195, ma sì bene nel 1197.
Annales Stadenses, Pertz, XVI, 352, dove si fa un cenno, sotto l’anno 1195, della cattura e accecamento del solo Margarito, il quale voleva uccider l’imperatore a tradigione.
Annales Piacentini Guelphi, Pertz, XVIII, 419, anno 1194.
Chronologia di Roberto di Auxerre, nel Recueil des historiens des Gaules, etc., tomo XVIII, 261, 262. Questo scrittore francese contemporaneo, nota nel 1193, che Arrigo, ritornando in Germania, riportò seco la moglie e il figliuolo di Tancredi e alcuni ottimati che aveano cospirato contro di lui; e nel 1196 fa parola di un’altra congiura, dalla quale Arrigo scampò appena e poi “conspirationis auctores horrendo discerpit supplicio.”
[470] Radulphi De Diceto, Imagines historiarum, negli Hist. Angl. Script., Londra, 1632, pag. 678. La breve epistola è data il 20 gennaio (1195) “apud S. Marcum,” com’e’ pare, quel della provincia di Messina.
[471] Carmen, libro II. “At Deus impatiens, etc.
[472] Anonimo Cassinese, anno 1194, presso Muratori, Rer. italic., V, 143. Si confronti con le parole d’un altro codice nello stesso volume, pag. 73, e presso Caruso, Bibl. sic., pag. 517. Parecchi anni appresso, Corrado di Liechtenaw vide a Roma gli accecati.
[473] Chronicon Fossenovæ, presso Caruso, op. cit., pag. 74.
[474] Presso Caruso, op. cit., pag. 636.
[475] Presso Caruso, op. cit., pag. 552, sotto l’anno 1194, che, secondo il calendario seguito da Riccardo, finiva in marzo 1195.
[476] “Se et omnia sua, potestati ejus contradiderunt.”
[477] Presso Muratori, Rer. ital., VI, 896, e Pertz, XX, 325, 326.
Anche il dottor Toeche, sì imparziale in altri luoghi, vuol negare, pag. 60, cotesti supplizii e indebolire l’autorità di Ottone di San Biagio, difesa, com’abbiam detto, dal Cohn.
[478] Corrado di Liechtenaw, Chronicon, ediz. cit., pag. 238, anno 1198, nota le origini di cotesti racconti e i dubbii che ispiravano. Così anco Gotfredo monaco, nella raccolta del Freher, tomo I, pag. 361; e così altri cronisti tedeschi.
[479] Arnoldo abate di Lübeck, lib. V, cap. xxv, xxvj, secondo l’edizione di Pertz, XXI, 203.
[480] Arnoldo, op. cit., pag. 201.
Si confrontino Annales Stadenses, Pertz, XVI, 352, anno 1196; Annales Marbacenses, Pertz, XVII, 167 segg., anno 1197; Corrado di Liechtenaw, ediz. cit., pag. 232, anno 1198; Annales Colonienses Maximi, Pertz, XVII, 804, anno 1197, dove anche questa congiura è riferita con un “conspirasse dicebantur” e la connivenza dell’imperatrice con un “rumor.... varia seminat” e con un “vulgabatur.”
L’ira di Arrigo contro la moglie è attestata da Riccardo da San Germano, il quale, narrando l’ultima andata dell’imperatore in Sicilia, (cioè a Messina) continua “ubi ad se duci imperatricem iubet. Qua in Panormi, palatio constituta, quidam Guilielmus, etc.,” presso Caruso, Bibl. sic., pag. 553. Or il comando di menargli l’imperatrice, somiglia molto ad una nobile cattura. Le reticenze stesse dei contemporanei tedeschi, fan supporre assai gravi i fatti politici che si apponeano alla Costanza; ma erano ciarle de’ cortigiani e de’ condottieri, com’abbiam detto, e i cronisti naturalmente le aggravarono, scrivendo dopo la morte d’Arrigo, quando Costanza avea cacciati tutti i Tedeschi dal Regno.
[481] Si vegga l’edizione del Baluzio, lib. II, n. 221 e si confrontino le epistole, lib. I, n. 26, 557, ec.
[482] Annales Stadenses, presso Pertz, XVI, 352; Arnoldo abate di Lübeck, Pertz, XXI, 201; Niceta Choniate, Annales, Parigi, 1647, pag. 310. Annales Marbacenses, l. c. al dir de’ quali Arrigo fece eseguire il supplizio in presenza della moglie. Si riscontri inoltre il passo di Roberto di Auxerre, citato dinanzi, pag. 558 nota 1.
[483] Riccardo da San Germano, presso Caruso, Bibl. sic., pag. 553. Secondo lui, Arrigo venuto in Sicilia (di certo a Messina) comanda che menino a lui l’imperatrice. Guglielmo Monaco s’era ribellato. Andando Arrigo ad assediarlo, ammalatosi, partì (dall’assedio) e morì.
Si fa menzione d’un Guglielmo Monaco nel diploma di giugno 1198, per lo quale Costanza concedette alla Chiesa di Palermo la casa del fu Guglielmo Orfanino, castellano di Castello a mare di Palermo, venduta un tempo al Monaco dall’Arcivescovo di Palermo. Indi pare che l’Orfanino avesse acquistato quello stabile dal Monaco: ma non v’ha indizio che faccia supporre l’identità della persona.
[484] Annales Marbacenses, presso Pertz, XVII, 167. Secondo questi, Arrigo partì di Germania per la Puglia il 24 giugno 1196. Nel 1197 si trovò in Sicilia, dove la moglie malcontenta avea suscitate per tutte le città e castella congiure contro di lui. Delle quali erano consapevoli i Toscani, i Romani e diceasi il papa stesso (Celestino nonagenario e timidissimo). I congiurati voleano uccidere l’imperatore in una selva, mentre egli andasse a caccia; ed aveano raccolti 30,000 uomini! Avvertito, ei si chiuse in Messina e mandò Marqualdo de Anweiler con una mano di pretoriani e di Crociati; i quali uccidono o pigliano tutti i congiurati. Il personaggio che i congiurati voleano far re, è punito in presenza della imperatrice, inchiodatagli in capo una corona e gli altri affogati in mare, ec. Una notte freddissima poi (6 agosto) Arrigo, trovandosi in un luogo a due giornate da Messina, fu preso dalla dissenteria. Verso la festa di San Michele, si sentì meglio e volle andare in Palermo; ed era già partita la sua famiglia per mare a quella volta, quand’egli peggiorò e venne a morte. Del qual racconto minuto e partigiano si vede chiaramente l’origine. Erano i cortigiani e i condottieri che tornando in Germania dopo l’esaltazione di Costanza e d’Innocenzo III, narravano le gesta loro e del padrone, e i monaci le scriveano. E non è difficile discernervi il vero dal falso.
Roberto d’Auxerre l. c. fa supporre molto gravi i casi della tentata rivoluzione, dicendo l’imperatore “per fugam elapsus.”
Gli Annales Colonienses maximi, Pertz, XVII, 804, 805, hanno meno particolari e meno fiducia in que’ racconti. E dicono Arrigo sepolto a Napoli.
Secondo la Cronica di Sessa, ei sarebbe morto a Randazzo, che ben s’accorderebbe con gli Annali di Marbach; poichè Randazzo è su la via da Messina a Palermo.
[485] Il dottor Toeche non vuol credere a cotesta violazione di sepoltura, perchè la racconta De Hoveden, (ediz. di Francforte, 1601, pag. 746), inglese e però nemico di Arrigo VI. Ma la s’accorda benissimo con gli altri atti di avarizia, rabbia e crudeltà, che non si possono revocare in dubbio.
Io ho abbozzati questi ultimi movimenti nel modo che mi pare risulti da’ due racconti, non incompatibili, di Riccardo da San Germano e degli Annali di Marbach. Così mi discosto da M^r De Cherrier, op. cit., lib II, cap. 5, pag. 323 segg., e molto più dal signor Hartwig il quale segue il racconto degli Annali di Marbach, senza citarli, nè mettere in forse nessun “si dice” del cronista. Anzi il sig. Hartwig suppone una vera congiura del papa coi baroni normanni, com’ei li chiama ancora, di Sicilia. Ei fa notare che Arrigo andò in furore vedendo tanti tradimenti: ed è la sola scusa data per quelle crudeltà, le quali d’altronde il signor Hartwig non nega, nè biasima.
[486] Questa data precisa non si ritrova se non che nell’Anonimo, pubblicato dal Bréholles, Hist. dipl. Friderici Secundi, I, 892.
[487] Oltre gli attestati de’ cronisti contemporanei, si vegga la bolla del 20 ottobre 1198 per la quale Innocenzo, contro il notissimo privilegio di Urbano II, mandò in Sicilia un legato con pien potere, presso Breholles, op. cit., I, 14. Avverto che io citerò sempre l’opera del Breholles, anche per quelle epistole d’Innocenzo III che sono state ristampate nella sua raccolta sopra le edizioni del Baluzio e del Brequigny.
[488] L’Anonimo pubblicato nell’op. cit., I, 892, dice che Matteo arcivescovo di Capua, morì poco appresso l’imperatrice. E il documento citato dal De Meo, Annali di Napoli, IX, 143, prova ch’ei non era più in vita il 10 giugno 1201.
[489] Si leggano attentamente i fatti nelle Gesta Innocentii III, presso Caruso, Bibl. sic., p. 642 e segg., e si badi alle date. Fu ne’ principii del 1200 che il papa propose ai ministri reggenti di concedere que’ feudi a Brienne, facendo gran ressa a scolparsi del sospetto ch’ei favorisse un pretendente al trono del suo proprio pupillo. Il primo ministro Gualtiero de Palearia, ch’era stato fin allora di accordo con Innocenzo, risaputa quella proposta in Messina, die’ in un gran furore, sparlò pubblicamente del papa, e si cominciò a guardare da’ suoi consigli e dagli uomini suoi. Questa è la chiave di tutta la storia dell’infanzia di Federigo; nel qual tempo il papa a volta a volta scomunicò ed accarezzò il cancelliere, e conchiuse sgridando Federigo adulto, perchè l’aveva allontanato dalla corte. Nelle vicende di questa lite accadde un tratto che abbandonato il cancelliere da’ suoi partigiani, carico di scomuniche e ridotto allo stremo, il papa gli profferse di ribenedirlo, sol ch’ei si rappacificasse con Brienne: al che egli rispose nol farebbe, se pure S. Pietro scendesse a bella posta dal cielo, inviato da Gesù Cristo per comandarglielo.
Sì gravi parole in bocca d’un vescovo, sembrano dettate da lealtà verso il suo principe, anzi che dalla rabbia dell’ambizione.