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Tesoro letterario di Ercolano, ossia, la reale officina dei papiri ercolanesi

Giacomo Castrucci · 1858 · Free in the US

10,147 words · about 43 min to read

Period artwork: Interior of the Bodleian Library, 1845
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About this book

Author
Giacomo Castrucci
Language
Italian
Published
1858
Length
10,147 words · about 43 min
Sections
29 reader sections
Text
Digital text
Rights
Public domain in the United States

 

Contents (29)
  1. Front matter under 1 min
  2. Prefazione about 3 min
  3. Tesoro letterario di Ercolano about 4 min
  4. Tavola I about 1 min
  5. Tavola II about 1 min
  6. Tavola III about 1 min
  7. Tavola IV about 1 min
  8. Tavola V under 1 min
  9. Tavola VI about 3 min
  10. Tavola VII under 1 min
  11. Tavola VIII under 1 min
  12. Tavola IX about 1 min
  13. Tavola X about 1 min
  14. Tavola XI about 2 min
  15. Tavola XII about 3 min
  16. Tavola XIII about 2 min
  17. Tavola XIV about 3 min
  18. Tavola XV about 3 min
  19. Tavola XVI about 3 min
  20. Tavola XVII about 2 min
  21. Tavola XVIII about 2 min
  22. Tavole XIX e XX about 1 min
  23. Tavola XXI under 1 min
  24. Tavola XXII about 1 min
  25. Tavola XXIII about 1 min
  26. Tavola XXIV under 1 min
  27. Tavola XXV about 2 min
  28. Tavole XXVI e XXVII about 1 min
  29. Tavola XXVIII about 2 min

Continue:

Front matter

TESORO LETTERARIO

DI ERCOLANO

OSSIA

Prefazione

Che la Reale Officina de Papiri Ercolanesi sia la più antica, ed unica Biblioteca del Mondo tutto, campata dal naufragio della Barbarie, e dall’edacità del Tempo, non è a dubitarne. Sovrani, Dotti di ogni classe e considerazione ammirano le venerande reliquie della Letteratura antica, diseppellite in Ercolano, che nel 79 dell’Era Volgare venne ricoperta dalle ignee lave del Vesuvio. Questi preziosi giojelli della Corona del Re N. S. non da tutti possono osservarsi, perchè non tutti possono viaggiare. Quindi si reclamava la Paleografia dei volumi di Ercolano, ed a tale sentito bisogno divisai pubblicare questo Tesoro letterario di Ercolano, ossia la Reale Officina de’ Papiri Ercolanesi, la quale di molto lustro venne accresciuta per le cure non abbastanza lodale di S. E. il Principe di Bisignano D. Pietrantonio Sanseverino Maggiordomo Maggiore, Sopraintendente generale di Casa Reale, e sue dipendenze, fra le quali ha non ultimo luogo l’Officina anzidetta. Credei fin dal 1852 poterla indicare con brevi ricordi per la gloria del piissimo nostro Re FERDINANDO II. (D.G.) e del nome napoletano.

Contenea questa operetta quanto riguardava la scrittura dei volumi pubblicati, cui vedeasi congiunta la dimostrazione degli antichi utensili, ed istrumenti scrittori, che in questa, e nelle Gallerie del Reale Museo Borbonico si conservano, pervenuti soprattutto dagli Scavi di Ercolano, e Pompei. Quindi con ben XVIII tavole incise in rame volli presentare al Pubblico quanto più volumi non avrebbero potuto mostrare. Ed in vero i Dotti nella loro multiplice erudizione trovarono di che nudrirla col vedere i veri fac-simili delle antiche scritture, o forse non mai vedute, o sol male rappresentate. Gl’illustri Viaggiatori poteano sempremai con piacere rinnovare quelle idee sentite una volta nell’osservare questa classica Officina. I Precettori veniano di un facile mezzo forniti per istruire i loro allievi; ricordando abbastanza i detti del

« Segnius irritant animos demissa per aures, « Quam quae sunt oculis subjecta fidelibus.

Finalmente i nostri Dotti, e gli Esteri, cui non riesce sì facile il viaggiare, aveano certamente di che godere nei loro gabinetti da studio, avendo presente quanto con ispese, e disagio di viaggiare ammirasi da chi frequenta

che sempre mai coltivò le lingue dotte con maturo sapere, per iscovrire nelle disusate favelle i dettati, i monumenti, i tesori dell’antica saggezza, e con forme moderne riprodurli a pubblico vantaggio.

Alla edizione del 1855 venne fornita di 20 tavole, ed altre due ne furono aggiunte nel 1856, ed essa è del tutto esaurita.

La presente edizione viene corredata di 28 tavole, la cui condotta quì brevemente accenneremo.

Dopo aver dato una breve e distinta dichiarazione del rinvenimento dei papiri Ercolanesi, del numero degli stessi, e delle loro differenti qualità, mostrasi e la pianta del Cyperus Papyrus, che fornì la miglior carta agli antichi, ed i varî strumenti scrittorî, non che la macchina per isvolgere i detti volumi carbonizzati della Biblioteca Ercolanese; nel quale lavoro si distinguono i sigg. Biondi, e Malesci, abilissimi svolgitori. Recasi l’effigie di Epicuro rinvenuta nella Casa dei Papiri, forse qual prototipo della setta, cui era addetto il Padrone della Biblioteca. Principale diligenza è stata poi quella di esattamente in più tavole esprimere i fac-simili cennati colle differenze dei varî caratteri dei papiri fin ora pubblicati; nè si è trascurato di mostrare le cifre ed i segni d’interpunzione degli antichi, che nei volumi s’incontrano. L’Indice de’ suoi capi, riportato per ciascun papiro pubblicato, rende assai più interessante questo libro, e pei quali vengono i leggitori invogliati a fare acquisto dei dotti tomi dei volumi di Ercolano presso la Reale Stamperia, per meglio, e più esattamente conoscere la sapienza degli antichi illustrata dalle fatiche erudite della Reale Accademia Ercolanese, che all’ombra dei Gigli di oro ha saputo ben meritare della classica letteratura.

Due tavole di caratteri greci, e latini ritratti o da quei papiri, che giunti assai maltratti non possono fornirci altro più rimarchevole; o furono copiati da quelle così dette scorze, delle quali diremo nella pag. 3ª gioveranno assaissimo per la paleografia antica.

Altre quattro tavole metteranno sott’occhio dell’erudito lettore non meno la casa, ove furono ritrovati i papiri; che la topografia antica, e moderna di Ercolano, e lo stato del Vesuvio, quando successe la terribile eruzione, che seppellì l’infelice città.

Tre altre tavole rappresenteranno alcune pitture Ercolanesi e Pompejane, che ad oggetti scrittorî possonsi rapportare, e faciliteranno ai giovani studenti la cognizione dei classici scrittori in tale argomento.

Una ultima tavola rappresenta l’effigie di tre grandi personaggi, i quali assai bene meritarono dell’Officina anzidetta, inalzati sopra tre antiche colonne.

Finalmente a compire la descrizione dell’Officina accenneremo gli Autori, e i titoli delle loro opere, che sono a noi giunti nei papiri finora svolti, sebbene ve ne siano molti privi.

Possano queste nostre fatiche essere utili se non ai dotti, almeno ai giovani studenti, principalmente stranieri.

Tesoro letterario di Ercolano

Svanì la favola Carboni per tesoro nel rinvenirsi gli Ercolanesi volumi dell’ottobre dell’anno 1752 ad agosto 1754. Fu questa la ragione, perchè intitolammo il presente libretto Tesoro Letterario di Ercolano.

Tra i più belli monumenti, che in abbondanza ci fornirono gli antichi scavi di questa nostra classica Terra, meritano senza dubbio il primo luogo quelli trovati nella felice scoverta di Ercolano, avvenuta nell’anno 1738 e seguenti. Di essi costituiscono la parte più preziosa i 1790 volumi, che formavano una biblioteca greca, e latina di un tal modesto filosofo di Ercolano, una coi piccoli busti in bronzo di , , Demostene, , ed . Ne siamo debitori al Vesuvio, che se coi suoi famosi incendî dell’anno 79 dell’Era Volgare distrusse le Città di Pompei, Stabia, ed Ercolano; colle sue ignee lave carbonizzò, e conservò nel tempo istesso questo prezioso avanzo della dotta antichità.

In una casa di campagna presso Ercolano erano essi riposti in armadi del- di un uomo, lungo le mura di una stanza da studio, ed in mezzo ancora sorgeva altro armadio, capace di ricevere i libri da ogni parte. Furono essi conservati dal Vesuvio, il quale avendo ricoperta la stanza a volta colle sue lave di fuoco a’ 23 novembre del 79 di G. C. fece sì, che fossero carbonizzati gli oggetti in essa esistenti, e per tal modo conservati alle inchieste dei posteri, dopo classi meglio che XVII secoli, e dopo 19 eruzioni di questo terribile Vulcano a contare dall’anno 79 al 1737.

Era riserbato a Re delle due Sicilie (cui ogni lode è ben poca cosa) la gloria di chiamare nel nostro paese il Mondo tutto incivilito ad ammirare il maestoso spettacolo non ancora veduto di Città diseppellite, e di preziosi monumenti, quali certamente son da reputarsi i papiri Ercolanesi.

Sebbene difficilissimo sembrasse, e quasi impossibile, lo svolgere tai carbonizzati volumi; pure l’animo grande di Carlo III. non si smagò, e non risparmiando cura, e spese, vinse ogni ostacolo. E però furono essi svolti con massima industria e travaglio dall’ingegnoso Pad. delle Scuole pie Antonio Piaggi, Scrittore della Biblioteca Vaticana, richiesto al Som: Pont: . (di s. m.). Ma mentre con alacrità progrediva una tant’opera, il sempre augusto CARLO III. venne chiamato a regolare i destini delle Spagne, e per alcuni anni venne interrotto il lavoro di srotolare questi papiri, scritti già da circa mille e settecento anni.

Seguendo le orme paterne , e sollecito della gloria dell’augusto Genitore, venne ad associarvi anche la propria, esempio magnanimo imitato dal Re Francesco I delle Due Sicilie e continuato dal munifico e piissimo nostro amato Sovrano (D. G.).

Vengono essi conservati in questa Reale Officina dei Papiri Ercolanesi, appartenente alla Real Casa di Sua Maestà il Re N. S., affidata degnamente all’ottimo Signor Principe di Bisignano l’Eccellentissimo D. Pierantonio Sanseverino.

Dei suddetti papiri 1790

Gli svolti interamente, sono finora | 376

— provati per lo svolgimento | 275

— restano a svolgersi | 1111

Tutti formano la cifra di papiri | 1762

A questi 1762 aggiungansi altri 28 donati dalla nostra Real Corte alla Francia (N.° 8.), ed all’Inghilterra (N.° 20.), formano così il totale de’ Papiri 1790. È da notarsi però, che tra questi ultimi 20 papiri due soli erano svolti, e che si vedono pubblicati nel tom. II dei volumi Ercolanesi col titolo Di intorno alla natura lib. II e lib. XI.

Tutti i detti papiri 1790, avuto riguardo alla rispettiva dimensione, si distinguono in interi, meta, terza parte ec. Tra essi ve ne sono alcuni, i quali da principio furono tagliati verticalmente, e chiamati scorze. Questi non possono per tale alterazione essere svolti col solito meccanismo; ma è necessario disegnare i caratteri che presenta la prima pagina, e staccarne i pezzi (quale inutile cenere) per avere immediatamente la seconda pagina, e così progressivamente sino all’ultima, la quale sola rimane intatta, e si conserva negli armadi; trovato non meno ingegnoso del fu sig. Orazj seniore, pregevole artista di questa Reale Officina.

I papiri | segnati col titolo dell’opera sono finora | 63

" | senza titolo | 239

I papiri | incisi finora | 128

" | pubblicati in nove tomi | 17

" | interpetrati, e che gradatamente vanno a pubblicarsi sono. | 19

Or questo Tesoro letterario di Ercolano da noi pubblicasi in attestato di riconoscenza ai nostri Sovrani, che gli onori, e la protezione in ogni tempo accordarono alle Scienze e Lettere. Basti ricordare la fondazione delle Reali Accademie, ed in particolar modo dell’Ercolanese addetta allo studio delle antichità, che a grande dovizia forniscono questi Classici luoghi. Da tale pubblicazione potranno trar comodo i gentili viaggiatori, che ammirano, o potranno ammirare queste singolarità letterarie nel solo Regno delle due Sicilie; richiamando ancora alla loro memoria, quanto fin ora la dotta Reale Accademia Ercolanese di Archeologia ha pubblicato nei nostri tomi dei Papiri Ercolanesi; non che nella maravigliosa Enciclopedia filologica, dico, l’opera delle ANTICHITÀ DI ERCOLANO.

L’amore per l’Archeologia finalmente mi fa sperare l’indulgenza dell’archeologo e dell’illustre viaggiatore, cui il gusto della filologia, e della solida istruzione spinge a viaggiare, osservare, e raccogliere ancora le venerande reliquie dell’antichità.

Tavola I

Tavola I.ª

DEL FRONTISPIZIO DI QUESTO VOLUME.

Precede un distico allusivo allo scovrimento dei papiri, e loro novella vita col favore della Dinastia Borbonica.

C. | La Musa Clio, che presiede alla storia, tiene un papiro nella sinistra mano, nel quale leggesi Κλειω ιστοριαν; mentre poggia la destra sullo scudo dei gigli di oro, accanto dei quali vedesi un cassettino con molti papiri.

E. | Pianta di Ercolano.

1. | Pozzo, dal quale vennero estratti i primi ruderi, e statue della sepolta Ercolano.

2. | Teatro.

3. | Foro.

4. | Basilica.

5.5.5. | Tempî.

6. | Casa di campagna, dove si rinvennero i papiri.

7. | Sepolcreto.

8.8.8. | Pozzi tentati in vari siti per conoscere l’altezza del suolo di Ercolano, seppellita dalla lava Vesuviana, e le moltiplici aggestioni delle diverse epoche.

Tavola II

a.a.a.a. | Armadio 1.° dove si conservano i Papiri Ercolanesi.

b. | Piattini di vetro antico, contenenti avanzi di papiri inceneriti, rinvenuti in Pompei.

c. | Cassettino con frammenti degli ornati di legno incarboniti dell’antica biblioteca, ove si rinvennero i Papiri.

d. | Pennarolo.

e. | Papiro latino non isvolto.

f. | Saggio di Papiro moderno in due pezzi, fatto dal Cavaliere Siracusano.

g.g.g. | Calamai sette di terra cotta.

h. | Stecchette di osso per servire da taccuino.

i. | Papiro impetrito.

k. | Foglietti lignei da scrivere, fatti dal Stefano Sanvitale di Parma.

l. | Cassettino con antiche laminette di argento, nelle quali si vedono alcune lettere incise.

m. | Scorze di Papiro tagliato per lungo.

n. | Scatolino con frammenti di tavolette pugillari.

o. | Papiro intero tagliato per lungo.

p. q. | Papiri affasciati

r. | Papiro avvolto nei due estremi per leggersi.

s. | Papiro col titolo scritto nell’esterno.

t. | Stecchetta dentata in una estremità per cancellare le lettere impresse nella cera.

v. | Rasoia triangolare per appianare la cera.

u. | Papiro, in cui si ravvisa l’umbilico.

lx. | Ultime pagine di scorze di papiro.

1. | Forma del papiro chiuso.

2. | Papiro spaccato.

3. | Papiro aperto nel mezzo, ma ravvolto in ciascuna dell’estremità con titolo sospeso nel mezzo.

4. | Papiri sei l’uno sull’altro in forma piramidale.

5. | Cassetta con papiri verticalmente situati.

6. | Pennarolo.

7. | Penna antica, conservata in tubetto di cristallo.

8. 9. 10. | Calamai.

11. 12. | Stecchette di osso per taccuino.

13. 14. | Tavolette pugillari.

15. | Rasoja per uguagliare la cera nelle tavolette pugillari.

16. 17. 18. 19. | Stili scrittorî di diverse forme.

20. | Diptiche.

21. | Compasso.

22. | Temperino.

23. | Coltelletto.

24. | Forbice.

25. | Teca calamaria.

Tavola III

Tavola III.

DICHIARAZIONE DELLA PIANTA DEL PAPIRO.

A. | Parte superiore del colmo, ossia scapo, del papiro colla sua ombrella munita dell’involucro universale.

A.A. | Parte inferiore del papiro colle sue radici.

B. | Gemma radicale, che accenna allo sviluppo dell’intera pianta.

C.C. | Parte inferiore de’ colmi, vestiti delle squame delle gemme.

b. | Una ombrelletta col suo involucro parziale.

c. | Una spichetta co’ suoi fiorellini.

d. | Un fiore aperto.

e. | Uno stame coll’antèra munita di un appendice.

f.

g. | Il solo stame col pistillo.

h. | Il pistillo solo.

E.E. | Un pezzetto della sostanza filamentosa del colmo.

1. 2. 3. | Stili scrittorî.

4. 5. 6. | Calamai di bronzo.

7. | Tessera scenica.

8. | Tessera gladiatoria.

Tavola IV

Tavola IV.

MACCHINA PER ISVOLGERE I PAPIRI ERCOLANESI

inventata

dal pad. ANTONIO PIAGGI delle scuole pie.

1.1. | Parte superiore della macchina, dove sono i biscari, a cui si avvolgono i fili di seta, che tirano su la parte del papiro, che si svolge, sulla quale si è passata la leggiera colla di pesce purificata per attaccarvi la pellicola di battiloro, ossia di vescica di vacca. Vedi N. 11.°

2.2. | Telajo della macchina, e che forma il tavolino per lavorare.

3.3. | Viti di ottone, che hanno in punta le lunette, ove poggia il cartone col papiro da svolgersi.

4.4. | Primo papiro svolto, e propriamente l’ultima pagina di esso, che contiene il nome dell’autore, ed il titolo dell’opera.

5. | Cartone, che sostiene il papiro.

6.6. | Bambagia, che si sottopone al papiro, perchè non sia maltrattato nella operazione dello svolgimento.

7. 10.10.10. | Fili di seta, che si attaccano alla porzione del papiro svolto, come si è detto nel N.° 1.

8. | Biscari, ai quali detti fili si avvolgono.

9. 9. | Fettucce di seta, che tengono pensolone il papiro.

11. | Vasetto ripieno di acqua leggermente impregnata di colla di pesce purificata, e pennellino rispettivo, per passarla sul papiro secondo l’arte, e quindi applicarvi i pezzettini di pellicola di battiloro. Vedi N.° 1.

12. | Scatola con pezzetti di pelle di battiloro, e puntina di ferro per ajutare lo svolgimento.

13.13. | Vitone della macchina per alzare, od abbassare il tavolino della stessa secondo le occorrenze.

14. | La macchina istessa veduta di lato.

15. | Pezzo di papiro svolto.

16. | Rotoli, ossiano papiri, l’uno sopra l’altro in forma piramidale.

17. 18. | Vasetto con acqua, e pennellini per varî usi dello svolgimento.

Tavola V

La seguente Tavola V. contiene il fac-simile del papiro carbonizzato, già svolto, in cui si vedono le lacune, dalle quali appariscono i pezzettini di pellicola di battiloro, serviti per fodera del carbonizzato foglio.

Tavola VI

ὁμοια δε παοντων· ὁτι ᾳγορα τ ψυχας ελεημο- νας, και συμαθεις, α ὁ ας, ἡμερου ατων εν- 5αντιω διακειμενων καταστησει. Ματα ον αρα τι μωραινειν;εναργους ον- ος, ὡς ου μαλλονα οσμων, αι χυλων μελη ταυθ’, ἁ 10φασιν ει ταδε τ’αν- τικειμενα. Καταψευσται δε, παρ’οἱς λεγεται και το μο- ην των τεχνων παντε- ς ωφελειν. και γρ γεω 15για, και ὑφανιστικη, και οι δομιη, και πολιτικη, αι πλειους αλλαι· και τας μεν ωφελειν αν τις ειει- εικαιως ανακαιοις κα- 20κοις βοηθουσας, την δε τερ- πειν μονον φυσικω, ου- κ αναγκαιως· και ατ’υ- τον λογν φιλοσοφια σπανιους ωφελουσα αι 25μουσικης, και πλλ μπειριων φαυλων ιε- ται χειρων. Ευηθες δε και τοις μαθουσιν απισχυρι- εσθαι περι του μελω- 30φελους αυτης, ὁ και ασι, και τοις παισι μετα- διδοασι· και γαρ αλαζνε εθαι δυνανται, και πε πλανησθαι. και πολλοι ε- 35γουσι μηδν επνωθω- η αο ὑιεις, ουδ ολλοι δ’, οτι νομι- ι οσηκειν ἀυτ με- αλαμβανειν τους χ 40ας, και μετειλεαι, τνο μθ κναασι. ὡς

simili modo adfectos; quippe etiam concio animos opposite dispositos misericordes, et compatientes, et aeque mansuetos reddat. Ut quid frustra evanescere? cum evidens sit, potiores non esse odoribus, et succis cantus istos, quos aiunt immutare posse huiusmodi inter se opposita. ¶ Falsi sunt autem, quotquot dixere etiam ex artibus hanc unam omnibus et omnino prodesse; etenim agricultura, et textoria, et architectura, et politica, et plures aliae omnino prosunt: imo vero has prodesse iure quis dixerit, utpote quae necessariis malis auxilium ferunt, hanc vero tantum naturaliter, non necessario oblectare: atque secundum ipsum eorum ratiocinium Philosophia non solum Musica, sed etiam pluribus practicis, vilibusque artibus deterior esset, quippe ab ea rari sunt, qui emolumentum capiant. Simplicis autem viri et incauti est auctoritate illorum niti, qui Musicam didicerunt, quod ad magnam ipsius utilitatem, quam et a viris, et a pueris percipi autumant; fieri enim potest, ut vel sese iactitent, vel decipiantur. Et multi quidem fatentur, Musicam neque suos filios correxisse, neque meliores reddidisse; multi vero, quippe sibi putent expedire artifices recipere, et ab illis invicem recipi, eam suos filios meliores reddidisse adfirmant. Itaque

Nell’antecedente Tavola VI. si contiene la colonna XXXIII. del primo papiro svolto di Filodemo intorno alla musica lib. IV. In essa si ravvisa il fac-simile di caratteri greci, ed i segni rispettivi. Le lacune di linee tremulate indicano la mancanza interamente del papiro in quei siti: le lacune fatte con puntini dimostrano l’esistenza del papiro, che non ha caratteri per le diverse ragioni di tempo, difficoltà dello svolgimento, materia del papiro più o meno maltrattato, ed altro. — Le dette due specie di lacune (come praticasi in ogni papiro) vengono ripianate dai dotti interpreti napoletani con giusti supplementi, che nel pubblicarsi per le stampe vengono ravvisati a prima vista, perchè espressi con caratteri rossi, come vedesi nella precedente pagina 13.

SYLLABUS

eorum quae continentur in herculanensibus voluminibus editis.

TOM. I.

PHILODEMI DE MUSICA LIB. IV.

I. | Nullam esse musicam, quae ad animos informandos sit idonea.

II. | An Musica Divinitati colendae per se sit idonea?

III. | An Musica aliquid conferat encomiis, hymenaeis, epithalamiis, threnis?

IV. | De Musica, quae ludicris certaminibus inserviret, quid sentiendum?

V. | An Musica suapte natura vi movendi polleat?

VI. | Generali argumento, quod in honore apud veteres fuerit Musica, obviam itur.

VII. | An ad amorem Musica quid conferat?

VIII. | Quid in conviviis praestiterit Musica?

IX. | An ad amicitias conciliandas quid conferre queat?

X. | Quid de Thaletis, et Terpandri historiolis sentiendum?

XI. | An Musica eo nomine sit commendanda, quod Religioni vulgo inserviat?

XII. | An Musica intellectum acuat, et ad alias scientias relationem habeat?

XIII. | An Musica ad virtutes animum disponat?

XIV. | Quid Musicae nomine sit intelligendum?

XV. | An Musica caelestibus meteoris respondeat?

XVI. | Num animi adfectus immutare queat?

XVII. | An utilitatem Musica pariat?

XVIII. | An Musicam Dei invenerint?

XIX. | Quibus de causis vulgo Musicam discerent?

Tavola VII

Fac-simile della col. VI. ed VIII. del frammentato Carme eroico latino attribuito a , in cui celebra il poeta non solo la vittoria riportata nella Battaglia di Azio, ma benanche tutta la guerra egiziana di .

L’ultimo frammento termina con una bella sentenza, dicendo che la notte serve al Generale di Armata per prendere consigli, ed il giorno per eseguirli.

Tavola VIII

Nella seguente Tavola VIII. vedesi effigiato il busto in bronzo di , rinvenuto nella biblioteca dei Papiri Ercolanesi della così detta Casa de’ papiri. In questa si rinvennero ancora gli altri busti in bronzo di , , ed , distinti seguaci del detto Epicuro.

Tavola IX

Επικουρου περι φυσεως Β | T. IX.

Fac-simile di caratteri greci antichi del Papiro di Epicuro intorno alla natura lib. II., ricavato dalla col. X. ed XI. e dal titolo dell’opera.

. . . . . . . Δει ουν, ὡσπερ ειρηα, κι τη εις τουτο 10τ ειδος γεγονε οιονομιαν μν επιβλεπειν· εσι γαρ τυντ προς το γνω 15τα

. . . . . . . . . . Oportet igitur, ut dixi, perspiciamus, eliam in hoc genere non defuisse oceonomiam: est enim via compendiaria ad cognoscendum, quae circumstant. . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . - βηκεν αποτελεισ- θαι, και ετι τας φοας ανυπερβλητους τοις ταχεσι κεκτησθ. 5Τα δ᾽αρμοττοντα - ξης τουτοις ρηθ- ναι εν ταις μετα ταυτα διεξιμεν.

. . . . . . . . evenit, ut efficiantur, et insuper motiones celeritate insuperabiles adipiscantur. Quae autem istis consequenter dicenda sunt, in sequentibus edisseremus.

ΕΠΙΚΟΥΡΟΥ ΠΕΡΙ ΦΥΣΕΩΣ Β

EPICURI DE NATURA LIB. II.

TOM. II.

EPICURI DE NATURA LIB. II.

I. | De Simulacrorum celeritate.

II. | Adversariorum obiecta proferuntur.

III. | Diluuntur obiecta.

IV. | Conclusio.

Tavola X

Επικουρου περι φυσεως ΙΑ | T. X.

Fac-simile di caratteri greci antichi del Papiro di Epicuro intorno alla natura lib. XI. ricavato dalla col. I.

. . . . . . . ποσιν ατῳ αινο- μνου κατωτερῳ. Ττο ουν, ὁ ἡσει ὁ νυν 5αναβας ὑπο ποσιν, ελα- βεν προερο ὑπερ κε- φαλης υ. Πα- ρ το ουν ημι εν με- σῳ ειναι την γην τ 10τοποις ὑν, και προ υ κετρε ατο τγκοιλ- ναι ανῳ, και αλ αρα φρους 15τουτο σνα ναι· και τοι γλον ποι τασθ οσμον, και την γη μεσῳ, ὡστ 20ατα σμα κωω νην πανο

. . . . . . . sub pedibus ipsi adparentis inferius. Illud igitur, quod sub pedes mittet, qui nunc adscendit, suscepit prius supra caput, cum in parte opposita consisteret. Propterea igitur dico, in medio locorum positam esse tellurem gibbosam, et ad centrum universi circumpositi, atque hoc incurvari superius, et inferius; aliaque circa terram sepimenta, in eamdem formam connexa esse; atque hoc pacto rotundum quodammodo servari mundum, et terram in medio; ita ut omnia ad instar membrorum communem omni ex parte formam servent.

TOM. II.

EPICURI DE NATURA LIB. XI.

I. | Cur, et quomodo Terra in medio Mundo sit posita.

II. | Quomodo Physiologus de Meteoris iudicare debeat.

III. | An Solis circumactio alias Mundi partes adficiat.

IV. | Cur Terra stet immobilis, neque a Solis rotatione adficiatur.

Tavola XI

Φιλοδημου περι κακιων και των αρετων | T. XI.

Fac-simile di caratteri greci antichi della colonna XXIV. del papiro di Filodemo intorno ai vizi, ed alle opposte virtù. Lib. IX.

Stipo adattato a contenere i diversi fogli dei Papiri Ercolanesi svolti, e situati nelle rispettive tavolette degli scompartimenti appositamente fatti, da potersi facilmente cavar fuori, e rimettere nei propri ripostigli senza verun lieve detrimento.

. . . . . . . . . . . . Και 20μην αφιλια δοκει μεν ανα- λωματων κουφιει συν- εργῃ· τους δε ποιει αι ὑπο παντος καταφρονουμενους, και π᾽ευνοιας απολυωρητους· 25εξ ὡν ουτε προσοδος αξ ολογος, ουτε τηρσις ασφα- λης. Ὡστε, αν φιλιαν περιποι- ται, καθ᾽ἑκατε ευτυχη- ει· Και αφιλαθπια δε, 30αι ανημεοτης ζημιοι πο και αβοηητου ποιει· πολ- ακις δ῾αρα ναναζεται ην ουσιαἱ δ᾽ενντιαι δι- θεσεις τ᾽ανανσκευ- 35ζουσιν. Οιμαι δε πασαν πλας κακιαν ενποζειν ρος επιτερπη σθνωγην, ι των ὑπαρχοντ επιμε- ειαν· τας δ᾽αντικενας 40αρετας σινεργειν αλογως. Ὡς ιδιωτερον ειπειν, αἱ φι- λοις, και των αλλων τοις ουκ ατοποις γινομεναι μετα- δοσεις, αφαιρεσεις, αι της 45ὑπαρξεωσεις ενιοις εινι δου δε κτησειυσιτελεστεραι

. . . . . . . Enimvero amicorum penuria videtur quidem exonerare homines impensis, quae illos iuvare possent: sed eos omnino despicabiles reddit, et benevolentiae prorsus expertes; unde nec reditus praestans, nec conservatio tuta proveniat. Itaque, si amicos homo comparaverit, feliciter in utraque re illi succedet. Et quidem humanitatis, et comitatis defectus multum nocet, et auxilio homines destituit: pluries utique substantiam coarctat. Contrariae vero animi dispositiones contrarios producunt effectus. Simpliciter autem puto omnem malitiam impedimento esse iucundae vitae rationi, et facultatum curae: oppositas vero virtutes mirum in modum conferre. Ut autem maiori proprietate loquar, quae amicis, et supra ceteros non inhonestis largitiones fiunt, nonnullis iacturae, et patrimonii diminutiones esse videntur; sed sunt possessiones utiliores.

TOM. III.

PHILODEMI DE VITIIS ET VIRTUTIBUS OPPOSITIS LIB. IX.

I. | Xenophontis sententias Auctor exponit.

II. | Plura Theophrasti ad trutinam revocat.

III. | Suam sententiam exponit; et primo an Sapiens debeat possidere, et custodire divitias.

IV. | Quomodo Sapiens debeat rem administrare, et custodire, ut beate vivat.

V. | Num Sapiens queat esse bonus divitiarum custos, et administer.

VI. | Num opes sine magna cura possideri, et servari queant a Sapiente.

VII. | Sapiens divitias non nisi ob utilitatem possidet, et servat.

VIII. | Quis adpellandus bonus Oeconomus, siquidem alia est Oeconomia, alia ars adquirendi.

IX. | Quaenam curae Sapienti suscipiendae ad parandas opes, ac servandas.

X. | Quo pacto ob utilitatem adquiri, et servari queant opes anxietate, et molestia.

XI. | Quantum Oeconomiae prosit amicitia, et liberalitas.

XII. | Quantum peccent avari, et qui falsis utuntur in Oeconomia regulis.

XIII. | Coronidis loco quaedam Xenophontis, et Theophrasti placita non improbanda esse ait; tum iis, quae forte sibi objici possent, occurrit, et quae in sequentibus disputare intendat, pollicetur.

Tavola XII

Φιλοδημου περι κακων I | T. XXI.

Fac-simile dei caratteri greci antichi della colonna XV. del papiro dello stesso Filodemo intorno ai vizî lib. X.

. . . . . . . δε δι᾽ἀν προσηκει, ὁ δε και ε- πι τοις μη π ἡμας ατιμαζει. Και νη Δι᾽ἁς αδικον δια του ταπει- 5 νουν ἑτερους, ἑαυτον μετεωρι- ζειν, αλλα δη δια της οικειας ὑπεροχης. Διο και Λυσανδρος Αγεσιλαῳ καταστσαντι χρεδαιτην ἑαυτο, ηπιστα- 10 σο γε συ τους φιλους, ειπεν, ελατ- τους ποιειν. Και πολλακις ἑαυ- τον επερωτᾳν, τι μεαυρι- ᾳν ποιουν, και ὑερηφανειν; ὁτι ματια εκτημαι πλει- 15 ονα; αλλ᾽ὁτμαι των ευγενων, ητοι ττηγουν- των, και τιμωμενο ενιαυ- σιᾳ περιβολῃ χλαμυδος; Εὐρη- σει γαρ ταπεινον ἑκαστον, και 20 τη εαυτῳ καυχησιν ανα- γωγον. Και διαιρ μεγαλο- ψυχιαν ὑπερηφαιας, αλλα μη συμφυρειν, ὡς ἑν, και ταυτον· διαφ- ρει γαρ, ὁσον και πι του σωματος 25 οιδησεως ευεξια· και εσιν του μεν μεγαλοψχου το καταφρο- νειν των τυχηων, ὑπεεχον- τα τῳ της ψυχης ογκῳ· του δ᾽ ὑ- περηφανου το δια κουφοτητα 30 ταυτης εκπνευματουμενον ὑπ κτησεως ὑπερορᾳν ἑτε- ρους· Και λογιζεσθαι, διοτι ζω- α μευκ ατιμαζει τα τυχον- τα σρεφομεν αυοις, οἱ- 35 ον ἱ, αι κσιν, και τοις ὁμοιοις· ανθρωπον δε το τηλι- κουτῳ διαφερον, και συφυ- λοτατον αυτῳ, διοτι κεκοσ-

illi quidem in iis rebus, in quibus convenit, hic vero etiam in iis, quae extra nos sunt, contemnit. Et per lovem quam iniustum est alios deprimendo seipsum extollere, non vero per propriam excellentiam. Quapropter etiam Lysander Agesilao, qui ipsum constituerat carnium distributorem, noveras, inquit tu amicos conculcare.

Saepe etiam opus est seipsum interrogare, quid sic faciat eum insolescere, ac superbire: num quia nummulos possideo plures? an quia nobilibus, vel imperatoribus, et annua chlamyde insignibus antecello? Inveniet enim unumquemque miserum esse, et ob idipsum gloriationem ineptam.

Et distinguere magnanimitatem a superbia, non autem confundere, ut unum et idem; differunt enim, quantum bona corporis habitudo a tumescentia! magnanimi quidem est spernere fortunae bona, quippe ipsis animi eminentia praestat; superbi autem ob animi levitalem inflari, et propter suas possessiones alios despicere.

Et considerare, cur bruta animalia non despiciunt alia viliora, quae cum ipsis nutrita fuerunt, ut equis, et canibus, et hisce similibus adcidit; hominem vero, genus adeo a brutis differens, et sibimet cognatione coniunctissimum homo despicit, quia mentem studiis exornavit. . .

TOM. III.

PHILODEMI DE VITIIS LIB. X.

I. | Quibus rationibus se tuentur superbi.

II. | Superbi, cum novatores plerumque sint, si quid errant, in alios culpam transferunt.

III. | Quomodo fortunae dona sint ferenda, et quam difficile sit superbis suam vanitatem agnoscere.

IV. | Quomodo superbiae vitium ipsos philosophos dehonestaverit.

V. | Quam difficile sit hoc vitium exuere, et mentem immutare post praeconceptam sui opinionem.

VI. | Quid Aristo in libro de minuenda superbia scripserit, Auctor expendit.

VII. | Multos ingenio, et virtute pollentes ob animi elationem in invidiam incidere.

VIII. | Alios in ἐπιχαιρεκακιαν, ut vulgo gaudeant, si in malum ipsi inciderint.

IX. | Animadvertendum quomodo, qui in magnis constituti sunt dignitatibus, se magnis stabiliant, cum affabiles sunt; contra vero alii ob grave verbum sibi odium pepererint.

X. | Considerandum quam indecens sit ob quaesitas divitas alios despectui habere.

XI. | Reminiscendum quomodo erraverint superbi, qui sine ullius adiutorio negotia tractarunt; contra, quam belle, qui ab aliis fuerunt adiuti.

XII. | Propter splendidam fortunam saepe deficit homini consilium, et prudentia.

XIII. | Iuvat se ipsum saepe interrogare, cur tantopere superbiat, cum unusquisque miser sit.

XIV. | Distinguenda magnanimitas a superbia.

XV. | Considerandum cur bruta animalia non despiciant viliora, quae secum nutrita fuere; homo vero hominem sibi coniunctissimum.

XVI. | Timenda superbo est indignatio, quam excitat in viris ipso maioribus.

XVII. | Recogitandum quomodo in dementiam, vel etiam in furorem superbia degeneret.

XVIII. | Quinam superbus dicatur αυθαδης.

XIX. | Quis dicatur αυθεκαστος.

XX. | Αυθεκαστῳ pejor est Παντειδημων.

XXI. | Quibus incommodis obnoxius sit αυθαδης.

XXII. | Quae incommoda sequantur αυθεκαστον.

XXIII. | Quibus malis obviam it Παντειδημων.

XXIV. | Licet Superbus sit semper Contemtor; non omnis Contemtor est Superbus; sunt enim qui merito contemnuntur, ut Σεμνοκοποι et Βρενθυομενοι.

XXV. | Quomodo se gerant in conventibus σεμνοκοποι.

XXVI. | An εθτελισται, et ουδενωται inter superbos sint adcensendi.

Tavola XIII

A | Πολυστρατου Περι αλογου καταφρονησεως | T. XIII.

B | Φιλοδημου Περι Ρητορικης

Fac-simile di caratteri greci antichi di due papiri, cioè

A. Di Polistrato sul disprezzo irragionevole, ricavato dalla col. VI.

B. Di Filodemo intorno alla rettorica, ricavato dalla col. XV.

. . . . . . . . . . . . . . . .ι Φολο15 γνσικα πντα, αφ᾽οὑ ν ασαν υποψιαν μταον αφαι- ρει· ὡσαυτε και τα λοιπα ψυχης πθη, παν-20 θσα παρα κενας, και ψευ- δεις δοξας εγγινεται· και μονη τον ελευθερον βιον παρασκευαζει

Id autem efficit Physiologia, ut meus non ignoret omnes naturales effectus, a qua anfert omnem suspicionem vanam; uti etiam ceteras animi perturbationes, quaecunque propter vanas, falsasque opiniones gignuntur: atque sola liberam vitam comparat.

. . . Και νη τον , αν τις, ὁις ειπαμεν, πσβαλ- ων λεγῃ δειν ον αγα-10 ν πολειτικο πολλας εχειν αρετας, κ σωζεσ- θ τας πολεις οχ ὑπο των Ῥητορω, πολει- τικων, αλλ᾽ὑπων α-15 αθων, ορθως ρει.

Et per Iovem, si quis iis, quae diximus, adiiciens dicat oportere, ut bonus politicus multas habeat virtutes, et servari civitates non a Rhetoribus, aut a politicis, sed a bonis, recte dicet.

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