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Indice
Tesi
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Capitolo I
ct Abbenchè da oltre un secolo il pensiero, ridesto da lunga stasi nell’intelletto dei pochi, siasi con rapidissima circolazione diffuso fra le masse: benchè le plebi allora brute siano oggi il nerbo di nazioni sovrane: sebbene i governi, trasformati come più vollero i tempi, sollecitamente provvedano alla diffusione dei lumi, e nella intelligente iniziativa di privati trovino tutto giorno valida concorrenza: pure, quando le effemeridi dei due emisferi ci giungono sottocchio gravide di mali; quando gli annali dell’umanità registrano senza posa guerre e dissidii, privilegi e gravami, insurrezioni e repressioni, feudale concussione e servitù di gleba; quando, nello stato più giovine e glorioso della società civilizzata, l’abolizione della schiavitù personale costa tre anni di sangue ed un milione
e mezzo d’uomini; noi siamo ancora a domandarci con angosciosa peritanza s’egli è pur vero che molto si facci, che si faccia abbastanza per isbrutalizzare l’umanità ed avviarla ad immortali destini.
Taluni che nel giudicar del presente prendono costantemente le mosse da tre secoli innanzi, non rifiniscono d’applaudirsi di ciò che si è fatto, e non credono siavi per l’umano consorzio possibile avanzamento — Altri, che hanno affatto smarrito il punto di partenza dell’umanità, piangono che nulla si è fatto fino ad oggi, che tutto è da farsi — I primi, beatamente cullati da un ottimismo a tutta prova, si esagerano i fasti dell’età presente, al tutto estranei al fecondo programma dell’avvenire; i secondi, rinnegando i fasti delle età passate, ne smarriscono gl’insegnamenti. E gli uni e gli altri sono parziali; e gli uni e gli altri dannosamente influiscono sullo spirito delle masse; chè, od invitano i popoli ad adagiarsi in un’oasi improvvida ed immatura, o li prostrano e li accasciano in un inerte scoraggio.
Non noi così — Convinti, recarsi in grembo l’umana natura i germi fecondi d’ogni possibile avanzamento, e svolgersi questi con ordine logico in fasi progressive, noi crediamo aver essa innanzi a sè tracciato il compito di ciascun tempo, e tutti e ciascuno di questi, fatalmente recarsi colle imperfezioni del passato le promesse del futuro. Nè vogliamo escluse le grandi epoche di mezzo, nelle quali sembrò l'umanità sedere a riposo dopo il lavoro di una doppia civiltà, e riprendervi lena ad una corsa anche più rapida e gloriosa; laonde vedemmo il pensiero filosofico, diffuso dalle greche accademie e dal cristianesino divinizzato e popolarizzato, di nuovo offuscarsi e progressivamente smarrirsi agli occhi del volgo, per concentrarsi poderoso e gigante nei pochi intelletti sintetici, che le età barbariche sanno sole produrre.
Giudicando il nostro tempo, non raffrontandolo al passato che deve superare in civiltà, nè estimandolo con pregiudizio del futuro dal quale dev’essere superato, noi crediamo dovere di ciascuno studiarne i bisogni e soddisfarli con ogni sua potenza; poichè una buona benchè lieve iniziativa, innoltrata a proposito, equivale in eccellenza una magnanima intrapresa alla quale l'inopportunità contenda il successo.
Gli è per questo concetto, che non perdiamo di vista, che vorremmo, innanzi di presentare al pubblico un progetto (che potrebbe da taluno estimarsi inopportuno) a favore dell’istruzione femminile, dando una rapidissima occhiata allo stato intellettuale della donna nelle contrade civilizzate, sottoporgli, compendiosamente adunati, quei dati che ci fanno credere alla somma opportunità di una simile iniziativa, e saremo ben lieti se questi dati condurranno il nostro lettore alle nostre medesime conclusioni.
Il tempo non ha solo dei bisogni: nello in- teresse stesso di questi, ha anche dei segni che li rivelano; e questi, non già gratuiti, ma prodotti spontanei sono dello sviluppo di certe idee, logici corollarii di dottrine ricevute, necessarie conseguenze di fatti compiuti. Ed indarno i brevi intelletti tutti ligi al passato per forza di pregiudizio, gli spiriti vigorosi sì, ma conservatori per interessi, negano quei segni e li accolgono con l’ira o collo scherno; essi valer non possono ad ammutolirli, nè ad acciecare sulla evidenza loro gli spiriti retti e le intelligenze leali.
Il sollevamento morale ed intellettuale della donna è innegabilmente uno dei bisogni più sentiti e più confessati del tempo nostro — Gli spiriti logici vedono esser questo uno dei più potenti corollari dell’uguaglianza predicata dalla filosofìa, e la necessaria conseguenza di quella rivoluzione che la società civile ha tutta accettata, e che ha impresso a tutte le istituzioni sociali politiche e religiose una rapida trasformazione — Quando questo bisogno stavasene tuttavia in germi, e solo l'apparizione, ad intervalli, di qualche grande individualità femminile veniva a sconcertare le vecchie tradizioni della sua morale inferiorità, la società pur ammirando, e talora subendo, accettava il fatto senza indovinare il principio al quale poteva tosto tardi venire in appoggio. Ma quando il principio, tuttora embrionale, cercava nel secolo decimosesto d’aprirsi strada col popolariz- zarsi, nel sesso femminile, del platonicismo irradiato di luce ringiovanita dalle classiche penne del e del , esso trovavasi di fronte lo scetticismo ellenico di , l'umorismo di , il sarcasmo di , l'epicureismo in sostanza il più volgare, assai mal dissimulato dal dorato polverio sollevato dai cavallereschi costumi della corte di Luigi XIV. Noi non intendiamo giustificare in modo assoluto le esagerazioni impresse dallo spirito del tempo alle dottrine neo-platoniche, esagerazioni che prestarono così bel gioco a Molière ed a Boileau, a ed a ; ma ci limitiamo a segnalare quelle vaghe aspirazioni che portavano la donna verso un obbiettivo ideale, come un sintomo presago del vicino destarsi del suo spirito alla vita morale.
Ed invero, ben presto quell'aspirazione indefinita si avvertiva, si determinava, si posava lucidamente in tesi sociale; e tosto nel nuovo arringo scendevano belligeranti i nobili e fertili ingegni d’ambo i sessi e di tutti i paesi, che sentita avano la scossa della grande rivoluzione: e d’allora, l’avvenimento del sesso diseredato al patrimonio del dovere e del diritto, assegnato dalla provvidenza creatrice alla specie intelligente, rimane la estrema e la più ardita applicazione dei portati della moderna filosofia.
Capitolo II
ct Nè la donna rimase straniera ad un movimento ch’era per lei il problema dell’essere e del non essere, ad onta che le istituzioni (che sempre e dovunque sentono il passato più assai che il presente) ed i costumi, che da ogni lato la tiranneggiavano, si frapponessero pressochè insormontabili fra la sua mente e le idee del tempo.
Incominciando la nostra rapida escursione attraverso le contrade percorse dalla civilizzazione occidentale, siamo liete di poter chiamare l’attenzione dei nostri lettori sopra un paese nel quale il misoginismo asiatico lottò mai sempre con poca fortuna contro l’influenza del platonicismo ristaurato dal genio d’Occidente, e dove la donna, curva come altrove sotto oltraggiose istituzioni non fu però straniera mai alla vita del pensiero.
Il diritto feudale inserito nel vecchio diritto romano, arrestò il progressivo miglioramento nelle condizioni della donna, già da esso inaugurato, ma non potè però impedire al genio prepotente di molte donne in Italia di forzare l’angusta cerchia tracciatagli dalle istituzioni.
che, reggendo l’alta Italia nella minorità del figlio , persuadeva per la prima alla sua nazione, essere un principe sapiente assai da più d’un principe belli- coso; , che dava alla Sardegna le leggi più liberali del suo tempo; che sapeva imporsi alla Corte papale per lo meglio d’Italia; che difendeva Pisa contro gli Arabi; , signora di Rimini, che vi faceva regnare le lettere, restandone pur essa coll’eminente suo genio il primo lustro; che fondava nel 1091 quello stato donde escir dovea più tardi l’iniziativa unificatrice d’Italia; , alla quale Rocca di Cesena deve la sua valorosa difesa del 1357 contro le armi papali; che difendeva Piombino contro ; e, per tacere di mille unità, la resistenza delle donzelle venete all’invasione turca, il valore delle dame toscane combattenti ai fianchi di Ferruccio, la viva parte presa sempre dalle italiane nelle sventure e nei trionfi della patria, provano assai non aver mai la donna, in Italia, preso sul serio quell’ostracismo dalla vita pubblica che le dottrine dell’Asia, e lo scetticismo ellenico, tentarono, coalizzati col misoginismo cattolico, di innocularvi.
Che se la vita politica trovò la donna parteggiatrice, la vita intellettuale fu in lei così potente da forzare a renderle omaggio i più decisi avversarii. Il solo secolo XVI produceva tante poetesse da meravigliare altamente ; e non v’ebbe città importante della penisola che non se ne onorasse. — — — — Lucrezia Bebbia — — Veronica Gambaro — Maria Spinola — Maria Buonanno — Laura Battiferi — Lucia Bertana — Clarice de Medici Strozzi — — — — , ecc., ecc. sparse in tutte le città italiane, serbavano vivo il concetto dell’intelligenza femminile.
Con quale energia abbia la italiana lottato contro l’enorme pressione di tutti i possibili despotismi, tutti coalizzati contro di lei, lo mostrano vittoriosamente le cattedre delle prime Università italiane forzate ad aprirle le porte, gli annali di tutte le scienze costrette a registrarne i nomi — L’Università di Brescia ricorda fin dal secolo XIV Laura Cereta Scrina, che a 18 anni vi sosteneva pubbliche tesi di metafisica, ed a 20 vi professava filosofia, teologia e matematiche — Padova ricorda nella cattedra di diritto canonico, ed in quella di filosofia, che non l’assorbì pur tuttavia tanto da impedirle accreditatissime pubblicazioni in matematiche, in Astronomia ed in Teologia — La dotta Bologna è fiera ancora di alla quale affidava la cattedra di matematiche — di Dota d’Accorso che vi professava il diritto — di , alla quale apriva la cattedra di filosofia e di fisica di , alla quale assegnava quella del Greco e della ellenica let- teratura — di , che, dopo avervi studiato con successo il latino, le matematiche, la filosofia, la fisica, la medicina a la chirurgia, era applicata alla direzione della scuola d’Ostetricia — Roma deplora la modestia, che impedì al’umile merciaja di saponette Marta Marchina, di accettare la cattedra di filosofia e di teologia, modestia che privò la Sapienza della gloria di mostrarsi non meno indipendente dai piccoli pregiudizii che le Università sorelle.
Troppo lungo sarebbe, lo annoverare le italiane che, e nei secoli di mezzo ed in tempi a noi vicinissimi, si presentarono in tenerissima età davanti ai tribunali Universitarii a reclamarvi il berretto dottorale, e si diedero con felice successo a liberi studii.
Ciò tuttavia, a cui vuolsi por mente, si è la persuasione profonda e la sentita coscienza della propria forza ed eccellenza dalle italiane mostrata, anche prima che i sintomi forieri della rivoluzione filosofica avesser disposti gl’intelletti: a ripudiare sul conto di lei i pregiudizii della scienza antica e i dogmi delle vecchie teologie.
Fin dal secolo XV di Verona, improvvisatrice di primo rango, si assumeva di difendere la donna della risponsabilità della prima colpa appostale, dalla Teologia; (Isottae Nogarolæ Veroniensis dialogus, quo utrum Adam vel Evæ magis peccaverit, questio satis nota, sed non adeo explicita continetur). cibili dimostrazioni - , decessa nei 1825, pubblicava a soli 17 anni la Statistica degli animali e dei vegetali che fu sollecitamente traslata in tutti gli idiomi parlati d’Europa. Ingegno versatile studiò la fisica, la Geometria, la Filosofia, il Diritto civile ed il Diritto canonico; ed in materie tutte sì disparate eguali ebbe i successi — Angiola Piola Porro, tolta da pochi anni ai vivi, in giovine età coltivava con plauso l’Astronomia — La marchesa Florenzi di Perugia rappresenta splendidamente la donna nella filosofia — nel suo Essai sur le dogme catholique provò che per quanto le scienze teologiche non fanatizzino più tanto il mondo, la donna non è tuttavia disposta a rinunciare alla scienza sopra nessun terreno — Carlotta Ferrari, distinta poetessa e compositrice di musiche applaudite, rivendica alla donna il genio delle melodie, e continua le tradizioni di Maria Teresa Agnesi — Giannina Milli mostra oggi che non è spento fra le italiane l’antico genio della improvvisazione, e ricorda la Corilla e la Bandettini — La Molino Colombini — la Torsellini — la Guidi — la Ferrucci — la Paladini — la Percoto — la Morandi rappresentano luminosamente il loro sesso nella pedagogia.
La Ristori, la Frezzolini, la Grisi, l’Alboni, la Patti, la Galletti, le sorelle Ferni, le sorelle Marchisio tengono vive e palpitanti in Italia quelle splendide glorie dell'arte che furono la Marchionni, la Pasta , l'Internari ecc. ecc.
La Ferrari, la Sacchi, la Fortis, la Fuà Fusinato, la Poggiolini, la Lutti, la Capecelatro, la Tagliapietra, la Savio Rossi, la Croatto, la Palli, la Fabrizzo, la Dal Covolo Mestre, e cento altre muse che lungo di soverchio sarebbe lo annoverare, mantengono oggidì all’Italia il vanto di paese eminentemente poeta, e rappresentano largamente il loro sesso sul terreno estetico.
La pittura, la scoltura non sono straniere alla donna, nella patria di suor Maria Dominici, che dava nel solo secolo XVII oltre 25 illustri artiste sparse nelle primarie città della penisola. La miniatura ed il pastello sono egualmente trattati dalle compatriote di Rosalba Carriero, e di Properzia dei Rossi.
La Cairoli ricorda oggi in Italia la madre dei Gracchi.
Annita Garibaldi, troppo presto rapita all'ammirazione degli Italiani, appartenente alla emigrazione latina che si stabiliva a Buenos Ayres, era la degna compagna dell’Eroe leggendario. Il suo nome è ormai inseparabile dall’assedio di Roma.
Ma uscendo dal campo delle unità, che se molto onorano una nazione ed un paese non bastano a determinare lucidamente il suo stato
intellettuale e morale, benchè ne somministrino autorevoli indizii, noi potremmo porre sott’occhio ai nostri lettori le recenti statistiche ufficiali dell’istruzione che, coll’invincibile eloquenza delle cifre, ci dicono altamente quali gigantesche proporzioni vada sempre più pigliando lo sviluppo femminile in Italia.
Dal 1862 al 1863 il regno d’Italia sopra 22 milioni di abitanti possedeva 29,422 scuole primarie — 23,340 pubbliche, 6,082 private — Il numero delle scuole femminili stava al numero delle maschili in ragione di 71 a 100 — Il numero delle alunne, che frequentavano le scuole primarie, era 482,635.
In ragione di superficie la Lombardia è la provincia più ricca di scuole, in ragione d’abitanti il primato spetta al Piemonte — Oltre queste due provincie, la Liguria, l'Emilia, le Marche superano la media, le altre non l’arrivano — Dei 59 Comuni Capoluoghi di Provincia, la Capitale Lombarda è quella che conta 273 scuole femminili sopra sole 116 maschili. Ivi le due prime classi elementari maschili sono affidate alle donne con un esito del quale non si ebbe che ad applaudirsi — Il Piemonte e la Lombardia vanno anche largamente provviste di scuole superiori, che sommano quasi la metà delle scuole elementari superiori del Regno.
Anche gli asili d’infanzia presero in Italia dal 1862 al 1863 uno sviluppo considerevole. Gli asili pubblici in questo anno solo ammon- tarono da 1673 a 1806. Il numero degli allievi s’accrebbe di 10,459; ma l’aumento maggiore devesi alle femmine, che vi accorsero in numero di 7795 sopra 2664 maschi.
Le effemeridi dell’Istruzione non rifiniscono dal meravigliare la immensa frequenza delle giovinette alle scuole normali, frequenza che sale fino al rigurgito, mentre le scuole normali maschili difettano di allievi — Se vuolsi credere ad uno degli organi più diffusi dell’Istruzione primaria «tutte le fanciulle, non appena terminate le scuole elementari, si gettano alle scuole normali. Pare che le scuole normali sieno una naturale e necessaria continuazione delle scuole elementari!» — Sì, diciamo noi, sì! — Finché l’ultima coltura pel sesso femminile è la scuola normale, questa è e dev’essere la naturale e necessaria continuazione della scuola elementare. E queste nostre vedute sono perfettamente divise da una gran parte di queste fanciulle, che non cercano appunto nelle scuole normali che una più ampia coltura; al qual bisogno, lo Stato non ha fino ad oggi pensato a provvedere .
Accanto però a questo quadro abbastanza promettente dello stato intellettuale della donna in Italia non manca il lato ombreggiato. A fianco alle scuole laiche sono i conventi che val quanto dire, che accanto alla donna italiana del secolo XIX cresce, si educa e si moltiplica la donna asiatica e medioevale — Nel 1842 la sola Sicilia aveva 12,000 religiosi, e contemporaneamente le Calabrie, gli Abbruzzi, il Napoletano contavano 30,000 religiosi d’ambo i sessi. L’istruzione femminile vi era tutta affidata ai chiostri, poichè di 2,000 scuole primarie, di cui il regno delle due Sicilie era provvisto, non una accoglieva le fanciulle.
Nel 1852 la sola città di Roma contava 1,500 monache.
La Toscana possiede 230 conventi d’ambo i sessi — e l’antico regno di Piemonte, all’epoca della promulgazione dello Statuto, contava 144 monasteri femminili.
Dal progetto di legge presentato nel 1864 dal Ministero italiano al Parlamento, per la soppressione degli ordini religiosi, appare che esistono tuttavia in Italia 2,382 chiostri, dei quali 876 sono occupati da monache. Queste sommano in totalità alla cifra di 18,198 suore professe, e 7,671 suore converse.
Quando poi si consideri l’influenza che il fratismo esercita sulla donna pel tramite dei religiosi terrori, e quanto colpiscano tuttora i sensi del volgo le sue forme eccentriche ed antiquate, le statistiche che lo riguardano ci sottopongono cifre spaventosamente eloquenti — 1724 chiostri sono occupati in Italia da Ordini proprie- tarii, e 558 da Ordini mendicanti. I monaci professi sono 15,494; ed i frati laici sono 4,468 negli Ordini possidenti — Negli Ordini poveri i religiosi professi sono 13,441; ed i frati laici sono 3,967 — I beni posseduti in Italia dal clero secolare e regolare ammontano a due milliardi.
L’educazione della donna in Italia è anche oggidì largamente affidata ai chiostri — Le dame del Sacro Cuore, le Agostiniane, le figlie di S. Francesco di Sales, le Orsoline, le Carmelitane ecc. accolgono sollecitamente le fanciulle dell’aristocrazia monetata e gentilizia — mentre le Figlie della Carità (istituzione, quanto recente altrettanto diffusa, che vedeva la luce in Verona per opera della Marchesa Canossa) propagano nelle donne del popolo, insieme a qualche moralità, molto spirito di reazione ai tempi ed una decisa avversione al nuovo ordine di cose.
I conventi già proprietarii, e continuamente arricchiti dal fanatismo religioso (malattia gentilizia del patriziato, nella gran parte retrivo} trovansi in grado di fare una vittoriosa concorrenza, non che alle scuole laiche private, ai collegi nazionali — e la generazione femminile di colà escita, porta quindi nelle famiglie quello spirito ristretto, intollerante, meticoloso e retrivo che, inoculato coll’affetto nei consorti e nei figli, arresta deplorevolmente lo sviluppo del paese.
Capitolo III
ct In tutta la società latina ebbe la donna a lottare contro quei due formidabili avversarii che furono per lei sempre le dottrine asiatiche e lo scetticismo filosofico ellenico. Indarno perciò la donna di Francia avrebbe invocato le celtiche tradizioni e la apoteosi che del suo sesso aveano fatto le spiritualiste tradizioni druidiche.
La influenza delle idee religiose sulla civile e politica economia delle nazioni avea fatto rinnegare ai popoli celtici e germanici la virtuale supremazia di un sesso sull’altro. La causa prima e necessaria di tutte le cose, per essi personificata nei due principii maschio e femmina, Teut e This, il primo Spirito della vita, e l’altra Virtù informatrice, facea sì che confondessero nel medesimo culto due Enti riputati eguali in virtù. Ma il cristianesimo, che venuto dall’Oriente (e degenerato ben presto nelle mani di continuatori che tutto non aveano compreso il concetto democratico del suo fondatore) avea diffuso in Occidente la scoria locale, portandosi in grembo la libertà e la redenzione per tutti, continuò in taluni paesi ed in altri fece la servitù della donna.
La stessa comunione dei beni, che nei giorni della Gallia barbarica esprimeva la civile egua- glianza dei sessi, ispirata dal pensiero religioso, divenne nei costumi della Francia cattolicizzata l’espressione più ferrea dell’autocrazia maritale eretta in principio; e mentre nella Gallia antica, come nella Germania, la venerazione che la donna ispirava come cosa santa e spirituale paralizzava nel costume gli effetti della forza regnante per funesta condizione di tempi, nel mezzo della cattolicità, il discredito portato sulla donna dalle dottrine orientali paralizzava nel costume l’influenza della crescente civiltà dei tempi.
Rovesciati gli altari di This e sfrondati gli alberi delle sue selve, le scoronate sacerdotesse erano espulse dai consigli della nazione, dei quali erano state l’anima e l’adorazione — La donna di Francia, considerata siccome intrusa in ogni serio lavoro, esclusa dal trono, espulsa per organico statuto dalle accademie del suo paese immemore delle tradizioni avite, non conobbe come l’Italiana le cattedre, non si cinse le tempia di arcadici allori, non trovò le penne immortali di un Dante e di un Petrarca che la transumanassero evocando con note divine l’idealismo platonico.
Tuttavia il fiero sangue latino non le si assopì nelle vene.
Bianca di Castiglia, che domava con mano potente la petulanza ecclesiastica; Genoveffa del Brabante, davanti alla cui mistica potenza retrocedeva il colosso barbarico; Giovanna d’Arco, che salvava la Francia dall’anglica invasione; Margherita d’Anjou, che capitanava a mezzo il XIV secolo la fazione della Rosa Rossa con tali prodigi di genio e di valore da essere il miracolo del suo secolo (per tacer di mill’altre che ressero quel paese con vigore e finezza e determinarono od influirono sul suo indirizzo politico) il numero considerevolissimo di salienti individualità da quel paese prodotte in ogni letteraria, artistica, scientifica ed industriale specialità, tutto rivela una lotta potente, assidua, perseverante ed intelligente, contro i principii coalizzati a deprimere la donna — Indarno i massacri di San Bartolomeo, le stragi della Vandea, gli orrori delle dragonnate, e quindi i terrori della Lega Santa, ispirati e presieduti dalla Spagna allora dispotizzante nell’Occidente, tentarono tumulare in Francia, come in tutti i possedimenti degli Habsbourgo, quello slancio riformista al quale prendeva la donna sì larga parte — Ella seppe ardere negli auto-da-fè e morire sotto la spada del dragone pontificio, come seppe altra volta affrontare le fiere digiune e star salda alle freccie degli arcieri numidi.
Se non che la riforma, ch’era stata la prima reazione dello spirito contro la tirannia dogmatica, non giungeva per anco nelle leggi dell’equilibrio a controbilanciare la potenza di quella; epperò ben presto esplose dalla scuola di Ferney quella critica sarcastica, scettica ed immorale, che di fianco al vigoroso e calmo filosofare della Germania e dell’Italia, caduta appena dalle mani maestre del suo trovatore, vestiva le solite leggiere forme dei nostri vicini d’oltr’alpe.
Gli enciclopedisti non giovarono alla donna che indirettamente, abbattendo un dispotismo che si esercitava vigorosamente a di lei spese; ma assorbiti taluni di essi nella grande demolizione, altri dediti corpo ed anima all’epicureismo di , di , di e di , continuarono le ingenue tradizioni dell’Oriente, essere l’uomo il solo rappresentante della specie, non essendogli la donna che una amena appendice — Spettava a ed a di applicare pei primi alla donna lo spirito emancipatore di quella filosofia, che minacciava di snaturarsi, facendosi anch’essa monopolio dell’uomo, e ad invocare l’attenzione dei legislatori sulle sue condizioni; e dopo di loro una serie generosa di eloquenti scrittori si fecero campioni della donna, sia posandone apertamente la tesi, sia insinuandola in ogni forma letteraria.
La donna francese non se ne stette passiva ed indifferente nel felice risorgimento. Con madama di , madama , , madama , madama , ella aveva già seguito agli avamposti il movimento filosofico — ella seguì con pari ardore il movimento politico — e le donne della rivoluzione trovarono in , in , in i loro storici ed i loro apologisti.
Esse avevano sentito che la causa della rivoluzione era la loro, e seguirono con ansia plaudente la voce di lottante contro nel seno della Costituente per l'eguaglianza civile dei sessi, come doveroso e radicale principio di una legislazione democratica.
Ma quando la dittatura triumvirale sovrappostasi alla Costituente ripiombò la Francia sotto un dispotismo, non da altro distinto dall'antico che per lo scambio degli oggetti e dei soggetti, allora la donna abbandonò la rivoluzione che rinnegava sé stessa e la propria natura — A si sostituiva — Indarno i misogini francesi accusarono la donna di incoerenza, e vollero vedere in lei degli istinti aristocratici che agirono vivamente a beneficio della Restaurazione. — Essi sanno meglio che tutti che, quando l'irresistibile reazione di tutto un popolo contro le decrepite istituzioni del tempo riesce ad estrinsecarsi ed a formularsi con una evoluzione così formidabile, essa non può sostenersi, se non seguendo scrupolosamente i principii che l'hanno determinata, nei quali soli sta la sua potenza e la sua ragione — La dittatura triumvirale, che monopolizzò la rivoluzione, trovò un dispotismo che monopolizzò lei stessa, usufruttando la stanchezza d’una nazione ebbra dei proprii eccessi. Ma le donne intelligenti che avevano ripudiato il dispotismo dittatorio non erano però riconciliate coi suoi fratelli primogeniti, il dispotismo sacerdotale ed il monarchico — Ognuno sa come la baronessa di Staél non cessò, anche sotto l'impero, di propugnare fino all'ultimo giorno di una vita tanto nobile, quanto breve, quei principii democratici, ai quali la sua posizione sociale, l’altezza del suo carattere, lo splendore del suo ingegno aggiungevano vigore.
Ciò che vuole notarsi ad onore delle donne della Ristaurazione fu la condotta illuminata tenuta dalle principesse del sangue, nella difficile posizione fatta alla Monarchia dalla precedente rivoluzione. Non è infrequente il caso in cui, principesse estranee affatto, se non anche dolenti, dei dissapori che insorgono fra i popoli ed i governi, vedano adunarsi sul loro capo innocente il pondo fatale di un’ira incommensurabile, e travolte rimangano sotto i rabbuffi di un destino immeritato — Ma il giudizio della storia, estraneo al furor delle parti, può e deve assegnare a ciascuno il fatto suo — Così fra le principesse che attraversarono la rivoluzione e l'elemento aristocratico femminile che seguì le sorti della Monarchia caduta, la storia raccolse tratti gloriosi di dignità e di coraggio, di fedeltà e di intelligenza; né si potrebbe difendersi dallo ammirare la nobile intrepidezza di Maria Antonietta, la devozione delle sue dame d’onore; il valore della Duchessa Maria Teresa d’Angoulème che sola tentava la difesa di Bordeaux contro i Napoleonidi; l’energia della Duchessa Maria Carolina di Berry nella sua famosa e disgraziata spedizione in Vandea — Ma sotto la Ristaurazione la superiorità di carattere, che distingue nella famiglia Borbonica la linea femminile al dissopra della maschile, apparve più evidente, e non si smentì, nè nelle Spagne, nè nel Belgio, nè nelle due Sicilie, nè nel ducato Parmense — Maria d’Orléans, sorella di Luigi Filippo e, come i suoi fratelli, educata da madama de Genlis, era in uggia al partito assolutista, non che ai principi di sua famiglia per le sue idee liberali — Per la sua grande influenza sul re era dai francesi sopranominata l’Egeria — Apertamente ostile alle repressioni e ad ogni dispotismo, ella impiegò la sua breve vita a piegare in senso conciliativo, nella persona di Luigi Filippo, l’uomo più testardo del regno — Non meno commendevole fu il coraggio mostrato nel 1848 dalla duchessa d’Orleans, che il re avea privato della reggenza; nè minore ammirazione e simpatia si attirò dai suoi popoli Luigia d’Orleans regina del Belgio, che univa al genio della scoltura un carattere elevato ed idee liberalissime.
Se non che il dispotismo sacerdotale si era sollecitato di sopprimere il divorzio, che il Codice Napoleone aveva stimato equo temperamento all’autocrazia maritale. La democrazia irritata reagí, ponendo in campo le idee socialiste, che la baronessa Aurora Dudevant, sotto lo pseudonimo di , popolarizzò coi suoi drammi, coi suoi romanzi e colle sue assidue pubblicazioni sulla Révue des deux mondes — La reazione femminile così cominciata avanzò rapidamente, reclutando fra le file delle donne intelligenti delle quali la Francia ha dovizia — Non possiamo a meno di segnalare quelle che attaccarono direttamente il salico pregiudizio inoculato in tutte le istituzioni, sostenendo bravamente l’impeto di tutto il mondo conservatore, da Madama , che innoltrò la tesi sul terreno politico, fino a Madama Sand, che la popolarizzò, a Madama , che la propugnò colla critica filosofica la più vigorosa, a madama che la sostenne con una logica inesorabile contro i publicisti più popolari ed accreditati della pseudodemocrazia.
Troppo lungo sarebbe se tutti segnalar dovessimo i nomi delle donne che indirettamente sì, ma non meno potentemente, predicano e protestano col fatto contro l’inferiorizzamento del loro sesso — Non parleremo delle moltissime che coltivano con successo quella moderna popolarissima forma letteraria, che è il romanzo; e quell’altra così atta a popolarizzare le idee, la drammatica — I romanzi di e le commedie di Madama , gli scritti di Madama (Sabine Voyart), il teatro di , le poesie di , le svariate produzioni di (Maria Flavigny contessa d’Agóult) sono abbastanza note oltre le frontiere francesi perchè torni superfluo parlarne — Le francesi però non si confinarono nel romanzo e nella commedia, ma tentarono anche il genere più elevato — avea già fatto L’Apologie des dames d’aprés l'histoire; Madamigella di , ampliando quel concetto, pubblicava Les femmes, leur passè, leur présent, leur avenir; trattò des Causes du pauperisme de la femme e Madama Les femmes en prison — Madama e pubblicarono dei viaggi; , membro della Società Asiatica di Parigi, ci dava il risultato delle sue ricerche in un dotto volume che porta per titolo Les femmes dans l’Inde antique — , che percorreva la Germania e l’Italia popolarizzando le teorie di , pubblicava anni sono un trattato sur les impôts, al quale faceva seguire in quest’anno 1865, La decime sociale.
Ci dispenseremo dall’insistere nelle ricerche delle donne illustri francesi, limitandoci ad accennare che le arti sono da esse coltivate con amore, specialmente il disegno, essendo questo voluto da molte industrie, come le pitture dei cristalli e porcellane ecc., che sono in Francia devolute alle donne; ed il credito che le industrie francesi godono nelle società eleganti ne provano la valentia. Rosa Bonheur, recentemente insignita della croce della Legion d’onore dal governo imperiale, è innegabilmente il primo pennello della Francia — Essa dirige attualmente la scuola governativa di pittura.
Ad onta però che in Francia siasi, più che altrove forse, discusso e vagliato, impugnato e propugnato il diritto della donna alla vita intellettuale e civile, e benché la intelligenza femminile sia colà splendidamente rappresentata, siamo tuttavia ben lungi dal poterci applaudire del progresso che la tesi ottiene nell’applicazione — Come ciò accada, là come in Italia, possiamo chiederlo alle statistiche scolastiche e conventuali.
La Francia possiedeva, nell’anno 1863, 68,018 scuole, delle quali 51,640 sono pubbliche, e 16,378 sono private. È bensì vero che di queste, 114 sono femminili sopra 100 soltanto maschili; la qual proporzione dovrebbe darci uno sviluppo assai sentito nel sesso gentile; ma vuolsi avvertire che essa perde assai del suo effetto complessivo pel modo ond’è sparsa la coltura nel paese. La parte più coltivata del territorio francese sono i dipartimenti limitrofi alla Germania; e seguendo questo criterio, il dipartimento della Senna, centro del regno e della vita nazionale, non occupa nei gradi della pubblica istruzione che un posto inferiore alla media — Nel 1864, 600,000 fanciulli erano al verde d’ogni istruzione, sendovi 1,018 comuni sprovvisti di scuole. Lo stato occupandosi della donna meno assai che dell’uomo, nel 1853 la metà delle donne non potè in Francia sottoscrivere il contratto di nozze — Nel 1864 ancora, 19,303 comuni non avevano, per le fanciulle, nè scuole pubbliche nè scuole private.
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