Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria (part 3 of 3)
Nell'una o nell'altra maniera che si operi, si otterrà il gas acido muriatico ossigenato, che si conserva lungo tempo, e si fa sentire efficacemente ogni qual volta si apre la boccetta.
Chi non avesse l'opportunità di provvedere nè l'acido muriatico nè l'acido nitrico necessarii per tali preparazioni, potrà servirsi in vece della composizione che si adopera per lo spurgo delle stalle infette in circostanze di epizoozia, ed è la seguente:
Due oncie di sale comune seccato; un'oncia di manganese nero dei vetrai, o manganese di commerico polverizzato; e due oncie di olio di vitriolo, o acido solforico versato sopra il miscuglio delle due sopraccennate sostanze.
Allorchè si usi questo metodo per la preparazione delle boccette, le sostanze si versano entro la boccetta medesima, che in ogni caso dovrà restare per due terzi vota; quando si adopra per lo spurgo delle stalle infette si mettono in un vaso di porcellana, di maiolica, o di terra cotta verniciato; lo si adatta così caricato delle dette sostanze sopra una padella di arena, e questa sopra un braciere acceso; e la sopraindicata dose vale per una stalla di otto o dieci braccia, della larghezza di sei od otto, ed alta in proporzione.
Alcuni si contentano di portare in dosso il cloruro di calce contenuto in boccette chiuse. Qui importa osservare, che limitandosi al portare in dosso dette boccette disinfettanti, sien l'une o le altre ermeticamente chiuse, il solo fiutarle di tanto in tanto, non può bastare a render immuni dal contagio. Siffatto uso delle dette boccette non può procurare un'atmosfera preservatrice qual si vorrebbe, non può valere per ottenere dal cloro i buoni effetti che si contemplano. Dove vi sono effluvii o germi contagiosi, il cloro incontrandosi con essi può bensì modificarli, comprimerli, distruggerli, o renderli inerti: ma allorchè il cloro resta chiuso nella boccetta, allorchè non si permette ad esso di svolgersi e di spandersi, non vi potrà esser incontro, non potrà aver luogo conflitto, e quindi nessun benefico effetto dall'azione e presenza sua. Oltre di che, o vi ha o non vi ha presenza di materia contagiosa. Se non vi ha, inefficace ed inutile affatto diventa il mezzo; se vi ha, conviene usarlo in tempo ed in quantità corrispondente al bisogno, prima che il miasma o germe riproduttore abbia avuto il tempo d'insinuarsi nel corpo: altrimenti diventa inutile l'antidoto se la sua azione non coincide con quella del veleno, e se la quantità di esso non è corrispondente. Le dette boccette disinfettanti non hanno già un potere magico. Fino a che si tengono chiuse non possono produrre altro effetto che quello di un preservativo morale, agire come qualunque altro inutile talismano. Che se come tali si vogliano usare, si tengano pure, giacchè anche la fede, ch'è conforto per lo spirito, può esser eziandio rimedio per il corpo. Però l'uso utile che di esse ragionevolmente si potrà fare sarà di procurare col loro mezzo un'atmosfera preservatrice nelle stanze dove esistono infetti di contagio, e dove o pei doveri del sangue o dell'ufficio, o per altre ragioni siamo costretti di entrare e fermarsi, sia per prestare ad essi qualche caritatevole assistenza, confortarli, medicarli, o in altra maniera mettersi con essi e con le robe loro a contatto.
Parimente utile uso si può fare di dette boccette servendosene per irrorare ed imbevere li proprii vestiti sì prima di avvicinare l'infermo, sì dopo averlo avvicinato.
Essenzialissima ed utile cautela per le persone obbligate ad avvicinare i malati sarà quella di cambiarsi spesso di vestiti, esponendo subito le deposte vesti all'azione del cloro, ed avendo cura che quelle che si sostituiscono sieno state già dal cloro imbevute prima d'indossarle. Qualora non s'abbia il mezzo, o per qualunque altra causa non si possa assolutamente ciò fare, si userà almeno la precauzione, sortendo dai luoghi infetti o dopo aver avvicinato malati di contagio, di assoggettarsi con tutte le vesti ad una generale fumigazione di cloro per uno spazio almeno di 5 minuti, onde non portare ad altri l'infezione, e spargerla fra le famiglie sane che siamo obbligati di visitare, presso le quali rimane libero l'accesso perchè si fidano di noi, della nostra onestà e prudenza.
Ai Medici, ai Chirurghi, ai Ministri della religione, e a tutti quelli che si dedicano al pietoso ufficio di assistere i malati di peste, o d'altro contagio pestilenziale, è da raccomandare soprattutto di lavarsi spesso le mani con una soluzione di cloruro di calce nella proporzione di 1 a 30, 1 a 40, o coll'acqua clorurata. Coi quali liquidi potranno pure bagnarsi il volto; ma specialmente le narici e le labbra, solo evitando di farne cader entro agli occhi; per lo che basterà tener chiuse le palpebre, ed asciugarsi prima di riaprirle.
Per essi, e segnatamente per tutti coloro cui i vincoli del sangue, o i doveri del proprio ministero impongono di star dappresso ai malati di contagio, trattarli, assisterli, e vivere con essi nello stesso ambiente, gli espedienti migliori per conseguir l'intento di preservarsi illeso, ossia di procurarsi l'immunità, almeno fino ad un certo punto, sono 1.º di formarsi, per quanto è possibile, un'atmosfera di cloro che ci circondi, per conseguire il quale intento gioverà portare in dosso dei sacchettini di tela di lino pieni di cloruro di calce, e tenere detti sacchettini nelle tasche delle vesti, nella cravatta, nel cappello, in seno fra gli abiti e la camicia, ed anche fra la camicia e la pelle, 2.º lavarsi spesso le mani ed il viso, e specialmente le narici e le labbra coll'acqua clorurata, o con una soluzione di cloruro di calce o di sodio, 3.º cambiarsi spesso di vestiti, sostituendo a quelli che vengono deposti vesti nette e pulite, come si è detto; spurgate prima coll'aria libera e pura, coll'acqua, o col cloro. E dappoichè l'esperienza ha dimostrato che più difficilmente i contagi si attaccano ai corpi levigati e ad essi restano meno aderenti, così sarà molto prudenziale pei medici, pei chirurghi, ed ogni altro che trattar debba malati di contagio, prima d'introdursi nella stanza ed avvicinarsi ai loro letti, di depositare la più esteriore delle proprie vesti in luogo apposito sotto l'influenza di un'atmosfera bene imbevuta di gas muriatico ossigenato, e d'indossare una cappa di tela incerata o di taffettas, deponendola poi al regresso per riprendere il proprio soprabito netto già imbevuto di cloro.
Ove il medico creda di aver bisogno di esplorare il basso ventre od il polso di qualche malato di peste o d'altro contagio pestilenziale, qualora il chirurgo intraprender debba la sezione di cadaveri di persone morte da peste, viene raccomandata come cautela da non negligersi quella di vestir le mani e le dita con guanti di taffettas fino gommato o incerato. Siffatta cautela da non ommettersi nella sezione de' cadaveri, riescirà utile, non lo nego; ma non perciò saranno da trascurarsi le altre precauzioni sopradescritte. Sarebbe desiderabile che i Medici ed i Chirurghi, specialmente quelli adetti ai Sanitarii ufficii, fossero da per tutto coraggiosi ed avidi d'istruirsi per intraprendere senza apprensione le sezioni dei cadaveri morti da peste. Sono già alcuni anni da che bravi e coraggiosi Medici stranieri hanno intrapreso con profitto nei paesi dell'Oriente ottomano delle ricerche necroscopiche del più alto interesse con un'intrepidezza e costanza che molto li onorano. Già in parte a merito loro negli Stati ottomani dell'Oriente oggidì si veggono in attività pratiche e discipline di Sanità secondo i sistemi Europei; ed ivi il cieco fatalismo perdendo ogni giorno terreno resta vinto dai combinati sforzi della ragione e della filantropia. Sarebbe desiderabile, replico, che per mezzo delle investigazioni cadaveriche potessimo pervenir a discoprire più chiaramente le interne lesioni ed alterazioni dei varii sistemi, prodotte dall'azione di questo potentissimo veleno; ed acquistare per tal mezzo quelle conoscenze che tuttora ci mancano sull'etiologia e sulla cura della peste; soggetto questo che altamente interessa il bene dell'umanità, ed i riguardi della pubblica prosperità e sicurezza.
Esplorare il polso ed il ventre dei malati di peste potrà, non v'ha dubbio, esser utile e necessario in alcuni casi; ed il Medico dotto e sperimentato saprà desumere anche dallo stato del polso indizio per stabilire con maggior sicurezza e fondamento la sua diagnosi. Ciò non di meno, considerando la cosa in complesso sotto l'aspetto dell'interesse generale dell'umanità, detta pratica pericolosa potrebbe esser risguardata come piuttosto dannosa che utile, e quindi da non permettersi così liberamente, in ispecieltà allorchè si considera, che que' Medici e Chirurghi che esplorano il ventre ed il polso per abitudine, sia coi guanti cerati o gommati, sia colla foglia di tabacco, come tuttora si usa in alcuni Lazzeretti, anzi che restar chiusi e segregati nel Lazzeretto stesso, o nello Spedale ec., appena fatta la visita, sortono liberi e franchi, spesso senz'alcun'altra cautela, e si recano a loro talento presso famiglie sane, o presso individui attaccati da altra malattia, col più evidente pericolo di recar altrui l'infezione, e diffondere il contagio nelle Città; ciò che può succedere assai facilmente anche senza restare affetti eglino stessi. Della qual verità potrà ciascuno essere convinto allorchè rifletta; che ad un individuo che tocchi l'infermo, che tocchi le coperte o le robe di lui, che stia così vicino al malato da trovarsi entro il raggio dell'atmosfera contagiosa, possono assai facilmente appiccarsi i germi o la materia del contagio; che questi germi, questa materia del contagio rimanendo attaccata alle vesti o ad alcuna parte del corpo del detto individuo può esser portata facilmente ad altri e sparsa in altri luoghi, presso famiglie sane, dall'individuo medesimo, senza ch'egli stesso rimanga offeso, quantunque abbia partecipato il primo all'infezione; che detti germi, detta materia appiccata alle vesti dell'individuo od a qualche altro oggetto atto a ritenerla, può in quelle vesti, in quel corpo restar inoperosa ed inerte per più ore, per più giorni, e forse per mesi, se il corpo che la contiene non è esposto all'azione dell'aria libera; così che molti possono avervi impunemente contatto, fino a che ad un cambiamento delle proprie condizioni individuali, o delle circostanze atmosferiche telluriche, quelli ch'erano fin allora rimasti illesi, vengono ad un tratto aggrediti e vulnerati; che nell'ignoranza in cui siamo dalla vera natura del principio contagioso, nell'assoluta impossibilità di conoscere il momento in cui il nostro corpo sia o non sia suscettibile di essere aggredito dal contagio, e quali sieno precisamente le condizioni o circostanze atmosferiche favorevoli al di lui sviluppo, allorchè la malattia esiste ed è riconosciuta contagiosa, dobbiamo sempre temer quel nemico che c'insegue, che ci è dappresso, e che può colpirci quando meno ce l'aspettiamo.
Per le quali cose è d'uopo che le Autorità Sanitarie principalmente incaricate della tutela della pubblica salute a siffatte contingenze seriamente pensino, le quali trascurate possono esser cagione di funestissimi e gravissimi danni.
Mi cade sott'occhio il Regolamento ad uso dell'Intendenza Sanitaria della Città di Marsiglia pubblicato nel 1836, dal quale scorgo stabilite nel proposito con provvido e saggio consiglio le seguenti norme.
«I Medici ed i Chirurghi dell'Intendenza di Sanità di Marsiglia che vogliono mantenersi in istato libero, non entrano mai nella stanza di un malato in contumacia; essi non lo vedono che ad una conveniente distanza. Procurano di riconoscere il di lui stato dalle risposte ch'ei dà alle loro interrogazioni, col mezzo degl'indizj che presenta il di lui aspetto, dal più o meno grande abbattimento delle forze e dagli altri sintomi che in lui riscontrano. Lo fanno spogliare delle vesti, esaminano attentamente lo stato del suo corpo, e specialmente le pieghe dell'inguinaglie ed il di sotto delle ascelle.
Allorchè questi mezzi non bastano per far loro conoscere quale sia la malattia, e per determinare il loro giudizio medico sulla vera natura e indole della medesima; così parimente allorquando giudicano che il malato abbia bisogno di soccorsi manuali di qualcheduno dell'arte, domandano nel loro Rapporto che sia sequestrato presso il malato un altro allievo chirurgo, il quale avvicinandolo, per quindi seguire il corso della di lui contumacia, deve saper render conto dello stato del polso, informare i detti Medici e Chirurghi dei varii sintomi che giugne a discoprire, e somministrare al malato i rimedj che vengono da essi ordinati.
Detti Medici e Chirurghi non entrano mai nel recinto ov'è alloggiato un malato di malattia contagiosa. Essi s'arrestano sempre alla distanza di più che sei metri dalla prima porta; di maniera che si trovano lontani dodici metri almeno dal malato che visitano, il quale si fa vedere, qualora glie lo permetta il suo stato, e parla ad essi senza oltrepassare la barriera di ferro, ch'è posta nel recinto medesimo.
Quando l'ammalato non può sortire dalla sua stanza, i Medici si regolano secondo il rapporto che ad essi vien fatto dall'allievo chirurgo; o in mancanza di questi, da qualunque altra persona destinata in quel recinto per assistere il malato; e dietro le ritratte informazioni prescrivono i rimedii convenienti allo stato dell'infermo.
Le loro visite ai malati di malattia contagiosa, sono fatte regolarmente ogni giorno mattina e sera ad un'ora determinata, affinchè possano più facilmente unirsi agl'Intendenti, che debbono assistere in turno a dette visite; dopo ciascuna delle quali, li stessi Medici e Chirurghi sono tenuti di estendere immediatamente il loro rapporto, e consegnarlo all'Intendente di servizio che si trova presente.
Siccome dal primo momento che vien dichiarato dai Medici esistere nel Lazzeretto una malattia contagiosa, il Capitano del Lazzeretto, il Tenente, e tutti gl'Impiegati dello Stabilimento medesimo sono posti in contumacia; così i Medici ed i Chirurghi non possono più entrare nella casa del Direttore o Capitano del Lazzeretto, nè in quelle degli altri Impiegati assoggettati a quarantena. Il perchè si raccolgono in altra sala, in altri locali liberi del Lazzeretto coll'Intendente di servizio, prima, e dopo le dette visite».
Siffatta pratica cauta e saggia meriterebbe di essere imitata, od almeno gioverebbe che su di essa venisse modificato il sistema vigente in alcuni paesi, per cui ai Medici e Chirurghi è permesso di rientrare in libera comunicazione nelle Città dopo aver avvicinato nei recinti contumaciali di un Lazzeretto sporco malati più o meno gravemente sospetti.
Rimane ancora a far menzione della così detta Botte per le fumigazioni (Räicherungs Tonne), e della maniera di farne gli espurghi.
Spesse volte in circostanze di peste accade pur troppo che famiglie povere, sia ne' sobborghi, sia nelle Città, o abitanti casolari rustici nella campagna, non abbiano che un solo letto comune; o se sono composte da molti individui, più d'uno di essi nello stesso letticciuolo s'accomodino; che manchino di coperte, non avendo che quelle sole d'indispensabile uso; così di vestiti, biancherie e d'ogni altra cosa occorrente; di maniera che se qualcuno di essi si ammala dal contagio, sia che guarisca da quella malattia, o che sopra quello stesso letticciuolo se ne muoja, gli altri individui sani della famiglia, pei quali quel medesimo letto serviva, non ne possono alla lunga far senza, e vinti dalla stanchezza e dal bisogno su di esso ritornano ad adagiarsi, di quelle medesime coperte son costretti valersi, mentre han d'uopo di ripararsi dal freddo durante la notte, e coi vestiti ed altre robe di casa che han servito all'infermo, non tardan molto a mettersi in comunicazione; e così il contagio si diffonde e propaga, nuovo fomite alla pestilenza si appresta, ed il morbo fa rapidi progressi, prima ancora che le Autorità abbiano avuto il tempo di concertarsi sulle misure da prendere per combatterlo, o prima che sien posti in pratica i convenuti mezzi per arrestarlo. Chiaro quindi apparisce di quanta importanza ed utilità sia l'attivazione di un mezzo atto a provvedere senza inconveniente a siffatti bisogni; di un mezzo facile e pronto, a portata di tutti, che valga a distruggere sollecitamente e possentemente il fomite morboso ovunque ne avvenga il di lui sviluppo, che lo attacchi subito ed in ogni luogo lo investa, specialmente nelle case e fra la classe numerosa del minuto popolo, che negli stessi suoi nidi lo perseguiti, lo distrugga prima che abbia il tempo di vieppiù diffondersi e moltiplicarsi, e che per tal modo contribuisca efficacemente ad arrestarne i progressi. A questo può in qualche modo supplire la così detta Botte per le fumigazioni d'espurgo, di cui il Governo Austriaco nell'alta sua provvidenza mandò nel 1827 alle Autorità dipendenti delle sue varie Provincie la descrizione e il disegno; aggiuntavi un'istruzione sulla maniera di farne uso nelle contingenze di peste, e che ora credo utile di qui riprodurre. (V. Fig. N. IX. X. XI. XII.).
La massima di attaccare prontamente i germi del contagio, in qualunque luogo ed in qualunque tempo si sviluppano, attaccarli e tentar di distruggerli tanto con misure generali che parziali; dar ai mezzi disinfettanti la maggior possibile diffusione ed universalità; mettere il loro uso a portata delle conoscenze del popolo e della di lui capacità è, secondo me, una massima di così grande importanza ed utilità nelle circostanze di contagio, qualunque ne sia la di lui natura, da non poter essere paragonata nè superata da verun'altra. Se il fuoco si desta in più luoghi minacciando qua e là d'invadere e divampare in incendio, riescirà tanto più facile arrestarlo ed estinguerlo, quanto più prontamente in ciascun luogo minacciato o colpito si accorrerà all'opera con un numero sufficiente di persone e di mezzi adattati allo scopo. Quanto maggiore sarà la massa dei detti mezzi, che verranno all'uopo impiegati; quanto più sollecitamente saranno posti in attività, tanto più presto e con minori danni si perverrà a conseguirne l'intento; e la nascente fiamma verrà ben presto ed in ogni luogo felicemente signoreggiata e spenta. Che si direbbe di un individuo, anzi che non si direbbe, se potendo estinguere prontamente coi soli famigliari suoi mezzi il fuoco che si è appiccato alla di lui casa, in vece che prestarsi immediatamente all'opra, se ne rimanesse spettatore indolente del disastro, attendendo che l'Autorità pubblica incaricata della salvezza di tutti vi provvedesse, mentre intanto l'incendio si avvanzi, tutto invada e consumi? Arrivano le trombe e i pompieri mandati dal pubblico, ma è troppo tardi. Non è più possibile dominare il fuoco. Non si può più salvare la casa. Altro partito non resta che cercar di preservare dal disastro le abitazioni vicine. L'atterramento e la distruzione di quella casa sono compiuti, ed al proprietario che attendeva i soccorsi dal pubblico non rimane se non il rammarico di aversi lasciato sfuggire un tempo prezioso, l'occasion di salvarla. È vero che non in ogni privata famiglia si può sperar di ottenere che gli individui stessi che la compongono a tali ufficii convenientemente si prestino in que' momenti terribili, mentre in essa non vi sono alle volte che donne e fanciulli imbelli, o vecchi impotenti; ma queste eccezioni particolari trattener non debbono dall'applicazione della massima generale, da che si dee dal pubblico apposite persone incaricare che istruiscano le genti del popolo nell'esecuzione di detta pratica, e le dirigano; che tali espurghi domiciliari sorveglino, e sieno nel caso di supplire alla mancanza d'individui idonei in famiglia a fine di praticarli opportunemente.
A. B. C. D. è la Botte per l'espurgo (Fig. XIII.) A. B. il fondo della medesima, (Fig. XIV.) che deve esser levabile onde poterlo caricare. In esso sono collocati e serrati con una vite di legno sei, otto, o più uncini di ferro da potersi mettere e levare a piacere. Ai detti uncini si attaccheranno gli oggetti da spurgarsi; p. es. in g. un soprabito da uomo; in h. ed i. una coperta da letto, o un materasso; in k. l. due cuscini, in m. un pajo calzoni da uomo; e cose simili. Riempiuta così la botte degli oggetti destinati all'espurgo, proporzionatamente all'ampiezza e capacità della medesima, si attenderà ad assicurare entro essa al punto F. F. una graticola di ferro segnata G. (Fig. XV.) al cui margine esterno saranno connesse delle catenelle di ferro ad occhio largo q. q. q. q. q. q. destinate per esser attaccate agli uncini del fondo A. B., e così tener sospesa al punto F. F. la graticola in G. sopraccennata. Detta graticola mentre per i suoi vani lascia passare i vapori gasosi necessarii all'espurgo, serve ad impedire che la fiamma, che tal volta si desta all'atto dell'abbruciamento, si sollevi fino agli oggetti ivi contenuti e li abbruci; così pure a prevenire l'inconveniente, che staccandosi qualcuno dei detti effetti dall'uncino, non cada direttamente sopra la pentola col zolfo acceso e s'incendii, con pericolo di mandar in fiamme tutto l'apparato.
S'intende da se, che gli oggetti da spurgarsi non debbono esser appesi entro la botte in modo da oltrepassare il punto F. F. dove sta la graticola; ma conviene in vece che restino sollevati, e ad una qualche distanza dalla medesima.
Gli oggetti stessi in oltre non debbono esser compressi, nè stretti uno sull'altro entro la botte; ma in vece posti in maniera che vi resti un picciolo spazio libero fra l'uno e l'altro, affinchè il profumo possa meglio penetrare dappertutto ed in tutte le parti entro le pieghe degli oggetti medesimi, e mettersi con esse a contatto. Che se vi fossero più oggetti a spurgare, che capir non potessero entro la botte, nè esser collocati regolarmente, liberi uno dall'altro, sarà meglio spurgarli in più partite, pochi per volta, anzi che ammassarli e premerli entro di essa irregolarmente. È vero che detta operazione esige più lavoro e più tempo, ma è richiesta dalla necessità, e dall'interesse che efficace riesca l'espurgo.
Allorchè la botte sarà così regolarmente caricata, e gli oggetti in essa contenuti difesi dalla graticola, sopra una specie di vasca di legno, o fondo di botte più ampio, con sponda atta a contenere tre o quattro dita d'acqua, (Fig. XIII. C. D.) si collocherà nel mezzo un pezzo largo di trave H. I. su cui verrà posta una padella o focaja M. piena di zolfo con coperchio alto di grosso filo di ferro bene assicurato al manubrio o al corpo della focaja medesima. Dei pezzi di carta straccia od altra carta usa verran posti nel fondo di essa, acciò lo zolfo arda più facilmente e completamente. Indi presa la botte così carica, e sollevata, la si porrà colla sua bocca aperta sopra la vasca o fondo C. D. che contiene l'acqua, in modo che la focaja col profumo resti precisamente nel mezzo. Per tal modo è levata ogni comunicazione coll'aria esterna. Col mezzo di un zaffo che si trova nel fondo A. B. (Fig. XIV.) si procurerà di quando in quando dar sortita al gas solforoso, che si va sviluppando, e rinnovare l'aria atmosferica. Detto zaffo verrà tenuto aperto per alcuni minuti, indi chiuso.
Per quanto tempo convenga tener esposti gli oggetti da spurgarsi ai vapori del gas solforoso, così chiusi, come si è detto, entro la botte, non è bene determinato. Ciò deve dipendere; 1.º dalla spessezza e grossezza degli oggetti da spurgarsi; 2.º dal grado e qualità della contaminazione. Niente di meno, viene indicato che non occorreranno mai nè meno di una, nè più di sei ore. Nei casi straordinarii ne' quali si credesse necessaria un'azione più potente del mezzo disinfettante, verrà ripetuto il suffumigio ogni 2, o 3 ore, rimettendo ogni volta entro la focaja una nuova dose di zolfo, p. es. altre quattro o cinque oncie. Gli effetti così spurgati si dovranno lasciare per alcune ore all'aria libera, anche ad oggetto che perdano almeno in parte quel forte odore di zolfo che acquistano, che non lascierebbe d'incomodare quelli che sono costretti di farne uso.
Allorchè s'abbiano a spurgar materassi, cuscini od altri grossi oggetti di lana, di penna, di crino, gioverà scucire qua e là alcune parti del sacco, acciò il profumo possa meglio penetrar nell'interno. Però lo stesso Autore dell'istruzione nel primo paragrafo della medesima c'insegna, che l'espurgo col liscivo è il mezzo più facile e più sicuro per distruggere la materia del contagio; e che per tutti quegli oggetti che possono esser lavati senza che rimangano danneggiati, il profumo è interamente superfluo[65].
In vece delle fumigazioni collo zolfo, in alcuni casi gravi potranno adoprarsi quelle col cloro, premesse le necessarie avvertenze riguardo alla maggiore espansibilità di detto gas e la sua qualità di attaccare e distruggere i colori.
Sia coll'uno o coll'altro di detti mezzi che si voglia intraprendere la disinfezione, si dovranno usare molte cautele ed avvertenze nel caricare la botte onde evitare il contatto degli oggetti contaminati; sicchè le persone che a tal ufficio si prestano dovranno durante l'operazione, e prima e dopo di essa, lavarsi spesso le mani ed il viso con una soluzione di cloruro di calce, come fu accennato di sopra. Parimente, come si è detto in altro luogo, si dovrà aver presente, 1.º che l'acido solforoso è tenace, pesante e non ha una certa espansibilità: 2.º che non spurga se non quelle parti colle quali è a contatto; 3.º che assai lentamente e difficilmente penetra fra i corpi che sono strettamente uniti fra loro, e fra quelle pieghe e superficie che giacciono sovrapposte e compresse l'una sull'altra.
Finito l'espurgo, la botte dovrà esser mondata e ripulita per le nuove operazioni.
Le cose dette intorno le botti pei profumi disinfettanti possono esser convenientemente applicate, dietro le nozioni di una pratica illuminata, a qualunque altro spazio chiuso, sia entro la casa stessa, sia fuori di essa a tenore delle circostanze e del bisogno. L'essenziale sta nella sollecita applicazione della massima, nella prontezza del provvedimento generale, per cui i germi del contagio sieno attaccati subito ovunque ne avvenga il loro sviluppo, e si accorra immediatamente coi mezzi più efficaci sui varii punti a combatterli in tutti i luoghi, in tutti i lor nascondigli, ove si ha ragion di supporre che esistano, per cercar di snidarli, renderli inattivi, annichilarli e distruggerli. I felici risultamenti che si sono ottenuti l'anno passato in Odessa dai provvedimenti Sanitarii nella circostanza della peste che si era colà sviluppata con aspetto così minaccievole, sono dovuti forse all'energica e pronta attivazione di questa massima, di questo salutare provvedimento, per cui i germi del contagio vennero ovunque attaccati, perseguitati, e distrutti, senza lasciar loro il tempo di riprodursi e diffondersi; sicchè il micidiale elemento morboso combattuto ovunque valorosamente dalla saggezza de' provvedimenti Sanitarii dovette cedere il campo, fu arrestato felicemente e spento, dopo aver ucciso soltanto circa due centinaja di vittime, mentre in altri simili casi di parecchie migliaja appena solea contentarsi.
Soggiungerò da ultimo alcuni pochi cenni sull'azion sanatrice e disinfettante dell'aria e della luce, distruggendo, o menomando l'azion micidiale de' contagi, e la lor facoltà riproduttiva. Una costante e generale sperienza ci ha dimostrato, che ove l'ossigeno atmosferico può esercitar liberamente tutta la sua azione e tutto il suo potere, il contagio vien meno, e perde la sua facoltà di riprodursi. Quantunque s'ignori come ciò avvenga, come l'aria pura e continuamente rinnovata agisca sui germi del contagio; sia che l'ossigeno per una peculiare affinità chimica li attacchi e li neutralizzi; sia che agendo di concerto colla luce e cogli altri enti imponderabili sparsi nell'atmosfera, li mortifichi e li assopisca, e quindi ridotti in uno stato di assopimento e d'inerzia vengano poi più facilmente dalla corrente dell'aria atmosferica disorganizzati e dispersi; comunque ciò avvenga, è certo, che benefici e depuranti sono sempre gli effetti di un'aria libera e pura, specialmente allorchè agisce congiuntamente alla luce. L'esperienza di molti secoli ha confermato questa verità, ed in mezzo a tante e sì varie bizzarrie della mente de' nostri giorni, non vi ha forse alcuno che abbia osato negarla, nè metter in dubbio che l'aria libera e pura sia il principal mezzo disinfettante. È a questo mezzo principalissimo che noi dobbiamo l'espurgo delle vesti, delle mercanzie, e d'ogni altro oggetto o suppellettile infetti di peste o d'altro contagio che si opera tuttodì nei varii Lazzeretti e Canali di contumacia d'Europa: da questo solo mezzo dipendono gli effetti dello sciorinamento e delle quarantine. È questo il mezzo che prima d'ogni altro si è usato per la depurazione degli oggetti contaminati, e che con generale consentimento si usa ancora in ogni caso di riserve contumaciali. Che se non si sa per anche con precisione di quanto tempo abbisognino l'aria libera e la luce per ottenere la disinfezione degli oggetti contagiati che vengono sottoposti alla loro azione; se supponendosi esser dessa assai lenta si ama di procedere con molta cautela, e mantenere le riserve contumaciali per un tempo forse un po' troppo lungo; da ciò non consegue già che meno certa sia l'efficacia disinfettante di detti mezzi: e resterà sempre egualmente incontrastabile, che l'aria libera e la luce fanno perdere al contagio la sua attitudine d'insinuarsi nell'uomo.
Ove in un villaggio, in una borgata o paese la peste od altro contagio abbia di già tutto invaso, e meni strage in modo da non poter più sperare di dominarlo nè arrestarlo, e fosse minacciato il totale sterminio della detta Città o villaggio, non v'ha a parer mio mezzo migliore di quello di far sortire, per quanto ciò fia possibile, fuori di quel paese tutti i suoi abitanti, e disporre che in luoghi aperti e di libera ventilazione sien collocati. Gli abitanti di Filadelfia che di questo mezzo si valsero per limitare la diffusione entro la Città della febbre gialla che li minacciava di una generale rovina, ottennero non solo lo scopo desiderato, ma un altro grande vantaggio eziandio, quello cioè di salvare la maggior parte degl'infermi; mentre di quelli che furono asportati all'aria aperta non ne morirono che pochissimi: la mortalità fra essi fu undici volte minore di quella che si aveva avuto negli Spedali entro la Città. Nel 1815, allorchè la peste infieriva nella picciola Città di Macarsca in Dalmazia, avendo veduto che a malgrado le maggiori sollecitudini e tutti i provvedimenti usati non era possibile arrestare la diffusione e le stragi del terribile contagio, e che quella misera popolazione ridotta già nello spazio di soli due mesi a meno della metà, in mezzo a patimenti ed angustie da non potersi ridire, era minacciata del suo totale esterminio, proposi alla Commissione Superiore di Sanità, di cui a quel tempo formava parte, l'ardita misura di far sortire dalla Città tutti i superstiti abitanti, e trasportarli nella vicina amena pianura di Bascavoda, cinque miglia distante da Macarsca, ove l'aria è libera e pura, v'ha il mare da un lato e ridenti colline a piè del Biocovo dall'altro; e dove il sole stendendo senza impedimenti gli animatori suoi raggi sopra un delizioso tappeto verde, ingemmato pel vago riflettersi dei puri suoi raggi sopra milioni di piante molli ancor di rugiada, suol concorrere a rendere ognor più ricca di ossigene quell'atmosfera beata, dove tutto spira vita e vigore, e dove lo stesso moribondo si avviva.
Il Governo della Dalmazia nella zelante sua provvidenza avendo favorevolmente accolta la proposizione che dalla Commissione di Sanità gli venne innalzata, spedì a Bascavoda, con tutta quella maggiore sollecitudine che gli fu possibile, un gran numero di falegnami ed altri artefici sotto la direzione dell'abile Ingegnere S.r Pietro Pecota, ed autorizzò la Commissione a provvedere ogni altra cosa occorrente; ed ivi in pochi dì venne eretto in legname un grande Stabilimento, che diviso in separati recinti a guisa di Lazzeretto conteneva circa 200 abitazioni, nelle quali col mezzo di barche a questo oggetto appositamente destinate vennero trasportati quasi tutti i superstiti abitanti di Macarsca. Nella Città non vi restarono che cento persone circa della classe de' cittadini ed impiegati, appartenenti a famiglie sane, 70 militari, e 55 individui delle varie classi i quali avevano già superata la peste, e si trovavano interamente ristabiliti. Tutti gli altri vennero trasferiti nella pianura di Bascavoda. Appena eseguito detto trasporto, la peste, ch'era già in declinazione, cessò quasi intieramente. Fra gli abitanti il campo di Bascavoda, nessuno più s'è ammalato, nessuno è morto. Il contagio colà non comparve minimamente. Solo qualche caso avvenne ancora nella Città. Fu in detto Stabilimento campestre che si vidde per la prima volta ricomparire la serenità e la gioja sul volto dei Macaresi. Ciascuno com'era giunto colà, credeasi già in salvo dai pericolo; e posti in obblio i mali passati, ad altro non pensava che a divertirsi, darsi bel tempo, ed immergere nel piacere la memoria delle passate vicende. Cessata affatto la peste, venne destinata un'apposita Commissione coll'incarico di far eseguire gli espurghi di tutte le località infette, ciò che venne anche felicemente fatto.
Allorchè infieriva il colera nell'Ungheria nel 1831, si è osservato con grande sorpresa andarne affatto illeso ed immune dal contagio un popoloso villaggio di quel Regno posto in mezzo a tanti altri ne' quali infieriva e faceva strage quel morbo, a malgrado che quegli abitanti fossero tutto giorno in libera ed immediata comunicazione colle popolazioni vicine infette. Nelle investigazioni delle cause del singolare fenomeno, trovo esser stato dall'unanime opinione delle persone più dotte ed illuminate del Regno riconosciuto, doversi attribuire la summenzionata sorprendente preservazione ad una gran corrente di aria, da cui per speciali circostanze locali quel villaggio è particolarmente e costantemente dominato. Fenomeni eguali a un di presso si sono pure osservati in Italia al tempo del colera. Sono rimasti qua e là, in tutto o in gran parte illesi dal morbo ed incontaminati, interi villaggi posti in mezzo al divampante contagio, e ciò a malgrado una frequente e libera comunicazione co' luoghi infetti. I preservati si osservarono appunto essere quelli che da una corrente d'aria libera e pura vengono particolarmente dominati. Sull'efficacia dell'aria libera e pura sono pure concludentissime le osservazioni ed esperienze fatte dal S.r Piorry nel colera di Parigi, e riportate dal S.r D.r Meli nella sua Opera sul Colera stampata a Roma nel 1833 p. 292.
La libera ventilazione dell'aria pura sarà adunque da risguardarsi, come il più valido, il più sicuro e più facile mezzo che la natura stessa porge all'uomo per distruggere i germi del contagio sempre disposti a sostare e ad annidare fra le sue vestimenta e le domestiche masserizie ed altri oggetti suscettibili, ed a moderare altresì la gravezza della malattia quando è in corso. Quindi ne' casi di peste o di vicina minaccia di questo come di ogni altro contagio pestifero, dovrà essere specialissima cura del Governo, o di quelli che presiedono alla tutela della pubblica salute istruire le popolazioni sull'efficacia salutevole di questo mezzo, ed esortarle fervorosamente a valersene.
Terminerò questo articolo raccomandando nelle circostanze di contagio, oltre le pronte disinfettazioni, ed i già indicati preservativi; oltre l'aria libera e pura; la nettezza e pulizia delle persone, delle robe, delle case; una vita metodica e regolare; tenersi in guardia ond'evitare qualunque eccesso sì nel mangiare che nel bere e nell'uso di venere; moderazione in tutto, anche nei piaceri; schivare i sconcerti della traspirazione, i rapidi passaggi dal caldo al freddo, la eccessiva fatica del corpo e della mente, e tutto ciò che in qualsivoglia modo può debilitare la macchina e predisporla a contrarre l'infezione. Importa soprattutto aver grand'attenzione di tener sempre bene in assetto e nella normale sua vigorìa lo stomaco, con cibi salubri, buoni, graditi, nutritivi, e di facile digestione adattati alle forze e all'idiosincrasia dell'individuo, animali misti coi vegetabili, con qualche bicchierino di liquore di perfetta qualità nel tempo del pranzo, col caffè, col fumo del tabacco allorchè se ne sia avvezzo, coll'evitare il digiuno e l'astinenza protratti, col non entrare mai a stomaco digiuno in luoghi chiusi dove l'aria abbia perduta la sua verginità, e molto meno dove giacciano infermi, o persone mal sane ed altre simili avvertenze. Lo stomaco è l'emporio del sistema nervoso. Sommi sono i rapporti simpatici fra l'interna e l'esterna superficie del corpo, fra la pelle ed il tubo alimentare. Alterato o debilitato che sia lo stomaco, tutta la macchina è sconcertata; e le funzioni della pelle, che principalmente importa di mantenere in istato normale, sono le prime a risentirsene. Le impressioni morali hanno eziandio una grande influenza sulle funzioni dello stomaco, e sopra tutto il sistema de' nervi. La melanconia, la tristezza, lo scoraggiamento, la paura, ed ogni altro triste patema d'animo, illanguidiscono e sconcertano le funzioni dello stomaco, abbattono la potenza nervosa, ed aumentano per conseguenza la predisposizione individuale a contrarre la malattia. Il perchè giova molto ne' tempi di peste darsi coraggio ed essere intrepido, senza però spingere l'intrepidezza fino all'imprudenza, e fino al segno di mettere in non cale i preservativi. È però più facile il consigliare che il mantenere in que' terribili momenti, la tranquillità dell'animo e l'intrepidezza. La morte con tutti gl'indescrivibili suoi orrori vi circonda da tutte le parti; e non appartiene che al saggio, il quale con una vita virtuosa si è da molto tempo prima preparato a morire, l'attenderla con indifferenza e il vedersela attorno pronta a vibrar su di lui il colpo fatale; e allo stupido che manca di senno, o è incapace di concepire la gravezza del pericolo. Ciò non pertanto convien fare ogni sforzo per procurar di vincere quella pusillanimità e quella paura, che sono per se stesse una malattia, e che predispongono grandemente a contrarre la peste e qualunque altro contagio pestilenziale. Si ommetta affatto d'intervenire ne' luoghi ove v'abbia riunion di molte persone, nei siti affollati di gente, e dove l'aria è poco rinnovata, od inquinata da fetide o disgustose esalazioni. Si eviti di avvicinare i malati senza una reale necessità, e se non siamo a ciò obbligati dai doveri dell'ufficio, da quelli del sangue, dalla religione, dalla gratitudine o dall'amicizia. Dovendolo fare, non si trascurino gl'indicati preservativi, ne se li avvicini con meticolosità, o con paura. Si abbia sempre presente che l'aria libera e pura è il migliore di tutti i preservativi, il vero mezzo salutare e depurante per eccellenza. Si abbia presente alla memoria che ogni contagio ha un'atmosfera contagiosa sua propria; che l'ambito del corpo di ogni ammalato di peste bubonica, di colera, di febbre gialla, di vajuolo, o d'altra malattia di contagio, esala incessantemente un vapore, una specie di traspirazione che si estende fino ad un certo punto; che questo vapore che esala da ogni parte dell'ammalato è ciò che si chiama sfera di attività del contagio, atmosfera contagiosa; che i raggi di questa sfera variano, possono essere più o meno lunghi secondo le circostanze; che nei luoghi chiusi, ed in generale ove manca l'ossigeno, ove non v'ha aria libera e pura, i germi del contagio non soffrono modificazione, restano latenti per un tempo indeterminato attaccati e nascosti entro a' corpi innanimati suscettibili di ritenerli, sempre pronti a svilupparsi e riprodursi tostocchè si presentino favorevoli circostanze.
Toccata così di passaggio anche la parte importantissima che risguarda i preservativi, la quale non doveva entrare nel presente volume, come neppure le altre del diagnostico e delle disinfezioni, e sulle quali, cedendo al desiderio di esser utile, mi avvisai dover anticipare a far di pubblico diritto alcune mie osservazioni, mi rimetterò ora in via, ed il filo riprenderò della Storia.
Continuava la peste fra la truppa Russa, ch'era di presidio in Moldavia e nella Valacchia. Dietro i suggerimenti del rinomato D.r Oréo, i soldati, abbandonate le case de' Cittadini, ov'erano aquartierati, si posero a campo aperto fuori dell'abitato. Il quartier generale di quel corpo d'armata fu piantato a due verste lontano da Bukarest. Pochi giorni dopo accampata la truppa, la peste tra essa minorò d'assai. Il corpo maggior dell'armata comandato dallo stesso generale in capo Conte di Romanzov mantenevasi sano; e siccome lungo la riva destra del Pruth, da quella parte che risguarda la Moldavia e la Valacchia, l'infezione era pressochè generale, tanto fra la truppa che fra gli abitanti del paese; così quel Comandante diresse la sua marcia verso la parte sinistra del detto fiume confinante colla Bessarabia, già quasi deserta; ed altre precauzioni prese per impedire ogni comunicazione, sì co' paesi infetti, e sì con quei corpi di truppa fra' quali serpeggiava il contagio; e le fece osservare con molto rigore. È da notarsi, che per tutto il corso della State, fra i varii corpi componenti la detta grande armata non si è manifestato alcun accidente di peste, malgrado le molte vittorie riportate sopra i Turchi specialmente a Kaul e Larga, ed il ricco bottino fatto dal soldato vittorioso negli abbandonati campi nemici[66]. Verso la fine di settembre (1770), durando per molti giorni un tempo sciloccale e piovoso, si manifestò la peste fra il detto grande esercito, attaccando da prima un corpo di cannonieri, che dopo aver valorosamente espugnato il castello di Ackerman se ne ritornava al campo carico di bottino, seco asportando colle spoglie de' vinti anche la peste. Nè andò molto, che il contagio si propagò in altri corpi d'armata, malgrado tutte le precauzioni.
La peste, dopo aver piantate profonde radici nella Moldavia, estese le sue stragi fino a Chozim, città di confine tra la Moldavia e la Polonia, situata alle rive del Niester. Di là propagossi nella Podolia e nella Volinia, nelle quali Provincie venne recata primamente da alcuni rivenduglioli ebrei, che avendo acquistato molti mobili a Yassy e Chozim, ed in altri luoghi, li rivendettero in Polonia. Dalla Podolia s'inoltrò nel mese di agosto fino a Kiew o Kiovia, città considerevole della Russia europea, nella qual città uccise più di quattromille persone; e dove appunto, come pur troppo suol accadere nelle città maggiori, la peste fu da prima messa in dubbio, nè se ne ravvisò il pericolo che troppo tardi; ed allorquando, divenuta poi grande ed estesa la mortalità, alla cieca fidanza successe ad un tratto il convincimento, e con esso lo spavento generale, il terrore, la confusione, ed il più fatale abbandono di tutte le cose.
In tale stato i più ricchi e potenti e parte delli stessi Magistrati disertarono dalla città, lasciandola in balìa della sorte in uno stato di scompiglio e di desolazione da non potersi ridire. Studenti, mercadanti, operai, e tutti quelli cui le famigliari faccende permettevano di allontanarsi, seguirono il loro esempio, seco portando qua e là il seme del contagio, che per tal modo si sparse rapidamente in varii castelli e villaggi della piccola Russia. Dopo aver infierito colà durante i mesi di settembre, ottobre e novembre, e tolte di vita parecchie migliaja di persone; nel dicembre, al cader delle brine invernali mitigò da sè, e nel successivo gennajo poco a poco scomparve, non solo a Kiew, ma ancora negli altri luoghi infetti di quelle vicinanze. Si accese però di nuovo nella seguente primavera sì a Kiovia, e sì pure a Neskin, mostrando di voler riprodurre le stesse tragiche scene; ma spedito opportunemente colà d'ordine dell'Imperatrice Catterina II.da il General Maggiore Schipow, ed a cura di lui attivate e rigorosamente mantenute ottime discipline e provvedimenti sanitarii, la peste venne subito soffocata, e quel nuovo sviluppo non ebbe da quella parte ulteriori conseguenze.
Imperversando, come si è detto, il contagio a Kiew, e nelle altre località della piccola Russia, nel mese di settembre (1770) si propagò a Braensk e Sewsk, città della gran Russia poste quasi in mezzo tra Kiew e Mosca, ed in parecchi castelli e villaggi che s'incontrano da quella parte; e finalmente nel dicembre dello stesso anno 1770 manifestossi nella città di Mosca.
_Della descrizione della Peste di Mosca._
Nel progredire colla stampa di questo primo Volume si è riconosciuto, che ove in esso si avesse voluto comprendere, oltre la Bibliografia, tutta la parte storica fino al 1838, sarebbe risultato il libro di soverchia grossezza, di un formato tozzo, e perciò incomodo a maneggiarsi. Si venne quindi nella determinazione di comprendervi soltanto la parte storica fino alla peste di Mosca degli anni 1770, 71, 72, riportando la descrizione di quella memorabile pestilenza, e la rimanente Storia fino al giorno d'oggi nel secondo Volume che fra breve terrà dietro a questo. Il quale secondo Volume comprenderà in oltre, un Supplemento alla Bibliografia, in cui saranno registrate tutte le Opere più recenti sulla Peste e sulla pubblica Amministrazione sanitaria, e molte altre, delle quali non venne fatto all'Autore di aver conoscenza se non che dopo terminata la stampa dei varii fogli di bibliografia che costituiscono la prima parte del presente Volume; non che un Indice ragionato, il quale agevolerà la conoscenza di tutto ciò che di più rimarchevole e di più interessante trovasi sparso nella storia delle varie pestilenze descritte in questi Volumi. Saranno in oltre riuniti i varii dati sparsi, le analoghe osservazioni delle differenti epoche in un solo prospetto e sotto lo stesso punto di vista, il che potrà forse servire a stabilire alcune verità pratiche e trarre utili conclusioni, le quali non mancheranno di avere una certa utilità all'evenienza de' casi, e segnatamente al manifestarsi improvviso di qualche grave insorgenza morbosa. Confida l'autore che tutto ciò sarà ben accetto e gradito dai leggitori.
SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE
1. Coperchio che si apre mediante cerniera nella parte posteriore della macchina.
2. Gola destinata a ricevere il coperchio che va a combaciare in essa.
3. Corpo della macchina.
4. Cassettina per riporvi le mostre.
5. Tavoletta che scende verticalmente incanalata per la separazione interna della cassetta dalla macchina.
6. Tavoletta incanalata orizzontalmente, che si apre per deporre nella cassetta le lettere con mostre, ecc.
7. Portello fermato a susta per cui viene introdotto il vaso fumigatorio.
8. Valvula.
9. Cerniera che unisce il coperchio alla macchina.
10. Telajo con graticcio di giunco o simili su cui vengono poste le carte.
11. Mensolette che servono di appoggio al detto telajo.
12. Listello con sovrapposti uncinetti servienti a ricevere le canne di vetro su cui ponere accavallate le lettere, od altri fogli spiegati.
13. Lenti a mezzo delle quali può guardarsi nell'interno della macchina senza aprirne il coperchio.
14. Coperchio col quale la valvula può, per maggior sicurezza, chiudersi esternamente.
15. Piccolo piano su cui sono fissati i due ritti 16, 16, fermati nella traversa superiore 17, col mezzo delle due viti 18, 18.
19. Vaso di vetro masticiato sopra la piccola asse mobile, 20, che si mette a canale ne' due ritti.
21. Vite di legno co' suoi pani 22, che passano per la traversa superiore 17, e che portano nella loro estremità la traversa mobile 23, che abbraccia i due ritti.
24. Disco di vetro, che serve di coperchio, masticiato sopra la faccia inferiore della tavoletta mobile 23.
25. Astuccio chiuso in cui è contenuta la boccia disinfettante.
26. Astuccio spaccato per mostrare la posizione della boccia.
27. Boccia disinfettante rinchiusa nel suo astuccio, 26, 26, e fermata col coperchio a vite 28.
29. Parte che occupa il miscuglio.
30. Tappo smerigliato della boccia tenuto obbligato dal coperchio 28, 28, e che lo comprime per mezzo dello sughero o cuojetto 31, 31, fermato nel fondo del coperchio potendosi serrare più o meno con la vite 32, 32.
33. Fondo dell'astuccio su cui va incollato un girello di sughero o cuojo per posarvi adagiata la boccia.
Per la spiegazione delle Fig. IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, veggasi quanto è detto nel testo alla pagina 769-71.
[Illustrazione: Figure I, II, III, IV.]
[Illustrazione: Figure V, VI, VII, VIII.]
[Illustrazione: Figure IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV.]
INDICE DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO PRIMO VOLUME.
PREFAZIONE pag. 1 e seg.
PARTE PRIMA.
Bibliografia » 1 a 181 Opere sulla peste in Latino » 1 a 79 —— in Italiano » 80 a 99 —— in Francese » 100 a 118 —— in Tedesco » 119 a 167 —— in Inglese » 168 a 178 —— in altre lingue » 179 a 181 _Osservazioni ed avvertenze sulle premesse Notizie bibliografiche_ » 182 a 202 _Utilità che si può ritrarre dalle dette Notizie bibliografiche_ » 185 e seg. _Storici e Filosofi Greci e Latini che trattarono della peste e ne riconobbero la contagione_ » 189 _Più chiare idee sulla peste, e sui mezzi di ripararsi da essa, dovute agli autori del secolo XV. e particolarmente a quelli del secolo XVI._ » 190 e seg. _Ridicole opinioni di alcuni medici del secolo XVII. intorno la peste_ » 191 e seg. _I morbi contagiosi confusi coi morbi epidemici. — Autori che si occuparono di proposito di questa materia gravissima_ » 192 _Autori che oppugnarono la comunicabilità della peste_ » 195 e seg. _Autori pratici, ch'ebbero a trovarsi in occasione di peste. — Loro preferibilità_ » 195 e seg. _Uomini celebri, che senza esser medici hanno dato al pubblico trattati e descrizioni sulla peste di un merito superiore a quello di molti medici_ » 198 Storici e Cronologisti della peste » 199 _Regolamenti Politico-Sanitarii particolari delle varie Città e Governi. — Ragioni per le quali si crede non doverne dare un giudicio. — Avvertenze generali nel proposito_ » 199 a 202
PARTE SECONDA.
_Serie Cronologica di tutte le pestilenze memorabili, dai più remoti tempi fino al presente_ » 205
PRIMA EPOCA.
_Anni del Mondo secondo l'Era la più comune._ » 209
_Descrizione delle pesti di questa prima epoca_ » 209 a 221 _Descrizione della peste di Egina riferita da Ovidio_ (Metamorph. VII.) » 211 e seg. _Descrizione della peste di Troja agli anni del Mondo 2750 regnando Laomedonte, lasciata da Seneca nell Edipo_ » 215 e seg. _Prima peste in Italia, di cui la Storia ci abbia conservato memoria nell'anno del mondo 2778_ » 219 _Celebre pestilenza che desolò la Giudea agli anni del Mondo 3017 sotto il regno di Davidde, di cui parlano le Sacre carte_ » 220
SECONDA EPOCA.
_Anni della Fondazione di Roma avanti Gesù Cristo._ » 221
_Singolare descrizione di una pestilenza che afflisse Roma nell'anno 282 della sua fondazione, sotto il Consolato di Pinario Macerino, di cui parla Dionigi d'Alicarnasso; versione di Francesco Venturi_ » 224 _Celebre peste di Atene degli anni di Roma 323; avanti G. C. 431_ » 227 _Bellissima descrizione che di questa peste ci ha lasciato Tucidide_ (de bello Peloponnesiaco, lib. II. cap. 48, lib. III. cap. 80) » 228 a 238 _Altra descrizione della stessa peste di Atene, di Lucrezio Lib V. v. 1123_ » 238 a 244 _Descrizione fatta dal poeta Silio Italico, che visse nel primo secolo dell'Era Cristiana, della fierissima pestilenza che agli anni di Roma 541, avanti G. C. 213, travagliò l'armata Cartaginese nelle Sicilie avanti Siracusa, e di cui parla Tito Livio, Decad. III. Lib. 5_ » 249 e seg. _Peste terribile che agli anni di Roma 628, avanti G. C. 126, desolò la parte settentrionale dell'Affrica, nota sotto la denominazione di costa della Barbaria, e vi fece perire, secondo Orosio, ottocentomille persone nella Numidia, e duecentomille nelle provincia della costa marittima Cartaginese e Uticense_ » 252 e seg. _Peste fra l'esercito di Mitridate in Asia agli anni di Roma 680, av. G. C. 74, da cui, secondo Appiano Alessandrino_ (de bello Mithridatico), _perirono più di cento ventimille persone_ » 255 _Fierissima peste della Tessaglia, provincia della Macedonia, preceduta da terribile epizoozia, agli anni di Roma 705, avanti G. C. 49_ » 254 _Descrizione di questa peste data da Lucano, Lib. VI. v. 80 a 105_ » ivi e seg. _Pestilenza insorta fra l'armata Romana che formava parte della spedizione contro i Parti, attribuita alla fame, di cui parla Appiano_ (de Bello Parth.) » 255
TERZA EPOCA.
Era Cristiana.
SECOLO I.
_Menzione delle pestilenze di questo primo Secolo_ » 256 e seg. _Peste sotto Nerone negli anni 65 e 66 di G. C., 819-20 di Roma, da cui perirono nella sola città di Roma oltre 30,000 persone_ » ivi —— _sotto Vespasiano agli anni 72 dell'E. C. al tempo dell'assedio e distruzione di Gerusalemme_ » 257 —— _micidiale e così fiera a Roma, all'anno 80 dell'E. C. regnando Tito, che pervenne ad uccidere fino dieci mille persone al giorno, secondo Svetonio_ » ivi
SECOLO II.
Pesti del Secolo II » 258 a 262 _Feroce pestilenza che desolò l'Italia, e Roma singolarmente sotto l'Impero di Marco Aurelio nell'anno 170 dell'E. C. Essa durò tre anni, e fu una delle più memorabili della Storia_ » 258 _Descrizione di detta pestilenza. Galeno che s'attrovava a quel tempo a Roma fu preso da tanto spavento che se ne fuggì a Pergamo_ » 259 e seg. _Salona, Nona, e Scardona, città una volta considerevoli della Dalmazia, ora semplici borgate, nel detto anno 170 di Cristo, nel tempo della guerra dei Romani contro i Marcomanni, sono rimaste quasi distrutte dalla peste_ » 274 _Altra peste violentissima desolò Roma sotto l'Impero di Commodo agli anni 188-89 dell'E. C. in cui per certo tempo morivano fino due mille persone al giorno. Fu questa la prima circostanza di peste, in cui i medici consigliarono gli odori, e di portar adosso sostanze odorose per preservarsi e purificare l'aria, ma senza alcun effetto_ » 261
SECOLO III.
Menzione delle pesti del Secolo III » 262 e seg. _Nuova peste in Italia, e Brescia afflitta principalmente nell'anno di G. C. 216_ » 262 _Sotto l'Impero di Gallo e Volusiano, agli anni 254-55 dell'E. C., l'Italia fu travagliata di nuovo dalla peste, che desolò Roma e quasi tutte le provincie al Romano Impero soggette. Durò con eguale sevizie due anni, e, secondo alcuni, serpeggiò qua e là per dieci, fino a che nel 263 sotto Galieno la peste imperversò più forte, e la fame ed i terremoti si combinarono a desolare parecchie provincie Romane. Nello stesso anno Alessandria di Egitto fu pur dalla peste travagliata fino agli estremi_ » 262 e seg. _Peste in Oriente sotto Diocleziano nell'A. 295 E. C. accompagnata da vasti carbonchi, e nella quale il veleno pestilenziale soleva scaricarsi negli occhi, di maniera che quelli che scampavano dalla peste, per lo più restavano ciechi_ » 263
SECOLO IV.
_La Storia delle pesti di questo secolo è avvolta in densa caligine. Ammiano Marcellino fa menzione di una pestilenza fra la truppa nella Mesopotamia, sotto Amida assediata dai Persi. Il P.re Kirchero e Lebenswaldt fanno menzione di altre pestilenze negli anni 512, 554, 577, dell'E. C., ma se vera peste fossero state effettivamente le dette malattie, e se ed in quanto abbiano esse realmente esistito non è ben chiaro, non facendone gli altri storici menzione alcuna_ » 263 e seg.
SECOLO V.
Menzione delle pesti di questo Sec. » 264 e seg. _Peste accompagnata da sintomi singolarissimi, che si sviluppò nell'Asia minore agli anni di G. C. 454 e continuò nel 455; si propagò nella Palestina, e di là fu trasportata in Europa ed attaccò la città di Vienna_ » 264 e seg.
SECOLO VI.
Pesti del Secolo VI » 265 a 276 _Descrizione della terribile peste di Costantinopoli sotto l'Impero di Giustiniano, nell anno 542 dell'E. C. Fu questa una delle più memorabili e perniciose che ricordi la Storia. Il numero de' morti, secondo Evagrio e Procopio, giunse a Costantinopoli fino a dieci mila al giorno. Si propagò in quasi tutto l'Oriente e nell'Occidente; invase l'Italia, la Germania, la Francia ed altri paesi, e durò 32 anni, secondo gli storici, devastando gran parte della terra_ » 266 a 271 _Peste desolatrice nella città di Zara che durò tre mesi nell'anno 548 di G. C._ » 274 _Dall'anno 542 al 590 dell'E. C. la peste divenne quasi indigena in Francia e in Italia_ » 275 e seg. _Nuova peste in Dalmazia, e segnatamente nella città di Zara nell'anno 588 di Gesù Cristo_ » 274 _Negli anni 588-89-90 dell'E. C. peste in quasi tutta l'Italia, a Roma particolarmente, memoranda per le sue devastazioni e singolarità de' suoi sintomi, non che per gli usi ed istituzioni cui diede motivo; usi ed istituzioni che sussistono tuttora. Vittima di essa perì il Pontefice Pelagio II. Questa stessa invase la Spagna, e la Francia, e ridusse deserti intere Città, tra le quali Marsiglia_ » 274 a 276
SECOLO VII.
Menzione delle pestilenze del Secolo settimo » 276 a 278 _In questo Secolo sì Roma che tutta l'Italia travagliate più volte da fierissimi morbi epidemici preceduti da cruda fame, da straordinarie innondazioni, da terremoti, da tempeste spaventevoli che concorsero ad accrescere la tristezza e lo spavento delle popolazioni. Alcuni autori annunciano questi morbi qual vera peste orientale, altri come morbi epidemici di diversa natura, e dietro altre memorie sembra che nel maggior numero dei casi fosse stata la lepra, o elefantiasi contagiosa_ » ivi _Nel 618 dell'E. C. vi fu vera e fierissima peste in Germania, e nel 640 a Costantinopoli_ » 277
SECOLO VIII.
Menzione delle pesti dell'ottavo Sec. » 278 a 280 _Peste così desolatrice a Brescia e suoi contorni nell'anno 709 dell'E. C., che i morti giacevano insepolti sulle strade e nelle case; il perchè ogni famiglia fu incaricata di seppellire i suoi_ » 278 _Costantinopoli assediata dai Saraceni, fu dalla fame e dalla peste così travagliata nell'anno 717 di G. C., che vi perirono trecentomila persone_ » ivi _Memoranda pestilenza, che afflisse Costantinopoli e quasi tutto l'Oriente sotto Leone Isaurico agli anni di G. C. 745-46-47. Travagliò la Grecia, le Sicilie, le Calabrie e molte altre Provincie_ » 279 _Pavia, l'antica Capitale del Regno dei Longobardi, afflitta nell'anno 774 di G. C. da crudelissima fame, essendo stretta d'assedio da Carlo Magno. Alla fame ben presto tenne dietro la peste. Forse essa altro non fu che una malattia tifica prodotta dallo scarso e cattivo alimento_ » 279 e seg. _Peste nuovamente a Costantinopoli, sotto l'Imperatore Costantino Copronimo che ne rimase infetto nel tempo della spedizione da lui intrapresa contro i Bulgari, e vi morì il giorno 14 settembre 775 di G. C._ » 280
SECOLO IX.
Pesti del Secolo nono » 280 a 281 _Al principio di questo Secolo, e precisamente nell'801 la peste desolò l'Italia, la Germania e la Francia, preceduta da spaventevoli terremoti_ » 280 _Agli an. 811-12 dell'E. C. terribile pestilenza presso che universale. Inferocì particolarmente a Costantinopoli, dove i morti restavano insepolti per non trovarsi più chi li sotterrasse_ » ivi _Nell'820 la peste fra gli uomini ed un morbo pestilenziale fra gli animali fecero orrende stragi in tutta la Francia_ » 281 _In Inghilterra la peste nell'anno di G. C. 865 fu preceduta da un'immensa quantità di locuste, che hanno distrutto le biade e cagionato la fame_ » ivi _Agli anni 889 e 90 l'Italia provò ad un tempo tutte le sventure della guerra e della peste_ » ivi
SECOLO X.
Pesti del Secolo decimo » 282 a 284 _Negli anni 910-11 e 12 dell'E. C. fiera peste a Costantinopoli. Si riprodusse nel 920 con tanta forza che uccise, secondo il Lebenswald, da 500 mila persone_ » 282 _In questo Secolo la peste si appiccò due volte a Venezia, cioè nel 938 e 989, e vi operò orrende stragi_ » 282 a 283 _Milano nell'anno 964 fu travagliata dalla peste così fieramente, che secondo Bernardino Corio, era ridotta a pochissimi abitanti, ancorchè fosse una delle città più popolate e fiorenti_ » 282 _Introdotta la carestia in Italia nel 983, a questa succedette la peste nel 984 che imperversò fierissima nei successivi anni 985 e 86. In detti tre anni, le calamità della fame, della peste e della guerra si combinarono unite a spopolare questo importante paese_ » 283 _Agli stessi anni la medesima pestilenza travagliò la Germania, preceduta da estremo freddo, per cui gelarono i fiumi e con essi i pesci_ » ivi _Nel 990 peste a Cattaro in Albania, nella quale colla famiglia Leghletta perì Bastardo Re di Servia_ » 284
SECOLO XI.
Pesti del Secolo undecimo » 284 a 287 _Venezia nell'anno 1006 afflitta dalla peste, che le recò gravi danni; e nell'anno susseguente parecchie altre città d'Italia, fra le quali Bologna e Modena, ove fu grande il numero dei morti_ » 284 _Nuova peste a Venezia nel 1012; e nel 1013 in varie altre città d'Italia, e così micidiale, che quelli che n'erano colpiti morivano quasi improvvisamente. Un fuoco interno divorava loro le viscere, ed una diarrea straordinaria li traeva in brevi istanti al sepolcro_ » 285 _La peste nel 1016-17 fu quasi generale in Europa, ma desolò specialmente l'Italia, dove, volendo dar fede al Platina, il numero de' morti superò i superstiti. — La peste ridotta da alcuni anni quasi permanente in Italia, vi si riaccese nel 1022 con istraordinario furore, e contemporaneamente in Costantinopoli e in diversi altri paesi di Europa_ » ivi _Peste pressochè generale in Europa nell'anno 1065 accompagnata dalla fame_ » 286 —— _nel 1085 in Ungheria e nella Dalmazia; la città di Zara ne fu presa, ma il morbo in Dalmazia non si estese gran fatto, mentre in Ungheria fece molto danno_ » ivi _Peste negli anni 1093-94 in Francia, in varie parti d'Italia, e della Germania. In Italia e nella Germania epizoozie sterminatrici; in Inghilterra inondazioni strabocchevoli accrescevano la miseria e la desolazione di quelle popolazioni. — Nel 1098 il morbo pestilenziale si riprodusse in Germania, ed ivi scaricò tutto il suo furore facendovi orribili strazii. Vi ebbe pure di nuovo l'epizoozia. A vizio dell'aria, secondo l'opinione di que' tempi, si attribuì la grande mortalità dell'una e dell'altra specie_ » 287 _Nello stesso anno 1098 l'esercito Cristiano delle Crociate trovandosi stretto di assedio in Antiochia, venne quasi distrutto dalla fame e dalla peste_ » ivi
SECOLO XII.
Pesti del Secolo duodecimo » 287 a 289 _Peste in Inghilterra nel 1103, preceduta da morbo pestilenziale fra gli animali_ » 287 —— _devastatrice in Italia, nel 1119, preceduta e susseguitata da freddo eccessivo, da calori intollerabili, da terremoti spaventevoli_ » 287 e seg. _Agli anni 1125-26-27 la Germania fu in particolare travagliata dalla peste, propagatasi quasi generalmente in tutta Europa, cagionando immensi strazii fra le differenti nazioni, afflitte contemporaneamente da fame e da guerra in cui gran parte delle potenze di Europa trovavasi avvolta_ » 288 _Nel 1135 la peste si sviluppò nell'Insubria, ossia in quella parte del Milanese conosciuta sotto questo nome, e vi recò molti danni_ » ivi _Peste fra l'esercito di Federico Barbarossa, allorchè nel 1167 portava le sue armi contro Roma_ » 289 —— _fra la truppa dell'Imperatore Enrico VI allorchè assediava la Città di Napoli nel 1193_ » ivi
SECOLO XIII.
Pesti del Secolo decimoterzo » 289 a 293 _Peste fierissima in Siria, appiccatasi all'esercito di Balduino nell'anno 1202_ » 289 —— _egualmente fiera, che desolò nello stesso anno la città di Zara, assalita e presa in quel tempo dai Veneziani_ » 289 e seg. _Peste nel 1218 fra l'esercito delle Crociate, che assediava Damiata in Egitto_ » 290 _Nell'anno 1225, la peste si sviluppò nella città di Bologna, si riaccese nel 1227, e spense la maggior parte degli abitanti di quella illustre città_ » 290 a 291 _Desolò Roma negli anni 1231-32-33. Il Tevere, avendo per grande spazio allagata la campagna, accrebbe le miserie e le devastazioni del contagio. Fu tale la violenza del morbo, che fra dieci infetti appena uno se ne salvava_ » 291 _In Grecia, in Italia, in Francia v'ebbe negli anni 1242-43, peste micidiale ed atroce. Invase l'esercito di S. Luigi Re di Francia, mentre inseguiva l'armata di Enrico III_ » 292 _Si apprese di nuovo alle falangi di quel Principe nel tempo della sua spedizione contro l'Affrica, e particolarmente alla truppa che assediava Tunisi. Vi fu colpito lo stesso S. Luigi che morì il 25 agosto 1270_ » 292 a 293 _Nell'anno 1288 la peste riprese novelle forze, desolò e distrusse gran parte d'Italia sotto il Pontificato di Nicolò IV. Il Pontefice si chiuse nel suo palazzo durante la pestilenza, nè ommise perciò le cure ch'ei doveva al governo de' suoi popoli. Si nota, che servendo alle opinioni di que' tempi, faceva accendere continuamente grandi fuochi ne' cortili del suo palagio e ne' suoi appartamenti_ » 293
SECOLO XIV.
Pesti del Secolo decimo quarto » 293 a 327 _Peste del 1301 divenuta famosa stante il pietoso affetto e lo zelo con cui S. Rocco servì i malati di Piacenza in Lombardia_ » 295 e seg. _Fierissima pestilenza agli anni 1316-17 che invase l'Italia, imperversò in Lombardia, e specialmente in Brescia. Nè si limitò all'Italia, ma travagliò fieramente anche le provincie settentrionali di Europa, la Germania, l'Olanda, le Fiandre, il Belgio, la Polonia, ed altre. Riferisce il Bugati essere morti circa un terzo degli abitanti de' paesi che ne furono infetti_ » 294 e seg. _L'anno 1335 è celebre negli annali del Mondo per la quantità incredibile di cavallette che coprirono la terra e devastarono i seminati. Alla putrefazione, per la gran copia di quegli animali, aggiuntivi li strazii della fame, v'ebbe pur assai onde predisporre gli uomini alla peste; da cui in quest'anno venne afflitta gran parte di Europa_ » 295 _Nel 1340 la peste involò alla Toscana il sesto circa della sua popolazione, secondo il Rondinelli ed il Corio_ » 295 _In questo stesso anno vi fu la peste a Sebenico in Dalmazia_ » 296 _Regnò la peste in Francia nel 1342. Si accusarono allora gli Ebrei di aver avvelenati i pozzi. Ciò bastò perchè il popolo si scagliasse con furore contro di loro_ » ivi _Nel 1343 Venezia fu di nuovo afflitta dalla peste_ » ivi _La celebre Peste nera, la più terribile che sia stata mai ricordata. Tale sciagura non fu mai nè più generale nè più atroce. Descrizione di questa peste che cominciò nel 1345, imperversò in Italia particolarmente nel 1348, e terminò solo nel 1363, dopo aver distrutto, giusta il computo degli storici più accreditati, tre quinti di abitatori di tutta l'Europa_ » 296 e seg. _Fra le molte città d'Italia invase dal morbo nell'anno 1348 fieramente ne fu presa Firenze, e Giovanni Boccaccio con molta eloquenza ne fece la Descrizione_ (Decamerone Giornata I.ma) » 298 a 313 _A questa stessa età funestissima, cioè nel 1348, la peste si è manifestata anche a Spalatro in Dalmazia, e vi fece progressi così rapidi e terribili, che distrusse quasi tutti gli abitanti di quella città e lo stesso zelantissimo Arcivescovo Cucari_ » 313 _Descrizione latina di questa peste fatta a quel tempo da un individuo della famiglia a Cuteis di Spalatro, che ritiene forme solenni ed energiche di verità_ » 314 a 317 _A questi stessi anni 1348 e 49 peste a Zara, dove regnava contemporaneamente ferocissima epizoozia, e nella città di Ragusi_ » 316 e 17 _Cenni sulla durata, e sulla mortalità prodotta da questa memoranda pestilenza nelle varie città d'Italia, di Francia, ec. nel corso degli anni 1346-47-48_ » 317 e 318 _Modo di sua propagazione, sintomi che l'accompagnavano_ » 318 a 320 _Cause che furono attribuite a questa peste_e » 321 _Bizzarra opinione del Collegio di Medicina di Parigi di quel tempo, per ispiegare il fenomeno di sì terribile e general pestilenza_ » 321 _Dominato tutto questo secolo da fierissima peste, ne andò presa ora una parte ed or l'altra del mondo abitato. Le città di Venezia e di Genova furono spopolate per essa nel 1377. Venezia fu invasa di nuovo nel 1381; il contagio continuò nel 1382 e vi recò gravissimi danni. Fra gli altri morì il Doge Michiele Morosini. Nello stesso anno divampò con grande rovina nella città di Bologna, e ne' paesi circostanti; devastò la Boemia, e la città di Praga particolarmente. Nel 1383 penetrò di nuovo a Firenze. Nel 1390 dominò in Francia, e si riaccese di nuovo in Italia, e segnatamente nella Romagna. Dalla Romagna il contagio fu portato di nuovo a Venezia nel 1391 dai bastimenti. Da Venezia a Verona e a Brescia; ed allo stesso tempo travagliò varie provincie della Germania. Nel 1399 e 1400 si sviluppò di nuovo nella Lombardia; a Firenze, a Siena, a Roma, ed in parecchie altre delle principali città e paesi di Italia. Roma fece immensa perdita di persone, tra le quali moltissimi pellegrini ed altri forestieri ivi accorsi pel Giubbileo_ » 322 e seg. _Nel 1400 la peste invase la città di Ragusi; fu fierissima e durò due anni_ » 325
SECOLO XV.
Pesti del Secolo decimoquinto » 326 a 345
_Peste in Spagna nel 1415 che desolò quel Regno per varii anni consecutivi_ » 326 —— _a Ragusi nel 1416. In due mesi, o poco più, il contagio uccise 3800 circa di quegli abitanti_ » ivi _Nel 1420 Ragusi fu di nuovo invasa dal contagio, ma Giacomo Gondoaldo Ferrarese, allora medico in condotta a Ragusi, avendo suggerito il preservativo e la precauzione di separare gl'infetti dai sani, si ottenne, che la peste recasse pochissimi danni_ » 327 _Lo stesso avvenne nel 1430; in cui introdotta la peste in Ragusi da Trebigne, paese Turco confinante, a merito dei saggi suggerimenti del suaccennato medico Gondoaldo, pochissime furono le vittime del contagio_ » 329 e seg. _Articolo latino sopra Giacomo Gondoaldo nella serie degli uomini illustri_ » ivi _Curzola in Dalmazia colta nel 1428 da peste così terribile e micidiale, che distrusse interamente quella popolazione composta di oltre 7000 persone. La città andò deserta, nè mai più si ripopolò, contando ora appena 1000 persone_ » 328 _La Lusitania propriamente detta, cioè il Portogallo, l'Estremadura, e la vecchia Castiglia, furono nel 1436 miseramente devastate dalla peste, che vi durò più anni. Il Re Edoardo, che si era ritirato nel Monastero di Thomast, prese il contagio da una lettera da esso incautamente aperta, la quale se gli fece pervenire coll'espresso divisamento di appiccargli la peste, e vi morì da quella il dì 9 settembre 1458_ » 331 _Nuova peste a Ragusi nel 1437 così micidiale e violenta, che in soli tre mesi spogliò quasi intieramente di abitatori quella città. La maggior parte però de' patrizii e considerevole numero di altre persone, si sono salvate, essendosi sottratte colla fuga a tale calamità, ritirati i nobili a Gravosa, e gli altri in altri luoghi al primo scoppiare del morbo_ » 331 _Nel 1438 la peste estinse ancora gran numero di abitanti a Venezia sotto il Dogado di Francesco Foscari. Il contagio penetrò in questo stesso anno in parecchi altri paesi d'Italia; si propagò in Francia, in Germania, in Inghilterra. Tanto in Italia, che in varie parti dei sopraccennati Regni, continuò negli anni 1439 e 40. La peste di Brescia nel 1439 aveva per sintomo particolare un profondo letargo. I malati dopo un apparente sonno di due o tre giorni si destavano, ricadendo poi tra poco in agonia. Nel 1440 fece orrendo strazio a Basilea, dove a quel tempo tenevasi il famoso Concilio. Parecchi di que' prelati ed altri padri insigni della chiesa vi perirono. Enea Silvio Piccolomini poi Pontefice sotto il nome di Pio II fu pure attaccato e vi guarì. Egli descrisse quel contagio in un singolare suo libro_ » 332 a 334 _Negli anni 1448-49-50 quasi tutta l'Italia e in particolare il Milanese, fu soggetta a pestilenza, che si mantenne fierissima. Nello stesso tempo in Dalmazia, in Germania, in Francia, in Spagna il contagio imperversò ferocemente. Si pretende che nel 1450 esso uccidesse quarantamila persone nella sola città di Parigi in due mesi. Era accompagnato da sintomi terribili. Lo spavento invadeva tutti gli animi, anche i più coraggiosi e fermi, di maniera che non permetteva loro di vedere altri oggetti che una morte inevitabile_ » 334 e seg. Peste a Erfurt nella Sassonia nel 1453 » 335 —— in Dalmazia negli anni 1455 e 56 » 336 _Pestilenza di un indole singolare che si è sviluppata in Germania nel 1460, la quale uccideva irremissibilmente gli uomini robusti, meno le donne, e molto meno i fanciulli_ » 336 _La peste ricominciò a Ragusi nel 1464; continuò nei successivi due anni 65-66. Nel maggio 1466 il Senato di Ragusi decretò l'erezione di un Lazzeretto vicino alla città, che accogliesse le merci sospette provenienti dalla vicina Turchia, ed è quello che sussiste tuttora_ » 337 _Calori straordinarii ed eccessivi, lunghe siccità, tempeste desolatrici, ed immensa quantità di insetti devastatori cagionarono la perdita dei ricolti nell'anno 1473, cui è succeduta crudelissima fame. Alla fame venne dietro la peste, che desolò in detto anno l'Italia. O non bene estinta o riprodotta infierì di nuovo nell'anno 1475. Si ampliò nel 1476; anno considerevole pel continuo piovere dirottamente, per tempeste spaventevoli ed inondazioni, bersagliò fieramente la città di Roma e fece stragi a Marsiglia. Fu in diminuzione nel 1477. Prese nuova forza nel 1478 e nel 79; e la maggior parte dei paesi d'Italia fu vessata crudelmente. Firenze in ispecieltà, dove si contavano più di 500 morti al giorno, Venezia pur ne fu presa, e nel corso di detta pestilenza perdette da circa 50,000 abitanti, Brescia 20,000, e così altri luoghi_ » 337 a 339 _Nel 1480 la peste fu portata a Ragusi dalla Sicilia col mezzo di alcune balle di cotone infetto, e vi durò tre anni_ » 339 _Negli anni 1482-83 vi ebbe pur peste in Francia. I sintomi più comuni di questa peste erano la frenesia e l'avidità di acqua; di maniera che i malati si precipitavano dai tetti, e si gittavano nei fiumi e nei pozzi per l'avidità del bere. Alli stessi anni la peste travagliò anche la Germania e Norimberga in particolare_ » 340 _Guerra e peste terribili afflissero di nuovo l'Italia agli anni 1485-86. Venezia e Milano in ispecieltà. A Venezia la peste cominciò nella state, infuriò nell'autunno, continuò tutto l'inverno, e non cessò che nella seguente primavera. A Milano involò in detti anni 85 86 cento trentasette mila persone, secondo Bernardino Corio. Forse questo numero è esagerato_ » 340 e seg. _Nel 1486 l'Inghilterra fu terribilmente afflitta da quella specie di peste, o morbo epidemico, conosciuto sotto il nome di Sudor Anglico, dal quale fra cento malati uno appena salvavasi. Dall'Inghilterra passò nel Belgio, nella Francia, nella Germania, dove invase principalmente le provincie del Reno. Il principio di questo morbo singolare rimonta al 1483, e dopo il 1551 non si è più osservato_ » 341 _Nel 1495 vi ebbe peste nell'Austria inferiore_ » ivi _Portatosi Bajazet gran Signore de' Turchi nel levante nel 1500, ed accintosi all'espugnazione di Modone, Corone, Navarino e Corinto, dove allora regnava la peste, i Greci per salvarsi dal barbaro furore de' Saraceni abbandonarono la loro patria, e si sparsero per l'Italia, per la Sicilia, a Ragusi, a Zara e in varii paesi della Dalmazia. Questi fuggitivi apportarono in detti luoghi la peste_ » 342 _Nello stesso anno 1500 l'Inghilterra travagliata nuovamente dal Sudor Anglico vi perdette da circa 30,000 persone_ » 343
SECOLO XVI.
Pesti del decimo sesto Secolo » 343 a 372
_Peste ad Aix ed in altri luoghi della Provenza in Francia nel 1502, e contemporaneamente nella Puglia. — Da Barletta fu portata nel 1503 nell'isola di Calamata appartenente alla Repubblica di Ragusi. Da Alessandria d'Egitto fu portata a Giuppana nel territorio della stessa Repubblica, ma per le buone guardie, dice lo storico, non prese nella città_ » 343 e seg. _Negli anni 1504-5-6. La peste fece stragi a Marsiglia e suo territorio. Essa è succeduta ad ardentissimi calori e ad un'estrema penuria di biade_ » 344 _Fierissima peste sterminatrice regnava in Bossina, Erzegovina, ed Albania Turca negli anni 1506-7. Agli stessi anni continuava, o s'era riprodotta in Puglia. I Ragusei in mezzo a tanto incendio avendo cautamente provveduto alla loro difesa, si preservarono. I Magistrati che presiedevano al Governo di Cattaro, meno cauti o meno fortunati, videro quel paese in preda alla peste che recò grande mortalità. In cinque giorni morirono più di 400 persone nella città. Si sparse ben tosto ne' villaggi circonvicini_ » 345 _Peste terribile e devastatrice nella Carniola all'anno 1509 preceduta da spaventevole terremoto_ » ivi _Nel 1510 infierì la peste in Francia, e particolarmente a Parigi, togliendo di vita le persone in brevissimo corso di malattia, o improvvisamente a guisa di fulmine. I sintomi che per l'ordinario l'accompagnavano erano veementissimo dolor di testa con vertigine, e vasti carbonchi sotto l'orecchia. Le sottrazioni sanguigne e i purganti riescivano costantemente dannosi; i così detti cordiali utilissimi_ » 346 _Ripullulata la peste in Italia nell'anno 1522, si propagò rapidamente in parecchie città e paesi di quel Regno, e durò più anni. Incrudelì specialmente a Roma, dove erano state trascurate le necessarie precauzioni per arrestarla, o praticate troppo tardi, e ciò perchè il Pontefice Adriano VI. allora regnante, il quale non era d'Italia, aveva la falsa opinione, che tutte le precauzioni di Sanità ed i Lazzeretti altro non fossero che superstizioni e riscaldi delle menti Italiane_ » 347 _Si riprodusse a Roma nel 1527, continuò nel 1528, e vi fece gravissimo danno fra gli abitanti non solo, ma anche fra le truppe Tedesche e Spagnuole venute in Roma col Marchese del Guasto_ » 353 _Nel medesimo anno 1524 presa dai Milanesi Biagrassa, dov'era incominciata la peste, fu colle cose saccheggiate portata a Milano. Ivi si ampliò e tolse di vita 50 mila persone_ » 347 _Continuò ad imperversare nel 1525 nei paesi situati lungo le sponde del Ticino e del Pò. La mortalità fu immensa. Si narra che sia perito un terzo di quegli abitanti. Se ne attribuì la cagione alla quantità di cadaveri insepolti, che rigettati dalle acque sulle sponde degli stessi fiumi ov'erano stati immersi, ivi continuarono il loro corrompimento_ » 348 _Nello stesso anno 1524 la peste si spiegò di nuovo in Germania, e travagliò in ispecial modo Vienna, Norimberga ed Augusta_ » 347 e seg. _Regnando nel 1526 la peste in Ancona, i funesti semi furono di là portati in Ragusi col mezzo di alcune mercanzie; e il contagio fece questa volta sì orrendo strazio di quella città e suo contado, che nello spazio di venti mesi morirono da circa ventimila persone, delle quali ottomila nella città, tal che, rimasta deserta, furono chiamate le genti del contado a riabitarla_ » 348 e 349 Nel 1526 fu pure a Spalatro la peste » ivi Nel 1527 spopolò la Puglia » 353 _Dall'anno 1522 a tutto il 1527, la peste afflisse la Toscana e specialmente Firenze, e di essa vi perirono più di duecentomila persone_ » 349 e seg. _Descrizione della peste di Firenze dell'anno 1527 di Nicolò Machiavelli_ » 350 a 355 _Nel 1528 la città di Napoli, assediata dai Francesi comandati da Lutrech, soffrì gravissima pestilenza che si comunicò poi anche agli assedianti e prese lo stesso Lutrech che guarì, mentre Valdemonte, altro capitano, morì, e l'esercito andò per la contagione pressochè distrutto. Continuò il contagio a Napoli nel 1529, ed in detti due anni andarono estinte da circa sessantamila persone_ » 354 _Ai detti anni 1527-28 e 29 quasi tutta Italia fu in preda a fierissima pestilenza. Alle stragi che faceva la peste vi si aggiunsero le devastazioni della guerra, e le crudeltà che si commettevano dalle armate del contestabile di Borbone_ » 354 e 355 _Contemporaneamente, cioè nel 1529, vi fu fierissima peste in Ungheria portatavi dalle armate Turche comandate dal feroce Solimano_ » 355 _Così pure a Lesina in Dalmazia, dove il contagio non fu conosciuto. Durò sei mesi_ » ivi _Nell'indicata peste, che durò in Italia otto anni di seguito, cioè dal 1522 a tutto il 1529, assicura il Faloppio essersi costantemente osservato, che tutti i malati i quali furono dissanguati, morirono, mentre guarirono molti di quelli coi quali non si usò del salasso_ » 356 _Dal 1528 al 1532 furono in tutta Europa sì eccessivi calori, che sembrava continua la state. Nel 1529 una parte dell'Olanda e delle Fiandre restò sommersa dall'Oceano. Nel Portogallo sotto il Regno di Giovanni III nel 1531 infierì terribile e micidial pestilenza_ » ivi _Nel 1533 la peste scoppiò di nuovo a Ragusi. Si decretò in questo caso, che nessuno partir dovesse dalla città. Il perchè usatasi maggior diligenza nelle guardie e nel provvedere ai bisogni degl'infermi e dei sani, la peste declinò più presto e con minori danni_ » 357 _Nel 1540 la peste devastò la Polonia ed il Ducato di Münster nella Slesia. Nei successivi anni si dilatò in Germania. Nel 1542 fu sì micidiale ed atroce, che vi fece perire la maggior parte delle truppe imperiali della spedizione Ungarica contro i Turchi. Continuò ad imperversare qua e là a tutto il 1544. A detta epoca travagliò l'Inghilterra e la Francia, particolarmente la Provenza_ » 358 _Contemporaneamente peste atrocissima a Costantinopoli, riprodottasi più fiera nel 1547_ » ivi e seg. _A Stagno, picciola città nel circolo di Ragusi, fu nel 1543 così atroce e micidial pestilenza che vi perirono nove decimi de' suoi abitanti. Questa città, i cui vestigi mostrano essere stata una volta florida e ben popolata, ora è misera, e pressochè spoglia affatto di abitatori_ » 358 e 59 _Peste di nuovo nella città di Milano nel 1550, che secondo il Morigia le tolse circa la metà della sua popolazione_ » 360 _Peste crudelissima nell'Ungheria, nell'Austria ed in varie parti della Germania nell'an. 1552. Essa penetrò nell'esercito di Carlo V quando le sue armate invadevano i confini della Gallia, e vi fece orrendo strazio_ _Si riprodusse nell'Ungheria nel 1554; inferocì specialmente nella Transilvania. Era accompagnata da singolare fenomeno, sì che i malati venivano straziati da dolori così crudeli e veementi, che per l'acerbità si laceravano co' denti le carni delle braccia e delle mani_ » 360 e 361 _Peste atroce e fierissima nella Gallia Narbonese nel 1553. Dice il Valeriola, ch'era così veemente e micidiale, che gli uomini camminando e discorrendo perivano improvvisamente, quasi colpiti da fulmine_ » 361 —— a Venezia nel 1556 » ivi _Nel 1560 fierissima peste in Francia, e particolarmente a Parigi, dove accenna il Palmario averne egli stesso superata la malattia presa in quella occasione. Vi ripullulò nel 1566, e continuò a travagliare la Francia per altri due anni cioè nel 1567-68_ » 362 e 363 _In detti anni la peste afflisse crudelmente or l'una or l'altra parte di Europa_ » 362 _Nell'anno 1564 e ne' successivi, infierì con tanta violenza nel Lionese, nella Savoja, nel paese dei Grigioni ed altri Cantoni confinarii della Svizzera, che secondo il Muratori, uccise in quelle bande poco meno che quattro quinti degli abitanti, V'ebbero in quell'anno quattro aurore boreali_ » 363 _Nello stesso anno 1564 la peste regnò anche nella città di Londra_ » ivi _Dominava la peste nella Turchìa, allorchè nel 1570 si propagò nella Carniola e nella Dalmazia. Nella città di Curzola fu fierissima e terminò di distruggere quella popolazione_ » 364 _Nell'Ungheria fu particolarmente fiera agli anni 1571-72 e segnatamente a Cremnitz. Penetrò nel 1572 in Germania e in Polonia, ed in quell'anno, e nel successivo, fece miserando strazio particolarmente degli abitanti di Augusta_ » 364 e 365 _Gli anni 1575-76-77 segnano una delle epoche più memorabili per le devastazioni fatte dalla peste. Era divenuta famigliare nell'Ungheria niente meno che ne' paesi della confinante Turchia. Dall'Ungheria fatte passare pel Danubio in Germania, e da di là trasportate parte in Tirolo e parte nella Svizzera alcune mercanzie, queste introdussero la peste a Trento, a Zurigo, a Bolzano, ed in qualche altro luogo. Da Trento, ove uccise sei mila persone, si propagò a Verona, da Verona a Mantova. Alcuni fuggitivi di Mantova la recarono da prima a Oleggio. Si manifestò poi a Nogara, a Monza, e finalmente a Milano, a malgrado le guardie ai confini, e tutte le misure prese dai Milanesi per impedirne il passo. A Milano cominciò in agosto 1576 e durò sino al finire del 77. Perirono 18,300 persone nella sola città. Fu a quel tempo che splendettero le rare virtù, l'invitto animo, il coraggio, la carità e la pietà del grande arcivescovo di Milano s. Carlo Borromeo. La quarantena generale fu ivi adottata per la prima volta, ed altre saggie precauzioni e discipline di Sanità, secondo che dava quel tempo, ma con poco effetto. Straordinaria discesa di gran quantità di lupi si osservò sulle terre del Milanese, che ferivano e divoravano fanciulli e gente d'ogni maniera. Altre singolarità da cui venne contraddistinta quella pestilenza_ » 365 a 369 _Nel 1575 un Trentino rifugiatosi a Venezia vi recò la peste. Fu questa una delle più memorabili e micidiali che ricordi la Storia Veneta. Vi perirono da circa sessanta mila persone in diciasette mesi. Tanto danno avvenne per errore de' medici che non la riconobbero, e per la soverchia fiducia dei Magistrati nelle opinioni degli stessi medici, trascurate incautamente in principio le necessarie precauzioni di Sanità. Fu questa la memorabile pestilenza che ricorda il funesto errore dei due rinomati professori di Padova, Mercuriale e Capodivacca, chiamati espressamente dalla Repubblica per riconoscere la natura dei mali che cominciavano a diventare sospetti_ » 365 e seg. _Fu a detta epoca che il Senato decretò l'erezione del magnifico tempio sotto il nome del Redentore, opera di Palladio, che si ammira nella contrada della Giudecca di Venezia_ » 425 _Da Venezia la peste si è propagata a Padova. Ivi però finì alcuni mesi prima che a Venezia, nè vi menò tante stragi_ » ivi _Nel 1576 si manifestò anche a Vicenza, continuò nel 77; ma non vi fece grandissimo danno, a merito forse de' saggi provvedimenti usati. Il celebre medico Massaria, che si trovava a quel tempo a Vicenza sua patria, ce ne lasciò la Storia._ _A quelli stessi anni 1575-76-77 regnò la peste in Russia, e specialmente nella Livonia. Sortita di là invase la Sarmazia e la Pomerania. Giusta il concorde sentimento degli Storici furono a pari tempo infette l'Austria, l'Ungheria, la Transilvania, la Turingia, la Misnia, ed altre Provincie Sassone, Renane ed Illiriche. Il Belgio in ispecieltà fu molto travagliato. Di quella pestilenza morì il celebre medico Cornelio Gemma di Lovanio. In Italia, oltre le Provincie di già indicate, il contagio afflisse la Sicilia, dove arrecò incalcolabili danni, la Calabria, la città di Forlì, ed altri luoghi_ » 366 e seg. _Nel 1578 si spiegò il contagio nell'Istria, ed afflisse specialmente la città di Parenzo; ma vi fu arrestato dai saggi provvedimenti del Magistrato di Sanità di Venezia_ » 423 _Agli anni 1580-81 la così detta gran peste spopolò la Francia ed in particolar modo la Provenza. Essa viene così chiamata sì in riguardo all'estensione del paese che invase, e sì per la lunga sua durata; ed in fine perchè perirono quasi tutti quelli a cui si apprese. Ad Aix durò 13 mesi; a Marsiglia distrusse quasi intieramente la popolazione non lasciandovi superstiti che circa tre mila abitanti_ » 370 Prospero Alpino (de medicina Egiptyorum) _riferisce, che a questi anni 1580-81 sono morti dalla peste in Egitto circa 500 mila abitanti_ » ivi _La peste forse non bene estinta in Francia, si riprodusse nel 1586 a Parigi. Bella descrizione che di questa peste ci lasciò Palmario. Il più di quelli che venivano presi cadevano in frenesia, la quale si menomava o si accresceva secondo la scorrevolezza del ventre. Durò a Parigi fino al 1587. Ne fu presa anche Marsiglia; ma spaventati al suo primo apparire quegli abitanti, se ne fuggirono; il perchè non trovò materia di appiccarvi il mal seme, e in pochi dì si spense_ » 371 _Nel Regno di Candia l'anno 1592 scoppiò la peste, trovandosi ancora quel Regno soggetto alla Veneta Repubblica, ed a merito delle misure adottate dal provvido e sollecito Magistrato Veneto di Sanità fu arrestata e spenta_ » 425 e 424 Nel 1595 vi fu peste in Inghilterra » ivi _Fierissimo morbo pestilenziale spopolò Amburgo nel 1596. Alcuni Autori però mettono in dubbio che quello vera peste si fosse_ » 572 _La città di Lisbona nel 1598 incominciò a provare i primi colpi della peste, la quale infierì poi negli anni susseguenti. Essa fu sopra ogni dire micidiale. Tutti i mezzi adoperati per estinguerla essendo riusciti vani, si credette dover dar fuoco al grande ospitale Regio, la cui fabbrica importò grandi somme, sperando per quel modo di spegnere ogni seme del contagio_ » ivi _La peste non per anco bene spenta in Francia, ripullulò nel 1599 a Bordeaux_ » ivi
SECOLO XVII.
Pesti del Secolo decimo settimo » 372 a 504
_Nel 1601 la peste travagliò la città di Trieste. Da di là si stese sulle terre dell'Istria ai Veneziani soggette; ma anche questa volta, a merito delle provvide sollecitudini del Magistrato di Sanità, venne arrestato il corso al contagio._ » 424 _Nel 1605 peste fierissima nella Livonia, succeduta a carestia desolatrice; anzi ad una fame delle più memorabili ed orribili che ricordi la storia. Vi si divoravano i cani, i gatti, i topi; e, cosa che fa inorridire, sin anche i cadaveri si dissotterravano per isbramar con essi la fame_ » 375 _Nello stesso anno 1605 pestilenza egualmente funesta in Inghilterra. Nella sola città di Londra perivano da circa due mila persone ogni settimana_ » ivi _Regnò la peste in più luoghi della Germania nel 1606, nel Palatinato del Reno, a Magonza e nel suo territorio, nel Maddeburghese ed altri luoghi. Nel 1607 travagliò fieramente la città di Augusta_ » ivi _Peste desolatrice a Spalatro in Dalmazia agli anni 1607-8 sotto l'Arcivescovato del dotto, ma troppo riscaldato filosofo Marc'Antonio de Dominis. Vi estinse la maggior parte di quegli abitanti. Brani di descrizione latina di detta peste_ » 374 —— _nel 1610 a Basilea (ove uccise quattro mila persone). Mentre a detto anno a Colmar, a Schelestadt, ed in tutta l'Alsazia il contagio pestilenziale infieriva fra gli uomini, una maligna epizoozia distruggeva gli animali. Anzi narrasi che gli stessi volatili n'erano presi; tal che assai sovente vedevansi dall'aria cader a terra colti da improvviso malore_ » 375 _Nel 1611 vi fu peste in varj paesi della Svevia. Nel 1613 si manifestò nell'esercito del Re di Danimarca. Nel 1614 ripullulò in Svevia e specialmente nella città di Dillingen. Nel 1619 si rinnovò in Augusta_ » 376 _Nel 1619 peste così micidiale a Zara, che perì il maggior numero di quegli abitanti. Da Zara passò poi il contagio in altre città della provincia_ » ivi _Peste così terribile e micidiale regnò a Petaw o Petau, picciola città della Stiria negli anni 1723-24-25, che durando troppo a lungo il miserando strazio di quella popolazione, già quasi interamente distrutta, non eravi più alcuno che osasse avvicinarsi alla sventurata città, convertita pressochè tutta in un tristissimo cimitero_ » 377 _Peste di nuovo a Londra nel 1625. Nello stesso anno a Metz nella Lorena. Nel 1626 a Tolosa nella Linguadocca_ » ivi _Altra luttuosissima epoca di orrori e di stragi prodotti in Francia e in Italia negli anni 1627-28-29-30 e 31 dalla peste, che fu una delle più micidiali che abbiano mai inferocito sull'umana generazione_ » 378 _Nel 1628 si manifestò la peste a Lione, a Montpellier, a Digne, ed in altri luoghi della Francia, che fu oltre ogni dire terribile e funesta avendo ucciso nella sola Lione da circa settanta mila persone in un anno_ » 376 e seg. _Interessante descrizione della detta peste di Lione_ » 378 a 384 Sintomi che accompagnavano la malattia » 379 _Osservazioni. — L'uso del vino riconosciuto utile, funesto l'abuso. — A parecchi tornò vantaggiosa la zuppa d'orzo. — Cauterj e vescicatorj riconosciuti eccellenti preservativi_ » 380 _Uno di due fratelli colti dalla peste, ai primi sintomi del male si cacciò nel forno ancora caldo, sudò molto, e guarì, l'altro che così non fece è morto_ » ivi _Orrori di quelle tristissime giornate. — A quanto giunga talvolta l'umana malvagità sotto il flagello. — Frequenza dei matrimoni in que' momenti terribili. — Una donna sposò sei mariti in poco tempo, e li seppellì tutti sei. — Facilità con cui si dimenticavano i passati mali e si passava dalla tristezza alla letizia. — Indifferenza sulle altrui sciagure. — I sterquilinj, e le case d'immondezza divenuti luoghi di sicurezza. — Tristi conseguenze lasciate dalla peste in quasi tutti quelli che guarirono. — Disordini avvenuti riguardo alla legittima successione delle famiglie. — I Magistrati Municipali di Lione accusati di gravissimi falli_ » 381 a 384 _Descrizione della peste di Montpellier del 1629-50_ » 384 a 386 _Vive dispute fra i Medici sull'indole della malattia. — La peste intanto si diffonde. — Dispareri medici impediscono agli ufficiali del Municipio di prendere le necessarie precauzioni per arrestarla. Arrivo del Cardinal Richelieu e del Re a Montpellier con numerosa corte, e porzion dell'armata che faceva la guerra ai Calvinisti. Il male, che covava occulto, scoppiò ad un tratto in più contrade, e vi sparse il terrore. Il Re fugge, l'armata si ritira, gli abitanti fanno fardello, chi fugge da una parte e chi dall'altra. Viene creato un Consiglio di Sanità, ma per la paura fuggon gli eletti — Sono morte cinque mila persone, circa la metà di tutti quelli che erano rimasti in città. — Ottima misura presa dalla Municipalità durante il contagio, quella si fu di far trasportare i malati fuori della città. — Singolar specie di furfanteria organizzatasi a Montpellier in quella luttuosa circostanza; ed era che i serventi dei malati nelle case e negli spedali, inducevano gl'infermi a far testamento reciprocamente a loro favore_ » 384 a 386 Descrizione della peste di Digne » 386 a 392 Sintomi che accompagnarono questa peste » 386 e seg. _Fenomeni singolari e stravaganti; specie di delirio osservato in questa pestilenza_ » 387 e seg. _Lagrimevole spettacolo che offrivano i luoghi della campagna_ » 389 _La peste durò quattro mesi. Per tutto quel tempo il cielo fu coperto di dense nubi, l'aria esprimeva un calore bruciante, frequenti erano i temporali; nessun uccello si udì in tutto quel tempo nè in città nè in campagna_ » 390 _Sono perite 8500 persone fra 10,000, cioè quasi sei settimi di tutti gli abitanti; più uomini che donne, più giovani che vecchi. Fra i 1500 individui rimasti non ve n'erano che cinque o sei soltanto che non fossero stati presi dalla malattia_ » 390 e 391 _La peste ripullulò a Digne sei mesi dopo; ma quegli abitanti che fresca avevano la memoria delle passate disgrazie, se ne fuggirono quasi tutti, e non vi perirono che cento persone, tutti stranieri. Nessuno di quelli che avevano superata la malattia, fu preso nuovamente_ » 391 _Cause alle quali venne attribuita cotanta strage. Strana disposizione del Parlamento, gravi disordini, monopolii, ruberie, incendii, atrocità ch'ebbero luogo in quella circostanza_ » ivi _Nel 1628 grande carestia in Italia, e specialmente nel Milanese ed in altri paesi della Lombardia, accresciuta dalla guerra che successe a quegli anni fra l'Austria e la Francia per la successione al Ducato di Mantova. La guerra diede occasione alla peste, portata in Italia dalle truppe Alemanne. Si sviluppò da prima nella parte settentrionale del Milanese; nè vi fu conosciuta, se non quando aveva già fatto di molti progressi, nè era più tempo di arrestarla_ » 392 e 393 _Lasciate aperte e libere le comunicazioni come per l'innanzi, la peste si diffuse con una rapidità incredibile. Penetrò a Milano nell'ottobre 1629, e vi fece sì orrenda strage, che il numero de' morti giunse fino a 3555 in un giorno, e questa grande mortalità durò qualche tempo. Assicurano gli storici aver perduto Milano per quel contagio cento sessanta mila abitanti, e che in proporzione sia stata maggiore la perdita che seguì nel Ducato_ » 396 a 399 Descrizione di questa peste » 392 a 399 _Prosuntuosa ignoranza di alcuni medici e chirurghi che continuarono a sostenere quel morbo non esser peste, contro l'autorità di alcuni dotti e sperimentati che l'affermavano_ » 394 _Improvvida e barbara misura adottata di cacciar fuori dalla città tutti li forestieri e le persone senza mestiere_ » 396 _Suppostosi di vedere qualche cosa di soprannaturale nella malattia, si fece ricorso alle preghiere pubbliche, alle processioni, alle penitenze, ma queste concorsero ad accrescere la peste per l'affluenza di molte persone in un medesimo luogo_ » ivi _Sospetti a quel tempo concepiti, che uomini perversi avessero formati unguenti con materia bubonica pestilenziale per uccider chi più loro piacesse. La casa ove si è creduto eseguita la manipolazione, fu spianata, ed in quel sito s'innalzò il dì 30 agosto 1630 una colonna d'infamia, che il Muratori dice di aver veduta_ » 396 e seg. _La quarantena generale ordinata in quella circostanza produsse ottimo effetto._ _Quest'è la peste, che fu descritta con tanta verità e vivacità di colori dal Manzoni nel libro I promessi Sposi_ » 397 _Si notò, che nel 1628 comparve una gran cometa, la primavera del 1629 fu calda con pioggie continue, e nella state i calori furono eccessivi_ » ivi _Nell'anno 1629, s'insinuò pur in Dalmazia la peste, attaccò Spalatro recandovi nuove rovine; poi s'introdusse nel 1630 a Zara, a malgrado tutte le difese adottate, dove uccise più di 1000 persone, e 3000 nel contado, ch'era allora assai popolato. Il morbo fu violentissimo, ma di breve durata, cessatovi interamente lo stesso anno, e riconosciutane apertamente la grazia dall'intercessione del santo vecchio Simeone, protettore di quella città. Li Zaratini fecero solenne voto di affrettare la traslazione del corpo di detto Santo, lo che eseguirono con magnifica pompa l'anno 1632_ » 399 _Peste fierissima a Verona nel 1630, dalla quale sono morte 32,900 persone fra 53,500 che costituivano la popolazione di quella città_ _Interessante descrizione della detta peste di Verona_ » 399 e seg. _Discrepanti opinioni dei medici sulla natura di quel morbo_ » 400 _Insolente temerità del popolo, che volle farla da giudice_ » ivi _Moltiplicazione delle morti; abbandono degli infermi; orrori di quelle tristissime giornate_ » 403 _La Repubblica di Venezia spedisce a Verona Alvise Valaresso come Provveditore straordinario_ » ivi _La calamità si aumenta. Si ritorna a convocare i medici, e ad onta della grande mortalità, e della più chiara evidenza dei fatti, sono pur alcuni tra essi che negano esservi a Verona la peste_ » 404 Sdegnoso rifiuto di queste erronee opinioni » 405 _Miserando spettacolo che offerivano i Lazzeretti, i luoghi da imbarco ed in generale tutta la città_ » 406 _Muojono i medici, i chirurghi, a malgrado le poma d'ambra, ed altre sostanze odorose di cui facevano uso per preservarsi. Muojono gli assistenti, i sacerdoti, i becchini, i fornai. In luglio succede l'incendio del Monte di Pietà. L'infausto avvenimento fa accrescere la forza del contagio pel concorso delle persone accorse ad estinguerlo, e per la nuova angustia e spavento_ » 409 _Mancano modi, luoghi, e ministri per seppellire i cadaveri. Si gettano nell'Adige. Orrendo e miserando spettacolo. Si dispera di tutto e di tutti. Si teme lo sterminio generale della città_ » 406 e seg. _Leonardo Tedeschi medico e Canonico offre raro esempio di coraggio, di pietà, di carità generosa_ » 407 _La Repubblica fa venire a Verona con grande stipendio Giovanni Hennisio medico di Augusta_ » 409 _Viene ristabilito l'ordine nella città a merito delle cure del Valaresso_ » 409 e 410 _I luoghi del territorio però sono sempre più afflitti. Minora la peste in agosto. È presso che estinta in ottobre. Si ridesta qualche scintilla nella primavera successiva; ma ben presto ritorna la calma_ » 411 _La peste ardeva contemporaneamente a Mantova, Modena, Cremona, Pavia, Bergamo, Brescia, Lodi, Parma, Piacenza, Lucca, Bologna, Torino, ed altri luoghi. A Lucca fu per la prima volta in Italia ordinato, che i medici, imitando i francesi, si vestissero di lunghe vesti incerate, ed incappucciati coi cristalli agli occhi assistessero così gl'infetti_ » 407 _A Torino si manifestò il contagio in gennajo 1630 e terminò in agosto 1631. Essendo fuggiti dalla città tutti i più agiati cittadini, solo dieci mila vi restarono, delli quali soli tre mila lasciò il contagio superstiti_ » 423 e 424 _Bologna si annovera fra le città più travagliate; ed in proporzione di popolazione niente meno di Milano_ _A Bologna, il medico Camozza ordinava il salasso fino allo svenimento; ma non appare, che questa pratica sia stata riconosciuta utile_ » ivi _Per le buone guardie poste al fiume Lamona, che scorre poco lungi da Faenza, e per la vigilanza del Prelato ch'era al Governo di quella città, Faenza si è mantenuta sana in mezzo a tanto incendio; e così impedì che il male penetrasse nella Romagna_ » 424 _Da Verona la peste erasi dilatata fino ad Ostiglia. Da di là un appestato era passato a Ferrara. Ma le vigorose e saggie misure adottate dai Magistrati di Ferrara al primo scoppio del morbo salvarono la città; ed a merito delle opportune precauzioni continuò a conservarsi illesa abbenchè il male si fosse innoltrato fino a Melara, ed in altre ville poco da Ferrara discoste_ Peste a Venezia negli stessi anni 1630-31 Descrizione di detta peste di Venezia » 412 a 420 _Vi fu portata da Mantova col mezzo dell'inviato da quella città (marchese Strigi), che venne a domandar soccorsi dall'alleata Repubblica; morto nell'isola di s. Clemente, che gli era stata stabilita per iscontar contumacia_ » 415 _In questo caso tutti i medici furono per ben due volte d'accordo nel riconoscere la malattia_ » ivi e seg. _Ma i Magistrati non furono cauti, nè solleciti abbastanza nell'adottare le discipline occorrenti per impedire che dall'isola non s'introducesse in città; nè diedero i provvedimenti necessarii per arrestarla. Invece con ultronea misura, d'ordine del Senato sono stati convocati trentasei medici perchè discutessero di nuovo sull'origine e qualità dei mali, e sui rimedii. Lite acerrima insorse fra essi; si divisero in due contrarie opinioni. Ciascuna ebbe un partito. Ma mentre i medici disputavano fra loro; mentre i Magistrati inoperosi attendevano la decisione della lite, la peste moltiplicava le sue conquiste, e preparava quelle immense sciagure a cui fu soggetta Venezia, non essendo stato più possibile di arrestare il corso al contagio, il quale fece sì orrenda strage, che nello spazio di undici mesi uccise 94,236 persone_ » 416 a 418 _Verso la fine del 1631 si pubblicò con grande solennità esser la città libera dal contagio; ma per molti anni appresso, restarono aperte le cicatrici di sì profonde piaghe. Per quella circostanza si fece voto di innalzare un tempio ad onore di Nostra Signora. Quest'è la magnifica chiesa della Madonna della Salute eretta nel 1632. Altri voti fatti allora dai Veneziani, sono stati adempiti fedelmente_ » 418 _Da quel tempo la peste non penetrò mai più a Venezia, quantunque sieno stati mantenuti sempre aperti i suoi porti ai bastimenti sospetti ed infetti di peste; quantunque per Sovrana Risoluzione tutti i bastimenti infetti da tutti i porti del Litorale Austriaco, ed anche da quelli della Romagna, debbano essere scortati e spurgati a Venezia; quantunque più volte siasi manifestata nei suoi Lazzeretti la peste_ » 418 e seg. _Notizie sopra diverse altre pestilenze che afflissero Venezia nelle precedenti epoche_ » 419 e seg. _Prima istituzione del Magistrato di Sanità di Venezia nel marzo 1348, composto di tre nobili col titolo di Provveditori della Sanità_ » 421 _Aggiuntivi allo stesso Magistrato altri tre nel col nome di Sopraprovveditori, ed allora gli fu dato il titolo di Supremo_ » 422 _Nel 1403 fu convertito ad uso di Lazzeretto il convento de' padri eremitani detto di santa Maria di Nazareth, nell'isola di contro a quella di s. Erasmo. Questo Lazzeretto sussiste ancora sotto il nome di Lazzeretto vecchio_ » 421 _Nel 1493 fu per la prima volta istituita la pratica di profumare le lettere_ » 422 _A Vicenza penetrò il contagio nel luglio 1630 portatovi da Verona col mezzo di alcuni soldati fuggiti di là. Durò sei mesi; ed in questo spazio perirono circa 11,000 persone nella sola città, oltre a 50,000 nel Territorio_ » 426 _Nel settembre dello stesso anno 1630 penetrò in Padova. Si propagò assai lentamente; e solo nei mesi di giugno e luglio del successivo 1631 giunse al sommo della sua forza, e a tale, che nel solo mese di luglio uccise 3529 persone, fra le quali parecchi professori, e considerevole numero d'illustri soggetti. La descrizione dei fatti che accompagnarono quella pestilenza desta orrore e raccapriccio. La Repubblica inviò a Padova Alvise Valaresso in qualità di provveditore straordinario, quello stesso che s'era distinto a Verona. Questo valentissimo uomo operò con molto zelo e coraggio, ed ebbe il conforto di vedere per le sue cure domata la violenza del male, che cominciò a declinare in agosto e settembre dello stesso anno, e poco dopo cessò intieramente. Diecisette mila persone sono morte a Padova per quel contagio_ » 427 e seg. _La città di Treviso, ancorchè d'ogni intorno assediata dal male; pure a merito de' saggi provvedimenti, e di buona ed assidua vigilanza si preservò illesa mentre Venezia, Vicenza, Padova, il Polesine, il Friuli, e quasi tutti gli altri paesi d'Italia al Veneto dominio soggetti erano in preda agli orrori della peste_ » 425 e 426 _Lo Storico Nani narra che nel sopradescritto corso di pestilenza sono perite da oltre cinquecento mila persone nei paesi d'Italia soggetti al dominio della Repubblica Veneta_ » 429 _Stravaganti e singolari casi di delirio nella peste di Padova_ » 428 _Grandi terremoti nel 1630 in Napoli ed in altri luoghi del Regno, avevano messo negli animi gravi timori. Maggiori ne aveva incusso la peste, la quale mentre ardeva nella Lombardia, più volte s'era avvicinata ai confini di quel Regno_ » 429 _Lo stesso spavento aveva invaso la Toscana. Il contagio si sviluppò in Firenze nel giugno del 1630 portatovi da Bologna. Serpeggiò occulto per qualche tempo; si dilatò apertamente in più famiglie. La città ne fu atterrita. Si fecero lunghe consulte coi medici. Alcuni negavano essere la peste, altri affermavano. La città tutta si divise in due opinioni. Ciò bastò perchè il popolo non prendesse guardia, e si addimesticasse cogli infermi e con chi li trattava. I progressi dello sterminatore contagio non lasciarono più dubbiosa la lite. Nel settembre dello stesso anno 1630 fu al sommo grado di fierezza e di forza. Durò quello strazio a tutto novembre. Nel gennajo 1631 fu ordinata la quarantena generale, e da essa si sono ottenuti ottimi effetti. In aprile era in piena declinazione. Nel settembre si considerò cessato. Nel 1633 ripullulò, ma con pochissime conseguenze_ » 430 e 431 _Descrizione di questo contagio tratta dal Rondinelli_ » 431 a 436 _Il Gran Duca di Toscana Ferdinando II. diede in tale circostanza chiaro esempio di coraggio e di paterno affetto. Si mostrò particolarmente sollecito della salute e del bene de' suoi sudditi travagliati da tanto flagello. Scorreva egli a piedi ed a cavallo con magnanimo ardimento le contrade e le vie della città pur quando la peste era nel suo forte, informandosi dei bisogni delle famiglie, e della maniera con cui erano eseguiti i suoi ordini e mantenute le discipline e precauzioni di Sanità. Pagò egli del suo le spese della quarantena generale, che importò circa 160 mila scudi. Ad oltre 55 mila montava il numero di quelli che si pascevano a pubbliche spese. In sole due ore si distribuiva la mattina il vitto per tutta la città. Tanta sollecita vigilanza del Principe tornò sommamente utile a quella popolazione_ » 433 e 434 _È notevole, che in questa peste si usarono molto le unzioni coll'olio, di mandorle, di gigli, di carabe ecc. tanto come rimedio, che come preservativo, e da quanto si può raccogliere dalla storia appare ciò essersi usato utilmente_ » 434 _I monasteri delle Monache entro la città si sono tutti conservati sani, tranne uno solo_ » ivi _Non così fu dei conventi dei Frati, dei quali niuno rimase intatto. La strage maggiore fu tra il minuto popolo_ » 434 e 435 _Notarono i medici ed i storici di questa pestilenza, alcune varietà nel corso e negli effetti della malattia, le quali vennero da essi attribuite all'influsso della luna_ » 435 _Indicazione dei varii preservativi che si usarono in detta pestilenza, oltre le unzioni coll'olio_ » 435 a 436 _Nell'anno 1632 la peste si manifestò in molti luoghi della Germania, e si riaccese di nuovo a Zara in Dalmazia. Nel 1633 incrudelì fieramente nella Slesia, ed afflisse ben anche la città di Vienna, dove il numero de' morti giunse a circa 600 alla settimana. A Norimberga fino a mille. Pressochè altrettanti ne morivano ad Augusta, soggetta nello stesso tempo al doppio flagello della fame e della peste_ » 438 _Nel 1634 la stessa pestilenza travagliò la Sassonia. Nel 1635 infierì a Francfort sul Meno. Negli anni 1634-35-36 si sparse per tutto il Belgio, e nella maggior parte della Germania Superiore, e più d'ogni altra provincia travagliò la Gheldria, e particolarmente Nimega. Uccise da prima a Leyden venti mila persone: nel novembre 1635 si propagò a Nimega, ove nel marzo e aprile successivi pervenne al suo più alto grado di ferocia per modo che in tutta la città non v'ebbe casa che fosse restata immune dal contagioso morbo_ » 439 e 440 _Sunto Storico della peste di Nimega descritta dal Diemerbroek nel suo copiosissimo trattato de peste; il quale oltre a molte utili osservazioni contiene cento storie di peste_ » 441 a 455 _Temperatura calda, aria sciloccale e fenomeni atmosferici che precedettero la peste_ » 441 Massima e quasi incredibile copia d'insetti » ivi _Molti esempii raccolti di straordinario numero d'insetti come fossero in altri casi forieri e cagione della peste_ (Nota 26) » 442 e seg. _La quantità degli uccelli soliti ad abitar la campagna fatta molto minore; li stessi uccelli domestici avvezzi alle gabbie morivano due o tre giorni prima che si appiccasse la peste agl'individui delle respettive famiglie_ » 443 _Aborti frequentissimi qualche tempo prima della peste, e predominio in oltre di morbi di indole maligna, vajuolo, morbilli, dissenterie maligne, febbri puerperali, nervose, tifiche, e con grande mortalità_ » 443 e 444 _Innumerevole quantità di morti. — Luttuosissime ed orrende scene. — La ferocia del male non cedeva a nessun rimedio o preservativo. Incominciò a diminuire nel novembre 1636. Improvviso ed acutissimo freddo avvenuto circa la metà di febbrajo 1637 la spense del tutto; sicchè in marzo la città fu affatto libera. Non però la campagna nè i paesi circonvicini, specialmente la diocesi di Utrecht e Monforte, dove continuò a inferocire per tutto l'anno 1637_ » 444 e 445 _Due o tre giorni avanti il novilunio ed il plenilunio la malattia si esacerbava costantemente, e si accresceva il numero degli appestati. In tal ricorrenza di tempo l'invasione del morbo era fiera e violenta, e la morte succedeva nello spazio di poche ore_ » 445 _Come la malattia incominciasse e finisse alcune volte senza febbre. In alcuni casi cominciava con febbre; in altri la febbre sopravveniva, e si manifestava con leggieri brividi_ » 445 e 446 _Osservazioni sulla durata della malattia, sulla facilità con cui la peste si univa alle altre malattie così dette intercorrenti; sopra alcune cause che maggiormente predisponevano ad essere colti da essa_ » 446 Sintomi che accompagnavano quella pestilenza » 446 a 448 Segni di buon pronostico » 448 Segni gravi » 448 e seg. Nota. _Tra i segni gravi minaccianti funesto fine si legga nel testo, pag. 448 lin. 25, urine torbide, invece di urine._ Segni mortali » 450 e 451 Governo dietetico e curativo » 452 _Come siasi regolato il Diemerbroek durante quella pestilenza, e come abbia potuto preservarsi_ » 452 a 455 _Negli stessi anni 1636-37 vi ebbe pur fiera peste nel Brandeburghese, dove per la grande quantità de' morti restando insepolti di assai cadaveri, narra lo storico, esserne andati molti consumati dalle fiere_ » 456 _Peste agli stessi anni a Francfort sul Reno e nelle Provincie Renane, dove contemporaneamente infierendo crudissima fame, è incerto se più dalla fame o dalla peste sieno periti quegl'infelici abitanti_ » ivi _Contemporaneamente fiera e desolatrice pestilenza a Londra_ » ivi _Nell'anno 1638 la Livonia è stata fortemente travagliata da morbi fierissimi. È però incerto se fosser quelli vera peste, od altra malattia epidemica, prodotta dall'estrema fame, cagionata da un'immensa quantità di vermi che distrussero le biade_ » ivi _Nel 1640 peste a Marsiglia ed in varj luoghi della Provenza_ » 456 e seg. _Nel 1644 la peste ha travagliato fieramente la città di Vienna. Nel successivo anno 1645 si propagò in più luoghi confinanti coll'Austria, fra' quali in alcuni della Stiria, dove fece orrendi guasti. In tale occasione si pubblicò il rinomato Regolamento sulla peste._ Constitutio edictalis Ferdinandi III. » 457 _A Valenza in Spagna venne portata la peste da Algeri nel 1647 con un bastimento carico di cuoj ed altre pelli. Da principio il contagio serpeggiò occulto, ma poi si diffuse in tutta la città e nella Provincia in modo che fu ridotta ad uno stato di compassionevole disertamento. L'anno seguente s'insinuò verso l'occidente, ed invase da prima Elche nello stesso regno di Valenza. Quindi si propagò ad Orihuela, Alicante, Mesquinenzia, Cartagena, a Siviglia, a Cadice. Da Cadice passò colla flotta Spagnuola nell'Indie orientali. Dalla parte d'Oriente si propagò a Tortosa, a Girona, a Barcellona, ed in tutta quasi la gran Provincia di Catalogna, dove unitamente alla guerra fece particolarmente grandissima strage. Si conserva ancora viva fra quelle popolazioni la memoria di sì fiera calamità, che importò alla Spagna la perdita di oltre dugento mila persone, parte vittima del pestilenziale flagello, e parte della carestia e della fame che lo susseguitarono_ » 458 e 459 _Nell'anno 1649 vi fu peste di nuovo e crudelissima ad Aix, ad Arles, a Marsiglia, ed in quasi tutta la Provenza. Essa fece molte stragi specialmente a Marsiglia. Anche in questa circostanza di peste si segnalò l'eroica pietà dei PP. Cappuccini, i quali con generoso ardimento si diedero in buon numero all'assistenza spirituale degli appestati, rimasti essi poi quasi tutti vittima della cristiana loro carità_ » ivi _Altri casi in cui i PP. Cappuccini diedero nobilissime prove dell'eroica loro cristiana carità in tempi di peste._ (Nota 29) » 459 _Nello stesso anno 1649 la Dalmazia, e specialmente le città di Sebenico e di Zara furono travagliate da un contagio il più devastatore di quanti hanno afflitto quella Provincia. Continuò a Zara fino al febbrajo del successivo anno 1650. Sì a Zara che a Sebenico furono commesse molte ruberie e sevizie dai soldati nel tempo dei così detti espurghi_ » 459 e 460 _A due milioni circa di ducati si calcola il valore degli effetti rubati in tal occasione dalla milizia nella sola Sebenico, dove andarono estinte più di 6000 persone nella città, non compresi i soldati, de' quali perirono più di 800. De' Morlacchi morti per lo più alla campagna non si sa il numero, non essendone stato tenuto registro. La città non si è mai più ripopolata. Si scorgono ancora molte case disabitate, ed intere contrade deserte. Casimiro Venanzio testimonio oculare ci lasciò manoscritta memoria di questa pestilenza ove tutti i nomi degli estinti vi son registrati_ » 461 a 463 _Dalla Spagna citeriore il contagio venne trasportato nella Sardegna l'anno 1650. Ivi si propagò rapidamente, e per lo spazio di cinque interi anni fece orrendo scempio di quegli abitanti. Quell'isola fu così malconcia, che non si ristorò mai più dalle sue rovine. Vi restano anche oggidì monumenti di sì grave infortunio_ » 463 _Nell'anno 1651 peste nell'Alsazia, nella Svezia, nella Polonia, ed in una parte del territorio Prussiano. Secondo il Boyer, nel 1654 la peste desolò Arras grande città de' Paesi Bassi nella Contea di Artois_ » 463 _Negli anni 1654-55 vi fu peste in Russia e nella Danimarca. Il contagio si manifestò a Copenaghen nel 1654, e vi uccise nove mila persone. Ve lo portarono certi vascelli Olandesi, che ritornavano da Riga con carico di biade, canape e lino, rifugiatisi nel porto di Copenaghen per isfuggire la flotta Inglese_ » 464 _Dettagli storici sopra detta pestilenza. — La malattia si annunciava con violento parossismo febbrile conseguitato da dolore eccessivo alle parti dorsali e alla testa, che talora estendevasi anche alla gamba sinistra. In seguito esantemi, buboni, idatidi sopra le piante dei piedi, delirio furioso, suicidio. Gli alessifarmaci, così detti, e soprattutto l'elisire antipestilenziale di Ticon Brahe, furono i soli rimedj dai quali si abbia ottenuto qualche buon effetto_ » 464 e 465 _Nella Russia poi, secondo il Lebenswaldt, sono morte circa cento mila persone da questa pestilenza_ » 465 _Nello stesso anno 1655 vi fu pur peste a Vienna_ » ivi _Nell'anno 1656, dalla Sardegna la peste fu portata a Napoli; e di là serpeggiando attaccò i paesi della spiaggia degli stati del Papa, penetrò a Roma, a Genova, ed in altre parti d'Italia, e vi fece immense stragi_ » 465 _La peste di Napoli del 1656 fu una delle più terribili che abbia mai afflitto l'Italia. In meno di sei mesi desolò le provincie di quel Regno, e ridusse Napoli in un vasto cimitero, avendo ucciso duecento ottanta mila di quegli abitanti, e secondo il Giannone quattrocento mila_ » 465 e 466 _Descrizione di questa peste di Napoli data dallo storico Giannone (Storia civile del Regno di Napoli)_ » 466 a 480 _Quello che vi ha di più notevole nella storia di questo contagio si è, la parte che nella introduzione e diffusione di esso ebbe lo stesso Vice Re di Napoli conte di Castrillo, cui più di ogni altro interessar doveva di tenerlo lontano. Fu portato a Napoli col mezzo di un vascello carico di soldatesche procedente dalla Sardegna infetta, a cui fu data libera pratica malgrado i sussistenti rigorosissimi bandi che lo proibivano; e v'ha ragione di credere ciò sia avvenuto per secreto ordine dello stesso Vice Re. Il contagio si sparse tosto in varii quartieri della città_ » 467 e seg. _I medici, nel principio del morbo i perniciosi effetti ascrivevano, chi a febbri maligne, chi ad apoplessie, ed altri ad altri mali. Uno fra essi che pur vide il vero, e che per più accurata osservazione fatta dichiarò il morbo essere pestilenziale, fu d'ordine dello stesso Vice Re posto in carcere, dove ammalatosi gli fu per somma grazia concesso di andar a morire a casa sua, e ciò perchè al conte Castrillo sommamente rincresceva che insorgesse fama in Napoli esservi la peste, dovendo Egli spedire soccorso di soldatesche per la guerra dello stato di Milano, travagliato dalle armi del Re di Francia_ » 467 _Gli altri medici fatti accorti da tale lezione e spaventati, non osarono più denunziare esservi la peste a Napoli, ma continuarono ad occultare la qualità del male, il quale intanto esteso per tutti i quartieri della città mieteva ogni giorno più centinaja di vittime. Per le forti rimostranze del Cardinale Filomarino Arcivescovo di Napoli quel Vice Re fu costretto a far unire di nuovo i più rinomati medici de' suoi tempi, perchè dessero parere; ma questi, sia per ignoranza, sia per adulazione, e più probabilmente per paura, non ardirono dichiarare il morbo per pestilenziale, e si limitarono a suggerire alcuni mezzi profilatici. Altro che frasche, dice lo storico. — Orribili e spaventose divennero le stragi. Fino ad otto o dieci mila al giorno salì il numero de' morti. Vi fu un giorno che arrivò a quindici mila. Come descrivere gli orrori e l'eccidio di quelle spaventevoli giornate!_ » 468 a 474 _Il Vice Re e le Deputazioni s'affaticarono a dar quel migliore riparo che per loro si potesse, ma era troppo tardi. Tutte le misure furono inutili. Le stragi continuarono con un furore appena credibile; fino a che verso la metà di agosto un'impetuosa ed abbondante pioggia temperò alquanto la furia del male, il quale poco appresso cessò. Nessuno più s'è ammalato. Quelli ch'erano tocchi guarivano_ » 476 e seg. Peste di Roma dello stesso anno 1656 » 481 a 485 _Al primo annuncio della peste in Napoli severe precauzioni di Sanità erano state adottate dalle Autorità Pontificie per impedire l'introduzion del contagio negli stati della Chiesa. Ciò nullostante il contagio penetrò prima a Rieti nel Ducato di Spoleto, poi si propagò a Nettuno piccola città della campagna Romana, finalmente a Civitavecchia, ed il dì 8 giugno si è sviluppato nella stessa Roma_ » 481 _Sintomi della malattia. La malattia si mostrava con un calore ai precordii sì violento che i malati mandavano spaventevoli grida, come se ad essi venissero strappate le viscere; indi succedeva il vomito, ardente febbre e continua, delirio furioso, a cui seguiva grande prostrazione di forze, convulsioni, sete inestinguibile, lingua bianco-cinericcia, e poi nera, urine torbide e sanguigne, atroce dolor di testa. Dietro le quali cose i carbonchi ed i buboni non tardavano a comparire, come pur le petecchie nere, segnali di vicina morte. Alcuni cadevano morti improvvisamente, e senza alcun segno manifesto di contagio_ » ivi _Si usava bruciare e scarificare i carbonchi, che si medicavano poi con unguento egiziaco. Sopra i buboni applicavansi gli emollienti, le ventose, ed anco i vescicatori. Il Padre Kirchero, il quale a quel tempo trovavasi a Roma, assicura, che niuno segnato dai cauteri o fontanelle fu invaso dalla peste, tranne alcuni di vita epicurea_ » 482 _L'emissione del sangue era assolutamente seguita dalla morte, e al più s'impiegavano le ventose scarificate. Si usavano i clisteri purganti o alessifarmaci; e siccome la prostrazion delle forze era estrema, giovavansi i malati con brodi, renduti più eccitanti dalla pimpinella, dallo scordio, dalla scabbiosa, semi di cedro e simili con alcune goccie di acido solforico. Si somministrava parimenti l'acqua teriacale, i sudoriferi, ed il vino. Tornavano nocivi i medicamenti troppo riscaldanti. La decozione d'orzo acidulata con aceto era la bibita ordinaria_ » 482 e 483 _In quella circostanza si stabilirono in Roma non pochi spedali e Lazzeretti; si fecero espurghi, erettevi all'uopo alcune macchine; la città fu divisa in quartieri, e ad ogni quartiere fu assegnato il respettivo commissario, i suoi medici, chirurghi, confessori ecc. Molte provvide discipline vennero del pari ordinate sopra oggetti annonarii, ed altri di eguale necessità, senza guardar a spesa e senz'altri particolari riguardi_ » 482 e 483 _Il Pontefice Alessandro VII e molti cardinali non si partirono mai da Roma durante il contagio. Il celebre cardinal Gastaldi, eletto commissario generale di Sanità, si distinse per la saviezza, vigilanza e mantenimento delle discipline e precauzioni contro la propagazione del male. A queste ed al suo saggio rigore contro indistintamente ogni sorte di persone dee principalmente la città di Roma la salvezza di un gran numero di cittadini. Infatti per merito di un buon governo non sono perite a Roma in quella circostanza che 14,500 persone, mentre Napoli ne perdette dallo stesso contagio dugento ottanta mila (checchè ne dica il Giannone) e Genova pressochè settanta mila_ » 484 _In marzo 1657 diminuì, e nell'agosto dello stesso anno cessò affatto_ » ivi _Nello stesso tempo, che infieriva la peste, un'epizoozia crudele faceva perire nella campagna di Roma la maggior parte de' bovi e delle pecore. Lo stesso cardinal Gastaldi ci lasciò la Storia di questa peste nel voluminoso suo libro_ de Avertenda et profliganda Peste » 484 e 485 _Anche a Genova, come s'è detto, si diffuse il contagio nello stesso anno 1656; ed ivi come a Napoli, avuto riguardo al minor numero della popolazione, offrì miserando spettacolo di desolazione e di stragi, che per la confusione e lo spavento che regnavano a que' tempi diventava ogni giorno più triste e più devastatore; anche a Genova, come in altri luoghi, in sulle prime invalse l'opinione che quel morbo fosse mal comune. Ma accresciutasi a dismisura la mortalità fra quella popolazione, ogni dubbio si cambiò in certezza_ » 485 _Descrizione della detta pestilenza di Genova del 1656_ » 485 a 491 Sintomi da cui era accompagnata » 485 e 486 Apertura de' cadaveri. Cosa si è trovato » 486 e 487 _Quali rimedii siensi usati internamente ed esternamente_ » 487 _Quando la peste era nel più forte, tutte le altre malattie sia febbrili o no, casualmente accadute, acquistavano la natura e i segni di vera peste, ossia, come dicevasi, si convertivano in peste, anco in quelli, che tenevansi chiusi nelle proprie case con ogni sorta di riguardo, e per quanto sapevasi, senza alcuna esterna comunicazione. Ciò però non accadeva nel principio, e nell'ultimo stadio della pestilenza. In sul fine, come suol avvenire in ogni corso di pestilenza, si svilupparono delle malattie comuni, di altra indole. Questo è il segno, come altrove s'è detto, più sicuro che l'epidemia pestilenziale sia giunta al suo termine_ » 487 _Moltissime ruberie, spogli, orrendi assassinii accaduti in Genova nel tempo che durò il contagio_ » ivi _La Repubblica di Genova chiamò dalla Francia alcuni PP. Cappuccini in soccorso degli infermi. Vi giunsero quattro di essi, fra quali il celebre P. Maurizio da Tolone. — Eroica loro carità_ » 488 _Il detto Padre Maurizio da Tolone introdusse in Genova con grande utilità il suo metodo de' profumi per ispurgare le robe e le case infette. Essi sono di tre sorte; 1.º per ispurgare le case ed altre suppellettili grosse; 2.º per ispurgare i Lazzeretti, le sepolture, ed altro che hanno bisogno di un purgamento più efficace; 3.º profumo soave per liberar le case dal puzzo_ » 488 e 489 _Composizione delle dette tre specie di profumo_ » 489 e seg. _La peste a Genova cessò a poco a poco da se, come se fosse stanca di stragi_ » 487 _Anco in questa peste si usarono gli olj. Internamente l'olio di scorpione, esternamente quello del Mattioli, ma non si rileva se fossero riesciti utili_ » ivi _Nello stesso anno 1657 vi ebbe peste nel Ducato di Brema nella Bassa Sassonia. Da Brema venne portata a Brunswick residenza del principe di questo nome da alcuni Brunswicesi fuggiti da Brema. Vi durò sei mesi_ » 491 _Sintomi da cui era particolarizzato detto contagio_ » 491 e 492 _Nel 1659 vi fu peste nella Svezia, e particolarmente nella città e fortezza di Hollen sulla costa meridionale dell'isola di Aland nella Finlandia_ » 492 _Nell'anno 1660 peste in parecchi luoghi della Germania, la quale attaccava più particolarmente gli uomini, e soprattutto i robusti, poco danno recando alle donne, e meno ancora ai fanciulli_ » ivi _Nel 1662 fiera peste regnò a Costantinopoli, e vi fece grandissima strage; nel 1664 desolò l'isola di Candia_ » 493 _Gli storici ricordano esservi stata in questo stesso anno 1664 peste a Tolone ed a Cuers, picciola città della Francia nel dip. del Varo_ » 493 _Agli anni 1665-66 si è sparsa fierissima peste in Londra, una delle più celebri della Storia, già descritta dall'Hodges e dal Sydenham testimonii oculari. Per essa morirono in Londra in meno di un anno 90,306 persone_ » ivi Descrizione della detta peste di Londra » 493 a 496 _Malattie che l'hanno preceduta, e susseguitata_ » 494 Rapidità con cui si propagò » ivi Sintomi che l'accompagnavano » 494 e seg. Cura usata dal Sydenham in detta pestilenza » 495 e seg. _Fu praticato la cavata di sangue ripetuta, ma sempre moderatamente_. _Altri autori che raccomandarono la cavata di sangue nella peste_ » 496 _Negli stessi anni 1665-66, ed in pari tempo che a Londra, la peste fece orrendo strazio nell'Olanda. Nella sola città di Amsterdam morirono 24,143 persone. Secondo alcuni autori il morbo continuò in Olanda con qualche intervallo anche ne' successivi anni, a tale che nel 1669 spopolò la città di Leyden_ » 497 _Nel 1670 si manifestò la peste nella Lapponia portatavi da Riga per alcune balle di canape. Le donne impiegate alla filatura ne furono attaccate, ma il freddo di quel paese estinse ben presto la malattia_ » 497 _Nel 1676 fierissima peste travagliò di sì fatta maniera l'isola di Malta, che ne rimase quasi affatto deserta, non essendovi restate superstiti che sole dieci mila persone. Anche in questo caso i gravi dispareri dei medici sulla natura del male furono causa della fatale irreparabile propagazion del contagio_ » 497 e seg. _Negli anni 1678-79 il contagio pestilenziale ritoccò di nuovo le terre della Dalmazia portatovi dalla vicina Turchia col mezzo di alcuni arnesi rubati dai Morlacchi della Villa Culla, che fu poi per ordine del Provveditor generale incendiata. Si propagò in altri villaggi delli territorii di Scardona e di Zara, poscia in Zara stessa col mezzo di robe infette introdottevi clandestinamente, e vi fece gravissimi danni. Cessò nel febbrajo 1679_ » 498 _In detto anno 1679, imperando nell'Austria Leopoldo I, la città di Vienna fu travagliata da atrocissima peste, che fece immense stragi, sì fra la popolazione della città, e sì nei sobborghi aggiacenti, specialmente nel Leopoldstadt e nel Mariahülf. Nello spazio di sei mesi sono perite a Vienna oltre 70,000 persone, e nel corso intero della stessa pestilenza più di 76,000. Pur gravi danni recò il morbo nei villaggi dei dintorni di quella capitale, e specialmente a Ulrichskirchen, Neustift, Neubau, e Neustadt. A merito dei saggi provvedimenti e delle caute discipline, che d'ordine dell'Imperatore sono state usate in quella circostanza, si è potuto por argine alla ferocia del contagio, e molti paesi vicini sono stati preservati_ » 498 e 499 _Nello stesso anno 1679 la peste afflisse pur anche la Sassonia, e travagliò l'alta e bassa Slesia_ » 500 _Da Vienna si dilatò il contagio nella Stiria e nella Carintia. Si manifestò in un sobborgo di Gratz nel dicembre 1679. Nel gennajo successivo 1680 si sparse in molte famiglie del sobborgo stesso e nella città. Nei successivi mesi s'accrebbe ognor più, e s'apprese a più di 400 famiglie. Imperversò per tutto l'anno 1680, e terminò circa le calende di marzo 1681 dopo aver ucciso nella città e sobborghi di Gratz 2340 persone; guarite 816_ » 500 _Dall'altra parte, il contagio dall'Austria si estese nell'Ungheria e nella Boemia, e vi recò gravi rovine. Nell'Ungheria nel 1679 fra le altre fu travagliata particolarmente la città di Posen. In Boemia, a quegli anni, più che altrove fece orrendo strazio, a tale che in un solo trimestre, cioè maggio, giugno e luglio del 1680, estinse a Praga 31,040 persone_ » ivi _Anche a Gorizia nel Friuli Austriaco si dilatò il contagio portatovi, come si crede, da Vienna. Incominciò nell'agosto 1682, e v'infierì con somma violenza. Giuseppe Candido allora medico di Gorizia ci lasciò in una sua lettera un'esatta descrizione di quel contagio_ » 501 e 502 Sintomi dai quali era accompagnato » 502 _Rispetto alla cura lo stesso medico Candido dice. «Il cavar sangue dalla vena fu osservato nocivo, così si tralasciò. Li vescicanti sono stati di gran sollievo, applicati dopo qualche evacuazione per la via dei clisteri»_ » ivi _Nel 1683 ripullulò il contagio a Gratz ed in altri luoghi della Stiria, ma fu in breve estinto con pochi danni per gli ottimi provvedimenti che ne impedirono la dilatazione_ » 502 _Fierissima peste desolatrice imperversò a Costantinopoli negli anni 1685 e 86. È indicato essere stato assai grande il numero delle vittime rimaste sotto il flagello in quella popolatissima città: questo numero però non è conosciuto_ » 503 _Nel 1690 vi fu peste di nuovo nella Dalmazia, introdotta colà per l'arrivo di una famiglia fuggita dalla vicina Bossina infetta. Fu preso da prima Ostroviza nel contado di Zara, poi venne portata in Zara stessa. Ma per la vigilanza dei Rettori detta città e per le buone discipline e segregazioni fatte opportunemente, venne in breve estinta. Così però non fu nella città di Sebenico, ove fece molti danni_ » 503 e 504 _Nel 1691 fu attaccata dal contagio Ragusi; continuò circa sei mesi, e vi recò gravi rovine_ » 504 _Nel medesimo anno 1691 la peste devastò la Puglia_ » ivi _Nel 1692 vi fu peste nella Sciampagna in Francia, ma non si conoscono di essa particolarità degne di speciale menzione_ » ivi
SECOLO XVIII.
Pesti del Secolo decimottavo » 503 a 785
_Niente meno del precedente fu questo Secolo funestato da orribili e desolatrici pestilenze._ _Gravissimi morbi epidemici d'indole maligna dominavano agli anni 1700 e 1701 in varie parti della Germania, e specialmente a Berlino, nell'Holstein, a Tubinga, nella Svevia, a Rosenberg ed altri luoghi della Slesia, a Ratisbona, nella Sassonia, a Basilea ed altri luoghi della Svizzera, nella Transilvania, ed in parecchi paesi dell'Ungheria, e per quanto si può desumere, anche nella Polonia._ _Preceduta dai detti maligni morbi, nel 1704, secondo lo storico Rzazynsschy, e secondo altri nel 1702, incominciò nella Polonia quella terribile e micidial pestilenza che durò fino al 1714, e che fece miserando strazio di tutto quel Regno_ » 505 a 508 _Trovandosi la città di Lemberg in preda di fierissima peste negli anni 1705 e 1706, da Lemberg venne recata nel 1707 a Cracovia col mezzo di alcuni mercanti ebrei. A Cracovia durò cinque mesi, ed in detto periodo uccise 18,090 persone_ » 507 a 509 Sintomi che accompagnavano quella peste » ivi _Si annunciava con fenomeni insidiosi. Ora con una febbre continua accompagnata da gran calore universale, e da frequenti brividi irregolari intercorrenti, ora con la così detta febbre lipiria, cioè congiunta a grande ansietà precordiale, tristezza, abbattimento, vomito di materie gialle, o verdi, e viscose, spontanea lassezza, sommo abbattimento di forze, pestamento delle membra, fiero dolor di testa, fisonomia cadaverica, delirio, inquietudine continua. Le donne fuggivan di casa nude, e correvano così per le strade e le piazze i piedi e le gambe tremanti, affette da contorcimenti convulsivi; indi, succedevano coliche crudeli, le urine si facevan sanguigne, il polso picciolo, languido, ineguale; la sete nulla, o inestinguibile; comparivano i buboni agl inguini, alle ascelle, il corpo si copriva di petecchie, o di stimmate, o neri suggellamenti. Succedeva la morte il terzo o il quinto giorno_ » 507 e 508 _L'emetico nel principio della malattia fu trovato utile. Il vecchio d.r Schomberg medico del Governo dice di aver guarito più di 300 appestati con questo rimedio, e col suo elisir antipestilenziale composto della tintura di benzoar, di genziana e di essenza canforata a parti eguali, del quale somministrava dalle 40 alle 60 goccie infuse in birra calda. La bevanda ordinaria era limonata. Quindi unzioni con olio aromatico e spirito di vino canforato specialmente sopra lo scrobicolo del cuore, facendo prendere ai malati otto goccie di questo stesso liquore entro ad un torlo d'uovo. Alcuni malati presero l'aceto teriacale. I nitrati e gli alcali provocavano l'estinzion delle forze ed una diarrea mortale in poche ore_ » 508 e 509 _Disordini e spavento introdotti per aver i Magistrati, i Medici, e la maggior parte delle persone ricche ed agiate abbandonata la città_ » 508 _Detta peste terminò circa alla fine di maggio. Negli ultimi mesi, allorchè era sul finire, non aveva più che l'apparenza di una febbre maligna. Poi di una semplice febbre quotidiana e pochissimi perivano_ » 509 _A questi stessi anni 1706-07 sembra che regnasse la peste nei paesi ottomani confinanti coll'Ungheria e colla Transilvania; si disse sembra, da che delle pesti nelle Provincie Ottomane non vi sono autori che espressamente ne parlino. Quello solo che viene positivamente asserito si è, che nel 1705 dopo un lungo predominio de' venti del mezzogiorno, imperversò di sì fatta guisa la peste a Costantinopoli, che in un sol giorno si contarono trasportati fuori da una porta della città 1800 cadaveri, innumerevole essendo stata la strage prodotta dal contagio in quella popolosa città_ » 506 _Nello stesso anno 1705 vi ebbe la peste in Inghilterra e nella Spagna, giusta la relazione del P. Labat, che fu egli stesso attaccato dal contagio due volte_ » ivi _Ai medesimi anni 1706-07 regnò la peste a Thorn nel Palatinato di Culm nella Prussia occidentale. Da di là fu portata nel 1707 a Rosenberg nella Slesia da alcuni mercanti armeni, che la comunicarono ad altri ebrei col mezzo di una partita di lana infetta acquistata a Thorn. Quel contagio durò a Thorn tre anni, cioè fino al 1710 e per esso quella popolazione andò quasi distrutta_ » 510 e seg. _La malattia non tardò molto a propagarsi a Würtemberg coi sintomi più spaventevoli. Questa peste uccideva da principio i malati nello spazio di 24 ore, ed in seguito il 3.zo 4.to 5.to od al più il sesto giorno. I cadaveri diventavano subitamente lividi. Non erano molto frequenti i buboni; e per lo contrario sopravvenivano dei carbonchi di un'enorme vastità alle braccia, all'addome, alle cosce, alle gambe, i quali degeneravano ben presto in isfacello. Il polso variava. Nel maggior numero de' casi era naturale, come naturali apparivano le urine. Se queste diventavano nere, era prossima la morte_ » 509 e 510 _Circa questi stessi anni il contagio menò grandi stragi a Marienberg nella Misnia, travagliò fieramente Berlino ed altri luoghi della Prussia. La Lituania Prussiana ne andò specialmente desolata. Nell'anno 1709, secondo il Büsching, quella Provincia perdette 59,196 persone pel furor del contagio, il quale fece del pari crudo strazio in Amburgo, in Augusta, ed in varie altre città e paesi della Germania_ » 512 _Nella città di Danzica si sviluppò il contagio nel 1710, e vi durò sei mesi. In questo corso di tempo uccise da oltre ventiquattro mila persone. Il medico Gottwald che vi fu presente ne lo descrisse nel suo Memoriale Loimicum de peste Dandiscana_ » 512 _A questi medesimi anni, cioè dal 1707 al 1714, andarono afflitte dalla stessa calamità molte altre provincie e paesi di Europa. Oltre la parte della Polonia già indicata, oltre la Sassonia e la Prussia, la peste invase la Samogizia, la Curlandia, la Livonia sul mar Baltico, la Svezia, la Danimarca; e dall'altra parte quasi tutta l'antica Dacia, ossia la Transilvania, la Moldavia, la Valacchia, la Servia, la Bessarabia, la Romelia, e gran parte dell'Ungheria. La città di Posen perdette la metà circa de' suoi abitanti, così quella di Sapron, e la contrada di Szegedin nella contea di Czongrad nella Bassa Ungheria, e varii altri luoghi di quel Regno_ » 513 _Fin dall'anno 1709 la peste menava stragi nell'Ungheria. Nel 1712 ne fu infetta anco la città di Presburgo. A tale notizia le comunicazioni coll'Ungheria furono più rigorosamente interdette. Malgrado ciò, poco dopo dall'Ungheria penetrò il contagio nella picciola città di Bruck sul Leptha nella bassa Austria, e quindi in Vienna. Da Vienna si dilatò in molti villaggi e comuni dei contorni, nella Stiria, nella Carniola, e Lubiana ne fu particolarmente travagliata_ » 513 Particolari del contagio di Vienna » 514 a 518 _Anco in questo caso vi furono dispareri tra i medici, per cui le discipline e provvedimenti da opporsi ai progressi del morbo per sì fatti contrasti vennero in qualche modo arrestati_ » 515 _Il morbo progredì lentamente, e fece per qualche tempo una tregua in modo che fu creduto spento. I Magistrati stessi da sì ingannevoli apparenze vennero tratti in errore_ » ivi _Incominciato sul finire del 1712, nel gennajo 1713 vi ebbero appena 52 malati sospetti, de' quali ne morirono 25. Nel febbrajo si contarono appena 28, dei quali 16 morti. In marzo s'accrebbe considerabilmente il numero de' malati e de' morti, e trapassata appena la metà di aprile la peste si fece generale, avendo penetrato in tutti i sobborghi e nella città. In agosto e settembre montò al suo più alto grado di forza. In ottobre incominciò a declinare. In febbrajo 1714 il morbo era interamente cessato, dopo aver ucciso 8644 persone. Fra 9565 che furono presi dal contagio 921 sono guariti_ » 515 e seg. _I più hanno attribuito la cessazione della malattia al gran freddo del verno 1714. Ciò però può anche esser avvenuto a merito dei saggi provvedimenti usati. In tal circostanza venne creata una speciale Commissione Aulica e pubblicato un Regolamento di Sanità, e l'Imperatore Carlo VI a nome suo e del fedele suo popolo fece voto d'innalzare un tempio in onore di s. Carlo Borromeo, ch'è quel bellissimo tempio che si osserva nel sobborgo di Vienna fuori del Kärnthner Thor, di cui la prima pietra venne posta nel febbrajo 1716_ » 517 e seg. _Nei villaggi dei dintorni di Vienna, il primo sviluppo seguì in marzo 1713 a Zellerndorf. In aprile si diffuse a Wahring, Otterkling, Neulerchfeld, e ne' mesi successivi a più di 40 altri luoghi e colpì 762 famiglie, fra le quali sono rimaste infette 4923 persone. Di esse morirono 3776 e 1147 sono guarite, la maggior parte senza alcun soccorso dell'arte_ » 517 e 518 _In questa peste tanto nell'Austria, che nell'Ungheria e nella Transilvania si è osservato che gl'individui più robusti erano più facilmente attaccati, e morivano quasi tutti, mentre i deboli, o andavano esenti, o venendo attaccati guarivano con maggiore facilità_ » 519 _Gran copia di Opere scritte sopra questa pestilenza_ » 519 e seg. _Anche in Dalmazia fu a questi anni la peste. Nel 1710 serpeggiò nei sobborghi di Spalatro, e ne' casali circonvicini; ma adottate opportunamente le necessarie misure di precauzione, alle altre città di quella provincia venne fatto di preservarsi, e la peste cessò, dopo aver fatto pochi danni_ » 520 _In Italia, sentendosi ardere da tante parti il micidiale contagio, e già serpeggiando vicino, avevansi concepito forti timori, ed ogni paese tenevasi attentamente in guardia. Dal 1630 non era più comparso in Lombardia, e da oltre mezzo secolo in alcun'altra contrada d'Italia. Questi timori venivano accresciuti dalla tristissima circostanza, che da due anni, cioè dal 1711 al 1713 era afflitta da fierissima epizoozia, e da copia insolita di vermi che distruggevano i grani in erba, e portavano la carestia. Ma fortunatamente l'Italia ne andò illesa, ed il freddo acutissimo del 1714 estinse intieramente la peste tanto in Germania che in tutte le altre provincie e paesi sopraccennati_ » 520 e 521 _Agli anni 1716-17 fierissima peste spopolò la città di Smirne nella Natolia, e le isole della Grecia nell'Arcipelago, specialmente Scio, Mitilene o Lesbo, e Samo, che furono crudelmente travagliate. A questo medesimo tempo il contagio fece altresì orrendo strazio a Costantinopoli_ » 521 _Aleppo grande città della Soria, soggetta ad essere quasi periodicamente visitata dalla peste, provò sì fiero il contagio negli anni 1718-19, che nello spazio di circa sei mesi perdette da oltre ottanta mila de' suoi abitanti_ » ivi _Gli anni 1720-21 sono celebri nella Storia delle pesti per le stragi che questa tremenda calamità fece a Marsiglia, ad Aix, a Tolone, in quasi tutta la Provenza, così pure in alcune città della Linguadocca e nella Guascogna. Scarsissimo fu il prodotto del grano e dell'olio nella Provenza, nel mille settecento dicianove, a tale che mancarono le sussistenze nel 1720; quindi un cattivo e scarso nutrimento aveva già predisposta alla malattia la minuta classe del popolo. A ciò s'aggiunsero gli eccessivi calori della state, le piogge continue, ch'erano succedute ai calori, e per vario tempo il furioso predominio de' venti dell'occidente_ » 522 _Nel gennajo 1720 s'introdusse la peste a Marsiglia col mezzo di una nave infetta proveniente da Seide (antica Sidone nella Soria), la quale aveva fatto a Tripoli nuovo carico di mercanzie e presi passeggieri a bordo_ » 523 _Circostanziata ed interessante descrizione della detta peste di Marsiglia_ » 522 a 607 _Poca cautela dei signori Intendenti della Sanità nel trattamento contumaciale della suddetta nave infetta, e poca sollecitudine nell'adottare le necessarie misure precauzionali_ » 524 e seg. _Altri gravi falli da essi commessi in quella circostanza_ » 528 a 535 _Erronea opinione del chirurgo ordinario del Lazzeretto, che si ostinò a dichiarare che quelle fossero malattie ordinarie_ » 525 e 526 _Altri medici sopracchiamati affermarono tutti assolutamente essere peste_ » 527 _Il contagio intanto penetra nella città, serpeggia furtivamente di casa in casa, e prepara il fatal fomite distruttore di quella popolazione_ » 529 _Si moltiplicano le morti con segni evidenti di contagio. Intere famiglie ne vanno estinte con buboni e carbonchi. Il D.r Payssonel ne dà avviso ai Magistrati, e dichiara che que' morbi realmente fossero peste. Però, un altro chirurgo avendo dichiarato in vece che la malattia era una febbre verminosa semplice e senza contagio, prevale questa falsa opinione. Gli altri medici si tacciono_ » 532 _Il contagio, superato ogni argine, si sparse rapidamente in tutti i quartieri della città_ » ivi _A malgrado le stragi fatte dal contagio qualche medico ancora si ostina a dichiarare che que' morbi altro non sono che febbri maligne ordinarie cagionate dai cattivi alimenti e dalla mendicità. Altri dotti e sperimentati all'incontro dichiarano al Magistrato non esservi più luogo a dubitare che vera peste si fosse. Il Magistrato pubblica un avviso nel senso della prima opinione_ » 534 e 535 _Gravi imbarazzi, confusione e disordini nella città, terribile spavento_ » 536 e 539 _Gli ufficiali comandanti il corpo delle galere stazionato allora a Marsiglia si condussero con sorprendente saggezza, che forma contrasto con l'imprudenza degli ufficiali municipali_ » 536 e seg. _Si accendono grandi fuochi nelle strade e nelle piazze pubbliche per tre giorni seguitamente. Accresciuto il calor naturale della stagione per detti fuochi, ed ingombra l'atmosfera di un fumo nero ed ardente, parve conferissero al contagio nuovo alimento_ » 540 _Il male spiega la più grande violenza. I più intrepidi sono spaventati. Gli abitanti disertano le proprie case: le religioni fuggono dai monasteri; gli officiali della giustizia, dei municipii, quasi tutti gl'impiegati cercano fuori della città un rifugio, ma sventuratamente questi fuggiaschi portano seco il fatal seme che dovea ucciderli_ » 541 _I membri del Magistrato di Sanità, i parrochi ed i vicarii, animati dall'esempio del loro capo, il venerando vescovo Monsignor Belzunce, restano fermi al loro posto. Quel venerabile prelato animato da ardentissima cristiana carità, novello San Carlo, si vedeva da per tutto dove la salute del popolo lo richiedeva sprezzando con eroico coraggio ogni pericolo pur per recare altrui ajuto e conforto_ » 542 _La fama di sue virtù passò fino in Inghilterra, a tale che Pope medesimo ne fece l'elogio_ » 564 _In quella terribile circostanza si sono altresì distinti per eroica carità, e con ogni sorta di pietosi ufficii i Padri dell'Oratorio, e specialmente il Padre Gualtier loro Superiore, i Cappuccini, i Canonici Regolari Lateranensi, ed i Gesuiti_ » 565 e 566 _Grande mortalità fra i medici, maggiore però fra i chirurghi. Il celebre D.r Bertrand, che ci lasciò la miglior descrizione di questa peste e che fu di essa testimonio oculare, venne attaccato tre volte e guarì_ » 567 _Orrori e desolazioni di quelle memorabili giornate, che gelano il cuore e fan raccapriccio_ » 545 e seg. _I medici Chicoaneau e Vernay, professori a Montpellier, invitati dalla Corte Sovrana a recarsi a Marsiglia per dare un definitivo giudicio sulla natura della malattia e suggerire i necessarii soccorsi, prendono un grossolano errore; e quantunque il male fosse giunto ad un punto da escludere qualunque dubbio anche fra le persone che non eran dell'arte, pure essi non lo ravvisarono per peste, e dichiararono, che quel morbo che metteva tante stragi e scompigli, altro non era che una febbre maligna cagionata dalla corruzione e dai cattivi alimenti_ » 547 e 548 _M.r Chirac primo medico del Reggente, che godeva a quel tempo di molta riputazione, appoggia in una sua memoria l'erronea opinione dei medici di Montpellier. Ignoranza tanto più funesta quanto che nel sapere di detti medici si aveva la maggior confidenza_ » 548 _Que' signori medici però stimarono prudente cosa di non trattenersi molto a Marsiglia; e dopo pochi giorni se ne partirono_ » ivi _Il Magistrato di Salute fa pubblicare un avviso nel senso delle dette mediche opinioni. Questo assicura il popolo, che da quel momento rallenta le precauzioni e si dà a comunicare più liberamente. Si fa anche la processione di S. Rocco_ » ivi _Intanto la peste a guisa di rapido torrente tutto invade e distrugge. La mortalità s'accresce di sì fatta guisa che giunge fino a mille persone al giorno: giovani e vecchi, deboli e forti, poveri e ricchi indistintamente cadono vittima dell'orrendo flagello, riempiendo tutta la città di disperazione e di pianto_ » 549 e seg. _In mezzo a tanti orrori così proprii ad ammorzar le passioni, l'avarizia e la dissolutezza si videro giunte al più alto grado, ad eccessi tali da far vergogna all'umanità_ » 559 _Alla fine di agosto il contagio si propagò nella contrada di Riva nuova che sta fuori di Marsiglia. Ivi, come a Marsiglia, la peste si diffuse con rapidità e violenza, ma non fece tante stragi come in quella, nè v'ebbero li stessi disordini a merito della vigilanza e buona polizia sanitaria stabilite d'ordine del cav. Rose, uomo di molta energia e prudenza e di gran perizia, il quale aveva già a tempo disposto tutto ciò che occorrer potesse pei malati e pei morti. Quindi la contrada più lontana della città, la quale sembrava dover esser anco la più abbandonata, per la virtù di un uomo solo fu la meglio regolata, più prontamente ed abbondantemente soccorsa_ » 567 e 568 _Ridotte le cose alla più grande desolazione, gl'intendenti della Sanità rivolsero le loro istanze ai comandanti ed ufficiali delle galere pregandoli di volerli assistere coll'opera e coi consigli_ » 572 _Per sgomberare le strade dai cadaveri, i comandanti delle galere accordarono dei forzati, promessa loro la libertà finita la peste. Di 200 forzati a tale ufficio destinati 12 soli scamparono la vita; tutti gli altri presi dal contagio morirono_ » 574 e seg. _Manifestatosi al Reggente il miserando stato di Marsiglia nominò a Comandante Supremo della città e del territorio il Maresciallo di campo cav. di Langeron capo squadra delle galere, uomo di merito, e di tale virtù quale si conveniva in quelle circostanze_ » 577 _Sotto il nuovo regime di lui le cose ben presto cambiarono d'aspetto. Adoprò egli tosto con energia e fermezza allo ristabilimento dell'ordine, a dare pronto e convenevol ricovero agli ammalati, allo sgombramento de' cadaveri, ed al provvedimento di buone sussistenze pei sani. Il che fattosi esattamente e sollecitamente, le cose migliorarono d'assai, e die' a divedere quanto possa un uomo solo, e quanto importi in sì gravi frangenti il pronto ordinare, ed il pronto eseguire_ » 577 e 578 _Sul finire di settembre il contagio cominciò a declinare nella città, e s'incominciò a riparare alle miserie della carestia e della peste_ » 578 _Grandiose somme furono versate dai più facoltosi, e dai Vescovi del Regno, per provvedere gli indigenti e supplire agli altri bisogni della città_ _Anche il Pontefice Clemente XI. mandò soccorsi a Marsiglia_ » 580 e seg. _Si rifornì la città di medici e di chirurghi, con grossi stipendii e generose pensioni_ » 579 _Verso la fine di ottobre si sperò che la peste fosse terminata del tutto; ma in novembre accaddero nuovi casi. In dicembre s'ebbero soli 5 o 6 malati alla settimana. In gennajo fu assai limitato il numero dei malati, de' quali più della metà guarivano_ » 585 a 587 _Il contagio però continuò nel territorio; e ciò avvenne in ispecieltà per l'avidità degli eredi impazienti di usar delle robe infette, e per quella dei ladri (che molti ve n'erano) di appropriarsele_ » 585 _L'ordine civile venne ristabilito. Assai matrimonii succedettero e di essi tanto grande fu l'affluenza, che sarebbesi in poco tempo ripopolata Marsiglia, qual era prima, se il periodo di gravidanza avesse potuto abbreviarsi_ » 586 Si procedette agli espurghi della città » 587 e 588 _Mentre queste cose operavansi si riaccesero qua e là alcune scintille di contagio; e ciò fino all'aprile del 1721_ » 589 _Nel giorno di Pasqua il popolo non si ritenne dal gittar a terra le porte delle chiese, e vennero celebrati i divini uffici nella città. Ricomparvero le malattie comuni e ordinarie, ch'erano sparite durante il contagio, e nella primavera ritornò la salute e la calma; e le pubbliche e private faccende ripresero felicemente il loro corso_ » 589 _Di novanta mila persone, dalle quali prima della peste era popolata Marsiglia, ne perirono quaranta mila, e dodici mila nel territorio_ » 590 _Parte che risguarda la medicina e la chirurgia_ _Osservazioni pratiche fatte in mezzo di quella peste_ » 590 a 607 _Distinzione della malattia in benigna e maligna_ » 590 _Forme varie e bizzarre della medesima. — Suo andamento_ » 591 e seg. _Descrizione della malattia. — Sintomi che la precedevano. — Sintomi coi quali soleva spiegarsi, e che l'accompagnavano; — Segni di buon pronostico; — Segni indicanti un funesto fine; — Sezione de' cadaveri_ » 591 a 598 Trattamento curativo » 598 e seg. Cura esterna dei buboni e carbonchi » 603 a 606 Governo dietetico » 605 e seg. _Aceto aromatico detto dei quattro ladri, accreditato come preservativo di peste_ » 606 Modo di prepararlo. (Nota 42) » ivi _Da Marsiglia la peste si propagò in parecchie città e specialmente ad Aix, a Tolone, Arles, Tarascona, Martignes, ed altre ancora, nelle quali tutte fece gravissime stragi_ » 608 _In tal occasione si adottò per la prima volta in Francia la così detta quarantena generale. Tal pratica in Aix fu evidentemente utile e benefica; imperciocchè non sì tosto s'ebbe incominciata la general quarantena, che la peste pur cominciò a scemarsi, dimodochè al finir di essa, finì insieme la malattia_ » ivi _A Tolone fu introdotta la peste nell'ottobre 1720 col mezzo di una balla di seta appartenente al carico del capitano Chateaud, quello stesso che portò la peste a Marsiglia, la quale fu rubata dagli abitanti di Bandol, picciolo porto di mare presso Tolone, e che da certo Carnelin venne poi introdotta in città col mezzo di un certificato falso di Sanità. Dal Magistrato però usatasi ogni sorta di difesa, parve che il morbo vi fosse spento. Ma in gennajo 1721 introdotte a Tolone per contrabbando alcune mercanzie di Aix, la malattia si sparse rapidamente in varii quartieri della città. In aprile morivano dalle 200 alle 500 persone al giorno_ » 609 e 610 _Fu quindi ordinata la quarantena generale, ma poco buon effetto se n'ebbe da essa, forse dal modo tenutosi nell'usarla. Finalmente obbligati rigorosamente tutti quelli che avevano avuto malati o morti in famiglia a portar un segnale sopra la manica del loro vestito affinchè ciascuno potesse evitarli, e ad altre discipline, la peste cedette del tutto in agosto 1721, dopo aver ucciso 13,280 abitanti, e secondo d'Antrecheaux 15,785, in una popolazione di 26,260, che contava Tolone prima della peste_ » 610 _In Arles fra 12,000 ne morirono 8100 in Tarascona 7210 di 10,000: ed in tutta la Provenza 84,719. Ma di tanta mortalità fu in parte cagione la fame, derivata dalla particolare avarizia di alcuni malvagi speculatori_ » 610 e seg. _Agli anni 1731-32 penetrò la peste nella Dalmazia e nell'Albania Veneta, introdottavi dalla vicina Bosnia ove infieriva con maggior forza. Per le diligenti precauzioni della Sanità la maggior parte di quella Provincia ne restò illesa, limitatosi il contagio al solo territorio di Spalato, dove uccise circa 300 persone. Era allora Provveditor generale in Dalmazia Simon Contarini_ » 611 _Nell'anno 1737 l'Egitto fu particolarmente travagliato da peste fierissima e desolatrice. Nella sola città del Cairo la mortalità giunse fino a dieci mila persone in un giorno. Gli europei si chiusero nei loro quartieri il dì 9 febbrajo d. a. e non ne uscirono se non il 24 giugno. Giusta l'opinione di quel tempo degli abitanti del Cairo, questa peste fu l'unica che sia derivata dall'alto Egitto_ » 611 e 612 _Regnava la peste fra i Turchi della Bessarabia allo stesso anno 1757, e specialmente menava grandi stragi a Oczakow, capitale di quella Provincia. Assediata in quell'anno e presa dai Russi detta città, il contagio si sviluppò fra la truppa russa in essa posta al presidio. Nell'anno seguente 1738 i Russi abbandonarono Oczakow dopo averne demolite le fortificazioni. Ritiratasi la guarnigione russa ai proprii aquartieramenti, fu per tal mezzo introdotta la peste in Ukrania, ove imperversò dal giugno 1738 a tutto il resto di quell'anno e parte del 1739. Dall'Ukrania non penetrò più avanti il contagio. — Il Dott. Schreiber di Königsberg, Professore di medicina a Pietroburgo potè fare utili osservazioni in quella pestilenza, pubblicate colle stampe nel 1740_ » 613 _Utili osservazioni pratiche fatte dal Dott. Schreiber in detta pestilenza_ » 614 a 622 _Notazione di particolari casi d'insuscettività al contagio. (Nota 44)_ » 621 _A questi stessi anni 1738-39 la peste che travagliava la Bessarabia, la Romelia, la Servia, e la Valacchia, e che infieriva in que' paesi ottomani che confinano da quella parte colle Signorie della casa d'Austria, penetrò con molto impeto nei Comitati limitrofi dell'Ungheria e della Transilvania, e vi fece molte rovine._ _La Suprema Commissione Aulica di Sanità in Vienna d'ordine Sovrano pubblicò a quel tempo, cioè nel 1738, un'Opera sulla maniera di conoscere, preservarsi, e curare la peste, ristampata a Vienna e a Praga nel 1758_ » 622 e 625 _Nel 1742 si riprodusse la peste in Aleppo e vi durò tre anni. Nel 1743 spiegò la sua maggiore fierezza, cagionandovi immensa mortalità. Nel 1744 fu assai mite, e discreto fu il numero delle vittime_ » 623 _Gli anni 1743-44 segnano l'epoca memorabile della terribile peste di Messina._ _Erano scorsi 168 anni da che quella città era libera dalla peste, cioè dal 1575. In detto anno 1743 la peste s'introdusse in Messina incognita e mal appresa, come è avvenuto di molti altri paesi di Europa, e vi operò immense rovine_ » 625 _Vi fu recata col mezzo di una tartana genovese carica di lana, di frumento e di telerie proveniente da Missolongi, la quale arrivò a Messina con patente netta dopo 30 giorni di viaggio_ » ivi e seg. _Dalla patente di Sanità e dai costituti giurati delle persone dell'equipaggio restò ingannato quel Magistrato di Sanità_ » 624 _Permesso lo scarico delle merci, due giorni appresso si ammalò il capitano del bastimento con resipola nella faccia, giusta la relazione del medico del Lazzeretto, e morì in tre giorni. Chiamati altri medici a giudicare della cagione di questa morte dopo sì breve decubito, stabilirono fosse morto per la retrocessione della resipola_ » 624 e 625 _Due giorni dopo ammalò un altro individuo dello stesso bastimento, e morì in due dì con tumore sotto l'ascella e con petecchie per tutto il corpo, di maniera che lo si giudicò tocco da peste_ » ivi _Ragunatisi i medici più riputati e le persone più distinte, si determinò doversi bruciar la tartana con tutto ciò che dentro vi era, salvate le genti; lo che nel dì 30 marzo fu anche puntualmente eseguito. Se non che, insorta furiosa tempesta mentre il bastimento era in fiamme, dalla violenza dell'onde fu spinto il naviglio ad arenare sul lido, e porzione della lana e del frumento ne fu dispersa per quella riviera_ » 625 e 626 _Stabilite guardie e cordoni, passarono quaranta giorni senza alcun tristo accidente, di maniera che si credette la città libera da ogni pericolo. Quindi nel giorno 15 maggio fu cantato solenne Te Deum nella Cattedrale. Ma poche ore appresso si rilevò che in un quartiere della città s'erano manifestate febbri di mal costume. Inviatisi tosto i medici della Deputazione a visitare gl'infermi, e riconoscere la natura del male, riferirono essi «non esser in conto alcuno quelle malattie contagiose e pestifere, ma bensì epidemiali, quelle stesse che s'erano fatte veder nel febbrajo ultimo scorso»_ » 627 _La stessa relazione diedero i medici della cura, lo stesso dichiararono quelli altresì ai quali veniva attribuito di aver divulgato esservi la peste nella detta contrada; sicchè sollevati gli animi, i Magistrati si abbandonarono ad una cieca fiducia, trascurate le opportune precauzioni, ed intanto la peste si sparse rapidamente negli altri quartieri della città_ » 628 _Moltiplicavasi ogni giorno il numero degl'infermi e dei morti: ciò non pertanto i medici continuavano ad assicurare, che non era mal contagioso ma epidemia maligna. Fondavano essi il loro giudizio sul non osservarsi comunicazione del male a coloro che assistevan gli infermi, quando se peste fosse stata, dicevan essi, doveva mostrarsi il morbo sommamente contagioso_ » 629 _Uno dei medici però di quella città, il cui nome non ci fu tramandato, non era persuaso delle suddette ragioni, e dubitava che fosse peste effettivamente, adducendo esempii simili, in cui s'ingannarono uomini insigni e di profondo sapere_ » ivi _Questa opinione però così isolata e dagli altri medici combattuta, non prevalse; sicchè non furono adottate valide misure di riparazione_ » 630 _Lo storico Orazio Turiano, che di questa peste ci lasciò la miglior descrizione, narra alcune singolari coincidenze di circostanza. (V. N. 45)_ » 627 _Giunto il mese di giugno, ed oltrepassando il centinajo il numero degli estinti, incominciarono i medici ad accorgersi dell'errore, ed a conoscere pur troppo evidente il carattere del male, che ogni giorno si faceva più esteso e spaventevole. Quindi si ordinarono alcune cautele, che non corrisposero, perchè troppo tardi s'era ad esse fatto ricorso_ » 630 _Si aumentò a dismisura il numero de' morti e degli infermi; la mortalità s'accresceva ogni dì; ogni regolamento veniva a sconcertarsi; la confusione, il disordine, la desolazione, il terrore eran giunti a tale da costernare ogni anima forte. Riempite le fosse, non sapevasi più ove porre i cadaveri; mancavano i beccamorti, i carri, le carrette per trasportarli, non trovavasi più chi si prestasse pei bassi servigi. Ognuno si nascondeva, si rintanava, e procurava salvarsi. I villani armati ed uniti, non permettevano avvicinarsi alcuno dalla città; mancavano le sussistenze. In ogni passo scorgevansi disordini; in ogni provvidenza ostacoli, ed intoppi; da per tutto non v'era che angustia, costernazione e morte_ » 631 _Crudeli estremità a cui fu ridotta Messina sotto i colpi di questo terribile flagello_ » 632 e seg. _Brano storico tratto dall'opera del Turiano che fu di tutta quella pestilenza testimonio oculare_ » 632 a 633 _I casali vicini alla città, tranne due soli, Molino ed Artelia, provarono lo stesso flagello. Delle Ville del Distretto parecchie restarono illese_ » 637 _Il contagio cominciò a diminuire in luglio, fu in piena declinazione in agosto, ed in settembre si considerò interamente cessato. Il numero de' morti nella città e ne' sobborghi, nello spazio di tre mesi, fu di 28,841, fra 40,321 abitanti. Ne' casali attorno la città sono morte 14,561 persone_ » 638 _Osservazioni fatte nella detta pestilenza, meritevoli di particolar menzione_ » 638 a 640 _Il Re di Napoli ricercò a Venezia persone capaci e pratiche per eseguire gli espurghi a Messina. Da Venezia furono spediti all'effetto il Dott. Pietro Polacco, un Coadiutore, tre Guardiani, e due Bastazzi. Questa brigata arrivò a Messina in dicembre 1743, e diede tosto mano agli espurghi, che incominciarono l'undeci gennajo 1744_ » 639 e 640 _Descrizione del modo con cui vennero eseguiti i detti espurghi, e delle sostanze che si usarono pei profumi_ » 640 e 641 _Nel tempo degli espurghi furono attaccate dal contagio 17 persone in alcuni casali contigui alla città, delle quali nove morirono, ma prese all'istante le opportune precauzioni il male non si dilatò_ » 641 _Così in marzo si manifestò in Pezzòlo la peste, colà introdotta col mezzo di robe infette portatevi clandestinamente: undeci persone in tre famiglie ne furon colte. Ma interdette tutte le comunicazioni, e stabiliti rigorosi sequestri, si continuarono gli espurghi, ed ogni rio seme s'estinse_ » ivi _Condotti felicemente a termine in ogni luogo gli espurghi, li 29 maggio 1744 Messina fu dichiarata libera e sana, riaperte tutte le comunicazioni, e ristabilito in ogni sua parte il commercio_ » 641 e 642 _Nell'anno 1745 regnando in Bosnia la peste, penetrò in Dalmazia in una villa del contado di Zara (Dobropoglie) e distrusse la maggior parte di quegli abitanti. Ma per l'energiche misure prontamente adottate dal Colonnello del contado co. Possedaria, il contagio si estinse senza altre conseguenze_ » 642 _Nell'anno 1752 la peste fu portata in Algeri dalle Provincie Occidentali di quel Regno, dove infieriva da varii mesi, col mezzo di alcune persone infette giuntevi liberamente, secondo il costume di que' tempi in detti paesi. Serpeggiò occulta da principio per qualche tempo, sotto colore di malattie comuni, ma al soffiare di venti sciloccali umidi e soffocanti per varii giorni seguitamente si palesò in giugno con generale incendio nella città_ » 643 _I Consoli delle varie Nazioni ed i Negozianti Europei si chiusero nelle loro case, muniti di tutto ciò ch'era necessario per vivere e preservarsi. I Kabaili (ossia Montanari), ed i Piskari (ossia confinanti col Deserto), fuggirono tutti, quindi mancarono le provvigioni per la città, non avendovi più chi volesse trasportarle. Il Governo fece intimare la forca ai fuggiaschi, ed obbligò le genti della campagna a vendere al solito, benchè più care, le loro derrate. Questo provvedimento sortì l'effetto, ma sparse di sì fatta guisa la pestilenza tanto ne' vicini che ne' rimoti villaggi, che la desolazione è divenuta presso che generale_ » 643 e 644 _In Algeri sono perite in quell'anno oltre cinque mila persone; un numero maggiore ne perì alla campagna_ » 644 _Si osservò, che il caldo della stagione contribuiva all'aumento del male. Secondo che crescevano i gradi del calore, la forza pur del male aumentavasi, misurata dal numero degli infetti; — che nelle case all'aperto il numero dei morti è stato solo un terzo di quello degl'infetti, laddove negli spedali, a malgrado tutte le possibili assistenze, appena un terzo salvavasi; — che il Palazzo Reale, ossia il palazzo del Bascià, abitato da molta gente, e frequentato giornalmente da ogni sorte di persone, è stato immune dal contagio, non essendo stati attaccati che due soli schiavi che assistevano alla cucina reale. Ciò che dal volgo venne attribuito a prodigio_ » 644 e 645 _Lo stesso fenomeno pure osservossi nell'ultima pestilenza di Algeri, che durò tre anni, e che distrusse un terzo degli abitanti di quella città; della quale pestilenza non è fatto cenno in alcun luogo della presente storia, perchè non venne fatto di trovare autori che di proposito ne abbiano trattato. Qui è da osservarsi che il detto Palazzo del Bascià è l'abitazione più vasta e più ventilata che siavi in Algeri; quella che gode il privilegio delle finestre anteriori, e ch'è ancora la più fresca per l'abbondanza delle fontane perenni che la bagnano_ » 645 e seg. _La peste che aveva fatto strage nel 1752 venne mitigata dalle fresche piogge autunnali, ma non estinta. Essa mantennesi qua e là vagante in tutto quel verno, finchè nell'aprile del 1753 ripullulò con grande spavento di quegli abitanti, e distrusse nello spazio di tre mesi altre cinque mila persone. Verso la fine di agosto del detto anno 1753 il contagio cessò intieramente su tutti i punti_ » 646 e 647 _Sintomi varii che accompagnarono quella malattia_ » 647 e 648 _Metodo di cura semplicissimo usato dai Mori in quella pestilenza_ » 649 _Nessun rimedio veniva somministrato. Un empiastro fermentativo applicavasi sopra i buboni, i quali ridotti a maturità venivano aperti colla lancetta, e libero poi lasciavasi al maligno umore lo sfogo. Il sugo di limone si è trovato utilissimo. Fra i rimedii, meglio degli altri corrisposero i leggieri purgativi, e gli elettuarj alessifarmaci, come la teriaca, e simili, accompagnati da copiose bibite acide. Fra le altre cose, l'applicazione de' ranocchi vivi sopra i buboni è stata trovata opportuna_ » 649 e 650 _Per confermare gli Europei nel savio uso delle prudenti loro cautele in simili calamitose circostanze, gioverà notare, che niun accidente pestifero in due anni di peste è succeduto in Algeri nelle loro case; eccettuata la morte di tre servi, che furono convinti di aver infrante le contumacie ed avuta comunicazione cogl'infetti_ » 650 _Negli anni 1755-56-57 il contagio travagliò crudelmente la Transilvania, la Valacchia e la Moldavia. Il celebre Dott.r Chenot che fu di questa pestilenza in Transilvania testimonio oculare, e che fu da essa fieramente colpito, ci lasciò della medesima una bella descrizione, e molte utili osservazioni pratiche_ » 650 e seg. _La peste è stata introdotta nella Transilvania col mezzo di un Armeno negoziante di ferro, che dalle foci del mar nero erasi diretto verso Vienna, il quale prima di entrare nel Lazzeretto di Temeswar, dove morì di peste, aveva sparso dei semi del contagio nei luoghi del suo passaggio, e specialmente a Kimpina, villaggio due giornate distante da Temeswar, dove morirono l'oste e le sue due figlie che lavarono la biancheria di cui era stato servito_ » 651 _Tre mercanti trovavansi in Lazzeretto a Temeswar alla morte dell'Armeno. Due di essi ritornarono sani alle case loro in Valacchia, il terzo spaventato dall'inopinata morte dell'Armeno, volle abbandonare il Lazzeretto; e quantunque si sentisse molestato da dolore alla parotide destra, e da ardente calore interno, montò a cavallo, e s'avviò per ritornare nella Valacchia. Avendo seco molto denaro, gli fu assegnato un guardiano del Lazzeretto per scorta, il quale doveva accompagnarlo fino al monastero del monte Sinai, ma a sei leghe distante dal confine il mercante morì; ed il guardiano di Sanità ritornò a casa sua seco portando alcuni effetti del morto e con essi la peste_ » 652 _Il giorno appresso all'arrivo del guardiano, un di lui figliuolo venne colpito dalla peste, e morì; tre altri suoi figli vennero colpiti con buboni e carbonchi, ed in pochi giorni diciotto persone furono prese dal contagio, il quale si estese rapidamente in alcuni distretti della Transilvania, percorse la Valacchia e la Moldavia a malgrado tutte le precauzioni usate per arrestarlo_ » ivi _Precauzioni Sanitarie che furono a quel tempo prescritte per arrestare la peste. (Nota 48)_ » 652 e 653 _Per Sovrano comando vennero spediti da Vienna quattro medici in assistenza del Protomedico D.r Chenot, tra quali il D.r Bruckmann, che si distinse tanto in quella che nella successiva peste della Transilvania_ » 652 _Nel distretto di Temeswar di 6677 infetti, ne sono morti 4303; guariti 2374_ » 653 _Trattamento curativo usato in quella pestilenza_ » 653 a 656 _Nel detto trattamento curativo s'impiegarono le bevande e brodi acidulati, gli acidi minerali, la limonata infusa sopra i fiori di zolfo, o sopra la mirra, le infusioni di tè specialmente nel principio della malattia, il nitro, l'antimonio diaforetico, la birra molto usata dai Valacchi, o sola o col macis, o colla cannella, il vino, il siero vinoso, l'aceto, la teriaca, il muschio, ora solo, ora unito alla canfora_ » 653 _La canfora ha spesse volte corrisposto, sia unita collo zucchero, o colla gomma arabica, sia sciolta in una picciola quantità di spirito di vino, od unita all'aceto distillato, od a qualche sciropo, di scordio, cannella, contrajerva, serpentaria e simili; come pure gli alcali volatili; p. es. lo spirito di sal ammoniaco succinato o anisato_ » 653 e 654 _Finalmente il P. M. Chenot raccomanda l'uso della corteccia Peruviana nella peste, asserendo che la sua utilità fu confermata da replicate esperienze, somministrata sì per infusione sì per decotto, specialmente quando le forze sono in uno stato medio, cioè nè eccessivamente esaltate, nè molto esaurite. Ove esista una diatesi stenica, una condizione d'irritamento, o dove siavi molte saburre nelle prime vie, la corteccia Peruviana non conviene, e gioverà astenersene. All'incontro ove la malattia ha un andamento tifico, allorchè vi sono petecchie pallide o nere alla cute, manifesta tendenza alla dissoluzione, si potrà attender da essa molto vantaggio_ » 654 _Siccome la prima e principal indicazione a cui è utile soddisfare negli attacchi pestilenti, è quella di disporre l'ammalato al sudore, così molti Greci usarono con reale profitto nel corso di questa pestilenza alcune gocce di Opobalsamo collo zucchero, soprabbevendovi tre o quattro tazze di tè di Moscovia: metodo che si usa anche al dì d'oggi in circostanze di contagio dai principali signori della Soria e di altre provincie dell'Oriente, e specialmente dai Greci di Costantinopoli_ » 654 e 655 _Avvertenze pratiche che si devono avere nel cercar di promuovere il sudore nella malattia della peste, e necessità di togliere previamente gli ostacoli, che talvolta lo impediscono_ » 654 _Interrogato il Protomedico D.r Chenot da parecchj di quegli abitanti, qual metodo dovessero usare, subito dopo che avevano sospetto di aver contratto il contagio; consigliò loro di prendere una dramma di triaca entro ad un brodo unito al sugo di limone, ovvero sciolta in qualche infusione calda; p. es. di melissa, di ruta, di scordio, di serpentaria virginiana, di corteccia d'arancio; ovvero soprabbevere alla triaca un siero vinoso o coll'aceto. — Assicura egli che molti avendo usato di questo metodo al primo manifestarsi de' sintomi del contagio, si sono salvati, nato un copioso sudore che in poche ore li lasciò sani e salvi_ » 656 _Osserva da ultimo lo stesso D.r Chenot, che tutte le cautele dall'umana mente escogitate finora per preservarsi dalla peste si comprendono nelle tre seguenti prescrizioni;_ 1.º _Allontanare ogni comunicazione colle persone e colle cose infette o sospette;_ 2.º _Distruggere il principio del contagio, o sospeso nell'aria, o delitescente in qualche corpo od ente passivo;_ 3.º _Fortificare il corpo umano contro l'azione del contagio medesimo, ossia renderlo meno atto a provare l'influsso morboso_ » 658 _Dall'anno 1759 al 1765 la peste fece molte stragi in Oriente, imperversando or in una or nell'altra di quelle principali città;_ _Sul principiare dell'anno 1759 afflisse crudelmente Costantinopoli, e dilatò le sue stragi in parecchie isole dell'Arcipelago, ed in varie città dell'Asia Minore_ » 657 _Un bastimento mercantile proveniente da Costantinopoli nel 1759, che aveva in quel tragitto perduto per peste alcuni uomini dell'equipaggio, la portò in Alessandria d'Egitto, donde non tardò molto a propagarsi a Rosetta, a Damiata, ed in varii villaggi sulla strada che conduce al Gran Cairo. Poco appresso s'ebbero al Cairo i primi sentori del male. In marzo dello stesso anno vi si spiegò con gran forza, e la mortalità fu grandissima sì al Cairo e sì nelle altre città e paesi dell'Egitto. Secondo i computi e le relazioni potutesi avere dalle varie parti dell'Egitto stesso, da circa trecento mila persone vi son perite in quell'anno_ » 657 e 658 _Durante la state si mitigò la violenza del male. Gli Europei che fin dal mese di marzo si tenevano chiusi nei loro quartieri, circa la metà di luglio sortirono e si riordinarono le comunicazioni; ma nel verno del susseguente anno 1760 il contagio ringagliardì, e vi recò immense rovine, come fatto aveva nel precedente_ » 658 _Nel 1759 il contagio fu portato nell'Isola di Cipro dall'equipaggio di un bastimento turco che aveva preso carico in Alessandria; e che naufragò sul promontorio di Baffo. Alcuni marinari e passeggieri salvati dal furore delle onde ripararono in alcuni villaggi sulla strada di Limsol, ed ivi sparsero il fatal seme del morbo. Nè stette molto il contagio a penetrare nella città di Limsol, dove si propagò con grande rapidità e violenza, estendendo le sue stragi a Biscupi, a Baffo, ed in varii, altri luoghi_ » 658 _La città di Larnica, distante circa 40 miglia da Limsol offerse all'osservazione in quel tempo un singolare fenomeno. — Le comunicazioni tra Larnica ed i paesi appestati non essendo state mai intercette, ma libere e aperte col resto dell'Isola come per l'innanzi, giungevano a Larnica molti degli equipaggi e passeggieri de' bastimenti infetti approdati a Limsol; i contadini e mulattieri dalle ville infette con buboni pestilenziali ancora aperti, ed in attualità di malattia vagavano liberi per le strade e pei mercati della città, ed alcuni di essi pure colà si morivano senza che il contagio venisse ad altri comunicato. Il dì 20 maggio arrivò pur a Larnica un bastimento infetto proveniente da Damiata con parecchi marinari e passeggieri attaccati dalla peste, i quali sbarcati presero alloggio nelle case di Larnica; un altro bastimento turco approdò egualmente nel porto di Lamica avendo al suo bordo varii appestati, de' quali ne morirono tre nell'atto dello sbarco. A malgrado tutto ciò, nessun abitante di Larnica, per quanto si seppe, venne attaccato dalla peste. Gli Europei ivi dimoranti non presero alcuna precauzione, nè alcuna ne presero gli abitanti del paese, eppure nessun danno ebbero a risentirne; la peste non s'è comunicata ad alcuno di essi_ » 658 e 659 _Nei mesi di luglio agosto e settembre non si udì più parlare di peste, e credevasi che fosse interamente estinta tanto a Limsol che negli altri luoghi. Ma in ottobre ripullulò, e di là si dilatò a Nicosia Capitale dell'Isola di Cipro, 25 miglia distante da Latachea, e nei mesi di dicembre e gennajo siffattamente si accrebbe, che i turchi spaventati dalla grandissima mortalità ordinarono pubbliche processioni e preghiere, che servirono a propagare vieppiù il contagio ed accrescer le stragi_ » 659 a 670 _Grande quantità di persone fuggite da Nicosia si ricovrarono a Larnica. Solo allora gli abitanti di Larnica incominciarono a temere per essi. Ed infatti nel febbrajo di quell'anno (1760) manifestaronsi nel porto di Larnica i primi sentori di peste, indi in Larnica stessa, dove morivano da 25 a 30 al giorno. Molti di quegli abitanti fuggirono alle montagne. La peste continuò ad affligger Larnica per tutto il mese di aprile. Contemporaneamente si dilatò nelle isole vicine, a Famagosta, ed invase la provincia di Carpaso. Continuando le emigrazioni dalla città di Larnica il contagio andò in essa proporzionatamente scemando. In maggio era nel pieno suo declinare_ » 660 _Mentre infieriva a Larnica e a Famagosta si andava estinguendo a Nicosia. La mortalità a Larnica non fu gran fatto considerevole. Non così a Nicosia, dove secondo Patrick Russel da quella pestilenza morirono circa venti mila turchi, e da quattro a cinque mila greci e armeni: mortalità sterminatrice rispetto al numero della popolazione di detta città, che si calcolava di circa quaranta mila abitanti. Secondo Giovanni Mariti però, a soli venti mila ascendono gli estinti da quel contagio in tutta l'isola. Nel giugno la peste cessò quasi intieramente in tutta l'Isola di Cipro. In luglio i Francesi colà dimoranti cantarono il Te Deum in rendimento di grazie, e tutte le case degli Europei ritornarono alle usate comunicazioni di prima_ » 661 _A quegli stessi anni 1759, 1760 la peste afflisse pur crudelmente una parte della Palestina, della Siria, della Mesopotamia, non che parecchi altri luoghi. — Essa venne quasi generalmente preceduta dalla carestia e dalla fame. — Nella Palestina e nella Soria, oltre che dalla carestia, venne pur preceduta da replicate fortissime scosse di terremoti, che distrussero nel 1759 porzione della città di Damasco, e danneggiarono molto s. Giovanni d'Acri e Medina di Sidone. — In Aleppo oltre alla carestia desolatrice venne preceduta negli anni 1758-59 da una febbre maligna petecchiale, che cagionò sì grande mortalità come se fosse stata vera peste bubonica. Nella primavera 1759 comparve una cometa; nel 1760 un'eclissi solare: fenomeni questi tutti che gli Orientali sogliono risguardare come precursori della peste; nello stesso modo che per forieri e quasi compagni della peste sogliono risguardare la straordinaria mortalità degli animali, l'irregolarità della stagione, la maggiore abbondanza d'insetti, l'abbandonare che fanno gli uccelli i consueti loro nidi, il meno sonoro dell'ordinario gracchiare de' ranocchj ec._ » 662 a 664 _A Medina di Sidone, a Tripoli nella Soria, a Latachea la peste andò percorrendo regolarmente i suoi stadii dal marzo all'agosto 1760; nè fu di grande violenza, mentre il numero dei guariti eguagliò incirca quello dei morti. Nei dintorni di Tripoli si riaccese nel 1762_ » 662 _A Gerusalemme si sviluppò nel febbrajo 1760, e vi produsse orribili devastazioni sì nella città che ne' villaggi dei contorni. Nel convento di Terra santa fra vent'un sacerdoti ne morirono dicianove_ » 662 e 623 _A Damasco si manifestò nel marzo dello stesso anno 1760, e la mortalità vi fu immensa, forse maggiore che in verun altro luogo: così in altre città picciole e villaggi della Palestina, ne' quali ne vennero per essa orribili devastazioni_ » ivi _Mentre la peste faceva le più grandi stragi a Damasco, e lungo le città marittime della Palestina e della Soria, gli abitanti della città di Aleppo erano presi da forti timori, che vicina fosse la comparsa anche fra essi del tremendo flagello; nè andò molto che si è pur fra essi manifestato_ » 663 e 664 Descrizione della peste di Aleppo » 664 a 673 _Al principio di maggio 1760 arrivarono in Aleppo alcune carovane da Damasco, da Gerusalemme, da Latachea con parecchi individui infetti. Fra questi tre mercanti turchi, che presero alloggio, in città in una casa vicina al Consolato Inglese. Costoro comunicarono il contagio alla famiglia presso cui alloggiarono. Alla fine del maggio altre carovane arrivarono da Gerusalemme, e da Tripoli con parecchi pellegrini turchi e cristiani, tra' quali eranvi alcuni negozianti di Aleppo. Questi facendo ritorno da' luoghi santi contrassero l'infezione per via; e ricovratisi senza verun ostacolo presso le proprie famiglie in città, propagarono più estesamente l'esiziale contagio_ » 664 _Ciò non pertanto fu assai lento in detto anno (1760) l'avanzarsi del morbo, e dappoichè si vedeva che non veniva attaccato dal contagio nessun degli ebrei, i quali fra tutti sono sempre i più facili a contrar l'infezione; e che quelli che assistevano i malati ne andavano per lo più esenti, vi ebbe appena chi dicesse che quel morbo vera peste si fosse_ » 665 _In sul finire di giugno si accrebbe la mortalità, più facile divenne il comunicarsi del contagio; e vieppiù si diffuse sì nella città, sì ne' sobborghi aggiacenti abitati da molte famiglie cristiane. In luglio la ferocia del morbo s'accrebbe ancora più, ma nella prima settimana di agosto cominciò a declinare. Si manifestarono le malattie così dette intercorrenti, o almeno la peste cominciò a vestire una diversa apparenza. Dopo la metà di agosto gli attacchi divennero sempre più rari. Alla fine di agosto la peste scomparve_ » 666 _A malgrado che il contagio fin dal principio manifestato avesse la sua più grande malignità, mentre di sei appestati uno appena salvavasi; pure per tutto l'anno 1760 fece lenti progressi, ed il numero de' morti in tutto quell'anno, secondo le note raccolte dal D.r Russel, non montò che a 500 circa. Avvi però ragioni per credere che molto maggiore sia stata la mortalità se si rifletta alla vastità delle contrade e dei sobborghi di Aleppo, al numero della popolazione, all'indole della malattia; se si consideri che in quel paese non vi avea nè polizia sanitaria nè registri di morti, che i calcoli del Russel sono stati desunti dalle relazioni de' becchini, i quali tenevano conto di que' soli che nel seppellirli mostravano chiari segni di peste; finalmente all'asserzione dello stesso Russel, il quale confessa che in quell'anno avea badato meno attentamente al numero de' morti che negli anni susseguenti_ » 666 e 667 _Cessata la peste in Aleppo speravasi che non avesse più a riprodursi; ma ne fallì la speranza._ _I villaggi delle vicine montagne fra Antiochia e Latachea, dove il contagio, cessato in Aleppo, s'era manifestato, continuarono ad esserne afflitti per tutto il verno; anzi sotto i rigori del freddo, che quell'anno fu più acuto dell'ordinario, erasi rinvigorito assai fieramente. Dai detti villaggi le persone già infette che s'erano rifuggiate nelle pianure sparsero il rio seme del morbo specialmente a Edlib, Sogre, e ad Aleppo stesso: ciò che avvenne anche per il libero comunicar fra Aleppo e Damasco, dove la peste continuava_ » 668 _Nel marzo del 1761 si spiegò il contagio nelle ville di Aleppo, in Aleppo stesso, e circa alla metà del mese nel campo degli Arabi, e fu tale la violenza del morbo fin dal suo principio, che gli Arabi spaventati abbandonarono nella maggior parte le proprie tende e si rifuggiarono nelle case de' lor conoscenti ed amici. Di settanta appestati appena due andavano salvi. Nè solo fra gli Arabi, ma sì bene fra i Turchi ed i Maroniti si propagarono le stragi_ » 668 _Sopraggiunte le feste del Bairam, al qual tempo i bazzari e i caffè sono straordinariamente affollati di gente, aumentandosi le ragion de' contatti, il morbo in proporzione si dilatò. In aprile si contarono 856 morti: in maggio 1211. Dopo la metà di aprile gli europei si chiusero nei loro quartieri. In giugno la peste infierì vieppiù, e somma fu la mortalità. Alla fine del mese in ispecielità giunse il contagio al suo più alto grado di forza e recò le maggiori rovine. Dal 31 maggio al 5 luglio sono morte 5535 persone, fra le quali 639 cristiani, e 183 ebrei. Penetrò nell'harem dello stesso Cadì, ed in parecchie famiglie de' principali signori turchi_ » 669 e 670 _Dopo la prima settimana di luglio fu rapida la declinazione del morbo. Dal 5 luglio al 2 agosto sono perite 2115 persone. Dopo la metà di luglio non moriva più alcuno prima del terzo giorno di malattia; mentre prima morivano dopo 10 ore dalla contratta infezione, altri, ed in maggior numero, in 24 ore. Verso la fine del mese ricomparvero febbri terzane ed altre malattie che diconsi di carattere, di un andamento diverso dalla peste. Il popolo in generale cominciò a rincorarsi. Gli europei, sì cristiani e sì ebrei, uscirono al pubblico, nè si viddero più deserti e abbandonati i bazzari come per l'innanzi. Dai 15 ai 31 agosto la mortalità fu minore che nel febbrajo che ha preceduto la peste, ed in settembre la pestilenza si risguardò terminata; ma le trepidazioni e le angustie di quegli abitanti non cessarono, dappoichè alcune morti improvvise, ed alcune febbri anomale mantennero vivi fra essi i timori, e solo nel marzo 1762 fu ristabilita la primiera tranquillità e sicurezza_ » 670 a 673 _Da Aleppo la peste s'innoltrò in altre città della Siria e della Mesopotamia, specialmente ad Arta, (o Orta) ove imperversò con la massima violenza; uccise il Bascià e quasi tutti i soldati e le persone del suo seguito. I villaggi dei dintorni rimasero spopolati quasi intieramente. Suez e Adena ne furono pur fieramente travagliate. Narrasi che in Adena e ne' vicini villaggi sono perite venticinque mila persone_ » 673 _Nella primavera del 1761 la peste si manifestò anche nella città di Marasch, e vi durò più anni, cioè fino a tutto il 1765 con alcune tregue, e con alternative di maggiore o minore violenza, ora serpeggiando tacitamente, ed or divampando apertamente; ma sempre divenendo più mite ed appena sensibile durante l'inverno; fino a che nel 1765 aumentò in fiero modo le sue stragi, sì propagò nei vicini villaggi, e vi recò orribili devastazioni. — La lunga durata della peste a Marasch, più che in alcun'altra città della Soria, fu un singolare fenomeno_ » 674 _Osservazioni sull'andamento della peste nel Levante, e sopra i fenomeni, che più facilmente inducono in errore nel riconoscerla al suo primo apparire e nel giudicarla_ » 675 e seg. _La peste nel Levante tiene il medesimo andamento che in Europa. Cresce lentamente, va fluttuando, dilatandosi, e si aumenta poco a poco fino a che giunge al suo maggiore incremento. Non è però così del suo declinare, osservandosi in quest'ultimo suo periodo manifeste differenze, non solo secondo i luoghi, ma eziandio secondo il tempo; p. es. al gran Cairo la peste suol terminare quasi sempre più presto che in Aleppo e lungo le coste della Soria, ed ivi in certi anni più sollecitamente, in altri più tardi. Nell'Isola di Cipro si osserva dominare all'ordinario in sul finire d'autunno, nel corso dell'inverno, e nel principio di primavera, e cessar nella state. Ne' paesi montani suole imperversare particolarmente nel verno, ed infierire in proporzione dei rigori del freddo; mentre in altri cessa del tutto sotto i rigori invernali, e col procedere della cruda stagione_ » 676 e 677 _In nessun luogo è più manifesta l'influenza dell'aria pura, della libera ventilazione per menomare ed arrestare i progressi del contagio, quanto nei paesi del Levante Ottomano. E di fatti il morbo suol fare stragi fra le famiglie del popolo, che abitano case anguste, sepolte, senza finestre, senza ventilazione; mentre al contrario nel così detto Serraglio, nei palazzi dei grandi, che sono spaziosi, ventilati, con ampie sale e belle gallerie d'intorno, e con ogni possibile miglior maniera di costruzione adattati al clima, di rado vi penetra; e se giunge ad insinuarsi, non s'appicca ordinariamente che agli schiavi, alle persone di servizio, ed al più alle donne dell'harem le cui stanze non sono nè così ampie, nè così ventilate, per cagion de' ripari e dell'altezza delle finestre che vi si usano attesa l'estrema gelosia con cui quelle donne sono custodite_ » 677 _La maniera di vivere e di conversare dei grandi della Turchia influisce del pari alla loro preservazione. Il naturale loro orgoglio non permette che alcuno ad essi si accosti. Giacciono la maggior parte del giorno in una gran sala nel fondo del loro Divano, fumando tabacco, prendendo caffè, ed occupandosi degli affari, solo in compagnia di persone di alto grado, le quali pur si tengono ad una certa distanza da loro. I servi ed i paggi stanno fuori dei Divano, e non si fanno avanti se non quando sono obbligati dal respettivo servigio, tornando poi subito al loro posto_ » 678 _Nell'anno 1763 regnava la peste in Bosnia, confinante colla Dalmazia. Per la qualità dei confini assai difficile a custodirsi, non essendosi potuto impedire del tutto le comunicazioni col paese ottomano infetto, il contagio non istette molto a propagarsi in Dalmazia, dove andò serpeggiando qua e là più o meno palese pel resto del 1763. Travagliò con più forza quella provincia nel 1764, avendo infierito particolarmente nei borghi di Spalatro, dove sono perite in breve spazio di tempo 530 persone. Per ragion delle buone discipline e precauzioni usate, la città di Spalatro ne fu preservata_ » 678 e 579 _Gli anni 1769-1770-71-72-73 segnano una delle epoche più memorabili della storia riguardo alla peste._ _A detti anni essa travagliò fieramente la Moldavia, la Valacchia, la Transilvania, la Podolia, la Volinia, la Russia, e Mosca particolarmente, come vedremo in appresso, la Turchia Europea e l'Asiatica, portando da per tutto grandissime stragi e rovine_ » 679 _Nell'anno 1769 ardeva la guerra fra la Russia e la Porta Ottomana, cominciata in Moldavia. Dopo replicati combattimenti, ne' quali i Turchi furono posti in fuga, l'armata russa vittoriosa s'impossessò di Galatz, e di tutto quel tratto di paese che giace al di quà dal Pruth. Galatz fu presa d'assalto ed abbandonata al sacco. In detta città vi regnava la peste di fresco introdottavi col mezzo di mobili e di mercatanzie portatevi da Costantinopoli per ragion di una fiera che appunto vi si teneva in que' dì. Il comandante russo, che ignorava che colà vi fosse la peste, ordinò che ai soldati si desse quartiere nelle case della città, e di tal modo s'apprese il contagio alla truppa, che si diffuse co' suoi più manifesti segnali, ed uccise in breve non pochi soldati_ » 681 e 682 _Dietro l'ordine del supremo comandante conte di Romanzow l'armata si ritirò da Galatz e si diresse verso Yassy, dove mantenersi doveva in stretta contumacia, inviando i malati ad un Lazzereto. — Nella marcia da Galatz a Yassi minorate sensibilmente le malattie e le morti s'incominciò a dubitare che vera peste si fosse. Si distribuirono i soldati per le case di Yassi, ed i malati si allogarono nello stesso palazzo de' Principi di Moldavia, convertito in spedale. Tre settimane passarono tranquillamente, e solo nella quarta settimana osservarono i chirurghi dello spedale che vi comparivano molte febbri accompagnate da petecchie. Esse furono definite da prima febbri maligne. A parecchi di tali malatti in settima od ottava giornata compariva qualche bubone, che veniva risguardato qual decubito del male, con tanto più di persuasione quanto che non pochi malati, dopo una discreta e legittima suppurazione, guarivano_ » 683 _Verso la fine della quarta settimana osservaronsi buboni e carbonchi, e morti repentine e sollecite, ed assai più frequenti. I timori di peste andaronsi quindi in proporzione aumentando_ » ivi _Tale era il corso delle malattie nello spedale. Nella città le cose passavano tranquillamente. Racconta l'Oreo, siccome un soldato uscito dallo spedale venduta avendo ad un ebreo una pelliccia che aveva preso ad un turco prima di giungere a Yassy, sia stato questo il mezzo, che diffuse il primo seme del morbo nella città_ » 684 _Fosse questa, o veramente altre più generali cause che abbiano concorso a diffondere l'infezione fra gli abitanti, è certo che il contagio si è propagato con grande rapidità in più quartieri della città, ed uccise molti fra i cittadini. Sebbene fossero presso che generali le voci di peste, e molti casi si contassero di morti repentine e violente con manifesti segni di contagio, pure molti vi erano ancora che ostinati il negavano, sostenendo che que' morbi fossero semplici febbri maligne._ _Di questo partito sgraziatamente fu lo stesso generale comandante barone de Stoffeln, tratto in inganno dalle false insinuazioni de' magnati Moldavi, i quali temendo più della peste l'allontanarsi dell'armata russa, e di restar nuovamente esposti alle incursioni dei turchi, si sforzavano con ogni studio e ragione nel far credere che quella malattia non fosse di pestilenza. Il detto generale cadde vittima del suo errore. Le medesime ragioni private, che avevano tratto in errore il generale servirono a render più diffusa la peste fra gli abitanti di quella città non solo ma in tutta la Moldavia_ » 684 e 685 _Le case, le ville, le città stesse divenero deserti. Gli abitanti presi da estremo infrenabil spavento fuggivano sulle montagne. Molti cadaveri restavano insepolti; e siccome v'ha nella Moldavia gran quantità di cani, la quale per barbaro popolar costume e per superstizione, a somiglianza de' Turchi, si procura di conservare, così que' cani rimasti in gran parte senza padrone e senza trovar cibo; facevano di que' cadaveri lor pasto comune. Il perchè, giusta quanto assicura l'Oreo, che a quel tempo trovavasi a Yassy, molti ne divennero idrofobi; quindi oltre il flagello della peste, pur quello dell'idrofobia univasi a travagliare quegli infelici abitanti_ » 685 _Comunque fosse grande la violenza e la diffusion del contagio, pure fino alla metà incirca del maggio 1770, la peste se ne rimase ristretta alla sola classe del basso popolo. Ma d'allora, cioè dalla metà di maggio? s'appiccò indistintamente ad ogni sorta di persone, mercadanti, sacerdoti, nobili, plebei, ufficiali di ogni grado, soldati venivano colti egualmente. Alla fine di giugno incominciò a declinare, e a mitigarsi la violenza del male_ » 686 _A Bukarest, a Fockschiany nella Valacchia la peste si è introdotta più tardi che nella Moldavia, e vi cagionò molto minori danni, cessatavi anche più presto. Ma negli spedali di Fockschiany e di Bukarest fu grande la mortalità_ » 686 _Nè solo nelle Capitali e nelle principali città della Moldavia e della Valacchia fece stragi il contagio, ma sì bene nei villaggi e paesi della campagna di quelle vaste provincie. In nessun altro luogo però tante come in Yassy, che anzi nelle ville e paesi della campagna si estinse in breve. Ciò avvenne forse per gli usi di quegli abitanti, i quali al primo manifestarsi della peste in fra loro, sogliono la maggior parte fuggire tra monti, e nelle campagne, sceverandosi ne' luoghi più romiti e selvaggi; donde armati di pistole e di fucili, e col continuo sparo tengono da essi lontano qualunque forestiere che cercasse di avvicinarsi_ » 686 e 687 _Ad impedire il progresso del contagio nei luoghi della campagna contribuiscon forse non poco, oltre la già accennata, altre particolari costumanze de' paesani Valacchi e Moldavi; essendocchè in circostanze di peste, al primo accorgersi che qualche individuo della famiglia ne sia infetto, usan essi trasportarlo nascostamente nel più vicino bosco, deporlo in luogo ombroso sopra un letto di foglie, con a canto un vaso pieno di acqua ed alcuni alimenti, visitandolo poi di tratto in tratto, secondo che per pietà, per parentela, o per interesse lor caglia della vita di lui. — Que' malati, a' quali reggono ancora le forze s'accendono da se un po' di fuoco; e morendo, lo che accade il più di sovente, sono nel sito stesso coperti di terra; o rimangono colà insepolti, e vengono divorati dai cani, dalle fiere, o dai vermi. — Sogliono in oltre que' villani bene guardarsi dal toccare l'ammalato, e qualunque cosa che sia stata da esso usata, maneggiata, od anche solamente tocca_ » 687 e 688 _Al manifestarsi della peste sì nella Moldavia che nella Valacchia, ne son presi in nota tutti gli abitanti del paese dall'Ispettore generale, o Intendente della peste. — La città o paese si divide immediatamente in quartieri. — Per ogni quartiere viene dall'Intendente nominato un sotto-ispettore della peste. — Tosto che ammala qualche individuo por si dee fuori della porta della casa un segnale, e darne immediatamente avviso al sotto-ispettore o ispettor del quartiere, il quale è obbligato di tosto visitarlo e dar le occorrenti disposizioni a tenore del bisogno e delle ricevute istruzioni. — Se in tal visita il detto sotto-ispettore riconosca essere l'ammalato realmente appestato, lo fa trasportare, permettendolo la stagione, fuor delle porte di quella casa con tutti i suoi vestimenti. Se ciò accade nel verno, fa collocar l'ammalato in un certo luogo, che viene stabilito appositamente per gli ammalati di peste. — Ognuno che muore dal contagio, col mezzo di persone a questo ufficio appositamente destinate, viene trasportato e sepolto. — A tale ufficio di becchini sono stabiliti individui della feccia del popolo, e per lo più, i gran bevitori. — Dipendono essi dall'ispettore e si prestano a tal pericoloso ministero avendo tutto il corpo ed i vestiti unti di catrame. — Sogliono costoro portare degli amuletti appesi al collo, e taluni entro al loro turban un bubone secco e tagliuzzato, che alle volte poi vendono ai più creduli del luogo ad un prezzo assai caro, tenuta essendo questa sostanza in conto di grande preservativo, ed impiegandosi come ingrediente principale per fare degli amuletti_ » 689 e 690 Peste nella Transilvania » 690 _Trovandosi la Moldavia e la Valacchia in preda alle devastazioni della peste, i signori di quelle Provincie, e particolarmente i più ricchi, abbandonarono le case loro e si rifuggiarono nel territorio della Transilvania, parte accampati sotto tende sulla linea del confine, altri entrati nei Lazzeretti, e la maggior parte rifuggiatisi nei villaggi montani limitrofi. Alte giogaje di monti dividono la Valacchia dalla Transilvania. Il confine è assai esteso e difficile a custodirsi. Il contagio quindi non istette molto a propagarsi nella Transilvania, ed invase primamente il più prossimo distretto di Corona; siccome quello che col paese vicino infetto era in più frequente e libera comunicazione. Le precauzioni per impedirle vennero prese troppo tardi_ » 690 e 691 _Già in maggio 1770 il morbo aveva oltrepassato i confini ed attaccata una famiglia del distretto transilvano di Corona, che aveva dato alloggio ad un greco di Bukarest. La fanciulla che aveva lavate le di lui robe ammalò con un bubone sotto l'ascella sinistra ed un carbonchio al gomito destro, e se ne morì in quattro dì. Ad essa tenne dietro la madre, un di lei fratello, ed una picciola sorella, morti tutti e tre dopo breve decubito da quel morbo medesimo. Al padre s'appiccò più mite il contagio, manifestatasi una parotide presso l'orecchio sinistro, e scampò la vita; lo che avvenne pur di un'altra fanciulla di sei anni, cui scoppiato era un bubone all'inguine sinistro. Il rio morbo da quella in altre famiglie del distretto non istette molto a diffondersi_ » 691 e 692 _Dal distretto di Corona il contagio si propagò in altri cinque di quella Provincia, cioè in quello di Fogara, di Rosmunda, nel comitato di Nangy-Sinken, nella contea di Hàromszek, nella residenza Csìken, e nella contea Marussich. In tutti questi sei distretti popolati da 3486 famiglie, la peste vi penetrò in 506. Ammalarono 1643 persone, delle quali sono morte 1204; In dicembre di quell'anno la peste era pressochè interamente cessata. L'ultima incidenza accadde il dì 20 marzo nella contea Marussich_ » 694 a 700 _Sintomi principali di questo contagio giusta la descrizione che ci ha lasciato di esso il celebre Chenot_ » 692 e 693 _Visitate dal D.r Bruckmann tutte le località infette, e riconosciuto che non vi erano in esse più che malattie ordinarie, ciò che fu considerato di buon indizio, furono dati gli ordini necessarii per gli espurghi; e ad essi si procedette ai primi del seguente aprile_ » 700 e 701 _Metodo ivi tenuto nell'eseguire detti espurghi delle case e suppellettili infette_ » 701 a 708 _Dal pubblico erario veniva rifuso al proprietario il prezzo delle case e delle robe abbruciate, sul dato della stima che per ciascuna doveva farsi precedere all'abbruciamento. Questa misura altrettanto provvida che benefica, tendeva ad impedire maggiori danni, facilitando la consegna degli effetti per l'espurgo e togliendo il motivo per cui venissero occultati_ » 706 e 707 _Essa però non bastò. Il popolo inclinato alla contravvenzione e non prestando fede alle fatte promesse ebbe bisogno di un severissimo bando per determinarsi ad ubbidire e consegnare tutti gli effetti all'espurgo. D'ordine sovrano venne conceduto un premio di tre zecchini d'oro a quello che scopriva merci od effetti nascosti, e stabilita la pena di morte per chiunque osava qualsivoglia effetto occultare o nascondere. Siffatta misura sortì pieno effetto. Gli espurghi furono condotti felicemente a termine, ed in maggio 1771 levati i cordoni vennero ristabilite libere le comunicazioni in tutta la Provincia, meno la Contea Marussich, che fu messa a pratica soltanto in giugno successivo_ » 707 e 708 _La peste continuava fra la truppa Russa ch'era di presidio in Moldavia e nella Valacchia. I soldati abbandonarono le case de' cittadini, ov'erano aquartierati, e si posero a campo aperto fuori dell'abitato. Pochi giorni dopo accampata all'aperto la truppa, la peste tra essa minorò d'assai. Il corpo più grosso dell'armata comandato dallo stesso general in capo conte di Romanzow si manteneva sano. Il comandante avea diretta la sua marcia verso la parte sinistra del Pruth confinante colla Bessarabia, già quasi deserta, e prese altre precauzioni per impedire le comunicazioni coi paesi infetti. I varii corpi della detta grande armata si mantennero sempre sani durante tutta la state a malgrado le molte vittorie riportate sopra i turchi, ed il ricco bottino fatto dal soldato vittorioso negli abbandonati campi nemici_ » 785 e 786 _Fra le cose allora notate si rileva; che entro alle mura di Bender, picciola città della Bessarabia sul Niester, vi regnava la peste, e grande n'era la mortalità sì fra i soldati turchi di presidio e sì fra gli abitanti prima dell'arrivo dell'armata russa, e durante l'assedio. Dopo un vivissimo e sanguinoso combattimento che durò tre giorni, dopo un continuo tirar di cannoni e moschetti sì da parte degli assedianti che degli assediati; espugnata che fu la città, la peste si vide cessata del tutto, nè avvennero altre incidenze_ » 786 _Verso la fine di settembre 1770 durando per molti giorni un tempo sciloccale e piovoso, la peste si manifestò fra il detto grande esercito, attaccando da prima un corpo di cannonieri, che dopo aver espugnato valorosamente il castello di Ackermann se ne ritornò al campo carico di bottino, seco asportando con le spoglie dei vinti anco la peste. Nè andò molto che il contagio si propagò negli altri corpi d'armata a malgrado tutte le precauzioni_ » ivi _La peste, dopo aver piantate profonde radici nella Moldavia, estese le sue stragi verso la Polonia, ed invase da prima la città di Chozim, situata sulle rive del Niester, al confine tra la Moldavia e la Polonia, recandovi gravi rovine_ » 787 _Di là propagossi nella Podolia e nella Volinia, nelle quali Provincie venne recata primamente da alcuni rivenduglioli ebrei, che avendo acquistati molti mobili a Yassi e Chozim ed in altri luoghi, li rivendettero in Polonia_ » ivi _Dalla Podolia s'innoltrò il contagio nel mese di agosto fino a Kiew (o Kiovia), città considerevole della Russia europea, nella qual città uccise più di quattro mila persone: e dove, come suol accadere pur troppo nelle città maggiori, la peste fu da prima messa in dubbio, e non se ne ravvisò il pericolo che troppo tardi, allorchè alla cieca fidanza subentrarono lo spavento generale, la confusione, il terrore, nè v'era più tempo di riparare_ » ivi _I più ricchi e potenti e parte delli stessi magistrati disertarono dalla città, lasciandola in balìa della sorte in uno stato di scompiglio e di abbandono da non potersi ridire. Studenti, mercadanti, operai, e tutti quelli cui le famigliari faccende permettevano di allontanarsi dalla città, fuggirono del pari, seco portando il rio seme del contagio, che per tal modo si sparse rapidamente in varii castelli e villaggi della picciola Russia_ » 787 e 788 _Dopo aver infierito a Kiew ed in altri luoghi delle vicinanze durante i mesi di settembre, ottobre e novembre, nel dicembre, al cader delle brine invernali, mitigò da se, e nel successivo gennajo scomparve intieramente tanto a Kiew che in tutti i luoghi vicini. Nella successiva primavera si riaccese di nuovo sì a Kiew e sì pure a Neskin, mostrando di voler riprodurre le stesse tragiche scene. Ma essendo stato spedito opportunamente colà d'ordine dell'Imperatrice Catterina II.da il general maggiore Schipow, ed a cura di lui attivati e rigorosamente mantenuti ottimi provvedimenti e discipline di Sanità, la peste venne subito arrestata ed estinta, e quel sviluppo non ebbe ulteriori conseguenze_ » 788 _Mentre la peste imperversava a Kiew e nelle altre località della picciola Russia, come si è detto, nel mese di settembre 1770 si propagò a Braensk e Sewsk città della gran Russia, poste quasi in mezzo tra Kiew e Mosca, ed in parecchi Casali e Villaggi che s'incontrano da quella parte; e finalmente nel dicembre dello stesso anno 1770 si manifestò nella città di Mosca, dove imperversò fieramente per tutto l'anno 1771 ed una parte del 1772 avendo ucciso cento tredici mila persone, come si vedrà in seguito della presente storia_ » 788 e 789 _Fra le pesti che afflissero l'impero Russo non fu forse questa la più distruttrice e la più memorabile, ma bensì apparisce essere stata quella del 1653-54, che devastò nel modo più spaventevole non solo la città di Mosca, ma varie altre città e paesi di quel vasto Impero, lasciandole presso che deserte e spoglie di abitatori. Ciò si raccoglie da una lettera scritta dai Bojardi di Mosca nel 1654 al Czar Alexa Micalovich, che allora trovavasi all'assedio di Smolensko_ » 680 _Tenore della detta lettera, la quale si trova negli archivii dell'impero scritta in lingua russa, e che si rileva sottoscritta dal Principe Petrovich Pronschy e da altri_ » 680 e 681
DIAGNOSI
Sintomi della peste e loro variabilità » 693 e seg. _Aspetto ingannevole sotto cui non di rado, specialmente nel principio, si presenta la malattia, ond'è difficile ravvisarla_ » ivi _Esempii di uomini sommi e riputati che si sono ingannati nella diagnosi di questo morbo._ Funeste conseguenze dei loro falsi giudizii. _In che consiste principalmente tutta la dottrina della peste_ » 693 _Se la peste non viene conosciuta in tempo: se ravvisata, non si è solleciti a manifestarla; se invece di adottare gli opportuni mezzi per arrestarla, si versa in quistioni, in ambage, il contagio si diffonde, e le misure sanitarie applicate tardi, riescono per lo più frustranee ed inutili_ » 694 _Quanto importi che i medici, i chirurghi ed altri addetti ai sanitarii ufficii abbiano chiare e precise idee della peste e dei sintomi della medesima_ » ivi _Preziosa avvertenza di Schraud da aversi presente nel giudicare una malattia sospetta di peste_ » 695 La peste non ha in generale sintomi prodromi. _Sintomi che per lo più presentano i malati di peste_ » 695 e seg. Loro singolarità e violenza » ivi _Ogni peste ha i suoi sintomi proprii, ed il corso di una pestilenza differisce sempre da quello di un'altra. — Non tutti i malati però sono afflitti da tutti i sintomi indicati osservarsi nella peste, ma la malattia viene accompagnata ora dagli uni ora dagli altri_ » 700 _Tutti i sintomi sopradescritti (pag. 695, 696, 697) isolati o riuniti possono ancora essere equivoci e comuni ad altre malattie_ » 697 _Segni positivi caratteristici della peste, proprii a farla conoscere indubbiamente_ » 697 e 698 _Avvertenze che debbono avere que' medici, chirurghi ed altri, che pel loro istituto sono chiamati primi a dar giudizio sopra le malattie dubbie o sospette di peste_ » 698 _Come la maggior parte degli errori più fatali all'umanità sia nata dall'ignoranza di que' fatti pratici che alle dette avvertenze si riferiscono_ » ivi _Rapido corso della malattia. — Numero de' giorni che suole durare. — Come in parecchi casi muojano gli appestati in 10 o 12 ore, ed un maggior numero nello spazio di 24 ore; la maggior parte fra il secondo e quinto giorno; altri improvvisamente, quasi colpiti da fulmine, e prima ancora che si abbia potuto concepire il sospetto che sieno attaccati dalla peste_ » 699 e 700 _Morbose reliquie da cui sogliono esser afflitti quelli che hanno superata la peste_ » 383 e 700 _Sintomi della peste di Egina descritta da Ovidio_ » 212 v. 30 —— _della peste di Troja secondo la descrizione di Seneca_ » 218 v. 90 —— _da cui era accompagnata la peste di Atene secondo Tucidide_ » 230 e seg. —— della stessa peste secondo Lucrezio » 239 v. 21 —— _della peste che travagliò l'armata Cartaginese sotto Siracusa, descritti da Silio Italico_ » 250 v. 19 —— _della peste della Tessaglia descritta da Lucano_ » 255 v. 16 —— _singolari da cui era accompagnata la peste che si sviluppò nell'Asia minore agli A. di R. 1208-09 dell'era cristiana 454-55_ » 264 —— _dai quali secondo Evagrio e Procopio era accompagnata la fierissima peste di Costantinopoli del 542 E. C._ » 268 e seg. —— _con cui soleva manifestarsi, e dai quali veniva accompagnata la terribile peste nera del 1347 fino al 1362 nei paesi dell'Oriente_ » 319 e 320 _Alcuni sintomi più comuni della peste che travagliò la Francia nel 1482_ » 340 —— _di quella che infierì a Parigi nel 1510_ » 346 _Veemenza e perniciosità particolare del contagio nella Gallia Narbonese del 1553, secondo il Valeriola_ » 560 _Singolari fenomeni da cui era accompagnata la peste che afflisse l'Ungheria e la Transilvania nel 1554_ » 561 —— _di quella che infierì a Parigi agli anni 1586-87 descritta dal Palmario_ » 571 _Sintomi che accompagnavano la peste di Lione del 1628_ » 579 e seg. —— della peste di Digne dell'anno 1629 » 386 a 389 —— _dai quali fu colto il marchese Strigi che ammalò di peste nell'isola di s. Clemente, presso Venezia da dove si propagò la peste nella città nel 1630, e vi cagionò tante stragi_ » 413 —— _con cui in quella circostanza si palesò nei primi malati della contrada di s. Agnese di Venezia_ » 414 e 415 —— _della peste di Firenze del 1630 descritta dal Rondinelli_ » 431 e seg. —— _della peste di Nimega del 1636-37 descritta dal Diemerbroeck_ » 445 e seg. —— _della peste di Copenhagen del 1654_ » 464 e 465 —— _della peste di Roma del 1656 descritta dal Gastaldi_ » 481 —— _della peste di Genova delli stessi anni 1656-57_ » 485 e seg. —— _della peste di Brunswick del 1657 descritta dal medico Lorenzo Gislero_ » 491 e seg. —— _della peste di Londra di questi stessi anni 1665-66 descritta dall'Hodges e dal Sydenham_ » 494 e seg. —— _della peste di Gorizia del 1682 descritta dal D.r Giuseppe Candido_ » 502 —— della peste di Cracovia del 1707 » 507 e 508 —— della peste di Würtemberg del 1707 » 510 —— della peste di Marsiglia del 1720-21 » 553 e 554, 590, 591, 592, 593, 594 e seg. —— _della peste di Ukrania del 1738-39 descritta dallo Schreiber_ » 614 e seg. —— della peste di Algeri del 1753 » 647 —— _della peste di Yassy, secondo la descrizione del Protomedico barone di Asch_ » 686 e 687 —— _della peste di Transilvania del 1770 descritta dal Protomedico Chenot_ » 692 e 693 _Non è questo il luogo di accennare alle cause; nè giova il farlo, giacchè non si potrebbe che riferirsi alle varie opinioni intorno ad esse._
ESPURGHI
_Metodi che si usavano per espurgare le robe e case infette di peste, attaccare e distruggere il germe del contagio prima che si conoscesse la pratica delle disinfettazioni cogli acidi minerali_ » 422 _Nel 1493 s'instituì per la prima volta la pratica di profumare le lettere ed ogni carta, che veniva da luoghi infetti o sospetti_ » 422 _Prima di detta epoca solevasi abbruciare tutte le vesti e suppellettili dei morti da peste, pagatone dall'erario il prezzo. — Ciò che in alcuni luoghi si è fatto più o meno anco dopo quel tempo_ » 330 _Profumi disinfettanti usati nella peste di Genova nel 1657-58_ » 483 a 491 —— di Marsiglia nel 1721 » 587 e 583 —— di Messina nel 1743 » 639 a 641 —— della Transilvania nel 1756-57 » 701 a 708 _Come siasi proceduto all'espurgo delle case e delle robe infette nell'ultima peste della Transilvania del 1770_ » 652 e 653
METODO
_di disinfettazione col mezzo degli acidi minerali_ » 711 _Metodo per disinfettare le stanze e gli appartamenti delle case coi vapori del cloro_ » 711 a 715 —— _da tenersi nel praticare detti vapori disinfettanti nelle stanze dove giacciono malati_ » 715 e 716 _Le sostanze che hanno servito alla disinfettazione degli appartamenti, gittate nelle latrine continuano ad agire come disinfettanti_ » 717 Altri metodi per ottenere il cloro » ivi Come agisca il cloro sui germi del contagio » 718 e 719 _Come venga alterata e scomposta la natura dei germi riproduttori del contagio per l'azione degli acidi solforoso e nitrico_ » 719 _Dei vapori dell'acido nitrico e del modo di ottenerli_ » 719 a 721 _Del gas solforoso e dei vapori nitrico-solforosi da sostituirsi allorchè manca il cloro_ » 720 _Dei vapori dell'acido muriatico o idroclorico; del metodo di ottenerlo; e delle avvertenze nel praticarlo_ » 722 e 723 _Quantità degl'ingredienti necessarii per una completa disinfettazione proporzionata all'ampiezza de' locali ed al grado della loro contaminazione_ » 723 _Metodo da tenersi per disinfettare cogli acidi minerali i vestiti, le coperte, i letti, le biancherie, pelliccerie, ed altri oggetti suscettibili_ » 725 _Avvertenze che si debbono avere nell'eseguire le fumigazioni col cloro_ » 725 e 726 _Come le biancherie, vestiti, tessuti di lino, di lana, ed altri oggetti che non soffrono danno dall'espurgo d'acqua, possano venir spurgati egualmente bene, con egual sicurezza e più presto col liscivo, coll'acqua bollente, coll'immersione per parecchie ore nell'acqua del mare, o in una soluzione di cloruro di calce o di soda_ » 728 e 742 _Per tutti quegli oggetti che possono esser lavati senza che rimangano danneggiati, qualunque profumo è interamente superfluo_ » 772 _Della commissione medica inviata dal Governo di Francia in Egitto nel 1728 per vedere e studiare la peste_ » 727 e seg. _Esperienze che sono state istituite dalla detta commissione per riconoscere l'efficacia dei cloruri come mezzo disinfettante_ » 727 a 730 _Metodi ch'erano in pratica ne' passati tempi per spurgare le lettere_ » 730 a 739 _Espurgo delle lettere col cloro. — Metodo di eseguirlo_ » 730 e 731 _Descrizione della cassetta che viene proposta come opportuna per lo spurgo delle lettere e delle carte. Istruzione sul modo di farne uso_ » 730 a 734 _Che cosa convenga fare per spurgar bene le lettere; e dopo spurgate che cosa occorra farsi prima di dirigerle alla loro destinazione; come condursi per quelle dirette alle prime cariche dello Stato_ » 734 e 735 _Sull'azione del calore considerato come mezzo possente di disinfettazione, atto a distruggere, o almeno ad assopire l'attività del contagio pestilenziale, portato che sia al grado 30 a 35 di Reaumur. — Opinione degli Orientali nel proposito. — Osservazioni ed esperienze che guidarono detta opinione_ » 735 e 736 _Come sulla base di tali osservazioni ed esperienze sia stato introdotto in alcuni dei nostri Lazzeretti l'uso di spurgare le lettere e le carte col calorico, assoggettate poscia ai vapori di nitro e zolfo_ » 737 e 738 _Intorno l'opportunità di detto metodo. — Distinzione_ » 738 _Sull'uso dell'aceto per espurgare le lettere e le carte, così pure per l'espurgo di altri oggetti, p. es. delle monete di qualunque sorte, utensili d'oro, d'argento, di rame e d'altri metalli. Metodo di praticarlo_ » 741 _Dei grandi fuochi che, servendo alle opinioni dei passati secoli, si solevano accendere nelle strade e sulle piazze pubbliche per purificar l'aria in tempi di peste. — Loro inutilità_ » 539 e 540 627, 293, 740 a 742 _Qual uso si faccia oggidì del fuoco nei Lazzeretti, ed in tempi di peste per spurgare le vie, le piazze pubbliche, le porte delle case, i pavimenti, selciati, ed altro_ » 743 _In qual modo, e dove accesi possano detti fuochi riescir utili in tempi di contagio_ » 743 e 744 _Della botte per le fumigazioni disinfettanti da adoperarsi in tempi di peste_ » 765 e seg. Importanza ed utilità della medesima » 765 e 766 _Quanto sia utile attaccare prontamente i germi del contagio in qualunque luogo ed in qualunque tempo sieno essi per svilupparsi, e dare ai mezzi disinfettanti la maggior possibile diffusione ed universalità_ » 776 e 767 _I felici risultamenti ottenuti nella recente peste di Odessa del 1837 dai provvedimenti sanitarii colà attivati, confermano l'importanza e l'efficacia della detta disciplina, di attaccare cioè senza perdita di tempo i germi del contagio coi mezzi disinfettanti più attivi appena succede lo sviluppo di essi, in qualunque luogo ed in tutti i lor nascondigli_ » 774 _Come a detti espurghi domiciliari debbano prontamente prestarsi gli stessi individui delle respettive famiglie che rimangono sani, senza attendere i soccorsi dal pubblico; il quale però deve incaricare apposite persone per istruire e dirigere nell'esecuzione di detta pratica le genti del popolo_ » 768 Descrizione della detta botte da espurgo » 769 _Modo di caricarla e di adoperare con essa per disinfettare i varii effetti destinati all'espurgo_ » 769 a 772 _Per quanto tempo occorra tener chiusi entro la botte esposti ai vapori del gas solforoso gli oggetti da spurgarsi; e dopo spurgati quanto debbano restare all'aria libera_ » 771 e 772 _Come in alcuni casi gravi, e secondo il bisogno e le circostanze, in vece delle fumigazioni col zolfo sieno da adoperarsi quelle col cloro, avendo presenti alcune avvertenze sulla espansibilità di detto gas, e sulla sua qualità di attaccare i colori_ » 773 _Cautele ed avvertenze che devono avere le persone che si prestano all'ufficio di caricare la botte onde evitare il contagio_ » ivi _Le cose dette intorno le botti da espurgo possono esser applicate dietro una pratica illuminata a qualunque altro spazio chiuso_ » 773 e 774 _Dei vasi disinfettanti e preservativi, così detti, (vasi profumatorii di salute). Delle bottiglie di cloro portatili; a qual uso servano esse_ » 744 Modi di prepararli » 745 a 748 _Avvertenze che si debbono avere nel farne uso_ » 748 _Utilità di tener in pronto tali apparati nei Lazzeretti, negli Spedali ed altri Stabilimenti Sanitarii_ » 749 _Delle boccie portatili disinfettanti propriamente dette; loro descrizione e maniera di prepararle_ » 749 a 751 _Utilità che da esse se ne può ritrarre per l'uso cui sono destinate a servire; — semplicità della loro preparazione; — comode ed importanti loro proprietà; l'attività loro si conserva per lunghissimo tempo_ » 750 e 751 _Composizione che si adopra per lo spurgo delle stalle infette_ » 753 e 754 _Cenni sull'azione disinfettante e sanatrice dell'aria e della luce_ » 775 _L'aria libera e pura considerata qual principal mezzo disinfettante, quello a cui noi dobbiamo la maggior parte degli espurghi che si praticano tuttogiorno nei nostri Lazzeretti; quello di cui l'esperienza di secoli ha dimostrato l'efficacia; nè vi fu ancora alcuno che abbia osato negarla_ » 775 e 776 _Esperienze particolari che hanno dimostrato come sotto l'azione dell'aria libera e pura, e specialmente dove l'ossigeno può esercitar liberamente il suo potere, venga distrutta o menomata l'azione micidiale del contagio e perda quegli la sua facoltà riproduttiva_ » 777 e 778 _Fatti di Filadelfia che comprovano questa verità_ » 777 —— di Macarsca » 777 e seg. —— dell'Ungheria » 779 e 780 —— d'Italia » 780 —— di Parigi » 780 _Come nei casi di peste o di altro contagio esser debba cura specialissima dei Governi, o di quelli che presiedono alla conservazione della salute pubblica, istruire le popolazioni sull'efficacia di questo mezzo, e di esortarle a profittarne_ » 781
PRESERVATIVI.
_Delle boccette disinfettanti tascabili pei medici, chirurghi, ministri di religione, serventi, e per tutte le persone che sono obbligate ad avvicinare i malati di contagio, dette altrimenti boccette disinfettanti di Guyton; — modo di prepararle_ » 751 e seg. _Avvertenze che si debbono avere nel portarle addosso_ » 752 _Uso di portare addosso il cloruro di calce in boccette chiuse; — come nessuna utilità si possa attendere da questo uso; — ragioni sulle quali si appoggia siffatta opinione_ » 754 e 755 _Quale invece sarà l'uso che di dette boccette di cloruro si potrà fare utilmente_ » 755 _Essenziali ed utili cautele da usarsi da quelli che sono obbligati di avvicinare malati di peste_ » 756 _Quanto sia raccomandabile l'uso di lavarsi spesso le mani con una soluzione di cloruro di calce, o coll'acqua clorurata, coi quali liquidi si potrà pure bagnarsi il volto e specialmente le narici e le labbra_ » 756 e 757 _Dei sacchettini di tela pieni di cloruro di calce da portare in dosso_ » 757 _Quali sieno gli espedienti e mezzi migliori per conservarsi sano ed illeso dovendo vivere in mezzo ai malati di contagio nello stesso ambiente, trattarli ed assisterli_ » 757 e 758 _Cautele da non ammettersi nell'intraprendere le sezioni dei cadaveri delle persone morte di peste_ » 758 _Quanto sarebbe desiderabile che col mezzo delle investigazioni sui cadaveri, intraprese con più frequenza e con più di coraggio di quello che siamo soliti di fare, potessimo pervenire a scoprire più chiaramente le interne lesioni prodotte dall'azione del principio pestilenziale_ » 759 _Pericolosa ed incauta pratica, che si tollera tuttora in alcuni paesi, quella dei medici e chirurghi dei Lazzeretti ch'esplorano il ventre ed il polso dei malati sospetti od infetti di peste, sia che ciò facciano coi guanti cerati o gommati, sia con altri mezzi precauzionali, e sortano poi subito finita la visita, mettendosi in libera comunicazione colle famiglie e persone sane della città_ » 760 _Come importerebbe che le Autorità incaricate della tutela della salute pubblica provvedessero a tale inconveniente_ » 761 e 762 _Saggie e caute norme che sono in pratica in questo proposito nel Lazzeretto di Marsiglia_ » 762 a 764 _Sull'efficacia dell'aria libera e pura anche come mezzo preservativo. — Fatti che lo hanno dimostrato_ » 771 a 781 _Come in nessun luogo sia più manifesta l'influenza dell'aria pura e della libera ventilazione per preservarsi dal contagio, quanto nei paesi del Levante Ottomano_ » 645 a 677 _Avvertenze profilatiche, suggerimenti d'igiene particolare intorno al modo di vivere e di condursi in tempi di peste, a fine di mantenersi illesi da' suoi attacchi e conservarsi sano_ » 781 e 784 _Quanto importi di aver presente che ogni contagio ha una atmosfera contagiosa sua propria; che l'ambito del corpo di ogni malato esala incessantemente un vapore una traspirazione che si estende fino ad un certo punto; che questo è ciò che si chiama sfera di attività del contagio, atmosfera contagiosa; che i raggi di questa sfera variano secondo le circostanze, e che nei luoghi chiusi ove manca l'ossigeno, i germi del contagio non soffrono modificazione, restano latenti e nascosti entro ai corpi passivi, sempre pronti a svilupparsi tosto che si presentino favorevoli circostanze_ » 784 _Quali fossero i mezzi preservativi raccomandati nelle pesti dei passati secoli._ _Nella peste di Roma agli anni 188-89 dell'E. C. sotto l'impero di Commodo fu per la prima volta consigliato di usare gli odori come preservativo, tener addosso sostanze odorose, e praticar profumi ad oggetto di purificar l'aria_ » 261 _Commodo avendo sentito dai medici che certi alberi spargenti odore, come il lauro, sono buoni a preservar dalla peste, se ne fuggì al luogo detto Laurentum (ora Pratica) rinomato pei suoi boschetti di Lauro_ » ivi _Nella peste di Roma dell'anno 1288 E. C. si notò che il Pontefice Nicolò IV., servendo all'opinione di que' tempi, faceva accendere continuamente grandi fuochi ne' cortili e negli appartamenti del suo palazzo, considerato questo qual valido mezzo preservativo_ » 293 _Nella peste di Firenze dell'anno 1348 tenevansi pure gli odori in pregio di ottimi preservativi secondo la descrizione che ne diede il Boccaccio_ » 304 _La medesima cosa ebbe luogo nel contagio del 1529 della stessa città di Firenze, di cui narra il Machiavelli «chi l'uno fiori e odorifere erbe, chi spugne, chi ampolle, chi palle di diversa specie composte in mano portava, o per meglio dire al naso teneva come preservativo»_ » 351 _Nella peste di Verona del 1630 i medici e chirurghi a preservarsi dal morbo solevano far uso delle poma d'ambra e di altre sostanze odorose; ma a malgrado ciò perì la maggior parte di essi_ » 407 _Nei passati tempi fra la farragine di sostanze odorifere che venivano impiegate come preservativo si usava molto la canfora, anzi si aveva in essa una particolare fiducia_ » 639 e 740 _L'esperienza successiva ha mostrato non esser dessa senza qualche utilità. Lo stesso dicasi del tabacco_ » 740 _Nella peste di Lione del 1628-29 i cauteri e vescicatori furono riconosciuti eccellente preservativo. Le successive osservazioni ed esperienze hanno confermato l'efficacia di detti mezzi_ » 380 _Così nella peste di Roma del 1656 venne riconosciuto essere i cauteri, o fontanelle, eccellente preservativo. Il padre Kircher, il quale durante detto contagio trovavasi a Roma, assicura che niuno segnato da essi cauteri fu invaso dalla peste, tranne alcuni di vita epicurea_ » 482 _I Magistrati di Lucca, nella peste che afflisse quella città nell'anno 1630 assieme a molte altre, furono i primi in Italia che ordinassero, che i medici usar dovessero di un lungo drappo incerato ed incappucciati coi cristalli agli occhi, assistessero così gl'infermi_ » 407 _Nella peste di Firenze dello stesso anno 1630 si usarono molto le unzioni coll'olio tanto come rimedio quanto come preservativo_ » 434 _Altri preservativi usati nella medesima peste di Firenze_ » 436 _Qual metodo di vita abbia tenuto e di quali preservativi siasi giovato il celebre Diemerbroeck nella terribile peste di Nimega, per cui pervenne a mantenersi sano ed illeso a malgrado il continuo avvicinare i malati di peste in qualunque casa infetta sia che a ricchi o a poveri appartenesse_ » 453 e 454 _Qual metodo profilatico sia stato riconosciuto il migliore nella peste di Würtemberg del 1707_ » 311 _Nella peste di Marsiglia salì in molto credito come preservativo l'aceto, e specialmente l'aceto aromatico, che dicesi dei quattro ladri_ » 606 _Efficacia che viene attribuita all'aceto, specialmente allorchè sia forte e buono, tanto come disinfettante che come preservativo_ » 740 e 741 _Quali mezzi preservativi sieno stati riconosciuti utili nella peste dell'Ukrania del 1738-39_ » 618 e 619 _Intorno alle cautele da usarsi nei paesi d'Oriente in circostanze di peste_ » 650 _Suggerimenti del riputatissimo protomedico dott.r Chenot agli abitanti della Transilvania sul metodo che dovevano tenere per preservarsi dalla peste_ » 656 _Con quali preservativi si prestino all'esercizio del loro pericoloso ministero i becchini della Moldavia e della Valacchia in circostanze di peste_ » 689 e 690
DELLA CURA
_Consiglio dato dal protomedico dott.r Chenot agli abitanti della Transilvania sul metodo che dovevano usare, subito che potevano sospettare di aver assorbito il contagio; consiglio che in molti casi è riuscito utilissimo_ » 656 _Osservazioni pratiche sul trattamento curativo della peste fatta dal Palmario nella peste di Parigi e di altri luoghi della Francia_ » 346 —— —— _raccolte dal Falloppio nella peste che afflisse l'Italia dal 1512 al 1529_ » 356 —— —— _che sono state fatte nella peste di Lione del 1628-29_ » 380 —— —— _sull'efficacia della dieta e del moderato uso del vino_ » ivi —— —— _raccolte dal Rondinelli, quantunque non fosse medico, nella peste di Firenze del 1630_ » 433 e 434 _Del governo dietetico e curativo della peste, osservazioni pratiche del Diemerbroeck fatte nella peste di Nimega_ » 452 _Rimedii che sono stati riconosciuti utili nella peste di Copenaghen del 1654_ » 463 _Come si medicassero i malati di peste nel contagio di Roma del 1656 giusta la descrizione che ci lasciò di esso il celebre cardinal Gastaldi_ » 482 e seg. _Quali rimedii siensi usati nella peste di Genova dello stesso anno 1656_ » 487 _Trattamento curativo usato dal Sydenham nella fierissima peste di Londra degli anni 1665-66_ » 495 e seg. _Autori che hanno opinato per la cacciata di sangue nella peste_ » 496 _Nella peste che infierì in Francia e particolarmente a Parigi nel 1510 le sottrazioni sanguigne riescirono costantemente dannose_ » 346 _Assicura il Falloppio essersi la stessa cosa osservato nella peste che durò in Italia otto anni di seguito, cioè dal 1522 al 1529_ » 356 _Dice il Diemerbroeck parlando della peste di Nimega del 1636-37. «Le cavate di sangue erano assolutamente mortali»_ » 452 _Nella peste di Roma del 1656 fu osservata la medesima cosa, cioè che l'emissione di sangue era assolutamente seguita dalla morte, ed al più s'impiegavano le ventose scarificate_ » 482 _Nella peste di Marsiglia del 1721 fu osservato che le reiterate cacciate di sangue ed i purgativi adoperati negli spedali riescirono manifestamente dannosi_ » 543 _D'altra parte il celebre dott.r Bertrand nella sua descrizione della stessa peste di Marsiglia, dice. «La sanguigna in generale non doveva essere nè abbondante nè ripetuta»_ » 599 _Il dott.r Candido parlando del contagio di Gorizia del 1682, dove allora era medico, dice. «Il cavar sangue dalla vena fu osservato nocivo, così si tralasciò. Li vescicanti all'incontro furon trovati di gran sollievo»_ » 502 _La stessa osservazione intorno ai dannosi effetti della missione di sangue nella peste fu fatta da altri pratici nel corso di altre pestilenze._ _Rimedii osservati utili nella peste di Cracovia del 1707, secondo le osservazioni ed esperienze del dott.r Schomberg che ve l'ha descritta_ » 508 e 509 —— _che meglio corrisposero nella cura usata nella peste di Würtemberg del 1707_ » 511 _Osservazioni intorno ciò che si è praticato riguardo alla cura nella peste di Marsiglia del 1720-21 fatte dal celebre dott.r Bertrand, che fu di tutta quella pestilenza testimonio oculare. Che cosa in essa sia stato trovato utile o nocivo_ » 543 _Quale sia stato il trattamento curativo adottato in quella pestilenza. — Avvertenze che si dovevano avere nella scelta ed applicazione dei varii rimedii_ » 598 e seg. Della cura esterna » 603 e seg. _Intorno al governo del vivere che fu riconosciuto meglio convenire_ » 603 _Osservazioni del dott.r Schreiber di Königsberg nella peste dell'Ukrania del 1738-39 intorno ai rimedii che nel trattamento curativo hanno meglio corrisposto non che rispetto al tempo di usarli_ » 619 e 621 _Qual era la dieta che in quella circostanza solitamente si prescriveva_ » 620 _Qual metodo di cura usassero i Mori nella peste di Aleppo del 1753, e che cosa sia stata trovata più utile nel corso di detta pestilenza_ » 649 _Trattamento curativo adoperato con buon successo nella peste della Transilvania del 1757 dietro i suggerimenti del riputatissimo dott.r Chenot_ » 653 a 655
NECROSCOPIA.
_Apertisi in Genova nel 1656 alcuni cadaveri di persone morte dalla peste in quella terribile epoca che cosa siasi in essi trovato_ » 486 e 487 _Nelle sezioni cadaveriche instituite nella peste di Marsiglia del 1720-21 quali lesioni e particolarità sien state rinvenute_ » 598 _Che cosa siasi trovato nei cadaveri degli appestati che sono stati aperti in Ukraina nella peste del 1738-39_ » 618
NOTE:
[1] Chez Lequin e C. Paris 1839. 8.vo Brocheurs.
[2] il Dott. Neuner partì da Costantinopoli per Vienna il giorno 12 Agosto 1839, ed il Dott. Minas il 24 Ottobre anno stesso per Semlino onde riprendere la direzione di quella contumacia Austriaca.
[3] Dott. Clot, fu Ufficiale di Sanità Francese, che venne innalzato dal Bascià d'Egitto alla dignità di Bey, ed ora è conosciuto sotto il nome di Clot-Bey. Egli è il fondatore e direttore del grande Istituto scientifico, ove s'insegnano Medicina, Chirurgia, Fisica, Chimica, Botanica, Filologia e lingua Francese, ch'era prima ad Abou-Zabel, sei leghe distante dal Cairo, e che fu trasportato a Kassel-En nel quale egli legge Medicina.
[4] Io stesso nel 1817 ho presieduto all'espurgo, nel Lazzeretto di Spalato, di una quantità considerevole di oggetti, vestiti, letti, biancherie, ecc., lordi ancora di sanie, di sierosità, di sangue, e di altre materie appartenenti a quarantasei famiglie che andarono estinte nella peste di Macarsca. Dopo cinque giorni di espurgo fui il primo a maneggiar detti oggetti, e dopo di me altri impiegati di quello Stabilimento, ed il sesto giorno sono stati consegnati in istato libero a S. E. il Sig. Commissario plenipotenziario de Klobutzynscky, e posti indi in libera circolazione, senza che ne sia derivato per ciò alcun danno a chicchessia.
[5] Qualunque sieno i calcoli e le conghietture, che si vogliano ammettere riguardo alla creazione del mondo, intorno al qual obbietto è stato tanto scritto, si scrive ancora, e si scriverà, è certo, che, dato la più antica pestilenza conosciuta esser quella dell'anno del mondo 2443; e supposto la sua creazione essere avvenuta soltanto 4054 anni avanti l'Era Volgare, ci restano indietro nella storia da circa ventiquattro secoli e mezzo ravvolti in fitte tenebre, rispetto alla malattia dalla Peste.
[6] In una Nota ad Ovidio ad usum Delphini si legge. Pestis, cujus descriptionem plerique omnes poetae ex Homeri Iliados primo, vel etiam ex Thucidide lesumpserunt. Ciò però non è rispetto alla peste descritta da Ovidio.
[7] Descrivendo l'atroce pestilenza dell'anno 914 di Roma, 170 di G. C., la quale imperversò sotto l'impero di Marc'Aurelio, mi sfuggì di far menzione che in detto anno 170 di Cristo, nel tempo della guerra de' Romani contro i Marcomani, le Illiriche città di Salona, Nona e Scardona (ora semplici borgate comprese nel regno della Dalmazia) rimasero quasi distrutte dalla peste, e che furono poi ripopolate dai Romani (Farlati Illyric. Sacr. T. I.)
Così parimenti, allorchè parlai della peste del 543-44 ho ommesso di accennare, che in quegli anni, cioè nel 545 di Cristo, la città di Zara in Dalmazia andò desolata dalla peste, che durò tre mesi.
Caduta ora occasione di far memoria del contagio, che ha afflitto la città di Zara nel 588, avvisai di soggiugnere le sopraccennate notizie storiche, le quali credo poter importare, principalmente ai nazionali.
[8] In un antico libro Illirico, tradotto in italiano dal P. F. Tommaso Plexicovich, esistente nell'archivio di s. Paolo nello scoglietto di Galovaz, territorio di Zara, si legge, quanto segue intorno la peste, che ha regnato a Zara in quest'anno 1202, «Fu un altro castigo a Zara, che in detto tempo di guerra si accese fortemente il mal contagioso; di maniera che gl'infelici Zaratini morivano e per le chiese, e nelle case, e nelle muracche, nè v'era chi li seppellisce, ed erano li sani tutti confusi, cosicchè o dovevano correr alle mura per difendersi dai nemici, ovvero seppellire li morti, ed allora li Veneziani colle armi della crociata distrussero le mura, e scacciarono li viventi Zaratini e principalmente si occuparono a fabbricare il castello dirimpetto a Zara allo scoglio detto Ottoch sopra il monte, poi detto di s. Michele, per guardare che non ritornassero in città». (Stampiglia Libro de' Villici di Pasman).
[9] «Heu! proh dolor! qui animi, vel quae linguae hominum possunt exprimere, et explicare tam horribiles, et miserrimos, et infelicissimos dies calamitatis, qui ante, et post adventum efferae cladis epidemiae primitivae humano generi breviter evenernut propter multa, et varia delicta hominum, quae commiserunt contra Deum. Tunc temporis infectus erat aer, et factus obscurus, et caliginosus, et multae partes mundi infectae erant a lethifero morbo epidemico. Sol effectus erat totus tenebrosus medio die, et stellae sicut tempore noctis apparebant in coelo. Luna opaca, et terra eclypsim patiebatur. Stella cometa cum magna cauda in coelo in partibus occidentalibus micando apparuit, et ceterae stellae de coelo videbantur de statu proprio cadere ad terram. Coelum apertum videbatur, et ex illa apertura coruscus ignis caelestis exibat ardens cum flamma horribili, et luce incensa de nocte apparens universo orbi. In parte orientali terrae motus magnus in multis locis, et in pluribus partibus mundi terribiliter regnabat; et propterea aedificia multa ad terram prostrata ruebunt. Venti diversi tumescentes urgendo, et cum maximo impetu sibilando sufflabant. Mare turbolosum, et turgidum erigens se in altum clamando non cessabat; et omnia elementa dolorosa, et tristia signa dabant. Lupi rapaces infiniti de nocte ambulando circumcirca muros civitatis ululabant, qui nonnisi humanum sanguinem sitientes jam non occultis insidiis, sed palam irrumpebant in domos villarum, et de matrum gremiis parvulos rapiebant; non solum parvulos, sed etiam armatos viros facto agmine invadentes saevis dentibus laniabant, et multa corpora mortuorum de sepolturis effodiendo devorabant: non lupi vel ferae, sed daemones videbantur. Cuculi, et bubones sedentes super domos flebiles, et moestissimas cantilenas de nocte cantabant; vespertiliones copiosi in domibus, ac in aedibus nidificantes blatterabant. Corvi sine numero de die volantes supra civitatem cum multo strepitu crocitabant. Milvi similiter, et vultures cum copiosis comitivis in aere elati pipiebant, et multae aliae aves sylvestres, et animalia diversa bruta quadrupedia de luco ad civitatem accedentia in magna quantitate, plurima signa dabant monstruosa. Furiae infernales, Alecto, Thisiphone, Maegera de stygiis paludibus, ut dicebatur, egredientes in multifariis, et in diversis formis hominibus multis vicibus, et plures de die, ac nocte, super terram apparebant, eos visibiliter expavescendo taliter, quod efficiebantur sine mente, muti, et elingues multi ipsas videntes, et plures propter hunc metum debiles efficiebantur in membris. In primis haec acerba pestis in brutis animalibus inchoavit; scabies, et leprae totaliter opprimebant equos, boves, pecudes, et capras; ita ut pili de dorsis ipsorum depilabantur, et cadebant, et efficiebantur macri, et debiles, et post paucos dies moriebantur. Deinde incepit haec rabiosa pestis per universum mundum discurrendo in miserabiles homines laetaliter desaevire, et vires ipsorum debilitare; ita ut sicut apparebat alicui homini aliquod signum glandis, vel carbunculi in aliqua parte sui corporis cum caliditate febris, et ille nullam spem habebat amplius in hoc mundo vivendi. Sed primo statim devote de peccatis tuis, et contrito corde faciens confessionem sacerdoti, et recomendans animam suam Deo; et condens testamentum protinus die tertia, vel quarta spiritum exalabat, et reliqui homines, qui erant sani, videntes eam necem terribilem, et multos in brevi spatio mori, inscii hujus pestilentiae, prae timore maximo efficiebantur quasi exanimes, et amentes, de casu simili timentes, et putantes mundi finem adesse. Proh fata! quam tristes dies erant cernentium miserabilium mulierum crines, et pectora, genasque laniantium! Oh quam magnus ululatus, et ploratus hominum extollebatur ad coelum! currebant hinc, et inde unusquisque suos caros attinentes, et proximos plorando, qui mortui erant, et gradiebantur atris vestibus induti, vultus gerentes humi maerore depressos. Nesciebant miseri, quid potius eligerent, vel cadavera sepelirent, vel soli fugerent a longe, ne inficerentur a tali letifero morbo contagioso; et singuli euntes per sacras aedes manus suas elevantes ad coelum, supplicantesque Deo gratias agebant; et aliqui ipsorum fugiebant procul, et a longe per diversa loca oberrantes, et dimittebant multa cadavera suorum propinquorum jacentia in domibus, et in templis inhumata, et non erat qui sepeliret, quia in multis aedibus non remanserat mingens ad parietem. Mares etiam, et faeminas, senes, et parvulos protinus saeva lues communiter necabat, et nulli aetati hominum parcere volebat: separabat filios, et filias a parentibus, et e converso germanos, et fratres a fratribus et omnes caros a caris, similiter maritos a consortibus, et uxores a viris legitimis omnino disgregabat sine aliqua pietate».
«Hac eadem pestilentia tactus migravit e vita Dominicus, Archiepiscopus Spalatensis».
[10] Il Collegio di Medicina di Parigi di quel tempo si accinse a spiegare il fenomeno di questa sì terribile e generale pestilenza, attribuendone la causa ad un preteso combattimento delle stelle e del sole contro il mare; combattimento funesto, in cui l'acqua e il fuoco, avendo a vicenda la superiorità l'un sopra l'altro, cagionarono nell'aria un'alterazione, che fece perire la maggior parte degli esseri viventi. Gran fatto! Sembra che la bizzarria delle opinioni sia stata in tutti i tempi un particolar privilegio de' medicanti.
[11] JACOBUS GONDOALDUS.
CLXXV. (questo numero indica la serie degli Uomini illustri). Licet Patria Ferrariensis, tamen quia ut Ragusii medicinam, quam appreme callebat, profiteretur anno 1410 conductus, in ea urbe sedem fixit, familiamque propagavit satis honestam, merito inter Ragusinos numerari debet. Quantum in medendi arte valeret maxime eluxit, cum ter ejus aetate Pestis Ragusium invasit. Primum anno 146 ex Hungaria a Paulo Gundula allata; iterum anno tertio anno 1430. Prima Peste grassante a die IX. Kal. Maii ad III. Kal. Julii, Jacobus et afflatis remedia, et intactis antidota praescripsit, edito ea de re opusculo, quod num modo superest, incompertum. Verum ea ratio processit minus, ac propterea desiderata sunt eo tempore capita hominum 800 super tria millia. Itaque iterum saeviente lue a IX Kal. Maii anni 1422 ad III Idus Junii anni sequentis, Jacobus cavit, ut sani a morbosis separarentur, eoque fecit, ut multo pauciores, quam alias, efferrentur. Cum itaque consilium e sententia processisset, tertio peste urbem invadente, longius adhuc infectos deportandos curavit, alios scilicet ad insulam Mercanensem, et aliam insulam Bobâram, dictant; domunculis in eum finem ibi constructis: alios praesertim nobiles ad Dancias loco suburbano in aedes Cervinae ac Prodanellae familiarum, adhibitis vigilibus, ne quis ad eos propius accederet, resque ab ipsis contrectatas tangeret. Hac ratione ab VIII Kal. Maii usque ad V Kal. Novembr., quo tempore pestis grassata est, paucissimos vita exturbavit. Eodem anno, Augusto exeunte, in insulam Calamotam (Illyrice Kolocep appellatur) pestis iniit, et, suadente Jacobo Gondoaldo nostro, S. C. cautum, ut omnes vestes, reliquaque suppellex morbidorum igni absumeretur, oblato ex aerario pretio, et ita malo itum obviam. Eadem ratio felici eventu adhibita in Rathanea Chersoneso (vocatur Punta) 1731. E vivis obiit Gondoaldus Ragusii anno 1436.
[12] Finita la peste, ed entrati i nobili nella città, il Senato di Ragusi scrisse all'imperator Sigismondo una lettera latina in data 14 Novembre 1437, in cui gli dà la descrizione di questa terribile pestilenza, e chiude nel modo seguente: «Civitas nostra incendio pestilentiae destructa etc. In qua redeuntibus nobis die primo Octobris prope elapsi, non est nobis visa civitas, sed nec simulacrum quidem civitatis apparuit etc.». V. Compend. Hist. Eccles. Rhacusin. Extat in Archivia Reip. Rhacus.
[13] La città di Sebenico e quella di Arbe in Dalmazia furono in modo afflitte dal contagio nel detto anno 1449, che grande mortalità vi cagionò fra quelle popolazioni (Memorie esistenti nell'Archivio Civico della città di Sebenico. Liber nuncupatus Magnum Venerandi Capituli Arbensis ad pag. 116 Indictione 12ma).
[14] «L'anno 1500, nel quale a Roma si celebrò il Giubileo istituito già da Bonifazio VIII, in Levante Bajazetto se n'andò all'espugnazione di Modone, rovinò le muraglie, gli levò la difesa, e correndo i Giannizzeri dalle trincee presero per forza la città, e tagliarono tutto il presidio a pezzi: di che ispaventati quelli di Corone s'arresero ad Achmet Bassà. Ebbe ancora Navarino, che già si chiamò Pilo, albergo del vecchio Nestore sopra il Porto di Giunco, con la Rocca di Crifo; e il popolo di Corinto Misitra (questa città crebbe dalle reliquie di Lacedemone), e di Petras, che già fu detto Patra, raccolti i patti è le facoltà più preziose, abbandonate le case, come inabili a sostenerle contra il furore barbaro, si sparse per l'Italia e Sicilia, e una parte si ridusse in Ragusa, ed arrecò la peste, che partorì grandissimo danno alla nostra città. Ma concorrendo la nobiltà e il popolo in opinione, che ciò era il sdegno giusto di Dio, riconoscendo con vera penitenza i peccati proprj, perdonate l'offese e i delitti loro da Dio, il male abbandonò la città».
[15] «Dell'anno 1526 fa portata la peste in Raugia da un Maestro Andrea Sartore, che tornava d'Ancona, il quale fu perciò condotto per la Città sul carro attanagliato e morto. E la peste fè tanto danno, che la Città restò quasi desolata. Morirono 84 Gentilhuomini, e 80 Gentildonne: in San Domenico morirono 19 Padri, in San Francesco 25. In cinque monasterj aperti morirono più di 160 Monache, e in tre serrati nessuna. Dell'altro popolo fra la Città e Contado morirono intorno a 20,000 persone. E riducendosi il Senato a Gravosa, nel Convento di Santa Croce dell'Ordine de Predicatori, rimasero i soli Soldati alla guardia della Città, e due galere armate con una fusta per guardia del porto. Finita la peste, che durò intorno a 20 mesi, e in cui si spese dell'Erario pubblico per le guardie, provvedimenti, e limosine circa 40 mila ducati, si fabbricò una Chiesa a S. Rocco, e si chiamarono ad abitare nella Città molti del contorno».
[16] «Diese Landsucht war mit schweren Schmerzen des Hauptes, schwerem Athem, Husten etc. der Hals voll Heiserkeit; der Auswurf nur Schleim; aber es folgte Verlust aller Kräfte, aller Speisen Verdrusz, Aengstigheit des Herzens. Sobald eine Person ergriffen ward, bekammen es alle im Hause ohne Unterschied, grosz und klein, Manns-und Weibspersonen: viel ab aber genasen wieder; ausser die kinder, welche schier alle starben, weil sie die Brust durch den Auswurf nicht reinigen konnten».
[17] «Luctuosissimus hic annus 1607 ob pestilentiam Spalatensibus fuit, quae adeo saeviit, ut magnam incolarum partem absumpserit. Ingentis illius cladis portenta quaedam apparuisse ferunt, subterraneas et horribiles voces, et fremitus auditos, qui praenuncii mortalibus forent. Ex urbe in agros fuga et seccessio plurimis saluti fuit: ex his, qui in civitate remanserunt, ad quatuor millia teterrimi virus labe affecti interierunt. Senatus Praefectum saluti curandae Joannem Baptistam Michaelium misit, cujus virtute ac diligentia civitas respirare, pestilentia mitescere, remedia admittere, funera in dies imminui, cuncta, qua metu, qua lenitate, in ordinem redigi coeperunt; ac tandem, frigoris superveniente vi, malignitas morbi victa est».
«Relatio Status Ecclesiae Spalatensis an. 1612.
Civitas habet domos circiter mille et ducentas; incolarum in se continebat ad quinque millia cum suburbiis, sed quatuor pene millia pestis ante quadriennium absumpsit».
[18] «Julius Presbyter de Marchiis Jadrae tempore pestis scribebat Testamenta per vias, et titulo charitatis vocabat ad fenestras infirmos.» Antico MS. ad an. 1619.
[19] Il Rondinelli (Storia della Peste di Firenze, 1630, ec.) conta d'una donna credutasi morta, che fu sepolta con altri appestati, e in sè tornata si ricoverò alla sua casa. Non accoltavi dal marito, ebbe ricorso al padre del Rondinelli, il quale conosciutala non come fantasima, quale era stata tenuta dal marito di lei, fece sì ch'egli per sua moglie la riprendesse.
[20] Secondo il Tadino al primo annunzio sparso in Milano, che la peste serpeggiava nella parte del milanese vicina ai Grigioni, si contarono a Milano 9715 individui miserabili della campagna cacciati dai loro tugurj per una rabbiosissima fame, i quali poi, rinchiusi in un lazzeretto, per molto disagio vi morirono quasi tutti.
[21] In questa mala influenza la città di Lucca fu la prima, che, imitando l'uso de' medici Franzesi, ordinasse, che i medici si vestissero di lungo drappo incerato, ed incappucciativi, con cristalli agli occhi, soccorressero così agl'infetti.
[22] Questa, come si è detto, fu l'ultima peste di Venezia. Pur essa manifestossi alcune altre volte ne' Lazzeretti, ma non più nella città. Ora è da sapere, che la prima pestilenza, che si sappia aver travagliato Venezia, fu, secondo il Graziolo, nell'anno dell'E. C. 938 (f. 282). e, giusta la Cronaca di Flaminio Corner, nel 991. La seconda fu la terribile del 1006, già accennata (f. 284) che avvenne sotto il dogado di Pietro Orseolo II, preceduta da orrendo freddo, ed accompagnata da carestia (Laugier, Stor. Ven. T. III e Corner, Cron. sopraccit.).
Le notizie, che si hanno intorno le pesti di Venezia sino al secolo XIV, sono molto confuse, riducendosi le più chiare ed esatte, che ci offron le Storie e le Cronache, alla terribile peste del 1347-48, da cui l'Italia e l'Europa tutta ne furono crudelmente afflitte, come ho già soprattocco (f. 297). Venezia, ad onta della sua situazione, non andò esente da quella comune sciagura. Narrano gli storici che nel 1347 di cento appestati tre appena o quattro salvavansi, morendone ogni dì a migliaja. Per quattro mesi circa non vi ebbe che pianto, desolazione, e spavento, coll'impotenza di trovare intra' vivi, chi bastasse a seppellire i morti. Ne andarono estinte più di 50 famiglie de' patrizj. Il Gran Consiglio, composto prima di 1250 nobili, fu ridotto a 380.
Esatta del pari che luttuosa descrizion di tal peste ci venne conservata fra le memorie dell'antichissima Scuola Grande della Carità di Venezia, che prima di tutte le altre conta la sua fondazione. Un documento in lapide ne sussisteva sopra la porta di quella chiesa. Riedificata poi essa, la lapida fu riposta nell'interno d'una parte del chiostro. Vi si legge che nell'anno 1347 ai 25 di Gennajo nel giorno della Conversione di s. Paolo, all'ora incirca del vespero, successe gran terremuoto, non nella sola Venezia, ma quasi per ogni terra, sì che rovinarono di molte cime de' campanili e comignoli di case, infiniti fumajuoli, e la chiesa di s. Baseggio, come dicesi. Il perchè lo spavento fu sì grande, che la gente in gran numero ne moriva di diverse malattie, altri sputando sangue, ad altri comparendo glandule di sotto alle ascelle, ad alcuni appresosi il male, come dicesi, del carbon, che pareva l'un dall'altro contrarre; perchè il padre fuggiva dal figlio, e i figli dai padri. Durò questa mortalità per sei mesi incirca, e si tenne comunemente che fosser periti due terzi della Veneta popolazione. Termina il monumento ricordando la morte di oltre 300 confratelli di quella scuola, le divozioni, e le indulgenze, che impartite le furono dall'allora regnante sommo pontefice. Quando scrissi di cotesta terribile pestilenza (f. 296 e segg.) io non sapeva punto di questa lapide, la cui epigrafe ben vale a rischiarar qualche obietto della storia di cotal peste; intorno la quale, come notai, e ognun può sapere, non poca è la confusione, e la contraddizione pur anche degli scrittori, specialmente sul tempo del suo sviluppo, e del suo primo comparire nelle diverse regioni. Certo è però, che addì 20 Marzo di quel funestissimo anno 1348 furono eletti la prima volta in Venezia tre nobili col titolo di Provveditori alla Sanità. Ecco donde si parte la salutare istituzione del tanto celebre e provvido Magistrato Veneto della Sanità.
Cessate le stragi di quella peste, la città di Venezia trovossi quasi senza abitanti, perduto da due terzi della sua popolazione (f. 318). Quindi il doge Orseolo pensò al modo di ripopolarla. Il perchè pubblicò un proclama d'invito a' popoli vicini, sudditi ed esteri, di venire a fermar lor dimora in Venezia, promettendo a chi vi fosse stanziato due anni consecutivi di fargli godere tutti i diritti e' privilegi de' cittadini. Ebbe tal provvidenza un utile effetto; poichè la città fu dopo alcuni anni ripopolata, e ciò anche per ragione del molto commercio, che allora vi si faceva.
Venezia soggiacque pure alla peste l'anno 1361 (f. 297) nel 1381, e nel seguente (f. 323) Della qual ultima circostanza perirono da 19 mila abitanti. Un altro attacco di pestilenza soffrì pur Venezia nell'anno 1391 (f. 323), ed altrettale nel 1397, giusta la Cronaca di Flaminio Corner.
Nell'anno 1403 ripercossa novellamente Venezia da sì reo morbo, vi si convertì ad uso di Lazzeretto il Convento de' Padri Eremitani, detto di santa Maria di Nazareth nell'isola di rincontro a quella di s. Erasmo. Poco dopo si prese, e fermò la parte del Maggior Consiglio, che prescrive ai Nodari di Venezia, presenti e futuri, che nell'atto di ricevere il Prego per li testamenti debbano interrogare li testatori o testatrici, se volevano lasciar alcuna cosa al luogo, ossia agli infermi di s. Maria di Nazareth, e fosser tenuti di scrivere ciò, che venisse loro risposto.
Si sono rinnovate le stragi del morbo pestilenziale a Venezia negli anni 1411, 1413, e 1438, (f. 332); ed altri minori insulti pestilenziali vi succedettero negli anni 1447, 1456, 1464, 1468, 1478, e 1485 (f. 339 e 340). In quest'ultima, cioè nel 1485, vi furono ordinati tre Sopraprovveditori al Magistrato di Sanità con pienezza di facoltà; e il Magistrato di Sanità di Venezia ebbe a quel tempo dal Senato il titolo di Supremo.
L'anno 1490 nella contrada di s. Cassiano, nella corte detta di Cà Mocenigo, si sviluppò un nuovo seme di peste, che quindi sì propagò in altri luoghi della città; ma per le cure e provvidenze de' Savj della Sanità il morbo non fece progressi.
Nel 1493 s'incominciò ad estendere le cautele Sanitarie ai corrieri, e alle lettere, e si instituì per la prima volta la pratica di profumare ogni carta, che proveniva da' luoghi infetti o sospetti.
Nuovamente scoppiò la peste in Venezia nel 1510; e si potè spegnere in brevissimo tempo. Non così quella, che ripullulò negli anni 1523 e 1527. Si estese essa in gran parte d'Italia (f. 347 e 354).
Ma nel 1556 a nuova peste andò gravemente straziata Venezia (f. 361). Udine del pari ne restò crudelmente afflitta, perite di quella pestilenza a migliaja le persone. V'era stata introdotta dagli Ebrei, forse coll'uso loro di comperare e di vendere le robe vecchie, masserizie, vesti, e simili, che di leggieri potevano avere da' corpi morti contratta l'infezione.
Ciò riconosciuto come cagione occasionale del morbo, e della sua propagazione, non essendovi in città luogo opportuno da assegnarsi a quella Nazione, si deliberò per comun voto del Consiglio e della città, che in avvenire non vi si dovesse accettare Ebrei a farvi lor traffico.
Ho già narrato (f. 365) come nell'anno 1575 siasi nuovamente in Venezia portato il contagio, già da più autori descritto. E tale si fu questa volta, che propose e deliberò il Senato di erigere un tempio sotto il glorioso titolo del Redentore. Questo è il magnifico tempio, il quale, conforme al voto, e più ancora alla magnanimità della Veneziana Repubblica, ammirasi, quale insigne opera di Andrea Palladio, nella contrada detta la Zuecca; uno de' più rinomati ed augusti. Nel dì 14 Luglio 1577 si pubblicò essere già libera da ogni male la città, e nel dì 30 del detto mese, fattasi processione solenne, si sciolse il pubblico sacro voto, visitatosi quel tempio dal Serenissimo Principe in devoto e sfarzoso apparato, colle compagnie de' Magistrati e del popolo.
A memoria di quel funesto contagio sussiste quivi nella chiesa di s. Rocco una lapide, in cui ne son denotate alcune particolari notizie.
Nel 1578 si spiegò il contagio nell'Istria, che vi afflisse specialmente la città di Parenzo. Esso però fu arrestato dai saggi provvedimenti, ordinati dal Magistrato di Sanità di Venezia.
Così fu nel Regno di Candia nel 1592, trovandosi ancora felicemente soggetto alla Veneziana Repubblica, perchè quel suo provvido e sollecito magistrato, benchè sì da lungi fosse da quella regione, vi accorse colle sue discipline, e vi arrestò il corso delle sue stragi. Ne represse pure la violenza, che da Trieste, donde s'era appiccato il mal contagioso nel 1601, aveva preso a stendere sulle terre all'Istria conterminanti, e ai Veneziani soggette. Le quali tutte cose, in questa nota riunite, io le trassi dagli atti, che nell'archivio si trovano del Supremo Magistrato della Sanità di Venezia.
[23] Fra l'altre cose, soprattocche nel testo, stravagante e singolare fu il caso occorso ad un appestato; il quale una notte da se si appiccò, lasciando scritto alcuni versi, che soggiungo, ritenendo l'ortografia dell'autore:
«Sia per inteligenza, Come per publicar l'altrui innocenza Di chi per sol sospetto Dovesse a render conto esser astretto; Io sponte e volontario Qui m'attacco e m'appico, La causa per honor non ve la dico».
Avvenne pure ad Ottavio Salghieri, poeta, il quale, preso da frenesia del male, due ore prima di morire si desse a scrivere i seguenti versi a monsignor Flavio Querenghi:
«Langue il tuo servo, e non per vezzo alcuno, Ma per un crudo e venenoso male, Che si può dir, che non ne campi alcuno. Io son ferito, e non de l'aureo strale, Ma più tosto de l'Erebo crudele, Che fa l'ultimo dì esser fatale; Ama il tuo servo humile e fedele».
Tra le ordinazioni sovrane in questa pestilenza è da notare quella, che fu prescritta, importante che le facoltà de' morti appestati senza eredi fossero, per ragion di dono, applicate alla città, onde ripararne, quanto più si potesse, i sofferti danni.
[24] Ho già accennato (f. 295), che la peste del 1340 cotanto inferocì nella Toscana, che vi uccise da un sesto della sua popolazione. In Firenze specialmente fece orribile strage. Chi cadeva malato, era ben raro che ne campasse. Successe quindi la memorabile pestilenza del 1348 descritta dal Boccaccio (f. 298), la quale fu preceduta da una lunga e gravissima carestia. Quindici anni dopo, dico nel 1363, quella città fu ritocca da peste; della quale vi morirono lo storico Matteo Villani, e Pietro Farnese, celebre condottier d'armi.
E dappoichè mi vien fatto, intendendo a questo mio lavoro, di trovare negli scrittori ricordate alcune particolarità nella pestilenza, che dal 1361 sino a tutto il 1363 travagliò fieramente l'Italia, credo che sarà per riuscir grato ai lettori il soggiugnerle al poco, che già ne scrissi (f. 297).
Questa pestilenza adunque infestò già gravemente la Francia, l'Inghilterra, la Germania, ed altri paesi, avendo in Avignone tolto di vita più migliaja di persone. Fra loro si contarono sette cardinali, come s'è detto (f. 298) oltre molti del popolo, e parecchi ministri della corte Pontificia. Nel Giugno del 1361 di là passò in Italia, e si diffuse ben presto in Piemonte, in Genova, in Novara, in Piacenza, in Parma, ed in altre città. Milano, che si preservò dalla terribile peste del 1348, non potè sì che pur da questa ne andò desolato: tanta vi fu la strage della popolazione. Quivi terminò nel Febbrajo del 1362. Il Petrarca fuggì di là, avvisando trovar salvezza in Venezia; ma non andò guari che quivi pure sopraggiunse il fiero morbo, e vi si propagò con incredibile mortalità di que' cittadini, continuandovi le sue desolazioni per l'anno 1361 (f. 297), ed anche nel susseguente 1362.
Nelle città di Terra ferma la moría incominciò più tardi che a Venezia. Ma il tristo malore, dopo di aver desolato Venezia, e la Lombardia, passò ad infettar sotto Brescia l'esercito de' Collegati. Quindi vi sconcertò tutti i loro disegni, sforzando l'armata a ritirarsi. Miserabile ad imprudente consiglio, soggiugne uno storico, poichè, tornando que' soldati a' proprj quartieri, vi portarono seco la pestifera lue, la quale si diffuse ben presto per diverse città d'Italia. È indicibile il guasto ch'ella fece in Verona nel 1362 e nel principio del 1363, asserendo gli storici, che più della metà, anzi tre quarti degli abitanti ne rimasero estinti. Il perchè vi fu sì grande il terrore, che i cittadini, e uomini e donne, se ne fuggirono, ricoverandosi alla campagna. V'ebbe in Trevigi la medesima desolazione; e Vicenza non ne andò esente. Padova anch'essa fu soggetta alle più compassionevoli desolazioni. E ciò che è peggio, ne' respettivi territorj, comecchè con meno di furore, che nelle summenzionate città, menò strage il morbo per tutto l'anno 1363; e nell'Agosto spezialmente in Trevigi. Sul finir di quel mese il signor di Padova Francesco da Carrara, non cessando il malore, si ritirò a Bovolenta, terra del Padovano. Fatta la pace fra le Potenze della lega ed il Visconti, la peste cessò intieramente nel principio dell'anno 1364. Allora il Carrarese ed i Veneziani con saggi provvedimenti procurarono di aumentare la popolazione, diminuitasi da quell'orribile malore. Il Veneto Senato con Ducale 18 Marzo concesse l'esenzione di ogni gravezza per cinque anni a tutti quelli, che fosser venuti ad abitare le quasi diserte provincie di Trevigi, e di Ceneda, e a coltivarne le campagne, correndo pericolo di restare incolte per difetto di lavoratori.
Il Carrarese parimenti fece un decreto, con cui richiamava tutti i banditi per debiti; adducendone il motivo anch'egli, perchè con essi ripopolar si potesse la città di Padova, dalla peste desolata pur essa. Per la medesima ragione si fece lo stesso in Belluno.
È poi cosa ben verisimile che anche lo Scaligero abbia messo in opera gli stessi mezzi per ottenerne il medesimo fine, essendosi pur d'assai scemata la popolazione in Verona (Verci, Stor. della Marca Trevig. T. XIV. f. 22 e segg. f. 36, 41, 63).
Nell'anno 1374 la peste ricomparve in Toscana, come s'è detto (f. 322). Vi durò dal Maggio a tutto l'Ottobre, e di sessanta mila persone, che v'erano allora a Firenze, più di sette mila ve ne perirono. Quindi ebbe la città nove anni da ristorarsene; quando nel 1383 fu dalla peste nuovamente travagliata (f. 323). Vi ricominciò il contagio di primavera, duratovi tre mesi e mezzo, assai micidiale, fino ad uccidere da tre a quattrocento persone al giorno, come s'è detto a suo luogo. Per tale calamità sì gran numero di cittadini partironsi da Firenze, ricoverandosi nella Romagna, e particolarmente a Forlì, sì che pochi ve ne rimasero.
Nel 1400 la peste vi si riaccese (f. 325), e durò dall'Aprile all'Ottobre, infuriando particolarmente nel Luglio e nell'Agosto colla mortalità dalle 300 alle 400 persone al giorno.
Nel 1411 fu pure a Firenze straordinaria mortalità, non credendosi però, che vi fosse stata cagionata da vera peste. Pure i cittadini impauriti dalla passata calamità dell'altre pestilenze si rifugiarono la più parte a Pisa e a Pistoja. Dopo sei anni, cioè nel 1417 nel mese di Maggio ricominciò in Firenze la mortalità, la quale fu leggiera da principio, ma coll'ardore della stagione vi s'accrebbe per modo, che qualche giorno il numero de' morti giunse ai 150. E quantunque varie sien le opinioni degli autori, io tengo che quella sia stata vera pestilenza. Terminò in Gennajo 1418, e, riscontratone allora il numero della popolazione, si trovò mancare da 16 mila persone.
Un'altra moría in Firenze vi si registra dall'anno 1430 sino al 1437 e 38; ma questa sembra essere stata cagionata da altre malattie, e perciò non potersi ragionevolmente attribuire alla peste, che importa buboni per la persona appestata.
Essendo travagliata da peste parte di Europa e quasi tutta l'Italia nell'anno 1448 (f. 334) si manifestò pur anche in Firenze. La mortalità vi cominciò nel Giugno, e s'arrestò nel Gennajo del seguente anno 1450. Il numero de' morti nella città non fu molto grande, ma il fu bensì nel territorio.
Nel 1465 statavi grande mortalità a Roma, di là passò pure a Firenze, ma quivi non parve che fosse vera peste, o al men noi si sa rilevare di certo. Quando nel 1478 la maggior parte d'Italia era crudelmente vessata dalla pestilenza, Firenze oltre ad altre molte traversíe soffrì orrendo strazio (f. 339) per ragion di contagio, che cominciò in Agosto, e durò tutto quell'anno, fino al principio del successivo 1479.
Nel 1522 ripullulata la peste in Italia, Firenze ne venne assalita di nuovo fierissimamente per lo spazio di sei anni, cioè fino all'incominciamento del 1528 (f. 349 e segg.).
Nel 1527 il male fece le maggiori stragi, essendovi un dì giunto il numero dei morti a più di 500. Si contò che in tutto quello spazio di tempo nella sola Firenze sieno mancate a' vivi più di 60 mila persone, altrettante nel contado, e più di 200 mila in tutto il territorio della Repubblica Fiorentina (f. 353). Dopo questa peste fino alla sopraddescritta del 1630 Firenze godette di buono intervallo per 103 anni (Rondinelli l. c.).
[25] Per l'autorità d'antiche tradizioni sappiamo esservi stata circa questo tempo fierissima peste anco nella città di Zara, e avervi fatte di orrende stragi. Quindi si raccoglie che gli appestati si trasportavano in sullo scoglio Orgliach a poco più di due miglia dalla città, il quale apparteneva alla famiglia dei Calogerà, ed ora a quella dei Giurich. Cotal tradizione è corredata da una lapide nell'antica chiesa di s. Grisogono presso l'altar maggiore, e vi si legge:
D. O. M.
Grisogoni Martyris patrocinio Pestilentiae abigendae votiva Jadriensium Ara ab An. MDCXXXII ineunte, tantum novo saeculo ob temporum difficultatem Francisci Co. de Fanfogna studio fundata.
[26] Per molti secoli si risguardò lo straordinario numero d'insetti, siccome un foriero di peste. S. Agostino (de Civitate Dei, cap. 31) scrisse che dopo un'immensa quantità di locuste è succeduta sì fiera peste, che nel solo regno di Massinissa, che visse fin presso al finire del quarantesimo secolo dalla creazione del mondo, perirono da 800 mila persone, 200 mila nelle provincie della Costa marittima presso Cartagine; in Utica di 30 mila giovani soldati solo 10 mila ne restarono in vita. Così s. Girolamo (in Ioel Prophet.) scrive, che al tempo dell'imperatore Teodosio dalle locuste, assai multiplicate nella Giudea, fu presagita un'orribile pestilenza. Così la peste, che travagliò l'Inghilterra nell'865, secondo gli storici fu preceduta da sterminata quantità di locuste, che divorarono le biade, e cagionaron la fame (Platin. Vit. Nicolai I. p. 281.). Mosche in vece, e moscherini d'innumerabile copia, diverse di forma dalle ordinarie, e della grandezza di un'ape, precedettero la peste, che l'anno 1283 si sviluppò nell'esercito del re di Francia, Filippo III l'Audace, che regnò sin all'anno 1285 (V. Musant. Tab. Chronol. p. 137.) quando alla testa di 200 mila fanti, e 18 mila cavalli moveva dal Rossiglione per impadronirsi del regno d'Aragona. In quel trambusto uomini, e bestie, che ne fossero stati punti da que' cotali insetti, morivano di presente; e da 40 mila de' primi vi perdettero la vita con grande numero di cavalli. Lo stesso re Filippo ne fu attaccato (Villalba Epidémiologie d'Espagne, ec.). Simile fatto esser avvenuto nella Gallia Cisalpina riferisce l'Agricola (de Peste lib. 1.), e Giovanni Wolfio (Cent. 16. Lectionum Memorabil.). Così avvenne l'an. 1335, in cui alla prodigiosa quantità di cavallette, che copriron la terra, e divorarono i seminati, tenne dietro immediatamente la peste, che colla Dalmazia devastò gran parte d'Europa (f. 295).
Nel 1473 strana quantità d'insetti devastatori cagionaron la perdita de' ricolti; il che precedette di poco alla peste, che afflisse l'Italia in quello, e ne' susseguenti anni (f. 337). Lo stesso avvenne nel 1478.
Parimenti nella peste, manifestatasi in Saragozza, e in più altre provincie della Spagna, si vide andar innanzi cotesta specie d'insetti; anzi da lor cagionata la dicono alcuni scrittori, a' quali non credo che debbasi prestar fede, e ne sono allegati dal Villalba (l. c.). L'Hildano pur riferisce (Cent. Observ. 24) che nella peste di Losanna dell'anno 1613 da ogni parte vi ebbe tanta quantità di mosche, che altrettale a memoria d'uomini non s'era veduta. Così nella peste della Livonia del 1638 gran quantità di vermi di una specie particolare s'ebbe a osservare, ed in altri casi parimenti è accaduto che la peste fosse preceduta da sì fatte affluenze d'insetti. Nè se n'è da maravigliare, poichè un diluvio, sto per dire, di quegli animaletti, struggendo le fonti dell'umana sussistenza, divien cagione di carestia e della fame; ed a questa seguitano poi le epidemie maligne contagiose, e la peste.
[27] Nell'Agosto del 1638, cessata generalmente la peste nella Gheldria, nel sobborgo di Bemmel ammalò un ufficiale con vari carbonchi. Ad onta di più rimedj l'officiale morì. Da questo malato il Diemerbroeck che n'era alla cura contrasse un carbonchio sulla mano sinistra, senza febbre, che si curò coi soli rimedj, che diconsi topici, e che pare non aver mai attaccato l'universale del sistema. Ecco perchè parecchi autori, parlando della peste del 1636, narrano che lo stesso Diemerbroeck sia stato colto dal contagio, ed abbia potuto superarlo felicemente (Diemerbroeck lib. IV).
[28] In Marsiglia, l'anno 1649, una donna per non manifestarsi, e conseguentemente per non essere costretta a chiudersi ne' Lazzeretti, seppellì una sua picciola figlia, estinta dalla peste, in un armadio incavato nel muro, che lasciò benissimo chiuso e suggellato; ma poscia, saputosi il fatto, ed aperto quel deposito alla presenza di molti, i quali, avvezzi alle putride esalazioni, non temendo punto del trasporto di quel picciolo cadavere, pur furon tosto colti da peste (P. Maur. da Tol op. cit. p. 112; Murat. Gov. ec. f. 104). Quindi al contatto di robe degli appestati, non ben purgate, in alcune contrade della città si riprodusse la peste.
[29] Nobilissime prove dell'eroica carità cristiana de' RR. PP. Cappuccini, in ogni tempo di peste si ebbero, per quanto sappiamo, prima nel ducato di Camerino l'anno 1528, allorchè la peste, che desolava l'Italia, straziò crudelmente tutto quel paese; poi nella peste di Milano del 1576, quando vi furon chiamati dal santo vescovo Carlo Borromeo per l'assistenza spirituale di quella popolazione, ridotta agli estremi; nella peste di Genova del 1579 (non descritta nella mia serie) della qual ne moriron parecchi; nella grande peste della Provenza del 1580; in quella di Parigi del 1586, dove in meno di quattro mesi perirono da sessanta mila persone; nell'altra del 1629 in Francia, e in quella del 1630 in Lombardia; nelle pesti della Provenza del 1640, e del 1649 spezialmente; e nella gran peste di Napoli, Roma, e Genova del 1656, che descriverò a suo luogo. La Religione che professiamo, e non altre, può dare sicure prove e infallibili di tanto eroica virtù. Solo di essa è proprio, per superna virtù, quel fondo d'intrepidezza, che non vien meno giammai, anche a costo della vita.
[30] Sebenicenses, depulso obsidionis periculo, laetos nihilo levior calamitas oppressit. Anno siquidem 1649, vere appetente, atrox pestilentia urbem invasit, et assiduis funeribus propemodum exbausit. Initio autumni lenita paullum vis morbi est, discussa demum, hyeme ineunte. Intra septem menses decem millia, partim civium, partim militum, partim accolarum hac lue absumpta fuerunt. Ita civitas frequentissima ad miram incolarum paucitatem redacta est, et post pestem exstinctam vix mille et quingenti, qui eam incolerent, superfuerunt, Hi deinde intra finem illius saeculi creverant ad quatuor millia (Illyric. Sacri T. IV. Ecclesiae Suffraganeae Metropolis Spalatensis, Auctore Daniele Farlato, p 498).
[31] In questo contagio del 1656 a Roma, parte di Roma di là del Tevere, scopertasi infetta, fu in una sola notte rinserrata, e fattovi un muro all'intorno con istupore, e con inutili doglianze di quegli abitanti, che se ne avvidero la mattina (Muratori; Gastaldi op. cit.).
[32] La composizione di queste tre spezie di profumi è la seguente:
I. Profumo per spurgar le case ed altre suppellettili.
Solfo lib. 5. Rasa di pino lib. 5. Antimonio crudo lib. 3. Orpimento lib. 3. Mirra lib. 3. Incenso comune lib. 3. Ladano lib. 2. Cubebe lib. 2. Grani di Ginepro lib. 2. Pepe lib. 4. Zenzero lib. 4. Cumino lib. 4. Cipero rotondo lib. 2. Calamo aromatico lib. 2. Aristolochia lib. 2. Euforbio lib. 4. Crusca, ossia remolo, e breno lib. 50.
II. Profumo più efficace per purgare i lazzeretti, le sepolture, ed altre robe, a cui sia mestieri di maggior purgazione.
Solfo lib. 6. Rasa di pino lib. 6. Orpimento lib. 4. Antimonio lib. 4. Arsenico lib. 1. Assafetida lib. 3. Cinabro lib. 3. Sale Armoniaco lib. 3. Litargirio lib. 4. Cumino lib. 4. Euforbio lib. 4. Pepe lib. 4. Zenzero lib. 4. Crusca lib. 50.
III. Profumo più soave, appellato della Sanità.
Incenso lib. 5. Gomma lib. 3. Storace lib. 4. Anisi lib. 6. Iride di Firenze lib. 6. Ladano lib. 5. Mirra lib. 5. Cannella lib. 4. Noci Moscate lib. 2. Pepe lib. 8. Solfo lib. 4. Crusca lib. 46.
Stravagante e inutil farragine d'ingredienti!
Ne assicura poi l'autore che dentro 24 ore restano ben purgate le case ed i lazzeretti medesimi, fino i letti degli appestati.
Quindi passa egli a descrivere la maniera di usare questi profumi. «Bisogna, ei dice, chiudere porte, finestre, e cammino, e sopra una corda distribuire e collocare le vesti infette, lenzuola, coperte, ec. scucendole prima. Poi, prese quattro o cinque libbre di fieno molto secco, e compresso ben questo fieno, vi si ponga sopra tanto profumo, quanto capirà in ambe le mani unite insieme per due volte; e poscia ricoprir questo con altro poco fieno spruzzato d'aceto, acciocchè quella materia non si consumi, se non a poco a poco. Si attacchi il fuoco dalla parte di sotto in due o tre luoghi del fieno, sostenendolo con bacchetta; e non si parta il profumatore, se nol vedrà ben acceso. Dopo di che si ritiri ognuno, e si chiudano le porte molto bene». Alcuni persuadono l'esporre dipoi le robe all'aria libera. Egli indica pure che fatto il profumo s'abbiano a lasciar per tre giorni ben chiuse la casa e le stanze, e appresso spalancare le porte e finestre, acciocchè l'aria vi scorra, e ne dilegui il cattivo odore.
Per le robe non infettate, ma sospette, basterà aprir le casse, le credenze, gli armadj, le scattole, gli scrigni, ec. Le robe preziose si potran coprire con qualche tovaglia, o tela grossa, affinchè non ricevano in se la parte più grossa e terrea del fumo. Le vesti, ove sia argento, e così i vasi d'argento, patiscono notabilmente, come ancora le pitture; quindi si può usar per esse qualche leggier profumo in camera aperta, oppure esporle all'aria, e al sole per 15 dì». (P. Maur. da Tol. op. cit.).
[33] A primo aspetto può sembrar corso errore leggendo che se ne infermarono 4000 e ne son morti 4200. Il perchè giova avvertire che nel numero dei morti in Agosto e Settembre sono compresi i rimasti malati al terminare di Luglio. Che se in Luglio 1656 furono i nuovi infetti, e 1201 i morti, vi ha un sopravanzo di 455 tra rimasti malati e guariti.
[34] Nella circostanza solenne, in cui venne piantata la prima pietra di questo Tempio, furono coniate alcune medaglie d'oro, d'argento, e di rame, ed ivi poste sopra la prima pietra fondamentale. Nel rovescio d'esse leggesi:
D. O. M. ob cives in peste servatos D. CAROLO BOR. Basilicae pro Lap. ex Vot. Pos. M. DCC. XVI.
[35] Piccioli pacchi di mercanzie, che le genti di mare recano per conto proprio.
[36] Secondo l'Autor del Giornale della Peste di Marsiglia, taluno tra essi vi fu, che manifestò una discorde opinione, dicendo ch'erano malattie maligne ordinarie, cagionate dai cattivi alimenti e dalla miseria.
[37] M. Chirac, primo medico del Reggente, che godeva di molta riputazione, scrisse in quella circostanza tre Memorie, nelle quali si rileva appoggiata l'opinione dei sigg. medici di Montpellier, ch'erano stati educati alla scuola dello stesso Chirac.
In una di qneste Memorie egli così si esprime. «Ce n'est pas one peste venue du Levant et portée dans le vaisseau, qui en est arrivé: ce n'est qu' une fievre maligne causée par les mauvaises' nourritures du petit peuple».
[38] Bertrand, ec. f. 147. Papon, ec. f. 270.
[39] Il palazzo di mons. Belsunce era circondato di cadaveri. Egli non poteva quasi più uscirne senza calpestarli, e in una sua lettera, a M. de Mailly, arcivescovo di Arles, così si espresse: «J'ai eu bien de la peine de faire tirer 150 cadavres a demi-purris et ronges par les chiens, qui etoient à l'entour de ma maison; et qui mettoient dejà l'infection chez-moi».
[40]
E allorchè di mortiferi vapori Aere infetto sull'ali attorno ai campi Di Marsilia portava orrida morte. Per qual ragion sempre a' suoi dardi esposto Pastor, che coraggioso ogni periglio Sprezza, recando al caro gregge aita, Con franco piè tra 'l folto orror passeggia Degli esangui suoi figli, e degli estinti, Nè vien tratto con loro entro la tomba? Ep. IV. Trad. del Cav. Adami.
[41] «Les grains, doivent être fournis en pur froment, les Provençaux étant dans l'habitude de ne consommer que de bons blés, et de ne manger que de tres-beau pain; et comme les grains de la récolte dernière sont presque tous de mauvaise qualité, il est de la dernière consequence d'en faire le choix avec grande attention, sans s'arrêter au prix, étant infiniment convenable, et même plus prudent, de les payer au prix des plus beaux blés, en les choisissant réellement tels; que de s'exposer, par une economie mal placée à les prendre de mauvaise qualité, et au plus bas prix, parce que si l'on n'avoit pas sévèrement cette attention, il en resultéroit que bien loin que l'objet fût considéré comme un secours, on lui attribuiroit peut-être la cause de la continuation de la maladie.»
[42] L'Acido acetico poliaromatico; Acetum prophylaticum; Aceto antisettico, Aceto dei 4 Ladri, si prepara prendendo le piante recenti di assenzio, di menta crespa, di ruta, di rosmarino, un'oncia e mezza per sorte; fiori secchi di lavanda, due once; di radice di calamo aromatico, di corteccia di cinamomo, di noce moscada, di garofani, di ciascuno due dramme. Il tutto ben diviso e mescolato insieme si fa macerare in dieci libbre d'ottimo aceto, posto in una cucurbita di vetro, chiusa per dodici giorni: poi si preme e si feltra; indi aggiungasi un'oncia d'alcool canforato, e si serba in un recipiente di vetro chiuso.
Alcuni attribuiscono a questo aceto così composto una virtù antisettica ed antipestilenziale, bagnandosi le mani ed il volto. Internamente usasi nella debolezza, languore, flati, ascaridi, ec.
Brugnatelli dice che questa preparazione si è creduta dotata di una virtù antipestilenziale, e quindi si raccomandava d'impregnarne i panni e l'aria delle stanze co' suoi vapori; come pure di odorarla, e prenderne di quando in quando internamente come preservativo della peste: ma il tempo ha dimostrato che questa medicina non differisce dagli altri liquori aromatici, dotati di virtù eccitante, e non possiede alcuna virtù antiscorbutica, o antipestilenziale specifica.
[43] Assicura l'autore essersi ad un infetto tagliato un carbone sull'epigastrio, che pesò una libbra e tre quarti, a tal che, rimaste a nudo le parti sottoposte, vedevasi il moto peristaltico degl'intestini. Quest'ammalato poi è guarito.
[44] Non rari furono i casi di persone, che mostrarono una singolare insuscettività al contagio. Fra gli altri narrasi di una donna, che continuò a dormire col suo marito, infetto di peste, e nel medesimo letto per tutto il corso della malattia, senza ritrarne alcuna offesa. Una lor figliuola invece, contrattone il male, e con carbonchi, poco prima di spirare, presa da delirio furioso, morsicò la sua madre al petto con tanta forza, che porzion della cute gliene restò attaccata ai denti; non per questo la madre ne contrasse la malattia; ma, medicatane ognidì la piaga col roob di sambuco, in nove giorni le si consolidò, e ne rimase la donna sempre sanissima. È pur da notarsi che tutto ciò avvenne, quando la malattia era nello stadio del suo maggior vigore.
Riferì un chirurgo degno di fede, che si trovava a quel tempo nell'Ukrania assistendo ammalati, di non aver veduto ne' luoghi infetti alcun uccello volar per l'aria in tutto il tempo, che durò quel contagio.
[45] Nel Febbrajo appunto che ha preceduto la peste a Marsiglia regnarono molti catarri, malattie di petto e di gola; e si videro accompagnate da insoliti accidenti, cioè da gonfiamento delle glandule del collo. Oltre le peripneumonie, le angine legittime e spurie, si videro pur febbri di maligno carattere con tumefarsi le glandule inguinali, e le parotidi. È da notarsi che regnavano allora in Genova, Alessandria della Paglia, Milano, Napoli, Roma, ed altri luoghi simili febbri di mal costume. Il verno di quell'anno era stato dominato da continui nuvolosi e torbidi venti australi, e fredda ne fu la stagione.
Lo storico Orazio Turriano, che di questa Peste ci lasciò la miglior descrizione, narra alcune combinazioni di circostanze veramente singolari. Egli osserva che appunto nel dì 20 Febbrajo, in cui partì da Missolongi la nave, che recò a Messina la Peste, accadde in Messina quel terribilissimo terremoto, che cagionò tanto spavento, e che è celebre ancora per l'orrore e pei danni recati. In fatti a memoria di sì grave avvenimento si affisse una Lapide con iscrizione storica al lato anteriore del Campanile della Chiesa Maggiore, in tempo che neppur temeasi di peste. Aggiunge il medesimo che gli almanacchi del 1743 stampati alla fine del 1742, a Messina ed in altre parti d'Italia predicevano che correr dovea nel detto anno 1743 Epidemia bubonale. Un buon uomo di Messina, che solo sapea segnalarsi nel far Lunarj, da tre mesi prima si mostrò timoroso di un grave incognito avvenimento che predicea sovrastare a Messina. Per tal motivo si preparò una picciola casa in campagna, e dai primi di Aprile, quando neppur per immaginazione si temea della pestilenza in città, se ne allontanò, e andò a ricoverarsi in campagna entro la detta casuccia. (fasc. 6. 7.)
[46] Di questa peste triennale di Algeri che distrusse un terzo degli abitanti di quella Città non è fatta menzione in verun luogo della presente Storia, perchè non vi fu alcun Autore ch'io conosca, che l'abbia descritta. Convien ritenere, che per questa stessa ragione mancano forse nella presente Serie le descrizioni di molte pesti de' Secoli barbari, e di altre che afflissero paesi o provincie dopo l'invasione de' popoli barbari: p. e. dopo la distruzione dell'Impero d'Oriente per lunga serie di anni non si fa menzione di peste esistente a Costantinopoli. Non perciò è credibile che per sì lungo corso di anni quella Città sia stata immune da peste. Lo stesso si dica riguardo ad altri paesi, delle cui pestilenze nulla ci fu tramandato dalla Storia.
[47] L'opinione che i ranocchi ivi applicati sopra i buboni giovino nella peste attraendo a se la materia morbosa, è molto invalsa fra il popolo di parecchie provincie Ottomane. Questa pratica si usa anco dai Morlacchi della Dalmazia in tempo di peste. Su di essa ne parlerò in altro luogo.
[48] Fra le precauzioni Sanitarie eran prescritte le seguenti: 1. che tutte le vesti e suppellettili che avevano servito ad uso degli infetti fossero date alle fiamme; 2. che tutte le altre che servito avevano ai sospetti, cioè a quelli che s'erano prestati in assistenza degli infetti, o che trovavansi nelle case infette, fossero spurgate coll'acqua e coi suffumiggi per 42 giorni seguitamente; 3. che mentre si spurgavano le case infette quelli che le abitavano passar dovessero in altre case sane; 4. che traslocati in dette case sane, pel corso intero di tre settimane tener si dovessero in esse isolati affatto, astenendosi da qualunque comunicazione e frammescolanza, fra loro non solo, ma ben anco vivendo separati dagli individui sani, dalli quali dette case erano prima abitate. Quattro medici per l'assistenza de' pestiferati vennero spediti da Vienna per Sovrano comando, cioè i signori Dottori Bruckmann, Potzer, Cotschener, e Kolbeck, il primo de' quali, cioè il bravo Dott. Bruckmann rimase in assistenza del Protomedico Chenot, ed assunse la cura del grande spedale de' pestiferati.
[49] Così detto perchè dal Giappone per la via della Russia veniva portato in quelle Contrade.
[50] Nicosia, o Nicusia, Leucosia, città capitale dell'isola di Cipro, giace nella gran pianura di Massarea circa 25 miglia distante da Larnica.
[51] Carpaso giace presso i monti di questo nome sul fine dell'isola.
[52] Latachea o Latichez, città di Siria sulla costa, 19 leghe distante da Tortosa e 30 da Aleppo: è la Laodicea ad mare degli antichi.
[53] The Natural History of Aleppo.
[54] Villaggio situato distante un'ora da Aleppo.
[55] Feste turche che durano tre giorni.
[56] Mercati aperti.
[57] Orta od Arta, antica città della Mesopotamia all'Oriente dell'Eufrate, distante 33 leghe da Aleppo. Essa è l'antica Edessa.
[58] Adena o Aden, gran città dell'Arabia Felice, al S. E. di Mocca; contiene da cinque a seimila case.
[59] Marasch o Merach, Germanitia; antica città dell'Asia, capitale di un Bascialick, e residenza di un Bascià, distante 24 leghe ai N. E. da Adena, due o tre giornate da Aleppo. Faceva una volta gran commercio di Scammonea, che in considerevole quantità raccogliesi nelle vicine montagne.
[60] Questa lettera la quale esiste negli archivj dell'impero scritta in lingua russa, e che si rileva sottoscritta dal principe Petrovich Pronsky e da altri, è del seguente tenore:
«Nei mesi di luglio e di agosto dell'anno passato abbiamo già avuto l'alto onore di riferire a Vostra Maestà, che il popolo, a motivo dei nostri peccati, andava repentinamente ed in gran numero morendo sì nella capitale, che nei luoghi vicini. Un'eguale sorte ci colse nelle nostre terre, motivo per cui le abbiamo abbandonate, e ci siam rifugiati nella capitale. Ed in quest'anno la peste dal dì di S. Simeone in poi ha giornalmente aumentato, ed infierì con sì grande veemenza, che tanto nella città che nei sobborghi non rimase se non se un picciolo numero di cristiani. Tutti gli Sterlizi sono morti, e nè anche uno vi scampò; e perciò nessuno esiste che possa andar a montar la guardia del castello. I comandanti de' reggimenti de' Sterlizi, signori di Kakowinsky e di Gompkin, morirono, così parimente pressochè tutti gli altri ufficiali di questi reggimenti. Nè nelle chiese principali, nè nelle succursali celebrasi l'ufficio divino, per esser morti quasi tutti i sacerdoti. Ciò nulla-ostante si recitano ogni giorno, abbenchè con grande difficoltà, le sante preci nella cattedrale. Tutti i cristiani muojono di tal maniera senza confessione e senza comunione; e vengono sepolti senza sacerdoti e senza alcuna ecclesiastica funzione. Tanto nella città che nei sobborghi giace insepolta una gran quantità di cadaveri, che divengono pasto dei cani, non trovandosi alcuno che sia in caso di scavar le fosse e seppellirli, mentre tutti quelli che di tale officio erano incaricati morirono anch'essi, e que' pochi del popolo che sopravvivono ancora, non osano avvicinarsi ai corpi morti, in veggendo tali giudizj di Dio. Tutte le nostre abitazioni sono deserte: quasi tutti i nostri servi sono morti, e noi aspettiamo ad ogni momento un'egual sorte.»
[61] Il bar. di Asch, protomedico dell'esercito, spose i caratteri della peste, che regnava a Yassy, e negli altri luoghi della Moldavia, e ciò in una sua bella descrizione pratica per lettera scritta dal campo della peste al suo fratello a quel tempo medico in Mosca; e piacemi di soggiugnerla, tradotta dal Martens dall'originale tedesco, riputando pregio dell'opera, l'arrichirla di questa giunta, fornita di certa esatezza e verità, che nell'esercizio dell'arte giova pur assai alla più sollecita conoscenza delle malattia.
«Vario modo homines afficit; aliqui lente aegrotant, de capitis dolore per aliquot dies conquerentes, tanquam a vaporibus accensorum carbonum orto, mox remittente, mox iterum graviore; nec non aliquando intermittit, et redit. Per intervalla dolores vagos in pectore et precipue in collo sentiunt, sensim debiles et morosi fiunt, quasi temulentes, soporosi. Peculiarem gustum, et deinde amaritiem in ore percipiunt; mingendoque ardorem in urethra (symptoma initio febrium frequens). Haec excipiunt frigus et calor, omniaque pestis confirmatae symptomata. Sudor criticus morbum aliquando solvit ante exanthematum et tumorum eruptionem. Qui celerius vehementiusque a contagio afficiuntur, post cibum nimis lautum, iracundiam, vehementiorem corporis motum etc. subito corripiuntur cephalalgia, nausea, vomitu, cum oculis inflammatis, lachrymantibus; simul sentiunt dolores in partibus ubi bubones et carbunculi erupturi sunt. Non ingens calor febrilis observatur; sed pulsus nunc plenus, durus, nunc parvus, mollis, et vix percipiendus est, saepe intermittens, at praesertim debilis. Haec comitantur debilitas, lingua alba, cutis arida, urinae citrinae aut turbidae sine sedimento, et in pluribus diarrhoea difficile sistenda: tandem deliria, bubones, carbunculi, petechiae.
[62] Il corteggio de' sintomi della peste è così vario, così numeroso e grave, che non solo riesce impossibile di poter stabilire il valor respettivo di ciascuno dei detti sintomi, poichè dipendono dall'alterazion simultanea di più sistemi, senza esser patognomonici di alcuna affezione organica in particolare; ma il loro complesso altresì, cioè la malattia, si presenta non di rado sotto un aspetto così ingannevole, così vario e proteiforme, specialmente nei primi attacchi, che riesce assai difficile ravvisarla e poter apprezzarne giustamente l'indole sua, la sua gravità. La Storia è piena di esempii di uomini sommi e per ogni altro riguardo riputatissimi, che si sono fatalmente ingannati nella diagnosi di questo morbo; e dalla stessa storia rilevasi quanto gravi e funestissime sien state le conseguenze dei loro falsi giudizii. Li quali fatti, mentre provano da un lato la difficoltà di conoscere al primo aspetto questa insidiosa malattia, mostran dall'altro quanto importi di bene studiarla, e come sia dispiacevole il vedere che mentre somme immense si spendono per coltivarsi nei varii rami dell'istruzion pubblica, lo studio si trascuri di que' morbi gravissimi di contagio specifico, che tanti gravi danni hanno recato e recano all'umanità, e che mietendo a migliaja le vittime cangiano i più floridi paesi in deserti, e per secoli diseccano ogni sorgente di pubblica prosperità. Tutta la scienza della peste consiste in ciò. 1.º Conoscenza immediata della malattia. 2.º Pronto isolamento. 3.º Disinfettazione. Tutto il resto non è che lo sviluppo e l'applicazione di questi principii generali, di questi cardini principali su cui posa tutto il grande edificio della dottrina della peste e delle altre malattie pestilenziali a contagio specifico. La cura propriamente detta, è compresa nella terza parte.
Se la peste come ogni altro contagio pestifero non viene conosciuta in tempo; se i medici poco esperti, al suo comparire non la conoscono; se ravvisata non son pronti a manifestarla, ma si perdono in questioni od incertezze; ovveramente, dominati da basse ragioni e da vili riguardi, van per le lunghe, non dicono niente, o dicono poco in modo ambiguo e vago per paura di ferire degli opposti interessi, delle contrarie opinioni potenti; se le Autorità, che hanno in mano la gran mola dei mezzi capaci di procurare la comune salvezza, si lascian dominare da estranee mire, da prevenzioni, e fanno uso della loro autorità sol per imporre silenzio ai medici, e per regolare secondo le proprie viste la pubblica opinione; il morbo intanto s'avvanza, fa progressi; ed una volta penetrato che sia in una Città, in un Distretto, in una Provincia, da un solo centro d'infezione per mille vie, per mille mezzi, a grandissime distanze s'insinua, si dirama, e le sue armi assassine diffondonsi così, ch'è quasi impossibile tenervi dietro. Quindi le misure sanitarie prese tardi, riescono per ordinario frustranee ed inefficaci, quando per occulte vie, per clandestine comunicazioni, ovveramente in conseguenza dell'ignoranza o dell'indolenza di quelli cui era affidato il deposito della pubblica sicurezza, ha già penetrato, ed avuto il tempo di spargere qua e là i suoi semi mortali.
Non è questo il luogo ch'io debba trattare dei sintomi della peste, e di quanto importa sapersi per bene conoscerla e ravvisarla in tempo. Verserò diffusamente sopra questo argomento nei successivi volumi.
Conoscendo però quanto sia grave l'importanza di questo subbietto; quanto grande sia il bisogno che i Medici, i Chirurghi, ed altri addetti ai Sanitarii Ufficii abbiano chiare e precise idee sulla diagnosi di questo morbo, che alla sua prima comparsa si presenta spesso con forme poco ben pronunciate, con sintomi equivoci e tali da lasciare i Medici anche più esperti nell'incertezza, non posso esimermi dal produrre anche in questo primo Volume alcuni pochi cenni staccati, dedotti dall'esperienza e dalle osservazioni ch'ebbi occasione di fare sul campo stesso della peste nelle diverse circostanze, in cui onorato da pubbliche commissioni, dovetti coi deboli miei sforzi occuparmi a combatterla. Se si credono utili, sarà meglio certamente sollecitarne di esse la pubblicazione, almeno di una parte, anzi che rimetterla ad un tempo indeterminato. Il perchè, esporrò ora alcune poche delle dette osservazioni ed avvertenze così com'ebbi allora occasion di notarle.
1.º È preziosa l'avvertenza di Schraud fatta nel suo Regolamento di Polizia interna per la peste e febbre gialla del 1815; ch'è la seguente;
«Allorchè la peste serpeggia vicina, se più persone in una stessa casa od altre contigue si ammalano coi sintomi stessi o consimili, e muojono in breve decubito (fra il 2.do ed il 5.to giorno), senza riconosciuta causa, e senza altri fenomeni che quelli che sono proprii delle febbri, si deve sempre sospettare la peste. Così parimenti, se le dette persone provengono da luoghi infetti, o fossero state in comunicazione con vestiti o mercatanzie che si potessero sospettare contaminate da quel contagio».
2.º La peste non ha in generale sintomi prodromi. I malati spesso provano ad un tratto un gran turbamento in tutto il sistema nervoso, un senso indefinibile di mal essere, di stanchezza, dolor di gambe, abbattimento o prostrazione di forze, brividi, freddo specialmente lungo il dorso; una leggiera e rapida aberazione visuale; cefalalgia più o meno intensa; dolori pulsativi, od anche appena percettibili al tatto, alle regioni ascellari o inguinali, qualche volta dolori per tutto il corpo e segnatamente alle articolazioni; non di rado senso di oppressione, calore od angustia ai precordii; profondi sospiri; una sensazione d'intormentimento generale; vertigini; sete, ed alcune volte ardentissima con la brama di bevande acidule e fredde; nausea, e non di rado vomito di materie biliose, o verdastre; altre volte sono i soli liquidi ingeriti che il malato restituisce, quasi senza avvedersene; la faccia acquista un aspetto di ebetudine, di stupidezza; talvolta apparisce un po' tumidetta e splendente come fosse stata unta coll'oglio. La fisonomia è sconcertata, più o meno cangiata. I muscoli della faccia mal pronunciati. Altre volle all'incontro la faccia è animata, ma di un aspetto torvo ed incerto, presenta un non so che di misto fra lo stato di ubbriachezza e di disperazione. Il color della faccia è d'ordinario pallido, lurido, tirante al cadaverico; se anche è rossiccio si avvicina al livido; qualche volta eziandio normale. Gli occhi, che hanno perduto il loro naturale splendore, sono rossi colla congiuntiva injettata di sangue, intolleranti alla luce; ora prominenti e giallognoli, ora profondati nell'orbita, languidi e lacrimanti, colla pupilla dilatata. I sguardi per lo più abbattuti; alcune volte più vivi, ma spaventati e torvi come nell'idrofobia; le palpebre socchiuse, la superiore pare che non possano sollevarla che con difficoltà; la bocca mezzo aperta come quella degli idioti; la marcia è poco sicura, si reggono male in piedi, vacillano nel camminare a un di presso come gli ubbriachi; la testa è per lo più pendente sul petto; la pelle è calda e secca; spesse volte di un calor mite o piuttosto fredda; il polso è frequente, picciolo, esile, vuoto; qualche volta in istato naturale; specialmente in principio non v'ha indizio di febbre in quanto al polso. I malati hanno difficoltà di combinare le idee; talvolta mostrano una perfetta apatia sul loro stato; per ordinario ritornano sempre sopra un determinato oggetto, quest'oggetto è comunemente il pericolo in cui versano, il timor di morire. Uomini fino allora coraggiosissimi a tutte prove, diventano pusillanimi e paurosissimi ad un tratto. Altre volte appariscono d'una straordinaria vivacità ed allegria che confina colla pazzia; la respirazione è spesso frequente; la favella è serrata, imbarazzata; la voce è rauca e grossa, come a far sospettare di un'angina; qualche volta avvi mutolezza completa; profonda melanconia; irrequietezza della persona; smania; tinito d'orecchi; sordità; alito fetente; la lingua è sempre umida, larga, coperta di una pania biancastra color di calce, o di un colore che si avvicina alla madreperla, sotto cui alle volte traspira il rosso delle papille della lingua medesima; agli orli ed alle estremità è rossa ed in istato normale. Nel progresso, allorchè la malattia è giunta allo stadio di reazione, diventa secca, arida, screpolata, ristretta; i denti sono fuliginosi, le labbra incrostate; le narici piene di una materia nerastra solida, che colla diseccazione diventa polverulenta. Le fauci alle volte sono di un rosso carico, con afte; le urine ora cariche e quasi sanguigne, ora tenui e crude; il ventre spesso ostinatamente chiuso nel principio, coll'avanzare del morbo alla stitichezza succede una diarrea non critica senza dolori. Gli appestati sogliono tramandare un certo odore particolare, dolcigno smaccato, tale che non si saprebbe definire. Rare volte decombono supini; per lo più giacciono sul tronco. Il loro decubito è diverso da quello delle malattie ordinarie, ed il più delle volte non corrisponde alla gravezza de' sintomi. Avvanzandosi il male, e secondo la maggiore o minore violenza di esso, compariscono petecchie, delirio, ec. Allo stadio d'invasione segue quello di reazione; e quest'ultimo termina o colla morte o colla crisi. La durata della malattia, in qualunque caso è breve, almeno più breve che nelle malattie ordinarie.
Tutti i sopradescritti sintomi però, isolati o riuniti, sono ancora equivoci e comuni ad altre malattie.
I soli segni positivi, patagnomonici della peste, proprii a farla riconoscere indubbiamente, sono i seguenti.
1.º I buboni degl'inguini, delle ascelle, agli angoli delle mascelle, con la totalità o una parte dei sintomi sopradescritti.
2.º L'antrace, o carbone pestilenziale.
3.º Le petecchie, che sono punticchiamenti o macchie superficiali, da principio rosse, poi nere, più o meno estese, isolate, o aggregate e confuse, sparse sopra diverse parti del corpo, e più ordinariamente sul collo, le parti anteriori del petto, e gli arti inferiori.
4.º I dolori ganglionari, ossia dolori lancinanti o pulsativi al sito dei gangli, o soli, o accompagnati con ingorgamento.
5.º L'espressione di ebetudine della faccia, ed un certo atteggiamento particolare, che si può conoscere, ma non si può definire; (facies pestilentialis).
6.º La lingua coperta di pania biancastra; di un colore che si avvicina alla madreperla, così come fu descritta di sopra.
7.º l'abbattimento e prostrazion delle forze; il traballamento nel camminare, ossia quella marcia ch'è propria dell'ubbriachezza; la frequenza e piccolezza del polso, sono tra i sintomi più costanti, e che alcuni dotti medici indicano altresì come caratteristici e indubitabili della peste.
8.º Finalmente allorchè ai segni sopra indicati, sia che sieno simultanei, sia che sieno parziali, vi si unisce il delirio bene pronunciato, convien ravvisarlo come un altro segno positivo e indubitabile della peste. Allorchè questo delirio è accompagnato da una specie di febbre ardentissima, con sudori molto abbondanti, ne avviene quasi sempre tale debolezza e sfinimento di forze, che la vita viene prestamente estinta.
Giova però, che avvertano quei Medici, Chirurghi, ed altri, che per l'istituto loro sono d'ordinario chiamati i primi a dar giudizio sopra le malattie dubbie o sospette di contagio;
Che la sortita dei buboni, degli antraci, delle petecchie, non ha un tempo determinato;
Che nei primi attaccati dalla peste in un paese, di raro si osservano buboni o carboni, e spesso manca fino la flessibilità del cadavere;
Che la peste anche di un'indole la più maligna e grave, può esistere senza che vi sia alcuno dei detti segni esterni, o eruzioni caratteristiche della peste; senza ch'essa caccia niente al di fuori; e ch'è un grossolano errore quello di concludere, non ha buboni, non ha carboni, non ha petecchie, dunque non ha la peste. — La maggior parte degli errori più fatali all'umanità nell'argomento peste sono nati dall'ignoranza di questo fatto pratico, dalla trascuranza di siffatta avvertenza;
Che alcuni muojono senza verun sintomo sensibile, quasi colpiti dal fulmine; altri non lagnandosi se non che di debolezza e di abbattimento, di dolori o gravezza di testa;
Che in molti manca anche la prostrazion delle forze, di maniera che, attaccati essendo dalla peste, continuano ad attendere ai proprj affari;
Che in alcuni si conserva la serenità della mente;
Che talvolta la peste mentisce una vera febbre intermittente. Dura il freddo per alcune ore, poi il caldo succede, ec.;
Che nel principio vi ha spesse volle apiressia perfetta.
Fra le eruzioni esterne le petecchie sono le prime a comparire. Esse s'incontrano nel più gran numero dei casi, e più spesso delle altre eruzioni anche nei primi colpiti. Nel principio della peste compariscono d'ordinario i soli esantemi, indi esantemi e buboni, poi esantemi, buboni, carboni, e tutto quel terribile e funesto corredo di sintomi che suole accompagnare la peste allorchè è avvanzata o giunta al suo maggiore incremento: p. es., oltre i sintomi già descritti, deliquii; oppressione; vomito di materie nerastre; diarrea; dissenteria; singhiozzo; pustule carbonchiose; echimosi di diverso colore e grandezza; vibici; emoraggie dal naso, dal petto, dallo stomaco, dall'utero, profluvii sanguigni di ogni specie; aborto; quantità di vermi, specialmente nei fanciulli e nei giovanetti; veglie; sogni spaventosi; visioni di spettri; contrazioni muscolari; convulsioni; affezioni soporose, delirio, frenesia; finalmente la morte, d'ordinario senza lo spettacolo dell'agonia. Nel corso della peste si osservano buboni non solo agli inguini, alle ascelle, alla regione delle parotidi, ma alcune rare volte eziandio alle regioni cervicali, e più di raro ancora nello spazio popliteo.
Avvicinandosi lo stadio di reazione scompare la vacuità arteriosa; il polso si rialza, talvolta diviene duro, pieno, vibrante, e d'una frequenza dalle 90 alle 100 pulsazioni; la faccia si anima, si esalta; il globo dell'occhio riprende la sua mobilità; la respirazione resta frequente, la favella si rialza, l'agitazione generale s'accresce. — A contagio avvanzato la flessibilità del cadavere è costante. —
Il corso della malattia, come s'è detto, è rapido. La peste dura 2, 3, 4, 5, 7, o 9 giorni. Parecchi muojono dopo 10 o 12 ore di decubito, un buon numero nello spazio di 24 ore; la maggior parte fra il secondo e quinto giorno. Alcuni improvvisamente, quasi colpiti dal fulmine, cadono morti, prima ancora che s'abbia potuto concepire il sospetto che abbiano la peste.
Ogni peste ha i suoi sintomi proprii, ed il corso di una pestilenza differisce sempre da quello di un'altra. Non tutti i sintomi sopradescritti affliggono tutti i malati. La malattia viene accompagnata ora dagli uni ora dagli altri.
I pochi che superano la peste soffrono spesso gangrene ai piedi, debolezza, vertigini, torpore della mente, ed una certa inattitudine o lentezza nel combinare le idee, ulceri di difficile guarigione, induramenti glandulari, ed altre penose reliquie.
Percorrendo le varie storie delle pestilenze descritte nel presente volume, si potrà forse formarsi più chiara e precisa idea della singolarità e violenza de' sintomi che accompagnano questa terribile malattia, del suo andamento, e della difficoltà di riconoscerla al suo primo apparire.
[63] Mense Augusto omnia tristiora: crebra ubique funera: ægri a suis passim derelicti sine indice moriebantur: quidam levamen sub dio quærentes a casis proreptabant: nonnulli, vi morbi in furorem acti, quaquaversum discurrebant, et ubi sors tulit exanimes concidebant: superstites, contagione polluti, pars in sylvas; ipsi sibi exitio fuluri, confugiebant; pars ad illibatos divertebant, et hos pariter inficiebant (Chenot de Peste Transilvanica annorum 1770-71).
[64] gas acido muriatico ossigenato of., gas marino deflogisticato; gas murigene.
[65] Die Reinigung durch Waschen mit Wasser, Seife, und Lauge ist ein so leichtes und sicheres Mittel, die Ansteckungstoffe zu zerstòren, dass alles, vas man Geràthen, Betten und Kleidern gewaschen werden kann; gewaschen werden muss, und fùr solche Gegenstànde die Ràucherung ganz entbehrlich ist.
[66] I prigionieri assicuravano che fra l'armata turca serpeggiava la peste, e che solo dopo la battaglia di Kaul erasi minorata d'assai. Così fu notato, che entro alle mura di Bender, picciola Città della Bessarabia sul Niester, vi regnava la peste, e grande n'era la mortalità prima dell'arrivo dell'armata Russa, e durante l'assedio. Espugnata che fu la Città dopo un vivissimo e sanguinoso combattimento che durò tre giorni, la peste si vide cessata del tutto, nè avvennero altre incidenze. Ciò accadde però nei giorni della canicola.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Il testo in greco e cirillico è stato trascritto tal quale, senza alcuna correzione.
Le correzioni indicate dall'autore in vari punti del libro sono state riportate nel testo.